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Manuale CSI di riferimento

per l’analisi
SAP2000®, ETABS®, SAFE® e CSiBridge®

Traduzione italiana

Pubblicazione a cura di
CSI Italia Srl.
Pordenone, gennaio 2018
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

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Indice degli argomenti

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LATIVA SONO STATI DEDICATI MOLTO TEMPO, LAVORO E RISORSE. I PRO-
GRAMMI SONO STATI UTILIZZATI E SPERIMENTATI A FONDO. SCEGLIENDO
DI USUFRUIRNE, TUTTAVIA, L’UTENTE ACCETTA E CAPISCE CHE NESSUNA
GARANZIA SULLA ACCURATEZZA È ESPRESSA DAI PRODUTTORI O DAI DI-
STRIBUTORI, IN MODO ESPLICITO O IMPLICITO.

QUESTI PRODOTTI SONO STRUMENTI PRATICI E POTENTI PER LA PROGET-


TAZIONE STRUTTURALE. TUTTAVIA L’UTENTE HA L’ONERE DI COMPREN-
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VERIFICARE IN MODO INDIPENDENTE I RISULTATI E ASSUMERE RESPON-
SABILITÀ PROFESSIONALE PER L’INFORMAZIONE CHE VIENE UTILIZZATA.
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

RICONOSCIMENTO

Ringraziamo tutti i numerosi ingegnerei strutturisti che, nel corso degli anni, hanno for-
nito preziosi suggerimenti ai fini del miglioramento di questi prodotti, dalle origini fino
allo stato corrente.

Un riconoscimento speciale è dovuto al Dott. Edward L. Wilson, Professore Emerito,


Università di Berkeley, California, che è stato responsabile del concepimento e dello svi-
luppo della serie originale di programmi SAP e la cui continua originalità ha prodotto
molti dei concetti peculiari implementati nella presente versione.
Indice degli argomenti

Indice degli argomenti i

Prefazione alla traduzione italiana 24


Glossario..................................................................................................... 26

Capitolo I 1
Introduzione 1
Caratteristiche di analisi ............................................................................... 2
Analisi e verifiche strutturali ........................................................................ 3
Su questo manuale ........................................................................................ 3
Paragrafi ....................................................................................................... 3
Convenzioni tipografiche ............................................................................. 4
Grassetto per le definizioni ..................................................................... 4
Grassetto per i dati variabili .................................................................... 4
Italico per scalari matematici .................................................................. 4
Italico per enfasi ...................................................................................... 5
Italico per termini inglesi ........................................................................ 5
Nomi con iniziali maiuscole ................................................................... 5
Riferimenti bibliografici ............................................................................... 5

Capitolo II 7

i
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Oggetti ed Elementi 7
Oggetti .......................................................................................................... 7
Oggetti ed elementi ...................................................................................... 8
Gruppi........................................................................................................... 9

Capitolo III 11
Sistemi di coordinate 11
Compendio ................................................................................................. 12
Sistema di coordinate globali ..................................................................... 12
Direzioni verso l’alto e orizzontale ............................................................ 13
Definire sistemi di coordinate .................................................................... 13
Prodotto vettore ..................................................................................... 13
Definire i tre assi utilizzando due vettori .............................................. 14
Sistema di coordinate locali........................................................................ 14
Sistemi di Coordinate Alternative .............................................................. 16
Coordinate cilindriche e sferiche ................................................................ 17

Capitolo IV 21
Nodi e Gradi di Libertà 21
Compendio ................................................................................................. 22
Considerazioni di modellazione ................................................................. 23
Sistema di coordinate locali........................................................................ 24
Sistema avanzato di coordinate locali ........................................................ 24
Vettori di riferimento ............................................................................ 25
Definire il vettore di riferimento assiale ............................................... 26
Definire il vettore di riferimento planare .............................................. 26
Determinare gli assi locali dai vettori di riferimento ............................ 27
Angoli coordinati di nodo ..................................................................... 28
Gradi di libertà ........................................................................................... 30
Gradi di libertà disponibili e non disponibili ........................................ 31
Gradi di libertà vincolati esternamente ................................................. 32
Gradi di libertà vincolati internamente ................................................. 32
Mescolare vincoli interni ed esterni non è consigliabile ....................... 32

ii
Indice degli argomenti

Gradi di libertà attivi ............................................................................. 33


Gradi di libertà nulli .............................................................................. 34
Vincoli Esterni Fissi ................................................................................... 34
Vincoli Esterni Cedevoli Elasticamente (Molle) ........................................ 36
Appoggi Non Lineari (Vincoli Esterni Cedevoli Anelasticamente) ........... 37
Vincoli Distribuiti....................................................................................... 38
Reazioni ai nodi .......................................................................................... 39
Reazioni alla base ....................................................................................... 39
Masse.......................................................................................................... 40
Carico di Forza (concentrata) ..................................................................... 42
Carico di Cedimento Vincolare (imposto) del Suolo ................................. 42
Cedimenti di vincoli fissi ...................................................................... 43
Cedimenti di vincoli elastici (Molle) .................................................... 44
Spostamenti Link/Support ..................................................................... 45
Spostamenti Generalizzati .......................................................................... 45
Output di Gradi di Libertà .......................................................................... 46
Output di Massa Nodale Assemblata ......................................................... 47
Output di Spostamento ............................................................................... 47
Output di Forza Vincolare .......................................................................... 48
Output di Forza Nodale di elemento .......................................................... 48

Capitolo V 49
Vincoli Interni e Saldature 49
Compendio ................................................................................................. 50
Body Constraint.......................................................................................... 51
Connessione tra i nodi ........................................................................... 51
Sistema di coordinate locali .................................................................. 51
Equazioni di vincolo interno ................................................................. 51
Definizione di Piano ................................................................................... 52
Diaphragm Constraint ............................................................................... 53
Connettività dei nodi ............................................................................. 53
Sistema di coordinate locali .................................................................. 53
Equazioni di vincolo ............................................................................. 54
Plate Constraint ......................................................................................... 55
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Connettività dei nodi ............................................................................. 55


Sistema di coordinate locali .................................................................. 55
Equazioni di vincolo ............................................................................. 55
Definizione di Asse .................................................................................... 56
Rod Constraint ........................................................................................... 56
Connettività dei nodi ............................................................................. 57
Sistema di coordinate locali .................................................................. 57
Equazioni di vincolo ............................................................................. 57
Beam Constraint ......................................................................................... 58
Connettività dei nodi ............................................................................. 58
Sistema di coordinate locali .................................................................. 59
Equazioni di vincolo ............................................................................. 59
Equal Constraint ........................................................................................ 59
Connessione tra i nodi ........................................................................... 60
Sistema di coordinate locali .................................................................. 60
Gradi di libertà selezionati .................................................................... 60
Equazioni di vincolo interno ................................................................. 60
Local Constraint ......................................................................................... 61
Connettività tra i nodi ........................................................................... 61
Nessun sistema di coordinate locali ...................................................... 62
Gradi di libertà selezionati .................................................................... 62
Equazioni di vincolo interno ................................................................. 62
Weld ............................................................................................................ 65
Nodi Master automatici .............................................................................. 66
Rigidezza, massa e carichi .................................................................... 66
Sistemi di coordinate locali ................................................................... 67
Output di Constraint................................................................................... 67

Capitolo VI 69
Proprietà di Materiale 69
Compendio ................................................................................................. 70
Sistema di coordinate locali........................................................................ 70
Tensioni e deformazioni ............................................................................. 71

iv
Indice degli argomenti

Materiali isotropi ........................................................................................ 73


Materiali uniassiali ..................................................................................... 74
Materiali ortotropi ...................................................................................... 75
Materiali anisotropi .................................................................................... 75
Proprietà dipendenti dalla temperatura ....................................................... 76
Temperatura di materiale da elemento ....................................................... 77
Massa specifica........................................................................................... 77
Peso specifico ............................................................................................. 78
Smorzamento da materiale ......................................................................... 78
Smorzamento modale ............................................................................ 79
Smorzamento proporzionale viscoso .................................................... 80
Smorzamento proporzionale isteretico .................................................. 80
Comportamento non lineare del materiale.................................................. 80
Trazione e compressione ....................................................................... 81
Taglio .................................................................................................... 81
Isteresi ................................................................................................... 82
Applicazione ......................................................................................... 83
Angoli di attrito e dilitazione ................................................................ 84
Modelli di isteresi ....................................................................................... 85
Curva Backbone (azione verso spostamento)........................................ 86
Comportamento Ciclico ........................................................................ 86
Modello di isteresi elastico ................................................................... 88
Modello di isteresi cinematico .............................................................. 88
Modello di isteresi con degrado ............................................................ 89
Modello di isteresi di Takeda ................................................................ 93
Modello di isteresi a pivot ..................................................................... 94
Modello di isteresi per calcestruzzo ...................................................... 95
Modello di isteresi ad incrudimento BRB ............................................. 97
Modello di isteresi isotropo................................................................... 99
Modello di isteresi per calcestruzzo modificato Darwin-Pecknold..... 100
Proprietà dipendenti dal tempo................................................................. 101
Proprietà .............................................................................................. 101
Controllo dell’integrazione temporale ................................................ 102
Tipologia di verifica ................................................................................. 102
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Capitolo VII 105


L’elemento Frame 105
Compendio ............................................................................................... 106
Connettività nodale................................................................................... 107
Punti di inserimento ............................................................................ 107
Gradi di libertà ......................................................................................... 108
Sistema di coordinate locali...................................................................... 108
Asse longitudinale 1 ............................................................................ 109
Orientamento di default ...................................................................... 109
Angolo coordinato .............................................................................. 110
Sistema avanzato di coordinate locali ...................................................... 110
Vettore di riferimento.......................................................................... 112
Determinazione degli assi 2 e 3 .......................................................... 113
Proprietà di Sezione.................................................................................. 114
Sistema di coordinate locali ................................................................ 115
Proprietà di Materiale.......................................................................... 115
Proprietà geometriche e rigidezza della Sezione................................. 116
Tipo di profilo ..................................................................................... 116
Calcolo automatico delle proprietà di sezione .................................... 118
File di profilatari con proprietà di sezione .......................................... 118
Sezioni da Section Designer ............................................................... 118
Massa e peso aggiuntivi ...................................................................... 120
Sezioni non prismatiche ...................................................................... 120
Modificatori di proprietà .......................................................................... 123
Gruppi di Proprietà con Nome ............................................................ 124
Punti di inserimento.................................................................................. 125
Assi locali............................................................................................ 126
Scostamenti di Estremità .......................................................................... 127
Luce libera .......................................................................................... 129
Fattore di rigidezza di estremità .......................................................... 129
Effetto sugli elementi non prismatici .................................................. 130
Effetto sull’output di forza interna ...................................................... 130
Effetto sui rilasci di estremità ............................................................. 130

vi
Indice degli argomenti

Rilasci di Estremità .................................................................................. 131


Rilasci di Estremità instabili ............................................................... 132
Effetti degli Scostamenti di Estremità................................................. 132
Gruppi di Proprietà con Nome ............................................................ 132
Proprietà non lineari ................................................................................. 133
Limiti a trazione/compressione ........................................................... 133
Cerniera plastica.................................................................................. 134
Massa........................................................................................................ 134
Carico di Peso Proprio.............................................................................. 134
Carico di Gravità ...................................................................................... 135
Carico di Campata Concentrato................................................................ 135
Carico di Campata Distribuito .................................................................. 137
Lunghezza di carico ............................................................................ 137
Intensità di carico ................................................................................ 137
Carichi proiettati ................................................................................. 137
Carico di Temperatura .............................................................................. 140
Carico di Deformazione indotta ............................................................... 141
Carico di Spostamento Relativo indotto ................................................... 141
Carico Target Force ................................................................................. 142
Output di Forza Interna ............................................................................ 142
Effetto degli scostamenti di estremità ................................................. 144
Output di Tensione ................................................................................... 144

Capitolo VIII 147


Proprietà di Cerniera 147
Compendio ............................................................................................... 147
Proprietà di cerniera ................................................................................. 149
Lunghezza della cerniera .................................................................... 150
Curva di deformazione plastica........................................................... 150
Scalare la curva ................................................................................... 151
Caduta di resistenza ............................................................................ 152
Tipi di cerniera P-M2-M3 ................................................................... 153
Cerniera P-M2-M3 isotropa ................................................................ 153
Cerniera P-M2-M3 parametrica .......................................................... 156
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Cerniera P-M2-M2 a fibra................................................................... 156


Modelli di isteresi ............................................................................... 157
Proprietà automatiche, da utente e generate ............................................. 158
Proprietà di cerniera automatiche ............................................................. 159
Modellare per l’analisi.............................................................................. 161
Considerazioni computazionali ................................................................ 162
Risultati dell’analisi .................................................................................. 163

Capitolo IX 165
L’elemento Cable 165
Compendio ............................................................................................... 166
Connettività nodale................................................................................... 167
Lunghezza indeformata ............................................................................ 167
Calcolatore di forma ................................................................................. 168
Elemento Cable verso elemento Frame .............................................. 169
Numero di segmenti ............................................................................ 170
Gradi di libertà ......................................................................................... 170
Sistema di coordinate locali...................................................................... 170
Proprietà di Sezione.................................................................................. 171
Proprietà del materiale ........................................................................ 171
Proprietà geometriche e rigidezza della sezione ................................. 172
Massa........................................................................................................ 172
Peso Proprio ............................................................................................. 172
Carico di Gravità ...................................................................................... 173
Carico di Campata Distribuito .................................................................. 173
Carico di Temperatura .............................................................................. 174
Carichi di Deformazione e Spostamento Relativo indotti ........................ 174
Carico Target Force ................................................................................. 174
Analisi Non Lineare ................................................................................. 175
Output di Elemento .................................................................................. 175

Capitolo X 177
L’elemento Shell 177

viii
Indice degli argomenti

Compendio ............................................................................................... 178


Shell omogeneo ................................................................................... 179
Layered Shell ...................................................................................... 179
Connettività nodale................................................................................... 180
Linee guida per la geometria ............................................................... 180
Edge constraint ......................................................................................... 183
Gradi di libertà ......................................................................................... 184
Sistema di coordinate locali...................................................................... 185
Asse normale 3 .................................................................................... 186
Orientamento di default ...................................................................... 186
Angolo coordinato di elemento ........................................................... 186
Sistema avanzato di coordinate locali ...................................................... 186
Vettore di riferimento.......................................................................... 188
Determinazione degli assi tangenziali 1 e 2 ........................................ 189
Proprietà di Sezione.................................................................................. 190
Tipo di Sezione Area........................................................................... 190
Tipo di Sezione Shell .......................................................................... 190
Proprietà di Sezione omogenee ........................................................... 191
Proprietà di sezione a strati ................................................................. 193
Modificatori di proprietà .......................................................................... 201
Gruppi di Proprietà con Nome ............................................................ 202
Eccentricità nodali e sovrascritture di spessore ........................................ 203
Eccentricità nodali............................................................................... 203
Effetto delle eccentricità nodali sugli assi locali ................................. 204
Sovrascritture di spessore.................................................................... 205
Massa........................................................................................................ 206
Carico di Peso Proprio.............................................................................. 206
Carico di Gravità ...................................................................................... 207
Carico Uniforme ....................................................................................... 207
Carico di Pressione Superficiale ............................................................... 208
Carico di Temperatura .............................................................................. 209
Carico di Deformazione Indotta ............................................................... 210
Output di Forza Interna e Tensione .......................................................... 210
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Capitolo XI 215
L’elemento Plane 215
Compendio ............................................................................................... 216
Connettività nodale................................................................................... 217
Gradi di libertà ......................................................................................... 217
Sistema di coordinate locali...................................................................... 217
Tensioni e deformazioni ........................................................................... 217
Proprietà di Sezione.................................................................................. 218
Tipo di Sezione ................................................................................... 218
Proprietà di materiale .......................................................................... 219
Angolo di materiale ............................................................................. 219
Spessore .............................................................................................. 219
Modalità di flessione incompatibili ..................................................... 220
Massa........................................................................................................ 220
Carico di Peso Proprio.............................................................................. 221
Carico di Gravità ...................................................................................... 221
Carico di Pressione Superficiale ............................................................... 222
Carico di Pressione Interstiziale ............................................................... 222
Carico di Temperatura .............................................................................. 223
Output di Tensione ................................................................................... 223

Capitolo XII 225


L’elemento Asolid 225
Compendio ............................................................................................... 226
Connettività nodale................................................................................... 226
Gradi di libertà ......................................................................................... 227
Sistema di coordinate locali...................................................................... 227
Tensioni e deformazioni ........................................................................... 228
Proprietà di Sezione.................................................................................. 228
Tipo di Sezione ................................................................................... 228
Proprietà di Materiale.......................................................................... 229
Angolo di materiale ............................................................................. 229
Asse di simmetria ................................................................................ 230

x
Indice degli argomenti

Arco e spessore ................................................................................... 231


Modalità di flessione incompatibili ..................................................... 232
Massa........................................................................................................ 232
Carico di Peso Proprio.............................................................................. 232
Carico di Gravità ...................................................................................... 233
Carico di Pressione Superficiale ............................................................... 233
Carico di Pressione Interstiziale ............................................................... 234
Carico di Temperatura .............................................................................. 234
Carico di Rotazione .................................................................................. 234
Output di Tensione ................................................................................... 235

Capitolo XIII 237


L’elemento Solid 237
Compendio ............................................................................................... 238
Connettività nodale................................................................................... 238
Solidi Degenerati ................................................................................ 239
Gradi di libertà ......................................................................................... 240
Sistema di coordinate locali...................................................................... 240
Sistema di coordinate locali avanzato ...................................................... 240
Vettori di riferimento .......................................................................... 241
Definire il vettore di riferimento assiale ............................................. 241
Definire il vettore di riferimento planare ............................................ 242
Determinare gli assi locali dai vettori di riferimento .......................... 243
Angoli Coordinati di Elemento ........................................................... 243
Tensioni e deformazioni ........................................................................... 246
Proprietà Solid .......................................................................................... 246
Proprietà di materiale .......................................................................... 246
Angolo di materiale ............................................................................. 246
Modalità di flessione incompatibili ..................................................... 247
Massa........................................................................................................ 248
Carico di Peso Proprio.............................................................................. 248
Carico di Gravità ...................................................................................... 249
Carico di Pressione Superficiale ............................................................... 249
Carico di Pressione Interstiziale ............................................................... 249
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Carico di Temperatura .............................................................................. 250


Output di Tensione ................................................................................... 250

Capitolo XIV 251


L’elemento Link/Support - Basi 251
Compendio ............................................................................................... 252
Connettività nodali ................................................................................... 253
Conversione da elemento a un nodo a elemento a due nodi ............... 253
Elementi a lunghezza zero ........................................................................ 253
Gradi di libertà ......................................................................................... 254
Sistema di coordinate locali...................................................................... 254
Asse longitudinale 1 ............................................................................ 255
Orientamento di default ...................................................................... 255
Angolo coordinato .............................................................................. 256
Sistema avanzato di coordinate locali ...................................................... 256
Vettore di riferimento assiale .............................................................. 257
Vettore di riferimento planare ............................................................. 258
Determinazione degli assi trasversali 2 e 3 ......................................... 259
Spostamenti interni ................................................................................... 260
Proprietà Link/Support ............................................................................. 263
Sistema di coordinate locali ................................................................ 264
Molla Cerniera interna ........................................................................ 264
Legame forza-spostamento della molla .............................................. 266
Forze interne di elemento .................................................................... 267
Legami Forza-Spostamento lineari disaccoppiati ............................... 267
Tipi di proprietà Lineari/Nonlineari .................................................... 269
Proprietà Lineare Accoppiata ................................................................... 270
Gradi di libertà fissi .................................................................................. 270
Massa........................................................................................................ 271
Carico di Peso Proprio.............................................................................. 272
Carico di Gravità ...................................................................................... 272
Output di Forza e Spostamento Interni ..................................................... 273

Capitolo XV 275

xii
Indice degli argomenti

L’elemento Link/Support - Avanzato 275


Compendio ............................................................................................... 276
Proprietà non lineari Link/Support ........................................................... 276
Rigidezza Efficace Lineare....................................................................... 277
Considerazioni speciali per l’analisi modale....................................... 277
Smorzamento Efficace Lineare ................................................................ 278
Proprietà Smorzatore di Maxwell Esponenziale ...................................... 279
Proprietà Smorzatore di Maxwell Bilineare ............................................. 281
Proprietà Smorzatore a Molla con Attrito ................................................ 282
Proprietà Gap ........................................................................................... 286
Proprietà Hook.......................................................................................... 286
Proprietà Plasticità alla Wen .................................................................... 287
Proprietà Elastica Multi-Lineare .............................................................. 289
Proprietà Plastica Multi-Lineare............................................................... 289
Proprietà Isolatore Isteretico (Rubber) ..................................................... 291
Proprietà Isolatore in Gomma ad Alto Smorzamento .............................. 292
Comportamento a taglio ...................................................................... 293
Comportamento lineare ....................................................................... 293
Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole (Friction-Pendulum) ............... 293
Comportamento assiale ....................................................................... 294
Comportamento a taglio ...................................................................... 295
Comportamento lineare ....................................................................... 298
Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole a Doppia Azione ..................... 298
(Double-Acting Friction-Pendulum) ........................................................ 298
Comportamento assiale ....................................................................... 298
Comportamento a taglio ...................................................................... 299
Comportamento lineare ....................................................................... 300
Proprietà Isolatore a Triplo Pendolo......................................................... 300
Comportamento assiale ....................................................................... 300
Comportamento a taglio ...................................................................... 302
Comportamento lineare ....................................................................... 305
Carico di Spostamento Interno Non Lineare ............................................ 305
Proprietà Link/Support dipendenti dalla frequenza ............................. 307
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Capitolo XVI 309


L’Oggetto Tendon 309
Compendio ............................................................................................... 310
Geometria ................................................................................................. 310
Discretizzazione ....................................................................................... 311
Tiranti modellati come Carichi o Elementi .............................................. 311
Connettività .............................................................................................. 311
Gradi di libertà ......................................................................................... 312
Sistema di coordinate locali...................................................................... 313
Sistema di coordinate locali della Linea-Base .................................... 313
Sistema di coordinate locali Naturali .................................................. 313
Proprietà di Sezione.................................................................................. 314
Proprietà di Materiale.......................................................................... 314
Proprietà geometriche e rigidezza della sezione ................................. 314
Limiti di trazione/compressione ............................................................... 315
Massa........................................................................................................ 316
Carico di Precompressione ....................................................................... 316
Carico di Peso Proprio.............................................................................. 317
Carico di Gravità ...................................................................................... 318
Carico di Temperatura .............................................................................. 318
Carico di Deformazione Indotta ............................................................... 318
Carico di Spostamento Relativo Indotto................................................... 319
Carico Target Force ................................................................................. 319
Output di Forza Interna ............................................................................ 320

Capitolo XVII 321


Configurazioni di Carico 321
Compendio ............................................................................................... 322
Configurazioni, casi e combinazioni di carico ......................................... 323
Definire i Load Pattern ............................................................................ 323
Sistemi di Coordinate e Componenti di Carico ........................................ 324
Effetti sull’Analisi in Grande Spostamento ........................................ 324
Carico di Forza ......................................................................................... 325

xiv
Indice degli argomenti

Carico di Cedimento Vincolare Imposto .................................................. 325


Carico di Peso Proprio.............................................................................. 325
Carico di Gravità ...................................................................................... 326
Carico di Campata Concentrato................................................................ 327
Carico di Campata Distribuito .................................................................. 327
Carico di Precompressione da Tirante ...................................................... 327
Carico Uniforme ....................................................................................... 328
Carico di Pressione Superficiale ............................................................... 328
Carico di Pressione Interstiziale (Pore Pressure) ...................................... 328
Carico di Temperatura .............................................................................. 330
Carico di Deformazione Indotta ............................................................... 331
Carico di Spostamento Relativo Indotto................................................... 331
Carico Target Force ................................................................................. 331
Carico di Rotazione .................................................................................. 332
Joint Pattern (Configurazione Nodale) .................................................... 332
Origine di Massa ...................................................................................... 334
Massa da Load Pattern specificati ...................................................... 335
Massa Negativa ................................................................................... 336
Origini di Massa Multiple ................................................................... 336
Carichi Laterali Automatici ................................................................ 338
Carichi di Accelerazione .......................................................................... 338

Capitolo XVIII 341


Casi di Carico 341
Compendio ............................................................................................... 342
Casi di Carico ........................................................................................... 343
Tipi di analisi ............................................................................................ 343
Sequenza di Analisi .................................................................................. 344
Eseguire Casi di Carico ............................................................................ 345
Casi di Carico Lineari e Non lineari ......................................................... 346
Proprietà strutturali ............................................................................. 347
Condizioni iniziali ............................................................................... 347
Risposta strutturale e sovrapposizione degli effetti............................. 347
Analisi Lineare Statica ............................................................................. 347
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Analisi Statica Multistep .......................................................................... 348


Analisi Lineare di Buckling ...................................................................... 349
Funzioni .................................................................................................... 350
Combinazioni di Carico (Combo) ............................................................ 351
Casi Contribuenti ................................................................................ 351
Tipi di combinazioni ........................................................................... 352
Esempi................................................................................................. 353
Corrispondenza ................................................................................... 354
Considerazioni aggiuntive................................................................... 357
Risposta Energetica Globale..................................................................... 357
Solutore di Equazioni ............................................................................... 361
Variabili Ambientali per il Controllo dell’Analisi ................................... 362
SAPFIRE_NUM_THREADS ............................................................... 362
SAPFIRE_FILESIZE_MB.................................................................. 363
Accedere alle Matrici di Rigidezza e di Massa Assemblate ..................... 363

Capitolo XIX 365


Analisi Modale 365
Compendio ............................................................................................... 365
Analisi con il Metodo degli Autovettori (Eigenvector) ............................ 366
Numero di Modi.................................................................................. 367
Campo di Frequenze ........................................................................... 368
Shifting automatico ............................................................................. 369
Tolleranza di Convergenza ................................................................. 369
Modi di Correzione Statica ................................................................. 370
Analisi con i Vettori di Ritz ..................................................................... 372
Numero di Modi.................................................................................. 373
Vettori di Carico di Partenza ............................................................... 373
Numero di Cicli di Generazione ......................................................... 375
Output di Analisi Modale ......................................................................... 375
Periodi e Frequenze............................................................................. 376
Fattori di Partecipazione ..................................................................... 376
Percentuali di Massa Partecipante....................................................... 377

xvi
Indice degli argomenti

Percentuale di Partecipazione di Carico Statico e Dinamico .............. 378

Capitolo XX 383
Analisi in Spettro di Risposta 383
Compendio ............................................................................................... 383
Sistema di coordinate locali...................................................................... 385
Funzione di spettro di risposta.................................................................. 385
Smorzamento ...................................................................................... 386
Smorzamento modale ............................................................................... 387
Combinazione Modale ............................................................................. 388
Risposta Periodica e Rigida ................................................................ 388
Metodo CQC ....................................................................................... 390
Metodo GMC ...................................................................................... 390
Metodo SRSS ...................................................................................... 390
Metodo Somma Assoluta .................................................................... 391
Metodo NRC del Dieci Percento ........................................................ 391
Metodo NRC della Doppia Somma .................................................... 391
Combinazione direzionale ........................................................................ 391
Metodo SRSS ...................................................................................... 391
Metodo CQC3 ..................................................................................... 392
Metodo della Somma Assoluta ........................................................... 393
Output di Analisi in Spettro di Risposta ................................................... 394
Smorzamento e accelerazioni.............................................................. 394
Ampiezze modali ................................................................................ 394
Reazioni alla base ............................................................................... 395

Capitolo XXI 397


Analisi in Time History Lineare 397
Compendio ............................................................................................... 398
Carico ....................................................................................................... 398
Definire i Vettori di Carico Spaziali ................................................... 399
Definire le Funzioni del Tempo .......................................................... 400
Condizioni iniziali .................................................................................... 402
Passi temporali (Time Step) ...................................................................... 402
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Analisi in Time History Modale ............................................................... 403


Smorzamento modale .......................................................................... 404
Analisi in Time History per Integrazione Diretta ..................................... 405
Parametri di Integrazione nel Tempo .................................................. 406
Smorzamento ...................................................................................... 406

Capitolo XXII 411


Non Linearità geometrica 411
Compendio ............................................................................................... 411
Casi di Carico Non Lineari ....................................................................... 413
L’Effetto P-Delta ...................................................................................... 415
Forze P-Delta nell’elemento Frame .................................................... 417
Forze P-Delta nell’Elemento Link/Support ......................................... 420
Altri elementi ...................................................................................... 421
Analisi P-Delta Iniziale ............................................................................ 421
Strutture di Edifici............................................................................... 422
Strutture a Fune ................................................................................... 424
Torri Strallate ...................................................................................... 424
Grandi Spostamenti .................................................................................. 424
Applicazioni ........................................................................................ 425
Analisi in Grande Spostamento Iniziale .............................................. 425

Capitolo XXIII 427


Analisi Non Lineare Statica 427
Compendio ............................................................................................... 428
Non linearità ............................................................................................. 428
Considerazioni Importanti ........................................................................ 429
Caricare .................................................................................................... 430
Controllo di applicazione del carico ......................................................... 431
Controllo di Carico ............................................................................. 431
Controllo di Spostamento.................................................................... 431
Condizioni Iniziali .................................................................................... 433
Passi di Output ......................................................................................... 434

xviii
Indice degli argomenti

Salvare Passi Multipli ......................................................................... 435


Controllo della soluzione non lineare ....................................................... 436
Massimo totale di passi ....................................................................... 437
Massimo numero di passi nulli (zero) ................................................. 437
Controllo di Passi ad Evento ............................................................... 437
Iterazione non lineare .......................................................................... 439
Opzione Line Search ........................................................................... 439
Analisi Statica in Pushover....................................................................... 440
Costruzione per Fasi ................................................................................. 442
Fasi ...................................................................................................... 443
Oggetti Guida ...................................................................................... 445
Modificare Proprietà di Sezione.......................................................... 447
Operazioni Gettare Calcestruzzo e Rimuovere Casseforme ............... 448
Passi di Output .................................................................................... 449
Esempio............................................................................................... 450
Iterazioni Target Force ............................................................................ 451

Capitolo XXIV 453


Analisi Non Lineare in Time History 453
Compendio ............................................................................................... 454
Non linearità ............................................................................................. 454
Carico ....................................................................................................... 455
Condizioni iniziali .................................................................................... 455
Passi temporali ......................................................................................... 456
Analisi Non Lineare in Time History Modale (FNA)............................... 457
Condizioni iniziali ............................................................................... 457
Rigidezza efficace di un Link/Support ................................................ 458
Sovrapposizione modale ..................................................................... 458
Smorzamento modale .......................................................................... 460
Soluzione Iterativa .............................................................................. 461
Periodo Statico .................................................................................... 463
Analisi Non Lineare in Time History per Integrazione Diretta ................ 464
Parametri di integrazione temporale ................................................... 464
Non linearità........................................................................................ 465
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Condizioni iniziali ............................................................................... 465


Smorzamento ...................................................................................... 465
Controllo della Soluzione Non Lineare............................................... 468
Opzione Line Search ........................................................................... 471

Capitolo XXV 473


Analisi nel Dominio della Frequenza 473
Compendio ............................................................................................... 474
Moto Armonico ........................................................................................ 474
Dominio della Frequenza ......................................................................... 475
Smorzamento ............................................................................................ 476
Origini dello smorzamento.................................................................. 476
Caricare .................................................................................................... 477
Definire i vettori spaziali di carico ...................................................... 478
Passi di Frequenza .................................................................................... 479
Analisi in Stato Stazionario ...................................................................... 479
Esempio............................................................................................... 480
Analisi in Densità Spettrale di Potenza .................................................... 481
Esempio............................................................................................... 482

Capitolo XXVI 485


Analisi in Carico Mobile 485
Compendio per CSiBridge ....................................................................... 486
Analisi in carico mobile in SAP2000 ....................................................... 487
Bridge Modeler......................................................................................... 488
Procedura di Analisi in Carico Mobile ..................................................... 489
Corsie ....................................................................................................... 490
Terminologia: Corsie, Corsie Fisse, Corsie Flottanti, Gruppi Corsia . 490
Asse e Direzione ................................................................................. 491
Eccentricità ......................................................................................... 492
Raggio centrifugo................................................................................ 492
Larghezza ............................................................................................ 492
Bordi Interni ed Esterni ....................................................................... 493

xx
Indice degli argomenti

Discretizzazione .................................................................................. 493


Linee e Superfici di Influenza .................................................................. 494
Posizionamento automatico di corsie flottanti.......................................... 496
Posizionamento ................................................................................... 496
Raggruppamento ................................................................................. 497
Fattore di Importanza .......................................................................... 498
Vantaggi e limiti ................................................................................. 499
Analisi al passo ................................................................................... 500
Carichi variabili da traffico ...................................................................... 500
Distribuzione dei carichi ..................................................................... 500
Carichi su asse..................................................................................... 501
Carichi uniformi .................................................................................. 501
Distanza minima dai bordi .................................................................. 501
Direzione di carico .............................................................................. 501
Limitare un veicolo alla lunghezza della corsia .................................. 506
Applicazione di carichi sulle superfici di influenza ............................ 506
Effetti della larghezza ......................................................................... 507
Effetti della lunghezza ........................................................................ 507
Applicazione dei carichi in analisi al passo ........................................ 509
Veicolo Generico...................................................................................... 509
Specifiche............................................................................................ 510
Muovere il Veicolo ............................................................................. 511
Componenti di risposta veicolare ............................................................. 512
Momento di impalcato (in campata) ................................................... 512
Momento di impalcato negativo (in campata)..................................... 513
Reazioni agli appoggi interni .............................................................. 514
Veicoli Standard ....................................................................................... 514
Classi di Veicoli ....................................................................................... 522
Casi di Carico in Carico Mobile ............................................................... 523
direzioni di carico ............................................................................... 524
Esempio 1 – Carico AASHTO HS ...................................................... 525
Esempio 2 – Carico AASHTO HL...................................................... 527
Esempio 3 – Carico Caltrans Permit ................................................... 528
Esempio 4 – Carico Caltrans Permit con restrizioni ........................... 530
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Esempio 5 – Schema di Carico 1 caratteristico da Eurocodice ........... 531


Controllo della risposta in carico mobile .................................................. 533
Gruppi di risposta per ponte ................................................................ 533
Corrispondenza ................................................................................... 534
Calcolo della risposta esatto e veloce.................................................. 534
Analisi al passo......................................................................................... 535
Caricare ............................................................................................... 535
Analisi statica ...................................................................................... 536
Analisi in Time History ....................................................................... 536
Inviluppi e Combinazioni di Carico .................................................... 537
Considerazioni Computazionali ............................................................... 538

Capitolo XXVII 539


Riferimenti 539
Informazioni di Copyright per TAUCS: ............................................. 546

xxii
Indice degli argomenti
Prefazione alla traduzione italiana

La traduzione di questo manuale ha posto non pochi problemi nella gestione dei termini
tecnici. Spesso i termini tecnici usati in Italia differiscono in parte dall’equivalente ame-
ricano. In generale, mentre in America si preferiscono espressioni quanto più semplici
possibile, in Italia, e particolarmente nei testi accademici, viene spesso utilizzata una ter-
minologia più complessa.

Di conseguenza, nella traduzione ci siamo trovati ad affrontare esigenze contrapposte. Da


un lato il desiderio di rispettare quanto più possibile il pensiero dell’autore e di aderire
quindi in modo fedele al testo originale. Dall’altro la necessità di utilizzare espressioni
più familiari agli ingegneri e agli studenti italiani.

Abbiamo cercato di risolvere il problema scegliendo di fare uso, nello stesso contesto, di
entrambe le terminologie: quella originale del testo inglese e quella, per noi più comune,
della pratica italiana. Questi due modi di riferire il medesimo concetto sono spesso acco-
stati per renderne chiara l’equivalenza. Generalmente nei titoli dei paragrafi abbiamo pre-
ferito utilizzare i termini tecnici italiani, mentre nell’esposizione dei concetti sono stati
preferiti i termini inglesi, più colloquiali, ma immediati. In questo modo sono state ad
esempio accostate l’espressione “Vincoli esterni cedevoli elasticamente” e la più prosaica
“Molle” del testo originale.

Il recupero di termini fedeli all’originale ha permesso a sua volta il loro impiego anche
all’interno dell’interfaccia grafica in Italiano, favorendo la brevità dei testi, necessaria per
quell’uso specifico.

Ci sono, inoltre, molti termini che, per il loro utilizzo particolare, abbiamo preferito la-
sciare direttamente in inglese. La ragione è che spesso rappresentano nomi assegnati a
concetti originali sviluppati con il programma stesso. Data l’autorevolezza degli autori,

xxiv
Prefazione alla traduzione italiana

una traduzione ci è parsa inopportuna e non necessaria. In particolare abbiamo scelto di


mantenere la terminologia originale inglese per i nomi assegnati ai vari tipi di elementi
finiti, ai tipi di vincolo e ad altri concetti qualificanti.

Altri termini inglesi sono stati mantenuti non perché sviluppati direttamente per il pro-
gramma, ma perché entrati nell’uso comune nell’ambito di questa materia.

Al fine di da facilitarne l’apprendimento i termini inglesi significativi sono generalmente


accostati nel testo ed usati in modo intercambiabile con i loro corrispondenti italiani.

Soprattutto per restare in sintonia con l’interfaccia grafica, la simbologia usata nel testo
è stata mantenuta fedele a quella originale, anche se a volte in difformità con quella di
uso corrente in Italia. In particole le tensioni normali e tangenziali qui sono chiamate
entrambe σ. La differenza è nell’uso dei pedici, organizzati per facilitare la lettura in
forma matriciale:
𝜎𝑥𝑥 𝜎𝑥𝑦 𝜎𝑥𝑧
𝜎𝑦𝑥 𝜎𝑦𝑦 𝜎𝑦𝑧
𝜎𝑧𝑥 𝜎𝑧𝑦 𝜎𝑧𝑧

Va anche menzionato l’uso delle iniziali maiuscole, che nella lingua inglese è più fre-
quente che nella lingua italiana. Per fedeltà con il testo originale si è deciso di mantenere
l’uso delle iniziali maiuscole nel caso di termini generici utilizzati qui con significato
particolare.

Il testo originale si rivolge spesso al lettore facendo uso della seconda persona. Questa
pratica in italiano è poco usata e può risultare sgradevole. Nella traduzione si è preferito
fare uso di una forma passiva o della prima persona plurale.

Un’ultima osservazione riguardo allo stile non sempre consistente del testo originale: si
tratta di piccole discrepanze legate al fatto che il manuale è stato scritto e riveduto nel
corso degli anni. Di nuovo, per esigenze di aderenza con l’originale, abbiamo deciso di
conservare le inconsistenze anche nella traduzione.

Traduzione
Ing. Massimo Brunetta
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Glossario
Per chiarezza, diamo una traduzione dei termini che sono stati poi lasciati in inglese all’in-
terno del manuale:

Absolute Di valore assoluto. Riferito ad un tipo di combinazione di ca-


rico

Asolid: Elemento area usato per rappresentare solidi assialsimmetrici.


È rappresentabile con una sezione piana, per la simmetria at-
torno ad un asse di rotazione

Aspect ratio Rapporto di forma in un elemento piano (generalmente il rap-


porto tra le due linee mediane)

Assembled Joint Mass Massa nodale assemblata

Auto-Select Auto-selezione. Riferito alla capacità del programma di sce-


gliere sezioni in acciaio che soddisfano alle verifiche partendo
da una lista fornita dall’utente

Backbone curve Curva dorsale: una curva azione-spostamento, riferita ai mo-


delli di isteresi, che descrive il comportamento non lineare del
materiale

Beam constraint Vincolo a trave: un tipo di vincolo interno

Beam Trave

Body constraint Vincolo a corpo rigido: un tipo vincolo interno

Bounding box Minimo scatolare esaedro circoscrivente un oggetto

Bridge Ponte. Riferito a un oggetto nei programmi CSI

Bridge Modeler Strumento di CSiBridge per la modellazione di ponti

Bridge Wizard Strumento di CSiBridge per la modellazione guidata di ponti

Buckling Collasso per instabilità

xxvi
Prefazione alla traduzione italiana

Buckling-Restrained Controvento a instabilità impedita


Brace (BRB)

Cable Fune

Clear length Luce libera (di inflessione) di un elemento Frame, calcolata tra
le facce dei supporti

Collapse Prevention CP: stato limite corrispondente al nostro SLC

Column Pilastro

Combo Forma abbreviata per Load Combination: Combinazione di


Carico

Costrained Vincolato internamente. Riferito a un grado di libertà

Constraint Vincolo interno

Cutoff frequency Frequenza di taglio

Damper Smorzatore. Riferito a un dispositivo antisismico

Dead Load Azione permanente

Deformation Spostamento relativo agli estremi di un elemento

Default Impostazione predefinita, default

Degree of freedom Grado di libertà (GDL)


(DOF)

Design Progettazione: nel senso di dimensionamento e verifica in


base a normativa

Design Type Una variabile che per mette di scegliere la tipologia di veri-
fica per un dato materiale

Design Preference Preferenza di verifica


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Diaphragm constraint Vincolo a diaframma: un tipo di vincolo interno

Displacement Spostamento

Edge constraint Vincolo interno di bordo (usato per collegare elementi shell
con mesh non combacianti)

Eigenvalue Autovalore (o di Eigen)

Eigenvector Autovettore (o di Eigen)

Elastic snap back Ritorno elastico improvviso (a scatto)

End offset Accorciamento di un elemento frame lungo il suo asse, rispetto


al nodo di estremità, in grado di tener conto della zona rigida
di intersezione trave e pilastro

End releases Rilasci di estremità. Gradi di libertà disconnessi dal nodo,


all’estremità di un elemento

Equal constraint Vincolo uguale: un tipo di vincolo interno

Fiber hinge Cerniera a fibre

foot - ft Unità di misura, piede, pari a 30,48mm

Frame Letteralmente telaio. Elemento finito lineare a due nodi che


racchiude in sé le caratteristiche di tre elementi distinti, altri-
menti noti come: beam (trave), column (pilastro) e truss (biella)

Friction-Pendulum iso- Isolatore a pendolo scorrevole ad attrito


lator

Gap Apertura. Riferito ad un elemento Link: elemento ad apertura,


quindi solo compresso. Elemento di contatto

Ground displacement Carico da cedimento vincolare (al suolo)


load

Hinge Cerniera

xxviii
Prefazione alla traduzione italiana

Hook Gancio. Riferito ad un elemento Link: elemento agganciabile,


quindi solo teso

Immediate Occupancy IO: stato limite corrispondente al nostro SLD

Joint offset Eccentricità nodale. Eccentricità rispetto al nodo dell’estremità


di un elemento frame nel piano della sezione

Joint pattern Configurazione nodale

kip Unità di misura, pari a 1000 libbre, pari a 454Kgf (445N)

Label Codice alfanumerico di identificazione, nome

Lane Corsia da ponte in CSiBridge

Layer Strato, con riferimento all’elemento shell a strati

Layered shell Elemento shell a strati. Questi elementi possono essere costi-
tuiti da uno o più strati con comportamento del materiale li-
neare, non lineare o misto

Life safety LS: stato limite corrispondente al nostro SLV

Line search Ricerca lineare. Una opzione di iterazione nella soluzione


delle equazioni dell’equilibrio per l’analisi non lineare

Link/Support Elemento non lineare che descrive un legame tra due nodi o tra
un nodo e il suolo. Nel primo caso si tratta di un elemento Link,
cioè di collegamento, nel secondo caso di un elemento Support,
cioè di vincolo al suolo

Live Load Azione variabile

Load Case Un caso in cui uno o più configurazioni di carico elementare


sono analizzate insieme o in una certa sequenza, senza pertanto
ricorrere alla sovrapposizione degli effetti

Load pattern Configurazione di carico. In precedenza noto come “Condi-


zione elementare di Carico”. Il nuovo nome pone l’accento sul
possibile uso in configurazioni di tipo alternato
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Local constraint Vincolo locale: un tipo di vincolo interno

Log file File di registro dell’analisi dove sono riportati statistiche ed


errori incontrati durante l’esecuzione

Master Riferito a nodo. Padrone. Il nodo che governa uno o più gradi
di libertà di un gruppo di nodi internamente vincolati tra loro
Membrane Membrana: sottotipo di elemento shell con comportamento
piano

Mesh Maglia, in base alla quale gli elementi finiti sono discretizzati
nel modello

Multi-step A più passi. Riferito a un metodo di analisi numerica

Multistep Analysis Analisi multistep (a n passi)

Multi-stepped Con più passi, a passo multiplo

Open API Open Application Programming Interface: interfaccia di pro-


grammazione dell’applicazione di tipo aperto (che non ri-
chiede diritti di utilizzo)

Overwrite Sovrascrittura: utilizzata per modificare i valori di proprietà


precedentemente assegnate

Path Percorso da carico mobile in SAP2000

Performance Based De- Progettazione di tipo prestazionale


sign (PBD)

Permit Permesso. Riferito a un tipo di carico mobile Caltrans, ricon-


ducibile ai nostri “trasporti eccezionali”

Plane Elemento bidimensionale, usato per rappresentare solidi di


spessore uniforme. Può essere utilizzato con due tipologie di-
stinte: Plane-stress e Plane-strain, a rappresentare rispettiva-
mente uno stato piano di tensione o di deformazione

Plate Piastra. Sotto tipo di elemento shell con comportamento a fles-


sione; oppure tipo di vincolo interno

xxx
Prefazione alla traduzione italiana

Pore pressure Pressione interstiziale (in geotecnica)

Power Spectral Density Densità Spettrale di Potenza. Riferito all’analisi della risposta
di tipo probabilistico ad un carico armonico nel dominio delle
frequenze

Pushover analysis Riferito ad un tipo di analisi non lineare statica. “Analisi non
lineare statica” nell’accezione delle NTC. In realtà vi sono
molti altri tipi di analisi non lineare statica diversi da questa

Quake Load Azione sismica

Range Campo o estensione. Riferito a un tipo di Combinazione di Ca-


rico o a una banda di frequenze

Response Spectrum Spettro di risposta. Riferito ad un tipo di analisi basata su una


precedente analisi modale

Restrained Vincolato esternamente con vincolo fisso. Riferito a un grado


di libertà

Restraint Vincolo esterno

Rigid Body constraint Vincolo a corpo rigido: un tipo vincolo interno

Rigid-end factor Fattore di rigidezza agli estremi. Indica la porzione di lun-


ghezza degli end offset da considerare infinitamente rigida

Ritz-Vector Vettore di Ritz. Riferito a un metodo di analisi modale

Rod constraint Vincolo a barra: un tipo di vincolo interno

Rubber isolator Isolatore isteretico (in gomma): un “dispositivo” sismico

Section Sezione

Section Cut Linea di sezione

Section Designer Strumento specializzato nella definizione e il calcolo di sezioni


complesse, disponibile all’interno dei programmi CSI

Shape Profilo: riferito a una sezione.


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Shell Elemento area a tre o quattro nodi, che combina comporta-


mento a membrana e a flessione (a lastra e a piastra). Può essere
sottile (thin) o spesso (thick)

Shift Spostamento (di frequenza)

Shift frequency Frequenza di spostamento (del centro banda)

Shifting Esecuzione di uno shift di frequenza

Slave Riferito a nodo. Schiavo. Un nodo facente parte di un gruppo


di nodi internamente vincolati, di cui alcuni gradi di libertà
sono legati a quelli di un nodo master

Snap-back Scatto all’indietro. Fenomeno durante il quale la curva di pu-


shover arretra con pendenza negativa, conseguentemente alla
perdita di resistenza improvvisa di qualche elemento della
struttura

Snap-through buckling Collasso per instabilità a scatto

Snow load Azione della neve

Solid Solido, riferito a un tipo di elemento solido a otto nodi

Spec Forma abbreviata per caso di carico in spettro di risposta

Spline Riferito ai modelli di ponte: unifilare dorsale

SRSS Radice quadra della somma di quadrati (Square Root of the


Sum of the Squares)

Steady State Stato Stazionario. Riferito all’analisi della risposta ad un carico


armonico nel dominio delle frequenze, di tipo deterministico

Step Passo (temporale)

Step by step Analysis Analisi al passo

Stepping Esecuzione dei passi temporali

xxxii
Prefazione alla traduzione italiana

Strain Deformazione

Strength loss Perdita di resistenza in una cerniera plastica

Stress point Punti di una sezione trasversale di un elemento frame dove le


tensioni sono calcolate e riportate in output

Stress resultant Risultante delle tensioni, riferito alle forze interne di uno shell

Substep Passi più piccoli, di ordine inferiore, riferito ai passi principali


dell’analisi al passo

Substepping Processo durante il quale i passi temporali sono suddivisi in


sotto-passi (substep) più piccoli

Superimposed Dead Carico permanente non strutturale


Load

Superstructure Riferito ai modelli di ponte: impalcato

Target Force: Forza obbiettivo: il carico di deformazione indotta capace di


produrre in un elemento frame una forza assiale desiderata

Tendon Tirante da precompressione per cemento armato

Thread Traccia. Riferito a processori di computer multi traccia

Time History Analysis Analisi dinamica al passo della risposta ad un carico variabile
nel tempo. Generalmente riferita ad accelerogrammi. Può es-
sere lineare o non lineare, per sovrapposizione modale o per
integrazione diretta.

Time step Passo temporale (di un’analisi al passo)

Ton Unità di misura USA, pari a 2 kip, pari a 908 Kgf (890N)

Truss Struttura reticolare. Il membro di una struttura reticolare,


avente solo rigidezza assiale. Una biella

Vehicle Live Veicolo accidentale. Una Configurazione di Carico variabile


da traffico
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Utility Strumento, funzionalità. Tipico del software, ad indicare parti


di un programma di uso accessorio ed autonomo

Wall Setto murario. Uno degli oggetti strutturali in ETABS

Wave Onda. Riferito a una configurazione di carico

Weld constraint Vincolo interno a saldatura. Usato per collegare insieme un


gruppo di nodi, al fine di unire parti distinte del modello

Wind Load Azione del vento

Wobble Ondeggiamento. Riferito ad un coefficiente necessario al cal-


colo delle perdite di tensione nei tiranti per attrito

xxxiv
Capitolo I

Introduzione
SAP2000, ETABS, SAFE e CSiBridge sono pacchetti software per l’analisi e le verifiche
strutturali prodotti da Computers and Structures Inc. Ciascun pacchetto è costituito da un
sistema completamente integrato per modellare, analizzare e ottimizzare strutture di un
particolare tipo:

• SAP2000 per strutture di tipo generale, inclusi stadi, torri, edifici industriali, piatta-
forme offshore, sistemi di tubazioni, edifici civili, dighe, suolo, parti di macchina e
molto altro
• ETABS per strutture di edifici civili
• SAFE per solai e fondazioni
• CSiBridge per ponti

Nel cuore di ognuno di questi pacchetti software c’è un comune motore di analisi, cui
questo manuale farà riferimento con il nome di SAPfire. Questo motore è la più recente
e potente versione della notissima seria di programmi di analisi strutturale SAP. Scopo
di questo manuale è descrivere le caratteristiche di SAPfire.

Nel manuale può capitare che le citazioni si riferiscano al solo programma SAP2000.
Tuttavia esse sono spesso valide anche per i programmi ETABS, SAFE e CSiBridge.
Non tutte le caratteristiche descritte sono disponibili per ogni livello di ciascun pro-
gramma.

1
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Caratteristiche di analisi
• Il solutore SAPfire offre le seguenti funzionalità:
• Analisi statica e dinamica
• Analisi lineare e non lineare
• Analisi sismica dinamica e analisi statica in pushover
• Analisi con carichi variabili da traffico per ponti
• Non linearità geometrica, inclusi P-Delta e grande spostamento
• Costruzioni per fasi (incrementali)
• Effetti di ritiro, viscosità e invecchiamento
• Analisi di collasso per instabilità (buckling)
• Analisi della risposta a carichi armonici e analisi di densità spettrale
• Elementi Frame, inclusivi di comportamento beam-column, truss
• Elementi Shell, inclusivi di comportamento a lastra e a piastra
• Elementi cavo e tirante
• Elementi Plane e Asolid, di tipo solido bidimensionale,
• Elementi Solid, di tipo solido tridimensionale
• Elementi Link e Support non lineari
• Proprietà Link e Support dipendenti dalla frequenza
• Sistemi di coordinate multipli
• Svariati tipi di vincoli interni
• Gran varietà di opzioni di carico
• Codici di identificazione (label) alfanumerici
• Grande capacità
• Algoritmi di risoluzione stabili e altamente efficienti

Queste caratteristiche e molte altre fanno dei programmi CSI lo stato dell’arte nell’analisi
strutturale. Non tutte le caratteristiche citate sono disponibili per ogni livello di SAP2000,
ETABS, SAFE e CSiBridge.

2 Caratteristiche di analisi
Capitolo I Introduzione

Analisi e verifiche strutturali


Per analizzare e verificare una struttura utilizzando SAP2000, ETABS, SAFE e CSi
Bridge in generale sono necessari i seguenti passi:

1. Creare o modificare un modello in grado di definire numericamente geometria e


proprietà della struttura, carichi e parametri di analisi
2. Eseguire l’analisi del modello
3. Esaminare i risultati dell’analisi
4. Eseguire le verifiche e ottimizzare il progetto
Si tratta generalmente di un processo iterativo che può richiedere parecchi cicli della se-
quenza descritta. Tutti questi passi possono essere eseguiti in successione, senza interru-
zioni di continuità, utilizzando le interfacce grafiche di SAP2000, ETABS, SAFE e CSi-
Bridge.

Su questo manuale
Questo manuale descrive i concetti teorici che sottendono alle funzionalità di modella-
zione e di analisi offerte dal motore di analisi SAPfire e valgono per tutti i vari pacchetti
di analisi e progettazione strutturale prodotti da Computers and Structures, Inc. L’inter-
faccia grafica e le funzionalità di verifica sono invece descritte in manuali distinti per
ciascun programma.

È fondamentale leggere questo manuale e assimilare gli assunti e le procedure usate da


questi programmi di calcolo, prima di iniziare fare uso delle loro funzionalità analitiche.

All’interno del manuale, per brevità, le citazioni possono essere riferite al solo pro-
gramma SAP2000. Tuttavia esse vanno intese come valide allo stesso modo anche per i
programmi ETABS, SAFE e CSiBridge. Non tutte le caratteristiche descritte sono dispo-
nibili per ogni livello di ciascun programma.

Paragrafi
Ciascun capitolo di questo manuale è diviso in paragrafi e in sotto paragrafi. Tutti i capi-
toli iniziano con la lista dei paragrafi trattati, che si dividono in due gruppi:

• Argomenti di base - raccomandati per tutti gli utenti

Analisi e verifiche strutturali 3


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Argomenti avanzati - per utenti con necessità specialistiche e per tutti gli altri utenti
a mano a mano che acquisiscono una maggiore familiarità con il programma.

Dopo la lista degli argomenti, segue un compendio che riassume i contenuti del capitolo.
Leggere il compendio di ogni capitolo vi consentirà di familiarizzarvi con lo scopo
dell’intero programma.

Convenzioni tipografiche
Nel manuale saranno utilizzate le seguenti convenzioni tipografiche:

Grassetto per le definizioni


Caratteri in romano grassetto (es.: esempio) sono utilizzati ogni volta che viene definito
un nuovo termine o concetto. Ad esempio:

Il sistema di riferimento globale è un sistema di riferimento cartesiano tridimen-


sionale destrorso.

Questa frase inizia la definizione di del sistema di riferimento globale.

Grassetto per i dati variabili


Caratteri in romano grassetto (es.: esempio) sono utilizzati per rappresentare le variabili
per le quali l’utente deve specificare un valore durante la definizione del modello strut-
turale. Ad esempio:

La coordinata angolare degli elementi frame, ang, è utilizzata per definire orienta-
menti che sono diversi dal valore zero di default.

Pertanto dovrà essere fornito un valore numerico per la variabile ang se l’angolo è
differente dal valore di default che è zero.

Italico per scalari matematici


Caratteri in italico normale (es.: esempio) sono utilizzati per scalari matematici e caratteri
in italico grassetto (es.: esempio) sono utilizzati per vettori e matrici. Se un dato variabile
è usato in un’equazione viene allora usato il romano grassetto, come discusso più sopra.
Ad esempio:

0≤ 𝐝𝐚 < 𝐝𝐛 ≤ 𝐿

4 Convenzioni tipografiche
Capitolo I Introduzione

Qui da e db sono variabile specificate dall’utente, mentre L è una lunghezza calcolata


dal programma.

Italico per enfasi


Caratteri in italico normale (es.: esempio) sono utilizzati per enfatizzare un punto impor-
tante o per enfatizzare il titolo di un libro, un manuale, un giornale.

Italico per termini inglesi


Per alcuni termini tecnici specifici, caratteri in italico normale sono utilizzati per indicare
la voce inglese, accanto a quello italiana. Una delle due voci è tra parentesi. Ad esempio:

… Plane-stress (tensione piana) …

Quando uno di questi termini specifici è usato in modo ricorrente, la traduzione italiana
può venire omessa. Termini inglesi di uso comune sono riportati in caratteri normali

Nomi con iniziali maiuscole


Nomi con iniziali maiuscole sono utilizzati per certi elementi del modello o dell’analisi
che hanno uno speciale significato in SAP2000. Alcuni esempi:

elemento Frame
vincolo interno a Diaframma
Configurazione di Carico

Termini di tipo comune, come “nodo” o “elemento”, non sono invece enfatizzati.

Riferimenti bibliografici
In questo manuale i riferimenti sono fatti indicando il nome dell’autore e la data di pub-
blicazione in parentesi. Ad esempio:

Vedi Wilson e Tesuji (1983)


È stato dimostrato (Wilson, Yuan, Dickens, 1982) che …

Tutti i riferimenti bibliografici sono elencati in ordine alfabetico nel capitolo “Riferimenti
bibliografici” (pag.539).

Riferimenti bibliografici 5
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

6 Riferimenti bibliografici
C a p i t o l o II

Oggetti ed Elementi
In un modello strutturale le componenti fisiche della struttura sono rappresentate da og-
getti. Utilizzando l’interfaccia grafica, l’utente “disegna” la geometria di un oggetto e
quindi “assegna” proprietà e carichi a quell’oggetto in modo da definire compiutamente
il modello della componente fisica. Ai fini dell’analisi, SAP2000 converte poi ciascun
oggetto in uno o più elementi.

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Oggetti
• Oggetti ed Elementi
• Gruppi

Oggetti
Elencati per ordine di dimensione, gli oggetti disponibili sono i seguenti:

• Oggetti punto, di due tipi:


 Oggetti nodo: sono creati automaticamente alle estremità o angoli di tutti gli
altri tipi di oggetto, ma possono anche essere creati esplicitamente per model-
lare vincoli o altri comportamenti di tipo localizzato.

 Oggetti Support (ad un nodo) di vincolo al suolo: utilizzati per modellare

7
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

vincoli al suolo di tipo speciale come isolatori, smorzatori, gap, hook, molle
multilineari e altro.

• Oggetti Linea, di quattro tipi


 Oggetti Frame: per travi, pilastri, controventi e bielle.

 Oggetti Cable (Cavo): per cavi snelli soggetti a peso proprio e tensione.

 Oggetti Tendon (Tirante): per tiranti da precompressione entro altri oggetti.

 Oggetti Link (collegamento) a due nodi: per membrature di collegamento con


comportamento speciale come isolatori, smorzatori, gap, hook, molle multili-
neari e altro. A differenza degli oggetti frame, cavo e tirante, gli oggetti link
possono avere lunghezza nulla.

• Oggetti Area: elementi shell che possono essere a lastra (membrane), a piastra
(plate) e a shell intero, utilizzati per modellare muri, solai e altri membrature a spes-
sore sottile e solidi bidimensionali, che possono essere a tensioni piane (Plane-
stress), a deformazioni piane (Plane-strain) e assialsimmetrici (asolid).
• Oggetti Solidi: usati per modellare solidi a tre dimensioni.

Come regola generale la geometria dell’oggetto dovrebbe corrispondere a quella della


componente fisica. Questo aiuta a visualizzare il modello e favorisce il processo di pro-
gettazione.

Oggetti ed elementi
Chi avesse esperienza con i programmi tradizionali agli elementi finiti, incluse antece-
denti versioni dei programmi SAP2000, ETABS e SAFE, è probabilmente abituato a sud-
dividere per ragioni di calcolo gli oggetti fisici in elementi finiti più piccoli e uniti tra
loro. La modellazione ad oggetti in larga misura elimina questa necessità.

Per utenti che invece fossero alle prime armi, il concetto di modellazione ad oggetti do-
vrebbe sembrare perfettamente naturale.

Quando è eseguita un’analisi, SAP2000 converte automaticamente il modello basato su


oggetti in un modello basato su elementi finiti da utilizzare ai fini del calcolo. Il modello
basato sugli elementi è chiamato il modello di analisi e consiste di un tradizionale insieme
di nodi ed elementi. I risultati dell’analisi sono poi rimandati al modello ad oggetti per
essere esaminati dall’utente.

L’utente ha il controllo di com’è eseguita la mesh, in particolare sul grado di raffinamento

8 Oggetti ed elementi
Capitolo II Oggetti ed Elementi

e sul modo in cui sono gestite le connessioni tra oggetti che si intersecano. È comunque
possibile eseguire la mesh anche manualmente in modo che la corrispondenza tra oggetti
ed elementi sia del tutto univoca.

In questo manuale il termine “elemento” sarà usato più frequentemente di “oggetto” poi-
ché quanto descritto nel seguito è la porzione di programma dedicata all’analisi e che
opera quindi con gli elementi finiti. Deve tuttavia essere chiaro che le proprietà qui de-
scritte per gli elementi, vengono a loro volta convertite all’interno dell’interfaccia e asse-
gnate automaticamente agli oggetti.

Gruppi
Un gruppo è una collezione di oggetti cui è stato attribuito un nome definito dall’utente.
A ogni gruppo deve essere attribuito un nome univoco e una serie di oggetti selezionati
per farvi parte. È possibile attribuire ad un gruppo oggetti di qualunque tipo. Ciascun
oggetto può fare parte di uno o più gruppi. Tutti gli oggetti fanno sempre parte del gruppo
precostituito denominato “ALL”.

All’interno dell’interfaccia grafica i gruppi sono utilizzati per scopi molteplici, tra cui
compiere selezioni, ottimizzare la progettazione, definire linee di sezione, controllare
l’output e altro. All’interno di questo manuale saremo invece principalmente interessati
all’utilizzo dei gruppi nel definire la costruzione per fasi. Per maggiori informazioni, vedi
il paragrafo “Costruzione per fasi” (pag.442) nel capitolo “Analisi statica non lineare”.

Gruppi 9
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

10 Gruppi
C a p i t o l o III

Sistemi di coordinate
Per ciascuna struttura possono essere utilizzati molti sistemi di coordinate diversi tra loro,
questo al fine di descrivere la posizione di punti e la direzione di carichi, spostamenti,
sollecitazioni e tensioni. La comprensione di questi differenti sistemi di coordinate è cru-
ciale per definire il modello e interpretare risultati in modo appropriato.

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Sistema di coordinate globale
• Direzioni verso l’alto e orizzontale
• Definizione di sistemi di coordinate
• Sistemi di coordinate locali

Argomenti avanzati
• Sistemi alternativi di coordinate
• Coordinate cilindriche e sferiche

11
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Compendio
I sistemi di coordinate sono utilizzati per posizionare parti differenti del modello struttu-
rale e definire la direzione di carichi, spostamenti, sollecitazioni e tensioni.

Tutti i sistemi di coordinate all’interno del modello sono definiti facendo capo a un sin-
golo sistema di coordinate globali. Ciascuna parte del modello (nodi, elementi o vincoli)
è dotata di un proprio sistema di coordinate locali. In aggiunta l’utente può creare sistemi
alternativi di coordinate che gli siano utili per definire posizioni e direzioni.

Tutti i sistemi di coordinate sono sistemi tridimensionali, destrorsi, rettangolari (Carte-


siani). Per definire i sistemi di riferimento locali e alternativi in relazione al sistema glo-
bale è utilizzato il metodo del prodotto vettore.

Il solutore assume sempre che l’asse Z sia l’asse verticale, con direzione positiva verso
l’alto. La direzione verticale positiva è utilizzata per aiutare a definire i sistemi di coor-
dinate locali, benché di per sé i sistemi di coordinate locali non abbiano il concetto di
alto.

La posizione di punti in un sistema di coordinate può essere specificata utilizzando coor-


dinate rettangolari o cilindriche. Allo stesso modo, in un sistema di coordinate le direzioni
possono essere specificate utilizzando direzioni coordinate rettangolari, cilindriche o sfe-
riche passanti per un punto.

Sistema di coordinate globali


Il sistema di coordinate globali è un sistema rettangolare, destrorso, tridimensionale. I tre
assi, chiamati X, Y e Z sono perpendicolari tra loro e soddisfano alla regola della mano
destra.

La posizione nel sistema di coordinate globali può essere specificata utilizzando le varia-
bili x, y e z. Un vettore nel sistema di coordinate globali può essere specificato asse-
gnando la posizione di due punti, una coppia di angoli o specificando una direzione coor-
dinata. Le direzioni coordinate sono indicate utilizzando i valori ±X, ±Y e ±Z. Ad
esempio, +X definisce un vettore parallelo e con la medesima direzione dell’asse X. Il
segno è obbligatorio.

Tutti gli altri sistemi di coordinate nel modello sono essenzialmente definiti rispetto al
sistema di coordinate globali, sia che lo siano in modo diretto, che indiretto. Allo stesso
modo, le coordinate nodali, indipendentemente da come sono state definite, sono alla fine
tutte convertite nelle coordinate X, Y e Z.

12 Compendio
Capitolo III Sistemi di coordinate

Direzioni verso l’alto e orizzontale


SAP2000 assume sempre che Z sia l’asse verticale, con la direzione coordinata +Z rivolta
verso l’alto. Sistemi di coordinate locali per nodi, elementi e accelerazione del suolo sono
definiti facendo riferimento a questa direzione verticale. Il carico di peso proprio agisce
sempre verso il basso, in direzione -Z.

Il piano X-Y è orizzontale. La direzione orizzontale primaria è +X. Gli angoli sul piano
orizzontali sono misurati a partire dalla metà positiva dell’asse X, con angoli positivi visti
in senso antiorario guardando in basso verso il piano X-Y.

Chi preferisse lavorare con una direzione verticale diversa, può definire con questo pro-
posito un sistema di coordinate alternative.

Definire sistemi di coordinate


Ciascun sistema di coordinate, per essere definito, deve avere un’origine e un gruppo di
tre assi mutualmente perpendicolari che soddisfino alla regola della mano destra.

L’origine è specificata semplicemente assegnando tre coordinate nel sistema di riferi-


mento globale.

Gli assi sono definiti come vettori utilizzando i concetti dell’algebra vettoriale. Una co-
noscenza di base dell’operazione di prodotto vettore è molto utile per comprendere chia-
ramente come sono definiti i sistemi di coordinate.

Prodotto vettore
Un vettore può essere definito da due punti. Ha lunghezza, direzione e posizione nello
spazio. Allo scopo di definire assi coordinati conta solo la direzione. Pertanto qualunque
coppia di vettori che siano paralleli è abbiano lo stesso verso (cioè puntino nella stessa
direzione) possono essere considerati essere il medesimo vettore.

Qualunque coppia di vettori, Vi e Vj, che non siano paralleli tra loro, definisce un piano
che è parallelo a entrambi. La posizione di questo piano non è importante in questo con-
testo, ma solo il suo orientamento. Il prodotto vettore di Vi e Vj definisce un terzo vettore,
Vk che è perpendicolare a entrambi e di conseguenza normale al piano da essi formato. Il
prodotto vettore è scritto come segue:

𝑽𝒌 = 𝑽𝒊 × 𝑽𝒋

Direzioni verso l’alto e orizzontale 13


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Qui la lunghezza di Vk non è importante. Rispetto al piano Vi -Vj, il lato verso il quale
punta Vk è determinato dalla regola della mano destra: il vettore Vk punta verso chi osserva
se l’angolo acuto (meno di 180°) da Vi a Vj gli appare antiorario.

Pertanto il segno del prodotto vettore dipende dall’ordine degli operandi:

𝑽𝒋 × 𝑽𝒊 = −𝑽𝒊 × 𝑽𝒋

Definire i tre assi utilizzando due vettori


Un sistema di coordinate destrorso R-S-T può essere rappresentato da tre vettori mutual-
mente perpendicolari tra loro, Vr, Vs e Vt, capaci di soddisfare alla relazione:

𝑽𝒕 = 𝑽𝒓 × 𝑽𝒔

Questo sistema di coordinate può essere specificato con due vettori non paralleli:

• Un vettore di riferimento di asse, Va, che sia parallelo all’asse R


• Un vettore di riferimento di piano, Vp, che sia parallelo al piano R-S e punti verso
il lato positivo di S rispetto all’asse R

Gli assi sono allora definiti nel modo seguente:


𝑽𝒓 = 𝑽𝒂

𝑽𝒕 = 𝑽𝒓 × 𝑽𝒑

𝑽𝒔 = 𝑽𝒕 × 𝑽𝒓

Va notato che Vp può essere qualunque vettore conveniente parallelo al piano R-S; non
deve essere parallelo all’asse S. Questo è illustrato in fig. 1 (pag.15).

Sistema di coordinate locali


Ciascuna parte (nodo, elemento o vincolo interno) del modello strutturale ha un suo si-
stema di coordinate locali utilizzato per definire proprietà, carichi e risposta. Gli assi del
sistema di coordinate locali sono indicati come 1, 2 e 3. In generale i sistemi di coordinate
locali possono variare da nodo a nodo, da elemento a elemento, da vincolo a vincolo.

Per un sistema di coordinate locali, non c’è una direzione verso l’alto preferita. Tuttavia
la direzione verso l’alto +Z è utilizzata per definire il sistema locale di riferimento di
default, rispetto al sistema globale o a ogni altro sistema alternativo.

14 Sistema di coordinate locali


Capitolo III Sistemi di coordinate

Figura 1
Determinare un sistema di coordinate R-S-T dai vettori di riferimento Va e Vp

Il sistema di coordinate 1-2-3 locali di nodo è normalmente uguale al sistema di coordi-


nate globale X-Y-Z. Tuttavia è possibile assegnare a questo sistema locale un qualunque
orientamento arbitrario, specificando due vettori di riferimento e/o tre angoli di rotazione.

Per gli elementi Frame, Area (Shell, Plane, Asolid) e Link/Support, uno degli assi locali
è comunque determinato in modo individuale dalla geometria di ciascun elemento. È pos-
sibile definire l’orientamento dei due assi rimanenti specificando un singolo vettore e/o
un singolo angolo di rotazione. A questa regola fa eccezione l’elemento Link/Support a
un nodo o a lunghezza zero, che richiede che sia specificato anche il primo asse.

Per gli elementi Solid il sistema locale 1-2-3 è normalmente uguale al sistema globale. È
tuttavia possibile anche qui definire arbitrariamente un qualunque altro sistema di coor-
dinate locali specificando due vettori di riferimento e/o tre angoli di rotazione.

Per i Vincoli Interni (Constraints) di tipo a Corpo Rigido (Body), Diaframma (Diaph-
ragm), Piastra (Plate), Trave (Beam) o Barra (Rod) il sistema di coordinate locali è nor-
malmente calcolato automaticamente a partire dalla geometria o dalla distribuzione di
massa del vincolo stesso. A scelta, l’utente può assegnare arbitrariamente da sé uno degli
assi locali, mentre gli altri due sono dedotti di conseguenza. Questo vale per tutti i con-
straints ad eccezione del Body.

Sistema di coordinate locali 15


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Per il vincolo interno Eguale (Equal), il sistema di coordinate locali può essere specificato
arbitrariamente, altrimenti per default è utilizzato il sistema globale. Normalmente questo
tipo di vincolo interno non ha bisogno di coordinate locali.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 24) nel capitolo “Nodi e gradi
di libertà”.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 108) nel capitolo “L’elemento
Frame”.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 185) nel capitolo “L’elemento
Shell”.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 217) nel capitolo “L’elemento
Plane”.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 227) nel capitolo “L’elemento
Asolid”.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 240 nel capitolo “L’elemento
Solid”.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag.254) nel capitolo “L’elemento
Link/Support”.
• Vedi capitolo “Vincoli Interni” (pag. 49).

Sistemi di Coordinate Alternative


È possibile definire sistemi di coordinate alternativi da poter utilizzare per collocare i
nodi nello spazio, per definire sistemi di coordinate locali per nodi, elementi e vincoli
interni, per definire carichi e altre proprietà. Gli assi dei sistemi di riferimento alternativi
sono denominati X, Y e Z.

Il sistema di riferimento globale e tutti quelli alternativi sono chiamati anche sistemi di
coordinate fisse, poiché sono applicati all’intero modello strutturale e non a parti indivi-
duali, come fanno invece i sistemi di riferimento locali. Ogni sistema di coordinate fisse
può essere espresso in forma sia cartesiana, che cilindrica o sferica.

Associata con ciascun sistema di coordinate fisse c’è una griglia di riferimento utilizzata
per localizzare oggetti nell’interfaccia grafica. Le griglie non hanno significato per il mo-
dello di analisi.

Ciascun sistema di coordinate alternative è definito specificando la posizione dell’origine

16 Sistemi di Coordinate Alternative


Capitolo III Sistemi di coordinate

e l’orientamento degli assi in riferimento al sistema di coordinate globali. Sono necessari:

• Le coordinate globali X, Y e Z della nuova origine

• I tre angoli (in gradi sessagesimali) necessari a eseguire la rotazione dal sistema
globale al nuovo sistema alternativo

Coordinate cilindriche e sferiche


La posizione dei punti nel sistema di coordinate globale o in uno alternativo può essere
specificata specificando coordinate polari, invece che cartesiane. Le coordinate polari in-
cludono coordinate cilindriche CR-CA-CZ e sferiche SB-SA-SR. Vedi figura 2 (pag. 19)
per la definizione dei sistemi di coordinate polari. I sistemi di coordinate polari sono
sempre definiti a partire da un sistema di coordinate rettangolari X-Y-Z.

Le coordinate CR, CZ e SR sono lineari e sono specificate in unità di lunghezza. Le coor-


dinate CA, SB e SA sono angolari e sono specificate in gradi.

In coordinate cilindriche la posizione è specificata utilizzando le variabili cr, ca e cz.


Esse sono collegate alle variabili rettangolari con le seguenti relazioni:

𝐜𝐫 = √𝒙2 + 𝐲 2
𝐲
𝐜𝐚 = 𝑡𝑎𝑛−1
𝐱
𝐜𝐳 = 𝐳

In coordinate sferiche la posizione è specificata utilizzando le variabili sb, sa e sr. Esse


sono collegate alle variabili rettangolari con le seguenti relazioni:

√𝐱 2 + 𝐲 2
𝐬𝐛 = 𝑡𝑎𝑛−1
𝐳
𝐲
𝐬𝐚 = 𝑡𝑎𝑛−1
𝐱

𝐬𝐫 = √𝒙2 + 𝐲 2 + 𝐳2

In un sistema di coordinate fisse, un vettore può essere specificato indicando la posizione


di due punti oppure assegnando una direzione coordinata a un singolo punto. Le direzioni
coordinate sono tangenti alle rispettive curve coordinate per un punto P. Una direzione

Coordinate cilindriche e sferiche 17


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

coordinata positiva indica la direzione di valori crescenti della coordinata per quel punto.

Le direzioni coordinate cilindriche si denotano utilizzando i valori ±CR, ±CA e ±CZ.


Le direzioni coordinate sferiche si denotano con i valori ±SB, ±SA e ±SR. Il segno è
obbligatorio. Vedi figura 2 (pag. 19)

Le direzioni coordinate cilindriche e sferiche non sono costanti: variano con la posizione
angolare, mentre non variano al variare delle coordinate lineari. Ad esempio, +SR defi-
nisce un vettore diretto dall’origine al punto P.

Va notato che le coordinate Z e CZ sono identiche, così come le rispettive direzioni coor-
dinate. Allo stesso modo sono identiche le coordinate CA e SA e le direzioni coordinate
corrispondenti.

18 Coordinate cilindriche e sferiche


Capitolo III Sistemi di coordinate

Figura 2
Coordinate cilindriche e sferiche e loro direzioni coordinate

Coordinate cilindriche e sferiche 19


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

20 Coordinate cilindriche e sferiche


C a p i t o l o IV

Nodi e Gradi di Libertà


I Nodi giocano un ruolo fondamentale nell’analisi di ogni struttura. I nodi sono i punti di
connessione tra gli elementi e sono le posizioni primarie nella struttura presso le quali gli
spostamenti sono conosciuti o devono essere determinati. Le componenti degli sposta-
menti sono chiamate Gradi di Libertà.

Questo capitolo descrive le proprietà dei nodi, i gradi di libertà, i carichi e l’output. Ulte-
riori informazioni su nodi e gradi di libertà sono date nel capitolo “Vincoli Interni” (pag.
49).

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Considerazioni sulla modellazione
• Sistemi di coordinate locali
• Gradi di Libertà
• Vincoli Esterni Fissi
• Vincoli Esterni Elastici
• Reazioni ai nodi
• Reazioni alla base
• Masse

21
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Carichi di Forza (concentrata)


• Output dei gradi di libertà
• Output delle Masse Nodali Assemblate
• Output di Spostamento
• Output delle forze

Argomenti avanzati
• Sistemi avanzati di coordinate locali
• Vincoli Non Lineari
• Vincoli Uniformemente Distribuiti
• Carichi di Cedimento Vincolare (imposto) al Suolo
• Spostamenti Generalizzati
• Output delle forze nodali degli elementi

Compendio
I nodi, noti anche come punti nodali, sono una parte fondamentale di qualunque modello
strutturale. I nodi assolvono a una varietà di funzioni:

• Tutti gli elementi sono collegati alla struttura (e quindi l’un l’altro) presso i nodi
• Il sostegno della struttura è fornito ai nodi, per mezzo di Vincoli Esterni Fissi (Re-
straints) o Elastici
• Comportamento a corpo rigido e condizioni di simmetria possono essere specificati
utilizzando Vincoli Interni (Constraints) che si applicano ai nodi
• I carichi concentrati possono essere applicati ai nodi
• Masse concentrate e momenti di inerzia (di massa) possono essere posizionati sui
nodi
• Di fatto tutti i carichi e le masse applicati agli elementi sono alla fine trasferiti ai
nodi
• I nodi sono le posizioni primarie della struttura, presso le quali gli spostamenti sono
noti (agli appoggi) o devono essere calcolati

Tutte queste funzioni sono discusse in questo capitolo ad eccezione dei Vincoli Interni
(Costraints) che sono descritti nel capitolo “Vincoli Interni” (pag. 49).
I nodi nel modello di analisi corrispondono a oggetti punto nel modello strutturale ad
oggetti. Utilizzando l’interfaccia grafica di SA2000, ETABS, SAFE o CSiBridge, i nodi

22 Compendio
Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

(punti) sono creati automaticamente alle estremità di ciascun oggetto linea e agli angoli
di ciascun oggetto Area e solido. I nodi tuttavia possono essere definiti anche in modo
indipendente da qualunque oggetto.
Il raffinamento automatico delle mesh genererà nodi addizionali in corrispondenza di
ogni nuovo elemento creato.
I nodi possono essi stessi essere considerati un elemento. Ciascun nodo può avere il suo
proprio sistema di coordinate locali per definizione di gradi di libertà, vincoli, proprietà
e carichi; così come per interpretare i risultati nodali. Nella maggioranza dei casi, tuttavia,
il sistema globale X-Y-Z è utilizzato anche come sistema locale per tutti i nodi del mo-
dello. I nodi agiscono in modo indipendente tra loro salvo che non siano connessi ad altri
elementi.
Ogni nodo ha sei gradi di libertà di spostamento - tre traslazioni e tre rotazioni. Queste
componenti di spostamento sono allineate con il sistema di coordinate locali di ciascun
nodo.
I nodi possono essere caricati direttamente da forze concentrate o indirettamente da cedi-
menti del suolo agenti su ogni vincolo esterno fisso o elastico.
Gli spostamenti (traslazioni e rotazioni) sono calcolati per ogni nodo, così come sono
calcolate anche le forze e i momenti di reazione agenti su ciascun nodo vincolato.

Per maggiori informazioni, vedi capitolo “Vincoli interni” (pag. 49).

Considerazioni di modellazione
La posizione dei nodi e degli elementi è critica nel determinare l’accuratezza del modello
strutturale. Alcuni dei fattori che devono essere considerati nel definire gli elementi della
struttura, e di conseguenza i nodi, sono:

• Il numero di elementi dovrebbe essere sufficiente a descrivere la geometria della


struttura. Per linee e contorni dritti, un elemento è adeguato. Per linee e superfici
curve è bene usare un elemento per ogni 15° al massimo.
• I contorni di un elemento, e di conseguenza i nodi, dovrebbero essere posizionati in
corrispondenza di punti, linee e superfici di discontinuità:

 Discontinuità strutturale, come angoli e spigoli


 Cambiamenti nelle proprietà del materiale

Considerazioni di modellazione 23
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

 Cambiamenti di spessore o di altre proprietà geometriche


 Punti di appoggio (vincoli esterni fissi o elastici)
 Punti di applicazione di carichi concentrati, eccezion fatta per gli elementi
Frame, che possono avere carichi concentrati applicati anche in campata
• In regioni dove le tensioni hanno un forte gradiente, cioè dove le tensioni variano
rapidamente, la mesh di elementi Area e Solid dovrebbe essere infittita utilizzando
elementi più piccoli e nodi ravvicinati. Questo può richiedere che la mesh sia modi-
ficata dopo aver eseguito una o più analisi.
• Per modellare la lunghezza di qualunque campata dove il comportamento dinamico
sia importante, dovrebbe essere usato più di un solo elemento. Questo è necessario
perché la massa, anche se derivante dagli elementi, è sempre concentrata sui nodi.

Sistema di coordinate locali


Ogni nodo ha il suo sistema di coordinate locali di nodo, utilizzato per definire gradi di
libertà, vincoli, proprietà e carichi del nodo, così come per riportare l’output. Gli assi del
sistema di coordinate locali del nodo sono chiamati 1, 2 e 3. Per default questi assi sono
identici agli assi globali X, Y e Z. Ambedue i sistemi sono destrorsi.

Il sistema di coordinate locali di default è adeguato nella maggioranza delle situazioni.


Tuttavia, per certe necessità di modellazione può essere utile utilizzare un sistema di
coordinate diverso per alcuni o anche tutti i nodi. Questo è descritto nel prossimo para-
grafo.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Direzioni verso l’alto e orizzontale” (pag. 13) nel capitolo “Sistemi
di coordinate”.
• Vedi paragrafo “Sistema avanzato di coordinate locali” (pag. 24) in questo capitolo.

