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Al Tempo dei giovani: studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,

benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

AL TEMPO DEI GIOVANI: STUDIO STATISTICO


SUI GIOVANI E ADOLESCENTI DELLE MARCHE,
TRA LUOGHI DEL TEMPO LIBERO, BENESSERE,
PERCEZIONE DELLA FORMAZIONE-LAVORO

Settembre 2012

Stiamo vivendo “al tempo dei giovani” però spesso ci si dimentica dei bisogni specifici di chi
adolescente e giovane lo è davvero, anagraficamente oltre che nell’animo.

Massimo Surdo

Ricerca cofinanziata dalla Regione Marche


Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

SOMMARIO

SOMMARIO ........................................................................................................................................... 2

INTRODUZIONE E METODOLOGIA D’INDAGINE ....................................................................................... 3

1. GIOVANI “SOCIAL CHIC”: TRA BENESSERE E DISAGIO ........................................................................... 5

1.1 MENO SOLI CRESCENDO ? ....................................................................................................................... 5

1.2 GLI STRANIERI CI CONSIDERANO AMICI PIÙ DI NOI ................................................................................ 8

1.3 COPPIE CONTRO SINGLE: QUELLI CHE IN COPPIA SI SENTONO ANCORA SOLI. ...................................... 9

1.4 I “SOCIAL SOLI”: COS’E’ UN VERO AMICO ? ........................................................................................... 10

1.5 LA CONSIDERAZIONE SOCIALE PER I GIOVANI: COSA CONTA PER CONTARE ....................................... 13

1.6 DIMENSIONE DEL COMUNE E SOLITUDINE: MEGLIO GRANDE. ............................................................ 15

1.7 LA VITA È BELLA DA GIOVANI ?.............................................................................................................. 17

1.8 I PROBLEMI DI GIOVANI E ADOLESCENTI .............................................................................................. 19

1.9 PRIME CONCLUSIONI: QUALE SOCIALITÀ PER IL BENESSERE DEI GIOVANI ? ........................................ 21

2. IL TEMPO LIBERO DEI GIOVANI: DOVE, COME E PERCHÈ .................................................................... 23

2.1 AL CAG: ANCHE NO … ............................................................................................................................ 23

2.2 DOVE SI VA’ NEL TEMPO LIBERO ........................................................................................................... 26

2.3 COSA SI FA’ NEL TEMPO LIBERO ............................................................................................................ 27

2.4 QUALI MOTIVAZIONI E BISOGNI ............................................................................................................ 29

2.5 INTERESSI E PROPOSTE DEI GIOVANI .................................................................................................... 32

2.6 CONCLUSIONI SUI LUOGHI E LE MOTIVAZIONI DEL TEMPO LIBERO ..................................................... 35

3. GIOVANI E FORMAZIONE-LAVORO .................................................................................................... 37

3.1 DOV’È IL LAVORO ? ................................................................................................................................ 37

3.2 COSA FARE PER LAVORARE ? ................................................................................................................. 40

3.3 CONCLUSIONI SU FORMAZIONE-LAVORO PER GIOVANI E ADOLESCENTI ............................................ 42

CONCLUSIONI “AL TEMPO DEI GIOVANI” 2012 ...................................................................................... 44

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

INTRODUZIONE E METODOLOGIA D’INDAGINE


L’indagine statistica “AL TEMPO DEI GIOVANI” è stata svolta da PRAXIS nella primavera-estate 2012, allo
scopo di studiare, nei giovani e adolescenti delle Marche, le possibili correlazioni tra i fenomeni di
benessere/disagio giovanile, i luoghi scelti dai giovani per aggregarsi nel proprio tempo libero, la percezione
della formazione-lavoro da parte di giovani e adolescenti. La rilevazione dei dati è stata svolta mediante
questionari anonimi nelle scuole superiori, nei luoghi del tempo libero (pub/bar/chalet, spazi urbani, centri
di aggregazione giovanili comunali), su internet. I questionari sono composti da n.26 domande nelle
modalità: a scelta esclusiva, a risposta multipla, a scala di valore. Dalle risposte inserite in database
relazionale è stato estrapolato il campione statistico di 1.500 persone in età tra i 10 e i 29 anni, mediante
normalizzazione, eliminazione delle risposte nulle, di soggetti non residenti nelle Marche, appartenenti a
classi di età differenti dal range di indagine.

La somministrazione è avvenuta in modalità assistita nelle scuole e luoghi del tempo libero. Mediante
un’applicazione internet, prodotta da PRAXIS, utilizzabile dal sito www.tempogiovani.it. La base dati viene
ogni giorno incrementata dalle scuole e dai giovani che possono in ogni momento compilare il questionario.
Successivi sviluppi del progetto possono riguardare il confronto con Regioni diverse dalle Marche, con fasce
d’età differenti da quella dei giovani/adolescenti, la modifica delle domande del questionario. Il
questionario - studiato dall’equipe PRAXIS di psicologi, pedagogisti, esperti di formazione/lavoro - presenta
modalità di esposizione delle domande tali da prestarsi ad essere utilizzato come strumento per
l’animazione socio-culturale, come occasione di dialogo, confronto e formazione/informazione dei giovani
da parte degli operatori PRAXIS o di altri operatori interessati ad impiegare questo strumento.

I metodi statistici utilizzati riguardano la statistica descrittiva e l’analisi di correlazione, la ricerca di relazioni
tra più variabili e serie che descrivono i fenomeni studiati, per evidenziare dipendenze, relazioni di causa
effetto, approfondimenti delle dinamiche osservate. Il database, in forma anonima, collega ad ogni
intervistato le sue risposte a tutte le domande, al fine di consentire la messa in relazione, anche per gruppi,
tra le risposte date a tutte le domande. Possibili sviluppi dello strumento d’indagine possono riguardare:
1) l’ampliamento nel tempo della base dati, attraverso periodiche somministrazioni del questionario
anonimo nelle scuole, nei luoghi del tempo libero, online;
2) l’introduzione di strumenti di statistica inferenziale e probabilità, al fine di costruire un modello
matematico per la previsione e il monitoraggio dei fenomeni giovanili su base territoriale.

L’applicazione informatica prodotta da PRAXIS per la somministrazione del questionario su PC prevede un


sistema di “etichettatura automatica” delle risposte anonime, per consentire l’utilizzo dell’applicazione
anche ad istituzioni e operatori diversi da Praxis, rendere riconoscibili dal proprio ente tutte le risposte
anonime dei propri utenti, produrre report statistici personalizzati ad esempio per gli studenti di una classe
o scuola, i cittadini di un Comune, gli utenti di un servizio di una cooperativa sociale, i clienti di un esercizio.

Le domande del questionario sono idealmente riconducibili a 3 aree di indagine, fortemente interrelate
reciprocamente:
1) benessere/disagio;
2) tempo libero;
3) formazione/lavoro.

I tre capitoli successivi seguono la struttura del questionario e si rivolgono sia a chi desidera accedere a
informazioni aggiornate sui giovani e adolescenti delle Marche, sia a chi è interessato a conoscere la logica
del questionario PRAXIS, per utilizzarlo come strumento nella propria attività istituzionale o professionale.

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benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

COMPILAMI SU WWW.TEMPOGIOVANI.IT – WWW.ASSOCIAZIONEPRAXIS.IT

Fig. 1 – Le 26 domande del questionario “Al Tempo dei Giovani” sulle quali si basa il presente studio.
Il questionario è sempre compilabile online agli indirizzi internet sopra indicato.
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1. GIOVANI “SOCIAL CHIC”: TRA BENESSERE E DISAGIO


1.1 MENO SOLI CRESCENDO ?
Alla domanda sulla solitudine, il 6,34% del totale dei giovani e adolescenti intervistati dichiara di sentirsi
spesso solo, il 66,86% qualche volta e il 26,80% mai. Il senso di solitudine viene analizzato nel corso dei tre
capitoli, nelle sue diverse valenze, per arrivare a una conclusione finale sulle dinamiche osservate.

Il sentirsi soli viene dichiarato in minor misura nelle fasce d’età 20-29 (70% circa) che negli intervistati d’età
10-19 anni (75% circa). Non si osservano rilevanti differenze per classe di età, salvo il segnalato scarto del
5% tra gli adolescenti e i giovani, con una maggior solitudine complessiva degli adolescenti.

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E’ possibile fornire una prima spiegazione del fenomeno, rilevando la correlazione tra la percezione della
solitudine e l’età, in termini di maggiori aspettative e bisogno di socializzare al di fuori degli spazi scolastici
per gli adolescenti, che in base all’età desiderano fare esperienze anche fuori dalla scuola. Ciò spiega la
differenza rispetto ai giovani che, anche quando studiano all’università, hanno maggior autonomia degli
adolescenti nello sperimentarsi nelle relazioni interpersonali con persone diverse dai compagni di studio,
registrando complessivamente una minor percezione della solitudine rispetto agli adolescenti. Tale
conclusione viene confermata dalla percezione della solitudine maggiore per gli studenti che per i coetanei
lavoratori: ad esempio nella fascia d’età 25-29 anni il 7,69% dei giovani che studiano rispondono di sentirsi
spesso soli, contro il 5,97% dei coetanei lavoratori. I lavoratori che non si sentono mai soli sono il 38,52%
contro il 25,06% degli studenti. La medesima dinamica viene confermata per gli studenti nella classe d’età
20-24 anni, “in corso” rispetto agli studi universitari: pur presentando un’incidenza dei “mai soli” maggiore
di tutte le altre classi d’età di studenti, confermano la maggior incidenza della solitudine tra gli studenti
rispetto ai lavoratori, con oltre il 30% in meno di frequenze. I lavoratori tra 20 e 24 anni si dichiarano “mai
soli” nel 50% dei casi, contro gli studenti che scelgono questa risposta appena nel 19,82% . Dunque gli studi
universitari non rappresentano per tutti i giovani un’opportunità in termini di sviluppo di relazioni, ma al
contrario talvolta possono costituire un limite, anche in considerazione dei sacrifici e delle minori
disponibilità economiche e di tempo libero per chi studia. Tale conclusione viene confermata dall’analisi
della risposta “mai solo” nella medesima classe di età per chi dichiara di essere uno studente-lavoratore. Il
numero dei “mai soli” aumenta rispetto ai colleghi solo studenti, muovendosi in avvicinamento, con il
29,17%, al valore dichiarato dai coetanei lavoratori-non-studenti. Dunque adolescenti e studenti soffrono
la solitudine in misura maggiore dei lavoratori, rilevandosi negli intervistati una relazione di causalità tra
solitudine percepita ed 1) età adolescenziale 2) status di studente non lavoratore.

Oltre alla sopra indicata relazione, tra solitudine percepita e grado di autonomia conseguita
dall’adolescente e dal giovane, rappresentata dall’età e dallo status di studente, si rilevano due diverse
dinamiche per le risposte “spesso” e “qualche volte”. Gli intervistati che soffrono la solitudine, sentendosi
spesso soli, rivelano che il fenomeno si mantiene quasi costante in tutte le classi d’età, con oscillazioni
appena sensibili. Invece le risposte di chi qualche volta si sente solo diminuiscono linearmente al crescere
dell’età. Pertanto si possono isolare due diverse condizioni in chi sceglie diversamente tra le due risposte:
gli “spesso soli” rivelano una condizione di solitudine esistenziale, endogena rispetto all’individuo, dovuta

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ad esempio a bisogni di accudimento o a forti carenze o limitazioni nelle proprie capacità di relazione. Tale
condizione rispecchia un forte disagio nei giovani e adolescenti che la manifestano. Invece gli individui che
dichiarano di sentirsi “qualche volta soli” esprimono con tale risposta il proprio bisogno di autonomia e di
relazione soprattutto con i coetanei. Gli intervistati al crescere della propria età dichiarano di sentirsi
sempre meno soli, avendo da un lato perfezionato le proprie capacità relazionali e dall’altro conseguito
crescente autonomia economica, dalla famiglia d’origine e dal bisogno di essere accettati e riconosciuti da
parte dei coetanei. Tale analisi viene confermata dalla dinamica per classi d’età dell’incidenza dei “mai soli”,
che presentano valori molto vicini nelle due classi d’età corrispondenti all’adolescenza (26% circa) e nelle
due classi dell’età giovanile (30% circa), diminuendo il senso di solitudine per i più grandi d’età.

Possiamo concludere che nel passaggio dall’adolescenza all’età giovanile, la diminuzione della percezione
della solitudine si spiega, come relazione causale principale, considerando le due componenti della
solitudine sopra analizzate. Invece i fenomeni evidenziati nella prima parte dell’analisi, legati alle minori
occasioni e opportunità di socializzazione a causa dell’età o dell’essere ancora uno studente, spigano come
causa secondaria le piccole oscillazioni riferite alle differenze tra classi d’età e quelle interne ai sottogruppi
degli studenti e dei lavoratori. I soggetti che risentono della seconda componente della solitudine, quella da
insoddisfazione nelle relazioni sociali sviluppate, si sentono meno soli crescendo, invece la percezione di
una frequente solitudine rimane costante per i giovani e adolescenti la cui solitudine deriva da problemi
personali, forte inabilità o barriere nelle relazioni con gli altri. Questi giovani e adolescenti sono quelli che
presentano i maggiori rischi di disagio e, senza intervento specifico d’aiuto, il loro disagio non si attenuerà
ne con la crescita ne con lo sviluppo di maggior autonomia conseguente dal passaggio dal mondo della
scuola a quello del lavoro. Nel seguito analizzeremo il significato della solitudine per i giovani, con
riferimento soprattutto agli ambiti di relazione della scuola, lavoro, famiglia, coppia, tempo libero.

