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Guido Sacerdoti e la Psicoanalisi

Guelfo Margherita, Napoli

Come ogni giovane intellettuale della seconda metà del


secolo breve Guido confrontò la sua curiosità e la sua
voglia di liberazione con i due "mostri sacri" del
Marxismo e della Psicoanalisi. Da bravo ebreo, alieno
da conformismi, usò queste ideologie, e i loro conti
fatti con Libertà e Ribellione, con la leggerezza
autoironica di un Woody Allen; con uniforme
atteggiamento mentale guardò quindi all'organizzazione
della produzione, alle egemonie politico-sociali, alla
tirannia mentale dei doveri e, perché no, al collasso dei
limiti del corpo.
Era il nostro '68 quando lo incontrai, io giovane
assistente lui brillante leader di un gruppo di studenti di
sinistra, durante la mitica occupazione dei 100 giorni a
Medicina, quella che sovvertì l'organizzazione feudale
della facoltà e le vecchie baronie. Ma un evento Guelfo - Guido Sacerdoti, 2012
rivoluzionario non è per sempre, esso permane finchè restano la spinta e la costante
attenzione alla restaurazione sclerotizzante dei venturi apparati politici, burocratici,
universitari e perfino mentali e somatici. La risposta allergica al cambiamento tende a
ripristinare l'omeostasi precedente. La capacità di individuare la mancanza di tensione etica
trasformativa anche nelle strutture migliori, prodotte magari dagli stessi movimenti, ed il loro
ripristino conformistico, caratterizzò la delusione del '68 di Guido e di alcuni. Altri, con
storie diverse, possono aver attraversato un altro '68 con differenti fini e differenti risultati.
Si è qui già parlato del suo rapporto con il Marxisimo, a me tocca quello con la Psicoanalisi:
descrivere Guido e la sua delicatezza nell'attraversare un campo che, benché gli fosse
mentalmente totalmente congeniale, sentiva non suo. Guido pur non essendo psicoanalista
per mancanza di una formazione specifica, aveva un cervello psicoanalitico. Egli sapeva
cogliere e tradurre il senso trasmissibile della Babele Onirica prodotta dal Caos. Questa era
l'operazione, che non esiterei a chiamare psicoanalitica, che lui compiva con le restituzioni
che dava nel lavoro politico, in quello con le istituzioni, coi suoi pazienti allergici, coi gruppi
dei suoi amici e perfino affrescando una discoteca: e vediamo come:

"Be out". Il sogno al potere

Un gruppo di personaggi abita l'interno del cervello di Guido e, da qui, ci invita con un
volantino ad entrare in questo spazio per la festa della loro unione.
L'anfitrione officia aggregandoli in un insieme al di là dei Secoli e dei Continenti, al di là
degli Strumenti Espressivi e dei Linguaggi.
Un percorso labirintico tra i meandri di un cervello affrescato con colori, musica, segni,
poesia; che cerca e trova il senso dello stare insieme dei suoi contenuti, proiettandolo sulle
pareti della Discoteca. Il senso del gruppo diviene così il senso di un sogno.
E come ogni sogno in gruppo, questo appartiene non solo al suo sognatore, ma anche a tutto
il sistema a monte che il sognatore esprime; cioè l'intero gruppo degli invitanti di cui il
sognatore potrebbe essere, paradossalmente, a sua volta un sogno (con questo circuito sembra
1
di immergersi in una novella di Borges). Per finire poi, perchè no, al sogno a valle, quello di
tutti noi invitati-fruitori che guardiamo il video1 e cominciamo a sognare, come nostro, il loro
sogno. Un universo di sogni e fantasie e l'intreccio di spazi mentali multistrato per
contenerlo; come gli spazi iperbolici non euclidei di Lobacewskij; insiemi collegati da
ombelichi e tunnel spaziali. Potrebbe essere una delle cosmicomiche; peccato che Calvino
non sia tra gli invitanti.

