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Pagliacci

Dramma in un prologo e due atti

Parole e musica di
Ruggero Leoncavallo

Edizione critica a cura di


Giacomo Zani

PERSONAGGI

Nedda (nella commedia Colombina), attrice da fiera, moglie di soprano


Canio (nella commedia Pagliaccio), capo della compagnia tenore
Tonio (nella commedia Taddeo lo scemo), commediante, gobbo baritono
Peppe (nella commedia Arlecchino), commediante tenore
Silvio campagnuolo baritono

Contadini, contadine e paesani

La scena ha luogo in Calabria presso Montalto, il giorno della festa


di Mezzagosto, fra il 1865 e il 1870.

(Copyright e Edizioni: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano)

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PROLOGO ri; e più in giù, in fondo al viale, si vedono due
o tre file di lampioncini di carta colorata so-
spesi attraverso la via da un albero all’altro.
[Introduzione orchestrale] La destra del teatro è quasi tutta occupata
obliquamente da un teatro di fiera. Il sipario è
Tonio calato. E su di uno dei lati della prospettiva è
(passando la testa attraverso la tela) appiccicato un gran cartello sul quale è scritto
Si può?... rozzamente imitando la stampa: «Quest’ogi
(avanzandosi) gran rappresettazione». Poi a lettere cubitali:
Si può?... PAGLIACCIO, indi delle linee illeggibili. Il
(alla ribalta salutando) ripario è rozzamente attaccato a due alberi,
Signore!... Signori!... Scusatemi che si trovano disposti obliquamente sul da-
se da sol mi presento. vanti. L’ingresso delle scene è, dal lato destro
(con autorità) in faccia allo spettatore, nascosto da una roz-
Io sono il Prologo. za tela. Indi un muretto che, partendo di die-
Poiché in scena ancor le antiche maschere tro al teatro, si perde dietro la prima quinta di
mette l’autore, in parte ei vuol riprendere destra ed indica che il sentiero scoscende an-
le vecchie usanze, e a voi di nuovo inviami. cora, poiché si vedono, al disopra di esso, le ci-
Ma non per dirvi come pria: «Le lacrime me degli alberi di una fitta boscaglia.
che noi versiam son false! Degli spasimi Tonio li minaccia col pugno. I ragazzi fuggo-
e de’ nostri martir non allarmatevi!» no didendo e fischiando e restano nel fondo.
No! L’autore ha cercato invece pingervi All’alzarsi della tela si sentono squilli di
uno squarcio di vita. Egli ha per massima tromba stonata alternatisi con dei colpi di
sol che l’artista è un uomo e per gli uomini cassa, ed insieme risate, grida allegre, fischi di
scrivere ei deve. Ed al vero ispiravasi. monelli e vociare che vanno appressandosi.
Attirati dal suono e dal frastuono i Contadini
Un nido di memorie in fondo a l’anima di ambo i sessi, in abito da festa, accorrono a
cantava un giorno, ed ei con vere lacrime frotte dal viale, mentre Tonio va a guardare
scrisse, e i singhiozzi il tempo gli battevano! verso la strada a sinistra, poi, annoiato dalla
Dunque, vedrete amar sì come s’amano folla che arriva, si sdraia, dinanzi al teatro.
gli esseri umani; vedrete de l’odio Sono tre ore dopo mezzogiorno; il sole di
i tristi frutti. Del dolor gli spasimi, agosto splende cocente.
urli di rabbia, udrete, e risa ciniche!
E voi, piuttosto che le nostre povere [Coro d’introduzione]
gabbane d’istrïoni, le nostr’anime
considerate, poiché noi siam uomini I contadinie
di carne e d’ossa, e che di quest’orfano (arrivano a poco a poco)
mondo al pari di voi spiriamo l’aere! Son qua! –
Ritornano…
Il concetto vi dissi… Or ascoltate Pagliaccio è là! –
com’egli è svolto. Tutti lo seguono,
(gridando verso la scena) grandi e ragazzi,
Andiam. Incominciate! ai motti, ai lazzi
applaude ognun. –
(Rientra.) Già fra le strida i monelli
in aria gittano
i lor cappelli
fra strida e sibili,
diggià. –
ATTO PRIMO Ed egli serio
saluta e passa
La scena rappresenta un bivio di strada in e torna a battere
campagna, all’entrata di un villaggio. sulla gran cassa.
A sinistra una strada che si perde tra le quin-
te, fa gomito nel centro della scena e conti- Ragazzi
nua in un viale circondato da alberi che va (di dentro)
verso la destra in prospettiva. In fondo al Ehi, sferza l’asino,
viale si scorgeranno, fra gli alberi, due o tre bravo Arlecchino!
casette.
Al punto ove la strada fa gomito, nel terreno Canio
scosceso, un grosso albero; dietro di esso una (di dentro)
scorciatoia, sentiero praticabile che parte dal Itene al diavolo!
viale verso le piante delle quinte a sinistra.
Quasi dinanzi all’albero, sulla via, è piantata Peppe
una rozza pertica, in cima alla quale sventola (di dentro)
una bandiera, come si usa per le feste popola- To’, birichino!