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1.2 GLI STRANIERI CI CONSIDERANO AMICI PIÙ DI NOI


I giovani di origine straniera sono il 6,86% degli intervistati - il 4,25% dichiarano di non essere cittadini
italiani - e rivelano un’incidenza della solitudine fortemente sopra alla media con il 13,33 % dei giovani e
adolescenti che si sentono spesso soli. Negli stranieri l’andamento complessivo del fenomeno “solitudine”
risulta diverso che negli italiani: si rileva che la risposta “intermedia” è meno frequente negli stranieri che
negli italiani a vantaggio delle due risposte estreme (“sempre” e “mai”). Il caso di sentirsi solo “qualche
volta” registra il 58,10% delle risposte di stranieri contro il 67,51 degli italiani. Gli stranieri che non si
sentono mai soli sono 28,57%, con il 2% in più delle risposte rispetto ai coetanei italiani.

Con riferimento all’integrazione culturale il 9,52% dei giovani stranieri intervistati dichiara di non avere
amici italiani. Si rileva l’aumento di questa dinamica all’aumentare dell’età degli intervistati: dall’età degli
studi nelle scuole superiori (10-19 anni) alle classi di età successive (20-29 anni) si passa da una media del
5,2% all’ 11,4% di giovani stranieri senza amici italiani. I giovani italiani intervistati considerano gli stranieri
“meno amici” di quanto gli stranieri considerano amici gli italiani, rispondendo nel 23,37% dei casi di non
avere amici stranieri. Anche per gli italiani si rileva il su indicato fenomeno della “minor amicizia
interculturale con il crescere dell’età”, passando dal 17,49% nella fascia 10-14 anni al 31,2 % nella fascia 25-
29 anni. Ciò denota un cambiamento di atteggiamento passando dalla scuola al mondo del lavoro.

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1.3 COPPIE CONTRO SINGLE: QUELLI CHE IN COPPIA SI SENTONO ANCORA SOLI.
Rispetto alle relazioni con l’altro sesso tra i giovani e adolescenti intervistati prevalgono i single con il
60,72%. Tra i giovanissimi (10-14 anni) il 10,94% non si considera single, contro il 39,41% nella fascia 15-19
anni. Le coppie aumentano ancora fino al 44,44% nella fascia 20-24 anni per salire ancora a 62,50% tra i 25-
29 anni. Nel 32,33% delle risposte i “molto soli” si trovano in coppia, ciò conferma la valenza personale del
“sentirsi soli”, che anche per chi è in coppia può essere l’espressione di un bisogno di maggiori e più
appaganti occasioni di socializzazione, di comprensione e condivisione anche fuori dalla coppia oltre che di
disagio personale nel senso descritto al par.1.1. Per gli stranieri la solitudine può richiamare - come rilevato
al precedente par. 1.2 - anche bisogni e percezioni legate all’integrazione, alle differenze culturali, al sentirsi
accettati nel proprio ambiente. Rispetto alla dimensione del Comune di residenza si rileva che per i giovani
è più frequente essere in coppia se si risiede in un comune molto piccolo (fino a 1.000 abitanti) con una
frequenza del 53,85% contro il 39,16% che rappresenta l’incidenza dei giovani in coppia in tutti i comuni di
dimensioni maggiori. Eccezione fatta per i piccolissimi Comuni, nei quali i single sono solo il 46,15% , in tutti
gli altri Comuni si rileva che al crescere del numero degli abitanti diminuisce la frequenza dei giovani single
passando dal 68,58% dei Comuni tra 1.000 e 5.000 abitanti al 56% per i Comuni tra 65.000 e 250.000
abitanti. Si rileva inoltre che i single sono più frequenti tra gli studenti (62,73%) che tra i lavoratori (51,87%)
- confermando le precedenti considerazioni del par. 1.1 sul minor grado di autonomia e possibilità per gli
studenti -, i single sono più frequenti tra gli italiani (61,40%) che tra i giovani di cultura straniera (51,43%).

Possiamo concludere che nei giovani e adolescenti la solitudine percepita, non essendo sempre correlata
allo status di single, è più un indicatore di disagio o di aspettative personali che una conseguenza derivante
dall’assenza di un partner. L’analisi viene confermata dalla quasi equivalenza, tra i giovani in coppia e i
single osservati, di quanti dichiarano di sentirsi spesso soli, con una chiara predominanza della componente
“endogena” all’individuo del senso di solitudine percepito (par.1.1). Molto vicina tra i due gruppi è anche la
quota di quelli che dichiarano di non sentirsi mai soli, rivelando una predisposizione personale in tal senso,
indipendente dall’essere o meno in coppia. Invece è consistente la differenza tra single e accoppianti nelle
rispettive risposte “mi sento solo qualche volta”, con netta predominanza dei single, ad esprimere la
componente relazionale della solitudine, potendo anche ipotizzare minori competenze relazionali nei
giovani che non si trovano in coppia e che dunque risentono di una maggiore mancanza di relazioni
affettive in genere.

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1.4 I “SOCIAL SOLI”: COS’E’ UN VERO AMICO ?


L’amicizia, che negli ultimi anni con i social network è divenuta slogan e sinonimo di socialità, è stata
introdotta nel questionario come possibile termine di approfondimento del tema della solitudine, al fine di
avere un indicatore dei possibili casi di emarginazione sociale. Alla domanda “quanti amici veri hai?”, solo il
3,01% degli intervistati ha risposto nessuno. A tale numero vanno aggiunti, perché indicano la medesima
difficoltà nella sfera delle amicizie, quanti reputano di avere 10-100 “amici veri” (ben il 12,61% degli
intervistati) o addirittura più di 100 amici veri (l’1,31%). Presumendo che verosimilmente gli amici di un
qualsiasi individuo non possano mai essere più di 10, come ritiene l’83% degli intervistati, si conclude che
ben il 17% dei giovani-adolescenti hanno confusione sul concetto di amicizia, non hanno amici o non sanno
distinguerli dai semplici conoscenti.

Analizzando in dettaglio la distribuzione per età delle risposte, la tendenza osservata aumenta negli
adolescenti e pre-adolescenti: tra i 10-14 anni d’età il 31,50% dichiara di non avere amici oppure reputa di
averne in un numero inverosimilmente elevato. Il 5,47% dichiara di avere più di 100 amici, l’opzione 10-100
amici viene indicata dal 23,44% degli adolescenti. Le altre fasce d’età - con valori decrescenti al crescere

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dell’età per le due opzioni con più di 10 amici - presentano distribuzioni molto vicine a quella sopra esposta
per il totale degli intervistati. Si evince dunque che i più giovani sono maggiormente esposti a rischi nello
sviluppo delle capacità di relazione affettiva con i coetanei. Ad esempio a rischi nel fraintendere il ruolo dei
social media che, ammesso che consentano ai giovani di esercitare una nuova forma di socialità “virtuale”,
in quanto strumento non possono sostituire l’individuo nel costruire e riconoscere le relazioni
interpersonali con genuino fondamento affettivo.

L’analisi viene confermata mettendo il relazione le risposte con quelle sulla percezione della solitudine
(“quanto ti senti solo: mai, spesso, qualche volta ?”) di cui al par. 1.1. L’incrocio rivela che i social network e
la predisposizione a considerare “tutti amici” abbiano l’effetto di far sentire meno soli i giovani e
adolescenti. I “social chic convinti”, cioè quelli che dichiarano di avere più di 100 “amici veri,” nel 75% dei
casi dichiarano anche di non sentirsi mai soli e solo nello 0,2% dei casi di sentirsi soli spesso, detenendo il
primato per la minima percezione della solitudine rispetto al resto degli intervistati. Sono seguiti dai “social
chic moderati”, quelli con “amici veri” in numero tra 10 e 100, che nel 3,63% dei casi si sentono soli spesso
e nel 33,16 % non si sentono mai soli. L’illusione mediatica o comunque da “inflazione di amici presunti”
viene sfatata dal confronto con le risposte dei “realisti”, cioè di quelli che hanno fino a 10 amici,
verosimilmente autentici in senso proprio. Questi si sentono soli spesso nel 5,51% dei casi, qualche volta
per il 69,32% e mai per il 25,18%, rappresentando la reale dinamica del fenomeno e l’effetto placebo da
“auto-illusione” o derivante delle nuove forme di socialità esercitate via internet, che permettono,
attraverso forme di comunicazione innovative, potenziali modalità alternative di relazione, le quali spesso
però non si realizzano per carenze nelle abilità relazionali di base dei giovani e adolescenti. Se usate in
maniera impropria, riponendovi false aspettative, possono rischiare di costituire un ostacolo alla
costruzione delle relazioni interpersonali. Altra conferma del fenomeno viene registrata mettendo in
relazione le risposte, dei giovani che si sentono “spesso soli” e dichiarano anche di avere 10-100 amici
“virtuali”, con quelle del successivo par.2.3, sulle modalità preferite di impiego del tempo libero. I giovani
che si sentono “spesso soli” con “10-100 amici”, con frequenza massima (34,12% dei casi) trascorrono il
proprio tempo libero a casa, presumibilmente utilizzando i social network, oppure prediligono dedicare il
proprio tempo libero ad essere “spettatori” con il 28,57% delle risposte per “cinema, teatro, concerti”.

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Dal complesso delle analisi svolte si rileva l’importanza dell’educazione alla costruzione di relazioni
personali affettivamente fondate, anche al fine di limitare il senso di solitudine percepita (par.1.1) ed
accedere a forme sociali di impiego del tempo libero. Lontani dal voler demonizzare i social network, per i
quali Praxis è stata fin dal 2002 tra le prime in Italia ad averne promosso come opportunità l’uso
consapevole, siamo a rilevare una “valenza diseducativa” solo sul piano lessicale: quando chiediamo ad un
utente “dei tuoi amici quanti sono veri?” intendiamo dire “quanti ne conosci di persona fuori dalla rete” e
contribuiamo involontariamente ad alimentare l’equivoco di considerare amici tutti i conoscenti,
trascurando l’importanza dell’educazione al sentimento dell’amicizia. Per il resto le applicazioni di
networking non sono la causa, ma una lente d’ingrandimento dell’effetto, dei deficit educativi alla socialità
ed affettività osservati nei giovani e adolescenti. L’analisi qui svolta conferma la rilevanza del bisogno di
condivisione, riconoscimento e accettazione sociale nei giovani e giovanissimi, evidenziandone i fabbisogni
di educazione alla socialità ed i rischi derivanti dal ricorrere a succedanei della socialità autentica, che
possono verificarsi con e senza l’uso dei social media, essendo anche tali comportamenti e pensieri
l’espressione, seppur controproducente, del medesimo bisogno dei giovani di vincere le proprie paure di
isolamento sociale, solitudine interiore, insuccesso nelle relazioni.

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1.5 LA CONSIDERAZIONE SOCIALE PER I GIOVANI: COSA CONTA PER CONTARE


Rilevato che giovani e adolescenti hanno bisogno della considerazione sociale, soprattutto da parte dei pari
con i quali desiderano relazionarsi, allora consegue chiedere “Cosa serve di più per farci apprezzare da chi
ancora non ci conosce?”. Le risposte più gettonate si riferiscono tutte a capacità relazionali o caratteristiche
personali che fanno la differenza nella relazione sociale, quali la simpatia che detiene il primato con il
21,03% degli intervistati, l’intelligenza/cultura con il 18,29% delle risposte, il carattere con il 17,03% e il
carisma con il 12,62%. In prevalenza i giovani e adolescenti dichiarano di non dare peso ai simboli della
ricchezza propri degli adulti (auto e casa riscuotono il 2,73% delle preferenze), in misura di poco maggiore
ottengono adesione altre altre forme di esternazione della ricchezza (vestiario e immagine con il 6,20%) e i
soldi in genere (5,68%). Si evidenzia un apprezzamento molto basso da parte di giovani e adolescenti per il
lavoro come termine di considerazione sociale, con solo il 4,32% delle preferenze. Tale valore delle risposte
accomuna il lavoro, nella percezione giovanile, più ai simboli della ricchezza che alle forme di esercizio della
socialità e delle proprie caratteristiche e capacità personali. Negli attuali tempi di crisi occupazionale, con il
tasso di disoccupazione nelle Marche al 8% e in Italia al 10% - valori mai registrati dal secondo dopoguerra
ad oggi - i giovani intervistati reagiscono alle difficoltà nel mondo del lavoro riservando al lavoro il
penultimo posto, primo solo all’auto/casa, nella classifica giovanile dei valori per la considerazione sociale.