I sogni dei singoli personaggi sognatori convergono così nel sogno di Guido (la discoteca, il
video) che mescolandoli nello shaker con uno spruzzo di angostura, li colerà nella nostra gola
per farli diventare così il nostro sogno di gruppo.
Sognato da tutti insieme!
Noi stiamo insieme, ora qui, legati dal sogno che attraverso il video coagula il nostro gruppo.
E così che sogni e miti strutturano e cementano gruppi e nazioni.
"Gruppo" e "Sogno" sono due modalità con cui gli umani sciolgono i loro confini individuali.
Livelli diversi dello stesso fenomeno.
Un uomo recita tutto il suo gruppo interno nel suo sogno; tutte le "parti" gli appartengono e
concorrono a costruirlo come unità sovra-sistemica.
Credo che "Be Out" sia l'apice del potere creativo di Guido.

1
Be out: Cortometraggio di Guido Sacerdoti e Giovanni Ruyu.

2
L'invenzione di un linguaggio multimodale nuovo, capace di usare il video come forma
originale per rendere unitario ed onirico il risultato dell'esplorazione conoscitiva delle sue
identificazioni proiettive nel cervello degli artisti esplorati, dei loro sogni e dei loro linguaggi.

Abbiamo osservato il clivaggio tra sogno e gruppo nel lavoro di Guido in discoteca che ne
avvicina gli insiemi fino a sovrapporli in un multistrato di universi fisici e mentali differenti;
ora mi intriga come sia pervaso da interesse per la ricerca psicoanalitica lo spazio del suo
cervello dentro cui si sviluppa ed avviluppa la sua creatività unificatrice. Questo spazio è
come un bacino d'attrazione caotico (uno spazio delle fasi lo chiamerebbero i matematici del
Caos) per le imprevedibili molteplicità combinatorie delle possibili relazioni di tanti
personaggi e linguaggi dialoganti in un discorso che diviene coerente.
La teoria del Caos lo chiamerebbe un attrattore frattalico, spalmato ora sulle pareti delle
discoteca dalle combinatorie reali e virtuali delle singole traiettorie individuali. Ora la voce di
Guido lo raccoglie e lo spalma sulle pareti della nostra mente gruppale di fruitori affascinati.
La prospettiva si è ora frantumata; il punto di vista binoculare, uso a sostenerla si è sfioccato
e Guido, come un analista di gruppo con lui, nella molteplicità dei vertici occupati da ognuno
dei partecipanti. Il gruppo non ha, a differenza dell'individuo, un punto di vista binoculare
che permetta di integrare la profondità della costruzione prospettica rinascimentale;
la senso-percezione da integrare nel cervello gruppale è necessariamente polioculare,
molteplice. E' questo che io chiamo "l'occhio della mosca". Per ogni individuo la
sfaccettatura di un ommatide raccoglie la senso-percezione del gruppo dal suo vertice che
invia alla mente gruppale. L'integrazione, resa complessa dalla molteplicità svela uno spazio
surreale, iperbolico composto dalla sommatoria di tutti gli innumerevoli punti di vista
possibili in uno spazio-tempo che viene annullato nell'equivalenze prospettiche dalla totale
sincronicità e sintopia.
In questa prospettiva, quella polioculare del gruppo l'universo potrebbe assomigliare, come
una costruzione onirica ad un quadro di Picasso.
La mente di un gruppo in stato emozionale non produce fatti o racconti lineari che si
evidenziano su uno sfondo, ma una mescolanza affettiva in cui nuotano brandelli di fantasie,
sogni, miti che stanno perdendo il loro stato individuale per fondersi nella nuova condizione
identitaria del gruppo.
Guido come un analista sostiene la modalità espressiva più idonea perchè il gruppo possa
esprimerla costruendo lo stile onirico.
La voce di Guido ed il suo discorso delimitano ora lo spazio sovra-sistemico ed unificante in
cui si allarga la mente gruppale. Come un analista di gruppo egli definisce allora un setting,
lo regge e ne valuta la produttività immaginativa moltiplicata dal numero degli apporti.
Guido raccoglie e comunica il prodotto nel setting come senso del contesto. Questo prodotto,
restituito ora attraverso il linguaggio artistico, assomiglia ad un azione interpretativa. Questa
lega più sogni e più linguaggi in un unico sogno, globale e complesso, che viene così spostato
di livello nel multistrato dei sogni, mantenendo l'oscillazione tra il sogno di Guido e quello
degli altri sognatori2. Si costruisce così un mito in cui noi tutti ci riconosciamo.