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(I ragazzi fischiano e gridano all’interno, ed (riverenza)
entrano in scena correndo.) Vedrete le smanie
del bravo Pagliaccio;
La folla e com’ei si vendica
Ecco il carretto… – e tende un bel laccio.
Indietro, arrivano… – Vedrete di Tonio
Che diavolerio! tremar la carcassa,
Dio benedetto! e quale matassa
d’intrighi ordirà.
(Arriva una pittoresca carretta dipinta a vari Venite, onorateci
colori e tirata da un asino che Peppe, in abito signori e signore.
da Arlecchino, guida a mano camminando, A ventitré ore!
mentre collo scudiscio allontana i ragazzi. A ventitré ore!
Sulla carretta sul davanti è sdraiata Nedda in
un costume tra la zingara e l’acrobata. Die- (Canio scende dal carretto. – Tonio si avanza
tro ad essa è piazzata la gran cassa. per aiutar Nedda a discendere.)
Sul di dietro della carretta è Canio in piedi,
in costume da Pagliaccio, tenendo nella de- Canio
stra una tromba e nella sinistra la mazza del- (dando un ceffone a Tonio)
la gran cassa. I contadini e le contadine attor- Via di lì!
niano festosamente la carretta.)
(Poi prende Nedda fra le braccia, scende dal
Tutti carretto. – Peppe porta via il carretto di die-
Viva Pagliaccio! tro al teatro.)
Evviva! il principe
sei dei pagliacci! Le donne
I guai discacci (beffeggiandolo)
tu col lieto umore! Prendi questo, bel galante!
Evviva!
Ragazzi
Canio (c.s.)
Grazie! Con salute!

La folla (Tonio li minaccia col pugno. I ragazzi fuggo-


Bravo! no didendo e fischiando e restano nel fondo.)

Canio Tonio
Vorrei… (a parte, nell’andarsene)
La pagherai! brigante!…
La folla
E lo spettacolo? (Scompare dietro il teatro. – Quattro o cin-
que contadini si avvicinano a Canio.)
Canio
(picchiando forte e ripetutamente sulla gran Un contadino
cassa per dominare le voci) (a Canio)
Signori miei! Di’, con noi vuoi tu bevere
un buon bicchiere sulla crocevia?
La folla Di’, vuoi tu?
(accostandosi e turandosi le orecchie)
Uh! ci assorda!... finiscila! Canio
Con piacere.
Canio Peppe
(affettando cortesia e togliendosi il berretto (riapparendo dal fondo)
con un gesto comico) Aspettatemi… Anch’io ci sto!
Mi accordan di parlar?
(Peppe gitta la frusta che ha in mano d’in-
La folla nanzi alla scena ed entra nel teatro per cam-
(ridendo) biarsi.)
Con lui si dée cedere,
tacere ed ascoltar! Canio
(fa qualche passo verso il teatro; chiamando)
Canio Di’, Tonio, vieni via?
Un grande spettacolo
a ventitré ore Tonio
prepara il vostr’umile (di dentro)
e buon servitore! Io netto il somarello. Precedetemi.

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Un altro contadino Canio
(scherzando) Ma poi... ricordatevi!…
Bada, Pagliaccio, ei solo vuol restare A ventitré ore!
per far la corte a Nedda!
(Fa cenno a quelli che lo hanno invitato a be-
Canio re per pregarli di attendere e scompare dietro
(sorridendo forzatamente, ma con cipiglio) il teatro. – Gli zampognari arrivano dalla si-
Eh! Eh! Vi pare?… nistra in abito da festa, con nastri dai colori
vivaci e fiori ai cappelli acuminati. Li seguo-
Un tal gioco, credetemi, è meglio non giocarlo no una frotta di contadini e contadine, an-
con me, miei cari; e a Tonio… ch`essi parati a festa.)
e un poco a tutti or parlo!…
Il teatro e la vita non son la stessa cosa; Coro
no… non sono la stessa cosa!!… Din don, suona vespero,
(indicando il teatro) ragazze e garzon,
E se lassù Pagliaccio sorprende la sua sposa a coppie al tempio
col bel galante in camera, fa un comito ci affrettiam.
[sermone, Din don, diggià i culmini,
poi si calma od arrendesi ai colpi di bastone!... il sol, vuol baciar.
Ed il pubblico applaude, ridendo Le mamme ci adocchiano,
[allegramente!… attenti, compar!
(cangiando tono) Din don, tutto irradiasi
Ma se Nedda sul serio sorprendessi… di luce e d’amor.
[altramente Ma i vecchi sorvegliano
(minaccioso, riscaldandosi senza volerlo) gli arditi amador!
finirebbe la storia, com’è ver che vi parlo!... Din don, suona vespero,
(riprendendo il tono sarcastico) ragazze e garzon,
Un tal gioco, credetemi, è meglio non le squille ci appellano
[giocarlo!… al tempio ~ din don...