Sistema avanzato di coordinate locali


Per default, il sistema locale di nodo 1, 2 e 3 è identico al sistema globale X, Y e Z, come
descritto nel paragrafo precedente. Tuttavia può essere necessario utilizzare un sistema
di coordinate differente per alcuni o tutti i nodi, nei seguenti casi:

• Sono presenti vincoli esterni (appoggi) obliqui


• Sono utilizzati vincoli interni per imporre una simmetria di rotazione

24 Sistema di coordinate locali


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

• Sono utilizzati vincoli interni per imporre una simmetria rispetto a un piano che non
sia parallelo a un piano del sistema di coordinate globali
• Gli assi principali per la massa del nodo (di traslazione e di rotazione) non sono
allineati con gli assi globali
• Si desidera che l’output degli spostamenti e delle forze nodali sia in un sistema di
coordinate diverso

I sistemi di coordinate locali di nodo hanno bisogno di essere definiti solo per i nodi
interessati. Il sistema di coordinate globali è utilizzato per tutti i nodi per i quali non è
stato esplicitamente definito un sistema di coordinate locali.
Ci sono a disposizione una varietà di metodi per definire un sistema di riferimento locale
di nodo. Metodi diversi possono essere utilizzati contemporaneamente nello stesso mo-
dello. Gli assi delle coordinate locali possono essere definiti in modo che siano paralleli
a direzioni coordinate arbitrarie di un sistema alternativo oppure paralleli a vettori definiti
tra coppie di nodi. In alternativa il sistema di riferimento locale di nodo può essere defi-
nito con un gruppo di tre angoli coordinati di nodo. Questi metodi sono descritti nelle
sottosezioni che seguono.
Per maggiori informazioni:

• Vedi capitolo “Sistemi di coordinate” (pag. 11).


• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 24) in questo capitolo.

Vettori di riferimento
Per definire un sistema di coordinate locali di nodo è necessario specificare due vettori
di riferimento che siano paralleli a uno dei piani coordinati locali del nodo. Il vettore di
riferimento assiale, Va, deve essere parallelo a uno degli assi locali (I = 1, 2 o 3) in
questo piano e la sua proiezione su questo asse deve essere positiva. Il vettore di riferi-
mento planare, Vp, deve avere una proiezione positiva sull’altro asse di questo piano (j
= 1, 2 o 3, ma I≠j), ma non c’è bisogno che sia anche parallelo ad esso. Avere una proie-
zione positiva significa che la direzione positiva del vettore di riferimento deve avere un
angolo inferiore di 90° con la direzione positiva dell’asse locale.

Insieme i due vettori di riferimento definiscono un asse locale, I e un piano locale, I-j. Da
questi il programma può determinare il terzo asse locale, k, utilizzando l’algebra vetto-
riale.

Ad esempio, potremmo scegliere il vettore di riferimento di asse parallelo all’asse 1 e il


vettore di riferimento di piano parallelo al piano locale 1-2 (I=1, j=2). In alternativa po-
tremmo scegliere il vettore di riferimento di asse parallelo all’asse locale 3 e il vettore di
riferimento di piano parallelo al piano 3-2 (I=3, j=2). È possibile scegliere il piano più

Sistema avanzato di coordinate locali 25


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

conveniente da definire utilizzando il parametro local, che può assumere i valori 12, 13,
21, 23, 31, 32. Le due cifre corrispondono rispettivamente ad I e j. Il default è 31.

Definire il vettore di riferimento assiale


Per definire il vettore di riferimento di asse per il nodo j, per prima cosa è necessario
specificare o usare i valori di default per:

• Una direzione coordinata axdir (il default è +Z)


• Un sistema di coordinate fisse csys (il default è zero, ad indicare il sistema di rife-
rimento globale).

Come possibilità alternativa è ammesso specificare:

• Una coppia di nodi axveca e axvecb (il valore di default è zero, ad indicare il nodo
j stesso). Se sono entrambi zero questa opzione non è utilizzata.

Per ciascun nodo il vettore di riferimento di asse è determinato come segue:


1. Viene determinato un vettore dal nodo axveca al nodo axvecb. Se questo vettore
ha una lunghezza finita, è usato come vettore di Va.
2. Altrimenti la direzione coordinata axdir, è valutata presso il nodo j, nel sistema di
coordinate fisse csys, ed è usata come vettore di riferimento Va.

Definire il vettore di riferimento planare


Per definire il vettore di riferimento planare per il nodo j, per prima cosa è necessario
specificare o usare le impostazioni predefinite per:

• Una direzione coordinata primaria pldirp (il default è +X)


• Una direzione coordinata secondaria pldirs (il default è +Y). Le direzioni pldirp e
pldirs non dovrebbero essere parallele tra loro, a meno che non ci sia la certezza
che non sono parallele all’asse locale 1
• Un sistema di coordinate fisse csys (il default è zero, ad indicare il sistema di rife-
rimento globale). Questo deve essere il medesimo sistema di coordinate già utiliz-
zato per definire il vettore di riferimento di asse, come descritto in precedenza

Come possibilità alternativa è ammesso specificare:


• Una coppia di nodi plveca e plvecb (il valore di default è zero, ad indicare il nodo
j stesso). Se sono entrambi zero questa opzione non è utilizzata

Per ciascun nodo il vettore di riferimento di asse è determinato come segue:

26 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

1. Viene determinato un vettore dal nodo plveca al nodo plvecb. Se questo vettore ha
una lunghezza finita e non è parallelo all’asse locale I, Vp è usato come vettore di
riferimento
2. Altrimenti la direzione coordinata primaria pldirp, è valutata sul nodo j, nel sistema
di coordinate fisso csys. Se la sua direzione non è parallela all’asse locale I, Vp è
utilizzato come vettore di riferimento
3. Altrimenti la direzione coordinata secondaria pldirs, è valutata sul nodo j nel si-
stema di coordinate disse csys. Se la sua direzione non è parallela all’asse locale I,
Vp è utilizzato come vettore di riferimento
4. Altrimenti il metodo fallisce e l’analisi termina. Questo non potrà mai accadere se
pldirp è non parallelo a pldirs
Un vettore è considerato parallelo all’asse locale I se il seno dell’angolo tra essi è inferiore
a 10-3.

Determinare gli assi locali dai vettori di riferimento


Il programma utilizza il prodotto vettore per determinare gli assi locali dai vettori di rife-
rimento. I tre assi locali sono rappresentati da tre versori V1, V2 e V3, che soddisfano alla
relazione dal prodotto vettore:

𝐕𝟏 = 𝐕𝟐 × 𝐕𝟑

L’asse locale Vi è ottenuto dal vettore Va normalizzato a lunghezza unitaria.

I rimanenti due assi locali Vj e Vk sono definiti come segue:

• Se I e j permutano in senso positivo, cioè local = 12, 23 o 31, allora:

𝐕𝐤 = 𝐕𝐢 × 𝐕𝐩 e
𝐕𝐣 = 𝐕𝐤 × 𝐕𝐢

• Se I e j permutano in senso negativo, cioè local =21, 32 o 13, allora:

𝐕𝐤 = 𝐕𝐩 × 𝐕𝐢 e
𝐕𝐣 = 𝐕𝐢 × 𝐕𝐤
Un esempio che mostra come si determini un sistema di coordinate locali utilizzando i
vettori di riferimento è illustrato in figura 3 (pag. 28).

Sistema avanzato di coordinate locali 27


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 3
Esempio di determinazione del sistema di coordinate locali di nodo utilizzando i vettori
di riferimento con local=31

Angoli coordinati di nodo


Gli assi delle coordinate locali di nodo determinati dai vettori di riferimento possono es-
sere ulteriormente modificati con l’uso di tre angoli coordinati di nodo, chiamati a, b e c.
Nel caso in cui siano stati usati i vettori di riferimento di default, gli angoli coordinati di
nodo definiscono l’orientamento del sistema di coordinate locali di nodo rispetto agli assi
globali.

Gli angoli coordinati di nodo specificano le rotazioni del sistema di coordinate locali at-
torno ai suoi assi correnti. L’orientamento risaltante del sistema di coordinate locali è
ottenuto sulla base della seguente procedura:

1. La prima rotazione del sistema locale è di un angolo a, attorno a +3


2. La seconda è di un angolo b, attorno all’asse locale risultante +2
3. La terza è di un angolo c, attorno all’asse locale risultante +1

L’ordine con il quale sono effettuate le rotazioni è importante. L’uso degli angoli coordi-
nati per orientare il sistema di coordinate locali di nodo rispetto al sistema di coordinate
globali è illustrato in figura 4 (pag. 29).

28 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

Figura 4
Uso degli angoli coordinati nodali per orientare il sistema di coordinate locali di nodo

Sistema avanzato di coordinate locali 29


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Gradi di libertà
La deformata del modello strutturale è determinata dagli spostamenti nodali. Ogni nodo
del modello strutturale può avere fino a sei componenti di spostamento:

• Il nodo può traslare lungo i suoi 3 assi locali. Queste traslazioni sono denominate
U1, U2 e U3.

• Il nodo può ruotare attorno ai suo tre assi locali. Queste rotazioni sono chiamate
R1, R2 e R3.

Queste sei componenti di spostamento sono note come gradi di libertà del nodo. Nel
caso usuale dove il sistema di coordinate locali di nodo sia parallelo al sistema globale, i
gradi di libertà possono anche essere identificati come UX, UY, UZ, RX, RY e RZ, in
relazione a quale asse, globale e locale, essi si riferiscono. I gradi di libertà locali di nodo
sono illustrati in figura 5 (pag. 31).

In aggiunta ai nodi regolari, definiti esplicitamente dall’utente come facenti parte del mo-
dello strutturale, il programma crea automaticamente nodi master che governano il com-
portamento di ogni Vincolo Interno e Weld che sia stato creato. Ciascun nodo master ha
i medesimi sei gradi di libertà dei nodi regolari. Vedi capitolo “Vincoli Interni” (pag. 49)
per maggiori informazioni.

Qualunque grado di libertà nel modello strutturale deve appartenere a uno di questi tipi:

• Attivo - lo spostamento è calcolato durante l’analisi

• Restrained (vincolato esternamente con vincolo fisso) - lo spostamento è specifi-


cato, mentre la reazione vincolare corrispondente è calcolata durante l’analisi

• Costrained (Vincolato internamente) - lo spostamento è determinato dallo sposta-


mento di altri gradi di libertà.

• Nullo - lo spostamento non ha effetto sulla struttura ed è ignorato dall’analisi

• Non disponibile - lo spostamento è stato esplicitamente escluso dall’analisi

Questi differenti tipi di gradi di libertà sono descritti nei paragrafi che seguono.

30 Gradi di libertà
Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

Figura 5
I sei gradi di libertà di spostamento nel sistema di coordinate locali di nodo

Gradi di libertà disponibili e non disponibili


È possibile specificare esplicitamente i gradi di libertà globale che sono disponibili per
ogni nodo. Per default, tutti e sei i gradi di libertà sono disponibili per ogni nodo. Questo
valore di default dovrebbe generalmente essere usato per tutte le strutture tri-dimensio-
nali.

Per certe strutture piane, tuttavia, può essere desiderabile restringere il numero di gradi
di libertà disponibili. Ad esempio, nel piano X-Y: una reticolare piana ha solo bisogno
di UX e UY; un telaio piano ha bisogno solo di UX, UY e RZ; una griglia piana o una
piastra piana hanno solo bisogno di UZ, RX e RY.

I gradi di libertà che non sono specificati come disponibili sono chiamati gradi di libertà
non disponibili. Qualunque rigidezza, carico, massa, vincolo interno o esterno che siano
applicati a gradi di libertà non disponibili sono ignorati dall’analisi.

I gradi di libertà disponibili fanno sempre riferimento al sistema di gradi di libertà globale
e sono gli stessi per tutti i nodi nel modello. Se sono usati sistemi di coordinate locali di
nodo, essi non devono accoppiare i gradi di libertà disponibili con quelli non disponibili.
Ad esempio, se i gradi di libertà disponibili sono UX, UY e RZ, allora tutti i sistemi di
coordinate locali di nodo devono avere una asse locale parallelo all’asse globale Z.

Gradi di libertà 31
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Gradi di libertà vincolati esternamente


Se lo spostamento di un nodo lungo uno dei gradi di libertà disponibili è noto, come
quello presso un punto di appoggio, quel grado di libertà è vincolato esternamente. Il
valore noto dello spostamento può essere zero o non-zero e può essere differente per
differenti Configurazioni di Carico. La forza lungo il grado di libertà vincolato necessaria
ad imporre lo spostamento di vincolo specificato è chiamata reazione vincolare ed è de-
terminata dall’analisi.

I gradi di libertà non disponibili hanno in essenza un vincolo fisso. Tuttavia sono esclusi
dall’analisi e nessuna reazione vincolare viene calcolata, anche se fosse non-zero.

Vedi paragrafo “Vincoli Esterni Fissi” (pag. 34), per maggiori informazioni.

Gradi di libertà vincolati internamente


Qualunque nodo soggetto ad un Vincolo Interno o una Saldatura ha uno o più dei gradi
di libertà disponibili vincolati internamente (costrained). Il programma crea automati-
camente un nodo master per governare il comportamento di ciascun gruppo di nodi con-
nessi tra loro da un Vincolo Interno o da una Saldatura. Lo spostamento di un grado di
libertà vincolato internamente è calcolato come combinazione lineare dello spostamento
lungo il grado di libertà del nodo master corrispondente.

Se un grado di libertà vincolato esternamente lo è anche internamente, il vincolo esterno


verrà applicato al vincolo interno nel suo insieme.

Vedi capitolo “Vincoli Interni” (pag.49) per maggiori informazioni.

Mescolare vincoli interni ed esterni non è consigliabile


Benché sia permesso, sconsigliamo di vincolare internamente gradi di libertà vincolati
anche esternamente. Le reazioni calcolate presso questi gradi di libertà non includono i
contributi di nodi connessi con vincoli interni. I carichi da cedimento imposto del suolo
applicati al vincolo interno non saranno applicati ai nodi connessi dal vincolo. Per fornire
un appoggio a nodi vincolati internamente si ottengono risultati migliori utilizzando
molle o oggetti link/support collegati al suolo (ad un nodo).

Allo stesso modo, benché permesso, sconsigliamo di includere un determinato grado di


libertà in più di un vincolo interno. L’analisi tenterà di combinare insieme i vincoli così
accoppiati, ma i risultati potrebbe non essere altrettanto accurati che utilizzando un sin-
golo vincolo interno per tutti i nodi accoppiati, specialmente in dinamica. Per risultati
migliori, includere tutti i nodi accoppiati in un singolo vincolo interno ogniqualvolta pos-
sibile.

32 Gradi di libertà
Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

Va notato che usare gradi di libertà fissi in una proprietà link/support è come specificare
un vincolo interno. Per questa ragione questi oggetti link/support non dovrebbero essere
collegati insieme tra loro o connessi a nodi vincolati internamente. In casi del genere, è
meglio definire proprietà link/support usando rigidezze elevate (ma non troppo) piuttosto
che gradi di libertà fissi.

Gradi di libertà attivi


Tutti i gradi di libertà disponibili che non siano vincolati né internamente, né esterna-
mente, devono essere attivi o nulli. Il programma determina automaticamente quali siano
i gradi di libertà attivi nel seguente modo:

• Se un carico o una rigidezza vengono applicati ad un qualunque grado di libertà di


traslazione di un nodo, tutti i gradi di libertà di traslazione disponibili per quel nodo
sono resi attivi, a meno che non siano vincolati.
• Se un carico o una rigidezza vengono applicati ad un qualunque grado di libertà di
rotazione di un nodo, allora tutti i gradi di libertà di rotazione disponibili per quel
nodo sono resi attivi, a meno che non siano vincolati.
• In un nodo master, sono sempre resi attivi tutti i gradi di libertà che governano i
gradi di libertà da esso vincolati internamente.

Un nodo che sia connesso ad un qualunque elemento o vincolo elastico lineare avrà atti-
vati tutti i suoi gradi di libertà lineari. Un nodo che sia connesso a un elemento Frame,
Shell, o Link/Support o a un qualunque vincolo elastico di rotazione avrà attivati tutti i
suoi gradi di libertà angolari. Fa eccezione un elemento Frame con comportamento a
biella, il quale non attiverà alcun grado di libertà di rotazione.

Ogni grado di libertà attivo ha associata una equazione da risolvere. Se ci sono N gradi
di libertà attivi nella struttura, ci sono N equazioni nel sistema e la matrice di rigidezza
strutturale è detta di ordine N. La quantità di lavoro computazionale richiesto per eseguire
l’analisi aumenta con N.

Il carico che agisce lungo ciascun grado di libertà attivo è noto (potrebbe essere zero). Lo
spostamento corrispondente sarà determinato dall’analisi.

Se nel sistema ci sono gradi di libertà attivi presso i quali si sa che la rigidezza è nulla,
come la traslazione fuori dal piano in un telaio piano, questi gradi di libertà devono essere
o vincolati o resi non disponibili. Altrimenti la struttura è labile e la soluzione delle equa-
zioni statiche fallisce.

Per maggiori informazioni:

Gradi di libertà 33
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Vedi paragrafo “Vincoli Esterni Cedevoli Elasticamente” (pag.36), questo capitolo


• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 108), capitolo “L’elemento Frame”
• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 170), capitolo “L’elemento Cable”
• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 184), capitolo “L’elemento Shell”
• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 217), capitolo “L’elemento Plane”
• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 227), capitolo “L’elemento Asolid”
• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 240), capitolo “L’elemento Solid”
• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag.254), capitolo “L’elemento Link/ Support”
• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 312), capitolo “L’elemento Tendon”

Gradi di libertà nulli


I gradi di libertà disponibili, che non siano né vincolati, né attivi, sono chiamati gradi di
libertà nulli. Dal momento che non hanno carichi o rigidezza e i loro spostamenti e rea-
zioni sono zero, essi non hanno alcun effetto sul resto della struttura. Il programma li
esclude automaticamente dall’analisi.

I nodi che non sono collegati ad alcun elemento tipicamente hanno tutti e sei i gradi di
libertà nulli. I nodi che sono collegati solo ad elementi di tipo solido (Plane, Asolid, Solid)
tipicamente hanno i tre gradi di libertà di rotazione nulli.

Vincoli Esterni Fissi


Se lo spostamento di un nodo lungo uno qualunque dei suoi gradi di libertà ha un valore
noto, che sia zero (es., appoggio) o non zero (es., appoggio con cedimento), un Vincolo
Fisso deve essere applicato a quel nodo. Il valore noto dello spostamento può differire da
una Configurazione di Carico all’altra, ma quel grado di libertà è vincolato per tutte le
Configurazioni di Carico. In altre parole non è possibile avere lo spostamento noto in una
Configurazione di Carico e ignoto (non vincolato) in un’altra Configurazione di Carico.

Vincoli fissi devono anche essere applicati ad ogni grado di libertà disponibile dove è
noto che la rigidezza è zero, come per le traslazioni fuori dal piano e le rotazioni nel piano
in un telaio piano. In caso contrario la struttura è labile e la soluzione delle equazioni
statiche andrebbe in crisi.

I vincoli esterni sono sempre applicati ai gradi di libertà locali del nodo U1, U2, U3, R1,
R2 e R3. Esempi di vincoli esterni sono illustrati in Figura 6 (pag. 35).

34 Vincoli Esterni Fissi


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

Figura 6
Esempi di vincoli esterni

Vincoli Esterni Fissi 35


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

In generale, non si dovrebbero applicare vincoli fissi a gradi di libertà che hanno vincoli
interni. Se ciò accade il programma tenterà automaticamente di riscrivere le equazioni di
vincolo interno per accomodare quello esterno. Per gradi di libertà vincolati internamente,
è preferibile utilizzare vincoli elastici.

Se un vincolo esterno è applicato ad un grado di libertà non disponibile, esso viene igno-
rato e la reazione non è calcolata.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Gradi di libertà” (pag. 30) in questo capitolo.


• Vedi paragrafo “Carico di Cedimento Vincolare Imposto” (pag. 42) in questo capi-
tolo.

Vincoli Esterni Cedevoli Elasticamente (Molle)


Ognuno dei sei gradi di libertà di ogni nodo può trovarsi in condizioni di vincolo elastico
di traslazione o rotazione. Questi vincoli possono essere rappresentati da molle che con-
nettono elasticamente il nodo al suolo. Molle applicate lungo gradi di libertà già soggetti
a vincoli fissi non contribuiscono alla rigidezza della struttura.

È possibile specificare vincoli elastici (molle) in grado di rendere accoppiati i gradi di


libertà di un nodo. Le forze delle molle che agiscono su un nodo sono correlate allo spo-
stamento di quel nodo da una matrice simmetrica 6x6 di coefficienti di rigidezza. Queste
forze agiscono in opposizione agli spostamenti.

I coefficienti di rigidezza possono essere specificati nel sistema di coordinate globale,


alternativo o locale del nodo.

Nel sistema di coordinate locali del nodo, le forze e i momenti delle molle F1, F2, F3, M1,
M2 e M3 sul nodo sono dati da:

(Eq. 1)

36 Vincoli Esterni Cedevoli Elasticamente (Molle)


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

dove u1, u2, u3, r1, r2 e r3 sono gli spostamenti e le rotazioni del nodo, mentre i termini
u1, u1u2, u2, … sono i coefficienti di rigidezza specificati per la molla.

In qualunque sistema di coordinate fisse, le forze e i momenti dei vincoli elastici sul nodo
Fx, Fy, Fz, Mx, My e Mz sono dati da:

dove ux, uy, uz, rx, ry e rz sono gli spostamenti e le rotazioni del nodo, mentre i termini
ux, uxuy, uy, …sono i coefficienti di rigidezza specificati.

Per vincoli elastici che lasciano disaccoppiati i gradi di libertà del nodo in un dato sistema
di coordinate, è necessario specificare solo i sei termini diagonali, dal momento che quelli
laterali sono tutti zero. Quando c’è accoppiamento, devono essere dati tutti e 21 i coeffi-
cienti del triangolo superiore, i restanti 15 termini sono noti per simmetria.

Se i vincoli elastici di un nodo sono specificate in più di un sistema di coordinate, ven-


gono utilizzate tecniche standard di trasformazione per convertire le matrici di rigidezza
6x6 nel sistema di coordinate locale del nodo. Le matrici risultanti vengono poi sommate
insieme termine per termine. La matrice di rigidezza finale risultante dovrebbe avere un
determinante zero o positivo. Altrimenti le molle potrebbero causare instabilità nella
struttura.

Per un vincolo elastico, è possibile specificare che gli spostamenti dell’estremità ancorata
al suolo siano zero o non-zero (es., per cedimenti). Il cedimento del vincolo elastico può
variare da una Configurazione di Carico all’altra.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30) in questo capitolo.


• Vedi paragrafo “Cedimento di Vincoli Elastici” (pag. 44) in questo capitolo.

Appoggi Non Lineari (Vincoli Esterni Cedevoli Anelasticamente)


L’elemento Link/Support può essere usato per definire appoggi non lineari. Le condizioni
di vincolo non lineare includono gap (solo compressione), molle a comportamento elasto-
plastico multilineare, smorzatori viscosi, isolatori alla base e altro ancora.

Appoggi Non Lineari (Vincoli Esterni Cedevoli Anelasticamente) 37


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

L’ elemento Link/Support può essere utilizzato in due modi:

• A nodo singolo, nel qual caso è considerato elemento Support che connette il nodo
direttamente al suolo.
• Come elemento tra due nodi, nel qual caso è considerato elemento Link. Questo
elemento Link può agire anche come vincolo, se viene connesso da un lato alla strut-
tura e dall’altro al suolo.

Entrambi i metodi hanno il medesimo effetto, ma usando l’elemento Link a due nodi è
possibile applicare all’estremità vincolata un carico da Cedimento Vincolare al Suolo,
cosa che non è permessa con l’elemento Support ad un solo nodo.

Elementi Link/Support multipli possono essere connessi ad un singolo nodo, nel qual
caso agiscono in parallelo. Ciascun elemento Link/Support ha un suo sistema di coordi-
nate locali, indipendente da quello del nodo.

Vincoli esterni fissi e vincoli cedevoli possono anche coesistere presso lo stesso nodo.
Naturalmente qualunque grado di libertà con vincolo fisso impedirà lo spostamento rela-
tivo dell’elemento Link/Support in quella direzione.

Vedi i capitoli “L’elemento Link/Support - basi” (pag. 251) e “L’elemento Link/Support


– approfondimento” (pag. 275) per maggiori informazioni.

Vincoli Distribuiti
È possibile assegnare molle di tipo uniformemente distribuito lungo tutta la lunghezza di
un elemento Frame o la superficie di un oggetto Area (Shell, Plane, Asolid o Solid). Que-
sti vincoli possono essere elastico lineari, elastico multi-lineari, plastico multi-lineari. Le
molle vengono convertite in elementi Link/Support (ad un nodo) equivalenti, agenti sui
nodi dell’elemento e calcolati sulla base della lunghezza o area tributaria. Gli elementi
link/support così generati sono di lunghezza nulla, con una estremità connessa all’oggetto
genitore e l’altra estremità connessa a un nodo generato e completamente vincolato.

Dal momento che queste vincoli agiscono sui nodi, può essere necessario infittire la mesh
per catturarne gli effetti locali. Il modo migliore è utilizzare le opzioni di meshing interno
automatico, disponibili con l’interfaccia grafica. Questo consente di cambiare facilmente
la mesh, continuando nel mentre a lavorare su oggetti più grandi e più semplici.

Non è possibile assegnare vincoli fissi distribuiti. Tuttavia, quando si genera una mesh
interna automatica, è possibile specificare come opzione che gli elementi suddivisi man-
tengano le stesse condizioni di vincolo che erano presenti nell’oggetto progenitore, e
quindi di fatto ottenere lo stesso risultato.

38 Vincoli Distribuiti
Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

Per maggiori informazioni, vedere i paragrafi “Vincoli Esterni Fissi” (pag. 34), “Vincoli
Cedevoli Elasticamente” (pag. 36) “Vincoli Cedevoli Anelasticamente” (pag. 37) in que-
sto capitolo e anche il capitolo “Oggetti ed Elementi” (pag. 7).

Reazioni ai nodi
La forza o momento lungo il grado di libertà su cui è applicata una condizione di vincolo
è chiamata reazione vincolare, ed è determinata dall’analisi. La reazione include le forze
(o momenti) derivanti da tutti i vincoli applicati al nodo, inclusi vincoli fissi, vincoli ela-
stici e elementi Link/Support ad un nodo. L’effetto tributario di qualunque vincolo distri-
buito è incluso nel calcolo della reazione.

Se viene utilizzato un elemento Link/Support a due nodi, la reazione riportata sarà quella
per l’estremità dell’elemento ancorata al suolo.

Per maggiori informazioni, vedere paragrafo “Vincoli Esterni Fissi” (pag. 34), “Vincoli
Cedevoli Elasticamente” (pag.36) “Vincoli Cedevoli Anelasticamente” (pag. 37) e “Vin-
coli Distribuiti” (pag. 38) in questo capitolo.

Reazioni alla base


Le reazioni alla base rappresentano la forza e il momento risultanti di tutte le razioni
vincolari agenti sui nodi della struttura, calcolate presso l’origine del sistema globale o
qualche altra posizione a scelta. Si tratta di tre forze e tre momenti componenti la reazione
risultante. Le forze di base non sono influenzate dalla posizione prescelta, ma i momenti
sì. Nell’analisi sismica le componenti orizzontali sono chiamate tagliante alla base e i
momenti momenti di ribaltamento.

Le forze alla base sono disponibili per tutti i casi e le combinazioni con l’eccezione dei
carichi mobili. Sono anche disponibili i baricentri (centri di forza) per ciascuna delle tre
forze componenti della razione alla base. Va notato che si tratta dei baricentri delle rea-
zioni, che non sono necessariamente gli stessi dei baricentri dei carichi applicati.

Per maggiori informazioni, vedi il paragrafo “Reazioni ai nodi” (pag. 39) in questo capi-
tolo.

Reazioni ai nodi 39
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Masse
In una analisi dinamica, la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia.
Normalmente la massa è ricavata dagli elementi utilizzando la loro massa specifica e il
loro volume. In questo modo vengono prodotte automaticamente masse concentrate (di-
saccoppiate) presso i nodi. I valori della massa degli elementi sono i medesimi per cia-
scuno dei tre gradi di libertà di traslazione. Per i gradi di libertà di rotazione, non vengono
aggiunti momenti di inerzia (di massa). Questo approccio è adeguato per molte analisi.

È spesso necessario aggiungere masse concentrate e/o momenti di inerzia di massa addi-
zionali presso i nodi. Essi possono essere applicati a ciascuno dei sei gradi di libertà di
ogni nodo della struttura.

Per ottenere efficienza computazionale e accuratezza nei risultati, i programmi CSI usano
sempre masse concentrate. Questo significa che non ci sono masse accoppiate tra nessuno
dei gradi di libertà di un singolo nodo o tra più nodi. Queste masse disaccoppiate si rife-
riscono sempre al sistema di coordinate locale di ciascun nodo. Gli eventuali valori di
massa assegnati lungo gradi di libertà esternamente vincolati sono ignorati.

Le forze di inerzia agenti sui nodi sono messi in relazione con le accelerazioni presso il
nodo da una matrice di massa 6x6. Queste forze tendono ad opporsi alle accelerazioni. In
un sistema di coordinate locali di nodo, le forze e i momenti di inerzia F1, F2, F2, M1,
M2 e M3 sul nodo sono date da:

dove 𝑢̈ 1 , 𝑢̈ 2 , 𝑢̈ 3 , 𝑟̈1 , 𝑟̈2 , 𝑒 𝑟̈3 sono le accelerazioni lineari e angolari del nodo, mentre i ter-
mini u1, u2, u3, r1, r2 e r3 sono i valori specificati per la massa.

Masse nodali disaccoppiate possono essere invece specificate nel sistema globale, nel
qual caso vengono trasformate nel sistema di coordinate locali automaticamente. Durante
questa trasformazione potrebbero venir generati termini accoppiati. Precisamente:

• Quando le direzioni del sistema di coordinate del nodo non sono parallele alle dire-
zioni delle coordinate globali.
• Quando le tre masse lineari e le tre masse angolari del singolo nodo non sono uguali
tra loro.

40 Masse
Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

Figura 7
Formule per il momento di inerzia di massa

Masse 41
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Questi termini di accoppiamento saranno scartati dal programma, con il risultato di una
certa perdita di accuratezza. Pertanto è opportuno scegliere sistemi di coordinate locali di
nodo che siano allineati con le direzioni principali di traslazione e rotazione della massa
nodale e quindi specificare i valori della massa in questi sistemi di coordinate.

I valori della massa devono essere assegnati in unità di misura consistenti: W/g per la
massa e WL2/g per i momenti di inerzia, dove W è il peso, L la lunghezza e g la accelera-
zione di gravità. Il valore netto della massa presso ciascun nodo deve essere zero o posi-
tivo.
Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30) in questo capitolo.


• Vedi paragrafo “Origine della Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di Carico”
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Carico di Forza (concentrata)


Il Carico di Forza è utilizzato per applicare ad un nodo forze e momenti concentrati. I
valori possono essere specificati in un sistema di coordinate fisse (globale o alternativo)
o nel sistema di coordinate locali del nodo. Tutte le forze e i momenti presso un nodo
sono riportati al sistema di coordinate locali del nodo e sommati insieme. I valori speci-
ficati sono indicati in figura 8 (pag. 43).

Forze e momenti applicati lungo un grado di libertà con un vincolo fisso sono aggiunti
alla corrispondente reazione, ma non hanno altri effetti sulla struttura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30) in questo capitolo.


• Vedi capitolo “Configurazioni di carico” (pag. 351).

Carico di Cedimento Vincolare (imposto) del Suolo


Il carico di Cedimento Vincolare al Suolo (Ground Displacement Load) è usato per asse-
gnare spostamenti specifici (traslazioni e rotazioni) all’estremità al suolo di vincoli
esterni fissi o elastici. Gli spostamenti possono essere specificati in un sistema di coordi-
nate fisse (globale o alternativo) o nel sistema locale del nodo.

42 Carico di Forza (concentrata)


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

Figura 8
Valori specificati per carico di forza e carico di cedimento vincolare al suolo

Tutti gli spostamenti del nodo sono trasformati nel suo sistema di coordinate locali e
sommati insieme.

I vincoli esterni possono essere considerati come collegamenti rigidi tra i gradi di libertà
del nodo e il suolo. Molle e Link/Support a un nodo possono essere considerati come
connessioni flessibili tra i gradi di libertà del nodo e il suolo.

È molto importante capire che i carichi di cedimento del suolo sono applicati al terreno e
non hanno alcun effetto sulla struttura, salvo che essa non sia supportata da vincoli
esterni, fissi o elastici, agenti nella direzione del carico.

Cedimenti di vincoli fissi


Se un particolare grado di libertà nodale ha un vincolo fisso, lo spostamento del nodo è
uguale al cedimento del suolo lungo quel grado di libertà. Aggiungendo delle molle non
si otterrebbe nulla.

Carico di Cedimento Vincolare (imposto) del Suolo 43


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 9
Esempio di spostamento vincolato non allineato con i gradi di libertà locali

Le componenti di cedimento del suolo applicate lungo gradi di libertà non vincolati, non
caricano la struttura (questo non vale se i vincoli sono elastici). L’esempio in figura 9
(pag. 44 ) può chiarire questo concetto.

Il cedimento del suolo, e di conseguenza lo spostamento del nodo, può variare da una
Configurazione di Carico all’altra. Se per un dato grado di libertà non è specificato alcun
cedimento del suolo, per quella configurazione di carico lo spostamento del nodo è zero.

Cedimenti di vincoli elastici (Molle)


I cedimenti del suolo presso un nodo sono moltiplicati per i coefficienti di rigidezza delle
molle per ottenere le forze e i momenti che sono applicati a quel nodo. Spostamenti di
vincolo elastico applicati in una direzione senza rigidezza risultano in carichi applicati
nulli. I cedimenti del suolo, e di conseguenza le forze e i momenti applicati, possono
variare da una Configurazione di Carico all’altra.

In un sistema di coordinate locali di nodo, le forze e i momenti F1, F2, F3. M1, M2 e M3,
applicati ad un nodo a causa del cedimento del suolo sono dati da:

44 Carico di Cedimento Vincolare (imposto) del Suolo


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

(Eq. 2)

dove ug1, ug2, ug3, rg1, rg2 e rg3 sono gli spostamenti e rotazioni del suolo e i termini u1, u2,
u3, r1, r2 e r3 sono i coefficienti di rigidezza specificati per la molla. Generalmente gli
spostamenti/rotazioni del nodo risultano diversi da quelli imposti al suolo.

Le forze e i momenti netti applicati sul nodo sono la somma delle forze e dei momenti
dati dalle Equazioni (1) e (2); va notato che sono di segno opposto. Per un grado di libertà
con vincolo fisso, lo spostamento del nodo è uguale al cedimento del suolo e di conse-
guenza la forza netta del vincolo elastico è zero.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Vincoli Esterni Fissi” (pag. 34) in questo capitolo.


• Vedi paragrafo “Vincoli Cedevoli Elasticamente” (pag. 36), in questo capitolo.
• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321)

Spostamenti Link/Support
Gli oggetti Link/Support a un nodo sono convertiti in elementi Link/Support a due nodi
con lunghezza zero. Viene generato un nodo vincolato e il cedimento del suolo è applicato
come carico di Cedimento Vincolare al Suolo sul nodo così ottenuto.

L’effetto del cedimento vincolare al suolo sulla struttura dipende dalle proprietà dell’ele-
mento Link/Support che connette il nodo vincolato alla struttura, in modo simile a come
lavora un supporto a molla, salvo che la rigidezza Link/Support può essere non lineare.

Spostamenti Generalizzati
Uno spostamento generalizzato è una misura di spostamento con nome, definita
dall’utente. È semplicemente una combinazione lineare di gradi di libertà di spostamento
ricavati da uno o più nodi.

Ad esempio, potreste definire uno spostamento generalizzato che è la differenza degli


spostamenti UX presso due nodi appartenenti a piani differenti di un edificio e chiamarlo

Spostamenti Generalizzati 45
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

“DRIFTX” e un secondo spostamento generalizzato somma di tre rotazioni attorno


all’asse Z, scalate di 1/3 e chiamarlo “AVGRZ”.

Gli spostamenti generalizzati sono intesi primariamente per l’output, eccettuato il caso di
utilizzo per monitoraggio di una analisi statica non lineare.

Per definire uno spostamento generalizzato, è necessario specificare:

• Un nome univoco
• Un tipo di misura di spostamento
• Uno lista di gradi di libertà nodale e dei corrispondenti fattori di scala, da sommare
per creare lo spostamento generalizzato

La misura di spostamento può essere uno dei seguenti tipi:

• Lineare: lo spostamento generalizzato si misura (con possibilità di cambiare unità)


in lunghezze. I coefficienti delle traslazioni dei nodi contribuenti sono numeri puri.
I coefficienti delle rotazioni dei nodi contribuenti si misurano in lunghezze.
• Angolare: lo spostamento generalizzato è un numero puro (radianti). I coefficienti
delle traslazioni nodali si misurano nel reciproco di lunghezze. I coefficienti delle
rotazioni nodali sono numeri puri.

Assicuratevi di scegliere i fattori di scala di ciascuna componente contribuente in fun-


zione del tipo di spostamento generalizzato da definire.

Output di Gradi di Libertà


Nel file di output di analisi (.OUT) è inclusa una tabella dei gradi di libertà presenti ad
ogni nodo del modello, con l’intestazione:
DISPLACEMENT DEGREES OF FREEDOM

Sono elencati i gradi di libertà di tutti i nodi regolari e anche dei nodi master creati auto-
maticamente dal programma. I nodi master dei vincoli interni sono identificati con il label
(nome) del vincolo interno corrispondente. Nel caso di weld, i nodi master di ciascun
gruppo di nodi saldati insieme è individuato con il label di uno dei nodi saldati. In nodi
sono elencati seguendo l’ordine alfanumerico di questi codici di identificazione.

Il tipo di ciascuno dei sei gradi libertà presso un nodo è specificato dai seguenti simboli:
(A) Grado di libertà attivo
() Grado di libertà esternamente vincolato (con vincolo fisso)
(+) Grado di libertà internamente vincolato

46 Output di Gradi di Libertà


Capitolo IV Nodi e Gradi di Libertà

( ) Grado di libertà nullo o non disponibile

I gradi di libertà si riferiscono sempre all’asse locale del nodo. Sono identificati in output
come U1, U2, U3, R1, R2 e R3 per tutti i nodi. Tuttavia se, e solo se, tutti i nodi regolari
utilizzano il sistema di coordinate globali, allora i loro gradi di libertà sono identificati
come UX, UY, UZ, RX, RY e RZ.

I tipi di gradi di libertà sono una proprietà della struttura e sono indipendenti dalle con-
dizioni di carico, ad eccezione di quando si esegue una costruzione per fasi.
Vedi il paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30) in questo capitolo per maggiori informa-
zioni.

Output di Massa Nodale Assemblata


Come parte dei risultati dell’analisi, è possibile richiedere le masse nodali. La massa
presso un dato nodo include la massa assegnata a quel nodo direttamente come anche una
porzione della massa di ciascun elemento connesso a quel nodo. Tutta la massa assegnata
agli elementi è ripartita ai nodi connessi. In questo modo la tabella rappresenta la massa
totale non vincolata della struttura. Le masse sono sempre riferite agli assi locali del nodo.

Se sono state specificate Origini di Massa multiple, l’output sulle masse nodali assem-
blate è fornito per ciascuna Origine di Massa utilizzata nell’analisi.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Masse” (pag.40) in questo capitolo.


• Vedi paragrafo “Origine della Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di Carico”
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Output di Spostamento
Come parte dei risultati dell’analisi, è possibile richiedere gli spostamenti nodali, ordinati
per Casi di Carico. Per Casi di Carico dinamici, è anche possibile richiedere velocità e
accelerazioni. L’output fa sempre riferimento agli assi locali del nodo.

• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30) in questo capitolo.


• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Output di Massa Nodale Assemblata 47


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Output di Forza Vincolare


È possibile richiedere le forze di vincolo ai nodi, ordinate per condizione di carico, come
parte dei risultati dell’analisi. Queste forze sono chiamate reazioni vincolari e sono la
risultante di tutte le forze da vincoli fissi, elastici e Link/ Support presenti sul nodo. Le
reazioni presso nodi non vincolati sono zero.

Notare che le reazioni per gli oggetti Link/Support a un nodo non sono riportate presso il
nodo originale, ma piuttosto presso un nodo generato nella medesima posizione e con una
denominazione che lo identifica

Le forze e i momenti sono sempre riferiti agli assi locali del nodo. I valori riportati sono
sempre le forze e i momenti che agiscono sul nodo. Pertanto un valore positivo di una
forza o momento nodale tende a causare un valore positivo della traslazione o rotazione
di quel nodo lungo il corrispondente grado di libertà.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag.30) in questo capitolo.


• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Output di Forza Nodale di elemento


Le forze nodali di elemento sono forze concentrate e momenti agenti sui nodi dell’ele-
mento. Rappresentano l’effetto del resto della struttura su quell’elemento e sono la causa
della sua deformazione. Per gli elementi di tipo solido, Plane, Asolid e Solid, i momenti
saranno sempre zero.

Un valore positivo di forza o momento tende a causare un valore positivo di traslazione


o rotazione dell’elemento lungo i corrispondenti gradi di libertà nodale.

Le forze nodali dell’elemento non devono essere confuse con le sollecitazioni interne,
forze e momenti, che come le tensioni, agiscono entro il volume dell’elemento.

Per un dato elemento, il vettore delle forze nodali, f, è calcolato come:

𝑓 = 𝑲𝒖 − 𝑟

dove K e la matrice di rigidezza dell’elemento, u il vettore degli spostamenti nodali


dell’elemento e r il vettore dei carichi applicati all’elemento nelle proporzioni assegnate
ai nodi. Le forze nodali dell’elemento si riferiscono sempre agli assi locali dei singoli
nodi. Nell’output sono identificati come F1, F2, F3, M1, M2 e M3.

48 Output di Forza Vincolare


Capitolo V

Vincoli Interni e Saldature


I Constraint sono vincoli interni utilizzati dai programmi CSI per prescrivere certi tipi di
comportamento rigido, per collegare insieme parti differenti del modello o per imporre
certe condizioni di simmetria. Le Saldature (Weld) sono usate per generare gruppi di
Constraint destinati a connettere insieme parti differenti del modello.

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Body Constraint
• Definizione di Piano
• Vincolo a Diaframma
• Vincolo a Piastra
• Definizione di Asse
• Rod Constraint
• Beam Constraint
• Equal Constraint
• Weld

49
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Argomenti avanzati
• Local Constraint
• Nodi Master automatici
• Output dei Vincoli Interni

Compendio
Un constraint consiste in un gruppo di più nodi vincolati internamente tra loro. Gli spo-
stamenti dei nodi nel constraint sono legati insieme da equazioni di vincolo interno. I tipi
di comportammo che possono essere imposti dal constraint sono:

• Comportamento a corpo rigido, nel quale i nodi vincolati traslano e ruotano insieme
come se connessi da collegamenti rigidi. I tipi di comportamento rigido modellabile
sono:

 A corpo rigido (Rigid Body): rigido per tutti gli spostamenti


 A diaframma rigido (Diaphragm): rigido per comportamento a lastra piana
 A piastra rigida (Plate): rigido per comportamento a piastra piana
 A barra rigida (Rod): rigido assialmente lungo una retta
 A trave rigida (Rigid Beam): rigido a flessione lungo un asse rettilineo
• Comportamento a uguale-spostamento, nel quale traslazioni e rotazioni presso i
nodi vincolati sono uguali
• Condizioni di simmetria e antisimmetria

L’uso di constraint riduce il numero di equazioni da risolvere nel sistema e generalmente


porta un aumento di efficienza computazionale.

Molti tipi di constraint devono essere definiti in relazione a qualche sistema di coordinate
fisse. Il sistema di coordinate può essere quello globale o uno alternativo e può anche
essere determinato automaticamente a partire dalla posizione dei nodi vincolati. Il Local
Constraint non usa un sistema di coordinate fisse, ma fa riferimento a ciascun nodo nel
suo sistema locale.

I Weld sono usati per connettere insieme parti differenti del modello che erano state de-
finite separatamente. Ciascun Weld consiste di un gruppo di nodi di cui alcuni potrebbero
venire collegati. Il programma cerca nel gruppo se vi sono nodi che condividono la me-
desima posizione nello spazio e in questo caso li vincola insieme in modo da farli agire
come un nodo singolo.

50 Compendio
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

Body Constraint
Un Vincolo Interno a Corpo Rigido costringe tutti i nodi da esso vincolati a muoversi
insieme come un corpo rigido tridimensionale. Per default vi partecipano tutti i gradi di
libertà di ciascun nodo vincolato. Tuttavia è possibile selezionare un sottoinsieme più
limitato di gradi di libertà da vincolare.

Questo vincolo interno può essere usato per:

• Modellare unioni rigide, dove travi e/o pilastri si congiungono insieme


• Collegare insieme parti distinte del modello strutturale, che erano state definite
usando mesh diverse
• Collegare elementi Frame che agiscano da irrigidimenti eccentrici su elementi Shell

I Weld possono essere usati per generare automaticamente vincoli a Corpo Rigido con lo
scopo di collegare nodi coincidenti.

Vedi paragrafo “Weld” (pag. 65) in questo capitolo per maggiori informazioni.

Connessione tra i nodi


Ciascun Body Constraint connette insieme un gruppo di due o più nodi. I nodi possono
avere posizione arbitraria nello spazio.

Sistema di coordinate locali


Ciascun Body Constraint ha un suo sistema di coordinate locali, con assi denotati come
1, 2 3. Essi corrispondono agli assi X, Y e Z di un sistema di coordinate fisse prescelto
come riferimento.

Equazioni di vincolo interno


Le equazioni di constraint collegano gli spostamenti di qualunque coppia di nodi vinco-
lati (pedice I e j) in un Body Constraint. Queste equazioni sono espresse in termini di
traslazioni (u1, u2 e u3), rotazioni (r1, r2 e r3) e coordinate (x1, x2 e x3), tutte riferite al
sistema di coordinate locali del vincolo:

𝑢1𝑗 = 𝑢1𝑖 + 𝑟2𝑖 ∆𝑥3 − 𝑟3𝑖 ∆𝑥2

𝑢2𝑗 = 𝑢2𝑖 + 𝑟3𝑖 ∆𝑥1 − 𝑟1𝑖 ∆𝑥3

𝑢3𝑗 = 𝑢3𝑖 + 𝑟1𝑖 ∆𝑥2 − 𝑟2𝑖 ∆𝑥1

Body Constraint 51
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

𝑟1𝑖 = 𝑟1𝑗

𝑟2𝑖 = 𝑟2𝑗

𝑟3𝑖 = 𝑟3𝑗

dove ∆𝑥1 = 𝑥1𝑗 − 𝑥1𝑖 , ∆𝑥2 = 𝑥2𝑗 − 𝑥2𝑖 e ∆𝑥3 = 𝑥3𝑗 − 𝑥3𝑖 .

Se un qualunque grado di libertà è omesso dal vincolo, l’equazione corrispondente non


viene imposta. Se viene omesso un grado di libertà di rotazione, i termini corrispondenti
sono rimossi anche dalle equazioni per i gradi di libertà lineari.

Definizione di Piano
Per ciascuno dei vincoli interni Diaphragm o Plate, le equazioni di vincolo sono scritte
rispetto ad un piano particolare. La posizione del piano non è importante, ma solo il suo
orientamento.

Per default, il piano è determinato automaticamente dal programma a partire dalla distri-
buzione spaziale dei nodi vincolati, nel modo seguente:

• Viene determinato il centro geometrico dei nodi vincolati


• Vengono determinati i momenti secondi della posizione di tutti i nodi vincolati ri-
spetto al centro geometrico
• Sono determinati valori e direzioni dei momenti principali di inerzia
• La direzione del momento principale di inerzia minore è preso come normale al
piano vincolato; se tutti i nodi vincolati giacciono su un unico piano questo mo-
mento principale minore è zero
• Se non può essere determinata una direzione univoca, viene presupposto un piano
orizzontale (X-Y) nel sistema di coordinate csys; questa situazione può verificarsi
se i nodi sono coincidenti o colineari o anche se la distribuzione spaziale è più tri-
dimensionale che piana.

È possibile reimpostare questa selezione automatica del piano specificando:

• csys: un sistema di coordinate fisse (il default è zero, ad indicare il sistema globale)
• axis: L’asse (X, Y o Z) normale al piano del vincolo, espresso in coordinate csys

Questo può essere utile, ad esempio, per specificare un piano orizzontale per un solaio
reso irregolare da un piccolo gradino.

52 Definizione di Piano
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

Diaphragm Constraint
Un Vincolo Interno a Diaframma costringe tutti i nodi vincolati a muoversi insieme come
facessero parte di un diaframma piano, rigido rispetto a deformazioni membranali. In
effetti, tutti i nodi vincolati sono connessi l’un l’altro per mezzo di link rigidi nel piano,
ma che non influiscono sulle deformazioni fuori dal piano.

Questo vincolo può essere usato per:

• Modellare solai in calcestruzzo (o solai con lamiera collaborante) in strutture di edi-


fici, dove tipicamente la rigidezza nel piano è molto alta
• Modellare diaframmi negli impalcati da ponte

L’uso di Vincoli Interni a Diaframma nelle strutture di edifici elimina i problemi di ac-
curatezza numerica che si hanno quando una forte rigidezza di piano è ottenuta utiliz-
zando nel modello elementi a membrana. È anche molto utile per la analisi dinamica
laterale (orizzontale) degli edifici, perché porta a una forte riduzione nelle dimensioni del
sistema di Autovalori da risolvere. Vedi Figura 10 (pag.54) per una rappresentazione di
diaframma di piano.

Connettività dei nodi


Ciascun Vincolo a Diaframma connette un gruppo di due o più nodi. I nodi possono avere
una qualunque posizione arbitraria nello spazio, ma per risultati migliori tutti i nodi do-
vrebbero giacere nel piano del vincolo. In caso contrario, potrebbero generarsi dei mo-
menti flettenti che sono vincolati dal Constraint, cosa che finirebbe per irrigidire la strut-
tura in modo poco realistico. Se ciò si verifica le forze di vincolo riportate nei risultati
dell’analisi potrebbero non essere in equilibrio.

Sistema di coordinate locali


Ciascun Vincolo a Diaframma ha il suo sistema di coordinate locali, i cui assi sono chia-
mati 1, 2 e 3. L’asse locale 3 è sempre normale al piano del Constraint. Il programma
sceglie arbitrariamente l’orientamento degli assi 1 e 2. L’effettivo orientamento degli assi
nel piano del vincolo non è importante, dal momento che solamente la direzione normale
al piano ha effetto sulle equazioni di vicolo. Per maggiori informazioni, vedi paragrafo
“Definizione di Piano” (pag. 52) in questo capitolo:

Diaphragm Constraint 53
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 10
Uso di un vincolo a Diaframma per modellare un solaio rigido

Equazioni di vincolo
Le equazioni di vincolo mettono in relazione gli spostamenti di qualunque coppia di nodi
(pedice I e j) facenti parte di un Diaphragm Constraint. Queste equazioni sono espresse
in termini di traslazioni nel piano (u1 e u2), rotazione (r3) attorno alla normale e di coor-
dinate nel piano (x1 e x2), il tutto con riferimento al sistema di riferimento locale del vin-
colo:

𝑢1𝑗 = 𝑢1𝑖 − 𝑟3𝑖 ∆𝑥2

𝑢2𝑗 = 𝑢2𝑖 + 𝑟3𝑖 ∆𝑥1

𝑟3𝑖 = 𝑟3𝑗

dove ∆𝑥1 = 𝑥1𝑗 − 𝑥1𝑖 e ∆𝑥2 = 𝑥2𝑗 − 𝑥2𝑖

54 Diaphragm Constraint
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

Plate Constraint
Un Vincolo Interno a Piastra costringe tutti i nodi vincolati a muoversi insieme come in
una piastra piana, rigida alle deformazioni flettenti. In effetti, tutti i nodi internamente
vincolati sono connessi tra loro per mezzo di collegamenti rigidi a flessione fuori dal
piano, ma senza effetti sugli spostamenti interni nel piano (a lastra).

Questo Constraint può essere usato per:

• Collegare elementi strutturali (Frame e Shell) ha elementi di tipo solido (Plane e


Solid); la rotazione degli elementi strutturali può essere convertita dal Constraint in
un paio di traslazioni uguali e contrarie nell’elemento solido
• Forzare l’assunto che “sezioni piane rimangono piane”, in modelli dettagliati di travi
inflesse

Connettività dei nodi


Ciascun Plate Constraint collega un gruppo di due o più nodi. I nodi possono essere
posizionati arbitrariamente nello spazio. A differenza che nel vincolo a Diaframma,
l’equilibrio non è interessato dal fatto che tutti i nodi giacciano o meno sul piano del
Constraint.

Sistema di coordinate locali


Ciascun Vincolo a Piastra ha il suo sistema di coordinate locali, i cui assi sono chiamati
1, 2 e 3. L’asse locale 3 è sempre normale al piano del Constraint. Il programma sceglie
arbitrariamente l’orientamento degli assi 1 e 2. L’effettivo orientamento degli assi nel
piano del vincolo non è importante, dal momento che solamente la direzione normale al
piano ha effetto sulle equazioni di vicolo. Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “De-
finizione del piano” (pag. 52) in questo capitolo:

Equazioni di vincolo
Le equazioni di vincolo mettono in relazione gli spostamenti di qualunque coppia di nodi
(pedice I e j) facenti parte di un Plate Constraint. Queste equazioni sono espresse in ter-
mini di traslazione fuori dal piano (u3), rotazioni (r1 e r2) e coordinate piane (x1 e x2), il
tutto con riferimento al sistema di riferimento locale del vincolo:

𝑢3𝑗 = 𝑢3𝑖 + 𝑟1𝑖 ∆𝑥2 − 𝑟2𝑖 ∆𝑥1

𝑟1𝑖 = 𝑟1𝑗

Plate Constraint 55
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

𝑟2𝑖 = 𝑟2𝑗

dove ∆𝑥1 = 𝑥1𝑗 − 𝑥1𝑖 e ∆𝑥2 = 𝑥2𝑗 − 𝑥2𝑖

Definizione di Asse
Per ciascuno dei Vincoli Interni Rod o Beam, le equazioni di vincolo sono scritte rispetto
ad un asse particolare. La posizione dell’asse non è importante, solo l’orientamento.

Per default, l’asse è determinato automaticamente dal programma ricavandolo dalla di-
stribuzione spaziale dei nodi vincolati nel modo seguente:

• Viene calcolato il centro geometrico dei nodi vincolati


• Vengono determinati i momenti secondi della posizione di tutti i nodi vincolati ri-
spetto al centro geometrico
• Vengono trovati gli assi principali di questi momenti secondi
• La direzione dell’asse principale maggiore è assunta come asse del constraint; se
tutti i nodi vincolati giacciono in un unico asse, i due assi principali minori saranno
nulli
• Se non può essere determinata una direzione univoca, viene adottato come asse
quello verticale (Z) nel sistema di coordinate csys; questa circostanza può verificarsi
se i nodi sono coincidenti o se la distribuzione spaziale è più vicino a essere piana
o spaziale che lineare

La selezione automatica dell’asse può essere reimpostata specificando quanto segue:

• csys: un sistema di coordinate fisse (il default è zero, ad indicare il sistema di coor-
dinate globale)
• axis: l’asse (X, Y o Z) del constraint, preso nel sistema di coordinate csys.

Questo può essere utile, ad esempio, per specificare un asse verticale per un pilastro con
una piccola eccentricità

Rod Constraint
Un Vincolo Interno a Barra (Rod) costringe tutti i nodi vincolati a muoversi insieme come
in una barra rettilinea, rigida nei confronti della deformazione assiale. In effetti, tutti i
nodi vincolati mantengono una distanza fissa rispetto a ciascun altro nella direzione pa-
rallela all’asse della barra, mentre le traslazioni normali all’asse e tutte le rotazioni non
vengono influenzate.

56 Definizione di Asse
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

Questo Constraint può essere usato per:


• Impedire la deformazione assiale in elementi Frame
• Modellare collegamenti del tipo a biella rigida

Nell’esempio di telaio bidimensionale indicato in Figura 11 (pag. 58), può essere utiliz-
zato per l’analisi un Rod Constraint. Se le deformazioni assiali nelle travi sono trascura-
bili, un singolo Rod Constraint può comprendere tutti e cinque i nodi indicati. Per definire
gli spostamenti X di un intero orizzontamento, invece di cinque equazioni, il programma
utilizzerebbe una singola equazione. Va tuttavia notato che in questo modo in output si
ottengono valori nulli per le forze assiali delle travi, dal momento che il vincolo fa in
modo che esse traslino tute insieme in direzione X. Come si vede, il tipo di risultati otte-
nibili con l’uso dei Constraint deve essere compreso con chiarezza.

Connettività dei nodi


Ciascun Rod Constraint collega un gruppo di due o più nodi. I nodi possono essere posi-
zionati arbitrariamente nello spazio, ma per risultati migliori dovrebbero tutti trovarsi
sull’asse del constraint. Altrimenti potrebbero generarsi momenti flettenti vincolati dal
constraint, finendo per irrigidire la struttura in modo non realistico. Se ciò accade, le
forze di vincolo riportate dall’analisi potrebbero non essere in equilibrio.

Sistema di coordinate locali


Ciascun vincolo Rod ha il suo sistema di coordinate locali, i cui assi sono chiamati 1, 2 e
3. L’asse locale 1 è sempre l’asse del constraint. Il programma sceglie arbitrariamente
l’orientamento degli assi trasversali 2 e 3. L’orientamento trasversale non ha importanza
dal momento che solamente la direzione assiale ha effetto sulle equazioni di vincolo.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Definizione dell’asse” (pag. 56) in questo
capitolo.

Equazioni di vincolo
Le equazioni di vincolo mettono in relazione gli spostamenti di qualunque coppia di nodi
(pedice I e j) vincolati da un Rod Constraint. Queste equazioni sono espresse solamente
in termini di traslazione assiale (u1):

𝑢1𝑖 = 𝑢1𝑗

Rod Constraint 57
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura11
Uso del Rod Constraint per modellare travi assialmente rigide

Beam Constraint
Un Vincolo Interno di tipo a Trave costringe tutti i nodi vincolati a muoversi insieme
come in una trave rettilinea, rigida nei confronti della deformazione flettente. In effetti,
tutti i nodi vincolati sono connessi tra loro da collegamenti rigidi alla flessione fuori asse,
ma senza effetti sulla traslazione o sulla rotazione relative all’asse.

Questo Constraint può essere utilizzato per:

• Collegare elementi di tipo strutturale (Frame e Shell) a elementi di tipo solido


(Plane e Solid); il vincolo può convertire la rotazione dell’elemento strutturale in
un paio di traslazioni uguali e di verso opposto nell’elemento solido
• Prevenire deformazione flettente in elementi Frame

Connettività dei nodi


Ciascun Beam Constraint collega un gruppo di due o più nodi. I nodi possono essere
posizionati arbitrariamente nello spazio, ma per risultati migliori dovrebbero tutti trovarsi
sull’asse del constraint. Altrimenti potrebbero generarsi momenti torcenti vincolati dal
constraint, finendo per irrigidire la struttura in modo non realistico. Se ciò accade, le
forze di vincolo riportate dall’analisi potrebbero non essere in equilibrio.

58 Beam Constraint
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

Sistema di coordinate locali


Ciascun vincolo Beam ha il suo sistema di coordinate locali, i cui assi sono chiamati 1, 2
e 3. L’asse locale 1 è sempre l’asse del constraint. Il programma sceglie arbitrariamente
l’orientamento degli assi trasversali 2 e 3. L’orientamento trasversale non ha importanza
dal momento che solamente la direzione assiale ha effetto sulle equazioni di vincolo.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Definizione di Asse” (pag. 56) in questo ca-
pitolo.

Equazioni di vincolo
Le equazioni di vincolo mettono in relazione gli spostamenti di qualunque coppia di nodi
(pedice I e j) vincolati da un Beam Constraint. Queste equazioni sono espresse in termini
di traslazioni trasversali (u2 e u3), rotazioni trasversali (r2 e r3) e la coordinata assiale (x1),
tutte riferite al sistema di coordinate locali del vincolo:

𝑢2𝑗 = 𝑢2𝑖 + 𝑟3𝑖 ∆𝑥1

𝑢3𝑗 = 𝑢3𝑖 − 𝑟2𝑖 ∆𝑥1

𝑟2𝑖 = 𝑟2𝑗

𝑟3𝑖 = 𝑟3𝑗

dove ∆𝑥1 = 𝑥1𝑗 − 𝑥1𝑖

Equal Constraint
Un Vincolo Interno di tipo Equal costringe tutti i nodi da esso vincolati a muoversi con i
medesimi spostamenti, per ciascuno dei gradi di libertà prescelti, presi nel sistema di
coordinate locali del Constraint. Gli altri gradi di libertà non sono coinvolti.

Il Constraint di tipo Equal differisce da quello di tipo Body nel senso che non c’è accop-
piamento tra rotazioni e traslazioni.

Questo vincolo interno può essere usato per collegare insieme, ma in modo parziale, parti
differenti della struttura, come giunti di espansione e cerniere.

Per connettere insieme in modo completo mesh separate, se i nodi vincolati non sono
esattamente nella medesima posizione è più opportuno utilizzare invece un Body Con-
straint.

Equal Constraint 59
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Connessione tra i nodi


Ciascun Equal Constraint connette insieme un gruppo di due o più nodi. I nodi possono
avere posizione arbitraria nello spazio. Per migliori risultati se il vincolo è utilizzato per
connettere mesh separate, i nodi dovrebbero condividere la medesima posizione nello
spazio. Altrimenti si potrebbero generare dei momenti vincolati dal constraint, finendo
per irrigidire la struttura in modo non realistico. Se ciò accadesse le forze di vincolo ri-
portate in output di analisi potrebbero non essere in equilibrio.

Sistema di coordinate locali


Ciascun Equal Constraint utilizza un sistema di coordinate fisse csys definito dall’utente.
Il default per csys è zero, ad indicare il sistema di coordinate globali. Gli assi del sistema
di coordinate fisse sono chiamati X, Y e Z.

Gradi di libertà selezionati


Per ciascun Equal Constraint è possibile specificare una lista, cdofs, che includa fino a
sei gradi di libertà da vincolare, nel sistema csys. I gradi di libertà sono indicati come
UX, UY, UZ, RX, RY e RZ.

Equazioni di vincolo interno


Le equazioni di constraint collegano gli spostamenti di qualunque coppia di nodi vinco-
lati (pedice I e j) in un Equal Constraint. Queste equazioni sono espresse in termini di
traslazioni (ux, ux e uy), rotazioni (rx, ry e rz), tutte riferite al sistema di coordinate fisse
csys:

𝑢𝑥𝑗 = 𝑢𝑥𝑖

𝑢𝑦𝑗 = 𝑢𝑦𝑖

𝑢𝑧𝑗 = 𝑢𝑧𝑖

𝑟𝑥𝑖 = 𝑟𝑥𝑗

𝑟𝑦𝑖 = 𝑟𝑦𝑗

𝑟𝑧𝑖 = 𝑟𝑧𝑗

60 Equal Constraint
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

Se dalla definizione del constraint viene omesso uno qualunque dei sei grado di libertà,
l’equazione di vincolo corrispondente non viene imposta.

Local Constraint
Un Vincolo Interno di tipo Local costringe tutti i nodi da esso vincolati a muoversi con i
medesimi spostamenti, per ciascuno dei gradi di libertà prescelti, presi nei sistemi di coor-
dinate locali di nodo. Gli altri gradi di libertà non sono coinvolti.

Il Constraint di tipo Local differisce da quello di tipo Body nel senso che non c’è accop-
piamento tra rotazioni e traslazioni. Il Vincolo di tipo Local è uguale al vincolo di tipo
Equal se tutti i nodi vincolati hanno il medesimo sistema di coordinate locali.

Questo vincolo interno può essere usato per:

• Modellare condizioni di simmetria rispetto a una linea o a un punto


• Modellare spostamenti vincolati da meccanismi

Il comportamento di questo Constraint dipende dalla scelta dei sistemi di coordinate lo-
cali dei nodi vincolati

Connettività tra i nodi


Ciascun Local Constraint connette insieme un gruppo di due o più nodi. Questi nodi pos-
sono avere una posizione arbitraria nello spazio. Tuttavia se i nodi non occupano la me-
desima posizione nello spazio, si possono generare dei momenti che sono vincolati dal
Constraint. Se questo accade le forze di vincolo riportate nei risultati dell’analisi potreb-
bero non essere in equilibrio. Questi momenti sono necessari a imporre la simmetria degli
spostamenti desiderata quando i nodi applicati sono non simmetrici, oppure possono rap-
presentare l’azione vincolante di un meccanismo.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Output delle forze di vincolo” (pag.48) nel capitolo “Nodi e gradi
di libertà”
• Vedi paragrafo “Spostamenti Generalizzati” (pag. 45), nel capitolo “Nodi e gradi di
libertà).

Local Constraint 61
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Nessun sistema di coordinate locali


Un Local Constraint non ha un suo sistema di coordinate locali. Le equazioni di vincolo
sono scritte con riferimento ai sistemi di coordinate locali dei nodi vincolati, che possono
anche differire tra loro. Gli assi di questi sistemi di coordinate sono chiamati 1, 2 e 3.

Gradi di libertà selezionati


Per ciascun Local Constraint è possibile specificare una lista, ldofs, che includa fino a
sei gradi di libertà da vincolare, nel sistema di coordinate locali dei nodi che devono
essere vincolati. I gradi di libertà sono indicati come U1, U2, U3, R1, R2 e R3.

Equazioni di vincolo interno


Le equazioni di Constraint collegano gli spostamenti di qualunque coppia di nodi vinco-
lati (pedice I e j) in un Local Constraint. Queste equazioni sono espresse in termini di
traslazioni (u1, u2 e u3), rotazioni (r1, r2 e r3), tutte riferite al sistema di coordinate locali
di nodo. Le equazioni utilizzate dipendono dai gradi di libertà selezionati e dai loro segni.
Alcuni casi importanti sono descritti di seguito

Simmetria assiale
La Simmetria Assiale è un tipo di simmetria che si sviluppa attorno a una linea. Può essere
meglio descritta in termini di un sistema di coordinate cilindriche con l’asse Z sulla linea
di simmetria. Si dice che la struttura, i carichi e gli spostamenti sono assialsimmetrici
attorno a una linea, se non variano al variare della loro posizione angolare attorno alla
linea stessa, cioè sono indipendenti dalla coordinata angolare CA.

Per imporre la simmetria assiale utilizzando i Local Constraint:

• Modellare tutti i settori cilindrici della struttura utilizzando una mesh assialsimme-
trica di nodi e elementi
• Assegnare a ciascun nodo un sistema di coordinate locali tale che gli assi 1,2 e 3
corrispondano alle direzioni coordinate +CR, +CA e +CZ rispettivamente
• Per ciascun gruppo di nodi assialsimmetrici (cioè aventi le medesime coordinate CR
e CZ, ma diverse CA), definire un Local Constraint che utilizzi tutti e sei i gradi di
libertà: U1, U2, U3, R1, R2 e R3
• Vincolare esternamente tutti i nodi che giacciono sull’asse di simmetria in modo
che, al più, siano permesse solo traslazione assiale (U3) e rotazione assiale (R3)

Le equazioni di vincolo corrispondenti risultano:

62 Local Constraint
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

𝑢1𝑗 = 𝑢1𝑖

𝑢2𝑗 = 𝑢2𝑖

𝑢3𝑗 = 𝑢3𝑖

𝑟1𝑖 = 𝑟1𝑗

𝑟2𝑖 = 𝑟2𝑗

𝑟3𝑖 = 𝑟3𝑗

I suffissi numerici si riferiscono ai corrispondenti sistemi di coordinate locali di nodo.

Simmetria ciclica
La simmetria ciclica è un altro tipo di simmetria attorno a una linea. È meglio descritta
nei termini di un sistema di coordinate cilindriche con asse Z sulla linea di simmetria. Si
dice che struttura, carichi e spostamenti, rispettivamente, sono ciclicamente simmetrici,
se variano in modo ripetitivo (periodico) al variare della posizione angolare.

Per imporre la simmetria ciclica utilizzando i Local Constraint:

• Modellare un qualunque numero di settori cilindrici della struttura che siano adia-
centi e rappresentativi; denotare la dimensione del singolo settore con un angolo θ
• Assegnare a ciascun nodo un sistema di coordinate locali tale che gli assi 1,2 e 3
corrispondano alle direzioni coordinate +CR, +CA e +CZ rispettivamente
• Per ciascun gruppo di nodi ciclicamente simmetrici (cioè aventi le medesime coor-
dinate CR e CZ, ma coordinate CA che differiscono per multipli di ), definire un
Local Constraint che utilizzi tutti e sei i gradi di libertà: U2, U2, U3, R1, R2 e R3
• Vincolare esternamente tutti i nodi che giacciono sull’asse in modo tale che al mas-
simo siano permesse solo traslazione e rotazione assiali (U3 e R3)

Le equazioni di vincolo corrispondenti risultano:

𝑢1𝑗 = 𝑢1𝑖

𝑢2𝑗 = 𝑢2𝑖

𝑢3𝑗 = 𝑢3𝑖

𝑟1𝑖 = 𝑟1𝑗

𝑟2𝑖 = 𝑟2𝑗

𝑟3𝑖 = 𝑟3𝑗

Local Constraint 63
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

I suffissi numerici si riferiscono ai corrispondenti sistemi di coordinate locali di nodo.

Ad esempio supponiamo che la struttura si componga di sei settori identici, di 60°, cari-
cati nel medesimo modo. Se venissero modellati due settori adiacenti, ciascun Local Con-
straint verrebbe applicato a un gruppo di due nodi, ad eccezione dei piani di simmetria a
0°, 60° e 120°, lungo i quali i nodi vincolati sarebbero tre.

Se viene modellato un singolo settore, è necessario vincolare solamente i nodi sui piani
di simmetria.

Simmetria attorno a un punto


La simmetria attorno a un punto può essere meglio descritta nei termini di un sistema di
coordinate sferiche con asse Z sulla linea di simmetria. Si dice che la struttura, i carichi e
gli spostamenti, ciascuno per sua parte, sono simmetrici attorno a un punto, se non va-
riano al variare della loro posizione angolare attorno al punto, cioè sono indipendenti
dalle loro coordinate angolari SB e SA. La traslazione radiale è la sola componente di
spostamento permessa.

Per imporre la simmetria attorno a un punto utilizzando il Local Constraint:

• Modellare tutti i settori sferici della struttura utilizzando una qualunque mesh sim-
metrica di nodi ed elementi.
• Assegnare a ciascun nodo un sistema di coordinate locali tale che gli assi 1, 2 e 3
corrispondano alle direzioni coordinate +SB, +SA e +SR rispettivamente
• Per ciascun gruppo di nodi puntualmente simmetrici (cioè aventi la medesima coor-
dinata SR, ma diverse SB e SA), definire un Local Constraint che utilizzi il solo
grado di libertà U3
• Vincolare esternamente i gradi di libertà U1, U2, R1, R2 e R3 di tutti i nodi.
• Vincolare esternamente tutti i gradi di libertà dei nodi che giacciono sull’asse di
simmetria

Le equazioni di vincolo corrispondenti sono:

𝑢3𝑗 = 𝑢3𝑖

I suffissi numerici si riferiscono ai corrispondenti sistemi di coordinate locali di nodo.

È anche possibile definire un caso di simmetria puntuale che sia anche ciclica, ad esempio
quando ciascun ottante della struttura è identico agli altri.

64 Local Constraint
Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

Figura 12
Uso di un Weld per collegare presso nodi coincidenti Mesh separate

Weld
Una Saldatura, o Weld, può essere usata per collegare insieme parti del modello che erano
state precedentemente definite utilizzando mesh separate. Una Saldatura non è un singolo
vincolo, ma piuttosto un gruppo di nodi per i quali il programma genererà automatica-
mente una serie di Body Constraint destinati a connettere insieme nodi coincidenti.

I nodi sono considerati coincidenti se la distanza tra di essi è minore o uguale a una tol-
leranza, tol, specificata dall’utente. Fissare la tolleranza a zero è possibile ma non racco-
mandato.

È possibile definire una o più Weld, ciascuna con la sua tolleranza. Solo i nodi di ciascuna
saldatura saranno controllati per vedere se sono coincidenti. Nel caso più comune verrà
definita una singola saldatura che contiene tutti i nodi del modello; tutti i gruppi di nodi
coincidenti verranno saldati. Tuttavia in situazioni per le quali sia desiderata una discon-
tinuità, può essere necessario prevenire la saldatura di alcuni nodi coincidenti. Questa
operazione può essere facilitata utilizzando Weld multiple.

La figura 12 (pag. 65) mostra un modello sviluppato con due mesh separate, A e B. I nodi
da 121 a 125 sono associati con la mesh A e i nodi da 221 a 225 sono associati con la
mesh B. I nodi da 121 a 125 condividono la medesima posizione nello spazio con i nodi
da 221 a 225, rispettivamente. Si tratta di nodi di interfaccia tra le due mesh. Per connet-
tere le due mesh è possibile definire una singola saldatura che contenga tutti i nodi o

Weld 65
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

semplicemente solo i nodi da 121 a 125 e da 221 a 225. Il programma provvederà a ge-
nerare cinque Constraint di tipo Body con il risultato di integrare il modello.

È possibile che il medesimo nodo sia incluso in più di una saldatura. Il risultato potrebbe
essere tale che i nodi facenti parte di saldature differenti vengano vincolati insieme se
sono coincidenti con il nodo in comune. Ad esempio, supponiamo che Weld 1 contenga i
nodi 1, 2 e 3 e che Weld 2 contenga i nodi 3, 4 e 5. Se i nodi 1, 3 e 5 fossero coincidenti,
i nodi 1 e 3 sarebbero vincolati da Weld 1 e i nodi 3 e 5 sarebbero vincolati da Weld 2. Il
programma creerebbe un singolo Body Constraint contenente 1, 3 e 5. D’altro canto, se
Weld 2 non contenesse il nodo 3, il programma genererebbe un Body Constraint conte-
nente i nodi 1 e 3 da Weld 1; il nodo 5 non sarebbe vincolato.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Body Constraint” (Pag. 51) in questo capi-
tolo.

Nodi Master automatici


Per ciascun Constraint esplicito e per ciascun Body Constraint generato da Weld, il pro-
gramma crea in modo automatico un nodo master interno. Ciascun nodo master governa
il comportamento del corrispondente nodo vincolato. Lo spostamento presso un nodo
vincolato è calcolato come combinazione lineare degli spostamenti del nodo master.

Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30) nel capitolo “Nodi e Gradi di Libertà” per
maggiori informazioni.

Rigidezza, massa e carichi


Sistemi di coordinate locali di nodo, molle, masse e carichi possono essere tutti applicati
a nodi vincolati da Constraint. A questi nodi vincolati possono, a loro volta, essere con-
nessi degli elementi. Le rigidezze di nodo e di elemento, le masse e i carichi vengono
trasferiti automaticamente e in maniera consistente dai gradi di libertà vincolati al nodo
master.

La rigidezza alla traslazione presso il nodo master è la somma delle rigidezze alla trasla-
zione presso i nodi vincolati. La stessa cosa vale per masse e carichi di traslazione.

La rigidezza alla rotazione presso il nodo master è la somma delle rigidezze alla rotazione
presso i gradi di libertà vincolati, più il momento secondo delle rigidezze alla traslazione
presso nodi vincolati con Constraint di tipo Body, Diaphragm, Plate e Beam. La stessa
cosa vale per carichi e masse di rotazione (momenti e momenti di inerzia), ma in questo
caso viene utilizzato solo il momento primo dei carichi di traslazione. I momenti di rigi-
dezze, masse e carichi di traslazione vengono calcolati rispetto al centro di massa dei nodi

66 Nodi Master automatici


Capitolo V Vincoli Interni e Saldature

vincolati. Se i nodi non hanno massa viene utilizzato il centro geometrico.

Sistemi di coordinate locali


Ciascun nodo master ha due sistemi di coordinate locali: uno per i gradi di libertà di
traslazione e uno per i gradi di libertà di rotazione. Gli assi di ciascun sistema sono chia-
mati 1, 2 e 3. Per il Constraint di tipo Local, questi assi corrispondono agli assi locali dei
nodi vincolati. Per altre tipologie di Constraint, è stato scelto che questi assi siano gli assi
principali delle masse angolari e lineari del nodo master. Utilizzando le direzioni princi-
pali si fa in modo che non vi sia accoppiamento tra le componenti della massa nel sistema
di coordinate locali del nodo master.

Per un Constraint di tipo Diaphragm o Plate, gli assi locali 3 del nodo master sono sem-
pre normali al piano del Constraint. Per un Constraint di tipo Beam o Rod, l’asse locale
1 del nodo master è sempre parallelo all’asse del Constraint.

Output di Constraint
Per ciascun Constraint di tipo Body, Diaphragm, Plate, Rod e Beam con più di due nodi
vincolati tra loro, nel file di output sono riportate le seguenti informazioni sul Vincolo
Interno e il suo nodo master:

• I sistemi di coordinate lineari e angolari per il nodo master


• La massa e il momento di inerzia totali per il Constraint, che sono stati applicati al
nodo master
• Il centro di massa di ciascuna delle tre masse lineari

I gradi di libertà sono indicati come U1, U2, U3, R1, R2 e R3. Essi sono riferiti ai due
sistemi di coordinate locali del nodo master.

Output di Constraint 67
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

68 Output di Constraint
C a p i t o l o VI

Proprietà di Materiale
I Materiali sono usati per definire le proprietà meccaniche, termiche e di densità utilizzate
dagli elementi Frame, Cable, Tendon, Shell, Plane, Asolid e Solid.

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Sistema di coordinate locali
• Tensioni e deformazioni
• Materiali isotropi
• Materiali uni-assiali
• Densità di massa
• Densità di peso
• Indicatore del tipo di verifica

Argomenti avanzati
• Materiali ortotropi
• Materiali anisotropi
• Materiali temperatura-dipendenti

69
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Temperatura di Materiale
• Smorzamento di Materiale
• Comportamento di Materiale Non lineare
• Modelli isteretici
• Modello di calcestruzzo modificato Darwin-Pecknold
• Proprietà tempo-dipendenti

Compendio
Le proprietà di Materiale possono essere definite come isotrope, ortotrope o anisotrope.
Come queste proprietà siano di fatto utilizzate, dipende dal tipo di elemento. Ciascun
materiale che sia definito, può essere utilizzato da più di un elemento o tipo di elemento.
Per ciascun tipo di elemento, i Materiali sono richiamati indirettamente, attraverso le pro-
prietà di Sezione che si riferiscono a quel tipo di elemento.

Tutte le proprietà di materiale elastiche possono dipendere dalla temperatura. Le proprietà


sono assegnate in corrispondenza di una serie di temperature specificate. Le proprietà ad
altre temperature sono ottenete per interpolazione lineare.

Durante una data esecuzione del programma, le proprietà sono considerate costanti, senza
considerare eventuali cambiamenti di temperatura cui sia soggetta la struttura. A ciascun
elemento può essere assegnata una temperatura di materiale che determina le proprietà
dipendenti dalla temperatura utilizzate durante l’analisi.

Le proprietà dipendenti dal tempo includono viscosità, ritiro ed elasticità dipendente da


invecchiamento. Queste proprietà possono essere attivate durante un’analisi per fasi
(Stage Construction Analysis) e costituire le basi per analisi successive.

È possibile definire curve non lineari tensione deformazione, da utilizzare con le cerniere
a fibra di elementi frame o con gli strati non lineari di elementi shell.

Sistema di coordinate locali


Ciascun Materiale ha un suo sistema di coordinate locali di Materiale utilizzato per
definirne le proprietà elastiche e termiche. Questo sistema è significativo solamente nel
caso di materiali ortotropi e anisotropi. I materiali isotropi sono indipendenti dal sistema
di coordinate.

70 Compendio
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Figura 13
Definizione delle tensioni nel sistema di coordinate locali del materiale

Gli assi del sistema di coordinate locale di Materiale sono denotati 1, 2 e 3. Per default,
il sistema di coordinate di Materiale è allineato con il sistema di coordinate locali di cia-
scun elemento. È tuttavia possibile specificare un gruppo di uno o più angoli di materiale
che fanno ruotare il sistema di coordinate di Materiale rispetto al sistema dell’elemento,
per quegli elementi che consentono proprietà ortotrope o anisotrope.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Angolo di Materiale” (pag. 193) nel capitolo “L’Elemento Shell”
• Vedi paragrafo “Angolo di Materiale” (pag. 219) nel capitolo “L’Elemento Plane”
• Vedi paragrafo “Angolo di Materiale” (pag. 229) nel capitolo “L’Elemento Asolid”
• Vedi paragrafo “Angolo di Materiale” (pag. 246) nel capitolo “L’Elemento Solid”

Tensioni e deformazioni
Le proprietà meccaniche elastiche mettono in relazione il comportamento di tensioni e
deformazioni all’interno del materiale. Le tensioni sono definite come forze per unità di
area agenti su un cubo infinitesimo allineato secondo gli assi locali di Materiale, come
indicato in Figura 13 (pag. 71). Le tensioni σ11 , σ22 e σ33 sono le tensioni interne nor-
mali e tendono a causare variazioni di lunghezza, mentre σ12 , σ13 e σ23 sono le tensioni
interne tangenziali e tendono a causare un cambiamento di angolo.

Tensioni e deformazioni 71
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Non tutte le componenti di tensione interna esistono per ciascun tipo di elemento. Ad
esempio, le tensioni σ22 , σ33 e σ23 sono assunte pari a zero nell’elemento Frame, mentre
la tensione σ33 è assunta pari a zero nell’elemento Shell.

Le deformazioni assiali ε11 , ε22 e ε33 misurano la variazione in lunghezza lungo gli assi
locali di Materiale 1, 2 e 3 rispettivamente e sono definite come:
𝑑𝑢1
𝜀11 =
𝑑𝑥1
𝑑𝑢2
𝜀22 =
𝑑𝑥2
𝑑𝑢3
𝜀33 =
𝑑𝑥3

Dove 𝑢1 , 𝑢2 e 𝑢3 sono gli spostamenti e 𝑥1 , 𝑥2 e 𝑥3 sono le coordinate lungo gli assi


locali di Materiale 1, 2 e 3, rispettivamente.

Le deformazioni interne di taglio da ingegneria, γ12, γ13 e γ23 , misurano la variazione


in angolo nei piani locali di Materiale 1-2, 1-3 e 2-3 rispettivamente e sono definite come:
𝑑𝑢1 𝑑𝑢2
𝛾12 = +
𝑑𝑥2 𝑑𝑥1
𝑑𝑢1 𝑑𝑢3
𝛾13 = +
𝑑𝑥3 𝑑𝑥1
𝑑𝑢2 𝑑𝑢3
𝛾23 = +
𝑑𝑥3 𝑑𝑥2

Va notato che queste deformazioni interne di taglio da ingegneria sono rispettivamente


pari al doppio delle deformazioni interne di taglio tensoriali, ε12 , ε13 e ε23 .