Un apriscatole per la gabbia psichiatrica

Torniamo ora al ’68 e all’occupazione di Medicina. Io, innamorato di Basaglia e della


Psicoanalisi (di cui ero in formazione con Matte Blanco) portavo a braccetto per la città i

2
Per una estensione dei concetti di "Multistrato Complesso", "Caos e Psicoanalisi", "Occhio della Mosca",
"Interpretazione Agita" cfr G.Margherita: "L'Insieme Multistrato Complesso. Gruppi Masse e Istituzioni tra
Caos e Psicoanalisi". Armando, Roma, 2012. Ed anche le voci glossario del sito:
"www.thecomplexmultilayerset.com"

3
miei pazienti, ricoverati in un reparto che i capi volevano invece rigidamente chiuso, come la
mentalità dell’istituto che imprigionava a tutti noi corpi e cervelli trattando la Psichiatria
come sottoprodotto ciarlatanesco della Neurologia.
In quei 100 giorni di fantasia al potere, come prassi per i giovani docenti che si occupavano
di ricerche contrastate dalle istituzioni a cui appartenevano, tenni un contro-corso sulla
Psicoanalisi per gli studenti occupanti. Guido era uno dei più interessati ed attivi. Da allora
siamo sempre stati dalla stessa parte della barricata.
Quando la restaurazione si occupò dei ribelli, e il mio istituto ne fu la punta di diamante,
portò in cattedra, come da prassi, quelli che erano recuperabili e disperse le sacche resistenti.
Cacciato via, caddi in piedi, avevo tanti titoli che mi fu facile vincere un concorso di primario
ospedaliero e riciclare la mia voglia di trasformare il mondo cominciando dal Manicomio.Fu
qui che ri-incontrai Guido. Venne a trovarmi con Massimo Menegozzo. Erano diventati
redattori della rivista “ Il Cuore batte a Sinistra” e volevano fare un numero sulla Nuova
Psichiatria e Vecchia Repressione. Da una parte una psichiatria democratica stato nascente,
dall’altra il formalismo oppressivo che nascondeva un brutale annichilimento.
Come far entrare Mimmo Iodice ed i suoi apparati fotografici in un luogo proibito da un
assetto gerarchico, burocratico, politico che impediva di far conoscere fuori le brutture
interne al manicomio! Ma far conoscere le catene ed il nostro tentativo di spezzarle era anche
il mio scopo e divenni il passe-partout di questa operazione carbonara in chiave ludica di cui i
giovani psichiatri e psicologi, che frequentavano la mia divisione per imparare la nuova
psichiatria, furono entusiasti. La rivista uscì con grande scandalo negli apparati e successo nel
movimento. Li potrei misurare, entrambi, dal tasso di critica che riscossi nell’istituzione. Se
ci fosse stato qualcosa di peggio del manicomio mi avrebbero buttato lì. E forse dopo questo
lo fecero!Ancora fu l’arte (la magistrale documentazione fotografica di Mimmo Iodice) il
tramite del messaggio comunicativo – interpretativo. Un messaggio multi-livello e multi-uso:
così la “pazzia” delle nostre menti costringe i nostri corpi in condizioni disumane; facendo
poi passare loro per i “malati”.

