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MARAT vs SADE

LA PERSECUZIONE E L’ASSASSINIO DI JEAN PAUL MARAT,


RAPPRESENTATI DAI FILODRAMMATICI DI CHARENTON,
SOTTO LA GUIDA DEL MARCHESE DI SADE

PERSONAGGI

Il Marchese De Sade
Eccentrico e signorile. Sarcastico, dissacratorio, disincantato. Ha il fascino inquietante di
chi possiede piena consapevolezza nella propria superiorità.

Jean-Paul Marat
Affranto più dalla sconfitta che non dalla malattia (di sospetta origine psicosomatica).
Alterna lucidità ed acume politico a passaggi d’autentico delirio febbrile. Sfoga il proprio
bisogno di potere su Simonne Evrard.

Simonne Evrard
Più una sguattera che la compagna di Marat. Rivela un evidente stato di esaurimento e
soggezione nei confronti dell’uomo che accudisce, nonostante ciò dimostra una certa
fermezza nel contrastare la Corday.

Charlotte Corday
Trasgressiva, capricciosa. E’ la star. Svolge un’elevata influenza su chiunque. Ogni sua
azione viene tenuta sotto controllo.

Duperret
La propria esistenza è totalmente asservita ai voleri della Corday. Non dimostra alcuna
spinta individuale. Non è innamorato di Charlotte ma del ruolo di nullità che egli svolge al
cospetto di lei. E’ attratto senza freni dal corpo di Charlotte.

Jacques Roux
Ex prete, socialista radicale. Ha tesi anche più estreme di quelle di Marat e proprio a
causa di ciò si ritrova internato. In alcuni frangenti, funge da ispirazione per Marat stesso.

I Quattro Cantori (Kokol, Polpoch, Cucurucu, Rossignol)


Il popolo, schieratosi dalla parte della rivoluzione ed ora irritato per non averne ancora
goduto alcun miglioramento in termini economici.

I Pazienti
Irrompono all’interno della scena, infastidiscono il pubblico, si azzuffano, ridono, urlano,
assumono comportamenti totalmente irrazionali. I guardiani e le suore cercano di tenerli a
bada, ricorrendo non di rado all’uso della forza. Alcuni pazienti sono invece attenti allo
svolgersi della rappresentazione. Se non portassero la divisa da internati nessuno
scorgerebbe in loro il minimo accenno di problema mentale.

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Il Banditore
Colto, geniale, violento. Indossa un costume da Arlecchino (o Alex di Arancia Meccanica).
In talune situazioni è lui il regista della rappresentazione.

Guardiani
Sono le ombre dei pazienti. Dei pazienti stessi possiedono alcune caratteristiche distintive,
ma stanno dall’altra parte.

Le Suore
Ricoprono il ruolo di replica o specchio di ognuno dei personaggi principali. Ne subiscono
gli stati d’animo. Insieme ai guardiani si occupano di badare alla disciplina.

Coulmier
Uomo mediocre. Rispettato esclusivamente grazie al ruolo che ricopre, l’intelletto non lo
assiste. Per il resto, la sua personalità si appoggia al senso del dovere e ad un’autorità di
facciata.

La moglie e la figlia di Coulmier


Insignificanti.

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ATTO PRIMO

Prologo

Silenzio. Luci Basse.


Suona una campanella. Buio.
Lo schermo si illumina. Compare Charlotte Corday. Sta fumando una sigaretta e guarda verso la
telecamera. Indossa gli abiti di scena

VOCE FUORI CAMPO (SADE)

Il suo nome, per favore.

CHARLOTTE

(l’attrice dice il proprio vero nome)

SADE

Buonasera Charlotte.

CHARLOTTE

Buonasera François… marchese.

Buio. Musica (Breathless). Entra Simonne e si dirige apprensiva verso Marat. Roux viene scortato da due
guardiani fino ad una sedia. Entrano le suore e i pazienti. Entrano Coulmier e i suoi. Le luci, lentamente,
cominciano ad illuminare la scena. Coulmier, avanza verso il proscenio

COULMIER

Con tono ufficiale, autorevole

Quale direttore dell’ospizio di Charenton vi do il benvenuto, signori.


Siamo grati al signor De Sade, nostro paziente, per la realizzazione di quest’opera volta al
recupero degli ospiti ricoverati in questo istituto.

Le arti belle si insegnano ai malati

Assume una pomposità ed una cadenza artefatta, forzatamente impostata

Così anche qui dentro vedrete rispettati


Quei gran decreti che tutti seguitiamo
In cui gli umani diritti proclamiamo.

Coulmier si avvicina alla vasca

Nella bagnarola Marat sedeva quella notte


Attendeva la Corday… ma fu l’ultima notte
Come tutti sanno, infatti,

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questa sera, qui a Charenton,
verrà rappresentato l’assassinio di Jean Paul Marat.

Buon divertimento signori.

Musica. Coulmier va ad accomodarsi al proprio posto, tra le autorità. Entrano Sade e il banditore.

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Presentazione

BANDITORE

Si avvia verso il proscenio, passo veloce e deciso. Rivolge un’occhiata maligna agli spettatori e si dirige
verso Marat.

Guardatelo.

Con sdegno, spinge via Simonne

Eccolo a bagno nella sua tinozza


L’uomo per cui a tanti fu la testa mozza

Jean-Paul Marat

La pelle gialla

Un po’ schifato, si ritrae leggermente

Seminudo, coperto da due stracci

Poverino, è infiammato da un eczema


E giacer nell’acqua gli allevia la gran pena

Simonne Evrard è la donna che lo cura

Simone ascolta con attenzione, assume un atteggiamento docile


Il banditore, continuando a parlare, le accarezza con la mazza l’abbottonatura della camicia

Non fate caso al suo aspetto.


E’ molto più attraente di quanto non sembri.
Il suo compito non può certo definirsi facile d’altronde…
dividere la vita con Marat…
rinunciare alla propria vita per Marat…
Nessuno ti invidia Simonne.

La parrucca incipriata e le brache di raso

Indica Duperret

Signore e signori, quest’uomo è Duperret


Un vero aristocratico che spira distinzione
Anche in mezzo al furor della rivoluzione

Si odono delle risate scomposte tra il pubblico. Il banditore batte a terra con la mazza per ottenere il silenzio

Membro attivo di parte girondista


iscritto è di Marat nella più nera lista
E’ per altro di indole bonaria
come vedrete nel corso della storia
Lui è amante, zerbino e tuttofare
della nostra Charlotte nazionale
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Affetto da radicalismo esasperato

Posa una mano sulle spalle di Roux. Roux siede nella parte destra del proscenio. E’ teso, carico d’odio. Alle
sue spalle, verso l’angolo, la tribunetta delle autorità. Prima dello spettacolo, alcune persone del pubblico
‘pagante’ verrà invitato a seguire la rappresentazione direttamente da quest’area.

È Jean Roux, il monaco

Urla di scherno dalla platea

Anch’egli fu un seguace di Marat

Silenzio ! Bestie ! (Per zittire il pubblico)

Dicevo…. Anch’egli fu un seguace di Marat.


Vedremo se questa sera la censura
Avrà di che obiettare all’ascolto delle sue parole.
Troppo ardito (Guarda con rimprovero verso Coulmier e i suoi)
a volte è il suo tono
Per i guardiani dell’ordine e del tro… del decoro.

Si rivolge altrove, con la consapevolezza di aver detto cose inopportune. Coulmier lo osserva indispettito.

Illustre pubblico.
Ogni condizione umana questa sera noi rappresenteremo

Alcuni attori salgono sul palcoscenico in quell’istante, provengono dalla platea. Altri giungono da dietro le
quinte. Alcuni vestono costumi ispirati alla società civile, altri hanno camici da internato.

E il luglio del 1793 noi qui ricorderemo

Le luci si attenuano

Del signor De Sade

Indica De Sade

La direzione e il genio

A cura del sottoscritto


La conduzione e il ritmo

Possiamo cominciare.

Omaggio a Marat.

Il banditore si ritira.

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Omaggio a Marat

PAZIENTI

Corrono urlanti verso il proscenio

Gli speculatori ai pali


Alla forca i generali

ROUX

Viva la Rivoluzione

Voce naturale, urlata. Mostra il pugno chiuso. Un paziente, con abiti contadini, corre verso la vasca di Marat
e vi si inginocchia

PAZIENTE

Marat, noi non vogliamo scavarci la fossa


Siamo stanchi di sgobbare
Dacci il benessere Marat
Dacci il benessere Marat
Dacci il benessere

Continua ad urlare mentre viene portato via dalle guardie


PAZIENTI E PUBBLICO

Viva Marat ! Viva Marat !


Marat ! Marat !

