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RICHIAMI TEORICI

Deformazioni nelle travi rettilinee inflesse


Il campo di spostamenti dei punti dell’asse di una trave rettilinea inflessa si può determinare integrando
l’equazione differenziale della linea elastica.

M( z )
v' ' ( z)   (1)
EI

ove:
 M(z) è il momento flettente agente nella generica sezione,
 E è il modulo di elasticità normale di Young;
 I è il momento di inerzia della sezione trasversale della trave.

L’equazione differenziale (1) viene integrata due volte, giungendo all’espressione:

M ( z)
v ( z)   [   dz]dz  c1 z  c 2 (2)
EI
che presenta due parametri incogniti c1 e c2.
I due parametri incogniti c1 e c2 e quindi il campo di spostamenti v(z) sono determinati imponendo delle
opportune condizioni al contorno.
Si determina poi il campo di rotazioni della generica sezione della trave, derivando il campo di spostamenti
ottenuto:

dv( z)
( z)   (3)
dz

Risoluzione di strutture iperstatiche


Nei problemi iperstatici il numero di equazioni fornite dalla Statica risulta minore del numero di incognite. Il
numero di incognite è superiore al numero di equazioni cardinali che si possono scrivere. Il grado di
iperstaticità è pari alla differenza tra il numero di reazioni vincolari incognite ed il numero di equazioni della
statica che si può scrivere. Per determinare le incognite iperstatiche occorrono ulteriori equazioni, dette
equazioni di congruenza. L’insieme delle equazioni di equilibrio e di congruenza, uguali al numero di
incognite, consente di risolvere i problemi iperstatici. Le equazioni di congruenza, che sono uguali al numero
di incognite iperstatiche, esprimono la condizione che i vincoli devono essere rispettati dalle deformazioni.
In generale, vi sono due diversi metodi per la risoluzione delle strutture iperstatiche:
1) Metodo delle forze;
2) Metodo delle deformazioni.
Con il metodo delle forze, si sopprime un numero di vincoli pari al grado di iperstaticità e si considerano
come incognite iperstatiche le azioni dei vincoli soppressi. Si definisce quindi un sistema isostatico
equivalente, in cui le incognite iperstatiche sono considerate come carichi applicati. L’insieme dei carichi e
delle incognite iperstatiche produrrà delle deformazioni in corrispondenza dei punti della struttura in cui sono
stati soppressi i vincoli. Si scrivono tante equazioni di congruenza quante sono le incognite iperstatiche,
imponendo che le deformazioni trovate siano congruenti con le condizioni di vincolo della struttura originale.
Si può quindi dire che con il metodo delle forze si individua l’unica configurazione congruente tra le m
equilibrate, ove m è il grado di iperstaticità della struttura. La scelta del sistema principale, pur essendo
arbitraria, va fatta in modo tale da ottenere un sistema di equazioni facilmente risolvibile.
Con il metodo delle deformazioni si assumono come incognite i parametri del movimento (spostamenti e
rotazioni) di alcune sezioni particolari della struttura. Il calcolo delle incognite si persegue imponendo il
rispetto delle condizioni di equilibrio in corrispondenza delle sezioni in cui si assegnano i parametri di
movimento. Ovviamente le condizioni di equilibrio da scrivere, in corrispondenza delle sezioni nelle quali sono
assegnati i parametri del movimento, sono tante quante sono le incognite. Si può quindi dire che con il metodo
delle deformazioni si individua l’unica configurazione equilibrata tra le m congruenti, ove m è il grado di
iperstaticità della struttura. Il metodo delle deformazioni è particolarmente vantaggioso nel caso di strutture
con molte incognite iperstatiche.
La Tabella 1 riassume le caratteristiche principali dei due metodi:

Metodo delle forze Metodo delle deformazioni


Incognite iperstatiche Forze generalizzate Spostamenti generalizzati
Configurazione di partenza Equilibrata Congruente
Calcolo delle incognite iperstatiche Condizione di congruenza Condizione di equilibrio

I cedimenti vincolari
È noto che un vincolo si definisce perfetto quando vengono eliminati integralmente uno o più gradi di libertà
della sezione. In molti casi concreti, però, i vincoli sono cedevoli, cioè non riescono ad annullare
integralmente, ma solo a limitare, alcune componenti del moto della sezione. I vincoli possono cedere in modo
elastico o anelastico. Si dice che un vincolo cede anelasticamente quando lo spostamento generalizzato che il
vincolo consente è indipendente dai carichi esterni. Il cedimento anelastico è una quantità costante e
caratterizzata da una direzione e un verso. Ad esempio, all’appoggio A della trave di Figura 2 può essere
imposto uno spostamento verticale verso il basso pari ad oA, indipendentemente dai carichi agenti. Si dice,
poi, che un vincolo cede elasticamente quando lo spostamento generalizzato del vincolo dipende dai carichi
agenti, e cioè dalla reazione del vincolo stesso. Si fa l’ipotesi che il legame tra i cedimenti elastici ed i carichi
agenti sia lineare, ossia sia del tipo R=K, ove R ed  sono rispettivamente la reazione vincolare e il
cedimento del vincolo e K è una costante elastica tipica del vincolo.

B
A C

Figura 2 – Esempio di cedimento vincolare

È importante tenere presente che i cedimenti anelastici (come anche le distorsioni termiche) non producono
stato tensionale nei sistemi isostatici, cioè non fanno insorgere caratteristiche della sollecitazione ma
producono solo spostamenti rigidi. Nei sistemi iperstatici invece, essi, deformando elasticamente la struttura,
inducono uno stato di deformazione e di tensione. Infatti, facendo subire all’appoggio A della trave isostatica
di Figura 3.1 un cedimento si ha una rotazione rigida, mentre un cedimento angolare  dell’incastro A della
trave iperstatica di Figura 3.2 provoca una deformazione elastica della trave con conseguente presenza di stato
tensionale.

A B
A B

Figura 3.1 – Cedimento vincolare in struttura isostatica Figura 3.2 – Cedimento vincolare in struttura iperstatica

Nella risoluzione di una struttura iperstatica soggetta a cedimenti anelastici gli spostamenti e le rotazioni
indotte da tali cedimenti dipendono esclusivamente dal valore dei cedimenti. Ad esempio, se la Figura 3.1 è
uno schema isostatico di una trave AB di lunghezza L che presenta un cedimento in A, le conseguenti rotazioni
in A e B saranno date da /L, ossia dipendono solo dal valore del cedimento e dalla lunghezza della trave. Se
invece il cedimento in A è elastico, le rotazioni in A e B saranno funzione della reazione verticale in A e
varranno RAV/(K.L) ove lo spostamento  dovuto al cedimento è pari a R AV/K, con RAV diretta verso l’alto. La
reazione RAV sarà poi funzione delle incognite iperstatiche, che in generale sono distinte da R AV.
In conclusione, si può dire che la differenza tra il caso di vincoli cedevoli elasticamente e vincoli cedevoli
anelasticamente consiste nel fatto che nel primo caso gli spostamenti generalizzati dovuti ai cedimenti sono
funzione delle reazioni vincolari dei vincoli cedevoli, dipendenti a loro volta dalle incognite iperstatiche scelte,
mentre gli spostamenti generalizzati dipendono solo da parametri geometrici e dal valore fissato del cedimento
nel caso di vincoli cedevoli anelasticamente. La risoluzione di una struttura che presenti cedimenti elastici è
quindi più complessa dal punto di vista computazionale perché ogni equazione di congruenza sarà funzione di
un grande numero di incognite iperstatiche.

La trave continua
Si definisce trave continua una trave ad asse rettilineo con più di due appoggi e senza snodi interni. I vincoli in
genere sono appoggi ma possono essere vincolati anche mediante incastri o bipendoli. In Figura 4 sono
mostrati alcuni esempi di travi continue.

Figura 4 – Esempi di travi continue

Operando con il metodo delle forze, come incognite iperstatiche si possono scegliere sia le reazioni degli
appoggi, sia i momenti in corrispondenza delle sezioni di appoggio o estreme. Nel primo caso le equazioni di
congruenza sono più complesse, poiché ogni equazione contiene tutte le incognite. Nel secondo caso, invece,
sono più facilmente risolvibili, poiché ogni equazione contiene al massimo tre incognite iperstatiche. Pertanto il
procedimento più conveniente può essere sintetizzato nei termini seguenti:
1) Si assumono come incognite iperstatiche i momenti in corrispondenza degli appoggi (eventualmente anche
in corrispondenza delle sezioni esterne, se queste sono vincolate a terra mediante incastri o doppi pendoli),
ossia si rende isostatica la struttura con introduzione di cerniere sugli appoggi.
2) Si applicano ai lati di queste cerniere i momenti incogniti che si trasmettevano prima di effettuare le
sconnessioni.
3) Si scrivono, in corrispondenza delle sezioni sconnesse, le equazioni di congruenza esprimenti la condizione
che le sezioni che si affacciano sulle cerniere non subiscano rotazioni relative. Ognuna di tali equazioni di
congruenza contiene tre incognite, se i vincoli sono perfetti o cedevoli anelasticamente. Si scrivono
equazioni di congruenza anche in corrispondenza degli estremi della trave nel caso si siano introdotte
sconnessioni.

