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Che cos’è il mercato Forex

Il mercato forex è il mercato delle valute, il termine “for-ex” deriva dalla fusione di 2 parole inglesi
“foreign exchange” che tradotte letteralmente indicano, appunto, scambio delle valute.
Le principiali valute di scambio sono: USD Dollari Americani
GBP Sterline Inglesi
JPY Yen Giapponesi
EUR Area EURO
CHF Franchi Svizzeri
NZD Dollari Nuova
Zelanda
AUD Dollari Australiani
CAD Dollari Canadesi

Investire in questo mercato, fino agli anni 90 era riservato solo a operatori di borsa specializzati.
Grazie allo sviluppo di internet, gli esperti hanno aperto le porte a tutti coloro i quali, per la prima
volta, si affacciavano al mondo del mercato delle valute.
Questo portò alla creazione di una struttura aperta a tutti, dove ognuno con il proprio PC avrebbe
potuto avere gli strumenti necessari per operare e investire nei mercati. Nacquero così i primi broker
online.

Nel forex si possono trarre profitti sia quando il grafico sale, che quando scende.
Nel momento in cui apriamo un’operazione possiamo decidere se sarà un’operazione di tipo BUY o
SELL (Acquisto – Vendita).
Se decido di aprire la posizione con un BUY, quando il valore sale, sto guadagnando.

Se chiudo l’operazione quando il prezzo è maggiore rispetto al punto in cui l’operazione è stata
aperta, allora ho ottenuto un guadagno. In caso contrario andremo incontro ad una perdita.
Se decido aprire la posizione con un SELL, se il valore scende, sto guadagnando. Se chiudo
l’operazione quando il prezzo è minore rispetto al punto in cui l’operazione è stata aperta, ho
ottenuto un guadagno. In caso contrario andremo incontro ad una perdita.

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Nel mercato delle valute si fa trading sulle fluttuazioni, ovvero le variazioni, del prezzo di un cambio
tra due valute.
Ma la domanda da porsi principalmente è: “chi è che fa muovere questo valore?”.
La risposta è immediata: NOI
Anche i mercati finanziari sono regolati dalla legge della domanda e dell’offerta, il classico codice
economico secondo il quale più c’è domanda di un bene (valuta), più il prezzo cresce. La domanda
di una valuta è rappresentata dai traders che la stanno negoziando. Di quei traders facciamo parte
anche noi nel momento in cui eseguiamo le nostre operazioni.

Toro e Orso
Questi due termini vengono utilizzati per indicare un mercato in salita o in discesa.
Toro, bull, “mercato bullish”, mercato long o lungo sono tutti modi per dire che il mercato è rialzista.
Orso, bear, “mercato bearish”, mercato short o corto, sono tutti modi per dire che il mercato è
ribassista.
La definizione del toro contro l’orso, che esprime le due forze del mercato che si contrappongono,
nasce dall'immagine del toro che con le corna spinge verso l’alto, a differenza dell’orso che con le
sue braccia cerca di respingere verso il basso.

LA VOLATILITÀ
La volatilità di un mercato è la velocità di movimento del prezzo.
Quando parliamo di alta volatilità, intendiamo che la quotazione è variata molto e rapidamente,
quando, invece, parliamo di bassa volatilità, intendiamo che la quotazione ha variato il proprio
valore di poco e in modo lento. Questo caso viene definito anche congestione.

La volatilità media
La volatilità media di uno strumento finanziario, è il movimento medio che quello strumento compie
mediamente in un arco temporale.

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I VOLUMI
Il volume è la dimensione della posizione e corrisponde alla quantità di denaro con cui entriamo nel
mercato, l’unità di misura base del volume è il lotto, ed equivale a 100.000 unità.
1 lotto = 100.000 unità
0,1 lotti (1 minilotto) = 10.000 unità
0,01 lotti (1 microlotto) = 1.000 unità

IL PIP
Il PIP equivale allo 0,01% di una quantità (0,01% = 0,1‰ = 1‰ x10mila). È una misura utilizzata in
finanza per indicare quantità percentuali molto ridotte. 100 pips equivalgono a una variazione pari
all’1%. 10.000 pips equivalgono al 100% di variazione nel caso di un rialzo al raddoppio della
quotazione, per esempio se il cambio euro contro dollaro, passasse da 1,0000 a 2,0000 la variazione
sarà stata del 100%, appunto raddoppierebbe.
Il pip è la parte di prezzo più piccola che si prende in considerazione per l’analisi del prezzo stesso,
cioè la quarta cifra dopo la virgola.
Esempio: Quotazione di EUR/USD= 1,3675 (la cifra evidenziata corrisponde al pip).
Se il prezzo quota 1,3675 e si muove verso l’alto fino a 1,3580, si dice che il prezzo si è mosso di 5
pips.

