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Sonno e Sogno di Salvatore Torsi (www.studiotorsi.

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Il sonno: definizione e teorie sulla funzione del sonno

Definizione
Il sonno è un processo neurofisiologico con andamento ciclico che è in gran parte influenzato dal
proprio substrato biologico sul quale si basa e dalle componenti culturali e ambientali nelle quali si
svolge.
Il problema di quale sia la funzione del sonno è tutt’ora dibattuto fra varie correnti che s’intersecano
l’une nelle altre formando un intreccio psichedelico di credenze che vanno a confutarsi e
confermarsi vicendevolmente. Quello che è certo, prima di tutto, è che il sonno è di per sé
indispensabile: ne è una prova evidente il fatto che la quasi totalità dei mammiferi, nonché alcuni
invertebrati (in forme simili al sonno) ne è provvista e che per compiere tale pratica attuano
comportamenti che possono mettere a repentaglio la loro stessa sopravvivenza. Si pensi al delfino
dell’Indo (Platanista indi): si tratta di un animale che dorme molte volte al giorno, ma per pochi
secondi alla volta. A causa delle condizioni molto pericolose del suo ambiente, questo non smette
mai di nuotare, perché in caso contrario sarebbe preda di oggetti e simili sradicati durante la
stagione dei monsoni e rischierebbe, inoltre, di essere scagliato contro le rocce sottostanti.
Se il sonno non fosse indispensabile, non ci sarebbero motivi perché una pratica così pericolosa ed
anti-evolutiva sia stata conservata e non abbia subito un’alterazione simile alla vista (il delfino
dell’Indo è cieco e basa il proprio orientamento su un sistema ad ultrasuoni).
Se pensiamo ad altre specie di animali, difatti, possiamo osservare che quello del sonno è proprio il
momento a più alta pericolosità globale che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa: quando
dorme l’animale è esposto ai pericoli, è senza difese ed ha i sistemi attentivi quasi del tutto inibiti.
In pratica il sonno dovrebbe rappresentare il suo peggior nemico. Eppure tutti i mammiferi
dormono.

Teorie sul sonno


Se si osserva il sonno dell’uomo attraverso la registrazione dell’attività cerebrale corticale (EEG), si
osserva che questo ha un andamento ciclico e procede a fasi: dalla veglia rilassata (stadio 0) si
procede allo stadio 1 e poi si passano gli stadi intermedi fino allo stadio 4 e, nuovamente, a ritroso
fino al nuova stadio 1 emergente, anche detto REM dai rapidi movimenti oculari cui s’accompagna;
questo nuovo stadio viene definito sonno paradosso in quanto l’attività elettro-encefalica è molto
simile a quella della veglia, con attività theta e beta (onde a bassa intensità ed elevata frequenza).
Le teorie del sonno, generalmente, distinguono chiaramente le funzioni del sonno REM da quello
del sonno NREM o SWS (slow wave sleep, sonno ad onde lente). Molte teorie ritengono il REM
come indispensabile per il normale funzionamento del cervello, mentre in NREM (e lo SWS in
particolare) lo sarebbe per il resto dell’organismo.
Già prima di Aristotele, il sonno veniva interpretato come un momento di recupero dalle funzioni di
logoramento della veglia. In particolare si riteneva che esso fosse il risultato dell’accumulo di
alcune sostanze che sarebbero state smaltite nel sonno. Le teorie “umorali” acquistarono corpo nel
XX secolo popola scoperta di “ipnotossine” prelevate dai liquidi biologici di animali privati di
sonno, ma il proseguo delle ricerche in questo senso provocò diversi fallimenti.
Le teorie basate sul sonno visto come momento di recupero dal logoramento della veglia, vengono
definite “teorie ristorative”, a queste si affiancano altre teorie istintive che vedono il sonno
semplicemente come momento di risparmio energetico atto a conservare energia nei periodi bui ed
improduttivi.
Il sonno: filogenesi ed ontogenesi

Filogenesi (dal gr. phy/lon “generazione, stirpe”; ha il significato di 'discendenza')


