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Morfologia: introduzione

La morfologia (gr. morphḕ ‘forma’ + lógos 'discorso') studia la struttura interna delle parole e la
struttura interna delle forme flesse dei lessemi variabili, per meglio dire i cambiamenti di forma
esterna aventi
riflessi funzionali. La morfologia rappresenta l’interfaccia tra il piano dei suoni/fonemi (fonetica/
fonologia) e il piano della sintassi.
La morfologia dà conto di tutte le conoscenze che un parlante ha delle parole della propria lingua
(competenza morfologica):
• se una parola è ben formata o meno
• se una parola è possibile o non possibile
• a quale categoria lessicale appartiene
• come si può combinare con prefissi e suffissi o con altre parole

La nozione di parola
La nozione di parola è intuitivamente presente alla coscienza linguistica di ogni parlante. Di solito, i
parlanti interiorizzano un’immagine del proprio idioma come articolato e articolabile in (sotto)unità,
le parole appunto, ma con esiti strutturalmente differenti da lingua a lingua e che prescindono da
quell’opzione culturale che è la scrittura. “Le mot, malgré la difficulté qu’on a à le définir, est une
unité qui s’impose à l’ésprit, quelque chose de centrale dans le mécanisme de la langue”
(Saussure, Ferdinand De, 1916, Cours de linguistique générale)
Un fenomeno di natura psicologica quale l’analogia rende conto del fatto che la ‘parola’ - e con essa
i costituenti morfologici (affissi e radici/temi) - è presente al senso linguistico dei parlanti, i quali
sia in fase di apprendimento della L1 sia nell’apprendimento e nell’uso di una L2 producono forme
analogiche come *piangiuto o *goed o *childs.
N.B.: Ciò che viene considerato “parola” in una lingua può non corrispondere ad una parola in
un’altra lingua:
(1) a. Il ragazzo ha dato una rosa a Maria.
→ 8 parole
b. puer dedit rosam Mariae
→ 4 parole!!

• Le parole possono essere:


– Semplici (senza struttura interna)
• [capo]
– Complesse (con struttura interna)
• Parole derivate: [ex-capo] [capetto]
• Parole composte: [capostazione]
• Sia le parole semplici che le parole complesse devono essere flesse quando sono usate in una
frase:
– [capi], [ex-capi], [capetti], [capistazione]

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• Definizione “grafica”
Parola = ciò che è compreso tra due spazi bianchi – intuitivamente semplice ed efficace, ma
funziona solo per le lingue dotate di scrittura (lineare)
scriptio continua (Cinese e Latino)
安娜⼉儿吃是⼤大的不她呢
La spaziatura tra unità non è sempre coerente; cf. ingl. on line, online, online

La parola: criteri definitori


• Definizione fonologica
“tutto ciò che si raggruppa attorno ad un accento principale /primario”
(1) dàglielo / telèfonagli / dìmmelo
(2) gentiluómo, càpostaziòne...ma in ? raccòlta rifiùti
(3) ?Il bambino mangia la mela.
(4) ?talro, ?bivalentre
• Pausabilità: sono parole gli elementi linguistici che possono essere preceduti e seguiti da una
pausa
(6) *g∆atto o *gatt∆o (∆ = pausa)

• Definizione semantico-referenziale
• Parola = unità della lingua che rinvia a un concetto
– albero (it), arbre (fr)
– camera da letto

• Definizione sintattica o distribuzionale


• Parola = unità della lingua che può essere usata da sola, che
può da sola formare un enunciato
(1) Come si chiama l’animale che miagola? Gatto
– questo criterio esclude le parole grammaticali (di, e, con
ecc.) che di norma non possono costituire un enunciato

• Mobilità posizionale: sono parole gli elementi linguistici che


possono spostarsi all’interno di una frase
(2) a. un gatto è passato
b. è passato un gatto

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La parola: criteri definitori
• Definizione morfologica
Parola = unità al cui interno non si può inserire dell’altro materiale linguistico (una sequenza in-
interrompibile di morfemi)
Derivazione
1) salda-tore efficiente / efficiente salda-tore vs *salda-efficiente-tore
Composizione
2) aspira-polvere *aspira-molta-polvere
3) veloce treno merci / treno merci veloce vs *treno veloce merci
‘un + albero un grande albero…

• Coesione interna: la non può essere interrotta mediante l’aggiunta di altro materiale linguistico
(5) *glatto, *gatlo

Parola e lessema
Quante parole ci sono nella frase in (1)?
(1) Anno nuovo, vita nuova!
(a) 4 parole → parola grafica
(b) 3 parole → lessema (livello più astratto)
→ Il lessema NUOVO conta due occorrenze in due diverse forme (nuovo vs. nuova) parola
variabile (cfr. parola invariabile)
→ variazione di forma che interessa il piano del significato e del significante (nuovo singolare vs.
nuova femminile forme flesse (=parole grammaticali)
→ variazione di forma che interessa solo il piano del significante; cf. bei / belli / begli
→ forma di citazione (elencata nei vocabolari): maschile singolare nuovo