Il valore di un PIP
L’oscillazione di una coppia valutaria, comporta una perdita o un guadagno, in base a quanti pip di
movimento ci sono stati rispetto al punto in cui siamo entrati in mercato e all’ammontare di volume
con cui siamo a mercato.
Vediamo in base al volume a quanto corrisponde il valore di un pip nel caso di tutte le valute che
hanno il dollaro al secondo posto.
Es: EUR/USD
0,01 lotti –> 1 pip vale 0,1 dollari
0,1 lotti –> 1 pip vale 1 dollaro
1 lotto –> 1 pip vale 10 dollari

Se il nostro conto è in euro, sarà sufficiente convertire tale valore in base alla quotazione corrente
di euro-dollaro.
Ad esempio se siamo entrati a mercato con 0,01 lotti, 1 pip varrà 0,1 dollari.

Assumendo che la quotazione di EUR/USD in quel momento sia 1,30, quindi che 1 euro valga 1,30
dollari:
1 pip varrà in euro 0,1/1,30= 0,077 euro (circa)

Se ad esempio abbiamo comprato un volume di 0,01 e il prezzo è salito da


1,3045 a 1,3057
Abbiamo guadagnato 12 pips, pertanto in moneta avremo guadagnato 1,2 dollari, cioè 0,92 euro
(1,2/1,30).

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ANALISI TECNICA E FONDAMENTALE
Principali differenza tra analisi tecnica e fondamentale, aspetti dello studio diversi ma che alle volte
si intersecano tra loro.

Analisi tecnica
L’analisi tecnica è un modo di prevedere l’andamento futuro del mercato, esaminando dal grafico i
movimenti che il prezzo di questo strumento ha avuto nel passato. Quando si analizza il prezzo nel
passato per prevederne l’andamento futuro, si utilizzano i grafici, i più utilizzati sono i grafici a
candele giapponesi.
L‘analisi tecnica si applica per operare trading su tutti gli strumenti finanziari, titoli azionari, forex,
futures, indici, metalli preziosi ed è valida a qualunque time frame.
Si da per assodato il fatto che maggiore è il time frame, più affidabile sarà l’analisi del grafico: in
particolare buona parte dei traders che utilizza l’analisi tecnica, fa trading utilizzando time frame
superiori al 4 ore, preferendo il giornaliero.
Rimane sempre una scelta individuale, perché ci sono persone che lavorano a livello intraday, cioè
aprono e chiudono tutte le operazioni all’interno della stessa giornata, e non riuscirebbero a
dormire la notte sapendo di avere ancora una posizione aperta in piattaforma, preferiscono sempre
chiudere tutto alla fine giornata e per questo rimangono più concentrati sulla piattaforma per
portare a termine il trading nell’arco delle ore della stessa giornata.

Il prezzo sconta ogni cosa


Questa teoria accetta che il prezzo includa dentro se stesso tutto ciò che avviene nel mercato,
comprese le news e le informazioni, i rumors e le dichiarazioni. Tutto ciò che influenza il mercato è
racchiuso e individuabile all’interno del movimento del prezzo.
I movimenti del prezzo non sono sempre casuali. Ovviamente questo tipo di analisi non si prefigge
di essere precisa al 100%, e nemmeno al 90%. Semplicemente si prefigge di avere ragione in più del
50% dei casi.
In base alle condizioni di mercato, che possono essere più o meno favorevoli a questo tipo di studio
dei grafici, potremo ottenere una percentuale di successo in certi periodi inferiore al 50%, in altri
molto superiore, in media avere successo il 60% o 65% delle volte, considerando take profit e stop
loss alla stessa distanza, è già un ottimo risultato.
Ci sono traders che basano la loro operatività proprio sul 50 e 50, ovvero sul fatto che il mercato
tende alla casualità la maggior parte del tempo e solo a volte esso sia prevedibile, entrando in
vendita o in acquisto a caso, mediamente nell’arco di molti mesi o anni avremo una percentuale di
successo pari al 50%, aggiungendo l’analisi tecnica alcuni trader si accontentano di un trade, o due,
in profitto in più, rispetto alle posizioni perdenti, al mese, grazie appunto all’analisi tecnica.
Ad esempio entrando a mercato 20 volte al mese, si accontentano di 12 profitti e 8 perdite. In
termini percentuali è il 60% di operazioni positive e questo è definibile un ottimo successo. Chi
utilizza l’analisi tecnica è consapevole che questa, spesso, sbaglia a fronte della casualità intrinseca
del mercato: accetta ogni sconfitta e aspetta i profitti, sapendo che le medie sono rispettate nel
lungo termine e nel frattempo si possono presentare anche sotto forma di sequenze negative o
positive più o meno lunghe.