B C D E
A F

B
C D

Figura 5 – Trave continua con un generico sistema di carico e con cedimenti vincolari

MC MC MD MD ME
MA MB MB ME MF
B C D E
A F

B
C D

Figura 5.1 – Schema isostatico equivalente di trave continua con un generico sistema di carico e cedimenti vincolari
Per ricavare la generica equazione di congruenza, si consideri la trave continua mostrata in Figura 5, di
sezione costante, soggetta ad un generico sistema di carichi e siano B, C ed D i cedimenti verticali
rispettivamente degli appoggi B, C e D. Assumendo come incognite iperstatiche i momenti sugli appoggi, il
sistema isostatico equivalente è quello rappresentato in Figura 5.1. Per il principio di azione e reazione i
momenti a destra e sinistra delle cerniere devono essere uguali e opposti. La condizione di congruenza in
corrispondenza della generica cerniera C si può scrivere come:

 CB   CD (10)

ove il simbolo  IJ ha il significato di rotazione della sezione iesima della trave di estremi i e j. Indicando inoltre
con l’apice ° gli spostamenti e le rotazioni dovuti al carico esterno e convenendo di assumere positive le
rotazioni antiorarie, si ha:

 M C L BC M B L BC C   B
 CB CB 3EI  6EI  L
   
o

 BC
 (11)
   o  M C L CD  M D L CD   D  C
 CD CD 3EI 6EI L CD
Se i cedimenti sono anelastici, e quindi costanti, la relazione (10) diviene:

M C L BC M B L BC  C   B M C L CD M D L CD  D  C
 CB o      CD o    (12)
3EI 6EI L BC 3EI 6EI L CD

L’espressione (12) contiene soltanto le tre incognite M B, MC ed MD e prende il nome di equazione dei tre
momenti.
Nel caso in cui i vincoli in B siano cedevoli elasticamente, le rotazioni in C saranno funzione della reazione
vincolare in C. In particolare si può scrivere che:

B  R B V / K B
 V
C  R C / K C (13)
 V
D  R D / K D
V V V
ove R A , R B , R C sono le reazioni vincolari negli appoggi B,C e D, mentre K B, KC e KD sono le costanti
elastiche dei vincoli cedevoli.
La reazione verticale in un uno degli appoggi sarà funzione dei carichi agenti a sinistra e a destra
dell’appoggio. Ad esempio la reazione in B è somma di due contributi, quello calcolato considerando il tratto
AB e quello calcolato considerando il tratto BC. Da quanto appena detto si evince che il calcolo della reazione
verticale in un punto K deve essere condotto scrivendo almeno tre equazioni di equilibrio, ossia una equazione
globale che viene applicata al tratto composto dai tratto IK e KJ, ove I, K e J sono tre appoggi consecutivi e
due equazioni locali per i tratti IK e KJ.
Per lo schema di Figura 5.1, le reazioni verticali agenti in B, C e D possono essere calcolate in funzione dei
momenti incogniti applicando le Equazioni Cardinali della Statica ai tratti isostatici AE, BE, CE e DE. In
particolare si scriverà una equazione di equilibrio alla traslazione verticale per il tratto AE e quattro equazioni
di equilibrio alla rotazione per i tratti AE, BE, CE e DE. Si scrivono le espressioni (14):
R A V  R B V  R C V  R D V  R E V  PAE o  0
 V V V V
M A  L AB  R B  (L AB  L BC )  R C  (L AB  L BC  L CD )  R D  (L AB  L BC  L CD  L DE )  R E 
 o
M A,AE  M E  0
 V V V o
M B  L BC  R C  (L BC  L CD )  R D  (L BC  L CD  L DE )  R E  M B,BE  M E  0
 V V o
M C  L CD  R D  (L CD  L DE )  R E  M C,CE  M E  0
M  L  R V  M o  M  0
 D DE E D , DE E
ove:
V V V V V
 RA ,RB ,RC ,RD ,RE sono le reazioni verticali negli appoggi A, B, C, D ed E, supposte
dirette verso l’alto per avere cedimenti elastici diretti verso il basso;
o
 PAE è la risultante dei carichi esterni applicati nel tratto AE;
 L AB , L BC , L CD , L DE sono le lunghezze dei tratti di trave compresi tra due appoggi consecutivi;
o o o o
 M A , AE , M B, BE , M C ,CE , M D , DE sono momenti risultanti del tipo M I,ILo, che rappresentano i
momenti dei carichi esterni agenti nel tratto tra i nodi I ed L, calcolati rispetto al polo I.
Le espressioni (14) consentono di calcolare le reazioni verticali e quindi anche i cedimenti in B,C e D, dati
dalle espressioni (13). Si noti che la reazione in E non è quella complessiva, perché non si è tenuto conto del
tratto EF ma ciò non influenza i valori delle reazioni in B,C e D, poiché si è considerato il tratto AE, i cui
estremi sono distinti dai nodi B,C e D.
La relazione (14) assume quindi la seguente forma:

M C L BC M B L BC 1  RC RB  M L M L R R 
 CB 
o
       CD o  C CD  D CD   D  C  (15)
3EI 6EI L BC  Kc KB  3EI 6EI  KD KC 

Una maniera più semplice di determinare la reazione vincolare nell’appoggio J è quello di considerare il tratto
IK ove I, J e K sono tre appoggi consecutivi e di utilizzare il Principio dei Lavori Virtuali, applicando uno
spostamento virtuale  in J concorde con la reazione R CV. Lo schema virtuale utilizzato è presentato in Figura
5.2.

J’
MI
MJ  MJ MK
J
I RJV K

Figura 5.2 – Schema di spostamento virtuale per segmenti consecutivi di trave continua

Si scrive che:
 o  V  o 
MI   WIJ  M J   RJ    MJ   WJK  M K  0 (16)
L IJ L IJ L JK L JK
ove:
 MI, MJ ed MK sono i momenti agenti in I, J e K;
 L IJ ed L JK sono le lunghezze dei tratti IJ e JK ;
o o
 WIJ e WJK sono i lavori virtuali compiuti dai carichi esterni applicati rispettivamente nei tratti IJ e
JK. Se i carichi esterni sono forze verticali il lavoro sarà dato F IJ° ·· (IJ/LIJ), ove IJ individua la
posizione della risultante del carico esterno sul tratto IJ; se invece i carichi esterni sono momenti il lavoro
sarà dato da MIJ° · (/LIJ). Analoghe espressioni si scrivono per il tratto JK, considerando il sistema di
ascisse JK.
Il valore della reazione RCV viene infine ricavato dall’espressione (16):
o o
MI  1 1  M K WIJ  WJK
   MJ 
V
RJ    (17)
L IJ  L IJ L JK  L JK 

o o
ove il termine ( WIJ  WJK ) /  si semplifica divenendo indipendente dallo spostamento virtuale  poiché il
numeratore è la somma di prodotti del tipo F IJ° ·· (IJ /LIJ), FJK° ·· (JK/LJK), MIJ° · (/LIJ) ed MJK° ·
(/LJK).

Risoluzione di strutture iperstatiche


L’utilizzo dei concetti di simmetria ed antisimmetria torna utile nella risoluzione di strutture iperstatiche.
Infatti il sistema originale viene rimpiazzato da metà struttura introducendo delle condizioni di vincolo in
corrispondenza dell’asse di simmetria. Il sistema di reazioni esercitato dai vincoli introdotti sull’asse di
simmetria sarà equivalente al sistema di forze scambiato tra le due metà della struttura.
La scelta delle condizioni di vincolo cambia a seconda che si considerino carichi simmetrici o antisimmetrici.
Se si considera il concio elementare situato sull’asse di simmetria della struttura e caricato dalle caratteristiche
della sollecitazione, mostrato in Figura 13, si nota che lo sforzo normale ed il momento flettente sono delle
caratteristiche della sollecitazione di tipo simmetrico, mentre il taglio è una caratteristica della sollecitazione di
tipo antisimmetrico. Infatti, lo sforzo normale ed il momento flettente agenti sulla parte destra del concio
elementare combaciano con sforzo normale e momento flettente agenti sulla parte sinistra del concio
elementare, quando sono fatti ruotare di 180° rispetto all’asse di simmetria della struttura. Invece, i due sforzi
di taglio hanno ancora verso opposti.

M N M

T
Figura 13 – Caratteristiche della sollecitazione agenti nel concio elementare

In base a queste considerazioni, l’analisi di una struttura caricata simmetricamente sarà equivalente all’analisi
di metà struttura vincolata con doppi pendoli in corrispondenza dell’asse di simmetria della struttura originale
(si veda la Figura 14), mentre l’analisi di una struttura caricata antisimmetricamente sarà equivalente
all’analisi di metà struttura vincolata con carrelli in corrispondenza dell’asse di simmetria della struttura
originale (si veda la Figura 15). Tale schematizzazione rende molto più semplice l’analisi di strutture
iperstatiche, perché riduce il grado di iperstaticità.

