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L’interpretazione musicale

Creazione, lettura, interpretazione, esecuzione, tappe verso


l'opera d'arte?

Potremmo chiamarla estetica dell’esecuzione, potremmo chiamarla con termini politichesi (quei
termini che possono essere compresi solo da chi li pronuncia), o potremmo banalmente chiamarla
esecuzione e basta, ma sicuramente è un argomento tra quelli che non cesseranno mai d’essere
dibattuti, sembra che già Platone si sia posto domande sull’influenza dei suoni sullo stato d’animo
delle persone.

Forse dovremmo cominciare a chiederci cos’è la musica ed a cosa serve, ma a queste domande
ormai siamo in molti a darci risposte almeno somiglianti; la musica è una scienza e comporla od
eseguirla è arte, un insieme di tecnica, regole, abilità, genio, astuzia, esperienza, che permette di
eseguire, con un tocco in più di chi non è artista, un qualcosa che deve principalmente comunicare,
per non dire incollare addosso, uno stato d’animo, un’emozione, o come minimo un’idea da
condividere.

Se entrate in una galleria d’arte e dopo aver guardato a fondo una trentina di quadri uscite ed una
volta a casa non ne ricordate nemmeno uno, vuol dire che l’artista che li ha dipinti non è riuscito a
comunicarvi niente. Se dopo un concerto con 2 ore di spettacolo ve ne andate senza canticchiare
mentalmente nemmeno una strofa di una delle canzoni che avete ascoltato, beh . . . direi che anche
in questo caso l’artista non è riuscito nel suo intento (a meno che non siate voi ad aver bisogno di
uno psicologo!). Se entrate in una scuola di musica ed ascoltate prima uno studente che esegue per
10 minuti delle scale musicali al pianoforte, poi un altro studente alla vigilia dell’esame di
Diploma, mentre esegue al Liuto un Preludio di Bach, credo che ricorderete più facilmente
l’esecuzione del Preludio, anche se le scale al pianoforte erano eseguite con semibiscrome in un
tempo metronometrico di 200.

Cosa intendo dire con questi paragoni? Affinché la musica possa essere arte deve lasciare addosso
qualcosa, dev’essere ricordata.

Noi ricordiamo d’essere caduti la prima volta che siamo saliti su una bicicletta perché
quell’episodio, in quel particolare momento, ci provocò un’emozione, non ricordiamo l’attimo in
cui percorrevamo il 14esimo Km. dell’ottava gita di fine settimana, perché era uguale al 13esimo
ed al 15esimo Km., era praticamente noiosa ripetizione.

Ritengo che l’arte di fare musica si differenzi in alcuni fondamentali punti dall’arte di dipingere o
scolpire, in quest’ultimi casi il momento in cui termina la creazione dell’opera coincide con il
momento in cui è possibile iniziare ad esporla, e quanto essa può riuscire a comunicare rimane
potenzialmente invariato indipendentemente dalla quantità di esposizioni eseguite e dal luogo in cui
avvengono (a meno che non sia esposta in una discarica!). Forse è necessario che approfondisca un
po’ questo concetto, un gallerista, ad esempio, con una forte predisposizione artistica potrebbe
riuscire a mettere in evidenza alcune caratteristiche vitali del messaggio che il pittore ha cercato di
rivelare con la sua opera; una particolare cornice o una collocazione del quadro stesso all’interno
della galleria potrebbero influenzare, o quanto meno facilitare, il giudizio dei visitatori e la loro
capacità di assaporare l’opera. Niente di tutto questo però va a intaccare, a modificare, ad influire
fisicamente sul dipinto, dal mio punto di vista è solo una questione di … contorno.

La creazione di un componimento musicale è da sola un processo compiuto (come per un dipinto),


con una sua indipendente capacità di essere o non essere arte, ma sarei più propenso a non ritenerla
tale se rimane sulla carta, perché verrebbe a mancare la cosa forse più significativa, le viene tolto il
mezzo per comunicare, per dare senso alla sua vita: l’esecuzione. Avrebbero qualche significato
quadri o sculture mai esposti, chiusi eternamente in bui ed ammuffiti scatoloni?

