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L’INVOLUCRO EDILIZIO: REQUISITI

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SCHEDA

E STRATEGIE PROGETTUALI
A. Catani © by Mondadori Education S.p.A. - MIlano

1. Strutture costituenti l’involucro edilizio e requisiti

Nell’organismo edilizio l’involucro perimetrale è la sede privilegiata d’interscambio tra


lo spazio confinato interno e l’esterno, col quale si relaziona.

L’involucro edilizio ha l’esclusiva funzione di rapportarsi direttamente con le condizioni


climatiche esterne quali freddo, caldo, umidità, precipitazioni, vento, luce; con gli aspet-
ti critici del luogo, quali le fonti di inquinamento acustico, elettromagnetico, dell’aria, ma
anche con i suoi elementi di valore quali il paesaggio naturale o l’ambiente costruito esi-
stente. L’involucro è costituito dall’insieme delle strutture edilizie esterne che gli danno
forma e lo delimitano, a loro volta costituite da diversi componenti e materiali a spesso-
re variabile.

Le strutture costituenti l’involucro attraverso cui l’edificio entra in relazione con


l’esterno sono:
1. strutture orizzontali verso il terreno o l’esterno (si veda Scheda Verde 4);
2. strutture opache verticali perimetrali (si veda Scheda Verde 5);
3. coperture piane e inclinate (si veda Scheda Verde 6);
4. chiusure trasparenti (si veda Scheda Verde 7).

In relazione al soddisfacimento dei requisiti tecno-funzionali ed energetici specifi-


ci delle singole strutture, l’involucro edilizio deve essere ideato in modo da:
• isolare da temperature rigide esterne e quindi ridurre la dispersione del calore pro-
dotto dalle fonti di riscaldamento interno;
• isolare, smorzare, sfasare, proteggere dal calore esterno estivo;
• impedire fenomeni di condensa;
• impermeabilizzare dall’acqua e dalla risalita capillare provenienti dal contatto con il
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terreno;
• convogliare e/o allontanare o recuperare l’acqua piovana dall’edificio;
• isolare dai rumori.

In relazione al soddisfacimento dei requisiti di bioecocompatibilità e di efficienza


energetica d’insieme dell’organismo edilizio, la progettazione dell’involucro edilizio
deve prevedere:
• una forma, composizione, orientamento e una disposizione e ampiezza delle aperture
non casuali, rapportati criticamente e consapevolmente alle caratteristiche climatiche
del luogo: finalizzati alla captazione dell’energia solare passiva invernale; alla protezio-
ne dal surriscaldamento estivo, dai venti dominanti, dagli agenti inquinanti esterni;
alla valorizzazione della ventilazione e dell’illuminazione naturale;
• l’utilizzo di materiali e componenti naturali, non tossici, non inquinanti, in stretta rela-
zione con le caratteristiche climatiche del luogo, a loro volta strettamente legate alle
risorse e alla tradizione culturale costruttiva locali; composti, associati e messi in opera
in modo da garantire un loro corretto funzionamento e la traspirabilità dell’involucro.

In relazione al soddisfacimento dei requisiti di qualità culturale, l’involucro edilizio


deve essere ideato valutando con consapevolezza il contesto paesaggistico e/o urbano in
cui si inserisce.
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2. Dispersioni termiche e strategie progettuali

L’uomo sin dall’antichità ha trovato riparo dalle rigide temperature invernali all’inter-
no di spazi confinati, che si sono evoluti dagli anfratti naturali alle capanne, ad abita-
zioni sempre più organizzate; ha cercato di riscaldare questi spazi artificialmente,
accendendo fuochi all’interno, cioè producendo calore, per attenuare il proprio disa-
gio termico.

Il calore prodotto artificialmente all’interno di spazi confinati tende a fluire natu-


ralmente verso l’esterno e deve essere integrato in continuazione per poter man-
tenere costanti le temperature interne di comfort. Il legno, utilizzato come combusti-
bile nel passato, ha sempre costituito un’abbondante risorsa energetica; non è così
oggi per il petrolio che lo ha sostituito. La dispersione verso l’esterno del flusso di
calore prodotto all’interno degli spazi confinati può essere ostacolata costruendo
innanzitutto un involucro edilizio con materiali poco conduttivi e specificamente
isolanti. L’isolamento delle strutture (figg. 1-3) costituenti l’involucro (strutture
verticali, siano esse opache o trasparenti, strutture di copertura, strutture orizzonta-
li a contatto con il terreno o ambienti non riscaldati) costituisce dunque la principa-
le strategia ai fini del mantenimento del calore prodotto internamente e del conse-
guente risparmio energetico invernale. Dell’isolamento di ogni specifica struttura di
fabbrica si parlerà nella relativa sezione.
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Fig. 1 Strutture verticali opache isolate internamente con pannelli di sughero bruno.
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Fig. 3 Copertura
isolata all’estrados-
so con pannelli di
sughero biondo.