Viene suonata la Marsigliese. Alcuni seguaci di Marat lo sollevano e lo aiutano ad uscire dalla vasca. Viene
condotto in trionfo al centro del palcoscenico. Molti urlano il suo nome, lui improvvisa con fierezza una
marcia trionfale. Il popolo è con lui. La musica raggiunge il suo apice terminando enfaticamente. Rossignol
gli si para davanti osservandolo con un’espressione di disapprovazione. Si crea un istante di silienzio in cui i
due si scrutano a vicenda. Marat appare quasi intimorito dal gesto di Rossignol.

ROSSIGNOL

Jean Paul ! Hai un aspetto pessimo. Non ridurrai la rivoluzione nel tuo stato, spero…

La musica riprende. Marat viene riportato in silenzio alla propria vasca. Alcuni di quelli che lo avevano
sollevato in trionfo ora mostrano indifferenza e tornano ai propri posti. Si verifica qualche battibecco che
viene prontamente sedato dai guardiani. Rossignol resta in primo piano, le luci si abbassano. La musica si
attenua, diventa di sottofondo.

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Irrequietudine soffocata

ROSSIGNOL

Rivolgendosi a Marat

Marat. Noi restiamo sempre poveracci.


Siete arrivati voi. E anche voi ci succhiate il sangue.
Libertè, Egalitè, Fraternitè ci dicevano

Rivolgendosi al pubblico

La libertà di crepar di fame, si…


E di andare randagi come un cane.
La fraternità di marcire tra i pidocchi.
L’uguaglianza di vivere da pidocchi.
Anche loro sono arrivati per succhiarci il sangue.
Ci gettano pezzi di carta che dovrebbero esser denaro
Ma servono soltanto a pulirci il culo.

Inveisce contro Marat

Chi domina i mercati ?


Chi tiene chiusi i granai ?
Chi ha razziato i tesori dai castelli ?
Chi detiene i latifondi che avrebbero dovuto essere divisi tra noi ?

PAZIENTE

Irrompe sulla scena urlando

Chi ci tiene chiusi qua dentro ?


Chi ci vuole tenere chiusi qua dentro ?
Siamo sani noi. Siamo sani.
Vogliamo essere liberi.
Vogliamo essere liberi.

I guardiani e le suore portano via il paziente mentre continua ad urlare. Coulmier, esasperato, si alza e si
rivolge a De Sade che, divertito, assiste allo spettacolo.
C’è movimento in sala. Qualcuno accenna ad alzarsi e correre verso il palco. Qualcun altro, urlando, cerca
di fuggire verso l’uscita del teatro. Il servizio d’ordine, con qualche difficoltà, riesce a placare gli animi.

COULMIER

Urlando

Basta ! Basta !

Silenzio. Coulmier avanza verso il proscenio, rivolge un’occhiata severa al pubblico poi si volta e si avvicina
a De Sade

Signor De Sade.

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Sade non reagisce al richiamo.

Signor De Sade. Io sono un uomo tollerante come lei sa, un uomo tollerante e
democratico… ma, qui a Charenton sono io l’autorità.
In nome del ruolo che rappresento De Sade, io la prego vivamente, anzi le ordino di
contribuire a sedare gli animi.

DE SADE

Osserva per un attimo l’espressione di Coulmier.

Quali animi ? I suoi signor Coulmier ?


La prego di sedersi, direttore.

Coulmier torna a sedersi in silenzio. Non è infuriato, appare anzi quasi rinfrancato. Fischi di apprezzamento,
urla e qualche applauso tra il pubblico.

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L’Astro della storia

Le luci si spengono. Sullo schermo compare Marat. E’ ripreso in diretta. Un grosso faro illumina il banditore.

IL BANDITORE

Jean-Paul Marat, un uomo del volgo.


Ora lo vedete
In una nube di sogno… e di febbre.
E pensare che alcuni di loro

Indicando il pubblico

Ancora lo attendono

Entra Charlotte. Rumore in sala

Altri invece
Attendono
che costei l’abbia ammazzato

Luci su Charlotte

Signore e signori, l’astro della storia.


Charlotte Corday di Caen.

Applausi e fischi, clima da caserma. Musica. Il volto della Corday appare anche sullo schermo, intanto lei
avanza verso il proscenio. La seguono tre suore. Silenzio.

CHARLOTTE

Povero Marat

Lo dice senza esprimere nessuna pietà, c’è più che altro sarcasmo nella sua voce

Appestato dal veleno dentro una lurida tinozza


Marat !
Sono arrivata ! (Urlando)
Charlotte Corday di Caen.
E’ qui.

Cambia improvvisamente tono di voce, è calma ed inquietante

Io…sono qui soltanto per te, Marat.

Si volta verso la vasca a guardare Marat. La Charlotte sullo schermo ripete la frase ‘Sono qui soltanto per te
Marat’ e poi ride mentre Charlotte esce dalla scena e Marat comincia ad urlare.

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Io sono la Rivoluzione

(Marat urla. E’ un lamento di dolore. Il brusco risveglio da un incubo. Un attacco di panico


dovuto alla percezione della presenza di Charlotte.)

MARAT

Tirannico

Simonne ! Fai qualcosa perdio.


Questo prurito è insopportabile.
Versa dell’acqua fredda. Svelta !

SIMONNE

Si affanna nel tentativo di alleviare le sofferenze di Marat

Ti prego Jean Paul, non ti agitare, non fai che peggiorare le cose.
Perché ti ostini ancora a scrivere, a lavorare quando invece avresti solo bisogno di riposo.
Risparmiati Jean Paul, ti prego. L’acqua è già tutta rossa.

MARAT

Cos’è una vasca piena di sangue di fronte al sangue che dovrà scorrere ancora.
Una volta pensavamo che qualche centinaio di morti sarebbero bastati.
Più tardi ci siamo accorti che mille erano ancora troppo pochi.
Oggi non si contano più Simonne… Oggi non si contano più.
E io vorrei dirlo agli ipocriti, questo

con enfasi, alzandosi in piedi

Agli ipocriti dietro i muri, sui tetti, nelle cantine.


Quelli che si mettono i nostri berretti e nascondono le armi del re sotto la camicia.
Attenti branco di canaglie, attenti.
Jean Paul Marat è vivo, Jean Paul Marat vi giudica.
Il grido è dentro di me, Simonne
Io sono la Francia.
Io sono la rivoluzione.

Qualche paziente si interessa a ciò che sta avvenendo, alcuni si avvicinano alla vasca con curiosità. Marat
rimane per un istante con lo sguardo perso fra il pubblico e Simonne, il pugno alzato. Silenzio.

SIMONNE

senza tradire alcuna emozione, né turbamento

Va bene Jean Paul, ora siediti che cambiamo le bende.

Chi si era interessato al proclama torna alle proprie faccende. Marat, affranto, si risiede nella vasca senza
opporre resistenza, la testa fra le mani. Buio. Musica.

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Prima Visita della Corday

Termina la musica. Il banditore, situato nella parte destra del proscenio, batte tre volte a terra col bastone.
Declama il titolo della scena. Un faro illumina Charlotte, soltanto lei. E’ rivolta in direzione di Marat. Poco
dopo, viene illuminata anche Simonne. E’ in piedi di fronte alla Corday, a difesa del proprio compagno.

CHARLOTTE

Jean-Paul Marat, per favore.

SIMONNE

Lei chi è ? Si presenti. Non la conosco.

CHARLOTTE

Le luci aumentano, ritagliano uno spazio più ampio, ad includere Charlotte, Simonne e Marat

Vengo a portare notizie urgenti sulla Rivoluzione,


sui congiurati di Caen, la mia città.

SIMONNE

Se vuole riferire qualcosa a Marat gli scriva.


Jean-Paul non può ricevere visite.
E’ molto ammalato e non vuole vedere nessuno.

CHARLOTTE

Quello che devo dirgli io non si può scrivere signora.


Lui deve ascoltarmi… e la cosa non gli dispiacerebbe, mi creda,
non gli dispiacerebbe affatto.

Charlotte ha un tono ambiguo, allusivo. Accenna un sorriso malizioso.

SIMONNE

Viene colta di sorpresa, sembra impreparata a rispondere, volge lo sguardo verso Sade, in richiesta d’aiuto,
poi cerca con gli occhi il banditore. Infine, Infuriata, la voce tremante, recita la propria battuta.

Se ne vada.
Io non so chi lei sia e non intendo nemmeno saperlo.
Jean-Paul non ha nessun bisogno di lei.
Sparisca, la prego… Subito!

Charlotte rimane ancora un istante di fronte a Simonne, scrutandone le intenzioni e riflettendo sul da farsi.
Poi si volta con decisione e si appresta ad uscire.
De Sade è in piedi, tra l’ammirato e il perplesso osserva Charlotte. Interrompe con tono severo e irritato
l’uscita di Charlotte.

SADE

Charlotte !

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Che novità sarebbe questa ?
Chi ti ha detto di cambiare la scena ?
Te l’ho forse detto io ?

CHARLOTTE

Così mi piaceva di più… e infatti mi è piaciuta.

SADE

In tono più morbido

Anche a me è piaciuta, ma non cambiare più i miei testi Charlotte.

CHARLOTTE

Mi hai scelto tu Francois.


