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PROMETE IN HOUSE RESEARCH

LA TEORIA QUANTISTICA DEL CAMPO


APPLICATA ALLA FISICA DELLA MATERIA

La Teoria Quantistica del Campo (Quantum Field Theory) è stata sviluppata negli
anni '50 del XX sec., ed è attualmente una teoria "standard".1 Però, questa teoria è stata a
lungo considerata di interesse soltanto per i fisici delle particelle, non essendone mai state
esplorate le potenzialità che aveva nel campo della cosiddetta materia condensata
(magnetismo, ottica, superconduttività, ecc). Giuliano Preparata (1942, 2000) fisico nucleare
delle alte energie, ha utilizzato ordinariamente tale strumento per le sue ricerche
(Cromodinamica Quantistica) occupandosi di come si origini la materia dei nuclei dai quarks e
risolvendo tale problema. E’ stato, quindi, per lui spontaneo chiedersi se l’Elettrodinamica
Quantistica (Quantum ElectroDynamics – QED) potesse allo stesso modo dare una risposta
alla semplice, quasi infantile domanda: come mai la materia condensata si condensa e si
origina dagli atomi? E’ da qui che è partita la grande avventura teorica di Giuliano Preparata
che ha dato numerosi frutti, moltissimi ancora da cogliere, nell’ambito di quella che si chiama
la fisica dello stato solido o della materia condensata.

STRUTTURA ELETTROMAGNETICA DELL’ACQUA E SUE APPLICAZIONI

Il modello generalmente accettato dell’acqua assume che le molecole dell’acqua


siano connesse tra di loro attraverso i cosiddetti “ponti-Idrogeno”, che sorgerebbero dai
nuclei di idrogeno delle molecole d’acqua, che si suppone vengano abbandonati dai loro
elettroni migrati nella nuvola elettronica della molecola. Dunque essi divengono una sorgente
di attrazione delle nuvole elettroniche delle molecole adiacenti, che si rigonfiano verso
l’esterno e danno origine ad un “ponte” insieme al nucleo dell’Idrogeno. Ma – attenzione! - la
struttura della molecola d’acqua isolata e diseccitata non ha alcuna somiglianza con questo
scenario. Quindi, la generazione di un ponte-Idrogeno richiederebbe una profonda
ristrutturazione delle molecole coinvolte e l’energia necessaria non si sa da dove verrebbe!
Infatti, a temperatura ambiente, l’energia che lega un ponte-Idrogeno dovrebbe essere
almeno uguale a 5kT. Cioè, dobbiamo capire questa rivoluzione copernicana nel microcosmo:
i ponti-Idrogeno sono la conseguenza della dinamica della coerenza quantistica
elettrodinamica che conduce il gas a collassare in liquido e non, al contrario, la causa della
coesione del liquido…

