Sei sulla pagina 1di 11

Corso di Laurea in Infermieristica

INSEGNAMENTO in Psicologia Clinica

Docente dottoressa Giannelli Emma


I DISTURBI DELL’UMORE

I disturbi dell’umore sono accomunati e contraddistinti dalla flessione e/o


dall’andamento discontinuo dell’umore della persona, che rappresenta il loro
principale sintomo psicologico. L ‘individuo che è afflitto da uno di questi disturbi
mostra di solito un umore sotto tono o eccessivamente su di giri per un periodo di
tempo più o meno lungo, da un paio di settimane ad anni e anni. Difatti per definizione
“l’umore depresso” consiste in un umore posizionato molto in basso, per cui la
persona presenta una forte tristezza giornaliera e l’incapacità di provare i positivi
piaceri che provava in precedenza percepiti nel fare le proprie attività di interesse e
di percepire le gioie provenienti dalle molteplici sfere vitali. Infatti questa depressione
e fluttuazione si ripercuote in ogni ambito, quali personale, sociale, lavorativo,
scolastico, familiare, affettivo etc… ovvero in tutte le aree della vita che servono per
il mantenimento del benessere psicofisico generale. A livello neurologico è stata
individuata e stabilita la connessione tra i livelli di funzionamento di certi
neurotrasmettitori come dopamina, noradrenalina, e serotonina ed il tono umorale
della persona. L’umore è direttamente e strettamente proporzionale alle dinamiche
psicoemotive, cognitive e di atteggiamento, così come alle soggettive caratteristiche
di personalità. Certe volte l’alterazione umorale ha come fattori scatenanti eventi
molto negativi della vita in persone già ipersensibili alle emozioni, scatenando cosi la
personale costituzione neuropsicologica dell’individuo. È necessario distinguere il
normale calo dell’umore dato da momenti di sconforto comuni a tutti da quello
patologico che è un vero e proprio disturbo duraturo(settimane, mesi, anni) tale da
compromettere lo stile di vita personale. I disturbi dell’umore si possono distinguere
in base alla loro polarità, riferita appunto al tono umorale della persona. Vi sono
quindi i disturbi bipolari, quali disturbo bipolare e disturbo ciclotimico caratterizzati
dalla fluttuazione dell’umore dall’alto al basso e, viceversa, i disturbi unipolari, cioè
disturbo depressivo e disturbo distimico contraddistinti solo da un tono dell’umore
intensamente depresso. I disturbi correlati in taluni casi sono: disturbi
dell’alimentazione e/o disturbi d’ansia (es. disturbo di panico, disturbo
ossessivo/compulsivo). Tali disturbi psicologici, se non affrontati, possono
cronicizzare nel tempo, con il rischio di incorrere in conseguenti patologie più
pericolose, come abuso e/o dipendenza da alcool o da altre sostanze psicoattive e
tentativi di suicidio. I disturbi dell’umore si distinguono in:

-DISTURBO DEPRESSIVO(DEPRESSIONE)

-DEPRESSIONE POST-PARTUM

-DEPRESSIONE STAGIONALE(SAD)

-DISTURBO DISTIMICO

-DISTURBO BIPOLARE(SINDROME MANIACO-DEPRESSIVA)

-DISTURBO CICLOTIMICO,

la cui variabile sostanzialmente è la durata e il periodo di insorgenza.