Per un'allergologia psicoanalitica

Guido affrontò la sua professione di allergologo anche da una prospettiva e con una cultura
psicoanalitica. Fece una sua analisi personale, con un analista SPI/IPA e partecipò
indirettamente, anche con interventi e scritti, alla vita di questa disciplina che
intelletualmente ed emotivamente lo intrigava. Sponsorizzò e presentò, ad esempio,3 la
pubblicazione di uno scritto di suo zio Carlo Levi (di cui era curatore ed erede intellettuale)
sulla Teoria delle Masse psicologiche che fu inserito in "Koinos", la rivista dell'istituto
Italiano di Psicoanalisi di Gruppo, in un numero monografico a queste dedicato4.
Guido riusciva a parlare dei segni e dei sintomi del corpo, da medico, ma anche con la
capacità di spostarli su un piano simbolico cogliendo il loro valore relazionale sia
anamnestico che attuale. Ricordo un suo seminario, all' Istituto di Psicoanalisi di Gruppo a
Roma, in cui presentò con il filmato di una sua paziente allergica. Grande interesse suscitò la
sua descrizione della relazione terapeutica: il corpo-paziente si scioglie nel sogno
ambivalente in sui la lotta di liberazione, sia dal sintomo allergico che dalla libertà stessa, si
fondono nell'individuazione di un nuovo nemico: l'allergologo allergizzante in un complesso
rapporto tra oppressione/ribellione. Per lui spesso era il medico, più che l'antigene, ad essere
allergizzante.

3
G.Sacerdoti: "Breve presentazione di massa" in Koinos, Gruppo e Funzione Analitica. XXXI, fasc.2, 11, 2010.
4
Carlo Levi: "Massa" in Koinos, Gruppo e Funzione Analitica. XXXI, fasc.2, 14 2010.

4
In un convegno di Psichiatri, Psicologi, Psicoananlisti sui "Modi della Relazione" così si
esprime nel suo paper, sulle caratteristiche della relazione allergica; lascio la parola a lui5:

“Le donne allergiche a tutto bussano alla porta degli allergologi allergizzati. Le une e gli
altri sono affratellati da una guerra di civiltà (tolleranza zero!) contro un nemico che oramai
è penetrato fin dentro casa: cibi, farmaci, profumi, bigiotteria, l’inchiostro dei quotidiani, le
polveri, il gesso delle lavagne, l’acqua delle docce, gli indumenti di acrilico, le colle dei
parati, gli additivi chimici, il sole, le mimose… Il numero e la varietà degli agenti nemici
infiltrati cresce di ora in ora. Il mondo si presenta sempre più ostile e pieno di minacce
nascoste. D’altra parte molte storie delle pazienti sono segnate da violenze e da antichi
traumi”.

“In ogni organo e apparato: pruriti, orticarie, angioedemi, tossi, asme, spasmi laringei,
coliche addominali, diarree, stitichezze, tachicardie, dolori anginosi, aumenti e cali pressori,
cefalee…Una inquietudine che può nascere al solo pensiero della salsa di pomodoro, come
alla vista del sangue, del sangue mestruale, ogni mese; un senso di angoscia da mozzarella
filante che, al pari degli spaghetti e delle fibre del prosciutto crudo, annodandosi in gola ti
fanno soffocare; un gonfiore addominale, una nausea da lievito, da pasta cresciuta, da
panza-rotto; un senso di mancamento, di deliquio, di pericolosissimo abbandono orgasmico
alla sola vista di certe specie marine (i frutti di madre), come le ostriche e i pesci, il cui
consumo si accompagna immancabilmente a un dolore penetrante; la percezione di una
sensazione amara, come d’inchiostro, ogni volta che si assaggiano i cal-amari; quando poi il
latte (tollerato per anni) non risvegli una nausea così intensa da ricordare il vomito
gravidico, e le fragole non generino un insopportabile prurito in gola”.