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Esiste pertanto una difficoltà psicologica nel trading classico con l’analisi tecnica, dovuta al fatto di
dover essere pronti alle sequenze negative anche prolungate.
Il prezzo è semplicemente il risultato della battaglia tra chi compra (i tori) e chi vende (gli orsi),
pertanto il grafico visualizza tutte le informazioni necessarie.

Le debolezze dell’analisi tecnica sono fondamentalmente 5

1. La distorsione personale dovuta alla discrezionalità


2. I segnali di analisi tecnica spesso avvengono in ritardo
3. Discrezionale: lo stesso grafico può essere interpretato diversamente in base alla persona
che lo analizza, perché parte dell’analisi è interpretativa.

4. Esistono sempre più trend e più livelli chiave anche in contrasto: non è sempre chiaro il
grafico e sono possibili indicazioni diverse provenienti da traders diversi.

5. Difficoltà psicologiche: spesso come detto in precedenza si può andare incontro a


fenomeni di sequenze negative difficili da gestire e controllare emotivamente.

Analisi fondamentale

L’analisi fondamentale assume che il mercato è dal punto di vista grafico molto casuale e per avere
un trading di successo occorre seguire i market movers, il calendario economico, le correlazioni
(utilizzate anche in analisi tecnica).
Nel caso del forex gli atteggiamenti e le decisioni delle banche centrali e dei governi degli stati, le
elezioni, mentre in altri tipi di mercati, l’andamento delle compagnie, i loro profitti e perdite, la
domanda e l’offerta di prodotti di una determinata area del mercato.
Il primo elemento che analizza un trader fondamentale è lo stato generale delle economie, questo
è fattibile osservando i grafici dei titoli di borsa, per esempio l’indice S&P500 fornisce una chiara
idea dello stato del mercato borsistico più grande del mondo.

I punti di forza dell’analisi fondamentale sono:

Solitamente l’analisi fondamentale si concentra su Trend e quindi operatività di


lunghissimo termine e più affidabilità

Identificazione di chi sta “bene” nel mercato e chi “soffre”

Nel caso del forex si parla di stati o aree geografiche, nel caso dei titoli le singole aziende o
gruppi di aziende

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Lavorare conoscendo le informazioni che stanno nello strumento oggetto del nostro trading, i piani
futuri, gli obbiettivi e i progetti, ci permette di valutare con maggior precisione come uno strumento
finanziario si muoverà in futuro, perché saremo in grado di valutare se si stanno attuando progetti
e politiche sensate ed intelligenti oppure potenzialmente pericolose e fallimentari, tutte queste
informazioni danno modo di comprendere come si muoverà il mercato. Ricordiamo sempre che
conoscere informazioni riservate che possano dare un vantaggio verso i movimenti futuri di
determinati mercati è purtroppo una pratica consueta tra i big, ma del tutto illegale, chiamata
insider trading.

Le debolezze dall’analisi fondamentale

1. Difficile reperire notizie non manipolate


2. Difficile mettere insieme le varie notizie, che in base alle fonti possono anche essere
contrastanti
3. C’è sempre una rilevante parte di discrezionalità, e questo rende questo metodo come l’analisi
tecnica soggetta anche a periodi di drawdown prolungati

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LE CANDELE GIAPPONESI
È il grafico in assoluto più utilizzato per fare trading.
Le candele giapponesi hanno il pregio di mostrare la forza che sostiene un determinato movimento
di mercato. In base alle dimensioni delle candele, allo spessore del corpo e alla lunghezza delle code,
possiamo capire cosa ha pensato il mercato in quell’istante.
Ogni candela si riferisce all’intervallo del Time-frame di riferimento. Più è alto l’intervallo temporale,
più le indicazioni saranno affidabili.
Le indicazioni che una candela rappresenta in un grafico sono:
Prezzo di apertura
Prezzo di chiusura
Prezzo massimo
Prezzo minimo

