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Calcolo II – 13 novembre 2017

Sia 𝑓: 𝑄 ⊂ ℝ2 → ℝ integrabile, 𝑄 = [−𝑎, 𝑎]𝑑 . Allora l’integrale si può ridurre in


𝑎 𝑎 𝑎 𝑎
∫ 𝑓(𝑥) 𝑑𝑥 = ∫ (∫ (∫ … (∫ 𝑓(𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑 )𝑑𝑥𝑑 ) 𝑑𝑥… ) 𝑑𝑥2 ) 𝑑𝑥1
𝑄 −𝑎 −𝑎 −𝑎 −𝑎

Chiaramente in 𝑑 dimensioni c’è sempre la stessa ipotesi di esistenza degli 𝑑 integrali iterati.

Vorrei applicare questa formula su un dominio Ω che non è un cubo come 𝑄.

Sia Ω ⊂ 𝑄 misurabile secondo Peano-Jordan. So come fare l’integrale su Ω in quanto

∫ 𝑓 = ∫ 𝑓̃
Ω 𝑄

Dove 𝑓̃ = 𝟙Ω 𝑓.
Siano 𝑓, 𝑔 ∈ 𝒞 0 su Ω = {(𝑥, 𝑦) ∶ 𝑥 ∈ [𝑎, 𝑏], 𝑦 ∈ [𝑓(𝑥), 𝑔(𝑥)]}, ossia la porzione di piano compresa tra [𝑎, 𝑏]
e le due funzioni 𝑓(𝑥) e 𝑔(𝑥).

Vorrei integrare la funzione 𝐹, continua, applicando la formula di riduzione con 𝐹: Ω → ℝ.


Qui non ci sono problemi in quanto 𝐹 è continua, i grafici delle funzioni continue hanno misura nulla (quindi
quelle di 𝑓, 𝑔); ma estendendola al quadrato con 𝐹̃ ha delle discontinuità sui bordi, in linea di principio, a
causa dell’estensione al quadrato.
Le discontinuità, essendo sul bordo, sono su un insieme di misura nulla; quindi togliendo il bordo l’integrale
non dovrebbe cambiare.
Posso però decidere di integrare prima in 𝑥 o prima in 𝑦, in questo caso non è la stessa cosa: se dovessi
integrare prima in 𝑦 significherebbe guardare il dominio “orizzontalmente”, ed è un caos perché la 𝑥 è
difficile da descrivere.
Sembra quindi molto più ragionevole scriverlo integrando prima in 𝑦 e poi in 𝑥. Bisogna però scriverlo come
contenuto in un rettangolo più grande, diciamo Ω ⊆ 𝑄 = [𝑎, 𝑏]⨉[0, 𝑐], ottenendo

𝑏 𝑐 𝑏 𝑔(𝑥)
∫ 𝐹(𝑥, 𝑦) 𝑑𝑥𝑑𝑦 = ∫ 𝐹̃ (𝑥, 𝑦) 𝑑𝑥𝑑𝑦 = ∫ (∫ 𝐹̃ (𝑥, 𝑦)𝑑𝑦) 𝑑𝑥 = ∫ (∫ 𝐹(𝑥, 𝑦)𝑑𝑦) 𝑑𝑥
Ω Q 𝑎 0 𝑎 𝑓(𝑥)

In generale si ha Ω0 ⊂ ℝ𝑑−1 , con 𝑓, 𝑔 ∶ Ω0 → ℝ e 𝑔 ≥ 𝑓:

Ω = {𝑥 ∈ ℝ𝑑 ∶ (𝑥1 , 𝑥2, 𝑥3 , … , 𝑥𝑑−1 ) ∈ Ω0 , 𝑥𝑑 ∈ [𝑓(𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑−1 ), 𝑔(𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑−1 )]}

Sia ora 𝑓: Ω → ℝ e la voglio integrare, sempre sotto le ipotesi che sia integrabile e che lo siano i suoi
integrali iterati. Il rettangolo in cui è contenuto Ω sulla base contiene Ω0 ed è moltiplicato per un intervallo
abbastanza grande che contiene il minimo di 𝑓 e il massimo di 𝑔.