Il sonno è uno stato fisiologico-comportamentale molto antico e comune a molte specie di animali
(è presente anche nei vertebrati inferiori e persino in alcuni invertebrati, anche se in questi casi più
che di sonno è bene parlare di cicli riposo-attività).
Dagli studi comparativi del sonno fra i diversi mammiferi sono emerse diverse correlazioni: una
positiva fra sonno e metabolismo (più è piccolo il mammifero, più dorme), una negativa fra la
durata del sonno e il peso cerebrale (meno pesa il cervello, più si dorme). Per quanto riguarda la
distinzione fra sonno i diversi stadi del sonno, invece, si è notato che la dimensione corporea
influenza maggiormente il sonno NREM piuttosto che il REM e che per entrambi c’è una
correlazione negativa con la durata del sonno (maggiore è la massa corporea, meno si dorme); il
pericolo globale, invece, influenza più il sonno REM che il NREM e c’è una correlazione negativa
con la durata del sonno (all’aumento del pericolo corrisponde una riduzione di entrambe i tipi di
sonno).
Un problema della filogenesi del sonno riguarda il punto dell’evoluzione in cui questo compare e i
rapporti che intercorrono con il grado di encefalizzazione, con lo sviluppo della corteccia cerebrale
e dell’intelligenza. Poiché il sonno REM compare solo nei mammiferi e in quantità proporzionale
all’indice di encefalizzazione (EQ) si può presupporre che sia in relazione con lo sviluppo della
corteccia cerebrale e dell’intelligenza. Il sonno NREM, invece, sembra essere maggiormente
collegato al recupero biochimico e metabolico e in rapporto allo sviluppo delle capacità
omeotermiche dell’organismo.

Ontogenesi (dal gr. ón óntos, part. pres. di êinai 'essere')


I dati sperimentali relativo al feto umano sono decisamente scarsi. Quello che si sa è che al terzo
trimestre di gestazione questo vive quattro stati comportamentali: la veglia attiva, la veglia calma, il
sonno attivo (con tracciato desincronizzato continuo e movimenti oculari) e il sonno quieto
(alternante con fasi di sincronizzazione). Lo stato di vegli attiva è considerato quello più adatto ad
un’integrazione sensoriale che porta alla maturazione corticale, tant’è che la privazione di sonno
attivo attraverso la somministrazione di farmaci crea difetti strutturali e funzionali molto gravi
nell’individuo oramai dovuto adulto. L’eccessiva quantità di sonno attivo nel feto, potrebbe essere
dovuta in parte all’insufficiente controllo inibitorio delle strutture adibite a tale controllo che si
formerebbero durante lo sviluppo.
Nel neonato il 50% del tempo totale è rappresentato dal sonno attivo che può presentarsi nei periodi
di sonnolenza, durante l’allattamento, quando piange o è eccitato, mentre il 25-30% è sonno quieto.
Il sonno del neonato è tipicamente polifasico e dura in media il doppio di quello di un adulto; è solo
verso i 4 anni che diventa monoritmico, ma dura ancora più a lungo rispetto all’adulto e contiene
una quantità di SWS di gran lunga maggiore, che con il tempo andrà sempre più riducendosi fino
alla vecchiaia nella quale sarà estremamente ridotta (questo effetto è dovuto soprattutto dalla
riduzione dell’ampiezza delle onde delta).
Metodologie di studio del sonno: la poligrafia, gli stadi del sonno, la classificazione di
Rechtschaffen e Kales

La poligrafia
Il modo più pratico per registrare l’attività elettrica del cervello umano è porre degli elettrodi
connessi ad un oscillografo a getto d’inchiostro (poligrafo) sullo scalpo. Le registrazioni ottenute
vengono denominate EEG (elettroencefalografia). Per registrare l’attività muscolare (EMG,
elettromiogramma), altri elettrodi vengono posti sul mento, mentre gli elettrodi montati attorno agli
occhi registrano (EOC, elettro-oculogramma) la loro attività.