F F F

B C B M
F G F

A D A
L/4 L/4 L/4 L/4
Figura 14 – Esempio di struttura con carico simmetrico e schema equivalente di metà struttura

F F

G B
B C
F

F M

A D
A
L/4 L/4 L/4 L/4

Figura 15 – Esempio di struttura con carico antisimmetrico e schema equivalente di metà struttura

Principio dei Lavori Virtuali


Il Principio dei Lavori Virtuali (P.L.V.) costituisce il mezzo d’indagine più generale e potente nello studio delle
strutture. Infatti si applica sia ai sistemi rigidi sia a quelli deformabili ed è valido indipendentemente dalla
natura dal materiale. Nell’ambito della meccanica del continuo, il Principio dei Lavori Virtuali si può
enunciare dicendo che: in un solido deformabile soggetto ad un insieme di forze in equilibrio, il lavoro virtuale
esterno è uguale al lavoro virtuale interno per qualsiasi insieme di spostamenti virtuali piccolissimi congruenti
(cioè compatibili con i legami interni ed esterni del solido).
Si osserva che non vi è legame alcuno tra sistema di forze e sistema di spostamenti, poiché essi in generale
sono del tutto indipendenti. Nelle applicazioni relative ai sistemi elastici si assume come sistema di forze un
sistema fittizio F* e come sistema di spostamenti (quindi delle deformazioni) quello reale, perché si intende
ricercare i valori degli spostamenti generalizzati (spostamenti e rotazioni) reali o scrivere delle equazioni di
congruenza.
L’espressione più generale del Principio dei Lavori Virtuali per sistemi piani assume la seguente espressione
(23):

 T(s)
P Q
   N(s)    M(s) 
 Fi*  v i   R*j  v j       N (s)  ds      T (s)  ds      M (s)  ds
S  EA  S  GA  S  EI 
i 1 j1

ove:
 Fi* sono le P forze del sistema di carico fittizio;

 v i sono i P spostamenti del sistema di carico reale, nei punti in cui sono applicate i carichi fittizi;

 R*
sono le Q reazioni vincolari del sistema di carico fittizio in corrispondenza dei cedimenti v j dei
j

vincoli del sistema reale di carico;


 s è l’ascissa che individua la posizione di un punto sui vari segmenti della struttura S;
 N(s), T(s) ed M(s) sono le caratteristiche della sollecitazione a sforzo normale, taglio e momento flettente
agenti nel sistema reale di carico;
 N*(s), T*(s) ed M*(s) sono le caratteristiche della sollecitazione a sforzo normale, taglio e momento
flettente agenti nel sistema fittizio di carico;
  ,  e  sono le distorsioni concentrate oppure indotte dalle variazioni termiche, nel sistema reale;
 E e G sono rispettivamente i moduli di elasticità normale e tangenziale del materiale;
 A ed I sono rispettivamente l’area ed il momento di inerzia della sezione trasversale della struttura.

Si noti che talvolta le grandezze relative al sistema di carico fittizio vengono denotate con l’apice (f).
Il primo e secondo membro della espressione (23) rappresentano rispettivamente il lavoro virtuale esterno ed
interno. Il significato della espressione (23) è che il lavoro delle forze e reazioni esterne fittizie per gli
spostamenti effettivi è uguale al lavoro delle forze interne fittizie per le deformazioni effettive.
L’espressione generale (23) si semplifica nel caso in cui non ci siano cedimenti vincolari e distorsioni e si
possano trascurare i contributi dello sforzo normale e del taglio. Si scrive che:

P  M (s)
 F*  v  
i i  M  (s)  ds (23.1)
i 1
S EI

Nel caso particolare in cui siano presenti momento flettente ed una variazione termica a farfalla si scrive:

 M (s) 2  T 
P 
 F*  v       M  ( s)  ds (23.2)
h 
i i
i 1
S EI

dove le quantità , T ed h sono rispettivamente il coefficiente di dilatazione lineare del materiale della
struttura, la semiampiezza della variazione termica e lo spessore della trave.
Nel caso particolare in cui siano presenti momento flettente e sforzo normale e delle variazione termiche
uniformi o a farfalla si scrive:

*  v   N (s)    T  N  (s)  ds   M (s)  2  T   M  (s)  ds


P


i 1
Fi i S  EA  S  EI h 
(23.3)

dove la quantità A è l’area della sezione trasversale della trave.


Infine, nel caso si abbia una travatura reticolare ad N elementi, si scrive:

*  v  R *   v  N *   N k  L k    T  L 
P Q N


i 1
Fi i 
j1
j j 
k 1
k
 EA k k k

(23.4)

ove:
 Nk ed Nk* sono gli sforzi reali e fittizi nel kesimo elemento della travatura reticolare;
 Lk ed Ak sono rispettivamente la lunghezza e l’area della sezione trasversale del kesimo elemento della
travatura reticolare;
 Tk è la variazione termica relativa al kesimo elemento della travatura reticolare ed il segno positivo o
negativo è scelto concordemente con il segno di Tk.

Calcolo degli spostamenti e delle rotazioni


Per calcolare gli spostamenti e le rotazioni (assolute e relative) nelle strutture isostatiche si assume come
sistema di forze un sistema fittizio, e come sistema deformativo quello reale della struttura assegnata. Si
sottolinea ancora una volta che le forze devono costituire un sistema equilibrato, mentre il sistema degli
spostamenti deve essere virtuale e congruente.
Il sistema lavorante viene scelto in modo tale che esso lavori esclusivamente per lo spostamento generalizzato
(assoluto o relativo) che si cerca:
a) se si cerca la componente dello spostamento di un punto P un una determinata direzione a, il sistema
lavorante sarà costituito da una forza unitaria applicata in P ed avente la direzione a;
b) volendo cercare la rotazione assoluta di una sezione S, il sistema lavorante deve essere costituito da una
coppia unitaria applicata in S;
c) per valutare lo spostamento relativo tra due punti P e Q, si assume come sistema fittizio quello costituito
da due forze unitarie, uguali ed opposte, applicate in P e Q e dirette secondo PQ;
d) se occorre determinare la rotazione relativa tra due sezioni A e B, il sistema lavorante deve essere costituito
da due coppie unitarie, di verso opposto, applicate in A e B;
e) volendo, infine, determinare lo spostamento assoluto di un punto P, si valutano le componenti dello
spostamento di P secondo due direzioni e si sommano vettorialmente tali componenti.
In tal modo l’unica incognita del problema è il parametro di spostamento generalizzato che si cerca. Infatti,
applicando il P.L.V., il lavoro virtuale esterno è fornito, a meno di cedimenti vincolari che fanno lavorare le
reazioni, del parametro di spostamento che si cerca moltiplicato per l’unità, mentre il lavoro virtuale interno,
essendo la struttura isostatica, è esprimibile attraverso le caratteristiche delle sollecitazioni associate al sistema
fittizio ed alle deformazioni reali prodotte dai carichi esterni (forze e distorsioni).

Risoluzione di strutture iperstatiche


Il Principio dei Lavori Virtuali può essere usato anche per la risoluzione di strutture iperstatiche. Assegnata
infatti una struttura N volte iperstatica, la si rende isostatica sopprimendo i vincoli sovrabbondanti e
introducendo N incognite iperstatiche (X1, X2, ...,XN). La struttura isostatica così ottenuta è soggetta oltre che
ai carichi esterni anche alle N reazioni X i incognite dei vincoli sovrabbondanti (interni o esterni) e prende il
nome di sistema isostatico equivalente o sistema principale. La scelta del sistema principale non è univoca a
meno che non si vogliano trovare incognite iperstatiche ben determinate. Ovviamente, si scrivono N condizioni
di congruenza relative ai gradi di libertà introdotti sopprimendo i vincoli sovrabbondanti.
Si considera poi la struttura isostatica così determinata, soggetta ai carichi esterni ed alle reazioni vincolari
che saranno funzione delle incognite iperstatiche, e si determinano le caratteristiche della sollecitazione che
saranno anch’esse funzione dei carichi applicati e delle incognite iperstatiche. Successivamente, si considerano
N sistemi virtuali, ognuno caricato con una forza unitaria corrispondente ad una delle incognite iperstatiche (si
pone Xi=1) e si determinano le caratteristiche della sollecitazione per ognuno degli N sistemi virtuali. Infine si
applica N volte il P.L.V. assumendo come sistemi lavoranti gli N sistemi virtuali definiti e come sistema di
spostamenti la struttura reale. È superfluo rimarcare che sia le incognite iperstatiche, sia i carichi fittizi
(incognite iperstatiche poste uguali a carichi unitari) sono applicate in corrispondenza dei vincoli
sovrabbondanti che sono stati soppressi per definire il sistema isostatico equivalente.
Ogni volta che si applica il P.L.V. considerando un dato sistema fittizio si calcolano e si uguagliano i lavori
virtuali esterno ed interno, imponendo il rispetto della condizione di congruenza relativa allo spostamento
corrispondente al carico usato nel sistema fittizio, e quindi si scrive una equazione nelle incognite iperstatiche.
Le N equazioni scritte formano un sistema di N equazioni nelle N incognite iperstatiche che consentono di
risolvere la struttura. Una volta determinate le incognite iperstatiche, si possono determinare le restanti
reazioni vincolari poiché queste erano state precedentemente espresse in funzione delle incognite iperstatiche
scelte.
P
 Q 
Il lavoro virtuale esterno  Fi*  v i   R *j   v j è nullo se non ci sono cedimenti vincolari, poiché i carichi
i 1 j 1

fittizi vengono applicati in corrispondenza dei vincoli soppressi. Se invece ci sono cedimenti vincolari, il
P 
termine  F*  v
i 1
i i è comunque nullo e conviene sopprimere i vincoli cedevoli: il corrispondente lavoro
Q 
virtuale esterno sarà dato da  1  v
j1
j .