Dati Ω0 ⊆ [−𝑎, 𝑎]𝑑−1 e Ω ⊆ [−𝑎, 𝑎]𝑑 e devo scegliere nuovamente l’ordine: lo scelgo in modo tale che la
prima coordinata da integrare è 𝑥𝑑
𝑎 𝑎 𝑎 𝑎
∫ 𝐹 = ∫ 𝐹̃ = ∫ (∫ … (∫ (∫ 𝐹̃ 𝑑𝑥𝑑 ) 𝑑𝑥𝑑−1 ) 𝑑𝑥… ) 𝑑𝑥1 =
Ω 𝑄 −𝑎 −𝑎 −𝑎 −𝑎

𝑎 𝑎 𝑔(𝑥1 ,…,𝑥𝑑−1 )
= ∫ (∫ … (∫ 𝐹(𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑 ) 𝟙Ω (𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑 )𝑑𝑥𝑑 ) 𝑑𝑥… ) 𝑑𝑥1
−𝑎 −𝑎 𝑓(𝑥1 ,…,𝑥𝑑−1 )

Una volta integrato in 𝑑𝑥𝑑 rimane una funzione di 𝑑 − 1 variabili, dunque rimarrà questa funzione
moltiplicata per 𝟙Ω0 ; quindi per definizione di 𝐹(𝑥1 , … , 𝑥𝑑−1 )𝟙Ω rimarrà

𝑎 𝑎 𝑔(𝑥1 ,…,𝑥𝑑−1 )
∫ (∫ … (∫ 𝐹(𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑 ) 𝟙Ω (𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑 )𝑑𝑥𝑑 ) 𝑑𝑥… ) 𝑑𝑥1 =
−𝑎 −𝑎 𝑓(𝑥1 ,…,𝑥𝑑−1 )

𝑎 𝑔(𝑥1 ,…,𝑥𝑑−1 )
= ∫ (∫ … (∫ 𝐹(𝑥1 , 𝑥2 , 𝑥3 , … , 𝑥𝑑 ) 𝑑𝑥𝑑 ) 𝑑𝑥… ) 𝑑𝑥1
Ω0 −𝑎 𝑓(𝑥1 ,…,𝑥𝑑−1 )

Ossia la generalizzazione della formula di riduzione in 𝑑 dimensioni.

“Per la prima volta nella vostra vita siete nella posizione di poter calcolare il volume di oggetti: fin dalle
elementari vi hanno appallato dicendovi: ah l’area del quadrato è il lato a quadrato, l’area del cerchio è 𝜋𝑟 2
e tutte queste formule assurde, che se siete come me, non siete mai riusciti a ricordarvi…uno dice, ma da
dove cavolo saltano fuori?”

 Considerato un rettangolo Ω (vedi disegno) di lati 𝑎 e 𝑏 , voglio calcolarne l’area data da


𝑎 𝑏 𝑎
|Ω| = ∫ 1 = ∫ (∫ 1 𝑑𝑦) 𝑑𝑥 = ∫ 𝑏 𝑑𝑥 = 𝑎𝑏
Ω 0 0 0

 Considerato un parallelogramma Ω (vedi disegno) e voglio calcolarne l’area, data da


𝑐
𝑏 𝑎+ 𝑦 𝑏
𝑏
|Ω| = ∫ 1 = ∫ (∫ 1 𝑑𝑥 ) 𝑑𝑦 = ∫ 𝑎 𝑑𝑦 = 𝑎𝑏
𝑐
Ω 0 𝑦 0
𝑏

 Considerato Ω = {(𝑥, 𝑦) ∈ ℝ2 ∶ 𝑥 2 + 𝑦 2 ≤ 𝑟 2 }, calcolare |Ω|


𝑔(𝑥) = √𝑟 2 − 𝑥 2
𝑓(𝑥) = −√𝑟 2 − 𝑥 2
𝑟 √𝑟 2 −𝑥 2 𝑟
∫ 1 = ∫ (∫ 1 𝑑𝑦) 𝑑𝑥 = 2 ∫ √𝑟 2 − 𝑥 2 𝑑𝑥
Ω −𝑟 −√𝑟 2 −𝑥 2 −𝑟
 Anche per gli integrali monodimensionali c’è un’interpretazione:
𝑏
∫ 𝑓(𝑥) 𝑑𝑥
𝑎