1
Ad esempio: J.D.Bjorken e S.D.Drell "Relativistic Quantum Field", McGraw Hill, New York (1964).
C’è una soglia di densità della materia oltre la quale avviene una “transizione di
fase superradiante”: il sistema si riorganizza e raggiunge una nuova configurazione stabile in
cui il campo di materia e il campo elettromagnetico oscillano coerentemente ad una
frequenza comune. C’è un grosso guadagno energetico proporzionale alla densità, quindi la
densità aumenta enormemente fino al valore limite determinato dalle forze repulsive legate
al principio di Pauli, nonché per quelle legate alla repulsione di Coulomb fra elettroni.
Questo meccanismo, di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti, descrive - per
la prima volta nella storia della fisica! - l’origine della transizione vapore-liquido! Nel caso
dell’acqua stiamo parlando di un fattore di densità 1600 volte maggiore del liquido rispetto al
vapore, e ciò non solo avviene in maniera spontanea, ma addirittura emettendo energia: “il
calore latente di liquefazione”.
Inoltre, dai calcoli scaturisce che:
1) L’acqua liquida consiste in una struttura costituita (a temperatura diversa dallo zero
assoluto) da due fasi. Bisogna dire che già Roentgen (lo scopritore dei raggi X) nel
1892 propose per la prima volta che l’acqua avesse una struttura bifasica: propose
questo modello empirico per spiegare la dipendenza dalla temperatura della
solubilità in soluzioni acquose; tale spiegazione fu “facilmente” considerata
inadeguata, data l’impossibilità di comprendere come potessero esistere due tipi
diversi di raggruppamenti di molecole uguali, pur nelle stesse condizioni
termodinamiche. In questo caso, invece, tale struttura scaturisce proprio dai calcoli
di elettrodinamica quantistica.
2) La fase “incoerente” è costituita da molecole d’acqua nello stato fondamentale
(ground state), cioè come nella fase gassosa (vapor d’acqua); tali molecole sono
disposte densamente negli interstizi attorno a dei grandi raggruppamenti in cui le
molecole interagiscono coerentemente con un intenso campo elettromagnetico
classico;
3) La fase coerente, stabilmente presente nel bel mezzo di quella incoerente, è
costituita da isole o “domini di coerenza”. Tali domini hanno un raggio di 250 Å (25
nm) ed i loro centri distano fra loro 750 Å (75x10 -9m); sono “isole molecolari” che a
una data temperatura sono sopravvissute all’attacco delle fluttuazioni termiche che
tendono a imporre loro il disordine; la densità di queste molecole è simile a quella
del ghiaccio. Tutte queste molecole oscillano in fase con un campo elettromagnetico
“autogenerato”, secondo i meccanismi prima discussi, del valore di 0.26 eV, vale a
dire della frequenza di 5.5x1013 Hz. Le molecole oscillano a tale frequenza tra il
ground state e lo stato energetico eccitato E = 12.06 eV (si noti che la soglia di
ionizzazione è vicinissima Eion ≈ 12.6 eV; siamo nel lontano ultravioletto).

Ancora, è importante comprendere che grazie a questi calcoli si possono prevedere per
la prima volta teoricamente, con un approccio di base, “ab initio”, dai calcoli di
elettrodinamica quantistica, una serie di parametri sperimentalmente misurabili
dell’acqua, tra cui: il calore specifico dell’acqua liquida; l’anomalia della densità
dell’acqua liquida che ha un massimo a 4 °C; la temperatura di ebollizione; il calore
latente di evaporazione.
Verso un’industria chimica non inquinante
Attualmente, come ben si sa, l’industria chimica fa avvenire le reazioni chimiche “utili” in
reattori ad alta pressione e temperatura per accelerarle, ma le reazioni – che tipicamente
avvengono in fase gassosa – mostrano una selettività comunque abbastanza scarsa, cosa che
implica la generazione di una gran quantità di scorie chimiche “non utili” ed inquinanti, dervanti da
tutte le reazioni non volute, ma che comunque non c’è modo di inibire, e tutto ciò a fronte di una
grande energia impiegata. L’uso dei catalizzatori è, in effetti, l’unico vero tentativo di rendere più
selettive le reazioni chimiche industriali; i catalizzatori sono sostanze chimiche che pur non
prendendo parte ad una reazione chimica, tuttavia, la accelerano; il che già fa capire che sarebbe
un’errore logico volerne comprendere il meccanismo di funzionamento rimanendo nell’ambito della
chimica. Il più ampio uso della catalisi viene fatto dai sistemi viventi nei quali avviene una
sequenza di reazioni molto ben organizzate nello spazio e nel tempo, ed ogni reazione è
opportunamente catalizzata da un enzima (prodotto in sinergia con quella specifica reazione), e
tutto ciò avviene ad una ben precisa temperatura, mai troppo alta, e con una scarsa produzione di
scorie e a fronte di una piccola necessità di energia.