DEPRESSIONE
Con il termine depressione si indica comunemente una forte e repentina discesa del
tono dell’umore della persona. Essa è una profonda sofferenza, afflizione,
caratterizzata da una perdita di interesse in ciò che prima dava soddisfazione,
manifesta in disturbi del pensiero e fisici con sintomi psicofisiologici negativi. Perdura
con livelli di elevata intensità e durata. La persona si sente come vuota e non più
capace di gioire, di arrabbiarsi, di provare qualsiasi emozione e sentimento, una sorta
di “morte interiore”, o meglio vivere una condizione definita “anedonia”.
Nell’individuo depresso pervadono abbattimento, sofferenza, disperazione,
scoraggiamento con rallentamento della mimica facciale e gestualità, calo delle
prestazione cognitive(memoria, pensiero, percezione, concentrazione) chiusura in se
stessi con indifferenza verso il mondo, senso di inadeguatezza e di incapacità e
pensieri suicidari. Generalmente durante la depressione l’appetito diminuisce o
aumenta( iperfagia) assistendo a un notevole dimagrimento o incremento di peso.
Aumenta il senso di stanchezza e il sonno si fa instabile( iperinsonnia o insonnia). Con
la perdita o la diminuzione delle fisiologiche capacità cognitive, la persona diviene
incapace di prendere decisioni, rimurginando a sua volta per lungo tempo sui propri
errori e su cose negative idealizzate. I pazienti depressi che ricorrono all’aiuto del
medico sono ancora molto pochi messi a confronto di coloro che si riconoscono tali,
per cui oggi giorno la depressione riconosciuta dai medici è paragonabile alla punta di
iceberg, il cui fondo rappresenta l’indice di una depressione che rimane misconosciuta
sia ai pazienti stessi che agli specialisti. Secondo quanto riportato dall’OMS la
depressione è una delle malattie più diffuse e invalidanti del mondo, con dati di
insorgenza doppi nelle donne sia in età adolescenziale che adulta rispetto agli uomini.

DEPRESSIONE POST-PARTUM
Codesta situazione psico-patologica si manifesta entro le 4 settimane dopo un parto
ed è contraddistinta dal cosiddetto “baby blues” (cioè 3-7 giorni dopo il parto) per la
durata. La verità è che una neomamma può provare emozioni negative e contrastanti
rispetto alla propria maternità quali ansia, tristezza, pianto spontaneo, irritabilità con
il neonato e con il partner e/o distacco da essi, mancanze di energie mentali e fisiche
, inappetenza o iperfagia , attacchi di panico, disturbi del sonno, calo della libido. Tutto
ciò non è l’immagine di una “cattiva madre” perché prescinde l’amore e
l’accudimento che è in grado di dare al proprio figlio.

DEPRESSIONE STAGIONALE (SAD)


La depressione stagionale detta anche SAD, è caratterizzata da specifici sintomi
tipicamente depressivi in certi periodi dell’anno. Fa parte dei vari tipi di sindromi
metereopatiche, ovvero di quelle situazioni problematiche dovute alla comparsa di
sintomi psicofisici negatici in seguito alle variazioni climatiche. I periodi nei quali la
SAD si può manifestare con maggiore frequenza sono l’autunno e l’inverno, ma anche
la primavera e spesso la sintomatologia tende a migliorare in estate. La sindrome
stagionale è caratterizzata da diminuiti livelli di energia, stanchezza eccessiva,
ipersonnia, ansia, sbalzi d’umore e perdita del desiderio sessuale. Si ipotizza che alla
base di questo disturbo vi sia la diminuzione di luce solare tipica del periodo autunnale
e invernale ed anche il cambiamento di temperatura durante questi periodi, infatti la
SAD è maggiormente diffusa nei paesi dove la quantità di luce annua è minore e dove
fa più freddo( ad esempio Canada, Islanda, Stati Uniti del nord, Paesi Scandinavi etc…).
Nello specifico sembra che i cambiamenti di esposizione alla luce solare influenzino il
livello di serotonina nel sistema neuropsicologico, con il conseguente calo di umore e
di energie, e che tale carenza di luce porti ad un abbassamento della quantità di
melatonina, un ormone fondamentale alla base dei ritmi psicobiologici vitali
dell’individuo.

DISTURBO DISTIMICO
Il disturbo distimico consiste in una condizione in cui la persona è cronicamente
depressa per la maggior parte del giorno per almeno 2 anni. In generale il quadro
clinico presenta sintomi depressivi di minore intensità. Diversi studi hanno posto in
evidenza il fatto che i sintomi più comuni in tale disturbo sono senso di inadeguatezza,
perdita di interesse o di piacere con ritiro sociale, sentimenti di colpa, pensieri sul
passato e riduzione di attività e di efficienza, conseguente a un calo delle prestazioni
cognitive. Inoltre compaiono malinconia, ansia, nervosismo, calo della libido, sintomi
psicosomatici e pessimismo. Sono meno evidenti i disturbi del sonno, dell’appetito e
quelli psicotici, che invece sono presenti sempre nella depressione conclamata. Va
precisato che durante questi due anni vi sono periodi di “intervallo” nei quali i sintomi
scompaiono per circa due mesi.