Nedda (Si allontanano. – Durante il coro, Conio en-


(a parte) tra dietro al teatro e va a lasciar la sua giub-
Confusa io son! ba da Pagliaccio, poi ritorna e, dopo aver fat-
to un cenno d’addio a Nedda, parte con Pep-
Contadini pe e cinque o sei contadini per la sinistra. –
(a Canio) Nedda resta sola.)
Sul serio pigli dunque la cosa?

Canio Scena seconda


Io!? Vi pare!! Scusatemi!
Adoro la mia sposa! Nedda sola, poi Tonio.

(Canio va verso Nedda e la bacia in fronte.) Nedda


(pensierosa)
[Scena e Coro delle campane] Qual fiamma avea nel guardo!
Gli occhi abbassai per tema ch’ei leggesse
I ragazzi il mio pensier segreto!
(gridando) Oh! s’ei mi sorprendesse...
I zampognari! brutale come egli è!… Ma basti, or via.
Son questi sogni paurosi e fole!
(Corrono verso la sinistra; parte dei contadi- Oh che bel sole
ni guardano anch’essi.) di mezz’agosto! Io son piena di vita,
e, tutta illanguidita
I contandini per arcano desio, non so che bramo!
I zampognari!... (guardando in cielo)
Oh! che volo d’augelli, e quante strida!
I vecchi Che chiedon?… dove van?… chissà! La
Verso la chiesa vanno i compari. [mamma
mia, che la buona ventura annunziava,
Contadini comprendeva il lor canto e a me bambina
Essi accompagnano la comitiva così cantava:
che a coppie al vespero se n’ va giuliva. «Hui! stridono lassù, liberamente
lanciati a vol come freccie, gli augel.
Contadine Disfidano le nubi e ’l sol cocente,
Ah! Andiam. La campana e vanno, e vanno per le vie del ciel.
ci appella al Signore! Lasciateli vagar per l’atmosfera,

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questi assetati d’azzurro e di splendor: No! è qui che voglio dirtelo!
seguono anch’essi un sogno, una chimera, E tu m’ascolterai,
e vanno, e vanno fra le nubi d’or. che t’amo, e ti desidero,
Che incalzi il vento e latri la tempesta, e che tu mia sarai!
con l’ali aperte san tutto sfidar;
la pioggia i lampi, nulla mai li arresta, Nedda
e vanno, e vanno sugli abissi e i mar. (seria ed insolente)
Vanno laggiù verso un paese strano Eh! dite, mastro Tonio!
che sognan forse e che cercano invan. La gobba oggi vi prude, o una tirata
Ma i boemi del ciel seguon l’arcano d’orecchi è necessaria
poter che li sospinge... e van!... e van!» al vostro ardor?!

(Tonio durante la canzone sarà entrato e, ap- Tonio


poggiatosi all’albero, ascolterà beato.) Ti beffi?! Sciagurata!
Per la croce di Dio! Bada che puoi
Nedda pagarla cara!!
(scorgendo Tonio; bruscamente contrariata)
Sei là? credea che te ne fossi andato!… Nedda
Minacci?
Tonio Vuoi che vada a chiamar Canio?
(con dolcezza)
È colpa del tuo canto. Affascinato Tonio
io mi beava! (movendo verso di lei)
Non prima ch’io ti baci!
Nedda
(ridendo con scherno) Nedda
Ah! ah! Quanta poesia! (retrocedendo)
Bada!
Tonio
Non rider, Nedda! Tonio
(si slancia per ghermirla)
Nedda Oh, tosto sarai mia!
Va’, va’ all’osteria!
Nedda
Tonio (scorgendo la frusta, la raccoglie e dà un col-
So ben che difforme, contorto son io; po sulla faccia a Tonio)
che desto soltanto lo scherno o l’orror. Miserabile!
Eppure ha ’l pensiero un sogno, un desio,
e un palpito il cor! Tonio
Allor che sdegnosa mi passi d’accanto, (manda un urlo e retrocede)
non sai tu che pianto mi spreme il dolor! Per la Vergin pia di mezz’agosto,
Perché, mio malgrado, subìto ho l’incanto, Nedda, lo giuro... me la pagherai!…
m’ha vinto l’amor!
(appressandosi) (Esce, minacciando, dalla sinistra.)
Oh! lasciami, lasciami
or dirti... Nedda
(immobile, guardandolo allontanarsi)
Nedda Aspide! Va’! Paura non mi fai;
(interrompendolo; scroscio di risa) io t’ho compreso! Hai l’animo
Che m’ami? siccome il corpo tuo difforme... lurido!...
Hai tempo a ridirmelo
stasera, se brami!…
Facendo le smorfie Scena terza
colà sulla scena!
Silvio, Nedda, poi Tonio.
Tonio
Non rider, Nedda!… [Duetto]