Le deformazioni interne possono anche essere determinate da una variazione di tempe-


ratura, ∆𝑇 , che può essere assegnata come carico ad un elemento. Un cambio di tem-
peratura non può causare tensioni, se non quando le deformazioni termiche indotte sono
impedite da un vicolo esterno.

Vedere Cook, Malkus e Plesha (1989), o un qualunque libro di testo di meccanica ele-
mentare.

72 Tensioni e deformazioni
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Materiali isotropi
Il comportamento di un materiale isotropo è indipendente dalla direzione di carico o
orientamento del materiale. In aggiunta, il comportamento a taglio è disaccoppiato da
quello assiale e non è interessato da cambi di temperatura. Per acciaio e calcestruzzo si
assume usualmente un comportamento isotropo, benché questo non sempre sia il caso.

Le proprietà meccaniche e termiche di tipo isotropo mettono in relazione deformazioni a


tensioni e variazioni di temperatura nel modo seguente:

(Eq. 1)

dove e1 è il modulo di elasticità di Young, u12 è il coefficiente di Poisson, g12 è il mo-


dulo di taglio e a1 è il coefficiente di dilatazione termica. Questa relazione è valida indi-
pendentemente dall’orientamento degli assi locali di Materiale 1, 2 e 3.

Il modulo di taglio non è specificato direttamente, bensì definito nei termini di modulo di
Young e coefficiente di Poisson:
𝐞𝟏
𝐠𝟏𝟐 =
2(1 + 𝐮𝟏𝟐)

Va notato che il modulo di Young deve essere positivo e che il coefficiente di Poisson
deve ottemperare alla seguente condizione:
1
−1 < 𝐮𝟏𝟐 <
2

Materiali isotropi 73
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Materiali uniassiali
I materiali uni-assiali sono utilizzati per modellare il comportamento di ferri di armatura,
cavi e tiranti. Questo tipo di oggetti è sottoposto principalmente a tensioni normali e ha
una direzione di comportamento preferenziale. Il comportamento a taglio può essere
preso in considerazione per certe applicazioni, come nel caso di ferri di armatura utiliz-
zate in sezioni layered shell.

Il comportamento uni-assiale può essere considerato come quello di un materiale isotropo


con tensioni σ22 = σ33 = σ23 = 0, senza riguardo per le deformazioni. Questa rela-
zione dipende dalla direzione ed è sempre allineata con l’asse locale di Materiale 1.

Le proprietà meccaniche e termiche mettono in relazione deformazioni a tensioni e va-


riazioni di temperatura nel modo seguente:

(Eq. 2)

dove e1 è il modulo di elasticità di Young, u12 è il coefficiente di Poisson, g12 è il mo-


dulo di taglio e a1 è il coefficiente di dilatazione termica.

Quando è utilizzato, il modulo di taglio non è specificato direttamente, bensì definito nei
termini di modulo di Young e coefficiente di Poisson:
𝐞𝟏
𝐠𝟏𝟐 =
2(1 + 𝐮𝟏𝟐)

Va notato che il modulo di Young deve essere positivo e che il coefficiente di Poisson
deve ottemperare alla seguente condizione:
1
−1 < 𝐮𝟏𝟐 <
2

74 Materiali uniassiali
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Materiali ortotropi
Il comportamento di un materiale ortotropo può risultare differente in ciascuna delle tre
direzioni locali. Tuttavia, come per i materiali isotropi, il comportamento di taglio è di-
saccoppiato dal comportamento assiale e non è interessato da variazioni di temperatura.

Le proprietà meccaniche e termiche ortotrope mettono in relazione deformazioni a ten-


sioni e variazioni di temperatura nel modo seguente:

(Eq. 3)

dove e1, e2 e e3 sono i moduli di elasticità; u12, u13 e u23 sono i coefficienti di Poisson;
g12, g13 e g23 sono i moduli di taglio; a1, a2 e a3 sono i coefficienti di dilatazione
termica.

Va notato che i moduli di elasticità e di taglio devono essere positivi. I coefficienti di


Poisson possono assumere qualunque valore purché la parte 3x3 destro superiore della
matrice di tensione deformazione sia positivo definita (cioè con determinante positivo).

Materiali anisotropi
Il comportamento di un materiale anisotropo può risultare differente in ciascuna delle tre
direzioni locali. In aggiunta. Il comportamento a taglio può essere completamente accop-
piato con il comportamento assiale e può essere interessato da variazioni di temperatura.

Le proprietà meccaniche e termiche anisotrope mettono in relazione deformazioni a ten-


sioni e variazioni di temperatura nel modo seguente:

Materiali ortotropi 75
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

(Eq. 4)

dove e1, e2 e e3 sono i moduli di elasticità; u12, u13 e u23 sono i coefficienti di Poisson
standard; u14, u24…, u56 sono coefficienti di Poisson di taglio e accoppiamento; g12,
g13 e g23 sono i moduli di taglio; a1, a2 e a3 sono i coefficienti di dilatazione termica;
a12, a12 e a23 sono coefficienti di taglio termico.

Va notato che i moduli di elasticità e di taglio devono essere positivi. I coefficienti di


Poisson possono assumere qualunque valore purché la matrice di tensione deformazione
6x6 sia positivo definita. Questo significa che il suo determinante sia positivo.

Queste proprietà di materiale possono essere valutate direttamente per mezzo di esperi-
menti di laboratorio. Ciascuna colonna della matrice rappresenta le sei deformazioni mi-
surate dovute all’applicazioni di appropriate tensioni unitarie. I sei coefficienti termici
sono le deformazioni misurate causate da una variazione di temperatura unitaria.

Proprietà dipendenti dalla temperatura


Tutte le proprietà meccaniche e termiche utilizzate nelle equazioni da (1) a (4) possono
dipendere dalla temperatura. Queste proprietà sono assegnate per una serie di temperature
di Materiale t specificate. Le proprietà ad altre temperature sono ottenute per interpola-
zione lineare tra due vicine temperature specificate. Proprietà all’esterno dell’intervallo
di temperature specificate utilizzano i valori di quella più vicina. Vedi figura 14 (pag. 77)
per degli esempi.

Se le proprietà di materiale sono indipendenti dalla temperatura, è sufficiente che esse


siano specificate per una singola temperatura arbitraria.

76 Proprietà dipendenti dalla temperatura


Capitolo VI Proprietà di Materiale

Figura 14
Determinazione della proprietà Ematt alla temperatura Tmatt dalla funzione E(T)

Temperatura di materiale da elemento


È possibile assegnare a ciascun elemento una temperatura di materiale da elemento.
Questa è la temperatura per la quale le proprietà di materiale dipendenti dalla temperatura
sono valutate per quell’elemento. Le proprietà corrispondenti a questa temperatura pre-
fissata sono utilizzate per tutte le analisi, senza riguardo per le possibili variazioni di
temperatura cui l’elemento venga assoggettato durante la fase di carico.

La temperatura di materiale da elemento può essere uniforme lungo l’elemento o inter-


polata tra valori assegnati ai nodi. In questo secondo caso è utilizzata una temperatura di
materiale uniforme che sia la media tra quelle ai nodi. La temperatura di default per qua-
lunque elemento è zero.

Le proprietà di un materiale non dipendente dalla temperatura sono costanti a prescindere


dalle eventuali temperature di materiale da elemento specificate.

Massa specifica
Per ciascun materiale è possibile specificare una massa specifica, m, da utilizzare per
calcolare la massa dell’elemento. La massa totale dell’elemento è il prodotto della densità
di massa (massa per unità di volume) per il volume dell’elemento. Questa massa è asse-
gnata, in modo proporzionale, a ciascun nodo dell’elemento. La medesima massa è ap-
plicata lungo ciascuno dei tre gradi di libertà. Non viene calcolato alcun momento di
inerzia di massa.

Temperatura di materiale da elemento 77


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Le unità di misura devono essere coerenti. Tipicamente, la densità di massa è uguale al


peso specifico del materiale diviso per l’accelerazione di gravità. Questo tuttavia non è
richiesto in modo obbligatorio.

La massa specifica è indipendente dalla temperatura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Massa” (pag. 134) nel capitolo “L’elemento Frame”.


• Vedi paragrafo “Massa” (pag.172) nel capitolo “L’elemento Cable”.
• Vedi paragrafo “Massa” (pag. 206) nel capitolo “L’elemento Shell”.
• Vedi paragrafo “Massa” (pag. 217) nel capitolo “L’elemento Plane”.
• Vedi paragrafo “Massa” (pag. 232) nel capitolo “L’elemento Asolid”.
• Vedi paragrafo “Massa” (pag. 248) nel capitolo “L’elemento Solid”.
• Vedi paragrafo “Origine della Massa” (pag. 334), nel capitolo “Configurazioni di
Carico”

Peso specifico
Per ciascun Materiale è possibile definire un peso specifico, w, che è utilizzato per il
calcolo del perso proprio dell’elemento. Il peso totale dell’elemento è il prodotto del peso
specifico (peso per unità di volume) per il volume dell’elemento. Questo peso è poi asse-
gnato, in modo proporzionale, a ciascun nodo dell’elemento. Il peso proprio è attivato
quando vengono utilizzati i Carichi di Peso Proprio e di Gravità.

Il peso specifico è indipendente dalla temperatura.

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 325), in “Configurazioni di Carico”.


• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), in “Configurazioni di Carico”.

Smorzamento da materiale
Per l’analisi dinamica è possibile specificare uno smorzamento da materiale. Sono dispo-
nibili tipi differenti di smorzamento per tipi differenti di Casi di Carico. Lo smorzamento
da materiale è una proprietà del materiale e influisce allo stesso modo su tutti i Casi di
Carico di un dato tipo. Per ciascun Caso di Carico è possibile specificare uno smorza-
mento aggiuntivo.

78 Peso specifico
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Poiché lo smorzamento ha un effetto rilevante sulla risposta dinamica, è necessario avere


molta cura nel definire i parametri di smorzamento.

Il materiale utilizzato per calcolare lo smorzamento è determinato per i diversi tipi di


elemento nel modo seguente:

• Per gli elementi frame, se c’è una sovrascrittura di materiale, è utilizzato quel ma-
teriale. Altrimenti è utilizzato il materiale della sezione frame corrente o, se la se-
zione è non prismatica, la media semplice dei coefficienti di smorzamento dei ma-
teriali di ciascuna sezione costituente dell’elemento.
• Per gli elementi shell, se c’è una sovrascrittura di materiale, è utilizzato quel mate-
riale. Altrimenti è utilizzato il materiale della sezione shell corrente o, se la sezione
e a strati, la media, pesata secondo lo spessore, dei coefficienti di smorzamento dei
vari materiali degli strati della sezione.
• Per gli elementi cable, tendon, plane, asolid e solid, è utilizzato il materiale della
sezione corrente.

Lo smorzamento basato su materiale non si applica agli elementi link.

Smorzamento modale
Lo smorzamento da materiale disponibile in SAP2000 è pesato in base alla rigidezza ed
è anche noto come smorzamento modale composto. È utilizzato per tutte le analisi in
spettro di risposta o in time history. Per ciascun materiale può essere specificato un rap-
porto di smorzamento modale di materiale, r, dove 0 ≤ 𝑟 ≤ 1. Il rapporto di smorza-
mento, 𝑟𝑖𝑗 , contribuito al modo I dall’elemento j, costituito da un dato materiale, è

𝑟𝜙𝑖𝑇 𝑲𝑗 𝜙𝑖
𝑟𝑖𝑗 =
𝐾𝑖

dove 𝜙𝑖 è la forma modale per il modo I, 𝑲𝑗 è la matrice di rigidezza per l’elemento j e


𝐾𝑖 è la rigidezza modale per il modo I, data da

𝐾𝑖 = ∑ 𝜙𝑖𝑇 𝑲𝜙𝑖
𝐽

sommata per tutti gli elementi j del modello.

Smorzamento da materiale 79
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Smorzamento proporzionale viscoso


Lo smorzamento proporzionale viscoso è usato per le analisi in time history a integrazione
diretta. Per ciascun materiale è possibile specificare un coefficiente di massa, 𝑐𝑀 e un
coefficiente di rigidezza, 𝑐𝐾 . Questi coefficienti possono essere specificati direttamente
oppure possono essere calcolati sulla base di frazioni equivalenti di smorzamento modale
critico da assegnare a due periodi o frequenze differenti.

La matrice di smorzamento da materiale per l’elemento j è calcolata come:

𝐶𝑗 = 𝑐𝑀 𝑴𝑗 + 𝑐𝐾 𝑲𝑗0

dove 𝑴𝑗 è la massa dell’elemento e 𝑲𝑗0 è la rigidezza dell’elemento. Il suffisso “0” sta


ad indicare che, per elementi non lineari, è utilizzata la rigidezza iniziale. Si tratta della
rigidezza dell’elemento alla condizione iniziale zero, senza riguardo per lo stato non li-
neare in cui l’elemento si trova correntemente. L’unica eccezione a questa regola è una
condizione in cui lo stato non lineare corrente abbia zero rigidezza e zero forza o ten-
sione (come per un materiale di tipo calcestruzzo fessurato), nel qual caso si assume
smorzamento pari a zero. Nel caso in cui la rigidezza iniziale fosse differente per dire-
zioni di carico positiva e negativa, viene utilizzata la rigidezza maggiore.

Smorzamento proporzionale isteretico


Lo smorzamento proporzionale isteretico è utilizzato per analisi in stato stazionario o in
densità spettrale di potenza. Per ciascun materiale è possibile specificare un coefficiente
di massa, 𝑑𝑀 e un coefficiente di rigidezza, 𝑑𝐾 . La matrice di smorzamento isteretico per
l’elemento j di un dato materiale è calcolato come:

𝐷𝑗 = 𝑑𝑀 𝑴𝑗 + 𝑑𝐾 𝑲𝑗0

dove 𝑴𝑗 è la massa dell’elemento e 𝑲𝑗0 è la rigidezza dell’elemento. Vedi il paragrafo


“Smorzamento proporzionale viscoso”, qui sopra, per come la matrice del materiale è
determinata nel caso di elementi non lineari.

Comportamento non lineare del materiale


Un tipo di materiale a comportamento non lineare è disponibile per certi elementi che
utilizzano un modello di materiale direzionale, con legami tensione-deformazione disac-
coppiati per una o più componenti. Si tratta di un modello ingegneristico semplice e pra-
tico adatto a molte applicazioni come travi, pilastri, setti, impalcati da ponte, gallerie,
muri di sostegno e altro. È opportuno valutare attentamente l’applicabilità di questo com-
portamento prima di utilizzarlo per modelli del continuo di tipo generico, particolarmente
80 Comportamento non lineare del materiale
Capitolo VI Proprietà di Materiale

se le tensioni dominanti cambiano direzione in modo brusco da un punto all’altro.

È inoltre disponibile un modello di calcestruzzo bidimensionale da utilizzare con i laye-


red shell. Questo modello è discusso nel paragrafo “Modello di calcestruzzo modificato
Darwin-Pecknold” più avanti nel capitolo. La restante parte del paragrafo presente ri-
guarda il modello di materiale direzionale.

Il materiale a comportamento non lineare, al momento, non è dipendente dalla tempera-


tura. Il comportamento specificato alla temperatura iniziale (la più negativa) è utilizzato
per tutte le temperature.

Trazione e compressione
Per ciascun materiale è possibile specificare una curva tensione-deformazione utilizzata
per rappresentare il comportamento assiale delle tensioni (trazione compressione) del ma-
teriale lungo qualunque asse. Per materiali uni assiali, si tratta della relazione tra 𝜎11 e
𝜖11 . Per materiali Isotropi, Ortotropi e Anisotropi questa curva rappresenta il comporta-
mento lungo ciascuno dei tre assi locali di materiale, 𝜎11 − 𝜀11 , 𝜎22 − 𝜀22 e 𝜎33 − 𝜀33 .
Il comportamento tensione deformazione non lineare è il medesimo in ciascuna direzione,
anche se i materiali sono ortotropi o anisotropi.

La trazione è sempre positiva, indipendentemente dal tipo di materiale (acciaio, calce-


struzzo, ecc.). I lati teso e compresso della curva possono essere differenti tra di loro. Ne
segue che la curva tensione-deformazione può essere scritta nel modo seguente:

𝜎𝑇 (𝜀𝑖𝑖 ), 𝜀𝑖𝑖 ≥ 0
𝜎𝑖𝑖 (𝜀𝑖𝑖 ) = { (Eq. 5a)
𝜎𝐶 (𝜀𝑖𝑖 ), 𝜀𝑖𝑖 ≤ 0

dove 𝜎𝑇 (𝜖) rappresenta il comportamento a trazione, mentre 𝜎𝐶 (𝜖) rapprenta quello a


compressione, con le seguenti restrizioni:

𝜎𝑇 (𝜀) ≥ 0, 𝜎𝑇 (0) = 0 (Eq. 5b)


𝜎𝐶 (𝜀) ≤ 0, 𝜎𝐶 (0) = 0

Taglio
La curva tensione deformazione per il taglio è calcolata internamente dalla curva per le
tensioni normali. Viene presupposto che il comportamento a taglio possa essere ricavato
da quello a trazione compressione agente a 45° dall’asse locale di materiale,

Comportamento non lineare del materiale 81


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

utilizzando il cerchio di Mohr in quel piano. Per un materiale Isotropo, Ortotropo e Ani-
sotropo il risultato è la seguente relazione simmetrica per il taglio:

𝜎𝑆 (𝜀𝑖𝑗 ), 𝜀𝑖𝑗 ≥ 0
𝜎𝑖𝑗 (𝜀𝑖𝑗 ) = { (Eq. 6a)
−𝜎𝑆 (−𝜀𝑖𝑗 ), 𝜀𝑖𝑗 ≤ 0

dove
1 1
𝜎𝑆 (𝜀𝑖𝑗 ) = (𝜎𝑇 (𝜀𝑖𝑗 ) − 𝜎𝐶 (−𝜀𝑖𝑗 )), 𝜀𝑖𝑗 = 𝛾𝑖𝑗 ≥ 0, 𝑖 ≠ 𝑗 (Eq. 6b)
4 2

Nel caso in cui la curva tensione deformazione assiale sia simmetrica, come per l’ac-
ciaio, si ottiene 𝜎𝑇 (𝜀) = −𝜎𝐶 (−𝜀) e pertanto:

1 𝜎𝑇 (𝜀𝑖𝑗 ), 𝜀𝑖𝑗 ≥ 0
𝜎𝑖𝑗 (𝜀𝑖𝑗 ) = {
2 𝜎𝐶 (𝜀𝑖𝑗 ), 𝜀𝑖𝑗 ≤ 0

Per creare un materiale dove la relazione di taglio, 𝜎𝑆 (𝜀) sia primaria e nota, è possibile
definire una relazione tensione deformazione simmetrica di questo tipo:
𝜎𝑇 (𝜀) = −𝜎𝐶 (−𝜀) = 2𝜎𝑆 (𝜀)
Per un materiale Uniassiale la tensione tangenziale è la metà di quella per un materiale
Isotropo. In questo modo, se ci sono due materiali uniassiali a 90° tra loro, il comporta-
mento a taglio corrisponde a quello di un materiale Isotropo. Pertanto per i materiali
Uniassiali:

1
𝜎𝑆 (𝜀𝑖𝑗 ), 𝜀𝑖𝑗 ≥ 0
𝜎𝑖𝑗 (𝜀𝑖𝑗 ) = { (per materiale Uniassiale) (Eq. 6c)
2 −𝜎 (−𝜀 ), 𝜀 ≤ 0
𝑆 𝑖𝑗 𝑖𝑗

Isteresi
Sono disponibili svariati modelli di isteresi per definire il comportamento tensione-de-
formazione non lineare del materiale quando il carico viene invertito o fatto variare in
maniera ciclica. Per lo più questi modelli differiscono per la quantità di energia che sono
in grado di dissipare in un dato ciclo deformativo e per come la dissipazione di energia
cambi con l’aumentare della deformazione.

I particolari sono forniti nel paragrafo “Modelli Isteretici” (pag. 85) in questo capitolo.

82 Comportamento non lineare del materiale


Capitolo VI Proprietà di Materiale

Applicazione
Le curve tensione-deformazione non lineari sono correntemente utilizzate dal programma
in due applicazioni descritte di seguito.

Cerniere a fibra
Le cerniere a fibra sono usate per definire il comportamento accoppiato sforzo normale e
momento biassiale in certe posizioni all’interno della lunghezza di un elemento frame.
Le cerniere possono essere definite manualmente o create automaticamente per alcuni
tipi di sezioni frame, incluse quelle create con Section Designer.

Per ciascuna fibra nella sezione di una cerniera a fibre, la curva tensione deformazione
non lineare del materiale è utilizzata direttamente per definire la relazione assiale 𝜎11 −
𝜀11 . Sommando insieme il comportamento di tutte le fibre nella sezione e moltiplicando
per la lunghezza della cerniera si ottengono le relazioni tra spostamento relativo da sforzo
normale e rotazioni biassiali indotte dai momenti.

La relazione 𝜎11 − 𝜀11 è la medesima sia che il materiale sia Uniassiale, che Isotropo,
Ortotropo o Anisotropo. Il comportamento a taglio non è considerato dalle fibre. È invece
calcolato nel modo usuale, utilizzando il modulo a taglio lineare g12.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Sezioni da Section Designer” (pagina 118) nel capitolo “L’ele-
mento Frame”.
• Vedi capitolo “Proprietà delle Cerniere” (pag. 147).

Elemento Shell a strati


L’elemento Shell che utilizza proprietà di sezione a strati (layered) può avere comporta-
mento del materiale lineare, non lineare o misto. Per ciascuno strato deve essere definito
un materiale, un angolo di materiale e se ciascuna delle relazioni di stato piano tensione-
deformazione, 𝜎11 − 𝜀11 , 𝜎22 − 𝜀22 e 𝜎12 − 𝜀12 , siano lineari, non lineari o inattive (zero
tensione).

Per i materiali Uniassiali, la tensione 𝜎22 è sempre uguale a zero. La rigidezza tagliante
è invece considerata presente. Tuttavia può essere portata a zero, se viene resa inattiva la
relazione a taglio.

Per tutti i materiali la tensione normale 𝜎33 = 0. Il comportamento trasversale a taglio è


sempre lineare e utilizza gli appropriati moduli a taglio g13 e g23 dalla matrice del ma-
teriale (eq. 1- 4 più sopra).

Se, in un dato strato, tutte e tre le relazioni nel piano sono lineari, viene usata la matrice

Comportamento non lineare del materiale 83


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

lineare corrispondente (eq. 1- 4), modificata per la condizione di tensione piana 𝜎33 = 0.
Sono inclusi gli effetti di Poisson, che possono accoppiare le due tensioni normali.

Se, in un determinato strato, una qualunque delle relazioni piane è non lineare o inattiva,
allora tutte e tre le relazioni divengono disaccoppiate in base alle seguenti regole:

• Il coefficiente di Poisson è portato a zero


• Le relazioni 𝜎 − 𝜀 normali, se lineari utilizzano la rigidezza e1 dalla matrice del
materiale (eq. 1- 4).
• Le relazioni 𝜎 − 𝜀 tangenziali, se lineari usano il modulo a taglio g12 (eq. 1- 4).
• Le relazioni 𝜎 − 𝜀 normali, se non lineari usano le eq. 5 più sopra.
• Le relazioni 𝜎 − 𝜀 tangenziali, se non lineari usano le eq. 6 più sopra.
• Le relazioni 𝜎 − 𝜀 inattive assumono che la tensione corrispondente sia zero.

Il comportamento tensione-deformazione di un determinato strato è sempre definito nel


sistema di coordinate locali specificato dall’angolo di materiale per quello strato. Questo
va tenuto bene a mente, quando si usano materiali Uniassiali per i quali 𝜎22 = 0.

La precedente descrizione si riferisce a materiali direzionali. È anche disponibile un mo-


dello bidimensionale per il calcestruzzo da utilizzare con layered shell. Questo modello
è discusso nel paragrafo “Modello di calcestruzzo modificato Darwin-Pecknold”

Per maggiori informazioni, vedi la sottosezione “Proprietà di sezione a strati” (Pag. 193)
al capitolo “L’elemento Shell”

Angoli di attrito e dilitazione


Per materiali calcestruzzo, è possibile specificare un angolo di attrito e un angolo di dili-
tazione. A entrambi dovrebbe normalmente essere assegnato valore zero. L’angolo di
attrito è un parametro sperimentale il cui uso non è consigliato in circostanze normali.
L’angolo di dilitazione è di uso futuro e al momento non influisce sul modello.

L’angolo di attrito, ϕ, ha valore 0 ≤ ϕ ≤ 90°. Per il valore raccomandato di ϕ = 0, il com-


portamento di taglio è quello descritto in precedenza. Per uso sperimentale con ϕ ≥ 0, la
tensione tangenziale è calcolata principalmente utilizzando un modello di attrito con ri-
gidezza lineare g12 limitata dalla tensione:
0, 𝜎 ≥ 0
|𝜎12 | ≤ 𝑡𝑎𝑛𝜙 { (Eq. 7a)
−𝜎, 𝜎 < 0

84 Comportamento non lineare del materiale


Capitolo VI Proprietà di Materiale

dove 𝜎 = (𝜎11 + 𝜎22 ). Perché si sviluppi una resistenza tagliante questa equazione ri-
chiede che vi sia compressione. È inoltre aggiunta coesione utilizzando la precedente
(eq. 6a), ma prendendo in considerazione solo il contributo tagliante dovuto a trazione:
1 1
𝜎𝑆 (𝜖12 ) = 4 𝜎𝑇 (𝜖12 ), 𝜀12 = 2 𝛾12 ≥ 0 (Eq. 7b)

Questo comportamento, per quanto interessante, può comportare sfide computazionali,


sempre che il modello non sia ben definito e ragionevolmente caricato e che non sia as-
sicurata sufficiente duttilità dall’acciaio di armatura. Per ripetere: si tratta di un com-
portamento sperimentale, non raccomandato per uso normale.

Modelli di isteresi
L’isteresi è il processo di dissipazione dell’energia ottenuto per mezzo di spostamento,
in contrapposizione alla viscosità, che è dissipazione di energia per mezzo del gradiente
di spostamento (velocità). L’isteresi è tipica dei solidi, laddove la viscosità è tipica dei
fluidi, benché non si tratti di una distinzione rigida.

Il comportamento isteretico può avere effetto su casi di carico di tipo non lineare statico
e non lineare dinamico in time history, che esibiscano inversioni di carico e carichi ciclici.
Un carico monotono non è interessato.

Sono disponibili svariati modelli isteretici per descrivere il comportamento di materiali


di tipo differente. Per la maggior parte essi differiscono per la quantità di energia che essi
dissipano in un dato ciclo deformativo e nel modo in cui il comportamento dissipativo di
energia cambi al crescere della deformazione.

Ciascun modello isteretico può essere usato per le seguenti applicazioni:

• Comportamento tensione-deformazione del materiale, con effetto sulle cerniere


frame a fibra e sugli shell a strati che usano quel materiale.
• Cerniere frame a un grado di libertà, come cerniere P o M3. Al momento le cerniere
accoppiate, come P-M3 o P-M2-M3, utilizzano il modello isotropo.
• Elementi link/support del tipo a plasticità multilineare.

Benché il presente capitolo si occupi di proprietà del materiale, la trattazione si riferisce


a tutte e tre le applicazioni appena descritte.

Modelli di isteresi 85
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Curva Backbone (azione verso spostamento)


Per ciascun materiale, cerniera o grado di libertà, una curva di azione uniassiale verso
spostamento definisce il comportamento non lineare per un carico monotono nelle dire-
zioni positiva e negativa.

In questo contesto azione e spostamento formano una coppia coniugata in energia nel
modo seguente:

• Per materiali, tensione verso deformazione


• Per cerniere e link multilineari, forza verso spostamento relativo o momento verso
rotazione, in funzione del grado di libertà interessato

Per ciascun modello, la curva azione uniassiale-spostamento è data da un gruppo di punti


definiti dall’utente. Questa curva è chiamata curva backbone (curva dorsale) e può assu-
mere quasi qualunque forma, con le seguenti restrizioni

• Un punto deve sempre essere l’origine (0,0)


• Devono essere definiti almeno un punto con spostamento positivo e uno con spo-
stamento negativo
• Gli spostamenti dei punti specificati devono crescere in modo monotono, senza che
ci sia alcun valore uguale a un altro
• L’azione presso qualsiasi punto deve avere lo stesso segno dello spostamento (o
essere entrambi zero)
• Il tratto rettilineo determinato dagli ultimi due punti dal lato degli spostamenti po-
sitivi è estrapolato a spostamento positivo infinito o fino a che non raggiunga il
valore zero. In modo analogo il tratto rettilineo determinato dagli ultimi due punti
specificati sul lato degli spostamenti negativi è estrapolata a spostamento negativo
infinito o fino a che non raggiunga il valore zero

La curva assegnata definisce la relazione azione-spostamento sotto carico monotono. Il


primo tratto rettilineo su ciascun lato dell’origine è elastico; i segmenti rimanenti defini-
scono uno spostamento plastico. Se lo spostamento si inverte, tipicamente segue i due
segmenti elastici prima di entrare nella fase plastica in direzione opposta. Questo con le
eccezioni chiarite nel seguito.

Comportamento Ciclico
In SAP2000, ETABS e CSi Bridge sono utilizzabili diversi modelli di isteresi. I modelli
a disposizione possono variare da un prodotto all’altro e possono includere alcuni o tutti
i modelli descritti nel seguito.

86 Modelli di isteresi
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Figura 15
Modello di isteresi elastico per carico ciclico crescente – Nessuna dissipazione
La curva backbone è la medesima utilizzata per tutte le figure successive

Come è tipico per tutti i modelli, il carico ciclico si comporta come segue:

• Il carico iniziale in direzione positiva o negativa segue la curva backbone


• Al momento di inversione dello spostamento, lo scarico avviene lungo una traccia
differente, generalmente più ripida della traccia di carico. Questa è spesso parallela
o quasi alla curva elastica iniziale
• Dopo che il livello di carico si è ridotto a zero, il proseguire dello spostamento di
ritorno causa una inversione del carico lungo un percorso che alla fine si ricongiunge
con la curva backbone sul lato opposto, usualmente per uno spostamento uguale allo
spostamento massimo precedente nella stessa direzione o in quella opposta.

Nella descrizione di spostamento ciclico seguente, “caricare” significa far crescere l’am-
piezza dello spostamento in una data direzione positiva o negativa, mentre “scaricare”
indica la successiva riduzione dello spostamento fino a che il livello dell’azione non si
annulla. La prosecuzione nella riduzione dello spostamento, fino allo spostamento nullo,
è chiamata “carico inverso”. Alla fine lo spostamento aumenta di nuovo con lo stesso
segno dell’azione e viene chiamato nuovamente “carico”. Queste fasi di carico e scarico
avvengono nei quadranti positivi (primo e terzo) del diagramma azione-spostamento,
mentre il carico inverso avviene nei quadranti negativi (secondo e quarto).

Modelli di isteresi 87
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 16
Modello di isteresi cinematico per carico ciclico crescente

Modello di isteresi elastico


Il comportamento è non lineare ma elastico. Questo significa che il materiale carica e
scarica sempre lungo la curva backbone e non viene dissipata energia. Il comportamento
è illustrato in figura 15 (pag. 87). La medesima curva backbone è usata in tutte le figure
per i modelli successivi, con l’eccezione che i modelli per il calcestruzzo usano solo la
porzione di curva positiva, con la porzione negativa definita separatamente.

Modello di isteresi cinematico


Questo modello è basato su un comportamento a incrudimento cinematico che si osserva
comunemente nei metalli ed è il modello isteretico di default per tutti i materiali metallici
del programma. Questo modello dissipa una significativa quantità di energia ed è appro-
priato per materiali duttili.

In base alle regole dell’incrudimento cinematico, lo spostamento plastico in una direzione


“tira” con sé la curva per l’altra direzione. Le coppie di punti corrispondenti sono colle-
gate. Nessun altro parametro è richiesto per questo modello.

88 Modelli di isteresi
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Nelle fasi di scarico e carico inverso, la curva segue un percorso fatto di segmenti paralleli
e della medesima lunghezza dei segmenti precedentemente caricati e delle loro contro-
parti in direzione opposta, fino a che non si ricongiunge con la curva backbone in fase di
carico nella direzione opposta. Questo comportamento è indicato in figura 16 (pag. 88)
per cicli di spostamento crescenti.

Quando vengono definiti i punti della curva multilineare, è bene essere coscienti che le
coppie di punti simmetrici saranno collegati, anche se la curva di per sé non è simmetrica.
Questo consente qualche controllo sulla forma del ciclo isteretico.

Il modello cinematico forma la base per parecchi degli altri modelli descritti nel seguito,
inclusi Takeda, degradante e a incrudimento BRB.

Modello di isteresi con degrado


Questo modello assomiglia molto al modello cinematico, ma usa un ciclo isteretico con
degrado che rende conto della dissipazione energetica decrescente e della rigidezza che
si scarica con il crescere della deformazione plastica.

Per lo spostamento plastico sono utilizzate due misure:

• Lo spostamento plastico massimo in ciascuna delle direzioni, positiva e negativa


• Lo spostamento plastico accumulato, che è la somma assoluta di ciascun incremento
di spostamento plastico positivo o negativo. Lo spostamento plastico è quello che
non si verifica tra i due segmenti elastici della curva azione-spostamento

Lo spostamento plastico accumulato può verificarsi durante carichi ciclici di ampiezza


costante e può essere usata per rappresentare la fatica.

Per questo modello sono richiesti i seguenti parametri:

• Separatamente per spostamenti positivi e negativi


 Fattore energetico iniziale a snervamento, f0, solitamente 1,0
 Fattore energetico a spostamento moderato, f1
 Fattore energetico a spostamento massimo, f2
 Livello di spostamento moderato, x1, come multiplo di quello a snervamento
 Livello di spostamento massimo, x2, come multiplo di quello a snervamento
 Fattore di ponderazione dello spostamento accumulato, a
• Fattore di ponderazione del degrado della rigidezza, s
• Fattore di ponderazione più grande-più piccolo, w, solitamente 0,0

Modelli di isteresi 89
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 17
Modello di isteresi con degrado per carico ciclico crescente
esibente degrado elastico (s=0,0)

I fattori energetici rappresentano l’area di un ciclo isteretico degradato diviso per l’area
del ciclo non degradato, uguale a quello del modello cinematico. Ad esempio, un fattore
energetico di 0,3 significa che un ciclo completo di spostamento dissiperebbe solo il 30%
dell’energia che dissiperebbe il materiale non degradato. I fattori energetici devono sod-
disfare la diseguaglianza 1,0 ≥ 𝑓0 ≥ 𝑓1 ≥ 𝑓2 > 0,0. I livelli di spostamento devono es-
sere tali che 1,0 < 𝑥1 < 𝑥2.

Tutti i fattori di ponderazione possono valere da 0,0 a 1,0, inclusi gli estremi. Dal mo-
mento che lo spostamento plastico accumulato è costantemente crescente, si raccomanda
che il fattore di ponderazione a sia generalmente piccolo o zero.

Per ciascun incremento di spostamento:

• Viene determinato il massimo assoluto degli spostamenti plastici positivi e negativi


che si sono verificati fino a un determinato punto dell’analisi, 𝑑max 𝑝𝑜𝑠 e 𝑑max 𝑛𝑒𝑔 ,
così come lo spostamento plastico accumulato, 𝑑𝑎𝑐𝑐 .
• Viene calcolato un livello di spostamento plastico positivo come

𝑑𝑝𝑜𝑠 = 𝑎𝑑𝑎𝑐𝑐 + (1 − 𝑎)𝑑max 𝑝𝑜𝑠

dove a è il fattore di ponderazione accumulato per lo spostamento positivo.

90 Modelli di isteresi
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Figura 18
Modello di isteresi con degrado per carico ciclico crescente
esibente degrado di rigidezza (s=1,0)

• Paragonando dpos con i livelli di spostamento positivo d1 e d2, ottenuti moltipli-


cando x1 e x2 per lo spostamento positivo a snervamento, è possibile ottenere per
interpolazione un fattore energetico fpos. Se 𝑑𝑝𝑜𝑠 > 𝑑2, allora 𝑓𝑝𝑜𝑠 = 𝑓2.
• Seguendo il medesimo approccio, il fattore energetico per spostamenti negativi, fneg,
è calcolato utilizzando i parametri corrispondenti nel campo degli spostamenti ne-
gativi.
• Il maggiore di questi due fattori energetici e chiamato fmax e il minore fmin . Il fattore
energetico finale è calcolato come

𝑓 = 𝑤𝑓𝑚𝑎𝑥 + (1 − 𝑤)𝑓𝑚𝑖𝑛

Nel caso più comune, w = 0 e f = fmin .

Il degrado non si verifica nel caso di carico monotono. Tuttavia, al momento dell’inver-
sione del carico, le curve di scarico e di carico inverso sono modificate sulla base del
fattore energetico calcolato per l’ultimo incremento di spostamento. Questo fa sì che la
curva si schiacci, o appiattisca, verso la linea diagonale che unisce i due punti di sposta-
mento massimo positivo e negativo.

Modelli di isteresi 91
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 19
Modello di isteresi con degrado per carico ciclico crescente
esibente degrado combinato (s=0,5)

Questo schiacciamento è scalato per ottenere la desiderata diminuzione di dissipazione


dell’energia. La variazione può avvenire in due direzioni:

• Parallela alla linea di scarico elastico, chiamato degrado elastico


• Parallela all’asse orizzontale, chiamato degrado di rigidezza

La quantità di degrado in ciascuna direzione è controllato dal fattore di peso del degrado
di rigidezza, s. Per s= 0,0, tutto il degrado è elastico. Per s= 1,0, tutto il degrado è di
rigidezza. Per valori intermedi, il degrado è attribuito proporzionalmente.

Mentre la deformazione e i livelli energetici individuali sono calcolati separatamente per


le direzioni positiva e negativa, il livello energetico finale è un parametro singolo che
influisce sulla forma del ciclo isteretico in entrambe le direzioni.

Va notato che se tutti i livelli energetici sono pari a 1,0, il modello degenera a quello
isteretico cinematico.

Le figure 17, 18 e 19 (pagine 90 - 92) illustrano la forma di un ciclo isteretico con degrado
elastico, di rigidezza e misto, con fattore di degrado di rigidezza s= 0,5. Ciascuno di
questi tre casi dissipano la medesima quantità di energia per un dato ciclo di carico,

92 Modelli di isteresi
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Figura 20
Modello di isteresi di Takeda per carico ciclico crescente

energia che è inferiore a quella dissipata da un modello cinematico equivalente, mostrato


in figura 16 (pag. 88).

Modello di isteresi di Takeda


Questo modello è molto simile al modello cinematico, ma fa uso di un ciclo isteretico con
degrado basato sul modello di Takeda, descritto in Takeda, Sozen e Nielsen (1970). Que-
sto semplice modello non richiede parametri aggiuntivi ed è più appropriato per il ce-
mento armato che per l’acciaio. L’energia dissipata è inferiore a quella del modello cine-
matico.

Lo scarico procede lungo segmenti elastici, come per il modello cinematico. Nel ricarico,
la curva segue una linea secante alla curva backbone per il carico in direzione opposta. Il
punto di arrivo di questo tratto è quello di deformazione massima sostenuta dal ciclo
precedente. Questo risulta in una decrescente quantità di energia dissipata con deforma-
zioni crescenti.

Questo comportamento è illustrato in figura 20 (pag. 93).

Modelli di isteresi 93
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 21
Modello di isteresi a pivot per carico ciclico crescente

Modello di isteresi a pivot


Questo modello è simile a quello di Takeda, ma con di parametri aggiuntivi per control-
lare il degrado del il ciclo isteretico. È particolarmente indicato per membri in cemento
armato ed è basato sull’osservazione che lo scarico e il carico inverso tendono ad essere
diretti verso punti specifici nel piano azione-spostamento, chiamati punti di pivot. L’uso
più comune di questo modello è per momento-rotazione. Questo modello è descritto com-
piutamente in Dowell, Seible e Wilson (1988). Questo modello è inteso per calcestruzzo
armato. Vedi il distinto modello per calcestruzzo non armato, più avanti.

Per il modello a pivot sono richiesti i seguenti parametri addizionali:

• 𝛼1, che posiziona il punto di Pivot per lo scarico a zero da forza positiva. Lo scarico
si verifica verso un punto sull’estensione della linea elastica positiva, ma con un
valore di forza negativa pari a 𝛼1 volte la forza positiva di snervamento.
• 𝛼2, che posiziona il punto di Pivot per lo scarico a zero da forza negativa. Lo scarico
si verifica verso un punto sull’estensione della linea elastica negativa, ma con un
valore di forza positiva pari a 𝛼2 volte la forza negativa di snervamento.
• 𝛽1 , che posiziona il punto di Pivot per il carico inverso da zero verso la forza posi-
tiva. La ricarica avviene verso un punto sulla linea elastica positiva con un valore

94 Modelli di isteresi
Capitolo VI Proprietà di Materiale

Figura 22
Parametri del modello di isteresi a pivot

di forza pari a 𝛽1 volte la forza positiva di snervamento, dove 0,0 < 𝛽1 < 1,0. Oltre
quel punto il carico avviene lungo la secante al punto di deformazione positiva mas-
sima precedente, sulla curva backbone.
• 𝛽2 , che posiziona il punto di Pivot per il carico inverso da zero verso la forza nega-
tiva. La ricarica avviene verso un punto sulla linea elastica positiva con un valore
di forza pari a 𝛽2 volte la forza negativa di snervamento, dove 0,0 < 𝛽2 < 1,0. Ol-
tre quel punto il carico avviene lungo la secante al punto di deformazione negativa
massima precedente sulla curva backbone.
• η, che determina la quantità di degrado delle pendenze elastiche dopo la deforma-
zione plastica, dove 0,0 < 𝜂 < 1,0

Questi parametri e il risultante comportamento sono illustrati in figura 21 e 22 (pag. 94 e


95).

Modello di isteresi per calcestruzzo


Questo modello è inteso per calcestruzzo non armato e materiali simili quali il laterizio,
ed è il modello di default del programma per questo tipo di materiali. I comportamenti a
tensione e compressione sono indipendenti e si comportano in maniera differente.

Modelli di isteresi 95
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 23
Modello di isteresi per calcestruzzo sottoposto a carico ciclico crescente
con compressione di segno positivo e fattore energetico 0,7

La curva forza-spostamento (tensione-deformazione) è usata per determinare il segno


della compressione, che può essere positivo o negativo. Il punto con il valore assoluto di
tensione o forza più elevato è considerato in compressione e pertanto il segno assegnato
alla compressone può essere sia positivo che negativo. Similmente, il modello calce-
struzzo potrebbe essere anche usato per rappresentare un materiale a pura trazione con
comportamento simile a quello del calcestruzzo a compressione.

Questo modello è inteso principalmente per comportamento assiale, ma può essere appli-
cato a qualunque grado di liberà. Il cemento armato è meglio modellato usando i modelli
a pivot, degradante o di Takeda.

Dovrebbe sempre venire definita una curva forza-spostamento per compressione ed es-
sere diversa da zero. La curva forza-spostamento per tensione può essere tutta pari a zero,
o può essere diversa da zero, a condizione che il massimo valore della forza sia di gran-
dezza inferiore a quello del lato compresso.

Per questo modello va specificato un singolo parametro, il fattore di degrado dell’energia


f. Esso deve rispettare la disuguaglianza 0,0 ≤ 𝑓 ≤ 1,0. Un valore pari a 0,0 equivale a
una spaccatura netta al momento dello scarico e dissipa il minimo valore di energia pos-
sibile. Un valore patri a 1,0 dissipa la massima energia possibile e potrebbe essere cau-

96 Modelli di isteresi
Capitolo VI Proprietà di Materiale

sato, ad esempio, da detriti che riempiano l’apertura al momento di scaricare la compres-


sione.

Il comportamento a compressione è modellato come segue:

• Il carico iniziale segue la curva backbone


• Lo scarico a zero avviene lungo una linea quasi parallela al tratto elastico com-
presso. La linea è in effetti diretta verso un punto di pivot posto sull’estensione della
linea elastica compressa e tale che la pendenza di scarico per la forza di compres-
sione massima abbia la metà della rigidezza della linea di carico elastico.
• A forza zero, inizia il carico inverso verso il lato teso.
• La successiva fase di carico a compressione avviene lungo la precedente linea di
scarico se 𝑓 = 0,0 e lungo la secante dall’origine al punto della precedente com-
pressione massima se il fattore energetico è pari a 1,0. Per altri valori di f è usata
una secante intermedia che parte dall’asse orizzontale.

Il comportamento a trazione, se non zero, è modellato come segue:

• Il carico iniziale segue la curva backbone


• Lo scarico avviene secondo una secante per l’origine
• Le fasi di carico successive avvengono lungo la precedente secante di scarico
dall’origine al punto antecedente di massimo spostamento a trazione.

Vedi figura 23 (pag. 96), per un esempio di questo comportamento con un fattore di de-
grado dell’energia pari a 𝑓 = 0,7.

Modello di isteresi ad incrudimento BRB


Questo è un modello simile a quello cinematico, ma che rende conto della forza crescente
al crescere dello spostamento plastico, tipico di controventi a instabilità impedita (buc-
kling-restrained brace). Questo fa sì che la curva backbone, e quindi il ciclo di isteresi,
cresca progressivamente di dimensioni. Il modello è pensato primariamente per essere
usato a comportamento assiale, ma potrebbe essere applicato a qualunque grado di libertà.

Due misure vengono usate per la deformazione plastica:

• Massimo spostamento plastico in ciascuna delle direzioni, positiva e negativa


• Spostamento plastico accumulato, che è la somma assoluta di ciascun incremento
di spostamento plastico positivo o negativo. Lo spostamento plastico è quello che
non si verifica lungo i due segmenti elastici della curva forza-spostamento.

Modelli di isteresi 97
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 24
Modello di isteresi ad incrudimento BRB per carico ciclico crescente
con fattore di incrudimento h = 1,5

Lo spostamento plastico accumulato può verificarsi anche per carico ciclico di ampiezza
costante.

Per questo modello sono richiesto i seguenti parametri:

• Separatamente per spostamenti a trazione (positiva) e a compressione (negativa)

 Fattore di incrudimento a deformazione massima, h, dove ℎ ≥ 1,0.


 Livello massimo di spostamento plastico, a incrudimento pieno, x2, espresso
come multiplo dello spostamento a snervamento, dove 𝑥2 > 1,0.
 Livello massimo di spostamento plastico accumulato, a incrudimento pieno, x4,
come multiplo dello spostamento a snervamento, dove 𝑥4 > 1,0.
 Fattore di ponderazione di spostamento accumulato, a, dove 0,0 ≤ 𝑎 ≤ 1,0.

I fattori di incrudimento scalano la dimensione della curva backbone e del ciclo di isteresi
in direzione dell’azione (tensione/forza/momento). Dal momento che lo spostamento pla-
stico accumulato è sempre crescente, si raccomanda che il fattore di peso, a, sia piccolo
o nullo.

Per ciascun incremento di deformazione:


98 Modelli di isteresi
Capitolo VI Proprietà di Materiale

• Sono calcolati i massimi assoluti degli spostamenti plastici positivi e negativi, che
si siano verificati fino a quel determinato punto dell’analisi, 𝑑max 𝑝𝑜𝑠 e 𝑑max 𝑛𝑒𝑔 ,
così come lo spostamento plastico accumulato, 𝑑𝑎𝑐𝑐 .
• Comparando 𝑑max 𝑝𝑜𝑠 con il livello di spostamento positivo d2, ottenuto moltipli-
cando x2 per lo spostamento di snervamento positivo, è possibile determinare per
interpolazione un fattore di incrudimento ℎmax 𝑝𝑜𝑠 . Se 𝑑max 𝑝𝑜𝑠 > 𝑑2 , allora
ℎmax 𝑝𝑜𝑠 = ℎ
• Comparando 𝑑𝑎𝑐𝑐 con il livello di spostamento positivo d4, ottenuto moltiplicando
x4 per lo spostamento di snervamento positivo, può essere determinato per interpo-
lazione un fattore di incrudimento ℎacc 𝑝𝑜𝑠 . Se 𝑑𝑎𝑐𝑐 > 𝑑4, allora ℎacc 𝑝𝑜𝑠 = ℎ
• Il fattore di incrudimento netto dovuto a spostamento positivo, ℎ𝑝𝑜𝑠 , è calcolato:

ℎ𝑝𝑜𝑠 = 𝑎ℎ𝑎𝑐𝑐 𝑝𝑜𝑠 + (1 − 𝑎)ℎmax 𝑝𝑜𝑠

• Il fattore di incrudimento per spostamento negativo, ℎ𝑛𝑒𝑔 , è calcolato con lo stesso


metodo e usando parametri corrispondenti a quelli per lo spostamento positivo.

Durante un carico monotono non c’è degrado. Tuttavia, al momento dell’inversione, la


curva di scarico e carico inverso in direzione opposta viene modificata in accordo con il
fattore di incrudimento calcolato per l’ultimo incremento di spostamento. Questo è otte-
nuto scalando i valori dell’azione in quella direzione, inclusa la curva backbone per i
carichi successivi.

Importante! Lo spostamento positivo e i parametri di incrudimento corrispondenti in-


fluenzano solo la resistenza negativa e viceversa.

Notare che se il fattore di incrudimento è pari a 1,0, questo modello degenera nel modello
di isteresi cinematica.

Questo comportamento è illustrato in figura 24 (pag. 98).

Modello di isteresi isotropo


Questo modello, in un certo senso, è l’opposto del modello cinematico. Lo spostamento
plastico in una direzione “spinge” via da sé la curva per l’altra direzione, in modo che
entrambi le direzioni crescono in resistenza simultaneamente. A differenza che nel mo-
dello a incrudimento BRB, la curva backbone di per sé non cresce in resistenza, sposta
solo il comportamento di scarico e carico inverso. Punti corrispondenti solo collegati.
Nessun parametro aggiuntivo è richiesto per questo modello.

Lo scarico e il carico inverso avvengono lungo un percorso parallelo a quello elastico

Modelli di isteresi 99
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 25

Modello di isteresi isotropo per carico ciclico crescente

fino a che la grandezza dell’azione in direzione inversa non eguaglia quella della curva
backbone per la stessa quantità di spostamento in direzione inversa e di seguito prosegue
lungo una secante alla curva backbone.

Quando vengono definiti i punti della curva multilineare, è bene essere coscienti che le
coppie di punti simmetrici saranno collegati, anche se la curva da sé non è simmetrica.
Questo consente qualche controllo sulla forma del ciclo isteretico.

Questo è il modello che tra tutti dissipa la maggior quantità di energia. Il comportamento
è illustrato in figura 25 (pag. 100).

Modello di isteresi per calcestruzzo modificato Darwin-Pecknold


Un modello bidimensionale nonlineare per materiale tipo calcestruzzo è disponibile per
essere usato con i layered shell. Questo modello è basato sul modello Darwin-Pecknold,
tenendo in considerazione del comportamento Vecchio-Collins. Questo modello rappre-
senta il comportamento del calcestruzzo a compressione, fessurazione e taglio, sottoposto
a carico monotono o ciclico, con riferimento alle componenti di tensione-deformazione
𝜎11 − 𝜀11 , 𝜎22 − 𝜀22 𝑒 𝜎33 − 𝜀33 . È presupposto uno stato di tensioni piane.

100 Modelli di isteresi


Capitolo VI Proprietà di Materiale

La direzione della fessurazione può cambiar durante le fasi di carico e la resistenza a


taglio è influenzata dalla deformazione a trazione nel materiale. La curva tensione-defor-
mazione assiale specificata per il materiale è semplificata per considerare la rigidezza
iniziale, lo snervamento, il plateau ultimo e la caduta di resistenza dovuta a rottura per
compressione. La forza di trazione è considerata pari a zero.

L’isteresi è governata dal modello di isteresi per calcestruzzo trattato precedentemente,


con fattore di dissipazione 𝑓 = 0.

Lo Shell a strati consente a questo materiale di essere usato con comportamento a mem-
brana e/o a flessione e di essere combinato con armatura in acciaio piazzata in posizioni
e direzioni arbitrarie. Il taglio trasversale (fuori piano) è presupposto elastico e isotropo
con rigidezza a taglio G13 per entrambi i comportamenti 𝜎13 − 𝛾13 𝑒 𝜎23 − 𝛾23 .

Per maggiori informazioni, vedi la Nota Tecnica separata “Modello di materiale per ce-
mento armato 2D Darwin-Pecknold modificato”, dal comando Help > Documentazione

Proprietà dipendenti dal tempo


Per ogni materiale di tipo calcestruzzo o cavo da precompressione, è possibile specificare
proprietà di materiale dipendenti dal tempo, da utilizzare per calcolare gli effetti dovuti a
viscosità, ritiro e invecchiamento nel corso di una analisi in costruzione per fasi.

Per maggiori informazioni, vedere “Costruzione per Fasi” (pag. 442) nel capitolo “Ana-
lisi Statica Non Lineare”.

Proprietà
Per materiali di tipo calcestruzzo, è possibile specificare:

• Parametri di invecchiamento, che determinano la variazione del modulo di elasticità


con l’età
• Parametri di ritiro, che determinano la riduzione in deformazioni normali col tempo
• Parametri di viscosità, che determinano la variazione della deformazione per l’ef-
fetto di uno stato tensionale

Per materiali tipo tirante da precompressione, è possibile specificare un comportamento


a rilassamento capace di determinare una variazione di deformazione col tempo per
l’azione di una tensione, in modo simile alla viscosità.

Questi comportamenti possono essere correntemente specificati per calcestruzzo e tiranti

Proprietà dipendenti dal tempo 101


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

conformi alle CEB-FIP 1990 (Comite Euro-International Du Beton, 1993) e per calce-
struzzo conforme alle CEB-FIP 2010 e ACI 290R-92 e inoltre per materiali con curve
specificate dall’utente.

Controllo dell’integrazione temporale


Per ciascun materiale è possibile modellare il comportamento viscoso per integrazione
diretta o con l’utilizzo di una approssimazione per serie di Dirichlet.

Con l’integrazione diretta, ciascun incremento di tensione durante l’analisi entra a far
parte della memoria del materiale. Questo consente risultati accurati, ma per lunghe ana-
lisi, caratterizzate da molti incrementi di tensione, la conseguenza è un forte aumento
della quantità di dati immagazzinati e di tempo di esecuzione, crescenti con il quadrato
del numero di incrementi. Questo può rendere il metodo non pratico per problemi di
grandi dimensioni.

Utilizzando l’approssimazione per serie di Dirichlet (Ketchum, 1986), è possibile sce-


gliere un numero fisso di termini della serie da immagazzinare. Ciascun termine è modi-
ficato dagli incrementi di tensione, ma il numero di termini non cambia nel corso dell’ana-
lisi. Questo significa che la quantità di dati e di tempo di esecuzione crescono linearmente
con il numero di incrementi di tensione. Ciascun termine nella serie di Dirichlet può es-
sere pensato come quello di un sistema a molla e ammortizzatore, con un tempo di rilas-
samento caratteristico. Il programma sceglie questi sistemi di molla-ammortizzatore sulla
base del numero di termini richiesti dall’utente. È opportuno provare con diversi numeri
di termini della serie e controllare i risultati dell’analisi per assicurarsi dell’adeguatezza
della scelta.

Per determinare l’approssimazione appropriata, si raccomanda inizialmente di lavorare


con un problema più piccolo, ma rappresentativo, e di confrontare i risultati ottenuti con-
frontando vari numeri di serie con i risultati ottenibili per integrazione diretta.

Tipologia di verifica
Dall’interfaccia grafica di SAP2000, ETABS, SAFE o CSiBridge è possibile specificare
una tipo di verifica (design type) per un determinato materiale a indicare come quel ma-
teriale debba essere trattato in fase di verifica. I tipi di verifica disponibili sono:

• Acciaio: gli elementi Frame costituiti da questo materiale saranno progettati in con-
formità alle normative sull’acciaio
• Calcestruzzo: gli elementi Frame costituiti da questo materiale saranno progettati
in conformità alle normative sul cemento armato

102 Tipologia di verifica


Capitolo VI Proprietà di Materiale

• Alluminio: gli elementi Frame costituiti da questo materiale saranno progettati in


conformità alle normative sull’alluminio
• Profilati a freddo: gli elementi Frame costituiti da questo materiale saranno proget-
tati in conformità alle normative sui profili in acciaio formati a freddo
• Nessuno: gli elementi Frame costituiti da questo materiale non saranno verificati

Al momento di scegliere una tipologia di verifica è possibile specificare proprietà aggiun-


tive che sono utilizzate solo per le verifiche; esse non hanno effetto sull’analisi. Per ulte-
riori informazioni su queste proprietà, consultare lo help in linea e la documentazione
sulle verifiche.

Tipologia di verifica 103


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

104 Tipologia di verifica


C a p i t o l o VII

L’elemento Frame
L’elemento Frame è un elemento molto potente che può essere usato per modellare travi,
pilastri, controventi e membrature reticolari in strutture piane e tridimensionali. Il com-
portamento non lineare del materiale è possibile attraverso l’uso di Cerniere Frame.

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Connettività nodale
• Gradi di libertà
• Sistema di coordinate locali
• Proprietà di sezione
• Punto di inserimento
• Scostamenti di Estremità (End Offset)
• Rilasci di Estremità
• Massa
• Peso proprio
• Carico di campata concentrato
• Carico di campata distribuito

105
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Output di Forza Interna


• Output di Tensione

Argomenti avanzati
• Sistema di coordinate locali avanzato
• Modificatori delle proprietà
• Proprietà nonlineari
• Carico di gravità
• Carico di temperatura
• Carico di Deformazione indotta
• Carico di Spostamento Relativo indotto
• Carico Target Force

Compendio
L’elemento Frame utilizza una formulazione trave-colonna tridimensionale di tipo gene-
ralizzato che include gli effetti di flessione biassiale, torsione, deformazione assiale e
deformazioni di taglio biassiale. Vedi Bathe e Wilson (1976).

Le strutture che possono essere modellate con questo elemento includono:

• Strutture intelaiate tridimensionali


• Strutture reticolari tridimensionali
• Telai piani
• Griglie piane
• Reticolari piane
• Cavi

Un elemento Frame è modellato come una linea retta che connette due punti. Tramite
l’interfaccia grafica è possibile dividere un oggetto curvo in multipli oggetti rettilinei,
sulla base di quanto specificato dall’utente.

Ciascun elemento ha un suo sistema di coordinate locali usato per la definizione delle
proprietà di sezione e dei carichi e per l’interpretazione dell’output.

L’elemento può essere prismatico o non prismatico. La formulazione non prismatica con-
sente all’elemento di essere diviso in un qualunque numero di segmenti lungo i quali le
proprietà possono variare. La variazione della rigidezza flettente può essere lineare, pa-
rabolica o cubica lungo la lunghezza di ciascun segmento. Le proprietà assiali, di taglio,
106 Compendio
Capitolo VII L’elemento Frame

di torsione, di massa e di peso variano tutte linearmente lungo ciascun segmento.

Punti di inserimento e scostamenti di estremità (end offset) sono a disposizione per ren-
dere conto delle dimensioni finite dell’intersezione trave-pilastro. Gli end offset, a rigi-
dezza parziale o completa, servono a modellare l’effetto irrigidente delle estremità di un
elemento all’interno di una intersezione. Sono anche disponibili rilasci di estremità per
modellare le diverse condizioni di discontinuità agli estremi dell’elemento.

Ciascun elemento Frame può essere assoggettato a carichi di tipo gravitazionale, a uno o
più carichi concentrati, a uno o più carichi distribuiti (in qualunque direzione), a carichi
di deformazione o spostamento indotti e da carichi dovuti a variazione di temperatura.

È anche disponibile un carico Target Force capace di applicare iterativamente un carico


di spostamento relativo indotto al fine di raggiungere una determinata forza assiale desi-
derata.

Le forze interne dell’elemento sono calcolate alle estremità e presso un numero di stazioni
predeterminato dall’utente e distribuite uniformemente lungo la lunghezza.

Il comportamento dei cavi usualmente è modellato con l’elemento catenario Cable (pag.
165). Tuttavia in alcuni casi si preferisce utilizzare l’elemento Frame. Per farlo è possi-
bile aggiungere all’elemento Frame caratteristiche appropriate, ad esempio rilasciare i
momenti di estremità, o meglio mantenere invece dei piccoli momenti realistici. È anche
possibile aggiungere comportamenti non lineare, come rimozione della resistenza a com-
pressione, aumento della rigidezza a trazione (effetto p-delta) e grande spostamento. Per
utilizzare queste caratteristiche è necessario ricorrere all’analisi non lineare.

Connettività nodale
Un elemento Frame è rappresentato da una linea retta che connette due nodi, i e j, questo
ad eccezione del caso in cui non sia modificato da punti di inserimento come descritto in
seguito. I due nodi non devono condividere la stessa posizione nello spazio. Le due estre-
mità dell’elemento sono chiamate Estremità I e Estremità J rispettivamente.

Punti di inserimento
A volte l’asse neutro dell’elemento non può essere convenientemente individuato dai
nodi di altri elementi della struttura. C’è allora l’opzione di specificare punti di inseri-
mento per posizionare l’elemento rispetto ai nodi disponibili. I punti di inserimento con-
sistono di un punto cardinale, specificato per la sezione dell’elemento e di due eccen-
tricità nodali (joint offset) specificate presso ciascuna estremità. Per default il punto car-
dinale è il centro geometrico della sezione e le due eccentricità nodali sono nulle.

Connettività nodale 107


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Le due estremità dell’asse neutro, considerando le coordinate dei noi i e j, più i punti di
inserimento, non devono essere coincidenti. È generalmente preferibile, anche se non
strettamente richiesto, che l’eccentricità dovuta al punto di inserimento sia perpendicolare
all’asse dell’elemento

Per maggiori informazioni sui punti di inserimento, inclusi i loro effetti sul sistema di
coordinate locali dell’elemento, vedi il paragrafo “Punti di Inserimento” (pag. 125).

Gradi di libertà
L’elemento Frame attiva tutti e sei i gradi di libertà di entrambi i nodi connessi. Volendo
modellare elementi a biella o a cavo, che non trasmettono momenti alle estremità, sono
possibili due alternative:

• Assegnare valore nullo alle proprietà geometriche i33 e i22 della sezione j, (mentre
a è non zero; as2 e as3 sono arbitrarie)
• Rilasciare entrambe le rotazioni flettenti, R2 e R3, a tutte e due le estremità e rila-
sciare la rotazione torsionale R1, a una delle due estremità

In entrambi i casi le eccentricità nodali e gli scostamenti di estremità devono entrambi


valere zero per evitare la formazione di momenti.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30) nel capitolo “Nodi e Gradi di Libertà”.
• Vedi paragrafo “Proprietà di Sezione” (pag. 114) in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Scostamenti di Estremità” (pag.127) in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Rilasci di Estremità” (pag. 131) in questo capitolo.

Sistema di coordinate locali


Ciascun elemento Frame ha un suo sistema di coordinate locali di elemento utilizzato
per definire le proprietà di sezione, i carichi e l’output. Gli assi di questo sistema locale
sono chiamati 1, 2 e 3. Il primo asse è diretto nel senso della lunghezza dell’elemento,
presso il suo centro geometrico; gli altri due assi giacciono su di un piano perpendicolare
all’elemento, con orientamento da specificare.

È importante capire chiaramente la definizione del sistema di coordinate locali 1,2 e 3 e


la sua relazione con il sistema di coordinate globali X, Y e Z. Entrambi i sistemi seguono
la regola della mano destra. È compito dell’utente definire sistemi locali che rendano
semplice l’input dei dati e l’interpretazione dei risultati.

108 Gradi di libertà


Capitolo VII L’elemento Frame

Nel caso di molte strutture la definizione del sistema di coordinate locali è estremamente
semplice. Tuttavia i metodi di assegnazione degli assi locali messi a disposizione dal
programma sono potenti e flessibili in modo sufficiente a consentire la descrizione
dell’orientamento degli elementi Frame anche nelle condizioni più difficili.

Gli assi locali sono per prima cosa calcolati senza considerare i punti di inserimento, cioè
come se l’asse neutro collegasse direttamente i due nodi di estremità. Questi sono chia-
mati gli assi locali nominali. Se i punti di inserimento spostano gli assi locali di una di-
versa quantità alle due estremità, gli assi locali nominali sono trasformati proiettandoli
sull’asse neutro per determinare il sistema di coordinate locali effettivamente usato per
l’analisi.

La seguente trattazione considera il calcolo degli assi locali nominali utilizzando i nodi.
La trasformazione per i punti di inserimento, se necessaria, è discussa successivamente,
nel paragrafo “Punti di Inserimento”.

Il metodo più semplice per calcolare il sistema di coordinate locali dell’elemento, utiliz-
zando l’orientamento di default e l’angolo coordinato dell’elemento Frame, è de-
scritto in questo paragrafo. Metodi addizionali per descrivere gli assi locali dell’elemento
Frame sono descritti nel paragrafo successivo.

• Vedi capitolo “Sistemi di Coordinate” (pag. 11) per una descrizione dei concetti e
della terminologia utilizzata in questo paragrafo.
• Vedi paragrafo “Sistema avanzato di coordinate locali” (pag. 110) in questo capi-
tolo.
• Vedi paragrafo “Punti di Inserimento” (pag. 125) in questo capitolo.

Asse longitudinale 1
L’asse locale 1 è sempre l’asse longitudinale dell’elemento, con direzione positiva
dall’Estremità I all’Estremità J. L’asse è sempre posizionato presso il centro geometrico
della sezione trasversale e collega il nodo i al nodo j.

Orientamento di default
L’orientamento di default degli assi locali 2 e 3 è determinato dalla relazione tra l’asse
locale 1 e l’asse globale Z. L’asse locale 1 ha direzione parallela alla retta tra i nodi i e j,
senza riguardo per eventuali eccentricità:

• Il piano locale 1-2 è supposto verticale, cioè parallelo all’asse Z

Sistema di coordinate locali 109


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• L’asse locale 2 è supposto con orientamento verso l’alto (+Z), a meno che l’ele-
mento non sia verticale, nel qual caso l’asse locale è supposto orizzontale con verso
nella direzione globale +X
• L’asse locale 3 diviene orizzontale, cioè giace sul piano X-Y

Un elemento è considerato verticale se il seno dell’angolo tra l’asse locale 1 e l’asse glo-
bale Z è inferiore a 10-3.

L’asse locale 2 assume un angolo con l’asse verticale che è il medesimo dell’angolo che
l’asse locale 1 ha con il piano orizzontale. Questo significa che l’asse locale 2 punta verso
l’alto nel caso di elementi orizzontali.

Angolo coordinato
L’angolo coordinato dell’elemento Frame, ang, è usato per definire orientamenti dell’ele-
mento che sono differenti da quello di default. Si tratta dell’angolo per il quale gli assi
locali 2 e 3 sono rotati attorno al verso positivo dell’asse 1 rispetto alla posizione di de-
fault. La rotazione per un valore positivo di ang appare in verso antiorario quando l’asse
locale +1 punta verso l’osservatore.

Per elementi verticali, ang è l’angolo tra l’asse locale 2 e l’asse globale +X. Altrimenti
ang è l’angolo tra l’asse locale 2 e il piano verticale contenente l’asse locale 1. Vedi
figura 26 (pag.111) per alcuni esempi.

Sistema avanzato di coordinate locali


Per default, il sistema di coordinate locali dell’elemento è definito usando l’angolo coor-
dinato dell’elemento misurato rispetto alle direzioni globali +Z o +X, come descritto nel
paragrafo precedente. In alcune situazioni di modellazione può essere utile avere mag-
giore controllo nello specificare il sistema di coordinate locali.

Questo paragrafo descrive come definire l’orientamento degli assi trasversali locali 2 e 3
rispetto a un vettore di riferimento arbitrario, quando l’angolo coordinato dell’elemento,
ang, è zero. Se ang è diverso da zero, esso è l’angolo per il quale gli assi locali 2 e 3 sono
ruotati attorno al verso positivo dell’asse 1 rispetto all’orientamento determinato dal vet-
tore di riferimento. L’asse locale 1 è sempre diretto dall’Estremità I all’Estremità J
dell’elemento.

La trattazione seguente considera il calcolo degli assi nominali riferito ai nodi. La even-
tuale trasformazione per i punti di inserimento, è affrontata successivamente nel para-
grafo “Punti di Inserimento”.

110 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 26
L’angolo coordinato dell’elemento Frame rispetto all’orientamento di default

Per maggiori informazioni:

• Vedi Capitolo “Sistemi di coordinate” (pag. 11) per una descrizione dei concetti e
della terminologia utilizzati in questo paragrafo.

Sistema avanzato di coordinate locali 111


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 108) in questo capitolo.


• Vedi paragrafo “Punti di Inserimento” (pag. 125) in questo capitolo.

Vettore di riferimento
Per definire gli assi locali trasversali 2 e 3, è possibile specificare un vettore di riferi-
mento che sia parallelo al piano desiderato 1-2 o 1-3. Il vettore di riferimento deve avere
proiezione positiva sull’asse locale corrispondente (2 o 3, rispettivamente). Questo signi-
fica che la direzione positiva del vettore di riferimento deve avere un angolo inferiore ai
90° con la direzione positiva dell’asse trasversale desiderato.

Per definire il vettore di riferimento è necessario specificare esplicitamente quanto segue


(o utilizzare i valori di default):

• Una direzione coordinata primaria pldirp (quella di default è Z)


• Una direzione coordinata secondaria pldirs (quella di default è X). pldirp e pldirs
non dovrebbero essere parallele a meno che non vi sia la certezza che non siano
parallele all’asse locale 1
• Un sistema di coordinate fisse csys (il default è 0, ad indicare il sistema di coordinate
globali)
• Il piano locale, local, che sarà determinato dal vettore di riferimento (il default è 12,
ad indicare il piano 1-2)

A titolo opzionale è possibile specificare anche:

• Una coppia di nodi, plveca e plvecb (il default è zero, ad indicare il centro dell’ele-
mento). Se entrambi sono pari a zero, questa opzione non è usata

Per ciascun elemento il vettore di riferimento è determinato nel modo seguente:

1. Viene determinato un vettore dal nodo plveca al nodo plvecb. Se è di lunghezza


finita e non è parallelo all’asse locale 1, è utilizzato come vettore di riferimento Vp
2. Altrimenti, è presa in considerazione la direzione coordinata primaria pldirp, po-
sizionata al centro dell’elemento, nel sistema di coordinate csys. Se questa dire-
zione non è parallela all’asse locale 1, è utilizzata come vettore di riferimento Vp
3. Altrimenti, è presa in considerazione la direzione coordinata secondaria pldirs, po-
sizionata al centro dell’elemento, nel sistema di coordinate csys. Se questa dire-
zione non è parallela all’asse locale 1, è utilizzata come vettore di riferimento Vp
4. Altrimenti il metodo fallisce e l’analisi viene terminata. Questo non potrà mai suc-
cedere se pldirp e pldirs non sono parallele

112 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 27
L’angolo coordinato dell’elemento Frame in relazione con le direzioni coordinate

Un vettore è considerato parallelo all’asse locale 1 se il seno dell’angolo tra loro è infe-
riore a 10-3.

L’uso dell’angolo coordinato dell’elemento Frame insieme con le direzioni coordinate


che definiscono il vettore di riferimento è illustrato in figura 27 (pag. 113). L’uso dei nodi
per definire il vettore di riferimento è illustrato in figura 28 (pag. 117).

Determinazione degli assi 2 e 3


Il programma usa il prodotto vettoriale per determinare gli assi 2 e 3 una volta che è stato
specificato il vettore di riferimento. I tre assi sono rappresentati dai tre vettori unitari V1,
V2 e V3 rispettivamente. Questi ultimi soddisfano il seguente prodotto vettore:

𝑽𝟏 = 𝑽𝟐 × 𝑽𝟑

Gli assi trasversali 2 e 3 sono definiti come segue:

• Se il vettore di riferimento è parallelo al piano 1-2, allora:


𝑽𝟑 = 𝑽𝟏 × 𝑽𝒑 e
𝑽𝟐 = 𝑽𝟑 × 𝑽𝟏

Sistema avanzato di coordinate locali 113


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 28
Utilizzo dei nodi per definire il sistema di coordinate locali dell’elemento Frame

• Se il vettore di riferimento è parallelo al piano 1-3, allora:


𝑽𝟐 = 𝑽𝒑 × 𝑽𝟏 e
𝑽𝟑 = 𝑽𝟏 × 𝑽𝟐

Nel caso comune, per il quale il vettore di riferimento è perpendicolare all’asse V1, l’asse
trasversale nel piano selezionato sarà uguale a Vp.

Proprietà di Sezione
Una sezione Frame è un insieme di proprietà di materiale e geometriche atto a descrivere
la sezione trasversale di uno o più elementi Frame. Le Sezioni sono definite in modo
indipendente e sono assegnate agli elementi Frame successivamente.

Le proprietà di Sezione sono di due tipi base:

• Prismatiche – tutte le proprietà sono costanti lungo la lunghezza dell’elemento


• Non-prismatiche – le proprietà possono variare lungo la lunghezza dell’elemento

114 Proprietà di Sezione


Capitolo VII L’elemento Frame

Le sezioni non-prismatiche sono definite facendo riferimento a due o più sezioni prisma-
tiche definite in precedenza.

Tutti i sotto-paragrafi che seguono, ad eccezione dell’ultimo, spiegano come definire se-
zioni prismatiche. L’ultimo sotto-paragrafo, “Sezioni non-prismatiche”, descrive come le
sezioni prismatiche possono essere utilizzate per definire sezioni non-prismatiche.

Sistema di coordinate locali


Le proprietà di sezione sono definite, con riferimento al sistema di coordinate locali di un
elemento Frame, nel modo seguente:

• La direzione 1 è lungo l’asse dell’elemento. È normale alla sezione e attraversa il


punto di intersezione dei due assi neutri della Sezione.
• Le direzioni 2 e 3 sono parallele agli assi locali della Sezione. Usualmente la dire-
zione 2 è presa nella direzione maggiore (altezza), mentre la direzione 3 in quella
minore (larghezza). Questo tuttavia non è obbligatorio.

Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 108) in questo capitolo per maggiori
informazioni.

Proprietà di Materiale
Le proprietà di materiale per la Sezione sono specificate facendo riferimento ad un ma-
teriale definito in precedenza. Sono utilizzate solamente proprietà isotrope, anche se il
materiale selezionato era stato definito come ortotropo o anisotropo. Le proprietà di ma-
teriale usate dalla sezione sono:

• Il modulo di elasticità, e1, per la rigidezza assiale e flettente


• Il modulo a taglio, g12, per la rigidezza torsionale e di taglio
• Il coefficiente di espansione termica, a1, per la dilatazione assiale e la deformazione
termica flettente
• La massa specifica, m, per il calcolo della massa
• Il peso specifico, w, per il calcolo del Peso Proprio e dei Carichi Gravitazionali

Le proprietà di materiale e1, g12 e a1 sono tutte ottenute individualmente alla temperatura
del materiale di ciascun elemento Frame e pertanto non sono necessariamente univoche
per una determinata Sezione.

Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69) per maggiori informazioni.

Proprietà di Sezione 115


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Proprietà geometriche e rigidezza della Sezione


Al fine di generare la rigidezza della Sezione, insieme con le proprietà di materiale sono
utilizzate sei proprietà geometriche di base. Esse sono:

• Area della sezione trasversale, a. La rigidezza assiale è data da a∙e1;


• Momento di inerzia, i33, attorno all’asse 3 per flessione nel piano 1-2 e momento
di inerzia, i22, attorno all’asse 2 per flessione nel piano 1-3. Le corrispondenti rigi-
dezza flessionali della Sezione sono date da i33∙e1 e i22∙e1;
• Costante torsionale, j. La rigidezza torsionale della Sezione è data da j∙g12. Va no-
tato che la costante torsionale non è la stessa cosa del momento di inerzia polare,
eccetto che nel caso di profili circolari. Vedi Roark e Young (1975) o Cook e Young
(1985) per maggiori informazioni.
• Le aree di taglio, as2 e as3, per taglio trasversale nei piani 1-2 e 1-3, rispettivamente.
Le corrispondenti rigidezze di taglio trasversale della Sezione sono date da as2∙g12
e as3∙g12. Alcune formule per calcolare le aree di taglio di sezioni tipiche sono date
in figura 29 (pag. 117).

Fissare a zero a, j, i33, o i22 significa portare a zero le corrispondenti rigidezze. Ad esem-
pio, una membro di tipo truss può essere modellato assegnando j=i33=i22=0, oppure un
elemento Frame piano, nel piano 1-2, può essere modellato assegnando j=i22=0.

Fissare a zero as2 o as3 significa portare a zero le corrispondenti deformazioni a taglio
trasversale. In effetti, un taglio zero è interpretato come se fosse infinito. La rigidezza di
taglio trasversale è ignorata se la corrispondente rigidezza flettente è zero.

Tipo di profilo
Per ciascuna sezione, le sei proprietà geometriche (a, j, i33, i22, as2 e as3) possono essere
specificate direttamente, calcolate da dimensioni della Sezione specificate o lette da un
file specificato con un database di sezioni. Quanto sopra è determinato dalla variabile,
shape (profilo), specificata dall’utente:

• Se shape = GENERAL (sezione generica), le sei proprietà geometriche devono es-


sere specificate esplicitamente
• Se shape = RECTANGLE, PIPE, BOX/TUBE, I/WIDE FLANGE (rettangolo, tubo
circolare, tubo rettangolare, doppio T) o una delle altre proposte, le sei proprietà
geometriche sono calcolate automaticamente dalle dimensioni della sezione, come
di seguito spiegato in “Calcolo automatico delle proprietà di sezione”, o sono otte-
nute da un profilatario specificato. Vedi “File profilatari” più avanti.

116 Proprietà di Sezione


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 29
Formule per l’area di taglio

• Se shape= SD SECTION (Section Designer), è possibile creare Sezioni arbitrarie


personalizzate utilizzando lo strumento accessorio Section Designer, disponibile nel

Proprietà di Sezione 117


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

programma. In questo caso le sei proprietà geometriche sono calcolate in modo au-
tomatico. Vedi il paragrafo “Section Designer” più avanti.
• Se shape = NONPRISMATIC, la Sezione è interpolata lungo la lunghezza dell’ele-
mento partendo da Sezioni prismatiche precedentemente definite, così come de-
scritto in “Sezioni non prismatiche” più sotto.

Calcolo automatico delle proprietà di sezione


Le sei proprietà di sezione geometriche possono essere calcolate automaticamente per
una serie di profili proposti dal programma, molti dei quali illustrati in figura 30 (pag.
119), partendo da dimensioni specificate dall’utente. Le dimensioni richieste sono indi-
cate in figura.

Va notato che la dimensione t3 è l’altezza della Sezione in direzione 2 e contribuisce


principalmente alla rigidezza i33.

File di profilatari con proprietà di sezione


Le proprietà geometriche di sezione possono essere ottenuti da uno o più file di database
con proprietà di sezione, o profilatari. Correntemente SAP2000, ETABS e CSiBridge
sono forniti di molti profilatari per differenti aree geografiche, normative a produttori. Il
loro formato e contenuto possono essere differenti per ciascun prodotto. File di profilatari
aggiuntivi possono essere creati dall’utente o possono essere forniti da terze parti.

Le proprietà geometriche sono immagazzinate nelle unità di lunghezza specificate al mo-


mento della creazione del database. Queste ultime sono convertite automaticamente nelle
unità appropriate al momento di usare il modello. Sezioni Frame provenienti da database
differenti possono essere utilizzate all’interno di uno stesso modello.

Sezioni da Section Designer


Section Designer è una utility distinta, inserita all’interno di SAP2000, ETABS e CSi
Bridge, che può essere usata per originare Sezioni Frame create dall’utente. È possibile
costruire sezioni arbitrarie per geometria e combinazione di materiali. Le proprietà geo-
metriche di base (aree, momenti di inerzia e costante torsionale) sono calcolate automa-
ticamente e utilizzate per l’analisi. In aggiunta, Section Designer può calcolare automa-
ticamente le proprietà non lineari delle cerniere Frame.

Per maggiori informazioni, vedere l’help in linea all’interno di Section Designer.

118 Proprietà di Sezione


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 30

Calcolo automatico delle proprietà di sezione

Proprietà di Sezione 119


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Massa e peso aggiuntivi


Per una sezione è possibile specificare massa e/o peso che agiscono in aggiunta alla massa
e al peso che derivano dal materiale utilizzato. La massa e il peso sono specificati per
unità di lunghezza utilizzando i parametri mpl e wpl, rispettivamente. Essi possono es-
sere usati, ad esempio, per rappresentare gli effetti di materiale non strutturale aggiuntivo
unito a un elemento Frame.

La massa e il peso aggiunto agiscono a prescindere dall’area trasversale della sezione. Il


valore di default per mpl e wpl è zero per tutto i tipi di profilo.

Sezioni non prismatiche


È possibile definire sezioni non prismatiche, per le quali le proprietà variano lungo la
lunghezza dell’elemento. L’elemento può essere diviso in un numero qualunque di seg-
menti, anche non della medesima lunghezza. Le situazioni più comuni possono essere
modellate utilizzando da uno a cinque segmenti.

La variazione della rigidezza flettente può essere lineare, parabolica o cubica lungo cia-
scuno dei segmenti. Le proprietà assiali, di taglio, torsionali, di massa e di peso variano
tutte linearmente su ciascun segmento. Le proprietà di Sezione possono anche cambiare
in modo discontinuo da un segmento all’altro.

Per esempi di Sezioni non-prismatiche vedi figura 31 (pag. 122).

Lunghezza dei segmenti


La lunghezza del segmento di una Sezione non-prismatica può essere specificato sia come
una lunghezza variabile, vl, che assoluta, l. Il valore di default è vl = 1.

Quando una Sezione non-prismatica è assegnata a un elemento, la lunghezza di ciascun


segmento è determinata nel modo seguente:

• La lunghezza libera di ciascun elemento è dapprima calcolata come la lunghezza


totale meno gli end offset:
𝐿𝑐 = 𝐿 − (𝒊𝒐𝒇𝒇 + 𝒋𝒐𝒇𝒇)
Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Scostamenti di Estremità” (pag. 127).
• Se la somma delle lunghezze dei segmenti eccede la lunghezza libera, ciascuna lun-
ghezza è ridotta proporzionalmente in modo che la somma eguagli la lunghezza
libera. Altrimenti le lunghezze assolute sono usate come specificate.
• L’eventuale lunghezza rimanente (la lunghezza libera meno la somma delle lun-
ghezze dei segmenti) è ridistribuita tra i vari segmenti in modo proporzionale alle
lunghezze loro assegnate. Ad esempio, per due segmenti con vl=1 e vl=2, un terzo

120 Proprietà di Sezione


Capitolo VII L’elemento Frame

della lunghezza rimasta andrebbe al primo e due terzi al secondo.

