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Jean Rhys, pseudonimo di Ella Gwendolen Rees Williams, nasce il 24 agosto

1890 a Roseau, in Dominica. A diciassette anni parte con una zia per
l’Inghilterra e giunta a Londra si iscrive ad una scuola di arte drammatica. Per
mantenersi recita in una compagnia di giro. Nel 1919 si sposa e si trasferisce a
Parigi, dove inizia a scrivere racconti e romanzi. Intorno al 1930 divorzia e sposa
un agente letterario, col quale torna a vivere a Londra. Durante la guerra viene
praticamente dimenticata. Passano vent’anni, attraversati da gravi crisi
economiche, prima che ricominci a scrivere. Poi nel 1966 viene pubblicato “Il
grande mare dei Sargassi”, un romanzo che la riporterà al successo. Muore il 14
marzo 1979.

“Viaggio nel buio”, “Smile Please”, “Addio Mr.Mackenzie”. Tre libri e tre storie.
Jean Rhys e la sua scrittura semplice, contenuta, equilibrata. Volutamente
scarna ed essenziale. Mai leziosa, mai urlata. Jean Rhys abbassa il tono per
adeguarlo alle storie che racconta – e che vive senz’altro – fatto di quotidianità
grigia e faticosa. Storie di sopravvivenza, di bassifondi, di locali squallidi e bui, di
donne vinte dalla delusione, spezzate dalla vita. Storie di essenziale realtà nella
prima metà del secolo scorso, quando gli sfondi erano davvero grigi, disfatti
dalla guerra, dal timore, dalle difficoltà. E storie di sogno: il sogno/ricordo dei
Carabi, della terra natale così ricca di luce, colori, odori da rendere inaccettabile
Londra o persino Parigi.
Nei libri della Rhys c’è un alternarsi di desiderio e rassegnazione, un pendolo
che perennemente oscilla tra un’Inghilerra inospitale e deludente e l’isola
dell’infanzia, intensa e accogliente, più vicina al cuore a i moti dell’anima. Ogni
romanzo è un pezzo di vita dell’autrice. Ogni romanzo è un tentativo di porsi in
salvo, di ritrovare la strada verso casa, un luogo e un tempo finalmente vivibile,
conciliabile almeno col ricordo della foresta rigogliosa in cui è stata bambina. In
realtà questo incontro salvifico – tra passato e presente – non avverrà mai e la
scrittrice vagabonderà tra paesi che non ama e gente che non riconosce come
un’eterna straniera. Senza mai integrarsi fino in fondo. Senza mai riappacificarsi
con il passato e con la vita.