Gli stadi del sonno secondo la classificazione di Rechtschaffen e Kales


Dalla registrazione polifasico del sonno, si evidenzia che questo procede a fasi: la veglia (anche
detta stadio 0) è contraddistinta da un’attività elettrica caratterizzata da onde alfa o beta, tipiche
rispettivamente di una veglia rilassata e di un’elevata attività e contrassegnate da onde di elevata
frequenza (fra gli 8 e gli 11 Hz le prime, sopra i 15 le seconde) e una bassa ampiezza (inferiori ai 10
microvolt); alla veglia segue lo stadio 1, che è più che altro una transizione dalla sonnolenza al vero
sonno ed è contraddistinto della scomparsa dell’attività alfa, dalla presenza di attività theta e di
frequenti punte al vertice; lo stadio 2, il vero sonno, compone il 45% del sonno totale ed è
caratterizzato da attività theta, fusi del sonno e complessi K, nonché poche onde delta; a questo
segue lo stadio 3, che è presente per il 7% della durata del sonno totale, contiene attività delta di
una certa ampiezza e rappresenta uno stadio di transizione fra lo stadio 2 e lo stadio 4; quest’ultimo
è contraddistinto da un’attività delta con onde a bassa frequenza (meno di 3,5 Hz) e ad ampiezza
elevata (sopra i 100 microvolt).
Data la natura dell’attività elettrica tipica delle onde delta, il sonno che contiene gli stadi 3 e 4 viene
chiamato SWS (da Slow Wave Sleep, sonno ad onde lente).
Gli stadi del sonno hanno una natura ciclica, cosicché una volta giunti al quarto stadio, si
ripercorrono tutti gli altri a ritroso per l’intera notte di sonno. Una caratteristica eccezionale, è che
una volta finito il primo ciclo (dallo stadio 1 fino al 4 e poi di nuovo all’1), lo stadio 1 emergente è
caratterizzato da un’attività cerebrale molto simile alla veglia (sonno paradosso), con una
mescolanza di attività beta e theta, la comparsa di rapidi movimenti oculari (REM) e della perdita
del tono muscolare, l’accelerazione del flusso ematico al cervello e del consumo di ossigeno.
L’addormentamento, il risveglio e l’inerzia del sonno

L’addormentamento
La transizione che porta dalla veglia al sonno avviene gradualmente e dura circa mezz’ora dal
momento in cui ci si corica. L’ora scelta per addormentarsi, che corrisponde quasi sempre anche a
quella della massima sonnolenza, è correlata con il picco minimo della temperatura corporea.

Il risveglio
Il risveglio spontaneo al mattino è di solito correlato con un aumento della temperatura corporea,
ma nella nostra società nella quale i ritmi di vita sono scanditi da norme rigidamente
sovradeterminate, il tipico risveglio avviene attraverso stimoli esterni predeterminati (sveglia).
Sebbene durante il sonno la percezione cosciente sia notevolmente diminuita, è ancora possibile
rispondere a determinati stimoli caratterizzati dall’intensità e dalla novità, soprattutto se presentati
durante il sonno a onde rapide. Altri aspetti legati al risveglio sono la motivazione e il significato
affettivo dello stimolo.
A livello elettro-fisiologico il risveglio è facilitato dal sonno REM (soprattutto nel bambino) ed in
particolare dai primi 5 minuti di tale stadio: questo può essere spiegato dal fatto che l’attività
elettroencefalografica del sonno REM è molto simile a quella della veglia. Nell’anziano, invece, il
risveglio è facilitato dallo stadio 2 del sonno NREM.