Sezioni iniziali e finali


Le proprietà di ciascun segmento sono definite specificando:

• Il nome, seci, di una Sezione prismatica precedentemente definita, che fissa le pro-
prietà all’inizio del segmento, cioè all’estremità più vicina al nodo i.
• Il nome, secj, di una Sezione prismatica precedentemente definita che fissa le pro-
prietà alla fine del segmento, cioè all’estremità più vicina al nodo j. Le Sezioni ini-
ziale e finale possono essere le stesse se le proprietà sono costanti sulla lunghezza
del segmento.

Il Materiale, anche se non di obbligo, dovrebbe essere lo stesso per entrambe le sezioni:
iniziale e finale; quelle che differiscono dovrebbero essere solo le proprietà geometriche.

Variazione delle proprietà


Le proprietà delle sezioni non-prismatiche sono interpolate lungo la lunghezza del seg-
mento tra i valori iniziale e finale.

Le variazioni delle rigidezze flessionali, i33∙e1e i22∙e1, sono definite specificando i pa-
rametri eivar33 e eivar22, rispettivamente. Assegnando a questi parametri i valori 1, 2 o
3, viene indicato che la variazione lungo la lunghezza è lineare, parabolica o cubica, ri-
spettivamente.

Nello specifico, la radice eivar33 della rigidezza flettente nel piano 1-2:
𝐞𝐢𝐯𝐚𝐫𝟑𝟑
√𝐢𝟑𝟑 ∙ 𝐞𝟏
varia linearmente lungo la lunghezza. Questo usualmente corrisponde a una variazione
lineare in delle dimensioni della Sezione. Ad esempio, con riferimento alla figura 19 (pag.
119): per un profilo rettangolare, una variazione lineare in t2 richiederebbe eivar33=1,
mentre una variazione lineare in t3 richiederebbe eivar33=3; per un profilo a doppio T,
una variazione lineare in t3 richiederebbe eivar33=2.

L’interpolazione della rigidezza flettente nel piano 1-2, i22∙e1, è definita allo stesso modo
dal parametro eivar22.

Le proprietà rimanenti sono assunte con variazione lineare tra le estremità di ciascun seg-
mento:

Proprietà di Sezione 121


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 31
Esempi di sezioni non prismatiche

• Rigidezze: a∙e1, j∙g12, as2∙g12, as3∙g12


• Massa: a⸳m + mpl

122 Proprietà di Sezione


Capitolo VII L’elemento Frame

• Peso: a⸳w + wpl

Se un’area di taglio è zero a uno dei due estremi, essa è assunta nulla sull’intero segmento,
eliminando così qualunque deformazione a taglio nel piano corrispondente per quel seg-
mento.

Parametri avanzati di posizionamento


Normalmente la variazione di una sezione non-prismatica occupa tutta la lunghezza di un
oggetto Frame. Quando questo oggetto è diviso automaticamente in multipli elementi,
ciascuno di questi rappresenta una porzione della sezione non-prismatica intera.

In modo analogo, se un oggetto Frame non-prismatico è esplicitamente diviso dall’utente


in oggetti Frame multipli, è necessario specificare per ciascun oggetto Frame quale por-
zione della variazione non-prismatica totale si applica a ciascun oggetto. Questo si ottiene
assegnando a ciascun oggetto:

• La lunghezza della sezione non prismatica totale. Questa sarà la stessa per ciascun
oggetto derivato dal medesimo oggetto genitore, è dovrà essere maggiore di quella
di ciascun oggetto derivato.
• La posizione relativa

Ad esempio, consideriamo un singolo oggetto Frame non-prismatico lungo 8 metri, di-


viso in quattro oggetti lunghi uguali. Per ciascun oggetto derivato, la lunghezza non pri-
smatica assegnata dovrà essere 8 metri e le posizioni di partenza relative dovranno essere
0,00, 0,25, 0,50, 0,75, rispettivamente.

Effetti sugli scostamenti di estremità


Le proprietà variano solamente lungo la luce libera dell’elemento. Le proprietà di Sezione
all’interno dell’end offset ioff sono costanti e mantengono la Sezione iniziale del primo
segmento. Le proprietà di Sezione all’interno dell’end offset joff sono costanti e manten-
gono la Sezione finale dell’ultimo segmento.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Scostamenti di Estremità” (pag. 127).

Modificatori di proprietà
È possibile specificare fattori scalari per modificare le proprietà di sezione calcolate. Essi
ad esempio possono essere usati per considerare la fessurazione del calcestruzzo o per
altre ragioni non facilmente riconducibili ai valori delle proprietà geometriche o di mate-
riale. Sono disponibili modificatori individuali per le seguenti otto proprietà:

Modificatori di proprietà 123


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Rigidezza assiale a⸳e1


• Rigidezze taglianti as2⸳g12 e as3⸳g12
• Rigidezza torsionale j⸳g12
• Rigidezze flessionali i33⸳e1 e i22⸳e1
• Massa della sezione a∙m + mpl
• Peso della sezione a∙w + wpl

È possibile specificare fattori moltiplicatori in due posizioni:

• Come parte della definizione delle proprietà di sezione


• Come assegnazioni individuali ai singoli elementi

Se i modificatori sono assegnati a un elemento e anche alle proprietà di Sezione utilizzata


per quell’elemento, allora entrambi i gruppi di moltiplicatori sono applicati. I modifica-
tori non possono essere assegnati direttamente alle Sezioni non-prismatiche, ma sono in-
vece applicati alle sezioni di origine.

Quando si eseguono verifiche utilizzando il Metodo di Analisi Diretto della normativa


AISC 360-05/IBC2006, modificatori di proprietà aggiuntive possono essere applicati
dall’algoritmo di calcolo per le rigidezze assiali e flessionali. I modificatori così calcolati
sono moltiplicati da quelli assegnati dall’utente all’elemento e alle proprietà di sezione
utilizzate per quell’elemento.

Gruppi di Proprietà con Nome


Oltre a poter assegnare modificatori di proprietà direttamente agli elementi Frame, in un
Caso di Carico in Costruzione per Fasi è possibile assegnare modificatori a un elemento
Frame anche usando un Gruppo di Proprietà con Nome di modificatori di proprietà
Frame. Un Gruppo di Proprietà con Nome include i medesimi otto fattori precedenti da
assegnare a un elemento.

Quando un Gruppo di Proprietà con Nome è applicato ad un elemento in una determinata


Fase di un Caso di Carico, esso sostituisce solo i valori che sono assegnati all’elemento
o che erano stati applicati in una fase precedente; sono anche sostituiti i valori che erano
stati calcolati per le verifiche con il Metodo di Analisi Diretto. Tuttavia i modificatori di
proprietà assegnati con le proprietà di Sezione restano in forza e non sono coinvolti
dall’applicazione di un Gruppo di Proprietà con nome. In questo caso l’effetto è di mol-
tiplicare il Gruppo di Proprietà con Nome per i fattori specificati nelle proprietà di se-
zione.

Quando i modificatori di proprietà sono cambiati in un Caso di Carico in Costruzione per


Fasi, essi non influiscono sulla risposta della struttura fino a quella fase, ma solo su quelle
124 Modificatori di proprietà
Capitolo VII L’elemento Frame

successive. In altre parole, l’effetto è incrementale. Ad esempio, si consideri una mensola


con i soli moltiplicatori di default (unitari) e un caso di costruzioni per fasi come segue:

• Fase 1: è applicato il peso proprio, risultando in una freccia in punta pari a 1,0 e un
momento di incastro pari a 1000.
• Fase 2: è applicato un Gruppo di Proprietà con Nome, “A”, che moltiplica tutte le
rigidezze per 2,0 e massa e peso per 1,0. Freccia e momento non cambiano.
• Fase 3: il peso proprio è applicato di nuovo (in modo incrementale). La risultante
freccia in punta è 1,5 e il momento di incastro 2000. Facendo un paragone con la
fase 1, è applicato il medesimo carico ma la struttura ha rigidezza doppia.
• Fase 4: è applicato Un Gruppo di Proprietà con Nome “B” che moltiplica per 2,0
tutte le rigidezze e anche massa e peso. Freccia e momento non cambiano.
• Fase 5: il peso proprio è nuovamente applicato (incrementalmente). La freccia ri-
sultante è 2,5 e il momento è 4000. A paragone con la fase 1, è applicato il doppio
del carico e la struttura ha rigidezza doppia.

Punti di inserimento
L’asse locale 1 dell’elemento corre lungo l’asse neutro della sezione, cioè presso il bari-
centro della sezione. Per default esso connette i nodi i e j alle estremità dell’elemento.
Tuttavia, per connettersi ai nodi, è spesso conveniente specificare una posizione diversa
della sezione, quali la sommità di una trave o l’angolo esterno di un pilastro.

C’è un gruppo di posizioni predefinite presso una sezione, chiamate punti cardinali, che
può essere usato per questo scopo. Le scelte disponibili sono indicate in figura 32 (pag.
126). La posizione di default è il punto 10, il baricentro.

È ulteriormente possibile spostare il punto cardinale dal nodo specificando delle eccen-
tricità nodali (joint offset). Gli joint offset, insieme con i punti cardinali, determinano il
punto di inserimento assegnato. L’eccentricità totale dal nodo rispetto al baricentro è data
dalla somma delle eccentricità nodali con la distanza del punto cardinale dal baricentro.

Questa caratteristica è utile, ad esempio, per modellare travi e pilastri quando le travi non
si connettono al centro del pilastro. La figura 33 (pag. 128) presenta una vista in prospetto
e pianta di una intersezione molto comune, dove le travi esterne sono eccentriche rispetto
all’asse del pilastro per rimanere complanari con la facciata dell’edificio. Nella figura
sono anche illustrati i punti cardinali di ciascun membro e le dimensioni delle eccentricità
nodali.

Punti di inserimento 125


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 32
Punti cardinali dell’elemento Frame

Le eccentricità in direzione assiale all’elemento sono normalmente specificate come sco-


stamenti di estremità (end offset) piuttosto che come punti di inserimento. Vedi il para-
grafo “Scostamenti di Estremità” (pag. 127). Gli end offset sono trattati come parte della
lunghezza dell’elemento, hanno proprietà di elemento e carichi e possono essere rigidi o
meno.

Le eccentricità dovuta ai punti di inserimento sono esterne all’elemento e non hanno al-
cuna massa o carico. Internamente l’analisi interpreta il punto di inserimento come un
vincolo perfettamente rigido che connette l’asse neutro ai nodi.

Assi locali
I punti di inserimento possono interagire significativamente con il sistema di coordinate
locali dell’elemento. Come descritto in precedenza, gli assi locali nominali sono calcolati
per i punti di inserimento di default, in modo che l’asse locale 1 connetta i nodi i e j.

I baricentri della sezione sono poi individuati utilizzando insieme i punti cardinali e le
eccentricità nodali. Questi joint offset possono essere specificati utilizzando sia il sistema
di riferimento globale che quello locale dell’elemento. Nel secondo caso, sono usati a tal
fine gli assi locali nominali.

126 Punti di inserimento


Capitolo VII L’elemento Frame

Se l’asse neutro della sezione Frame rimane parallelo all’asse nominale locale 1 (la linea
che connette i due nodi), allora non è necessaria alcuna ulteriore trasformazione. Gli assi
locali dell’elemento sono i medesimi di quelli nominali.

Se l’asse neutro ha cambiato direzione, allora il sistema di coordinate locali dell’elemento


è calcolato come segue:
̃𝟑 = 𝐕
𝐕 ̃𝟏 x 𝐕𝟐 e
̃𝟐 = 𝐕
𝐕 ̃𝟑 x 𝐕
̃𝟏

Dove V1, V2 e V3 si riferiscono agli assi nominali calcolati in precedenza sulla base dei
nodi; mentre 𝐕 ̃𝟏 , 𝐕
̃𝟐 e 𝐕
̃𝟑 sono gli assi locali trasformati e utilizzati per l’analisi. Se V2 è
verticale, allora 𝐕 ̃𝟑 sarà sempre orizzontale. Va notato che i due sistemi sono identici se
̃𝟏 = 𝐕𝟏 , il caso comune.
𝐕

Gli assi nominali sono usati per determinare la direzione delle eccentricità nodali. Gli assi
trasformati sono usati per tutti i fini dell’analisi e delle verifiche, inclusi i carichi e l’out-
put dei risultati.

Per elementi non-prismatici con punti cardinali non baricentrici, l’asse locale 1 potrebbe
non essere rettilineo e di conseguenza gli assi locali 2 e 3 potrebbero cambiare orienta-
mento tra un segmento e l’altro. Ci si deve aspettare che questo causi sbalzi in forza
assiale, taglio e momenti. Il cambiamento, tuttavia, comporterà solo una piccola devia-
zione dagli assi che sarebbero stati calcolati senza punti di inserimento.

Scostamenti di Estremità
Gli elementi Frame sono modellati come elementi lineari connessi a dei punti (nodi).
Tuttavia, le componenti strutturali reali hanno sezione trasversale di dimensioni finite.
Quando due elementi, come una trave e un pilastro, sono connessi presso un nodo, c’è
una certa sovrapposizione delle loro sezioni trasversali. In molte strutture le dimensioni
dei membri sono ampie e la lunghezza della sovrapposizione può essere una frazione
significativa della lunghezza totale dell’elemento connesso.

È possibile specificare due scostamenti di estremità (end offset) per ciascun elemento,
utilizzando i parametri ioff e joff, corrispondenti alle estremità I e J, rispettivamente. Lo
scostamento di estremità ioff è la lunghezza di sovrapposizione di un determinato ele-
mento con gli altri elementi connessi al nodo i. Si tratta della distanza dal nodo alla faccia
della connessione per quell’elemento. Una definizione simile si applica allo scostamento
di estremità joff presso il nodo j. Vedi figura 34 (pag. 129).

Scostamenti di Estremità 127


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 33
Esempio di illustrazione di Joint Offset e punti cardinali

Gli end offset per ciascun elemento sono calcolati automaticamente dall’interfaccia gra-
fica di SAP2000 sulla base delle dimensioni massime della Sezione di tutti gli altri ele-
menti connessi con l’elemento in oggetto, presso il nodo comune.

128 Scostamenti di Estremità


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 34
End offset dell’elemento Frame

Luce libera
La luce libera (Clear Length), indicata come Lc, è definita come la lunghezza tra gli end
offset (tra le facce dei supporti):

𝐿𝑐 = 𝐿 − (𝐢𝐨𝐟𝐟 + 𝐣𝐨𝐟𝐟)

Dove L è la lunghezza totale dell’elemento.

Se gli scostamenti di estremità sono specificati in modo che la lunghezza libera risulta
inferiore all’ 1% della lunghezza totale, il programma emetterà un avvertimento e ridurrà
gli end offset proporzionalmente in modo che la lunghezza libera sia uguale all’1% della
lunghezza totale. Normalmente gli end offset dovrebbero essere una porzione molto più
piccola della lunghezza totale.

Fattore di rigidezza di estremità


Un’analisi basata sulla geometria da centro a centro (nodo a nodo) degli elementi Frame
può sovrastimare gli spostamenti di certe strutture. Questo è dovuto all’effetto irrigidente
causato dalla sovrapposizione delle sezioni trasversali presso il giunto. La sovrastima può
essere più significativa per le strutture in calcestruzzo che quelle in acciaio.

Scostamenti di Estremità 129


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

È possibile specificare un rigid-end factor per ciascun elemento, utilizzando il parametro


rigid, che indicata la frazione di ciascun end offset che si assume rigida per le deforma-
zioni a flessione e taglio. La lunghezza rigid∙ioff è assunta rigida a partire dal nodo i. In
modo simile la lunghezza rigid∙joff è rigida presso il nodo j. La lunghezza flessibile 𝐿𝑓
dell’elemento è data da:

𝐿𝑓 = 𝐿 − 𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝 (𝐢𝐨𝐟𝐟 +joff)

La zona rigida di estremità non ha alcun effetto sulle deformazioni assiali e torsionali.
Queste deformazioni sono calcolate sulla intera lunghezza dell’elemento

Il default per rigid è zero. Il valore massimo, pari all’unità, indica che gli end offset sono
rigidi per la loro interezza. Nel selezionare il valore appropriato per questo parametro,
l’utente deve applicare il proprio giudizio di ingegnere. La scelta dipenderà dalla geome-
tria della connessione e può essere diversa per ciascuno degli elementi che si inseriscono
nel nodo. Tipicamente il valore di rigid non dovrebbe essere maggiore di 0,5 circa.

Effetto sugli elementi non prismatici


A ciascuna estremità di un elemento non prismatico, le proprietà della Sezione sono as-
sunte costanti lungo la lunghezza dell’end offset. Le proprietà di Sezione variano solo
lungo la lunghezza libera dell’elemento, tra le facce dei supporti. Quanto sopra non è
influenzato dal fattore di rigidezza di estremità, rigid.

Per ulteriori informazioni, vedi paragrafo “Sezioni non prismatiche” (pag. 120), nel ca-
pitolo.

Effetto sull’output di forza interna


Tutte le forze e i momenti interni sono riportati in output presso le facce dei supporti e su
altri punti distanziati in modo omogeneo lungo la lunghezza libera dell’elemento. Nessun
output è prodotto all’interno degli end offset, con inclusione del nodo. Quanto sopra non
è influenzato dal fattore di rigidezza di estremità, rigid.

Per ulteriori informazioni, vedi paragrafo “Output di Forza Interna” (pag. 142) nel capi-
tolo.

Effetto sui rilasci di estremità


I rilasci di estremità sono sempre collocati presso la faccia dell’supporto, cioè alla fine
della lunghezza libera dell’elemento. Se un rilascio a momento o taglio è assegnato in
uno dei piani di inflessione a una delle estremità, l’end offset è supposto rigido a flessione
e taglio in quel piano e a quell’estremità (cioè si comporta come se rigid = 1).

130 Scostamenti di Estremità


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 35
Rilasci di estremità dell’elemento Frame

Quanto sopra non ha effetto sul valore del fattore di rigidezza di estremità all’altro capo
dell’elemento o sull’altro piano di inflessione.

Per ulteriori informazioni, vedi paragrafo “Rilasci di Estremità” (pag. 131), nel capitolo.

Rilasci di Estremità
Normalmente, i tre gradi di libertà di traslazione e i tre di rotazione a ciascuna estremità
dell’elemento Frame sono in continuità con quelli dei nodi e di conseguenza con quelli
di tutti gli altri elementi connessi a quel nodo. Tuttavia è possibile rilasciare (disconnet-
tere) dal nodo uno o più gradi di libertà dell’elemento quando è noto che i corrispondenti
momenti o forze interni dell’elemento sono nulli. I rilasci (end releases) sono sempre
specificati nel sistema di riferimento locale dell’elemento e non hanno effetto su alcun
altro degli elementi connessi al nodo.

Nell’esempio illustrato in figura 35 (pag. 131), l’elemento diagonale ha una connessione


a momento all’estremo I e una connessione a cerniera all’estremo J. Gli altri due elementi
che si connettono al nodo all’estremo J sono continui. Pertanto, al fine di modellare la
condizione di cerniera, la rotazione R3 dell’elemento diagonale all’estremo J dovrebbe
essere rilasciata. Questo assicura che presso la cerniera dell’elemento diagonale il mo-
mento sia zero.

Rilasci di Estremità 131


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Rilasci di Estremità instabili


È possibile specificare qualunque combinazione di rilasci di estremità per un elemento
Frame, purché l’elemento rimanga stabile; questo per assicurarsi che tutto il carico ap-
plicato all’elemento sia trasferito al resto della struttura. I seguenti gruppi di rilasci sono
instabili, sia da soli che in combinazione, e non sono permessi.

• Rilasciare U1 a entrambi gli estremi


• Rilasciare U2 a entrambi gli estremi
• Rilasciare U3 a entrambi gli estremi
• Rilasciare R1 a entrambi gli estremi
• Rilasciare R2 a entrambi gli estremi e U3 a uno dei due estremi
• Rilasciare R3 a entrambi gli estremi e U2 a uno dei due estremi

Effetti degli Scostamenti di Estremità


I rilasci di estremità sono sempre applicati sulla faccia dell’appoggio, cioè alla fine della
luce libera dell’elemento. La presenza di un rilascio a momento o a taglio farà sì che l’end
offset sia rigido nel corrispondente piano di inflessione e estremità.

Per ulteriori informazioni, vedi paragrafo “Scostamenti di Estremità” (pag. 127), nel ca-
pitolo.

Gruppi di Proprietà con Nome


In un caso di carico di Costruzione per Fasi, oltre a poter assegnare rilasci di estremità
agli elementi Frame direttamente, è possibile assegnarli anche usando un Gruppo di Pro-
prietà con Nome di Rilasci Frame. Un Gruppo di Proprietà con Nome include le mede-
sime opzioni che possono essere assegnate a un elemento.

Quando i rilasci di estremità sono modificati nel corso di un caso di carico in costruzione
per fasi, la modifica non cambia la risposta della struttura fino a quella determinata fase,
ma ha effetto solo sulle risposte successive. In altre parole l’effetto è incrementale. Ad
esempio, si consideri una trave, con rilasci a momento, che viene aggiunta tra due pilastri
nel corso di un caso di costruzione per fasi:

• Fase 1: la trave è aggiunta a una struttura esistente e il peso proprio viene applicato.
Dal momento che l’elemento ha rilasci a momento già assegnati, la trave è aggiunta
come semplicemente appoggiata ed è priva di momenti di incastro. Il momento in
mezzeria è 1000.

132 Rilasci di Estremità


Capitolo VII L’elemento Frame

• Fase 2: viene applicato un Gruppo di Proprietà con Nome “A”, che toglie i rilasci
di estremità. Il momento in mezzeria non cambia.
• Fase 3: viene nuovamente applicato un carico di peso proprio (in modo incremen-
tale). Il momento risultante in mezzeria sale a 1333 e i momenti di estremità diven-
tano -667 ciascuno.

Questo esempio illustra il caso comune nel quale le travi dapprima sono aggiunte in sem-
plice appoggio e in seguito vengono connesse per assicurare piena continuità a momento.
In un’altra situazione comune, possono essere considerati due casi indipendenti di costru-
zione per fasi: uno per i carichi gravitazionali, dove alcuni elementi hanno rilasci di estre-
mità a momento, l’altro per i carichi laterali dove quegli stessi elementi hanno continuità
a momento. Ciascuno di questi casi può essere usato come la base per carichi successivi,
lineari o meno, e i risultati considerati insieme per le verifiche.

Proprietà non lineari


Vi sono due tipi di proprietà non lineari a disposizione per l’elemento Frame/Cable: limiti
a trazione/compressione e cerniere plastiche.

Quando sull’elemento sono presenti proprietà non lineari, esse influenzano solo l’analisi
non lineare. L’analisi lineare, se parte da condizione zero (stato senza tensioni), si com-
porta come se le proprietà non lineari fossero assenti; se parte da una precedente analisi
non lineare, usa la rigidezza della proprietà non lineare riscontrata all’uscita del caso non
lineare.

Limiti a trazione/compressione
È possibile specificare una trazione massima e/o una compressione massima che l’ele-
mento può sopportare. Nel caso più comune è possibile specificare che un cavo o contro-
vento sia solo teso specificando che il limite a compressione sia zero.

Un limite a trazione, deve avere valore zero o positivo. Un limite a compressione deve
avere valore zero o negativo. Se viene specificato limite zero a tensione e compressione,
l’elemento non potrà avere forza assiale.

Il comportamento del limite a trazione/compressione è di tipo elastico. Qualunque allun-


gamento assiale oltre al limite di trazione e accorciamento assiale oltre al limite di com-
pressione avrà luogo in assenza di rigidezza assiale. Queste deformazioni hanno ritorno
elastico con rigidezza zero.

Flessione, taglio e torsione non sono interessati dalla non linearità assiale.

Proprietà non lineari 133


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Cerniera plastica
È possibile inserire cerniere plastiche in un qualunque numero di posizioni lungo la lun-
ghezza libera dell’elemento. Una descrizione dettagliata sul comportamento e uso delle
cerniere plastiche è presentato nel capitolo “Proprietà delle Cerniere” (pag. 147).

Massa
Nell’analisi dinamica la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia. La
massa contribuita dall’elemento Frame è accumulata ai nodi i e j. Internamente all’ele-
mento stesso gli effetti inerziali non sono considerati.

La massa totale dell’elemento è uguale all’integrale della densità di massa, m, lungo la


lunghezza, moltiplicato per l’area della sezione trasversale, a, e sommato alla massa ag-
giuntiva per unità di lunghezza, mpl.

Per elementi non-prismatici, la massa varia linearmente lungo ciascun segmento non-
prismatico ed è costante lungo gli end offset.

La massa è assegnata ai due nodi nelle medesime proporzioni che avrebbero le reazioni
vincolari di un carico trasversale similmente distribuito e applicato a una trave in sem-
plice appoggio. Nel calcolo delle proporzioni, gli effetti dei rilasci di estremità sono igno-
rati. La massa totale è applicata a ciascuno dei tre gradi di libertà di traslazione: UX, UY
e UZ. Ai gradi di libertà di rotazione non è assegnato alcun momento di inerzia.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Massa Specifica” (pag. 77), nel capitolo “Proprietà di Materiale”.
• Cedi paragrafo “Proprietà di Sezione” (pag. 114), in questo capitolo, per la defini-
zione di a e mpl.
• Vedi sotto paragrafo “Sezioni non-prismatiche” (pag. 120), in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Scostamenti di Estremità” (pag. 127), in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Origine della Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di Carico”.
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per un
elemento Frame il peso proprio è una forza distribuita linearmente lungo l’elemento. Il
valore del peso proprio è pari al peso specifico, w, moltiplicato per la sezione trasversale,
a, e sommato al peso aggiuntivo per unità di lunghezza, wpl.
134 Massa
Capitolo VII L’elemento Frame

Per elementi non-prismatici, il peso proprio varia linearmente lungo la lunghezza di cia-
scun segmento non prismatico, mentre resta costante all’interno degli end offset.

Il peso proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. È possibile scalare
il peso proprio per un singolo fattore che si applica in modo analogo su tutti gli elementi
della struttura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Peso Specifico” (pag. 78), nel capitolo “Proprietà di Materiale”,
per la definizione di w.
• Vedi paragrafo “Proprietà di Sezione” (pag. 114), in questo capitolo, per la defini-
zione di a e wpl.
• Vedi sotto paragrafo “Sezioni non-prismatiche” (pag. 120), in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Scostamenti di Estremità” (pag. 127), in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 325), nel capitolo “Configurazioni
di Carico”.

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato separatamente su ciascun elemento Frame per
attivare il suo peso proprio. Utilizzando il Carico di Gravità, il peso proprio può essere
scalato e applicato in qualunque direzione. Su ciascun elemento possono essere applicati
differenti fattori di scala e direzioni.

Se tutti gli elementi sono caricati allo stesso modo e nella direzione verso il basso, è più
conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 134), in questo capitolo per la defi-
nizione di peso proprio per l’elemento Frame.
• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), in “Configurazioni di Carico”

Carico di Campata Concentrato


Il Carico di Campata Concentrato è usato per applicare forze e momenti concentrati in
posizioni arbitrarie sugli elementi Frame. La direzione dei carichi può essere specificata

Carico di Gravità 135


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 36
Esempi di definizione di carichi concentrate in campata

in un sistema di coordinate fisse (globali o alternative) o nel sistema di coordinate locali


dell’elemento.

La posizione del carico può essere specificata in uno dei seguenti modi:

• Specificando una distanza relativa, rd, misurata dal nodo i. Essa deve soddisfare
0 ≤ 𝐝 ≤ 1. La distanza relativa è la frazione della lunghezza di elemento;
• Specificando una distanza assoluta, d, misurata dal nodo i. Essa deve soddisfare
0 ≤ 𝐝 ≤ 𝐿., dove L è la lunghezza dell’elemento.

A ciascun elemento può essere applicato un numero qualunque di carichi. I carichi asse-
gnati in coordinate fisse sono trasformati nelle coordinate locali dell’elemento. Vedi fi-
gura 36 (pag. 136). Carichi multipli assegnati alla stessa posizione sono sommati insieme.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

136 Carico di Campata Concentrato


Capitolo VII L’elemento Frame

Carico di Campata Distribuito


Il Carico di Campata Distribuito è usato per applicare forze e momenti distribuiti su ele-
menti Frame. La distribuzione del carico può essere uniforme o trapezoidale. La dire-
zione del carico in un sistema di coordinate fisse (globali o alternative) o nel sistema di
coordinate locali dell’elemento.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

Lunghezza di carico
I carichi possono essere applicati su lunghezze di elemento intere o parziali. A un singolo
elemento possono essere applicati carichi multipli. Le lunghezze di carico possono so-
vrapporsi, nel qual caso i carichi applicati sono additivi.

Una lunghezza di carico può essere specificata nei modi seguenti:

• Specificando le distanze relative, rda e rdb, misurate dal nodo i. Esse devono sod-
disfare 0 ≤ 𝐝 ≤ 1. La distanza relativa è una frazione della lunghezza di elemento;
• Specificando due distanze assolute, da e db, misurate dal nodo i. Essa deve soddi-
sfare 0 ≤ 𝐝 ≤ 𝐿., dove L è la lunghezza dell’elemento;
• Non specificando alcuna distanza, ad indicare la intera lunghezza dell’elemento.

Intensità di carico
L’intensità di carico è una forza o momento per unità di lunghezza. Ad eccezione che nel
caso di carichi proiettati, descritto nel seguito, l’intensità è misurata per unità di lun-
ghezza di elemento.

Per ciascuna componente di forza o momento da applicare, se il carico è uniforme, può


essere assegnato un singolo valore di carico. Se l’intensità di carico varia linearmente
sulla lunghezza (carico trapezio), sono necessari due valori.

Vedi figura 37 (pag. 138) e figura 38 (pag. 139).

Carichi proiettati
Un carico distribuito da neve o vento produce una intensità di carico (forza per unità di
lunghezza) che è proporzionale al seno dell’angolo tra l’elemento e la direzione del ca-
rico. Questo è equivalente ad usare una intensità di carico fissa che è misurata per unità

Carico di Campata Distribuito 137


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 37

Esempi della definizione di carichi di campata

di lunghezza di elemento proiettata. La intensità fissa sarebbe basata sulla altezza della

138 Carico di Campata Distribuito


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 38

Esempi di carichi di campata distribuiti

neve o sulla velocità del vento; la lunghezza di elemento proiettata è misurata su un piano
perpendicolare alla direzione del carico.

I carichi di campata distribuiti possono essere specificati come agenti sulla direzione

Carico di Campata Distribuito 139


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

proiettata. Il programma gestisce questa cosa riducendo l’intensità sulla base dell’angolo,
θ, tra l’asse locale 1 e l’asse di direzione di carico. Le forze proiettate sono scalate per il
seno di θ e i momenti proiettati sono scalati per il coseno di θ. Le intensità di carico ridotte
sono quindi applicate per unità di lunghezza dell’elemento.

La riduzione dei carichi di momento è basata sul presupposto che il momento sia causato
da una forza agente sulla lunghezza proiettata di elemento. Il momento risultante è sempre
perpendicolare alla forza, rendendo conto così dell’uso del coseno invece che del seno
dell’angolo. L’intensità del momento specificata dovrebbe essere calcolata come il pro-
dotto della intensità di forza e la distanza perpendicolare dall’elemento alla forza. Fare
attenzione ad assegnare al momento il segno appropriato.

Carico di Temperatura
Il Carico di Temperatura genera deformazione termica nell’elemento Frame. Questa de-
formazione è data dal prodotto del coefficiente di espansione termica del Materiale con
la variazione di temperatura dell’elemento. Nell’analisi lineare, tutti i carichi di tempera-
tura rappresentano un cambio di temperatura dallo stato in assenza di deformazioni,
nell’analisi nonlineare dalla temperatura precedente.

È possibile specificare tre campi indipendenti di Carichi di Temperatura:

• Temperatura, t, che è costante lungo la sezione trasversale e produce deformazione


assiale
• Gradiente di temperatura, t2, che è lineare nella direzione locale 2 e produce defor-
mazione a flessione nel piano 1-2
• Gradiente di temperatura, t3, che è lineare nella direzione locale 3 e produce defor-
mazione a flessione nel piano 1-3

I gradienti di temperatura sono specificati come una variazione di temperatura per unità
di lunghezza. I gradienti di temperatura sono positivi se la temperatura cresce (linear-
mente) nella direzione positiva dell’asse locale dell’elemento. I gradienti di temperatura
sono nulli presso l’asse neutro e pertanto essi non inducono deformazione assiale.

Ciascuno dei tre campi di Carico di Temperatura può essere costante lungo l’elemento o
interpolato linearmente tra i valori assegnati ai nodi da una Configurazione Nodale di
Carico.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

140 Carico di Temperatura


Capitolo VII L’elemento Frame

Carico di Deformazione indotta


Sono disponibili sei tipi di Carico di Deformazione (Strain), ciascuno corrispondente a
uno dei momenti e delle forze interni di un elemento Frame. Essi sono:

• Deformazione assiale, ε11 , a rappresentare una variazione in lunghezza per unità di


misura. Una deformazione positiva accresce la lunghezza di un elemento non vin-
colato o causa compressione in un elemento vincolato.
• Deformazioni a taglio, γ12 e γ13 , a rappresentare una variazione in angolo per unità
di lunghezza. Il cambio di angolo è misurato tra la sezione trasversale e l’asse neu-
tro. Una deformazione tagliante positiva causa lo stesso spostamento che si avrebbe
in seguito all’azione di forze di taglio positive V2 e V3, rispettivamente.
• Curvatura torsionale, 𝜓1, a rappresentare una variazione in angolo di rotazione per
unità di lunghezza. Una curvatura positiva causa spostamento nello stesso verso di
quella dovuta a un momento torcente positivo T.
• Curvature flessionali, ψ2 e ψ3 , a rappresentare una variazione in angolo per unità
di lunghezza. L’angolo è misurato tra sezioni adiacenti che rimangono perpendico-
lari all’asse neutro. Una curvatura positiva causa uno spostamento nello stesso verso
di quella prodotta dai momenti positivi M2 e M3, rispettivamente.

Ciascuno dei Carichi di Deformazione può essere costante lungo la lunghezza o interpo-
lato linearmente tra valori assegnati ai nodi da una Configurazione Nodale.

In un elemento non vincolato, i Carichi di Deformazione causano spostamenti tra i due


estremi, ma non forze interne. Questo spostamento non vincolato ha il medesimo segno
di quello indotto dalle forze e momenti corrispondenti (coniugati). Al contrario, un Carico
di Deformazione su un elemento vincolato fa sì che le forze interne corrispondenti ab-
biano segno opposto a quello della deformazione indotta. La maggior parte degli elementi
in una struttura reale sono connessi a una rigidezza finita e pertanto i Carichi di Defor-
mazione indotta causano sia deformazioni che forze interne. Va osservato che gli effetti
dei carichi di deformazione di taglio e momento sono accoppiati.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Output di Forza Interna” (pag. 142), in questo
capitolo, e anche il capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).

Carico di Spostamento Relativo indotto


Mentre il Carico di Deformazione induce a una deformazione per unità di lunghezza, il
Carico di Spostamento Relativo (Deformation) induce uno spostamento relativo tra i due
estremi di un elemento non vincolato. Il Carico di Spostamento è convertito internamente

Carico di Deformazione indotta 141


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

in Carico di Deformazione, pertanto è opportuno scegliere tra i due quello più convenien-
temente modellabile nel caso specifico.

Al momento è disponibile solo lo spostamento relativo assiale. Lo spostamento relativo


specificato è convertito in deformazione assiale semplicemente dividendolo per la lun-
ghezza dell’elemento. I carichi di deformazione indotta così calcolati sono assunti co-
stanti lungo la lunghezza dell’elemento.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

Carico Target Force


Il carico Target Force, a forza obbiettivo, è un tipo speciale di carico per il quale l’utente
specifica una desiderata forza assiale. Per raggiungere questa forza, il programma applica
iterativamente un carico di spostamento. Dal momento che la forza assiale può variare
lungo l’elemento, è anche possibile specificare la posizione relativa dove si vuole che la
forza desiderata si realizzi. Il carico Target Force vale solo per analisi non lineari statiche
o di costruzione per fasi. Se applicato in qualunque altro tipo di Load Case non ha effetto.

A differenza di tutti gli altri tipi di carico, il Target Force non è incrementale. Piuttosto,
è specificata la forza totale che si vuole raggiungere nell’elemento Frame alla fine del
Load Case o della Fase di Costruzione. Lo spostamento applicato, calcolato per raggiun-
gere quella forza, può essere positivo, negativo o nullo e dipende anche dalla forza già
presente nell’elemento all’inizio dell’analisi. Quando un fattore di scala è applicato a un
Load Pattern che contiene Target Force, la forza obbiettivo totale è a sua volta scalata.
L’incremento di spostamento applicato può cambiare per un valore differente.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Carico Target Force” (pag. 331) nel capitolo
“Configurazioni di Carico” e il paragrafo “Iterazioni Target Force” (pag. 451) nel capi-
tolo “Analisi statica non lineare”.

Output di Forza Interna


Le forze interne dell’elemento Frame sono forze e momenti che risultano dalla integra-
zione delle tensioni attraverso una sezione trasversale. Queste forze interne sono:

• P, la forza assiale
• V2, il taglio nel piano 1-2
• V3, il taglio nel piano1-3
• T, il momento torcente assiale

142 Carico Target Force


Capitolo VII L’elemento Frame

Figura 39
Forze e momenti interni dell’elemento Frame

• M2, il momento flettente nel piano 1-3 (attorno all’asse 2)


• M2, il momento flettente nel piano 1-2 (attorno all’asse 3)

Output di Forza Interna 143


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Queste forze e momenti interni sono presenti ad ogni sezione trasversale lungo la lun-
ghezza dell’elemento e posso essere richiesti come parte dei risultati dell’analisi.

La convenzione dei segni è illustrata in figura 39 (pag. 143). Forze e momenti torcenti
interni positivi agenti in una faccia positiva 1 sono orientati nella direzione positiva degli
assi locali dell’elemento. Forze e momenti torcenti interni positivi agenti in una faccia
negativa 1 sono orientati nella direzione negativa degli assi locali dell’elemento. Una
faccia 1 positiva è una faccia la cui normale esterna (orientata dall’elemento verso
l’esterno) è in direzione 1 positiva.

Momenti flettenti positivi causano compressione sulle facce positive 2 e 3 e tensione nelle
facce negative 2 e 3. Le facce positive 2 e 3 sono le facce nella direzione positiva 2 e 3,
rispettivamente, dall’asse neutro.

Effetto degli scostamenti di estremità


Quando sono presenti end offset, le forze e i momenti interni sono restituiti in output
presso la faccia degli appoggi e su alcuni punti lungo la lunghezza libera dell’elemento.
Nessun output è restituito entro la lunghezza dell’offset, ad inclusione del nodo. L’output
sarà prodotto presso i nodi i e j solo quando il corrispondente end offset è zero.

Vedi il paragrafo “Scostamenti di Estremità” (pag. 127) nel capitolo per maggiori infor-
mazioni.

Output di Tensione
I risultati in termini di tensione possono essere riportati in modo grafico e tabulare in-
sieme con quelli delle forze interne descritti in precedenza. La tensione normale è chia-
mata S11 ed è calcolata presso qualunque punto nella sezione trasversale come:
𝑃 𝑀3 𝑀2
𝑆11 = − 𝑥2 − 𝑥3
𝒂 𝒊𝟑𝟑 𝒊𝟐𝟐
Dove:

• P è la forza assiale e M2 e M3 sono i momenti flettenti, come definiti al paragrafo


“Output di Forza Interna” (pag. 142)
• A è l’area della sezione trasversale e i22 e i33 sono i momenti di inerzia della se-
zione, come definiti nel paragrafo “Proprietà di Sezione” (pag. 114)
• x2 e x3 sono le coordinate del punto dove è calcolata la tensione, a partire dal bari-
centro e misurata lungo gli assi 2 e 3, rispettivamente.

144 Output di Tensione


Capitolo VII L’elemento Frame

Sulla base di questa definizione, le tensioni di trazione sono sempre positive e le tensioni
di compressione sono sempre negative, indipendentemente dal materiale.

Le tensioni sono calcolate presso le medesime stazioni assiali usate per le forze interne.
In corrispondenza di ciascuna stazione le tensioni sono calcolate presso punti selezionati
(stress point) sulla sezione trasversale e posizionati in funzione del tipo di profilo:

• Sezioni a semplice e doppio T, rettangolari, scatolari, a C e ad angolo – presso tutti


gli angoli dove può aversi la tensione massima
• Sezioni a doppio T ad ala rinforzata – presso gli stessi punti utilizzati per la sezione
a doppio T con l’aggiunta degli angoli esterni dei piatti di rinforzo, dove presenti
• Sezioni circolari piene o cave – su otto punti lungo la circonferenza
• Sezioni da Section Designer – presso punti definiti nel momento in cui la sezione è
stata disegnata; se essi non sono stati assegnati, gli stress point sono assunti presso
i quattro angoli del rettangolo circoscrivente la sezione; questo rettangolo ha dimen-
sioni t3 x t2
• Sezioni generali e altri profili – ai quattro angoli della sezione rettangolare circo-
scrivente; questo rettangolo ha dimensioni t3 x t2
• Sezioni non prismatiche – calcolate come in precedenza se il tipo di profilo è il
medesimo a entrambi gli estremi del segmento; se il tipo è diverso viene restituita
tensione zero
• Per tutti i profili ad eccezione di quelli scatolari e circolari cavi, le tensioni sono
anche calcolate presso il centro geometrico della sezione

Oltre al valore di S11 presso ciascuno degli stress point, ad ogni stazione sono riportati i
due valori estremi di tensione:

• S11Max – il valore massimo tra tutti quelli degli stress point della stazione
• S11Min – il valore minimo tra tutti quelli degli stress point della stazione

Le tensioni sono calcolate per tutti i load case ad eccezione di quelli con carichi mobili,
per i quali è restituito valore zero.

I seguenti assunti si applicano alle tensioni riportate per gli elementi Frame:

• Le tensioni sono calcolate per il materiale base della sezione. Il coefficiente di omo-
geneizzazione non è considerato in alcun modo. Questo generalmente non ha effetti
sulle tensioni di alcun profilo ad eccezione di taluni da section designer.
• Le tensioni sono calcolate sulla base delle proprietà della sezione assegnata all’ele-
mento Frame. Se le proprietà di sezione sono modificate nel corso di una costru-
zione per fasi, i valori delle tensioni calcolate potrebbero non essere appropriati. Le

Output di Tensione 145


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

forze e i momenti interni, tuttavia, restano corretti.


• Se una qualunque delle proprietà a, i22 o i33 è zero, la tensione S11 restituita è zero.
È raccomandato l’uso di rilasci di estremità, piuttosto che di proprietà di sezione
nulle.
• Modificatori di proprietà applicati a a, i22 o i33 non hanno effetti su queste proprietà
quando usati per il calcolo delle tensioni. In alcuni casi i modificatori di proprietà
possono avere un effetto indiretto sulle tensioni, nel momento in cui vanno a modi-
ficare la forza assiale e i momenti flettenti corrispondenti.

La descrizione in questo capitolo si riferisce solo ai valori delle tensioni riportate come
risultati dell’analisi. Le tensioni utilizzate per le verifiche Frame e le verifiche da ponte
sono calcolate separatamene, nel modo appropriato ai materiali e alle procedure di veri-
fica applicabili.

146 Output di Tensione


C a p i t o l o VIII

Proprietà di Cerniera
È possibile inserire cerniere plastiche in qualunque numero di posizioni lungo la lun-
ghezza libera di un elemento Frame o un oggetto Tendon. ETABS accetta cerniere anche
nei i maschi murari. Ciascuna cerniera rappresenta un comportamento post-snervamento
concentrato in uno o più gradi di libertà. Le cerniere hanno effetto sul comportamento
della struttura solo nel corso di analisi non lineari statiche e non lineari dinamiche in time
history.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Proprietà di cerniera
• Proprietà automatiche, definite da utente e generate
• Proprietà automatiche delle cerniere
• Modellazione per l’analisi
• Risultati dell’analisi

Compendio
Lo snervamento e il comportamento post-snervamento possono essere modellati usando
un numero discreto di cerniere definite dall’utente. Le cerniere possono essere assegnate

147
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

ad un elemento frame in qualunque posizione lungo la luce libera dell’elemento. Sono


disponibili cerniere di tipo a momento disaccoppiato, a torsione, a forza assiale e a taglio.
C’è anche una cerniera accoppiata P-M2-M3 che si snerva sulla base dell’interazione di
forza assiale e momento biassiale presso la cerniera stessa. Sottogruppi di questa cerniera
includono comportamenti del tipo P-M2, P-M3 e M2-M3.

In una stessa posizione possono sussistere più cerniere, ad esempio potreste voler asse-
gnare sia una cerniera M3 (a momento) che una V3 (a taglio) alla medesima estremità di
un elemento frame. Le proprietà della cerniera possono essere calcolate automaticamente
dal materiale e dalle proprietà della sezione in accordo con criteri FEMA-356 (FEMA,
2000) o criteri ASCE 41-13.

Per ETABS, le cerniere possono essere anche assegnate ai muri di controvento. Si tratta
di cerniere del tipo a fibra P-M3 e agiscono sempre al centro dell’elemento shell. Quando
sono presenti cerniere in un elemento shell appartenente a un setto di controvento, il com-
portamento tensionale verticale a membrana è governato dalla cerniera, mentre le tensioni
orizzontali e a taglio, così come il comportamento flettente fuori dal piano, sono governati
dalle proprietà dell’elemento shell.

Le cerniere influiscono sul comportamento della struttura solo nel corso di analisi non
lineari statiche e analisi non lineari dinamiche in time history ad integrazione diretta. Il
comportamento delle cerniere non influisce sull’analisi in time history di tipo modale
(FNA) a meno che le cerniere non siano modellate come link, procedimento descritto più
avanti nel capitolo.

Nelle proprietà di cerniera è consentita la caduta di resistenza (Strength Loss) e infatti


questo fenomeno improvviso è previsto dalle cerniere FEMA e ASCE. Tuttavia sarebbe
bene usare questa caratteristica con giudizio. Una caduta di resistenza improvvisa è
spesso poco realistica e può essere molto difficile da analizzare, specialmente all’occor-
rere di un brusco ritorno elastico. Vi incoraggiamo a considerare la caduta di resistenza
solo quando necessario, a usare pendenze realistiche e a valutare con cura i risultati.

Per aiutare la convergenza, il programma limita automaticamente la pendenza negativa


di una cerniera a non superare più del 10% la rigidezza elastica dell’elemento frame di
cui la cerniera fa parte. Se sono necessarie pendenze maggiori, è possibile assegnare alla
cerniera una sovrascrittura che discretizza l’elemento frame intorno alla cerniera stessa.
Riducendo la dimensione degli elementi della mesh così ottenuta, è possibile aumentare
la pendenza della perdita di resistenza.

Tutto quanto descritto in questo capitolo si applica agli elementi Tendon allo stesso modo
che ai Frame, benché normalmente con i tiranti possa avere un senso solo l’uso di cerniere
assiali.

148 Compendio
Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

Figura 40

La curva A-B-C-D-E è per forza verso spostamento


La curva-momento-rotazione è analoga

Proprietà di cerniera
Una proprietà di cerniera è costituita da un gruppo con nome di proprietà rigido-plastiche
da poter assegnare a uno o più elementi Frame. È possibile definire tante proprietà quante
sono necessarie.

Le cerniere di tipo a forza e a momento sono rigido-plastiche. Per ciascun grado di libertà
di forza (assiale e di taglio), è possibile specificare un comportamento plastico forza-
spostamento. Per ciascun grado di libertà a momento (flettente e torcente) è possibile
specificare un comportamento plastico momento-rotazione. Ogni proprietà di cerniera
può avere proprietà plastiche specificate per ciascuno dei sei gradi di libertà. La forza
assiale e i due momenti flettenti possono essere accoppiati per mezzo di un dominio di
interazione. I gradi di libertà che non sono specificati rimangono elastici.

Le cerniere a fibra sono elasto-plastiche e consistono di un gruppo di punti di materiale,


ciascuno a rappresentare una porzione della sezione trasversale avente un dato materiale.
Le curve forza-spostamento e momento-rotazione non sono specificate, bensì ricavate
durante l’analisi dalle curve tensione-deformazione di questi punti di materiale.

Proprietà di cerniera 149


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Lunghezza della cerniera


Ciascuna cerniera plastica è discretizzata come una punto. Tutta la deformazione plastica,
che si tratti di spostamento o rotazione, avviene presso questo punto cerniera. Questo
significa che l’utente deve assumere una lunghezza di cerniera lungo la quale la defor-
mazione o la curvatura sono integrate.

Non c’è un modo semplice per scegliere questa lunghezza, benché FEMA-356 e ASCE
41-13 forniscano delle linee guida. Tipicamente si tratta di una frazione dell’elemento ed
è spesso dell’ordine dell’altezza della sezione, specialmente per cerniere a momento.

Un fenomeno plastico distribuito lungo la lunghezza dell’elemento può essere approssi-


mato inserendo molte cerniere. Ad esempio potremmo inserire dieci cerniere nelle posi-
zioni relative dell’elemento 0,05, 0,15, 0,25, …, 0,95, ciascuna con proprietà deformative
basate su una lunghezza di cerniera pari a un decimo della lunghezza dell’elemento. Na-
turalmente aggiungere molte cerniere vuol dire aumentare il costo computazionale. La
qual cosa, tuttavia, potrebbe essere non particolarmente significativa, se le cerniere non
si snervano effettivamente.

Per le cerniere di tipo forza/momento, la deformazione elastica ha luogo lungo l’intera


lunghezza dell’elemento Frame e non è influenzata dalla presenza di cerniere. Per le cer-
niere a fibra, il comportamento elastico lungo la cerniera è determinato dalle curve ten-
sione deformazione del materiale della cerniera, mentre le proprietà elastiche dell’ele-
mento frame sono ignorate all’interno della lunghezza della cerniera. Per questo motivo
la lunghezza della cerniera non dovrebbe superare quella dell’elemento frame.

Curva di deformazione plastica


Per ciascun grado di libertà, può essere definita una curva forza-spostamento (o mo-
mento-rotazione) che indica il valore di snervamento e la deformazione plastica che se-
gue. Questo si può fare con una multilineare a cinque punti, A-B-C-D-E, come indicato
in figura 40 (pag. 149 ). È possibile specificare che la curva sia simmetrica o che differisca
nelle direzioni positiva e negativa.

La forma della curva in figura è adatta per l’analisi pushover. Potete costruire qualunque
forma vogliate, ma i punti seguenti dovrebbero essere osservati:

• Il punto A è sempre sull’origine


• Il punto B rappresenta lo snervamento. Nessuno snervamento si verifica sulla cer-
niera fino al raggiungimento del punto B, indipendentemente dal valore di deforma-
zione specificato in B. Lo spostamento (rotazione) al punto B sarà sottratto ai punti
C, D ed E. Oltre il punto B la cerniera esibirà solo deformazioni plastiche.

150 Proprietà di cerniera


Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

• Il punto C rappresenta la capacità ultima per l’analisi pushover. Tuttavia, per motivi
diversi, è possibile specificare una pendenza positiva da C a D.
• Il punto D rappresenta, per l’analisi pushover, una resistenza residua. Tuttavia, per
motivi diversi, è possibile specificare una pendenza positiva sia da C a D, che da D
a E.
• Il punto E rappresenta il collasso totale. Oltre questo punto la cerniera cederà il
carico fino ad un punto F (non indicato) direttamente sotto a E, sull’asse orizzontale.
Se non si vuole che la cerniera ceda in questo modo, specificare un valore molto
alto per le deformazioni al punto E.

È possibile specificare misure di deformazione aggiuntive nei punti IO (immediate occu-


pancy), LS (life safety), CP (collapse prevention), corrispondenti ai nostri Stati Limite
SLD (di danno), SLV (di salvaguardia della vita, SLC (di prevenzione al collasso). Queste
sono misurazioni informative che sono riportate nei risultati dell’analisi e vengono usate
per progettazione di tipo prestazionale (Performance Based Design). Non hanno alcun
effetto sul comportamento della struttura.

Prima di raggiunger il punto B, tutta la deformazione è lineare e avviene nell’elemento


Frame stesso, non nella cerniera. La deformazione plastica oltre il punto B avviene nella
cerniera e si aggiunge a qualunque deformazione elastica che si verifichi nell’elemento.

Quando una cerniera si scarica elasticamente, lo fa senza nessuna deformazione plastica,


cioè parallelamente alla pendenza A-B.

Scalare la curva
Quando viene specificata la curva forza-deformazione (o momento-rotazione), è possi-
bile inserire i valori di forza e deformazione direttamente o inserire valori normalizzati
specificando poi il fattore di scala utilizzato per normalizzare la curva.

Di solito, la curva è normalizzata dalla forza di snervamento (o momento), in modo che


il valore normalizzato assegnato al punto B diventi (1,1). Tuttavia è possibile utilizzare
qualunque fattore di scala si voglia, non necessariamente il valore di snervamento.

Ricordiamoci che qualunque deformazione tra A e B non è usata. Questo significa che il
fattore di scala sulla deformazione è in realtà utilizzato per scalare la deformazione pla-
stica da B a C, da C a D e da D a E. Tuttavia l’uso del valore di snervamento come fattore
di scala può ancora essere conveniente.

Quando si utilizzano proprietà di cerniera automatiche, il programma usa come fattore di


scala il valore di snervamento. Questo valore è ricavato dalle proprietà di sezione. Vedi
il prossimo paragrafo per ulteriori approfondimenti sulle proprietà automatiche.

Proprietà di cerniera 151


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Caduta di resistenza
Nelle proprietà di cerniera, la caduta di resistenza (strength loss) è consentita, perché si
tratta di un fenomeno previsto nelle cerniere FEMA. Tuttavia è bene usare questa carat-
teristica con giudizio. Qualunque perdita di resistenza in una cerniera causa ridistribu-
zione dei carichi, a volte provocando il cedimento di un’altra cerniera e alla fine causando
il collasso progressivo dell’intera struttura. Questo tipo di analisi può essere lunga e dif-
ficile. In più, ogni volta che una rigidezza negativa si presenta nel modello, la soluzione
potrebbe essere matematicamente non univoca e quindi di valore discutibile.

Una perdita di rigidezza improvvisa (rigidezza negativa ripida) è spesso poco realistica e
può essere più difficile da analizzare. Quando una cerniera plastica in fase di scarico fa
parte di travi o pilastri lunghi o comunque è in serie con un sottosistema elastico, può
verificarsi un ritorno elastico improvviso (snap-back). Qui la freccia di scarico elastico è
maggiore e opposta, alla deformazione plastica. Questo fa sì che la struttura si deformi in
direzione opposta al carico. SAP2000, ETABS e CSiBridge hanno al loro interno svariati
meccanismi per trattare lo snap-back, tuttavia essi potrebbero non essere sufficienti a
gestire questo fenomeno se si presenta in molte cerniere contemporaneamente.

È bene considerare con cura cosa si vuole ottenere dalla propria analisi. Una struttura ben
progettata, sia nuova che ristrutturata, non dovrebbe probabilmente manifestare alcuna
perdita di resistenza nelle membrature primarie. Se l’analisi evidenzia uno strength-loss
in un membro primario, potrebbe essere il caso di voler modificare il progetto e quindi
tornare ad analizzarlo, piuttosto che cercare di spingere l’analisi oltre il primo di questi
cedimenti. Dovendo comunque modificare il progetto, quello che accade dopo il primo
collasso è irrilevante perché soggetto a cambiare a sua volta.

Per aiutare la convergenza il programma limita la pendenza negativa di una cerniera im-
ponendo una rigidezza non superiore al 10% della rigidezza elastica del relativo elemento
frame. In questo modo si evita lo snap-back all’interno dell’elemento, snap-back che però
potrebbe ancora verificarsi nella struttura circostante.

Se si vogliono pendenze superiori, è possibile assegnare una Sovrascrittura di Cerniera


che suddivida automaticamente l’oggetto Frame attorno ad essa. Con questo overwrite,
è possibile specificare la frazione di lunghezza dell’oggetto Frame che deve essere usata
per l’elemento che contiene la cerniera. Ad esempio, consideriamo un oggetto Frame
contenente una cerniera a ciascuna estremità e una in mezzeria. Se assegniamo una So-
vrascrittura di Cerniera con lunghezza relativa 0,1, l’oggetto sarà spezzato in cinque ele-
menti di lunghezza 0,05, 0,4, 0,1, 0,4 e 0,05. Ciascuna cerniera è posizionata al centro di
un elemento di lunghezza relativa 0,1, ma poiché due cerniere sono alle estremità, una
metà della lunghezza del loro elemento non è usata. Dal momento che questi elementi
sono più corti dell’oggetto originale, la loro rigidezza elastica è maggiore e quindi il pro-
gramma può consentire rigidezze negative superiori all’interno della cerniera.

152 Proprietà di cerniera


Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

Riducendo la dimensione dell’elemento nella mesh, è possibile aumentare la pendenza


della caduta di resistenza, che però non potrà mai superare quella originariamente asse-
gnata alla cerniera. Di nuovo, raccomandiamo pendenze graduali e realistiche ogni volta
possibile, a meno che non si voglia veramente modellare un comportamento fragile.

Tipi di cerniera P-M2-M3


Normalmente le proprietà di cerniera per ciascuno dei sei gradi di libertà sono disaccop-
piate l’una dall’altra. Tuttavia è possibile anche specificare un comportamento accoppiato
forza assiale-momento biassiale. Il risultato è una cerniera P-M2-M3. Sono disponibili
tre tipologie distinte. In sintesi:

• Cerniera P-M2-M3 isotropa: questa cerniera può gestire superfici complesse e asim-
metriche e può essere interpolata tra curve momento-rotazione multiple. La cerniera
è disponibile in più sottogruppi distinti ed è limitata a isteresi isotropa, cosa che può
non essere adatta a certe strutture.
• Cerniera P-M2-M3 parametrica: è limitata a proprietà di sezione doppiamente sim-
metriche e utilizza una semplice definizione parametrica della superficie PMM. È
possibile specificare un degrado isteretico dell’energia, rendendo questa cerniera
più adatta di quella isotropa a carichi ciclici prolungati.
• Cerniera P-M2-M3 a fibre: questa è la cerniera più realistica, ma quella che potrebbe
richiedere le maggiori risorse computazionali in termini di tempo di analisi e allo-
cazione di memoria. Sono disponibili vari modelli di isteresi che possono differire
per ciascun materiale usato all’interno della cerniera.

Queste cerniere sono descritte in maggiore dettaglio nei paragrafi che seguono.

Cerniera P-M2-M3 isotropa


Questa cerniera può gestire superfici complesse e asimmetriche e può essere interpolata
tra curve momento-rotazione multiple. È limitata a isteresi isotropa, cosa che può non
essere adatta a certe strutture.
Come sottogruppi della cerniera PMM, sono disponibili tre cerniere accoppiate aggiun-
tive: le cerniere P-M2, P-M3 e M2-M3.

La tensione è sempre positiva!


È importante notare che SAP2000 usa la convenzione dei segni per la quale la trazione è
sempre positiva, la compressione negativa, indipendentemente dal materiale usato. Que-
sto significa che per alcuni materiali (come ad esempio per il calcestruzzo) la superficie
di interazione può apparire rovesciata.

Proprietà di cerniera 153


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Dominio di interazione (snervamento)


Per la cerniera PMM viene specificata dall’utente una superficie di interazione (snerva-
mento) nello spazio P-M2-M3 che rappresenta i punti dove lo snervamento inizia a ma-
nifestarsi per diverse combinazioni di forza assiale P, momento M2 e momento M3.

La superficie è specificata come un gruppo di curve P-M2-M3, dove P è la forza assiale


(a trazione positiva) e M2 e M3 sono i momenti. Per una data curva questi momenti po-
trebbero essere in un rapporto fisso, ma non necessariamente. Si applicano le seguenti
regole:

• Tutte le curve devono avere lo stesso numero di punti.


• Per ciascuna curva i punti sono ordinati in base al valore di P maggiormente nega-
tivo (compressione) al maggiormente positivo (trazione).
• I tre valori, P, M2 e M3, per il primo punto di tutte le curve devono essere identici
e lo stesso per l’ultimo.
• Quando il piano M2-M3 è visto dall’alto (guardando verso la compressione), le
curve dovrebbero essere definite in direzione antioraria.
• La superficie deve essere convessa. Questo significa che un piano tangente alla
curva in qualunque punto deve essere interamente esterno alla curva. Se definite una
superficie che non è convessa, il programma aumenterà automaticamente il raggio
di tutti i punti “schiacciati” fino a che i loro piani tangenti non diventino interamente
esterni. Durante l’analisi verrà eventualmente emesso un avvertimento.

È possibile definire la superficie di interazione esplicitamente o permettere al programma


di farlo da solo utilizzando una delle formule seguenti:

• Per l’acciaio, AISC-LFRD equazioni H1-1a e H1-1b con phi = 1


• Per l’acciaio, FEMA-356 equazione 5-4
• Per il calcestruzzo, ACI 318-01 con phi = 1

È possibile dare un’occhiata alle proprietà per la cerniera così generata per vedere la spe-
cifica superficie calcolata dal programma.

Curve momento-rotazione
Per le cerniere PMM è possibile specificare una o più curve momento/rotazione plastica
in corrispondenza di differenti valori di P e di angolo θ del momento. L’angolo del mo-
mento è misurato nel piano M2-M3, dove 0° è l’asse positivo M2 e 90° è l’asse positivo
M3.

154 Proprietà di cerniera


Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

È possibile specificare uno o più carichi assiali e uno o più angoli θ. Per ciascuna coppia
(P, θ), la curva momento-rotazione dovrebbe rappresentare i risultati del seguente espe-
rimento:

• Applicare il carico assiale fisso P.


• Aumentare i momenti M2 e M3 in un rapporto fisso (cos θ, sin θ) corrispondente
all’angolo θ.
• Misurare le rotazioni plastiche Rp2 e Rp3 che si verificano dopo lo snervamento.
• Calcolare il momento risultante M = M2∙cos θ + M3∙sin θ e la rotazione plastica
proiettata Rp = Rp2∙cosθ+Rp3∙sin θ per ogni incremento misurato
• Diagrammare M verso Rp e fornire questi dati a SAP2000.

Va notato che la direzione misurata della deformazione plastica potrebbe non essere la
stessa di quella del momento, anche se il valore proiettato è misurato nella direzione del
momento. Inoltre ci può essere deformazione plastica assiale misurata che non fa parte
della proiezione. Durante l’analisi, tuttavia, il programma eseguirà il ricalcolo della de-
formazione plastica totale sulla base della direzione della normale alla superficie del do-
minio (di snervamento).

Durante l’analisi, dopo che la cerniera si snerva per la prima volta, cioè dopo che i valori
di P, M2 e M3 raggiungono per la prima volta la superficie del dominio, viene calcolata
una curva momento-rotazione netta per interpolazione tra i punti di snervamento dalle
curve date. Questa curva è usata nel il resto dell’analisi per quella cerniera.

Se i valori di P, M2 e M3 cambiano dai valori usati per interpolare la curva, la curva viene
aggiustata per fornire una curva momento-curvatura equivalente in termini di energia.
Questo significa che l’area sotto la curva è tenuta fissa, in modo che se il momento risul-
tante è minore, la duttilità è maggiore. Questo è consistente con le sottintese curve ten-
sione-deformazione di fibre assiali nella sezione trasversale.

Come la deformazione plastica si manifesta, la superficie di snervamento cambia dimen-


sioni sulla base della forma della curva M-Rp e in funzione della quantità di lavoro pla-
stico compiuto. L’utente può specificare se la superficie debba cambiare di dimensioni in
modo analogo per le tre direzioni P, M2 e M3 o solo nelle direzioni M2 e M3. Nel secondo
caso, la deformazione assiale si comporta come se fosse perfettamente plastica, senza
incrudimento o collasso. Un collasso assiale potrebbe essere più realistico in certe cer-
niere, ma è complesso dal punto di vista computazionale e, se la struttura non è abbastanza
stabile da ridistribuire ogni carico gravitazionale ceduto, potrebbe richiedere una analisi
non lineare dinamica in time history per integrazione diretta.

Proprietà di cerniera 155


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Cerniera P-M2-M3 parametrica


Questa cerniera è limitata a Proprietà di sezione doppiamente simmetriche e utilizza una
semplice definizione parametrica della superficie PMM. È possibile specificare un de-
grado isteretico dell’energia, rendendo questa cerniera più adatta di quella isotropica a
carichi ciclici prolungati.

Sono disponibili due versioni della cerniera, una per sezioni in acciaio e una per sezioni
in cemento armato. Al momento questa cerniera è disponibile solo per ETABS, ma verrà
aggiunta a SAP2000 e CSiBridge nelle versioni successive.

Descrizione e teoria per la formulazione di questa cerniera sono presentate nelle Note
Tecniche “Modello parametrico per la cerniera P-M2-M3”. Questo documento si trova
nella cartella dei manuali, raggiungibile dal menù con il comando Help ˃ Documenta-
zione ˃ Note tecniche.

Descrizioni dettagliate per i valori di input richiesti per definire le proprietà sia della cer-
niera in acciaio che di quella in cemento armato sono anche disponibili dal menù Help ˃
Help di Prodotto o utilizzando in qualunque momento la chiave F1.

Cerniera P-M2-M2 a fibra


La cerniera a fibre P-M2-M3 (fiber PMM) modella il comportamento di un numero rap-
presentativo di “fibre” assiali distribuite attraverso la sezione trasversale dell’elemento
frame. Ciascuna fibra ha una posizione, un’area tributaria e una curva tensione-deforma-
zione. Le tensioni normali sono integrate attraverso la sezione per calcolare i valori di P,
M2 e M3. Allo stesso modo, le deformazioni U1 e le rotazioni R2 e R3 sono usate per
calcolare le deformazioni assiali in ciascuna fibra. È presupposto che le sezioni piane
rimangano tali.

L’utente può definire una sua cerniera a fibra, specificando esplicitamente posizione,
area, materiale e curva tensione-deformazione per ogni fibra. Se le sezioni sono rettan-
golari o circolari, può lasciare che il programma lo faccia automaticamente.

La cerniera a fibre PMM è più “naturale” della cerniera PMM accoppiata descritta in
precedenza, poiché tiene conto automaticamente dell’interazione, della curva momento-
rotazione mentre si modifica e della deformazione plastica assiale. Tuttavia è anche molto
più intensiva dal punto di vista computazionale, cioè richiede maggiore memoria e tempo
di calcolo. L’utente potrebbe dover sperimentare con il numero di fibre necessario per
ottenere un equilibrio ottimale tra accuratezza e efficienza computazionale.

156 Proprietà di cerniera


Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

La perdita di resistenza in una cerniera a fibre è determinata dalla perdita di resistenza


nelle curve tensione-deformazione di origine. Poiché normalmente non tutte le fibre di
una certa sezione trasversale cedono nello stesso momento, la cerniera nel suo complesso
tende ad esibire una perdita di resistenza più graduale di quella di cerniere con curva
momento-rotazione assegnata. Questo è particolarmente vero se sono state usate lun-
ghezze di cerniera ragionevoli. Per questo, il programma non limita automaticamente i
tratti di curva a pendenza negativa. Tuttavia esortiamo a porre molta attenzione nel mo-
dellare la perdita di resistenza, variando le curve tensione-deformazione se necessario.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Comportamento non lineare del materiale” (pag. 80), nel capitolo
“Proprietà di Materiale”.
• Vedi “Sezioni da Section Designer” (pag. 118), in “L’elemento “Frame”.

Modelli di isteresi
La curva plastica forza-spostamento o momento rotazione definisce il momento non li-
neare per carico monotono. Questa curva, in combinazione con il comportamento elastico
della lunghezza di cerniera nell’elemento frame di origine, è anche nota come la curva
backbone per la cerniera.

Quando sottoposto a inversione del carico o a carico ciclico, il comportamento devierà


dalla curva backbone. Sono disponibili parecchi modelli di isteresi differenti per descri-
vere questo comportamento in materiali diversi. Per la maggior parte essi differiscono
nella quantità di energia dissipata in un dato ciclo di deformazione e nel come il compor-
tamento di dissipazione dell’energia cambi al crescere della deformazione.

I modelli di isteresi sono descritti al paragrafo “Modelli di isteresi” (pag. 85) del capitolo
“Proprietà di Materiale”.

I modelli di isteresi sono applicabili ai differenti tipi di cerniera nel modo seguente:

• Cerniere a un grado di libertà: tutti i modelli inelastici (cinematico, con degrado,


Takeda, pivot, calcestruzzo, a incrudimento BRB e isotropo)
• Cerniere accoppiate P-M2-M3, P-M2, P-M3 e M2-M3: solo il modello isotropo
• Cerniere a fibra P-M2-M3: per ciascun materiale di fibra, tutti i modelli: (elastico,
cinematico, con degrado, Takeda, pivot, calcestruzzo, a incrudimento BRB e iso-
tropo)

Va notato che questi modelli sono tutti presenti solo nella versione corrente di ETABS.
Attualmente alcuni mancano in SAP2000 e CSiBridge, ma verranno aggiunti in seguito.

Proprietà di cerniera 157


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Il comportamento isteretico può interessare i Casi di Carico non lineare statico o dinamico
che esibiscano inversione di carico o carico ciclico. Il carico monotono non è interessato.
Va notato, tuttavia, che perfino un caso di pushover può produrre inversione di carico in
alcune cerniere a causa della perdita di resistenza in altre.

Proprietà automatiche, da utente e generate


Ci sono tre tipi di proprietà di cerniera in SAP2000:

• Proprietà di cerniera automatiche


• Proprietà di cerniera definite da utente
• Proprietà di cerniera generate

Solo le proprietà automatiche e quelle da utente possono essere assegnate a elementi


Frame. Quando ciò avviene, il programma crea automaticamente una proprietà generata
per ciascuna delle cerniere dell’elemento.

Le proprietà automatiche per membri in acciaio preimpostate nel programma sono basate
sulla Tavola 5-6 delle FEMA-356. Quelle preimpostate per membri in cemento armato
sono basate sulle Tavole 6-7 e 6-8 delle FEMA-356 o sulle specifiche Caltrans per pilastri
in c.a. Dopo aver assegnato queste proprietà automatiche a un elemento frame, il pro-
gramma genera una proprietà di cerniera che include informazioni specifiche sulla geo-
metria della sezione, il materiale e la lunghezza dell’elemento. È importante controllare
queste proprietà generate e verificarne la applicabilità alle specificità del progetto.

Le proprietà di cerniera da utente possono essere sia basate partendo da una proprietà
generata da una automatica, sia definite dall’utente per intero.

Una proprietà generata può essere convertita a proprietà da utente e successivamente mo-
dificata e riassegnata a uno o più elementi frame. In questo modo è possibile partire da
una proprietà automatica e lasciare che il programma faccia la maggior parte del lavoro,
ma alla fine personalizzare le cerniere affinché soddisfino alle nostre necessità. Tuttavia,
una volta convertita la cerniera da generata a utente, essa non si aggiornerà più da sé ogni
volta che venga modificato l’elemento, la sezione o il materiale.

Quelle effettivamente usate nell’analisi sono le proprietà generate. Esse possono essere
osservate, ma non modificate. Le proprietà generate hanno una convenzione automatica
per l’assegnazione dei nomi: LabelH#, dove Label è il nome dell’elemento frame, H sta
per cerniera (Hinge) e # rappresenta il numero di cerniera. Il programma parte dalla cer-
niera 1 e incrementa il numero di una unità per ciascuna cerniera applicata consecutiva-
mente all’elemento. Ad esempio se il nome di un elemento frame e F23, la proprietà di
cerniera derivata per la seconda cerniera dell’elemento e F23H2.

158 Proprietà automatiche, da utente e generate


Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

La ragione principale per la differenziazione tra proprietà definite (automatiche e da


utente) e proprietà generate è che tipicamente le proprietà di cerniera dipendono dalla
sezione. Pertanto sarebbe necessario definire un differente insieme di proprietà per cia-
scun differente tipo di sezione frame presente nel modello. Questo potrebbe voler dire
definire un numero potenzialmente molto elevato di proprietà di sezione. Il concetto di
proprietà automatiche e usato in SAP2000 per semplificare questo processo. Quando sono
usate le proprietà automatiche, il programma, utilizzando criteri di default incorporati,
combina le proprietà di cerniera definite e la sezione di ciascun elemento e genera così le
proprietà di cerniera finali. L’effetto risultante è che il lavoro necessario da parte
dell’utente per definire le proprietà di cerniera è significativamente ridotto, perché non è
necessario definire ciascuna cerniera separatamente.

Proprietà di cerniera automatiche


Le proprietà di cerniera automatiche sono basate su un insieme semplificato di assunti
che potrebbero essere non appropriati per tutte le strutture. L’utente potrebbe voler uti-
lizzare le proprietà automatiche come punto di partenza e quindi convertire le corrispon-
denti cerniere generate a cerniere da utente, sovrascrivendo esplicitamente come neces-
sario i valori calcolati automaticamente.

Le proprietà automatiche richiedono che il programma abbia conoscenza dettagliata delle


proprietà di sezione frame usate dall’elemento che contiene la cerniera. Per questo motivo
sono disponibili solo i seguenti tipi di cerniere automatiche:

Travi inflesse in c.a.


Le cerniere M2 e M3 possono essere generate usando la Tavola FEMA 6-7 (I) per i se-
guenti profili:

• Rettangolare
• T
• Angolare
• Da Section Designer

Pilastri inflessi in c.a.


Cerniere M2, M3, M2-M3, P-M2, P-M3 o P-M2-M3 possono essere generate usando la
Tavola FEMA 6-8 (I) per i seguenti profili:

Proprietà di cerniera automatiche 159


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Rettangolare
• Circolare
• Da Section Designer

oppure usando specifiche Caltrans per I seguenti profili:

• Da Section Designer

Travi inflesse in acciaio


Le cerniere M2 e M3 possono essere generate usando la Tavola FEMA 5-6, per i seguenti
profili:

• Profili a doppio T

Pilastri inflessi in acciaio


Cerniere M2, M3, M2-M3, P-M2, P-M3 o P-M2-M3 possono essere generate usando la
Tavola FEMA 5-6 per i seguenti profili:

• Profili a doppio T
• Profili a tubo rettangolare (scatolari)

Controventi in acciaio a Trazione/Compressione


Cerniere P (assiali) possono essere generete utilizzando la Tavola FEMA 5-6 per i se-
guenti profili:

• Profili a doppio T
• Profili a tubo rettangolare
• Profili a tubo circolare
• Doppio C
• Doppio angolare

Cerniera a fibre
Cerniere P-M2-M3 possono essere generate per membri in acciaio e calcestruzzo utiliz-
zando il comportamento tensione-deformazione originario del materiale per i seguenti
profili:

• Rettangolare
• Circolare

160 Proprietà di cerniera automatiche


Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

Considerazioni aggiuntive
È necessario assicurarsi che la sezione frame abbia a disposizione tutte le informazioni
progettuali richieste, nel modo seguente:

• Per le sezioni in calcestruzzo, l’acciaio di armatura deve essere definito esplicita-


mente o, in alternativa, l’armatura deve essere stata già progettata dal programma
prima di eseguire l’analisi nonlineare
• Per sezioni in acciaio, le sezioni auto-select possono essere usate solo dopo il pro-
cesso di selezione e verifica, in modo che una sezione specifica sia stata già scelta
prima di eseguire l’analisi non lineare

Per maggiori informazioni, vedi lo help on-line disponibile al momento di assegnare cer-
niere automatiche a elementi frame attraverso l’interfaccia grafica.

Modellare per l’analisi


Le cerniere sono assegnate a un elemento Frame o Shell (muro di controvento) per rap-
presentare il comportamento nonlineare del loro elemento genitore. Quando il modello
per l’analisi è creato ci sono due modi nei quali la cerniera può essere rappresentata:

• Cerniera facente parte dell’elemento


• Cerniera come un distinto elemento link

Il secondo metodo è attualmente disponibile solo in ETABS Ultimate e consente alla


cerniera di essere utilizzata anche nella analisi in time history modale non lineare (FNA).
Di regola, l’analisi FNA è molto più veloce dell’analisi in time history non lineare per
integrazione diretta. Le analisi non lineare statica e dinamica per integrazione diretta pos-
sono sono usate con entrambe le modellazioni.

Quando la cerniera è modellata come elemento link, l’elemento Frame genitore è suddi-
viso in corrispondenza del link in sotto elementi separati e viene creato un Link a lun-
ghezza nulla che contiene le proprietà di cerniera e connette i sotto elementi. Per miglio-
rare le iterazioni FNA, piccolissime masse e inerzie angolari sono aggiunte ai due nodi
connessi dal link. Una modellazione interna simile, quando la cerniera è modellata come
Link, è usata per gli elementi dei setti di controvento.

È disponibile una seconda opzione di modellazione indipendente per suddividere auto-


maticamente gli elementi Frame presso le cerniere. Se attivata, va specificata una lun-
ghezza relativa da usare nella creazione del modello di analisi delle cerniere per l’ele-
mento selezionato. Gli effetti dipendono da come è modellata la cerniera:

Modellare per l’analisi 161


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Per la cerniera facente parte dell’elemento: l’oggetto Frame è suddiviso in elementi


Frane separati, con l’elemento che contiene la cerniera avente lunghezza uguale a
quella specificata nell’assegnazione.

Questo ha il vantaggio di introdurre nel modello un numero maggiore di gradi di


libertà che potrebbero migliorare la convergenza quando molte cerniere cedono nel
medesimo momento, pur con un possibile aumento nel tempo di calcolo. Inoltre,
sono possibili cadute di resistenza più ripide, se la cerniera esibisce questo compor-
tamento, perché l’elemento che contiene la cerniera è più corto e quindi più rigido.

D’altro canto, non suddividere l’elemento frame consente modelli analitici più pic-
coli, che tipicamente richiedono minori tempi di analisi e spazio di memoria. Inoltre
lo smorzamento proporzionale alla rigidezza per analisi non lineari dinamiche risulta
modellato in modo migliore se gli elementi sono più lunghi.

• Per la cerniera come elemento distinto: la suddivisione in due elementi frame e un


link a lunghezza zero non cambia. Tuttavia la flessibilità elastica del link cambia in
modo da essere equivalente a quella di un segmento frame con lunghezza pari a
quella assegnata, mentre i due segmenti adiacenti sono resi rigidi per un tratto di
lunghezza corrispondente.

Questo ha il vantaggio di migliorare lo smorzamento proporzionale alla rigidezza


nella analisi dinamica non lineare ad integrazione diretta e per questo può essere
raccomandato. D’altra parte è un accorgimento non necessario per l’analisi FNA.

La lunghezza relativa di default per la suddivisione automatica è 0,02. I valori raccoman-


dati vanno da 0,020 a 0,125.

Considerazioni computazionali
Il suggerimento più importante è di aggiungere cerniere al modello dove ci si aspetta che
il comportamento non lineare abbia un effetto significativo per l’analisi e la progetta-
zione. Aggiungere cerniere ulteriori aumenta il tempo e la fatica necessari a creare il mo-
dello, a eseguire l’analisi e a interpretare i risultati.

Cominciamo con il più semplice modello possibile, in modo eseguire velocemente molti
giri di analisi. Così è possibile capire meglio il comportamento della struttura e correggere
gli eventuali errori di modellazione nella fase iniziale della progettazione. Aggiungiamo
cerniere e complessità gradualmente, man mano che viene determinato dove la non linea-
rità sia attesa o desiderata.

162 Considerazioni computazionali


Capitolo VIII Proprietà di Cerniera

Aggiungere cerniere dovunque per trovare la non linearità è una tentazione, ma così fa-
cendo di solito si spreca molto più tempo che non incrementando gradualmente il mo-
dello.

Nei Casi di Carico con analisi non lineari statiche e dinamiche, molti modelli con cerniere
traggono beneficio dall’uso di analisi al passo ad eventi. Questo è particolarmente vero
per le cerniere P-M2-M3 parametriche. Tuttavia può essere necessario disattivare i passi
ad evento se il modello ha un numero molto elevato di cerniere o se nella struttura c’è
una quantità significativa di altri tipi di non linearità. Il modo migliore per determinarlo
è eseguire l’analisi sia con che senza gli eventi, per vedere quale sia quella più efficiente.

Molte analisi non lineari in time history traggono beneficio dalla presenza di massa presso
i gradi di libertà non lineari. L’inerzia tende a stabilizzare le iterazioni, quando il com-
portamento non lineare cambia velocemente. Questo è particolarmente vero per l’analisi
FNA. In ETABS, per modelli con cerniere, è solitamente più indicato non collassare la
massa ai piani e inoltre, nella definizione, includere la massa verticale.

È possibile aspettarsi che alcuni dei modi di Ritz per l’analisi FNA siano di alta frequenza.
Per l’analisi FNA è normalmente più efficiente smorzare via questi modi più alti. Un
esempio di come ottenere questo effetto è quello di definire nel Caso di Carico uno smor-
zamento del tipo “Interpolato per Frequenza”. Quindi specificare che il rapporto di smor-
zamento desiderato sia diciamo di 0.025 per frequenze fino a 999Hz e di 0.99 per fre-
quenze superiori ai 1000Hz. Potete sperimentare con questo valore di cutoff per vedere
gli effetti sui tempi di esecuzione e sui risultati.

Risultati dell’analisi
Per ciascun passo di output in un caso di carico non lineare statico o in time history per
integrazione diretta, è possibile richiedere i risultati dell’analisi per le cerniere. Questi
risultati includono:

• Le forze e/o i momenti sostenuti dalla cerniera. Dove i gradi di libertà della cerniera
non sono definiti, l’output riporta valori zero, nonostante in realtà valori non zero
siano trasportati rigidamente attraverso la cerniera.
• Gli spostamenti e/o rotazioni plastici
• La condizione più estrema sostenuta dalla cerniera in qualunque grado di libertà.
Non è indicato se questa condizione si riferisca a spostamenti positivi o negativi:
 da A a B
 da B a C
 da C a D

Risultati dell’analisi 163


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

 da D a E
 ˃E
• Lo stato limite prestazionale più estremo sostenuto dalla cerniera in qualunque
grado di libertà. Non è indicato se questo stato si riferisce a spostamenti positivi o
negativi:
 da A a B
 da B a IO
 da IO a LS
 da LS a CP
 da LS a CP
 ˃ CP

Quando l’interfaccia grafica mostra l’immagine della deformata per un caso di carico non
lineare statico o in time history a integrazione diretta, le cerniere sono rappresentate come
pallini colorati indicanti la condizione o lo stato più estremo raggiunto:

• da B a IO
• da IO a LS
• da LS a CP
• da LS a CP
• da C a D
• da D a E
• ˃E

I colori indicate per ivari stati sono spiegati nel grafico. Le cerniere che non abbiano
raggiunta alcuna deformazione plastica non sono indicate.

