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E' possibile individuare un qualche criterio per distinguere il bene dal male, il giusto da ciò che è sbagliato,

in un epoca che si caratterizza per la post verità?

Il mondo nel quale viviamo è definito era della post verità, questo perché ai giorni nostri la verità ha
progressivamente perso di valenza rispetto alla maggiore importanza data alle singole opinioni.
Ciò avviene in un contesto nel quale l’informazione è diffusa a livello planetario grazie allo sviluppo delle
tecnologie degli ultimi decenni. A contribuire a questa diffusione sono certamente i media, primo fra tutti il
web che permette ad ogni individuo di dire ciò che pensa in ogni momento, luogo e riguardo ogni ambito e
di venir inoltre riconosciuto attraverso delle visualizzazioni, commenti o condivisioni virtuali. E’ questo ciò
che caratterizza il mondo di oggi, agli uomini non interessa più sapere la verità, ad essi interessa piuttosto
che le loro idee vengano ritenute vere in modo tale che il loro riconoscimento e apprezzamento come
singoli diventa maggiore. D’altra parte, questa situazione porta alla frammentazione delle opinioni. Ogni
individuo dice la propria idea liberamente, pretendendo di aver ragione. Ciò determina una situazione di
assoluta confusione, nella quale verità, menzogne e opinioni si fondono contribuendo a delineare il
carattere incerto e imprevedibile della tarda modernità.
Questo periodo è inoltre caratterizzato da una progressiva perdita di fiducia dei singoli nei confronti delle
istituzioni statali. I politici, ovvero coloro che dovrebbero assumere i panni di rappresentanti dei cittadini
elettori, molte volte non dicono la verità. Essi dichiarano delle finzioni, nelle quali sono mascherati degli
interessi personali che, se verrebbero a galla, contribuirebbero ad aumentare la sfiducia dei votanti che
causerebbe la perdita del potere del politico.
In un mondo globalizzato dove diffusa è l’incertezza negli individui, la consapevolezza di non poter affidare
la propria persona ai rappresentanti del potere in quanto essi non governano per il bene comune ma
portano avanti personali interessi, determina due tendenze diverse: in primo luogo, il singolo che si sente
costantemente minacciato dal mondo esterno e vede negli altri possibili nemici decide di chiudere i legami
e si ritira in se stesso in una sorta di guscio autodifensivo e autoprotettivo alimentando il suo individualismo
narcisista. Tuttavia, per conseguire il suo fine principale continua a interagire con il mondo esterno, dato
che ciò rappresenta l’unico mezzo attraverso il quale potersi autorealizzare pienamente.
D’altra parte, l’uomo che percepisce l’innumerevole presenza dei rischi esterni non sentendosi pienamente
protetto, cerca rifugio e protezione nei legami sociali che costituiscono un luogo sicuro.
Nella tarda modernità è presente il fenomeno delle comunità rigide, comunità esclusive che riconoscono
nello straniero un pericolo in quanto lo individuano come capro espiatorio per rispondere alla presenza dei
probabili disastri mondiali. Di conseguenza essi vengono allontanati dai membri e confinati ai margini.
Tuttavia, nell’epoca attuale, nella quale è stato raggiunto un livello di interazioni globali come mai avvenuto
prima, è possibile individuare un criterio che ci permetta di valutare il comportamento umano e, magari,
che permetta di generare l’inizio di un processo di mutamenti in positivo. Questo criterio, come ritengono
alcuni sociologi, potrebbe essere individuato nei diritti universali; diritti che riflettono quelle norme
fondamentali attualmente diffuse nella maggior parte delle società mondiali che si propongono di tutelare
la persona umana e l’ambiente esterno nel quale essa vive. Tra questi diritti rilevanti sono il diritto alla vita,
i diritti alla dignità e alla libertà dell’uomo, i diritti all’infanzia e quelli sulla parità dei sessi.
Sebbene questi non siano rispettati in ogni parte del mondo, ciò non può eliminare la convinzione che essi
siano universalmente condivisi, questo dovrebbe solamente portarci a considerare i vari punti di vista
presenti nel mondo, i quali si basano su tradizioni culturali e storiche differenziate.
Comunque, i diritti universali servirebbero ai singoli componenti del genere umano di comprendere la loro
co appartenenza al mondo e ad un’unica classe umana, la quale dovrebbe unirsi per proteggersi dai rischi
ad alto tasso di conseguenze che lei stessa involontariamente ha determinato.
Attraverso questi diritti inoltre, si risveglierebbe quella solidarietà globale che è essenziale affinché gli
individui comprendano che i disastri non sono altro che conseguenze a livello macro delle loro singole
scelte e azioni e che per cambiare la situazione critica in cui sono costretti a vivere, essi dovrebbero iniziare
ad attuare quel processo definito come decrescita felice, processo attualmente solo teorizzato.
La decrescita felice è un progetto che si propone di ridurre inizialmente, per poi definitivamente eliminare, i
rischi globali attraverso una serie di misure: come ad esempio l’imposizione da parte dei diversi governi di
politiche solidali volte a proteggere l’ambiente esterno, così come la promozione di una maggiore
collaborazione e cooperazione tra i singoli.
E’ solo un progetto, e se ne discute ancora la possibile attuabilità, in quanto il mondo è diviso tra società
sviluppate e società meno sviluppate o addirittura sottosviluppate. Queste ultime riscontrerebbero dei seri
problemi nell’attuazione di queste misure. Tuttavia, le società più ricche potrebbero dar via per prime a
questo processo, e successivamente collaborare nell’avvio di questo all’interno delle altre società
soprattutto contribuendo in materia dirigistica e di finanziamenti.
D’altra parte, il cambiamento in meglio che si auspica questo progetto porterà, interessa il mondo
intero. Di conseguenza non dovrebbero essere considerate le disparità sociali, politiche o
economiche per la messa in moto di questo se la riduzione dei rischi globali è l’aspirazione a cui
tutti i paesi del mondo tendono.