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CONFRONTO TRA CAVALCANTI E LUZI

La poesia di Cavalcanti appartiene al periodo del Medioevo: la donna è angelicata, è oggetto di un


amore quasi soltanto spirituale ed è irraggiungibile per l’uomo.
Come possiamo notare con una prima occhiata, la poesia di Cavalcanti verte su vari temi: la donna
come portatrice di luce (che fa tremar di chiaritate l’âre) e di amore (e mena seco Amor); lo
sbigottimento dell’uomo di fronte alla vista estatica della donna; la donna come creatura perfetta,
umile e aggraziata; l’impossibilità che ha l’uomo di poter descrivere né quantificare minimamente
l’aspetto, la perfezione e la bellezza della donna amata.
Cavalcanti, perciò, offre una notevole quantità di temi. Questo gli è possibile poiché era uno
stilnovista: la cerchia letteraria a cui apparteneva era sì costituita da poeti, ma non ci si limitava solo
a questa attività. Si potrebbe dire che gli stilnovisti fossero anche filosofi, teorici di un amore
spirituale, perfetto, elevato, che raffigurava la donna come una creatura angelica.
Perciò, era necessario non solo, attraverso le poesie, comunicare i propri sentimenti, ma quasi
divulgare ed esporre le idee di questa cerchia di “anime nobili”. Per questo il sonetto di Cavalcanti è
così ricco di spunti e di temi.
Egli descrive la donna in modo fragoroso: l’uomo che la vede arrivare è sbigottito e quasi accecato
dalla luce paradisiaca che l’amata emana intorno a sé. La donna porta con sé l’Amore, che colpisce
i cuori di tutti gli uomini.
Quando la donna gira gli occhi per guardare lo spettatore, questi rimane ancora più esterrefatto: non
riesce a descrivere la sua bellezza, poiché essa appartiene a un altro mondo (la beltade per sua dea
la mostra).
L’uomo non è in grado di comprendere a pieno la bellezza della donna: la mente umana, così
imperfetta, non potrà mai confrontarsi con una creatura divina.

Mario Luzi nasce a Castello, vicino a Firenze, nel 1914. Nel 1932 si iscrive alla facoltà di Lettere
all’università di Firenze, dove stringe amicizia con alcuni giovani che costituiscono il nucleo
originario della rivista “Il Frontespizio”, voce del movimento ermetico. Entra, inoltre, in contatto
con i letterati della rivista “Solaria”, tra i quali si trova Montale.
L’esordio letterario di Mario Luzi risale proprio a quegli anni; nel 1935, infatti, pubblica la
sua prima raccolta poetica, La barca. Luzi inizia a insegnare in un istituto magistrale di Parma, ma
poco tempo dopo si trasferisce a Roma.
Vivrà ancora dalle parti di Firenze. Negli anni Ottanta Luzi riceve diversi premi e
riconoscimenti. Nel 2004 al suo novantesimo compleanno viene nominato senatore a vita dal
Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi; pubblica nello stesso anno la raccolta Dottrina
dell'estremo principiante. Nel 2005 muore a Firenze, dove viene seppelito nella Basilica di Santa
Croce.
La prima differenza che notiamo in questa poesia rispetto a quella di Cavalcanti (tralasciando
l’enorme differenza di stile) è il tema unico. Cavalcanti, come abbiamo detto, nel sonetto propone
diverse tematiche, mentre Luzi si limita a rivolgersi direttamente alla sua amata.
Egli chiede alla donna di non andarsene da lui, lasciandolo solo nella sua stanza, in una sorta di
“buio d’amore” (non lasciare l’eclisse di te nella mia stanza).
Il poeta si sente all’oscuro, insicuro senza la sua amata. Questa, perciò, è la tematica comune ai due
componimenti: la donna come portatrice di luce (chi ti cerca è il sole).
Non possiamo parlare di concezione stilnovistica nel testo di Luzi, ma certamente qualche retaggio
è rimasto. Come Cavalcanti, la donna (e, in generale, l’oggetto dell’amore) viene vista come una
creatura quasi divina, la sola che possa portare una luce paradisiaca che si spande ed effonde pace.
L’uomo di fronte alla donna è sì sbigottito (anche se questo aspetto non compare nella poesia di
Luzi), ma è gioioso: la luce della donna è simbolo del sole, cioè di Dio. La donna è un angelo che
rischiara la vista dell’amato.
Quando la donna se ne va, la sua luce svanisce e l’amante non può che implorarle di rimanere con
lui.
Su quest’aspetto, però, la differenza tra Cavalcanti e Luzi è la questione della “pace”: Cavalcanti
vive l’amore come un sentimento tormentato, in cui non si può parlare di “pace”, mentre Luzi (che
esprime la concezione moderna dell’amore) vive il sentimento come una situazione di grande gioia
e serenità, dovuta alla presenza della donna.

Chiariamo ora quale sia la concezione moderna dell’amore.


Come si può facilmente intuire, il pensiero moderno è molto vicino alla poesia di Mario Luzi. Il
sentimento amoroso è visto, nella maggior parte dei casi, come un arricchimento della persona,
come il ritrovamento di un’altra metà complementare alla nostra, capace, perciò, di donarci luce e
gioia.
Quando l’oggetto dell’amore si allontana da noi, lasciandoci soli, ecco che la luce inizia ad
affrancarsi con esso. In quel momento noi vorremmo ancora che l’amata stia vicino a noi.
Questo concetto è totalmente opposto a quello di Cavalcanti, quando nella canzona Donna me
prega egli definisce l’amore come un sentimento che “luce rade”, nonostante nel sonetto egli abbia
detto che la donna “fa tremar di chiaritate l’âre”. Cavalcanti, infatti, distingue due tipi di “luce”: la
prima è la luce della ragione, obnubilata dalla passione amorosa; la seconda è la luce della bellezza,
una luce divina, che però anch’essa acceca l’amante, che si trova spaesato.
La prima opinione di Cavalcanti è certamente condivisa dalla concezione moderna, ma l’amore è
ora visto con più serenità, come un sentimento che dà pace, e non che crea travaglio.
Però una cosa l’abbiamo conservata: la donna come portatrice di luce. Che sia essa la luce della
bellezza o la luce di un angelo, il sentimento che ci fa provare è certamente rinnovativo.

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