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Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name) è un film

del 2017 diretto da Luca Guadagnino. La sceneggiatura (premiata


con l’Oscar) è scritta da James Ivory ed è un adattamento
cinematografico del romanzo Chiamami col tuo nome di André
Aciman.

La prima vera protagonista del film è la casa, una grande e bella


villa antica situata nella campagna di Crema, che subito appare
come il centro pulsante di tutta la vicenda. Siamo nell’estate del
1983, la fine di un’epoca: gli anni ‘70 stanno lasciando il posto ai
“formidabili” ‘80, ma ancora la stagione estiva conserva un grande
valore formativo, permettendo il lusso di potersi meravigliosamente
annoiare trascorrendo le proprie vacanze a casa in nome del
“viaggio interiore”. Elio (Timothée Chalamet, così ben calato in
questo ruolo di grande emotività ed espressione), diciassettenne
ebreo italo-americano del suo tempo, con la passione per la musica
classica e dedito alla trascrizione di spartiti musicali, si accinge
proprio a trascorrere una di queste splendide estati; Oliver ( l’attore
statunitense Armie Hammer), studente ventiquattrenne americano,
viene invitato invece per sei settimane dal papà di Elio, archeologo
di successo.
Tra i due la condivisione di spazi derivante dall’ ospitare si rivela
ben presto una condivisione molto intima a livello emotivo,
cerebrale e poi anche fisico. Il giovane Elio, che pur vediamo
durante il film dedito con un certo successo a legami sentimentali
con coetanee, è quello che per primo, tra i due, scopre la forza e
l’urgenza dell’attrazione che li sta avvolgendo, ma mai sembra
volere forzare gli eventi e la stessa potenza dei sentimenti provati
gli concede la forza di pazientare ed aspettare il momento giusto
per rivelare il suo amore ad Oliver, nella consapevolezza che
entrambi, a dispetto di qualsiasi manifesta confessione, sanno già
molto bene cosa stia loro accadendo.
È bello il quadro storico-politico, descritto nei minimi dettagli, in cui
la vicenda ha luogo: un’Italia che sembra ancora suscettibile di
crescita e progresso in un’epoca pervasa dall’ottimismo, anche se
si colgono i segni di un cambiamento che nel tempo si riveleranno
fatali e che, visti poi con gli occhi del futuro, non possono essere
considerati altro che segnali premonitori. Nel frattempo la gente si
gode gli ultimi atti di una vita ancora semplice e sufficiente a sé
stessa in cui un’estate senza viaggi può rivelarsi l´esperienza più
affascinante che si possa vivere.
E´un film politico, Chiamami col tuo nome, che descrive la
situazione italiana prima di un grande cambiamento, e
osservandolo con il senno di poi esprima tanta nostalgia
idealizzando quasi, forse, un´epoca in cui ci si confrontava
politicamente a tavola, con passione ed idealismo, come fanno
spesso i bellissimi genitori di Elio (Michael Suhlbarg, presente
anche nel film vincitore dell’Oscar “La Forma del’Acqua” e in “The
Post”, e Amira Casar), esemplari di coppia genitoriale aperta e
comprensiva, anche loro forse idealizzati e quasi perfetti nel modo
di accettare gradualmente e senza alcun tabù la relazione
omosessuale in cui il figlio è coinvolto, pronti a valutarne solo il
valore sentimentale ed affettivo, al di là di ogni discriminazione.
E il discorso illuminato del padre di Elio, verso la fine del film, se
davvero può essere tacciato come troppo teorico e perfetto per
essere il discorso di un papà al figlio “diverso”, va interpretato
soprattutto come un inno alla libertà che arriva da un’epoca
neanche troppo lontana, in un tempo, quello attuale, in cui il
superamento di certi pregiudizi è solo un’illusione.
E’ molto ivoriano questo film, la stupenda sceneggiatura (non
originale) di James Ivory che era partito, tra l’altro, come co-regista
del film in cui invece Guadagnino appariva inizialmente come
consulente di location, non solo sa dipanare il racconto di pari
passo ed in maniera impeccabile con l’evoluzione dei personaggi,
ma rende i luoghi partecipi e ben amalgamati con la vicenda. La
casa in primis, ma anche la provincia d’estate con i suoi bar e i suoi
ritrovi, la campagna, la montagna, le cascate, tutto fa da sfondo
partecipe ai fatti narrati, con una ricchezza di dettagli e particolari
molto ricercati, che davvero ci rimandano alla preziosità di stile di
film come Casa Howard o Camera con Vista, tanto per citare due
dei capolavori di Ivory.
In più, la colonna sonora originale di Sufjan Stevens, con due brani
di rara sensibilità e delicatezza che accarezzano e valorizzano
alcune scene come farebbe la più rara delle piume, è quanto di
meglio questo film poteva meritare, insieme ai brani d’epoca, anche
essi scelti con meticolosità, e a quelli del repertorio classico a cui fa
riferimento l’attività musicale del protagonista.
Un film che sicuramente crea discussione, e che a qualcuno farà
storcere il naso; il consiglio è quello di affrancarsi, prima della
visione, da ogni pregiudizio, perché Chiamami col tuo Nome non
è un film “omosessuale”, evita a tutti i costi qualsiasi morbosità, ed
etichettarlo come tale sarebbe molto, ma molto riduttivo.
E se e proprio gli si vuol dare una definizione, è quella di “una
stupenda storia di amore e di libertà”.

Voto 4.5