Un componimento musicale, diversamente dal dipinto, per arrivare ad essere goduto attraversa due
ulteriori fasi: dopo la sua creazione dev’essere letto e quindi interpretato. Questo mi porta a
considerare il musicista esecutore come il vero regista, colui che può permettere il riconoscimento
della composizione come opera artistica. Solo lui, attraverso un’attenta lettura, può riuscire a
materializzare i pensieri del compositore, può impregnarsi delle sue emozioni e trasmetterle a chi
ascolta. Un aspetto notevole di questo meccanismo è che persone diverse che eseguono lo stesso
componimento potrebbero interpretare i pensieri del compositore in maniere differenti e dare
all’ascoltatore finale impressioni altrettanto diverse sul significato di quanto sta ascoltando.

La maggioranza dei musicisti, almeno nell’ambiente della musica classica, ritiene che una
composizione dev’essere eseguita solo secondo i desideri del compositore.

Credo sia giusto sottolineare però che è attraverso la lettura e l’interpretazione della composizione
che quest’ultima si concretizza in opera d’arte vera e propria. L’esecutore può trasformare un
insignificante componimento in un capolavoro e un capolavoro in un’insignificante esecuzione,
quindi le caratteristiche che ho già elencato come indispensabili, a mio parere, per eseguire
un’opera d’arte (tecnica, regole, abilità, genio, astuzia, esperienza) sono l’ago della bilancia che
permette di stabilire quando un’esecuzione è degna di essere tale. Dipinti e sculture a mio avviso
non sono altrettanto vulnerabili dopo la loro creazione.

Viaggiando in autostrada siete concentrati sulla cosa più importante, mantenere l’auto in
carreggiata, non vi accorgete se il bordo della strada ha l’asfalto sgretolato o se l’erba dei prati
che potrebbero accompagnare il vostro viaggio necessita d’acqua.

Quando leggete un libro che vi interessa molto, la sua trama assorbe totalmente la vostra
attenzione, non vi accorgete nemmeno se gli angoli delle pagine sono ingialliti od arricciati, ma se
al contrario è noioso quasi certamente riuscite a notare anche il più piccolo difetto della
rilegatura.

Quando lo strumento (o la voce) solista interpreta con sentimento, anche la base musicale appare
viva, perché l’attenzione in chi ascolta è calamitata dal protagonista e l’ascoltatore si lascia
trasportare da sensazioni rafforzate da pregiudizi positivi; se lo strumento (o la voce) solista
interpreta in maniera piatta, la miglior base possibile appare anch’essa piatta e insignificante, perché
l’attenzione in chi ascolta si disperde istintivamente alla ricerca di un qualcosa di più interessante,
ma con lo stato d’animo minato da pregiudizi negativi.
Ma come si può trasformare un atto che appare così banale o noioso quando ad esempio eseguiamo
delle scale musicali, in un’interpretazione all’altezza di poter essere definita arte? Com’è possibile
interpretare una canzone senza farla apparire piatta come un’autostrada?

Potremmo liquidare il discorso frettolosamente: basta imparare a suonar bene, il resto viene da se.
Purtroppo, nonostante la capacità di possedere una grande tecnica virtuosistica, esistono
strumentisti che non riescono a dare vita e sentimento a quello che suonano. Una preparazione
professionale o specializzata ad ottenere una tecnica virtuosistica ad alti livelli, garantisce solo
minori difficoltà d’esecuzione, non garantisce una degna interpretazione.

Alcune persone nascono già dotate di una grande sensibilità, di un’enorme capacità di assorbire ed
esternare emozioni, altre acquisiscono queste capacità nel corso della vita, lentamente con
l’innalzarsi dell’età e con l’accumularsi d’esperienze, od improvvisamente dopo eventi traumatici.