L’inerzia del sonno


La sleep inertia è una sorta di trascinamento passivo che segue il sonno. Tale inerzia è nettamente
più intensa dopo un risveglio da sonno ad onde lente e provoca una diminuzione delle performance
per un tempo che va dai 3 ai 15 minuti.
Tecniche di manipolazione del sonno: l’avanzamento ed il ritardo di fase, la deprivazione di
sonno

L’avanzamento ed il ritardo di fase

La deprivazione di sonno
Gli studi sulla deprivazione di sonno sono molto importanti per conoscere la sua funzione, in
quanto è possibile comparare i dati ottenuto durante i test con privazione con i risultati del gruppo
di controllo ed osservare le differenze che intercorrono fra questi due gruppi.
Il più lungo caso di deprivazione di sonno è quello di Randy Gardner, che rimase sveglio per 264
ore ininterrottamente. Essendo un test lontano dalle procedure sperimentali, non ci è possibile
andare, nelle conoscenze, molto oltre rispetto alle sensazioni soggettive che Randy ebbe durante
quella privazione se si eccettua gli ultimi giorni. Già al secondo giorno, però, egli accusava
problemi di accomodazione visiva, accusava di avere gli occhi pesanti e stanchi e non poté guardare
più la televisione per il resto dell’esperimento. Dal terzo giorno ebbe cambiamenti d’umore, disturbi
di coordinazione, del linguaggio, nonché nausea. Dopo il quarto giorno divenne irritabile e accusò
disturbi di memoria. Il linguaggio si deteriorò progressivamente e dal nono giorno anche il pensiero
divenne frammentato. Una visita neurologica mostrò che le conseguenze per l’organismo erano
davvero modeste, se si eccettua il cervello. Dieci giorni dopo il termine della privazione, il quadro
clinico si era del tutto normalizzato.
Negli altri esperimenti di privazione del sonno, si notano più o meno delle costanti, come il fatto
che durante le prime 36 ore, il cervello è capace di prestazioni normali: è possibile che ci sia una
certa capacità di riserva cerebrale utile per affrontare una limitata deprivazione e che i primi disturbi
abbiano luogo quando tale riserva termini. Horne presuppone che nel cervello, durante la veglia, si
sviluppano dei guasti che non necessariamente provocano degli errori grazie a dei meccanismi
cerebrali e che durante il sonno tali guasti vengano riparati.
Il sonno NREM

Il sonno NREM è quel sonno fondamentalmente contraddistinto dalla non-presenza di tutti quegli
elementi che non fanno parte del sonno REM. E’ sonno NREM lo stadio 1, 2, 3, 4. All’interno del
sonno NREM e precisamente nello stadio 3 e 4, si sviluppo lo SWS, il sonno ad onde lente che
Horne identifica come “sonno nucleare”, fondamentale per il ristoro soprattutto delle funzioni
cerebrali.

Il sonno REM

Le più importati teorie sulla funzione del sonno REM rientrano nel gruppo sulla consolidazione di
memoria: secondo tali teorie il sonno REM sarebbe implicato nella rimozione di ricordi inutili
acquisiti durante il giorno. A tal proposito i mammiferi primitivi, nei quali è assente il sonno REM,
avrebbero ovviato a questo problema avendo un cervello molto più grande dotato di una grossa
capienza. Jouvet ha ipotizzato che i diversi comportamenti istintivi innati negli animali, debbano
essere codificati geneticamente e che questa codifica avvenga, appunto, durante il sonno REM,
tant’è che esperimenti sui mammiferi meno evoluti deprivati di sonno REM dimostrano che questi
hanno difficoltà a modificare i propri comportamenti istintuali. In ogni modo deprivando di sonno
REM l’uomo, gli effetti sulla memoria sono davvero modesti.
L’ipotesi omeostatica del sonno REM presuppone, invece, che tale sonno sia importante per
riattivare quelle funzioni di attenzione che sono andate a scemare durante il sonno NREM e che
permetterebbero all’individuo di essere troppo esposto ai pericoli.
La teoria filogenetica o della sentinella del sonno è simile alla teoria omeostatica e presuppone che
il sonno sia una condizione di conservazione dell’energia e che il sonno REM garantisca attivazioni
simili a quelle della veglia in modo, ad esempio, di permettere all’animale di buttare occhiate sul
mondo esterno.
L’ipotesi ontogenetica pone l’accento sulla grande quantità di sonno REM presente nelle fasi
precoci della vita: il cervello in crescita ha un grosso bisogno di essere stimolato per svilupparsi in
maniera adeguata e questa funzione è assolta dal sonno REM. Quest’ipotesi è stata confermata negli
esperimenti in cui ad un aumento del tempo trascorso in veglia, corrisponde una diminuzione del
tempo trascorso in REM.
La regolazione del sonno: regolazione del sonno NREM e del sonno REM