Nedda Silvio
Per ora tal pena (apparendo sul muretto)
ti puoi risparmiar! Nedda!

Tonio Nedda
(implorando) Silvio, a quest’ora, che imprudenza…
Nedda?… Nedda?…
(violento)

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Silvio Silvio
(salta il muretto) No, più non m’ami!…
Ah bah! Sapea che io non rischiavo nulla.
Canio e Peppe da lunge a la taverna, Tonio
ho scorto!... Ma prudente Ah! T’ho colta, sgualdrina!
per la macchia a me nota qui ne venni.
(Si allontana dal sentiero minacciando.)
Nedda
E ancora un poco in Tonio t’imbattevi! Nedda
Sì, t’amo! t’amo!…
Silvio
(ridendo) Silvio
Oh! Tonio il gobbo!… E parti domattina?

Nedda (amorosamente, cercando ammaliarla)


Il gobbo è da temersi! E allor perché, di’, tu m’hai stregato,
M’ama... Or qui me ’l disse... e nel bestial se vuoi lasciarmi senza pietà?!
delirio suo, baci chiedendo, ardia Quel bacio tuo perché me l’hai dato
correr su me! fra spasmi ardenti di voluttà?!
Se tu scordasti l’ore fugaci,
Silvio io non lo posso, e voglio ancor,
Per Dio!… que’ spasmi ardenti, que’ caldi baci,
che tanta febbre m’han messo in cor!
Nedda
Ma con la frusta Nedda
del cane immondo la foga calmai! (vinta e smarrita)
Nulla scordai, sconvolta e turbata
Silvio m’ha questo amor che ne ’l guardo ti sfavilla!
E fra quest’ansie in eterno vivrai?! Viver voglio a te avvinta, affascinata,
una vita d’amor calma e tranquilla!
(appressandosi mestamente e con amore a A te mi dono; su me solo impera.
Nedda) Ed io ti prendo e m’abbandono intera!…
Decidi il mio destin. Tutto scordiam!
Nedda! Nedda, rimani!
Tu il sai, la festa ha fin Silvio
e parte ognun dimani. Tutto scordiam!
Nedda! Nedda!…
E quando tu di qui sarai partita, Nedda
che addiverrà di me... de la mia vita? Negli occhi mi guarda! Baciami!

Nedda Silvio
(commossa) Ti guardo, ti bacio!…
Silvio!
Silvio
Silvio (stringendola fra le braccia)
Nedda, Nedda, rispondimi: Verrai?
s’è ver che Canio non amasti mai,
s’è ver che t’è in odio Nedda
il ramingar e il mestier che tu fai, Sì... Baciami!
se l’immenso amor tuo una fola non è, Sì, mi guarda e mi bacia!
questa notte partiam! fuggi, fuggi con me!
Silvio
Nedda Sì, ti guardo e ti bacio!
Non mi tentar!... Vuoi tu perder la vita mia?
Taci, Silvio, non più... È delirio, è follia!… Nedda e Silvio
Io mi confido a te, a te cui diedi il cor! T’amo!…
Non abusar di me, del mio febbrile amor!
[Non mi tentar!... E poi... Chissà! meglio è
[partir. Scena quarta
Sta il destin contro noi. È vano il nostro dir! Nedda, Silvio, Canio, Tonio, poi Peppe.
Eppure dal mio cor strapparti non poss’io,
vivrò sol dell’amor ch’hai destato al cor mio!] (Tonio e Canio compariscono dalla scorciatoia.)
(Ensemble) Tonio
(ritenendo Canio)
(Tonio appare dal fondo.) Cammina adagio e li sorprenderai!

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(Canio avanza cautamente, sempre ritenuto Tonio
da Tonio, non potendo vedere, dal punto do- (violento)
ve si trova, Silvio che scavalca il muricciolo.) Oh non sai come lieto ne son!

