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Riassunto Storia Moderna libro consigliato La Schiavitù in Età Moderna – Patrizia Del Piano

1 – dalla schiavitù antica alla schiavitù moderna


Si possono considerare vere e proprie società schiaviste quelle in cui la manodopera asservita
rappresenta la base dell'economia.
Fu durante l’espansione delle civiltà greco romane (500 ac e 500 dc) che la
schiavitù strutturò profondamente la vita economica e sociale e il diritto
romano lasciò in eredità all’occidente il princ ipio della legalità dell’istituto
schiavile. Prima delle conquiste delle americhe non ci furono abolizioni sul
piano legale. Quando si parla del tramonto della schiavitù si fa riferimento non
alla sua totale scomparsa, ma ad una serie di cambiamenti che ebbero un effetto
duplice: da un lato la diminuzione del numero di schiavi, dall’altro una sua
trasformazione in un nuovo vincolo di dipendenza sociale, il servaggio
medioevale (X-XI secolo). I fattori che spiegano questo processo sono
molteplici: dal IV secolo in poi si sviluppò una nuova dottrina di umanitarismo,
grazie allo stoicismo e al cristianesimo, anche se quest’ultimo non abolì mai
definitivamente gli schiavi sino all’800. Alla base del tramonto della schiavitù
si colloca la disgregazione politica, sociale ed economica connessa al crollo
dell’impero romano. 1) Dal punto di vista militare la fine delle guerre romane
aveva chiuso il serbatorio dei prigionieri di guerra. 3) A livello politico, il
difficile controllo del potere a causa delle invasioni germaniche, favorì
insurrezioni e fughe di massa degli schiavi. 3) Sul piano economico ci fu una
crisi del commercio e un restringimento delle mercato internazionale. Ma
ancora più importante per capire perché la schiavitù si trasformò in servaggio
fu il frazionamento del latifondo in unità a conduzione familiare. In cambio
della protezione militare e della concessione della terra, l’ex-schiavo contributi
e tasse. Fu questa la risposta che i ceti dominanti diedero ai mutamenti per
continuare a mantenere il controllo sugli ex schiavi, ora contadini semi-liberi.
Tuttavia nel resto d’europa non mancarono altre forme di schiavitù, per
esempio con la conquista musulmana della penisola iberica (VIII secolo) verso
i cristiani e poi, con la reconquista cristiana, l’opposto (1492). Anche la
rinascita economica dell'XI secolo e la reistituzione dei traffici a lunga distanza
concorsero a rilanciare il commercio schiavile da città del mediterraneo. Ad
esempio, genova e venezia si approvvigionavano di schiavi di origine slava dai
balcani, il mar nero e la palestina. Infatti il termine latino servus venne ben
presto sostituito dal termine sclavus e poi slavus, ad indicare una certa etnia.
Tra il XII e XIII secolo le vie di commercio di uomini in europa erano
molteplici: dalle coste sud occidentali i corsari, dai porti di genova e venezia i
commercianti. Esistevano fiorenti mercati di schiavi a siviglia, lisbona,
marsiglia, genova e venezia. Venivano principalmente impiegati nell’attività
domestica e artigianale, ma in alcuni casi anche in piantagioni.
Le origini della schiavitù atlantica (pratica che si diffuse a fine '400
coinvolgendo le due sponde dell'oceano Atlantico – America-Portogallo e
Francia) coinvolse le due sponde dell’atlantico e fu soprattutto perpetrata ai
danni degli africani. Nasce così la tratta degli schiavi, ma tratta e schiavitù sono
due termini differenti, anche se intrecciati: infatti la schiavitù può esistere senza
la tratta (ci si riforniva attraverso la riproduzione naturale), mentre la tratta è
finalizzata alla schiavitù stessa. Per spiegare la schiavitù atlantica bisogna
analizzare due fenomeni: primo, l’avvio del colonialismo europeo. Infatti ad
inaugurare la tratta furono i paesi della penisola iberica, che per una serie di
ragioni intrapresero una politica coloniale; secondo, lo spostamento dei traffici
commerciali causato dalla conquista di constantinopoli da parte dei turchi.
Spagnoli e portoghesi si espansero verso l’atlantico in nuove isole (capo verde,
canarie, madeira etc) e trovarono il clima adatto per la coltivazione della canna
da zucchero, fondando così l’economia di piantagione che necessitava una
manodopera numerosa. Il lavoro schiavile appariva così indispensabile (gli
schiavi erano prevalentemente prelevati sulla costa d'avorio).
Fin dalla metà del '400 si era organizzato un sistema di gestione della tratta
basato su concessioni che il sovrano portoghese faceva ai commercianti dietro
pagamento di una tassa.
Ci sono degli elementi di continuità con il passato schiavista della civiltà
greco-romana e del servaggio medioevale:
1) furono coinvolti gli stessi mercanti genovesi e veneziani
2) le basi etniche: la tratta dei neri non era un’invenzione degli europei dell’età
moderna, era infatti stata praticata sin dall’antichità assieme a quella di altri
popoli ed etnie. Si trattava però di una schiavitù impiegata in artigianato e
servizi domestici, e soltanto in alcuni casi nelle piantagioni.
3) è una schiavitù interna all'economia di piantagione: l’utilizzo di schiavi nelle
piantagioni seguì lo spostamento da est verso ovest della produzione di canna
da zucchero, che dapprima era coltivata in palestina, poi cipro, creta e sicilia e
in seguito fu esportata nelle isole atlantiche (madeira, canarie, sao tomè)
portoghesi e spagnole. Ma quasi ovunque si trattava di forza lavoro di tipo
misto, non di un'unica etnia. Schiavi africani lavorano quindi con orientali,
arabi, indios, lavoratori autonomi detti ingaggiati e indigeni locali (guanches
delle canarie).