È bene notare che l’utilizzazione del Principio dei Lavori Virtuali per la risoluzione delle strutture iperstatiche
non è altro che una sua applicazione al calcolo degli spostamenti su strutture isostatiche. Infatti, il lavoro
virtuale interno della generica equazione rappresenta lo spostamento generalizzato, nella direzione del carico
fittizio Xi=1, del punto di applicazione dell’incognita iperstatica Xi=1 sulla struttura isostatica equivalente.
Ebbene, per il rispetto della congruenza tale spostamento andrebbe uguagliato a zero in presenza di vincoli
perfetti, oppure posto uguale al cedimento vincolare in caso contrario. Risolvendo le strutture iperstatiche
mediante il principio dei lavori virtuali, pertanto, si vengono a scrivere in maniera automatica le equazioni di
congruenza.
Nomenclatura della terminologia utilizzata nella risoluzione degli esercizi proposti

 E e G sono rispettivamente i moduli di elasticità normale e tangenziale del materiale;


 h ed A sono rispettivamente lo spessore della trave e l’area della sezione trasversale; I è il momento di
inerzia della sezione trasversale della struttura;
 K indica la rigidezza di un vincolo cedevole;
  è il coefficiente di dilatazione lineare del materiale della struttura;
 T rappresenta il valore della variazione termica se si ha un carico termico uniforme, mentre rappresenta la
semiampiezza della variazione termica a farfalla;
 N(s), T(s) ed M(s) sono le caratteristiche della sollecitazione a sforzo normale, taglio e momento flettente
agenti nel sistema reale di carico; N*(s), T*(s) ed M*(s) sono le caratteristiche della sollecitazione a sforzo
normale, taglio e momento flettente agenti nel sistema fittizio di carico;
 s è la generica ascissa, usualmente z oppure ;
 Fi* sono forze del sistema di carico fittizio utilizzato nell’applicazione del Principio dei Lavori Virtuali;
  ,  sono le distorsioni indotte da eventuali variazioni termiche;
  indica i cedimenti in direzione verticale o orizzontale, mentre  indica i cedimenti angolari;
 v, w e  sono rispettivamente gli spostamenti nelle direzioni orizzontali e verticali e la rotazione della
generica sezione trasversale della struttura;
  indica lo spostamento dei nodi nei telai a nodi spostabili;
 IJ indica la rotazione in corrispondenza del punto I del tratto IJ;
 MIJ indica il momento agente in corrispondenza del nodo I del tratto IJ.
MENSOLA CON CARICO VERTICALE CONCENTRATO
Determinare l’equazione della linea elastica e del campo di rotazioni per le trave mostrata in
Figura 1. Si determinino inoltre, lo spostamento e la rotazione in corrispondenza dell’estremo
libero B.

F
F

A B A B
M
L
L/2 L/2
Figura 1 – Mensola con carico verticale concentrato

La deformata della trave si determina integrando l’equazione differenziale della linea elastica:

M (z)
v"  
EI
(1 rip.)
Se la forza è applicata nell’estremità libera B, il momento flettente in corrispondenza della generica sezione
della trave è dato da:

M ( z )  ( L  z )  F (1.1)

L’equazione differenziale della linea elastica (1 rip.) diviene:

(L  z)  F
v" 
EI
(1.2)
Il campo di spostamento viene calcolato integrando due volte l’equazione differenziale (1.2).

Fz 3 FLz 2
v( z )     c1 z  c 2 (1.3)
6EI 2EI

Il campo di rotazioni si calcola come:

dv( z)
(z)   (3 rip.)
dz

ovvero:

Fz 2 FLz
( z )    c1 (1.4)
2EI EI

I valori delle costanti c1 e c2 si determinano imponendo le condizioni al contorno:

(z  0)  0
 (1.5)

v(z  0)  0
L’equazione della linea elastica e il campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave
assumono quindi le seguenti espressioni:

 3 2
Fz FLz
v( z)   
 6EI 2EI
 2
(1.6)
 Fz FLz
( z)  
 2EI EI
I valori di spostamento e rotazione in corrispondenza dell’estremità libera della trave valgono:

 3
FL
v B  v( z  L ) 
 3EI
 2
(1.7)
 FL
 B  ( z  L)   2EI
ove il valore negativo indica che la rotazione in B è oraria, come si poteva facilmente prevedere dallo schema
di carico.
Se il carico è applicato in mezzeria si determinano gli spostamenti e le rotazioni corrispondenti alla sezione M
sostituendo L/2 al posto di L nelle (1.7):

 3
FL
v M 
 24EI
 2
(1.8)
 FL
 M  8EI
3
L 5FL
vB  vM  M   (1.9)
2 48EI

Si noti che nelle espressioni (1.8) è stato considerato il valore assoluto di M.

TRAVE APPOGGIATA-APPOGGIATA CON CARICO DISTRIBUITO


Determinare l’equazione della linea elastica e del campo di rotazioni per la trave mostrata in
Figura 2. Si determinino inoltre, lo spostamento in mezzeria e le rotazioni alle estremità.

q
A B

Figura 2 – Trave appoggiata-appoggiata con carico verticale distribuito


Per la simmetria della trave, il carico ripartito sarà equilibrato da due reazioni verticali che sono dirette verso
l’alto ed hanno uguale modulo, pari a qL/2.
La deformata della trave si determina integrando l’equazione differenziale della linea elastica:

M (z)
v"  
EI
(1 rip.)
Il momento flettente in corrispondenza della generica sezione della trave è dato da:

z qL qz 2 qLz qz
M ( z)  qz   z      L  z (2.1)
2 2 2 2 2
L’equazione differenziale della linea elastica (1 rip.) diviene:

v" ( z )  
q
2 EI
 Lz  z 2

(2.2)
Il campo di spostamento viene calcolato integrando due volte l’equazione differenziale (2.2).
q  Lz 3 z 4 
v( z )       c1 z  c 2 (2.3)
2EI  6 12 

Il campo di rotazioni si calcola come:


dv( z)
(z)   (3 rip.)
dz
ovvero:
q  Lz 2 z 3 
(z)      c1 (2.4)
2EI  2 3 
I valori delle costanti c1 e c2 si determinano imponendo le condizioni al contorno:

(z  L / 2)  0
 (2.5)
v(z  0)  0
L’equazione della linea elastica e il campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave
assumono quindi le seguenti espressioni:

 q 4 qL 3 qL3
v(z)  z  z  z
24EI 12EI 24EI
 3
(2.6)
(z)   q z 3  qL z 2  qL
 6EI 4EI 24EI
I valori di spostamento in mezzeria e rotazione alle estremità della trave valgono:
 qL4
v M  v(z  L / 2) 
 384EI
 qL 3

 A   (2.7)
 24EI
 qL3
 B 
 24EI

dove il valore negativo indica che la rotazione in A è oraria, come si poteva facilmente prevedere dallo schema
di carico.

TRAVE APPOGGIATA-APPOGGIATA CON CARICO CONCENTRATO


Determinare l’equazione della linea elastica e del campo di rotazioni per le travi mostrate in
Figura 3. Si determinino inoltre, lo spostamento in mezzeria e le rotazioni alle estremità.
Analizzare i casi particolari:
1. a=b=L/2
2. a=L/2, b=3L/2, a+b=2L
3. a=3L/2, b=L/2, a+b=2L

A C
B
a b

Figura 3 – Trave appoggiata-appoggiata con carico verticale concentrato

Applicando le equazioni Cardinali della Statica e considerando positive le forze verticali dirette verso l’alto si
determinano le reazioni vincolari in A e C:

 b
R  F
 A a  b
 (3.1)
R  F a
 C a  b
La deformata della trave si determina integrando l’equazione differenziale della linea elastica:

M (z)
v"  
EI
(1 rip.)
Il momento flettente in corrispondenza della generica sezione della trave, nei due segmenti AB e BC è dato da:
 Fb
M
 AB ( z )  z
ab
 (3.2)
M ( z)  Fa  Fa z
 BC ab
L’equazione differenziale della linea elastica (1 rip.) diviene:

 1 Fb
v
 AB ''( z )   z
EI a  b
 (3.3)
v ''( z)   1  Fa  Fa z
 BC EI  a  b 
I campi di spostamento per i due segmenti di trave sono calcolati integrando due volte le equazioni differenziali
(3.3).

 1 Fb 3
v
 AB ( z )   z  c1 z  c 2
6EI a  b
 (3.4)
v ( z)  1 Fa z 3  Fa z 2  c z  c
 BC 6EI a  b 2 EI 3 4

Il campo di rotazioni si calcola come:

dv( z)
(z)   (3 rip.)
dz

ovvero:

 1 Fb 2

 AB ( z )  z  c1
2 EI a  b
 (3.5)
 ( z)   1 Fa z 2  Fa z  c
 BC 2EI a  b EI 3
I valori delle costanti c1, c2, c3 e c4 si determinano imponendo le condizioni al contorno e di congruenza:

v AB ( z  0)  0
v ( z  a )  v ( z  a )
 AB BC
 (3.6)
 AB ( z  a)   BC ( z  a )
v BC ( z  a  b)  0
L’equazione della linea elastica e il campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave
assumono quindi le seguenti espressioni per i due segmenti AB e BC:

 F b 3 F ab(2b  a )
v
 AB ( z )   z  z
6EI a  b 6EI a  b
 (3.7)
 (z)  F b z 2  F ab(2b  a )
 AB 2EI a  b 6EI a  b

 F a 3 Fa 2 F a (3a 2  4ab  2b 2 ) Fa 3
v BC (z)  z  z  z
6EI a  b 2EI 6EI ab 6EI
 (3.8)
 (z)   F a z 2  Fa z  F a (3a  4ab  2b )
2 2

 BC 2EI a  b EI 6EI ab


I valori di spostamento in corrispondenza del punto di applicazione della forza e le rotazioni alle estremità
della trave valgono:

 F ab(2 b  a)
    ( z  0)  
A AB
6EI a  b

 F ab(2a  b)
 C   BC ( z  a  b)  (3.9)
 6EI a  b
 F a2 b2
v B  v AB ( z  a)  v BC ( z  a)  3EI a  b

ove i valori negativi delle rotazioni corrispondono a delle rotazioni orarie.