In base alla durata e all’esordio abbiamo 2 diverse tipologie:

-ad esordio PRECOCE, prima di aver compiuto 21 anni.

-ad esordio TARDIVO, dai 21 anni in poi, come conseguenza molto spesso di sintomi
depressivi mal curati cronicizzati nel tempo. Nei bambini e negli adolescenti si
presentano anche irritabilità, egocentrismo e capacità sociali limitate. Inoltre è più
frequente nelle donne, specie con un consanguineo che soffra già di depressione.

DISTURBO BIPOLARE(sindrome maniaco-depressiva)


Il disturbo bipolare si distingue in due forme principali, quello di tipo I, più fortemente
connotato da tratti maniacali e associato a manifestazioni psicotiche, e quello di tipo
II, nel quale il paziente è per la maggior parte del tempo in uno stato depressivo.
L’individuo afflitto da tale disturbo presenta una sintomatologia contraddistinta da
FASI DEPRESSIVE seguite da FASI MANIACALI. Le FASI DEPRESSIVE sono costituite da
umore sotto tono, senso di tristezza e di vuoto, mancanza di interessi e piaceri,
rallentamenti psicomotori ed idee circa il suicidio. Le FASI MANIACALI sono invece
l’opposto delle fasi con umore flesso, essendo infatti costituite da un umore euforico,
su di giri… In questa fase le parole, i pensieri e le idee iniziano a diventare sempre più
numerose, veloci e incontrollabili, così come i comportamenti che spesso diventano
fuori luogo e illogici. Talvolta in modo così forte da provocare azioni eccessivamente
impulsive ed avventate, come ad esempio un enorme spesa economica, sperperando
il denaro, o percorrere una strada al eccessiva velocità, quasi mortale. Anche il
bisogno di mangiare e dormire soccombono ad un innaturale spesa di energia e senso
di onnipotenza, come se tutte le scelte anche quelle insensate fossero possibili. Le fasi
maniacali però possono essere caratterizzate anche da tono dell’umore più basso,
irritabilità, senso di rabbia, intolleranza, suscettibilità e spesso vera e proprio
aggressività essendo molto carente la capacità auto valutativa delle proprie azioni.
Tale umore prende il nome di “umore disforico”. In tal modo il livello umorale diviene
patologicamente instabile con continue oscillazioni tra sintomi depressivi e sintomi
maniacali, laddove forte tristezza, negativismo, senso di vuoto e problemi di sonno si
alternano ad iperattività (motoria, gestuale,fisica e verbale), idee deliranti,
nervosismo, gesti aggressivi e sensazioni di inibizione sessuale fortemente alterate.
Di solito le fasi depressive durano più a lungo di quelle maniacali da alcune settimane
a diversi mesi, mentre le fasi maniacali da una a due settimane e il transito da una
fase all’altra può avvenire subito o vi può essere un periodo interposto di umore
normale. Tale disturbo può cronicizzare nel tempo con aumento della frequenza degli
episodi patologici e comportare una fortissima compromissione nelle varie aree vitali
della persona quali rapporti sociali, relazioni amicali e/o affettive, mansioni lavorative
etc… Si tratta di una malattia a forte componente genetica, tanto è vero che tutte le
persone affette da questa patologia hanno parenti con sfumature simili di personalità.
Chiaramente oltre alla predisposizione genetica, grande importanza hanno anche gli
eventi della vita e l’influenza dell’ambiente. L’alternarsi delle stagioni ha grande
influenza su questa ciclicità del tono umorale, per cui in inverno, primavera ed
autunno si tende più facilmente verso la depressione e durante l’estate verso l’euforia
o mania. Tra i rischi a cui sono esposte le persone con disturbo bipolare ci sono:

-suicidio(durante le fasi depressive)


-morte per cause accidentali(ad es. a causa di una guida spericolata durante gli episodi
maniacali)

-compromissione della stabilità economica(durante gli episodi maniacali, per


shopping compulsivo)

-perdita di lavoro(ad es. per comportamenti inadeguati, durante gli episodi


maniacali).