Tale ordine di motivazioni spiega anche il basso grado di reattività dei giovani alla crisi occupazionale, le
limitazioni allo spirito auto imprenditoriale, la tendenza ad accontentarsi, l’affidarsi a soluzioni indipendenti
dalle proprie capacità (vedi cap.3): proprio perché nella percezione giovanile prevalente il lavoro non
rientra tra le attività di relazione sociale e gratificazione individuale. Nella parte bassa della classifica si
trovano pure la forza con il 5,35% delle preferenze e la bellezza, a quasi pari merito con vestiario immagine
intorno al 6,50%. Rispetto alla distribuzione dei dati per classe d’età, nella classifica dei valori sociali
percepiti, non si rilevano differenze rilevanti tra il sottoinsieme degli adolescenti e quello dei giovani. Nella
classe 25-29 anni il primato spetta all’intelligenza-cultura (17,13%), che sorpassa di meno di un punto

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percentuale la simpatia, al primo posto in tutte le altre classi d’età. Seguono carattere (15,90%) e carisma
(13,15%), poi con distacco, intorno al 7%, il lavoro a pari merito con bellezza e forza. Seguono di poco i
soldi a pari merito con il vestiario-immagine intorno al 5%. Come in tutte le classi d’età, chiude all’ultimo
posto la casa-auto con il 3%. La medesima distribuzione di frequenza si rileva anche tra i giovani di origine
straniera. Dunque i dati escludono la possibilità di rilevanti differenze tra giovani e adolescenti nella
percezione dei valori sociali. A tutte le età, giovani e giovanissimi concordano nel dare una valutazione più
elevata alle abilità sociali di tipo personale (simpatia, intelligenza, carattere, carisma) e una valutazione
nettamente più bassa ad elementi legati all’apparenza ed alla capacità economica (bellezza, forza, soldi,
auto-casa, vestiario-immagine) collocando il lavoro, per preferenze accordate, nel secondo gruppo di valori.
Avvalora la conclusione che il lavoro venga considerato dai giovani e giovanissimi un elemento di apparenza
- o comunque come estraneo alla sfera sociale e dell’espressione delle proprie caratteristiche personali - la
mancanza al crescere dell’età di una qualsiasi consistente riconsiderazione del lavoro come valore sociale.
Ciò esclude che le risposte siano motivate dall’inesperienza al lavoro dei più giovani e conferma che si tratta
di una vera e propria considerazione di valore, percepito ed espresso dagli intervistati. Interessando un
andamento simile delle preferenze anche i più grandi, si conclude che lo scarso riconoscimento del lavoro
come espressione di sé deriva esclusivamente da una medesima percezione di valore, molto frequente in
tutte le persone intervistate. Tale atteggiamento va sicuramente interpretato alla luce della forte
condizione di precariato vissuta dai giovani, alle aspettative negative nei confronti del mondo del lavoro e
non ultimo della generale provenienza dei giovani da un territorio prevalentemente agiato, fondato su una
radicata abitudine al lavoro. In considerazione di ciò, si può ravvisare dai dati la mancanza di un’educazione
al lavoro come mezzo di socialità ed espressione personale, non solo come diritto-dovere e strumento di
benessere materiale. Ciò spiega sia la distribuzione delle frequenze nelle risposte sopra analizzate, sia la
bassa propensione di molti giovani delle Marche ad intraprendere nell’iniziativa privata nuove attività
lavorative in proprio, in settori innovativi e la tendenza ad affidarsi ad azioni basate sull’attesa o la ricerca di
soluzioni esterne alle proprie capacità personali (vedi cap.3).

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Al Tempo dei giovani: studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

1.6 DIMENSIONE DEL COMUNE E SOLITUDINE: MEGLIO GRANDE.


Gli intervistati, rispondendo alla domanda sul proprio Comune di residenza, hanno consentito di mettere in
relazione le osservazioni alla dimensione del Comune per numero di abitanti. La dimensione rappresenta
un indicatore delle opportunità di socializzazione, delle relazioni di vicinato e conoscenza tra le persone, dei
servizi e iniziative culturali attuabili, disponendo i Comuni più piccoli di una minor quantità di risorse e
strutture. Allo scopo i Comuni delle Marche sono stati suddivisi in 5 classi per numero di abitanti: 1) < 1.000
2) 1.000-5.000 3) 5.000-10.000 4) 10.000-65.000 5) 65.000-250.000. Lo studio effettuato ridimensiona, con
riferimento alle aspettative e ai rischi di disagio di giovani e adolescenti, il luogo comune secondo il quale
“nei Comuni piccoli si vive meglio”.

Nelle città delle Marche con oltre 65.000 abitanti, il 36,80% dei giovani intervistati dichiarano di non sentirsi
mai soli. Le città e i paesi con minor numero di abitanti registrano complessivamente per la stessa risposta il
24,84% delle scelte, che si abbassa al 15,38% nei Comuni fino a 1.000 abitanti. Invece l’incidenza delle
risposte di chi si sente solo spesso non variano molto tra piccoli e grandi Comuni, confermando le evidenze
esposte (par. 1.1) sulle due diverse componenti della solitudine (endogena e relazionale). Soffre di
solitudine, in misura molto simile, il 7,20% dei giovani e adolescenti che vivono in Comuni sopra ai 65.000
abitanti e il 6,17% di quelli che vivono in Comuni sotto ai 65.000. Questa risposta rappresenta una misura
del fenomeno della “solitudine esistenziale”, non legata a minori risorse derivanti dall’essere uno studente-
non-lavoratore (come approfondito al par. 1.1) o dall’essere residente in un piccolo centro con meno
giovani e minori risorse per attività socio-culturali rivolte ai giovani. Gli “spesso soli” rappresentano la
dimensione individuale del disagio, inteso come rischio di emarginazione sociale, in relazione alla propria
età, capacità cognitive, abilità relazionali e di problem solving. Si può dunque concludere che per giovani e
adolescenti non è vero che “nei piccoli comuni non ci si sente mai soli, perché ci si conosce tutti …”. L’analisi
è confermata dalla frequenza di quanti rispondono di sentirsi soli “qualche volta”, che nelle città tra i
65.000 e i 250.000 abitanti registrano una minor frequenza (56 %) rispetto ai centri più piccoli che hanno
Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

valori sempre superiori, compresi tra il massimo del 76,92% delle risposte, nei piccoli Comuni sotto ai 1.000
abitanti, al minimo del 68,58% per quelli tra 10.000 e 65.000 abitanti. Ciò conferma che per i giovani e
adolescenti la percezione della solitudine non interessa solo le persone a rischio di emarginazione, come
nel caso di chi dichiara di non avere amici e nel 43,48% dei casi dichiara anche di sentirsi solo spesso.

La solitudine percepita dai giovani e adolescenti esprime anche i bisogni di socialità nel tempo libero,
maggiori occasioni di condivisione e comprensione, di sviluppare relazioni e capacità interpersonali. Il
piccolo centro, dove pur maggiore è la coesione sociale, spesso comporta per ragazzi e giovani minori
occasioni di socialità e soddisfazione delle aspettative, facendo percepire la solitudine derivante dal
risiedere in un piccolo Comune. Per contro città e cittadine di maggiori dimensioni, che talvolta nell’ottica
degli adulti sono percepite meno vivibili e coese socialmente, invece per i ragazzi rappresentano una fonte
di maggiori occasioni sociali, fanno loro percepire la solitudine in misura minore dei coetanei residenti nei
piccoli centri.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

1.7 LA VITA È BELLA DA GIOVANI ?


La domanda “quanto sei soddisfatto della tua vita da 0 a 10” rappresenta un indicatore sia del disagio sia
del bisogno di crescita e cambiamento. Il dato è apparentemente confortante, con solo il 3,20% degli
intervistati totalmente insoddisfatti della propria vita, ma viene parzialmente ridimensionato dalla
distribuzione quasi ex equo delle restanti risposte tra i mediamente soddisfatti della propria vita (o
“mediamente insoddisfatti” ?) con il 47,45% ed i molto soddisfatti, con il 49,35%. Dalla classe d’età 20-24
anni si osserva uno scostamento significativo rispetto alla dinamica aggregata, con uno spostamento delle
risposte nella direzione di una maggiore e più consistente insoddisfazione: i mediamente soddisfatti-
insoddisfatti (51,69%) superano i pienamente soddisfatti (41,55%) e quelli decisamente insoddisfatti della
propria vita superano con il 6,76% delle risposte il numero degli gli adolescenti che hanno risposto nella
medesima maniera.

Negli stranieri si osserva che per le due classi d’età più felici (10-14 e 15-19 anni), le risposte di
soddisfazione piena si equivalgono a quelle degli italiani, con il 51% circa. Invece gli stranieri insoddisfatti
rivelano una più accentuata insoddisfazione rispetto ai coetanei italiani: piena insoddisfazione per il 10%
degli stranieri, contro l’1,95% degli italiani e soddisfazione-insoddisfazione intermedia per il 38,89% degli
intervistati stranieri contro il 46,86% degli italiani.

Sono i giovani e adolescenti in coppia a presentare le maggiori risposte di piena soddisfazione con quasi il
60% delle risposte totali. Tra single e accoppiati non è rilevante la differenza tra quanti sono decisamente
insoddisfatti della propria vita, circa il 2% con un incremento per i single di appena lo 0,81%. Invece per i
single è rilevante lo spostamento dalla piena soddisfazione alla “risposta di mezzo” : i single mediamente
insoddisfatti della propria vita sono il 50,58% contro solo il 38,74% di chi ha un partner. Di qui si può
concludere che per gli adolescenti l’amore ha maggior peso e correlazione nella felicità complessivamente
percepita per la propria vita. Tale peso si riduce con l’età giovanile, comportando per i giovani single uno
spostamento dalla “media-felicità” alla “piena felicità” e viceversa per gli accoppiati, senza mai correlazione
diretta tra amore e “piena infelicità”.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

Maggiore è invece la correlazione riscontrabile tra disagio e dimensione amicale della socialità: quanti
dichiarano di non avere amici veri sono per il 20% completamente insoddisfatti della propria vita e per il
54,29% mediamente insoddisfatti. I “social amici” o “social soli”, come abbiamo definito al par.1.3 gli
intervistati che dichiarano un numero di amici veri da più di 10 a più di 100, si dichiarano al 60,89%
pienamente soddisfatti della propria vita, con solo lo 1,12% di intervistati pienamente insoddisfatti della
propria esistenza. Tuttavia il dato si ridimensiona negli “esageratamente social” - quelli convinti di avere più
di 100 amici veri - per i quali si registra la maggior contrazione delle risposta intermedia e la piena
insoddisfazione tocca il 5,26%, con la soddisfazione piena fino al 68,42% delle risposte.

I giovani che studiano presentano i minori casi di totale insoddisfazione (il 2,68%) e i maggiori casi di totale
soddisfazione (50,20%). Il dato dei lavoratori riguarda per il 5,19% risposte di totale infelicità e per il 44,44%
risposte di totale felicità. All’interno degli studenti vanno distinti quelli delle scuole medie e superiori che
innalzano la media degli studenti felici superando con il 52% le risposte di totale soddisfazione degli
universitari che dichiarano soddisfazione elevata in misura inferiore ai lavoratori (43,24%) scendendo al
37% nella classe d’età corrispondente agli universitari fuori corso. Ciò riflette sicuramente la maggior
spensieratezza degli studenti delle scuole medie e superiori. Il dato su chi si dichiara essere un lavoratore
viene completato dalla rilevazione dei lavoratori in cerca di occupazione che nel 12,50% dei casi si dichiara
molto infelice della propria vita e solo nel 25% dei casi si dichiara pienamente soddisfatto della propria vita.
Dunque il lavoro, che non viene inserito dagli intervistati tra le caratteristiche rilevanti per la considerazione
sociale (par. 1.5), quando se ne sperimenta la mancanza, incide pesantemente nelle risposte riferite alla
felicità individuale, nella direzione di una maggiore infelicità.

Dall’indagine “sulla felicità” emergono importanti correlazioni tra la soddisfazione in generale assegnata
alla propria vita da parte dei giovani e adolescenti e fenomeni quali l’amore, la scuola, le relazioni familiari,
il lavoro e l’amicizia. E’ proprio l’amicizia a raggiungere il maggior indice di correlazione con la felicità
dichiarata dai giovani. Vengono infine confermate le precedenti considerazioni sulla correlazione tra
benessere e capacità relazionali, che possono essere sviluppate nel corso degli anni oltre che con
esperienze derivanti dalla maggior autonomia anche da interventi formativi, educativi e di animazione
sociale, come dimostra la maggior felicità complessiva dichiarata dai giovani che studiano. Viene altresì
confermata, in maniera simile a quanto concluso nel par.1.1 per la solitudine, la presenza di una tipologia di
disagio indipendente dall’età e dalle occasioni delle vita, che si mantiene tendenzialmente costante e
chiaramente identificabile nella consistenza, interessando una minoranza di soggetti. Una seconda tipologia
di disagio interessa invece la parte maggioritaria degli intervistati, con correlazioni riconoscibili rispetto
all’età, alla condizione di studente e lavoratore. Rispetto alla componente maggioritaria andrà approfondita
con le successive analisi la consistenza del disagio, dal momento che la risposte di quanti dichiarano una
“felicità intermedia” possono nascondere sia la prudenza di chi non vuole considerarsi “troppo felice” sia
effettivi rischi di disagio.

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benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

1.8 I PROBLEMI DI GIOVANI E ADOLESCENTI


Una specifica domanda del questionario è stata dedicata all’indicazione di un preciso problema relazionale
da parte dei giovani e adolescenti. Rispetto alla generale indicazione del grado di felicità percepita, che è
stato oggetto del precedente paragrafo, in questa domanda viene richiesto all’intervistato di identificare
“con chi incontri i maggiori problemi ?”. Tra gli studenti i problemi più frequenti riguardano l’ambito della
comunicazione e relazione all’interno della scuola, più con gli insegnanti (36,65%) che con i pari. Il 18,35%
degli studenti intervistati dichiarano di avere problemi con i compagni di studi.

