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RELAZIONE: SPETTROMETRO A PRISMA

Gruppo Me7: Paola Mantegazza, Elia Moretti, Simone Ruggiero


Data esperienza: 25/10/2017
Scopo:
L’esperienza si pone come obiettivo quello di misurare l’indice di rifrazione di un prisma di vetro tramite la
determinazione della deviazione totale minima.

Richiami teorici:
Per ricavare l’indice di rifrazione utilizziamo il metodo della deviazione minima per un prisma ottico come
quello rappresentato in figura.

Figura 1

Indicando con 𝛼 l’angolo di apertura del prisma e con 𝛿𝑚 (𝜆) l’angolo di deviazione minima per la
radiazione di lunghezza d’onda 𝜆, abbiamo che:
𝛼 + 𝛿𝑚𝑖𝑛
𝑠𝑒𝑛
𝑛(𝜆) = 2 (1)
𝛼
𝑠𝑒𝑛 2

Dopo aver misurato il valore 𝑛𝑖 a varie 𝜆𝑖 , verifichiamo la correttezza della relazione di Cauchy (al
prim’ordine) che lega 𝑛𝑖 con 𝜆𝑖 :
𝑎 (2)
𝑛2 (𝜆) = 𝑏 +
𝜆2
Strumentazione:

- Spettrometro
- Lente di ingrandimento per la lettura della scala goniometrica
- Reticolo con valore nominale di 300 righe al millimetro
- Lampada al sodio e lampada al mercurio

Lo spettrometro è un particolare goniometro, costituito da una base fissa e da due piattaforme girevoli
coassiali ad essa. Il collimatore è solidale alla piattaforma fissa, su cui è incisa la scala graduata, il cannocchiale
è solidale alla prima base girevole mentre il reticolo è posizionato sulla seconda. Entrambe le basi sono dotate
di un goniometro a nonio che permette di misurare la posizione degli strumenti con una precisione di mezzo
minuto di grado, ciò nonostante, a causa della difficoltà di lettura, ci limiteremo alla lettura entro il primo di
grado.

Procedura sperimentale:
l’esperimento consiste di diverse fasi:

I. Preparazione dell’apparato
II. Misura di 𝛿0
III. Misura di 𝛼
IV. Misura di 𝛿𝑚𝑖𝑛 (𝜆)
V. Calcolo di 𝑛(𝜆)
VI. Verifica della relazione di Cauchy

I. Preparazione dell’apparato

Durante l’esperienza si ha la necessità che la luce proveniente dalla sorgente arrivi al cannocchiale con raggi
paralleli per far sì che l’immagine si formi nel fuoco della lente. Si procede regolando la distanza della lente
nel cannocchiale in modo che la vista di un oggetto debitamente lontano (indicativamente almeno 15m) sia
a fuoco per l’osservatore. Si prepara poi il collimatore agendo sulle viti che regolano l’apertura del
diaframma e sulla distanza tra lo stesso e la lente in modo che essa faccia divergere i raggi della sorgente.
Prima di procedere ad inserire il prisma verifichiamo che la piattaforma sia in bolla, ossia parallela al suolo e
dunque perpendicolare al fascio di luce. Evitiamo così che il fascio di luce sia deviato dal piano passante per
il collimatore ed il cannocchiale.

II. Misura di 𝜹𝟎

La prima misura effettuata è quella di 𝛿0 , ossia l’angolo corrispondente al fascio di luce che proviene dal
collimatore. Per questa misura, ovviamente, non bisogna far uso del prisma poiché potrebbe distorcere il
fascio. Abbiamo ripetuto numerose volte la misura così da ridurre l’errore sistematico dovuto alla
precisione dello strumento e all’attenzione dell’osservatore.

III. Misura di 𝜶

Per la determinazione di 𝛼 si sfrutta il fenomeno di riflessione del prisma. Si pone il cannocchiale in modo
tale da formare un angolo acuto con il collimatore; poi si ruota il prisma fino ad osservare l’immagine della
fenditura nel cannocchiale e si misura ripetutamente la posizione angolare della piattaforma.
Successivamente si ruota il prisma fino a che non venga esposta ai raggi la faccia adiacente, mantenendo
fisso il cannocchiale. Si effettua un’altra serie di misure di questa nuova posizione angolare. Poiché una
faccia del prisma è coperta e non permette la riflessione, è importante verificare che la faccia scelta per
prima non sia seguita dalla faccia coperta.