La schiavitù atlantica ha sì qualcosa in comune con il passato, ma non significò
soltanto un mero spostamento di antichi traffici in direzione del nuovo mondo.
C'è un elemento di profonda rottura rispetto al passato: il prelievo di schiavi
non era fluttuante, fisso, ma divenne continuativo e si inagurarono reti
commerciali stabili, si fece uso di navi specializzate, in risposta ad una richiesta
continua e crescente connessa allo sviluppo americano dell'economia di
piantagione.
-Verso le Americhe
Intorno all’economia di piantagione, si svilupparono le nuove società
schiaviste. Vi era già una forma di schiavitù nell’america precolombiana, ma
era dedita al lavoro domestico; era temporanea, connessa all'asservimento er
debiti, e prevedeva la possibilità di riscatto. Con l’arrivo di colombo e degli
spagnoli nel 1492 cominciarono a decadere queste civiltà precolombiane (incas,
aztechi e maya).
I primi schiavi neri a giungere in america con i conquistadores furono i ladinos
(provenienti dalla penisola iberica), cristianizzati e a cui erano stati insegnati
rudimenti di spagnolo. In seguito arrivarono i bozales (“non addomesticati”),
che vennero principalmente impiegati nella produzione della canna da
zucchero.
La politica porghese fu invece differente, perchè improntata ad un colonialismo
commerciale più che alla conquista territoriale. Arrivarono in brasile nel 1530 e
istituirono basi mercantili ed economia di piantagione di canna da zucchero.
Man mano che cresceva la domanda in europa si rispose con una rapida crestica
del numero di schiavi. Trasferita completamente in America, la schiavitù
assunse una definitiva declinazione razziale, si africanizzò completamente. il
sistema però si impose gradualmente: dapprima vennero usate le popolazioni
locali (indios) che furono però man mano sterminate. Si giunge così agli
africani dopo il loro sterminio e anche a causa della credenza che i neri fossero
già abituati al lavoro estenuante di piantagione (praticato nel mediterraneo) e
che fossero più robusti. Tutto questo fu concesso da un solido apparato
ideologico derivato dalla tradizione classica e dalla tradizione cristiana
(differenza tra indios, che secondo i catolici avevano un'anima, e in neri, che
non avevano anima). Nelle piantagioni si usavano soprattutto uomini, che
lavoravano anche 80 ore settimanali, giorno e notte, sottoposti a duri trattamenti
e controlli. Tuttavia questi schiavi non componevano una popolazione
omogenea: erano sì africani, ma di diversa origine etnica, religione e lingua. Al
di fuori delle piantagioni erano principalmente impiegati in lavori domestici
(donne) e artigianato, ma anche nelle miniere in messico e in perù. Tuttavia
spesso bianchi, neri e indios lavoravano assieme, creando così un meticciato
attraverso unioni matrimoniali. Era ancora frequente l’affrancamento
individuale, concesso dal padrone o pagato.
- La schiavitù Europea
In Europa il fenomeno persisteva nonostante tutto e i primi schiavi africani
arrivarono nel 1441 in Portogallo. Non era un fenomeno nuovo in quanto già
traspostati dai musulmani lungo le rotte carovaniere nei porti dell'Africa
mediterranea. La novità fu che i portoghesi eliminarono gli intermediari arabi,
andandoli a prelevare loro stessi. La presenza di schiavi neri è ampiamente
documentata nella penisola iberica. Erano il 6-7% della popolazione. Gli
schiavi africani non erano gli unici su territorio iberico. Vi erano infatti anche
slavi e musulmani, ma a partire dal '500 gli schiavi africani diventarono il
gruppo dominante, creando così una schiavitù in asservimento su basi etniche.
A Lisbona e Siviglia c’erano grossi mercati di uomini africani, indios o
musulmani. Impiegati principalmente come servitori domestici, ebbero un ruolo
importante nell’artigianato e nel commercio. Avevano un prezzo variabile, che
crebbe nel corso del tempo. A tutti i livelli sociali, dalla corte alla taverna, si
ritrova la loro presenza. In Europa non furono mai la principale forza lavoro,
come invece nelle piantagioni extraeuropee e vivevano in condizioni di vita
differenti (col padrone, in semi-libertà ecc). potevano ottenere anche
lemancipazione attraverso la licencia de libertad o acquistata. C’era anche la
possibilità di ascendere socialmente: per gli uominitramite l'arruolamento
nell’esercito, per le donne sposando un uomo ricco (concilio di trento
riconobbe il diritto degli schiavi a sposarsi secondo il rito cattolico). Vi erano
anche delle leggi che regolamentavano la schiavitù nella penisola iberica che
penalizzavano l’eccessiva crudeltà del padrone nei confronti dello schiavo. In
altri paesi europei come Francia (Luigi X, nel 1315 proclama che il suolo
francese rendeva liberi) o Inghilterra veniva condannata sul piano giuridico, ma
veniva ampiamente tollerata poi nella pratica con deroghe nelle colonie. In
olanda (Privince Unite) invece fu totalmente vietata.