La regolazione del sonno, nell’uomo, è affidata a un doppio processo: il processo S (sonno),


essenzialmente regolato in senso omeostatico, è influenzato da fattori umorali, fattori nervosi (come
stimoli condizionati ed incondizionati), temperatura ambientale e fattori genetici, psicologici,
ambientali e socio-culturali; il processo C (circadiano) indipendente dal processo S.

Modelli di regolazione del sonno

Vari sono i processi fisiologici che presiedono ai meccanismi del sonno: essi sono regolati da
componenti permissive, circadiane e omeostatiche.
Le componenti permissive, che influenzano entrambi i tipi di sonno (REM e NREM), si riferiscono
alle condizioni ambientali che possono favorire il sonno, come la luce e la temperatura; le
componenti circadiane, che ha molto più effetto sulle fasi di sonno desincronizzato (REM), sono
affidate al nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo anteriore in cui si organizzano i vari ritmi
biologici fra i quali proprio quello sonno-veglia. Tale struttura è sensibile a stimoli esterni di
scansione del tempo come il ritmo luce-buio, a fattori interni quali variazioni ormonali e della
temperatura corporea, nonché a fattori genetici. Le componenti omeostatiche, che interessano
soprattutto il sonno NREM, sono evidenziate dal fatto che una privazione al sonno aumenta la
propensione al sonno stesso, mentre un eccesso di sonno la riduce.

Ritmi circadiani e regolazione del ritmo sonno-veglia

La cronobiologia è una disciplina che studia le modificazioni biologiche in rapporto al fluire del
tempo. Un tipico approccio cronobiologico è quello di utilizzare ritmi di vita free running privi di
zeitgeber, marcatempo che regolarizzano i cicli biologici (come il ritmo luce-buio, i contatti sociali,
etc.).
Ci sono due tipi di modelli principali per spiegare la relazione fra ritmi biologici e regolazione del
sonno nell’uomo: i primi, a oscillatori multipli, postulano l’esistenza di due oscillatori, di cui uno
controllerebbe la fluttuazione della temperatura, i meccanismi che regolano il sonno REM, la
secrezione di cortisolo, il volume urinario e l’escrezione urinaria del potassio, mentre l’altro
controllerebbe i ritmi sonno-veglia, la secrezione dell’ormone della crescita e l’escrezione urinaria
del calcio. L’altro modello, detto di autoregolazione del sonno, presuppongono la presenza di due
processi, quello C (circadiano, che fluttua in funzione del momento della giornata) e quello S
(sonno, che cresce man mano che avanza la veglia).
Il sogno: definizione e teorie sulla funzione del sogno
Teorie sulla funzione del sonno:
Una grossa fetta delle teorie sul sogno devono pagare lo scotto della credenza (errata) che il sogno
sia possibile solo in fase REM. Il modello dell’attivazione-sintesi di Hobson e McCarley, ad
esempio, postula che questo sarebbe il risultato dei tentativi, da parte delle strutture telencefaliche,
di dare un senso attraverso un’operazione di sintesi alle immagini generate nel corso
dell’attivazione casuale di regioni specifiche del tronco cerebrale.
Le ipotesi Mastery e Compensation presuppongono che il sogno sia una componente
fondamentale nella risoluzione dello stress.

