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Giovanni Ragone

Aprigliano e la festa del 12 febbraio 1854

Il terremoto del 12 Febbraio del 1854 (5.6 gradi di magnitudo sulla scala Richter pari a 9-10
gradi della scala Mercalli), ricordato per lo «scoppio in aria che s’udì» e per un lampo a ciel
sereno «osservato in tutto il vallo di Cosenza»1, fu breve ma intensissimo e procurò morte e
distruzione; interessò una fascia molto ristretta del territorio cosentino, da Piano Lago a
Montalto Uffugo. A parte Cosenza, che all’epoca aveva poco meno di 14 mila abitanti, la
dimensione demografica dei comuni colpiti era compresa tra i mille e i 4 mila abitanti.

Complessivamente il terremoto causò circa 500 vittime. Notevoli furono i danni localizzati
tra la Valle del Savuto e quella dell’alto - medio Crati. Danni più lievi invece lungo la costa
tirrenica da Amantea a Scalea e anche a Catanzaro.

Cosenza e gran parte del suo hinterland restarono adunque sinistrati; si contarono
numerose vittime. Ad Aprigliano, così come nel capoluogo, subirono danni tutti i
principali edifici, sia civili sia religiosi2.

A questa data, fino a qualche anno fa, era legata la festa votiva della Madonna di Porto
Salvo, compatrona della frazione di Santo Stefano di Aprigliano, i cui cittadini riconobbero
la protezione miracolosa nei confronti della popolazione3. La festa aveva una portata e una 1
valenza simile a quella del 5 febbraio, in cui i fedeli della frazione Vico fanno memoria di
un altro terribile sisma, quello del 1783, rinnovando il voto alla Madonna Assunta, per
averli protetti dai devastanti effetti di quell’evento calamitoso4.

Le analogie terminano qui. Di contro le sostanziali differenze: mentre gli abitanti di Vico
hanno fieramente difeso la loro tradizione, a Santo Stefano questa festa, certamente minore
come portata e seguito rispetto a quella ben più famosa di settembre, è stata
semplicemente “dimenticata”5. Sappiamo che per circa un secolo una processione aveva
animato la festa, cerimonia poi accantonata dal momento che – nella stragrande

1 La Civiltà Cattolica, A. XXXVIII, Vol. VII, presso L. Manuelli libraio, Firenze 1887, pag. 28. L’epicentro è da individuarsi
nei pressi di Piane Crati, non lungi da Aprigliano.
2 G. RAGONE, Aprigliano. Tra presente e memoria storica, Ed. Erranti, Cosenza 2014, pag. 529
3
Così in questa stessa data, oltre alla Madonna di Porto Salvo ad Aprigliano, si ricordano in giro per il circondario, solo per
ricordarne qualcuno, la Madonna del Pilerio a Cosenza, San Michele a Donnici, l’Addolorata a Pedace, l’Immacolata a Luzzi
e a Borgo Partenope, San Francesco di Paola a Paterno e a Longobardi, Santa Barbara a Piane Crati, la Madonna delle Grazie
a Carpanzano.
4
Il terremoto che interessò la Calabria il 5 febbraio 1783 provocò la morte di due persone, la distruzione di 13 case, con danni
consistenti ad altre 70 e alle chiese; solo tra il 5 e il 6 febbraio si ebbero ben 154 repliche. Vedasi, al riguardo, G. RAGONE,
Aprigliano…, cit., pagg. 197 e 528-529; IDEM, Kràtos, note umane e antropologiche, Ed. L’Espresso, St. Cromografica, Roma
2012, pagg. 53-54; IDEM, Il culto Mariano ad Aprigliano, https://www.academia.edu
5
La storia “religiosa” apriglianese è ricca di culti ormai caduti nell’oblio: vedasi al riguardo G. RAGONE, Aprigliano…, cit.,
pagg. 519-520. Il dato è ancora più grave se pensiamo allo zelo religioso che pervade i “devoti” alla Madonna di Porto Salvo e
il fatto che detto titolo informa l’attuale denominazione della parrocchia apriglianese.

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Giovanni Ragone

maggioranza dei casi – si svolgeva in condizioni di maltempo. Rimaneva così la


“semplice” funzione religiosa. E se il Decreto Generale delle Feste Religiose autorizzate
nell’Arcidiocesi Cosenza-Bisignano, promulgato in data 1° Novembre 1999 da Sua Eccellenza
Mons. Giuseppe Agostino, ha inteso includere la festa nel calendario “liturgico
apriglianese”, il successivo estensore del provvedimento non ha ritenuto, nella revisione del
decreto, riproporre la festa del 12 febbraio6.

Sarebbe auspicabile un ritorno della festa votiva del 12 Febbraio, per fare memoria di un
evento che sicuramente, data la sua forte intensità, per intercessione della Vergine, ha
provocato danni inferiori a quelli paventati.

Giovanni Ragone

6
Cfr. G. AGOSTINO, Feste Religiose autorizzate nell’Arcidiocesi Cosenza-Bisignano, Decreto Generale, Cosenza 2000; G. RAGONE,
Aprigliano…, cit., pagg. 519-520

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