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Legislazione di protezione della qualità dell'Acqua

Fino al 1999 la legge quadro del settore acqua è stata la famosa Legge Merli, la più vecchia e - per
quei tempi la più avanzata - delle leggi quadro, infatti si è reso necessario per alcuni limiti
procrastinare le scadenze più volte, ed era entrata pienamente in vigore soltanto nel 1996. Essa
prevedeva dei limiti agli scarichi nelle acque superficiali indicati in tre tabelle A, B, C: in
particolare gli scarichi nei corpi idrici superficiali dovevano rispettare integralmente i limiti imposti
dalla Tabella A. La Tabella B - che valeva per insediamenti di una certa consistenza come i villaggi
turistici - fu abolita molti anni fa. La Tabella C valeva solo per il conferimento nella fognatura
pubblica di acque reflue provenienti da insediamenti industrial. I limiti della Tabella C sono
analoghi a quelli della Tabella A, ma in generale meno restrittivi.
Nel seguito i limiti della Tabella A vengono discussi per la loro rilevanza concettuale, ma anche
perché tali limiti continuano sostanzialmente ad essere in vigore, nonostante l'abrogazione della
Legge Merli.
I primi limiti della Tabella si riferiscono a parametri fisici, l'ottavo, il nono e gli ultimi tre
all'inquinamento di tipo organico prodotto dagli scarichi di origine civile (anche se il nono in
particolare ha rilevanza anche per scarichi di origine industriale).
I criteri di fondo che ispirarono la fissazione dei limiti sono sostanzialmente due:
Per i parametri caratterizzanti la situazione "naturale" dei corpi idrici, si ammettono al più
scostamenti da tale situazione minori delle variazioni che si possono riscontrare al variare dell'area
geografica o in uno stesso corpo idrico durante l'anno.
Per gli inquinamenti tossici o comunque nocivi, le concentrazioni massime nel corpo idrico
vengono limitate al di sotto di valori considerati di sicurezza (cioè corrispondenti ad un rischio
considerato accettabile).
Sono esempi di applicazione del primo criterio i limiti su:
Il pH delle acque di scarico: poiché in Italia prevalgono terreni basici, il pH naturale è mediamente
di poco superiore a 7.
La temperatura dell'acqua allo scarico: per tale limite la normativa è molto articolata:
per i fiumi si ammette una variazione massima della temperatura media del corso d\acqua fra monte
e valle di 3°C, con l'ulteriore condizione che - su almeno metà della sezione - tale variazione non
superi di 1°C. In pratica questo pone un limite alla massima potenza termica scaricabile nel fiume
ed in sostanza limita al Po la possiblità di realizzare centrali elettriche di potenza dell'ordine di 1
GWe (GigaWatt elettrico) con raffreddamento del condensatore a ciclo diretto.
Per i canali artificiali non c'è un ambiente naturale da preservare per cui si pone un limite alla
temperatura massima di scarico (35°C);
Lo stesso limite di 35°C si applica agli scarichi a mare, in cui ovviamente non si hanno problemi di
ricettività; esso è però accompagnato da un'altra condizione, molto più difficile da soddisfare:
l'isoterma + 3°C non deve superare la distanza di 1 km dal punto si carico. Questo in definitiva
impone una limitazione all\estensione massima della zona soggetta a perturbazione termica e quindi
la necessità di scegliere zone di mare con notevoli correnti (o di limitare la potenza termica
scaricata);
Per i laghi si danno le stesse limitazioni ma con valori ancora più restrittivi (Tmassima= 30°C,
isoterma + 3°C entro 50 m di distanza dal punto di scarico) che in definitiva equivalgono ad
ammettere scarichi termici estremamente ridotti.
Anche i limiti sul BOD (n. 8) e i limiti sul COD (n.9) sono in relazione alle capacità naturali di
riossigenazione dei corpi idrici e quindi tendono a limitare la perturbazione da inquinanti "organici"
indotta dallo scarico.
Per quasi tutti gli altri inquinanti chimici è stato applicato il secondo dei criteri sopramenzionati. In
proposito c'è da osservare che purtoppo lo stato della conoscenza è tale che i singoli limiti, posti ad
esempio sui vari elementi chimici (dal n.11 al n. 26) non corrispondono ad un eguale rischio per
l'uomo e l'ambiente, come sarebbe opportuno e razionale.
Al caso di miscele di inquinanti chimici si riferiva il limite n.10; la frazione Ci/Li è in sostanza la
frazione di rischio associata alla presenza dell'inquinante i-esimo; tali frazioni in assenza di effetti
sinergici o antagonisti si sommano, ma il limite di tale somma è posto uguale a 3 (invece che uguale
a 1) per motivi che non incontrano alcuna spiegazione logica.