164 Risultati dell’analisi


Capitolo IX

L’elemento Cable
L’elemento Cable (cavo) è un elemento fortemente non lineare, utilizzato per modellare
il comportamento a catenaria di cavi snelli sottoposti al proprio peso. Irrigidimento a
trazione e non linearità di forma in grande spostamento sono inerenti alla formulazione.
Per far uso dell’elemento Cable è richiesta l’analisi non lineare. È possibile utilizzare una
analisi lineare che utilizzi la rigidezza raggiunta alla fine di un precedente caso non li-
neare.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Connettività nodale
• Lunghezza indeformata
• Calcolatore di forma
• Gradi di libertà
• Sistema di coordinate locali
• Proprietà di sezione
• Modificatori di proprietà
• Massa
• Carico di peso proprio
• Carico di gravità

165
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Carico distribuito in campata


• Carico di temperatura
• Carico di deformazione e spostamento indotti
• Carico Target Force
• Analisi non lineare
• Output di elemento

Compendio
L’elemento cavo utilizza una formulazione per catenaria elastica che rappresenta il com-
portamento di un cavo snello sottoposto a carico di proprio peso, di temperatura e di
deformazione indotta, Questo comportamento è fortemente non lineare ed include in
modo inerente irrigidimento a trazione (P-Delta) e effetto di grande spostamento. Sono
automaticamente considerati i comportamenti lasco e teso.

Nell’interfaccia grafica è possibile disegnare un oggetto cavo che connette due punti qual-
siasi. C’è a disposizione un calcolatore di forma per aiutare a determinare la lunghezza
indeformata del cavo. La lunghezza indeformata è assolutamente critica per la determi-
nazione del comportamento del cavo.

Un cavo scarico e lasco non è stabile e non ha una posizione univoca. Pertanto casi di
carico lineare che partano da una condizione iniziale zero potrebbero essere privi di si-
gnificato. Al contrario, tutti i casi lineari dovrebbero utilizzare la rigidezza ottenuta alla
fine di un caso di carico non lineare, nel quale tutti i cavi sono caricati dal peso proprio o
da altro carico trasversale. Per casi dove non è presente alcun carico trasversale su un
elemento Cable lasco, il programma assumerà internamente un peso proprio molto pic-
colo al fine di ottenere una forma di partenza univoca. È tuttavia preferibile che l’utente
applichi da sé un carico realistico, a questo scopo.

Ciascun elemento Cable può essere sottoposto ad un carico di gravità (in qualunque di-
rezione), forze distribuite, carichi di deformazione e spostamento e carichi di variazione
di temperatura. Per applicare carichi concentrati, il cavo dovrebbe essere suddiviso nel
punto di carico e la forza applicata sul nodo di connessione.

È disponibile un carico Target force che applica iterativamente un carico di spostamento


relativo, al fine di raggiungere una tensione desiderata.

L’output di elemento include forza assiale e deformata presso un numero, scelto


dall’utente, di stazioni di output egualmente distanziate lungo la lunghezza dell’elemento.

166 Compendio
Capitolo IX L’elemento Cable

Quando viene inserito un oggetto cavo nel modello, è disponibile l’opzione di usare l’ele-
mento a catenaria di questo capitolo o di modellare il cavo come una serie di elementi
Frame rettilinei. L’utilizzo dei Frane consente non linearità di materiale e carichi com-
plessi, ma la formulazione a catenaria è più adatta alla maggior parte delle applicazioni.

Connettività nodale
Un elemento cavo è rappresentato da una curva che connette due nodi, i e j. I due nodi
non devono condividere la medesima posizione nello spazio. Le due estremità dell’ele-
mento sono indicate come I e J, rispettivamente.

La forma del cavo è definita dalla lunghezza indeformata e dal carico agente, a meno che
non si tratti di un cavo teso e senza carichi trasversali, nel qual caso è rettilineo.

Lunghezza indeformata
Attraverso l’interfaccia grafica è possibile disegnare un oggetto cavo che connette due
punti qualsiasi. Un calcolatore di forma è a disposizione per aiutare a determinare la lun-
ghezza indeformata del cavo. La relazione tra lunghezza indeformata e lunghezza di
corda (la distanza tra i due nodi di estremità) è estremamente critica nella determinazione
del comportamento del cavo.

In parole povere, se la lunghezza indeformata è maggiore della lunghezza della corda, il


cavo è lasco e ha una freccia significativa. Quando la lunghezza indeformata è minore
della lunghezza di corda, il cavo è teso e ha tensione significativa con poca freccia.

Quando sul cavo agiscano carichi trasversali e la lunghezza indeformata è vicina a quella
della corda, c’è un campo di transizione. In questo regime la tensione e la freccia intera-
giscono con il carico trasversale in modo fortemente non lineare.

Carichi di temperatura e da deformazione e spostamento imposti possono cambiare la


lunghezza del cavo. L’effetto di questo cambiamento è simile a quello che si avrebbe
cambiando la lunghezza indeformata, salvo che il peso del cavo non cambia. La defor-
mazione nel cavo, qualunque ne sia la causa, è calcolata come differenza della lunghezza
totale e della lunghezza indeformata, divisa per la lunghezza indeformata (deformazione
unitaria da scienza delle costruzioni).

Se la lunghezza indeformata del cavo è minore della lunghezza di corda all’inizio di una
analisi non lineare o quando il cavo è aggiunto a una struttura durante una costruzione
per fasi, subito si formerà tensione nel cavo e potrebbe essere richiesta una serie di itera-
zioni per portare la struttura in equilibrio prima che qualunque carico sia applicato.

Connettività nodale 167


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Calcolatore di forma
Lo scopo ultimo del calcolatore di forma (chiamato anche modulo di layout per il cavo),
all’interno dell’interfaccia grafica, è quello di aiutare l’utente a calcolare la lunghezza
indeformata di un oggetto cable. Per default la lunghezza indeformata è assunta uguale
alla corta tra le posizioni indeformate dei due nodi di estremità.

È possibile specificare un carico verticale agente sul cavo e comprendente:

• Peso proprio (sempre incluso nel calcolatore di forma)


• Peso aggiuntivo per unità di lunghezza indeformata di cavo
• Carico aggiuntivo per unità di lunghezza orizzontale tra i due nodi

Va notato che questi carichi sono usati solo nel calcolatore di forma. Non sono applicati
all’elemento durante l’analisi. I carichi da usare per l’analisi devono essere assegnati agli
elementi attraverso le Configurazioni di Carico (Load Pattern).

Per calcolare la lunghezza indeformata, è possibile scegliere tra uno dei seguenti metodi:

• Specificare direttamente la lunghezza indeformata, in termini assoluti o relativi alla


lunghezza di corda
• Specificare la freccia verticale massima, misurata a partire dalla corda
• Specificare il punto di freccia più basso, misurato dal nodo con la quota Z minore
al punto più basso nel cavo
• Specificare la componente orizzontale di trazione costante nel cavo
• Specificare la trazione a una delle due estremità del cavo
• Richiedere la curva che produce la tensione minima a una delle due estremità del
cavo

Vedere figura 41 (pag.169), per una descrizione della geometria del cavo.

Va notato che esiste effettivamente una lunghezza indeformata che produce la tensione
minima a una delle estremità del cavo. Cavi più lunghi subiscono un peso proprio mag-
giore, aumentando così la trazione. Cavi più corti si tendono maggiormente, anche loro
aumentando così la tensione. Se avete intenzione di specificare la tensione alle estremità,
è una buona idea quella di determinare per cominciare qual è la tensione minima, dal
momento che i tentativi di specificare una tensione minore falliranno. Quando un valore
di tensione maggiore è specificato, verrà restituito il risultato con la lunghezza minore.

È importante notare che la forma così calcolata potrebbe in realtà non verificarsi per alcun
Caso di Carico, né le tensioni qui calcolate sono direttamente imposte al cavo. L’unica
cosa qui determinata è la lunghezza del cavo. La forma deformata e le tensioni

168 Calcolatore di forma


Capitolo IX L’elemento Cable

Figura 41
Elemento Cable, indicante connettività, assi locali, dimensioni, proprietà e parametri di
forma

del cavo dipendono dai carichi applicati e dal comportamento della struttura durante
l’analisi. Ad esempio, il calcolatore di forma assume che i nodi di estremità rimangano
fissi. Tuttavia, se il cavo è connesso a una struttura deformabile, lunghezza e orienta-
mento della corda possono cambiare, portando così a una soluzione differente.

Elemento Cable verso elemento Frame


Nel calcolatore di forma, è possibile specificare se il cavo debba essere modellato con
l’elemento a catenaria di questo capitolo oppure utilizzando elementi frame rettilinei.

In caso di carichi molto variabili o di non linearità dei materiali, l’uso di elementi frame
può essere appropriato. Per catturare compiutamente il comportamento del cavo sarà ne-
cessario ricorrere a una analisi non lineare geometrica in grande spostamento dell’intera
struttura. L’analisi P-Delta con limiti alla compressione può essere sufficiente per alcune

Calcolatore di forma 169


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

applicazioni. Per maggiori informazioni, vedi Capitolo “L’elemento Frame” (pag. 105).

Per molte applicazioni Cable, tuttavia, l’elemento a catenaria è una scelta migliore, so-
prattutto se il cavo è molto snello o se ci si aspetta un significativo movimento dei sup-
porti. L’analisi non lineare è sempre richiesta, ma la non linearità geometrica (P-Delta
e/o grande spostamento) sarà considerata internamente all’elemento a catenaria, a pre-
scindere di come è trattato il resto della struttura.

Numero di segmenti
Nel calcolatore di forma è possibile specificare il numero di segmenti nei quali dovrà
essere spezzato l’oggetto a catenaria. Ciascun segmento sarà modellato come un singolo
elemento cable a catenaria o un singolo elemento frame.

Per l’oggetto a catenaria, un singolo elemento usualmente è la scelta migliore, salvo che
non si consideri l’uso di carichi concentrati o masse intermedie a fini di vibrazione.

Per l’elemento frame, sono necessari molti segmenti per catturare le variazioni di forma
(di solito almeno otto, ma spesso di più), questo eccetto che non si intenda modellare uno
strallo diritto o un controvento, nel qual caso un singolo segmento sarà sufficiente.

Per ulteriori informazioni, vedi capitolo “Oggetti ed Elementi” (pag. 7).

Gradi di libertà
L’elemento Cable attiva i tre gradi di libertà di traslazione presso ciascuno dei nodi con-
nessi. L’elemento contribuisce rigidezza a ciascuno di questi gradi di libertà. I gradi di
libertà di rotazione non sono attivati.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Gradi di libertà” (pag. 30), nel capitolo “Nodi
e Gradi di Libertà”

Sistema di coordinate locali


Ciascun elemento cavo ha il suo sistema di coordinate locali di elemento che può essere
usato per definire i carichi agenti sull’elemento. Gli assi di questo sistema locale sono
denominati 1, 2 e 3. Il primo asse è diretto lungo la corda che connette i due nodi dell’ele-
mento; i due assi rimanenti giacciono su un piano perpendicolare alla corda con un orien-
tamento specificato dall’utente. Questo sistema di coordinate non corrisponde necessa-
riamente con la direzione della freccia del cavo e non cambia se la direzione della freccia
cambia durante il carico.

170 Gradi di libertà


Capitolo IX L’elemento Cable

La definizione del sistema di coordinate locali per l’elemento cavo di solito non è impor-
tante, salvo che non si vogliano applicare carichi concentrati o distribuiti, nel sistema
locale dell’elemento.

La definizione del sistema di coordinate locali Cable è esattamente la stessa di quella per
l’elemento Frame. Per maggiori informazioni, vedi i paragrafi “Sistema di coordinate
locali” (pag. 108) e “Sistema avanzato di coordinate locali” (pag. 110), nel capitolo
“L’elemento Frame”.

Proprietà di Sezione
Una Sezione Cable è un gruppo di proprietà di materiale e geometriche descrivente la
sezione trasversale di uno o più elementi cavo. Le sezioni sono definite indipendente-
mente e sono assegnate all’elemento.

Le sezioni cavo sono sempre assunte circolari. È possibile specificare o il diametro o


l’area della sezione trasversale, l’altro valore essendo derivato da quello assegnato. Mo-
mento di inerzia a flessione, costante torsionale e area di taglio sono a loro volta calcolate
dal programma assumendo un profilo circolare.

Proprietà del materiale


Le proprietà del materiale per la sezione sono specificate con riferimento a un materiale
precedentemente definito. Sono usate proprietà isotrope, anche se il materiale selezionato
fosse stato definito come ortotropo o anisotropo. Le proprietà di materiale usate dalla
sezione sono:

• Il modulo di elasticità, e1, per la rigidezza assiale


• Il coefficiente di espansione termica, a1, per il carico di temperatura
• La massa specifica, m, per il calcolo della massa dell’elemento
• Il peso specifico, w, per il calcolo del peso proprio e dei carichi gravitazionali

Le proprietà di materiale e1 e a1 sono ottenute alla temperatura del materiale di ciascun


elemento cable individualmente e quindi potrebbero non essere univoci per una data se-
zione. Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69) per maggiori informazioni.

Proprietà di Sezione 171


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Proprietà geometriche e rigidezza della sezione


Per la formulazione a catenaria, la sezione ha solo rigidezza assiale, data da a∙e1, dove a
è l’area della sezione trasversale e e1 è il modulo di elasticità.

Massa
In un’analisi dinamica, la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia.
La massa contribuita dall’elemento cavo è accumulata presso i nodi i e j. Nessun effetto
inerziale è considerato all’interno dell’elemento stresso.

La massa totale dell’elemento è uguale alla lunghezza indeformata dell’elemento molti-


plicata per la massa specifica, m, e per l’area della sezione trasversale, a. È assegnata in
maniera proporzionale ai due nodi. La massa è applicata a ciascuno dei tre gradi di li-
bertà: UX, UY e UZ.

Per catturare la dinamica del cavo stesso, è necessario dividere l’oggetto cavo in molti
segmenti. A questo proposito è raccomandato un numero minimo di quattro. Per molte
strutture, la vibrazione del cavo non è importante, nel qual caso non è necessaria alcuna
suddivisione.

Per maggiori informazioni:

• Vedi il paragrafo “Massa specifica” (pag. 77) in “Proprietà di Materiale”.


• Vedi il paragrafo “Proprietà di sezione” (pag. 171), in questo capitolo, per la defi-
nizione di a
• Vedi paragrafo “Origine di Massa” (pag. 334), nel capitolo “Configurazioni di ca-
rico”
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Peso Proprio
Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per un
elemento Cable il peso proprio è una forza distribuita lungo l’arco di lunghezza dell’ele-
mento. Il valore unitario del peso proprio è uguale al peso specifico, w, moltiplicato per
l’area trasversale. Come il cavo si stira, il valore si riduce in modo corrispondente, al fine
di non cambiare il carico totale.

Il Carico di Peso Proprio è sempre orientato verso il basso, nella direzione globale Z. È
possibile scalare il peso proprio per mezzo di un singolo fattore di scala che si applica
contemporaneamente a tutti gli elementi della struttura.

172 Massa
Capitolo IX L’elemento Cable

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Peso specifico” (pag. 78), nel capitolo “Proprietà di Materiale”, per
la definizione di w.
• Vedi paragrafo “Proprietà di Sezione” (pag. 171), in questo capitolo, per la defini-
zione di a.
• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 325), nel capitolo “Configurazioni
di Carico”

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato a ciascun elemento Cable per attivare il peso
proprio dell’elemento. Utilizzando il Carico di Gravità il peso proprio può essere scalato
e applicato in qualunque direzione. È possibile applicare fattori di scala differenti per
ciascun elemento. Il valore di un Carico di Gravità unitario è pari al peso specifico, w,
moltiplicato per la sezione trasversale, a. Come il cavo si stira, il valore viene ridotto in
modo corrispondente, al fine di non cambiare il carico totale.

Se tutti gli elementi dovessero essere caricati allo stesso modo e verso il basso, sarebbe
più conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 134), nel capitolo “L’elemento
Frame”, per la definizione di peso proprio per l’elemento Frame.
• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), nel capitolo “Configurazioni di Ca-
rico”

Carico di Campata Distribuito


Il carico di Campata Distribuito è usato per applicare forze distribuite su elementi Cable.
Il carico può essere specificato come uniforme o trapezoidale. Tuttavia in realtà viene
applicato come carico uniforme per unità di lunghezza indeformata di cavo.

Il carico totale viene calcolato e diviso per la lunghezza indeformata, per determinare
l’intensità del carico unitario da applicare. Come il cavo si stira, il valore è ridotto in
modo corrispondente, al fine di non cambiare il carico totale.

La direzione del carico può essere specificata in un sistema di coordinate fisse (globale o
alternativo) o nel sistema di coordinate locali dell’elemento.

Carico di Gravità 173


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Per modellare l’effetto di un carico distribuito non uniforme su un oggetto a catenaria,


devono essere specificati segmenti multipli per il singolo oggetto Cable. Il carico distri-
buito sull’oggetto sarà applicato sui vari segmenti come tanti pezzi di carico uniforme.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Campata Distribuito” (pag. 137), nel capitolo “L’Ele-
mento Frame”.
• Vedi capitolo “Oggetti ed Elementi” (pag. 7), per come suddividere un singolo og-
getto cavo in una mesh di elementi (segmenti).
• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).

Carico di Temperatura
Il Carico di Temperatura crea deformazione assiale termica in un elemento Cable. Questa
deformazione è data dal prodotto del coefficiente di espansione termica del Materiale e
della variazione di temperatura dell’elemento. Tutti i Carichi di Temperatura specificati
rappresentano una variazione di temperatura dallo stato non teso per l’analisi lineare o
dalla temperatura precedente in un’analisi non lineare.

Il Carico di Temperatura può essere costante lungo la lunghezza dell’elemento o interpo-


lata tra i valori assegnati ai nodi.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

Carichi di Deformazione e Spostamento Relativo indotti


I Carichi di Deformazione e Spostamento Relativo assiali modificano la lunghezza
dell’elemento Cable. Il Carico di Spostamento Relativo rappresenta il cambio di lun-
ghezza totale, laddove il Carico di Deformazione è il cambio in unità di lunghezza inde-
formata. Valori positivi aumentano la freccia e tendono a ridurre la tensione del cavo,
mentre valori negativi tendono ad accrescerla.

Vedi il Capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

Carico Target Force


Il Target Force è un carico speciale dove viene specifica una trazione desiderata e un
Carico di Spostamento è applicato iterativamente per pervenire alla trazione obbiettivo.

174 Carico di Temperatura


Capitolo IX L’elemento Cable

Dal momento che la trazione può variare lungo la lunghezza del cavo, deve essere speci-
ficata la posizione dove la desiderata forza di trazione deve verificarsi. Il carico Target
Force è usato solamente per analisi statica non lineare e in costruzione per fasi. Se appli-
cata in qualunque altro tipo di Caso di Carico non ha effetti.

A differenza di tutti gli altri tipi di carico, il Target Force non è incrementale. Piuttosto
quella specificata è la forza totale che si vuole presente nel cavo alla fine del caso di
carico o fase di costruzione. La spostamento relativo indotto che viene calcolata per rag-
giungere questa forza può essere positiva, negativa o zero, in funzione della forza già
presente all’inizio dell’analisi. Quando un fattore di scala è applicato a una Configura-
zione di Carico che contiene un carico Target Force, la forza obbiettivo totale è scalata.
L’incremento della necessario spostamento applicato può variare di un fattore diverso.

Vedi il paragrafo “Carico Target Force” (pag. 331), nel capitolo “Configurazioni di Ca-
rico” e il paragrafo “Iterazioni Target Force” (pag. 451) nel capitolo “Analisi Statica
Non Lineare” per maggiori informazioni.

Analisi Non Lineare


Per ottenere risultati significativi, con l’elemento Cable è necessario ricorrere all’Analisi
Non Lineare. È possibile eseguire analisi lineari, ma esse dovrebbero sempre partire dalla
rigidezza ottenuta alla fine di un Caso di Carico statico non lineare nel quale tutti i cavi
siano stati caricati con il loro peso o altri carichi trasversali. Per casi dove non sia presente
carico trasversale su un elemento Cable lasco, il programma assumerà internamente un
peso proprio molto piccolo in modo da ottenere una forma univoca. Tuttavia a questo
scopo sarebbe meglio applicare un carico realistico.

Modelli con elementi Cable usualmente convergeranno meglio se nel Caso di Carico
viene permesso un elevato numero di iterazioni Newton-Raphson, diciamo 25 o più. Il
comportamento convergente è generalmente migliorato usando un numero minore di seg-
menti nell’oggetto Cable e applicando incrementi di carico maggiori. Va notato che que-
sto comportamento è opposto a quanto si avrebbe per cavi modellati come Frame, dove
utilizzare più segmenti e minori incrementi di carico è di solito vantaggioso.

Output di Elemento
L’elemento Cable a catenaria restituisce in output forza assiale (solo di trazione) e spo-
stamento lungo la sua lunghezza.

Analisi Non Lineare 175


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

176 Output di Elemento


Capitolo X

L’elemento Shell
L’elemento Shell è un tipo di oggetto Area utilizzato per modellare comportamento a
membrana, a flessione o misto (a Shell) in strutture piane e tridimensionali. Il materiale
di uno Shell può essere omogeneo o stratificato attraverso lo spessore. Utilizzando lo
Shell a strati è possibile considerare non linearità del materiale.

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Connettività nodale
• Edge constraint (vincolo interno di bordo)
• Gradi di libertà
• Sistema di coordinate locali
• Proprietà di Sezione
• Massa
• Carico di Peso Proprio
• Carico Uniforme
• Carico di Superficie
• Output di Forza Interna e di tensione

177
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Argomenti avanzati
• Sistema di coordinate locali avanzato
• Modificatori di proprietà
• Scostamenti di Estremità e Sovrascritture di Spessore
• Carico di Gravità
• Carico di Temperatura

Compendio
L’elemento Shell ha una formulazione a tre o quattro nodi, che combina comportamento
a membrana e a flessione. Non è richiesto che l’elemento a quattro nodi sia piano.

Ciascun elemento shell ha il suo proprio sistema di coordinate locali per la definizione
delle proprietà di materiale e dei carichi e per l’interpretazione dei risultati. Sono consen-
tite proprietà di materiale dipendenti dalla temperatura e ortotrope. Ciascun elemento può
essere sottoposto a carichi di gravità e carichi uniformi in qualunque direzione, a pres-
sione superficiale sulle facce superiore, inferiore e laterali, e infine a carichi di deforma-
zione imposta e variazione di temperatura.

Per la formulazione della rigidezza dello Shell è utilizzata una integrazione numerica a
quattro punti. Tensioni, forze interne e momenti, nel sistema di coordinate locali, sono
calcolati nei punti di integrazione di Gauss 2x2 e quindi estrapolati ai nodi dell’elemento.
Un errore approssimato nelle tensioni o nelle forze interne dell’elemento può essere sti-
mato dalle differenze riscontrabili nei valori calcolati per elementi diversi che conflui-
scono sul medesimo nodo. Questa verifica può dare un’indicazione sull’accuratezza di
una data approssimazione agli elementi finiti e può successivamente essere usata come
base per la scelta di una nuova mesh più accurata.

Le strutture che possono essere modellate con questo elemento includono:

• Sistemi di solai
• Sistemi murari
• Impalcati da ponte
• Shell tridimensionali curve (gusci), come serbatoi e cupole
• Modelli dettagliati di travi, pilastri, tubazioni e altri membri strutturali

Sono disponibili due formulazioni distinte: omogenea e a strati.

178 Compendio
Capitolo X L’elemento Shell

Shell omogeneo
Lo Shell omogeneo combina comportamenti indipendenti a membrana e a piastra. Questi
comportamenti diventano accoppiati se l’elemento è distorto (non piano). Il comporta-
mento a membrana utilizza una formulazione isoparametrica che include componenti di
rigidezza di traslazione nel piano e una componente di rigidezza di rotazione “a trapano”
nella direzione normale al piano dell’elemento. Vedi Taylor e Simo (1985) e Ibrahimbe-
govic e Wilson (1991). Gli spostamenti nel piano sono quadratici.

Il comportamento flettente a piastra include rigidezza biassiale di rotazione a piastra fuori


dal piano e una componente di rigidezza lineare nella direzione normale al piano dell’ele-
mento. È possibile scegliere una formulazione a piastra sottile (Kirchhoff) che trascura la
deformazione a taglio trasversale, o una formulazione a piastra spessa (Mindlin/Reissner)
che include gli effetti della deformazione a taglio trasversale. Gli spostamenti fuori dal
piano sono cubici.

A ciascun elemento Shell omogeneo della struttura, è possibile scegliere se assegnare un


comportamento puramente membranale, puramente flettente o completo. È generalmente
raccomandabile l’utilizzo di un comportamento a shell completo, salvo che l’intera strut-
tura non sia piana e adeguatamente vincolata.

Layered Shell
Lo shell a strati consente che un numero qualunque di strati venga definito nella direzione
dello spessore, ciascuno strato con posizione, spessore, comportamento e materiale indi-
pendenti. Il comportamento del materiale può essere non lineare.

Lo spostamento relativo a membrana entro ciascuno strato usa un metodo di proiezione


della deformazione (Hughes, 2000). Gli spostamenti nel piano sono quadratici. A diffe-
renza che nello shell omogeneo, i gradi di libertà “a trapano” non sono inclusi e pertanto
non dovrebbero essere caricati. Queste rotazioni perpendicolari al piano dell’elemento
sono solo debolmente connesse alla rotazione a corpo rigido dell’elemento al fine di pre-
venire instabilità.

Per la flessone, è utilizzata una formulazione Mindlin/Reissner che include sempre le


deformazioni a taglio trasversale. Gli spostamenti fuori dal piano sono quadratici e sono
consistenti con gli spostamenti nel piano.

Per il Layered Shell usualmente viene adottato un comportamento a Shell completo, a


membrana e flettente, benché sia possibile scegliere quale comportamento assegnare
strato per strato. In questo caso, salvo che gli strati non siano perfettamente simmetrici, i
comportamenti a lastra e a piastra saranno accoppiati.

Compendio 179
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Connettività nodale
Ciascun elemento Shell (come anche altri tipi di oggetto/elemento area) può avere una
delle due forme differenti indicate in Figura 42 (pag.181):

• Quadrilatera, definita dai quattro nodi j1, j2, j3 e j4.


• Triangolare, definita dai tre nodi j1, j2 e j3.

La formulazione quadrilatera è la più accurata. L’elemento triangolare è raccomandato


solo per posizioni dove le tensioni non cambiano rapidamente. L’uso di elementi trian-
golari larghi non è raccomandato dove la flessone nel piano (membranale) è significativa.
In figura 43 (pag. 182) sono illustrate varie geometrie di che consentono di evitare del
tutto l’uso di elementi triangolari in favore di quelli quadrangolari.

Vincoli interni di bordo (edge constraint) sono a loro volta a disposizione per creare tran-
sizioni tra due mesh non combacianti senza necessità di usare elementi distorti. Vedi sotto
paragrafo “Edge constraint” (pag. 183) per maggiori informazioni.

I nodi j1 e j4 definiscono gli angoli della superficie di riferimento dell’elemento Shell.


Per lo Shell omogeneo si tratta della superficie di mezzeria dell’elemento; per lo Shell a
strati la posizione di questa superficie è scelta in relazione alla posizione degli strati.

È possibile come opzione assegnare all’elemento eccentricità nodali (joint offset) che al-
lontanano la superficie di riferimento dai nodi. Vedi paragrafo “Eccentricità nodali e so-
vrascrittura di spessore” (pag. 203) per maggiori informazioni.

Linee guida per la geometria


La posizione dei nodi dovrebbe essere scelta per rispettare le seguenti condizioni geome-
triche:

• L’angolo interno presso di ciascuno spigolo deve essere inferiore a 180°. I risultati
migliori per lo shell quadrilatero si ottengono quando questi angoli si avvicinano a
90° o quanto meno in un settore compreso tra 45° e 135°.
• Il rapporto di forma (aspect ratio) di un elemento non dovrebbe essere eccessivo.
Per l’elemento triangolare si tratta del rapporto tra il lato più lungo e quello più
corto. Per quello quadrangolare si tratta del rapporto tra distanza più lunga quella
più corta tra i punti mediani di lati opposti. I risultati migliori si ottengono per valori
vicini all’unità o almeno inferiori a quattro. Il rapporto di forma non dovrebbe mai
superare dieci.

180 Connettività nodale


Capitolo X L’elemento Shell

Figura 42
Connettività nodale e denominazione delle facce di un elemento area

• Per l’elemento quadrilatero i quattro nodi non hanno bisogno di essere complanari.
Il programma può gestire una piccola distorsione. L’angolo tra le normali agli spi-
goli dà una misura dell’ammontare di questa distorsione. La normale presso un

Connettività nodale 181


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 43
Esempi di mesh che utilizzano l’elemento quadrangolare

determinato spigolo è la perpendicolare ai due lati che si incontrano sullo spigolo


stesso. I risultati migliori si ottengono se l’angolo maggiore tra una qualunque coppia
di spigoli è inferiore a 30°. Comunque non dovrebbe mai essere superiore a 45°.

Queste condizioni si possono usualmente ottenere con adeguato affinamento della mesh.
L’accuratezza delle formulazioni a piastra spessa e a strati è più sensibile a distorsioni e
aspect ratio elevate che non la formulazione a piastra sottile.

182 Connettività nodale


Capitolo X L’elemento Shell

Figura 44
Mesh connesse con Edge Constraint: a destra senza constraint, a sinistra con con-
straint – Edge Constraint assegnati a tutti gli elementi

Edge constraint
È possibile assegnare vincoli interni di bordo automatici (edge constraint) a qualunque
elemento shell (o qualunque oggetto Area). Quando degli edge constraint sono assegnati
a un elemento, il programma connette automaticamente tutti i nodi della struttura che
cadono lungo il bordo di un elemento agli adiacenti nodi di angolo di quell’elemento. I
nodi considerati come giacenti sul bordo di un elemento sono quelli che cadono all’in-
terno dei limiti di tolleranza auto-merge, assegnati dall’utente nell’interfaccia grafica.

I vincoli interni di bordo possono essere usati per collegare insieme mesh di shell non
combacianti, tuttavia connetteranno anche qualunque elemento che abbia un nodo sul
bordo dell’elemento shell a quello shell. Questo include travi, pilastri, nodi vincolati
esternamente, link support, ecc.

Tutti questi nodi sono connessi tra loro per mezzo di vincoli interni a interpolazione fles-
sibile. Questo significa che gli spostamenti dei nodi intermedi lungo il bordo sono inter-
polati dagli spostamenti dei nodi d’angolo dello shell. Nessuna rigidezza complessiva è
aggiunta al modello; l’effetto è interamente localizzato sul bordo dell’elemento.

Edge constraint 183


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

La figura 44 (pag. 183) mostra un esempio di due mesh non combacianti, una connessa
da edge constraint e l’altra no. Sulla mesh di destra, quella connessa, gli edge constraint
sono stati assegnati a tutti gli elementi, benché in realtà sarebbe bastato connettere solo
quelli lungo il bordo di transizione. Assegnare edge constraint a elementi che non ne
hanno bisogno, ha scarso effetto sulle prestazioni e nessun effetto sui risultati.

Il vantaggio di usare edge constraint invece di una transizione di mesh come quella mo-
strata dalla figura 43 (pag. 182) è che gli edge constraint non richiedono che vengano
creati elementi distorti. Questo può accrescere l’accuratezza dei risultati.

È importante capire che vicino a qualunque transizione, che si usino edge constraint o
meno, l’accuratezza dei risultati tensionali è controllata dalle dimensioni dell’elemento
più largo. In più, l’effetto della mesh più grossolana si propaga alla mesh più fine per una
distanza dell’ordine di grandezza di quello degli elementi più larghi, in quanto fenomeno
governato da De St. Venant. Per questo è bene assicurarsi di creare transizioni sufficien-
temente lontane dalle zone dove si richiedono risultati tensionali dettagliati.

Nota importante: gli edge constraint trasferiscono il carico di nodi intermedi di bordo ai
nodi d’angolo di uno shell. Applicare edge constraint lungo una linea condivisa con un
elemento frame, cable, tendon o link può far sì che il carico venga trasferito dalla condi-
zione di vincolo invece che dall’oggetto. L’uso di vincoli di bordo in queste posizioni
deve essere evitato se si vogliono risultati di dettaglio per questi elementi lineari. In par-
ticolare, i risultati di verifica sugli elementi frame potrebbero risultare compromessi e
non conservativi. Gli oggetti frame, cable, tendon o link non subiscono questi effetti se
hanno un solo nodo connesso al bordo. Infatti uno dei vantaggi nell’uso degli edge con-
straints è quello di collegare questi elementi a una mesh, purché non siano necessarie
informazioni dettagliate sulle tensioni shell a livello locale. Quando oggetti frame, cable,
tendon o link sono sulla stessa linea di un edge constraint l’effetto di insieme dell’oggetto
sul modello è catturato, ma la risposta locale può non essere accurata.

Gradi di libertà
L’elemento shell attiva sempre tutti e sei i gradi di libertà dei nodi ad esso connessi.
Quando l’elemento è utilizzato come membrana pura, è necessario assicurarsi di fornire
vincoli esterni o altro supporto al grado di libertà di traslazione normale e a quelli di
rotazione flettente. Quando l’elemento è usato come piastra pura, è necessario provvedere
vincoli esterni o altro supporto ai gradi di libertà di traslazione nel piano e a quello di
rotazione attorno alla normale.

L’uso del comportamento a shell completo (a membrana più piastra) è raccomandato per
tutte le strutture tridimensionali.

184 Gradi di libertà


Capitolo X L’elemento Shell

Va notato che il grado di libertà “a trapano” (rotazione attorno alla normale) non è usato
dagli shell a strati e pertanto non dovrebbe essere caricato.

Vedi paragrafo “Gradi di libertà” (pag. 30), nel capitolo “Nodi e Gradi di Libertà” per
maggiori informazioni.

Sistema di coordinate locali


Ciascun elemento shell (come altri tipi di elemento/oggetto Area) ha un suo proprio si-
stema di coordinate locali di elemento usato per definire proprietà di materiale, carichi
e output. Gli assi di questo sistema locale sono chiamati 1, 2 e 3. I primi due assi giacciono
nel piano dell’elemento con un orientamento specificato da utente; il terzo è normale.

È importante capire chiaramente la definizione del sistema di coordinate locali 1-2-3


dell’elemento e la sua relazione con il sistema di coordinate globali X-Y-Z. Entrambi i
sistemi sono destrorsi. Sta all’utente definire sistemi locali che semplifichino l’input dei
dati e l’interpretazione dei risultati.

In molte strutture la definizione del sistema di coordinate locali dell’elemento è estrema-


mente semplice. I metodi disponibili, tuttavia, consentono potenza e flessibilità sufficienti
a descrivere l’orientamento di elementi shell nelle situazioni più complicate.

Gli assi locali sono inizialmente calcolati per l’elemento senza considerare le eccentricità
nodali (joint offset). Questi sono chiamati assi locali nominali. Se le eccentricità nodali
spostano la superficie di riferimento di una quantità diversa presso ogni nodo, gli assi
locali sono in seguito trasformati proiettandoli sulla nuova normale per determinare il
sistema di coordinate locali effettivamente usato per l’analisi.

La spiegazione seguente si riferisce al calcolo degli assi nominali riferiti ai nodi. La tra-
sformazione dovuta a eventuali eccentricità di nodo, se serve, è spiegata più avanti, nel
paragrafo “Eccentricità Nodali e Sovrascrittura di Spessore” (pag. 203).

Il metodo più semplice, che utilizza l’orientamento di default e l’angolo coordinato


dell’elemento shell, è descritto in questo paragrafo. I metodi aggiuntivi per definire il
sistema di coordinate locali sono descritti nei paragrafi successivi.

Per maggiori informazioni:

• Vedi capitolo “Sistemi di coordinate” (pag. 11) per una descrizione dei concetti e
della terminologia utilizzati in questo paragrafo.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali avanzato” (pag. 186), nel capitolo.

Sistema di coordinate locali 185


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Asse normale 3
L’asse locale 3 è sempre normale al piano dell’elemento shell. Questo asse è diretto verso
l’osservatore quando il percorso j1-j2-j3 appare di verso antiorario. Per elementi quadri-
lateri, il piano dell’elemento è definito dai vettori che collegano i punti mediani di coppie
di lati opposti.

Orientamento di default
L’orientamento di default degli assi locali 1 e 2 è determinato dalla relazione tra l’asse
locale 3 e l’asse globale Z:

• Il piano locale 3-2 è assunto verticale, cioè parallelo all’asse Z


• L’asse locale 2 è orientato con verso in alto (+Z), salvo che l’elemento non sia oriz-
zontale, nel qual caso l’asse locale +2 è come l’asse globale +Y
• L’asse locale 1 è orizzontale, cioè giace nel piano X-Y

L’elemento è considerato orizzontale se il seno dell’angolo tra l’asse locale 3 a l’asse Z


è inferiore a 10-3.

L’asse locale 2 ha lo stesso angolo con l’asse verticale di quello che l’asse locale 3 ha
con il pano orizzontale. Questo significa che per elementi verticali l’asse 2 è verticale e
punta verso l’alto.

Angolo coordinato di elemento


L’angolo coordinato dell’elemento shell, ang, è usato per definire orientamenti dell’ele-
mento che sono diversi da quello di default. È l’angolo secondo il quale gli assi locali 1
e 2 sono ruotati attorno all’asse locale positivo 3, rispetto all’orientamento di default. La
rotazione, per valori positivi di ang, appare antioraria quando l’asse locale +3 punta verso
l’osservatore.

Per elementi orizzontali, ang, è l’angolo tra l’asse locale 2 e l’asse orizzontale +Y. Altri-
menti, ang è l’angolo tra l’asse locale 2 e il piano verticale contenente l’asse locale 3.
Vedi figura 45 (pag. 187) per alcuni esempi.

Sistema avanzato di coordinate locali


Per default, il sistema di coordinate locali dell’elemento è definito usando l’angolo coor-
dinato dell’elemento rispetto alle direzioni globali +Z e +Y, come descritto nel

186 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo X L’elemento Shell

Figura 45
L’angolo coordinato dell’elemento area rispetto all’orientamento di default

paragrafo precedente. In alcune situazioni di modellazione può essere utile avere mag-
giore controllo sull’assegnazione del sistema di riferimento locale.

Questo paragrafo descrive come definire l’orientamento degli assi locali tangenziali 1 e
2, rispetto a un vettore di riferimento arbitrario, quando l’angolo coordinato dell’ele-
mento, ang, è zero. Se ang è diverso da zero, esso è l’angolo del quale gli assi locali 1 e
2 sono ruotati attorno all’asse locale 3, a partire dall’orientamento determinato dal vettore
di riferimento. L’asse locale 3 è sempre normale al piano dell’elemento.

Sistema avanzato di coordinate locali 187


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Per maggiori informazioni:

• Vedi capitolo “Sistemi di coordinate” (pag. 11) per una descrizione dei concetti e
della terminologia utilizzata in questo paragrafo.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 185), in questo capitolo.

Vettore di riferimento
Per definire gli assi locali tangenziali, si specifica un vettore di riferimento che sia pa-
rallelo al piano 3-1 o 3-2 desiderato. Il vettore di riferimento deve avere proiezione posi-
tiva sugli assi locali tangenziali corrispondenti (1 o 2, rispettivamente). Questo significa
che la direzione positiva del vettore di riferimento deve avere un angolo inferiore a 90°
con la direzione positiva dell’asse tangenziale desiderato.

Per definire il vettore di riferimento, è necessario prima specificare o usare i valori di


default per quanto segue:

• Una direzione coordinata primaria pldirp (con default +Z)


• Una direzione coordinata secondaria pldirs (con default +Y). Le direzioni pldirp e
pldirs non dovrebbero essere parallele tra loro, salvo essere sicuri che non siano
parallele all’asse locale 3
• Un sistema di coordinate fisse csys (con default zero, ad indicare il sistema di rife-
rimento globale)
• Il piano locale, local, che sarà determinato dal vettore di riferimento (con default
32, ad indicare il piano 3-2)

Come opzione, è anche possibile specificare:

• Un paio di nodi, plveca e plvecb (con default zero, ad indicare il centro dell’ele-
mento). Se entrambi sono zero, questa opzione non è usata.

Per ciascun elemento il vettore di riferimento è determinate nel modo seguente:

1. È ottenuto un vettore dal nodo plveca al nodo plvecb. Se è di lunghezza finita e


non parallelo all’asse locale 3, allora è usato come vettore di riferimento Vp
2. Altrimenti, la prima direzione coordinata pldirp è valutata al centro dell’elemento
nel sistema di coordinate fisse csys. Se questa direzione non è parallela all’asse 3,
essa è usata come vettore di riferimento Vp
3. Altrimenti, la seconda direzione coordinata pldirs è valutata al centro dell’ele-
mento nel sistema di coordinate fisse csys. Se questa direzione non è parallela
all’asse 3, essa è usata come vettore di riferimento Vp

188 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo X L’elemento Shell

Figura 46
Sistema di coordinate locali di un elemento area utilizzando le direzioni coordinate

4. Altrimenti, il metodo fallisce e l’analisi viene terminata. Questo non potrà mai suc-
cedere se pldirp non è parallelo a pldirs
Un vettore è considerate parallelo all’asse locale 3 se il seno dell’angolo tra loro è infe-
riore a 10-3.

L’uso del metodo delle direzioni coordinate è illustrato in figura 46 (pag. 189) per il caso
in cui local = 32.

Determinazione degli assi tangenziali 1 e 2


Il programma usa il prodotto vettore per determinare gli assi tangenziali 1 e 2, una volta
che il vettore di riferimento sia stato specificato. I tre assi sono rappresentati dai vettori
unitari V1, V2 e V3, rispettivamente. I vettori soddisfano la relazione di prodotto vettore:

𝐕𝟏 = 𝐕𝟐 × 𝐕𝟑

Gli assi trasversali 2 e 3 sono definiti come segue:

Sistema avanzato di coordinate locali 189


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Se il vettore di riferimento è parallelo al piano 3-1, allora:


𝐕𝟐 = 𝐕𝟑 × 𝐕𝐩 e
𝐕𝟏 = 𝐕𝟐 × 𝐕𝟑
• Se il vettore di riferimento è parallelo al piano 3-2, allora:
𝐕𝟏 = 𝐕𝐩 × 𝐕𝟑 e
𝐕𝟐 = 𝐕𝟑 × 𝐕𝟏

Nel caso comune dove il vettore di riferimento è parallelo al piano dell’elemento, l’asse
tangenziale nel piano selezionato sarà uguale a Vp.

Proprietà di Sezione
Una Sezione Shell è costituita da un gruppo di proprietà di materiale e geometriche che
descrivono la sezione trasversale di uno o più oggetti (elementi) shell. Una proprietà di
Sezione Shell è un tipo di proprietà di Sezione Area. Le sezioni sono definite indipenden-
temente dagli oggetti Area e vengono loro assegnate successivamente.

Tipo di Sezione Area


Quando si definisce una sezione Area, è possibile selezionare tra tre tipi di elemento:

• Shell – l’oggetto di questo capitolo, con gradi di libertà di traslazione e rotazione,


in grado di sostenere forze e momenti.
• Plane (a tensione o deformazione) – un solido bidimensionale, con gradi di libertà
di traslazione, capace di sostenere forze, ma non momenti. Questo elemento è trat-
tato nel capitolo “L’elemento Plane” (pag. 215).
• Asolid - solido assialsimmetrico, con gradi di libertà di traslazione, capace di soste-
nere forze, ma non momenti. Questo elemento è trattato nel capitolo “L’elemento
Asolid” (pag. 225).

Tipo di Sezione Shell


Per le sezioni Shell, è possibile selezionare uno dei seguenti tipi di comportamento:
• Lastra
 Comportamento a membrana pura
 Sostiene solo le forze nel piano e il momento normale (a trapano)
 Materiale lineare, omogeneo

190 Proprietà di Sezione


Capitolo X L’elemento Shell

• Piastra
 Comportamento a flessione pura
 Sostiene solo i momenti flettenti e le forze trasversali
 Formulazioni a piastra spesso o sottile
 Materiale lineare, omogeneo
• Shell
 Comportamento a shell completo, combinazione di quelli precedenti
 Sostiene tutte le forze e i momenti
 Formulazione a piastra spessa o sottile
 Materiale lineare, omogeneo
• A strati
 Strati multipli, ciascuno con differenti materiale, spessore, comportamento e
posizione
 Comportamento a shell pieno, salvo che tutti gli strati non abbiano comporta-
mento puro a membrana o a flessione
 Con comportamento a shell pieno, sostiene tutte le forze e i momenti eccetto
quello “trapanante”
 Formulazione a shell spessa; può essere non lineare

A meno che la struttura non sia piana o adeguatamente vincolata, in generale è raccoman-
dabile l’uso del comportamento a shell pieno.

Proprietà di Sezione omogenee


Per le sezioni non a strati di lastre, piaste e shell sono utilizzate proprietà di sezione omo-
genee. Devono essere specificati i seguenti dati.

Spessore della sezione


Ciascuna Sezione omogenea ha uno spessore membranale e uno spessore a flessione co-
stanti. Lo spessore membranale, th, è usato per calcolare:

• La rigidezza membranale per sezioni a shell completa e a membrana pura


• Il volume dell’elemento per il calcolo del peso proprio e della massa

Lo spessore a flessione, thb, è usato per calcolare:

Proprietà di Sezione 191


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Le rigidezze flettente a piastra e a taglio trasversale per Sezioni a shell completa e


a piastra pura

Normalmente questi due spessori sono i medesimi ed è necessario specificare solamente


th. Tuttavia in certe applicazioni l’utente può voler cambiare forzatamente lo spessore
membranale o flettente. Per questa ragione è possibile specificare un valore di thb che
sia differente da th. Per un controllo più dettagliato, come quando si voglia rappresentare
una soletta grecata o ortotropa, è preferibile l’uso dei modificatori di proprietà. Vedi pa-
ragrafo “Modificatori di proprietà” (pag. 201).

Formulazione dello spessore


Sono disponibili due formulazioni dello spessore, tali da determinare se le deformazioni
da taglio trasversale sono incluse o meno nel comportamento a flessione di un elemento
a piastra o a shell:

• La formulazione a piastra spessa (Mindlin/Reissner), che includi gli effetti della de-
formazione da taglio trasversale
• La formulazione a piastra sottile (Kirchhoff), che trascura la deformazione a taglio
trasversale

Le deformazioni di taglio tendono ad essere importanti quando lo spessore è superiore da


un decimo a un quinto della lunghezza della campata. Esse possono anche essere signifi-
cative nelle vicinanze di concentrazioni di tensione flettente, quali quelle che possono
manifestarsi vicino a improvvisi cambi di spessore o vicino a fori o spigoli rientranti.

Perfino per problemi di flessione di piastre sottili, dove le deformazioni di taglio sono
veramente trascurabili, la formulazione a piastra spessa tende a essere più accurata, ben-
ché leggermente più rigida, di quella a piastra sottile. Tuttavia l’accuratezza della formu-
lazione a grosso spessore è più sensibile della formulazione a spessore sottile nel caso di
rapporti di forma (aspect ratio) elevati e di distorsioni della mesh.

È generalmente raccomandato l’uso della formulazione a piastra spessa, salvo che non si
stia utilizzando una mesh distorta sapendo che le deformazioni a taglio sono trascurabili
o salvo che non si stia cercando di uguagliare una soluzione teorica a piastra sottile.

La formulazione dello spessore non ha effetto sul comportamento a membrana, solo su


quello flettente a piastra.

Materiale della Sezione


Le proprietà di Materiale per ciascuna Sezione sono specificate facendo riferimento a un
Materiale definito precedentemente. Il materiale può essere isotropo, uniassiale o orto-
tropo. Se viene scelto un materiale anisotropo, saranno utilizzate proprietà ortotrope. Le

192 Proprietà di Sezione


Capitolo X L’elemento Shell

proprietà di materiale usate dalle sezioni shell sono:

• I moduli di elasticità, e1, e2 e e3


• I moduli di taglio, g12, g13 e g23
• I coefficienti di Poisson, u12, u13 e u23
• I coefficienti di espansione termica, a1 e a2
• La massa specifica, m, per calcolare la massa dell’elemento
• Il peso specifico, w, per calcolare i carichi di Peso Proprio e di Gravità

Le proprietà e3, u13 e u23 sono condensate fuori dalla matrice del materiale assumendo
per l’elemento uno stato piano di tensione. I valori risultanti di e1, e2, g12 e u12, così
modificati, sono usati per calcolare la rigidezza membranale e flettente a piastra.

I moduli a taglio, g13 e g23, sono usati per calcolare la rigidezza trasversale se è utilizzata
la formulazione a piastra spessa. I coefficienti di espansione termica, a1 e a2, sono usati
per espansione membranale e deformazione flettente termica.

Tutte le proprietà di materiale (eccetto le densità) sono ottenute alla temperatura di ma-
teriale di ciascun elemento individuale.

Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69) per maggiori informazioni.

Angolo di materiale della sezione


Il sistema di coordinate locali del materiale e quello dell’elemento (Sezione Shell) non
hanno bisogno di essere i medesimi. La direzione locale 3 coincide sempre per i due
sistemi, ma l’asse di materiale 1 e l’asse di elemento 1 possono differire di un angolo a,
come indicato in figura 47 (pag. 194). Questo angolo non ha effetto per le proprietà di
materiale isotrope, dal momento che esse non dipendono dall’orientamento.

Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 70) nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”, per maggiori informazioni.

Proprietà di sezione a strati


Nella proprietà di Sezione layered, l’utente definisce la costruzione della sezione nella
direzione dello spessore. È consentito un numero qualunque di strati, anche uno solo. Gli
strati sono posizionati rispetto a una superficie di riferimento. Essa può essere la superfi-
cie mediana, la superficie neutra, quella superiore o inferiore o qualunque altra posizione
si scelga. Per default, la superficie di riferimento è quella che contiene i nodi dell’ele-
mento, benché questa impostazione possa essere cambiata usato le eccentricità nodali.

Proprietà di Sezione 193


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 47
Angolo di materiale della sezione Shell

Per il comportamento flettente della shell a strati è sempre utilizzata la formulazione a


piastra spessa (Mindlin/Reissner), che includi gli effetti della deformazione a taglio tra-
sversale.

Come illustrato in figura 48 (pag. 195), per definire ciascuno strato sono specificati i
seguenti otto parametri.

(1) Nome dello strato


Il nome dello strato è arbitrario, ma deve essere univoco all’interno di una singola se-
zione. Questo può essere utile perché i risultati relativi a un dato nome di layer possono
essere rappresentati contemporaneamente nello stesso diagramma per elementi con Se-
zioni differenti.

(2) Distanza dello strato


Ciascuno strato viene posizionato specificando la distanza dalla superficie di riferimento
alla mediana dello strato, misurata nella direzione locale positiva 3 dell’elemento. Questo
valore è chiamato d negli esempi successivi.

194 Proprietà di Sezione


Capitolo X L’elemento Shell

Figura 48
Shell a quattro strati, con evidenziati superficie di riferimento, nomi degli strati
e distanza e spessore dello strato C

(3) Spessore dello strato


Ciascun layer ha un singolo spessore, misurato nella direzione locale 3 dell’elemento.
Per modellare ferri di armatura o fibre di materiale, è possibile specificare uno strato
“spalmato” molto sottile che abbia un’area trasversale equivalente. Questo valore è chia-
mato th negli esempi che seguono.

(4) Tipo di strato


È possibile scegliere tra:

• Membrana: le deformazioni nello strato (𝜀11 , 𝜀22 , 𝛾12 ) sono ricavate solo da sposta-
menti a membrana nel piano, mentre le tensioni nello strato (𝜎11 , 𝜎22 , 𝜎12 ) contri-
buiscono solo alle forze interne membranali (𝐹11 , 𝐹22 , 𝐹12 ).
• Piastra: le deformazioni nello strato (𝜀11 , 𝜀22 , 𝛾12 , 𝛾13 , 𝛾23 ) sono calcolate solo dalle
rotazioni da flessione a piastra e dagli spostamenti trasversali, mentre le tensioni
nello strato (𝜎11 , 𝜎22 , 𝜎12 , 𝜎13 , 𝜎23 ) contribuiscono solo a momenti flettenti a pia-
stra e a forze di taglio trasversali (𝑀11 , 𝑀22 , 𝑀12 , 𝑉13, , 𝑉23 ).
• Shell, che combina comportamento a membrana e a piastra: le deformazioni nello
strato (𝜀11 , 𝜀22 , 𝛾12 , 𝛾13 , 𝛾23 ) sono ricavate da tutti gli spostamenti membranali e ro-
tazioni da flessione a piastra, mentre le tensioni nello strato (𝜎11 , 𝜎22 , 𝜎12 , 𝜎13 ,

Proprietà di Sezione 195


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

𝜎23 ) contribuiscono a tutte le forze e momenti da flessione a piastra


(𝐹11 , 𝐹22 , 𝐹12 , 𝑀11 , 𝑀22 , 𝑀12 , 𝑉13, , 𝑉23 ).

Nella maggioranza delle applicazioni, gli strati dovrebbero usare il comportamento a


shell. Vedi la modellazione di un setto di controvento, più sotto, per un esempio in cui
potrebbe essere desiderabile separare i comportamenti a membrana e a piastra.

Nota importante: massa e peso sono calcolati solo per strati a membrana e a shell, non
per strati a piastra. Questo evita il raddoppio del calcolo quando strati indipendenti a
membrana e a piastra sono usati per lo stesso materiale.

(5) Numero di punti di integrazione nello spessore dello strato


Il comportamento del materiale è integrato (campionato) presso un numero finito di punti
lungo la direzione dello spessore di ciascuno strato. È possibile scegliere da uno a cinque
punti per ciascuno strato. La posizione di questi punti segue procedure di integrazione
standard di Gauss. Questo numero è chiamato n negli esempi che seguono.

Per un singolo strato di materiale lineare, un punto nella direzione dello spessore è suffi-
ciente a rappresentare il comportamento a membrana, mentre due punti possono catturare
sia il comportamento a membrana che quello a piastra. Se ci sono strati multipli potrebbe
bastare un singolo punto per gli strati più sottili.

Il comportamento non lineare può richiedere un numero maggiore di punti di integrazione


o anche più strati al fine di catturare situazioni di snervamento vicino alle superfici
esterne. Potrebbe essere necessario sperimentare per trovare il giusto compromesso tra
accuratezza e efficienza computazionale.

(6) Materiale dello strato


Le proprietà di materiale per ciascuno strato sono specificate facendo riferimento a un
materiale definito in precedenza. Il materiale può essere isotropo, uniassiale o ortotropo.
Se si sceglie un materiale anisotropo, verranno utilizzate proprietà ortotrope. Il compor-
tamento del materiale dipende dalla componente del materiale scelta per lo strato, come
descritto nel seguito.

(7) Angolo di materiale dello strato


Per materiali ortotropi e uniassiali, gli assi del materiale possono essere ruotati rispetto
agli assi dell’elemento. Ciascuno strato può avere un angolo, ang, diverso. Ad esempio,
è possibile modellare armatura in due direzioni ortogonali con due strati di materiale uni-
assiale con angoli di materiale separati di 90°. Per maggiore informazioni, vedi il para-
grafo “Angolo di materiale della sezione” più sopra (pag. 193).

196 Proprietà di Sezione


Capitolo X L’elemento Shell

(8) Comportamento del materiale dello strato


Scegliere tra “Direzionale” e Accoppiato”. Il comportamento Direzionale può essere ap-
plicato a tutti i materiali come descritto nel seguito. Il comportamento Direzionale è ri-
servato solamente ai materiali tipo calcestruzzo e utilizza il comportamento modificato
Darwin-Pecknold, così come descritto nel capitolo “Proprietà di Materiale” al paragrafo
“Modello di isteresi per calcestruzzo modificato Darwin-Pecknold” (pag. 100).

(9) Componenti del materiale dello strato


Questa opzione si applica solo al comportamento di materiale “Direzionale”. Per ciascuna
delle tre componenti di tensione membranale (𝜎11 , 𝜎22 , 𝜎12 ), è possibile scegliere se il
comportamento è lineare, non lineare o inattivo. Per un materiale uniassiale, sono signi-
ficative solo le due componenti (𝜎11 , 𝜎12 ), dal momento che 𝜎22 è sempre zero. Le com-
ponenti sono definite nel sistema di coordinate locali del materiale, che dipende dall’an-
golo di materiale e non deve essere il medesimo per ciascuno strato.

Se tutte e tre le componenti sono lineari (due per il comportamento uniassiale), allora è
utilizzata la matrice di materiale lineare per lo strato, in accordo con le equazioni (1) e
(4) nel capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69). Notare che per materiali anisotropi, i
termini di accoppiamento al taglio nell’equazione (4) sono trascurati in modo tale che il
comportamento risulta lo stesso di quello dato dall’equazione (3).

Se una o più delle tre componenti è non lineare o inattiva, allora tutte quelle lineari usano
una legge tensione deformazione isotropa disaccoppiata, tutte quelle non lineari usano la
relazione tensione deformazione non lineare e tutte le componenti inattive assumono ten-
sione zero. Le componenti diventano disaccoppiate e si comportano come se il coeffi-
ciente di Poisson fosse zero. Il comportamento è riassunto nella seguente tabella:

Notare che l’equazione lineare per 𝜎12 è per materiali isotropi con coefficiente di Poisson
zero. Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69) per le equazioni (5) e (6).

Per un materiale uniassiale, 𝜎22 = 0 e 𝜎12 vale la metà di quanto indicato nella tabella.

Proprietà di Sezione 197


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Il comportamento a taglio trasversale è sempre lineare ed è controllato dalle corrispon-


denti componenti di momento. Per uno strato di tipo a membrana, le tensioni tangenziali
trasversali ( 𝜎12 , 𝜎23 ) sono entrambe zero. Per uno strato di tipo a Piastra o Shell:

• 𝜎13 = 0 se 𝜎11 è inattiva, altrimenti 𝜎13 = 𝒈𝟏𝟑 ∙ 𝛾13


• 𝜎23 = 0 se 𝜎22 è inattiva, altrimenti 𝜎23 = 𝒈𝟐𝟑 ∙ 𝛾23

Interazione tra gli strati


Gli strati sono definiti in modo indipendente e tra di essi sono consentite sovrapposizioni
o anche spazi vuoti. Sta all’utente decidere cosa è appropriato.

Ad esempio, per modellare una soletta in c.a. si può scegliere di rappresentare l’intero
spessore del calcestruzzo con un singolo strato e usare quattro strati per rappresentare
l’armatura incrociata (due strati a 90° vicino alla superficie superiore e due vicino a quella
inferiore). Gli strati di armatura sarebbero molto sottili, con uno spessore equivalente a
rappresentare l’area del ferro. Essendo questi strati così sottili, non c’è bisogno di preoc-
cuparsi della loro sovrapposizione con quello di calcestruzzo. La quantità di calcestruzzo
in eccesso sarebbe molto piccola.

Gli strati sono collegati cinematicamente dall’assunzione di Mindlin/Reissner, secondo


la quale le normali alla superficie di riferimento rimangono diritte dopo la deformazione.
Questo è l’equivalente per gli shell dell’assunzione per le travi che le le sezioni piane
rimangono piane.

Integrazione nel piano


Il comportamento forza spostamento è calcolato integrando il comportamento a tensione
deformazione attraverso lo spessore e lungo il piano 1-2 dell’elemento. È possibile spe-
cificare il numero di punti di integrazione lungo lo spessore di ciascun layer, come spie-
gato in precedenza.

Per ciascuna di queste posizioni attraverso lo spessore, l’integrazione nel piano è effet-
tuata presso i punti di Gauss 2 x 2 (coordinata ± 0,577 su un quadrato di dimensioni ±
1,0). Il comportamento non lineare è campionato solo presso questi punti. Questo è equi-
valente ad avere due fibre, posizionate approssimativamente al primo e terzo quarto in
ciascuna delle due direzioni locali 1 e 2. L’output tensionale diagrammato o tabulato
presso posizioni diverse da quelle dei punti Gauss è interpolato o estrapolato e non rap-
presenta necessariamente le tensioni non lineari campionate. Per questo motivo può sem-
brare che le tensioni presso i nodi a volte eccedano le tensioni di collasso.

198 Proprietà di Sezione


Capitolo X L’elemento Shell

Esempio: parete di controvento non lineare, modellazione “realistica”


Una applicazione importante per l’elemento shell a strati è la modellazione di setti di
controvento non lineari, applicazione che servirà come esempio anche per altre situazioni.
Consideriamo un muro verticale da 450mm di spessore, con due strati di armatura verti-
cale e due orizzontale ciascuno con 75mm di copri-ferro. I due strati orizzontali insieme
forniscono un rapporto di armatura dell’1% e i due strati verticali del 2%.

Quando si modella un comportamento lineare, non è normalmente necessario includere


l’armatura, cosa che invece è essenziale per il comportamento nonlineare. Nel caso più
semplice, l’intera sezione è modellata come non lineare in entrambi i comportamenti, a
membrana e flettente. Si ottiene così il modello più realistico possibile, anche se non il
più pratico. È necessaria una sezione con cinque strati:

Modello di setto di controvento “realistico”

Mate-
Strato Tipo th d ang n 𝛔𝟏𝟏 𝛔𝟐𝟐 𝛔𝟏𝟐
riale
1 Shell Cls. 450mm 0 0° 5 N N N
2 Shell Armatura 2,25mm +150mm 0° 1 N - N
3 Shell Armatura 2,25mm -150mm 0° 1 N - N
4 Shell Armatura 4,50mm +150mm 90° 1 N - N
5 Shell Armatura 4,50mm -150mm 90° 1 N - N

Per le componenti delle tensioni, “N” indica non lineare, “L” indica lineare e “-” indica
inattivo. Il comportamento del calcestruzzo può essere direzionale o accoppiato.

Va notato che per le armature 𝜎11 è sempre non lineare. L’armatura verticale è definita
assegnandole un angolo di 90° e allineandola così con l’asse locale 2 della shell. Per
questo la tensione 𝜎11 del ferro verticale corrisponde alla 𝜎22 della shell.

Notare anche che, per le armature, a 𝜎12 è assegnato comportamento non lineare. Questo
consente al ferro di sostenere taglio quando il calcestruzzo si fessura. Questo accorgi-
mento può essere usato per rappresentare l’effetto spinotto. Poiché nel modello non vi
sono informazioni effettive su questo effetto, si tratta solo di un’approssimazione.
L’utente dovrà usare il suo giudizio di ingegnere per decidere se l’approccio è adatto alle
sue necessità. L’approccio più conservativo possibile è di assegnare alla componente ten-
sionale 𝜎12 comportamento inattivo.

Proprietà di Sezione 199


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Esempio: Parete di controvento non lineare, modellazione “pratica”


Il precedente modello a cinque strati appare realistico, ma comporta molti meccanismi di
collasso che possono annebbiare l’informazione “da ingegnere” richiesta da una proget-
tazione prestazionale (performance based design). Ogniqualvolta possibile, dovrebbe es-
sere usato il modello più semplice disponibile a ottenere gli obbiettivi “da ingegnere”
richiesti. Fare così significa rendere l’analisi più veloce e più facile l’interpretazione dei
risultati.

Tenendo questo a mente, di seguito viene presentato un modello più semplice, dove solo
la tensione membranale verticale è presupposta non lineare. Questo comportamento può
essere più adatto ai maschi murari più alti, dove governa un comportamento a pilastro.

Modello “pratico” di parete di controvento

Strato Tipo Materiale th d ang n 𝛔𝟏𝟏 𝛔𝟐𝟐 𝛔𝟏𝟐


1 Memb Cls. 450mm 0 0° 1 L N L
2 Memb Armatura 4.5mm +150mm 90° 1 N - -
3 Memb Armatura 4.5mm -150mm 90° 1 N - -
4 Piastra Cls 400mm 0 0° 2 L L L

In questo modello solo il comportamento a membrana è non lineare, e solo per tensioni
verticali 𝜎22 . Questo per le armature corrisponde alla tensione 𝜎11 in quanto l’angolo di
materiale è 90°. Il comportamento del materiale calcestruzzo è “Direzionale”.

Generalmente, non è necessario includere l’armatura se il comportamento è lineare. Per-


tanto quella orizzontale è omessa e la tensione tangenziale 𝝈𝟏𝟐 è assunta inattiva.

Il comportamento fuori dal piano è presupposto lineare e di conseguenza è usato un sin-


golo layer a piastra. Lo spessore è ridotto per rendere conto della fessurazione senza ri-
correre esplicitamente a un modello non lineare. La rigidezza flettente è proporzionale al
cubo dello spessore.

Esempio: pannello di riempimento


Ci sono molti modi per modellare un tamponamento. Presentiamo qui due approcci, en-
trambi intesi a rappresentare la sola resistenza membranale. Il più semplice è un singolo
strato di materiale Calcestruzzo in grado di sostenere solo tensione membranale a taglio,
come rappresentato nel modello seguente:

200 Proprietà di Sezione


Capitolo X L’elemento Shell

Tamponamento – Semplice modello a taglio

Strato Tipo Materiale th d ang n 𝛔𝟏𝟏 𝛔𝟐𝟐 𝛔𝟏𝟐


1 Memb Cls. 450mm 0 0° 1 - - N

Nel secondo modello si assume che il calcestruzzo agisca in forma di puntoni compressi
lungo le due diagonali. Per un pannello quadro, questi due puntoni agirebbero con un
angolo di materiale di 45°, come illustrato nel modello seguente:

Parete di riempimento – Modello con puntoni compressi

Strato Tipo Materiale th d ang n 𝛔𝟏𝟏 𝛔𝟐𝟐 𝛔𝟏𝟐


1 Memb Cls. 450mm 0 45° 1 N - -
2 Memb Cls. 450mm 0 -45° 1 N - -

Ci sono altre possibilità. In entrambi i modelli non c’è rigidezza membranale, verticale
né orizzontale, e neanche rigidezza flettente a piastra. Pertanto questi modelli dovrebbero
essere usati solo quando il pannello è completamente circondato da un telaio o altri mem-
bri di supporto ed è costituito da un singolo elemento non suddiviso in mesh.

Sommario
Come si vede in questi esempi, c’è molta flessibilità nel creare sezioni shell a strati per
rappresentare una varietà di comportamenti non lineari. Dovrebbe essere usato il modello
più semplice che raggiunga gli obbiettivi “da ingegnere” prefissati. Perfino quando si
desiderino modelli più complicati, raccomandiamo di cominciare con modelli semplici e
per lo più lineari e di aumentare il livello di complessità e il grado di non linearità via via
che si acquisisce esperienza con il modello e il suo comportamento.

Per essere certi della stabilità del modello, è necessario assicurarsi di includere strati che,
in combinazione tra loro, provvedano un contributo sia membranale che a piastra per
ciascuna delle tre componenti tensionali.

Modificatori di proprietà
È possibile specificare fattori di scala per modificare le proprietà calcolate per le sezioni.
Possono essere usati, ad esempio, per rendere conto della fessurazione nel calcestruzzo
per solette grecate o ortotrope o per altri fattori non facilmente ascrivibili alla geometria

Modificatori di proprietà 201


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

e ai valori delle proprietà dei materiali. Ci sono modificatori disponibili individualmente


per i seguenti dieci termini:

• Rigidezza membranale corrispondente alla forza F11


• Rigidezza membranale corrispondente alla forza F22
• Rigidezza membranale corrispondente alla forza F12
• Rigidezza flettente a piastra corrispondente al momento M11
• Rigidezza flettente a piastra corrispondente al momento M22
• Rigidezza flettente a piastra corrispondente al momento M12
• Rigidezza tagliante a piastra corrispondente alla forza F12
• Rigidezza tagliante a piastra corrispondente alla forza F13
• Massa
• Peso

I modificatori di rigidezza hanno effetto solo su elementi omogenei, non sugli elementi a
strati.

Vedi paragrafo “Output di Forza Interna e tensione” (pag. 210) per la definizione delle
componenti di forza e momento citati più sopra.

È possibile specificare fattori moltiplicativi in due situazioni:

• Come parte della definizione di proprietà di sezione


• Come assegnazione a elementi individuali

Se modificatori sono assegnati a un elemento e anche alle proprietà di sezione usata da


quell’elemento, allora entrambi i gruppi di fattori moltiplicano le proprietà di sezione.

Gruppi di Proprietà con Nome


In un Caso di Carico in Costruzione per Fasi, oltre ad assegnare modificatori di proprietà
a elementi shell direttamente, è possibile assegnarli anche usando un Gruppo di Proprietà
con Nome di Modificatori di Proprietà Shell. Un Gruppo di Proprietà con Nome include
i medesimi dieci fattori precedenti da assegnare a un elemento.

Quando un Gruppo di Proprietà con Nome è applicato ad un elemento in una determinata


Fase di un Caso di Carico, esso sostituisce solo i valori che sono assegnati all’elemento
o che erano stati applicati in una fase precedente; sono anche sostituiti i valori che erano
stati calcolati con il Metodo di Analisi Diretto per le verifiche. Tuttavia i modificatori di
proprietà assegnati con le proprietà di Sezione continuano a operare e non sono coinvolti
dall’applicazione di un Gruppo di Proprietà con nome. In questo caso il risultato finale è

202 Modificatori di proprietà


Capitolo X L’elemento Shell

di moltiplicare i fattori del Gruppo di Proprietà con Nome per i fattori specificati nelle
proprietà di sezione.

Quando i modificatori di proprietà sono cambiati in un Caso di Carico in Costruzione per


Fasi, essi non influiscono sulla risposta della struttura fino a quella fase, ma solo in quelle
successive. In altre parole, l’effetto è incrementale. Ad esempio, si consideri una mensola
con i soli moltiplicatori di default (unitari) e un caso di costruzioni per fasi come segue:

• Fase 1: è applicato il peso proprio, risultando in una freccia in punta pari a 1,0 e un
momento di incastro pari a 1000.
• Fase 2: è applicato un Gruppo di Proprietà con Nome, “A”, che moltiplica tutte le
rigidezze per 2,0 e massa e peso per 1,0. Freccia e momento non cambiano.
• Fase 3: il peso proprio è applicato di nuovo (in modo incrementale). La risultante
freccia in punta è 1,5 e il momento di incastro 2000. Facendo un paragone con la
fase 1, è applicato il medesimo carico ma la struttura ha rigidezza doppia.
• Fase 4: è applicato Un Gruppo di Proprietà con Nome “B” che moltiplica per 2,0
tutte le rigidezze e anche massa e peso. Freccia e momento non cambiano.
• Fase 5: il peso proprio è nuovamente applicato (incrementalmente). La freccia ri-
sultante è 2,5 e il momento è 4000. A paragone con la fase 1, è applicato il doppio
del carico e la struttura ha rigidezza doppia.

Eccentricità nodali e sovrascritture di spessore


È possibile assegnare eccentricità nodali e sovrascritture di spessore ad ogni elemento.
Queste due opzioni sono spesso usate insieme per allineare la faccia superiore o inferiore
dell’elemento shell con una data superficie. Vedi figura 49 (pag. 204).

Eccentricità nodali
Le eccentricità nodali sono misurate dal nodo alla superficie di riferimento dell’elemento
in direzione normale al piano dei nodi. Se i nodi definiscono una superficie distorta, il
piano è determinato dalle due linee che collegano le mezzerie dei lati (cioè il punto medio
di j1-j2 al medio di J3-j4 e il medio di j1-j3 al medio di j2-j4). Una eccentricità positiva
è nella direzione positiva dell’asse locale 3 dell’elemento.

Le eccentricità nodali posizionano il piano di riferimento dell’elemento. Per shell omo-


genee si tratta della superficie mediana dell’elemento. Per shell a strati la superficie di
riferimento è quella usata dall’utente come riferimento per il posizionamento dei layer
nella sezione. Cambiando la superficie di riferimento in una sezione a strati, è possibile

Eccentricità nodali e sovrascritture di spessore 203


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 49
Eccentricità nodali e sovrascritture di spessore per uno shell omogeneo
Vista laterale lungo uno dei lati

ottenere lo stesso effetto che si avrebbe assegnando a tutti i nodi eccentricità nodali uguali
tra loro. Vedi paragrafo “Proprietà di sezione a strati” (pag. 193) per maggiori informa-
zioni.

Quando sono assegnate eccentricità nodali a un elemento shell, è possibile specificare


esplicitamente l’eccentricità ai nodi dell’elemento o fare riferimento a una Configura-
zione Nodale (Joint Pattern). Vedi paragrafo “Configurazioni nodali” (pag. 332) nel ca-
pitolo “Configurazioni di Carico” per maggiori informazioni.

Notare che quando la superficie neutra dell’elemento, dopo aver applicato le eccentricità,
non è più nel piano dei nodi, i comportamenti a membrana e a piastra divengono accop-
piati. Se viene applicato ai nodi un vincolo interno a diaframma, esso vincolerà anche la
flessione. Allo stesso modo un vincolo a piastra vincolerà l’azione membranale.

Effetto delle eccentricità nodali sugli assi locali


I punti di inserimento possono interagire significativamente con il sistema di assi locali
dell’elemento. Come accennato in precedenza, gli assi nominali sono calcolati per eccen-
tricità nodali nulle, in modo che la superficie di riferimento sia connessa ai nodi.

Se non ci sono eccentricità nodali, o se le eccentricità sono uguali per tutti i nodi, il piano
di riferimento eccentrico è parallelo a quello originale. In questo caso non sono necessarie
altre trasformazioni e gli assi locali dell’elemento sono uguali a quelli nominali.

204 Eccentricità nodali e sovrascritture di spessore


Capitolo X L’elemento Shell

Se le eccentricità nodali non sono uguali, viene calcolato un nuovo asse locale 3 (𝐕 ̃𝟑 )
normale al piano determinato dalle linee che collegano i punti medi dei lati dell’elemento.

Se la normale ha cambiato direzione, allora il sistema di coordinate locali dell’elemento


è calcolato come segue:
̃𝟏 = 𝐕𝟐 x 𝐕
𝐕 ̌𝟑 e
̃𝟐 = 𝐕
𝐕 ̃𝟑 x 𝐕
̌𝟏

Dove V1, V2 e V3 sono gli assi locali nominali calcolati precedentemente sulla base dei
̃𝟏 , 𝐕
nodi e 𝐕 ̃𝟐 e 𝐕
̌𝟑 sono gli assi locali trasformati per l’analisi. Se V2 è verticale, allora
̃𝟏 sarà sempre orizzontale. Va osservato che i due sistemi sono identici se 𝐕
𝐕 ̃𝟑 = 𝐕𝟑 , il
caso più comune.

Glia assi nominali sono usati solo per determinare la direzione delle eccentricità nodali.
Gli assi trasformati sono usati per tutti gli scopi dell’analisi, includi i carichi e l’output
dei risultati.

Sovrascritture di spessore
Normalmente lo spessore dell’elemento shell è definito dalla Proprietà di Sezione asse-
gnata all’elemento. L’utente ha, però, l’opzione di sovrascrivere lo spessore, inclusa la
possibilità di specificare uno spessore variabile lungo l’elemento.

Al lo stato attuale questa opzione ha effetto solo sullo shell omogeneo. Lo spessore di
shell a strati non viene cambiato. Quando vengono assegnate sovrascritture di spessore a
uno shell omogeneo, sia lo spessore membranale, th, che lo spessore a flessione, thb,
assumono il valore della sovrascrittura.

Quando vengono assegnate sovrascritture di spessore ad un elemento shell, è possibile


specificare esplicitamente gli spessori presso i nodi dell’elemento, oppure è possibile fare
riferimento a una Configurazione Nodale. L’uso dei Joint Pattern rende più facile speci-
ficare variazioni di spessore consistenti tra molti elementi. Vedi il paragrafo “Configura-
zioni Nodali” (pag. 332) nel capitolo “Configurazioni di Carico” per maggiori informa-
zioni.

Come esempio, supponiamo di avere una soletta con spessore variabile e di volere che la
superficie superiore giaccia su un singolo piano. Definiamo allora una Configurazione
Nodale che descriva lo spessore lungo la soletta. Disegniamo gli elementi in modo che i
nodi giacciano sul piano superiore. Assegniamo sovrascritture di spessore a tutti gli ele-
menti utilizzando la Configurazione Nodale, con un fattore di scala di uno, e assegniamo
eccentricità nodali usando la medesima Configurazione Nodale, ma con un fattore discale
di un mezzo (positiva o negativa, come serve).

Eccentricità nodali e sovrascritture di spessore 205


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Massa
In un’analisi dinamica, la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia.
La massa procurata dagli elementi shell è accumulata sui nodi dell’elemento. All’interno
dell’elemento stesso non è considerato alcun effetto inerziale.

La massa totale dell’elemento è uguale all’integrale sul piano dell’elemento della massa
specifica, m, moltiplicata per lo spessore membranale, th, per sezioni omogenee, alla
somma della massa dei singoli layer per sezioni a strati. Va notato che per shell a strati
la massa è calcolata solo per strati membranali e a shell, non per strati a piastra. La massa
totale può essere scalata dal modificatore di proprietà di massa.

La massa totale è distribuita tra i nodi in modo proporzionale ai termini diagonali della
matrice di massa consistente. Vedi Cook, Malkus e Plesha (1989) per maggiori informa-
zioni. La massa totale è applicata a ciascuna dei tre gradi di libertà lineari: UX, UY e UZ.
Non vengono calcolati momenti di inerzia di massa per i gradi di libertà di rotazione.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Massa specifica” (pag. 77), in “Proprietà di materiale”.


• Vedi paragrafo “Modificatori di proprietà” (pag. 201), in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Origine della Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di carico”.
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per un
elemento Shell il peso proprio è una forza distribuita uniformemente su tutto il piano
dell’elemento. Il valore del peso proprio, per sezioni omogenee, è pari al peso specifico,
w, moltiplicato per lo spessore membranale, th, mentre, per sezioni a strati, è pari alla
somma dei pesi degli strati individuali. Da notare che, nel caso di shell a strati, il peso è
calcolato solo per i layer a membrana e a shell, non per layer a piastra. Il peso totale può
essere scalato dal modificatore di proprietà di peso.

206 Massa
Capitolo X L’elemento Shell

Il peso proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. È possibile scalare
il peso proprio per un singolo fattore che si applica in modo analogo su tutti gli elementi
della struttura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Peso specifico” (pag. 78), nel capitolo “Proprietà di Materiale”, per
la definizione di w.
• Vedi paragrafo “Modificatori di proprietà” (pag. 201), in questo capitolo.
• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 325), nel capitolo “Configurazioni
di carico”.

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato per attivare il peso proprio su ciascun elemento
Shell. Utilizzando questo carico, il peso proprio può essere scalato e applicato in qualun-
que direzione. Su ogni elemento si possono applicare differenti fattori di scala.

Se tutti gli elementi sono caricati allo stesso modo e nella direzione verso il basso, è più
conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 206), in questo capitolo per la defi-
nizione di peso proprio per l’elemento Shell.
• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), in “Configurazioni di carico”

Carico Uniforme
Il Carico Uniforme è usato per applicare forze uniformemente distribuite alla superficie
mediana degli elementi Shell. La direzione del carico può essere specificata in un sistema
di coordinate fisso (globali o alternative) o nel sistema di coordinate locali dell’elemento.

Le intensità del carico sono assegnate come forze per unità di area. Intensità di carico
specificate in sistemi di coordinate differenti sono convertite nel sistema di coordinate
locali dell’elemento e sommate tra loro. La forza totale che agisce sull’elemento in cia-
scuna direzione locale è data dalla intensità di carico totale in quella direzione moltipli-
cata per l’area della superficie mediana. Questa forza è poi ripartita ai nodi dell’elemento.

Le forze assegnate in un sistema di coordinate fisso, come opzione, possono venire spe-
cificate come agenti sull’area proiettata della superficie mediana, cioè l’area che può

Carico di Gravità 207


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 50
Esempio di carico uniforme agente sull’area proiettata della superficie mediana

essere vista lungo la direzione del carico. La intensità di carico specificata è moltiplicata
automaticamente per il coseno dell’angolo tra la direzione di carico e la normale all’ele-
mento (la direzione locale 3). Questa tecnica può essere usata ad esempio per assegnare
carichi da neve o vento. Vedi figura 50 (pag. 208).

Vedi il capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

Carico di Pressione Superficiale


Il Carico di Pressione Superficiale è usato per applicare carichi di pressione esterna su di
una delle sei facce dell’elemento Shell. La definizione di queste facce è illustrata in figura
42 (pag. 181). La pressione superficiale agisce sempre normalmente alla faccia. Pressioni
positive sono dirette verso l’interno dell’elemento.

La pressione può essere costante o interpolata tra i valori assegnati ai nodi. I valori asse-
gnati ai nodi sono ottenuti da Configurazioni Nodali e non debbono essere i medesimi
per facce differenti. Le Configurazioni Nodali possono essere usati per applicare con fa-
cilità pressioni idrostatiche.

Le facce inferiore e superiore sono chiamate Facce 5 e 6, rispettivamente. La faccia su-


periore è quella visibile quando l’asse +3 è diretto verso l’osservatore e il percorso j1-j2-
j3 appare in senso antiorario. La pressione applicata sulle facce inferiore o superiore è

208 Carico di Pressione Superficiale


Capitolo X L’elemento Shell

integrata sul piano dell’elemento e quindi distribuita ai nodi in modo proporzionale.

I lati dell’elemento sono chiamati Facce 1, 2, 3 e 4 (1,2 e 3 per il triangolo), contando in


senso antiorario a partire dal lato j1-j2, quando visti da sopra. La pressione agente su un
lato è moltiplicata per lo spessore, th, integrata lungo la lunghezza del lato, è assegnata
in modo proporzionale ai nodi su quel lato. Lo spessore flettente, thb, non è usato.

Per gli shell a strati lo spessore usato per i carichi sui lati è misurato dal basso dello strato
a membrana o a shell più basso all’alto dello strato a membrana o a shell più alto. Spazi
tra gli strati vuoti o sovrapposti non cambiano lo spessore usato. Gli strati con comporta-
mento a piastra non sono considerati nel calcolo dello spessore.

Per maggiori informazioni:

• Vedi il paragrafo “Spessore della sezione” (pag. 191), nel capitolo, per la defini-
zione di th.
• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).

Carico di Temperatura
Il Carico di Temperatura genera deformazione termica nell’elemento shell. La deforma-
zione è determinata dal prodotto del coefficiente di deformazione termica del materiale
per la variazione di temperatura nel materiale. Tutti i carichi di Temperatura specificati
rappresentano un cambio di temperatura, per analisi lineare dallo stato non teso, per ana-
lisi non lineare dalla temperatura precedente.

Possono essere specificati due campi indipendenti di Carico di Temperatura:

• Temperatura, t, che è costante attraverso lo spessore e produce deformazioni mem-


branali
• Gradiente di temperatura, t3, che varia linearmente attraverso lo spessore e produce
deformazioni flettenti

Il gradiente di temperatura è specificato come un cambio in temperatura per unità di lun-


ghezza. Il gradiente di temperatura è positivo se la temperatura cresce (linearmente) nella
direzione positiva dell’asse locale 3. Il gradiente di temperatura è pari a zero presso la
superficie mediana e pertanto non induce deformazioni membranali.