È possibile però imparare a coltivare queste capacità, credo siano dentro ognuno di noi, dobbiamo
solo trovare la maniera per risvegliarle dal torpore che le ricopre sempre più facilmente nella società
moderna, a causa di stili di vita sbagliati che ci siamo autoimposti.

Il metodo che mi ha accompagnato nella vita

Anche se sembrano non avere niente in comune con la musica o l’arte in generale, esistono degli
esercizi che ci possono aiutare a sviluppare la capacità di provare emozioni. Se vi chiedete perché
dovremmo sforzarci per ottenere questo risultato provate a confutarmi questo principio: se vogliamo
riuscire a trasmettere un’emozione dobbiamo sapere cos’è, come potremmo spiegare il profumo di
un fiore se non ne abbiamo mai annusato uno?

È fondamentale quindi imparare a giovarsi di alcuni dei nostri sensi principali: vista, olfatto, udito,
memoria.

 Osservate un qualsiasi fiore, osservatene per 2 o 3 minuti la tonalità e le sfumature dei


colori, la grandezza e l’inclinazione dei petali, la forma delle foglie, tutti i dettagli che
riuscite a notare. Ricostruite poi nella vostra mente e ad occhi chiusi l’immagine del fiore,
sforzatevi di ricordare per quanto vi è possibile la maggior parte dei particolari osservati
precedentemente.
 Annusate profondamente per un paio di minuti un profumo (uno qualsiasi che trovate a
portata di naso), cambiate stanza e cercate quindi di riprodurlo nella vostra mente con la
maggior fedeltà possibile, fino a quando vi sembra di averlo ancora davanti.
 Ascoltate per un paio di minuti un qualsiasi brano musicale, cercate poi di risuonarlo
mentalmente, concentratevi sul ritmo, sulla melodia, sulle singole parti strumentali, sulla
tipologia degli strumenti. Potete aiutarvi cercando di descrivere con parole la musica
ascoltata.
 Pensate ad una strada percorsa tempo addietro, ad un luogo legato all’infanzia, ad un
paesaggio gradevole visto durante un viaggio, ad una persona cara persa di vista da tempo,
cercate di ricordare con tutti i dettagli possibili i colori, i profumi, gli odori, i rumori, i
suoni, le voci, tutto quanto è legato all’immagine che state mentalmente ricostruendo.

Pensate siano sciocchezze? Immagini, colori, profumi, suoni, ricordi, fanno parte della nostra vita,
attimo dopo attimo ne siamo continuamente tempestati, e non ce ne rendiamo conto. Se vivessimo
senza, tutto sarebbe mostruosamente piatto e grigio, la consapevolezza della loro esistenza è cibo
indispensabile per la nostra mente e per il nostro corpo. I piccoli esercizi che ho descritto, se
praticati per diverso tempo, diventano automatismi ed aiutano ad accrescere questa consapevolezza
di cui parlavo, allo stesso tempo potenziamo la capacità di vivere emozioni. Viverle significa
provarle ma anche riuscire a trasmetterle.

Tornando alla composizione musicale, è importante analizzarla a fondo prima di eseguirla,


considerarla come un insieme di pensieri, ognuno con un senso ben preciso, e bisogna riuscire a
riconoscere e a distinguere l’uno dall’altro.

Osservate l’esibizione di un cantante, spesso ed istintivamente un professionista accompagna con


gesti la sua esecuzione, non considerateli solo esibizionismo o teatro, pensateli come fossero i segni
d’espressione che troviamo su un pentagramma.

Sicuramente un cantante professionista ha studiato il testo della sua canzone prima di eseguirla, e la
sua esperienza lo guida spontaneamente a legare determinati movimenti e gesti, a particolari
momenti del brano, come per voler enfatizzare un determinato passaggio, una frase, o per voler
introdurre un momento solistico strumentale, o per decine di altri motivi.

Provate a studiare il comportamento di un cantante d’esperienza, vi accorgerete che i movimenti o i


gesti che compie sono sempre legati alla musica, e sono frutto della capacità di sentire, vedere, e
trasmettere.

http://www.seranto.it/index.htm