Non averne rimorsi.

Si volta ed esce.

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Charlotte Corday a Parigi

Musica (violenta). Le luci si fanno cupe. Tra urla e confusione un carretto viene spinto sul palco, trasporta
una ghigliottina. Seguono il carretto un prete, tre condannati e alcuni guardiani. Il prete benedice i
condannati, poi benedice il pubblico.
Viene inscenata una rappresentazione del rito della ghigliottina fino al terminare brusco della musica.
Charlotte urla tutto il suo orrore. I partecipanti alla rappresentazione rimangono immobili e in silenzio.
Charlotte cammina tra la folla, tra le salme. Silenzio.

CHARLOTTE

Nella mano destra stringe un pugnale. E’ terrorizzata. Si guarda alle spalle, è preoccupata.

Dunque… questa è Parigi…


Quale città è mai questa
In cui il sole non riesce quasi ad aprirsi un varco tra i vapori
E non sono vapori invernali o di pioggia
Ma una caligine calda e densa
Calda e densa come…

PAZIENTE

Interrompe il monologo di Charlotte con voce arcigna e urlante. E’ disteso a terra, si muove come un
ossesso.

Come negli scannatoi

Ride in maniera disgustosa e si zittisce ansimando

CHARLOTTE

Rimane un istante frastornata, poi riprende

Cosa gridano tanto


Cos’è questo saltare, questo ballare, questo riso che li scuote tutti
Cos’è questo applaudire
Quale città è mai questa in cui la carne giace nuda e spoglia per le strade
Cosa sono queste facce

Urla, sconvolta nel vedere le teste mozze dei condannati. Si allontana da quella scena tragica e corre verso
il proscenio

Presto saranno attorno a me


Le loro facce, i loro occhi, le loro bocche
E urleranno il mio nome

Buio. Charlotte per un attimo rimane immobile. Non appena si volta per uscire, la musica riprende. La
rappresentazione del patibolo si rianima in tutta la sua violenza.
Mentre le esecuzioni continuano, il banditore porge un megafono a Marat

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Trionfo della Morte

MARAT

Parlando attraverso il megafono

Quello che sta accadendo non si può fermare


Cosa non hanno sopportato prima di potersi vendicare
Ed ora voi piangete sul sangue che versano
Ma cos’è questo sangue contro il sangue che noi abbiamo versato per voi.
Cosa sono i sacrifici di oggi contro i sacrifici che abbiamo fatto noi per nutrirvi.
Cosa sono un paio di case saccheggiate contro i saccheggi che noi abbiamo dovuto
subire.
A voi non ve ne frega niente se moriremo sul campo di fronte agli eserciti nemici coi quali
cospirate in segreto.
Voi sperate che la nostra sconfitta si tramuti in una vostra vittoria
E senza che ne appaia traccia sulle vostre facce da nobili che adesso sono così sconvolte
dall’orrore e dallo scandalo.
Ridurci al rango di comparse, questo è quello che desiderate…

Coulmier interrompe Marat in maniera autoritaria

COULMIER

Basta, insomma !

Silenzio.
Coulmier si rivolge al banditore

Levagli subito dalle mani quell’aggeggio.

De Sade ! Così non và.


Questa non si può chiamare edificazione,
queste cose non giovano ai nostri pazienti.
Al pubblico non interessa sapere chi ospitiamo qua dentro
Il nostro pubblico vuole spettacolo
E gratificazioni
……….
Spero di essermi spiegato, signor De Sade

Puntandogli contro il dito indice

BANDITORE

Rapido nel prendere la parola non appena Coulmier si concede una pausa e si volta per tornare al proprio
posto.

Spettacolo e gratificazioni ?
Noi qui mostriamo soltanto avvenimenti signore. E’ forse troppo ?

Non si preoccupi, non se ne curi

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Oggi siam diversi
Siam più acuti e ragionevoli
più patetici presumo
ma normali.

Abbiamo imparato la lezione


La prossima volta non sbaglieremo, mi creda.

Continuate !

Ordine rivolto agli interpreti della pantomima


La musica e la rappresentazione riprendono.

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Sade vs Marat n.1: discorso sulla vita e sulla morte, la liturgia di Marat, incidente,
realtà e immaginazione, reazione del popolo

Sade si alza, con un cenno della mano invita ad un progressivo terminare della pantomima. La musica si fa
più distante, fino a scomparire lentamente.
Sade si avvicina a Marat. Le luci si abbassano fino ad includere soltanto lui e Marat. Sade si abbassa per
guardare meglio negli occhi il suo interlocutore.

SADE

Guardali bene Marat questi che furono i padroni d’ogni ricchezza terrena
Come riescono a fare delle loro sconfitte un trionfo.
Adesso che sono stati privati dei loro piaceri
Il patibolo li preserva da una noia senza fine.
Salgono sul palco felici come se salissero al trono.
Non è forse questo il colmo della corruzione ?

MARAT

Sade.
Tu stesso dicesti che il principio di ogni cosa vivente è la morte.

SADE

Ma non è questa la morte di cui parlavo io, Marat.


Questa è una morte immaginaria, sterile,
prodotta da noi nella più piena indifferenza della natura.
Potremmo ammazzarne mille, diecimila,
potremmo sterminare l’intera razza umana.
La natura ci guarderebbe in silenzio, prendendosi gioco di noi.

Lasciami ricordare il supplizio di Damiens, dopo il fallito attentato alla buonanima di Luigi
XV.
Com’è mite la nostra lama di fronte alle torture che dovette subire lui mentre il popolo,
felice, si sollazzava…
… e Casanova, alla finestra, infilava la mano sotto le gonne della sua dama mentre
contemplava lo spettacolo.

Si allontana dalla vasca e si dirige verso il proscenio, rivolgendosi al pubblico

Torace, braccia e cosce gli furono squarciati


Nelle ferite gli fu versato piombo fuso
Lo cosparsero di olio bollente, pece infuocata, cera e zolfo.
La mano gli fu bruciata via
Alle sue membra legarono funi alle quali vennero attaccati quattro cavalli
Tirarono per più di un’ora, finchè non perdette il primo braccio e poi il secondo.

Quando gli strapparono le gambe era vivo ancora

Si rivolge ora a Coulmier e i suoi

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Un tronco sanguinolento che non aveva più forze nemmeno per gemere e guardava ad
occhi sbarrati il crocifisso che gli porgeva il confessore
Ritorna da Marat

Questa fu una festa di popolo con cui le nostre feste attuali non reggono il confronto
La nostra inquisizione ha già finito di divertirci
Ai nostri delitti manca il fuoco perché appartengono ormai ai fatti d’ogni giorno
Giudichiamo senza passione
Non ci attende più una morte bella e individuale. Soltanto una morte anonima e svalutata.
Ormai siamo pronti per mandare a morire popoli interi e con fredda determinazione
giungere finalmente ad annientare tutto ciò che è vivo.

MARAT

In te parla ancora il vecchio aristocratico, cittadino marchese, anche se ancora siedi nei
nostri tribunali e sei stato con noi nei giorni di settembre.
Quella che tu chiami indifferenza della natura non è nient’altro che la tua personale apatia
Francois.

SADE

La pietà è un attributo dei privilegiati, Marat.


Quando il compassionevole si china per dare l’elemosina è pieno di disprezzo.
Si finge commosso per far scudo alla sua ricchezza
E intento col suo dono appioppa un calcio nel culo al mendicante.

Solo gli estremi contano, Marat. Solo gli estremi.


Non queste bassezze, non le amenità.

MARAT

Se sono estremi, sono estremi diversi dai tuoi.


Al silenzio della natura io oppongo l’azione
Nella grande indifferenza io scopro un senso
Invece di assistere immoto agisco per cambiare certe condizioni false e migliorarle
Occorre essere capaci di vedere ogni cosa con occhi nuovi

Per troppo tempo si è andati dicendo che i monarchi erano bravi padri
Ma chi glorificava le loro gesta ?
Poeti venduti
E così il genitore balordo istruiva i propri figli
I figli ripetevano gli insegnamenti… e ci credevano
Come si crede a quello che ci si sente dire e ridire
E così dicevano i preti
Che videro le ingiustizie ma tacquero.
Il nostro regno non è di questo mondo, dicevano quei maiali corrotti

Alcuni pazienti entrano in scena portando delle croci e gettandole giù dal palco mentre i guardiani cercano di
impedirglielo. Qualche suora mormora rigirandosi un rosario tra le dita. Qualcun altro si fa il segno della
croce.

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Soffrite (Urlando)
Soffrite come colui che patì sulla croce.
Così grugnivano quei bastardi mentre strappavano al nullatenente anche l’ultimo quattrino
per andare a gozzovigliare e trincare insieme ai principi.
Sopportate le vostre pene in silenzio e pregate per i vostri aguzzini così che preghiere e
benedizioni siano le vostre uniche armi per spalancarvi le porte del cielo.

E così fecero i nullatenenti.