Una distribuzione molto simile, rispetto alla conflittualità nei rapporti con i superiori e con i pari, si rileva
per i giovani che lavorano, dove il 19,76% dichiara di avere problemi con i colleghi e il 35,33% con i datori di
lavoro. Tale similitudine nelle distribuzioni di frequenza per i due gruppi (studenti e lavoratori) rivela che i
problemi riscontrati dagli intervistati non sono determinati rispettivamente dal mondo della scuola e dal
mondo del lavoro, ma che piuttosto rappresentano la problematicità nei rapporti interpersonali dei giovani
con i pari e con i superiori, a prescindere dall’ambito (lavorativo o scolastico) dove l’intervistato dichiara di
riscontrare problemi. L’analisi è confermata dalla considerazione che sia per i lavoratori che per gli studenti
la somma delle frequenze dei problemi nell’ambito di occupazione principale del giovane (insegnati +
compagni e colleghi + datori lavoro) sono entrambe del 55% circa.

Grafico 1 - Il grafico a ragnatela rappresenta incidenze maggiori sul totale degli intervistati
all’avvicinarsi delle linee all’esterno della ragnatela. Ciascuna linea si muove in direzione dei
problemi più frequenti.

Dunque nei giovani e adolescenti il primato nei problemi di relazione percepiti riguarda l’ambito
dell’occupazione principale, di studio o di lavoro, e la maggior conflittualità viene riscontrata con gli adulti.
Anche i giovani e adolescenti di origine straniera segnalano problemi simili nei due ambiti di relazione,
studio e lavoro. Gli stranieri in misura sensibilmente inferiore agli italiani nell’ambito lavorativo (50% contro
55%). Come per gli italiani anche per gli stranieri vengono segnalati nei rapporti con i superiori maggiori
problemi che nei rapporti con i pari: problemi con gli insegnanti per gli studenti e con i datori di lavoro per i

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

lavoratori. Tra gli studenti i problemi di relazione con la famiglia hanno per il 24,79% un incidenza
nettamente superiore che per il lavoratori (13,77%), per i quali si rileva un sensibile aumento dei problemi
con il partner, passando dal 4,43 % degli studenti al 7,78% dei lavoratori. I problemi di relazione con l’altro
sesso in genere vengono segnalati dal 9,89% degli intervistati con una sensibile diminuzione tra i lavoratori
(8,38%) e un’incidenza lievemente superiore per gli studenti (10,36%). Dall’incrocio con le risposte sulla
condizione di single si evince che i problemi con l’altro sesso segnalati dai giovani e adolescenti sono in
prevalenza problemi di intraprendere e/o mantenere una relazione con un partner. Ciò è dimostrato
dall’incidenza per i single nella misura del doppio rispetto a chi è in coppia della risposta “problemi con
l’altro sesso”. I single segnalano tale problematicità nel 12,44% dei casi, invece gli accoppiati solo per il 6%. I
problemi con l’altro sesso si accentuano per tutti a partire dai 15 anni, salendo da un incidenza di poco
meno del 6% per i 10-14 anni fino ad arrivare a superare il 10% per le classi maggiori di età.

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benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

1.9 PRIME CONCLUSIONI: QUALE SOCIALITÀ PER IL BENESSERE DEI GIOVANI ?


Dunque l’amicizia vera o presunta incide in misura maggiore di tutti gli altri fenomeni correlati alla felicità
percepita dai giovani e adolescenti quali l’amore, la scuola, il lavoro, le relazioni familiari, ecc. Il bisogno di
socialità, maggiormente sentito dai giovani che dagli adulti e le aspettative di scambio, comprensione e
considerazione da parte dei coetanei, espone i giovani e adolescenti a maggiori rischi, illusioni e delusioni,
soprattutto quei giovani che non hanno sviluppato adeguate competenze relazionali. Giovani e adolescenti
possono ad esempio tendere a di riporre aspettative esagerate in forme di socialità alternativa quali i social
media (par. 1.3) oppure riporre fiducia in “falsi amici e cattivi maestri” per soddisfare in maniera “facile ed
economica” in termini di investimento affettivo un bisogno tanto fondamentale per la propria età, quello di
sentirsi socialmente accettati dai pari, circostanza in grado di incidere anche più della presenza di un
amore, del lavoro, della condizione familiare nella propria percezione della felicità. Di qui l’elevata
importanza attribuita dai giovani, “per contare” tra i coetanei, alle caratteristiche personali (simpatia,
carattere, carisma, intelligenza), che ottengono nelle risposte la supremazia sulle caratteristiche
d’apparenza basate sul possesso degli status symbol degli adulti (vestiario, casa, auto). La ricerca di
simpatia è espressione del bisogno di essere accettati nelle relazioni, di ottenere riconoscimento di sé da
parte degli altri. Nell’ottica giovanile, dalle risposte analizzate, il lavoro non rientra tra le forme di
espressione di sé, ma viene accomunato per intensità di preferenze ai simboli di potere degli adulti, al
mondo dell’avere più che a quello dell’essere nell’ottica della relazione. Dall’analisi scaturisce una
situazione complessiva in cui l’andamento medio dei giovani e adolescenti va nella direzione di un basso
investimento affettivo nelle relazioni, in cui facendo di necessità virtù, si fa strada con forza la tendenza dei
più ad accontentarsi, a sostituire amici veri con amici virtuali, a modificare verso il basso la percezione
sociale del lavoro piuttosto che sviluppare nel mondo del lavoro un ruolo congeniale alla propria
personalità e aspettative, ad aggirare le difficoltà per ricavarsi uno spazio di felicità spesso provvisoria o
illusoria. Tale “sistema parallelo di valori” se mantiene un suo equilibrio all’interno dell’universo giovanile,
all’interno dei rapporti tra pari, esplode nelle proprie contraddizioni quando entra in contatto con il mondo
degli adulti: famiglia, casa, scuola sono gli ambiti in cui gli intervistati riconoscono di riscontrare i maggiori
problemi.

Di qui il titolo volutamente provocatorio “Giovani Social Chic” per il primo dei tre capitoli dell’indagine “Al
Tempo dei Giovani”. I social network, come tutte le mode, possono rappresentare vizi e virtù della nostra
società, fisiologicamente influenzata dalla comunicazione commerciale: spesso preoccupata più
dell’efficienza degli strumenti di comunicazione che dell’effettiva capacità di chi li utilizza di comunicare in
maniera efficace, più di mettere a disposizione delle persone delle generiche possibilità educative che di
fornire strumenti e interventi pratici, per realizzare in concreto relazioni sociali autentiche anche sotto il
profilo affettivo. L’industria della comunicazione spesso crea il proprio mercato facendo leva sul bisogno
dell’individuo di socialità, sulla paura della solitudine, sul desiderio di essere apprezzati dagli altri. Promette
nuove risposte ai bisogni delle persone basandosi su nuovi beni e servizi orientati al social networking e alla
community. Per ragioni di marketing viene alimentata l’illusione che il possesso di “articoli social” coincida
con l’effettiva capacità della persona di socializzare. Invece gli strumenti tecnologici concretizzano le
proprie possibilità di favorire la socialità solo se utilizzati da persone che hanno sviluppato capacità
relazionali e competenze interpersonali adeguate. Nel caso contrario rischiano di accentuare lo stesso
senso di solitudine e alimentare gli stessi rischi di inabilità alla socialità che promettono di sconfiggere. È
significativo al riguardo che dichiarano livelli di felicità inferiori alla media sia quanti riconoscono di non
avere amici sia quelli che dichiarano le proprie amicizie in numero inverosimilmente elevato, senza
riconoscere che non si tratta di relazioni autentiche sul piano affettivo. Pertanto indagando il
disagio/benessere dei giovani, non si può prescindere dall’analizzare l’adeguatezza delle forme di esercizio

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

dei loro bisogni di socialità, relazione, accettazione e condivisione. All’adeguatezza delle forme di esercizio
si legano i luoghi della socialità e il ruolo delle figure adulte coinvolte con funzioni istituzionalmente o di
fatto educative. Gli adulti coinvolti nell’organizzazione dei luoghi del tempo libero dei giovani difficilmente
sono neutri e ininfluenti rispetto ai risultati educativi o diseducativi che all’interno di tali luoghi
contribuiscono a realizzare. Professioni lontane per vocazione possono trovare utili punti di collaborazione
reciproca: gli esercizi commerciali del tempo libero possono scoprire nuovi vantaggi - in termini di
fidelizzazione, qualità della propria clientela e dei servizi offerti - aprendosi con interesse ad attività socio-
culturali con valenza educativa; servizi pubblici, scuole ed associazioni possono condividere la propria
mission con soggetti e luoghi esterni da quelli istituzionali, ricercando nuovi stimoli, feed-back reciproci
sulle dinamiche che interessano l’universo dei giovani e adolescenti. Proseguiamo la nostra indagine nel
successivo capitolo, con le forme e i luoghi di esercizio della socialità per i giovani nel proprio tempo libero.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

2. IL TEMPO LIBERO DEI GIOVANI: DOVE, COME E PERCHÈ


2.1 AL CAG: ANCHE NO …
Il bando regionale, in risposta al quale la PRAXIS ha progettato l’insieme d’interventi comprendenti il
presente studio, prevedeva la realizzazione di azioni finalizzate a favorire l’utilizzo dei centri di aggregazione
giovanile comunali. Cosa sono? Spazi dei Comuni destinati a giovani e adolescenti, generalmente gestiti da
cooperative sociali o associazioni, con servizi di animazione socio-culturale differenziati per età. Nei CAG
possono svolgersi sia attività organizzate dagli operatori, in base ad un progetto educativo, sia attività
autogestite dai giovani sotto la supervisione di operatori socio-culturali. Si tratta ad esempio di attività
ludico-ricreative, informative, sportive, musicali, multimediali, teatrali, sociali, libere, ecc. aventi come
finalità l’aggregazione, lo sviluppo socio-culturale dei giovani, la prevenzione del disagio giovanile.

Operando la PRAXIS nel settore sociale, in costante contatto con giovani e adolescenti, scuole, cooperative
sociali, Comuni ecc., la nostra esperienza è quella di riscontrare un “sottoutilizzo” dei centri di aggregazione
giovanili comunali, soprattutto da parte dei giovani e adolescenti maggiormente esposti a rischi di
emarginazione, devianza, marginalità sociale, disagio. Il fenomeno “dell’autoselezione” colpisce questi
giovani, rendendoli “lontani” e “invisibili” alle strutture e agli operatori preposti a favorirne il benessere.
Per tale ragione il progetto PRAXIS ha previsto a) un’apposita sezione del questionario per “misurare”
l’utilizzo dei CAG in relazione agli utenti più a rischio di disagio b) una serie di concerti/eventi teatrali anche
in luoghi diversi dai CAG (pub, bar, chalet, piazze) nel corso dei quali far incontrare giovani e adolescenti
con le associazioni del territorio impegnate nel sociale e sensibili alle problematiche giovanili. In questa
maniera il palinsesto eventi itineranti “Al Tempo dei Giovani”, toccando nell’estate 2012 molti tra i
principali Comuni delle Marche, ha tentato di “portare” nuovi giovani e adolescenti all’interno dei CAG, per
seguire gli eventi che via via facevano tappa anche nei CAG e di dare visibilità agli operatori CAG nelle
piazze e nei pub frequentati da chi mai ha messo piede in un CAG, all’interno degli stand informativi.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

Il dato che emerge dall’indagine è che il 80,59% degli intervistati dichiara di non aver messo piede
nemmeno una volta all’interno di un centro di aggregazione giovanile comunale. Tra i giovani e ragazzi che
hanno frequentato almeno una volta un CAG prevalgono gli adolescenti tra i 15 e 19 anni, rappresentando
il 73,40% del totale di quelli che sono entrati almeno una volta. Seguono a distanza i giovani 20-24 anni con
il 14,48%, mentre le classi d’età 10-14 e 25-29 anni presentano ciascuna valori molto vicini al 6% delle
risposte. L’8,75% di chi ha frequentato un CAG almeno una volta è un giovane di origine straniera. Nel
complesso gli stranieri dichiarano di essere entrati in un CAG almeno una volta con frequenza maggiore
degli italiani di circa 5 punti percentuali, portando le risposte affermative al 24,76% degli stranieri contro il
19,02% degli italiani che danno la medesima risposta alla domanda. Anche per gli stranieri prevalgono i
ragazzi 15-19 anni come classe d’età che con la maggior frequenza è stata disponibile a provare almeno una
volta l’offerta di servizi dei CAG Comunali. Nei Comuni di minori dimensioni (1.000 – 10.000 abitanti) si
registra un valore superiore alla media di circa 4 punti percentuali, con il 24,68% di intervistati che sono
entrati almeno una volta in un CAG. Sono invece al di sotto del valore medio sia i Comuni molto piccoli che
quelli superiori ai 65.000 abitanti. Circa la capacità dei CAG di raggiungere almeno una volta i giovani e
adolescenti a maggior rischio di emarginazione si rileva che quelli che dichiarano di non avere amici sono
entrati più della media in un CAG con il 28,26% delle frequenze, sono invece in linea con la media quelli che
dichiarano di sentirsi soli spesso (21%) e parecchio al di sotto alla medie quelli che si dicono fortemente
insoddisfatti della propria vita (12,24%).