2- l’era dei negrieri
La tratta atlantica si consolidò nel corso del 600, ma esplose durante il 700. La
seconda fase della tratta, dopo quella iberica, fu inaugurata dalla Province Unite
(Olanda) che istituirono basi di appoggi in nord America e perpetuarono danni
nei confronti dei commerci portoghesi. Il commercio di schiavi fu affidato alla
compagnia olandese delle indie occidentali (nata nel 1621), un’organizzazione
commerciale, ma al contempo strumento della politica statale, perchè deteneva
il monopolio e riceveva un sussidio dagli Stati Generali. Nel 1674 la compagnia
fallì per problemi finanziari e fu soppiantata da un’altra. Anche francesi e
inglesi avviarono circuiti stabili per la tratta. Molti schiavi furono importati
nelle colonie in nord America, primo insediamento fra tutti fu l'isola James
Tam, poi la Virginia e poi Antille, Barbados e Giamaica, dove furono
impiantate grosse coltivazioni di canna da zucchero. Nella fase iniziale si
impiegarono bianchi ingaggiati attraverso forme di lavoro coatto con un
contratto a termine dai 3 ai 7 anni (indentured servants), ma questa forma di
lavoro implicava la scelta volontaria dei lavoratori. Anche se alcuni di questi
venivano imbarcati a forza essendo vagabondi e poveri. Nel 1672 la corona
istituì la Royal African Company a cui affidò il monopolio di fornitura di
schiavi nelle colonie. L’aumento degli schiavi va di pari passo con l’aumento
delle piantagioni di canna da zucchero e di tabacco. Nelle colonie americane il
sud fu molto coinvolto nella schiavitù, ma anche al nord ci furono importazioni
di schiavi come domestici o artigiani, non essendoci molte piantagioni. La
popolazione schiavile crebbe notevolmente anche a causa della mal resistenza
dei bianchi a condizioni climatiche a loro inusuali.
Per quanto riguarda la Francia il primo insediamento nei caraibi risale al 1626
nell’isola di Saint Kitts. Si istituì la Compagnie des iles d’amerique che importò
prima engagés bianchi poi schiavi neri.
La danimarca si fece posto nelle antille ove si impiantò canna da zucchero.
In questo periodo si inaugurò la terza fase della tratta con Inghilterra e Francia
che soppiantavano olandesi e portoghesi.
Dalla metà del 600 gli schiavi neri cominciarono a superare gli ingaggiati
bianchi e dal 1670 l’approvvigionamento di schiavi verso il nuovo mondo
dall’africa divenne stabile e continuativo. Dal '500 la tratta si espanse lungo tre
itinerari e non vi furono implicati solo gli europei, ma anche la società africana
stessa, che contribuì a rifornire gli europei di schiavi. Nacquero così anche i
negriers noirs. Nella tratta del nord atlantico viaggiavano navi cariche di merci
che partivano dai porti europei, per approdare in africa ove si svolgeva lo
scambio tra uomini e merci, per poi ripartire verso il nuovo mondo. Esistevano
altri due percorsi: quello luso-brasiliano, che collegava direttamente il brasile
con l’africa senza il passaggio a lisbona; e la tratta dell’oceano indiano, sembra
dal brasile verso Madagascar e africa occidentale/orientale.
In europa i principali porti negrieri erano Liverpool e Bordeaux. In Francia
invece era Nantes. Decisamente minore era il commercio in danimarca. In
africa furono invece istituiti dai vari paesi veri e propri forti che fungevano da
depositi e da guarnigioni militari (soprattutto in guinea, gabon e congo). Da qui
partiva la maggior parte degli schiavi (80%) che andava soprattutto verso le
antille. Non mancarono commercianti di altri spazi geografici, come gli italiani.
Durante questa fase iniziale la deportazione era monopolio statale affidato alle
compagnie commerciali. In seguito dal 700 cominciò un periodo di
liberalizzazione dove le compagnie cedettero una parte dei loro privilegi a
privati in cambio di compensi. In Francia agli armatori di Nantes, mentre in
spagna si passò all’asiento de negros: lo stato concedeva la tratta a privati in
cambio di un contributo. La tratta era sicuramente un commercio molto lucroso
e insieme alla schiavitù ha sicuramente contribuito allo sviluppo economico
occidentale.
-Schiavitù, sviluppo e sottosviluppo economico
La percentuale media di profitto della tratta degli schiavi oscillava fra il 5 e il
10%, perchè erano estremamente variabili (spesso i carichi andavano perduti,
per sommosse o naufragi). Nonostante questo si può affernare chev tratta e
schiavitù furono uno dei fattori dello sviluppi economico occidentale.
Come avvenne l'accumulazione iniziale del capitale necessario per alimentare
lo sviluppo edconomico occidentale?
1) l’arrivo di argento e oro in Europa
2) in inghliterra la confisca delle terre di ordini religiosi, durante la
riforma anglicana e la privatizzazione delle terre comuni (enclosures)
3) in Francia la vendita dei beni nazionionali e altri commerci (spezie).
La tratta non recava guadagno solo ai gruppi direttamente coinvolti (i negrieri),
ma coinvolgeva una vasta rete di produttori, perchè armare una nava
significava trovare capitale, merci e uomini.
(La tratta ha quindi contribuito all’economia occidentale anche perché
coinvolgeva una vasta rete di gruppi sia implicati che non, come armare una
nave, i dottori, etc.) nonostante tutto non garantiva guadagni sicuri a causa
soprattutto di conflitti bellici che causarono un calo di importazione di schiavi,
prima fra tutti la guerra dei sette anni,poi la rivoluzione americana e le guerre
napoleoniche. Inoltre il middle passage (traversata dell’atlantico) durava due
mesi e con alti tassi di mortalità a causa di malattie (gastrointestinali e
scorbuto) e malnutrizione. Anche le rivolte di schiavi a bordo potevano finire
con la perdita totale o parziale del carico. Malgrado tutto, la tratta rimase in
ascesa e crebbe notevolmente durante il '700.