DISTURBO CICLOTIMICO
Il disturbo ciclotimico rientra nel gruppo dei disturbi bipolari. Esso è caratterizzato
dall’alternarsi di periodi ipomaniacali e periodi di lieve depressione. Tali periodi
spesso si susseguono in modo ininterrotto. I periodi ipomaniacali sono contraddistinti
da umore euforico, con idee ed azioni eccessive, mentre i periodi depressivi sono
connotati da un tono dell’umore basso con senso di vuoto, tristezza, perdita di piacere
ed interessi, rallentamento motorio, problemi di sonno e problemi sessuali. Perché si
tratti proprio di un disturbo ciclotimico i periodi ipomaniacali e depressivi si devono
presentare per almeno due anni e gli intervalli tra un periodo ed un altro non devono
durare mai per più di due mesi. Generalmente i sintomi ipomaniacali e depressivi
provocano un significativo disagio o compromissione del funzionamento sociale,
relazionale, familiare, lavorativo, affettivo ma non ai livelli altamente patologizzanti
della sindrome maniaco-depressiva o della depressione. Infine l’alternanza dei due
periodi, e dunque il disturbo patologico in generale, tende a fluttuare nel tempo con
momenti di maggiore e minore intensità, così come gli spazi liberi da sintomi, se
presenti, divengono sempre più rari ed il quadro sintomatologico va incontro alla sua
cronicizzazione. Le conseguenze negative della ciclotimia possono essere quindi la sua
permanenza se non affrontata e la traslazione in disturbo bipolare.

Abbiamo voluto affrontare un caso clinico di un uomo affetto da disturbo bipolare di


tipo I.

Roberto, architetto, è un uomo di trentacinque anni che fortunatamente è riuscito a