La rilevazione statistica è stata effettuata nell’ambito di una domanda posta in positivo “quali posti hai
frequentato almeno 1 volta” mettendo i CAG (indicati per esteso come “Centri di Aggregazione Giovanili
Comunali”) al primo posto di una lista di 10 voci (spazi urbani, centri sociali, circoli o club, discoteche, bar,
ecc.). La prima considerazione è legate alla possibile difficoltà dei ragazzi di identificare il CAG: spesso i
ragazzi chiamano il CAG con un nome scelto dal gruppo. In previsione della possibile sottostima nelle
risposte, il nostro personale addetto alla somministrazione del questionario era stato preventivamente
addestrato a fornire delucidazioni ai ragazzi su qual è il CAG del proprio Comune. Il dato statistico riflette
certamente un’oggettiva difficoltà dei CAG a competere con le offerte alternative di impiego del tempo per
gli adolescenti e i giovani (vedi par. 2.2), che spesso subiscono un sovraccarico di impegni e aspettative di

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

studio, lavoro, sport, divertimento, ecc. (vedi par.2.3). Fortemente positivo, tanto più nella sopra esposta
possibilità di una sottostima dei valori da parte del presente questionario, è invece il dato sull’efficacia
dell’azione dei CAG, riuscendo i CAG ad attrarre in misura superiore alla medie a) i giovani e adolescenti che
dichiarano forti difficoltà nella sfera delle amicizie e b) i giovani e adolescenti di origine straniera.

I frequentatori abituali dei CAG sono tra gli intervistati il 12,61%, distribuiti per età in maniera simili alle
risposte relative all’essere entrato almeno 1 volta: la classe d’età più frequente è la 15-19 anni con il 68%
seguita dalla classe 20-24 con il 14,50% delle preferenza, anche in questo caso con molto distacco dalle
classi centrali seguono i 10-14 anni con il 7,2% e i 25-29 anni con il 9,8%. Tra i frequentatori assidui del CAG
la presenza di stranieri è maggiore che tra quelli che sono entrati solo una tantum, con l’11,40% di
frequentatori assidui contro l’8,75% di occasionali o una tantum. Analizzando la presa dei CAG tra coloro
che dichiarano fenomeni di disagio, si rileva che frequentano i CAG il 13% di quelli che si sentono spesso
soli, l’11% di quelli che dichiarano di non avere amici veri e il 6% di quelli che si dichiarano insoddisfatti
della propria vita.

Si può concludere che il 65% dei giovani e adolescenti che sono entrati almeno 1 volta in un CAG dichiarano
di frequentare oggi abitualmente un CAG. Possiamo logicamente ipotizzare che tra il rimanente 35% vi sia
una consistente quota di frequentatori occasionali. Perciò possiamo affermare che circa l’utilizzo dei CAG i
margini di miglioramento non vanno ricercati tanto nella qualità dell’offerta di servizi che possiamo
desumere essere percepita dagli intervistati come di qualità elevata, dato l’elevato tasso di trasformazione
dei visitatori “per curiosità” in utenti abituali. I margini di miglioramento vanno ricercati nella capacità dei
CAG di attrarre nuovi utenti, tra quelli che per disinformazione o pregiudizio non sono entrati nemmeno
una volta a vedere. I CAG riescono a coinvolgere nelle proprie attività, con incidenza maggiore alla media,
utenti che manifestano rischi di disagio quali stranieri, soggetti con difficoltà di relazione con i coetanei,
soggetti che dichiarano una forte insoddisfazione generale per la propria esistenza. Dunque i CAG si
caratterizzano come servizi in grado di coinvolgere in misura maggiore i giovani e adolescenti con i maggiori
rischi di disagio.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

2.2 DOVE SI VA’ NEL TEMPO LIBERO


Il questionario ha previsto una domanda a risposta multipla sui principali luoghi di aggregazione dei giovani,
escludendo luoghi dedicati principalmente allo svolgimento di finalità diverse quali palestre, associazioni di
volontariato, partiti, scuole di musica/teatro, ecc. all’interno dei quali possono esplicarsi anche modalità di
socializzazione ma non come finalità esclusiva. La classifica dei luoghi più frequentati abitualmente dai
giovani e adolescenti intervistati vede al primo posto i bar con il 21,20% seguiti a distanza da circoli con
tessera e aperitivi intorno al 12,50%. Le discoteche con l’11,60% si collocano al di sopra di discopub,
ristoranti e centri sociali che presentano ex equo frequenza intorno all’8,50% superando i centri di
aggregazione giovanili comunali (par. 2.1) che totalizzano valori di poco inferiori al 6% ex equo con gli spazi
urbani (piazze, corso, giardini, portici, ecc.). Ultimi in classifica risultano gli oratori con il 4% delle risposte.
Dalla distribuzione delle risposte per fasce d’età, si rileva nel passaggio dall’adolescenza alla maggiore età lo
spostamento dei giovani da bar, centri sociali, spazi urbani, parrocchie e centri di aggregazione giovanili,
che diminuiscono rispetto agli adolescenti, e il conseguente incremento percentuale degli altri luoghi
d’aggregazione. Tale spostamento è spiegato dalla minor disponibilità di tempo libero con il crescere
dell’età e dalla ricerca di forme e luoghi d’aggregazione diverse da quelle dell’età adolescenziale. Rispetto ai
possibili indicatori di disagio analizzati al cap.1 non si riscontrano particolari correlazioni con i luoghi del
tempo libero prediletti dagli intervistati, eccezione fatta per l’aumento oltre alla media della
frequentazione abituale di spazi urbani da parte di chi è solito passare la maggior parte del proprio tempo
libero a casa. Per tali giovani la frequentazione di piazze, giardini, vie e spazi del centro cresce dal 6%
all’11% a discapito di discoteche, aperitivi, ristoranti e discopub che fanno presumere che la frequentazione
avviene all’interno di una rete di amicizie. Crescono per “i più soli” da 1 a 2 punti percentuali la
frequentazione di oratori parrocchiali, centri sociali e centri di aggregazione giovanili comunali. Ciò
dimostra che il bisogno di accoglienza e socialità da parte di chi non può o non vuole uscire nel proprio
tempo libero, viene solo in parte soddisfatto dalle strutture e servizi pubblici e privati, come testimoniato
dal maggiore aumento per questo gruppo della frequentazione degli spazi urbani.

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benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

2.3 COSA SI FA’ NEL TEMPO LIBERO


Se come approfondito nel cap.1 il bisogno di socializzare e sentirsi accettati, soprattutto dai pari, ricopre i
primi posti tra le esigenze dei giovani e adolescenti, formando la propria percezione di benessere e disagio,
dal questionario emergono anche le modalità prescelte dagli intervistati per trascorrere il proprio tempo
libero. Le attività orientate esclusivamente alla socializzazione non esauriscono il tempo libero dei giovani
ma trovano posto all’interno di “un’agenda del tempo libero” colma d’impegni. Il 20 % degli intervistati
trascorre la maggior parte del proprio tempo libero in attività collegate ai propri hobby e interessi. Lo
spazio per gli hobby diminuisce al crescere dell’età scendendo dal 25,78% per i ragazzi di 10-14 anni fino a
poco più del 17% per i giovani di 25-29 anni. Complessivamente sono gli studenti ad avere meno tempo per
i propri hobby: pur rispondendo nel 18% dei casi i lavoratori li superano con quasi il 24% delle risposte. Lo
sport viene scelto dal 16,60 % e a seguire trascorrere il tempo libero a casa il 15,75% dei casi e andando per
locali il 14,58%. La partecipazione a spettacoli impegna la maggior parte del tempo libero del 6,67% dei
giovani e adolescenti. In tutte le classi d’età il primo posto per l’attività politica non supera mai l’1% degli
intervistati. Se svolgono attività politica, questa non impegna quasi mai la maggior parte del tempo libero. Il
volontariato riscuote maggiore consenso, impegnando quasi tutto il tempo libero per il 5,82% degli
intervistati. Nonostante la crisi il 4,12 % dei giovani trascorrono quasi tutto il tempo libero a fare shopping,
senza rilevanti differenze, circa il tempo dedicato, tra studenti e lavoratori. Si dedicano alla ricerca del
lavoro per la maggior parte del proprio tempo libero l’1,5% degli intervistati. Ai viaggi e vacanze il 2,88%.
Dichiarano di dedicare il tempo libero alla propria formazione personale il 10,52% dei giovani, nel caso dei
lavoratori la quota scende al 7,41%.

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benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

Rispetto all’associazionismo formale, i giovani e adolescenti intervistati, sono stati invitati a dichiarare con
risposte multiple, la propria partecipazione o frequentazione, potendo scegliere tra le principali tipologie
associative. La partecipazione dei giovani all’associazionismo del territorio è testimoniata dall’84,75% degli
intervistati che hanno risposto di far parte di una o più organizzazioni associative. La percentuale aumenta
all’88,40% nei giovani che lavorano: nonostante il minor tempo libero e le maggiori risorse economiche che
facilitano l’accesso a offerte differenti per il proprio tempo libero, aumenta con l’età la partecipazione
all’associazionismo, passando dall’83% per i ragazzi più giovani (10-14 anni) all’89% per i giovani dell’ultima
classe d’età (25-29 anni). Per gli stranieri la partecipazione all’associazionismo è minore che per i giovani
italiani, pur mantenendosi su livelli elevati con ben il 76,12% degli intervistati. Il 6% degli stranieri fanno
parte di associazioni di stranieri. Tra le forme associative più frequenti, ottengono il primo posto le
associazioni sportive con il 28,06%, seguite con distacco dai circoli e club con tessera con il 16,11%.
Nell’area dell’impegno sociale, volontariato (12,66%) e associazioni culturali (11,25%) sono quasi ex equo
nell’ordine di preferenze dei giovani. Le associazioni musicali registrano invece l’8,46% delle risposte.
Nell’are dell’impegno politico, sindacati (1,37%) e partiti (2,89%) si trovano nella parte bassa della classifica.
L’adesione quasi raddoppia restringendo l’analisi ai soli giovani di età 20-29 anni. Associazioni e centri
turistici interessano solo il 2,89% degli intervistati. Per i giovani e adolescenti individuati dal presente
questionario come a rischio di disagio (cap. 1), si rileva una minor partecipazione alle forme associative
presenti nel territorio, con valori sotto alla media di oltre 13 punti percentuali. Il dato conferma il successo
dell’associazionismo nel ridurre il disagio personale dei giovani, creando relazioni sociali utili alla crescita
personale e professionale dei giovani e adolescenti.

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benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

2.4 QUALI MOTIVAZIONI E BISOGNI


L’indagine intende approfondire i dati fin qui osservati sulle attività svolte nel tempo libero da adolescenti e
giovani, riassumibili in: socializzazione, divertimento, interessi personali (sport, musica, viaggi) o scopi
sociali (volontariato, promozione socio-culturale, politica). Tracciata la fotografia o identikit di dove i
giovani vanno (par. 2.2), cosa fanno nel tempo libero e dell’adesione formale ad associazioni e movimenti
(par.2.3), desideriamo ora ottenere indicazioni aggiuntive sui desideri sottostanti alle scelte e sulle
proposte migliorative provenienti dai giovani stessi in base ai propri gusti ed esigenze. Poi analizzeremo i
servizi ai quali i giovani dichiarano di essere interessati ad accedere in base ai propri bisogni. Infine
verificheremo la coerenza tra le risposte date dai giovani alla domanda “come trascorri la maggioranza del
tuo tempo libero ?” e quelle alla domanda “cosa desideri maggiormente per il tuo tempo libero ?” per
osservare se le scelte dei giovani per l’impiego del proprio tempo vanno nella direzione dei bisogni
dichiarati dagli stessi oppure se vengono deviate, rispetto alla realizzazione dei desideri, dall’azione di
fattori esterni.

Partendo dai desideri, valutati dagli intervistati con un punteggio da 0 a 10, si rileva che il massimo accordo
tra i giovani si verifica nel valutare come priorità per il tempo libero il divertimento con ben il 90,05% degli
intervistati che assegnano a questa priorità/desiderio un punteggio da 8 a 10. Altro record per il
divertimento è la frequenza massima ottenuta dal punteggio massimo di priorità (10/10) rispetto a tutti gli
altri desideri con il 55,82% delle frequenze. Il totale dei giovani e adolescenti che desiderano divertirsi (6-
10/10) è il 98,02%. Mettendo il relazione queste risposte con la domanda “come hai trascorso la maggior
parte del tuo tempo libero”, si evince che il divertimento tanto desiderato dai giovani non necessariamente
coincide con quello offerto dalle attività commerciali operanti nel settore dell’intrattenimento e tempo
libero (pub, discoteche, cinema, spettacolo, ristoranti, bar, ecc.).

Infatti la frequenza massima osservata per il punteggio di 10/10 al divertimento, proviene da chi dichiara di
aver dedicato la maggior parte del proprio tempo libero all’esercizio dei propri hobby, con ben il 66,55% dei
10 assegnati al divertimento. Dunque per i giovani e adolescenti sono gli hobby a divertire di più in

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benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

assoluto, come tempo di valorizzazione dei propri interessi personali e spazio-tempo di relax. Quanti hanno
trascorso la maggior parte del proprio tempo libero nella ricerca del lavoro dichiarano di desiderare di
meno il divertimento, toccando il punteggio massimo di preferenza solo nel 39,13% dei casi. Tuttavia si
rileva che per i disoccupati la preferenza per il divertimento non accenna a diminuire, ma anzi supera la
quota riferita all’insieme di tutti gli intervistati, con il 99,07%. Dunque il divertimento ricercato dai giovani
riguarda l’evasione dagli impegni quotidiani obbligatori, di studio, lavoro, famiglia, dai problemi personali e
lavorativi e deve essere inteso come manifestazione del bisogno dei giovani di spazio-tempo da dedicare
esclusivamente a sé stessi. Tale bisogno non viene sempre soddisfatto dai “luoghi del divertimento”.