Caso particolare a=b=L/2


Sostituendo i valori di a, b ed a+b nelle espressioni (3.7-8) si ricavano l’equazione della linea elastica e il
campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave per i due segmenti AB e BC:

 F 3 FL2
v AB ( z)   12 EI z  16EI z
 2
(3.10)
 ( z)  F z 2  FL
 AB 4 EI 16EI

 F 3 FL 2 3FL2 FL3
v BC ( z)  12 EI z  4 EI z  16EI z  48EI
 2
(3.11)
 ( z)   F z 2  FL z  3FL
 BC 4 EI 2 EI 16EI
I valori di spostamento in corrispondenza del punto di applicazione della forza e le rotazioni alle estremità
della trave valgono:

 FL2
 A   16EI

 FL2
 C  (3.12)
 16EI
 FL3
v B  48EI

ove i valori negativi delle rotazioni corrispondono a delle rotazioni orarie..

Caso particolare a=L/2; b=3L/2; a+b=2L


Sostituendo i valori di a, b ed a+b nelle espressioni (3.7-8) si ricavano l’equazione della linea elastica e il
campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave per i due segmenti AB e BC:

 F 3 7 FL2
v AB ( z)   8EI z  32 EI z
 2 3
(3.13)
v ( z)  F z 3  FL z 2  11FL z  FL
 BC 24 EI 4 EI 32 EI 48EI

Caso particolare a= 3L/2; b=L/2; a+b=2L


Sostituendo i valori di a, b ed a+b nelle espressioni (3.7-8) si ricavano l’equazione della linea elastica e il
campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave per i due segmenti AB e BC:

 F 3 5FL2
v AB ( z)   24 EI z  32 EI z
 2 3
(3.14)
v ( z)  F z 3  3FL z 2  41FL z  9 FL
 BC 8EI 4 EI 32 EI 16EI

TRAVE ISOSTATICA A SBALZO CON CARICO CONCENTRATO DI ESTREMITÀ


Determinare l’equazione della linea elastica e del campo di rotazioni per le travi mostrate in
Figura 4. Si determinino inoltre, le rotazioni in corrispondenza degli appoggi e lo spostamento
e la rotazione all’estremità libera.
Analizzare il caso particolare a=b=L/2.
F

A
B C
a b
Figura 4 – Trave a sbalzo con carico verticale di estremità

Applicando le equazioni Cardinali della Statica e considerando positive le forze verticali dirette verso l’alto si
determinano le reazioni vincolari in A e B:

 b
R
 A   F
a
 (4.1)
R  F ( a  b )
 B a
La deformata della trave si determina integrando l’equazione differenziale della linea elastica:

M (z)
v"  
EI
(1 rip.)
Il momento flettente in corrispondenza della generica sezione della trave, nei due segmenti AB e BC è dato da:

 Fb
 AB
M ( z )   z
 a (4.2)
M BC (z)  (a  b  z) F
L’equazione differenziale della linea elastica (1 rip.) diviene:

 F b
 v " ( z) 
 AB
EI a

v F
 " ( z)  (
 BC
EI
(4.3)
I campi di spostamento per i due segmenti di trave sono calcolati integrando due volte le equazioni differenziali
(4.3). Le rotazioni si calcola come:

dv( z)
(z)   (3 rip.)
dz

Si ottiene per i due segmenti di trave:

 F b 3
v
 AB ( z )  z  c1 z  c 2
6EI a
 (4.4)
 ( z)   F b z 2  c
 AB 2 EI a 1
 F 3 F( a  b ) 2
v
 BC ( z )   z  z  c3z  c4
6EI 2 EI
 (4.5)
 ( z)  F z 2  F(a  b) z  c
 BC 2 EI 2 EI 3

I valori delle costanti c1, c2, c3 e c4 si determinano imponendo le condizioni al contorno e di congruenza:

v AB ( z  0)  0

v AB ( z  a)  v BC ( z  a)  0 (4.6)
 ( z  a)   ( z  a)
 AB BC

L’equazione della linea elastica e il campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave
assumono quindi le seguenti espressioni per i due segmenti AB e BC:

 F b 3 Fab
v
 AB ( z )  z  z
6EI a 6EI
 (4.7)
 ( z)   F b z 2  Fab
 AB 2 EI a 6EI

 F 3 F(a  b) 2 F(3a  4b) Fa 2 (a  b)


v BC ( z)   6EI z  2 EI z  6EI z  6EI
 (4.8)
 ( z)  F z 2  F(a  b) z  F(3a  4 b)
 BC 2 EI 2 EI 6EI
I valori di rotazione in corrispondenza degli appoggi, lo spostamento e la rotazione in corrispondenza
dell’estremità libera della trave valgono:

 Fab
 
 A AB  ( z  0) 
6EI

   ( z  a)   ( z  a)   Fab
 B AB BC
3EI
 (4.9)
   ( z  a  b)   Fb(2a  3b)
 C BC 6EI
 Fb (a  b)
2
v C  v BC ( z  a  b) 
 3EI
ove i valori negativi delle rotazioni corrispondono a delle rotazioni orarie.
Caso particolare a=L; b=L/2; a+b=3L/2
Sostituendo i valori di a, b ed a+b nelle espressioni (4.10) si ricavano i valori di rotazione in corrispondenza
degli appoggi, lo spostamento e la rotazione in corrispondenza dell’estremità libera della trave:
 FL2
 A  12 EI

 FL2
 B   6EI
 2
(4.11)
   7FL
 C 24EI
 3
v  FL
 C 8EI

ove i valori negativi delle rotazioni corrispondono a delle rotazioni orarie.

TRAVE APPOGGIATA-APPOGGIATA CON MOMENTO APPLICATO IN UN ESTREMO


Determinare l’equazione della linea elastica e del campo di rotazioni per la trave mostrata in
Figura 5. Si determinino inoltre, le rotazioni in corrispondenza delle estremità.

M
A B

Figura 5 – Trave appoggiata-appoggiata con momento applicato in un estremo

Il momento M sarà equilibrato da una coppia di reazioni verticali di modulo pari ad M/L; la reazione in B è
diretta verso il basso, mentre la reazione in A è diretta verso l’alto.
La deformata della trave si determina integrando l’equazione differenziale della linea elastica:

M (z)
v"  
EI
(1 rip.)
Il momento flettente in corrispondenza della generica sezione della trave è dato da:

M
M (z )  ( L  z )  (5.1)
L
L’equazione differenziale della linea elastica (1 rip.) diviene:
M (L  z)
M(z)   (5.2)
EI L
Il campo di spostamento viene calcolato integrando due volte l’equazione differenziale (5.2).

M (L  z) 3 (5.3)
v(z)   c zc
6 EI L 1 2

Il campo di rotazioni si calcola come:


dv( z)
(z)   (3 rip.)
dz
ovvero:

M (L  z) 3 (5.4)
v( z)   c
2 EI L 1

I valori delle costanti c1 e c2 si determinano imponendo le condizioni al contorno:

 v ( z  0)  0
 (5.5)
v ( z  L)  0
L’equazione della linea elastica e il campo di rotazioni in corrispondenza della generica sezione della trave
assumono quindi le seguenti espressioni:

 M (L  z ) 3 ML ML
2
v( z )    z
 6EI L 6EI 6EI
 (5.6)
 M (L  z ) 2 ML
(z)  2EI  L  6EI
I valori di spostamento in mezzeria e rotazione alle estremità della trave valgono:

 ML
A 
 3EI
 (5.7)
   ML
 B 6EI
dove il valore negativo indica che la rotazione in B è oraria, come si poteva facilmente prevedere dallo schema
di carico.
TRAVE IPERSTATICA INCASTRATA-APPOGGIATA SOTTOPOSTA AD UN CARICO
CONCENTRATO IN MEZZERIA
Risolvere con il metodo delle forze la struttura iperstatica mostrata in Figura 7.

F F
X
A B A B

L/2 L/2 L/2 L/2

Figura 7 – Trave iperstatica incastrata-appoggiata con carico verticale in mezzeria e schema isostatico equivalente

La struttura mostrata in Figura 7 è una volta iperstatica. La struttura viene resa isostatica, sopprimendo il
vincolo alla rotazione in A. Si introduce quindi una incognita iperstatica: il momento X agente nell’estremità
A. La Figura 7 mostra anche lo schema isostatico equivalente.
La incognita iperstatica viene determinata con il metodo delle forze in maniera tale che sia rispettata la
seguente condizione di congruenza:

A  0 (7.1)

La rotazione della trave in corrispondenza dell’estremità A, si può considerare come somma di due contributi,
rispettivamente dovuti al momento incognito X ed al carico applicato F.