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CLASSI DI PAROLE
Le parti del discorso non possono essere riconosciute in base a criteri semantici:
nomi esprimono entità (festa, cerimonia, metamorfosi, -zione)
verbi esprimono azioni (stare, amare, sapere)

Ma attraverso criteri distribuzionali (i contesti in cui possono o non possono ricorrere)


Articolo = può precedere un Nome ma non un Verbo
Nome = può precedere un Verbo ma non un Articolo

Tema e radice
• Tema:
togliendo la desinenza flessiva -re a un verbo regolare come amare resta ama- (tema verbale)
• Radice: il tema si può analizzare a sua volta come una radice (am-) più una vocale tematica (-a)
– Le vocali tematiche dell’infinito italiano sono tre:
• -a (cont-a-re) -e (tem-e-re) ed -i (sent-i-re)

Categorie grammaticali
Categorie grammaticali = “espressione linguistica di alcune dimensioni cognitive fondamentali
dell’esperienza umana, quali la nozione di numerosità o quella di tempo” .
Ogni categoria ha più valori:
Genere Numero Tempo Diatesi
Maschile Singolare Presente Attivo
Femminile Plurale Passato Passivo

Classi di parole
Le parole di una lingua sono tradizionalmente raggruppate in classi o parti del discorso, dette anche
categorie lessicali(nome, verbo, aggettivo, ecc.)
L’inventario delle parti del discorso non è lo stesso per tutte le lingue del mondo! Non è quindi
universale.
– Molte lingue non hanno gli aggettivi come parti del discorso. I significati aggettivali sono espressi
con Nomi o Verbi:
• es. Lo hausa (famiglia afro-asiatica) usa i nomi per esprimere proprietà: un grande uomo = uomo
con la grandezza
Un altro caso ancora …le proprietà delle singole classi cambiano da lingua a lingua. Gli aggettivi
sono variabili in italiano ma invariabili in inglese.

Categorie grammaticali
N.B.: l’inglese e il vietnamita non marcano il genere e il numero negli aggettivi; la differenza tra le
lingue non sta in ciò che possono esprimere, ma in ciò che deve essere espresso (cfr. Jakobson
1978)
Jakobson esemplifica questa differenza fra lingue nel modo seguente:
Quando un russo dice ja napisal prijatelju “ho scritto all’/a un amico” la distinzione tra il carattere
definito o indefinito del complemento (il ~ un) non è espresso, mentre l’aspetto verbale indica che
la lettera è stata finita e il genere maschile designa il sesso dell’amico. In russo questi concetti, in
quanto sono grammaticali, non possono essere omessi nella comunicazione. Al contrario se si
domanda a un inglese che ha detto I wrote a friend se la lettera è stata finita e se è stata indirizzata a
un amico o a un’amica, può darsi che risponda: “fatti gli affari tuoi!” (Jakobson, 1978, 173 (con
adattamento della traduzione italiana da parte mia)).
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Principali categorie grammaticali

• Numero: distinzione fondamentale singolare vs. plurale (duale, triale, paucale)


(1) a. la polizia è efficiente
b. the police are efficient

• Genere
1. coperto: le distinzioni di genere non sono espresse morfologicamente (turco, inglese)
2. sistema bipartito: molte lingue, tra cui quelle romanze, distinguono maschile e femminile; queste
due opzioni non riflettono in modo sistematico distinzioni relative al sesso naturale (il soprano, la
guardia, ecc.); in alcuni casi un unico genere esprime i due sessi (tigre) e l’appartenenza ad un
genere naturale può essere esplicitata solo tramite l’aggiunta di altro materiale lessicale (la tigre
femmina). Molte lingue dotate di un sistema bipartito conoscono anche il genere neutro, che si
oppone agli altri due (latino, greco, russo, ecc.). L’opposizione maschile, femminile / neutro riflette
una diversa opposizione di genere, che in altre lingue è più rilevante: quella tra animato e
inanimato. In algonchino, il genere animato comprende sia entità animate (come gli animali), sia
alberi, pietre ed altri oggetti.
3. sistema a più termini: Lo swahili (lingua bantu) possiede numerose classi di nomi, distinte da
specifici prefissi (classificatori) che veicolano informazioni di genere; all’interno di questo sistema,
ad esempio, i nomi che denotano esseri umani sono morfologicamente distinti da quelli che
esprimono esseri viventi e mobili, ma non umani (alberi, fiumi, ecc.)

• Caso → codifica della funzione sintattica che un referente ricopre in una frase (nominativo,
accusativo, genitivo, dativo... )
(1) (rus) ja vypil vodu
‘bevvi l’acqua’
voda xolodnaja
‘l’acqua è fredda’
N.B.: il lak (caucasico parlato in Russia) conta 48 valori diversi per la categoria del caso)

• Persona
→ codifica dei partecipanti all’atto comunicativo: emittente (prima persona), ricevente (seconda
persona), altri referenti (terza persona)
→ categoria inerente nei nomi e nei pronomi, contestualmente determinata per i verbi
→ categoria che si combina con quella del numero (noi, voi, loro)

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• Flessione
In italiano, le categorie grammaticali sono realizzate tramite la flessione (cioè la modificazione
della desinenza) e, dunque, si esprimono come CATEGORIE FLESSIONALI. Questa circostanza
non ha carattere universale e, d’altra parte, non è sempre pienamente realizzata neanche nelle lingue
flessive.
CATEGORIE ESPRESSE (o SCOPERTE) e CATEGORIE NASCOSTE (o COPERTE). Ad
esempio, la categoria del numero è scoperta poiché la sua espressione è normalmente affidata a
desinenze diverse per ilsingolare e per il plurale (mel-a / mele); ci sono tuttavia casi in cui tale
distinzione non trova espressione sul piano formale (la crisi / le crisi).