Il desiderio di conoscere nuove persone muove i giovani nel tempo libero per il 75% dei casi con la massima
valutazione di priorità (da 8 a 10/10) e per il 23,14% dei casi con media priorità (7-5/10). Rispetto però al
desiderio di incontrare l’anima gemella o partner, tra la nuova gente ancora da conoscere, i giovani si
trovano divisi in base al proprio status sentimentale: i single assegnano a tale opzione un punteggio elevato
(8-10/10) nel 57,05% dei casi, medio (7-5/10) nel 19,81% dei casi e basso (0-4/10) nel 9,15% degli
intervistati. Anche gli accoppiati desiderano ancora fortemente incontrare un partner diverso dall’attuale
nel 34,78% degli intervistati, con media priorità nel 24,79% dei casi. Il 40,93% dei giovani e adolescenti in
coppia desiderano “poco” conoscere partner diversi dall’attuale. I fedeli e soddisfatti al 100% del proprio
partner attuale, che dichiarano di non voler per nulla conoscere nuovi partner o una nuova anima gemella,
sono il 29,12% degli accoppiati.

Rispetto all’imparare cose nuove e al perseguire propri scopi di crescita personale e professionale i
giovani si trovano a concordare nell’assegnare al desiderio un punteggio medio-alto (8-10/10). Imparare
cose nuove consegue il consenso dei giovani nel 96,47% delle risposte, ripartire quasi ex equo tra gli 8-
10/10 nel 54,44% degli intervistati e tra i 5-7/10 nel 42,03% dei casi. Non desiderano imparare cose nuove
solo il 3,53% dei giovani. Sono proprio i lavoratori ed i disoccupati, che pur presentano per la risposta la
stessa quota di consenso del totale, ad alzare la media del “molto desiderato”, dichiarando un punteggio di
8-10/10 nel 62% circa dei casi. Ciò attesta il grado di propensione dei giovani verso l’apprendimento nel
tempo libero. La successiva domanda “quanto desideri dedicare il tuo tempo libero alla crescita
personale/professionale” specifica in quali direzioni i giovani intendono indirizzare il loro generale desiderio
di imparare cose nuove. La dinamica rispecchia quella della precedente domanda, con il 61,50% di consensi
forti, che nei disoccupati aumentano al 64,21%.

Rispetto al desiderio di soldi, si rivela di forte intensità per il 55,60% di giovani e adolescenti e di media
intensità per il 41,08%. Chi desidera poco i soldi è circa il 4% degli intervistati, contro quasi il 96% dei
coetanei che invece desiderano più soldi. Tale desiderio rappresenta nel 39,02% dei casi la conseguenza di
forti problemi economici: il 15,29% degli intervistati non avverte problemi economici, oppure non sono di
entità tale da desiderarne fortemente la risoluzione sottraendo tempo libero. Il 96,86% degli intervistati
mette in cima alla lista il poter viaggiare di più, considerandolo una priorità assoluta nel 64,77% dei casi e
un semplice desiderio nel 32,09%. Chi non desidera particolarmente o affatto viaggiare è la minima parte
dei giovani e adolescenti, con solo il 3,14% dei consensi. La percentuale sale al 97,61% nei disoccupati, che
sognano il viaggio come evasione dai problemi e vi ravvisano possibili nuove opportunità lavorative.

I problemi personali seguono giovani e adolescenti anche nel proprio tempo libero nel 91,70% dei casi. Il
47,45% degli intervistati dichiara di desiderare fortemente di poterli risolvere dedicandovi il proprio tempo
libero e il 44,25% dichiara di avere in tal senso un desiderio anche se non di forte entità. Solo l’8,30% non
mette i problemi personali tra gli impegni del tempo libero. Ciò va a ridimensionare il dato sul disagio
rilevato, ampliandone la dimensione emersa nel cap.1. Infatti, nonostante le risposte date dai giovani alle

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
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domande più esplicitamente sul disagio/benessere rivelino una minor entità del fenomeno, all’interno di un
contesto più neutro di wishing list risulta una fortissima componente di problematicità personale tra i
giovani, al punto che il proprio il tempo libero diventa il momento in cui “i nodi vengono al pettine”.
Rispetto alle fasce d’età, è la classe 15-19 anni ad alzare la media, con il 92,12% della problematicità totale,
anche nel tempo libero, ed una forte problematicità (8-10/10) nel 49,31% dei casi.

L’impegno sociale nei desideri dei giovani è stato testato con 2 domande sul desiderio di rendersi utili, la
prima “rendersi utile agli altri” e la seconda “dedicarsi alla propria famiglia”. Il desiderio di dedicare il
proprio tempo libero agli altri riguarda con una forte intensità (8-10/10) il 50,41% dei giovani e adolescenti,
per un totale del 94,23% dei giovani che dichiarano di volersi rendere utili agli altri nel tempo libero (6-
10/10). La distribuzione per intensità di desiderio è di poco diversa restringendo il campo alla sola famiglia,
il 92,68% desidera, con priorità 6-10/10, dedicare il proprio tempo libero alla propria famiglia.

Dall’analisi dei punteggi assegnati ai diversi desideri risulta, con in testa il divertimento, un’adesione quasi
massima a tutti gli altri i tipi di desideri proposti. Non è quindi ravvisabile alcuna correlazione rilevante tra
luoghi del tempo libero, forme associative prescelte per l’aggregazione e desideri dichiarati dai giovani. La
wishing list di quasi tutti i giovani e adolescenti è piena di desideri e aspettative, tutti vorrebbero far tutto,
trovando limiti nelle disponibilità economiche, di tempo, nelle capacità e nei problemi personali da
risolvere. Altro limite, fisiologico per l’età degli intervistati, è la poca chiarezza d’idee e la difficoltà di
scegliere. Emerge dall’analisi il bisogno di recuperare spazio per sé stessi, in termini di rigenerazione,
gratificazione personale e relax, come dimostrato dalla correlazione nelle risposte tra divertimento e
hobby. La dimensione del divertimento, tanto desiderato dai giovani, rispecchia il bisogno di recuperare
spazio interamente per sé, dedicandosi non necessariamente solo alla socialità o all’intrattenimento ma
anche ad attività di gratificazione personale quali gli hobby. Non emerge invece una chiara classifica in
ordine di preferenza per tutti gli altri desideri proposti, che possiamo considerare ex equo nei bisogni dei
giovani dopo il divertimento. Tra le conclusioni dell’analisi in oggetto rileva che il benessere complessivo
percepito dai giovani e adolescenti è minore di quello osservato nella sezione del questionario dedicata al
disagio (cap.1). Il 92% degli intervistati dichiara di portarsi dietro, anche nel tempo libero, i propri problemi
di natura personale e/o economica. Ciò ridimensiona in aumento, sia per diffusione sia per intensità, il
disagio giovanile complessivo rilevato al par.1.9.

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2.5 INTERESSI E PROPOSTE DEI GIOVANI


Le risposte sui desideri personali, analizzate al precedente par. 2.4, vengono qui messe in relazione con le
risposte dei giovani alle proposte di adesione ad una serie di iniziative concrete per il tempo libero. “A quali
delle seguenti iniziative potresti essere interessato?”. Dai dati risulta una notevole dispersione delle
risposte. Ogni intervistato si dichiara interessato ad un numero medio di 3,68 iniziative, l’iniziativa più scelta
nelle risposte multiple ottiene il 7,13% delle preferenze ed è il volontariato. Quella meno scelta il 3,30% e
riguarda le iniziative rivolte all’handicap. Andando ad aggregare le iniziative proposte ai giovani per area
d’interesse, il 40,19% delle scelte riguarda l’area della formazione/lavoro e del risparmio; il 32,07%
volontariato ed impegno verso gli altri; 25,37% benessere e prevenzione. Il 2,38% manifesta interesse per la
spiritualità. Questo valore potrebbe in parte essere sottostimato in ragione della presenza di un'unica
scelta, rappresentata dal concetto “spiritualità” piuttosto che da esempi di iniziative, diversamente da
come avviene per le altre 3 aree d’interesse. Se analizziamo le risposte date dai sottoinsiemi di intervistati,
omogenei per classifica di desideri dichiarati nella domanda “quanto desideri per il tuo tempo libero ?”, la
distribuzione delle dichiarazione d’interesse verso iniziative concrete non si discosta in maniera rilevante
dall’andamento generale. Dall’analisi si rileva che il gruppo di chi desidera molto rendersi utile agli altri non
si discosta molto, per manifestazione di interesse verso iniziative di volontariato, da chi invece desidera
poco o per niente rendersi utile agli altri. Analoghe considerazioni valgono nell’analizzare la correlazione tra
chi desidera imparare cose nuove e chi manifesta interesse verso i corsi. Ugualmente chi desidera risolvere
i problemi personali non manifesta interesse superiore alla media verso iniziative per la prevenzione
medica e psico-sociale. Ciò conferma la generale tendenza degli adolescenti e giovani intervistati a
“desiderare tutto” e ad “essere interessati a fare tutto”, spesso senza una specifica e individuale
progettualità, capacità di focalizzazione e scelta razionale. Questa correlazione, di cui si segnala la
mancanza, si manifesta invece per quei giovani che aderiscono o frequentano forme di associazionismo
organizzate, per i quali si evidenzia un interesse sopra alla media per le iniziative che riflettono i desideri
personali e lo scopo delle forme associative frequentate. Pertanto si rileva una maggior coerenza con i
desideri, progettualità e concretezza dell’interesse manifestato, nelle risposte dei giovani che aderiscono
all’associazionismo formale del territorio.

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Analizziamo ora le proposte migliorative dei giovani e adolescenti, riferite a possibili richieste o lamentele
in ciò che i luoghi del tempo libero frequentati non incontrano i propri gusti o contrastano con le proprie
esigenze.

Al primo posto vengono le segnalazioni e proposte sulla programmazione e offerta culturale. Il 35,75% degli
intervistati risponde che nei posti che frequenta abitualmente vorrebbero migliorare aspetti legati alla
programmazione di eventi e all’offerta di servizi. Ad esempio viene espresso il desiderio di più iniziative
culturali, più musica dal vivo, generi di musica diversi, poter anche ballare, ecc. Seguono quasi ex equo per il
33,02% degli intervistati le proposte e lamentele riferite alla qualità del servizio. I più segnalano prezzi
troppo alti, raggiungendo con quasi il 20% la frequenza più elevata tra tutte le risposte. Segnalati anche
miglioramenti nella qualità delle bevande, cibi, strutture, arredi. La segnalazione come possibile
miglioramento del luogo, di vederlo frequentato da più persone e in particolare da gente nuova, totalizza il
secondo posto delle preferenze con il 14,74%. Si tratta di un dato di più complessa interpretazione rispetto
agli altri, in quanto racchiude una serie di aspettative che non necessariamente dipendono da chi è
responsabile della programmazione e organizzazione del locale o spazio pubblico. Riflettere la voglia di
cambiamento dei giovani, potendosi il desiderio di “conoscere gente nuova” concretizzare non tanto
dell’apportare delle migliorie al posto che si frequenta abitualmente ma piuttosto nel frequentare anche
posti nuovi, allo scopo di conoscere nuove persone. Del resto è implicito che nel posto che si frequenta
abitualmente solo occasionalmente si possono conoscere persone nuove e che in ogni caso la capacità di
fare nuove conoscenze non è del luogo ma di sé stessi. L’elevata adesione alla risposta ribadisce il più volte
sottolineato bisogno di socializzazione dei giovani e rivela le difficoltà di socializzazione, di uscire dalle
abitudini che spesso portano i giovani a frequentare nel tempo libero sempre i medesimi luoghi o
comunque luoghi del medesimo genere, in cui il tanto desiderato divertimento spesso rischia di
trasformarsi in routine. Pertanto la frequenza della risposta rappresenta la presenza di difficoltà di
relazione, la noia conseguente alla scelta di modalità ripetitive di divertimento. La flessibilità negli orari si
colloca nelle fasce a maggior frequenza di preferenza con il 9,46%, e può riflettere la recente
regolamentazione negli orari d’apertura notturne dei locali pubblici, il limite d’orario massimo per il divieto
di somministrazione di bevande alcoliche.

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Entrando nel dettaglio delle cinque aree di miglioramento sopra esposte, scopriamo che oltre l’85% di
quanti segnalano scarsa qualità nel servizio fanno riferimento ad aspetti strettamente legati al prezzo
(listini, rapporto qualità/prezzo di cibi e bevande). Quanti suggeriscono di sviluppare la programmazione
eventi desiderano più musica dal vivo e più iniziative culturali d’altro genere con pari consistenza numerica
dei due gruppi di preferenza. Il 7,03% degli intervistati segnala antipatie o disservizi riferiti al personale e al
gestore che rientrano sia nell’ambito degli aspetti legati alla qualità del servizio sia nella sfera delle relazioni
dei giovani con gli adulti, campo di difficoltà e problemi per i giovani come analizzato al par. 1.4.

Rispetto alle preferenze musicali dei giovani, che dalla precedente domanda risultano per molti uno degli
elementi del servizio da migliorare, quasi il 20% degli intervistati dichiarano di preferire la musica italiana,
che è il genere musicale in assoluto più gradito ai giovani e adolescenti intervistati. Seguono ex equo generi
tra loro differenti: la musica “commerciale” (cioè le hit del momento), l’Afro-brasil e musica etnica, la
musica house ed elettronica, tutte intorno al 17% delle preferenze. Rock, blues, folk toccano il 15% nel
gruppo dei generi più preferiti dai giovani. Chiudono la classifica, come generi musicali considerati “di
nicchia” dai giovani, i latino-americi e il tango con il 6,84% e il jazz con il 5,28% dei voti.