Ciascuno dei due campi di temperatura può essere costante lungo il piano dell’elemento
o interpolato tra valori assegnati ai nodi.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

Carico di Temperatura 209


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Carico di Deformazione Indotta


Sono disponibili otto tipi di carico di deformazione, ognuno corrispondente a una delle
forze interne o dei momenti nell’elemento shell. Essi sono:

• Carichi di deformazione a membrana, 𝜀11 , 𝜀22 e 𝜖12 , a rappresentare una modifica


in dimensione e forma nell’elemento che è uniforme attraverso lo spessore. In un
elemento vincolato, una deformazione membranale positiva causa corrispondenti
forze membranali negative.
• Carichi di deformazione a flessione, 𝜅11 , 𝜅22 e 𝜅12, a rappresentare una modifica
in dimensioni e forma dell’elemento che varia linearmente attraverso lo spessore.
In un elemento vincolato, una deformazione flettente positiva causa corrispondenti
momenti flettenti negativi.
• Carichi di deformazione a taglio, 𝛾13 e 𝛾23 , a rappresentare una variazione dell’an-
golo tra la normale alla superficie mediana e la superficie mediana stessa. In un
elemento vincolato, una deformazione tagliante positiva causa corrispondenti forze
di taglio negative. Il carico di deformazione tagliante non ha effetto in un elemento
shell o a piastra a formulazione sottile.

Ciascuno dei campi da carico di deformazione può essere costante sul piano dell’ele-
mento o interpolato tra i valori dati ai nodi.

In un elemento non vincolato, il carico deformativo induce deformazione, ma non causa


forze interne. Questa deformazione non vincolata ha il medesimo segno che avrebbe la
deformazione causata da forze e momenti corrispondenti (coniugati) che agiscano
sull’elemento. D’altro canto, carichi deformativi in un elemento vincolato causano forze
interne corrispondenti che hanno segno contrario di quello della deformazione applicata.
Molti elementi in una struttura reale sono collegati a una rigidezza finita e pertanto un
carico deformativo causerebbe sia deformazioni che forze interne. Va osservato che gli
effetti di carichi deformativi a taglio e flessione sono accoppiati.

Per maggiori informazioni, vedi il paragrafo “Output di Forza Interna e tensione”, più
sotto, e anche il capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).

Output di Forza Interna e Tensione


Le forze interne dell’elemento Shell (chiamate anche stress resultants, risultanti delle
tensioni) sono le forze e i momenti che risultano dall’integrazione delle tensioni attra-
verso lo spessore dell’elemento. Per uno shell omogeneo esse sono:

• Forze assiali a membrana:

210 Carico di Deformazione Indotta


Capitolo X L’elemento Shell

+𝐭𝐡/2
𝐹11 = ∫ 𝜎11 𝑑𝑥3 (Eq. 1)
−𝐭𝐡/2
+𝐭𝐡/2
𝐹22 = ∫ 𝜎22 𝑑𝑥3
−𝐭𝐡/2

• Forza di taglio a membrana:


+𝐭𝐡/2
𝐹12 = ∫ 𝜎12 𝑑𝑥3
−𝐭𝐡/2

• Momenti flettenti a piastra:


+𝐭𝐡𝐛/2
𝑀11 = − ∫ 𝑥3 𝜎11 𝑑𝑥3
−𝐭𝐡𝐛/2
+𝐭𝐡𝐛/2
𝑀22 = − ∫ 𝑥3 𝜎22 𝑑𝑥3
−𝐭𝐡𝐛/2

• Momenti torcenti a piastra:


+𝐭𝐡𝐛/2
𝑀12 = − ∫ 𝑥3 𝜎12 𝑑𝑥3
−𝐭𝐡𝐛/2

• Forze di taglio trasversale a piastra:


+𝐭𝐡𝐛/2
𝑉13 = − ∫ 𝜎13 𝑑𝑥3
−𝐭𝐡𝐛/2
+𝐭𝐡𝐛/2
𝑉23 = − ∫ 𝜎23 𝑑𝑥3
−𝐭𝐡𝐛/2

Dove 𝑥3 rappresenta la coordinata dello spessore misurata dalla superficie mediana


dell’elemento, th è lo spessore membranale e thb è lo spessore a flessione.

Per lo shell a strati le definizioni sono le stesse, salvo che gli integrali delle tensioni sono
ora sommati per tutti gli strati e 𝑥3 è sempre misurata dalla superficie di riferimento.

È molto importante notare che queste risultanti delle tensioni sono forze e momenti per
unità di lunghezza nel piano. Sono presenti per ciascun punto della superficie mediana
dell’elemento.

Per la formulazione a piastra spessa (Mindlin/Reissner) dello shell omogeneo e per lo


shell a strati le tensioni tangenziali sono calcolati direttamente dalle deformazioni a ta-
glio. Per lo shell omogeneo a piastra sottile la deformazione a taglio è assunta pari a zero
e pertanto le forze di taglio sono invece ricavate dai momenti usando le equazioni
dell’equilibrio:
𝑑𝑀11 𝑑𝑀12
𝑉13 = − −
𝑑𝑥1 𝑑𝑥2

Output di Forza Interna e Tensione 211


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

𝑑𝑀12 𝑑𝑀22
𝑉23 = − −
𝑑𝑥1 𝑑𝑥2

Dove 𝑥1 𝑒 𝑥2 sono coordinate nel piano parallele agli assi locali 1 e 2.

La convenzione dei segni per le tensioni e le forze interne sono illustrate in figura 51
(pag. 213). Tensioni agenti su una faccia positiva sono orientate nella direzione positiva
degli assi di coordinate locali dell’elemento. Tersioni agenti su una faccia negativa sono
orientati nella direzione negativa degli assi locali dell’elemento.

Una faccia positiva è tale che la sua normale verso l’esterno (che punta fuori dall’ele-
mento) è nella direzione positiva delle direzioni locali 1 o 2.

Forze interne positive corrispondono a uno stato tensionale positivo che è costante attra-
verso lo spessore. Momenti interni positivi corrispondono a uno stato tensionale che varia
linearmente attraverso lo spessore e che è positivo presso il fondo. Pertanto per uno shell
omogeneo:
𝐹11 12𝑀11
𝜎11 = − 𝑥 (Eq. 2)
𝐭𝐡 𝐭𝐡𝐛 3 3
𝐹22 12𝑀22
𝜎22 = − 𝑥
𝐭𝐡 𝐭𝐡𝐛 3 3
𝐹12 12𝑀12
𝜎12 = − 𝑥
𝐭𝐡 𝐭𝐡𝐛 3 3
𝑉13
𝜎13 =
𝐭𝐡𝐛
𝑉23
𝜎23 =
𝐭𝐡𝐛
𝜎33 = 0

Le tensioni tangenziali trasversali indicate qui sono valori medi. La reale distribuzione
delle tensioni tangenziali è parabolica, con valore zero presso le superfici superiore e
inferiore e valore massimo o minimo presso la superficie mediana dell’elemento.

Le forze e i momenti risultanti sono riportati in modo identico per gli shell omogenei e a
strati. Per gli shell omogenei, le tensioni sono riportate presso le superfici superiore e
inferiore e sono lineari nel mezzo. Per gli shell a strati le tensioni sono riportate per cia-
scuno strato ai punti di integrazione e presso le superfici superiore, inferiore e mediana
dello strato.

Le tensioni e le forze interne sono valutate presso i punti di integrazione standard 2 x 2


di Gauss e estrapolate verso i nodi. Benché esse siano riportati ai nodi, le tensioni e le

212 Output di Forza Interna e Tensione


Capitolo X L’elemento Shell

Figura 51
Tensioni e forze interne risultanti per l’elemento shell

forze interne esistono sull’intero elemento. Vedi Cook, Malkus e Plesha (1989) per mag-
giori informazioni.

Output di Forza Interna e Tensione 213


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

I valori principali e le direzioni principali associate sono disponibili per Casi di Carico e
Combinazioni di carico che abbiano risultato univoco. L’angolo indicato è misurato in
senso antiorario (quando visto dall’alto) dall’asse locale 1 alla direzione del valore prin-
cipale massimo.

Per maggiori informazioni vedi il paragrafo “Tensioni e deformazioni” (pag. 71), nel ca-
pitolo “Proprietà di Materiale”.

214 Output di Forza Interna e Tensione


Capitolo XI

L’elemento Plane
L’elemento Plane è usato per modellare stati piani di tensione e deformazione in solidi
bidimensionali. L’elemento/oggetto Plane è un tipo di oggetto Area. In funzione del tipo
di proprietà di sezione che viene assegnato all’area, l’oggetto può anche essere usato per
modellare comportamento a Shell o a solido assialsimmetrico. Questi due altri tipi di
comportamento sono esposti nel capitolo precedente e in quello successivo.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Connettività nodale
• Gradi di libertà
• Sistema di coordinate locali
• Tensioni e deformazioni
• Proprietà di sezione
• Massa
• Carico di Peso Proprio
• Carico di Gravità
• Carico di Pressione superficiale
• Carico di Pressione Interstiziale

215
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Carico di Temperatura
• Output di Tensione

Compendio
L’elemento Plane è un elemento a tre o quattro nodi usato per modellare solidi bidimen-
sionali aventi spessore uniforme. È basato su una formulazione isoparametrica che in-
clude quattro modalità opzionali di flessione incompatibile. L’elemento dovrebbe essere
piano; in caso contrario è formulato per la proiezione sul piano medio dell’elemento.

Le modalità di flessione incompatibile migliorano significativamente il comportamento


flettente dell’elemento se la sua geometria è di forma rettangolare. Un miglioramento del
comportamento è osservabile anche per geometrie non rettangolari.

Strutture che possono essere modellate con questo elemento includono:

• Strutture sottili piane in uno stato piano di tensione


• Strutture prismatiche lunghe in uno stato piano di deformazione

Le tensioni e le deformazioni sono assunte come costanti nella direzione dello spessore.

Per gli stati piani di tensione, l’elemento non ha rigidezza fuori dal piano. Per gli stati
piani di deformazione l’elemento può sostenere carichi con rigidezza tagliante fuori dal
piano.

Ciascun elemento Plane ha un suo proprio sistema di coordinate locali per la definizione
delle proprietà di Materiale e dei carichi e per l’interpretazione dei risultati. Sono con-
sentite proprietà di Materiale dipendenti dalla temperatura, ortotrope. Ciascun elemento
può essere caricato da gravità (in qualunque direzione), pressione superficiale sulle facce
esterne, pressione interstiziale all’interno dell’elemento e da variazione della tempera-
tura.

Per il Plane è usato uno schema di integrazione numerica 2 x 2. Le tensioni sono valutate
presso i punti di integrazione, nel sistema di coordinate locali, e quindi estrapolate verso
i nodi. Un errore di approssimazione nelle tensioni può essere stimato dalla differenza nei
valori calcolati da elementi differenti connessi a un nodo in comune. Questo darà un’in-
dicazione dell’accuratezza nell’approssimazione agli elementi finiti e può essere usato
come base per la selezione di una nuova mesh più precisa.

216 Compendio
Capitolo XI L’elemento Plane

Connettività nodale
La connettività nodale e la definizione delle facce sono identiche per tutti gli oggetti Area,
cioè gli elementi Shell, Plane e Asolid. Vedi i paragrafi “Connettività nodale” (pag. 180),
nel capitolo “L’elemento Shell”, per maggiori informazioni.

L’elemento Plane è inteso per essere piano. Se viene definito un elemento a quattro nodi
che non è piano, verrà inserito tra i quattro nodi un piano medio e verrà utilizzata la
proiezione dell’elemento su quel piano.

Gradi di libertà
L’elemento Plane attiva i tre gradi di libertà di traslazione presso ciascuno dei nodi con-
nessi. I gradi di libertà di rotazione non sono attivati.

L’elemento Plane-stress (stato piano di tensione) contribuisce rigidezza solo ai gradi di


libertà nel piano dell’elemento. È necessario procurare vincoli o altri sostegni per i gradi
di libertà di traslazione che sono normali al piano; altrimenti la struttura sarà instabile.

L’elemento Plane-strain (stato piano di deformazione), oltre al comportamento piano,


modella il taglio anti-planare, cioè normale al piano dell’elemento. In questo modo si crea
rigidezza per tutti e tra i gradi di libertà di traslazione.

Vedi paragrafo “Gradi di libertà” (pag. 30), nel capitolo “Nodi e Gradi di Libertà”, per
maggiori informazioni.

Sistema di coordinate locali


Il sistema di coordinate locali di elemento è identico per tutti gli oggetti Area, cioè gli
elementi Shell, Plane e Asolid. Vedi i paragrafi “Sistema di coordinate locali” (pag. 185)
e “Sistema di coordinate locali avanzato” (pag. 186), nel capitolo “L’elemento Shell”, per
maggiori informazioni.

Tensioni e deformazioni
L’elemento piano modella il paino medio di una struttura avente spessore uniforme e le
cui tensioni e deformazioni non variano nella direzione dello spessore.

Connettività nodale 217


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Plane-stress è appropriato per strutture che sono sottili rispetto alle dimensioni nel piano.
La tensione normale in direzione dello spessore (𝜎33 ) è assunta pari a zero. La deforma-
zione in direzione dello spessore (𝜀33 ) può essere non zero a causa degli effetti di Poisson.
Le tensioni tangenziali (𝜎13 𝑒 𝜎23 ) e le deformazioni a taglio (𝛾13 𝑒 𝛾23 ) sono assunte pari
a zero. Spostamenti in direzione dello spessore (locale 3) non hanno effetto sull’elemento.

Plane-strain è appropriato per strutture che sono spesse a paragone delle loro dimensioni
nel piano. La deformazione in direzione dello spessore (𝜀33 ) è assunta pari a zero. La
tensione normale in direzione dello spessore (𝜎33 ) può essere non zero a causa degli ef-
fetti di Poisson. Le tensioni tangenziali (𝜎13 𝑒 𝜎23 ) e le deformazioni a taglio (𝛾13 𝑒 𝛾23 )
dipendono dagli spostamenti nella direzione dello spessore (locale 3).

Vedi paragrafo “Tensioni e deformazioni” (pag. 71), nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”, per maggiori informazioni.

Proprietà di Sezione
Una Sezione Plane è costituita da un gruppo di proprietà di materiale e geometriche che
descrivono la sezione trasversale di uno o più elementi Plane. Le sezioni sono definite in
modo indipendente dagli elementi e sono assegnate agli oggetti Area.

Tipo di Sezione
Nell’assegnare una sezione Area, è possibile scegliere tra tre tipi di elemento base:

• Plane (stress o strain) – l’oggetto di questo capitolo, un solido bidimensionale, con


gradi di libertà di traslazione, capace di sostenere forze, ma non momenti.
• Shell (shell, plate o membrane) – con gradi di libertà di traslazione e rotazione in
grado di sostenere forze e momenti. Questo elemento è trattato nel capitolo “L’ele-
mento Shell” (pag. 177).
• Asolid - con gradi di libertà di traslazione, capace di sostenere forze, ma non mo-
menti. Questo elemento è trattato nel capitolo “L’elemento asolid” (pag. 225).

Per sezioni Plane è possibile scegliere uno dei seguenti sottotipi di comportamento:

• Plane-stress (Stato piano di tensione)


• Plane-strain (Stato piano di deformazione), con taglio anti-planare

218 Proprietà di Sezione


Capitolo XI L’elemento Plane

Proprietà di materiale
Le proprietà di Materiale per ciascun elemento Plane sono specificate facendo riferi-
mento a un Materiale definito precedentemente. Saranno utilizzate proprietà ortotrope
anche se viene scelto un materiale anisotropo. Le proprietà di materiale usate dalle sezioni
Plane sono:

• I moduli di elasticità e1, e2 e e3


• Il modulo a taglio g12
• Per il solo elemento Plane-strain, i moduli a taglio, g13 e g23
• I coefficienti di Poisson, u12, u13 e u23
• I coefficienti di espansione termica, a1, a2 e a3
• La massa specifica, m, per il calcolo della massa dell’elemento
• Il peso specifico, w, per il calcolo dei carichi di Peso Proprio e di Gravità

Le proprietà e3, u13, u23 e a3 non sono utilizzate per il Plane-stress. Sono invece usate
per il calcolo della tensione normale di spessore (𝜎33 ) nel Plane-strain.

Tutte le proprietà di materiale (fatta salva la massa specifica) sono ottenute alla tempera-
tura di materiale di ciascun elemento individuale.

Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69), per maggiori informazioni.

Angolo di materiale
Il sistema di coordinate locali del materiale e quello dell’elemento (Sezione Plane) non
hanno bisogno di essere uguali. La direzione locale 3 coincide sempre per i due sistemi,
ma l’asse di materiale 1 e l’asse di elemento 1 possono differire di un angolo a, come
indicato in figura 52 (pag. 220). Questo angolo non ha effetto per le proprietà di materiale
isotrope, dal momento che esse non dipendono dall’orientamento.

Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 70) nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”, per maggiori informazioni.

Spessore
Ciascuna Sezione Plane ha spessore uniforme, th. Esso può essere lo spessore reale, in
particolare per elementi plane stress, oppure può rappresentare una porzione rappresen-
tativa, come uno spessore unitario di un elemento Plane-strain a spessore infinito.

Proprietà di Sezione 219


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 52

Angolo di materiale di un elemento Plane

Lo spessore dell’elemento è usato per calcolare rigidezza, massa e carichi. Di conse-


guenze le forze nodali computate per l’elemento sono proporzionali allo spessore.

Modalità di flessione incompatibili


Per default ciascun elemento Plane include, nella formulazione della rigidezza, quattro
modi flessionali incompatibili. Questi modi di flessione incompatibili migliorano signi-
ficativamente il comportamento a flessione dell’elemento nel piano, se la geometria
dell’elemento è di forma rettangolare. Un miglioramento di comportamento è riscontra-
bile anche con geometrie non rettangolari.

Se un elemento è severamente distorto, l’inclusione dei modi incompatibili dovrebbe es-


sere soppressa. In questo caso l’elemento utilizza la formulazione isoparametrica stan-
dard. I modi di flessione incompatibili possono anche essere soppressi nei casi dove la
flessione non è importante, come nei tipici problemi geotecnici.

Massa
In un’analisi dinamica, la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia.
La massa procurata dagli elementi Plane è accumulata sui nodi dell’elemento. All’interno
dell’elemento stesso non è considerato alcun effetto inerziale.

220 Massa
Capitolo XI L’elemento Plane

La massa totale dell’elemento è uguale all’integrale sul piano dell’elemento della massa
specifica, m, moltiplicata per lo spessore membranale, th. La massa totale è distribuita
tra i nodi in modo proporzionale ai termini diagonali della matrice di massa consistente.
Vedi Cook, Malkus e Plesha (1989) per maggiori informazioni. La massa totale è appli-
cata a ciascuna dei tre gradi di libertà lineari: UX, UY e UZ, anche quando l’elemento
contribuisce rigidezza per solo due dei gradi di libertà.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Massa specifica” (pag. 77), in “Proprietà di Materiale”.


• Vedi “Origine della Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di carico”.
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per un
elemento Plane il peso proprio è una forza distribuita uniformemente su tutto il piano
dell’elemento. Il valore del peso proprio, per sezioni omogenee, è pari al peso specifico,
w, moltiplicato per lo spessore membranale, th.

Il peso proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. È possibile scalare
il peso proprio per un singolo fattore che si applica in modo analogo a tutti gli elementi
della struttura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Peso specifico” (pag. 78), nel capitolo “Proprietà di Materiale, per
la definizione di w.
• Vedi “Spessore” (pag. 219), in questo capitolo, per definizione di th.
• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 325), in “Configurazioni di carico”.

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato a ciascun elemento Plane per attivare il suo peso
proprio. Utilizzando il Carico di Gravità, il peso proprio può essere scalato e applicato in
qualunque direzione. Su ciascun elemento possono essere applicati fattori di scala e dire-
zioni differenti.

Se tutti gli elementi sono caricati allo stesso modo e nella direzione verso il basso, è più
conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Carico di Peso Proprio 221


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 221), in questo capitolo per la defi-
nizione di peso proprio per l’elemento Plane.
• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), in “Configurazioni di Carico”

Carico di Pressione Superficiale


Il Carico di Pressione Superficiale è usato per applicare carichi di pressione esterna sulle
una qualunque delle tre o quattro facce laterali dell’elemento Plane. La definizione di
queste facce è illustrata in figura 42 (pag. 181). La pressione superficiale agisce sempre
normalmente alla superficie. Le pressioni positive agiscono verso l’interno.

La pressione può essere costante su tutta la faccia o interpolata tra valori assegnati ai nodi.
I valori assegnati ai nodi sono ottenuti da Configurazioni Nodali e non devono essere
necessariamente uguali per facce diverse. Le Configurazioni Nodali possono essere usate
per applicare con facilità pressioni idrostatiche.

La pressione agente su di un lato è moltiplicata per lo spessore, th, integrata lungo la


lunghezza del lato e quindi assegnata in modo proporzionale ai nodi su quel lato.

Vedi capitolo “Configurazioni Nodali” (pag. 332), per maggiori informazioni.

Carico di Pressione Interstiziale


Il Carico di Pressione Interstiziale (Pore Pressure) è usato per modellare gli effetti di
trascinamento e galleggiamento di un fluido all’interno di una sostanza solida, quale l’ef-
fetto dell’acqua sullo scheletro solido del terreno.

Valori scalari di pressione idraulica sono dati ai nodi dell’elemento per mezzo di Confi-
gurazioni Nodali e quindi interpolati su tutto l’elemento. La forza totale agente sull’ele-
mento è l’integrale del gradiente di questo campo di pressioni sul piano dell’elemento,
moltiplicato per lo spessore, th. Questa forza è quindi assegnata in modo proporzionale
a ciascuno dei nodi dell’elemento. Le forze sono tipicamente dirette da regioni di alta
pressione a regioni di bassa pressione.

Vedi il capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321), per maggiori informazioni.

222 Carico di Pressione Superficiale


Capitolo XI L’elemento Plane

Carico di Temperatura
Il carico di Temperatura crea deformazione termica nell’elemento Plane. Questa defor-
mazione è data dal prodotto del coefficiente di espansione termica del Materiale e dalla
variazione di temperatura nell’elemento. La variazione di temperatura è misurata dalla
Temperatura di Riferimento dell’elemento alla Temperatura di Carico dell’elemento. Le
variazioni di temperatura sono assunte costanti attraverso lo spessore.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321),) per maggiori informazioni.

Output di Tensione
Le tensioni dell’elemento Plane sono valutate presso i punti di integrazione di Gauss 2 x
2 standard dell’elemento e estrapolati ai nodi. Vedi Cook, Malkus e Plesha (1989) per
maggiori informazioni.

Sono forniti anche i valori principali e le associate direzioni principali nel piano locale
dell’elemento 1-2, per i casi di carico a valore singolo. L’angolo dato è misurato in senso
antiorario (quando osservato dalla direzione +3) dall’asse locale 1 verso la direzione del
valore principale massimo.

Per maggiori informazioni:

• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).


• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Carico di Temperatura 223


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

224 Output di Tensione


Capitolo XII

L’elemento Asolid
L’elemento Asolid, è utilizzato per modellare solidi assialsimmetrici sottoposti a carichi
assialsimmetrici.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Connettività nodale
• Gradi di libertà
• Sistema di coordinate locali
• Tensioni e deformazioni
• Proprietà di sezione
• Massa
• Carico di Peso Proprio
• Carico di Gravità
• Carico di Pressione Superficiale
• Carico di Pressione Interstiziale
• Carico di Temperatura
• Carico di Rotazione
• Output di Tensione

225
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Compendio
L’elemento Asolid è un elemento a tre o quattro nodi per la modellazione di strutture
assialsimmetriche soggette a carichi assialsimmetrici. È basato su di una formulazione
isoparametrica che include quattro modi opzionali di flessione incompatibile.

L’elemento modella una sezione trasversale bidimensionale rappresentativa di un solido


tridimensionale assialsimmetrico. L’asse di simmetria può essere posizionato in modo
arbitrario nel modello. Ciascun elemento dovrebbe giacere completamente in un piano
contenente l’asse di simmetria. In caso contrario, l’elemento è formulato per essere
proiettato sul piano contenente l’asse di simmetria e il centro geometrico dell’elemento.

Geometria, carichi, spostamenti, tensioni e deformazioni sono assunti invarianti nella di-
rezione della circonferenza. Qualunque spostamento che avvenga in direzione della cir-
conferenza è trattato come torsione assialsimmetrica.

Le modalità di flessione incompatibili migliorano significativamente il comportamento


flettente dell’elemento se la sua geometria è di forma rettangolare. Un miglioramento del
comportamento è osservabile anche per geometrie non rettangolari.

Ciascun elemento Asolid ha un suo proprio sistema di coordinate locali per la definizione
delle proprietà di Materiale e dei carichi e per l’interpretazione dei risultati. Sono con-
sentite proprietà di Materiale dipendenti dalla temperatura e ortotrope. Ciascun elemento
può essere caricato da gravità (in qualunque direzione), pressione superficiale sulle facce
esterne, pressione interstiziale all’interno dell’elemento e da carichi dovuti a variazione
della temperatura.

Per l’Asolid è utilizzato uno schema di integrazione numerica 2 x 2. Le tensioni sono


valutate presso i punti di integrazione, nel sistema di coordinate locali, e quindi estrapo-
late verso i nodi. Un errore di approssimazione nelle tensioni può essere stimato dalla
differenza nei valori calcolati da elementi differenti connessi ad un nodo in comune. Que-
sto darà un’indicazione dell’accuratezza dell’approssimazione degli elementi finiti e può
essere usato come base per la selezione di una nuova mesh più accurata

Connettività nodale
La connettività nodale e la definizione delle facce è identica per tutti gli oggetti Area,
cioè gli elementi Shell, Plane e Asolid. Vedi i paragrafi “Connettività nodale” (pag. 180),
nel capitolo “L’elemento Shell”, per maggiori informazioni.

226 Compendio
Capitolo XII L’elemento Asolid

L’elemento Asolid è inteso per essere piano, cioè per giacere nel piano che contiene l’asse
di simmetria. In caso contrario, viene determinato un piano che contenga l’asse di sim-
metria e il centro geometrico dell’elemento e viene utilizzata la proiezione dell’elemento
su quel piano.

I nodi di un dato elemento non possono giacere su lati opposti dell’asse di simmetria.
Possono giacere sull’asse di simmetria e/o su uno dei lati.

Gradi di libertà
L’elemento Asolid attiva i tre gradi di libertà di traslazione presso ciascuno dei nodi con-
nessi. I gradi di libertà di rotazione non sono attivati.

Viene creata rigidezza per tutti e tre i gradi di libertà. I gradi di libertà nel piano rappre-
sentano il comportamento assiale e radiale. La traslazione normale rappresenta torsione
circonferenziale.

Vedi paragrafo “Gradi di libertà” (pag. 30), nel capitolo “Nodi e Gradi di Libertà”, per
maggiori informazioni.

Sistema di coordinate locali


Il sistema di coordinate locali dell’elemento è identico per tutti gli oggetti Area, cioè
gli elementi Shell, Plane e Asolid. Vedi i paragrafi “Sistema di coordinate locali” (pag.
185) e Sistema di coordinate locali avanzato” (pag. 186), nel capitolo “L’elemento Shell”,
per maggiori informazioni.

L’asse locale 3 è normale al piano dell’elemento ed è il negativo della direzione circon-


ferenziale. Il piano 1-2 è uguale al piano assial-radiale, benché l’orientamento degli assi
locali non sia necessariamente ristretto ad essere parallelo agli assi radiale e assiale.

La direzione radiale corre perpendicolarmente dall’asse di simmetria al centro dell’ele-


mento. La direzione assiale è parallela all’asse di simmetria, con verso positivo in alto
quando si guardi lungo la direzione circonferenziale (-3) con direzione radiale che punta
a destra.

Gradi di libertà 227


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Tensioni e deformazioni
L’elemento Asolid modella il piano medio di un settore rappresentativo di una struttura
assialsimmetrica le cui tensioni non variano in direzione della circonferenza.

Spostamenti nel piano locale 1-2 causano deformazioni nel piano (𝜀11 , 𝜀22 , 𝛾1,2 ) e ten-
sioni (𝜎11 , 𝜎22 , 𝜎12 ).

Spostamenti in direzione radiale causano anche deformazioni normali in direzione della


circonferenza:
𝑢𝑟
𝜀33 =
𝑟
Dove 𝑢𝑟 è lo spostamento radiale e r è il raggio presso il punto in questione. La tensione
normale circonferenziale (𝜎33 ) è calcolata come al solito dalle tre deformazioni normali.

Spostamenti nella direzione della circonferenza (3 locale) causano solo torsione, che ri-
sulta in deformazioni di taglio circonferenziali (𝛾12 , 𝛾13 ) e tensioni (𝜎12 , 𝜎13 ).

Vedi paragrafo “Tensioni e deformazioni” (pag. 71), nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”, per maggiori informazioni.

Proprietà di Sezione
Una Sezione Asolid è costituita da un gruppo di proprietà di materiale e geometriche che
descrivono la sezione trasversale di uno o più elementi Asolid. Le sezioni sono definite
in modo indipendente dagli elementi e sono assegnate agli oggetti Area.

Tipo di Sezione
Nell’assegnare una sezione Area, è possibile scegliere tra tre tipi di elemento base:

• Asolid - l’oggetto di questo capitolo, con gradi di libertà di traslazione, capace di


sostenere forze, ma non momenti.
• Plane (stress o strain) – un solido bidimensionale, con gradi di libertà di traslazione,
capace di sostenere forze, ma non momenti. Questo elemento è trattato nel capitolo
“L’elemento Plane” (pag. 215).

228 Tensioni e deformazioni


Capitolo XII L’elemento Asolid

• Shell (shell, plate o membrane) - con gradi di libertà di traslazione e rotazione, in


grado di sostenere forze e momenti. Questo elemento è trattato nel capitolo “L’ele-
mento Shell” (pag. 177).

Dopo aver selezionato un elemento Asolid è necessario fornire i dati descritti nel seguito.

Proprietà di Materiale
Le proprietà di Materiale per ciascun elemento Asolid sono specificate facendo riferi-
mento a un Materiale definito precedentemente. Saranno utilizzate proprietà ortotrope
anche se viene scelto un materiale anisotropo. Le proprietà di materiale usate dalle sezioni
Asolid sono:

• I moduli di elasticità e1, e2 e e3


• I moduli a taglio g12, g13 e g23
• I coefficienti di Poisson, u12, u13 e u23
• I coefficienti di espansione termica, a1, a2 e a3
• La massa specifica, m, per il calcolo della massa dell’elemento
• Il peso specifico, w, per il calcolo dei Carichi di Peso Proprio e di Gravità

Tutte le proprietà di materiale (fatta salva la massa specifica) sono ottenute alla tempera-
tura di materiale di ciascun elemento individuale.

Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69), per maggiori informazioni.

Angolo di materiale
Il sistema di coordinate locali del materiale e quello dell’elemento (Sezione Asolid) non
hanno bisogno di essere uguali. La direzione locale 3 coincide sempre per i due sistemi,
ma l’asse di materiale 1 e l’asse di elemento 1 possono differire di un angolo a, come
indicato in figura 53 (pag. 230). Questo angolo non ha effetto per le proprietà di materiale
isotrope, dal momento che esse non dipendono dall’orientamento.

Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 70) nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”, per maggiori informazioni.

Proprietà di Sezione 229


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 53

Angolo di materiale di un elemento Asolid

Asse di simmetria
Per ciascuna sezione Asolid, è possibile selezionare un’asse di simmetria. Questo asse è
specificato come asse Z di un sistema di coordinate alternativo definito dall’utente. Tutti
gli elementi Asolid che utilizzano una data sezione Asolid avranno il medesimo asse di
simmetria.

Per la maggior parte dei casi di modellazione, ci sarà bisogno di un singolo asse di sim-
metria. Tuttavia, se nel vostro modello desiderate avere assi di simmetria multipli, sem-
plicemente predisponete tanti sistemi di coordinate alternative quanti sono necessari per
le vostre necessità e definite le corrispondenti sezioni Asolid.

Bisogna avere coscienza del fatto che è quasi impossibile creare un modello sensato che
connetta elementi Asolid con altri tipi di elemento o che connetta elementi Asolid che
utilizzano assi di simmetria differenti. L’applicazione pratica dell’uso di assi di simmetria
differenti è di avere più strutture assialsimmetriche indipendenti all’interno di uno stesso
modello.

Vedi paragrafo “Sistema di Coordinate Alternative” (pag. 16) nel capitolo “Sistemi di
Coordinate”, per maggiori informazioni.

230 Proprietà di Sezione


Capitolo XII L’elemento Asolid

Figura 54

Sistema di coordinate cocali dell’elemento Asolid e cefinizione di arco

Arco e spessore
L’elemento Asolid rappresenta un solido creato da una rotazione di 360° del profilo piano
dell’elemento attorno all’asse di simmetria. Tuttavia l’analisi considera solo un settore
rappresentativo del solido. È possibile specificare la dimensione di questo settore, in
gradi, usando il parametro arc. Ad esempio, arc=360 modella l’intera struttura, mentre
arc=90 modella un suo quarto. Vedi figura 54 (pag. 231). Ponendo arc=0, il valore di
default, il modello comprende un settore di un radiante. Un radiante vale 180°/π, cioè
approssimativamente 57.3°.

Lo “spessore” dell’elemento (estensione della circonferenza), h, cresce con la distanza


radiale, r, dall’asse di simmetria:
𝜋 ∙ 𝐚𝐫𝐜
ℎ= 𝑟
180
Ovviamente lo spessore varia lungo il piano dell’elemento.

Lo spessore dell’elemento è usato per calcolare rigidezza, massa e carichi dell’elemento.


Pertanto le forze nodali calcolate per l’elemento sono proporzionali a arc.

Proprietà di Sezione 231


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Modalità di flessione incompatibili


Per default ciascun elemento Asolid include, nella formulazione della rigidezza, quattro
modi flessionali incompatibili. Questi modi di flessione incompatibili migliorano signi-
ficativamente il comportamento flessionale dell’elemento nel piano, se la geometria
dell’elemento è di forma rettangolare. Un miglioramento di comportamento è riscontra-
bile anche con geometrie non rettangolari.

Se un elemento è severamente distorto, l’inclusione dei modi incompatibili dovrebbe es-


sere evitata. In questo caso l’elemento utilizza la formulazione isoparametrica standard.
I modi di flessione incompatibili possono anche essere soppressi nei casi dove la flessione
non è importante, come nei tipici problemi geotecnici.

Massa
In un’analisi dinamica, la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia.
La massa procurata dagli elementi Asolid è accumulata sui nodi dell’elemento. All’in-
terno dell’elemento stesso non è considerato alcun effetto inerziale.

La massa totale dell’elemento è uguale all’integrale sul piano dell’elemento della massa
specifica, m, moltiplicata per lo spessore, h. La massa totale è distribuita tra i nodi in
modo proporzionale ai termini diagonali della matrice di massa consistente. Vedi Cook,
Malkus e Plesha (1989), per maggiori informazioni. La massa totale è applicata a cia-
scuna dei tre gradi di libertà lineari: UX, UY e UZ.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Massa specifica” (pag. 77), in “Proprietà di materiale”.


• Vedi “Origine della Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di carico”.
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per un
elemento Asolid il peso proprio è una forza distribuita uniformemente su tutto il piano
dell’elemento. Il valore unitario del peso proprio, per sezioni omogenee, è pari al peso
specifico, w, moltiplicato per lo spessore membranale, h.

Il peso proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. Se la direzione
verso il basso corrisponde alla direzione radiale o a quella circonferenziale di un elemento
Asolid il peso proprio dell’elemento sarà zero, dal momento che un peso proprio agente

232 Massa
Capitolo XII L’elemento Asolid

in queste direzioni non sarebbe assialsimmetrico. Peso proprio diverso da zero esisterà
solo per elementi la cui direzione assiale è verticale.

È possibile scalare il peso proprio per un singolo fattore che si applica in modo analogo
su tutti gli elementi della struttura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Peso specifico” (pag. 78), nel capitolo “Proprietà di Materiale”, per
la definizione di w.
• Vedi paragrafo “Arco e spessore” (pag. 231), in questo capitolo, per la definizione
di th.
• Vedi paragrafo “Carico da Peso Proprio” (pag. 325), nel capitolo “Configurazioni
di carico”.

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato su ciascun elemento Asolid per attivare il suo
peso proprio. Utilizzando il Carico di Gravità, il peso proprio può essere scalato e appli-
cato in qualunque direzione. Su ciascun elemento possono essere applicati differenti fat-
tori di scala e direzioni. Tuttavia solo la componente del Carico di Gravità agente in di-
rezione assiale di un elemento Asolid sarà non zero. Le componenti in direzione radiale
o circonferenziale saranno portate a zero.

Se tutti gli elementi sono caricati allo stesso modo e nella direzione verso il basso, è più
conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di peso proprio” (pag.232), in questo capitolo per la defini-
zione di peso proprio per l’elemento Plane.
• Vedi paragrafo “Carico di gravità” (pag. 326), in “Configurazioni di Carico”

Carico di Pressione Superficiale


Il Carico di Pressione Superficiale è usato per applicare carichi di pressione esterna su
qualunque delle tre o quattro facce laterali dell’elemento Asolid. La definizione di queste
facce è illustrata in figura 42 (pag. 181). La pressione superficiale agisce sempre normal-
mente alla superficie. Le pressioni positive agiscono verso l’interno.

Carico di Gravità 233


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

La pressione può essere costante su tutta la faccia o interpolata tra valori assegnati ai nodi.
I valori assegnati ai nodi sono ottenuti da Configurazioni Nodali e non devono essere
necessariamente uguali per facce diverse. Le Configurazioni Nodali possono essere usate
per applicare con facilità pressioni idrostatiche.

La pressione agente su di un lato è moltiplicata per lo spessore, h, integrata lungo la lun-


ghezza del lato e quindi assegnata in modo proporzionale ai nodi di quel lato.

Vedi capitolo “Configurazioni Nodali” (pag. 332), per maggiori informazioni.

Carico di Pressione Interstiziale


Il Carico di Pressione Interstiziale (Pore Pressure) è usato per modellare gli effetti di
trascinamento e galleggiamento di un fluido all’interno di una sostanza solida, quale l’ef-
fetto dell’acqua sullo scheletro solido del terreno.

Valori scalari di pressione idraulica sono dati ai nodi dell’elemento per mezzo di Confi-
gurazioni Nodali e quindi interpolati su tutto l’elemento. La forza totale agente sull’ele-
mento è l’integrale del gradiente di questo campo di pressioni, moltiplicato per lo spes-
sore, h, sul piano dell’elemento. Questa forza è quindi assegnata in modo proporzionale
a ciascuno dei nodi dell’elemento. Le forze sono tipicamente dirette da regioni di alta
pressione a regioni di bassa pressione.

Vedi il capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321), per maggiori informazioni.

Carico di Temperatura
Il carico di Temperatura crea deformazione termica nell’elemento Asolid. Questa defor-
mazione è data dal prodotto del coefficiente di espansione termica del Materiale per la
variazione di temperatura nell’elemento. Per un’analisi lineare, tutti i Carichi di Tempe-
ratura specificati rappresentano un cambio in temperatura dallo stato non teso, per
un’analisi non lineare dalla temperatura precedente. Le variazioni di temperatura sono
assunte costanti attraverso lo spessore dell’elemento.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321), per maggiori informazioni.

Carico di Rotazione
Il Carico di Rotazione è usato per applicare forza centrifuga a elementi Asolid. Si assume
che ciascun elemento ruoti attorno al proprio asse di simmetria con una velocità angolare
costante.

234 Carico di Pressione Interstiziale


Capitolo XII L’elemento Asolid

La velocità angolare crea sull’elemento un carico proporzionale alla sua massa, la sua
distanza dall’asse di rotazione e il quadrato della velocità angolare. Questo carico agisce
nella direzione radiale positiva ed è assegnato proporzionalmente ai singoli nodi dell’ele-
mento. Un elemento a massa zero non produrrà alcun carico di rotazione.

Dal momento che il carico di rotazione è bassato sull’assunzione che la velocità angolare
sia costante, non ha senso utilizzare una Configurazione di Carico che contiene Carico di
Rotazione durante un’analisi in time history salvo che quella Configurazione di Carico
non sia applicata in modo quasi-statico (cioè con una variazione nel tempo molto lenta)

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Massa specifica” (pag. 77), nel capitolo “Proprietà di materiale”.
• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).

Output di Tensione
Le tensioni dell’elemento Asolid sono valutate presso i punti di integrazione di Gauss 2
x 2 standard dell’elemento e estrapolati ai nodi. Vedi Cook, Malkus e Plesha (1989) per
maggiori informazioni.

Sono calcolati anche i valori principali e le associate direzioni principali nel piano locale
dell’elemento 1-2 per i casi di carico a valore singolo. L’angolo dato è misurato in senso
antiorario (quando osservato dalla direzione +3) dall’asse locale 1 verso la direzione del
valore principale massimo.

Per maggiori informazioni:

• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).


• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Output di Tensione 235


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

236
Capitolo XIII

L’elemento Solid
L’elemento Solid è utilizzato per modellare strutture tridimensionali.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Connettività nodale
• Gradi di libertà
• Sistema di coordinate locali
• Sistema avanzato di coordinate locali
• Tensioni e deformazioni
• Proprietà Solid
• Massa
• Carico di Peso Proprio
• Carico di Gravità
• Carico di Pressione Superficiale
• Carico di Pressione Interstiziale
• Carico di Temperatura
• Output di Tensione

237
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Compendio
L’elemento Solid è un elemento a otto nodi per la modellazione di strutture tridimensio-
nali e solidi. È basato su una formulazione isoparametrica che include nove modi opzio-
nali di flessione incompatibile.

Le modalità di flessione incompatibili migliorano significativamente il comportamento


flettente dell’elemento se la sua geometria è di forma rettangolare. Un miglioramento del
comportamento è osservabile perfino per geometrie non rettangolari.

Ciascun elemento Solid ha un suo proprio sistema di coordinate locali per la definizione
delle proprietà di Materiale e dei carichi e per l’interpretazione dei risultati. Sono con-
sentite proprietà di Materiale dipendenti dalla temperatura e anisotrope. Ciascun ele-
mento può essere caricato da gravità (in qualunque direzione), pressione superficiale sulle
facce esterne, pressione interstiziale all’interno dell’elemento e da carichi dovuti a varia-
zione della temperatura.

Per l’Asolid è utilizzato uno schema di integrazione numerica 2 x 2 x2. Le tensioni sono
valutate presso i punti di integrazione, nel sistema di coordinate locali, e quindi estrapo-
late verso i nodi. Un errore di approssimazione nelle tensioni può essere stimato dalla
differenza nei valori calcolati da elementi differenti connessi a un nodo in comune. Que-
sto darà un’indicazione dell’accuratezza dell’approssimazione degli elementi finiti e può
essere usato come base per la selezione di una nuova mesh più accurata

Connettività nodale
Ciascun elemento Solid ha sei facce quadrilatere, con un nodo posizionato presso cia-
scuno degli otto angoli come mostrato in figura 55 (pag. 239). È importate prendere nota
della posizione relativa degli otto nodi: i percorsi j1-j2-j3 e j5-j6-j7 dovrebbero apparire
in senso antiorario quando visti falla direzione da j1 a j5. Espresso in forma matematica,
i tre vettori:

• V12, dal nodo j1 a J2,


• V13, dal nodo j1 a J3,
• V15, dal nodo j1 a J5,

Devono formare un triplo prodotto positivo, cioè:

(𝐕𝟏𝟐 × 𝐕𝟏𝟐 ) ∙ 𝐕𝟏𝟓 > 0

238 Compendio
Capitolo XIII L’elemento Solid

Figura 55
Connettività nodale dell’elemento Solid e definizioni delle Facce

La posizione dei nodi dovrebbe essere scelta per soddisfare le seguenti condizioni geo-
metriche:

• L’angolo interno di ciascuno spigolo deve essere inferiore a 180°. I risultati migliori
si ottengono per angoli vicini ai 90° o, almeno, nell’arco compreso tra i 45° e i 135°.
• Il rapporto di forma di un elemento Solid non dovrebbe essere troppo elevato. Si
tratta del rapporto tra la dimensione maggiore e minore dell’elemento. I risultati
migliori si ottengono per un rapporto di forma vicino all’unità o almeno inferiore a
quattro. Il rapporto di forma (aspect ratio) non dovrebbe essere superiore a dieci.

Generalmente queste condizioni possono essere raggiunte con un raffinamento adeguato


della mesh.

Solidi Degenerati
Solidi Degenerati, come cunei e tetraedri, possono essere creati collassando i vari lati
dell’elemento. Questo si ottiene specificando il medesimo numero di nodo per due o più
degli otto nodi d’angolo, questo fin tanto che l’ordine dei nodi rimane lo stesso. Esempi
includono:

Connettività nodale 239


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Cuneo (sotto triangolare, sopra triangolare): j1, j2, j3 = J4, J 5, J6, J7 = J8


• Tetraedro (Sotto triangolare, sopra puntiforme): j1, j2, j3 = J4, j5 = j6 = j7 =j8
• A 7 nodi (sotto rettangolare, sopra triangolare): J1, J2, J3, J4, J5, J6, J7 = j8
• Piramide (sotto rettangolare, sopra puntiforme): J1, J2, J3, J4, J5 = J6 =J7 = J8

Sono possibili altre configurazioni, ma quelle indicate sono quelle raccomandate.

Gradi di libertà
L’elemento Asolid attiva i tre gradi di libertà di traslazione presso ciascuno dei nodi con-
nessi. I gradi di libertà di rotazione non sono attivati. Questo elemento contribuisce alla
rigidezza per tutti e tre i gradi di libertà di traslazione.

Vedi paragrafo “Gradi di libertà” (pag. 30), nel capitolo “Nodi e Gradi di Libertà”, per
maggiori informazioni.

Sistema di coordinate locali


Ciascun elemento Solid ha il suo sistema di coordinate locali di elemento usato per
definire proprietà dei materiali, carichi e output. Gli assi del sistema locale sono chiamati
1, 2 e 3. Per default questi assi sono identici agli assi del sistema globale X, Y e Z, rispet-
tivamente. Entrambi sono sistemi di coordinate destrorsi.

Il sistema di coordinate di default è adeguato per la maggior parte delle situazioni. Tutta-
via, per certi scopi di modellazione può essere utile usare un sistema di coordinate locali
che segua la geometria della struttura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi il paragrafo “Direzioni verso l’alto e orizzontale” (pag. 13), nel capitolo “Nodi
e gradi di libertà”, per maggiori informazioni.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali avanzato” (pag. 240), in questo capi-
tolo.

Sistema di coordinate locali avanzato


Per default, il sistema di coordinate locali di elemento 1-2-3 è identico al sistema di coor-
dinate globali X-Y-Z, come descritto al paragrafo precedente. In certe modellazioni può
essere utile avere un controllo maggiore nello specificare il sistema di coordinate locali.

240 Gradi di libertà


Capitolo XIII L’elemento Solid

È disponibile una varietà di metodi per definire il sistema di coordinate locali di un ele-
mento solido. Essi possono essere usati separatamente od insieme. Gli assi coordinati
locali possono essere definiti come paralleli a direzioni coordinate arbitrarie in un sistema
arbitrario di coordinate o a vettori impostati tra due nodi. Inoltre il sistema di coordinate
locali può essere specificato per mezzo di un gruppo di angoli coordinati assegnati all’ele-
mento. Questi metodi sono descritti nei paragrafi seguenti.

Per maggiori informazioni:

• Vedi il capitolo “Sistemi di coordinate” (pag. 11).


• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 240), in questo capitolo.

Vettori di riferimento
Per definire un sistema di coordinate locali per un elemento Solid è necessario specificare
due vettori di riferimento che siano paralleli a uno dei piani coordinati locali. Il vettore
di riferimento assiale, Va, deve essere parallelo a uno degli assi locali (I = 1, 2 o 3) nel
piano e avere una proiezione positiva su quell’asse. Il vettore di riferimento planare,
Vp, deve avere una proiezione positiva sull’altro asse locale (j = 1, 2 o 3, ma I ≠ j) nel
piano, ma non ha bisogno di essere parallelo a tale asse. Avere una proiezione positiva
significa che la direzione positiva del vettore di riferimento deve avere un angolo infe-
riore ai 90° con la direzione positiva dell’asse locale.

Insieme i due vettori di riferimento definiscono un asse locale, i e un piano locale, I-j.
Partendo da qui, il programma può determinare il terzo asse locale, k, per mezzo dell’al-
gebra vettoriale.

Ad esempio, potremmo scegliere il vettore di riferimento assiale parallelo all’asse locale


1 e il vettore di riferimento planare parallelo al piano locale 1-2 (I= 1, j = 2). In alternativa,
potremmo scegliere il vettore di riferimento assiale parallelo all’asse locale 3 e il vettore
di riferimento planare parallelo al piano 3-2 (I = 3, j = 2). È possibile scegliere il piano
più conveniente da definire usando il parametro local, che può assumere i valori 12, 13,
21, 23, 31 o 32. I due numeri corrispondono agli assi I e j rispettivamente. Il default è 31.

Definire il vettore di riferimento assiale


Per definire il vettore di riferimento assiale, è necessario prima specificare o usare i valori
di default per:

• Una direzione coordinata axdir (il default è +Z)


• Un sistema di coordinate fisse csys (il default è zero, ad indicare il sistema di rife-
rimento globale).

Sistema di coordinate locali avanzato 241


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Come possibilità alternativa è ammesso specificare:

• Una coppia di nodi axveca e axvecb (il valore di default è zero, ad indicare il centro
dell’elemento). Se sono entrambi zero questa opzione non è utilizzata.

Per ciascun nodo il vettore di riferimento di asse è determinato come segue:


4. Viene determinato un vettore dal nodo axveca al nodo axvecb. Se questo vettore
ha una lunghezza finita, è usato come vettore di riferimento Va.
5. Altrimenti la direzione coordinata axdir, è valutata presso il centro dell’elemento,
nel sistema di coordinate fisse csys, ed è usata come vettore di riferimento Va.

Definire il vettore di riferimento planare


Per definire il vettore di riferimento planare, per prima cosa è necessario specificare o
usare i valori di default per:

• Una direzione coordinata primaria pldirp (il default è +X)


• Una direzione coordinata secondaria pldirs (il default è +Y). Le direzioni pldirp e
pldirs non dovrebbero essere parallele tra loro, a meno di essere certi che non siano
parallele all’asse locale 1
• Un sistema di coordinate fisse csys (il default è zero, ad indicare il sistema di rife-
rimento globale). Questo deve essere il medesimo sistema di coordinate già utiliz-
zato per definire il vettore di riferimento di asse, come descritto in precedenza

Come possibilità alternativa è ammesso specificare:


• Una coppia di nodi plveca e plvecb (il valore di default è zero, ad indicare il centro
dell’elemento). Se sono entrambi zero questa opzione non è utilizzata

Per ciascun nodo il vettore di riferimento di asse è determinato come segue:


1. Viene determinato un vettore dal nodo plveca al nodo plvecb. Se questo vettore ha
una lunghezza finita e non è parallelo all’asse locale I, è usato come vettore di
riferimento Vp
2. Altrimenti la direzione coordinata primaria pldirp, è valutata sul nodo j, nel si-
stema di coordinate fisso csys. Se la sua direzione non è parallela all’asse locale I,
essa è utilizzata come vettore di riferimento Vp

242 Sistema di coordinate locali avanzato


Capitolo XIII L’elemento Solid

3. Altrimenti la direzione coordinata secondaria pldirs, è valutata al centro dell’ele-


mento nel sistema di coordinate fisse csys. Se la sua direzione non è parallela
all’asse locale I, essa è utilizzata come vettore di riferimento Vp.
4. Altrimenti il metodo fallisce e l’analisi è terminata. Questo non potrà mai accadere
se pldirp è non parallela a pldirs
Un vettore è considerato parallelo all’asse locale I se il seno dell’angolo tra essi è inferiore
a 10-3.

Determinare gli assi locali dai vettori di riferimento


Il programma utilizza il prodotto vettore per determinare gli assi locali dai vettori di rife-
rimento. I tre assi locali sono rappresentati da tre versori V1, V2 e V3, che soddisfano alla
relazione dal prodotto vettore:

𝐕𝟏 = 𝐕𝟐 × 𝐕𝟑

L’asse locale Vi è ottenuto dal vettore Va normalizzato come versore a lunghezza unitaria.

I rimanenti due assi locali Vj e Vk sono definiti come segue:

• Se I e j permutano in senso positivo, cioè local = 12, 23 o 31, allora:

𝐕𝐤 = 𝐕𝐢 × 𝐕𝐩 e
𝐕𝐣 = 𝐕𝐤 × 𝐕𝐢

• Se I e j permutano in senso negativo, cioè local =21, 32 o 13, allora:

𝐕𝐤 = 𝐕𝐩 × 𝐕𝐢 e
𝐕𝐣 = 𝐕𝐢 × 𝐕𝐤
Un esempio che mostra come si determini un sistema di coordinate locali utilizzando i
vettori di riferimento è illustrato in figura 56 (pag. 244).

Angoli Coordinati di Elemento


Gli assi delle coordinate locali dell’elemento Solid determinati dai vettori di riferimento
possono essere ulteriormente modificati con l’uso di tre angoli coordinati di elemento,
chiamati a, b e c. Nel caso in cui siano stati usati i vettori di riferimento di default, gli
angoli coordinati definiscono l’orientamento del sistema di coordinate locali dell’ele-
mento rispetto agli assi globali.

Sistema di coordinate locali avanzato 243


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 56
Esempio di determinazione del sistema di coordinate locali dell’elemento Solid
utilizzando i vettori di riferimento per local=31. Il punto j è il centro dell’elemento

Gli Angoli Coordinati di Elemento specificano le rotazioni del sistema di coordinate lo-
cali attorno ai suoi assi correnti. L’orientamento risultante del sistema di coordinate locali
è ottenuto sulla base della seguente procedura:

1. La prima rotazione del sistema locale è di un angolo a, attorno a +3


2. La seconda è di un angolo b, attorno all’asse locale risultante +2
3. La terza è di un angolo c, attorno all’asse locale risultante +1

L’ordine con il quale sono effettuate le rotazioni è importante. L’uso degli angoli coordi-
nati per orientare il sistema di coordinate locali di elemento rispetto al sistema di coordi-
nate globali è illustrato in figura 57 (pag. 245).

244 Sistema di coordinate locali avanzato


Capitolo XIII L’elemento Solid

Figura 57
Uso degli Angoli Coordinati di Elemento per orientare
il sistema di coordinate locali dell’elemento Solid

Sistema di coordinate locali avanzato 245


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Tensioni e deformazioni
L’elemento Solid modella lo stato generale di tensioni e deformazioni in un solido tridi-
mensionale. Per questo elemento sono attive tutte e sei le componenti di tensione e de-
formazione.

Vedi paragrafo “Tensioni e deformazioni” (pag. 71), nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”, per maggiori informazioni.

Proprietà Solid
Una Proprietà Solid è costituita da un gruppo di proprietà di materiale e geometriche da
usare per uno o più elementi Solid. Le Proprietà Solid sono definite in modo indipendente
dagli elementi/oggetti Solid e sono loro assegnate successivamente.

Proprietà di materiale
Le proprietà di Materiale per ciascun elemento Solid sono specificate facendo riferimento
a un Materiale definito precedentemente. Sono usate proprietà di Materiale interamente
anisotrope. Le proprietà di materiale usate dagli elementi Solid sono:

• I moduli di elasticità e1, e2 e e3


• I moduli a taglio g12, g13 e g23
• I coefficienti di Poisson, u12, u13, u23, … u56
• I coefficienti di espansione termica, a1, a2, a3, a12, a13 e a23
• La massa specifica, m, per il calcolo della massa dell’elemento
• Il peso specifico, w, per il calcolo dei carichi di Peso Proprio e di Gravità

Tutte le proprietà di materiale (fatta salva la massa e il peso specifici) sono ottenute alla
temperatura di materiale di ciascun elemento individuale.

Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69), per maggiori informazioni.

Angolo di materiale
Il sistema di coordinate locali del materiale e quello dell’elemento (Proprietà) non hanno
bisogno di essere uguali. Il sistema di coordinate di materiale è orientata rispetto al si-
stema di coordinate dell’elemento usando i tre angoli a, b e c, in accordo con la seguente
procedura:

246 Tensioni e deformazioni


Capitolo XIII L’elemento Solid

Figura 58
Angoli di Materiale per l’elemento Solid

• Il sistema del materiale è per prima cosa allineato con il sistema dell’elemento
• Il sistema del materiale è quindi ruotato di a intorno al suo asse +3
• Il sistema del materiale è quindi ruotato di b intorno al risultante asse +2
• Il sistema del materiale è quindi ruotato di c intorno al risultante asse +1

La procedura è illustrata in figura 58 (pag. 247). Gli angoli non hanno effetti su proprietà
di materiale isotrope, dal momento che esse sono indipendenti dall’orientamento.

Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 70) nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”, per maggiori informazioni.

Modalità di flessione incompatibili


Per default, ciascun elemento Solid include, nella formulazione della rigidezza, nove
modi flessionali incompatibili. Questi modi incompatibili migliorano significativamente
il comportamento flessionale dell’elemento, se la sua geometria è di forma rettangolare.
Un miglioramento è riscontrabile anche con geometrie non rettangolari.

Se un elemento è severamente distorto, l’inclusione dei modi incompatibili dovrebbe es-

Proprietà Solid 247


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

sere soppressa. In questo caso l’elemento utilizza la formulazione isoparametrica stan-


dard. I modi di flessione incompatibili possono anche essere soppressi nei casi dove la
flessione non è importante, come nei tipici problemi geotecnici.

Massa
In un’analisi dinamica, la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia.
La massa procurata dagli elementi Solid è accumulata sui nodi dell’elemento. All’interno
dell’elemento stesso non è considerato alcun effetto inerziale.

La massa totale dell’elemento è uguale all’integrale sul volume dell’elemento della massa
specifica, m. La massa totale è distribuita tra i nodi in modo proporzionale ai termini
diagonali della matrice di massa consistente. Vedi Cook, Malkus e Plesha (1989) per
maggiori informazioni. La massa totale è applicata a ciascuno dei tre gradi di libertà li-
neari: UX, UY e UZ.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Massa specifica” (pag. 77), nel capitolo “Proprietà di Materiale”.
• Vedi paragrafo “Origine della Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di Carico”.
• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per un
elemento Solid il peso proprio è una forza distribuita uniformemente su tutto il volume
dell’elemento. Il valore unitario del peso proprio è pari al peso specifico, w.

Il peso proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. È possibile scalare
il peso proprio per un singolo fattore che si applica in modo analogo su tutti gli elementi
della struttura.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Peso specifico” (pag. 78), nel capitolo “Proprietà di Materiale”, per
la definizione di w.
• Vedi paragrafo “Carico da Peso Proprio” (pag. 325), nel capitolo “Configurazioni
di Carico”.

248 Massa
Capitolo XIII L’elemento Solid

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato su ciascun elemento Solid per attivarne il peso
proprio. Utilizzando il Carico di Gravità, il peso proprio può essere scalato e applicato in
qualunque direzione. Su ciascun elemento possono essere applicati differenti fattori di
scala e direzioni.

Se tutti gli elementi sono caricati allo stesso modo e nella direzione verso il basso, è più
conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 248), in questo capitolo per la defi-
nizione di peso proprio per l’elemento Solid.
• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), in “Configurazioni di Carico”

Carico di Pressione Superficiale


Il Carico di Pressione Superficiale è usato per applicare carichi di pressione esterna su
qualunque delle sei facce laterali dell’elemento Solid. La definizione di queste facce è
illustrata in figura 55 (pag. 239). La pressione superficiale agisce sempre normalmente
alla superficie. Le pressioni positive agiscono verso l’interno.

La pressione può essere costante su tutta la faccia o interpolata tra valori assegnati ai nodi.
I valori assegnati ai nodi sono ottenuti da Configurazioni Nodali e non devono essere
necessariamente uguali per facce diverse. Le Configurazioni Nodali possono essere usate
per applicare con facilità pressioni idrostatiche.

La pressione agente su una faccia è integrata su tutta l’area della faccia e la forza risultante
è assegnata proporzionalmente ai nodi di quella faccia.

Vedi capitolo “Configurazioni Nodali” (pag. 332), per maggiori informazioni.

Carico di Pressione Interstiziale


Il Carico di Pressione Interstiziale (Pore Pressure) è usato per modellare gli effetti di
trascinamento e galleggiamento di un fluido all’interno di una sostanza solida, quale l’ef-
fetto dell’acqua sullo scheletro solido del terreno.

Valori scalari di pressione idraulica sono dati ai nodi dell’elemento per mezzo di Confi-

Carico di Gravità 249


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

gurazioni Nodali e quindi interpolati su tutto l’elemento. La forza totale agente sull’ele-
mento è l’integrale del gradiente di questo campo di pressioni sul volume dell’elemento.
Questa forza è quindi assegnata a ciascuno dei nodi dell’elemento in modo proporzionale.
Le forze sono tipicamente dirette da regioni di alta pressione a regioni di bassa pressione.

Vedi il capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321), per maggiori informazioni.

Carico di Temperatura
Il carico di Temperatura crea deformazione termica nell’elemento Solid. Questa defor-
mazione è data dal prodotto del coefficiente di espansione termica del Materiale e dalla
variazione di temperatura nell’elemento. Per un’analisi lineare, tutti i Carichi di Tempe-
ratura specificati rappresentano un cambio in temperatura dallo stato privo di tensioni,
per un’analisi non lineare dalla temperatura precedente.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321), per maggiori informazioni.

Output di Tensione
Le tensioni dell’elemento Solid sono valutate presso i punti di integrazione di Gauss 2 x
2 x 2 standard dell’elemento e estrapolati ai nodi. Vedi Cook, Malkus e Plesha (1989) per
maggiori informazioni.

Vengono calcolati anche i valori principali e le associate direzioni principali nel sistema
di coordinate locali dell’elemento per casi di carico con risultati univoci e per combina-
zioni di carico. Sono forniti i tre coseni direttori per ciascuna delle direzioni principali
massima e minima. La direzione della tensione principale intermedia è perpendicolare
alle due precedenti.

Per maggiori informazioni:

• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).


• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

250 Carico di Temperatura


Capitolo XIV

L’elemento Link/Support - Basi


L’elemento Link è utilizzato per connettere insieme due nodi. L’elemento Support è
usato per connettere un nodo “al suolo”. Entrambi gli elementi usano gli stessi tipi di
proprietà. Sulla base dei tipi di proprietà che gli sono assegnati e del tipo di analisi ese-
guita, ciascun elemento Link o Support può esibire fino a tre tipi di comportamento: li-
neare, non lineare e dipendente dalla frequenza.

Questo capitolo descrive le caratteristiche di base e generali degli elementi Link e Support
e il loro comportamento in campo lineare. Il capitolo successivo descrive il comporta-
mento avanzato, che può essere non lineare o dipendente dalla frequenza.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Connettività nodale
• Elementi a lunghezza zero
• Gradi di liberta
• Sistema di coordinate locali
• Sistema avanzato di coordinate locali
• Deformazioni interne
• Proprietà Link/Support
• Proprietà lineari accoppiate

251
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Massa
• Carico di Peso Proprio
• Carico di Gravità
• Output di forza interna e spostamento relativo

Compendio
Un elemento Link è un collegamento che lega insieme due nodi. Un elemento Support è
una “molla di collegamento al suolo” per un nodo. Le proprietà di entrambi i tipi sono
definite allo stesso modo. Ciascun elemento è considerato composto da sei “molle” sepa-
rate, per ciascuno dei sei gradi di libertà di spostamento relativo (assiale, a taglio, torsio-
nale e puramente flettente).

È possibile definire due distinte categorie di proprietà Link/Support: proprietà Li-


neari/Nonlineari e proprietà Dipendenti dalla Frequenza. A ciascun elemento Link o Sup-
port deve sempre essere assegnato un gruppo di proprietà Lineari/Nonlineari. L’assegna-
zione di proprietà Dipendenti dalla Frequenza è invece facoltativa.

Tutti i gruppi di proprietà Lineari/Nonlineari contengono proprietà lineari che sono usate
dall’elemento nel corso di analisi lineari e anche per gli altri tipi di analisi se nessun altro
tipo di proprietà è stato definito. Possono anche contenere proprietà non lineari che sa-
ranno usate per tutte le analisi non lineari e per analisi lineari che continuano partendo da
analisi non lineari.

I gruppi di proprietà Dipendenti dalla Frequenza contengono proprietà di impedenza (ri-


gidezza e smorzamento) che saranno usate per tutte le analisi Dipendenti dalla Frequenza.
Se viene eseguita un’analisi Dipendente dalla Frequenza e all’elemento Link/Support non
sono assegnate dette proprietà, al loro posto sono utilizzate le proprietà Lineari.

I tipi di comportamento non lineare che possono essere modellati includono:

• Smorzamento viscoelastico
• Gap (sola compressione) e Hook (sola trazione)
• Elasticità uniassiale multilineare
• Plasticità uniassiale (modello di Wen)
• Plasticità uniassiale multilineare con svariati tipi di comportamento isteretico: cine-
matico, Takeda e a pivot
• Isolatore alla base a plasticità biassiale
• Isolatore alla base del tipo a pendolo con attrito, con o senza sollevamento impedito.
Può anche essere usato per rappresentare comportamento a frizione da distacco

252 Compendio
Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

Ciascun elemento ha un suo sistema di coordinate locali per la definizione delle proprietà
di forza-spostamento e per l’interpretazione dei risultati.

Ciascun Link/Support può ricevere un carico di Gravità (in qualunque direzione).

L’output disponibile include lo spostamento relativo attraverso l’elemento e le forze in-


terne presso i nodi.

Connettività nodali
Ciascun elemento Link/Support può assumere una delle due seguenti configurazioni:

• Un Link che connette due nodi, I e j; è consentito che i due nodi occupino la stessa
posizione spaziale, creando così un elemento a lunghezza zero
• Un Support che collega un singolo nodo al suolo

Conversione da elemento a un nodo a elemento a due nodi


Durante l’analisi, tutti gli oggetti Link/Support a un nodo utilizzati nella modellazione
sono di fatto convertiti a elementi Link/Support a due nodi con lunghezza zero. Il nodo
originale, j, rimane connesso alla struttura. Un nuovo nodo, I, interamente fissato da vin-
coli esterni, è generato nella medesima posizione. Le reazioni sono calcolate sul nodo
generato I, ma sono riferite in output al nodo j. Invece, i carichi di cedimento del suolo
applicati al nodo j sono trasferiti al nodo I.

Nel proseguo di questo capitolo e di quello successivo continueremo per semplicità a


riferirci a elementi Support a un nodo e a spiegare il loro comportamento come quello di
oggetti di modellazione a un nodo.

Elementi a lunghezza zero


I seguenti tipi di elementi Link/Support sono considerati a lunghezza zero:

• Elementi Support a un nodo


• Elementi Link con distanza tra nodo I e nodo j inferiore o uguale alla tolleranza di
lunghezza zero specificata dall’utente.

La tolleranza della lunghezza è specificata usando la Tolleranza di Auto-Convergenza


nell’interfaccia grafica utente. Elementi a due nodi aventi lunghezza superiore a quella

Connettività nodali 253


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

specificata per la Tolleranza di Auto-Convergenza sono considerati come aventi lun-


ghezza finita. Che un elemento sia di lunghezza zero o finita ha effetto sulla definizione
del sistema di coordinate locali dell’elemento e sui momenti interni dovuti a forze di
taglio.

Gradi di libertà
L’elemento Link/Support attiva sempre tutti e sei i gradi di libertà di ciascuno dei nodi
(uno o due) ad esso connessi. A quali gradi di libertà nodali l’elemento contribuisca rigi-
dezza dipende dalle proprietà assegnate all’elemento. È necessario assicurarsi di asse-
gnare vincoli o altri ritegni a quei gradi di libertà nodale che non ricevono alcuna rigi-
dezza.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Gradi di libertà” (pag. 30), nel capitolo “Nodi e Gradi di Libertà”.
• Vedi paragrafo “Proprietà Link/Support” (pag. 263), in questo capitolo.

Sistema di coordinate locali


Ciascun elemento Link/Support ha un suo sistema di coordinate locali di elemento uti-
lizzato per definire le proprietà di forza-spostamento e l’output. Gli assi di questo sistema
locale sono chiamati 1, 2 e 3. Il primo asse è diretto lungo la lunghezza dell’elemento e
corrisponde al suo spostamento relativo in estensione. Gli altri due assi giacciono su di
un piano perpendicolare all’elemento, con orientamento da specificare; queste direzioni
corrispondono a spostamenti interni di taglio.

È importante capire chiaramente la definizione del sistema di coordinate locali 1, 2 e 3 e


la sua relazione con il sistema di coordinate globali X, Y e Z. Entrambi i sistemi seguono
la regola della mano destra. È compito dell’utente definire sistemi locali che rendano
semplice l’input dei dati e l’interpretazione dei risultati.

Nel caso di molte strutture la definizione del sistema di coordinate locali è estremamente
semplice. Tuttavia i metodi di assegnazione degli assi locali messi a disposizione dal
programma sono sufficientemente potenti e flessibili da consentire la descrizione
dell’orientamento degli elementi Link/Support anche nelle condizioni più difficili.

254 Gradi di libertà


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

Il metodo più semplice per calcolare il sistema di coordinate locali dell’elemento, utiliz-
zando l’orientazione di default e l’angolo coordinato dell’elemento Link/Support, è
descritto in questo paragrafo. Metodi addizionali per descrivere gli assi locali dell’ele-
mento Link/Support sono descritti nel paragrafo successivo.

• Vedi capitolo “Sistemi di coordinate” (pag. 11) per una descrizione dei concetti e
della terminologia utilizzata in questo paragrafo.
• Vedi paragrafo “Sistema avanzato di coordinate locali” (pag. 256 ) in questo capi-
tolo.

Asse longitudinale 1
L’asse locale 1 è l’asse longitudinale dell’elemento, corrispondente allo spostamento re-
lativo in estensione. Questo asse è determinato nel modo seguente:

• Per elementi di lunghezza finita l’asse è automaticamente definito dalla direzione


dal nodo I al nodo j
• Per elementi a lunghezza zero l’asse locale 1 è assegnato per default parallelo alla
direzione coordinata globale +Z (verso l’alto)

Per la definizione di elementi a lunghezza zero, vedi il paragrafo “Elementi a lunghezza


zero” (pag. 253), in questo capitolo.

Orientamento di default
L’orientamento di default degli assi locali 2 e 3 è determinato dalla relazione tra l’asse
locale 1 e l’asse globale Z. Il procedimento qui illustrato è il medesimo di quello usato
per l’elemento Frame.

• Il piano locale 1-2 è assunto verticale, cioè parallelo all’asse Z


• L’asse locale 2 è assunto con orientamento verso l’alto (+Z), a meno che l’elemento
non sia verticale, nel qual caso l’asse locale è assunto orizzontale con verso nella
direzione globale +X
• L’asse locale 3 è sempre orizzontale, cioè giace sul piano X-Y
• Un elemento è considerato verticale se il seno dell’angolo tra l’asse locale 1 e l’asse
globale Z è inferiore a 10-3.
• L’asse locale 2 assume un angolo con l’asse verticale che è il medesimo dell’angolo
che l’asse locale 1 ha con il piano orizzontale. Questo significa che l’asse locale 2
punta verso l’alto nel caso di elementi orizzontali.

Sistema di coordinate locali 255


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Angolo coordinato
L’angolo coordinato dell’elemento Frame, ang, è usato per definire orientamenti dell’ele-
mento che sono differenti da quello di default. Si tratta dell’angolo per il quale gli assi
locali 2 e 3 sono rotati attorno al verso positivo dell’asse 1 rispetto alla posizione di de-
fault. La rotazione per un valore positivo di ang appare in verso antiorario quando l’asse
locale +1 punta verso l’osservatore. Il procedimento qui delineato è identico a quello
utilizzato per l’elemento Frame.

Per elementi verticali, ang è l’angolo tra l’asse locale 2 e l’asse globale +X. Altrimenti
ang è l’angolo tra l’asse locale 2 e il piano verticale contenente l’asse locale 1. Vedi
Figura 59 (pag. 257) per alcuni esempi.

Sistema avanzato di coordinate locali


Per default, il sistema di coordinate locali dell’elemento è definito usando l’angolo coor-
dinato dell’elemento misurato rispetto alle direzioni globali +Z o +X, come descritto nel
paragrafo precedente. In alcune situazioni di modellazione può essere utile avere mag-
giore controllo nello specificare il sistema di coordinate locali.

Questo paragrafo descrive come definire l’orientamento degli assi trasversali locali 2 e 3
rispetto a un vettore di riferimento arbitrario, quando l’angolo coordinato dell’elemento,
ang, è zero. Se ang è diverso da zero, esso è l’angolo per il quale gli assi locali 2 e 3 sono
ruotati attorno al verso positivo dell’asse 1 rispetto all’orientamento determinato dal vet-
tore di riferimento.

Questo paragrafo descrive come modificare l’orientamento dell’asse locale 1, per ele-
menti a lunghezza zero, dalla direzione di default +Z.

Per maggiori informazioni:

• Vedi Capitolo “Sistemi di coordinate” (pag. 11) per una descrizione dei concetti e
della terminologia utilizzati in questo paragrafo.
• Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 254) in questo capitolo.

256 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

Figura 59
L’angolo coordinato dell’elemento Link/Support rispetto all’orientamento di default

Vettore di riferimento assiale


Per definire l’asse locale 1 per elementi a lunghezza zero, l’utente specifica un vettore di
riferimento assiale che sia parallelo e abbia lo stesso verso dell’asse 1 desiderato. Il
vettore di riferimento assiale non ha effetto su elementi di lunghezza finita.

Sistema avanzato di coordinate locali 257


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Per definire il vettore di riferimento è necessario specificare esplicitamente quanto segue


(o utilizzare i valori di default):

• Una direzione coordinata axdir (quella di default è +Z)


• Un sistema di coordinate fisse csys (il default è zero, ad indicare il sistema di coor-
dinate globali). Questo sarà il medesimo sistema di riferimento usato per definire il
vettore di riferimento planare, descritto nel seguito

In alternativa è possibile specificare:

• Una coppia di nodi, axveca e axvecb (con default a zero per ciascuno dei due, ad
indicare il centro dell’elemento). Se entrambi sono zero, questa opzione non è usata

Per ciascun elemento il vettore di riferimento assiale è determinate come segue:

1. Viene ricavato il vettore tra i nodi axveca e axvecb. Se questo vettore è di lun-
ghezza finita, è utilizzato come vettore di riferimento Va
2. Altrimenti, viene valutata la direzione coordinata axdir al centro dell’elemento nel
sistema di riferimento csys ed usata come vettore di riferimento Va
Il centro dell’elemento a lunghezza zero è assunto come nodo j.

L’asse locale 1 è determinato dal vettore Va, normalizzato a lunghezza unitaria.

Vettore di riferimento planare


Per definire gli assi locali trasversali 2 e 3, è possibile specificare un vettore di riferi-
mento planare che sia parallelo al piano desiderato 1-2 o 1-3. La presente procedura è
identica a quella utilizzata per l’elemento Frame.

Il vettore di riferimento deve avere proiezione positiva sull’asse locale corrispondente (2


o 3, rispettivamente). Questo significa che la direzione positiva del vettore di riferimento
deve avere un angolo inferiore ai 90° con la direzione positiva dell’asse trasversale desi-
derato.

Per definire il vettore di riferimento è necessario specificare esplicitamente quanto segue


(o utilizzare i valori di default):

• Una direzione coordinata primaria pldirp (quella di default è Z)


• Una direzione coordinata secondaria pldirs (quella di default è X). pldirp e pldirs
non dovrebbero essere parallele a meno che non vi sia la certezza che non siano
parallele all’asse locale 1

258 Sistema avanzato di coordinate locali


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

• Un sistema di coordinate fisse csys (il default è zero, ad indicare il sistema di coor-
dinate globali). Questo deve essere il medesimo sistema di coordinate usato per de-
finire il vettore di riferimento assiale, come descritto in precedenza
• Il piano locale, local, che sarà determinato dal vettore di riferimento (il default è 12,
ad indicare il piano 1-2)

A titolo opzionale è possibile specificare anche:

• Una coppia di nodi, plveca e plvecb (il default è zero, ad indicare il centro dell’ele-
mento). Se entrambi sono pari a zero, questa opzione non è usata

Per ciascun elemento il vettore di riferimento planare è determinato nel modo seguente:

3. Viene determinato un vettore dal nodo plveca al nodo plvecb. Se questo vettore è
di lunghezza finita e non è parallelo all’asse locale 1, è utilizzato come vettore di
riferimento Vp
4. Altrimenti, è presa in considerazione la direzione coordinata primaria pldirp, po-
sizionata al centro dell’elemento, nel sistema di coordinate csys. Se questa dire-
zione non è parallela all’asse locale 1, è utilizzata come vettore di riferimento Vp
5. Altrimenti, è presa in considerazione la direzione coordinata secondaria pldirs, po-
sizionata al centro dell’elemento, nel sistema di coordinate csys. Se questa dire-
zione non è parallela all’asse locale 1, è usata come vettore di riferimento Vp
6. Altrimenti il metodo fallisce e l’analisi viene terminata. Questo non potrà mai suc-
cedere se pldirp e pldirs non sono parallele
Un vettore è considerato parallelo all’asse locale 1 se il seno dell’angolo tra loro è infe-
riore a 10-3.

L’uso dell’angolo coordinato dell’elemento Link/Support insieme con le direzioni coor-


dinate che definiscono il vettore di riferimento è illustrato nella figura 60 (pag. 260).
L’uso dei nodi per definire il vettore di riferimento è illustrato nella figura 61 (pag. 261).

Determinazione degli assi trasversali 2 e 3


Il programma usa il prodotto vettoriale per determinare gli assi 2 e 3 una volta che è stato
specificato il vettore di riferimento assiale. I tre assi sono rappresentati dai tre vettori
unitari V1, V2 e V3 rispettivamente. Questi ultimi soddisfano il seguente prodotto vettore:

𝑽𝟏 = 𝑽𝟐 × 𝑽𝟑

Sistema avanzato di coordinate locali 259


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 60
L’angolo coordinato dell’elemento Link/Support in relazione con le direzioni
coordinate

Gli assi trasversali 2 e 3 sono definiti come segue:

• Se il vettore di riferimento è parallelo al piano 1-2, allora:


𝑽𝟑 = 𝑽𝟏 × 𝑽𝒑 e
𝑽𝟐 = 𝑽𝟑 × 𝑽𝟏

• Se il vettore di riferimento è parallelo al piano 1-3, allora:


𝑽𝟐 = 𝑽𝒑 × 𝑽𝟏 e
𝑽𝟑 = 𝑽𝟏 × 𝑽𝟐

Nel caso comune, per il quale il vettore di riferimento è perpendicolare all’asse V1, l’asse
trasversale nel piano selezionato sarà uguale a Vp.

Spostamenti interni
Per l’elemento Link/Support sono definiti sei spostamenti interni. Essi sono calcolati da-
gli spostamenti relativi del nodo j rispetto a:

• Il nodo I per un elemento a due nodi


• Il suolo per un elemento a un solo nodo

260 Spostamenti interni


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

Figura 61
Utilizzo dei nodi per definire il sistema di coordinate locali dell’elemento Link/Support

Per elementi Link/Support a due nodi gli spostamenti interni sono definiti come:

• Assiale: 𝑑𝑢1 = 𝑢1𝑗 − 𝑢1𝑖


• A taglio nel piano 1-2: 𝑑𝑢2 = 𝑢2𝑗 − 𝑢2𝑖 − 𝐝𝒋𝟐 𝑟3𝑗 − (𝐿 − 𝐝𝒋𝟐 )𝑟3𝑖
• A taglio nel piano 1-3: 𝑑𝑢3 = 𝑢3𝑗 − 𝑢3𝑖 − 𝐝𝒋𝟑 𝑟2𝑗 + (𝐿 − 𝐝𝒋𝟑 )𝑟2𝑖
• Torsionale: 𝑑𝑟1 = 𝑟1𝑗 − 𝑟1𝑖
• A flessione pura nel piano 1-3: 𝑑𝑟2 = 𝑟2𝑖 − 𝑟2𝑗
• A flessione pura nel piano 1-2: 𝑑𝑟3 = 𝑟3𝑗 − 𝑟3𝑖

dove:

• 𝑢1𝑖 , 𝑢2𝑖 , 𝑢3𝑖 , 𝑟1𝑖 , 𝑟2𝑖 , 𝑟3𝑖 sono le traslazioni e rotazioni presso il nodo I
• 𝑢1𝑗 , 𝑢2𝑗 , 𝑢3𝑗 , 𝑟1𝑗 , 𝑟2𝑗 , 𝑟3𝑗 sono le traslazioni e rotazioni presso il nodo j
• 𝐝𝒋𝟐 è la distanza specificata dall’utente dal nodo j alla posizione dove è misurato lo
spostamento relativo a taglio 𝑑𝑢2 (con default a zero, cioè al nodo j)
• 𝐝𝒋𝟑 è la distanza specificata dall’utente dal nodo j alla posizione dove è misurato lo
spostamento relativo a taglio 𝑑𝑢3 (con default a zero, cioè al nodo j)
• L è la lunghezza dell’elemento

Spostamenti interni 261


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 62
Spostamenti Interni per un elemento Link a due nodi

Traslazioni, rotazioni e spostamenti interni sono espressi nel sistema di coordinate locali
dell’elemento.

Va osservato che lo spostamento relativo a taglio può essere causato da rotazioni oltre
che da traslazioni. Queste definizioni fanno in modo che tutti gli spostamenti interni siano
pari a zero nel caso di moto rigido dell’elemento.

Importante! Va osservato che dj2 è la posizione dove viene misurato il comportamento a


flessione pura nel piano 1-2. In altre parole, è la posizione dove il momento dovuto a
taglio è supposto zero. Allo stesso modo, dj3 è la posizione dove il comportamento a
flessione pura è misurato nel piano 1-3.

È impostante notare che per la definizione degli spostamenti interni a taglio e momento
nel piano 1-3 sono stati usati i negativi delle rotazioni r2i e r2j. Questo, in entrambi gli
elementi Link/Support e Frame, fa sì che le definizioni di taglio e momento siano consi-
stenti tra loro.

Tre di questi spostamenti interni sono illustrati in figura 62 (pag. 262).

Per gli elementi molla al suolo ad un nodo gli spostamenti interni sono i medesimi, salvo
che le rotazioni e traslazioni presso il nodo I sono zero:

262 Spostamenti interni


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

• Assiale: 𝑑𝑢1 = 𝑢1𝑗


• A taglio nel piano 1-2: 𝑑𝑢2 = 𝑢2𝑗 − 𝐝𝒋𝟐 𝑟3𝑗
• A taglio nel piano 1-3: 𝑑𝑢3 = 𝑢3𝑗 + 𝐝𝒋𝟑 𝑟2𝑗
• Torsionale: 𝑑𝑟1 = 𝑟1𝑗
• A flessione pura nel piano 1-3: 𝑑𝑟2 = −𝑟2𝑗
• A flessione pura nel piano 1-2: 𝑑𝑟3 = 𝑟3𝑗

Proprietà Link/Support
Una Proprietà Link/Support è costituita da un gruppo di proprietà strutturali che può es-
sere usato per descrivere il comportamento di uno o più elementi Link o Support. Cia-
scuna Proprietà Link/Support specifica la relazione forza sposamento per sei spostamenti
interni. Possono essere anche specificate proprietà di massa e peso.