Nella loro ignoranza, si astennero dal ribellarsi ai loro signori
Ed offrirono il culo ai loro carnefici.

Un paziente irrompe sul palco in preda ad una crisi isterica. Si inginocchia ed urla levando le braccia al cielo.

PAZIENTE

Amen ! Amen !
Prendi il mio culo, Signore. Soltanto più questo sono in grado di offrirti.

Nel dire ciò comincia a spogliarsi. Intervengono i guardiani, lo portano via mentre il
paziente cerca di urlare altre oscenità. Nel frattempo entra un altro paziente.

PAZIENTE

Recita con andamento monotono

O Satana che sei all’inferno


Venga il tuo regno
Sia fatta la tua volontà
Per i secoli dei secoli
Amen
O Satana che sei all’inferno…

Continua a ripetere la stessa litania, scende dal palco e si allontana senza che nessuno
faccia nulla per fermarlo. Esce dal teatro.
Sade si alza dalla propria sedia lasciandosi sfuggire una risata sarcastica. Si ode il
lamento di Marat.

MARAT
In crescendo

O questo prurito…
Questo prurito… questo prurito…
Questo prurito mi farà impazzire (urlato)
Simonne !
Simonne, bagna il panno nell’acqua e aceto, rinfrescami la fronte Simonne .
La febbre, la febbre…
Tutto sotto la mia pelle brucia, Simonne…

Geme spossato
De Sade gli si avvicina con l’intento di deriderlo.

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SADE

So bene che adesso saresti pronto a cedere tutta la tua fama e il favore del popolo per un
paio di giorni di salute.

MARAT

Risponde con fatica

E tu marchese ? A che cosa rinunceresti pur di credere in qualcosa ?

SADE

Dovremmo saper distinguere il vero dal falso per poter credere.


Dovremmo conoscere noi stessi. Io non mi conosco.
Quando credo di aver scoperto qualcosa, la metto in dubbio… e la nego un istante dopo.
Qualunque cosa facciamo è solo una larva di quello che vorremmo fare
E mai si scoprono verità diverse dalle veriotà mutevoli delle proprie esperienze..
Io non so se sono il boia o la vittima.
Invento le torture più mostruose
E nel descriverle le patisco nella mia carne.
Sono capace di tutto e tutto mi riempie di spavento
E così vedo anche come altri, all’improvviso, si trasformino in belve e si lascino trascinare
ad atti imprevedibili.
Belve folli, Marat.
Siamo belve folli….

Le luci si abbassano. Sade si allontana. Musica. Entrano in scena un uomo e una donna, avanzano carponi.
Improvvisano una lotta feroce, una danza, un amplesso.

SADE (voce fuori campo)

Una belva folle


Una belva folle è l’uomo.
Nella mia vita di millenni ho partecipato a milioni di delitti
Grassa
Grassa è dovunque la terra, della poltiglia degli umani visceri.
Noi pochi viventi
Noi pochi viventi camminiamo su un pantano che trabocca di cadaveri
Dovunque sotto i nostri piedi
Ad ogni passo
Sotto di noi ossa putride, ceneri, matasse di capelli, denti spaccati, crani spaccati
Una belva folle son io
Non c’è gabbia che chiuda, non c’è fine che tenga
Io mi apro un passaggio sotto qualunque muro, tra lo sterco e l’ossame
Vedrete, vedrete
Non è ancora finita
Ho i miei piani segreti.

Silenzio. Marat esplode in un urlo di dolore. I due figuranti, prima immobili, fuggono ed escono dalla scena.
Sade si avvicina a Marat, ancor prima di raggiungerlo gli rivolge la parola.

20
SADE

Tu giaci immerso dentro la tua vasca come nell’acqua rosea dell’utero, Marat.
E nuoti solo
Con la tua immagine del mondo che non corrisponde più agli avvenimenti.
Volevi immischiarti nella realtà e lei ti ha messo con le spalle al muro
Io ho rinunciato ad occuparmene, la mia vita è l’immaginazione
La rivoluzione non mi interessa più.

MARAT

Falso Sade, falso


Con l’immaginazione non si abbattono muri
Gli ordinamenti non si sovvertono con la penna.
Per quanto ci si affanni, il nuovo nasce soltanto tra goffi e ripetuti tentativi.
Siamo così infetti dai modi di pensare tramandati da generazione in generazione che
anche i migliori di noi ancora non sanno come cavarsela.
Abbiamo inventato la rivoluzione ma non sappiamo ancora come governarla.
Alla Convenzione siedono uomini attaccati ai brandelli del passato
Uomini che vogliono sommare ai diritti dell’uomo il sacro diritto all’arricchimento in un
felice, vicendevole latrocinio.
La rivoluzione è già vinta, dicono.
E invece siamo più che mai lontani dal nostro scopo.

Si alzano delle urla tra il pubblico, da parte di chi interpreta le affermazioni di Marat come un segno di resa.
Si genera uno stato di caos, alle contestazioni rivolte a Marat da una parte del pubblico si aggiungono le urla
di chi la pensa diversamente da loro.
Dei fischi provenienti dalla platea interrompono le urla. Il banditore si assume il compito di sedare gli animi.
Passo pesante, autoritario, il bastone che, di tanto in tanto, colpisce il muro. Egli scruta tra la gente mentre
avanza verso il palcoscenico. Giunto verso le prime file afferra per i capelli un paziente e lo trascina con se.

BANDITORE

Qui vedete, signori, come quelli che non intendono il senso dei fatti finiscano per offendere
sempre se stessi.
Ignoranti…
Che farebbero meglio a tenere la bocca cucita

Si rivolge al paziente

Torna al tuo posto idiota.

Ride tra se, sale sul palco, urla il titolo della scena successiva e scompare dietro le quinte. Musica.

21
Colloquio tra la Corday e Duperret

Soltanto Charlotte e Duperret sulla scena. Dietro, alcune suore tengono d’occhio lo svolgersi degli eventi.

CHARLOTTE

Ansiosa e preoccupata

Duperret, mio caro.


Che cosa possiamo fare per evitare questa sciagura ?
Per le strade non si sente parlar d’altro, l’eletto dovrebbe essere Marat.
Lo nomineranno tribuno e dittatore mentre lui ancora finge che le misure estreme debbano
durare solo per un periodo limitato.
Noi sappiamo bene quali sono i suoi scopi, noi lo sappiamo.

Affranta, tenendosi la testa fra le mani

DUPERRET

Cinge Charlotte tra le braccia

Carissima Charlotte. Dimentica Marat, lascialo perdere.


Chi vuoi che ascolti quel corso, quel sardo, quel giudeo ? Solo la plebaglia…
Noi abbiamo altro a cui pensare (languido, accarezzando Charlotte in maniera sempre più
ardita)
Charlotte… Marat non costituisce pericolo per noi.

Charlotte reagisce, sottraendosi alla stretta di Duperret

CHARLOTTE

Tu vuoi solo tentarmi, Duperret.


Qual è il tuo ruolo qui ?
Fuggi. Vai via. Parti oggi stesso, non aspettare la sera quando sarà troppo tardi.

DUPERRET

Patetico, si inginocchia ai piedi di Charlotte e le abbraccia le gambe.

Il mio posto è qui Charlotte, è qui….


Perché dovrei fuggire…

Le mani di Duperret si insinuano sotto il costume della Corday. Il banditore gli si accosta nell’intento di
rimproverarlo e spronarlo a concentrarsi sullo spettacolo.

BANDITORE

Severo

E perché poi dovrei fuggire…


Continua, forza !

22
DUPERRET

E perché poi dovrei fuggire adesso che il momento è prossimo


Già gli inglesi sono davanti a Dunkerque e Tolone
I prussiani

BANDITORE

Gli spagnoli

DUPERRET

Gli spagnoli hanno occupato Roussillon


I…prussiani

Duperret lancia un occhiata verso il banditore come per cercare conferma all’esattezza di ciò che sta
dicendo. Cenno di assenso da parte del banditore

… hanno circondato…
Parigi

BANDITORE

Urlando

Magonza.

DUPERRET

Magonza.
Condè e Valenciennes sono state conquistate dagli inglesi

BANDITORE

Esasperato

Dagli austriaci

DUPERRET

Dagli austriaci.
La Vandea si è sollevata
Non potranno resistere a lungo questi fanatici arrivisti, queste mezze calzette ignoranti e
meschine

Si alza in piedi

No Charlotte, io resto qui… ad attendere il giorno in cui potremo ancora pronunciare la


parola libertà

Tenta di baciarla. Charlotte si rifiuta. Duperret non intende ritirarsi, la stringe, toccandola e cercando di
annullarne la resistenza. Intervengono le suore e i guradiani, lo trascinano via. Il banditore indica loro di
portarlo dietro le quinte. Poco dopo si sente Duperret urlare.

23
Sade se ne infischia di tutte le nazioni

SADE

Ironico, incamminandosi verso Marat

Amore per la patria, Marat.