Accenniamo ora ad alcuni aspetti in cui l’elettrodinamica quantistica coerente può avere un
importante ruolo nei processi chimici:
1) l’effetto dei deboli campi magnetici sulla conduttanza ionica, che abbiamo
ampiamente affrontato, che illumina sì gli aspetti biologici, ma apre anche importanti
scenari anche nella chimica industriale e nelle biotecnologie industriali (produzione di
antibiotici, ecc…);
2) la formazione stessa delle membrane cellulari e la spiegazione dei fenomeni di osmosi
inversa sembrano risiedere proprio nell’elettrodinamica quantistica coerente;
3) una fonte di energia quale la fusione fredda, la cui spiegazione e controllo risiedono
nell’elettrodinamica quantistica coerente, potrà avere un ruolo non trascurabile
nell’industria chimica e nella generazione degli opportuni flussi termici ad essa propri;
4) la messa in rotazione dei domini di coerenza dell’acqua con stimoli a bassa energia di
tipo magnetico e meccanico (ad esempio: effetto anticalcare) fa sì che tale effetto
possa essere modulato e possa mutare le reazioni chimiche che avvengono presso la
superficie dei domini di coerenza.
5) la presenza di un campo elettromagnetico avente una frequenza risonante con delle
molecole in un mezzo coerente, fa sì che le molecole esperimentino una forza di
attrazione tra di esse, che ovviamente accelererà le reazioni chimiche in maniera
altamente selettiva (come già avviene nei sistemi biologici).

E.Del Giudice, R.Mele and G.Preparata


"Dicke Hamiltonian and Superradiant Phase Transitions"
Modern Physics Letters B, 7, n°28, 1851-1855 (1993)

M. Buzzacchi, E. Del Giudice, G. Preparata


"Coherence of the Glassy State”
International Journal of Modern Physics B, 16, 3771-3786 (2002)

C.P.Enz
"On Preparata's Theory of a Superradiant Phase Transition"
Helv. Phys. Acta, 70, 141-153 (1997)

E.Del Giudice, G.Preparata and G.Vitiello


"Water as a Free Electric Dipole Laser"
Physical Review Letters, 61, n°9, 1085-1088 (1988)

G.Preparata
"QED Coherence in Matter"
World Scientific (1995)

R.Arani, I.Bono, E.Del Giudice and G.Preparata


“QED Coherence and the thermodynamics of water”
Int.J.Mod.Phys.B, 9, 1813 (1995)

E.Del Giudice, G.Preparata


“A new QED picture of water: understanding a few fascinating phenomena”
Sassaroli et al. editors, Macroscopic Quantum Coherence, World Scientific, 49-64 (1998)

E.Del Giudice, G.Preparata


“Coherent Electrodynamics in water ”
J.Sculte, C.Endler editors, Fundamental Research in Ultrahigh Dilution and Homeopathy, Kluwer,
89-103 (1998)

E.Del Giudice, G.Preparata, M.Fleischmann


“QED coherence and electrolyte solutions”
The Journal of Electroanalytical Chemistry, 482, 110-116 (2000)

PLASMA ELETTROLITICO

Le sperimentazioni finora eseguite hanno mostrato che è possibile eseguire la trasformazione di energia
elettrica in calore ottenendo rapporti energetici, o meglio, coefficienti di prestazione (COP), superiori a
quelli tipici dei normali riscaldatori ad effetto Joule.
A livello mondiale, la ricerca in questo campo è cominciata da pochi anni e ancora molto c’è da sviluppare
e da analizzare, tuttavia, i risultati finora raggiunti risultano estremamente promettenti e incoraggianti.

Tesi di Laurea sperimentale nei laboratori PROMETE:


“Realizzazione Sperimentale e Caratterizzazione Calorimetrica di un Plasma a Confinamento Elettrolitico”
Tesi di Laurea in Ingegneria Meccanica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Anno
Accademico 2005/2006: Relatore Prof. Giuseppe Giudice, Candidato Domenico Cirillo.

Nuovi Materiali
Il plasma elettrolitico ha capacità di sintesi e
capacità di pirolisi. Le possibili ricombinazioni
dei composti chimici scissi nei loro costituenti
dall’energica attività di questo tipo di plasmi
lascia ancora ampio spazio a possibili scoperte
in merito alla sintesi di nuovi composti chimici
o al reforming di composti chimici esausti.
In ricerche riguardanti celle con elettrodi di
tungsteno e soluzione di potassio carbonato
(Iorio – Cirillo, 2004) si sono riscontrate, fra i
materiali depositati al catodo, nuove strutture
di potassio, tungsteno, ossigeno e carbonio
dall’aspetto strutturalmente simile ai nanotubi
e dalle potenzialità ancora da esplorare.