Silvio (Canio rientra in scena scavalcando il muro


(che ha già la metà del corpo dall’altro lato, ansante, asciugandosi la fronte col fazzoletto.)
ritenendosi al muro)
Ad alta notte laggiù mi terrò. Canio
(con rabbia concentrata)
(Scavalca il muro.) Derisione e scherno!
Nulla! Ei ben lo conosce quel sentier.
Cauta discendi e mi ritroverai. Fa lo stesso; poiché del drudo il nome
or mi dirai.
(Scompare al di là del muro e Canio si ap-
pressa all’angolo del teatrino.) Nedda
(volgendosi)
Nedda Chi?
(a Silvio che sarà scomparso di sotto)
A stanotte e per sempre tua sarò. Canio
(scattando)
Canio Tu, pel Padre Eterno!...
(che dal punto ove si trova ode queste parole, E se in questo momento qui scannata
dà un urlo) (snudando il pugnale che ha alla cintola)
Ah! non t’ho già, gli è perché, pria di lordarla
nel tuo fetido sangue, o svergognata,
Nedda codesta lama, io vo’ il suo nome!... Parla!!
(si volge al grido e, visto Canio, dice rivolta
al muro:) Nedda
Fuggi! Vano è l’insulto, e muto il labbro mio.

(Canio si slancia verso il muro, Nedda gli si Canio


para dinnanzi. Breve lotta. Egli la respinge e (urlando)
scavalca il muro.) Il nome, il nome, non tardare, o donna!

Nedda (Peppe compare dalla sinistra.)


(ascoltando ansiosa se ode rumore di lotta)
Aitalo… Signor! Nedda
No, no, nol dirò giammai!
(Tonio resta a sinistra guardando Nedda.)
Canio
Canio (si slancia su Nedda, ma Peppe lo ritiene e gli
(di dentro) strappa il pugnale che getta)
Vile! t’ascondi! Per la Madonna!…

Tonio Peppe
(con riso cinico) Padron! che fate! Per l’amor di Dio!
Ah! Ah! Ah! La gente esce di chiesa e a lo spettacolo
qui muove!... Andiamo... via, calmatevi!...
Nedda
(volgendosi a Tonio fissandolo con disprezzo) Canio
Bravo! Bravo il mio Tonio! (dibattendosi)
Lasciami, Peppe! Il nome! Il nome!
Tonio
(cinico) Peppe
Fo quel che posso! Tonio,
vieni a tenerlo!
Nedda
È quello che pensavo! (Tonio va a prenderlo pel braccio menando-
lo sul davanti a sinistra.)
Tonio
(con intenzione) Andiamo, arriva il pubblico!
Ma di far assai meglio non dispero… Vi spiegherete!
(a Nedda, andando verso di lei)
Nedda E voi di lì tiratevi. Andatevi a vestir...
Mi fai schifo e ribrezzo! (spingendola verso il teatro)
Sapete... Canio è violento, ma buon!

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In questa pagina e nelle successive, i disegni preparatori delle scene di Sergio Tramonti per Pagliacci.

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(Entra con Nedda nel teatro.) ATTO SECONDO
Canio
(stringendosi il capo fra le mani) [Intermezzo sinfonico]
Infamia! Infamia!
Scena prima
Tonio
(piano a Canio, spingendolo sul davanti del- Tonio, Nedda, Silvio, Peppe, Canio, paesani,
la scena) contadini.
Calmatevi, padrone... È meglio fingere;
il ganzo tornerà. Di me fidatevi! (Tonio compare dall’altro lato del teatro con
la gran cassa e va a piazzarsi sull’angolo si-
(Canio ha un gesto disperato, ma Tonio spin- nistro del proscenio del teatrino. Intanto la
gendolo col gomito prosegue piano;) gente arriva da tutte le parti per lo spettacolo
e Peppe viene a mettere dei banchi per le
Io la sorveglio. Ora facciam la recita. donne.)
Chissà ch’egli non venga a lo spettacolo
e si tradisca! Or via. Bisogna fingere Le donne
per riuscir! (arrivando)
Presto, affrettiamoci,
(Va verso il fondo.) svelto, compare,
ché lo spettacolo
Peppe dêe cominciare.
(esce da dietro la cortina) Cerchiam di metterci
Andiamo, via, vestitevi, padrone. ben sul davanti.
(Fa per allontanarsi, poi si volge a Tonio.)
E tu batti la cassa, Tonio. (Silvio arriva dal fondo e va a pigliar posto
sul davanti a sinistra salutando gli amici.)
(Escono entrambi girando il teatro mentre
Canio accasciato si avvia lentamente.) Tonio
(picchiando la gran cassa)
Canio Avanti, avanti!
Recitar! Mentre presso dal delirio Si dà principio,
non so più quel che dico e quel che faccio! avanti, avanti!
Eppur è d’uopo... sfórzati! Pigliate posto! Su!
Bah! sei tu forse un uom?
(singhiozzando con dolore) Gli uomini
Tu se’ Pagliaccio! Veh, come corrono
le bricconcelle!
(Stringe disperatamente il capo fra le mani.) Accomodatevi,
comari belle!
Vesti la giubba e la faccia infarina. O Dio, che correre
La gente paga e rider vuole qua. per giunger tosto!
E se Arlecchin t’invola Colombina, avanti, avanti!
ridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto; Tutti
in una smorfia il singhiozzo e il dolor... Via su spicciatevi, incominciate.
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto! Perché tardate? Siam tutti là!.
Ridi del duol che t’avvelena il cor!
Le donne
(Muove lentamente verso il teatrino piangen- (cercando sedersi, spingendosi)
do; però giunto alla cortina, che mena all’in- Ma non pigiatevi,
terno delle scene, la respinge violentemente fa caldo tanto! –
come se non volesse entrare; poi preso da un Su, Peppe, aiutaci!
nuovo eccesso di pianto, riprende il capo fra V’è posto accanto!
le mani celandosi il volto, rifà tre o quattro
passi verso la cortina, dalla quale si era al- (Nedda esce vestita da Colombina col piatto
lontanto con rabbia, entra e scompare.) per incassare i posti. Peppe cerca di mettere
al posto le donne. Tonio rientra nel teatro
La tela comincia a cadere lentamente. portando via la gran cassa.)