 A   A ,X   A ,F (7.2)

I contributi del carico applicato F e del momento incognito X alla rotazione della trave all’estremità A sono
dati dalle seguenti espressioni:

 XL
  A , X 
3EI
 2
(7.3)
   FL
 A,F 16EI
La rotazione totale nell’estremità A vale quindi:

XL FL2
A   (7.4)
3EI 16EI

Imponendo il rispetto della condizione di congruenza (7.1) si scrive l’equazione nell’incognita iperstatica X:

XL FL2
 0 (7.5)
3EI 16EI

da cui si ricava il valore del momento incognito:

3
X FL (7.6)
16
Una volta determinato il momento di incastro, le reazioni vincolari ancora incognite sono le reazioni verticali
RAV ed RBV che si determinano applicando le Equazioni Cardinali della Statica allo schema di trave isostatica.
Si ha che:

 V 11
R A  16 F
 (7.7)
R V  5 F
 B 16
ove il valore positivo indica che le reazioni sono dirette verso l’alto.

TRAVE IPERSTATICA INCASTRATA-APPOGGIATA CON MOMENTO DI ESTREMITÀ


Risolvere con il metodo delle forze la struttura iperstatica mostrata in Figura 8.

M
M X
A B A B

L L

Figura 8 – Trave iperstatica incastrata-appoggiata con momento di estremità e schema isostatico equivalente

La struttura mostrata in Figura 8 è una volta iperstatica. La struttura viene resa isostatica, sopprimendo il
vincolo alla rotazione in A. Si introduce quindi una incognita iperstatica: il momento X agente nell’estremità
A. La Figura 8 mostra anche lo schema isostatico equivalente.
La incognita iperstatica viene determinata con il metodo delle forze in maniera tale che sia rispettata
la seguente condizione di congruenza:

A  0 (8.1)

La rotazione della trave in corrispondenza dell’estremità A, si può considerare come somma di due contributi,
rispettivamente dovuti al momento incognito X ed al momento applicato M.

 A   A ,X   A ,M (8.2)

I contributi del momento applicato M e del momento incognito X alla rotazione della trave all’estremità A sono
dati dalle seguenti espressioni:

 XL
  
 A,X 3EI
 (8.3)
  ML
 A,M 6EI
La rotazione totale nell’estremità A vale quindi:
XL ML
A    (8.4)
3EI 6EI

Imponendo il rispetto della condizione di congruenza (8.1) si scrive l’equazione nell’incognita iperstatica X:

XL ML
  0 (8.5)
3EI 6EI

da cui si ricava il valore del momento incognito:

M
X (8.6)
2

Il momento di incastro è quindi la metà di quello di estremità. Il diagramma del momento flettente è quello
mostrato in Figura 8.1. Il momento si annulla in corrispondenza della sezione C posta ad una distanza pari ad
L/3 dalla sezione di incastro A.

A B
C

Figura 8.1 – Diagramma del momento flettente

Una volta determinato il momento di incastro, le reazioni vincolari ancora incognite R A ed RB si determinano
applicando le Equazioni Cardinali della Statica allo schema di trave isostatica. La risultante dei momenti M ed
X è equilibrata da una coppia antioraria di reazioni verticali. Si ha che:

 V 3M
R A   2L
 (8.7)
R B V  3M
 2L
ove il valore positivo indica di una data reazione indica che essa è diretta verso l’alto.

TRAVE IPERSTATICA INCASTRATA- INCASTRATA SOTTOPOSTA AD UN CARICO


CONCENTRATO IN MEZZERIA
Risolvere con il metodo delle forze la struttura iperstatica mostrata in Figura 9.

F F
X X
A B
A B
M M
l/2 l/2
l/2 l/2
Figura 9 – Trave iperstatica incastrata-incastrata con carico verticale in mezzeria e schema isostatico equivalente

La struttura mostrata in Figura 9 è due volte iperstatica. La simmetria riduce il grado di iperstaticità ad 1.
La struttura viene resa isostatica, sopprimendo i vincoli alla rotazione in A e B. Si introduce quindi come
incognita iperstatica il valore X dei momenti agenti in corrispondenza delle estremità A e B: tali momenti
hanno modulo uguale e verso opposto. La Figura 9 mostra anche lo schema isostatico equivalente.
La incognita iperstatica viene determinata con il metodo delle forze in maniera tale che sia rispettata una sola
condizione di congruenza a causa della simmetria della trave.

A  0 (9.1)

La rotazione della trave in corrispondenza dell’estremità A, si può considerare come somma di tre contributi,
rispettivamente dovuti ai momenti di incastro incogniti X (l’indice ‘ è relativo al momento in A, l’indice “ è
relativo al momento in B) ed al carico applicato F.

 A   A , X '  A , X "  A , F
(9.2)
I contributi del carico applicato F e dei momenti incogniti X alla rotazione della trave all’estremità A sono dati
dalle seguenti espressioni:


 A , X ' 


 A , X "


 A , F 

(9.3)
La rotazione totale nell’estremità A vale quindi:

XL XL FL2
A    (9.4)
3EI 6EI 16EI

Imponendo il rispetto della condizione di congruenza (9.1) si scrive l’equazione nell’incognita iperstatica X:

XL XL FL2
  0 (9.5)
3EI 6EI 16EI

da cui si ricava il valore del momento incognito:

FL
X (9.6)
8

Una volta determinato il momento di incastro, le reazioni vincolari ancora incognite RAV ed RBV si determinano
applicando le Equazioni Cardinali della Statica allo schema di trave isostatica. Il valore positivo indica che le
reazioni sono dirette verso l’alto.

V V F
RA  RB  (9.7)
2
TRAVE IPERSTATICA INCASTRATA-INCASTRATA CON CARICO DISTRIBUITO
Risolvere con il metodo delle forze la struttura iperstatica mostrata in Figura 10.
q X q X

A B A B
L L

Figura 10 – Trave iperstatica incastrata-incastrata con carico distribuito e schema isostatico equivalente

La struttura mostrata in Figura 10. è due volte iperstatica. La simmetria riduce il grado di iperstaticità ad 1.
La struttura viene resa isostatica, sopprimendo i vincoli alla rotazione in A e B. Si introduce quindi come
incognita iperstatica il valore X dei momenti agenti in corrispondenza delle estremità A e B: tali momenti
hanno modulo uguale e verso opposto. La Figura 10 mostra anche lo schema isostatico equivalente.
La incognita iperstatica viene determinata con il metodo delle forze in maniera tale che sia rispettata una sola
condizione di congruenza a causa della simmetria della trave.

A  0 (10.1)

La rotazione della trave in corrispondenza dell’estremità A, si può considerare come somma di tre contributi,
rispettivamente dovuti ai momenti di incastro incogniti X (l’indice ‘ è relativo al momento in A, l’indice “ è
relativo al momento in B) ed al carico distribuito applicato q.

 A   A , X '  A , X "  A ,q
(10.2)
I contributi del carico applicato q e dei momenti incogniti X alla rotazione della trave all’estremità A sono dati
dalle seguenti espressioni:


 A , X ' 


 A , X "


 A ,q 

(10.3)
La rotazione totale nell’estremità A vale quindi:

XL XL qL3
A    (10.4)
3EI 6EI 24EI

Imponendo il rispetto della condizione di congruenza (10.1) si scrive l’equazione nell’incognita iperstatica X:

XL XL qL3
  0 (10.5)
3EI 6EI 24EI

da cui si ricava il valore del momento incognito:

qL2
X (10.6)
12
Una volta determinato il momento di incastro, le reazioni vincolari ancora incognite RAV ed RBV si determinano
applicando le Equazioni Cardinali della Statica allo schema di trave isostatica. Il valore positivo indica che le
reazioni sono dirette verso l’alto.

V V qL
RA  RB  (10.7)
2

TRAVE IPERSTATICA CON TRIPLO APPOGGIO E DUE CARICHI CONCENTRATI


Risolvere prima con il metodo delle forze e poi con il metodo degli spostamenti la struttura
iperstatica mostrata in Figura 11.

F F
B
A C

L/2 L/2 L/2 L/2

Figura 11 – Trave iperstatica con triplo appoggio con due carichi concentrati

Risoluzione con il metodo delle forze


La struttura mostrata in Figura 11 è una volta iperstatica. Se non ci fosse l’appoggio in B la struttura
diventerebbe appoggiata-appoggiata. Si può operare in due modi:
1) Si introduce una sconnessione interna in corrispondenza dell’appoggio B e si considera come incognita
iperstatica il momento M che si scambiano i segmenti di trave AB e BC. Il corrispondente schema
isostatico è mostrato in Figura 11.1.
2) Si sopprime l’appoggio in B e lo si sostituisce con la reazione incognita X. Il corrispondente schema
isostatico è mostrato in Figura 11.2.

F M M F

A C

B
Figura 11.1 – Trave iperstatica con triplo appoggio con due carichi concentrati: schema isostatico equivalente

F F

A B C

Figura 11.2 – Trave iperstatica con triplo appoggio con due carichi concentrati: schema isostatico equivalente

Se si sceglie lo schema isostatico di Figura 11.1, la condizione di congruenza comporta che non vi sia
discontinuità nella linea elastica della trave. Si scrive quindi

 BA   BC (11.1)

ove le rotazioni  BA e  BC sono rispettivamente le rotazioni in B relative ai tratti AB e BC.