“Le schiere delle allergiche alimentari, nella loro incessante migrazione attraverso gli studi
medici alla ricerca della Terra Promessa, approdano a quello dell’allergologo allergizzante,
con l’obbiettivo, in questo caso sempre raggiunto, di ricevere da lui la definitiva
certificazione sacerdotale......Piacere di prescrivere diete di eliminazione (suprema prova di
dominio da parte dei medici “allergici”) e, simmetricamente, al piacere, da parte delle
pazienti, di soggiacere a queste diete.....Selezione degli alimenti, la propria alterità rispetto
agli altri tutto- mangianti, di osservare ogni giorno, e più volte al giorno, il rituale di questa
religione privata che impone la separazione dei cibi puri da quelli impuri, come detta la
Bibbia, pratica di espiazione di colpe mai commesse, rito di purificazione, dopo il quale si
spera di poter rinascere, questa forma di Ramadan”.

“ Come non rispondere al richiamo dei medici allergizzanti quando ti offrono, fin dentro le
opulente, scintillanti farmacie al neon, i loro test new age.....Mesi di diete depauperanti,
ridotte a cibarsi di pappe e semolini, come bambine in svezzamento.....Intolleranti a questo o
a quell’alimento o additivo, di fronte all’inutilità di tanti sacrifici cominciano a provare
qualche dubbio. Sentono di averne abbastanza di giuoco e in cuor loro desiderano che un
nuovo esorcista le liberi dalla fattura che altri esorcisti hanno contribuito a formulare: da
sole non ce la fanno a varcare la soglia per uscire all’aperto, a dismettere i panni del
personaggio col quale per tanti anni hanno calcato le scene.....Ma il loro pensiero tutto
“operativo”, interamente centrato sulla parmigiana di melanzane, i gamberoni, le emorroidi,
le diarree, i vomiti, le acidità, i meteorismi, i gonfiori, i fermenti lattici, il lattosio, i
pneumologi, i gastroenterologi, gli omeopati, questo corpo che non vuol saperne di
dimagrire nonostante la dieta… Ostinatamente continueranno a scrutare la femminea VES e

5
G.Sacerdoti:"Le donne allergiche a tutto e i loro medici: le diete e il volo." Atti del convegno "Oltre la Soglia"
Confronto sui modi di relazione. Ischia 10/11ottobre 2008.

5
il suo fedele compagno, il TAS, nonché il RAST, il PRIST, il Prick, il Pap, la PET, parole
monche, balbettio infantile in un codice sconosciuto, forse quello onomatopeico dei fumetti”.

“La paziente non se ne va a spasso da sola ma sta sempre a braccetto dal suo allergologo
allergizzante.....Quando i medici non sanno che pesci pigliare, dicono: è lo stress!... io il
prurito ce l’ho davvero!... nessuno mi crede… [accenno a qualche lacrima, poi il tono torna
sprezzante e minaccioso] non mi dica anche lei che è una cosa di nervi!”.

“Bisogna, allora, con l’infinita pazienza, accettare inizialmente il giuoco proposto:


pricckettare quegli avambracci (percorsi da improvvisi rossori, come le guance di una
fanciulla imbarazzata) con aghi intinti nel sartù di riso, distinguendo accuratamente quello
con e quello senza pomodoro, per dimostrare che il sartù non provoca reazioni ( <tra tante
lacrime un po’ di riso, ogni tanto, lei potrebbe pure goderselo!>), infilar tra le labbra
(trepidanti e restie ad aprirsi) bocconcini di caprese e di pizza Capricciosa. Vuoi
continuare a fare capricci anche quando tua madre, finalmente, è morta? O forse mi sbaglio:
lei è ancora qui, Mi insegui per la casa con il cucchiaio ricolmo di pasta e fagioli, io me
ne scappo e quando me lo cacci in bocca ( il trenino entra nella galleria, tu-uuu) io te lo
sputo addosso. Vediamo cosa sei capace di fare, tu, allergologo del cavolo, quale giuoco
saprai inventar e per farmi aprire la bocca!”.