Principi della flessione


1. il significato flessivo è necessario e non facoltativo, poiché occorre quando la sintassi impone
delle scelte obbligatorie tra i morfemi grammaticali disponibili nella lingua;
2. la flessione completa di una classe di parola ne costituisce il paradigma, ossia un sistema chiuso
in cui sono riunite tutte le forme superficialmente possibili per quel lessema e per gli altri lessemi
appartenenti alla stessa classe;
3. il carattere astratto dei significati flessivi implica una combinatoria molto ampia. In italiano, il
nome presenta le marche del numero e del genere, l’aggettivo presenta quelle di accordo di genere e
numero, il verbo presenta le marche di tempo, modo, persona, numero, e altre
ancora
4. …

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Segmentazione: procedimento mediante cui vengono identificati i morfemi = la struttura interna
delle parole
(1) incredibilmente
[crede]V
[[crede/i]V + bile]A
[in [[credi]V + bile]A]A
[[in [[credi]V + bile]A]A + mente]Avv

Flessione inerente e flessione contestuale


In italiano, il numero nel nome non è determinato dalla struttura della frase, ma dalla scelta
puramente semantica basata su quello che il parlante vuole comunicare, e tale scelta avrà una
conseguenza sulla forma verbale e sui modificatori del nome.
Pertanto, il numero nel nome è un significato ‘inerente’, poiché caratterizza le proprietà semantiche
dell’entità denotata dal nucleo designativo di base. Anche i verbi presentano categorie di flessione
inerenti, quali il tempo, l’aspetto e la diatesi, i cui valori si manifestano in relazione a ciò di cui
l’enunciato parla, in relazione alla collocazione dell’evento e a ciò che il parlante vuole mettere in
rilievo. Il significato inerente si distingue da quello ‘contestuale’, poiché esso consiste in
un’operazione determinata dall’accordo e dalla reggenza all’interno della frase, nelle lingue che li
richiedono. Per esempio, gli articoli e gli aggettivi si accordano in genere e numero con i nomi
reggenti. La morfologia contestualizzata è il caso prototipico della flessione: i significati flessivi
contestuali sono segnali sintattici che danno istruzioni all’ascoltatore o al lettore su come condurre
nei rispettivi punti del testo le necessarie operazioni di decodificazione per capire il testo nel senso
del parlante. Sulle nozioni di significati ‘inerenti’ e ‘contestuali’, si veda Booij (1996:
2-3).

La struttura interna delle parole


Parole semplici:
non possono essere analizzate (segmentate) in morfemi. Sono «date»,
elencate nel Lessico
ieri, sempre, ogni, bar
Parole complesse:
possono essere analizzate morfologicamente in costituenti (morfemi).
Parole costruite con regole:
parola con desinenza (gatt-o, gatt-i, mangi(a)-vano)
parola suffissata (vin+aio, bar+ista)
parola prefissata (dis+adatto, in+elegante)
parola composta (capo+stazione, alto+piano)
parola suffissata più volte (industri+al+izza+zione)
prefissata più volte (ex+pro+console)
composta più volte (tergi+lava+lunotto)
suffissata e prefissata (in+desider+abile)
composta e suffissata (croce+rossa+ina, ferro+via+ario)
composta e prefissata (in+vero+simile)
composta, prefissata e suffissata (in+vero+simile+mente)
Parole memorizzate: uomini, migliore, passeggiare…

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Compiti della morfologia
1. Formare parole (nuove)
incredibilmente #in-credi-bil-mente#
[[in [[credi]V + bile]A]A + mente]Avv
2. Trasformare parole (già esistenti)
libro #libr-o#

Morfologia e significato
La formazione delle parole consta di una parte formale e di una parte semantica composizionale:
vino+aio = ‘persona che vende vino’
giornale+aio = ‘persona che vende giornali’
verdura+aio = ‘persona che vende verdura’
parte formale: aggiunta di -aio
parte semantica: parafrasi composizionale (‘persona che svolge un’attività connessa con N’)

Morfema
La morfologia è l’ambito delle scienze linguistiche che si occupa delle unità minimamente dotate di
significato, gli elementi segnici che chiamiamo morfemi (unità della I articolazione secondo
Martinet).
Morfema: entità astratta (cfr. fonema)
es. in latteria tre morfemi
latt- = ‘liquido bianco, prodotto per secrezione dalle femmine dei mammiferi, indispensabile per la
nutrizione dei piccoli ecc.’
-eri- = ‘nome di luogo in cui si commercializza un determinato prodotto’
-a = ‘numero singolare’

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