Il contributo di Freud allo studio sul sogno


Per Freud la realtà soggettiva si situa a metà strada dall’incontro fra il sistema percettivo (phi), la
memoria e i bisogni (psi) e il sistema omega legato al principio di realtà. Durante il sonno l’energia,
sotto forma di memoria e di desiderio deve essere liberata per il principio di costanza dell’energia:
trovando chiuse le porte della motricità, quest’energia si dirigerà per regressione alle porte della
percezione e creerà un’allucinazione. Il sogno, per Freud, è una soddisfazione allucinatoria di un
desiderio rimosso nell’infanzia. Nel sonno vi sono tre tipi di regressione: topica (l’energia che si
sposta dall’inconscio alle porte della percezione), temporale (un desiderio antico si attua nel
presente) e formale (che permette al sogno di usare espressioni e rappresentazioni molto arcaiche
derivanti dal passato ontogenetico e filogenetica dell’individuo).
Il desiderio è alla base del sogno: un desiderio inconscio rimosso (infantile) e un desiderio
preconscio (continuare a dormire), ed è proprio grazie a quest’ultimo desiderio che Freud definisce
il sogno come il guardiano del sonno. A tal proposito c’è un lavoro che il sogno fa per permettere al
contenuto latente di rimanere tale: a parte il ruolo della censura onirica, il sogno va incontro a
condensazione, spostamento, rappresentazione, simbolizzazione e drammatizzazione.

Teorie del sogno: Freud, Jung e Bion


Jung riteneva, analogamente a Freud, che il sogno fosse il guardiano del sonno e che avesse una
natura compensatoria, per lui tuttavia i sogni erano l’espressione dell’inconscio collettivo
esprimendo degli istinti che si originano dai livelli più primitivi della natura. E’ interessante a tal
proposito notare che la deprivazione di sonno REM scateni negli animali (ma in parte anche
nell’uomo) alcuni impulsi “di base” durante la veglia. Come su un meccanismo di inibizione
dell’istinto non fosse entrato in funzione.
Per Bion al sogno è affidato il compito di elaborare (tramite la funzione alfa) le esperienze
sensoriali, emotive ed emozionali che raggiungono la mente durante la veglia come elementi beta e
di tramutarle in pensieri, questo permette una preziosa continuità alle funzioni mentali nel passare
dalla veglia al sonno. Censure e resistenze, a differenza che in Freud, non sono qui il prodotto
dell’inconscio, ma strumenti per mezzo dei quali il sogno differenzia il conscio dall’inconscio, che
comunicano nel sogno attraverso una barriera di contatto.
Tecniche di studio del sogno: il modello di Hall e Van de Castle
Il modello di Hall e Van de Castle è un sistema di codifica dei sogni che ordina il contenuto degli
stessi in base a parametri come il luogo, gli oggetti, i i personaggi, le interazioni sociali, le attività,
le emozioni, etc. Classificando in questo modo il sogno di 500 uomini e 500 donne, è possibile
risalire ad alcune peculiarità del sonno, come la tipicità.

Esperienze mentali in sonno REM e in sonno delta


Un fenomeno molto particolare è che se si chiede ai soggetti svegliati in sonno REM di ricordare
cosa stessero sognando, questi per l’85% dei casi sono capaci di riferire il contenuto dei propri
sogni, mentre solo nel 7% dei casi sono in grado di riferire la stessa cosa se svegliati nel SWS. Se la
consegna cambia, e la domanda si trasforma in una richiesta di riferire cosa stesse passando per la
mente, la stragrande maggioranza dei soggetti riferire dei fenomeni qualitativamente diversi rispetto
ai sogni. Le attività mentali in sonno delta, infatti, presentano una componente visuo-allucinatoria
molto ridotta rispetto ai sogni in REM, un minor coinvolgimento emotivo e un numero inferiore di
personaggi, nonché maggiore staticità. Tali caratteristiche renderebbero molto più difficile il
ricordo.

Sonno e memoria

I risultati di molte ricerche hanno evidenziato come il sonno possa influenzare i processi di
memoria: le prestazioni mestiche, infatti, peggiorano dopo periodi di deprivazione di sonno e
migliorano (sleep effect) quando il soggetto dorme nel periodo di ritenzione delle informazioni. Il
prior sleep effect, invece, si riferisce allo scarso ricordo del materiale appreso subito dopo il
risveglio.
In realtà è stato ampliamento documentato che c’è un miglioramento del ricordo se il periodo di
ritenzione coincide con il periodo circadiano nel quale i valori di temperatura corporea sono
inferiori, tant’è che lo sleep effect durante il sonno diurno è inferiore rispetto a quello del sonno
notturno.