“ Le donne allergiche a tutti gli alimenti sono del pari allergiche a tutti i farmaci.....D’altra
parte, alimenti e farmaci non sono forse la stessa cosa? Esterni e estranei, entrano dentro di
noi attraverso la medesima apertura, la bocca, devono essere deglutiti, poi finiscono nella
pancia, entrambi, in definitiva, protagonisti delle fantasie infantili di inseminazione orale.....
I farmaci risultano infidi.....Evocatori di un tradimento. Infatti inizialmente danno l’illusione
di farsi tollerare, poi si rivelano per quel che sono, come fidanzati premurosi e gentili che
divengono inaspettatamente brutali e violenti alla prima notte di matrimonio, o come anziani
mariti che in famiglia si ritenevano incapaci di infedeltà e poi scappano con badanti ucraine
belle come il sole.....All’ansia per la malattia da curare, dunque, si somma l’ansia per la
malattia che il farmaco può procurare”.

“ Immersi in questo scenario che si avvita su sé stesso, compatto, desolato, bloccato, gli
allergologi che, infastiditi, non abbiano già provveduto a respingere la paziente (<io sono un
allergologo… lei non è allergica…>), avvertono la penosa sensazione di avere le mani
legate”.

Nella stessa occasione, pronosticando il successo che avrebbe avuto gli avevo chiesto di
concludere il convegno con una delle sue filastrocche gruppali, ludico-estetiche di cui era
maestro nelle riunioni con gli amici ( di queste e del loro valore parlerò dopo). Trascrivo
dagli atti del convegno, in cui la filastrocca acquista dignità di spazio tra le relazioni
scientifiche, il pezzo che commenta la mia relazione6 proprio sull'occhio della mosca.

“ Se l’occhio della mosca varca la soglia


e, matriosca, scontra il suo conflitto,
lo stato di coscienza dell’eroe
si allarga e va slittando.
Ma NOI, come operiamo e come stiamo
e quanto vi annoiate dentro l’utero

6
Op.cit: pag 185.

6
di quest’ambiente rimbombante voci?
Spazio-tempo: dov’è ibrido? Nuota,
astratto catastrofico nel campo
che si allarga via via dai suoi confini,
dal duale al plurale, e va alla mosca
soggettivante le entità affettive
che un Dio-soprasistema mescola ai bond”.

Col valore profondo del non-sense e di ciò che vela/svela oltre la soglia, nel suo commento
Guido coglie non solo il senso plurale della mia relazione ma anche il come il contributo
fosse risuonato ed avesse scosso i limiti del campo e fosse stato emozionalmente accolto nel
auditorio; una perfetta descrizione sintetica della relazione tra il contesto ambientale in cui
era portato e il contenuto che io introducevo. Si potrebbe chiamare una interpretazione di
contesto.
Salmon Resnik, uno dei massimi esponenti della psicoanalisi contemporanea, che con la
moglie Anna presiedeva il convegno, così encomiò Guido ed il suo nuovo linguaggio7:

“ In una coppia in una situazione di conflitto, che è vita, in un gruppo che nasce e che poi
non rimane, la presenza e la nascita del messia risolve il problema della coppia. Grazie
figlio mio, ci voleva un messia che nasce nella coppia che ha potuto verbalizzare e dare vita
a tutto quello che è stato il contributo di tutti. Mamma e papà siamo felici della venuta del
messia”.

Il “senso” discreto del “non- senso”

Mi sento che ho compiuto 18 anni8


Un immenso gabbiano diomedeo
Se all’imbrunire a trentaremi vedi
volare sopra nidi di pinoli
e un biglietto ti lascia che è “crollato”
a Pizzolungo tagliando quel salame,
aboliamo la luna e i Faraglioni
illuminiamo al grido di Gomorra.
Odio Veltroni: lui nasce tarato.
Io stavo a Rio e non potei votare.
o non dai la ricetta, reticente,
o la ricetta sbagliata gliela scrivi.
E quando vai in Bolina: iucca fritto
o nella sugna l’antico pane fritto
delizioso! uragano con la gente
appesa ai tetti (e manca Giorgia o sbaglio?)