Contadini
Ve’! s’accapigliano! chiamano aiuto!
Sedete, via, senza gridar!

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Silvio ansiosa. – Colombina siede presso il tavolo e
Nedda! di tanto in tanto volge degli sguardi impa-
zienti verso la porta a destra. – Colombina si
Nedda alza, va a guardare alla finestra e poi torna
Sii cauto! sul davanti passeggiando come inquieta.
Non t’ha veduto!
Colombina
Silvio Pagliaccio mio marito
Verrò ad attenderti. a tarda notte sol ritornerà.
Non obliar!
(Torna a sedere con impazienza.)
Tutti
Via, su spicciatevi, incominciate. E quello scimunito
Perché tardate? di Taddeo perché mai non è ancor qua?
Perché indugiate?
[Serenata]
Peppe
Che furia! Diavolo! (Colombina udendo il pizzicato fa un’escla-
Prima pagate, – mazione di gioia e corre verso la finestra
Nedda, incassate! senza aprirla.)

La folla Arlecchino
Di qua! Di qua! (Peppe, di dentro)
O Colombina, il tenero
(Nedda dopo aver lasciato Silvio riceve fido Arlecchin
ancora il prezzo della sedie da altri, e poi è a te vicin!
rientra anch’essa nel teatro con Peppe.) Ver te chiamando,
e sospirando
La folla aspetta il poverin!
Incominciate! La tua faccetta mostrami,
Perché tardate? ch’io vo’ baciar
Facciam strepito, senza tardar
facciam rumore! la tua boccuccia.
Ventitré ore suonaron già! Amor mi cruccia
Allo spettacolo e mi sta a tormentar!
ognun anela! Ah! e mi sta a tormentar!
O Colombina, schiudimi
(Si ode una lunga e forte scampanellata.) il finestrin,
ché a te vicin,
La folla di te chiamando
Ah! S’alza la tela! e sospirando
Silenzio! Olà! è il povero Arlecchin!
A te vicin
(Le donne sono parte sedute sui banchi, si- è Arlecchin!
tuati obliquamente, volgendo la faccia alla
scena del teatrino; parte in piedi formano Colombina
gruppo con gli uomini sul rialzo di terra ov’è (ridiscende la scena)
il grosso albero. Altri uomini in piedi lungo Di fare il segno convenuto appressa
le prime quinte a sinistra. Silvio è innanzi ad l’istante, ed Arlecchino aspetta!
essi.)
(Colombina siede di nuovo al tavolo volgen-
do le spalle alla porta di destra. – Con un pa-
Scena seconda niere infilato al braccio sinistro entra Tonio
sotto le spoglie del servo Taddeo, schiude la
Commedia porta e si arresta a contemplar Nedda.)

