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Chapter 1

Mi tolsi le cuffie, aprì gli occhi e riemersi in un mondo di caos. La differenza fu


notevole, un passaggio netto dalla calma al marasma. Erano passate un paio d'ore da
quando avevo deciso di isolarmi da una festa che ero arrivato a considerare pagana.
Avevo parcheggiato davanti al cimitero intorno alle dieci e mezza, i posti vuoti
erano ormai la metà e si riusciva a sentire anche a distanza il suono della musica
che donava un allegria da sempre estranea ad un luogo come quello. In realtà in
altre parti del mondo non è così bizzarro: in Louisiana ,per esempio, è tradizione
suonare della musica jazz alla fine di un funerale.
Stavo pensando a questo quando...
-Gio, datti una mossa!- mi urlò Francesca che si era già allontanata dalla macchina
con Michele sotto braccio per non farla affondare con i tacchi nel ghiaietto.
-Sei ancora sicura che sia il look adatto?- le chiesi per la quinta volta da quando
l'ho vista uscire da casa sua.
-Che palle! Ti ho detto che non è richiesto nessun tipo di dress code quindi mi
vesto come cazzo mi pare!
Mi scambiai uno sguarso di resa con il mio amico e scrollai le spalle.
Mentre camminavano lungo il sentiero che portava alla festa, mi domandai che
diavolo ci facevo lì e come avevano fatto i miei amici a trascinarmici. Normalmente
un sabato sera di Giugno l'avrei passato sul letto a leggere. In realtà passavo
tutti i sabati sera così, quello che cambiava era lo strato di vestiti e coperte
che avevo addosso. E invece ero stato convinto a prendere parte alla movida
adolescenziale.
Ormai non c'era modo di tornare indietro, stavo già frugando nelle tasche per
cercare l'invito. Lo diedi alla ragazza all'entrata che Francesca aveva salutato e
di cui io non conoscevo neanche l'esistenza, nonostante avessimo frequentato la
stessa scuola per cinque anni.
-Lui è con te?- domandò rivolgendosi a Francesca e indicando Michele.
-Certo che no! Il mio accompagnatore deve ancora arrivare- rispose facendo
l'occhiolino alla ragazza.
- È con me, è il mio accomp... cioè il mio migliore amico- intervenni goffamente.
Mi rivolse un'occhiata alzando un sopracciglio prima di riportare la sua attenzione
su Francesca e dire:
- Ci becchiamo più tardi, bella-.
Ci allontanammo lungo il tunnel tra le tribune, l'ingresso alla palestra era
oscurato da un tendone di velluto blu notte. Spostammo la tenda e il suono
impetuoso della musica ci sommerse, impedendomi di sentire la reazione dei miei
amici alla vista che avevano davanti.
La palestra della Bellaria era stata trasformata (e pulita) per l'occasione. Di
fronte a noi, dalla parte opposta agli spalti, erano stati sistemati diversi tavoli
pieni di bottiglie d'alcolici, salatini e bicchieri di carta rossi che dovevano
dare un tocco di America alla festa.
All'estremità sinistra del campo era stata montata una console da DJ e due casse
enormi proprio sotto il canestro. Il parquet era cosparso di palloncini e le
ringhiere del primo piano erano decorati con strisce di carta crespa colorata.
I faretti della sala erano spente e sostituite da luci intermittenti che
vorticavano e davano l'impressione che tutti si muovessero al rallentatore.
C'era già un sacco di gente che balla, più di quanta me ne aspettassi. Al "ballo"
erano invitati tutti quelli dell'ultimo anno e ognuno poteva portare una persona.
Avevo sentito Michele lagnarsi per settimane del fatto che lui non avrebbe potuto
partecipare alla festa più alcolica mai organizzata da una scuola, fino a quando
una mattina Francesca sbottò-Portacelo tu per l'amor del cielo così la smette-
-Io? Ma se non ci vado nemmeno! Semmai ce lo porti tu- ribattei irritato.
-Io un accompagnatore ce l'ho già!- esclamò altezzoza.
-E sarebbe...- le chiesi mostrando chiaramente che non le credevo.
- lo vedrai se viene- disse lei chiudendo la discussione.
Così fini per fare come voleva lei,ma solo perché non riesco a vedere Michele giù
di corda sapendo che potrei fare qualcosa per tirarlo su.
Effettivamente vedere il suo viso illuminarsi come quello di un bambino la mattina
di Natale, mi fece pensare che forse non era stata una cattiva idea venire. Quasi.