I contributi alle rotazioni  BA e  BC saranno dovuti ai carichi concentrati (le notazioni F BA ed FBC sono
relative ai carichi agenti nei tratti AB e BC) ed ai momenti M incogniti (le notazioni M BA ed MBC sono relative
ai momenti agenti nei tratti AB e BC).

BA  B,MBA  B,FBA


 (11.2)

BC  B,MBC  B,FBC


I vari contributi alle due rotazioni  BA e  BC sono dati dalle seguenti espressioni:

 ML  ML
 
 B,MBA 3EI  
 B,M BC 3EI
 2
;  2
(11.3)
  FL  FL
 B,FBA 16EI  B,FBC   16EI
Le rotazioni  BA e  BC in corrispondenza del B valgono quindi:

2
 ML FL
 BA   
3EI 16EI
 2
(11.4)

  ML  FL
 BC 3EI 16EI
Imponendo il rispetto della condizione di congruenza (11.1) si scrive l’equazione nell’incognita iperstatica M:

ML FL2 ML FL2
    (11.5)
3EI 16EI 3EI 16EI

da cui si ricava il valore dei momenti interni M incogniti:

3
M FL (11.6)
16

F M M F

A B C

RAV RBV RCV

Figura 11.1.1 – Schema isostatico della trave con tre appoggi e reazioni vincolari ipotizzate
Una volta determinato il momento M incognito, si possono calcolare le reazioni vincolari incognite. Si
considera lo schema di Figura 11.1.1, dove sono indicati anche i versi scelti per le reazioni vincolari.
Se si scrivono l’equazione di equilibrio alla rotazione del tratto AB scegliendo come polo il punto B e
l’equazione di equilibrio alla traslazione all’intera struttura, si ricava:

 V V 5
R A  R C  16 F
 (11.7)

R V  11 F
 B 8

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Se si sceglie lo schema isostatico di Figura 11.2, la condizione di congruenza comporta che lo spostamento in
B sia nullo. Si scrive quindi

vB  0 (11.8)

I contributi allo spostamento verticale in B saranno dovuti ai carichi concentrati (le notazioni F AB ed FBC sono
relative ai carichi agenti nei tratti AB e BC) ed alla reazione X incognita.

v B  v B,X  v B,FAB  v B,FBC (11.9)

I vari contributi allo spostamento verticale in B sono dati dalle seguenti espressioni:

 XL3
v B,X   6EI
 (11.10)
v 11FL3
 B,FAB  v B,FBC  96EI
Si noti che v B,X si ricava sostituendo 2L al posto di L nell’espressione FL3 / 48EI dello spostamento di una
trave appoggiata-appoggiata con carico F concentrato in mezzeria, mentre v B, FAB e v B, FBC sono calcolati
utilizzando le relazioni già determinate per il problema 4:

 F 3 5FL2
v AB ( z)   24 EI z  32 EI z
 2 3
(4.7-8 rep.)
v ( z)  F z 3  FL z 2  11FL z  FL
 BC 24 EI 4 EI 32 EI 48EI
Lo spostamento in B vale quindi:

XL3 11FL2
vB    (11.11)
6EI 48EI
Imponendo il rispetto della condizione di congruenza (11.8) si scrive l’equazione nell’incognita iperstatica X:

XL3 11FL2
  0 (11.12)
6EI 48EI

da cui si ricava il valore della reazione incognita dell’appoggio:

11
X F (11.13)
8

che è ovviamente identica alla reazione verticale RB trovata nel caso precedente (11.7).

Risoluzione con il metodo delle deformazioni


La struttura una volta iperstatica, mostrata in Figura 11, può essere anche vista come una trave continua con
tre appoggi. Lo schema isostatico di Figura 11.1 viene leggermente modificato per rendere possibile la
risoluzione della struttura per mezzo del metodo delle deformazioni.

F MBA MBC F

A C

Figura 11.3 – Schema isostatico equivalente di trave continua con tre appoggi

Per risolvere la trave continua mostrata in Figura 11.3 si assume come incognita la rotazione B del nodo B.
Per l’equilibrio alla rotazione del nodo B si deve avere che:

M BA  M BC  0 (11.14)

Indicate con BA e BC le rotazioni in corrispondenza dei tratti AB e BC, per la congruenza della struttura si
deve avere che:

 B   BA   BC (11.15)

Le rotazioni BA e BC sono funzione dei momenti MBA ed MBC e dei carichi esterni applicati. Si scrive che:

2
 M BA L FL
 BA  
3EI 16EI
 2
(11.16)

  M BC L  FL
 BC 3EI 16EI
Se si combinano le espressioni (11.15,16) si scrive che:
 M BA L FL2
 B  
3EI 16EI
 2
(11.16.mod)

  M BC L  FL
 B 3EI 16EI
Se si modificano le relazioni (11.16.mod) si possono infine esprimere i momenti M BA ed MBC in funzione
della rotazione incognita B.

 3EI 
2
FL 
M BA    B  
L  16 EI 
  
 2
(11.17)
 3EI  FL 
 
M BC  L    B  16EI 
  
Se si sostituiscono le espressioni (11.17) nell’equazione di equilibrio (11.14) si ricava una equazione nella
rotazione incognita B.

2 2
3EI  FL  3EI  FL 
  B     B  0 (11.18)
L   16EI  L  16 EI 
  

che può essere riscritta come:

6 EI
 B  0 (11.18.mod)
L

Dalla equazione (11.18.mod) si ricava il valore della rotazione incognita:

B  0 (11.19)

Una volta che è stato determinato il valore della rotazione incognita B si possono ricavare i valori dei
momenti MBA ed MBC:

 3
M BA   FL
 16
 (11.20)
M BC  3 FL
 16
I valori ricavati sono in accordo con il valore del momento M trovato con il metodo delle forze. Il segno
negativo indica che il momento M BA è orario per garantire l’equilibrio alla rotazione del nodo B, come si
poteva facilmente prevedere dallo schema di carico.
TRAVE CONTINUA INCASTRATA IN UN ESTREMO E DUE APPOGGI

Risolvere con il metodo delle forze la struttura iperstatica mostrata in Figura 21.
La struttura mostrata in Figura 21 è due volte iperstatica a causa della presenza degli appoggi in B e C. La
trave continua viene resa isostatica sopprimendo il vincolo alla rotazione in A ed introducendo una
sconnessione in corrispondenza dell’appoggio B, in modo che i segmenti AB e BD risultino isostatici.

F
q

B C

L L L/2

Figura 21 – Trave continua incastrata in un estremo e con due appoggi

MAB q MBA MBC F

A B C
M1 q M2 M2 F

A B C
Figura 21.1 – Schema isostatico equivalente della trave continua incastrata in un estremo e con due appoggi

Si introducono quindi i momenti MAB, MBA, MBC ove il momento Mij agisce nel nodo i del tratto compreso tra i
nodi i e j, ove i nodi corrispondono a sconnessioni introdotte o a vincoli soppressi. Si scrivono poi delle
condizioni di equilibrio Mij=Mik in corrispondenza di ogni nodo j compreso tra altri due nodi i e k.
I momenti Mij sono quindi legati ai momenti M1, M2, mostrati nello schema isostatico (vedere Figura 21.1),
dalle seguenti espressioni:

M AB  M1
 (21.1)

M BA  M BC  M 2
e si considerano le due incognite iperstatiche M 1 ed M2, che sono rispettivamente il momento d’incastro in A ed
il momento che si scambiano i segmenti AB e BC.
Le condizioni di congruenza riguarderanno la rotazione in A e la continuità della linea elastica in
corrispondenza dell’appoggio B. Si scrivono le seguenti equazioni:

 A  0
 (21.2)

 BA   BC
ove  A è la rotazione in A, mentre  BA e  BC sono rispettivamente le rotazioni in B relative ai tratti AB e
BC.
Le rotazioni elencate nelle espressioni (21.2) dipenderanno dai seguenti contributi:

      
 A A,MAB A,M BA A,q
 BA   B,MAB   B,MBA   B,q (21.3)

 BC   B,M BC   B,F
ove il pedice F è relativo al carico concentrato F ed il pedice q al carico ripartito q.
I vari contributi alle tre rotazioni  A ,  AB e  BC sono dati dalle seguenti espressioni:

 M1L  M2L
 
 A ,MAB 3EI 
 B,M BA    M2L
 
3EI  
 B,MBC 3EI
 M2L  M1L
 A ,M BA 
6EI
 B,MAB  
6EI  2
(21.4)
    FL
 qL3  qL3
 A ,q   24 EI  B,q  24 EI  B,F 12EI
 
Le rotazioni  A in A e  BA e  BC in B valgono quindi:

 M 1 L M 2 L qL3
 A  3EI  6EI  24EI

 M 2 L M 1 L qL3
 BA     (21.5)
 3EI 6 EI 24 EI
 M 2 L FL 2

 BC  3EI  12 EI

Imponendo il rispetto delle condizioni di congruenza (21.2) si scrive un sistema di equazioni nelle incognite
iperstatica M1 ed M2:

 M 1 L M 2 L qL3
 3EI  6EI  24EI  0
 3 2
(21.6)
 M 2 L  M 1 L  qL  M 2 L  FL
 3EI 6EI 24 EI 3EI 12EI
Il sistema (21.6) viene riscritto come:
8M1  4M 2  qL2
 (21.6 mod)
4M1  16M 2  qL2  2FL
da cui si ricavano i valori dei momenti M1 ed M2 incogniti:

 6qL2  4 FL
M 1  56
 (21.7)
M  qL  4 FL
2

 2 28
Ponendo qL=5F, i momenti incogniti diventano:

 17

 1 28 FL
M
 (21.8)
M  1 FL
 2 28
Determinazione delle reazioni vincolari
Una volta determinati i valori dei momenti incogniti si possono determinare le componenti orizzontali e
verticali delle reazioni vincolari del telaio. Si fa riferimento ai tratti isostatici mostrati in Figura 21.2; le
reazioni orizzontali sono considerate positive se dirette verso destra, le reazioni verticali sono considerate
positive se dirette verso l’alto, i momenti sono considerati positivi se antiorari.