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2.6 CONCLUSIONI SUI LUOGHI E LE MOTIVAZIONI DEL TEMPO LIBERO


La conclusione rispetto agli ambiti d’indagine dei primi due capitoli è che l’universo giovanile e
adolescenziale si presenta non sempre interpretabile con correlazioni lineari tra i fenomeni. In particolare
non c’è una corrispondenza sempre riconoscibile e coerente tra i luoghi frequentati dai giovani nel tempo
libero e i bisogni che gli stessi dichiarano di voler soddisfare. Ciò è dovuto all’osservata elevata dipendenza
dei giovani e adolescenti dalla considerazione dei pari e del gruppo, che spesso li porta a decidere - per
emulazione, adesione e trasporto nei confronti dei coetanei - dove e come trascorrere il proprio tempo
libero. È ad esempio significativo che dall’indagine risulta come i “luoghi del divertimento” per
antonomasia, intesi come esercizi commerciali (pub, discoteche, ecc.), vengano frequentati dai giovani
nell’ambito di reti di amicizie e pertanto non rappresentano una reale occasione di conoscenza per quanti
riscontrano minori capacità relazionali o desiderano allacciare nuove relazioni sociali. A conferma di ciò la
difficoltà di conoscere gente nuova nei luoghi che si frequentano abitualmente è stata rilevata tra le
segnalazioni più frequenti dei giovani. Il gruppo, espressione del bisogno di accettazione dai pari (cap.1),
può essere per i giovani e giovanissimi un contrasto all’attuazione dei propri bisogni mediante scelte
coerenti, a partire da quella sui luoghi da frequentare. Le medesime dinamiche portano ad osservare, nelle
risposte riferite alle iniziative alle quali i giovani sono interessati a partecipare, la mancanza di
corrispondenza e correlazione con le risposte riferite ai desideri e progetti per il tempo libero. Sono invece i
giovani che aderiscono all’associazionismo formale del territorio a registrare una maggior coerenza tra
desideri/progetti per il tempo libero e interesse verso iniziative adatte a realizzare i desideri espressi.
Dunque l’associazione, più del gruppo spontaneo, è in grado di soddisfare i bisogni espressi dai giovani,
trasformandoli in adesione o interesse verso iniziative coerenti a tali bisogni, favorendo ed educando alla
progettualità che spesso manca nell’età adolescenziale e giovanile.

Si può concludere che i luoghi del tempo libero non sono capaci “in sé e per sé” di educare e di favorire la
realizzare degli intenti di socializzazione e realizzazione di sè dei giovani, ma lo possono diventare nella
misura in cui divengono teatro di iniziative socio-culturali, maggiormente coscienti della complessità delle
dinamiche giovanili, andando per altro nella direzione desiderata dai giovani, che nelle proprie risposte
richiedono maggiori iniziative culturali a esercizi, servizi pubblici e spazi urbani. Le associazioni del
territorio, alle quali i giovani e adolescenti aderiscono, possono essere un utile tramite, per far sì che nei
luoghi del tempo libero vengano attuate anche azioni educative e con valenza socio-culturale. L’efficacia
dell’associazionismo per i giovani viene testimoniata, nelle risposte al questionario somministrato, dalla
maggior capacità dei giovani che fanno parte o frequentano le realtà associative del territorio di individuare
iniziative coerenti con i propri interessi e progetti, di vincere la solitudine e il disagio. A conferma di ciò è
significativo che per i giovani che non aderiscono a forme di associazionismo le risposte riferite ai propri
interessi/progetti risultano in media incoerenti con le iniziative indicate nelle risposte relative ad eventi e
attività preferite.

I CAG, come modalità di aggregazione finalizzata alla prevenzione del disagio giovanile, devono
“competere” nella vasta scaletta d’impegni, interessi e desideri dei giovani con tutte le alternative scelte
dai giovani per trascorrere il proprio tempo libero. I giovani desiderano - tra problemi, impegni, rituali del
divertimento - recuperare spazio-tempo anche totalmente per sé stessi: da dedicare al relax, rigenerazione
e gratificazione personale, ad esempio coltivando propri hobby e interessi personali. Oggi i CAG dispongono
di un’offerta di servizi che soddisfa i giovani che hanno avuto modo di conoscerli. Tuttavia molti giovani non
conoscono affatto i CAG o presentano al riguardo un pregiudizio alimentato dal gruppo.

Dalla domanda su ciò che i giovani desiderano realizzare nel proprio tempo libero, per oltre il 90% dei
giovani emerge il desiderio di risolvere i propri problemi, personali e/o economici. Dunque la dimensione

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del disagio reale è maggiore di quella che emerge dal dato basato sulle sole domande esplicitamente
riferite al disagio (cap. 1), che da sole lo sottostimano, interessando il bisogno di benessere una quota
maggiore di giovani. Si ravvisano dunque possibilità di collaborazione tra soggetti diversi che a diverso titolo
sono interessati ai bisogni dei giovani nel tempo libero: Comuni, CAG, esercizi commerciali, Associazioni. Le
possibili collaborazioni potranno recepire i bisogni espressi dai giovani di maggiori iniziative socio-culturali,
con valenza educativa soprattutto alla socialità, tenendo conto delle dinamiche emerse che rappresentano i
bisogni, desideri e la complessità dell’universo giovanile.

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3. GIOVANI E FORMAZIONE-LAVORO
3.1 DOV’È IL LAVORO ?
Molte domande del questionario già analizzate - nei cap. 1 e 2 ai quali rimandiamo, centrate sul disagio, il
tempo libero, i luoghi dell’aggregazione, i desideri e le iniziative, ecc. - hanno fornito elementi di
approfondimento utili per analizzare la percezione della formazione/lavoro da parte dei giovani. È emerso
ad esempio che molti di quelli che dichiarano il desiderio di dedicare il proprio tempo libero alla crescita
personale e professionale o a risolvere i propri problemi economici, non sono anche interessati ad accedere
a iniziative coerenti con i propri bisogni, quali corsi, servizi di orientamento, risparmio, ecc. Una possibile
motivazione, contenuta nelle precedenti risposte, è la minor disponibilità economica dei giovani. Inoltre
emerge una diffusa mancanza di orientamento e capacità progettuale nelle scelte individuali, riguardanti i
luoghi da frequentare e le iniziative alle quali partecipare nel tempo libero, anche nel campo della
formazione/lavoro. Per i giovani tali scelte sono orientate, oltre che dai bisogni individuali, dai diktat
provenienti dal gruppo dei pari, espressione di quello che le risposte dei giovani e adolescenti rivelano
essere il primo bisogno per importanza, di relazione, riconoscimento e accettazione da parte dei pari.

Essendo presenti nei giorni attuali rilevanti problemi nel mercato del lavoro e nel sistema economico, già
descritti al cap.2, la prima domanda rivolta ai giovani “dove c’è più lavoro per i giovani?” intende testare la
percezione generale del problema e il personale stile di soluzione dello stesso da parte dei giovani. La
convinzione di fondo (“dove c’è più lavoro ?”) riveste importanza in termini di livello di motivazione iniziale
e può anche non coincidere con le reali azioni che l’intervistato ha intrapreso o desidera intraprendere, che
vengono testate alla successiva domanda (“cosa aiuta di più i giovani a trovare lavoro ?”) oggetto del
par.3.2. Ad esempio pur ritenendo che le migliori opportunità lavorative si trovano all’estero, l’intervistato
può indicare, come azione maggiormente desiderabile nel suo caso specifico, la ricerca di una
“raccomandazione” per trovare lavoro vicino casa. Le diverse alternative, indicative della motivazione
iniziale, tra cui i giovani sono stati invitati a scegliere nel questionario, sono riconducibili a tre diverse
modalità di ricerca della soluzione. A) Passività e rassegnazione di fronte al problema, sono espressi in tutte

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le risposte riferite a lavori precari e poco retribuiti, di tipo generico. B) La ricerca di una possibile soluzione
al problema lavorativo all’esterno dell’individuo, nelle risposte di chi immagina la propria occupazione solo
fuori dalle Marche, fuori dall’Italia, affidandosi alla possibilità o speranza che i genitori possano provvedere
o facilitare il proprio inserimento lavorativo. C) Infine la ricerca della soluzione al problema con le proprie
capacità, ad esempio mettendosi in proprio, cercando di sviluppare delle specializzazioni professionali
(settore innovazione, tradizione, sociale) oppure riscoprendo lavori pesanti/manuali ben retribuiti. Il
quadro complessivo che emerge è la netta convinzione da parte dei giovani che la soluzione per il proprio
lavoro debba provenire dall’esterno, con il 42,59% delle risposte totali orientate in questa direzione. I
giovani ripongono la massima speranza nell’Estero che registra la frequenza massima assoluta con il
23,81%. Il Nord Italia e il lavoro dei genitori convince i giovani nel 7% circa dei casi, mentre il pubblico
impiego è in forte ribasso, rappresentando la soluzione ideale solo per il 4,05% degli intervistati. I giovani
scelgono di accontentarsi nel 28,60% dei casi partendo dalla convinzione che devono essere disposti ad
accettare lavori poco retribuiti (13,44%) e a bassa specializzazione come il call center (8,22%), lavori di
baby-sitter, nei pub, bar (7,89%). Il restante 28,82% dei giovani dimostra con le proprie risposte di ricercare
la soluzione occupazionale facendo leva sulle proprie capacità, competenze personali, entrando nel merito
di una personale comprensione dell’evoluzione del mercato del lavoro. Le soluzioni di questo genere
vengono indicate dai giovani quasi tutte a pari merito con frequenze intorno al 7% (lavori nell’innovazione,
in proprio, lavori pesanti e manuali), la riscoperta di lavori tradizionali interessa il 4,46% dei giovani, mentre
il sociale viene indicato dal 3,18% degli intervistati. Rileva che il 93% dei giovani non si dimostra interessato
a mettersi in proprio.

Quasi un terzo dei giovani possiede una visione del mercato del lavoro orientata all’intraprendenza e al
problem solving. Un quarto tra i giovani orientati alle soluzioni più competenti considera l’autonomia o
l’assunzione del rischio d’impresa come la soluzione praticabile. Nei giovani stranieri si riscontra, rispetto ai
coetanei italiani, una maggior propensione alle soluzioni orientate all’accettazione di lavori precari/poco
retribuiti: la scelta di chi si accontenta tocca il 34,11% degli stranieri che aderiscono in misura maggiore
degli italiani anche a soluzioni provenienti dall’esterno con il 41,59%, a discapito di quelle basate sulle sole

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

proprie capacità che vengono preferite dal 24,30% degli stranieri. Rispetto all’età sono i più piccoli (10-14
anni) a riporre maggiore fiducia in sé stessi, con il 41,91% delle adesioni a soluzioni occupazionali
provenienti dalla persona. Nella classe 15-19 anni il primato viene riconquistato dalle soluzioni esterne con
il 38,27% e un distacco crescente sulle due alternative, ad aumentare nelle classi d’età 20-24 e 25-29 anni.
Viene da chiedersi - ma questa domanda non trova risposta all’interno della nostra indagine perché oggi è
appena giunta solo alla prima somministrazione - se la maggior fiducia in sé stessi delle generazioni più
giovani derivi dall’aver ricevuto modelli educativi più efficaci rispetto alle mutate condizioni del sistema
economico, oppure da slancio adolescenziale, destinato ad esaurirsi di fronte alle prime difficoltà che
verranno incontrate nell’affrontare la realtà? Se il questionario verrà somministrato con continuità, negli
anni successivi saremo in grado di monitorare l’evolversi di tale dinamica nel tempo.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

3.2 COSA FARE PER LAVORARE ?


Abbiamo chiesto agli intervistati “cosa aiuta di più i giovani a trovare lavoro?”, al fine di poter aggiungere
elementi di approfondimento sulle azioni concrete che i giovani attuano o desiderano poter attuare, in base
alla percezione generale del problema occupazionale dichiarata nella precedente risposta. Come azioni
funzionali all’ottenimento di interventi dall’esterno, abbiamo considerato l’attesa di concorsi pubblici, aiuti
per chi assume, alle imprese giovanili, la speranza in una “raccomandazione”. Come azioni strumentali ad
attuare soluzioni provenienti dai giovani stessi, abbiamo considerato l’accesso a corsi pratici dopo la scuola,
il ruolo degli Informagiovani, l’apprendistato, l’orientamento scolastico e professionale finalizzato a
sviluppare le proprie capacità di scelta, l’assistenza psicologica in caso di problemi personali. In questa
domanda incentrata sulle azioni dei giovani per la ricerca del lavoro, il 52,95% degli intervistati dichiarare
desiderare affidarsi ad azioni finalizzate a soluzioni interne. Tra tutte le azioni proposte, l’accesso a corsi
pratici dopo la scuola è quella che in assoluto ottiene il maggior riconoscimento d’efficacia dai giovani e
adolescenti con il 15,78% delle preferenze totali. Tra le azioni riconducibili a soluzioni esterne, che nel
complesso totalizzano il 47,05% delle preferenze, il primo posto viene assegnato ai concorsi pubblici, con il
13,72% delle risposte.