Anche nell’800 si continuò a praticare, nonostante ci furono leggi che la
abolivano. I guadagni della tratta venivano poi reinvestiti; ad esempio in Gran
bretagna andarono a finanziare il sistema bancario (Barclay’s, fondata dai
quaccheri) o assicurativo (Lloyd’s). questo denaro contribuì quindi
all’industrializzazione della gran bretagna, prima potenza negriera del '700. In
Francia non mancarono casi di industriali come i perier di grenobles che erano
legati ai gruppi schiavisti e i cui redditi furono reinvestiti
nell’industrializzazione ottocentesca francese.
Quanto è stato centrale tutto questo nell'arretratezza del continente nero?
Tutto questo ebbe, e ha tutt’ora, ricadute sulla storia dell’africa. Forte risultava
il legame tra il take off (prelievo) occidentale e il sottosviluppo africano. Ebbe
grandi conseguenze dal punto di vista demografico, economico, sociale e
politico. Infatti in africa furono prelevati uomini giovani e attivi dal punto di
vista produttivo che non potettero aiutare il loro paese a svilupparsi. Alcune
zone, quindi, furono completamente distrutte. Altre zone prosperarono, e ci fu
un miglioramento delle condizioni di vita con la tratta a causa delle continue
carestie, ma solo in una piccola parte. Un fatto indubbio è che per alcune zone,
di questa ricchezza si giovarono soltanto le elites coinvolte nel commercio
negriero, e non l'intera popolazione.
-I codici neri
Ovunque nel mondo coloniale fu quindi introdotta la schiavitù di fatto,
dapprima regolamentata da singoli provvedimenti, quindi da legislazioni volte a
istituzionalizzare la pratica. Nacquero i codici neri o slaves codes che
regolamentavano l’esistenza dei neri, schiavi e liberi, dei mulatti, degli zambos
(nati da unioni tra neri e indios), ma imponevano pure norme ai bianchi. Nelle
tredici colonie inglesi in america ci furono varie fasi di regolamentazione: nella
prima erano emanate leggi dagli organi di governo locale, le assemblee
coloniali; poi ogni colonia si dotò di leggi specifiche che confluirono negli
slaves codes (il primo fu emanato in Virginia del 1705). In genere le
legislazioni del sud erano più severe e variavano dalla proibizione della vendita
di alcolici ai neri, al divieto di circolazione di notte. Per ogni legge infranta
c’era anche la sua punizione, culminante nella condanna a morte in caso di
fuga. Tutte le colonie definirono così lo statuto giuridico dello schiavo come
bene mobile commerciabile (chatten property). Durante il '700 la maggior parte
degli schiavi era concentrata a sud grazie alla maggiore disponibilità di terra da
coltivare e per ragioni climatiche che avevano condotto il nord alla piccola
proprietà terriera e il sud alle grandi piantagioni monocoltura. Al nord
esistevano fenomeni di emancipazione (anche di ascesa sociale come Phillis
Whatley, una poetessa nera), al sud invece fu rimarcata la separazione tra
schiavi e bianchi. La questione si accentuò di più durante la rivoluzione del
cotone, provocando un aumento forte di presenza schiavile. Molte colonie del
nord, in seguito, sancirono l’emancipazione degli schiavi, ma raggiungere le
frontiere era difficile e pertanto anche la libertà (fuga:marronage). Nelle colonie
francesi venne emanato invece il code noir (Luigi XIV) che doveva garantire
l’uniformità religiosa cattolica di tutti i sudditi. Alcuni articoli riguardavano la
cacciata degli ebrei, il matrimonio che poteva avvenire solo tra cattolici e per
gli altri era proibito, gli schiavi potevano sposarsi solo col consenso del
padrone e con rito cattolico. Riguardo allo status, gli schiavi erano etre
meubles, ossia oggetti. I nati da schiavi restavano schiavi. Non potevano
commerciare, lasciare eredità e puniti severamente in caso di furti, aggressione
al padrone e in caso di fuga anche la morte o il taglio delle orecchie. Venivano
tuttavia regolamentati anche i padroni che dovevano fornire loro abbigliamento
e cibo, picchiarli, ma non torturarli. Per quanto riguarda l’affrancamento i
padroni dai 20 anni in su potevano renderli liberi e solitamente venivano
liberati i nati da relazioni tra schiave e padroni o il personale domestico. Questi
liberi erano i libres de couleur e una volta liberi si dedicavano ad artigianato,
commercio ecc.. Nonostante tutto, furono subito discriminati e impossibilitati
nel svolgere varie funzioni. Il code noir fu elaborato per le antille, ma poi
esteso alle altre colonie francesi con delle revisioni. Per quanto riguarda le
colonie spagnole le prime ordinanze furono emanate a Hispaniola e poi alle
altre colonie, erano solo provvedimenti per problemi locali. Così il governo
cercò di razionalizzare il sistema legislativo a causa dei numerosi affrancamenti
e dei marronages. Il marronage era un fenomeno tipico della resistenza
schiavile nelle colonie spagnole e portoghesi e consisteva nella fuga di migliaia
di schiavi (grande marronage) se uno (piccolo marronage). Diventare marron
significa vivere il resto della propria vita in clandestinità. Gli spagnoli
provarono ad elaborare un testo come il code noir francese, il codigo negro, ma
non ebbe molto successo.
-La schiavitù nell'europa del '700
Gli schiavi non erano presenti solo nelle colonie. infatti nel 700 molti
arrivarono anche in europa, insieme al rimpatrio dei coloni, ma anche mercati
di schiavi, e questo aveva creato preoccupazioni. In Francia a causa della
perdita di colonie come il Canada ci fu un incremento dopo il 1763.
Con l'arrivo di numerosi schiavi, il principio secondo cui il suolo francese rende
liberi fu messo in crisi dall'ideologia colonialista.
