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11/26/2017 Educazione informale, educazione formale | ~ gabriella giudici

Educazione informale, educazione formale


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7/2/2013

L’educazione nelle società prive di scrittura

Le società senza scrittura sono prive del medium


indispensabile per tramandare nitidamente, al di là della
propria esistenza, le proprie concezioni del mondo. Per
questa ragione, possiamo esaminare i loro sistemi
educativi solo entrando in contatto con società di questo
tipo attualmente esistenti. E’ quanto hanno fatto gli
antropologi nel ventesimo secolo nei paesi non europei:
sulla base delle loro osservazioni è possibile descrivere i
caratteri fondamentali dell’educazione nelle società
senza scrittura.

Si è visto come uno degli obiettivi fondamentli


dell’educazione sia la conservazione e la trasmissione
del retaggio culturale delle generazioni precedenti. Per
le società prive di scrittura, questo obiettivo assorbe
quasi totalmente l’attività educativa che deve essere espletatata
in modo da poter garantire il passaggio diretto e personale di valori,
pensieri, modi di vita, senza l’uso di uno strumento capace di
oltrepassare il “qui” e l’“ora” come la scrittura.

L’obiettivo è raggiunto con l’educazione informale che passa


attraverso il gruppo familiare, i coetanei, gli adulti della comunità.
Questa forma di educazione sostituisce in gran parte ciò che nelle
società alfabetiche è fornito dalla scuola. I giovani imitano in modo
spontaneo il comportamento degli adulti e sono ammessi a
partecipare come spettatori o attori a quasi tutti i momenti di vita
quotidiana della tribù. Inoltre si immergono spesso in attività di
gioco con cui si esercitano alle future mansioni adulte. Si tratta di un’educazione basata quasi esclusivamente
sull’osservazione e sull’esperienza diretta, al contrario della nostra in cui parole e simboli hanno un ruolo
fondamentale.

L’altro momento caratteristico di questi sistemi educativi è costituito


dalle iniziazioni che consistono in un periodo sistematico di
educazione analogo a quello scolastico. Le iniziazioni hanno lo
scopo di introdurre i giovani alla vita adulta e si articolano in una
serie di stadi che comprendono quasi sempre una prova fisica –
tatuaggi, mutilazioni, prove di coraggio – e l‘insegnamento delle
tradizioni, dei comportamenti adulti e dei misteri religiosi della
comunità. Ad occuparsi di questo sono individui specificamente
designati, “maestri” che si avvalgono spesso di riti e cerimonie pubbliche per segnare i momenti dell’iniziazione. Si tratta
peraltro di momenti conosciuti anche nella nostra società, seppure con caratteri attenuati o in parte diversi: le cerimonie
accademiche per la consegna della laurea, il conseguimento della patente di guida ed anche alcune “prove” a cui gli
anziani sottopongono le “matricole” negli ambienti scolastici o militari, possono essere paragonati a riti di iniziazione.
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Nelle iniziazioni, osservazione ed esperienza diretta non sono comunque sufficienti:


un ruolo significativo spetta anche in questo caso ai simboli, alle immagini e alla
comunicazione orale di insegnamenti o racconti. L’aspetto fondamentale che
distingue l’educazione umana dall’apprendimento animale è infatti costituito
dalla capacità degli uomini di simbolizzare, trasformando qualunque aspetto
della realtà in qualcosa che “rappresenta” qualcos’altro. L’avvicinamento dei
giovani al simbolismo comunitario permette loro di comprendere le concezioni del
mondo che lo supporta e di trovare i mezzi per esprimersi. Fra i simboli, le
immagini, cioè le rappresentazioni visive, consentono di esprimere in modo
vivido e impressionante idee astratte ed eventi lontani che racconti, miti, proverbi e
canti prodotti in occasione di cerimonie o riti rnderanno più completi e comprensibili.

Bernardo Bernardi, L’educazione informale

Il processo inculturativo informale si avvera continuamente lungo tutta la


vita. Non c’è momento in cui ognuno di noi non maturi come attività
autonoma o non accolga, coscientemente o non, qualche valore o qualche
modo di vita per cui si fa membro di una determinata cultura in un preciso
momento o luogo: italiano degli anni ’70, italo americano, italo-australiano o
quel che è.

Il fenomeno si coglie con maggiore evidenza nel periodo dell’infanzia


quando il bambino viene educato ad essere uomo nell’ambito della famiglia
e dei gruppi spontanei di coetanei. Il compito essenziale delal famiglia è
quello di dare al bambino una forma di vita, un etnostile, cui conformarsi
come punto di riferimento, non foss’altro che per superarlo e negarlo. Nella
famiglia, particolarmente al primo contatto con la madre e poi con gli altri
membri il bambino impara chi è, che cosa vale, che cosa deve fare per
diventare uomo maturo.

L’educazione formale

La dimensione simbolica e narrativa è alla base dell’apprendimento scolastico


che segna il passaggio fondamentale fra le società prive di scrittura e le altre forme di organizzazione sociale.
Benché la scuola sia nata per tramandare la scrittura, nelle società moderne serve per gestire attraverso un contesto
formale di insegnamento una maggiore complessità, concernente la trasmissione generale delle conoscenze. Come
spiega Bruner nel testo sottostante, l’insegnamento astratto, la realtà raccontata invece che vista e vissuta,
diminuiscono il coinvolgimento degli allievi, ma sviluppano la capacità di astrazione e di ragionamento logico.

Jerome Bruner, L’apprendimento scolastico

Il mutamento nell’istruzione dei bambini nelle comunità più complesse è duplice. Prima di tutto, nella
cultura c’è conoscenza e capacità in eccesso rispetto a quello che ciascun individuo conosce e
così si sviluppa sempre più una tecnica “economica”, tendente a istruire i giovani basandosi soprattuto
sul “dire” al di fuori del contesto, anziché “mostrare” nel contesto.

Il risultato dell’insegnamento della cultura può, al peggio, portare al solito apprendimento mnemonico
che ha indotto generazioni di critici alla disperazione. Ma la scuola impone esigenze indirette che
possono essere considerate i primi punti di maggiore divergenza dala pratica indigena. Essa porta il
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sapere, come abbiamo notato, fuori


dal contesto dell’azione immediata,
proprio a forza di metterlo dentro una
scuola. E’ questa estirpazione a far sì
che il sapere diventi un atto fine a se
stesso, liberato dagli immediati fini
dell’azione, che prepara l’allievo a
quella forma di calcolo che è lontana
dalla conclusione e tendente alla
riflessione.

A scuola, inoltre, si deve “seguire la lezione”, il che significa che si deve imparare a seguire sia la
situazione del linguaggio scritto – astratto, nel senso che è scisso dalla situazione concreta a cui
il liguaggio poteva riferisi originariamente – o a seguire la situazione del linguaggio trasmessa
oralmente, ma avulsa dal contesto di azione in divenire.

Esercitazione
1. Illustra il tipo di educazione che emerge nelle società senza scrittura.

2. Spiega quali sono i fini di questo tipo di educazione.

3. Esiste educazione informale nelle società moderne?

4. Spiega perché nelle società moderne prevale l’educazione scolastica (formale)

5. Indica vantaggi e svantaggi dell’educazione formale rispetto all’informale.


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