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Il Sole 24 Ore 11/02/18, 13)44

LETTERATURA Il Sole 24 Ore domenica 11 FEBBRAIO 2018

Niceta Coniata (1155 - 1216/17)

La catastrofe di Bisanzio
La «Narrazione cronologica», importantissimo documento per gli storici, può
essere anche letta, aiutati dall’ottima traduzione, come un romanzo storico
animato dalle personalità di imperatori e uomini di corte
«O città, città, pupilla di tutte le città, fama mondiale, spettacolo oltremondano, nutrice delle
chiese, guida della fede, comandante dell’ortodossia, cultrice del sapere, dimora di ogni
bellezza […]. O tu, prolifica, che indossasti il bisso e la porpora imperiale e ora sei arida e
sporca, erede di molti mali e orba di figli legittimi. O tu, che prima sedevi su un alto trono e
incedevi con passo lungo e sublime, grandiosa nell’aspetto, ora hai i lussuosi mantelli e gli
eleganti veli imperiali laceri e strappati, e spento l’occhio vivace, simile a una vecchia che
sta vicino al fuoco, essendo stata ricoperta dalla fuliggine dell’incendio, e solcata da rughe
cadenti nel viso un tempo lucente e piacente».
Così Niceta Coniata sul finire della sua Narrazione cronologica, piange – testimone oculare
– su Costantinopoli, la capitale dell’Impero d’Oriente, conquistata, saccheggiata, devastata
dai crociati (1204), «nemici ostili e furiosi», demoni precursori dell’anticristo, accozzaglia di
«stirpi oscure e disperse», tutti compresi sprezzantemente sotto il nome di Latini. Sono dei
barbari, insiste Niceta, senza cultura, violenti, avidi di denaro tanto da non rispettare neppure
gli arredi sacri che rubano e vendono, così come distruggono le antiche statue di bronzo per
fonderle e farne monete.
Il destino di Costantinopoli sembra costituire la prospettiva nella quale si sviluppa tutta
l’opera di Niceta Coniata: «Costantinopoli, simbolo dell’Impero Bizantino, è il cardine e il
referente unico della storia di Niceta […]. Finché Costantinopoli resta salda entro le sue
mura, l’Impero è salvo nonostante avvicendamenti, sciagure, sconfitte; se invece essa cade,
l’Impero tutto è investito dalla catastrofe».
Così Guglielmo Cavallo nella lucida introduzione alla Narrazione cronologica di Niceta la
cui edizione e traduzione giunge ora a completamento, nella collezione «Scrittori greci e
latini» della Fondazione Lorenzo Valla, con il titolo Grandezza e catastrofe di Bisanzio:
l’opera è stata curata da Anna Pontani e da Jan-Louis van Dieten per il testo greco e le note
(della bellezza del greco e delle sue novità pur nella radice attica si dovrà dire).
Niceta avverte l’imminente fine dell’Impero d’Oriente la cui crisi – punizione della
provvidenza – non sarà superata dalla riconquista di Costantinopoli (1261) né dalla grande
fioritura culturale dei secoli XIII-XIV; era iniziata la lenta agonia di un impero ormai
disfatto, sino alla caduta di Costantinopoli nelle mani di Maometto II nel 1453 (le più
significative testimonianze del drammatico evento sono raccolte in due splendidi volumi
curati da Agostino Pertusi per la stessa Fondazione Valla).
La Narrazione di Niceta (nato a Cone odierna Honaz nel 1155 circa, morto 1216/17) copre
gli anni di storia dell’Impero Bizantino dal 1118 al 1206 e riflette la diretta conoscenza che
ne ebbe, avendo compiuto tutta la sua carriera come funzionario dell’amministrazione
pubblica fino ai più alti livelli. La storia per Niceta è «il libro dei viventi» e la sua opera va
letta, sottolinea Guglielmo Cavallo «come uno stupendo affresco delle vicende importanti o
minime di Bisanzio per circa un secolo». È un’opera che se lo specialista la legge come un
testo di primaria importanza per la storia bizantina, il lettore curioso – aiutato dall’ottima
traduzione di Anna Pontani e dal ricchissimo commento – la leggerà come un grande quadro
o, se vogliamo, un romanzo storico, animato dalle personalità degli imperatori e degli uomini
di corte: si avvicendano così l’incestuoso, egoistico, ignorante Manuele Comneno e

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l’inquietante figura, tragica, passionale, per questo affascinante, di Andronico Comneno, da


alcuni accostato alla figura di Cesare Borgia. Ma anche gli ambienti di corte non sfuggono
all’occhio di Niceta che li ha frequentati fin da giovane: personaggi come Anna Comnena
ambiziosa e lussuriosa o Giovanni Camatero, «abile nel tessere inganni», «lingua biforcuta»,
sono figure di estrema vivacità nella Narrazione di Niceta. Altrettanto si dica delle pagine
dedicate alla spettacolarità della vita di corte e di Costantinopoli: trionfi, tornei, atrocità, così
come spettacolo sono le guerre, i saccheggi, le devastazioni.
Ma sarebbe lungo seguire oltre l’opera di Niceta. Si voleva solo sottolineare la bellezza di
testi non consumati dal tempo, pubblicati fuori dalla perversa ricerca dell’immediato
successo e dell’attualità quotidiana, non ridotti a prodotti che si usano e si gettano. Sta qui il
significato e il valore degli «Scrittori greci e latini» della Fondazione Lorenzo Valla, ove aver
scelto il termine «scrittori» e non classici (forse anche avendo in mente gli «Scrittori
d’Italia» promossi da Benedetto Croce presso Laterza, sollevando le addolorate riserve di
Renato Serra) indica la libertà da vincoli e canoni letterari o eruditi, la volontà di
documentare gli aspetti diversi di una grande tradizione, quella che ha fatto la cultura
europea. Di qui – accanto ai grandi classici, da Omero a Virgilio e Ovidio, da Erodoto a
Plutarco, da Eraclito a Platone e Aristotele, da Origene a Agostino e Gregorio Magno – la
presenza di testi di agiografia e spiritualità, di mitologia e astrologia, le raccolte relative alle
religioni di mistero, all’ermetismo, al manicheismo. Sono scelte che non solo comportano
una visione grandiosa della tradizione greca e latina unita a estremo rigore filologico (la
collezione non ha paragoni sul piano internazionale), ma anche una sensibilità, un gusto e
una curiosità che certo non albergano nella mente dei nomoteti dell’ANVUR, che meglio
sarebbe se fossero incaricati di controllare i cartellini di presenza in un ufficio di periferia,
piuttosto che di legiferare su cosa sia la ricerca scientifica e come debba essere valutata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Niceta Coniata, Grandezza e catastrofe di Bisanzio (Narrazione cronologica) , a cura di Anna
Pontani e Jan-Louis van Dieten, introduzione di Guglielmo Cavallo, Fondazione Lorenzo
Valla – Mondadori, 3 voll., 1999-2017, pagg. 712, 787, 662, € 35, 30, 30
Tullio Gregory

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