IV. Misura di 𝜹𝒎𝒊𝒏 (𝝀)

Si dispone il prisma sulla piattaforma in modo che il fascio di raggi luminosi uscente dal collimatore investa
una faccia del prisma obliquamente (come in figura 1). Prima di ricercare il fascio uscente con il
cannocchiale cerchiamo di ritracciarlo ad occhio nudo. Posizioniamo il cannocchiale dove abbiamo
individuato la luce rifratta. Consideriamo una riga dello spettro di lunghezza d’onda nota 𝜆; ruotando la
piattaforma del prisma (cioè variando l’angolo di incidenza del fascio proveniente dal collimatore sulla
faccia del prisma) vedremo muoversi la riga considerata nel campo dell’oculare del cannocchiale. Esiste una
posizione del prisma per la quale l’angolo di deviazione, alla 𝜆 considerata, assume un valore minimo; è
quello per il quale continuando a ruotare la piattaforma nella stessa direzione vediamo la riga (che,
nell’oculare del cannocchiale, ruota concordemente con la rotazione del prisma) fermarsi e tornare
indietro. Determinando con la massima cura la posizione del prisma corrispondente alla stazionarietà della
riga nel campo dell’oculare, puntiamo il crocifilo centrando la riga (operando anche con la vite
micrometrica posta a controllo degli spostamenti infinitesimi del supporto del cannocchiale e del prisma).
Leggiamo questa posizione ripetutamente per ridurre l’errore sistematico dovuto alla precisione dello
strumento e all’attenzione dell’osservatore. Ripetiamo tutta l’operazione col prisma nella posizione
opposta, ossia nella configurazione simmetrica, ottenendo per la stessa 𝜆 un altro set di misure.
ovviamente il valore finale di 𝛿𝑚𝑖𝑛 sarà dato dalla media dei valori misurati.

V. Calcolo di 𝒏(𝝀)

Per il calcolo di 𝑛(𝜆), applichiamo la formula (2) per ogni 𝜆. Di tali misure effettuiamo un grafico che possa
aiutarci nell’individuare se le misure che abbiamo raccolto siano coerenti con ciò che ci aspettiamo.

VI. Verifica della relazione di Cauchy


1
Infine, riportiamo in grafico i valori 𝑛2 (𝜆) di in funzione di e ricaviamo, tramite un fit lineare, i
𝜆2
coefficienti B ed A dell’equazione (2).
Raccolta dati:

Abbiamo inizialmente preso una decina di misure del massimo centrale:

𝛿₀ GRADI 𝛿₀ PRIMI 𝛿₀(gradi TOT)


178 35 178,58
178 37 178,62
178 35 178,58
178 36 178,60
178 35 178,58
178 35 178,58
178 35 178,58
178 37 178,62
178 35 178,58
178 36 178,60

Ne abbiamo successivamente calcolato il valore medio e stimato l’errore tramite la somma in quadratura di
quello sistematico e quello statistico:

δ₀ = 178° 35′ ± 1′
E’ stato poi necessario valutare il valore dell’angolo α.
Abbiamo prima di tutto preso alcune misure dell’angolo 𝜃1 , di cui abbiamo calcolato anche la media e la
correlata deviazione standard:

θ1 GRADI θ1 PRIMI θ1(gradi TOT)


183 47 183,78
183 49 183,82
183 52 183,87
183 52 183,87
183 48 183,80
183 50 183,83

Il procedimento è stato ripetuto per l’angolo 𝜃2 :

θ2 GRADI θ2 PRIMI θ2(gradi TOT)


63 52 63,87
63 51 63,85
63 49 63,82
63 47 63,78
63 49 63,82
63 53 63,88

Abbiamo valutato per entrambi gli angoli la media, ottenendo:

𝜃1 = 183° 49′ ± 2′ 𝜃2 = 63° 50′ ± 2′

Calcolando l’errore come somma in quadratura di quello sistematico con quello statistico. Abbiamo
calcolato 𝛼 come differenza tra 180° − |𝜃1 −𝜃2 | :
L’errore su 𝛼 è dato dalla propagazione degli errori.

Per quanto riguarda le misure di 𝛿𝑚𝑖𝑛 , abbiamo rilevato lo spettro di dispersione in due posizioni diverse
girando il prisma in modo tale che il cannocchiale fosse la prima volta a sinistra e la seconda a destra rispetto
al raggio emesso. Dal momento che le frange prodotte dal prisma nella prima posizione ci apparivano più
nitide, siamo riusciti a distinguere più i colori ottenendo i seguenti risultati:

MISURE DELLO SPETTRO DI SINISTRA: MISURE DELLO SPETTRO DI DESTRA:

Verde Verde
𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot) 𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot)
245 48 67,21 111 20 67,26
245 50 67,24 111 19 67,28
245 50 67,24 111 20 67,26
245 51 67,26 111 20 67,26
245 50 67,24 111 19 67,28
245 49 67,22 111 21 67,24