sfondare nel mondo lavorativo grazie ad una delle sue più grandi passioni “disegnare”,
o meglio “progettare”, che letteralmente significa <<gettare in avanti un qualcosa>>.
Cosi una qualunque cosa che gli sembrasse grandiosa da fare, prendeva forma e vita
nella sua mente. Pensieri, parole, così come i progetti scorrevano cosi a raffica dentro
di se che il tempo per lui era sempre poco per rilassarsi, dormire, mangiare e ancor
sempre troppo poco per costituire per lui un freno alla sua enorme creatività. Per cui
gli bastavano quelle tre ore di sonno circa a notte per sentirsi riposato a sufficienza e
per recuperare tutte le sue energie alla scrivania e mettere su carta ciò che
immaginava si potesse fare, oltre i limiti del possibile, quasi fosse un dio! Tra un
progetto e l’altro, però, ripensava ai suoi occhi, a quei maledetti occhi cangianti che
gli avevano rapito l’anima e che per la prima volta gli avevano regalato quel qualcosa
in più che, confusionario com’era, non sapeva cosa fosse; o meglio, lo sapeva, era
amore! Lui doveva amare! Perché lui amava cosi intensamente convinto anzi stra-
convinto che il suo di sentimento non si potesse paragonare a nessuno dei sentimenti
comuni, provati largamente nella società. Lui si sentiva libero in questo amore così
portato all’estremo. Solo lui sapeva amare in quel modo lì. Fu in lei e grazie a lei che
riuscì per qualche minuto, al giorno, a distogliersi dal ricordo delle scelte passate, a
non rimuginare sempre sugli stessi errori che lo affliggevano. Errori, per cosi dire,
commessi in una vita passata trascorsa al limite dell’eccesso, barcamenandosi tra una
donna e l’altra con storie passeggere fatte solo ed esclusivamente di irrefrenabile
sesso, cambiando e provando ogni tipo di droga per degustare quel senso di potenza
che solo uno stupefacente pensava potesse dare. Per anni aveva cercato di
compiacere il suo ego con spese sconclusionate, e poteva ravvedersi di questa cosa
solo con il senno del poi, quando la sua stanza era ormai cosparsa e costellata di buste
piene zeppe di cose, volendone citare alcune: dodici orologi, non orologi qualsiasi, i
rolex , poi, 4 pacchi di veleno per topi e tante , tante ed altre tante da non riuscire a
rammentarne neanche il motivo per il quale le avesse comprate. E poi ripensava a lei,
la sua persona, che gli riusciva comunque a stare accanto, anche se stare con lui
significava per lei << andare sulle montagne russe<<. E si sa come si sta sulle
montagne russe, un attimo prima sembra di toccare il cielo e l’attimo dopo scendi giù.
E sai già di dover scendere giù e di toccare improvvisamente il fondo. Roberto, scevro
da ogni pensiero, da ogni capacità di autocontrollo nonché di giudizio, continuava a
fare tutto ciò che gli andava di fare, così euforico com’era. E gran parte della sua vita
poteva essere riassunta in questo modo: << nelle montagne russe!>>. Forse con
qualche brusca frenata qua e là, quasi come il motore si fosse inceppato ed il suo
ingranaggio avesse detto : << Basta! Oggi voglio stare spento!>>. << Il vuoto, o meglio,
andare sottovuoto!>>, Roberto si sentiva cosi. Descriveva quei periodi come
prosciugato di ogni singolo respiro vitale, tale da non riuscire a portare a termine gli
innumerevoli progetti iniziati ormai iniziati da tempo; come se quelle energie che
divampano come fiamme su di lui, si fossero piano piano affievolite. Ma, ad un tratto,
poi, riprendevano ad ardere, e spiegava questa sensazione assimilandola ad un’altra,
con queste parole: << E’ un po’ come sniffare cocaina, essere dipendenti da qualcosa,
schiavi di una sorta di magia che riesce a farti provare la delirante sensazione di
onnipotenza, per poi svanire trascinandoti fino a farti toccare il fondo e non saperne
più risalire.