L’arrivo di schiavi fu accompagnato da leggi che regolamentassero la loro
condizione giuridica. L’edit du Roi concernente les enclave negres des colonies
fu un primo passo. Autorizzava l’arrivo di schiavi in Francia; concedeva a
coloni e ufficiali della marina la possibilità di introdurli per un periodo limitato
al fine di educarli alla religione cattolica e di far apprendere loro un mestiere,
ma senza affrancamento. Il decreto successivo fu la declaration royale dove si
imponeva il rimpatrio degli schiavi nelle colonie entro tre anni (questo a causa
della forte crescita in Francia del numero di schiavi). La maggior parte degli
schiavi, però, non veniva rimandata nelle colonie. Si faceva anche esplicito
divieto alla vendita degli schiavi. Successivo ancora è la declaration du roi pour
la police de noir, novità essendo la prima legge non contro gli schiavi, ma
contro gli uomini di colore. Infatti prevedeva il divieto assoluto di introduzione
in Francia di neri, mulatti e altri, pena una multa. Questa finì per scoraggiare
nuovi ingressi, ma anche per peggiorare le condizioni di vita dei neri liberi.
Infatti la loro integrazione non era semplice.
In gran bretagna la situazione non era diversa: c’era un commercio interno di
schiavi che venivano impiegati in commercio, artigianato e servizio domestico.
Non c’erano norme scritte che regolamentassero la loro vita in GB, quindi i
giudici facevano un po’ come pareva loro. In portogallo venne introdotta
l’alvarà che dichiarava liberi tutti quelli che venivano introdotti in modo
illegale, ma non per scopi di certo umanitari, l'obbiettivo era quello di tutelare
gli schiavi presemti in brasile. Altre misure, invece, furono atti di umanitarismo
come la legge che rendeva liberi i figli di schiave nati da relazioni con padroni.
3 – il dibattito intellettuale
I fondamenti ideologici della schiavitù nel mondo occidentale derivano da
fondamenti antichi costantemente richiamati nei secoli. Dal mondo classico
provenivano teorie che tendevano a giustificare la schiavitù come qualcosa di
normale e naturale:schiavi per natura (Aristotele), in quanto gli schiavi erano
privi di ragione, ma nati per obbedire e con una forza fisica adatta ai lavori
manuali (barbari). Anche nel diritto romano la schiavitù viene giustificata
(codice di giustinianeo, VI secolo, sanciva la legalità della schiavitù). Nella
tradizione cattolica la convivenza tra tradizione cristiana e schiavitù durò per
secoli. Il cristianesimo ricopriva un ruolo ambiguo, in quanto nelle sacre
scritture si ritrovano differenti posizioni. Ad esempio nel nuovo testamento si
parla di persone tutte uguali, senza differenze, mentre nell’antico la prassi è
legittimata, tramite la maledizione di Cam: Cam è il figlio minore di Noè, e
padre di Canaan, considerato il capostipite del popolo nero. Fu scagliata una
maledizione contro Cam, colpevole di aver umiliato la patria potestà per aver
guardato il padre nudo. La maledizione però colpisce il figlio Canaan, cntro cui
Noè si scaglia, definendolo “schiavo degli schiavi” per i suoi fratelli. Cam, in
realtà, non viene affatto descritto come un uomo di pelle scura, solo in seguito
viene identifictao come antenato degli africani . Anche nelle scritture di san
paolo (nuovo testamento) la schiavitù non è condannata e lo stesso santo esorta
gli schiavi ad accettare la loro condizione, mentre ai padroni di trattarli con
dolcezza. Il fondamento è: il rispetto dell'ordine costituito. San paolo sottolinea
il valore spirituale della sachivitù, dove si trova la vera libertà e la connessione
con dio. Prepara alla vita spirituale e appare come uno strumento di salvezza. il
filosofo Agostino individua le radici della schiavitù nel peccato originale.
Un’espiazione per una colpa individuale o collettiva. In epoca medievale San
Tommaso concilia la dottrina aristotelica dello schiavo naturale con l’idea
agostiniana della schiavitù come castigo e rimedio per il peccato originale. Così
tra '400 e '500 l’occidente aveva a disposizione una moltitudine di idee per
giustificare questa pratica. Nelle gerarchie vaticane la pratica non venne
condannata, ma anzi legittimata ufficialmente tramite Bolle, come la bolla Dum
diversas, in cui il papa autorizzava il re portoghese a schiavizzare i saraceni
pagani, o la Romanus pontifex, in cui il re del portogallo poteva conquistare
terrirori africani per assoggettarli. La chiesa assunse un ben diverso
atteggiamento verso gli indios nelle americhe. Nella Sublimis Deus si riconosce
agli indios la dignità di esseri umani, senza essere asserviti. Anche nell’età
moderna la chiesa continuò a condannare la schiavitù degli indios per mezzo di
altre bolle. Si riteneva che gli indiani fossero uomini veri, dotati di un’anima e
capaci di accogliere la fede cristiana, al contrario dei neri. Gli interventi della
chiesa contro la tratta e la schiavitù dei neri sono invece molto tardivi. La prima
presa di posizione avvenne durante il congresso di vienna del 1815 dove il
vaticano si impegnò al fianco di paesi (soprattutto il governo britannico) contro
il commercio di uomini (quindi si scagliava solo contro la tratta. Solo più
avanti, nella bolla In supremo (1939) di Gregorio XVI, vennero condannate sia
tratta che schiavitù. Infatti la lettera apostolica restituiva una riflessione pacata
e venata di rammarico sul ruolo della chiesa che non era riuscita ad estirpare
questa pratica, nonostante avesse cercato di attutire le condizioni di vita degli
schiavi. Leone XIII emanò la bolla In Plurimis (1888), in occasione
dell'abolizione della schiavitù in Brasile. Proprio riprendendo San Paolo,
Gregorio e Leone, sottolinearono che si, il cristianesimo non aveva mai
realmente preso posizione contro la schiavitù, ma aveva sempre esortato i
padroni a trattare gli schiavi con umanità.