Le proprietà Link/Support sono specificate autonomamente dagli elementi Link e Support


e vengono assegnate ad essi durante la fase di definizione dell’elemento.

Ci sono due categorie di proprietà Link/Support che possono essere definite:

• Lineari/Nonlineari. Un gruppo di proprietà Lineari/Nonlineari deve essere asse-


gnato a ciascun elemento Link o Support.
• Dipendenti dalla Frequenza. L’assegnazione di un gruppo di proprietà Dipendenti
dalla Frequenza è facoltativo.

Tutti i gruppi di Proprietà Lineari/Nonlineari contengono proprietà lineari che sono usate
dall’elemento per l’analisi lineare e per altri tipi di analisi se nessun’altra proprietà e stata
definita. I gruppi di Proprietà Lineari/Nonlineari possono anche avere proprietà non li-
neari che saranno usate per tutte le analisi non lineari e per analisi lineari che proseguono
da una analisi non lineare.

I gruppi di Proprietà Dipendenti dalla Frequenza contengono proprietà di impedenza (ri-


gidezza e smorzamento) che saranno usate per tutte le analisi Dipendenti dalla Frequenza.
Se viene eseguita un’analisi Dipendente dalla Frequenza e all’elemento Link/Support non
sono assegnate dette proprietà, al loro posto vengono utilizzate le proprietà Lineari.

Tutto questo è riassunto nella tabella di figura 63 (pag. 264).

Proprietà Link/Support 263


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Condizioni L'elemento ha Proprietà di- Proprietà


Tipo di
iniziali del proprietà non pendenti dalla effettivamente
Caso di Carico
Caso di Carico lineari? frequenza? utilizzate
Zero Sì o No Sì o No Lineare

Lineare No Sì o No Lineare
Caso non
Lineare
Sì Sì o No Non lineare

No Sì o No Lineare
Non Lineare Qualunque
Sì Sì o No Non lineare

No Lineare
Zero Sì o No
Sì Da Frequenza
Dipendente
dalla No No Lineare
Frequenza
Caso non
Sì No Non lineare
Lineare
Sì o No Sì Da Frequenza

Figura 63
Proprietà di rigidezza Link/Support effettivamente utilizzate per differenti tipi di analisi

Sistema di coordinate locali


Le Proprietà Link/Support sono definite rispetto al sistema di coordinate locali. L’asse
locale 1 è la direzione longitudinale dell’elemento e corrisponde agli spostamenti interni
in estensione e rotazione. Le direzioni locali 2 e 3 corrispondono agli spostamenti interni
di taglio e momento.

Vedi il paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 254), in questo capitolo.

Molla Cerniera interna


Ciascuna Proprietà Link/Support è assunta come composta di sei “molle” o “cerniere”
interne, una per ciascuno dei sei spostamenti interni. Ciascuna “molla” può in effetti

264 Proprietà Link/Support


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

Figura 64

Tre delle sei Molle Cerniera indipendenti in un elemento Link/Support

consistere di svariate componenti, incluse molle e smorzatori. Le relazioni forza sposta-


mento di queste cerniere possono essere indipendenti o accoppiate tra loro.

La figura 64 (pag. 265) illustra le molle per tre degli spostamenti interni: assiale, a taglio
nel piano 1-2 e a flessione pura nel piano 1-2. È importante notare che la molla di taglio
è collocata alla distanza dj2 dal nodo j. Tutto lo spostamento a taglio è supposto aver
luogo in quella molla; i collegamenti dalla molla ai nodi (o al suolo) sono assunti rigidi a
taglio. Lo spostamento relativo della molla a taglio può essere causato da rotazione, oltre
che traslazione. La forza nella cerniera produrrà un momento variabile linearmente lungo
la lunghezza. Questo momento è zero presso la cerniera a taglio, che si comporta come
cerniera a momento. Il momento dovuto a taglio è indipendente e additivo al momento,
costante nell’elemento, dovuto alla molla da flessione pura.

Le altre tre molle, non presenti in figura, si riferiscono a torsione, a taglio nel piano 1-3 e
a momento nel piano 1-3. La molla a taglio è collocata alla distanza dj3 dal nodo j.

I valori di dj2 e dj3 potrebbero essere diversi, benché normalmente per la maggioranza
degli elementi sono uguali.

Proprietà Link/Support 265


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 65

Forze e momenti interni di un Link/Support, rappresentati come agenti sui nodi

Legame forza-spostamento della molla


Ci sono sei legami forza spostamento che governano il comportamento dell’elemento,
uno per ciascuna delle molle interne:

• Assiale: 𝑓𝑢1 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑢1


• A taglio: 𝑓𝑢2 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑢2 , 𝑓𝑢3 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑢3
• Torsionale: 𝑓𝑟1 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑟1
• A flessione pura: 𝑓𝑟2 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑟2 , 𝑓𝑟3 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑑𝑟3

dove 𝑓𝑢1 , 𝑓𝑢2 , 𝑓𝑢3 sono le forze della molla interna e 𝑓𝑟1 , 𝑓𝑟2 , 𝑓𝑟3 sono a momenti della
molla interna.

Ciascuno di questi legami, per una data Proprietà Link/Support, può essere zero, solo
lineare o lineare/nonlineare. I legami possono essere indipendenti, o accoppiati. Le forze

266 Proprietà Link/Support


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

e i momenti possono essere correlati ai tassi di spostamento (velocità), quanto agli spo-
stamenti.

Forze interne di elemento


Le forze interne dell’elemento Link/Support, P, V2 e V3 e i momenti interni, T, M2 e M3,
hanno lo stesso significato che nell’elemento Frame. Essi sono illustrati in figura 65 (pag.
266) e possono essere definiti in termini di forze e momenti delle molle, assia:

• Assiale: 𝑃 = 𝑓𝑢1
• A taglio nel piano 1-2: 𝑉2 = 𝑓𝑢2 , 𝑀3𝑠 = (𝑑 − 𝐝𝐣𝟐)𝑓𝑢2
• A taglio nel piano 1-3: 𝑉3 = 𝑓𝑢3 , 𝑀2𝑠 = (𝑑 − 𝐝𝐣𝟑)𝑓𝑢3
• Torsionale: 𝑇 = 𝑓𝑟1
• A flessione pura nel piano 1-3: 𝑀2𝑏 = 𝑓𝑟2
• A flessione pura nel piano 1-2: 𝑀3𝑏 = 𝑓𝑟3

dove d è la distanza dal nodo j. Le risultanti totali dei momenti flettenti M2 e M3 sono
composte da porzioni derivanti da taglio e da flessione pura:

𝑀2 = 𝑀2𝑠 + 𝑀2𝑏

𝑀3 = 𝑀3𝑠 + 𝑀3𝑏

Queste forze e momenti interni sono presenti presso qualunque sezione lungo la lun-
ghezza dell’elemento.

Vedi paragrafo “Output di Forza Interna” (pag. 142), capitolo “L’elemento Frame”.

Legami Forza-Spostamento lineari disaccoppiati


Se ciascuna delle molle interne è lineare e disaccoppiata, i legami forza spostamento pos-
sono essere espressi in forma matriciale come:
𝑓𝑢1 𝑘𝑢1 0 0 0 0 0 𝑑𝑢1
𝑓𝑢2 𝑘𝑢2 0 0 0 0 𝑑𝑢2
𝑓𝑢3 𝑘𝑢3 0 0 0 𝑑𝑢3
= (Eq. 1)
𝑓𝑟1 𝑘𝑟1 0 0 𝑑𝑟1
𝑓𝑟2 𝑠𝑖𝑚. 𝑘𝑟2 0 𝑑𝑟2
[ 𝑓𝑟3 ] [ 𝑘𝑟3 ] [ 𝑑𝑟3 ]

Proprietà Link/Support 267


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

dove 𝑘𝑢1 , 𝑘𝑢2 , 𝑘𝑢3 , 𝑘𝑟1 , 𝑘𝑟2 , 𝑘𝑟3 sono i coefficienti di rigidezza lineare delle molle in-
terne.

Questo può essere riscritto in termini di forze e spostamenti interni dell’elemento al nodo
j per un elemento a un nodo come segue:

(Eq. 2)

𝑃 𝑘𝑢1 0 0 0 0 0 𝑢1
𝑉2 𝑘𝑢2 0 0 0 −𝐝𝐣𝟐𝑘2 𝑢2
𝑉3 𝑘𝑢3 0 −𝐝𝐣𝟑𝑘𝑢3 0 𝑢3
=
𝑇 𝑘𝑟1 0 0 𝑟1
𝑀2 𝑠𝑖𝑚. 𝑘𝑟2 + 𝐝𝐣𝟑2 𝑘𝑢3 0 𝑟2
[𝑀3] 𝐣 2
[ 𝑘𝑟3 + 𝒅𝒋𝟐 𝑘𝑢2] [ 𝑟3 ] 𝐣

Questo legame vale anche per un elemento a due nodi se tutti gli spostamenti presso il
nodo I sono zero.

Legami simili valgono per comportamento lineare smorzato, salvo che i termini di rigi-
dezza sono sostituiti da coefficienti di smorzamento e gli spostamenti interni sono sosti-
tuiti dalle corrispondenti velocità lineari.

Consideriamo un esempio dove le molle equivalenti a taglio e flessione devono essere


calcolate per una trave prismatica con rigidezza flessionale della sezione nel piano 1-2.
La matrice di rigidezza al nodo j per il piano 1-2 è:

𝑉2 𝐸𝐼 12 −6𝐿 𝑢2
[ ] = 𝐿3
[ ] [ ]
𝑀3 𝒋 −6𝐿 4𝐿2 𝑟3 𝒋

Da qui è possibile determinare che la molla equivalente a taglio ha rigidezza pari a


𝐸𝐼 𝑳
𝑘𝑢2 = 12 𝐿3 posizionato a 𝐝𝐣𝟐 = 𝟐 e la molla equivalente a flessione pura ha rigidezza
𝐸𝐼
pari a 𝑘𝑟3 = .
𝐿

Per un elemento che possiede una vera cerniera a momento nel piano flessionale 1-2, la
rigidezza a flessione pura è zero e dj2 è la distanza dalla cerniera. Vedi figura 66 (pag.
269).

268 Proprietà Link/Support


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

Figura 66
Posizione di una molla a taglio presso una cerniera a momento o il punto di inflessione

Tipi di proprietà Lineari/Nonlineari


• Lineare Accoppiata
• Smorzatore
• Gap
• Hook
• Multilineare Elastica
• Multilineare Plastica
• Plastica (Wen)
• Isolatore Isteretico (Rubber)
• Isolatore a pendolo con attrito (Friction-Pendulum)
• Isolatore a pendolo con attrito a trazione/compressione

Il primo tipo, Lineare Accoppiata, può avere rigidezza lineare interamente accoppiata e
coefficienti di smorzamento. Questo tipo di proprietà è descritto al paragrafo “Proprietà
Lineare Accoppiata”, (pag. 270) in questo capitolo.

Tutti gli altri tipi di proprietà sono considerati non lineari. Tuttavia per ciascun tipo di
proprietà non lineare è necessario specificare anche un gruppo di proprietà lineari disac-
coppiate e di coefficienti di smorzamento, da usare al posto delle proprietà non lineari nel

Proprietà Link/Support 269


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

corso di analisi lineari. Queste proprietà lineari sostitutive sono chiamate proprietà di
“rigidezza efficace lineare” e di “smorzamento efficace lineare”.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Proprietà lineare accoppiata” (pag. 270), in questo capitolo.


• Vedi capitolo “L’elemento Link/Support avanzato” (pag. 275).

Proprietà Lineare Accoppiata


La Proprietà Link/Support Lineare Accoppiata è interamente lineare. Non ha alcun com-
portamento non lineare. Il comportamento lineare è usato per tutti i tipi di analisi, lineare
e non. È utilizzata anche per analisi dipendenti dalla frequenza, a meno che non siano
state assegnate all’elemento Link/Support proprietà dipendenti dalla frequenza.

La matrice di rigidezza dell’equazione (1) (pag. 267) può essere ora popolata per intero:
𝑓𝑢1 𝑘𝑢1 𝑘𝑢1𝑢2 𝑘𝑢1𝑢3 𝑘𝑢1𝑟1 𝑘𝑢1𝑟2 𝑘𝑢1𝑟3 𝑑𝑢1
𝑓𝑢2 𝑘𝑢2 𝑘𝑢2𝑢3 𝑘𝑢2𝑟1 𝑘𝑢2𝑟2 𝑘𝑢2𝑟3 𝑑𝑢2
𝑓𝑢3 𝑘𝑢3 𝑘𝑢3𝑟1 𝑘𝑢3𝑟2 𝑘𝑢3𝑟3 𝑑𝑢3
= (Eq. 3)
𝑓𝑟1 𝑘𝑟1 𝑘𝑟1𝑟2 𝑘𝑟1𝑟3 𝑑𝑟1
𝑓𝑟2 𝑠𝑖𝑚. 𝑘𝑟2 𝑘𝑟2𝑟3 𝑑𝑟2
[ 𝑓𝑟3 ] [ 𝑘𝑟3 ] [ 𝑑𝑟3 ]

Dove 𝑘𝑢1 , 𝑘𝑢1𝑢2 , 𝑘𝑢2 , 𝑘𝑢1𝑢3 , 𝑘𝑢3 , … , 𝑘𝑟3 sono i coefficienti di rigidezza lineare delle
molle interne.

La matrice corrispondente dell’equazione (2) (pag. 268) possono essere sviluppate dai
legami che danno le forze interne dell’elemento in termini di forze e momenti delle molle.
Vedi paragrafo “Forze interne di elemento” (pag. 267), in questo capitolo.

In modo simile, la matrice di smorzamento è anch’essa completamente popolata ed ha la


stessa forma della matrice di rigidezza. Va osservato che il comportamento a smorza-
mento è attivo per tutte le analisi dinamiche. Questo differisce dallo smorzamento lineare
effettivo, che non è attivo durante un’analisi non lineare.

Gradi di libertà fissi


È possibile scegliere che un numero qualunque o anche tutti i gradi di libertà di sposta-
mento relativo dell’elemento siano fissi, cioè a spostamento relativo zero. Per un Link a

270 Proprietà Lineare Accoppiata


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

due nodi questo è equivalente a specificare tra i due nodi una condizione di vincolo in-
terno (constraint).

Benché questa caratteristica possa essere utile, dovrebbe essere usata con attenzione.
Vanno tenute a mente diverse importanti considerazioni.

• Elementi Link con GDL (Gradi di Libertà) fissi non dovrebbero essere connessi ad
altri elementi Link fissi o a nodi internamente vincolati. Altrimenti si avrebbero nodi
con vincoli interni multipli, cosa inaccurata per la dinamica.
• Per elementi Link con lunghezza non zero, rendere fissi meno che tutti e sei i GDL
può portare a una perdita di accoppiamento della massa tra i GDL di rotazione e
traslazione. Questo può ripercuotersi sulla dinamica della struttura se presso i nodi
interessati sono presenti masse o momenti di inerzia importanti.
• Avere tutti e sei i GDL fissi, è come utilizzare un body constraint pieno. In questo
modo l’inerzia alla traslazione e alla rotazione sono maneggiate in modo accurato,
senza perdita di accoppiamento, sempre che l’elemento Link non sia connesso a nodi
con vincoli interni o ad altri Link fissi.
• Le forze dei Link per i GDL fissi non sono riportate in output.

Se si vogliono conoscere le forze presso i GDL fissi, se i Link fissi sono connessi a nodi
con altri constraint, se l’accoppiamento dell’inerzia per elementi a lunghezza non zero
viene meno, per rappresentare condizioni rigide raccomandiamo l’uso di rigidezze molto
elevate piuttosto che quello di GDL fissi. È importante usare valori di rigidezza elevati
in modo sufficiente a prevenire spostamenti interni significativi, ma non così elevati da
influenzare la sensibilità numerica della soluzione delle equazioni. Scegliere valori di
rigidezza che siano da 100 a 10000 volte più elevati di quelli di elementi connessi che ci
si aspetta subiscano spostamento.

Massa
In una analisi dinamica, la massa della struttura è utilizzata per calcolare le forze di iner-
zia. La massa contribuita dagli elementi Link o Support è accumulata presso i nodi i e j.
Internamente all’elemento stesso gli effetti inerziali non sono considerati.

Per ciascun elemento Link/Support, è possibile specificare una massa di traslazione totale,
m. Metà di questa massa è assegnata ai tre gradi di libertà di traslazione a ciascuno dei
nodi dell’elemento, che siano uno o due. Per gli elementi a un nodo, metà della massa è
assunta come scaricata al suolo.

È inoltre possibile specificare i momenti di inerzia di massa totale, mr1, mr2 e mr3,
attorno ai tre assi locali di ciascun elemento. Metà di ognuno di questi momenti di inerzia

Massa 271
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

di massa è assegnata a ciascuno degli uno o due nodi dell’elemento. Per gli elementi a un
nodo, metà della massa di inerzia è assunta come scaricata al suolo.

I momenti di inerzia sono definiti nel sistema di coordinate locali dell’elemento, ma ven-
gono trasformati internamente dal programma nel sistema di coordinate locali dei nodi I
e j. Se le tre inerzie non sono uguali e gli assi locali dell’elemento non sono paralleli agli
assi locali dei nodi, durante questa trasformazione vengono a formarsi termini di accop-
piamento trasversale di inerzia. Questi termini sono ignorati dal programma, introdu-
cendo qualche errore nei risultati.

È fortemente raccomandato che ci sia massa in corrispondenza di ciascun carico di spo-


stamento non lineare, al fine di generare vettori di Ritz appropriati per l’analisi in time
history modale non lineare. Va osservato che per deformazioni non lineari di taglio l’iner-
zia rotazionale è necessaria tanto quanto la massa di traslazione, se la lunghezza dell’ele-
mento, o dj, sono diversi da zero.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Origine di Massa” (pag. 334), in “Configurazioni di Carico”.


• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).
• Vedi paragrafo “Carichi di Spostamento Relativo Non Lineare” (pag. 305), nel pros-
simo capitolo.

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per cia-
scuna Proprietà Link/Support, può essere definito un peso proprio totale, w. Metà di que-
sto peso è assegnato a ciascun nodo di ciascun elemento Link/Support che utilizza quella
Proprietà. Per elementi a un nodo, metà del peso è presupposto sia scaricato al suolo.

Il peso proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. È possibile scalare
il peso proprio per un singolo fattore che si applica in modo analogo su tutti gli elementi
della struttura.

Vedi paragrafo “Carico da Peso Proprio” (pag. 325), nel capitolo “Configurazioni di Ca-
rico” per maggiori informazioni.

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato separatamente su ciascun elemento Link/Support
per attivare il suo peso proprio. Utilizzando il Carico di Gravità, il peso proprio può essere

272 Carico di Peso Proprio


Capitolo XIV L’elemento Link/Support - Basi

scalato e applicato in qualunque direzione. Su ciascun elemento possono essere applicati


differenti fattori di scala e direzioni.

Se tutti gli elementi sono caricati allo stesso modo e nella direzione verso il basso, è più
conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 272), in questo capitolo per la defi-
nizione di peso proprio per l’elemento Link/Support.
• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), nel capitolo “Configurazioni di Ca-
rico”

Output di Forza e Spostamento Interni


È possibile chiedere che sia riportato l’output di forze e spostamenti interni dell’elemento
Link/Support sia per i Casi di Carico che per le Combinazioni di Carico.

I risultati per l’analisi lineare sono basati sulle proprietà di rigidezza e smorzamento effi-
caci lineari e non includono effetti non lineari. Solo i risultati per Casi di Carico non
lineari includono il comportamento non lineare.

Le forze interne dell’elemento sono state definite nel sotto paragrafo “Forze interne di
elemento” (pag. 267) di questo capitolo. Gli spostamenti interni sono stati definiti nel
paragrafo “Spostamenti Interni” (pag. 260) di questo capitolo.

Nell’output le forze interne dell’elemento sono chiamate P, V2, V3, T, M2 e M3. Gli
spostamenti interni sono titolati U1, U2, U3, R1, R2 e R3 e corrispondono ai valori di
𝑑𝑢1 , 𝑑𝑢2 , 𝑑𝑢3 , 𝑑𝑟1 , 𝑑𝑟2 𝑒 𝑑𝑟3 .

Per maggiori informazioni:

• Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).


• Vedi capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).

Output di Forza e Spostamento Interni 273


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

274 Output di Forza e Spostamento Interni


Capitolo XV

L’elemento Link/Support - Avanzato


Il comportamento di base, lineare, dell’elemento Link/Support è stato descritto nel capi-
tolo precedente. Questo capitolo descrive l’uso degli elementi Link/Support nel modellare
il comportamento non lineare e dipendente dalla frequenza.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Proprietà Link/Support non lineari
• Rigidezza efficace lineare
• Smorzamento efficace lineare
• Proprietà Smorzamento di Maxwell Esponenziale
• Proprietà Smorzamento di Maxwell Bilineare
• Proprietà Smorzamento di Molla ad Attrito
• Proprietà Gap
• Proprietà Hook
• Proprietà Plasticità alla Wen
• Proprietà Elastica Multi-lineare
• Proprietà Plastica multi-lineare

275
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Proprietà Isolatore Isteretico (Rubber)


• Proprietà Isolatore a Pendolo ad Attrito
• Proprietà Isolatore a Pendolo ad Attrito ad azione doppia
• Proprietà Isolatore a Pendolo Triplo
• Carichi di Spostamento Non lineare
• Proprietà Dipendenti dalla Frequenza

Compendio
Le caratteristiche base degli elementi Link e Support sono state descritte nel capitolo pre-
cedente, “L’elemento Link/Support – Basi” (pag. 251).

Questo capitolo descrive i vari tipi di proprietà non lineari che sono a disposizione, i
concetti di rigidezza e smorzamento efficaci lineari, l’uso di carichi di spostamento non
lineare per l’analisi con i vettori di Ritz e le proprietà dipendenti dalla frequenza.

Proprietà non lineari Link/Support


Le proprietà non lineari per ciascuno degli elementi Link/Support devono essere di uno
dei vari tipi descritti nel seguito. I tipi determinano quale grado di libertà può essere non
lineare e i tipi di relazione non lineare forza-spostamento disponibili per quei gradi di
libertà.

Ogni grado di libertà può avere rigidezza-efficace lineare e smorzamento-efficace lineare,


come descritto nel seguito, nei sotto paragrafi “Rigidezza Efficace Lineare” e “Smorza-
mento Efficace Lineare”.

Durante l’analisi non lineare, le relazioni non lineari forza-spostamento sono usate per
tutti quei gradi di libertà per i quali erano state specificate relazioni non lineari. Per tutti
gli altri gradi di libertà sono usate le rigidezze efficaci lineari.

Le analisi lineari che partono da condizioni zero useranno le rigidezze efficaci lineari a
prescindere dal fatto che siano state specificate o meno proprietà non lineari. Le analisi
lineari che usano la rigidezza ereditata dalla fine di una precedente analisi non lineare
adotteranno le proprietà non lineari. Lo smorzamento efficace lineare è utilizzato per tutte
le analisi lineari, ma non è usato per alcuna analisi non lineare.

276 Compendio
Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Ciascun legame forza-spostamento non lineare include un coefficiente di rigidezza, k.


Esso rappresenta la rigidezza lineare quando l’effetto non lineare è trascurabile, ad esem-
pio in uno smorzatore caricato velocemente, in Gap o Hook chiusi, o in assenza di sner-
vamento o scivolamento in proprietà Plastic1, Isolator1 o Isolator2. Se k è zero, nessuna
forza non lineare può essere generata per quel grado di libertà, ad eccezione della forza
da pendolo nella proprietà Isolator2.

IMPORTANTE! Potreste a volte essere tentati di specificare valore di k molto elevati,


particolarmente nel caso di proprietà di Smorzatori di Maxwell, Gap e Hook. È bene
resistere a questa tentazione! Se si vuole limitare lo spostamento elastico in una determi-
nata molla interna è usualmente sufficiente usare un valore di k che sia da 102 a 104 volte
più elevato della rigidezza corrispondente in qualunque elemento connesso. Valori di k
più elevati possono causare difficoltà numeriche durante la soluzione. Vedere la ulteriore
spiegazione per le proprietà Smorzatore di Maxwell, esposta nel seguito.

Rigidezza Efficace Lineare


Per ciascun tipo di Proprietà Link/Support è possibile specificare sei coefficienti disac-
coppiati di rigidezza efficace lineare, ke, uno per ciascuna delle molle interne.

La rigidezza efficace lineare rappresenta la rigidezza elastica totale per l’elemento


Link/Support da usare per tutte le analisi lineari che iniziano da condizioni iniziali zero.
Le proprietà non lineari vere e proprie sono ignorate per questo tipo di analisi.

Se per un determinato grado di libertà non vengono specificate proprietà non lineari, per
quel grado di libertà viene usata la rigidezza efficace lineare in tutte le analisi, lineari e
non.

I legami efficaci forza-spostamento per le proprietà Link/Support sono dati dalla prece-
dente equazione (1) con i valori appropriati di ke assegnato in sostituzione a quelli di
𝑘𝑢1, 𝑘𝑢2 , 𝑘𝑢3 , 𝑘𝑟1 , 𝑘𝑟2 𝑒 𝑘𝑟3.

Considerazioni speciali per l’analisi modale


Le proprietà di rigidezza efficace non sono usate per gradi di libertà non lineari durante
una analisi in time history non lineare ad integrazione diretta. Tuttavia, l’analisi time-
history non lineare di tipo modale (FNA) fa invece uso di modi di vibrare calcolati sulla
base della rigidezza efficace se l’analisi modale stessa usa la rigidezza da condizioni
iniziali zero. Durante le integrazioni nel tempo il comportamento di questi modi è modi-
ficato in modo che la risposta strutturale rifletta la rigidezza corrente e altri parametri non
lineari specificati. Il grado di convergenza delle iterazioni non lineari può essere miglio-
rato modificando la rigidezza efficace.

Rigidezza Efficace Lineare 277


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Di seguito sono elencate alcune linee guida per selezionare la rigidezza efficace lineare.
L’utente dovrebbe deviare da queste linee guida quanto necessario ad ottenere i propri
obbiettivi di modellazione e di analisi. In particolare, dovrebbe considerare se è più inte-
ressato nei risultati da ottenere dall’analisi lineare o nell’ottenere modi di vibrare da usare
come base per un’analisi in time history modale non lineare.

• Nell’esecuzione di analisi basate su normative tipo UBC ’94 e simili, la rigidezza


efficace dovrebbe normalmente essere la massima rigidezza efficace definita dalla
norma
• Per elementi Gap e Hook la rigidezza efficace dovrebbe usualmente essere zero o
k, in relazione al fatto che l’elemento sia più probabilmente aperto o chiuso, rispet-
tivamente, in normali condizioni di servizio
• Per elementi Damper, la rigidezza efficace dovrebbe solitamente essere zero
• Per altri elementi, il valore della rigidezza efficace dovrebbe essere sempre com-
preso tra zero e k
• Se viene usato un valore di k artificialmente levato, assicuratevi di usare un valore
molto minore per ke per aiutare a ridurre problemi numerici nelle analisi time-hi-
story modali non lineari

Qui sopra k si riferisce alla proprietà di rigidezza non lineare per un dato grado di libertà.
Vedi il capitolo “L’elemento Link/Support – Basi” (pag. 251).

Va ricordato che le precedenti considerazioni non si applicano per modi di vibrare calco-
lati usando la rigidezza ricavata dalla fine di un caso di carico non lineare statico o non
lineare time-history ad integrazione diretta. In questo caso viene usata la rigidezza non
lineare dei Link alla fine del caso di carico non lineare e la rigidezza efficace è ignorata
per i gradi di libertà non lineari.

Per maggiori informazioni, vedi il paragrafo “Analisi in Time-History Modale Non li-
neare” (pag. 457), nel capitolo “Analisi in Time-History Non lineare”.

Smorzamento Efficace Lineare


Per ciascun tipo di Proprietà Link/Support non lineare, è possibile specificare sei coeffi-
cienti disaccoppiati di smorzamento efficace lineare, ce, uno per ciascuna delle molle
interne. Per default, ciascun coefficiente ce è uguale a zero.

Lo smorzamento efficace lineare rappresenta per l’elemento Link/Support lo smorza-


mento totale viscoso che viene usato per l’analisi con spettro di risposta, per le analisi
time-history lineari e periodiche e per analisi dipendenti dalla frequenza, se all’elemento

278 Smorzamento Efficace Lineare


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Link o Support non sono state assegnate proprietà dipendenti dalla frequenza. Le pro-
prietà non lineari sono ignorate per questi tipi di analisi. Lo smorzamento efficace può
essere usato per rappresentare dissipazione dell’energia dovuta a smorzamento non li-
neare, plasticità o attrito.

I legami forza-spostamento efficaci per le proprietà Link/Support sono dati dalla prece-
dente eq. (1) con valori appropriati di ce assegnati in sostituzione a quelli di 𝑘𝑢1 , 𝑘𝑢2 , 𝑘𝑢3 ,
𝑘𝑟1 , 𝑘𝑟2 𝑒 𝑘𝑟3 e velocità di spostamento sostituite ai corrispondenti spostamenti.

Per le analisi con spettro di risposta e time-history modale lineare i valori di smorzamento
efficace sono convertiti in rapporti di smorzamento modale nell’assunzione di smorza-
mento proporzionale, cioè i termini di smorzamento di accoppiamento modale sono igno-
rati. Questi valori di smorzamento modale efficace sono aggiunti a qualunque altro smor-
zamento modale specificato direttamente dell’utente. Il programma non consentirà al rap-
porto di smorzamento totale di ogni modo di superare il 99,995%.

Nota importante: i termini di smorzamento di accoppiamento modale possono essere per


alcune strutture molto significativi. Una analisi lineare basata su proprietà di smorza-
mento efficace potrebbe sottostimare o sovrastimare grossolanamente la quantità di smor-
zamento presente nella struttura.

L’analisi time-history non lineare è fortemente raccomandata per determinare l’effetto di


dispositivi aggiuntivi per la dissipazione dell’energia. L’analisi time-history non lineare
non fa uso di valori di smorzamento efficace, dal momento che considera la dissipazione
dell’energia direttamente negli elementi e calcola correttamente gli effetti dell’accoppia-
mento modale.

Proprietà Smorzatore di Maxwell Esponenziale


Questo elemento è molto adatto a modellare smorzatori viscosi che abbiano una relazione
forza-velocità non lineare. Per semplice smorzamento lineare, è preferibile usare invece
la Proprietà Link/Support Lineare Accoppiata. La proprietà lineare non richiede la molla
in serie usata dallo smorzatore esponenziale di Maxwell e consente invece di considerare
una molla in parallelo. Vedi il paragrafo “Proprietà Lineare Accoppiata” (pag. 270) per
maggiori informazioni.

Per lo smorzatore esponenziale è possibile specificare proprietà di smorzamento indipen-


denti per ciascuno dei gradi di libertà di spostamento. Le proprietà di smorzamento sono
basate sul modello di viscoelasticità di Maxwell (Malvern, 1969) che ha uno smorzatore
viscoso di tipo esponenziale posto in serie con una molla lineare. Vedi figura 67 (pag.
280). Se non vengono specificate proprietà non lineari, quel grado di libertà è lineare e
utilizza la rigidezza efficace, che può anche essere zero.

Proprietà Smorzatore di Maxwell Esponenziale 279


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 67
Tipi di Proprietà Smorzatore di Maxwell, Gap e Hook,
illustrati per deformazioni assiali

La relazione non lineare forza-spostamento e data da:

𝑓=𝐤 𝑑𝑘 = 𝐜𝑑𝑐 𝐜𝐞𝐱𝐩

dove k è la costante della molla, c è il coefficiente di smorzamento, cexp è l’esponente


di smorzamento, dk è lo spostamento attraverso la molla e dc e il tasso di spostamento
(velocità) attraverso lo smorzatore. L’esponente di smorzamento deve essere positivo; il
campo di utilizzo pratico è tra 0,2 e 2,0.

Gli spostamenti della molla e dello smorzatore danno come somma lo spostamento rela-
tivo totale.

𝑑 = 𝑑𝑘 + 𝑑𝑐

La molla in serie è molto importante per rendere realistico il comportamento degli smor-
zatori non lineari, particolarmente di quelli con esponente frazionale. Rappresenta la fles-
sibilità elastica del dispositivo di smorzamento, inclusa la colonna di fluido e il meccani-
smo di connessione. Previene il termine di smorzamento dal produrre forze viscose ele-
vate e irrealistiche a velocità basse, cosa che può avere un impatto molto significativo sul
comportamento generale della struttura.

La tentazione potrebbe essere di introdurre un valore elevato di k per rappresentare uno


smorzamento “puro”. Il risultato, però, rischia di portare a un comportamento non con-
servativo e irrealistico. Sarebbe meglio ottenere dal produttore il dato effettivo sulla fles-
sibilità elastica del dispositivo e sui particolari delle connessioni, oppure fare una stima
“ingegneristica” di tale valore. Per maggiori informazioni sull’importanza della costante

280 Proprietà Smorzatore di Maxwell Esponenziale


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

elastica, vedere il “Manuale di verifica del software”, dove risultati ottenibili con
SAP2000 sono comparati con dati sperimentali.

Proprietà Smorzatore di Maxwell Bilineare


Questo elemento è adatto a modellare smorzatori viscosi, inclusi quelli a olio, che hanno
un legame forza-velocità bilineare. Questi smorzatori tipicamente hanno una valvola di
sfogo che riduce il coefficiente di smorzamento quando sia raggiunto un certo livello di
forza di sfogo (o “snervamento”). Vedi Kasai (2004) per maggiori informazioni.

Per lo smorzatore bilineare, è possibile specificare proprietà di smorzamento indipendenti


per ciascuno dei gradi di libertà di spostamento relativo. Le proprietà di smorzamento
sono basate sul modello di viscoelasticità di Maxwell (Malvern, 1969), che prevede uno
smorzatore viscoso bilineare in serie con una molla lineare. Vedi figura 67 (pag. 280). Se
per un dato grado di libertà non vengono specificate proprietà non lineari, quel grado di
libertà è lineare e fa uso della rigidezza efficace, che può essere anche zero.

La relazione non lineare forza-spostamento è data da:

𝐜𝐥𝑑̇𝑐 𝐜𝟏|𝑑̇𝑐 | ≤ 𝐟𝟏
𝑓 = 𝐤𝑑𝑘 = {
𝐟𝟏 + 𝐜𝟐(𝑑̇𝑐 − 𝑑̇𝑐𝑙 ) 𝐜𝟏|𝑑̇𝑐 | ≥ 𝐟𝟏

dove k e la costante della molla, c1 è il coefficiente di smorzamento per livelli di forza


inferiori alla forza di sfogo, c2 è il coefficiente di smorzamento per livelli di forza supe-
riori alla forza di sfogo, f1 è la forza di sfogo, dk è lo spostamento relativo attraverso la
molla, dc è il grado di spostamento relativo attraverso lo smorzatore e dc1=f1/c1. I coeffi-
cienti di smorzamento devono soddisfare la disequazione 𝐜𝟏 > 𝐜𝟐 ≥ 0.

Gli spostamenti della molla e dello smorzatore danno come somma lo spostamento rela-
tivo totale:

𝑑 = 𝑑𝑘 + 𝑑𝑐

La molla in serie è molto importante per rendere realistico il comportamento degli smor-
zatori non lineari. Rappresenta la flessibilità elastica del dispositivo di smorzamento, in-
clusa la colonna di fluido e il meccanismo di connessione, che possono avere un impatto
molto significativo sul comportamento generale della struttura.

La tentazione potrebbe essere di introdurre un valore elevato di k per rappresentare uno


smorzamento “puro”. Il risultato, però, rischia di portare a un comportamento non con-
servativo e non realistico. Sarebbe meglio ottenere dal produttore il dato effettivo sulla
flessibilità elastica del dispositivo e sui particolari delle connessioni, oppure fare una
stima “ingegneristica” di tale valore. Valori attesi di smorzatori ad olio possono essere

Proprietà Smorzatore di Maxwell Bilineare 281


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

dell’ordine di c1/k=0,1 secondi.

La formulazione utilizzata per l’elemento lavora al meglio se la dimensione del passo


temporale è piccola in relazione al periodo di eccitazione. Questo generalmente non è un
problema per l’analisi time-history non lineare modale (FNA), che tende automatica-
mente a usare sub-step molto piccoli. Per l’analisi time-history non lineare a integrazione
diretta è opportuno provare con diversi valori di passi temporale fino a che non si otten-
gano risultati consistenti. Potreste provare a modificare o la dimensione dei passi tempo-
rali di output, o la dimensione massima dei sub-step (uno dei parametri dei casi di carico
non lineari).

Proprietà Smorzatore a Molla con Attrito


Questo elemento rappresenta un sistema di smorzamento isteretico consistente in una pila
di doppi anelli metallici alternati, interni ed esterni, che sviluppa attrito interno quando la
pila è caricata in compressione e di nuovo quando la pila è scaricata. Ciascun ciclo di
carico-scarico dissipa energia in modo isteretico, a significare che la dissipazione è basata
sullo spostamento ed è indipendente dalla velocità.

Benché il meccanismo fondamentale sia la compressione della pila di anelli, i dispositivi


in produzione possono esibire comportamento esternamente smorzato a compressione,
trazione, o entrambe. Inoltre, possono essere ideati dispositivi tali che il comportamento
ad attrito sia applicato anche a gradi di libertà di taglio o momento. Per questo motivo il
comportamento di molla con attrito può essere definito in modo indipendente per cia-
scuno dei sei gradi di libertà di un elemento Link.

Un sistema a molla con attrito sottoposto a carico-scivolamento esibisce una rigidezza


lineare k1 che è una combinazione della rigidezza elastica necessaria a comprimere gli
anelli interni ed espandere quelli esterni, più la resistenza dell’attrito. Al momento dello
scarico-scivolamento, il sistema esibisce una rigidezza lineare minore, k2, che è una com-
binazione delle medesime rigidezze elastiche dovute alla compressione espansione degli
anelli, ma in questo caso con la resistenza ad attrito che agisce in direzione opposta. La
transizione elastica tra rigidezze di carico e scarico avviene con rigidezza, k0, molto mag-
giore.

Questo comportamento è illustrato in figura 68 (pag. 283). I valori di rigidezza dovreb-


bero soddisfare le seguenti disuguaglianze:

𝐤𝟎 ≫ 𝐤𝟏 > 𝐤𝟐 > 0

282 Proprietà Smorzatore a Molla con Attrito


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Figura 68
Comportamento Forza-Spostamento di una molla ad attrito a trazione
con fermo dello spostamento ma nessuna precompressione

Usualmente c’è un fermo che limita lo spostamento 𝐝𝐬 > 0 oltre il quale gli anelli non
possono scivolare. Tutto lo spostamento oltre il fermo carica e scarica con costante ela-
stica k0. Se a ds viene assegnato il valore 0, allora non viene applicato alcun fermo.

È possibile specificare anche uno spostamento di precompressione 𝐝𝐜 > 0. Questo ha


l’effetto di accrescere la forza iniziale alla quale inizia lo scivolamento in fase di carico,
portandola circa a −𝐤𝟏 ∙ 𝐝𝐜 e quella per la quale lo scivolamento si interrompe in fase di
scarico portandola a −𝐤𝟐 ∙ 𝐝𝐜, come illustrato in figura 69 (pag. 284). Il carico-

Proprietà Smorzatore a Molla con Attrito 283


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 69
Comportamento Forza-Spostamento di una molla ad attrito a trazione
con fermo e spostamento da precompressione

scarico di zero a questi valori avviene con rigidezza elastica k0. Se a dc è assegnato il
valore zero, allora non viene applicato alcuno spostamento da precompressione e lo sci-
volamento inizia e finisce a forza zero.

Le relazioni forza spostamento in figura 68 e in figura 69 sono a trazione (o qualunque


forza o momento positivi). Un comportamento simile può essere assegnato a compres-
sione. Se trazione compressione sono entrambi richiesti, il comportamento è simmetrico
attorno all’origine, come indicato in figura 70 (pag. 285).

284 Proprietà Smorzatore a Molla con Attrito


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Figura 70
Comportamento Forza-Spostamento di una molla ad attrito
a trazione e compressione simmetrici

Se si vuole un comportamento asimmetrico, è possibile usare due elementi in parallelo,


uno per il comportamento a trazione e uno per quello a compressione.

Il carico e lo scarico possono seguire le linee continue, ma solo nella direzione delle
frecce. Le linee tratteggiate nelle figure 69 e 70 sono indicate con riferimento allo spo-
stamento di precompressione dc. Il carico e lo scarico tuttavia non possono proseguire
lungo queste linee tratteggiate.

La relazione non lineare forza-spostamento durante lo scivolamento è data da:

Proprietà Smorzatore a Molla con Attrito 285


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

𝑓 = 𝐤𝟏(𝑑 − 𝐝𝐜) durante il carico-scivolamento, 𝑑𝑑̇ > 0

𝑓 = 𝐤𝟐(𝑑 − 𝐝𝐜) durante lo scarico-scivolamento, 𝑑𝑑̇ < 0

La relazione forza-spostamento è elastica lungo una linea con rigidezza k0 nelle transi-
zioni: (1) tra le fasi di scivolamento di carico e scarico, (2) da zero quando 𝐝𝐬 < 0 e (3)
dopo il fermo da spostamento con 𝐝𝐬 > 0

I valori di k0, k1, k2 e dc dovrebbero essere ottenuti dal produttore del dispositivo. Il
valore di k0 dovrebbe essere elevato se raffrontato a k1 e k2, ma non così elevato da
causare sensibilità numerica, che a sua volta può causare risultati inaccurati o problemi
di convergenza non lineare. La cosa migliore sarebbe un valore realistico, ma dovrebbe
essere probabilmente non superiore a 10.000 volte il valore di k1.

Proprietà Gap
Per ciascun grado di libertà di spostamento interno è possibile specificare proprietà gap
(solo compressione) indipendenti. Vedi figura 67 (pag. 280).

Tutti gli spostamenti interni sono indipendenti. L’apertura o chiusura di un gap per uno
spostamento interno non influenza il comportamento degli altri spostamenti.

Se non sono specificate proprietà non lineari per un determinato grado di libertà, quel
grado di liberta usa la rigidezza efficace, che può anche essere zero.

La relazione non lineare forza spostamento e data da:


𝐤(𝑑 + 𝒐𝒑𝒆𝒏) 𝑠𝑒 𝑑 + 𝐨𝐩𝐞𝐧 < 0
𝑓={
0 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖
dove k e la costante della molla e open è l’apertura iniziale del gap, che deve essere zero
o positiva.

Proprietà Hook
Per ciascun grado di libertà di spostamento interno è possibile specificare proprietà hook
(solo trazione) indipendenti. Vedi figura 67 (pag. 280).

Tutti gli spostamenti interni sono indipendenti. La apertura o chiusura di un hook per uno
spostamento interno non influenza il comportamento degli altri spostamenti.

Se non sono specificate proprietà non lineari per un determinato grado di libertà, quel
grado di liberta usa la rigidezza efficace, che può anche essere zero.

286 Proprietà Gap


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Figura 71
Proprietà Plasticità alla Wen per spostamento relativo uniassiale

La relazione non lineare forza spostamento e data da:


𝐤(𝑑 − 𝒐𝒑𝒆𝒏) 𝑠𝑒 𝑑 − 𝐨𝐩𝐞𝐧 > 0
𝑓={
0 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖
dove k e la costante della molla e open è l’apertura iniziale del gancio, che deve essere
zero o positiva.

Proprietà Plasticità alla Wen


Per ciascun grado di libertà di spostamento relativo è possibile specificare proprietà
indipendenti di plasticità uniassiale. Il modello di plasticità è basato sul comportamento
isteretico proposto da Wen (1976). Vedi figura 71 (pag. 287).

Tutti gli spostamenti interni sono indipendenti. Lo snervamento di un grado di libertà non
ha effetti sul comportamento degli altri spostamenti interni.

Se non sono specificate proprietà non lineari per un determinato grado di libertà, quel
grado di liberta usa la rigidezza efficace, che può anche essere zero.

Proprietà Plasticità alla Wen 287


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 72
Definizione dei parametri della Proprietà Plasticità alla Wen

La relazione non lineare forza-spostamento è data da:

𝑓 = 𝐫𝐚𝐭𝐢𝐨 𝐤 𝑑 + (1 − 𝐫𝐚𝐭𝐢𝐨) 𝐲𝐢𝐞𝐥𝐝 𝑧

dove k è la costante elastica della molla, yield è la forza di snervamento, ratio è il rap-
porto specificato tra rigidezza post-snervamento e rigidezza elastica (k) e z è una variabile
di isteresi interna. Questa variabile ha campo di variabilità dato da |𝑧| ≤ 1, con la super-
ficie di snervamento rappresentata da |𝑧| = 1. Il valore iniziale di z è zero, valore che si
evolve in base alla equazione differenziale:
𝐤 𝑑̇ (𝟏 − |𝑧|𝐞𝐱𝐩 ) se 𝑑̇ 𝑧 > 0
𝑧̇ = {
𝐲𝐢𝐞𝐥𝐝 𝑑̇ altrimenti

dove exp è un esponente maggiore o uguale a uno. Valori più elevati di questo esponente
restringono la curvatura dello snervamento come si vede in figura 72 (pag. 288). Il limite
pratico per exp è circa 20. L’equazione per 𝑧̇ è equivalente al modello di Wen con 𝐴 =
1 𝑒 ∝= 𝛽 = 0,5.

288 Proprietà Plasticità alla Wen


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Proprietà Elastica Multi-Lineare


Per ciascun grado di libertà di spostamento relativo è possibile specificare proprietà ela-
stiche multi-lineari.

Tutti gli spostamenti interni sono indipendenti. Lo spostamento in un grado di libertà non
influenza il comportamento di alcun altro. Se non vengono specificate proprietà non li-
neari per un grado di libertà, quel grado di libertà è lineare e utilizza la rigidezza efficace,
che può anche essere zero.

La relazione non lineare forza spostamento è data da una curva multilineare definita da
una serie di punti. La curva può assumere quasi qualunque forma, con le seguenti ecce-
zioni:

• Un punto deve essere l’origine, (0,0)


• Devono essere definiti almeno un punto con spostamento positivo e uno con spo-
stamento negativo
• Gli spostamenti dei punti specificati devono crescere in modo monotono, senza che
ci siano mai due valori uguali
• Le forze (momenti) possono assumere qualunque valore
• La pendenza determinata dai due ultimi punti sul lato degli spostamenti positivi è
estrapolata a spostamento infinito positivo. Similmente, la pendenza determinata
dai due ultimi punti dal lato delle deformazioni negative è estrapolata a spostamento
infinito negativo.

Il comportamento è non lineare, ma è elastico. Questo significa che l’elemento si carica


e scarica lungo la stessa curva e non viene dissipata alcuna energia. D’altra parte, La
Proprietà Plastica Multi-Lineare descritta di seguito esibisce invece isteresi e dissipa
energia quando sottoposta a inversione o carico ciclico.

Vedi anche il paragrafo “Modelli di isteresi” (pag. 85), nel capitolo “Proprietà di Mate-
riale”

Proprietà Plastica Multi-Lineare


Questo modello è simile a quello della Proprietà Elastica Multi-Lineare definita in prece-
denza, con la differenza che la proprietà plastica esibisce un comportamento differente
tra carico e scarico. e pertanto dissipa energia sulla base dei vari modelli di isteresi che
sono disponibili. Per ciascun grado di libertà di spostamento relativo è possibile specifi-
care proprietà di plasticità multi-lineare indipendenti.

Proprietà Elastica Multi-Lineare 289


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Tutti gli spostamenti interni sono indipendenti. Lo spostamento in un grado di libertà non
influenza il comportamento di alcun altro. Se non vengono specificate proprietà non li-
neari per un grado di libertà, quel grado di libertà è lineare e utilizza la rigidezza efficace,
che può anche essere zero.

La relazione non lineare forza spostamento è data da una curva multilineare definita da
una serie di punti. La curva può assumere quasi qualunque forma, con le seguenti ecce-
zioni:

• Un punto deve essere l’origine, (0,0)


• Devono essere definiti almeno un punto con spostamento positivo e uno con spo-
stamento negativo
• Gli spostamenti dei punti specificati devono crescere in modo monotono, senza che
ci siano mai due valori uguali
• Le forze (momenti) di un punto devono avere lo stesso segno dello spostamento
(possono essere zero)
• La pendenza determinata dai due ultimi punti sul lato degli spostamenti positivi è
estrapolata a spostamento infinito positivo. Similmente, la pendenza determinata
dai due ultimi punti dal lato delle deformazioni negative è estrapolata a spostamento
infinito negativo, o fino a che non raggiunga il valore zero.

La curva data definisce la relazione forza-spostamento (momento-rotazione) per un ca-


rico monotono. La prima pendenza su ciascun lato dell’origine è elastica; i rimanenti
segmenti definiscono lo spostamento plastico. Se lo spostamento si inverte dopo lo spo-
stamento plastico, lo scarico avviene lungo un a curva differente, più ripida, prima di
iniziare lo spostamento plastico nella direzione opposta.

Questo processo di carico e scarico lungo curve diverse dissipa energia ed è chiamato
isteresi. Ci sono diversi modelli di isteresi a disposizione per descrivere il comportamento
dei diversi tipi di materiale. Per la maggior parte essi differiscono nella quantità di energia
che viene dissipata in un dato ciclo di spostamento e per come il comportamento di dis-
sipazione dell’energia cambia al crescere dello spostamento.

I modelli di isteresi disponibili per la Proprietà Plastica Multi-Lineare sono descritti al


paragrafo “Modelli di isteresi” (pag. 85), nel capitolo “Proprietà di Materiale”. Essi in-
cludono cinematico, con degrado, Takeda, pivot, calcestruzzo, a incrudimento BRB e
isotropo.

290 Proprietà Plastica Multi-Lineare


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Proprietà Isolatore Isteretico (Rubber)


Questo è un isolatore isteretico biassiale che possiede proprietà di plasticità accoppiate
per i due spostamenti a taglio e proprietà di rigidezza efficace lineare per i rimanti quattro
spostamenti interni. Il modello di plasticità è basato sul comportamento isteretico propo-
sto da Wen (1976) e Park, Wen and Ang (1986) ed è raccomandato per l’analisi di isola-
mento alla base da Nagarajaiah e Costantinou (1991). Vedi figura 73 (pag. 292).

Per ciascun grado di libertà di spostamento a taglio è possibile specificare in modo indi-
pendente un comportamento o lineare o non lineare:

• Se entrambi i gradi di libertà sono non lineari, il legame accoppiato forza-sposta-


mento è dato da;

𝑓𝑢2 = 𝐫𝐚𝐭𝐢𝐨𝟐 𝐤𝟐 𝑑𝑢2 + (1 − 𝐫𝐚𝐭𝐢𝐨𝟐) 𝐲𝐢𝐞𝐥𝐝𝟐 𝑧2

𝑓𝑢3 = 𝐫𝐚𝐭𝐢𝐨𝟑 𝐤𝟑 𝑑𝑢3 + (1 − 𝐫𝐚𝐭𝐢𝐨𝟑) 𝐲𝐢𝐞𝐥𝐝𝟑 𝑧3

dove k2 e k3 sono costanti della molla elastica, yield2 e yield3 sono le forze di
snervamento, ratio2 e ratio3 sono i rapporti della rigidezza di post-snervamento
con quella elastica (k2 e K3) e z2 e z3 sono variabili isteretiche interne. Queste va-
riabili hanno un campo di variabilità dato da √𝑧2 2 + 𝑧3 2 ≤ 1, con la superficie di
snervamento rappresentata da √𝑧2 2 + 𝑧3 2 = 1. I valori iniziali di z2 e z3 sono zero
e si evolvono secondo le equazioni differenziali:

𝐤𝟐
𝑑̇
𝑧̇ 1 − 𝑎2 𝑧2 2
−𝑎3 𝑧2 𝑧3 𝐲𝐢𝐞𝐥𝐝𝟐 𝑢2
{ 2} = [ ]
𝑧̇3 −𝑎2 𝑧2 𝑧3 1 − 𝑎3 𝑧32 𝐤𝟑
𝑑̇
{𝐲𝐢𝐞𝐥𝐝𝟑 𝑢3 }

dove:
̇
𝑎2 = {1 𝑠𝑒 𝑑𝑢2 𝑧2 > 0
0 altrimenti
̇
𝑎3 = {1 𝑠𝑒 𝑑𝑢3 𝑧3 > 0
0 altrimenti

Queste equazioni sono equivalenti a quelle di Park, Wen e Ang (1986) con 𝐴 = 1
e 𝛽 = 𝛾 = 0,5.

Proprietà Isolatore Isteretico (Rubber) 291


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 73
Proprietà isolatore isteretico per spostamento relativo biassiale a taglio

• Se solo uno dei gradi di libertà a taglio è non lineare, l’equazione precedente si
riduce a quella che descrive il comportamento di plasticità uniassiale della proprietà
Plastic1 con exp=2 per quel grado di libertà.

Agli spostamenti interni assiali, ai tre spostamenti a momento e a tutte gli spostamenti a
taglio che non abbiano proprietà non lineari si applica una relazione a molla lineare. Tutti
i gradi di libertà lineari usano la rigidezza efficace, che può anche essere zero.

Proprietà Isolatore in Gomma ad Alto Smorzamento


Questo è un modello per lo spostamento a taglio uniassiale o biassiale di isolatore in
gomma. La dissipazione di energia isteretica è inerente al materiale gommoso stesso,
senza l’uso di un’anima in piombo o altro metallo da snervamento.

Questo modello usa un tipo di integrale a storia deformativa che è indipendente dal tempo
(Masaki, Mori, Murota e Kasai, 2017). Il comportamento a taglio è accoppiato nelle due

292 Proprietà Isolatore in Gomma ad Alto Smorzamento


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

direzioni ed è indipendente dalla forza assiale e dal tasso di deformazione. Il comporta-


mento assiale del modello è elastico lineare.

Comportamento a taglio
Per ciascun grado di libertà a taglio, è possibile specificare in modo indipendente sia
comportamento lineare che non lineare. Nel caso comune in cui entrambi i gradi di libertà
u2 e u3 siano non lineari, il comportamento è isotropo e le proprietà sono identiche nelle
due direzioni. Se uno o entrambi i gradi di libertà u2 e u3 sono definiti come lineari, i
comportamenti a taglio nelle due direzioni sono indipendenti.

Una descrizione dettagliata di formulazione delle proprietà, comportamento non lineare


e parametri è presentata nelle Note Tecniche “Proprietà Link di Isolatore in Gomma ad
Alto Smorzamento”. Questo documento si trova nella sottocartella dei manuali, dove il
software è installato nel computer, Può essere aperta direttamente dal software usando il
comando di menu Help > Documentazione > Note Tecniche.

Comportamento lineare
Una relazione a molla lineare si applica alla deformazione assiale, alle tre deformazioni
a momento e a qualunque deformazione a taglio per la quale non siano state specificate
proprietà non lineari. Tutti i gradi di libertà lineari usano la corrispondente rigidezza ef-
ficace, che può essere zero.

Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole (Friction-Pendulum)


Questo è un isolatore a pendolo con attrito che ha proprietà di attrito accoppiate per le
due deformazioni a taglio, rigidezze post-scivolamento in direzione del taglio determinate
dal raggio del pendolo delle superfici di scivolamento, comportamento a gap in direzione
assiale e rigidezza efficace lineare per i tre spostamenti a momento. Vedi figura 74 (pag.
294).

Questo elemento può anche essere usato per modellare un comportamento con gap e at-
trito tra superfici di contatto ponendo il raggio a zero, ad indicare una superficie piatta.

Il modello di attrito è basato sul comportamento isteretico proposto da Wen (1976) e


Park, Wen e Ang (1986) ed è raccomandato per l’analisi di isolamento alla base da Na-
garajaiah e Costantinou (1991). Il comportamento a pendolo è raccomandato da Zayas e
Low (1990).

Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole (Friction-Pendulum) 293


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 74
Proprietà isolatore a pendolo scorrevole per comportamento a taglio biassiale
Questo elemento può essere usato per problemi di contatto con attrito-apertura

Le forze di attrito e del pendolo sono direttamente proporzionali alla forza di compres-
sione assiale nell’elemento.

Comportamento assiale
La forza assiale, 𝑓𝑢1 , è sempre non lineare ed è data da:
𝐤𝟏𝑑𝑢1 𝑠𝑒 𝑑𝑢1 < 0
𝑓𝑢1 = 𝑃 = {
0 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖

Al fine di generare forza di taglio non lineare nell'elemento, la rigidezza k1 deve essere
positiva e quindi la forza P deve essere negativa (di compressione). Un valore ragionevole
per la rigidezza k1 può essere ottenuto come la AE/L del dispositivo e dovrebbe includere

294 Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole (Friction-Pendulum)


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

la flessibilità di unioni o supporti non altrimenti inclusi nel modello.

È possibile inoltre specificare un coefficiente di smorzamento, c1, per il grado di libertà


assiale, nel qual caso la forza assiale diviene:
̇
𝑓𝑢1 = 𝑃 + {𝐜𝟏𝑑𝑢1 𝑠𝑒 𝑑𝑢1 < 0
0 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖

La forza di smorzamento esiste solo quando l’isolatore è in compressione, indipendente-


mente dal segno della velocità.

La forza 𝑓𝑢1 è la forza assiale totale esercitata dall’elemento sui nodi connessi. Tuttavia
solo la forza P è assunta come agente sulla superficie di contatto causando resistenza di
taglio. La forza di smorzamento è esterna.

La ragione del coefficiente di smorzamento è quello di ridurre il chatter numerico (oscil-


lazioni numeriche) che può essere presente in alcune analisi. È possibile stimare il coef-
ficiente di smorzamento necessario a raggiungere un certo rapporto, r, dello smorzamento
critico (ad esempio, r = 0,05) dalla formula
𝐜𝟏
𝑟=
2√𝐤𝟏 𝑚

dove m è la massa tributaria dell’isolatore, che può essere stimata dalla forza assiale del
peso proprio divisa dall’accelerazione di gravità. Sta all’utente verificare l’applicabilità
di questo approccio per il modello in esame. Vedere il Manuale di verifica del software
per una esposizione sull’uso di questo coefficiente di smorzamento.

Comportamento a taglio
Per ciascun grado di libertà di spostamento relativo a teglio è possibile specificare in
modo indipendente comportamento lineare o comportamento non lineare:

• Se entrambi i gradi di libertà a taglio sono non lineari gli effetti di attrito e pendolo
per ciascuno spostamento relativo agiscono in parallelo:

𝑓𝑢2 = 𝑓𝑢2𝑓 + 𝑓𝑢2𝑝

𝑓𝑢3 = 𝑓𝑢3𝑓 + 𝑓𝑢3𝑝

I legami forza-spostamento di attrito sono dati da:

Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole (Friction-Pendulum) 295


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

𝑓𝑢2𝑓 = −𝑃𝜇𝑢2 𝑧2

𝑓𝑢3𝑓 = −𝑃𝜇𝑢3 𝑧3

dove 𝜇2 e 𝜇3 sono i coefficienti di attrito e 𝑧2 e 𝑧3 sono variabili isteretiche in-


terne. I coefficienti di attrito sono dipendenti dalla velocità in base a:

𝜇𝑢2 = 𝐟𝐚𝐬𝐭𝟐 − (𝐟𝐚𝐬𝐭𝟐 − 𝐬𝐥𝐨𝐰𝟐)𝒆−𝒓𝒗 (Eq. 1a)

𝜇𝑢3 = 𝐟𝐚𝐬𝐭𝟑 − (𝐟𝐚𝐬𝐭𝟑 − 𝐬𝐥𝐨𝐰𝟑)𝒆−𝒓𝒗

dove slow2 e slow3 sono i coefficienti di attrito a velocità zero, fast2 e fast3 sono i
coefficienti di attrito a velocità elevate, v è la risultante velocità di scivolamento:

2 2
𝑣 = √𝑑̇𝑢2 + 𝑑̇𝑢3 (Eq. 1b)

r è una velocità efficace inversa data da: (Eq. 1c)


2 2
𝐫𝐚𝐭𝐞𝟐𝑑̇𝑢2 + 𝐫𝐚𝐭𝐞𝟑𝑑̇𝑢3
𝑟=
𝑣2
e rate2 e rate3 sono gli inversi delle velocità caratteristiche di scivolamento. Per
una interfaccia Teflon-acciaio il coefficiente di attrito normalmente cresce con la
velocità di scivolamento (Nagarajaiah, Reinhorn e Costantinou, 1991).

Le variabili isteretiche interne hanno campo di variabilità dato da √𝑧2 2 + 𝑧3 2 ≤


1, con superficie di snervamento rappresentata da √𝑧2 2 + 𝑧3 2 = 1. I valori iniziali
di 𝑧2 e 𝑧3 sono pari a zero e si evolvono poi in base alle seguenti equazioni diffe-
renziali:
𝐤𝟐
𝑑̇
𝑧̇ 1 − 𝑎2 𝑧2 2
−𝑎3 𝑧2 𝑧3 𝑃𝜇𝑢2 𝑢2
{ 2} = [ ]
𝑧̇3 −𝑎2 𝑧2 𝑧3 1 − 𝑎3 𝑧32 𝐤𝟑
𝑑̇
{𝑃𝜇𝑢3 𝑢3 }

dove k1 e k2 sono le rigidezze elastiche a taglio della slitta in assenza di scivola-


mento e

296 Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole (Friction-Pendulum)


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

̇
𝑎2 = {1 𝑠𝑒 𝑑𝑢2 𝑧2 > 0
0 altrimenti
̇
𝑎3 = {1 𝑠𝑒 𝑑𝑢3 𝑧3 > 0
0 altrimenti

Queste equazioni sono equivalenti a quelle di Park, Wen e Ang (1986) con 𝐴 = 1
e 𝛽 = 𝛾 = 0,5.

Questo modello di attrito consente una certa misura di scivolamento a tutti i livelli
non zero di forza di taglio; la quantità di scivolamento diviene molto più elevata
come la forza di taglio si avvicina al valore di “snervamento” pari a Pμ. Lo scivo-
lamento per valori di forza di taglio più bassi può essere minimizzato usando valori
più alti della rigidezza di taglio elastica. Tuttavia è raccomandabile usare valori rea-
listici della rigidezza di taglio che può essere stimata in AG/L del dispositivo quando
è bloccato. Essa dovrebbe anche includere la flessibilità delle unioni o dei supporti,
non altrimenti inclusi nel modello.

Le relazioni forza-spostamento del pendolo sono date da:


𝑑𝑢2
𝑓𝑢2𝑝 = −𝑃
𝐫𝐚𝐝𝐢𝐮𝐬𝟐
𝑑𝑢3
𝑓𝑢3𝑝 = −𝑃
𝐫𝐚𝐝𝐢𝐮𝐬𝟑
Il raggio specificato dovrebbe in realtà essere la lunghezza effettiva del pendolo,
che è pari al raggio della superficie di scivolamento meno la distanza dal punto di
articolazione del dispositivo. Questa informazione dovrebbe essere ottenuta dal pro-
duttore del dispositivo.

Normalmente i raggi nelle due direzioni di taglio saranno uguali (superficie sferica),
o uno dei raggi sarà zero (superficie cilindrica). Tuttavia è consentito specificare
raggi disuguali e non zero.

Un raggio zero indica una superficie piana e la corrispondente forza di taglio è zero.
Esso può essere usato per modellare comportamenti gap-attrito di tipo generico.

• Se solamente un grado di libertà è non lineare, le precedenti equazioni di attrito si


riducono a:

𝑓𝑓 = −𝑃𝜇z

𝜇 = 𝐟𝐚𝐬𝐭 − (𝐟𝐚𝐬𝐭 − 𝐬𝐥𝐨𝐰)𝒆−𝒓𝒂𝒕𝒆 𝑑̇

Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole (Friction-Pendulum) 297


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

𝐤 𝑑̇ (1 − 𝑧 2) 𝑠𝑒 𝑑̇ 𝑧 > 0
𝑧̇ = {
𝑃𝜇 𝑑̇ 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖

La precedente equazione del pendolo non cambia per gradi di libertà non lineare.

Comportamento lineare
Una relazione a molla lineare si applica ai tre spostamenti interni a momento e a qualun-
que spostamento a taglio che non abbia proprietà non lineari. Tutti i gradi di libertà lineari
utilizzano la rigidezza efficace corrispondente, che può essere zero. Il grado di libertà
assiale è sempre non lineare nel caso di analisi non lineare.

Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole a Doppia Azione


(Double-Acting Friction-Pendulum)
Si tratta di un isolatore a pendolo ad attrito biassiale con comportamento disaccoppiato
nelle due direzioni di taglio, in grado di sostenere trazione oltre che compressione. La
resistenza di attrito può essere diversa in base alla condizione assiale dell’isolatore, se di
trazione o di compressione. Il dispositivo consiste di due slitte ortogonali e curve, inter-
connesse tra loro. È pensato per procurare isolamento sismico con prevenzione di solle-
vamento ed è descritto nel dettaglio da Roussis e Costantinou (2005).

Comportamento assiale
È possibile specificare rigidezze e aperture dei gap in modo indipendente per trazione e
compressione. La forza assiale, 𝑓𝑢1 , è sempre non lineare ed è data da:
𝐤𝟏𝐜(𝑑𝑢1 + 𝐨𝐩𝐞𝐧𝐜) 𝑠𝑒 (𝑑𝑢1 + 𝐨𝐩𝐞𝐧𝐜) < 0
𝑓𝑢1 = 𝑃 = { 𝐤𝟏𝐭(𝑑𝑢1 − 𝐨𝐩𝐞𝐧𝐜) 𝑠𝑒 (𝑑𝑢1 − 𝐨𝐩𝐞𝐧𝐭) < 0
0 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖

dove k1c è la rigidezza a compressione, kit la rigidezza a trazione, openc l’apertura del
gap a compressione e opent l’apertura del gap a trazione. Ciascuno di questi quattro va-
lori può essere zero o positivo.

È possibile inoltre specificare un coefficiente di smorzamento, c1, per il grado di libertà


assiale, nel qual caso la forza assiale diviene:

𝑓𝑢1 = 𝑃 + 𝐜𝟏𝑑̇𝑢1

298 Proprietà Isolatore a Pendolo Scorrevole a Doppia Azione


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

La forza di smorzamento esiste che l’isolatore sia in trazione, compressione o nel gap.

La forza 𝑓𝑢1 è la forza assiale totale esercitata dall’elemento sui nodi connessi. Tuttavia
solo la forza P è assunta agire sulla superficie di contatto causando resistenza di taglio.
La forza di smorzamento è esterna. Vedi il paragrafo “Proprietà Isolatore a Pendolo Scor-
revole” (pag. 293) per una descrizione sull’uso di questo smorzatore.

Comportamento a taglio
Per ciascun grado di libertà di spostamento relativo a teglio è possibile specificare in
modo indipendente comportamento lineare o comportamento non lineare. Il comporta-
mento nelle due direzioni di taglio è disaccoppiato, benché in entrambi i casi ci sia dipen-
denza dalla medesima forza assiale P.

Per ciascuno dei gradi di libertà non lineari a taglio è necessario specificare in modo
indipendente i seguenti parametri:

• Rigidezza k, a rappresentare il comportamento elastico prima che inizi lo scivola-


mento. Questo valore è il medesimo sia che P sia positivo che negativo.
• Coefficienti di attrito slowc e fastc, per attrito da compressione a differenti velocità
e coefficienti di attrito slowt e fastt, per attrito da trazione a differenti velocità.
• Parametri di variazione ratec e ratet, per attrito dipendente da compressione e tra-
zione rispettivamente. Si tratta dell’inverso delle velocità caratteristiche di scivola-
mento. Per interfacce Teflon-acciaio il coefficiente di attrito normalmente si accre-
sce al crescere delle velocità (Nagarajaiah, Reinhorn e Costantinou, 1991).
• Il raggio radius, che è il medesimo per trazione e compressione.

Prendendo in considerazione una delle due direzioni di taglio e una delle due direzioni di
forza assiale e usando i parametri di attrito appropriati, la forza di taglio è data da:

𝑓 = 𝑓𝑓 + 𝑓𝑝

𝑓𝑓 = −𝑃𝜇𝑧

𝜇 = 𝐟𝐚𝐬𝐭 − (𝐟𝐚𝐬𝐭 − 𝐬𝐥𝐨𝐰)𝒆−𝐫𝐚𝐭𝐞 𝑑̇


𝐤 𝑑̇ (1 − 𝑧 2 ) 𝑠𝑒 𝑑̇ 𝑧 > 0
𝑧̇̇ = {
𝑃𝜇 𝑑̇ 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖
𝑑
𝑓𝑝 = −𝑃
𝐫𝐚𝐝𝐢𝐮𝐬
dove d è lo spostamento relativo di taglio e z è una variabile isteretica interna. Nelle

(Double-Acting Friction-Pendulum) 299


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

precedenti equazioni sono stati omessi gli indicatori per i gradi di libertà u2 e u3 e anche
quelli per trazione e compressione.

Comportamento lineare
Una relazione a molla lineare si applica ai tre spostamenti interni a momento e a qualun-
que spostamento a taglio che non abbia proprietà non lineari. Tutti i gradi di libertà lineari
utilizzano la rigidezza efficace corrispondente, che può essere zero. Il grado di libertà
assiale è sempre non lineare nel caso di analisi non lineare.

Proprietà Isolatore a Triplo Pendolo


Si tratta di un isolatore (o appoggio) a pendolo ad attrito biassiale che ha quattro superfici
di scivolamento sferiche, due esterne e due interne, come indicato in figura 75 (pag. 301).
Considerazioni cinematiche fanno sì che il movimento delle due slitte interne sia accop-
piato con il risultato che il comportamento di questo dispositivo può essere modellato
come quello di tre isolatori a pendolo scorrevole in serie. Scegliendo diversi coefficienti
e raggi diversi per le varie superfici di scivolamento, la curva di forza-spostamento tra-
sversale (a taglio) può essere personalizzata per produrre risposte diverse per livelli di
eccitazione diversi. Le proprietà delle due slitte interne sono assunte uguali tra loro. Le
caratteristiche e prestazioni di questo tipo di isolatore sono descritte in Morgan e Mahin
(2008).

Per ciascuno dei tre pendoli che agiscono in serie in questo isolatore a pendolo triplo,
viene usato il modello matematico descritto al paragrafo “Proprietà Isolatore a Pendolo
Scorrevole” (pag. 293), con le differenze descritte nel seguito. Il comportamento assiale
e a momento si riferiscono all’isolatore nel suo complesso. Le forze di taglio sono uguali
nei tre pendoli, mentre spostamenti interni a taglio e velocità sono additivi.

Le forze di attrito e pendolari sono direttamente proporzionali alla forza assiale di com-
pressione nell’elemento. L’elemento non può sostenere forze assiali di trazione.

Comportamento assiale
La forza assiale, 𝑓𝑢1 , è sempre non lineare ed è data da:
𝐤𝟏𝑑𝑢1 𝑠𝑒 𝑑𝑢1 < 0
𝑓𝑢1 = 𝑃 = {
0 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖

Al fine di generare forza di taglio non lineare nell'elemento, la rigidezza k1 deve essere
positiva e quindi la forza P deve essere negativa (di compressione).

300 Proprietà Isolatore a Triplo Pendolo


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Figura 75
Isolatore a triplo pendolo con quattro superfici di isolamento
Le due superfici interne sono sempre simmetriche

È possibile inoltre specificare un coefficiente di smorzamento, c1, per il grado di libertà


assiale, nel qual caso la forza assiale diviene:
̇
𝑓𝑢1 = 𝑃 + {𝐜𝟏𝑑𝑢1 𝑠𝑒 𝑑𝑢1 < 0
0 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖

La forza di smorzamento esiste solo quando l’isolatore è in compressione.

La forza 𝑓𝑢1 è la forza assiale totale esercitata dall’elemento sui nodi connessi. Tuttavia
solo la forza P è assunta agire sulla superficie di contatto causando resistenza di taglio.
La forza di smorzamento è esterna.

La ragione del coefficiente di smorzamento è quello di ridurre il chatter numerico (oscil-


lazioni numeriche) che può essere presente in alcune analisi. È possibile stimare il coef-
ficiente di smorzamento necessario a raggiungere un certo rapporto, r, dello smorzamento
critico (ad esempio, r = 0,05) dalla formula
𝐜𝟏
𝑟=
2√𝐤𝟏 𝑚

dove m è la massa tributaria all’isolatore, che può essere stimata dalla forza assiale da
peso proprio divisa per l’accelerazione di gravità. Sta all’utente verificare l’applicabilità

Proprietà Isolatore a Triplo Pendolo 301


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

di questo approccio per il modello in esame. Vedere il Manuale di verifica del software
per una esposizione sull’uso di questo coefficiente di smorzamento.

Comportamento a taglio
Per ciascun grado di libertà di spostamento relativo a teglio è possibile specificare in
modo indipendente comportamento lineare o comportamento non lineare. Nel caso usuale
dove sia il grado di libertà u2 che u3 sono non lineare, il comportamento è isotropo e le
proprietà sono identiche in entrambe le direzioni. In altre parole le superficie di isola-
mento sono sferiche.

Le quattro superfici di scivolamento sono identificate come:

• Fondo interno (indice 1)


• Copertura interno, identico al fondo interno (indice 1)
• Fondo esterno (indice 2)
• Copertura esterno (indice 3)

Queste superfici sono indicate in figura 75 (pag. 301). Nella esposizione che segue gli
indici descritti più sopra saranno usati per identificare i tre meccanismi pendolari.

Per ciascuna superficie di scivolamento, sono specificate le seguenti proprietà isotrope:

• stiff, rigidezza di taglio prima dello scivolamento e presso il fermo


• slow, coefficiente di attrito a velocità zero
• fast, coefficiente di attrito a velocità elevata
• rate, inverso della velocità caratteristica per attrito
• radius, raggio effettivo della superficie sferica
• stop, spostamento trasversale permesso prima di incontrare un fermo rigido

Vengono inoltre specificati i valori delle due altezze che definiscono la distanza tra le
superfici di scivolamento:

• heightin, distanza massima tra le due superfici interne a spostamento zero


• heightout, distanza massima tra le due superfici esterne a spostamento zero

La rigidezza durante ciascuna fase dello scivolamento è dipendente dalle lunghezze pen-
dolari efficaci. Per ciascuna superficie la lunghezza del pendolo è data dal raggio meno
la distanza dal punto di articolazione, una frazione della distanza tra le superfici.

302 Proprietà Isolatore a Triplo Pendolo


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Figura 76
Curva forza-spostamento normalizzata per l’Isolatore a Pendolo Triplo
Comportamento tipico per carico radiale monotonico a basse velocità

Pertanto:

𝐿1 = 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒖𝒔𝟏 − 0,5𝐡𝐞𝐢𝐠𝐡𝐭𝐢𝐧

𝐿2 = 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒖𝒔𝟐 − α 𝐡𝐞𝐢𝐠𝐡𝐭𝐨𝐮𝐭

𝐿3 = 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒖𝒔𝟑 − (1 − α) 𝐡𝐞𝐢𝐠𝐡𝐭𝐨𝐮𝐭

dove
𝐫𝐚𝐝𝐢𝐮𝐬2
𝛼=
𝐫𝐚𝐝𝐢𝐮𝐬2 + 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐮𝐬3

Durante lo scivolamento, il coefficiente di attrito netto per ciascuna delle superfici è di-
pendente dalla velocità di scivolamento su quella superficie in base alle equazioni di at-
trito dipendenti dal tasso spostamento (eq. 1, pag. 296), già esposte per l’isolatore a pen-
dolo scorrevole)

Il comportamento monotono forza-spostamento radiale, di un isolatore a triplo pendolo è


indicato in figura 76 (pag. 303). L’isolatore è presupposto in compressione e la forza di
taglio totale, 𝑉̃ , è normalizzata rispetto al carico di compressione: 𝑉̃ = |𝑉/𝑃| con 𝑃 < 0.

Proprietà Isolatore a Triplo Pendolo 303


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Il comportamento reale dipenderà dalle lunghezze pendolari relative, dai coefficienti di


attrito e dalle distanze di corsa determinate dai fermi (stop). Per i fini di questa trattazione,
assumeremo che i coefficienti netti μ per le tre superfici siano costanti e ordinati in modo
che 𝜇1 ≤ 𝜇2 ≤ 𝜇3 e che le distanze di corsa siano lunghe abbastanza quanto indicato. Si
osserva il seguente comportamento:

• 0 ≤ 𝑢 ≤ 𝑢𝑎 : la resistenza iniziale è data dalla rigidezza elastica fino a che inizia il


primo scivolamento. Questo si verifica quando la forza di taglio normalizzata è
uguale al coefficiente di attrito minore 𝜇1 , per le superfici di scivolamento interne.
• 𝑢𝑎 ≤ 𝑢 ≤ 𝑢𝑏 : la rigidezza di taglio è ora governata dalle lunghezze pendolari delle
due superfici interne, entrambe le quali stanno scivolando. Questa rigidezza è
1/(2𝐿1 ).
• 𝑢𝑏 ≤ 𝑢 ≤ 𝑢𝑐 : quando la forza di taglio si accresce raggiungendo il secondo coeffi-
ciente di attrito, 𝜇2 , lo scivolamento si trasferisce dalla superficie del fondo interno
alla superficie del fondo esterno e la rigidezza diviene 1/(𝐿1 + 𝐿2 ).
• 𝑢𝑐 ≤ 𝑢 ≤ 𝑢𝑑 : in modo simile, raggiunto il livello del terzo coefficiente di attrito,
𝜇3 , lo scivolamento si trasferisce dalla superficie del coperchio interno a quella del
coperchio esterno e la rigidezza diviene 1/(𝐿2 + 𝐿3 ).
• 𝑢𝑑 ≤ 𝑢 ≤ 𝑢𝑒 : al crescere dello scivolamento viene colpito uno dei fermi, diciamo
quello della superficie del fondo esterno. Lo scivolamento si ritrasferisce alla su-
perficie interna adiacente e la rigidezza diviene 1/(𝐿1 + 𝐿3 ).
• 𝑢𝑒 ≤ 𝑢 ≤ 𝑢𝑓 : quando viene colpito il fermo della superficie del coperchio esterno,
lo scivolamento si trasferisce di nuovo alla superficie interna adiacente e la rigidezza
diviene nuovamente 1/(2𝐿1 ).
• 𝑢𝑓 < 𝑢: dopo che entrambi gli stop interni sono colpiti, viene ingaggiata la rigidezza
elastica iniziale.

Il comportamento effettivo dipenderà dai valori dei parametri usati per l’isolatore reale,
dalle velocità di scivolamento mentre influenzano i coefficienti di attrito e dalla storia e
direzione del moto.

La transizione allo scivolamento non è improvvisa, ma piuttosto avviene gradualmente


mano a mano che la forza di taglio normalizzata si avvicina a ciascun coefficiente di
attrito. Il modello di attrito consente qualche scivolamento a tutti i livelli non zero di forza
di taglio; la quantità di scivolamento diviene molto più elevata quando la forza di taglio
si avvicina al valore di “snervamento” di 𝑃𝜇. Lo scivolamento per valori minori di forza
di taglio potrebbe essere minimizzato usando valori più elevati per la rigidezza elastica,
stiff. Tuttavia per questa rigidezza tagliante è raccomandato l’uso di valori realistici, sti-
mabili in AG/L del dispositivo bloccato. Essi dovrebbero includere anche la flessibilità
delle connessioni o supporti, non altrimenti inclusi nel modello. Al massimo i valori di

304 Proprietà Isolatore a Triplo Pendolo


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

rigidezza dovrebbero essere da 100 a 1000 volte maggiori di |𝑃/𝐿|, dove P è un valore
tipico di compressione assiale per quell’isolatore e L è la lunghezza del pendolo. Valori
maggiori non servono ad alcun proposito pratico e rendono la convergenza non lineare
più difficile.

Comportamento lineare
Una relazione a molla lineare si applica ai tre spostamenti interni a momento e a qualun-
que spostamento a taglio che non abbia proprietà non lineari. Tutti i gradi di libertà lineari
utilizzano la rigidezza efficace corrispondente, che può essere zero. Il grado di libertà
assiale è sempre non lineare nel caso di analisi non lineare.

Carico di Spostamento Interno Non Lineare


Un carico di spostamento interno non lineare è un gruppo di forze o momenti sulla
struttura tali da attivare uno spostamento relativo non lineare di un elemento Link/Sup-
port. Uno spostamento interno non lineare è uno spostamento relativo di un elemento
Link/Support per il quale sono stati specificate proprietà non lineari.

I carichi di spostamento interno non lineare sono usati come vettori di partenza per una
analisi vettoriale di Ritz. Il loro scopo è di generare modi che possano rappresentare ade-
guatamente il comportamento non lineare nel corso di analisi time-history modali non
lineari. Un carico di spostamento relativo non lineare separato dovrebbe essere usato per
ciascuno spostamento relativo non lineare di ciascun elemento Link/Support.

Nel richiedere un’analisi vettoriale di Ritz, è possibile specificare che il programma usi
carichi di spostamento relativo non lineare già preimpostati oppure definire a questo
scopo Configurazioni di Carico da utente. Nel secondo caso potrebbero essere necessarie
fino a sei di queste Configurazioni di Carico per ciascun elemento Link/Support presente
nel modello.

I carichi da spostamento interno nonlineare preimpostati per un singolo elemento Link a


due nodi sono illustrati in figura 77 (pag. 306). Ciascun gruppo di forze o momenti è auto-
equilibrante. Questo tende a localizzare l’effetto del carico, risultando, generalmente, in
un gruppo migliore di Vettori di Ritz. Per un elemento ad un nodo, sono necessari solo le
forze e/o i momenti agenti sul nodo j.

È fortemente raccomandato che massa e momento di inerzia siano presenti presso ciascun
grado di libertà su cui agiscano una forza o un momento da carico di spostamento relativo
non lineare. Essi nono necessari per generare vettori di Ritz appropriati.

Carico di Spostamento Interno Non Lineare 305


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Figura 77
Carichi incorporati da Spostamento Relativo Non lineare per un Link a due nodi

306 Carico di Spostamento Interno Non Lineare


Capitolo XV L’elemento Link/Support - Avanzato

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Spostamenti Interni” (pag. 260), nel capitolo precedente.


• Vedi paragrafo “Proprietà Link/Support” (pag. 263), nel capitolo precedente.
• Vedi paragrafo “Massa” (pag.271), nel capitolo precedente.
• Vedi paragrafo “Analisi con i Vettori di Ritz” (pag. 372), nel capitolo “Analisi Mo-
dale”.
• Vedi paragrafo “Analisi in Time History Modale Non Lineare (FNA)” (pag. 457),
nel capitolo “Analisi in Time History Non Lineare”.

Proprietà Link/Support dipendenti dalla frequenza


Ciascun elemento Link o Support può avere un gruppo opzionale di proprietà dipendenti
dalla frequenza assegnate in aggiunta al gruppo di proprietà lineari/non-lineari, comun-
que sempre presente. Le proprietà dipendenti dalla frequenza sono usate per analisi di
tipo frequency-domain, come l’analisi Steady-State o l’analisi Power-Spectral-Density.