L’ombra rappresenta la distanza tra il prezzo massimo/minimo avuto nel time-frame e la


chiusura/apertura. È molto importante perché è più pronunciata quando è presente indecisione o
reazione nei confronti di un livello di prezzo nel grafico, quando è meno presente è l’incontrario.
Tipi di candele giapponesi

Marubozu: La sua particolarità è l’assenza di ombre sia nella parte inferiore che in quella
superiore. L’indicazione che ci da questa candela è che il mercato per tutto il time-frame si è mosso
esclusivamente nella stessa direzione e che quindi il trend in atto è molto deciso.

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Doji: La figura tecnica della doji è una delle più importanti all’interno del panorama delle candele
giapponesi. In essa l’apertura e la chiusura di sessione coincidono e questa figura assomiglia ad una
croce.
Questa candela è sinonimo di incertezza degli operatori con le forze che trovano in equilibrio. Se
questa figura si presenta dopo un trend direzionale piuttosto forte, essa rappresenta o una pausa
di riflessione di coloro che stanno dominando il trend, o un’incapacità di spingerla oltre. Sarà
importante affiancare all’analisi delle candele, l’utilizzo di oscillatori occidentali per avere maggiore
chiarezza sul comportamento del mercato.
Esistono diversi tipi di Doji:

È il comportamento successivo del mercato a dare un preciso significato a questi segnali tecnici.

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Esempio pratico
Il grafico seguente di Aud/Usd è ricco di segnali. In basso a sinistra notiamo infatti la formazione di
una dragonfly-doji con una chiusura uguale all’apertura, ma sui massimi della seduta. Il mercato
viene da un trend ribassista e la lunga ombra inferiore mostra un mercato che durante la seduta è
caduto violentemente con però la forza dei compratori che è stata in grado di compensare e di
riportare i prezzi al livello di partenza.
Abbiamo quindi un segnale bullish di potenziale inversione di tendenza confermato anche dallo
stocastico il quale si trova in prossimità dell’ipervenduto, ma già in divergenza rispetto ai prezzi.
Entrare long Aud/Usd sopra il massimo della dragonfly avrebbe permesso al trader di far parte di un
importante trend rialzista.

Circa a due terzi di estensione di questo trend si forma un’altra doji. In questo caso i tori riprendono
fiato, ma la sessione successiva rompe al rialzo i massimi della doji, un segnale di continuazione del
trend dominante. Da evidenziare anche come l’oscillatore si trovava in una posizione ideale per
un’inversione di tendenza, di questo ne parleremo meglio in seguito, ora è necessario soffermarsi
sul fatto che la non conferma da parte del prezzo di rottura ribassista della doji ha evitato l’entrata
in un trade che si sarebbe rivelato errato. A metà aprile di nuovo una doji, in questo caso una
northern visto che si forma in vetta al trend. Di nuovo compratori incerti e ancora oscillatori che
esprimono ipercomprato. Bisogna attendere la rottura ribassista del minimo della doji che arriva
puntuale il giorno dopo, dando il via ad un’inversione di tendenza del trend bullish che si rivela
definitiva. Quindi, concludendo, una doji dà ottimi segnali quando si verifica in fondo o in cima ad
un trend direzionale, quando si realizza in un contesto di oscillatori che esprimono ipervenduto o
ipercomprato e quando chiaramente il movimento successivo del prezzo confermerà gli indizi che
fino a quel momento il mercato ci ha fornito.
La doji è un ottimo termometro per misurare la sostenibilità e la forza di una tendenza.

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HAMMER E HANGING MAN
Questo tipo di candela indica una possibile inversione del trend, è necessario contestualizzarla al
momento corrente per capire se ci troviamo di fronte ad una hammer o una hanging man. La
hammer si trova in fondo ad un trend ribassista e l’hanging man in cima ad un trend rialzista, in
entrambi i casi l’indicazione è che il trend si sta per invertire.

Le candele che rappresentano l’opposto delle due citate in precedenza sono la inverted hammer e
la shooting star, sono esattamente identiche, cambia solamente la posizione nel grafico.