Quanto alle chiese protestanti, tratta e schiavitù erano pienamente accettate a
patto che l’asservimento non si verificasse con violenza e ingiustizia. I
protestanti ritenevano che in un mondo dominato dal peccato, la schiavitù, oltre
che un mezzo di evangelizzazione, era utile per la redenzione di chi si trovava
in questa condizione. Lutero e Calvino pensavano che alcuni uomini nascessero
liberi, e altri destinati alla schiavitù, esattamente come San Paolo. Dentro la
chiesa cattolica, tuttavia, non sono mancate posizioni di imbarazzo verso questa
pratica. Una presa di posizione fu quella data dalla Seconda Scolastica, una
scuola di pensiero filosofico che si diffuse in spagna, soprattutto a Salamanca
nel 500, in cui, il suo fondatore (Francisco de Vitoria) avrebbe denunciato la
messa in schiavitù di intere popolazioni durante le sue lezioni pubbliche.
Durante la controversia di Valladolid nel 1550 si accese un dibattito da
Sepulveda e Las Casas, in cui quest’ultimo condannava la schiavitù degli indios
in base al principio di fratellanza cristiana, proponendo metodi pacifici per la
loro conversione. Tuttavia Las Casas in princio aveva suggerito di utilizzare
schiavi neri al posto degli indiani, ma in seguito ritrattò dicendo di aver
supposto che i neri fossero giustamente schiavi. Per quanto riguarda il
cristianesimo protestante la questione è differente. Infatti tra 600 e 700 si
formarono le radici dell’antischiavismo, ma i protagonisti non erano le chiese
ufficiali, ma bensì sette di rinnovamento religioso. Un esempio sono il
movimento dei Quaccheri, che puntava ad una lettura individuale delle sacre
scritture. A spingerli contro la schiavitù furono vari eventi, come la guerra dei
sette anni, vista come una punizione; l’essere perseguitati dalla chiesa anglicana
li aveva portati ad una tolleranza verso l’oppresso e si rifugiarono in america
nelle colonie del Rhode Island e Pennsylvania. Il secondo movimento
importante fu il Great Awakening (GB, '740-60) Jean Bodin è considerato da
molti studiosi il fondatore dell'antischiavismo laico. Un'altra teoria per
giustificare la schiavitù, di matrice laica e di tradizione giuridica, diceva che la
schiavitù si giustificava a partire dal diritto della guerra giusta, in relazione allo
ius gentium, il diritto delle genti di fare guerra. All'interno di questa tradizione
giuridica, Bodin, sosteneva che la oratica fosse contraria alla legge di dio e
quindi non giustificata neanche dal principio della guerra giusta.
Solo durante l’Illuminismo ci fu un attacco ampio contro la schiavitù. Il
dibattito esplose nel settecento per molteplici motivi: 1) la tratta atlantica
raggiunse il suo apice in questo periodo; 2) la guerra dei sette anni aveva tolto
quasi tutte le colonie alla Francia, dandole alla GB, in seguito dando vita alla
rivoluzione americana che vedeva combattere molti neri in cambio
dell’emancipazione, che portò ondate di schiavi emancipati nel vecchio
continente. Quindi il problema della schiavitù diventò da problema delle
colonie, a problema anche europeo. La presenza di schiavi in europa fu
fondamentale per l’elaborazione della teoria dei diritti umani. Tuttavia il
movimento dei Lumi, secondo alcuni storiografi, non ha una precisa posizione,
in quanto alcuni stessi illuministi si vedevano coinvolti in ogni caso nella
schiavitù. Montesqieu, scrisse L'espirt des lois, in cui esprimeva una condanna
netta, ma con linguaggio molto ironico, per cui fu spesso mal interpretato.
Nonostante tutto, alcuni come Voltaire e Rousseau denunciano la schiavitù
apertamente. Nell’Encyclopedie solo 35 articoli parlano del tema. Di questi 20
sono indifferenti alla questione, 5 sono favorevoli e solo 10 contrari. In uno di
questi, scritto da Jaocgurt, la schiavitù viene considerata come una violazione
del principio di uguaglianza naturale tra glu uomini. La schiavitù era uno stato
umiliante non solo per chi la subiva,ma per l'intera umanità che viene
degradata. Da questo periodo si passò alla seconda fase, ossia dall’imbarazzo
per tale pratica, alla rivolta. Un esempio lo ritroviamo in L’an 2440, di Mercer,
in cui la schiavitù viene abolita non da un sovrano illuminato, ma da una rivolta
di schiavi capeggiati da un simil Spartaco. Quindi la discussione illuminista
oscillava dall’abolizione graduale, secondo un principio pragmatico riformista
(Montesquieu), alla soppressione immediata e l'invito alla rivolta. Ma la novità
dell’illuminismo sta nel fatto che per la prima volta la condanna era
pronunciata in nome della tutela dei diritti umani e non in nome della salvezza
dell’anima. Nuovi erano quindi i fondamenti dell’antischiavismo che hanno
dato poi vita all’ideologia antischiavista.