Nedda (Colombina), Peppe (Arlecchino), [Scena comica]


Canio (Pagliaccio), Tonio (Taddeo), Silvio,
uomini e donne. Taddeo
È dessa!
La tela del teatrino si alza. (levando bruscamente al ciel le mani ed il
La scena, mal dipinta, rappresenta una stan- paniere al cielo)
zetta con due porte laterali ed una finestra Dèi, come è bella!
praticabile in fondo. Un tavolo e due sedie
rozze di paglia son sulla destra del teatrino. (Il pubblico ride.)
Nedda in costume da Colombina passeggia

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Taddeo (a Colombina con intenzione)
Se a la rubella ti mostri, ad obliarti non riesco!
io disvelassi
l’amor mio che commuove fino i sassi! (afferrando per l’orecchio Taddeo dandogli
Lungi è lo sposo, un calcio)
perché non oso?
Soli noi siamo Arlecchino
e senza alcun sospetto! Orsù... Proviamo! (afferrando per l’orecchio Taddeo e dandogli
un calcio)
(Lungo sospiro comico ed esagerato.) Va’ a pigliar fresco!…
Ah!
(Il pubblico ride.)
(Il pubblico ride.)
Taddeo
Colombina (declamato comicamente)
(volgendosi senza levarsi) Numi! S’aman!
Sei tu, bestia? (ad Arlecchino; stendendo le mani)
m’arrendo ai detti tuoi.
Taddeo Vi benedico!
(immobile) (retrocedendo verso la porta)
Quell’io son, sì! Là veglio su voi!

Colombina (Esce dalla porta di destra. – Il pubblico ride


E Pagliaccio è partito? ed applaude.)

Taddeo [Duettino]
(c.s.)
Egli partì! Colombina
Arlecchin!
Colombina
Che fai così impalato? Arlecchino
Il pollo hai tu comprato? (guardandosi amorosamente con affetto esa-
gerato)
Taddeo Colombina! Alfin s’arrenda
Eccolo, vergin divina! ai nostri prieghi amor!

(Si mette in ginocchio, offrendo il paniere.) (Si stringono comicamente fra le braccia.)

Taddeo Colombina
Ed anzi, eccoci entrambi ai piedi tuoi! Facciam merenda.
Poiché l’ora è suonata, o Colombina,
di svelarti il mio cor! Di’, udirmi vuoi? (Prende dal tiretto due posate e due coltelli e
Dal dì... poi mette il pollo in tavola mentre Arlecchi-
no va a prender la bottiglia che ha lasciato
Colombina entrando)
(Interrompendolo)
Quanto spendesti dal trattore? Colombina
(Gli strappa il paniere, lo depone sul tavolo, Guarda, amor mio, che splendida
poi va verso la finestra, e l’apre facendo cenetta preparai!
segno.)
Arlecchino
Taddeo Guarda, amor mio, che nettare
Una e cinquanta. Da quel dì il mio core... divino t’apportai

Colombina Colombina e Arlecchino


(presso alla tavola) L’amore ama gli effluvii
Non seccarmi Taddeo! del vin, de la cucina!

(Intanto Arlecchino scavalca la finestra, de- Arlecchino


pone una bottiglia che ha sotto il braccio e va (sedendo a tavola)
dietro a Taddeo.) Mia ghiotta Colombina!

Taddeo Colombina
(con intenzione) (con eleganza)
So che sei pura, Amabile beon!
e casta al par di neve! ...E ben che dura

117
Canio Nedda Peppe

Canio Nedda Peppe Arlecchino


Pagliaccio Colombina

I figurini di Ursula Patzak per Pagliacci.

118
Tonio Tonio Taddeo Silvio

Zingare Teatranti

119
Arlecchino Tonio
(prende una boccetta che ha nascosto nella tu- (di dentro, fingendo tremare, ma con inten-
nica) zione)
Prendi questo narcotico; Credetela! Essa è pura!!
dallo a Pagliaccio pria che s’addormenti, E abborre dal mentir quel labbro pio!
e poi fuggiamo insiem!
(Il pubblico ride forte.)
Colombina
Sì, porgi! Canio
(rabbioso al pubblico)
Taddeo Per la morte!
(spalanca la porta a destra e traversa la scena (poi a Nedda, sordamente)
tremando esageratamente) Smettiamo! Ho dritto anch’io
Attenti!... d’agir come ogn’altr’uomo. Il nome suo...
Pagliaccio... è là... tutto stravolto... ed armi
cerca! Ei sa tutto. Io corro a barricarmi! Nedda
(ridendo)
(Entra a sinistra e chiude la porta. – Il pub- Di chi?
blico ride.)
Canio
Colombina Vo’ il nome dell’amante tuo,
(ad Arlecchino) del drudo infame a cui ti désti in braccio,
Via! o turpe donna!

Arlecchino Nedda
(va alla finestra e la scavalca) (scherzando)
Versa il filtro ne la tazza sua. Pagliaccio! Pagliaccio!