Calcolo II – 13/11/2017 (2/3)


Sia Ω = {(𝑥, 𝑦) ∈ ℝ2 ∶ 𝑥 ∈ [𝑎, 𝑏], 𝑦 ∈ [0, 𝑓(𝑥)]}, dunque

𝑏 𝑓(𝑥) 𝑏
|Ω| = ∫ 1 = ∫ (∫ 1 𝑑𝑦) 𝑑𝑥 = ∫ 𝐹(𝑥) 𝑑𝑥 = 𝐹(𝑏) − 𝐹(𝑎)
Ω 𝑎 0 𝑎

 Calcolare il volume della piramide (vedi disegno)

Sia Ω = {(𝑥, 𝑦, 𝑧) ∈ ℝ3 ∶ (𝑥, 𝑦) ∈ Ω0 , 𝑧 ∈ [0, 𝑓(𝑥, 𝑦)]}, dove 𝑓(𝑥, 𝑦) è il piano passante per i tre punti

𝑓(𝑥, 𝑦) = 𝛼𝑥 + 𝛽𝑦 + 𝛾

Se 𝑥 e 𝑦 sono 0 devo stare nel punto (0, 0, 𝑐), dunque 𝛾 = 𝑐.


𝑐
Guardando 𝑓(𝑎, 0) risulta che 𝑧 = 0, dunque 𝑓(𝑎, 0) = 𝛼𝑎 + 𝑐 = 0 ⇒ 𝛼 = − 𝑎.
𝑐
Analogamente 𝑓(0, 𝑏) = 0, dunque 𝑓(0, 𝑏) = 𝛽𝑏 + 𝑐 = 0 ⇒ 𝛽 = − 𝑏.

𝑐 𝑐
Perciò 𝑓(𝑥, 𝑦) = − 𝑎 𝑥 − 𝑏 𝑦 + 𝑐. Quindi l’integrale è

𝑓(𝑥,𝑦)
𝑐 𝑐
|Ω| = ∫ 1 = ∫ (∫ 1 𝑑𝑧) 𝑑𝑥𝑑𝑦 = ∫ (− 𝑥 − 𝑦 + 𝑐) 𝑑𝑥𝑑𝑦
Ω Ω0 0 Ω0 𝑎 𝑏

Ora bisogna delineare Ω0 : esso è così fatto

𝑏
Ω0 = {(𝑥, 𝑦) ∈ ℝ2 ∶ 𝑥 ∈ [0, 𝑎], 𝑦 ∈ [0, − 𝑥 + 𝑏]}
𝑎

Dunque risulta

𝑏
𝑎 − 𝑥+𝑏
𝑐 𝑐 𝑎 𝑐 𝑐
∫ (− 𝑥 − 𝑦 + 𝑐) 𝑑𝑥𝑑𝑦 = ∫ (∫ (− 𝑥 − 𝑦 + 𝑐) 𝑑𝑦) 𝑑𝑥 =
Ω0 𝑎 𝑏 0 0 𝑎 𝑏

𝑎
𝑐 𝑏 𝑐 𝑏 𝑏 𝑎𝑐 𝑎𝑏𝑐 𝑐
= ∫ [(− 𝑥) (− 𝑥 + 𝑏) − (− 𝑥 + 𝑏) + 𝑐 (− 𝑥 + 𝑏)] 𝑑𝑥 = − −
0 𝑎 𝑎 2𝑏 𝑎 𝑎 3𝑏 2 6𝑏

Calcolo II – 13/11/2017 (3/3)