Trattamento acque reflue


Un’altra applicazione di questa tecnologia può essere il trattamento delle acque reflue, definita come una
degradazione ionica dei materiali organici in assenza di ossigeno. Esso è una sorta di processo termico
che trasforma le sostanze organiche pericolose in composti gassosi e residui carboniosi più elementari.
Sotto raffreddamento la componente gassosa condensa, lasciando un residuo oleoso riutilizzabile (tar). In
stato di plasma elettrolitico si opera con acque a temperature generalmente moderate (temperatura
ambiente). I prodotti gassosi sono costituiti da CO, H2, CH4 e altri idrocarburi di basso peso molecolare.
I principali meccanismi che ricorrono nel sistema al plasma sono la distruzione e la rimozione dei
contaminanti. Il primo si osserva quando le molecole organiche si scindono in composti a peso molecolare
più basso. Il secondo si verifica quando gli inquinanti sono desorbiti dai sistemi di filtraggio, lasciando il
sistema senza essere distrutti o fluendo verso l’ambiente esterno in forma gassosa. Il primo stadio del
processo di trattamento consiste nella defluizione forzata delle reflue contaminate, e nella successiva
eliminazione del materiale solido inquinante in sospensione operata dal plasma. Il sistema può prevedere
uno stadio aggiuntivo di desorbimento e raccolta. Diversamente, i gas così prodotti sono inviati al sistema
di trattamento o al recupero, mentre la matrice risultante passa al processo di raccolta e stoccaggio.
Il processo si può applicare ai seguenti composti: Alogenati volatili, Alogenati semivolatili, Non-alogenati
volatili, Non-alogenati semivolatili, PCB, Pesticidi, Diossine – furani, Cianuri organici
Le caratteristiche termiche e fisiche dei plasmi innescabili in ambiente elettrolitico consentono di
“rompere” e riassemblare le seguenti classi di inquinanti:

Classe di inquinanti
Alogenati volatili
Alogenati semivolatili
Non-alogenati volatili
Non-alogenati semivolatili
Composti organici PCBs
Pesticidi
Diossine-Furani
Cianuri organici
Organici corrosivi
Metalli volatili
Metalli non volatili
Amianto
Composti inorganici
Materiali radioattivi
Inorganici corrosivi
Cianuri inorganici
Ossidanti
Contaminanti reattivi
Riducenti

Generazione super-efficiente di Idrogeno da termolisi dell’acqua al plasma elettrolitico

Questo procedimento impiega l’innesco di un plasma a pressione atmosferica per “rompere”


termicamente la molecola dell’acqua e generare idrogeno e ossigeno nella stessa maniera di un normale
processo di termolisi tradizionale; tale processo però non viene realizzato in impianti di tipo tradizionale,
ma in una cella elettrolitica molto simile ad un elettrolizzatore tradizionale.
In questa tipologia di celle, rispettando opportune configurazioni riguardanti geometrie, composizione
degli elettrodi e della soluzione elettrolitica, si innesca un plasma al catodo che è l’artefice principale del
processo di termolizzazione delle molecole d’acqua.
Il grande vantaggio insito in questo processo è che la quantità di idrogeno che si ottiene, a fronte di una
stessa energia di ingresso, è superiore di molti ordini di grandezza rispetto a tutti gli altri processi
precedentemente elencati.
I primi resoconti sperimentali relativi a questo genere di evidenze furono presentati dal prof. Mizuno,
dell’università di Hokkaido, Giappone, nel 2003. Attraverso tali preliminari esperienze egli dimostrò come,
alimentando un dispositivo equivalente a una normale cella elettrolitica in cui si fosse innescato un
plasma dotato di adeguate caratteristiche di pressione e di densità, fosse possibile ottenere una quantità
di idrogeno al catodo molto superiore rispetto a quella ottenibile desumendola dalle leggi
dell’elettrochimica di Faraday. A parità di alimentazione di una medesima cella elettrolitica si aveva che
l’idrogeno, generato nella cella in cui veniva innescato e mantenuto un plasma dalle caratteristiche
adeguate, era molto superiore (fig. 1).

Fig. 1 – Diagramma prodotto da Mizuno in cui è visibile la differenza fra il flusso di idrogeno atteso in
base alle leggi di Faraday (linea blu) e la quantità di idrogeno misurata (linea marrone) in una cella al
plasma (n.b. il plasma è innescato dall’istante 5 a poco dopo l’istante 8, normalizzati / 1000 sec).