(Scompare. – Canio sotto le spoglie di Canio


Pagliaccio, entra dalla porta a destra.) No! Pagliaccio non son; se il viso è pallido,
è di vergogna, e smania di vendetta!
Colombina L’uom riprende i suoi dritti, e ’l cor che
(alla finestra) [sanguina
A stanotte... E per sempre io sarò tua! vuol sangue a lavar l’onta, o maledetta!...
No, Pagliaccio non son! ... Son quei che stolido
Canio ti raccolse orfanella in su la via
(a parte) quasi morta di fame, e un nome offrìati,
Nome di Dio!... quelle stesse parole! ed un amor ch’era febbre e follia!!
(avanzandosi per dir la sua parte) (Cade accasciato sulla sedia presso al
Coraggio! tavolo.)
(forte)
Un uomo era con te. Gruppi di donne
Comare, mi fa piangere!
Nedda Par vera questa scena!
(scherzando)
Che fole! Sei briaco? Gruppi di uomini
Zitte laggiù!
Canio Che diamine!
(serio, fissandola con intenzione)
Briaco! sì... da un’ora!! Silvio
(a parte)
Nedda Io mi ritengo appena!
Tornasti presto.
Canio
Canio Sperai, tanto il delirio
(con intenzione) accecato m’aveva,
Ma in tempo! T’accora, dolce sposina! se non amor, pietà... mercé!
(cercando ancora frenarsi) Ed ogni sacrifizio
Ah! sola io ti credea al cor, lieto, imponeva,
e due posti son là! e fidente credeva
più che in Dio stesso, in te!
Nedda Ma il vizio alberga sol ne l’alma tua negletta;
Con me sedea tu viscere non hai... sol legge è ’l senso a te!
Taddeo che là si chiuse per paura! Va’, non merti il mio duol, o meretrice
(andando verso la porta) [abbietta,
Orsù... parla! vo’ ne lo sprezzo mio schiacciarti sotto i piè!!

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La folla Canio
(con entusiasmo) Il nome! Il nome!
Bravo!
Nedda
Nedda (sfidandolo)
(affettando calma) No!
Ebben! Se mi giudichi
di te indegna, mi scaccia in questo istante. Silvio
(sguainando il pugnale)
Canio Santo diavolo! Fa davvero...
(sogghignando)
Ah! ah! Di meglio chiedere (Peppe cerca di svincolarsi da Tonio. – Le
non dêi che correr tosto al caro amante. donne, che indietreggiano spaventate,
Se’ furba! No! per Dio! Tu resterai... rovesciano i banchi ed impediscono agli
e il nome del tuo ganzo mi dirai!! uomini di avanzare, ciò che obbliga Silvio a
lottare per arrivare alla scena. Intanto Canio,
Nedda al parossismo della collera, ha afferrato Nedda
(cercando riprendere la commedia, sorriden- in un attimo e la colpisce per di dietro, mentre
do forzatamente) essa cerca di correre verso il pubblico.)
Suvvia, così terribile
davver non ti credea! Canio
Qui nulla v’ha di tragico. (a Nedda)
(andando verso la porta) A te! A te! di morte negli spasimi lo dirai!
Vieni a dirgli, o Taddeo,
che l’uom seduto or dianzi a me vicino La folla e Peppe
era... il pauroso ed innocuo Arlecchino! (che cerca svincolarsi da Tonio)
Che fai? Ferma! Ferma!
(Risa tra la folla, tosto represse
dall’attitudine di Canio.) Nedda
(in uno sforzo supremo)
Canio Soccorso! Silvio!
(violento)
Ah! tu mi sfidi! E ancor non l’hai capita Silvio
ch’io non ti cedo?... Il nome, o la tua vita! Nedda!
il nome!
(Canio si volge al grido di Silvio, gli corre
Nedda incontro e lo ferisce al cuore.)
(prorompendo)
No, per mia madre! Indegna esser poss’io, Canio
quello che vuoi, ma vil non son, per Dio! Ah!... sei tu? Ben venga!
Di quel tuo sdegno è l’amor mio più forte!
Non parlerò! No! A costo de la morte! (Silvio cade come fulminato dando un
rantolo.)
Contadini e Contadine
Fanno davvero? Gli uomini
Seria è la cosa? – Arresta!
Seria è la cosa e scura! –
Zitti, zitti laggiù! Le donne
Gesummaria!
Silvio
Io non resisto più! Oh la strana commedia! (Mentre molti si precipitano verso Canio per
disarmarlo e arrestarlo, egli, immobile,
(Peppe vuol uscire dalla porta a sinistra, ma istupidito, lascia cadere il coltello.)
Tonio lo ritiene.)
Tonio
Peppe (cinicamente)
Bisogna uscire, Tonio. La commedia è finita!

Tonio (Il sipario cala rapidamente.)


(ritenendo Peppe)
Taci, sciocco!

Peppe
Ho paura!...

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