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Questa figura di inversione è ravvisabile nei punti di bottom, ovvero il cosiddetto hammer o
martello.
Quando una tendenza è ben definita difficilmente si assiste a sedute in cui i tori riescono a prendere
il controllo del mercato anche per una sola sessione giornaliera (le candele giapponesi e la loro
teoria possono essere però applicate ad ogni time frame); quando però, dopo una lunga caduta,
assistiamo ad una chiusura sui massimi, il mercato ci ha fornito un segnale, i tori hanno ricominciato
a comprare ritenendo le quotazioni convenienti.
Prendiamo ad esempio il grafico seguente

Il grafico si trova all’interno di un solido bull market con le solite correzioni che accompagnano
fenomeni di questo tipo. Tra novembre 2011 e marzo 2012 una correzione (cioè una temporanea

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inversione di tendenza ribassista all’interno di un movimento più ampio rialzista) interessa il cambio
che in corrispondenza di una precedente linea di resistenza, disegna un hammer, ma non solo. In
quel momento un oscillare come lo stocastico è in ipervenduto e sta indicando un tentativo di
inversione. Ecco che l’hammer mostra la sua utilità, non solo alla fine dei trend, ma anche alla fine
di semplici correzioni di un bull market, acquisendo forza se supportato da altre indicazioni tecniche.
La scelta migliore è quella di piazzare un ordine qualche pips sopra i massimi dell’hammer fissando
uno stop qualche pips al di sotto dei minimi dello stesso.
In questo caso il trade avrebbe colto il minimo del trend bearish e permesso al trader di entrare
all’inizio di una tendenza bullish primaria.
L’hammer, come tanti altri pattern, preso singolarmente può ingannare il trader ed indurlo ad
ingressi frettolosi.

Shooting star: Prendiamo ad esempio la shooting star o stella cadente.


Il nome descrive una candela che sembra essere, per la sua forma, una stella cadente, con una lunga
coda che s’innalza attraversando il cielo. I giapponesi vedono nella shooting star una candela che
mostra “problemi sopra la testa”.
Come abbiamo spiegato in precedenza, la sua forma è simile quella di un hammer ma invertita.
Un’ombra superiore molto lunga a fronte di un corpo più piccolo vicino ai minimi della seduta.
Se l’hammer è una figura di inversione rialzista, la shooting star è una figura di inversione ribassista
con corpi che possono essere bianchi o neri.
Il mercato è inserito all’interno di un solido sentiero rialzista, ma all’improvviso i venditori si rifanno
vivi mostrando le loro capacità e ribaltando una seduta che sembrava avviarsi ad una chiusura sui
massimi. La lunga ombra superiore significa infatti pressione in vendita con i tori che, almeno per
quella sessione, non hanno avuto la forza di sostenere il rialzo.

Vediamo nel grafico seguente due esempi di shooting star che ci possono aiutare a capire come il
suo utilizzo può essere molteplice.

NzdUsd ha cominciato una fase bearish ad agosto 2012, ma una prima reazione verso l’alto sembra
riportare i tori al comando di un bull market di lungo periodo ancora vivo.

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Questa reazione dura tre sedute, con la terza che vede la creazione di una shooting star che indica
l’immediata reazione degli orsi vogliosi di riprendere il controllo del mercato. Lo stocastico in quel
momento mostra già una chiara impostazione ribassista e quindi non resta altro da fare che piazzare
un ordine short al di sotto del minimo dell’hammer con stop loss sopra il suo massimo; successo
evidente visto che le sessioni successive confermano il proseguimento della tendenza bearish.
Il secondo caso arriva dopo una correzione verso l’alto più vigorosa che riporta il mercato proprio a
ridosso dell’hammer precedente adesso diventato una zona di resistenza molto importante. Una
nuova shooting star viene formalizzata e lo fa con uno stocastico in chiara divergenza con i prezzi e
che sta uscendo da una zona di ipercomprato (parleremo meglio di ipercomprato e ipervenduto
quando parleremo meglio degli oscillatori)
Shooting star, resistenza, ipercomprato, tutti ingredienti che anche stavolta creano l’opportunità di
un ingresso short a basso rischio con un successo che viene evidenziato dall’evoluzione successiva
di NzdUsd.
Come vedete la ricetta che porta il trader effettivamente ad entrare a mercato è sempre composta
da una serie di ingredienti ben composti tra di loro, in modo “armonico” o “confluente”.
La shooting star, come tutte le altre candele giapponesi, può essere utilizzata su ogni time frame
temporale ed assume un significato molto “pesante” quando viene formalizzata sui grafici su scala
monthly.