Giallo esterno Giallo esterno


𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot) 𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot)
245 5 66,49 112 3 66,54
245 5 66,49 112 0 66,59
245 6 66,51 112 1 66,58
245 4 66,47 112 2 66,56
245 4 66,47 112 1 66,58
245 5 66,49 112 2 66,56

Giallo interno Giallo interno


𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot) 𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot)
245 10 66,57 112 4 66,53
245 10 66,57 112 5 66,51
245 11 66,59 112 6 66,51
245 12 66,61 112 4 66,43
245 11 66,59 112 4 66,53
245 10 66,57 112 5 66,51
Viola
𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot)
251 30 72,91
251 28 72,87
251 30 72,91
251 28 72,87
251 29 72,89
251 30 72,91

Azzurro tenue
𝛿1 (gradi) 𝛿1 (primi) δmin (gradi tot)
247 16 68,67
247 17 68,69
247 15 68,66
247 14 68,64
247 16 68,67
247 16 68,67

Nello lo spettro di sinistra abbiamo rilevato cinque colori diversi, mentre in quello di destra siamo riusciti ad
individuare solo il verde e i due gialli.

Abbiamo preso in totale sei misure per ogni angolo e abbiamo calcolato per ognuna il 𝛿𝑚𝑖𝑛 come differenza
tra l’angolo letto sul nonio δ1 e quello centrale δ0 .

Quindi si è ricavata la media di 𝛿𝑚𝑖𝑛 per ogni colore.

I risultati ottenuti sono i seguenti:

δmin Verde
(gradi) (primi)
67 15

δmin Giallo esterno


(gradi) (primi)
66 32
δmin Giallo interno
(gradi) (primi)
66 33

δmin Viola
(gradi) (primi)
72 54

δmin Azzurro tenue


(gradi) (primi)
68 40

Per l’incertezza su tali valori si è tenuto conto sia dell’errore statistico, sia di quello dovuto alla misura
strumentale che abbiamo stimato pari a 2 primi. L’errore totale è stato ricavato come la somma in
quadratura di questi, ottenendo un valore di circa 3 primi per ogni angolo.

A partire dai valori di 𝛿𝑚𝑖𝑛 e dal valore di α, abbiamo quindi potuto ricavare gli indici di rifrazione per ogni
colore, utilizzando la formula (…), dove per i valori delle λ abbiamo considerato quelli tabulati riportati in
tabella:

colore λ (m) n σ(n)


verde 546E-9 1,7916 0,0007
giallo est 579E-9 1,7860 0,0007
giallo int 577E-9 1,7862 0,0007
viola 405E-9 1,8332 0,0007
azzurro tenue 496E-9 1,8025 0,0007

L’errore su n(λ) è stato calcolato mediante la propagazione degli errori, dove si è tenuto conto sia
dell’errore su α sia di quello su δ ottenendo la seguente formula:

(sin(𝛿2))² (cos(𝛿+𝛼
2
))² 2
𝜎𝑛 = √ 𝛼
2
𝜎𝛼 + 𝜎
4(sin( 2 ))⁴ 4(sin( 2 ))² 𝛿
𝛼
1
Di seguito riportiamo il grafico di n(λ). Si può notare che l’indice di rifrazione decresce come 𝜆.

1,84
n(λ)
1,83
indice di rifrazione

1,82

1,81

1,8

1,79

1,78
400E-9 450E-9 500E-9 550E-9 600E-9
lunghezze d'onda (m)

𝑎
Si è poi verificata la dispersione usando la seguente legge: 𝑛2 (𝜆) = 𝑏 + 𝜆2 . Tale verifica si è svolta con il
metodo dei minimi quadrati. Abbiamo eseguito un fit lineare della relazione sopra riportata prendendo come
1
𝑦 = 𝑛2 (𝜆) e come 𝑥 = dove l’errore su y si trova con la propagazione degli errori e risulta: 𝜎𝑦 = 2𝑛𝜎𝑛 .
𝜆2

La retta che meglio interpola i dati risulta avere quindi i seguenti coefficienti:

a 5,5E-14
b 3,026
σ(a) 9,43E-16
σ(b) 0,004

7,00E+12
n²(1/λ²)
6,00E+12

5,00E+12

4,00E+12

3,00E+12

2,00E+12

1,00E+12

0,00E+00
3,18 3,2 3,22 3,24 3,26 3,28 3,3 3,32 3,34 3,36 3,38
(1/λ)²
Abbiamo infine valutato la compatibilità delle misure con il modello assunto attraverso il test del X²,
considerando 3 gradi di libertà e abbiamo ottenuto un confidence level pari al 90% - 100%. Possiamo
concludere quindi che le misure risultano compatibili.

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