Questo è amore per la patria.
Lo vedi come tutti vogliono il bene della Francia ?
Radicali o moderati
Vogliono leccar sangue tutti quanti
Noi chiamiamo giustizia condanne e esecuzioni
Gli altri contano sulle nostre discordie interne
Tutti credono alla grandezza della Francia…
… Follie …
Per quel che mi riguarda (allontanandosi)
Ho abbandonato da tempo questa specie di eroismo
Io me ne infischio di questa nazione come me ne infischio di tutte le altre.
Me ne infischio di questi movimenti di popolo che girano in tondo mordendosi la coda.
Me ne infischio di tutte le buone intenzioni che si disperdono in vicoli ciechi
Me ne infischio di tutti i sacrifici che si fanno per questa o quella causa
Io credo solamente in me stesso

Si siede

MARAT

Dopo una breve pausa

Io credo solo alla causa che tu tradisci.


Tu, come tutti coloro che hanno cominciato con noi e che ora si contendono i favori della
nuova classe vittoriosa, la borghesia.
Come sempre, sarà il quarto stato a calarsi i pantaloni.

Entra in scena il coro. Intona una canzonetta.

CORO

Nei calici dorati


Trincano i deputati
Loro ammucchiano ricchezze
Noi al culo abbiam le pezze
Noi non abbiamo pane
Loro pensano alle dame
Loro ammucchiano ricchezze
Noi al culo abbiam le pezze.

Applausi

24
Jacques Roux

Roux, liberatosi dalla camicia di forza a cui era obbligato, si alza dal proprio posto e si rivolge al pubblico.

Correte all’armi
Combattete per i vostri diritti.
Se non vi prendete subito quello che vi serve aspetterete ancora un secolo
Vi disprezzano perché non vi siete mai potuti permettere di imparare a leggere e scrivere.
Per i lavori grossolani della rivoluzione andavate bene

Cambia improvvisamente tono

Ma hanno sempre arricciato il naso perché il vostro sudore


Puzza.
Sotto dovete stare, ben lontani da loro
Così che non vi debbano vedere, e allora potrete anche collaborare perché ancora gli
farete comodo per i lavori più sporchi
Nonostante la vostra ignoranza
Nonostante il vostro fetore
Sollevatevi !
Affrontateli !
Mostrate loro quanti siete…

Coulmier perde la pazienza, si alza ed ordina ai guardiani di bloccarlo e riportarlo con la forza al proprio
posto. Mentre i guardiani lo immobilizzano nuovamente, il banditore si porta alle spalle di Roux.

BANDITORE

Questo prete dal parlar veemente


Jacques Roux è chiamato e adora il presente
Da buon predicatore, molto esperto è nell’arte
Di cambiare in tavola le carte
Datemi retta, dice, il paradiso è questo
E promette alle genti un nuovo ordine onesto
Solo non dice come ci si possa arrivare
Parlare è facile, più difficile il fare.

Posa una mano sulla spalla di Roux e se ne và.

ROUX

Noi esigiamo
Che i granai vengano spalancati per lenire la miseria
Noi esigiamo
Che tutte le officine e le fabbriche entrino in nostro possesso
Noi esigiamo
Che le chiese vengano trasformate in scuole, così che finalmente risuonino di parole utili
Noi esigiamo un immediato sforzo comune per porre fine alla guerra, a questa guerra
maledetta che serve da schermo al gioco al rialzo dei prezzi, che risveglia la cupidigia di
conquiste
Noi esigiamo che coloro che hanno scatenato la guerra ne sopportino tutte le immediate
conseguenze

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Una volta per tutte, il pensiero delle grandi guerre e di un esercito glorioso dev’essere
estinto.
La gloria non sta da nessuna delle due parti, signori.
Soltanto cagasotto, da una parte e dall’altra
Soltanto cagasotto…

Interviene Coulmier, in collera

COULMIER

Basta, per dio, Basta.


Ne ho abbastanza di questo disfattismo.
Signor De Sade. Eravamo d’accordo che questa scena sarebbe stata tagliata.

Sade lo ignora

Portate via questo irresponsabile, forza. (Riferendosi a Roux)


Non lo voglio più vedere.

I guardiani fanno alzare Roux e lo portano dietro le quinte.

ROUX

Mentre viene portato via

Non cedere Marat


Non lasciarti sedurre dalle menzogne
Il popolo aspetta te
Tutti aspettano te
Perché la rivoluzione deve durare solo un attimo
Come un fulmine che colpisce e che tutto brucia…
Che tutto brucia

Roux viene portato fuori. Rumore sordo di bastoni, urla di Roux che si fanno sempre più sommesse.
Silenzio.
Coulmier avanza sul proscenio.

COULMIER

Desidero solo rendervi noto, signori, che quell’uomo (indica le quinte) finalmente ricondotto
alla ragione dai nostri collaboratori si trova qui a Charenton a causa di gravi atti di
terrorismo, istigazione alla violenza, vandalismo, diffamazione, populismo, propaganda
armata, immoralità, ribellione alle regole del comune vivere, bestemmia e calunnia.
In prima persona vi porgo le mie più sentite scuse per questo spiacevole inconveniente.
Io e il signor De Sade, regista di questa rappresentazione, ci impegnamo fermamente a
garantire che eventi del genere non si ripetano più (si volta verso Sade, con aria di
raccomandazione e avvertimento).
Vi auguro un buon proseguimento, signori. (Accenna un inchino)

Applausi dalla platea, rotti da qualche fischio isolato.

26
Sade sotto il flagello

Buio. In sottofondo parte la Moonlight Sonata di Beethoven. Sade è in piedi, al buio, al centro del
palcoscenico. Dietro, sullo schermo, scorrono scene della passione di Cristo (tratte dal cristo di Zeffirelli o dal
Vangelo secondo Matteo di Pasolini)

SADE

Per un’ora, per un giorno ti portano alle stelle


Poi ti lasciano precipitare Marat
Oggi hanno bisogno di te perché devi patire per loro e vanno a deporre l’urna con le tue
ceneri nel Pantheon
Domani torneranno per distruggerla
E allora si chiederà
Chi era Marat ?
Adesso ti dirò cosa penso di questa rivoluzione a cui ho dato anch’io il mio contributo
Quando languivo alla Bastiglia le mie tesi erano già formulate
Me l’ero spremute di dosso sotto i colpi del mio flagello, in odio a me stesso e ai limiti del
mio pensiero.
Nel carcere mi apparvero i mostruosi rappresentanti di una classe decaduta la cui potenza
ormai si esprimeva soltanto in uno sfoggio di eccessi corporali.
Con fedeltà minuziosa ho ricostruito il meccanismo delle loro violenze e così ho dato voce
a quanta brutalità e malvagità serravo dentro.
Più che un attacco a costoro, che colavano a fondo trascinandosi dietro tutto quanto
riuscivano ancora ad arraffare, era un attacco a me stesso.
In una società di criminali portai alla luce quanto c’era in me di criminale per indagarlo e
indagare così l’epoca in cui vivevo.
Le profanazioni e i tormenti che facevo praticare ai miei giganti immaginari li ho praticati io
stesso.
Le manipolazioni, gli abusi, la violenza, le umiliazioni alle quali mi sono fatto sottoporre mi
hanno persuaso a liberarmi, a fuggire il corso delle idee comuni, ad elevarmi in uomo.
In un primo momento vidi nella rivoluzione la possibilità di sfogare un accesso di vendetta
in un’orgia da far scolorire ogni vecchio sogno
Ma poi vidi, quando sedetti io stesso in tribunale, giudice e non più reo, che non ero
capace di dare gli imputati in mano al boia.
Mi sono adoperato per assolverli.
Mi ero reso conto di non essere capace del delitto, per quanto fosse questa l’ultima azione
che poteva in qualche modo darmi la prova della mia esistenza.
Di fronte alla possibilità, fui preso dalla nausea.
Durante le purghe di settembre, nel convento dei carmelitani, improvvisamente nel
chiostro mi ripiegai su me stesso e vomitai.
Avevo visto realizzarsi le mie profezie.
Le donne arrivavano di corsa, stringendo nelle mani sanguinanti gli strumenti recisi del
sesso maschile.
E poi, nei mesi che seguirono, quando le carrette col loro carico prendevano quotidiane le
strade del patibolo e la lama cadeva, risaliva, ricadeva. Questa rappresaglia ormai non
aveva più senso. Era soltanto una rappresaglia meccanica, un rito ottuso, innaturale,
sterile.
Ora vedo Marat dove conduce questa rivoluzione.
Ad un disfarsi dell’individuo, ad un lento dissolversi nell’uguaglianza, ad uno spegnersi
delle facoltà di giudizio, ad un rinnegamento di se stessi, ad una debolezza mortale in uno

27
stato la cui struttura è infinitamente lontana da quella di ogni individuo e non è più
attaccabile.

Io abbandono, non appartengo più a nessuno.


