Sei sulla pagina 1di 2

LE ANALISI DEI GESTORI

Guadagnare con i dividendi: come


individuare le cedole «sane»
–di Enrico Marro | 10 ottobre 2016

Guadagnare da autentici “cassettisti”, piazzando in una parte del proprio portafoglio azioni dai ricchi
dividendi e incassando le cedole, senza preoccuparsi troppo dell’andamento dei mercati. E' una strategia da
non disprezzare, specialmente nell’epoca dei tassi a zero. Anche perché il “dividend yield” degli indici
azionari resta sostenuto: il paniere Msci World Index per esempio offre un 2,61%, che sale al 3,67% se
consideriamo il Msci Europe, al 4,05% per il Msci Uk Index e addirittura al 4,54% per il Msci Italy Index o il
Msci Australia Index.

Ma quali sono i parametri da guardare per capire se i dividendi di queste aziende sono sostenibili nel
tempo o verranno presto cancellati dai rispettivi board? Nick Clay, portfolio manager della Global Income
Strategy a Newton, società del gruppo Bank of New York-Mellon, ha un suo metodo personale.

In primo luogo, bisogna individuare il “dividend payout ratio” della società. Si calcola in modo
semplicissimo: basta dividere i dividendi distribuiti per gli utili netti, prendendo in considerazione la singola
azione. Il dividend payout ratio è quindi un indicatore di quanti soldi l’azienda gira agli azionisti, in rapporto
a quanti vengono tenuti in cassa per essere reinvestiti, per pagare debiti o per aggiungere liquidità.

Qual è la nazione più interessante il termini di crescita del dividend payout ratio? E' l’Australia, seguita a
distanza dal terzetto costituito da Gran Bretagna, Francia e Canada. Poi ci sono Stati Uniti e Germania e
infine, fanalino di coda, il Giappone.

Questo però non vuol dire che dobbiamo correre a investire in azioni australiane. Anzi. Come spiega Clay,
«un payout ratio crescente è positivo solo se l’azienda sta pagando dividendi legati a utili robusti, senza
“cannibalizzarsi” finanziando le cedole attraverso il debito».

Bisogna in altre parole capire se “payout ratio” crescenti non si traducano in utili calanti. Se un’azienda
mantiene le cedole stabili nonostante un calo dei profitti, infatti, il suo payout ratio sale automaticamente,
ma questo non indica che è sana. E' quello che è accaduto a molte imprese energetiche: dividendi stabili ma
profitti in calo, quindi un payout ratio in crescita. Non certo un buon investimento. Anzi.

Un buon metodo per capire se un'azienda è sana, e sarà in grado di mantenere il livello della sua cedola
senza brutte sorprese, è l’analisi del flusso di cassa. Bisogna focalizzarsi sulle aziende che da una parte
generano un robusto flusso di cassa, ma dall’altra non hanno bisogno di investimenti “capital-intensive” e
quindi non hanno ragione di tenersi tutti gli utili senza distribuirli. Questi, secondo Clay, sono i titoli da
acquistare, perché anche se presentano un elevato payout ratio, sono in grado di mantenerlo nel tempo.
Magari aumentando anche gli utili.
Vanno invece evitati i titoli di chi si indebita per distribuire dividendi allo scopo di rendere l’azienda
appetibile: questo tipo di politica porta prima o poi a un collasso degli utili, spiega ancora Clay, che ha
ovviamente pesanti ripercussioni anche sulle cedole. Attenzione quindi a chi presenta un payout ratio del
100% o superiore. «Significa che l’intera massa dei profitti, o anche una somma superiore, viene usata per
remunerare gli azionisti: può essere piacevole nel breve termine - conclude Clay - ma a lungo andare diventa
insostenibile».

© Riproduzione riservata