Sonno e malattia mentale (sonno REM e depressione)

Nelle persone affette da malattia mentale come la schizofrenia o le forme più gravi di depressione,
la quantità di sonno SWS è particolarmente scarsa. In entrambe le malattie si assiste ad un ritiro
dalla realtà con conseguente perdita di interesse per il mondo esterno, ciò potrebbe provocare un
minor lavoro mentale durante la veglia e, di conseguenza, bassi valori di SWS.
Nei pazienti depressi, in particolare, non solo si assiste ad una diminuzione del sonno ad onde lente,
ma anche una comparsa anticipata di quello REM, un aumento della sua quantità rispetto ai valori
normali (soprattutto nella prima parte del sonno) e un aumento dei movimenti rapidi degli occhi.
Circa la metà dei pazienti schizofrenici, invece, sembra non avere SWS.
I disturbi del sonno: Dissonnie e Parasonnie

Dissonnie
Le dissonnie fanno parte dei disturbi primari del sonno insieme alle parasonnie e compaiono nelle
forme di insonnia, ipersonnia e narcolessia.
L’insonnia è uno dei disturbi cui più si deve confrontare il medico di base, essa è spesso causata da
ansia e cattive abitudini di sonno.
L’ipersonnia, d’altra parte, è un disturbo ereditario caratterizzato da un eccesso di sonno
accompagnato da sensazioni di ubriachezza e confusione al risveglio.
La narcolessia, invece, è un particolare stato che insorge (raramente) in soggetti che rispondono a
stimoli emotivi come un pianto o una risata perdendo improvvisamente il tono muscolare, ma
mantenendo lo stato di veglia.

Parasonnie
Le parasonnie sono attività mentali che creano disturbo allo SWS. Fra queste ricordiamo: il disturbo
da sonnambulismo consiste nel sedersi, camminare o avere altri comportamenti complessi durante
il sonno; di solito gli occhi sono aperti ma senza la capacità del riconoscere. Questa condizione è
più comune durante l'ultima infanzia e l'adolescenza. Il paziente può biascicare parole e imprecare
per gli ostacoli o le scale che incontra. Non si associano sogni. Generalmente, il paziente non
ricorda l'episodio. Il pavor nocturnus (episodi di paura, di urla notturne) è più frequente nei
bambini che negli adulti ed è spesso accompagnato da attività deambulatoria durante il sonno.
Insorge durante gli stadi NREM 3 e 4 del sonno. Negli adulti, è spesso associato a difficoltà
psicologiche o all'alcolismo. La sindrome delle gambe senza riposo (restless legs syndrome) è un
disturbo relativamente comune che si manifesta spesso appena prima dell'addormentamento,
particolarmente tra le persone > 50 anni di età. La causa non è conosciuta, ma 1/3 delle persone
affette dalla sindrome riportano casi simili nella storia familiare. Sensazioni disagevoli, difficili da
descrivere, sono percepite nelle gambe e sono diminuite temporaneamente dal movimento. Il
disagio del paziente e la perdita del sonno possono diventare gravi. I crampi notturni alle gambe
insorgono comunemente nei pazienti di mezza età altrimenti sani e negli anziani durante il sonno.
Colpiscono il polpaccio e i muscoli del piede, provocando flessione plantare forzata del piede e
dell'alluce. La diagnosi si basa sull'anamnesi e sull'assenza di segni obiettivi o di invalidità. Lo
stiramento dei muscoli interessati per diversi minuti prima di dormire è spesso utile per prevenire i
crampi. Lo stiramento immediato dopo l'insorgenza del crampo diminuisce abitualmente i sintomi e
risulta preferibile alla terapia farmacologica empirica. L'eliminazione della caffeina e di altri
stimolanti del simpatico può risultare utile.