4- verso l’emancipazione ottocentesca
La battaglia per l’emancipazione ufficiale fu lunga e piena di resistenze. Quanto
fu difficile smantellare la schiavitù lo dimostra la rivoluzione americana (1775-
1783) che inaugurò la prima grande democrazia, ma non fu accompagnata da
una presa di posizione contro la schiavitù dei neri. È questo il paradosso
americano (libertà e democrazia, ma non per tutti), ovvero la nascita di una
repubblica che colloca la libertà e l'uglianza tra i diritti dell'uomo, ma esclude
da questo concetto gli schiavi. Vi erano, anche tra i padri fondatori, degli
antischiavisti, ma uomini come Washington o Jefferson erano favorevoli a tale
pratica. Provenendo dalle colonie del sud si erano convinti che fossero
necessari per l’economia sudista, ma soprattutto pensavano che le persone di
colore fossero incapaci di prendersi cura di sé, come dei bambini. La
dichiarazione di indipendenza non conteneva riferimenti espliciti all’esistenza
della schiavitù. La costituzione federale finì con il lasciare a ogni stato il diritto
di modificare lo statuto delle persone e questa fu un compromesso tra
antischiavisti del nord e schiavisti del sud. La dichiarazione d'indipendenza
conteneva la clausola dei tre quinti, secondo la quale le imposte dirette erano
ripartite fra i diversi stati secondo il numero delgi abitanti (il totale degli uomini
liberi), esclusi gli indiani che non pagavano imposte, più 3/5 del rimamanente
della poplazione. I gruppi antischiavisti, come ad esempio i quaccheri, però,
finivano con l'essere considerati come contrari alla rivoluzione americana,
perchè sospettati di lealismo verso la corona, perchè favorevoli al
mantenimento dell'unione con la GB (unica veramente coerente nei confronti
della schiavitù). Negli stati uniti la schiavitù, soprattutto al sud, era necessaria
per l’economia di piantagione, perciò le idee antischiaviste non divennero causa
dei patrioti. La propaganda rivoluzionaria usò la metafora della schiavitù non
per indicare la condizione degli schiavi neri, ma bensì il rapporto di dipendenza
con la madrepatria. In questo periodo il movimento abolizionista fu messo ai
margini. Tuttavia nacquero gruppi molto attivi nella lotta, come la society for
promoting the abolition of slavery (nata a Philadelphia, città fondata dai
Quaccheri), la prima società antischiavista che soltanto nel dopoguerra avrebbe
condotto una battaglia sistematica contro la tratta. Già alcuni stati del nord
avevano emanato leggi per emancipare gli schiavi, ma i proprietari terrieri del
sud si opposero a lungo. Tuttavia molti schiavi furono arruolati nella
rivoluzione in mancanza di effettivi, verso la fine della guerra, stabilita dalla
federazione, e i paesi del sud furono contrari. Tra il 1777 e il 1804 pochi stati
del nord procedettero verso un’emancipazione progressiva favorendo così la
nascita di un ceto di neri liberi (8 stati). Tuttavia era ancora presente molta
discriminazione.
In europa il primo passo contro la schiavitù fu durante la rivoluzione francese.
La dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino prevedeva l’uguaglianza
fra tutti, ma anche in tal caso l’affermazione non aveva validità universale. La
questione della schiavità interessava Il processo di emancipazione si fondava
sulle idee dell’89, ma prese vita grazie alle rivolte di schiavi a saint domingue
(1791). Il primo movimento francese organizzato era la societe des amis des
noir che operò per la soppressione della tratta e per un’emancipazione graduale,
sollecitando l’opinione pubblica. A determinare una svolta fu un avvenimento
in terra extraeuropea, la rivolta degli schiavi neri a saint domingue che portò
poi all’indipendenza dell’isola. Ci furono vari scontri e sollevazioni nell’isola
che portarono quasi sempre al massacro dei bianchi e alla distruzione delle
piantagioni. L’emancipazione restava l’unica scelta possibile per mantenere le
colonie ed essa fu dichiarata nell’agosto del 1793. L’anno seguente una
convenzione abolì definitivamente la schiavitù, sancendo l’uguaglianza di tutti
gli uomini. La rivolta terminò con l’indipendenza dell’isola. il capitano
louverture cercò di creare uno stato associato, ma Napoleone voleva riprendere
il controllo del territorio e ristabilire la schiavitù. Inviò così una spedizione che
catturò il capitano e che lo riportò in Francia, in carcere. A seguito di ciò,
l’esercito del capitano insieme ad un’ampia massa di schiavi combatterono sino
a riportare l’indipendenza, battezzando il nuovo stato con Haiti.
In europa l’emancipazione fu il frutto di un insieme di fattori. Tra vecchio e
nuovo mondo nacque una comunità internazionale che, prendendo le distanze
dal modello haitiano, cercava di mobilitare l’opinione pubblica attraverso la
stampa, agendo così anche sul piano politico. Dal punto di vista economico, nel
corso del 1800, si verificò uno spostamento della colonizzazione europea verso
l’asia e l’africa, mentre per l’industrializzazione, che richiedeva una forza
lavoro libera e a basso costo, la schiavitù non era più necessaria. Sul piano
politico l’abolizionismo si intrecciò con il passaggio tra stato assoluto a quello
liberale, quindi con il lento processo di democratizzazione esplose la
contraddizione tra i diritti dei bianchi e i diritti dei neri. L’abolizionismo rimase
prettamente in ambito elitario, ma in alcune occasioni si trasformò in vero e
proprio movimento di massa. L’abolizionismo non era solo un affare dei
bianchi, note sono le partecipazioni ai movimenti europei di ex schiavi liberi.