Sulla base di tali interessanti evidenze, il nostro gruppo ha cominciato ad analizzare in maniera più
specifica le variabili che interessavano questo genere di fenomeno e le dipendenze funzio-nali che, da un
punto di vista strettamente sperimentale, influivano significativamente sulla resa in idrogeno .
Con questa modalità di approccio i risultati ottenuti, in tre anni di test, hanno consentito di mi-gliorare
grandemente la produzione termolitica dell’idrogeno rispetto al corrispettivo giap-ponese.
Si è trovata la giusta composizione dell’elettrodo catodico e della soluzione elettrolitica in grado di
esaltare più nettamente il fenomeno. Attualmente sussistono ancora notevoli margini di miglioramento,
ottimizzazione e incremento del flusso di idrogeno generato che sono in via di indagine.

La giustificazione fenomenologica, che consente di fornire un abbozzo di spiegazione in grado di spiegare


questa apparente anomalia, risiede proprio nelle specifiche condizioni fisiche che solo un plasma può
determinare.
Il plasma in oggetto è composto da ioni di idrogeno leggero (ossia protoni) e, naturalmente, elettroni.
Tale stato di aggregazione della materia è ottenibile, in condizioni standard, fornendo energia ad un gas
attraverso il riscaldamento o facendolo oscillare tramite l’applicazione di un campo elettromagnetico della
giusta energia e frequenza. Tutto ciò avviene perché la ionizzazione, da un punto di vista strettamente
energetico, ha un costo notevole.
In una cella elettrolitica i “costi” energetici necessari all’innesco di uno stato ionizzato, un plasma
appunto, si abbattono notevolmente per diversi motivi. Innanzitutto la matrice catodica, essendo di
composizione metallica è interessata da una certa emissione di elettroni che vanno a popolare il plasma.
Tali elettroni, senza l’ausilio delle proprietà termoemissive del metallo catodico, avrebbero avuto un
costo, in termini energetici, molto superiore. I protoni (H+) invece, sono già naturalmente dissociati nella
soluzione elettrolitica. La particolare configurazione geometrica della cella serve solo a sfruttare e
ottimizzare questi due fenomeni nell’ottenimento di un plasma.
Un plasma, una volta innescato, è in grado di mantenere, all’interno della regione di spazio in cui è
confinato, temperature dell’ordine di 5'000 K consentendo di raggiungere localmente tutte le condizioni
necessarie all’ottenimento della termolisi dell’acqua (T > 3'400 kelvin).

Zona di termolisi
Zona di plasma
Fig. 2 – Schema che illustra la sezione di catodo circondato da un volume di
plasma a diretto contatto con l’acqua della soluzione.

Nelle condizioni di funzionamento a regime, la naturale frequenza di oscillazione del plasma, consente di
ottenere un ricircolo continuo e una “distruzione” continua delle molecole di H2O che, rispetto ad un
analogo elettrochimico, forniscono un flusso di idrogeno in uscita molto superiore.
Attualmente il flusso di idrogeno misurato in questi dispositivi è circa a 4~5 volte superiore ad un
corrispettivo quantitativo ottenuto tramite cella elettrolitica classica, stante le leggi di Faraday,
determinando un risparmio energetico nella generazione di questo gas che apre a sua volta la strada ad
un impiego dello stesso non più come un mero vettore energetico, ma come vera e propria fonte di
energia primaria. Lo sviluppo dedicato di questo genere di sperimentazioni può portare allo sviluppo di
una nuova generazione di impianti di produzione di idrogeno delineando una reale svolta circa l’impiego
tecnologico dell’idrogeno stesso ai fini di sfruttamento per la produzione energetica.

Bibliografia
T. Mizuno, T. Ohmori, T. Akimoto and A. Takahashi Production of Heat during Plasma Electrolysis in
Liquid, Jpn. J. Appl. Phys. Vol.39 (2000) 6055-6061
R. M. Shaubach, N. J. Gernert , Anomalous Heat from Atomic Hydrogen in Contact with Potassium
Carbonate, Lancaster 17601, 1994 .