L'anologo limite cumulativo per i composti dell'azoto indicato nelle note per i limiti 35, 36 e 37 (più
restrittivo di due limiti singoli validi in generale) ed il limite per il Fosforo (n. 34) sono riferitii al
problema dell'eutrofizzazione dei laghi, l'Azoto ed il Fosforo sono infatti i principali nutrienti
essenziali per la vita vegetale.
Considerazioni analoghe a quelle sopraesposte valgono per gli altri limiti non discussi
specificatamente, con applicazione volta a volta del primo o del secondo criterio a seconda della
naturalità o della tossicità dell'inquinante.
La pubblicazione fu modificata con la pubblicazione del nuovo Testo Unico sulla qualità delle
acque (D. Lgs. 152/99) che rinnovò radicalmente questa materia abolendo la legge Merli ed una
serie di leggi collegate ed introducendo una nuova normativa più al passo coi tempi e con gli
obblighi imposti al nostro Paese dall'appartenenza alla Unione Europea. Il D. Lgs. 152/99 ha avuto
vita breve e travagliata poiché ad un anno dalla sua emanazione è stato modificato in molti dettagli
con il D. Lgs. 258/2000 e successivamente entrambi sono stati abrogati con la pubblicazione del
Testo unico sull'Ambiente (D. Lgs. 152/2006).
In questo Testo unico sono da notare:
L'unificazione nella III parte del D. Lgs. 152/99 delle norme per la protezione del suolo e la lotta
alla desertificazione (Sezione I), per la tutela delle acque (Sezione I) e per la gestione delle acque
(Sezione III);
Il nuovo approccio alla valutazione del rischio idrogeologico delineata nel Titolo II della Sezione I,
con l'introduzione dei Distretti Idrografici, che ricomprendono i bacini dei fiumi dell'attuale
normativa sul tema;
Le normative relative alla qualità delle acque (Titolo II Capo I) per la tutela delle acque
dall\inquinamento (Sezione II), quelle relative agli obiettivi di qualità per le acque a specifica
destinazione (Titolo II Capo II - acque destinate ad uso potabile, alla balneazione, alla piscicultur ed
alla molluschicultura), la disciplina degli scarichi e per la tutela dei corpi idrici (Titolo III);
La previsione di un vero e proprio sistema di gestione dei corpi idrici (incluse le falde superficiali),
con l'individuazione delle aree che richiedono l'adozione di misure specifiche di risanamento, di
prevenzione e di salvaguardia degli usi sostenibili.

Le novità della legislazione di tutela della qualità delle acque non riguardano i limiti agli scarichi in
acque superficiali, disciplinati dall'Allegato 5 della parte III del D. Lgs. 152/2006 e rimasti
sostanzialmente invariati rispetto alla Legge Merli (un'eccezione è l'abolizione del suddetto limite
n.10 in caso di presenza contemporanea di più inquinanti chimici di particolare pericolosità); la
precedente discussione sui limiti agli scarichi rimane pertanto sostanzialmente valida.
Dal punto di vista tecnico, altrettanto importanti sono le norme contenute nell'Allegato 1 del
Decreto, che dopo la definizione di corpi idrici superficiali significativi, indica come essi devono
essere monitorati per determinare lo stato ecologico e chimico; le relative valutazioni sono poi
combinate per definire lo stato ambientale del corpo idrico; classificato in generale come elevato,
buono, sufficiente, scarso e cattivo.
Lo stato ecologico dei corsi d'acqua superficiali è definito sulla base degli elementi di qualità
biologica, idrogeologica e morfologica, fisico-chimici e relativi a inquinanti specifici.
Analogamente lo stato chimico viene definito in base ai micro-inquinanti pericolosi, cioè le
sostanze chimiche aventi caratteristiche di tossicità, persistenza e bioaccumulazione su cui fissare
prioritariamente l'attenzione, a parte l\aggiunta di alcuni elementi (Cromo, Rame e Zinco) e la
specificazione delle singole sostanze organiche pericolose (invece che di classi di quest'ultime), la
situazione definitiva è analoga a quella esistente per i micro-inquinanti atmosferici
I risultati delle valutazioni sullo stato ambientale dei vari corpi idrici sono utilizzati per impostare
un vero e proprio programma di gestione e di monitoraggio degli stessi corpi idrici, tendente a
mantenere i livelli di qualità buona ed elevata o a migliorare la situazione nel caso di classi di
qualità inferiore. I relativi piani devono prevedere il raggiungimento dello stato sufficiente entro il
2008 e dello stato buono entro il 2016.