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NEUROSCIENZE, METODOLOGIA OPERATIVA,

CAPACITA’ COORDINATIVE NELLA FORMAZIONE


DEL GIOVANE CALCIATORE

Quando pensiamo al nostro allenamento calcistico svolto in ambito giovanile


l’esperienza del ricordo ci riporta al tanto lavoro fisico effettuato.
Ovvero, la preoccupazione primaria dei nostri istruttori era: muscoli ben preparati,
fitness cardiorespiratoria nella sua pienezza, articolazioni mobili e flessibili, ecc..
Mai, o raramente, comunque non in maniera organica e strutturata, il nostro
allenamento era orientato alla complessa struttura che controlla l'intero sistema della
persona calciatore: la mente.
Spiace dirlo, ma ahimé ho l’impressione che tale attenzione continui ad essere
tutt’ora molto trascurata in ambito giovanile, e ciò arreca ai principali attori, che per
lo più hanno iniziato la loro formazione generalmente intorno ai 6 anni, molto
problemi ai propri processi di crescita.

Eppure, tutti sanno che tale fase di vita viene definita come il "periodo d'oro" di
apprendimento (6-11 anni). Quindi, anche dal punto di vista della motricità questa
fase potrebbe rappresentare esattamente quello che ho riportato in precedenza: il
momento migliore per imparare determinate abilità motorie.
Dopo questa età, vi è un drastico cambiamento nel cervello.(Herculano-Houzel,
2005).
Questa età d’oro è stata attribuita esclusivamente alla "plasticità sinaptica" del
cervello infantile.

Difatti, le neuroscienze hanno dimostrato che nel cervello infantile la “ plasticità


sinaptica” raggiunge il massimo delle sue potenzialità di sviluppo.
Così come è dimostrato scientificamente che dopo l'infanzia, questa plasticità
diminuisce, il che rende l'apprendimento più difficile (Herculano-Houzel, 2005).
Ciò sembra che si verifichi per la drastica riduzione dei gangli della base.(Harre
1976 apud Weineck, 2005).

Secondo Herculano-Houzel (2005), i gangli della base sono strutture che occupano la
parte più interna del cervello sotto la corteccia di entrambi gli emisferi. Anche se non
sono essi direttamente a comandare i movimenti, è acclarato che assolvono ad un
ruolo peculiare nel generare e memorizzare programmi motorii complessi a sostegno
della corteccia, assumendo quindi un ruolo chiave nella formazione del movimento.

Secondo Kornhuber (1974); Grillner (2008) apud Silveira (2010), l'esecuzione di un


movimento corretto dipende dall'interazione tra la corteccia cerebrale, i gangli basali
ed il cervelletto.
Vi è evidenza che il trattamento dei dati in diverse aree della corteccia cerebrale porta
alla emissione di comandi motori dalle regioni corticali motorie e poi questi comandi
vengono convertiti in programmi o modelli motori per eseguire il movimento in
coordinate spazio-temporali.
Questi programmi sono generati da strutture sottocorticali motorie situate nel
cervelletto e nei nuclei della base, in modo che i movimenti rapidi sono pre-
programmati dal cervelletto sia per quanto riguarda i tempi che la durata delle
attività,(Kornhuber, 1974; Mink 2008 apud Silveira, 2010).

Infine, per quei movimenti che richiedono sofisticate analisi sensoriali e percettive il
modello proveniente dal cervelletto e dai gangli della base viene elaborato e
perfezionato dalla corteccia cerebrale (Mauk e Trach 2008 apud Silveira, 2010).

Da queste succinte informazioni, ci si rende conto dell'importanza che assume nel


calcio di formazione il repertorio delle capacità coordinative generali e speciali.
Allora, come mai la preoccupazione principale di molti tecnici che si occupano della
formazione calcistica giovanile è per il fisico?

Paul Thompson e la sua squadra (2003) apud Herculano-Houzel (2005) spiegano che
una delle strutture che costituiscono i gangli basali, il nucleo caudato, perde il 20%
della sua materia grigia all'inizio dell'adolescenza, tra gli 8 e gli 11 anni, "matura" più
o meno a 13. Infatti, l'apprendimento motorio comporta l'azione coordinata della
corteccia e dei gangli basali: l'esecuzione di nuove sequenze di azioni (dribbling)
richiede il comando e la supervisione contenuta nella corteccia motoria; una volta
appreso il gesto, questi viene "cristallizzato",ovvero trasferito al controllo dei gangli
basali. Tuttavia le abilità motorie apprese, nei primi anni dell’adolescenza trovano
ancora la struttura caudata permeabile a nuove connessioni sinaptiche, e ciò potrebbe
spiegare perché i giovani che hanno imparato il calcio entro l’età di 12 anni sembrano
essere in futuro più “ flessibili “( Herculano-Houzel, 2005)

Quindi, alla luce di queste brevi considerazioni, che meritano certamente una lettura
più approfondita nei testi e pubblicazioni scientifiche, tutte le persone coinvolte con il
coaching di calcio giovanile (fino a 12 anni), devono sapere che la loro missione
principale deve essere quella di orientare il proprio lavoro nella direzione dello
sviluppo delle capacità coordinative in quanto in questa età si è in una situazione
favorevole ( sensibile ) per sviluppare nuove sequenze motorie, che aiuteranno i
giocatori ad essere in futuro più creativi e più predisposti ad essere collocati in
qualsiasi sistema e modello di gioco.
Buona riflessione e buon lavoro.
Raffaele Di Pasquale allenatore Uefa Pro

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