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SCHEDA LIBRO – L’uomo che diventò un bastone

Titolo originale: Bō ni natta otoko (棒になった男


L’uomo che diventò un bastone)

Autore: Abe Kōbō

Anno di prima pubblicazione: 1969


(sulla rivista ‘Gunzo’, successivamente pubblicato
dalla casa editrice Shinchōsha nello stesso anno)

Numero di pagine: 135

Traduzioni in lingue europee:

“The Man Who Turned into a Stick”, traduzione di


Donald Keene, University of Tokyo Press, 1975,
Tokyo

Sinossi:
Una misteriosa valigia, un pugile sull’orlo di una crisi esistenziale e due inquietanti emissari
dall’inferno alla ricerca di un bastone sono i personaggi principali che popolano l’universo
distopico al centro dell’opera L’uomo che diventò un bastone. La valigia”, prima delle tre
pièce, vede sulla scena una situazione surreale in cui è coinvolta una coppia di amiche alle
prese con la decifrazione del contenuto dell’omonima valigia, “Il precipizio del tempo”, è
interamente dominato dalla riflessione, sotto forma di flusso di coscienza, di un pugile sulla
sua carriera ormai in declino e il conclusivo “L’uomo che diventò un bastone” narra la ricerca
da parte di due emissari dall’inferno di un bastone, in realtà un uomo trasformato per caso
in oggetto, con l’obiettivo di catalogarlo secondo un minuzioso sistema archivistico nella
propria banca dati infernale.

Sull’autore:
Abe Kōbō, pseudonimo di Kimifusa Abe, è stato uno scrittore e drammaturgo giapponese.
Nasce a Tokyo nel 1924 e si trasferisce in Manciuria, dove passerà la sua infanzia fino
all’età di sette anni quando a causa dell’occupazione giapponese sarà costretto a trasferirsi
in Giappone. Nel 1948 consegue la laurea in medicina seguendo l’esempio paterno. In un
paese segnato dalla guerra, dove perdita di identità e alienazioni diventano le coordinate di
un malessere comune, espresso in forma di traumi collettivi e crisi personali, Abe inizia a
scrivere i suoi primi racconti che nel 1951 che gli permetteranno di vincere l’ambito premio
Akutagawa. Autore di celebri romanzi quali “La donna di Sabbia”, “L’uomo scatola” e “L’arca
ciliegio”, la fortuna letteraria di Abe Kōbō è legata soprattutto alla narrativa, mentre risulta
meno studiata la sua estesa produzione teatrale a cui si dedica sin dai suoi esordi letterari.
Nel 1971, insoddisfatto dalla messa in scena delle proprie pièce, fonda “L’Abe Kōbō Studio”,
la propria officina teatrale, dove produrrà e dirigerà tutti i suoi drammi. Abe Kōbō muore nel
1994 all’età di 87 anni, imponendosi come uno degli scrittori di spicco dell’avanguardia
artistica e letteraria del Giappone del dopoguerra.

Genere:
L’uomo che diventò un bastone è una raccolta di tre opere teatrali scritte nell’arco di 10 anni,
successivamente raggruppate per volontà dell’autore nel 1969, diventando una delle opere
più rappresentative e sperimentali della sua produzione teatrale
L’opera esemplifica l’essenza del teatro di Abe Kōbō; un teatro concettuale, frammentario
dove la realtà e l’irrealtà convivono in un equilibrio sapientemente orchestrato e mai
eccessivo. Affine per sensibilità alla corrente europea del teatro dell’assurdo, la peculiarità
della raccolta teatrale consiste proprio nella sua difficoltà di catalogazione all’interno di un
genere prestabilito. Infatti personaggi umani, fantastici e oggetti parlanti danzano all’interno
di un mondo onirico dove la trama è posta in secondo piano lasciando spazio al dubbio e
alle suggestioni. In un periodo in cui il teatro giapponese era ancorato a canoni prestabiliti
dalla tradizione, Abe si distacca completamente, esplorando una nuova direzione in cui la
scrittura teatrale trova la sua più alta forza di espressione sul palcoscenico.
Le tre piéce che compongono la raccolta, sottotitolate dall’autore Nascita, Processo e Morte
rappresentano un viaggio interiore nella psiche e nella condizione umana e trovano il loro
acme ideale nell’ultimo omonimo dramma “L’uomo che diventò un bastone”.