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Innovazioni nell’architettura

Introduzione:
La rivoluzione industriale sviluppatasi durante il 1800 ebbe inevitabili ripercussioni sul modo di vivere degli
uomini di quel periodo; di conseguenza anche le arti, e in particolare l’architettura, cercarono di adeguarsi
a questo cambiamenti.
Grazie alla scoperta di nuove tecnologie si ebbe la disponibilità di nuovi elementi costruttivi in metallo,
prevalentemente ferro e acciaio; nei primi decenni del 1800 questi elementi metallici vennero nascosti e
ricoperti da altri materiali considerati più adatti per le decorazioni. Con l’industrializzazione l’utilizzo del
ferro aumentò a notevolmente, questo fece comprendere l’importanza di questo metallo che quindi trovò
ampio spazio anche nell’architettura, non più come elemento di sostegno, ma proprio come parte centrale
dell’opera. Nacque così la cosiddetta “Architettura del ferro e del vetro”.

L’architettura del ferro e del vetro:


Questa nuova forma dell’architettura è anche definita “architettura dell’ingegneria”, infatti queste due
discipline si fondono per formarne una nuova in cui le strutture portanti sono messe in risalto per mostrare
all’osservatore la resistenza e al tempo stesso i vari campi di utilizzo del ferro e degli altri materiali sfruttati.
In questo periodo nacque anche il concetto di prefabbricato, cioè gli elementi necessari alla realizzazione di
una edificio venivano prodotti in serie, utilizzando materiali innovativi (ferro, acciaio, ghisa, vetro),
venivano poi assemblati in loco mettendo sempre in risalto l’intelaiatura portante della struttura per far
risaltare la funzione e non più solamente la bellezza dell’edificio.
L’ingegneria a questo punto si distanziò dall’architettura, infatti la prima aveva il compito di elaborare
nuove tecniche e di controllare la stabilità degli edifici, mentre la seconda doveva garantire la funzionalità
degli edifici, ad esempio la corretta sistemazione degli spazi, oltre alla qualità stilistica degli edifici stessi.
Questa nuova tipologia di costruzioni si diffuse rapidamente soprattutto grazie alle esposizioni universali
nelle quali veniva messo in mostra il livello raggiunto in molti ambiti diversi, dall’architettura alla scienza,
alla fisica, alla meccanica. Alcuni esempi di edifici costruiti per queste esposizioni che poi divennero simboli
di una nazione sono il palazzo di cristallo di Londra e la tour Eiffel di Parigi; anche in Italia si diffuse questa
nuova tipologia di edifici, alcuni esempi sono la galleria Vittorio Emanuele a Milano e la Mole Antonelliana a
Torino; vediamoli ora in dettaglio…

Tour Eiffel:
Fu costruita per l’esposizione universale del 1889 tenutasi a Parigi per celebrare il centenario della
rivoluzione francese, prende il nome dall’ingegnere che la progettò Alexandre Gustave Eiffel.
La struttura venne inaugurata il 31 marzo 1889 ed aperta ufficialmente il 6 maggio dello stesso anno in
concomitanza con l’apertura dell’esposizione universale.
Questo monumento sarebbe dovuto essere smantellato alla fine dell’esposizione, ma poi si decise di
mantenerlo in ricordo dell’evento; 20 anni più tardi, nel 1909 rischiò nuovamente di venire distrutto perché
criticato dagli artisti dell’epoca, ma venne risparmiato solamente perché poteva essere utile come base per
le antenne necessarie per la radiotelegrafia, una nuova scienza che si stava diffondendo all’epoca.
Nel 1991 venne poi riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità protetto dall’UNESCO.
Il valore estetico di questo edificio è dato dall’unione tra la sua forma e le strutture portanti. La struttura è
alta più di 300 metri, fu l’edificio più alto del mondo per più di 30 anni, poggia su quattro piloni che si
collegano in altro formando un’unica struttura a cuspide.
Gustave Eiffel rinunciò quasi completamente all’utilizzo di materiali tradizionali, infatti la torre è formata da
profilati di ferro uniti da più di due milioni di bulloni; non ci sono quindi superfici continue, ma l’edificio è
composto da una fitta trama di elementi assemblati tra loro.
La sua forma, che è ciò che la caratterizza è calcolata per resistere all’azione del vento, che in cima può
provocare oscillazioni fino a 12 cm; il profilo è curvilineo e la caratteristica principale è appunto la linea, che
esalta la leggerezza e la verticalità dell’edificio, interrotta solamente da due terrazze che interrompono la
continuità dei piloni.