Ovunque in europa la soppressione della tratta anticipò quella della schiavitù,
cosa che non accadde negli usa. La tratta infatti fu dichiarata illegale in
danimarca nel 1792, che tuttavia prevedeva un periodo di transizione di 10 anni
per evitare una crisi di manodopera. Fu poi la volta della Gran Bretagna che
emanò lo Slave Trade Act. Si unirono le Province Unite dove venne dichiarata
illegale dal governo neonato dei paesi bassi nel 1814. Al congresso di vienna
del 1815 tutte le potenze si impegnarono ad abolire il commercio negriero
sottoscrivendo una dichiarazione. In realtà l’impegno assunto a vienna non
debellò totalmente il commercio dei neri, che prosperò clandestinamente per
decenni. Anche in Francia fu abolita nel 1836. La spagna adotto misure tra il
1845 e il 1867. Si possono riconoscere quindi 2 modelli che portarono alla
soppressione della schiavitù: il primo anglo-americano (propaganda di massa e
coinvolgimento dell’opinione pubblica); il secondo continentale-europeo
(l’emancipazione è il prodotto dell’impegno messo da una certa elite al potere).
In gran bretagna infatti furono le sollecitazioni della London society for
mitigating and gradually abolishing of the state of slavery e del movimento
delle donne a far entrare in vigore nel 1834 il provvedimento con cui la
schiavitù venne dichiarata illegale (comprendeva anche un grosso indennizzo
per i proprietari). Questa legge prevedeva una libertà in due tappe: chi avrebbe
compiuto 6 anni entro il 1 gennaio 1834 avrebbe avuto lo status di lavoratore
apprendista, obbligato a lavorare 45 ore settimanali, senza retribuzione, ma solo
con vitto e alloggio presso i suoi ex padroni per un periodo di 6 anni, poi ridotto
a 4. Era possibile liberarsi anche sotto pagamento. Il modello francese fu
diverso per vari aspetti. Fu difficile organizzarsi a causa del regime illiberale
napoleonico e anche la mobilitazione pubblica fu molto modesta. L’elite sia
monarchica sia repubblicana si espresse in forme individuali e mancò un
coordinamento nazionale. L’emancipazione fu decretata solo durante le rivolte
del 1848, quindi in piena fase di svolta politica, insieme al suffragio universale
maschile. La legge prevedeva un indennizzo ai proprietari e chi avesse
continuato a commerciare uomini sarebbe stato privato della cittadinanza.
Anche in Francia gli ex chiavi furono introdotti ad un lavoro sotto contratto.
Esiste anche un terzo modello europeo dove confluiscono quei paesi dove la
schiavitù non aveva rilevanza economica e quelli invece dove ce l’aveva. Tra i
primi troviamo danimarca e svezia e paesi bassi. Nel secondo gruppo rientrano
spagna e portogallo dove erano presenti forti gruppi filo schiavisti e il processo
di abolizione fu molto lungo. Nel 1854 in portogallo si impose la registrazione
di tutti gli schiavi, dichiarando liberi quelli non registrati dai padroni. Nel 1856
fu abolità parte della schiavitù in angola, ma condannando i liberi a servire i
loro padroni ancora per 20 anni. Solo nel 1859 fu totalmente abolita, ma gli ex
schiavi furono costretti a servire i capi ancora per 10 anni.
Passando alle colonie in sud america, varie furono le modalità per raggiungere
l’abolizione. In stati come venezuela e argentina gli schiavi ottennero la libertà
dopo il loro arruolamento nelle guerre contro la spagna. In cile fu immediata
(1823) e progressiva invece in bolivia, Uruguay, Paraguay e colombia. Diversa
fu invece la vicenda per le colonie rimaste sotto il controllo spagnolo come
portorico e cuba. La spagna fu l’ulltimo stato europeo a decretare la fine della
schiavitù per ragioni economico-politiche. Cuba costituiva la prima esportatrice
di canna da zucchero inoltre il dibatitto pubblico fu quasi inesistente e tardivo.
Un ruolo di primo piano lo svolse la Sociedad abolizionista espanola, un
gruppo di liberali che promosse il dibattito politico. Con l’arrivo al governo di
uomini abolizionisti, si arrivò all’emancipazione, applicata a Portorico in modo
graduale, con un lavoro obbligato di tre anni. Mentre a Cuba l’applicazione
della legge fu rinviata. Tuttavia insorsero i cubani e così il governo fu obbligato
a decretarla. L’ultimo stato ad abolire la schiavitù, nel 1822, fu il brasile. La
schiavitù infatti restò fondamentale a livello economico.
Negli stati uniti rivolta coloniale ed emancipazione ebbero tempi diversi. Il
movimento abolizionista riprese vita dopo la guerra d’indipendenza. In questo
periodo la schiavitù si era consolidata a causa delle nuove colture di cotone che
implicò un più ampio fabbisogno di manodopera. Anche se la tratta fu abolita,
l’emancipazione si raggiunse con difficoltà. Infatti erano coinvolti in giri
schiavisti anche uomini del congresso che a loro volta avevano grossi interessi
economici, soprattutto se del sud. L’opinione pubblica cominciò ad interessarsi
a questa tematica, anche grazie alla slave narrative. Enorme rilievo ebbe poi la
tensione tra nord e sud, nonché due sistemi politici ed economici differenti. Al
nord imprenditori e operai, al sud un’oligarchia di proprietari di grandi
piantagioni schiaviste. La convivenza tra questi non fu più possibile dopo lo
scontro per la conquista del West. Fu il partito repubblicano a farsi portavoce
dei gruppi abolizionisti, ma la tensione salì alle stelle durante l’elezione del
presidente Lincoln nel 1860. Del nord e abolizionista non era in linea con le
idee dei sudisti che decisero di unirsi insieme creando una Confederazione
autonoma. Ne derivò la guerra di secessione o civile e dopo la vittoria del
nordisti l’emancipazione fu imposta il 18 dicembre 1865. In seguito alla guerra
la schiavitù era stata soppressa, ma non era tramontata l’idea di superiorità dei
bianchi. Nacquero così gruppi di segregazione razziale, come il Ku Klux Klan
(Tennessee), associazione razzista costituita da ex militari confederati.