Se sono condannato a morire voglio strappare alla morte quello che posso soltanto con le
mie forze.
Sarò uno spettatore che non interviene, osserverò in silenzio.
E quando scomparirò, vorrei cancellare dietro di me tutte le mie tracce.

Sade esce, lo schermo si oscura.

28
Povero Marat perseguitato e denigrato

MARAT

Simonne, Simonne
Perché si fa così buio
Mettimi un nuovo panno sulla fronte, Simonne
Non so se ho freddo o se svengo per il caldo

Simonne si occupa di lui con cura

Devo scrivere Simonne (irrequieto)


Devo scrivere un proclama, il mio proclama alla nazione francese.
Dove sono le mie carte ? Le ho viste un momento fa.

SIMONNE

Eccole Jean-Paul (gli avvicina le carte)

MARAT

L’inchiostro… la mia penna…


Cos’è questo buio Simonne ? (Urlando)
Perché è così buio ?

SIMONNE

Ecco la tua penna ed ecco qui il calamaio Jean-Paul


Non irritarti, ti prego…..
…….
Si guarda attorno, cercando di capire cosa succede

E’ stata soltanto una nuvola passeggera


O del fumo
Stanno bruciando i cadaveri.

Entra il banditore, accompagnato da una musica introduttiva, batte a terra il bastone e presenta la scena
successiva.

29
Secondo colloquio tra la Corday e Duperret

Luci. Il banditore avanza verso il proscenio, dietro di lui Duperret.

BANDITORE

Non produce la vita solo angoscia e livore


Guardate quest’uomo
Il suo cuore, dentro, avvampa di passione.

Entra Charlotte. Indossa abiti che ne esaltano il fascino. Duperret è estasiato.

E lei… lei…
Con la folta chioma di crini ben curati
Gli occhi rugiadosi, lucidi di pianto
Le labbra delicate, sensuali… le labbra di Charlotte

Accarezza con le dita le labbra della Corday

Secondo colloquio !
Un giorno
Finalmente
Vedremo

Scandisce le parole ed esce.

CORDAY

Un giorno finalmente vedremo l’uomo vivere in armonia con se stesso e con i suoi simili
Un giorno avremo una società in cui ogni singolo pur essendo legato a tutti gli altri ubbidirà
solo a se stesso, conservando la propria libertà.

Duperret le è alle spalle e l’abbraccia. Sembrano due innamorati.

Una società in cui ciascuno acquisterà sugli altri i medesimi diritti che gli si concedono
sopra se stesso.

DUPERRET

Un giorno
Quando in un contratto di natura le differenze naturali tra gli uomini saranno sottoposte ad
un superiore ordinamento
Così che tutti (accarezza Charlotte)
Anche se differenti nel corpo e nello spirito saranno tuttavia uguali nell’intesa e nel diritto
Così che tutti (si inginocchia ai piedi di Charlotte continuando ad accarezzarla)
Ognuno come parte del corpo di ogni altro…

Viene interrotto da Marat

30
Queste chiacchiere che corrono

MARAT

In crescendo

Chiacchiere… chiacchiere… chiacchiere signori…


Chiacchiere !
Lo stato ideale…
I ricchi che parlano dello stato ideale…
Come se i ricchi fossero mai stati disposti a cedere le loro ricchezze spontaneamente
Quando la pressione degli eventi li costringe a concedere un po’ qua un po’ là, lo fanno
solamente perché sanno che in qualche modo c’è da trarne un utile.
Si dice adesso che presto gli operai saranno pagati meglio
Presto…
Non prima di aver rimpinguato le tasche degli imprenditori, ovviamente.
Non illudetevi che si possa venirne a capo senza violenza (si alza, urlando minaccioso)
Non lasciatevi ingannare se la nostra rivoluzione è stata soffocata e se vi dicono che oggi
le condizioni sono migliori
Anche se adesso la miseria non si mostra più agli occhi di tutti perché l’hanno imbiancata
E se guadagnate soldi
E se potete anche concedervi qualche coserella tra quelle che le industrie vogliono
appiopparvi
E vi sembra che già il benessere bussi al vostro uscio
Si tratta sempre e ancora di una trovata di quelli che hanno sempre e ancora molto più di
voi.
Non date retta a chi vi batte amichevolmente sulla spalla e vi racconta che non è più il
caso di parlar di differenze e non esiste più motivo di litigare.
Guardatevene…
Perché se lo esige il loro comodo vi manderanno in guerra a difendere i loro tesori e vi
massacreranno in massa, nel nome dello sviluppo e del benessere di cui ora vi illudete di
godere.

Si riaccascia nella vasca, stravolto. Il banditore urla il titolo della scena successiva. Musica introduttiva. Entra
Charlotte e si posiziona nei pressi della vasca. Immediatamente Simonne le si para davanti.

31
Seconda visita della Corday

CHARLOTTE

Charlotte Corday di Caen.


Chiedo di essere ammessa alla presenza di Marat.

Simonne la osserva e la riconosce. E’ irritata dall’insistenza di Charlotte ed è sconvolta dalla gelosia. Si volta
per tornare alle proprie faccende. Vuole liquidare Charlotte senza concederle nessuna possibilità di
confronto.

SIMONNE

Se ne vada.

CHARLOTTE

Ho qui con me una lettera.

Simonne si ferma. Lentamente, si volta nuovamente verso Charlotte.

Gliela consegni, la prego. Jean-Paul deve aiutarmi.

Tono amichevole, remissivo.


Simonne guarda la Corday con occhi carichi d’odio. Stizzita, strappa di mano la lettera a Charlotte, si volta e
ritorna sui suoi passi. Charlotte si allontana verso il lato opposto del palcoscenico. Si muove in modo
languido, priva di forze e in pace con se stessa. Viene accolta dalle suore e fatta distendere. Circospetto,
Duperret le si avvicina.

MARAT

Chi bussava alla porta, Simonne.

Simonne tace. Osserva Marat negli occhi con un’espressione severa. La lettera è accartocciata in un pugno.
Non risponde alla domanda di Marat. E’ costretto ad intervenire il banditore.

BANDITORE

Si rivolge a Simonne tra sconcerto e irritazione

Una ragazza di Caen con una lettera, una postulante

Si allontana, innervositosi per quel fuori programma. Marat comincia un lamento sommesso.

SIMONNE

Sconvolta

Io non faccio entrare nessuno.


Non sono altro che portatori di sventura.
Tutta questa gente con i loro isterismi e le loro petizioni.
Come se tu non avessi altra occupazione che riparare i loro affari malriusciti.
Sono soltanto sporchi intrighi familiari.

32
Si accorge del lamento di Marat. Quasi in punto di lacrime, prima strappa (o brucia) la lettera, poi prende un
panno, lo inumidisce, lo posa sulle spalle di Marat e, ansimando, abbraccia il proprio uomo.
Le luci si spengono. Viene proiettato sullo schermo un filmato dal titolo ‘Le Visioni di Marat’.

33
Le Visioni di Marat

MAESTRO

Ogni personaggio viene presentato con sovrimpressioni

Ancora fanciullo questo Marat aizzava gruppi di suoi compagni gli uni contro gli altri,
combattevano con spade di legno.
Si facevano prigionieri che venivano legati e torturati e nessuno sapeva di cosa si
trattasse.

MADRE

Rifiutava il cibo.
Stava giorni interi senza parlare.
Non c’era modo di domarlo.
Era impossibile capirlo.

PADRE

Mi mordeva quando lo mordevo.


Scalciava quando lo volevo picchiare
E quando gli sputavo in faccia giaceva lì, come uno stoccafisso congelato.

Risata folle, sguaiata

MAESTRO

All’età di cinque anni gridava:


“quello che sa il maestro lo so anch’io”

Imita la cantilena di un bambino

Questo fanfarone era convinto di ciò che diceva.

RAPPRESENTANTE DELLA SCIENZA

Ricordiamoci di cosa fece in Inghilterra questo Marat.


Un dandy fallito che si intrufolava nei circoli aristocratici per poi fuggirne come un ladro.
Riuscì addirittura a diventare medico personale del Conte d’Artois.
Trentasei lire prendeva per un consulto e per soprammercato gli venivano anche
concesse le grazie di certe dame altolocate.

NUOVO RICCO

Quando scoprirono che era soltanto un ciarlatano che preparava le sue medicine con
acqua e gesso lo gettarono sul selciato, unico posto degno di un suo pari.
E allora cominciò a strillare: la proprietà è un furto, abbasso i tiranni, cose di questo
genere insomma.

VOLTAIRE

34
Trascina le parole, è comico il suo modo di parlare. Tra le mani regge un libercolo.

Abbiamo ricevuto da un certo Marat un quadernetto dal titolo ‘Sull’Uomo’.


Il detto Marat spiega in questo sconvolgente saggio che l’anima ha la sua sede nella
corteccia cerebrale e che da lì dirige la macchina ipoidraulica del corpo e che dal
meccanismo del corpo a sua volta riceve dati che trasforma mediante centrifughe operanti
in momenti diversi.
In buona sostanza, secondo questo signore un callo riempirebbe le circonvoluzioni
cerebrali di un cocente dolore spirituale e un’anima angosciata guasterebbe i reni e il
fegato.
A tali spassi che si spacciano per scienza non possiamo concedere neppure una risata.

