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Trascrizione: Lea Jackob

Testo trascritto da :
Lea Jackob I Casti
http://ilcapitano.altervista.org/ Pag. 2
Questo esercizio ci addestra all’uscita della coscienza
dal corpo. E’ conosciuto e divulgato solo all'interno
delle le scuole iniziatiche ed insegna ad entrare nella
dimensione sottile a partire dalla nostra sfera più
intima. Il giardino in cui veniamo guidati dall’esercizio
è il nostro spazio interiore, mentre la cappella dentro
cui entreremo è il nostro spazio interiore più sacro.
Possiamo usare questo esercizio ogni qualvolta
desideriamo ricaricarci, oppure per andare in
profondità del nostro animo. Possiamo inoltre usarlo
per ottenere delle risposte interrogando il nostro
inconscio attraverso l’espediente dell’acqua contenuta
in una vasca di rame, come vedremo nel testo della
meditazione guidata. Anche nel sottile l'acqua ed il
rame mantengono le loro proprietà andando ben oltre
il limite fisico ed abbracciando valori archetipali che
ne amplificano le funzioni.
Per quanti lo desiderassero, è possibile registrare la
traccia della meditazione su un supporto (ad esempio
con la funzione memo vocale dello smartphone), al
fine di poter eseguire i vari passaggi guidati dalla
propria voce, senza doversi fermare a leggere di volta
in volta.

Testo trascritto da :
Lea Jackob I Casti
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Assumiamo una posizione comoda, possibilmente
seduta, e ci rilassiamo attraverso alcune profonde
respirazioni. Chiudiamo gi occhi. Possiamo fare
rapidamente il cerchio di fuoco invincibile così da
aiutarci a restare concentrati sui vari passaggi senza
distrazioni e in modo da proteggere il corpo e la mente
durante questa esperienza.
Siamo perfettamente rilassati. Il respiro si fa leggero,
appena percepibile. Immaginiamo ora di trovarci in piedi
al fianco (sinistro o destro non fa differenza) del nostro
corpo seduto e percepiamo con chiarezza di essere in
piedi accanto al nostro corpo seduto. Giriamo la testa e
di guardiamo il nostro corpo da quella prospettiva.
Possiamo notare altri oggetti diversi nella stanza in cui
siamo che però non è detto che ci siano veramente, non
è un errore, non sforziamoci dunque a correggere questi
dettagli, concentriamoci invece su di noi e sul nostro
corpo almeno all'inizio. Magari si tratta di oggetti
impressi nell’aura astrale della stanza, ma non occorre
approfondire adesso. Ci allontaniamo avanti di due
passi. Uno, due. Ci giriamo verso il nostro corpo, lo
guardiamo, lo percepiamo anche se non è perfetto in
ogni dettaglio, non importa visualizzarlo in modo
preciso, l'importante è che percepiamo il nostro corpo
nella posizione in cui è e che siamo consapevoli di
osservsare da un altro punto di coscienza; ci giriamo
nuovamente guardando un punto della camera di fronte
a noi. Si apre una porta di luce in questo punto: è un
varco dimensionale. Camminiamo verso la porta e la
oltrepassiamo e, subito oltre il varco, ci voltiamo verso il
corpo e lo guardiamo lì seduto. Ci voltiamo un'altra volta
e guardiamo il giardino in cui ci troviamo.

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Lea Jackob I Casti
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Ci voltiamo un'altra volta e guardiamo il giardino in cui ci
troviamo. Ci sono alberi meravigliosi, l’aria è scintillante.
C’è un muretto di cinta alto fino al nostro petto oltre il
quale vediamo un paesaggio che sembra dipinto. Diamo
in questo frangente libero spazio alla nostra
immaginazione, tutto quello che percepiano e vediamo è
parte del nostro spazio interiore, pertanto riflette e parla
di noi. Osserviamo il cielo, non c’è il sole, ovviamente,
ma una bellissima luce diffusa, calda e brillante.
Osserviamo che davanti a noi si diparte un vialetto
bianco intorno al quale ci sono erbe, fiori, alberi, profumi
e colori bellissimi. Muoviamo qualche passo su questo
vialetto guardandoci intorno. Le api ronzano di fiore in
fiore. Gli uccellini cantano. In fondo al sentiero c’è una
piccola cappelletta a 4 colonne. (E' importante che le
colonne siano 4 poichè rappresentano gli Elementi ed il
nostro dominio su di essi)

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Lea Jackob I Casti
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Saliamo qualche gradino e voltiamoci vero il punto da cui
veniamo, vediamo il vialetto, il giardino e il passaggio
dimensionale attraverso il quale vediamo, piccolo, il nostro
corpo seduto. Ci voltiamo nuovamente verso la
cappelletta, Osserviamo i materiali con cui è fatta, cosa
contiene, quali simboli o immagini troviamo. Potremmo
non trovare niente eccetto la struttura, oppure invece
vederla arredata. Ciascuno la vedrà a modo suo.
Osserviamo l’altare su cui poggia una vasca di rame con
all'interno dell'acqua. C’è un fascio di luce che scende
dall’alto e che crea un gioco di luce sulla superficie
dell'acqua. Guardando l'acqua facciamo una domanda e
aspettiamo che la risposta si manifesti attraverso un
simbolo, un’immagine, una scena. Attendiamo con calma
e senza fretta lasciando che la risposta emerga dal nostro
inconscio per il tramite della simbologia dell'acqua e la
capacità di trasmettere del rame. Il rame infatti è un ottimo
conduttore di elettricità e di calore, che aiuterà la
manifestazione del messaggio del subconscio
proteggendolo da contaminazioni energetiche esterne.
Dopo aver avuto la risposta osserviamo ancora una volta
il tempio in cui siamo: è piccolo, raccolto, ma pulitissimo,
sembra di essere in un mondo di favola. Ci giriamo verso
la porta e ci ritroviamo fuori nel porticato. Guardiamo il
giardino e la stradina e riscendiamo i pochi gradini del
tempio. Mentre camminiamo torniamo indietro con calma
sul sentiero bianco in mezzo ai fiori e camminando
sentiamo la terra sotto i nostri piedi; osserviamo
ulteriormente il paesaggio intorno. Arrivati al portale ci
voltiamo verso il giardino e lo guardiamo ancora una volta.
Varchiamo la porta bianca di luce.

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Lea Jackob I Casti
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E' importante che siamo sicuri di averla varcata, poichè ci
riporta ad un livello di coscienza più vicino a quello fisico.
Ci voltiamo verso la porta e la guardiamo mentre si
rimpicciolisce nel muro e scompare. A questo punto ci
giriamo verso il nostro corpo seduto, ci avviciniamo e ci
rimettiamo accanto, proprio dove ci eravamo trovati
appena usciti dal corpo e sentiamo come una forza tipo
quella di un magnete che ci attira all’interno del corpo.
Percepiamo proprio di rientrare nelle gambe nel busto, nel
petto, nella testa, nelle spalle, nelle braccia in modo da
aderire e sovrapporci al nostro corpo perfettamente. Con il
nostro tempo, lentamente, apriamo gli occhi.

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