Le proprietà dipendenti dalla frequenza rappresentano la impedenza complessa dell’ele-


mento. C’è una parte reale che rappresenta gli effetti di rigidezza ed inerzia e una parte
immaginaria che rappresenta gli effetti di smorzamento isteretici. Le proprietà dipendenti
dalla frequenza per i sei gradi di libertà possono essere accoppiati o disaccoppiati, in base
al seguente sistema:
𝑓𝑢1 𝑧𝑢1 𝑧𝑢1𝑢2 𝑧𝑢1𝑢3 𝑧𝑢1𝑟1 𝑧𝑢1𝑟2 𝑧𝑢1𝑟3 𝑑𝑢1
𝑓𝑢2 𝑧𝑢2 𝑧𝑢2𝑢3 𝑧𝑢2𝑟1 𝑧𝑢2𝑟2 𝑧𝑢2𝑟3 𝑑𝑢2
𝑓𝑢3 𝑧𝑢3 𝑧𝑢3𝑟1 𝑧𝑢3𝑟2 𝑧𝑢3𝑟3 𝑑𝑢3
= (Eq. 2)
𝑓𝑟1 𝑧𝑟1 𝑧𝑟1𝑟2 𝑧𝑟1𝑟3 𝑑𝑟1
𝑓𝑟2 𝑠𝑖𝑚. 𝑧𝑟2 𝑘𝑟2𝑟3 𝑑𝑟2
{ 𝑓𝑟3 } [ 𝑧𝑟3 ] { 𝑑𝑟3 }

dove 𝑧𝑢1 = 𝑘𝑢1 + 𝑖𝑐𝑢1 è l’impedenza nel grado di libertà u1 e dove 𝑘𝑢1 è la componente
di rigidezza/inerzia, 𝑐𝑢1 è la componente di smorzamento e i è la radice di -1. Gli altri
termini sono simili.

In Eq. (2), le forze sul lato destro e gli spostamenti sul lato sinistro sono a loro volta
rappresentati da numeri complessi. La parte reale rappresenta il comportamento ad un
angolo di fase pari a zero, con la variazione dovuta al tempo data dalla funzione coseno,
mentre la parte immaginaria rappresenta il comportamento ad un angolo di fase pari a 90°
e con la variazione dovuta al tempo data dalla funzione seno.

Carico di Spostamento Interno Non Lineare 307


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Ciascuno dei 21 termini dell’impedenza possono variare con la frequenza. L’utente defi-
nisce la variazione per ciascun termine come un gruppo di punti rigidezza verso frequenza
e smorzamento verso frequenza. Non è insolito per il termine di rigidezza di essere nega-
tivo su parte della banda.

Un uso comune delle proprietà dipendenti dalla frequenza potrebbe essere quello di ele-
menti Support che rappresentino l’effetto di smorzamento radiante nella regione esterna
del suolo al di sotto una fondazione rigida.

308 Carico di Spostamento Interno Non Lineare


Capitolo XVI

L’Oggetto Tendon
I tiranti (Tendon) sono un tipo speciale di oggetto che può compenetrare l’interno di altri
oggetti (frame, shell, plane, asolid e solid) per rappresentare gli effetti della precompres-
sione e della post-tensione.

Argomenti avanzati
• Compendio
• Geometria
• Discretizzazione
• Tiranti modellati come Carichi o Elementi
• Connettività
• Gradi di libertà
• Sistema di coordinate locali
• Proprietà di Sezione
• Proprietà non lineari
• Massa
• Carico di Precompressione

309
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Carico di Peso Proprio


• Carico di Gravità
• Carico di Temperatura
• Carico di Spostamento Relativo
• Carico di Target Force
• Output di Forza Interna

Compendio
I Tendon sono un tipo speciale di oggetto che può essere inserito all’interno di altri oggetti
(Frame, Shell, Plane, Asolid e Solid) per rappresentare gli effetti della precompressione
e della post-tensione. Questi tendon si collegano agli oggetti compenetrati e vi applicano
carico.

È possibile specificare se nell’analisi i tiranti devono essere modellati come elementi in-
dipendenti, o semplicemente agire come carichi sul resto della struttura. Modellarli come
carichi è adeguato per un’analisi lineare, quando già si conoscano le perdite che saranno
causate da accorciamento elastico e da effetti dipendenti dal tempo.

I tendon dovrebbero essere invece modellati come elementi se si vuole che sia il pro-
gramma a calcolare queste perdite, se si vuole considerare non linearità nei tiranti o se si
vuole conoscere quali sono le forze agenti su di essi a causa di altri carichi agenti sulla
struttura.

Gli elementi Tendon condividono con gli elementi Frame alcune caratteristiche, che sa-
ranno evidenziate nel corso del capitolo.

Geometria
È possibile definire un numero qualunque di Tendon. Ciascun tirante è disegnato o defi-
nito come una linea tra due nodi, i e j. I due nodi non devono condividere la stessa posi-
zione nello spazio. Le due estremità del tirante sono chiamate I e J, rispettivamente.

Tra questi punti, il Tendon può avere una forma arbitraria, curva o segmentata, nelle tre
dimensioni. Gli può essere assegnata eccentricità rispetto ai nodi, alle estremità.

310 Compendio
Capitolo XVI L’Oggetto Tendon

Discretizzazione
Un Tendon può essere un oggetto lungo e dalla geometria complicata, ma verrà automa-
ticamente discretizzato in segmenti più corti ai fini dell’analisi., Nel corso della defini-
zione del tirante, è necessario specificare la lunghezza massima di questi segmenti di
discretizzazione. Queste lunghezze possono influenzare il modo in cui il Tendon carica
la struttura e l’accuratezza dei risultati dell’analisi. È opportuno scegliere lunghezze brevi
per tiranti con curvatura fortemente accentuata o per tiranti che attraversano parti di strut-
tura con geometria complessa o con cambi di proprietà. Se incerti, provare svariati valori
differenti per vedere come essi influenzino i risultati.

Tiranti modellati come Carichi o Elementi


C’è una scelta su come ogni tirante deve essere modellato per l’analisi:

• Come carico equivalente che agisce sulla struttura


• Come elemento indipendente con rigidezza, massa e carichi suoi propri

Modellare i tiranti come carichi è adeguato per analisi lineari, quando si conoscono in
anticipo le perdite causate dall’accorciamento elastico e gli effetti dipendenti dal tempo.

I tiranti dovrebbero essere modellati come elementi se si vuole che il programma calcoli
da sé le perdite dovute all’accorciamento elastico e agli effetti dipendenti dal tempo, se
si vuole considerare la non linearità nei tiranti, o se si vuole conoscere quali sono le forze
agenti su di essi a causa di altri carichi agenti sulla struttura. Internamente, il Tendon è
discretizzato e analizzato come una serie di elementi Frame equivalenti, corti e rettilinei.

Connettività
Il Tendon è connesso agli elementi Frame, Shell, Plane, Asolid e Solid che attraversa
lungo la sua lunghezza. Questa connessione è realizzata automaticamente dal programma.
Per quelle parti di tirante che non cadono all’interno di un altro elemento, vedere nel
seguito la spiegazione dettagliata.

Per determinare gli elementi che il tirante attraversa, il programma utilizza il concetto di
bounding box (scatolare circoscrivente):

• Per elementi Frame, il Bounding box è il prisma rettangolare definito dalla lun-
ghezza dell’elemento e dalle sue dimensioni massime in direzione locale 2 e 3.
• Per elementi Shell, Plane e Asolid si tratta dell’esaedro definito dai quattro lati

Discretizzazione 311
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

dell’elemento e dalle sue superfici superiore e inferiore in direzione 3, considerato


lo spessore.
• Per elementi Solid, è il volume definito dalle sei facce.

Per default, il tirante sarà verificato per eventuali connessioni con tutti gli elementi del
modello. È possibile porre restrizioni a questo procedimento, specificando un gruppo di
oggetti a cui il tendon può collegarsi. Il tirante non si connetterà ad alcun elemento al di
fuori di quel gruppo. Per maggiori informazioni, vedi il paragrafo “Gruppi” (pag. 9), nel
capitolo “Oggetti ed Elementi”. Nel corso della spiegazione seguente saranno presi in
considerazione solo oggetti appartenenti a questo gruppo. Essi saranno chiamati “boun-
ding element”.

Per Tendon modellati come carichi, se una qualunque porzione di tirante passa attraverso
un bounding element, il carico di quella porzione è trasferito ai nodi dell’elemento in
modo staticamente equivalente. Il carico di ogni porzione di tirante che non cade all’in-
terno di un bounding element è trasferito al più vicino nodo connesso a un bounding ele-
ment.

Per Tendon modellati come elementi, se in qualunque punto della discretizzazione (cioè
ciascuna estremità dei segmenti di discretizzazione) cade all’interno di un bounding ele-
ment quel punto è collegato da un constraint di interpolazione a tutti i nodi di quell’ele-
mento. Questo significa che se la discretizzazione non è sufficientemente fitta, il tirante
potrebbe in effetti non essere connesso a tutti gli elementi che attraversa. Se le estremità
di un oggetto tendon che non cadono all’interno di un bounding element, esse vengono
comunque connesse da constraint al nodo più vicino connesso a un bounding element.
Invece i punti di discretizzazione interni, che non cadono all’interno di un bounding ele-
ment, non vengono connessi a nessun elemento (se non ai segmenti di discretizzazione
adiacenti), facendo sì che il tirante, per quelle posizioni, sia esterno alla struttura.

Gradi di libertà
L’oggetto Tendon ha sei gradi di libertà lungo la sua lunghezza. Tuttavia, il suo effetto
sulla struttura dipende dagli elementi a cui è connesso. Quando è connesso a elementi
Frame e Shell può trasmettere forze e momenti ai nodi di quell’elemento. Quando è con-
nesso a Plane, Asolid e Solid, trasmette ai nodi solamente forze.

Anche quando è modellato come elemento, un Tendon non aggiunge gradi di libertà alla
struttura, dal momento che è vincolato ad agire di concerto con l’elemento che lo con-
tiene. L’eccezione può essere una eventuale porzione di tendon non annegata all’interno
di un elemento e agente come tratto di tirante esterno.

312 Gradi di libertà


Capitolo XVI L’Oggetto Tendon

Per maggiori informazioni, vedi il paragrafo “Gradi di Libertà” (pag. 30), al capitolo
“Nodi e Gradi di Libertà”.

Sistema di coordinate locali


Ciascun elemento Tendon ha due sistemi di coordinate locali:

• Sistema di coordinate locali della linea-base, che è fisso per l’intero oggetto
• Sistema di coordinate locali naturali, che varia lungo la lunghezza del tirante

Essi sono descritti di seguito.

Sistema di coordinate locali della Linea-Base


Il sistema di coordinate locali della linea-base di un Tendon è usato solo e semplicemente
per definire il suo sistema di coordinate locali naturali.

Gli assi sono chiamati 1, 2 e 3. Il primo asse è diretto lungo la linea retta che congiunge
i nodi i e j, usati per definire il tirante stesso. I due rimanenti assi giacciono su un piano
ad esso perpendicolare, orientati come specificato dall’utente. Il sistema di coordinate
locali della linea-base è fisso per tutta la lunghezza del tirante, indipendentemente dalla
sua traiettoria nello spazio.

Gli assi locali della linea base sono definiti esattamente nello stesso modo di quelli di un
elemento Frame che congiunga i nodi i e j, con l’eccezione che il tirante non può avere
eccentricità nodali. Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 108) “Sistema
avanzato di coordinate locali” (pag. 110) nel capitolo “L’Elemento Frame”.

Sistema di coordinate locali Naturali


Il sistema di coordinate locali naturali di un Tendon e usato per definire le proprietà di
sezione, i carichi e l’output di Forza Interna. Questo sistema di coordinate è definito ri-
spetto al sistema di coordinate locali della linea-base, nel modo seguente:

• La direzione 1 segue la tangente del tirante, con orientamento dall’estremità I


all’estremità J.
• La direzione 2 è parallela al piano 1-2 del sistema di coordinate locali della linea-
base.
• La direzione 3 è calcolata come prodotto vettore delle direzioni naturali 1 e 2.

Sistema di coordinate locali 313


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Vedi paragrafo “Sistema di coordinate locali” (pag. 313) in questo capitolo, per maggiori
informazioni.

Proprietà di Sezione
Una Sezione Tendon è un insieme di proprietà di materiale e geometriche atto a descri-
vere la sezione trasversale di uno o più oggetti Tendon. Le Sezioni sono definite in modo
indipendente e sono assegnate agli oggetti Tendon successivamente.

Il profilo trasversale è sempre circolare. La sezione ha proprietà assiali, a taglio, a fles-


sione e a torsione, benché l’interesse primario sia solo il comportamento assiale.

Proprietà di Materiale
Le proprietà di materiale per la Sezione sono specificate con un riferimento ad un mate-
riale definito in precedenza. Sono utilizzate proprietà uniassiali o isotrope, anche se il
materiale selezionato era stato definito come ortotropo o anisotropo. Le proprietà di ma-
teriale usate dalla sezione sono:

• Il modulo di elasticità, e1, per la rigidezza assiale e flettente


• Il modulo a taglio, g12, per la rigidezza torsionale e di taglio
• Il coefficiente di espansione termica, a1, per la dilatazione assiale e la deformazione
termica flettente
• La densità di massa, m, per il calcolo della massa
• La densità di peso, w, per il calcolo dei Carichi di Peso Proprio e di Gravità

Le proprietà di materiale e1, g12 e a1 sono tutte ottenute individualmente alla temperatura
del materiale di ciascun elemento Tendon e pertanto non sono necessariamente univoche
per una determinata Sezione.

Vedi capitolo “Proprietà di Materiale” (pag. 69) per maggiori informazioni.

Proprietà geometriche e rigidezza della sezione


La sezione trasversale è sempre circolare. È possibile specificare o il diametro o l’area,
a. La rigidezza assiale della Sezione è data da a∙e1.

Le rimanenti proprietà di sezione sono calcolate automaticamente per il profilo circolare.


Esse, insieme con le corrispondenti rigidezze di Sezione, sono date da:

314 Proprietà di Sezione


Capitolo XVI L’Oggetto Tendon

• Momento di inerzia, i33, attorno all’asse 3 per flessione nel piano 1-2 e momento
di inerzia, i22, attorno all’asse 2 per flessione nel piano 1-3. Le corrispondenti rigi-
dezza flessionali della Sezione sono date da i33∙e1 e i22∙e1;
• Costante torsionale, j. La rigidezza torsionale della Sezione è data da j∙g12. Per
sezioni circolari la costante torsionale è uguale del momento di inerzia polare.
• Le aree di taglio, as2 e as3, per taglio trasversale nei piani 1-2 e 1-3, rispettivamente.
Le corrispondenti rigidezze di taglio trasversale della Sezione sono date da as2∙g12
e as3∙g12.

Va notato che benché siano comunque calcolati tutti e sei i valori di rigidezza, solo la
rigidezza assiale ha significato pratico nel modello. Gli altri termini forniscono stabilità,
ma hanno poca influenza sul comportamento del modello.

Limiti di trazione/compressione
È possibile specificare una trazione massima e/o una compressione massima che può es-
sere sostenuta dal Tendon. Nella maggioranza dei casi comuni, viene definito un com-
portamento non compresso specificando che il limite di compressone sia zero. Questo
potrebbe anche non essere necessario nel caso di tiranti a cavi aderenti, che possono sop-
portare una certa compressione.

Se viene specificato un limite di trazione, deve avere valore zero o positivo. Se viene
specificato un limite di compressone deve avere valore zero o negativo. Se viene specifi-
cato un limite di trazione e compressione pari a zero, il tirante non sosterrà alcuna forza
assiale.

Il limite di trazione/compressione è elastico. Qualunque allungamento o accorciamento


assiale oltre i limiti fissati avverrà a rigidezza zero. Questi spostamenti sono recuperati
elasticamente a rigidezza zero.

Importante! I limiti di trazione/compressione sono non lineari e hanno effetto solo sui
Tendon modellati come elementi, non sui Tendon modellati come carico. Inoltre, essi
hanno effetto solo nel caso che l’analisi sia di tipo non lineare.
Analisi lineari che partano da condizione zero (lo stato privo di tensione) si comportano
come se non ci fossero limiti di trazione /compressione. Analisi lineari che utilizzino la
rigidezza ereditata dalla fine di una precedente analisi non lineare, avranno rigidezza co-
stante: zero se alla fine del caso non lineare era stato ecceduto un limite di trazione/com-
pressione, la rigidezza elastica del materiale in caso contrario.

Limiti di trazione/compressione 315


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Massa
In un’analisi dinamica la massa della struttura è usata per calcolare le forze di inerzia.
Quando sono modellati come elementi, la massa fornita dai Tiranti viene concentrata
presso ciascun punto di discretizzazione lungo la sua lunghezza. Quando sono modellati
come carichi, non viene aggiunta al modello alcuna massa. Di solito questo non ha alcuna
rilevanza, dal momento che generalmente la massa di in tirante è piccola.

La massa totale di un Tendon è uguale all’integrale lungo la lunghezza della massa spe-
cifica, m, moltiplicato per l’area della sezione trasversale, a.

Per maggiori informazioni, vedi il paragrafo “Origine della Massa” (pag. 334) nel capi-
tolo “Configurazioni di Carico”.

Carico di Precompressione
Ciascun tirante produce un gruppo di forze e momenti in equilibrio, che agiscono sul resto
della struttura. È possibile assegnare Carichi di Precompressione differenti in Configura-
zioni di Carico differenti.

In una data Configurazione di Carico (Load Pattern), il Carico di Precompressione per


ciascun tirante è definito dai seguenti parametri:

• Trazione nel tirante prima delle perdite di carico.


• Posizione dell’apparecchiatura di bloccaggio, estremità I oppure J, da dove avviene
la tesatura del tirante.
• Coefficiente di curvatura. Specifica la frazione di perdita di carico (dovuta ad at-
trito) per unità di variazione di angolo (in radianti) lungo la lunghezza del tirante,
misurata dalla estremità di tesatura.
• Coefficiente di ondeggiamento (wobble). Specifica la frazione di perdita di carico
(dovuta ad attrito), misurata dall’estremità di tesatura, dovuta alla imperfetta linea-
rità del tirante.
• Assestamento dell’ancoraggio. Indica la lunghezza di slittamento del tirante presso
l’estremità di tesatura, dovuta al rilascio del dispositivo di tiro.

Solamente quando il tirante è modellato come carico, possono essere specificati I seguenti
parametri aggiuntivi:

• Tensione da accorciamento elastico, dovuto all’accorciamento per compressione


degli elementi che sono caricati dal Tirante. Questo può essere causato del Tirante
stesso o da altri carichi agenti sulla struttura.

316 Massa
Capitolo XVI L’Oggetto Tendon

• Tensione da viscosità, dovuta a deformazioni viscose a compressione negli elementi


che sono caricati dal Tirante.
• Tensione da ritiro, dovuta a deformazioni da ritiro a compressione negli elementi
che sono caricati dal Tirante.
• Tensione da rilassamento nell’acciaio, dovuta a deformazioni da rilassamento a tra-
zione nel Tirante stesso.

Per Tendon modellati come elementi. la tensione da accorciamento elastico è presa in


considerazione automaticamente in tutte le analisi; le tensioni tempo-dipendenti da vi-
scosità, ritiro e rilassamento possono essere incluse eseguendo una analisi di costruzione
per fasi dipendente dal tempo. Vedi paragrafo “Costruzione per Fasi” (pag. 442) nel ca-
pitolo “Analisi Statica Non Lineare” per maggiori informazioni.

Il tiro e tutti gli effetti della perdita di carico sono convertiti in un gruppo equivalente di
forze distribuite e concentrate agenti lungo la lunghezza del tirante. Esse posso essere
rappresentate e tabulate attraverso l’interfaccia grafica. Queste forze sono applicate al
modello nel modo seguente:

• Per Tiranti modellati come carichi, le forze sono trasferite ai nodi degli elementi
circostanti come già descritto nel capitolo al paragrafo “Connettività”
• Per Tiranti modellati come elementi, il tiro a ciascuna estremità di un Tendon di-
scretizzato è convertito in carico equivalente da deformazione indotta, −𝐏/(𝐚 ∙ 𝐞𝟏),
dove P è il tiro locale dopo le perdite e può variare lungo la lunghezza.

Per modellare complicate procedure di tesatura, è possibile specificare carichi di precom-


pressione diversi in differenti Schemi di Carico e applicarli come più appropriato.

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Per un
oggetto Tendon il peso proprio è una forza distribuita uniformemente lungo la lunghezza
dell’elemento. Il valore del peso proprio è pari al peso specifico, w, moltiplicato per la
sezione trasversale, a.

Il peso proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. È possibile scalare
il peso proprio per un singolo fattore applicato a tutti gli elementi della struttura in modo
analogo.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Peso specifico” (pag. 78), nel capitolo “Proprietà di Materiale”, per

Carico di Peso Proprio 317


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

la definizione di w.
• Vedi paragrafo “Proprietà di Sezione” (pag. 314) più sopra, per la definizione di a
• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 325), nel capitolo “Configurazioni
di Carico”.

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità può essere applicato a ciascun oggetto Tirante per attivare il suo peso
proprio. Utilizzando il Carico di Gravità, il peso proprio può essere scalato e applicato in
qualunque direzione. Su ciascun elemento possono essere applicati fattori di scala e dire-
zioni differenti.

Se tutti gli elementi sono caricati allo stesso modo e nella direzione verso il basso, è più
conveniente usare il Carico di Peso Proprio.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di Peso Proprio” (pag. 134), nel capitolo “L’elemento
Frame” per la definizione di peso proprio per l’elemento Frame.
• Vedi paragrafo “Carico di Gravità” (pag. 326), in “Configurazioni di carico”

Carico di Temperatura
Il Carico di Temperatura genera deformazione termica nell’elemento Frame. Questa de-
formazione è data dal prodotto del coefficiente di espansione termica del Materiale per la
variazione di temperatura dell’elemento. Nell’analisi lineare, tutti i carichi di temperatura
rappresentano un cambio di temperatura dallo stato in assenza di deformazioni, nell’ana-
lisi nonlineare della temperatura precedente.

Per ciascun Load Pattern è possibile specificare un Campo di Carico di Temperatura che
è costante lungo la sezione e produce deformazione assiale. Questo campo può essere
costante lungo la lunghezza dell’elemento o interpolato tra i valori dei nodi.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321) per maggiori informazioni.

Carico di Deformazione Indotta


Il carico di deformazione assiale indotta rappresenta una variazione in lunghezza per unità
di misura. Una deformazione positiva accresce la lunghezza di un elemento non vincolato

318 Carico di Gravità


Capitolo XVI L’Oggetto Tendon

o causa compressione in un elemento vincolato. I Carichi di Temperatura e di Deforma-


zione Indotta agiscono in modo simile, differendo solo in un fattore di scala, per la pre-
cisione: il coefficiente di dilatazione termica.

Ciascuno dei Carichi di Deformazione può essere costante lungo la lunghezza o interpo-
lato linearmente tra valori assegnati ai nodi da una Configurazione Nodale.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Output di Forza Interna” (pag. 320), in questo
capitolo e anche il capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321).

Carico di Spostamento Relativo Indotto


Mentre il Carico di Deformazione induce a una deformazione per unità di lunghezza, il
Carico di Spostamento Relativo (Deformation) induce uno spostamento relativo tra i due
estremi di un elemento non vincolato. Il Carico di Spostamento è convertito internamente
in Carico di Deformazione, pertanto è opportuno scegliere tra i due quello più convenien-
temente modellabile nel caso specifico. Lo spostamento relativo specificato è convertito
in carico di deformazione semplicemente dividendo l’elemento per la sua lunghezza. I
carichi di deformazione così calcolati sono assunti costanti lungo la lunghezza dell’ele-
mento.

Vedi capitolo “Configurazioni di Carico” (pag. 321), per maggiori informazioni.

Carico Target Force


Il carico Target Force, forza obbiettivo, è un tipo speciale di carico per il quale l’utente
specifica una forza desiderata, mentre un carico di Spostamento Relativo Indotto è appli-
cato iterativamente per raggiungere questa forza obbiettivo. Dal momento che la forza
assiale può variare lungo l’elemento, è necessario specificare la posizione relativa dove
si vuole che la forza desiderata si realizzi. Il carico Target Force vale solo per analisi non
lineari statiche o di costruzione per fasi. Se applicato in qualunque altro tipo di Load Case
non ha effetto.

A differenza di tutti gli altri tipi di carico, il Target Force non è incrementale. Piuttosto,
è specificata la forza totale che si vuole raggiungere nell’elemento Frame alla fine del
Load Case o della fase di costruzione. Lo spostamento applicato, calcolato per raggiun-
gere quella forza, può essere positivo, negativo o nullo e dipende anche dalla forza già
presente nell’elemento all’inizio dell’analisi. Quando un fattore di scala è applicato a un
Load Pattern che contiene Target Force, la forza obbiettivo totale è a sua volta scalata.
L’incremento di spostamento applicato può cambiare di un valore differente.

Carico di Spostamento Relativo Indotto 319


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Carico Target Force” (pag. 331) nel capitolo
“Configurazioni di Carico” e il paragrafo “Iterazioni Target Force” (pag. 451) nel capi-
tolo “Analisi Non Lineare Statica”.

Output di Forza Interna


Le forze interne del Tirante sono le forze assiali, P, che risultano dalla integrazione
delle tensioni attraverso una sezione trasversale dell’oggetto. Queste forze interne sono
presenti su ciascuna sezione trasversale lungo la lunghezza del Tirante e possono essere
disegnate o tabulate come parte dei risultati dell’analisi. Come sempre per SAP2000, la
forza di trazione è positiva.

Importante! L’output di forza interna è disponibile solo per Tiranti che sono modellati
come elementi

320 Output di Forza Interna


Capitolo XVII

Configurazioni di Carico
Un Load Pattern o Configurazione di Carico è una distribuzione spaziale specificata di
forze, spostamenti, temperature e altri effetti agenti sulla struttura. Un Load Pattern, di
per sé, non causa alcuna risposta nella struttura. Al fine di produrre risultati, le Configu-
razioni di Carico devono essere applicate per mezzo di Casi di Carico.

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Configurazioni, Casi e Combinazioni di Carico
• Definire i Load Pattern
• Sistemi di coordinate e componenti di carico
• Carico di Forza
• Carico di Spostamento di Vincoli Esterni
• Carico di Spostamento di Vincoli Esterni cedevoli elasticamente
• Carico di Peso Proprio
• Carico di Campata Concentrato
• Carico di Campata Distribuito
• Carico di Precompressione di Tirante

321
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Carico Uniformemente Distribuito


• Origine di Massa
• Carichi di Accelerazione

Argomenti avanzati
• Carico di Gravità
• Carico di Pressione Superficiale
• Carico di Pressione Interstiziale
• Carico di Temperatura
• Carico di Deformazione e Spostamento Relativo
• Carico di Rotazione
• Configurazioni Nodali

Compendio
Ciascun Load Pattern può consistere di una combinazione arbitraria dei tipi di carico
disponibili:

• Forze e momenti concentrati agenti sui nodi


• Spostamenti della estremità al suolo di vincoli nodali esterni, molle e elementi
Link/Support a un solo nodo
• Peso Proprio e o Gravità agenti su tutti i tipi di elemento
• Forze e momenti concentrati o distribuiti agenti sugli elementi Frame
• Forze distribuite agenti sugli elementi Shell
• Pressione superficiale agente sugli elementi Shell, Plane, Asolid e Solid
• Pressione interstiziale agente sugli elementi Plane, Asolid e Solid
• Espansione termica agente sugli elementi Frame, Shell, Plane, Asolid e Solid
• Carico di precompressione da tirante agente sugli elementi Frame, Shell, Plane,
Asolid e Solid
• Forze centrifughe agenti sugli elementi Asolid

Per ragioni pratiche, normalmente è più conveniente limitare ciascuna Configurazione di


Carico a un singolo tipo di carico, utilizzando Casi di Carico e Combinazioni di Carico
per creare situazioni più complicate.

322 Compendio
Capitolo XVII Configurazioni di Carico

Configurazioni, casi e combinazioni di carico


Una Configurazione di Carico, o Load Pattern, è una distribuzione spaziale specificata
di forze, spostamenti, temperature e altri effetti agenti sulla struttura. Un Load Pattern,
di per sé, non causa alcuna risposta nella struttura.

Per produrre risultati, le Configurazioni di Carico devono essere applicate in Casi di Ca-
rico. Un Load case definisce come le Configurazioni di Carico debbano essere applicate
(ad esempio, in modo statico o dinamico), come la struttura debba rispondere (ad esem-
pio, in modo lineare o non lineare) e come l’analisi debba essere eseguita (ad esempio,
modale o per integrazione diretta). Un Caso di carico può applicare una singola Configu-
razione di Carico o una combinazione di Configurazioni di Carico.

I risultati dei Casi di Carico possono essere combinati dopo l’analisi se vengono definite
Combinazioni, o Load Combination, chiamate anche Combo. Una Combinazione di Ca-
rico è la somma o inviluppo dei risultati di differenti Casi di Carico. Per problemi lineari
i vari tipi di somma algebrica delle Combinazioni hanno un senso. Per problemi non li-
neari è generalmente opportuno combinare le Configurazioni direttamente all’interno dei
Casi di Carico e utilizzare le Combinazioni solamente per il calcolo degli inviluppi.

Quando si vuole stampare, plottare o rappresentare a video la risposta della struttura, è


possibile richiedere i risultati dei Casi o delle Combinazioni di Carico, ma non diretta-
mente delle Configurazioni di Carico.

Quando si eseguono le verifiche sono utilizzati solo i risultati delle Combinazioni di Ca-
rico. Le combinazioni di carico possono essere generate direttamente dagli algoritmi di
verifica o possono essere create dall’utente. Se necessario è possibile creare Combina-
zioni che contengono un singolo Caso di Carico.

• Vedi il Capitolo “Casi di Carico” (pag. 341).


• Vedi paragrafo “Combinazioni di Carico” (pag.351) nel capitolo “Casi di Carico”.

Definire i Load Pattern


È possibile definire quante Configurazioni di Carico si vogliono, ciascuna con un suo
nome scelto dall’utente. Entro ciascun Load Pattern possono venire applicati carichi a un
numero qualunque di nodi ed elementi, con un numero qualunque di tipi di carico.

A ciascun Load Pattern va assegnata una tipologia di verifica, come DEAD, WIND o
QUAKE. Questo serve a identificare il tipo di carico in modo che gli algoritmi di verifica
sappiano come trattare questo carico quando è assegnato a un Load Case.

Configurazioni, casi e combinazioni di carico 323


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Sistemi di Coordinate e Componenti di Carico


Certi tipi di Carico, come temperatura e pressione, sono scalari indipendenti da qualunque
sistema di coordinate. Forze e spostamenti, tuttavia, sono vettori le cui componenti di-
pendono dal sistema di coordinate nel quale sono specificate.

I carichi vettoriali possono essere specificati in base a qualunque sistema di coordinate


fisse. Il sistema di coordinate fisse da usare è specificato come csys. Se csys è zero (il
valore di default), viene utilizzato il sistema globale. Altrimenti csys si riferisce a un
Sistema di Coordinate Alternativo.

In un sistema di coordinate fisse, le componenti X, Y e Z di una forza o di una traslazione


sono specificate come ux, uy e uz, rispettivamente. Le componenti X, Y e Z di un mo-
mento o una rotazione sono specificate come rx, ry e rz, rispettivamente.

La maggior parte dei carichi vettoriali può essere specificata anche rispetto ai sistemi di
coordinate locali di nodi e elementi. A differenza dei sistemi di coordinate fisse, i sistemi
di coordinate locali possono variare da nodo a nodo o da elemento a elemento.

In un sistema di coordinate fisse, le componenti 1, 2 e 3 di una forza o di una traslazione


sono specificate come u1, u2 e u3, rispettivamente. Le componenti 1, 2 e 3 di un mo-
mento o una rotazione sono specificate come r1, r2 e r3, rispettivamente.

È possibile usare un sistema di coordinate differente, come meglio conviene, per ciascuna
applicazione di un dato tipo di carico ad un dato nodo o elemento. Il programma conver-
tirà tutti questi carichi ad un unico sistema di coordinate e li sommerà assieme per otte-
nere il carico totale.

Vedi capitolo “Sistemi di Coordinate” (pag.11) per maggiori informazioni.

Effetti sull’Analisi in Grande Spostamento


In un’analisi in grande spostamento, tutti i carichi specificati in un sistema di coordinate
locali di un nodo o elemento ruoterà con quel nodo o elemento. Tutti i carichi specificati
in un sistema di coordinate fisso non cambierà direzione durante l’analisi.

Per analisi lineari e analisi che considerano solo la non linearità geometrica di tipo P-
Delta, la direzione del carico non cambia durante l’analisi.

Vedi il capitolo “Non Linearità Geometrica” (pag.411) per maggiori informazioni.

324 Sistemi di Coordinate e Componenti di Carico


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

Carico di Forza
Il Carico di Forza applica ai nodi forze e momenti concentrati. È possibile specificare
componenti ux, uy, uz, rx, ry e rz in qualunque sistema di coordinate csys e componenti
u1, u2, u3, r1, r2 e r3 nel sistema di coordinate locali del nodo. I valori delle forze sono
additivi, dopo essere stati trasformati nel sistema di coordinate locali del nodo.

Vedi paragrafo “Carico di Forza” (pag. 42) nel capitolo “Nodi e Sistemi di Coordinate”
per maggiori informazioni.

Carico di Cedimento Vincolare Imposto


Il carico da Cedimento Vincolare al Suolo (Ground displacement load) applica sposta-
menti specifici (traslazioni e rotazioni) lungo i gradi di libertà di appoggio dei nodi. Que-
sti appoggi nodali includono vincoli esterni, molle e elementi Link/Support ad un nodo.
È possibile specificare componenti ux, uy, uz, rx, ry e rz in qualunque sistema di coor-
dinate csys e componenti u1, u2, u3, r1, r2 e r3 nel sistema di coordinate locali del nodo.
I valori di questi spostamenti sono additivi, dopo essere stati trasformati nel sistema di
coordinate locali del nodo.

Vedi paragrafo “Carico di Cedimento Vincolare del Suolo” (pag. 42) nel capitolo “Nodi
e Gradi di Libertà” per maggiori informazioni.

Carico di Peso Proprio


Il Carico di Peso Proprio attiva il peso proprio di tutti gli elementi nel modello. Il peso
proprio agisce sempre verso il basso, nella direzione globale -Z. È possibile scalare il
peso proprio per un singolo fattore scalare che si applica all’intera struttura. Nessun Ca-
rico di Peso Proprio può essere prodotto da in elemento con peso zero.

Per maggiori informazioni:

• Vedi “Direzioni verso l’alto e orizzontale” (pag. 13) nel capitolo “Sistemi di coor-
dinate”
• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 134) nel capitolo “L’elemento Frame”.
• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 172) nel capitolo “L’elemento Cable”.
• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 206) nel capitolo “L’elemento Shell”.
• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 221) nel capitolo “L’elemento Plane”.
• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 232) nel capitolo “L’elemento Asolid”.

Carico di Forza 325


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 248) nel capitolo “L’elemento Solid”.
• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 272) nel capitolo “L’elemento Link/Support”.
• Vedi “Carico di Peso Proprio” (pag. 317) nel capitolo “L’oggetto Tendon”.

Carico di Gravità
Il Carico di Gravità attiva il peso proprio degli elementi Frame, Cable, Shell, Plane, Aso-
lid, Solid e link/Support. Per ciascun elemento soggetto a questo carico è necessario spe-
cificare i moltiplicatori gravitazionali ux, ux e uz in qualunque sistema di coordinate fisse
csys. I moltiplicatori sono additivi, una volta convertiti al sistema di coordinate globali.

Ciascun elemento produce un carico di gravità con tre componenti nel sistema csys,
uguali al peso proprio moltiplicato per i fattori ux, ux e uz. Questo carico è poi asse-
gnato in modo proporzionale a ciascuno dei nodi dell’elemento. Ad esempio, se 𝒖𝒛 =
−2, il doppio del peso proprio è applicato alla struttura nella direzione negativa di Z
del sistema csys. Nessun carico di gravità può essere prodotto da un elemento con peso
proprio pari a zero.

La differenza tra carico di Peso Proprio e di gravità è:

• Il carico di Peso Proprio agisce su tutti gli elementi della struttura in modo eguale e
sempre in direzione -Z
• Il carico di Gravità può agire con differente grandezza e direzione su ciascun ele-
mento della struttura

Entrambi i carichi sono proporzionali al peso proprio individuale di ciascun elemento.

Per maggiori informazioni:

• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 135) nel capitolo “L’elemento Frame”.


• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 173) nel capitolo “L’elemento Cable”.
• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 207) nel capitolo “L’elemento Shell”.
• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 221) nel capitolo “L’elemento Plane”.
• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 221) nel capitolo “L’elemento Plane”.
• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 233) nel capitolo “L’elemento Asolid”.
• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 249) nel capitolo “L’elemento Solid”.
• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 272) nel capitolo “L’elemento Link/Support -Basi”.
• Vedi “Carico di Gravità” (pag. 318) nel capitolo “L’oggetto Tendon”.

326 Carico di Gravità


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

Carico di Campata Concentrato


I Carichi di Campata Concentrati applicano forze e momenti concentrati presso posizioni
arbitrarie sugli elementi Frame. È possibile specificare componenti ux, uy, uz, rx, ry e
rz in qualunque sistema di coordinate csys e componenti u1, u2, u3, r1, r2 e r3 nel si-
stema di coordinate locali dell’elemento. I valori delle forze sono additivi, una volta con-
vertiti nel sistema di coordinate locali dell’elemento.

Vedi paragrafo “Carico di Campata Concentrato” (pag. 135) nel capitolo “L’elemento
Frame” per maggiori informazioni.

Carico di Campata Distribuito


Il carico di campata distribuito applica forze e momenti distribuiti su posizioni arbitrarie
di elementi Frame e Cable. È possibile specificare le componenti ux, uy, uz, rx, ry e rz
in un qualunque sistema di coordinate fisse csys e componenti u1, u2, u3, r1, r2 e r3 nel
sistema di coordinante locali dell’elemento. I valori delle forze sono additivi una volta
convertiti nel sistema di coordinate locali dell’elemento.

Per maggiori informazioni, vedi paragrafo “Carico di Campata Distribuito” (pag. 137)
nel capitolo “L’elemento Frame” e paragrafo “Carico di Campata Distribuito” (pag. 173)
nel capitolo l’elemento “Cable”

Carico di Precompressione da Tirante


I Tiranti sono un tipo speciale di oggetti che possono compenetrare altri oggetti (frame,
shell, plane, asolid e solid) per rappresentare gli effetti della precompressione e della
post-tensione. I Tendon si collegano agli altri oggetti e vi impongono un carico.

È possibile specificare se i Tendon devono essere modellati per l’analisi come elementi
indipendenti o se debbano semplicemente agire come carichi sul resto della struttura.
Questo influenza i tipi di carico che agiscono sulla struttura.

Vedi il paragrafo “Carico di Precompressione” (pag. 316) nel capitolo “L’oggetto Ten-
don” per maggiori informazioni.

Carico di Campata Concentrato 327


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Carico Uniforme
Il carico uniforme applica forze uniformemente distribuite alla superficie mediana di ele-
menti Shell. È possibile specificare le componenti ux, uy e uz in un qualunque sistema
di coordinate fisse csys e componenti u1, u2 e u3 nel sistema di coordinante locali
dell’elemento. I valori delle forze sono additivi una volta convertiti nel sistema di coor-
dinate locali dell’elemento.

Vedi paragrafo “Carico Uniforme” (pag. 207) nel capitolo “L’elemento Shell” per mag-
giori in formazioni.

Carico di Pressione Superficiale


Il Carico di Pressione Superficiale applica una pressione esterna su una delle facce degli
elementi Shell, Plane, Asolid e Solid. La pressione su ciascuna faccia dell’elemento è
specificata indipendentemente.

È possibile specificare pressioni, P, che sono uniformi lungo la faccia dell’elemento op-
pure interpolate tra valori di pressione assegnati per mezzo di Joint Pattern. Campi di
pressione idrostatica possono essere facilmente assegnati utilizzando i Joint Pattern. I
valori delle pressioni sono additivi.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico di pressione Superficiale” (pag. 208) nel capitolo “L’ele-
mento Shell”
• Vedi paragrafo “Carico di pressione Superficiale” (pag. 222) nel capitolo “L’ele-
mento Plane”
• Vedi paragrafo “Carico di pressione Superficiale” (pag. 233) nel capitolo “L’ele-
mento Asolid”
• Vedi paragrafo “Carico di pressione Superficiale” (pag. 249) nel capitolo “L’ele-
mento Solid”
• Vedi paragrafo “Joint Pattern” (pag. 321) in questo capitolo.

Carico di Pressione Interstiziale (Pore Pressure)


Il Carico di Pressione Interstiziale modella gli effetti di trascinamento e galleggiamento
di un fluido all’interno di una sostanza solida, quale l’effetto dell’acqua sullo scheletro
solido del terreno. Può essere usato con gli elementi Shell, Plane, Asolid e Solid

328 Carico Uniforme


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

Figura 78
Analisi di flusso di una diga di terra per ottenere le Pressioni interstiziali

Valori scalari di pressione del fluido sono assegnati ai nodi per mezzo di Joint Pattern e
interpolati attraverso gli elementi. Questi valori di pressione possono essere tipicamente
ottenuti per mezzo di un’analisi di flusso come illustrato in figura 78 (pag. 329). I campi
di pressione idrostatica possono essere facilmente specificati utilizzando i Joint Pattern.
I valori di pressione sono additivi.

La forza totale agente sull’elemento è l’integrale del gradiente di questo campo di pres-
sione attraverso il volume dell’elemento. Questa forza è assegnata proporzionalmente a
ciascuno dei nodi dell’elemento. Le forze sono tipicamente dirette da regioni di alta pres-
sione a regioni di bassa pressione.

Va notato che, benché le pressioni siano specificate, è il gradiente di pressione attraverso


l’elemento che genera il carico. Pertanto un campo di pressioni costante attraverso un
elemento non causerà alcun carico. A loro volta, anche differenze di pressioni tra elementi
diversi non generano carico. Per questo motivo è importante che il campo di pressione
interstiziale sia continuo attraverso la struttura.

Spostamenti, tensioni e reazioni dovuti a Pressione Interstiziale rappresentano la risposta


del mezzo solido, non quella combinata del fluido e della struttura. Nel caso del terreno,
le tensioni ottenute sono le tipiche “tensioni efficaci” della meccanica dei solidi (Terzaghi
e Peck, 1967). Va tuttavia notato che per le proprietà del materiale devono essere usati il
peso specifico o la massa specifica totali.

Per maggiori informazioni vedi paragrafo:

• “Carico di Pressione Interstiziale” (pag. 222), nel capitolo “L’Elemento Plane”

Carico di Pressione Interstiziale (Pore Pressure) 329


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• “Carico di Pressione Interstiziale” (pag. 234), nel capitolo “L’Elemento Asolid”


• “Carico di Pressione Interstiziale” (pag. 249) nel capitolo “L’Elemento Solid”
• “Configurazioni Nodali” (pag. 332) in questo capitolo

Carico di Temperatura
Il carico di Temperatura crea deformazione termica negli elementi Frame, Cable, Shell,
Plane, Asolid e Solid. Queste deformazioni sono date dal prodotto del coefficiente di
espansione termica del Materiale e dalla variazione di temperatura nell’elemento. Tutti i
Carichi di Temperatura specificati rappresentano una variazione di temperatura dallo
stato a riposo per una analisi lineare, o dalla temperatura precedente in una a analisi non
lineare.

Nell’elemento Frame possono essere anche specificati gradienti di Carico di Temperatura


lungo le due direzioni trasversali e nell’elemento Shell nella direzione dello spessore.
Questi gradienti inducono deformazioni flessionali negli elementi. I gradienti di tempe-
ratura sono specificati come variazione lineare in temperatura per unità di lunghezza.
Pertanto, per specificare una data differenza di temperatura attraverso l’altezza di un ele-
mento Frame o Shell, è necessario dividere la differenza di temperatura per l’altezza cor-
rispondente e assegnare questo valore come carico di gradiente di temperatura.

I Carichi di Temperatura e i Gradienti possono essere diversi per ciascuna Configurazione


di Carico. È possibile specificate temperature e/o gradienti che sono uniformi attraverso
un elemento o che sono interpolati da valori ricavati da Pattern.

Per maggiori informazioni vedi paragrafo:

• “Carico di Temperatura” (pag. 140), nel capitolo “L’elemento Frame”.


• “Carico di Temperatura” (pag. 174), nel capitolo “L’elemento Cable”.
• “Carico di Temperatura” (pag. 209), nel capitolo “L’elemento Shell”.
• “Carico di Temperatura” (pag. 223), nel capitolo “L’elemento Plane”.
• “Carico di Temperatura” (pag. 234), nel capitolo “L’elemento Asolid”.
• “Carico di Temperatura” (pag. 250), nel capitolo “L’elemento Solid”.
• “Carico di Temperatura” (pag. 318), nel capitolo “L’elemento Tendon”.
• “Configurazioni Nodali” (pag. 332) in questo capitolo.

330 Carico di Temperatura


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

Carico di Deformazione Indotta


Il Carico di Deformazione induce deformazioni distribuite negli elementi Frame, Cable
e Shell. Le deformazioni indotte tendono a causare spostamenti interni in elementi non
vincolati o a creare forze interne e tensioni in elementi vincolati. I tipi di deformazione
indotta disponibili sono differenti per ciascun tipo di elemento.

È possibile specificare deformazioni che sono uniformi attraverso l’elemento o che sono
interpolate tra valori ricavati da Joint Pattern.

Per maggiori informazioni:

• Vedi “Carico di Deformazione Indotta” (pag. 141) in “L’elemento Frame”.


• Vedi paragrafo “Carico di Deformazione e Spostamento Relativo Indotti” (pag.
174) nel capitolo “L’elemento Cable”.
• Vedi “Carico di Deformazione Indotta” (pag. 210) in “L’elemento Shell”.
• Vedi paragrafo “Configurazioni Nodali” (pag. 332) in questo capitolo.

Carico di Spostamento Relativo Indotto


Il carico di Spostamento Relativo è una forma alternativa di carico di Deformazione dove
la deformazione imposta è specificata sull’intero elemento piuttosto che sulla base di lun-
ghezza unitaria. Il carico di spostamento relativo è disponibile solo per gli elementi
Frame e Cable. La distribuzione della deformazione lungo l’elemento è fissa, come illu-
strato nei paragrafi indicati più sotto. I Joint Pattern non sono utilizzabili.

Per maggiori informazioni:

• Vedi “Carico di Spostamento Relativo Indotto” (pag. 141) in “L’elemento Frame”.


• Vedi paragrafo “Carico di Deformazione e Spostamento Relativo Indotti” (pag.
174) nel capitolo “L’elemento Cable”.

Carico Target Force


Il carico Target Force è un tipo speciale di carico dove viene specificata una forza assiale
desiderata e dove un carico di spostamento relativo indotto viene imposto iterativamente
per ottenere la forza obbiettivo. Dal momento che la forza assiale può variare all’interno
della lunghezza dell’elemento, è necessario specificare anche la posizione relativa nella
quale deve essere raggiunto il valore desiderato. L’applicazione di un carico Target Force

Carico di Deformazione Indotta 331


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

può solamente essere utilizzata durante un’analisi statica non lineare o un’analisi in co-
struzione per fasi. In ogni altro Caso di Carico non ha effetti.

A differenza di tutti gli altri tipi di carico, il Target Force non è additivo per input suc-
cessivi. Piuttosto, quella che viene specificata è la forza totale che si vuole presente
nell’elemento frame alla fine del Caso di Carico o della fase di costruzione. Lo sposta-
mento relativo indotto, calcolato al fine del raggiungimento della forza obbiettivo, può
essere positivo, negativo o zero, in funzione della forza presente nell’elemento all’inizio
dell’analisi. Quando venga assegnato un fattore di scala a un Load Pattern che contiene
carichi Target Force, la forza obbiettivo totale è scalata di conseguenza. La variazione
del necessario spostamento relativo può variare per un fattore differente.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Carico Target Force” (pag. 142) in “L’elemento Frame”.


• Vedi paragrafo “Carico Target Force” (pag.174) nel capitolo “L’elemento Cable”.
• Vedi paragrafo “Iterazioni Target Force” (pag. 451) nel capitolo “Analisi Statica
Non Lineare”

Carico di Rotazione
Il Carico di Rotazione applica una forza centrifuga a elementi Asolid. È possibile speci-
ficare una velocità angolare, r, per ciascun elemento. La forca centrifuga è proporzionale
al quadrato della velocità angolare. Le velocità angolari sono additive per input succes-
sivi. Il carico sull’elemento è calcolato dalla velocità angolare totale.

Vedi paragrafo “Carico di Rotazione” (pag. 234) nel capitolo “L’elemento Asolid”.

Joint Pattern (Configurazione Nodale)


Un Joint Pattern è un’entità con nome che consiste in un gruppo di valori numerici sca-
lari, un valore per ciascun nodo della struttura. Questa Configurazione Nodale può essere
usata per descrivere come pressioni o temperature variano attraverso la struttura. I Joint
Pattern possono anche essere usati per specificare Eccentricità Nodali (Joint offset) e
sovrascritture di spessore per gli elementi Shell.

I Pattern sono particolarmente efficaci nel descrivere complicate distribuzioni spaziali di


valori numerici. L’uso è opzionale e non è richiesto per problemi di semplice natura.

Poiché i valori del Pattern sono quantità scalari, sono indipendenti da ogni sistema di
coordinate. La definizione di un Joint Pattern, da sé, non causa effetti sulla struttura.

332 Carico di Rotazione


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

Figura 79
Esempio di Configurazione di pressione idrostatica

La Configurazione deve essere usata per pressioni, temperature o altre assegnazioni che
sono applicate al modello.

Per Configurazioni complicate i valori possono essere generati su un foglio di calcolo o


altri mezzi simili e trasportati nel modello importando le tabelle o utilizzando l’editazione
di tabelle interattiva.

All’interno dell’interfaccia grafica, i valori dei Pattern possono essere assegnati a nodi
selezionati. Sono specificati come variazioni lineari in una data direzione di gradiente
partendo da un punto assegnato di quota zero. È disponibile una opzione per imporre che
i valori definibili siano solo positivi o negativi. Si tratta di un’opzione utile nel caso di
distribuzioni di pressioni idrostatiche. È possibile assegnare variazioni lineari multiple ai
medesimi nodi della struttura o a nodi differenti.

Per assegnare una Configurazione sono necessari i seguenti parametri.

• Le componenti A, B e C del gradiente nel sistema di coordinate globali


• Il valore D della Configurazione presso l’origine globale
• La scelta tra:
 Impostare a zero i valori negativi
 Impostare a zero i valori positivi
 Consentire tutti i valori, positivi e negativi (default)

Joint Pattern (Configurazione Nodale) 333


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

La componente A indica, ad esempio, di quanto la Configurazione vari per unità di lun-


ghezza parallelamente all’asse globale X.

Il valore del Pattern, 𝑣𝑗 , definito per un nodo j con coordinate (𝑥𝑗 , 𝑦𝑗 , 𝑧𝑗 ) è dato da:

𝑣𝑗 = 𝐀𝑥𝑗 + 𝐁𝑦𝑗 + 𝐂𝑧𝑗 + 𝐃 (Eq. 1)

Se si conoscono le coordinate, z, y e z, del punto di riferimento nel sistema di coordinate


globali, per il quale il valore della configurazione è zero (ad esempio la superficie libera
del fluido), allora:

𝑣𝑗 = 𝐀(𝑥𝑗 − 𝐱) + 𝐁(𝑦𝑗 − 𝐲) + 𝐂(𝑧𝑗 − 𝐳) (Eq. 2)

Da cui si può calcolare che:

𝐃 = −(𝐀𝐱 + 𝐁𝐲 + 𝐂𝐳) (Eq. 3)

Nella maggioranza dei casi, il gradiente sarà parallelo a uno degli assi coordinati e per-
tanto solo uno dei termini dell’Eq. 2 sarà necessario.

Ad esempio, si consideri una distribuzione di pressione idrostatica causata dall’acqua


trattenuta da una diga come indicato in figura 79 (pag. 333). La direzione Z è verso l’alto
nel sistema di coordinate globali. Il gradiente di pressione è semplicemente dato dal peso
specifico del fluido agente verso il basso. Pertanto 𝐀 = 0, 𝐁 = 0, 𝐂 = −9810𝑁/𝑚3.

Il punto di riferimento a pressione zero può essere qualunque punto sulla superficie del
fluido. Pertanto z dovrebbe essere impostata alla quota della superficie libera in metri,
come appropriato, e 𝐃 = −𝐂𝑧. Nel caso di pressione idrostatica deve essere specificato
che i valori negativi siano ignorati, in modo che a tutti i nodi al di sopra della superficie
sia assegnato un valore di pressione pari a zero.

Origine di Massa
La massa usata per l’inerzia in analisi dinamica o per calcolare certi tipi di carico può
essere controllata specificando l’Origine di Massa. È possibile definire Origini di Massa
multiple in modo che Casi di Carico differenti possano usare una differente distribuzione
della massa per carichi e inerzia. Esempi possono includere la modellazione di una strut-
tura che sostiene differenti distribuzioni di carichi meccanici o considerare esplicitamente
gli effetti sui modi di vibrare di differenti eccentricità della massa di piano. Tuttavia nella
maggioranza dei casi sarà necessaria solo una singola Origine di Massa e questa è l’im-
postazione di default.

Ci sono tre possibili contribuzioni a una Origine di Massa:

334 Origine di Massa


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

• Massa Propria degli elementi – Include la massa dalle Proprietà di Sezione usate
dagli elementi. Per gli elementi Link/Support questa massa è esplicitamente definita
nelle Proprietà di Sezione. Per tutti gli altri elementi la massa deriva dalle Proprietà
di Materiale cui le Proprietà di Sezione fanno riferimento.
• Massa Aggiuntiva – Include massa assegnata ai nodi e ogni massa aggiuntiva asse-
gnata agli elementi Frame e Shell.
• Configurazioni di Carico specificate – La massa è dedotta dai carichi verticali di
una o più Configurazioni di Carico, sommati insieme in base a una combinazione
lineare specificata.

Per ciascuna Origine di Massa definita è possibile specificare quale dei tre possibili co-
stituenti di cui sopra devono essere considerati. Per default, c’è una singola Origine di
Massa ed essa include la massa propria degli elementi e la massa aggiuntiva, senza con-
tributo da Load Pattern specificati.

Massa da Load Pattern specificati


Quando viene definita una Origine di Massa, è possibile includere la massa derivante da
una combinazione lineare di Configurazioni di Carico. Per ciascun Load Pattern in questa
combinazione, l’utente specifica un fattore di scala che moltiplica i carichi. La massa è
calcolata nel seguente modo:

• Per ciascun nodo di ogni elemento individuale, vengono calcolati i carichi nodali
sulla base di una combinazione lineare delle Configurazioni di carico specificate.
• Per ciascun nodo dell’elemento, il carico combinato agente nella direzione della
gravità (Z globale negativa) è diviso per la costante gravitazionale e quindi asse-
gnato ai gradi di libertà di traslazione di quel nodo.
• Carichi verso il basso (-Z) creano massa positiva, carichi verso l’alto (+Z) creano
massa negativa.

Note importanti:
• I carichi sono calcolati per ciascun elemento nella sua configurazione originale, in-
dipendentemente da ogni analisi in grande spostamento.
• La massa calcolata dai carichi agisce su tutte e tre le direzioni lineari anche se il
carico che ha originato la massa agisce solo verticalmente.
• Carichi auto-equilibranti, come temperatura, deformazione e precompressione, non
dovrebbero essere usati per Origine di Massa
• Fare particolare attenzione a non raddoppiare la massa propria, specificando sia
la Massa Propria degli elementi, che un Load Pattern contenente Peso Proprio.

Origine di Massa 335


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Massa Negativa
Tutti i valori di massa usati per l’analisi devono essere positivi o zero. Massa negativa
non è realistica e non dovrebbe essere usata. Tuttavia è possibile assegnare massa nega-
tiva nell’Origine di Massa se l’intenzione è quella di sottrarla ad altra massa positiva.

Le contribuzioni dovute a Massa Propria dell’elemento e a Massa Aggiuntiva provengono


da materiali, proprietà Link, massa nodale, e massa superficiale. Ad eccezione di quelli
di massa nodale questi contributi sono sempre positivi e sono uguali per i tre gradi di
libertà di traslazione presso ciascun nodo. La massa nodale può essere positiva o negativa
e può essere differente per ciascuno dei sei gradi di libertà del nodo.

I contribuiti dovuti a Distribuzioni di Carico sono i medesimi per i tre gradi di libertà
lineari presso ciascun nodo. I carichi rivolti verso il basso generano massa positiva e
quelli verso l’alto massa negativa.

Il risultato netto, derivante dalla combinazione di tutti questi contributi per ciascun grado
di libertà nodale, può essere positivo o negativo e verrà riportato come tale nella tabella
“Assembled Joint Mass” (Massa Nodale Assemblata). Durante la risoluzione delle equa-
zioni, qualunque valore negativo di massa, che sia rimasto dopo l’assemblaggio, viene
reimpostato a zero e un avvertimento è emesso nel log file dell’analisi.

Origini di Massa Multiple


Per la maggior parte dei modelli è sufficiente una singola Origine di Massa, definita come
descritto più sopra. Essa verrà applicata a tutti i carichi derivanti da massa e a tutti i casi
di analisi dinamica.

Quando possibile, è tuttavia disponibile l’opzione di specificare Origini di Massa Multi-


ple da usare con Load Case differenti. Ciascuna è definita come descritto più sopra, spe-
cificando le tre contribuzioni di massa. Una Origine di Massa è selezionata come di de-
fault e sarà usata per tutti i Casi di Carico se non specificato altrimenti.

Una Origine di Massa specificata può essere selezionata per i seguenti tipi di Load Case:

• Non Lineare Statico


• In Costruzioni per Fasi non lineare
• In Time History non lineare per integrazione diretta

Se per uno di questi Casi di Carico non viene specificata una Origine di Massa particolare,
sarà utilizzata quella di default se il caso di carico inizia dalla condizione zero o l’Origine
di Massa utilizzata nel Caso di Carico precedente se in prosecuzione da un Caso di Carico
appartenente a uno di questi tre tipi.

336 Origine di Massa


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

Per tutti gli altri Casi di Carico si applica una regola simile. L’Origine di Massa di default
sarà usata se il Caso di Carico usa la rigidezza da condizione zero. Altrimenti l’Origine
di Massa utilizzata sarà la medesima di quella del caso di carico, statico non lineare, co-
struzione per fasi o in time history per integrazione diretta, utilizzato in precedenza per
calcolare la rigidezza. I casi di carico in spettro di risposta e in time history modale usano
l’Origine di Massa del corrispondente caso di carico modale. Vedi capitolo “Casi di Ca-
rico” (pag. 341) per maggiori informazioni, in particolate il paragrafo “Sequenza di ana-
lisi (pag. 344).

Come esempio, si consideri il caso nel quale una analisi con spettro di risposta debba
essere utilizzata per una torre con e senza un significativo carico di attrezzatura mecca-
nica. È possibile procedere nel modo seguente:

• Definire due Configurazioni di Carico


 DEAD, che include il peso proprio della struttura
 LIVE, che include solo il peso dell’attrezzatura meccanica
• Definire due origini della massa
 MASSDEAD, che include solo la configurazione DEAD con fattore di scala di
1.0 e nessuna Massa Propria di elemento o Massa Aggiuntiva
 MASSDEADLIVE, che include entrambe le configurazioni DEAD e LIVE,
ciascuna con fattore di scala di 1.0 e nessuna Massa Propria di elemento o
Massa Aggiuntiva
• Definire due casi di carico statico non lineare
 DEAD, che specifica l’Origine di Massa MASSDEAD
 DEADLIVE, che specifica la origine di massa MASSDEADLIVE
• Definire due casi di carico modali
 MODALDEAD, che usa la rigidezza del caso di carico DEAD
 MODALDEADLIVE, che usa la rigidezza del caso di carico DEADLIVE
• Definire due casi di carico in spettro di risposta
 SPECDEAD, che usa i modi del caso di carico MODALDEAD
 SPECDEADLIVE, che usa i modi del caso di carico MODALDEADLIVE

Va notato che nell’esempio i casi di carico non lineare statico sono stati usati solo per
specificare l’Origine della Massa. Tuttavia nella maggioranza dei casi pratici sarebbe an-
che desiderabile applicare le corrispondenti Configurazioni di Carico come carichi e con-
siderare gli effetti P-Delta, in quanto essi avrebbero probabilmente influenza sui modi.

Notare che i casi in spettro di risposta, oltre a considerare gli effetti inerziali delle diffe-
renti masse sui nodi, applicano anche carichi di accelerazione basati sulla massa. Questi

Origine di Massa 337


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

carichi saranno automaticamente basati sulla massa della medesima Origine di Massa
usata per il calcolo dei modi. Vedi paragrafo “Carico di Accelerazione” (pag. 338).

Carichi Laterali Automatici


Sono disponibili Carichi Laterali Automatici così come descritti nel “Manuale per i Ca-
richi Laterali Automatici” fornito insieme con il programma. Molti dei carichi sismici e
alcuni dei carichi di vento sono calcolati sulla base della massa che a sua volta è calcolata
durante l’analisi dall’Origine di Massa.

Quando sono usate Origini di Massa multiple, la massa potrebbe differire tra i vari casi
di carico. Pertanto, ogni configurazione di carico contenente un carico laterale automatico
basato sulla massa può essere applicata solo a casi di carico con la medesima Origine di
Massa. Se la medesima configurazione di carico è applicata in casi di carico multipli, con
Origini di Massa differenti, è emesso un avvertimento al momento dell’esecuzione
dell’analisi e sono processati solo quei casi di carico con Origine di Massa univoca. Per
ovviare è necessario duplicare più configurazioni di carico, quante necessarie per essere
usate da ciascun caso di carico con Origine di Massa differente.

Alcuni carichi laterali automatici usano un periodo modale che può essere specificato
dall’utente o determinato dall’analisi. Per default questo periodo sarà determinato dal
primo caso di carico modale che viene eseguito, indipendentemente dal fatto che faccia
uso della medesima Origine di Massa di altri casi di carico che applicano quella Confi-
gurazione di Carico. Per questo motivo, quando si utilizzano Origini di Massa multiple,
è fortemente raccomandato che l’utente controlli il periodo modale usato per i carichi
laterali automatici e specifichi un proprio valore nel caso quello calcolato non sia quello
desiderato.

Carichi di Accelerazione
A complemento delle Configurazioni di Carico definite da utente, il programma calcola
automaticamente tre Carichi di Accelerazione agenti sulla struttura in conseguenza di
accelerazioni lineare unitarie in una delle direzioni globali e tre dovuti a accelerazioni
angolari unitarie attorno alle direzioni globali passanti per l’origine. I carichi di Accele-
razione possono essere applicate in un Caso di Carico esattamente come i Load Pattern.

I Carichi di Accelerazione sono determinati dal principio di Alembert e sono indicati


come 𝒎𝑥 , 𝒎𝑦 , 𝒎𝑧 , 𝒎𝑟𝑥 , 𝒎𝑟𝑦 , 𝑒 𝒎𝑟𝑧 . Questi carichi sono utilizzati per applicare accele-
razioni del suolo nelle analisi in spettro di risposta (solo traslazioni) e in time history e
possono essere usati come vettori iniziali per una analisi di Ritz.

Questi carichi sono calcolati per ciascun nodo ed elemento e sono sommati attraverso

338 Carichi di Accelerazione


Capitolo XVII Configurazioni di Carico

tutta la struttura. I carichi di Accelerazione lineare per i nodi sono semplicemente uguali
alle masse di traslazione del nodo nel suo sistema di coordinate locali. Questi carichi sono
susseguentemente trasformati nel sistema di coordinate globali.

I Carichi di Accelerazione lineare per tutti gli elementi, esclusi gli Asolid, sono i mede-
simi in ciascun direzione e sono uguali al negativo della massa dell’elemento. Non sono
necessarie trasformazioni di coordinate. Le accelerazioni angolari generalmente sono in-
vece differenti per ogni asse.

Per l’elemento Asolid, il Carico di Accelerazione nella direzione globale corrispondente


alla direzione assiale è uguale al negativo della massa dell’elemento. I Carichi di Acce-
lerazione in direzione radiale e circonferenziale sono zero, dal momento che le traslazioni
nelle corrispondenti direzioni globali non sono assialsimmetriche. Considerazioni simili
si applicano alle accelerazioni angolari.

I Carici da Accelerazione posso essere trasformati in qualunque sistema di coordinate. In


un sistema di coordinate fisso (globale o alternativo), i Carichi di Accelerazione lineare
lungo gli assi X, Y e Z positivi sono chiamati UX, UY e UZ rispettivamente; in modo
analogo i Carichi di Accelerazione angolare sono chiamate RX, RY e RZ.

In un sistema di coordinate locali definito per una analisi in spettro di risposta o in time
history, i Carichi di Accelerazione lungo o attorno agli assi positivi 1, 2 e 3 sono chiamati
U1, U2, U3, R1, R2 e R3 rispettivamente. Le accelerazioni angolari saranno applicate
rispetto all’origine del sistema di coordinate specificato con il Carico di Accelerazione
nel Caso di Carico. Ciascun Carico di Accelerazione applicato in un dato Caso di Carico
può utilizzare un sistema di coordinate diverso.

Benché le accelerazioni angolari siano applicate nei Casi di Carico presso l’origine di un
sistema di coordinate specificato, i fattori di partecipazione modale e i loro vari rapporti
per le accelerazioni RX, RY e RZ sono riportati in output presso il centro di massa della
struttura.

• Per il carico RX, questa posizione è la coordinata baricentrica y del carico UZ e la


coordinata baricentrica z del carico UY
• Per il carico RY questa posizione è la coordinata baricentrica z del carico UX e la
coordinata baricentrica x del carico UZ
• Per il carico RZ, questa posizione è la coordinata baricentrica z del carico UY e la
coordinata baricentrica y del carico UX

Questo fa sì che i fattori e i rapporti di partecipazione angolari siano più significativi


perché non includono alcun contributo derivante dalle accelerazioni lineari.

Carichi di Accelerazione 339


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

340 Carichi di Accelerazione


Capitolo XVIII

Casi di Carico
Un Caso di Carico definisce come i carichi debbano essere applicati alla struttura (ad
esempio, in modo statico o dinamico), come la struttura debba rispondere (ad esempio,
in modo lineare o non lineare) e come l’analisi debba essere eseguita (ad esempio, in
modo modale o per integrazione diretta).

Argomenti di base per tutti gli utenti


• Compendio
• Casi di Carico
• Tipi di analisi
• Sequenza di analisi
• Eseguire Casi di Carico
• Casi di Carico lineari e non lineari
• Analisi lineare statica
• Funzioni
• Combinazioni di Carico (Combo)
• Risposta energetica globale

Argomenti avanzati
• Analisi Statica Multistep

341
Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Analisi Lineare Buckling (collasso per instabilità)


• Solutori di equazione
• Variabili ambientali di controllo dell’analisi
• Accedere alle matrici di rigidezza e massa assemblate

Compendio
Un Caso di Carico definisce come i carichi debbano essere applicati alla struttura e come
la risposta strutturale debba essere calcolata. È possibile definire quanti Casi di Carico si
vogliano e identificarli con un nome. Quando si analizza il modello è possibile scegliere
quali di questi casi debbano essere eseguiti. È anche possibile scegliere di cancellare i
risultati di ognuno di questi casi.

Nota: le Configurazioni di Carico (Load Patterns) di per sé non generano alcuna risposta
(spostamenti, tensioni. ecc.). Per applicare il carico è necessario un Caso di Carico.

Ci sono molti tipi diversi di Casi di Carico. Genericamente, le analisi sono classificate
come lineari o non lineari in funzione di come la struttura risponde al carico.

I risultati delle analisi lineari possono essere sovrapposti, cioè sommati insieme dopo
l’analisi. I tipi di analisi lineare disponibili sono:

• Analisi statica
• Analisi modale per modi di vibrare, utilizzando i vettori di Eigen o di Ritz
• Analisi in spettro di risposta per risposta sismica
• Analisi in time history per risposta dinamica
• Analisi modale di buckling (collasso per instabilità)
• Analisi in carico mobile per ponte e per altri carichi accidentali da traffico
• Analisi in stato stazionario (steady state)
• Analisi in densità spettrale di potenza (power spectral density)

Normalmente, i risultati di analisi non lineari non dovrebbero venire sovrapposti. Al con-
trario, tutti i carichi che agiscono insieme sulla struttura dovrebbero venire combinati
direttamente all’interno del Caso di Carico. Casi di carico non lineare possono essere
concatenati insieme per rappresentare complesse sequenze di carico. I tipi di analisi non
lineare a disposizione sono:

• Analisi non lineare statica


• Analisi non lineare dinamica in time-history

342 Compendio
Capitolo XVIII Casi di Carico

È anche possibile definire Combinazioni di Carico, designate a combinare i risultati dei


Casi di Carico. I risultati possono essere combinati in modo additivo e per inviluppo. Una
combinazione additiva di Casi di Carico non lineari non è usualmente giustificata.

Casi di Carico
Ciascuna differente analisi eseguita è chiamata un Caso di Carico. Per ciascun Caso di
Carico che viene definito è necessario fornire il seguente tipo di informazioni:

• Nome del caso: questo nome deve essere univoco tra tutti i Casi di Carico. Il nome
del Caso è usato per richiedere risultati dell’analisi, (spostamenti, tensioni, ecc.),
per creare Combinazioni di Carico e a volte per essere usato da altri Casi di Carico
dipendenti.
• Tipo di analisi: indica il tipo di analisi (statica, a spettro di risposta, di instabilità,
ecc.) e include anche le opzioni disponibili per quel determinato tipo (lineare, non
lineare, ecc.)
• Casi di carico prerequisiti: alcuni Casi di Carico possono proseguire da un caso
precedente e/o usare i modi di un caso precedente.
• Carichi applicati: per la maggioranza dei tipi di analisi devono essere specificate
le Configurazioni di Carico da applicare alla struttura.

Dati aggiuntivi possono essere richiesti in fase di definizione in base al tipo di analisi.

Tipi di analisi
Ci sono molti tipi di Casi di Carico. In generale le analisi sono classificate come lineari
o non lineari, in funzione di come la struttura risponde al carico. Vedi il paragrafo “Casi
di Carico lineari e non lineari” (pag. 346) in questo capitolo.

I risultati delle analisi lineari godono del principio di sovrapposizione degli effetti e pos-
sono essere aggiunti insieme dopo l’analisi. I tipi di analisi lineare disponibili sono:

• Analisi statica
• Analisi modale
• Analisi in spettro di risposta
• Analisi in time history per sovrapposizione modale o integrazione diretta

Casi di Carico 343


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

• Analisi di instabilità
• Analisi in carico mobile
• Analisi di risposta armonica in stato stazionario (steady state)
• Analisi in densità spettrale di potenza

I risultati dell’analisi non lineare normalmente non dovrebbero essere sovrapposti. Al


contrario, tutti i carichi agenti sulla struttura dovrebbero essere combinati insieme diret-
tamente all’interno del Caso di Carico. Casi di carico non lineare possono essere conca-
tenati insieme per rappresentare complesse sequenze di carico. I tipi di analisi non lineare
a disposizione sono:

• Analisi statica non lineare


• Analisi dinamica non lineare in time-history

Dopo aver definito un Caso di Carico, è possibile in qualunque momento cambiarne il


tipo. Quando ciò avviene, il programma cercherà di trasferire quanti più parametri possi-
bile dal vecchio al nuovo tipo. I parametri che non possono essere trasferiti saranno im-
postati a valori di default, che potranno essere successivamente modificati.

Per maggiori informazioni:

• Vedi paragrafo “Analisi Lineare Statica” (pag. 347) in questo capitolo


• Vedi paragrafo “Analisi Lineare di Buckling” (pag.349) in questo capitolo
• Vedi capitolo “Analisi Modale” (pag. 365)
• Vedi capitolo “Analisi in Spettro di Risposta” (pag. 383)
• Vedi capitolo “Analisi Lineare in Time History” (pag. 397)
• Vedi capitolo “Analisi Non Lineare Statica” (pag. 427)
• Vedi capitolo “Analisi Non Lineare in Time History” (pag. 453)
• Vedi capitolo “Analisi nel Dominio della Frequenza” (pag. 473)
• Vedi capitolo “Analisi in Carico Mobile” (pag. 485)

Sequenza di Analisi
Un caso di Carico può dipendere da altri Casi di Carico nelle seguenti circostanze:

• Un Caso di Carico di tipo a sovrapposizione modale (cioè con spettro di risposata o


in time history modale) usa i modi calcolati in un Caso di Carico modale

344 Sequenza di Analisi


Capitolo XVIII Casi di Carico

• Un Caso di Carico non lineare può proseguire dal termine di un altro caso non li-
neare
• Un Caso di Carico lineare può usare la rigidezza della struttura che era stata calco-
lata alla fine di un caso non lineare

Un Caso di Carico che dipende da un altro caso è chiamato dipendente. Il caso da cui
dipende è chiamato un caso prerequisito.

Quando il programma effettua l’analisi, eseguirà sempre i casi nel corretto ordine in modo
che i quelli dipendenti siano eseguiti dopo ciascuno di quelli prerequisiti.

È possibile costruire una o più sequenze di Casi di Carico, semplici o complicate quanto
si voglia. Tuttavia, in ultima analisi ogni sequenza deve partire da un Caso di Carico che
di per se stesso cominci da zero e non abbia alcun caso prerequisito.

Esempio
Un esempio comune è quello in cui si vuole definire un Caso di Carico non lineare statico
con le seguenti principali caratteristiche:

• Poniamo che il nome sia “PDELTA”


• Il tipo sia non lineare statico
• I carichi applicati siano la Configurazione di Carico “DEAD” con fattore di scala
1.0 più la Configurazione di Carico “LIVE” con fattore di scala 0.25. Essi rappre-
sentano una tipica quantità di carichi verticali quasi permanenti agenti sulla struttura
• L’unica non linearità considerata sia l’effetto P-Delta causato dal carico

Non siamo necessariamente interessati alla risposta del Caso di Carico PDELTA, ma
piuttosto faremo uso della rigidezza originata alla fine di questo caso per una serie di Casi
di Carico lineari da esso dipendenti. Essi possono includere casi statico lineari per tutti i
carichi di interesse (permanente, accidentale, vento, neve, ecc.), un Caso di Carico mo-
dale e un Caso di Carico con spettro di risposta.

Dal momento che tutti questi Casi di Carico sono stati calcolati usando la medesima rigi-
dezza, i loro risultati sono sovrapponibili, rendendo molto semplice creare in seguito un
qualunque numero di Combinazioni di Carico di utilizzare per le verifiche.

Eseguire Casi di Carico


Dopo che sia stato definito un modello strutturale e uno o più Casi di Carico, è necessario
eseguire esplicitamente i Casi di Carico per ottenere risultati da utilizzare a video, in
output e per le verifiche.

Eseguire Casi di Carico 345


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Durante l’analisi, il programma converte in elementi finiti il modello a oggetti ed effettua


i calcoli necessari a determinare la risposta della struttura ai carichi applicati nei Casi di
Carico. I risultati dell’analisi per ciascun caso sono conservati per uso successivo.

Per default, ogni volta che viene lanciata l’analisi sono eseguiti tutti i Casi di Carico de-
finiti nel modello. È tuttavia possibile modificare questo procedimento. Per ciascun Caso
di Carico, è possibile segnalare se si vuole o meno che esso sia eseguito durante l’analisi.
Questo consente di definire tanti Casi di Carico differenti quanti si vogliano, senza doverli
eseguire tutti ogni volta. Si tratta di una caratteristica utile quando siano presenti casi non
lineari che richiedono molto tempo ad essere eseguiti.

Se selezionate un caso per essere eseguito, il programma eseguirà anche tutti i casi pre-
requisiti e non ancora svolti, che siano selezionati o meno.

Potete creare nuovi Casi di Carico senza cancellare i risultati di altri casi che siano già
stati eseguiti. È anche possibile modificare Casi di Carico già esistenti. Tuttavia i risultati
per ogni caso modificato e quelli dei casi da esso dipendenti saranno cancellati.

Quando viene effettuata un’analisi, i casi saranno eseguiti in un ordine che è automatica-
mente determinato dal programma in modo da assicurare che tutti i casi prerequisiti siano
svolti prima dei loro casi dipendenti. Se un qualunque caso prerequisito non riesce a ve-
nire completato, i suoi casi dipendenti non saranno eseguiti. Tuttavia il programma pro-
seguirà con l’esecuzione di altri casi che non siano dipendenti da quelli falliti.

Dovremmo sempre controllare il file di registro dell’analisi (.LOG), per osservare stati-
stiche, avvertimenti e messaggi di errore che vengano emessi durante l’analisi. Usando i
comandi dell’interfaccia grafica, è anche possibile prendere visione di un sommario dei
casi eseguiti e verificare se siano o meno stati completati con successo.

Ogniqualvolta possibile durante l’esecuzione dei Casi di Carico, il programma riutilizzerà


la matrice di rigidezza risolta in precedenza. Di conseguenza, l’ordine in cui i casi sono
eseguiti potrebbe non essere il medesimo ogni volta che si effettua un’analisi.

Vedi paragrafo “Sequenza di analisi” (pag. 344) in questo capitolo, per maggiori infor-
mazioni

Casi di Carico Lineari e Non lineari


Ciascun Caso di Carico può essere o lineare o nonlineare. La differenza tra queste due
opzioni è molto significativa in SAP2000, come descritto nel seguito.

Tutti i tipi di Casi di Carico possono essere lineari. Solo l’analisi statica e la dinamica in
time history possono essere non lineari.

346 Casi di Carico Lineari e Non lineari


Capitolo XVIII Casi di Carico

Proprietà strutturali
Lineare: le proprietà strutturali (rigidezza, smorzamento, ecc.) sono costanti durante
l’analisi.

Non lineare: le proprietà strutturali possono variare con tempo, deformazione e carico.
L’ammontare di non linearità effettivamente esplicata, dipende dalle proprietà che sono
state definite, dall’intensità del carico e dai parametri specificati per l’analisi.

Condizioni iniziali
Lineare: L’analisi inizia da una condizione di tensione zero. Non contiene carico di al-
cuna analisi pregressa, anche se può usare la rigidezza derivata da una analisi non lineare
antecedente.

Non Lineare: l’’analisi può continuare da una analisi non lineare precedente, nel qual
caso contiene tutti i carichi, le deformazioni, le tensioni, ecc., dal caso precedente.

Risposta strutturale e sovrapposizione degli effetti


Lineare: tutti gli spostamenti, tensioni, reazioni, ecc. sono direttamente proporzionali
all’intensità dei carichi applicati. I risultati di differenti analisi lineari possono essere so-
vrapposti.

Non lineare: poiché le proprietà strutturali possono variare e poiché c’è la possibilità che
le condizioni iniziali siano non zero, la risposta potrebbe non essere proporzionale al ca-
rico. La conseguenza è che i risultati di analisi non lineari differenti non dovrebbero nor-
malmente essere sovrapposti.

Analisi Lineare Statica


L’analisi lineare statica di una struttura comporta la soluzione di un sistema di equazioni
lineari rappresentate da:

𝑲𝒖 =𝒓

dove K è la matrice di rigidezza, r è il vettore dei carichi applicati e u è il vettore dei


risultanti spostamenti. Vedi Bathe e Wilson (1976).

È possibile creare un numero qualunque di Casi di Carico statico lineari. Per ciascun caso,
al fine di formare il vettore r, è possibile specificare una combinazione di uno o più Load
Pattern e/o Carichi di Accelerazione. Il caso più comune è di specificare una singola

Analisi Lineare Statica 347


Manuale CSI di riferimento per l’analisi

Configurazione di Carico con fattore di scala pari a uno.

Tutte le volte che viene definita una nuova Configurazione di Carico il programma crea
automaticamente un Caso di Carico lineare statico con il medesimo nome. Questo Caso
di Carico applica il Load pattern con un fattore di scala unitario. Se questo Load Pattern
viene cancellato o modificato, i risultati dell’analisi non saranno disponibili, anche se il
Caso di Carico potrebbe ancora esistere.

Per un nuovo modello, il programma crea una Configurazione di Carico di default chia-
mato DEAD, che si applica al peso proprio della struttura. Il corrispondente Caso di Ca-
rico è a sua volta chiamato DEAD.

Per ciascun Caso di Carico lineare statico, è possibile specificare che il programma usi la
matrice di rigidezza della intera struttura nel suo stato a riposo (default), oppure la rigi-
dezza della struttura alla fine di un Caso di Carico non lineare. Le più frequenti ragioni
per usare la rigidezza alla fine di un caso non lineare sono:

• Per includere gli effetti P-Delta da una analisi P-Delta iniziale


• Per includere gli effetti di irrigidimento tensionale in un a struttura a fune
• Per includere un modello parziale risultante da un a costruzione per fasi

Vedi il capitolo “Analisi Statica Non Lineare” (pag. 427) per maggiori informazioni.

Analisi Statica Multistep


Alcuni tipi di Configurazioni di Carico sono a passo multiplo, a significare che esse in
realtà rappresentano molte configurazioni di carico spaziale distinte applicate in se-
quenza. Esse includono i tipi Vehicle-Live e Wave (Veicolo-Accidentale e Onda).

È possibile applicare Configurazioni di Carico Multistep in un Caso di Carico Statico


Multistep. Questo tipo di Caso di Carico eseguirà una serie di analisi lineari indipendenti,
una per ciascun passo del Caso di Carico:

𝑲 𝒖𝒊 = 𝒓𝒊

dove 𝒓𝒊 è il carico multistep I e 𝒖𝒊 è la soluzione risultante.

Entro il medesimo Load Case, è possibile applicare qualunque combinazione di Confi-


gurazioni di Carico, ciascuna con un fattore di scala indipendente. Esse verranno som-
mate insieme come segue: tutti i Load Pattern Multistep saranno sincronizzati applicando
i carichi con il medesimo numero di passo nello stesso momento, mentre tutti i Load
Pattern a passo singolo (ad esempio il carico permanente) saranno applicati in ogni passo.

348 Analisi Statica Multistep


Capitolo XVIII Casi di Carico

Il numero di passi di soluzione per il Caso di Carico sarà uguale al numero più alto di
passi di carico tra tutti i Load Pattern Multistep che sono stati applicati.

Benché le configurazioni di Carico Multistep rappresentino una serie di carichi nel tempo,
l’Analisi Statica Multistep non include alcun effetto dinamico. Per considerare la dina-
mica è possibile convertire il caso Di Carico statico Multistep in un Caso di Carico in
Time History, che può essere lineare o non lineare.

Analisi Lineare di Buckling


L’Analisi linear