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La “Commedia” di Dante è composta in endecasillabi a terzine rimate (ovvero incatenate) ed è

suddivisa in cento cantiche raggruppati in tre cantiche: trentaquattro l'Inferno (compreso il primo di
proemio all'intera opera) e trentatré le altre due cantiche – quanto alla cronologia le critica si è
indirizzata a considerare l'Inferno iniziato intorno al 1306 e diffuso prima del '14, il Purgatorio
compiuto prima del '16 e il Paradiso steso fra il '16 e il '21 – attraverso questi tre regni è
accompagnato dall'ombra di Virgilio nell'Inferno e nel Purgatorio, a cui negli ultimi canti si affianca
Stazio, e poi da Beatrice che cederà a San Bernardo la funzione di guida alla fine del Paradiso,
Dante compirà il viaggio che lo porterà dalla situazione di confusione morale del principio fino alla
acquisizione del sommo bene che è la visione di Dio nell'ultimo canto – l'idea del viaggio
oltramondano e le figurazione fantastiche dell'aldilà non sono nuove alla letteratura classica e
medievale, dal VI libro dell'Eneide al Somnium Scipionis di Cicerone, ai racconti infernali delle
Metamorfosi di Ovidio, fino ai poemetti di Giacomino Da Verona e Bonvesin dalla Riva – gli
scrittori latini citati più gli altri presenti nel Limbo possono essere considerati come gli auctores che
Dante tiene in considerazione come fonte di ispirazione anche se la potente fantasia dantesca supera
pienamente le fonti.
Una struttura simmetrica governa la costruzione del poema garantendogli un'architettura unitaria
non priva di variazioni – le corrispondenze strutturali e distributive poggiano su costanti numeriche,
precisamente sul tre e sul dieci – la terzina a rima incatenata (ABA-BCB-CDC...) stringe le tre
cantiche una all'altra in un enorme sirventese che termina alla fine di ognuna con la parola-rima
stelle – quest'ordine formale è il risultato di una concezione scientifico-fantastica del mondo
dell'oltretomba e dell'ordinamento etico-didattico che obbedisce alle sue leggi – la cosmologia
dell'universo dantesco proviene nelle sue linee fondamentali dalla letteratura biblica (patristica e
scolastica) e s'inquadra nelle concezioni fisiche della scienza medievale – l'Inferno, causato dalla
caduta dal cielo di Lucifero, è costituito da una voragine a forma di cono che si apre sotto
Gerusalemme e sprofonda fino al centro della terra – per evitare il contatto con il Maligno, dannato
nel luogo più remoto da Dio, una massa di terra risalì in mezzo all'oceano formando, agli antipodi di
Gerusalemme, un'altissima montagna destinata da Dio come dimora edenica dell'uomo e quindi,
dopo l'incarnazione di Cristo e la resurrezione, a ospitare il Purgatorio – a causa della caduta di
Lucifero le terre dell'emisfero australe si ritrassero a formare i continenti compresi fra le colonne
d'Ercole e il Gange, dove Dio dopo il peccato di Adamo assegnò la dimora agli uomini, creati dopo
la ribellione angelica – gli angeli giusti e gli uomini beati dimorano nel Paradiso formato da nove
cieli concentrici, sfere incorruttibili di materia e forma, che ruotano intorno alla Terra immobile al
centro dell'universo; a loro volta i nove cieli sono compresi nell'Empireo, cielo di pura luce infinito
ed immobili, fuori dallo spazio e dal tempo – per quanto eccezionale l'esperienza sovrannaturale di
Dante è configurata realisticamente: Dante personaggio, smarrito in una selva collocata al sommo
dell'Inferno, all'età di trentacinque anni (nell'anno 1300), per intercessione di Maria, visita in sette
giorni il regno dell'aldilà, a partire dal sette aprile – discende lungo i cerchi infernali fino al centro
della terra e risale attraverso una via sotterranea scavata dal corpo di Lucifero ai piedi del monto del
Purgatorio che scala fino a giungere al Paradiso Terrestre dal quale è portato in volo al Paradiso – i
significati allegorici, le implicazioni simboliche e gli intenti didattici del poema sono tutti collegati
alla crisi esistenziale di Dante personaggio e al suo processo di redenzione – così la struttura
architettonica è subordinata e funzionale alla topografia morale dei tre regni, di cui solo il primo e il
terzo sono eterni, ordinati rispettivamente secondo la gravità delle colpe (Inferno e Purgatorio con
ordine dei peccati invertito) o le attitudini virtuose (Paradiso).
Nell'Inferno Dante si avvale sostanzialmente dei criteri aristotelici di giudizio morale classificando
le anime secondo il modo con cui hanno peccato eccedendo nel seguire gli istinti naturali
(incontinenza) o recando offesa agli altri (malizia, distinta in violenza e frode) – colpe e pene sono
correlate fra di loro, richiamandosi direttamente o per contrasto, e crescono di gravità man mano
che, di cerchio in cerchio, si avvicinano a Lucifero (principio del male) e si allontano da Dio
(principio del bene) – dopo il vestibolo, popolato dagli ignavi, nel primo cerchio (il Limbo)
dimorano i bambini morti senza battesimo e i pagani giusti vissuti prima della rivelazione cristiana
– i quattro cerchi seguenti raccolgono i peccatori per incontinenza (lussuriosi, golosi, avari e
prodighi, iracondi) che hanno sottomesso la ragione a una passione – dopo il sesto cerchio, con il
quale inizia la città di Dite in cui sono puniti gli eretici, si trovano nel settimo cerchio suddiviso in
tre gironi quelli che peccarono usando violenza verso gli altri (primo girone i violenti contro il
prossimo cioè tiranni e assassini, nel secondo i violenti contro se stessi cioè i suicidi e gli
scialacquatori, nel terzo i violenti contro dio cioè bestemmiatori, sodomiti e usurai) – gli ultimi due
cerchi (ottavo e nono) sono occupati dai fraudolenti, suddivisi a seconda che abbiano usato la frode
contro chi non si fidava di loro o contro quelli a loro legati da rapporti affettivi - nell'ottavo, che
consta in dieci bolge, sono ripartiti in base alla natura della frode usata (ruffiani e seduttori,
adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, falsi consiglieri, seminatori di discordie e
falsari); nel nono e ultimo sono confinati in quattro zone, a seconda dell'oggetto della loro frode, i
traditori (dei parenti, della patria, degli ospiti, dei benefattori): la loro malvagità è
emblematicamente riassunta e rappresentata dal Lucifero, il traditore di Dio, in bocca al quale
stanno Giuda (traditore di Cristo), Bruto e Cassio (traditori dell'impero).