Fig. 2 Sezione di infisso ad alte prestazioni energeti-


che “Activa” (Sudtirol Fenster), con Uw 0,8.

Ulteriori contributi alla riduzione delle dispersioni termiche di un edificio in regime


invernale, e dei conseguenti dispendi energetici ed economici, sono dati dal rendimen-
to dell’impianto di riscaldamento (non trattato in tale sede) e dalla valorizzazione
progettuale degli apporti invernali di energia solare passiva.

Il sole costituisce la più importante fonte di energia naturale gratuita di cui l’uomo
dispone. In inverno l’edificio è investito da una minore quantità di radiazione solare
rispetto all’estate. Tale radiazione risulta essere concentrata sulle sue superfici
verticali esposte a sud, dove i raggi solari molto obliqui sono in grado di pene-
trare profondamente all’interno attraverso i sistemi verticali vetrati (fig. 4).

Per questo motivo è preferibile valorizzare l’apporto gratuito di energia, fornito


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dal sole, sviluppando ed orientando l’edificio in modo tale che le sue superfici
verticali siano il più possibile esposte a sud e dotare le stesse di ampie apertu-
re, opportunamente schermate superiormente contro il surriscaldamento esti-

Fig. 4 Percorso apparente del


sole in inverno (latitudine 44° 51’).
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vo, su cui articolare gli ambienti della zona giorno. La superficie di captazione
dei sistemi vetrati può essere inoltre estesa attraverso uno sviluppo in vere e proprie
“serre” di captazione solare passiva (fig. 5).

L’esposizione a sud dell’edificio lo predispone anche all’installazione dei sistemi solari


attivi (collettori solari per la produzione di acqua calda e riscaldamento e pannelli foto-
voltaici per la produzione di energia elettrica), non trattati in questa sede (figg. 6-7).
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Fig. 5 Linz, Solar City, intervento di Renzo Piano.

Figg. 6-7 Pannelli solari termici e pannelli solari fotovoltaici.


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Nel nostro emisfero e alle nostre latitudini le facciate orientate a nord non risultano
essere mai investite dalla radiazione solare diretta e sono più esposte ai venti
dominanti e alle intemperie. Per questo motivo è preferibile caratterizzare le
superfici verticali di un edificio esposte a nord con aperture di minore dimensio-
ne rispetto a quelle esposte a sud o proteggerle attraverso ambienti con funzione
di tampone termico.

Tali ambienti possono essere non solo spazi tecnici di servizio quali garage, depositi,
ripostigli, ma anche logge, collegate agli ambienti principali e alle verande a sud, per
offrire la possibilità di vivere la zona a giorno in relazione alle stagioni, aprendosi d’inver-
no al sole e al tepore a sud e d’estate all’ombra e al fresco a nord.

Lo sviluppo dell’edificio secondo l’asse E-O aumenta le superfici verticali idonee alla
captazione solare invernale e riduce le superfici verticali esposte ad est-ovest, che
d’estate, rispettivamente al mattino e al pomeriggio, sono soggette all’incidenza quasi
perpendicolare dei raggi solari e al conseguente surriscaldamento (fig. 8).
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Fig. 8 Schema distributivo degli spazi abitativi in relazione all’esposizione solare.


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3. Surriscaldamento estivo e strategie progettuali

In relazione al comfort abitativo e al risparmio energetico, le caratteristiche climatiche


di un luogo rendono prioritari alcuni problemi rispetto ad altri.

Luoghi prevalentemente freddi pongono la priorità del mantenimento del calore, della
riduzione delle dispersioni termiche in regime invernale e dei conseguenti dispen-
di riconducibili agli impianti di riscaldamento, attuabile attraverso l’isolamento
delle strutture, l’efficienza degli impianti, la valorizzazione progettuale dell’energia
solare passiva e il contributo dei sistemi solari attivi.

Luoghi prevalentemente caldi pongono la priorità della riduzione del surriscalda-


mento degli ambienti interni in regime estivo e dei conseguenti dispendi riconduci-
bili agli impianti di condizionamento.