Palazzo di cristallo:
Il Crystal Palace, o palazzo di cristallo, venne costruito a Londra per ospitare la prima esposizione universale
nel 1851.
Il principe Alberto nel 1850 promosse la prima delle esposizioni universali per celebrare i grandi progressi
raggiunti della tecnica; venne stabilito l’inizio dell’esposizione per l’anno successivo e si decise di costruire
un palazzo a Hyde Park, una delle zone più rappresentative della capitale del Regno Unito. Era però molto
difficile che un edificio così grande potesse rimanere stabilmente nel parco, perciò, quando fu presentato il
bando per la realizzazione del palazzo, la possibilità di riutilizzare gli elementi prefabbricati dopo lo
smontaggio dell’edificio fu una delle caratteristiche principali per la scelta del progetto finale.
Il vincitore del bando fu Joseph Paxton che presentò un progetto la cui costruzione si basava quasi
completamente su prefabbricati di ferro e vetro permettendo perciò una realizzazione in tempi rapidi,
infatti il palazzo venne eretto in soli quattro mesi.
La struttura del palazzo era una struttura modulare basata sulla figura di un quadrato di lato circa 7 m; la
struttura in sé del palazzo non aveva nulla di nuovo, ma l’utilizzo dei nuovi materiali permetteva grandi
cambiamenti nella realizzazione: l’utilizzo di sostegni in ferro rendeva possibile rinunciare a grandi pilastri e
muri portanti alleggerendo quindi l’edificio e dando la possibilità di la quasi totalità della superficie esterna
in vetro. Inoltre l’utilizzo di prefabbricati in serie permetteva numerose modifiche, sia per quanto riguarda
la struttura originaria, che per la struttura del palazzo che sarà poi ricostruito.
Il Palazzo di cristallo andò distrutto a causa di un incendio il 30 novembre 1936. L’edificio era costituito di
materiali di ignifughi (vetro e ferro), ma, probabilmente a causa di un corto circuito, gli elementi di legno
posti al suo interno, come i mobili e il pavimento, presero rapidamente fuoco, da questi le fiamme si
diffusero rapidamente in tutto l’edificio distruggendolo completamente.
Questa catastrofe, che era stata preceduta da altre simili che distrussero altri edifici di questo tipo (ad
esempio il New Crystal Palace a New York), provocò un allontanamento dalla così detta “architettura del
ferro” e dai principi enunciati da Paxton che furono però recentemente ripresi nell’architettura
postmoderna.

Mole Antonelliana:
La storia della Mole Antonelliana iniziò nel 1862 quando la comunità ebraica acquisto un terreno nel centro
della città di Torino e decise di costruirvi una sinagoga per festeggiare la liberà di culto concessa dal re Carlo
Alberto nel 1848 con lo Statuto Albertino.
I lavori vennero affidati all’architetto Alessandro Antonelli, da cui l’edificio prende il nome, ed iniziarono nel
1863; il progetto originale prevedeva un edificio altro solamente 47 m, subito però l’architetto propose una
serie di modifiche portando l’altezza dell’edificio a113 m. la comunità ebraica, però, vedendo i costi
innalzarsi notevolmente, decise di abbandonare il progetto e fece concludere l’edificio con una copertura
piatta provvisoria ad un’altezza di circa 70 m.
Nel 1873 Antonelli convinse il comune a continuare i lavori dedicando l’edificio a Vittorio Emanuele II e a
portare la Mole ad un’altezza prima di 146 m, poi a 153 m, e infine all’altezza definitiva di 167,5 m.
La struttura della Mole è particolare, infatti la base, costituita esclusivamente in muratura, da stabilità
all’edificio; al di sopra di essa vi è la cupola a volta allungata costituita da pareti in muratura autoportante
che permettono di sostenere l’enorme peso della struttura; la cupola è composta dall’accostamento di due
pareti molto sottili, di circa 12 cm, separate da un’intercapedine di due metri.
Al di sopra della cupola è sistemato un tempietto che permette ai visitatori di osservare la città dall’altro;
dal tempietto parte poi la guglia, formata da una cuspide che richiama l’architettura neogotica, al di sopra
della quale è stata posizionata la stella tridimensionale a 12 punte.
Galleria Vittorio Emanuele II:
Nella seconda metà del 1800 si diffuse nelle principali città europee una nuova tipologia di architettura
basata sull’utilizzo dei nuovi materiali architettonici che davano la possibilità di realizzare grandi edifici
esaltandone al tempo stesso l’estetica.
Perciò vennero poste grandi coperture in vetro e in ferro tra gli edifici appena realizzati creando così zone
destinate al passeggio. Queste costruzioni presero spunto dai passages di Parigi, ma, contrariamene a ciò
che avvenne nella capitale francese, nascono per iniziativa pubblica.
La prima di queste costruzioni venne costruita a Milano dall’Architetto Andrea Pizzala e fu la Galleria de
Cristoforis; bisognerà aspettare 50 anni prima di poter vedere la costruzione del secondo degli edifici di
questo tipo, la Galleria Vittorio Emanuele II.
La galleria Vittorio Emanuele II è una galleria commerciale nel centro milanese che collega Piazza Duomo a
Piazza della Scala e fu costruita tra il 1865 e il 1878 seguendo il progetto dell’architetto Giuseppe Mengoni.
Il grosso dei lavori venne completato in soli tre anni, poi però si verificarono alcuni problemi, tra cui il
fallimento della società appaltatrice, questo rallentò di molto la costruzione, infatti per vedere la
conclusione dei lavori bisognerà aspettare la fine del decennio.
Lo stile scelto da Mengoni per gli edifici che circondano la piazza è uno stile eclettico, cioè formato
dall’unione di più stili differenti: si possono notare particolari che richiamano aglio stili rinascimentali, altri
di taglio più classico come l’arco di trionfo che immette nella galleria, il tutto è messo in contrapposizione
con le tecniche d’avanguardia dell’epoca, cioè l’utilizzo del ferro e del vetro per la copertura, le decorazioni
in ghisa e il pavimento policromo che raffigura gli stemmi delle città “capitali d’Italia” ovvero Milano,
Torino, Firenze e Roma.