Si evidenzia un’apparente incongruenza, perché pur ravvisando che nel pubblico impiego c’è poco lavoro
(par.3.1) si pensa ancora che la modalità del concorso pubblico sia comunque la strada più efficace per
l’accesso al lavoro. “La raccomandazione” viene indicata dai giovani a parità di preferenza (11% circa) con
forme legali di sostegno pubblico all’occupazione quali i contributi pubblici alle assunzioni e alla creazione
di nuove imprese. Ciò indica il permanere nei giovani della speranza nella pratica della raccomandazione,
che nel settore d’impiego privato è una pratica legale per effettuare la selezione del candidato sulla base
della referenza fornita da una persona influente invece che sul merito. Quando interessa il settore del
pubblico impiego, la raccomandazione può riguardare l’adesione a comportamenti illegali, finalizzati a
manomettere le procedure di selezione pubblica. Dunque le azioni per la ricerca del lavoro, intraprese o
individuate dai giovani, anche quando coerenti con uno stile attivo di ricerca del lavoro, poggiano su

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
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motivazioni carenti per circa la metà dei giovani, essendo circa il 70% dei giovani convinto che le reali
possibilità occupazionali non provengono direttamente dalle proprie capacità personali, ma da fattori
esterni o dal sapersi accontentare (par. 3.1).

Ne esce un quadro generale dei giovani spaccati a metà nella percezione del mondo del lavoro/formazione:
tra chi investe con fiducia aspettative sullo sviluppo delle proprie capacità , conoscenze, esperienze e chi
invece spera in un aiuto dall’esterno proveniente dal deus ex machina di turno. Il confronto con le evidenze
del par. 3.1 sulle motivazioni sottostanti dei giovani, rilevando l’assenza di forti motivazioni anche per una
parte rilevante di quanti dichiarano di voler intraprendere azioni basate sulle proprie capacità, ridimensiona
la previsione di efficacia delle azioni per quanti sono demotivati: nell’attuale periodo di crisi, questi possono
arrendersi di fronte alle difficoltà con maggiore frequenza e probabilità dei coetanei più motivati, andando
in contro a maggiori rischi di frustrazione e disagio.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

3.3 CONCLUSIONI SU FORMAZIONE-LAVORO PER GIOVANI E ADOLESCENTI


Mettendo in relazione le risposte degli intervistati riferite alla motivazioni sottostanti alla percezione del
mondo del lavoro, con quelle sulle azioni intraprese e da intraprendere per la propria formazione
professionale e lavoro, si rileva che un quarto circa dei giovani aderisce a modalità attive e competenti di
formazione e ricerca del lavoro, con motivazione forte, fondata nel poter ottenere giovamento dalle
proprie capacità e competenze maturate. La restante parte dei giovani è demotivata o ha motivazione non
forte. Un quarto dei coetanei è demotivato dalla convinzione di doversi accontentare in partenza di lavori
poco retribuiti e poco qualificati. I due quarti sono demotivati dal ritenere che il successo occupazionale
dipenda, più che dalle proprie capacità, dal cercare lavoro fuori dalle Marche, avere in famiglia un’attività
già avviata o una rete di conoscenze anche al fine di ottenere una “raccomandazione”. Dunque una parte,
pari al 50% circa, di quanti dichiarano di aderire a soluzioni attive di formazione e ricerca del lavoro,
presentano motivazioni deboli o non forti. Un terzo circa degli “scoraggiati” dichiara - seppur con bassa
motivazione - di riconoscere utili i percorsi più esperti di ricerca del lavoro e formazione professionale. I
restanti due terzi degli scoraggiati, si affidando all’attesa di sostegno o di migliori condizioni occupazionali
provenienti dall’esterno.

l quadro generale viene confermato dalla non corrispondenza, nelle frequenze rilevate, tra le azioni per la
ricerca del lavoro che i giovani dichiarano di scegliere e le motivazioni sottostanti in termini di percezione
delle possibilità occupazionali. Viene anche confermato dalla consistenza pari al 46% dei disoccupati che
non hanno cercato lavoro nell’ultima settimana, come conseguenza dei sopra analizzati fenomeni di attesa
e scoraggiamento, che la presente indagine ha misurato nel 47% degli intervistati, che con uno scarto
dell’1%, corrispondono esattamente all’incidenza di quanti in caso di disoccupazione rinunciano a cercare
lavoro. Dunque è la credenza che l’occupazione debba provenire da fattori esterni anziché dalle proprie
capacità, a comportare in caso di disoccupazione la rinuncia alla ricerca del lavoro. Ciò viene avvalorato
dalla vicinanza tra le due incidenze percentuali misurate nel presente studio. Tale credenza trova le sue
radici nella percezione da parte dei giovani, analizzata al cap.1, che il lavoro non sia tra le principali
modalità d’espressione della personalità.

L’indagine rileva la conoscenza da parte dei giovani dei servizi pubblici del territorio per la formazione
professionale e ricerca attiva del lavoro. Tuttavia si riscontrano carenze rilevanti, interessando quasi il 50%
degli intervistati, sul versante degli interventi educativi utili per sviluppare la necessaria motivazione
personale dei giovani alla ricerca attiva del lavoro, in assenza della quale i servizi pubblici finalizzati alla
formazione-lavoro rischiano di essere degli strumenti sotto utilizzati dai giovani oppure utilizzati con scarsa
motivazione. Di tale carenza di motivazione dei giovani non si può superficialmente incolpare gli uffici
pubblici preposti all’erogazione dei servizi, in quanto il cambiamento dei modelli socio-culturali, spesso
diffusi e prevalenti, si può ottenere solo favorendo la presa di coscienza da parte dei giovani, mediante
l’intervento di rete tra tutti i soggetti coinvolti nell’educazione dei giovani. Come rilevato dall’analisi, si
riscontra l’utilità di interventi di promozione di una cultura della formazione-lavoro maggiormente
adeguata ai tempi, più orientata alla ricerca di soluzioni da parte della persona che all’attesa di interventi di
sostegno esterni, partendo dalla comprensione che il lavoro è espressione delle proprie caratteristiche
personali, non solo diritto-dovere e mezzo di sostentamento materiale. Le dinamiche evidenziate, con
riferimento al lavoro e alla formazione professionale, rivelano consistenti rischi di disagio personale, che
interessano i giovani che non sono in grado di attuare modalità attive di ricerca del lavoro, i disoccupati-
scoraggiati che si ritirano dalla ricerca del lavoro, quanti presentano un’ evidente dicotomia tra convinzioni
e aspettative riposte nell’esterno, quanti riscontrano l’insuccesso delle azioni intraprese con insufficiente
motivazione o indirizzano i propri sforzi in direzioni sbagliate o incoerenti con i propri desideri, capacità,

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

caratteristiche e bisogni personali. Tale disagio raggiunge la massima evidenza in quanti riconoscono la
necessità di ricorrere ad un’assistenza psicologica come ausilio alla ricerca del lavoro (4,41%). La massima
evidenza non esaurisce la dimensione del disagio che è ben più diffuso e presenta i maggiori rischi proprio
in quanti ne subiscono gli effetti senza consapevolezza delle cause e informazione sui possibili rimedi. Data
la grande considerazione attribuita dai giovani e adolescenti ai pari, all’associazionismo giovanile, ai luoghi
del tempo libero, questi possono avere un ruolo promozionale verso la diffusione di modelli socio-culturali
congeniali al benessere, alla riduzione del disagio, allo sviluppo di motivazioni verso scelte personali
adeguate nel campo della formazione-lavoro. PRAXIS ha sperimentato con successo, nel medesimo
progetto che ha portato alla somministrazione del presente questionario nei luoghi del tempo libero,
l’attuazione di una serie d’interventi di animazione sociale, presso spazi urbani, esercizi pubblici, servizi
comunali per l’aggregazione giovanile, in collaborazione con scuole, associazioni del territorio, esercenti
pubblici e Comuni. Questa esperienza ha portato alla costituzione della Rete “Tempo Giovani” per
sviluppare in sinergia nuove iniziative finalizzate allo scopo, nella convinzione che sempre - e a maggior
ragione nel presente momento di crisi socio-economica - benessere personale, tempo libero e formazione-
lavoro non sono dimensioni ciascuna a se stante, ma aspetti fortemente interrelati dell’esistenza, come
espressione della personalità e dei bisogni di socialità dei giovani. Perciò gli interventi efficaci non possono
trascurare tale interrelazione.

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

CONCLUSIONI “AL TEMPO DEI GIOVANI” 2012


Nel presente momento, di epocali cambiamenti nel mercato del lavoro e instabilità del sistema economico,
l’universo giovanile e adolescenziale rischia di non essere preparato ad attuare i cambiamenti necessari per
affrontare la crisi. I modelli culturali ed educativi provenienti dal mondo degli adulti spesso sono “cattivi
maestri”, per difetto d’abitudine o per essere funzionali agli stessi sistemi economico-finanziari oggi in crisi.
Nella ricerca di socialità i più giovani esprimono, come forte bisogno tipico della propria età, quello di
accettazione e riconoscimento da parte dei propri coetanei. Possono essere spinti, proprio dalla cultura
proveniente dagli adulti, alla ricerca del benessere personale ed occupazionale tramite facili scorciatoie,
soluzioni a basso investimento affettivo, illusoriamente senza sforzo. Tali comportamenti e convinzioni,
inefficaci ai fini della riduzione del disagio personale, si rivelano anche inefficienti dal punto di vista
occupazionale e formativo. Nuove soluzioni possono provenire dalle famiglie, dalla scuola, dall’Università,
dal mondo del lavoro. Tuttavia sono la formazione professionale, l’associazionismo e i luoghi del tempo
libero a poter apportare con maggior rapidità d’intervento, il proprio contributo educativo a beneficio dei
giovani e adolescenti, che manifestano spontanea adesione e predisposizione a recepirne gli stimoli. Il
progetto “Al Tempo dei Giovani” ha dimostrato la possibilità di collaborazione tra soggetti, lontani per
vocazione, sensibili ai giovani: Scuole, Comuni, Associazioni e cooperative sociali, esercizi pubblici.

Le considerazioni esposte nei tre capitoli si sono volutamente focalizzate sugli elementi di maggior
problematicità. Non per effettuare un’analisi in negativo, ma al contrario per condividere i dati utili alla
ricerca di margini di miglioramento, con tutti gli adulti coinvolti a vario titolo nelle attività socio-culturali ed
educative, per consentire agli adulti di analizzare alcune specificità dell’universo giovanile che talvolta gli
adulti tendono a trascurare. Dalla ricerca sono evidenti numerose eccellenze per le Marche, tra le quali
l’associazionismo, i risultati raggiunti dai CAG, il sistema della formazione-lavoro, la propensione dei giovani
e adolescenti alle relazioni interpersonali anche interculturali ed altri. Tali eccellenze sono state esposte
come punto di partenza verso nuovi traguardi, per il benessere e la promozione sociale dei giovani.

La PRAXIS ha progettato insieme alla propria equipe multidisciplinare il presente questionario, gli strumenti
d’analisi statistica e d’animazione socio-culturale al fine di consentirne l’utilizzo nel tempo da parte delle
Scuole, Comuni, Associazioni e cooperative sociali, centri d’aggregazione ed esercizi pubblici delle Marche.
La prima somministrazione del questionario nel 2012, ha costituito un banco di prova efficace per questo
nuovo strumento, volendo essere sia una fonte di dati “freschi” per la misurazione nel nostro territorio di
fenomeni la cui esistenza è largamente comprovata dalle scienze sociali, sia uno strumento di pronta
rilevazione delle nuove tendenze dell’universo giovanile, che per definizione è multiforme e velocemente
mutevole e pertanto necessita di applicazioni, come la presente, in grado di rilevarli con agilità.

Ci auguriamo di poter contribuire “al tempo dei giovani” anche grazie a questo nuovo strumento e
all’utilizzo che ne verrà fatto da parte di tutti gli interessati. PRAXIS è disponibile a recepire critiche
costruttive, proposte di integrazione e collaborazioni. PRAXIS promuove l’utilizzo del questionario “Tempo
Giovani” da parte degli enti pubblici e privati, che possono usarlo in totale autonomia oppure usufruendo
dei servizi di assistenza, animazione sociale e consulenza dei professionisti PRAXIS.

Il progetto “Al tempo dei giovani” ha portato alla costituzione della Rete “Tempo Giovani”, che al momento
attuale conta 52 soggetti (pubblici e privati). Tutti gli enti, scuole, Comuni, esercizi pubblici, persone private
interessate al benessere dei giovani e adolescenti possono aderire alla Rete contattando PRAXIS (recapiti
indicati ai siti internet www.associazionepraxis.it – www.tempogiovani.it oppure telefonare al 349/0817818).

1 Settembre 2012

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Al Tempo dei giovani, studio statistico sui giovani e adolescenti della Marche, tra luoghi del tempo libero,
benessere e percezione della formazione lavoro. PRAXIS. Settembre 2012. Massimo Surdo.

PRAXIS ringrazia quanti hanno collaborato alla presente iniziativa


in particolare:

e le Scuole Superiori :

ANCONA

Istituto di Istruzione Superiore "Vanvitelli-Stracca-Angelini", tutte le classi 3e, 4e, 5e


Istituto d' Arte "Mannucci" , tutte le classi 3e, 4e

CIVITANOVA MARCHE

Istituto Comprensivo "S.Agostino"

FERMO

Liceo delle Scienze Umane "Annibal Caro", classi 4e, 5e

JESI

Liceo Scientifico "Leonardo Da Vinci"

Istituto Tecnico Statale "P. Cuppari", classi 4e, 5e

MACERATA

Liceo scientifico "G.Galilei"

Liceo artistico

Istituto Tecnico per Geometri "Bramante"

ITC ragioneria "A.Gentili"

ITAS "M.Ricci"

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