Climi freddi in inverno e caldi d’estate richiedono attenzione progettuale per entram-
bi i problemi. Nel nostro emisfero e alle nostre latitudini in estate l’edificio è investito
da una maggiore quantità di radiazione solare rispetto all’inverno. Tale radiazione
risulta essere concentrata, nelle ore centrali delle giornata, sulle superfici orizzon-
tali e/o inclinate di copertura e nella mattinata sulle superfici verticali esposte ad
est e nelle ore pomeridiane sulle superfici esposte ad ovest, con raggi quasi perpen-
dicolari ad esse, in grado di penetrare profondamente all’interno, attraverso i sistemi
verticali vetrati. I raggi incidenti sulle superfici verticali esposte a sud, vetrate o
non, sono invece meno diretti.

Questo è dovuto al fatto che in estate il sole effettua un percorso apparente più lungo,
sorge e tramonta con i massimi angoli azimutali e ha le massime altezze sull’orizzon-
te (fig. 9).

Contro il surriscaldamento estivo dell’edificio dovuto all’eccesso di energia solare


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diretta, è necessario utilizzare: strutture a grande inerzia termica o ventilate; scherma-


ture compositive e integrative idonee a ostacolare la penetrazione dei raggi solari e l’abba-

Fig. 9 Percorso apparente del


sole in estate (latitudine 44° 51’).
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gliamento estivo; strategie progettuali idonee a favorire la ventilazione naturale e il


miglioramento del microclima locale.

È importante che si tenga conto di tutte le possibili


strategie a disposizione per scegliere contemporanea-
mente quelle più adeguate alla risoluzione dei pro-
blemi progettuali contestuali e più idonee ad attivare
contributi sinergici.

Le strutture ad elevata inerzia termica sono strut-


ture caratterizzate da una massa consistente, in grado di
accumulare, attenuare, sfasare il calore esterno dovuto
alla radiazione solare (vedi Scheda Verde 3, Verifica
del comportamento di una struttura in regime esti-
vo). In climi mediterranei, come il nostro, soluzioni
costruttive massive in muratura, a grande inerzia termi-
ca, associate a strati di isolamento termico contenuto,
costituiscono ancora un’efficace risposta rispetto ai
Fig. 10 Sezione verticale espulsione sistemi costruttivi leggeri iperisolati.
aria calda (brevetto Tecology).
In estate la massa trattiene accumulandolo il calore
esterno per un certo lasso di tempo prima di rilasciarlo
e nel rilasciarlo lentamente va a sfasare e attenuare i
picchi di calore, diminuendo così la domanda di raffre-
scamento. In inverno la massa accumula il calore pro-
dotto dal riscaldamento interno ed è in grado di resti-
tuirlo nelle ore tardo-notturne a riscaldamento spento.

Le strutture ventilate sono strutture perimetrali asso-


ciate a un isolante esterno che ostacola la dispersione del
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calore prodotto internamente e ad un’intercapedine


d’aria in movimento, che le separa dal contatto diretto
con l’irraggiamento solare, impedendo la trasmissione del
calore per conduzione. Il rivestimento esterno che si
interfaccia con il clima, opportunamente fissato alla strut-
tura, può essere realizzato con diversi tipi di materiali
che, in relazione al luogo e al contesto, possono spaziare
Fig. 11 Sezione verticale in corrispon-
dai materiali lapidei ai laterizi, al legno, fino ai manti erbo-
denza apertura (brevetto Tecology). si (figg. 10-13).

Fig. 13 Dettaglio pian-


Fig. 12 Sezione verticale accesso aria ta in corrispondenza
più fredda (brevetto Tecology). apertura.
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Le schermature sono soluzioni progettuali che hanno l’obiettivo sia di ostacolare la


penetrazione, attraverso le aperture, dei raggi solari all’interno dell’edificio, per evitare
il surriscaldamento e l’abbagliamento diretto, sia di ostacolare l’investimento diretto dei
raggi solari sulle strutture opache, sia di creare spazi abitati esterni all’edificio, d’ombra
e di mitigazione climatica, ad esso integrati.

In particolare, per i motivi precedentemente esposti, le superfici verticali esposte ad est


e ovest necessitano di schermature verticali, le superfici verticali esposte a sud e quel-
le orizzontali necessitano di schermature orizzontali, il cui dimensionamento, tuttavia,
non deve essere di ostacolo alla penetrazione dei raggi solari nella stagione fredda (non
deve cioè penalizzare la captazione solare invernale).