M1 q M2 M2 F
C
A

B
R V RCV
A

RBV
Figura 21.2 – Schema isostatico equivalente della trave continua e reazioni vincolari ipotizzate

Tratto BD
Questo tratto si può considerare isostatico perché è l’unione dei due tratti isostatici BC e CD.
Se si fa l’equilibrio alla rotazione attorno al polo B si ha:

3
M2  L  RCV  LF  0 (21.9)
2

Intera struttura
Se si applicano le Equazioni Cardinali della Statica alla traslazione in direzione verticale e l’equilibrio alla
rotazione con polo in A, si scrivono le seguenti relazioni:
R A V  R B V  R C V  5F  F  0

 V L 5L (21.10)
M1  L  R B  2L  R C   5F  F  0
V
 2 2
Combinando le equazioni (21.9-10) si ricavano le reazioni vincolari agenti sul sistema:

 V 43
R A  14 F

 H 41
R B  F (21.11)
 28
 V 41
R C  28 F
TRAVE CONTINUA INCASTRATA IN UN ESTREMO E DUE APPOGGI

Risolvere con il metodo delle forze la struttura iperstatica mostrata in Figura 22.
La struttura mostrata in Figura 22 è quattro volte iperstatica a causa della presenza degli appoggi in C,D,E ed
F. La trave continua viene resa isostatica sopprimendo il vincolo alla rotazione in A ed introducendo delle
sconnessioni in corrispondenza degli appoggi C,D ed E in modo che i segmenti AC, CD, DE ed EF risultino
isostatici.

F
q

A
B
C D E F

L/2 L/2 L L L

Figura 22 – Trave continua incastrata in un estremo e con quattro appoggi

MAB F
MCB MCD MDC MDE q MED MEF

B
A C D E F

M1 F
M2 M2 M3 M3 q M4 M4

B
A C D E F
Figura 22.1 – Schema isostatico equivalente della trave continua incastrata in un estremo e con quattro appoggi

Si introducono quindi i momenti MAB, MCB, MCD, MDC, MDE, MED, MEF, ove il momento Mij agisce nel nodo i
del tratto compreso tra i nodi i e j, ove i nodi corrispondono a sconnessioni introdotte o a vincoli soppressi. Si
scrivono poi delle condizioni di equilibrio Mij=Mik in corrispondenza di ogni nodo j compreso tra altri due nodi
i e k.
I momenti Mij sono quindi legati ai momenti M 1, M2, M3 ed M4, mostrati nello schema isostatico (vedere
Figura 22.1), dalle seguenti espressioni:

M AB  M 1
M  M  M
 CB CD 2
 (22.1)
M DC  M DE  M 3
M ED  M EF  M 4
e si considerano le quattro incognite iperstatiche M 1, M2, M3 ed M4 che sono rispettivamente il momento
d’incastro in A ed i momenti che si scambiano i segmenti AC e CD, CD e DE, DE ed EF.
Le condizioni di congruenza riguarderanno la rotazione in A e la continuità della linea elastica in
corrispondenza degli appoggi C,D,E ed F. Si scrivono le seguenti equazioni:
 A  0
  
 CB CD
 (22.2)
 DC   DE
 ED   EF

ove  A è la rotazione in corrispondenza dell’incastro A, mentre con la notazione  IJ si indica la rotazione nel
nodo I, relativa al tratto IJ.
Le rotazioni elencate nelle (22.2) dipenderanno dai seguenti contributi:

    
 A A ,MAB A ,MCB A ,F
 CB   C,M   C,M   C,F
 CB AB

 CD   C,MCD   C,M DC

 DC   D,M DC   D,MCD (22.3)

 DE   D,M DE   D,M ED   D,q
    
 ED E ,M ED E ,M DE D,q
 EF   E ,M
 EF

ove il pedice F è relativo al carico concentrato F ed il pedice q al carico ripartito q.


I vari contributi alle rotazioni elencate nelle (22.2-3) sono dati dalle seguenti espressioni (22.4):

 M 1L  M2L
 
 A ,MAB 3EI   
 C,MCB 3EI  M2L
   C,MCD  3EI
 M2L  M1L

 A ,MCB  ; 
 C,MAB   ; 
 6EI  6EI
 M 3L
 FL2  FL2  C,M DC  6EI
 A ,F   16EI  C,F  16EI
 
 M 3L  M4L
 M3L  
 D,M DE 3EI 
 E,M ED  
3EI
 D,M DC   3EI 
 M4L

 M 3L M4L
 ;  D,M ED  ;  E,M DE   ;  E ,M EF 
 M2L  6EI  6 EI 3EI

 D,MCD 6EI  qL3  qL3
 D,q   24EI  E,q  24 EI
 
Le rotazioni nei punti A, B, C, D ed E della trave valgono quindi:
 M1 L M 2 L FL2

 A   
 3EI 6 EI 16EI
 M 2 L M 1 L FL2

 CB    
3EI 6 EI 16EI

  M 2 L  M 3 L
 CD 3EI 6EI

 M 3L M 2L
 DC    (22.5)
 3 EI 6EI
 M 3 L M 4 L qL3

 DE   
 3EI 6 EI 24EI
 M 4 L M 3 L qL3

 ED    
 3 EI 6 EI 24EI
 M 4L
 EF  3EI

Imponendo il rispetto delle condizioni di congruenza (22.2) si scrive un sistema di equazioni nelle incognite
iperstatiche M1, M2, M3 ed M4:

 M 1L M 2 L FL2
   0
 3EI 6 EI 16 EI
 M 2 L M1L FL2 M 2 L M 3 L
 3EI  6EI  16EI  3EI  6EI
 3
(22.6)
 M 3 L  M 2 L  M 3 L  M 4 L  qL
 3EI 6EI 3EI 6EI 24EI
 3
 M 4 L  M 3 L  qL  M 4 L
 3EI 6EI 24EI 3EI
Il sistema (22.6) viene riscritto come:

16M1  8M 2  3FL
8M  32M  8M  3FL
 1 2 3
 (22.6 mod)
4M 2  16M 3  4M 4  qL
2

4M  16M  qL2


 3 4

da cui si ricavano i valori dei momenti M1, M2, M3 ed M4 incogniti:


 123  FL  6qL2
M 1  776

 45  FL  12qL2
M 2  776
 (22.7)
M  42qL  12  FL
2

 3 776

M  3  FL  38qL
2

 4 776
Ponendo qL=F, i momenti incogniti diventano:
 129

 1 776 FL
M

M  33 FL
 2 776
 (22.8)
M  15 FL
 3 388
 41
M 4  FL
 776
Determinazione delle reazioni vincolari
Una volta determinati i valori dei momenti incogniti si possono determinare le componenti orizzontali e
verticali delle reazioni vincolari del telaio. Si fa riferimento ai tratti isostatici mostrati in Figura 22.2; le
reazioni orizzontali sono considerate positive se dirette verso destra, le reazioni verticali sono considerate
positive se dirette verso l’alto, i momenti sono considerati positivi se antiorari.

M1 F
M2 M2 M3 M3 q M4 M4
C
A F
B E
D

REV RFV
RAV RCV RDV

Figura 22.2 – Schema isostatico equivalente della trave continua e reazioni vincolari ipotizzate

Tratto EF
Se si fa l’equilibrio alla rotazione attorno al polo E si ha:

M4  L  RFV  0 (22.9)
Tratto DF
Questo tratto si può considerare isostatico perché è l’unione dei due tratti isostatici DE ed EF.
Se si fa l’equilibrio alla rotazione attorno al polo D si ha:
L
M3   F  L  R E V  2L  R F V  0 (22.10)
2
Tratto CF
Questo tratto si può considerare isostatico perché è l’unione dei tre tratti isostatici CD, DE ed EF.
Se si fa l’equilibrio alla rotazione attorno al polo C si ha:
3L
M2  L  RDV   F  2 L  R E V  3L  R F V  0 (22.11)
2
Intera struttura
Se si applicano le Equazioni Cardinali della Statica alla traslazione in direzione verticale e l’equilibrio alla
rotazione con polo in A, si scrivono le seguenti relazioni:

R A V  F  R C V  R D V  F  R E V  R F V  0

 L V 5
(22.12)
M1   F  L  R C  2L  R D  L  F  3L  R E  4L  R F  0
V V V
 2 2
Combinando le equazioni (22.9-12) si ricavano le reazioni vincolari agenti sul sistema:
 V 121
R A  194 F

R V  295 F
 C 776
 187
R D 
V
F (22.13)
 388
 V 55
R E  97 F

R V   41 F
 F 776