Sofia era il suo angelo. Lei, con il suo sorriso e con il suo strano modo di parlare
cancellava ciò che in lui non andava. Alternava periodi in cui viveva grandi sensi di
colpa a periodi in cui stava letteralmente su di giri. Lei riusciva a perdonarlo delle sue
maldicenze, dei suoi malaffari che lo facevano indebitare fino al collo, della sua
aggressività immotivata che lo scagliava contro di lei anche per futilità; ed ancora, dei
suoi sconsiderati investimenti, della sua guida spericolata ed infine delle molteplici
volte che la tagliava fuori dalla sua vita come sono soliti fare i ricci. Si, proprio cosi, i
ricci! Questi esserini meravigliosi che in vista di un abissale caduta si appallottolano
su se stessi, e con i loro spigolosi aculei attutiscono ogni colpo… e il mondo esterno
non li tange più, né li danneggia. I ricci, sono cosi, e Roberto pure! E per di più vanno
in letargo nei periodi più bui e freddi dell’anno per concentrare i loro “sprazzi di vita”
nelle stagioni più calde e luminose, quasi a voler urlare al mondo intero che la luce sia
vita, e perché il calore da essa sprigionato sia in grado di riscaldare il loro cuoricino
infreddolito, pauroso e chiuso per quasi inverni interi. Nonostante la confusione che
lo attanagliava nelle sue giornate, Roberto quasi non dimenticava la prima volta che
il suo cuore aveva detto: << Basta!>>. Lo stesso attimo in cui i suoi battiti gli parvero
rallentati per poi finire con l’esaurirsi all’unisono con quelli del suo eroe, suo padre. I
bambini, si sa , hanno un loro idolo. Ebbene, per lui, quell’idolo era suo padre, che
“Superman” non era più. E non lo era più per due semplici motivi: il primo, è che
Superman non si toglie il respiro con il suo mantello; il secondo, è che il vero
Superman non si lascia sopraffare dal male, ma lo sconfigge. Quell’eroe, quel mantello
tanto idealizzato da Roberto fu lo stesso che gli portò via suo padre, che impiccandosi
si tolse il respiro appeso al soffitto di casa. Quell’evento uccise tutti. Uccise la madre,
che, da allora, non faceva che rimpiazzarsi nel letto con gli occhi grondanti di lacrime,
caduta ormai in uno stato depressivo. E poi uccise Roberto, che a soli 15 anni, aveva
visto esalare l’ultimo respiro appeso ad un filo, un e soltanto un filo di vita suo padre.
Quel bambino ormai diventato un uomo, aveva reagito ad un tale strazio
arrabbiandosi. La sua era rabbia mista a dolore; rabbia per il gesto così vigliacco del
suo fittizio eroe, che si era lasciato vincere dalla disperazione; stanchezza perché i
soldi non dovevano portarsi vita suo padre; freddezza come il marmo verso quel
mondo che privava di un lavoro già a chi di pane non ne aveva. Lui era cresciuto
ripetendosi che il male fa marcire sempre chi non lo meriti; non è che esistano
persone più meritevoli di altre della vita, ma togliere il lavoro a chi già sta prendendo
la vita a morsi per crescere suo figlio, no! E’ inaccettabile! Licenziato, impiccato, non
accettava in assoluto di dover ricordare suo padre in taluno modo. Come non
accettava sua madre con lo sguardo perso nel vuoto, ogni giorno per “quel giorno”.
Non è che prendesse esempio da sua madre, ma lui, nei suoi periodi “stop” non
riusciva ad alzarsi dal letto; e quelle << montagne russe>> che erano la sua vita lo
portavano giù, in quelle settimane di stallo, così paradossalmente scostanti e
differenti dai giorni super frenetici e veloci dei suoi << sprazzi di vita>>. E’ così che li
chiamava Sofia, << sprazzi di vita>>. E come se, vinto dalla forza di gravità, faticava a
reggersi in piedi, ed il semplice fatto di dover inevitabilmente raggiungere la toilette
significava per lui tagliare un traguardo di una maratona fatta e conclusa strisciando
come un bruco; un bruco, che aveva già fatto un enorme fatica ad uscire dal suo
bozzolo. E sempre come un bruco, aspettava che il cielo diventasse più blu e che le
circostanze fossero tali da poter volare...volare sempre più in alto, anzi troppo in alto
per l’efficienza delle sue ali che non gli consentivano di tenere quota. Roberto, non
curante di ciò, quando voleva, DOVEVA volare, dicendosi di continuo che soltanto per
Icaro potesse essere un’impresa; difatti, ignaro e poco astuto com’era, fu convinto di
potersi ergere in volo e di toccare il sole con ali di cera! Lui non era Icaro, perché
convinto che l’impossibile diventava possibile grazie alla volontà. La volontà, una forza
motrice capace di trascinare ogni cosa, per cui anche se stesso. E così, in preda della
sua mania di voler volare, non si curò del fatto che diverso non era da Icaro; e che Dio,
non ha donato all’uomo ali per poter volare, ma ha dato a lui la coscienza di non
poterlo fare. Fu così che Sofia, il 3 Dicembre, giorno del suo compleanno lo trovò a
terra, circondato dalla folla, in una pozza di sangue, con il suo mantello in fin di vita
per un volo di sette metri fatto dal tetto di casa sua. E così che si tolse la vita Roberto,
inviandole un messaggio poco prima con scritto: << Amore, hai mai pensato di poter
volare? Di volare davvero? Sai che bello, poter sovrastare palazzi, ponti, strade, case,
persone? E poi sentire il cielo e provare quella grandiosa e folgorante ebbrezza di
poter vedere il sole da vicino? Da molto più vicino? Raggiungimi e ti mostrerò come
si fa. R. >> Fatale fu il traffico che Sofia incontrò uscendo di casa.
La storia che avete appena letto è di nostra pura invenzione, basata su nozioni
acquisite, nonché testimonianze di vita reale.

Potrebbero piacerti anche