Le schermature possono essere:


• di tipo compositivo-formale, come la previsione di porticati, logge, balconi, pen-
siline, sporti di copertura (figg. 14-17);

Fig. 14 Sicilia, Agrigento, tempio, con spazi d’om- Fig. 15 Toscana, Pienza, Palazzo del Rossellino, con
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bra e di mitigazione climatica integrati. logge integrate nella facciata sud.

Fig. 17 Bolzano, Lana, sporto della copertura ideato in


modo da far entrare i raggi invernali e da allontanare
l’incidenza degli alti raggi solari estivi sulle vetrate, con
ausilio di pergolati a foglie caduche.

Fig. 16 Grecia, schermature orizzontali costituite da


balconi e sovrastanti tettoie.
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• di tipo tecnologico, come l’installazione di frangisole, veneziane, persiane, ten-


daggi (figg. 18-22);

Fig. 18 Schermatura orizzontale con frangisole metallico per-


pendicolare alla facciata.

Figg. 19-20 Schermature verticali, parallele alla facciata, con elementi frangisole ad andamento orizzonta-
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le e verticale.

Figg. 21-22 Utilizzo di tendaggi esterni per schermature verticali ed inclinate.


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• di tipo naturale quale l’uso del verde integrato e non alle strutture architetto-
niche, come pergolati, tetti a giardino, pareti verdi o la semplice previsione di
alberature nelle vicinanze (fig. 23-26).

Fig. 23 Tetto giardino,


con schermatura oriz-
zontale costituita dalle
fronde degli alberi
(Casa Hundertwasser,
Vienna).

Fig. 24 Persiane e per-


golato a schermatura
verticale e orizzontale
delle aperture.
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Fig. 25 Parete vegetale (Marché des


Halles, Avignone).

Fig. 26 Utilizzo di verde non integrato: alberature ad alto fusto


(edificio residenziale, Montpellier, Parigi, progettista Edouard
François).

Ai fini del raffrescamento estivo passivo


(non meccanico) è da tenere presente
anche la valorizzazione progettuale della
ventilazione naturale.

La ventilazione naturale è favorita attra-


verso la disposizione di aperture
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uguali e contrapposte secondo i flus-


si di brezza (fig. 27), sui lati sopraven-
to e sottovento. Cucine e bagni è prefe-
ribile che abbiano aperture “in uscita”,
piuttosto che in entrata, per evitare che
gli ambienti della zona giorno o di ripo-
so siano investiti da odori non graditi.
Se in un’unità abitativa sono invece pre-
senti solo aperture sullo stesso lato il
flusso d’aria non è garantito efficace-
mente.

La ventilazione naturale può essere


anche valorizzata attraverso soluzioni
capaci di innescare e guidare moti
d’aria, al fine di attirare l’aria più
fresca e/o espellere il calore accumu-
Fig. 27 Aperture uguali e contrapposte favoriscono
lato. La prima, di densità più elevata
il flusso di ventilazione naturale. Unità abitative con
tende a scendere verso il basso, l’aria aperture di sola entrata d’aria non riescono ad usu-
calda tende a salire. Aperture poste in fruire efficacemente dei flussi d’aria.
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Fig. 28 Effetto camino. Fig. 29 Torre del vento iraniana.

alto, all'estremità di un vano verticale, che può essere anche un vano scala, per effet-
to camino, ne favoriscono la fuoriuscita (fig. 28).

Esempi emblematici di raffresca-


mento passivo estivo sono le torri
del vento iraniane, che hanno la
duplice funzione di generare
movimenti d’aria di captazione o
di estrazione (fig. 29).
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Vi sono infine accorgimenti pro-


gettuali che possono contribuire
al miglioramento del microcli-
ma locale: la previsione di spazi
esterni sistemati a verde, piutto-
sto che pavimentatati con mate-
riali massivi; la previsione di spec-
chi o di giochi d’acqua in movi-
mento, con il loro effetto di raf-
frescamento evaporativo, di cui
gli esempi più emblematici sono
offerti dall’architettura di tradi-
zione islamica (figg. 30-33), ma
anche italiana (fig. 34).

Fig. 30 Iran, Kashan, edificio a corte con presenza di spec-


chi d’acqua.
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Fig. 31-33 Spagna, Granada, Alhambra.

Fig. 34 Italia, Stra, Villa Pisani.


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