LAVOISIER

Cantilenando con aria distratta

L’accademia ha ricevuto da un certo Marat delle corrispondenze sul fuoco e l’elettricità.


Il detto Marat non si perita di correggere le nostre teorie.
Il fuoco, sostiene, non è una sostanza prima ma un fluidum liquido che scaturisce dal
calore e che si accende al contatto dell’aria.
La luce, afferma ancora, non è luce ma la strada della luce che la luce si lascia dietro e
che consisterebbe soltanto in raggi vibranti.
E’ un grande scopritore, bisogna dirlo.
Questo maestro vorrebbe invalidare il creato, in cui tutto è prestabilito e decretato per
introdurre in suo luogo una continua attività di forze magnetiche elettrifiche in attrito l’una
con l’altra.
Non c’è da stupirsi che sieda in una tinozza e non sappia come salvarsi dal prurito.

Fermo immagine. Applausi. Luce.

BANDITORE

La fine è prossima, signori


E per farvi tirare il fiato
Qui ci conviene un attimo sostare
Come se a nostro arbitrio si potesse ritardare
Quel che è scritto negli astri e non si può mutare.
Ricreiamoci dunque in questo breve intervallo
E meditiamo un attimo su quello
Che dopo una birra e una pagnotta
Rivedremo seder nella tinozza.
Sipario !

35
ATTO SECONDO

L’Assemblea nazionale

Suona una campanella. Prima dell’apertura del sipario, dietro le quinte si sentono Coulmier e il banditore
alzare la voce… una discussione zittita da un ‘SHHH’ !
Sipario.
Marat è al centro del palcoscenico, seduto. Ha un aspetto sofferente, lo sguardo perso nel vuoto.

MARAT

Cittadini.
Deputati dell’Assemblea.
Il nostro paese è in pericolo.
Eserciti di tutta l’Europa hanno varcato i nostri confini, guidati da speculatori che ci
vogliono strozzare e che già s’azzuffano per dividersi il bottino.
Cittadini.
Il nostro ministro della guerra ha venduto il frumento destinato al nostro esercito con un
grosso guadagno personale all’estero dove è andato a nutrire quelle truppe che oggi sono
schierate contro di noi.

COULMIER

Urlando

Buttatelo fuori ! Ne ho abbastanza.

Nessuno si muove, Marat prosegue.

MARAT

Molti nostri generali simpatizzano con gli emigrati e aspettano con ansia il giorno in cui
potranno riprendere i loro comuni affari.
Il nostro ministro delle finanze, il tanto lodato signor Cambon, spacciando divise false
ammucchia un grosso patrimonio e nel frattempo scatena l'inflazione continuando a
fabbricare assegnati.

COULMIER

Calunnie ! Sono tutte calunnie. Basta. Tappategli la bocca. Non lo voglio più sentire.

ROSSIGNOL

Con rabbia

Lo lasci finire. Sentiamo cos’ha da dire.

MARAT

Riprende

Il popolo non arriva a pagarsi il pane. I nostri soldati sono coperti di stracci.

36
La controrivoluzione ha scatenato una nuova guerra civile.
E noi cosa facciamo ?
Non uno dei latifondi ecclesiastici è stato fino ad oggi distribuito ai nullatenenti e già da
anni ho proposto di dividerli in lotti e di fornirli di strumenti agricoli.
Chi ha lavoro si ammazza per i sensali, gli agenti di borsa, gli speculatori.
Cittadini.
Abbiamo dunque combattuto per la libertà di quelli che adesso tornano a sfruttarci ?
Il nostro paese è in pericolo… parliamo della Francia…

COULMIER

Interrompendo Marat.

Adesso basta. Sta delirando.

DUPERRET

Entra in scena all’improvviso, ha un tono incalzante e irritato nei confronti di Coulmier

Cosa vuole quest’uomo coi suoi discorsi ? Vuole di nuovo aizzare il popolo.
Guardate chi siede nelle tribune

Indica il pubblico

Portinaie, lavandaie, parassiti raccolti per le strade che trascorrono il loro tempo seduti nei
caffè.
Galeotti evasi, pazzi fuggiti dal manicomio.
Quest’uomo vorrebbe guidare il nostro paese con una simile marmaglia.

MARAT

Urlando

Voi !
Voi odiate il popolo.

Duperret si volta verso Marat. Si ferma ad ascoltarlo.

Sempre parlerete del popolo come di una massa rozza e informe perché vivete divisi da
lui. Vi siete lasciati coinvolgere nella rivoluzione senza conoscerne i fondamenti.

Ironico

Perfino il nostro stimatissimo Danton sostiene che invece di proibire la ricchezza


dovremmo adoperarci per rendere onorevole la povertà.
E Robespierre che impallidisce solo a sentir nominare la violenza, non siede alla tavola dei
signori dilettandosi di conversazioni eleganti a lume di candela ?
Voi non sognate altro che d’imitarle quelle canagli incipriate.

DUPERRET

Interrompendo

37
Chiudi il becco. Oggi viviamo nell’anno di grazia ottocentootto e l’Imperatore ha riabilitato e
restituito l’onore che gli spetta a questi nomi che allora furono trascinati nel fango.

MARAT

Urlando

Abbiamo bisogno di un vero rappresentante del popolo. Un incorruttibile, uno di cui ci si


possa fidare.
Scegliete un uomo che difenda i vostri interessi.

DUPERRET

Interrompendo Marat e avanzando verso il pubblico.

Non ascoltatelo !
Vi vuole aizzare a nuovi assassini.

MARAT

Noi non assassiniamo. Uccidiamo per difenderci. Noi combattiamo per le nostre vite.

DUPERRET

Si stringe nelle spalle, sconsolato. Arretra e và a stendersi ai piedi della Corday.

Oh… avessimo ancora pensieri edificanti invece di agitarsi.


Avessimo la bellezza e l’armonia invece di tumulti e fanatismo.

ROUX

Affianca Marat, rivolgendosi al pubblico

Guardate quello che sta succedendo


Unitevi !
Abbattete i vostri nemici.
Rendeteli innocui perché se saranno loro a vincere non risparmieranno nessuno di voi e
tutto quello che abbiamo conquistato andrà perduto.

Viva Marat !

Coralmente

Viva Marat !
Viva Marat !
Viva Marat !

Marsigliese. Al termine, nel silenzio, avanza Sade.

SADE

38
Troveranno l’uomo su cui scaricare ogni cosa e lo chiameranno un mostro sanguinario.
Entrerà nella storia col nome di Marat.

Buio. Musica. Marat viene aiutato ad alzarsi dalla sedia e viene ricondotto alla vasca.

39
Povero Marat nella sua vasca

Musica (Architektur ist geiseluhame – Einsturzende). Marat viene sollevato e ricondotto nella vasca. Buio.
Sullo sfondo, è udibile la voce di una donna, una voce arcigna e minacciosa.

VOCE DI DONNA

In crescendo

Povero Marat tieni chiuse le tue porte


Chi bussa questa sera ti porta la morte

SADE

Fuori campo

Marat…
Rinunciaci Marat
E’ finita

Sade entra in scena dirigendosi lentamente verso Marat. Le luci si alzano.

E’ troppo tardi per i proclami Marat.


Dove vuoi che ti porti questa rivoluzione…
Lasciala perdere

Alcuni pazienti cominciano a girare in cerchio, le mani sulle spalle di chi lo precede

Questa gente non puoi più guidarla ormai.


Una volta hai parlato dell’autorità, nelle cui mani la legge diventa strumento di
oppressione.
Che cosa deciderà della tua sorte quest’autorità ?
Dimentica tutto Jean Paul, rinunciaci.
E’ finita.

Sade si allontana. Le luci si abbassano. I pazienti e una parte del pubblico invocano il nome della Corday,
alternando toni sommessi ad altri più intensi ed irrequieti.
Entra il banditore. Le voci si placano.

BANDITORE

Rivolgendosi al pubblico

Charlotte Corday, eccoti al punto.


Il sonno non ti giova, l’attimo è giunto.
In piedi Corday, brandisci il pugnale.
Sii pronta a vibrare il colpo mortale.

Musica. Il banditore si volta ed esce. Charlotte viene trascinata da due suore al centro del palco dove viene
abbandonata ansimante e priva di conoscenza. Parla come in preda a un incubo, tra il terrorizzato e il
morboso. L’espressione e le movenze sono, a tratti, quelle di una posseduta.

40
CHARLOTTE

Adesso lo conosco anch’io quest’attimo…


L’attimo in cui il corpo si stacca dal tronco
L’attimo in cui le mani vengono legate alla schiena, i piedi avvinti, il collo denudato, i
capelli rasati.
L’attimo sulle tavole, il rumore della lama che si solleva, dal cui taglio obliquo ancora
gocciola il sangue.
Quest’attimo… la testa chiusa nel giogo metallico che guarda giù nel cesto stillante e poi
la caduta… che ci mozza in due.