TWEEZER TOP E TWEEZER BOTTOM


Il pattern di prezzo chiamato tweezer è rappresentato, da due o più candele con massimi e minimi
uguali. Il tweezer top tipicamente si presenta in un mercato bullish rappresentato graficamente da
due massimi identici che assomigliano a pinzette (appunto tweezer).
Ovviamente la figura opposta è il tweezer bottom che si verifica in un mercato bearish con i minimi
allo stesso livello di prezzo.

La teoria generale indica come la prima candela, sia nel tweezer top che in quello bottom, dovrebbe
avere un lungo corpo (bianco o nero a seconda della direzione del mercato), mentre la seconda
candela può assumere diverse varianti.
Sempre la teoria dice che sarebbe consigliabile, ma non necessaria, la formazione di una seconda
candela con un piccolo corpo. Ad esempio se ci troviamo ad avere a che fare con un tweezer bottom
in formazione, la figura potrebbe essere quella di un hammer oppure viceversa di una shooting star.

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Il significato di queste due candele sarebbe sostanzialmente questo; dopo una forza dirompente del
mercato nella direzione principale del trend, la forza stessa sta esaurendo ed il corpo piccolo lo
dimostra.
Questo pattern delle candele giapponesi ha dimostrato nel tempo di essere molto più affidabile su
grafici weekly o monthly piuttosto che quelli daily dove i falsi segnali sono molti più frequenti .

Il grafico seguente è relativo a UsdChf e ci mostra su scala weekly sia un tweezer top che un bottom.

Come si può chiaramente vedere ad inizio 2012 il mercato fece segnare con una lunga candela
bianca un massimo a cui seguì una candela dal corpo decisamente più piccolo, ma soprattutto con
un massimo praticamente identico a quello della candela precedente.
Ecco che si sono verificate le condizioni essenziali richieste dalla teoria; un trend duraturo al vertice
del quale si formano due massimi identici con il secondo corpo più piccolo del primo. A questo punto
il trader di lungo periodo non deve fare altro che piazzare un ordine short sotto il minimo della
seconda candela con stop sopra il suo massimo attendendo poi l’inversione di tendenza.
Così è stato, ma a distanza di qualche settimana sempre Usd/Chf offrì una possibilità di chiusura
dell’operazione short e contemporanea apertura dal lato opposto long.
Come si vede infatti a fine febbraio 2012 il mercato realizzò una lunga candela ribassista seguita da
una candela rialzista con corpo più piccolo e con minimo settimanale identico a quella precedente.
Un’occasione fondamentale per rientrare nel trend primario di lungo periodo.
Anche in questo caso piazzare un ordine long al di sopra del massimo della seconda candela con
stop sotto il minimo rappresentava un’eccellente opportunità di trading che, dopo qualche
settimana di tentennamenti, si trasformò in qualcosa di più concreto con il trend bullish che riprese
a marciare verso l’alto in maniera piuttosto decisa.

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Three white soldiers e three black crows: Un tipico pattern legato al modello delle candele
giapponesi che si registra a livelli di prezzo particolarmente estremi ed alla fine di un trend rialzista
maturo è il cosiddetto Three Balck Crows (i tre corvi neri), un nome che dice già tutto circa le
conseguenze sui prezzi successive a questo pattern. I tre corvi neri non è altro che una serie
consecutiva di tre candele nere che dovrebbero chiudere in corrispondenza o vicino ai minimi di
seduta; altra caratteristica peculiare dovrebbe essere rappresentata dal fatto che ogni apertura di
sessione dovrebbe idealmente formalizzarsi entro il corpo della sessione precedente.

L’opposto del three black crows è un pattern similare che si registra in prossimità di un minimo di
un trend ribassista maturo. In questo caso il nome cambia in Three White Soldiers (i tre soldati
bianchi che avanzano), un gergo militare per paragonare il pattern ad un’armata che avanza. Anche
in questo caso ogni candela dovrebbe chiudere in prossimità del suo massimo ed ogni candela
dovrebbe aprire entro o vicino al corpo della candela precedente.
Entrambi questi pattern sono indicati per i trader di lungo periodo e quindi offrono segnali molto
interessanti sui grafici weekly. Nel caso del three black crown il formalizzarsi di questo segnale è un
alert di una tendenza rialzista che sta cambiando pelle o che si è addirittura esaurita invitando perciò
alle prese di profitto. Viceversa per i three white soldiers il messaggio è quello di un esaurimento
della pressione ribassista e dell’opportunità di cominciare a ricomprare l’asset.

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