Charlotte si porta le mani alla gola, si rianima e, strisciando, avanza verso il proscenio. Gli occhi, intrisi di
follia, guardano insistentemente il pubblico. La sua voce si fa più nitida, assumendo sfumature d’odio.

Si dice che la testa, quando viene sollevata dalla mano del boia, continui a vivere
Che gli occhi vedano ancora
Che la lingua si muova ancora
E che sotto sussultino ancora le braccia e le gambe.

Estrae un coltello, fino a quell’istante tenuto nascosto, e lo impugna con entrambe le mani. Dalla platea
giunge un urlo. E’ Duperret.

DUPERRET

Si alza dal proprio posto e corre verso il palcoscenico

Charlotte !
Di cosa parli Charlotte !
Questi sono solo brutti sogni.

Si inginocchia dietro a Charlotte, la accarezza con modi protettivi e sensuali. Charlotte lo lascia fare.

Guarda il tramonto color delle rose


Godi il tepore dell’estiva brezza che lo splendido seno t’accarezza

La mano di Duperret si posa sul seno di Charlotte. Charlotte, infastidita, si sottrae alla stretta di Duperret e si
alza. Duperret rimane inginocchiato ai suoi piedi ed osserva intimorito Charlotte.

Getta quel pugnale Charlotte !


Partiamo insieme, stasera.
Andiamo via da qui. Nessuno oserà toccarti lontano da qui.
Ti prego…. Andiamo via da qui.

CHARLOTTE

Rimane in silenzio qualche istante. Lo sguardo fisso su Duperret.

Nella mia stanza a Caen


Sulla tavola sotto la finestra spalancata
Giace aperto il libro di Giuditta.
Giuditta partì per non tornare più

41
Vestita della sua splendida bellezza, si presenta al campo del tiranno e con un unico colpo
lo annienta.

Charlotte si avvia decisa verso Marat. Si ferma davanti alla porta immaginaria e bussa tre volte. Il bastone
del banditore batte tre volte a terra e viene presentata la scena.

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Terza Visita della Corday

Duperret striscia al seguito di Charlotte. Le si avvinghia alle gambe.

DUPERRET

Charlotte ! Cosa cerchi di fare ?


Che cosa vuoi da lui ?
Andiamo via da qui Charlotte… torna indietro.

CHARLOTTE

Lasciami sola.
Ho un compito… e lo devo condurre a termine.
Vattene !
Vai via ! (Urlando)

Charlotte spinge via Duperret colpendolo con i piedi. Duperret arretra passivamente, fermandosi al centro
del palco, fuori luce.
Simonne si muove lentamente verso Charlotte sbarrandole la strada. E’ determinata a contrastare con
qualunque mezzo le intenzioni della Corday.

MARAT

Urlando

Simonne !
Devo scrivere il mio proclama.
Dove sono le mie carte ?
Le mie carte, Simonne !

SADE

Avvicinandosi a Charlotte e rivolgendosi a Marat.

Marat. Cosa sono tutti i tuoi opuscoli e discorsi di fronte a lei che ti sta davanti e vuole
venire da te per baciarti ed abbracciarti.

Si avvicina sempre più alla vasca e scosta Simonne per scoprire Charlotte alla vista di Marat.

Guarda come ti si offre. Come ti sorride.


Marat, lascia ogni cosa adesso che viene da te. Non c’è nient’altro che questo corpo.
Guardala. Col seno nudo sotto un panno sottile.
Forse ha un coltello… per dare più sapore al gioco.

Sade tace, rimane in attesa.

MARAT

Dopo un istante di silenzio

Simonne…
Chi ha bussato ?

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Simonne non parla. Si volta verso Marat ma non risponde. Il suo sguardo si alterna tra Sade e Charlotte.

SADE

Marat. Vicino hai solo questo corpo che ti aspetta.


Mentre io giacevo nella fortezza per tredici anni, ho appreso che questo è un mondo di
corpi ed ogni corpo è pieno di una forza tremenda. E ogni corpo è solo tormentato dalla
sua irrequietudine.
In questo esser solo, immerso in un mare di muri, udivo ininterrotto un sussurrare di
labbra. Sentivo ininterrotto nei palmi delle mani e nella pelle del corpo questi contatti.
Sognavo soltanto queste fessure dei corpi che esistono solo per uncinarvisi ed esserne
inghiottiti.
…….

MARAT

Chi bussa alla porta Simonne ?

Silenzio. Simonne non risponde.

MARAT

Simonne ! (Urlando)

SIMONNE

La ragazza di Caen

MARAT

Lascia che entri

Simonne scuote la testa e si fa in disparte. Si copre il viso con le mani, è rassegnata al peggio. Charlotte
avanza lentamente, con un sorriso trionfante e un’espressione di scherno dipinta sul volto. Gira in cerchio
attorno alla vasca, gli occhi puntati su Marat.

CHARLOTTE

Marat. Voglio dirti i nomi dei miei eroi, ma non li tradisco… perché parlo con un morto.

MARAT

Preoccupato, cerca di seguire con lo sguardo i movimenti di Charlotte.

Chi sei ?
Parla più chiaro, non ti capisco. Vieni più vicina.

La Corday si ferma. Guarda negli occhi Marat con espressione folle e sensuale.

CHARLOTTE

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Vengo Marat. Ma non puoi vedermi… perché sei già morto.

La Corday gli si avvicina sempre di più. Marat l’accoglie senza difese, stregato dalla sua femminilità.
Charlotte accarezza il corpo di Marat, il quale si adagia rilassato nella vasca, concedendosi alle effusioni di
Charlotte.
Con un impulso folle, come in preda ad un raptus, Charlotte bacia il petto di Marat, si lascia sfuggire un riso
isterico, estrae il pugnale e lo solleva in alto, afferrandolo con entrambe le mani. Musica.

Buio. Sullo schermo compaiono immagini sfuocate. Si riconoscono i volti di Charlotte, di Marat, volti sfigurati
dalla follia. Immagini crude e violente, massacri, lussuria.

VOCE FUORI CAMPO (ROSSIGNOL ?)

Ben prevedesti Marat degli eventi la catena.


Adesso tocca ai nostri scontar la giusta pena.
Come dicesti un giorno prima di tutti
Debbon cadere i deboli e gli inetti.
Eccoci qui coi carri e i fucili
Per giustiziare i traditori e i vili.
Danton prigioniero ha abbassato la cresta
Giace il suo corpo già mozzo nella cesta.

In primo piano Marat

MARAT

Io credo in quest’unica vita mortale


Quello che ho visto era un mondo retto dall’oro… che pochi possedevano
Agli altri restavano stracci, fame e guai.
Ho visto che c’era data una sola e unica via: infrangere le leggi e mostrare la grinta a chi
non si stanca mai di proclamare la differenza e il maggior profitto.
Come cadavere valgo poco
Ma fermo resta ciò che v’insegnai, così che altri che dopo di me verranno
Quel che ho iniziato a buon fine condurranno.

Un istante di silenzio. Buio.


Luci su Marat e Charlotte. La Corday, urlando, cala il pugnale su Marat. Confusione. Suore e guardiani
accorrono in scena per portare via Charlotte. Alcuni pazienti vanno ad occupare, urlando, la parte centrale
del palcoscenico. Altri, dalla platea salgono sul palco o viceversa.

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Epilogo

ROUX

Urlando per farsi udire nel tumulto

Sempre a noi tocca alla fine pagare


Quando imparerete a guardare ? Quando imparerete a riconoscere il vostro nemico ?

I guardiani cercano di tenere a freno i pazienti. Tra questi ultimi, alcuni prendono di mira Coulmier e i suoi.
La musica cresce d’intensità. Sul palcoscenico si succedono pestaggi, scene oltraggiose, denudamenti,
stupri. Coulmier viene portato dietro le quinte con la forza da un gruppo di pazienti mentre urla di chiudere il
sipario. Sade osserva divertito. Ride. Le luci si abbassano, insieme alla musica. Emerge la risata di Sade. Le
urla si quietano, rimangono soltanto dei gemiti di piacere e di sofferenza. Sullo schermo compare una scritta:

« In questi dialoghi nostra era intenzione


alcune antitesi porre in opposizione
E queste per più volte far scontrare
E i dubbi a questo modo illuminare »

Buio.
Altra sovrimpressione.

« Ma se pur la mia mente s’adopera e s’affanna


La giusta conclusione non trova al nostro dramma
Così mi vedete nella presente situazione
Ancora disperare di trovar la soluzione. »

Il riso malato e sconfitto di Sade accompagna la chiusura del sipario.

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Contributi musicali:

Breathless
Eisturzende Neubauten
Miles Davis – Prelude to a Kiss (dopo la chiusura del sipario, a luci accese)

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