Ho una figlia architetta a Barcellona

Ero a Parigi e lessi di orfanelli


sottoposti a sevizie e senza Pane.
Era un gaglioffo il padre ma teneva
bamboccioni ad Aversa in stanze aperte,
7
Op.Cit: pag191.
8
G.Sacerdoti: manoscritto inedito

7
Mentre Scarano andrebbe in Presidenza!

Se è alto un metro e ottanta il tuo nemico


e pesa cento chili, è un gran sollievo:
meglio saperlo chi ti vuole fare
gastroscopia in Brasile: neanche morta!

Camicia nera: siamo al ventidue:


dai tombini fuoriesce il fiume carsico
di quella destra oscena e italianista,
ma la figlia romana ha un posto al sole,
e Benjamin non vide il ventisette
( la rivoluzione acceca ogni visione )
i ragazzi che mangiano rifiuti
mentre il sartù di Euresta piace molto
alla Madonna assisa nel suo azzurro
e un bicchiere tu rompi sui calzoni
che “toglili De Seta, io sono un medico!
”li mandiamo in Srilanka per lavarli,
dove gli ombrelli neri della City
vengono aperti per parare il sole.

Sudat rumeno, al Capri Palace assunto


come un dannato viveva e di magia
e Ausilia Veneruso pubblicava
le sue conchiglie storiche capresi.

Esposito, scheletrico avanzava


con passo lento e lungo i corridoi
ieratico, solenne, pio porgeva
mani al bacio di certe sue pazienti.

Occhi verdi e corvini i bei capelli


Annamaria girava per le stanze
cantando a squarciagola “ohi Marì”

Ma guarda cosa ha fatto qui Vittorio:


nel bicchiere, felice, la pipì!

Guido nel gruppo, ora quello degli amici.


Si aggira nel sito conviviale quasi in uno stato di coscienza alterato.
E’ dovunque! Senza partecipare attivamente. Un blocco in mano osserva e registra.
Non interlocutore, ma raccoglitore di tracce da trasformare in incomprensibili indizi (quello
riportato in calce ne è un esempio).
Si frammenta nei gruppuscoli in cui la comunità di amici si divide per l’evento festoso, ne
raccoglie brandelli ideativi ed emozionali, dal di dentro, in una sorta di identificazione
proiettiva, e li ricuce tra loro usando come suo filo il ritmo dell’endecasillabo. I discorsi
perdono il senso logico originale spesso sbiadito e divengono schiaffi logici oppure carezze
per recuperare i sottofondi narcisistici dei protagonisti (allora io c’ero!).
Lui ciondola e registra, col suo apparato, sensoriale esplorativo, una collezione di ommatidi
in cui specchia i microgruppi diversi da fondere poi. Usa di nuovo, come un analista

8
gruppale, l'occhio della mosca: parole, odori, divani, tavolate, giardini, sughi, colori, amori,
bicchieri, discorsi, tramonti, invidie, vini: il tutto allineato dal campo emozionale del gruppo
con la medesima valenza sulla tela del quadro di Picasso.
Guido lo raccoglie, lo frulla e la fonde in una filastrocca capace di digerire, nella sua testa, i
vecchi sensi originari, spezzandone la logica stantia ed integrandone i frammenti in un
sovra-sistema con un nuovo tempo, un nuovo spazio e un nuovo senso affettivo identitario.
Un ritmo metrico un po’ narcisista un po’ gaudente raccoglie la visibilità ludica del non-
senso, nella operazione del contenuto e del contesto in cui si svolge, e conferisce un
paradossale senso estetico alla restituzione, accompagnata dall’immancabile applauso degli
amici riconoscenti(si). Essa ha anche però il profondo senso di una interpretazione
psicoanalitica di gruppo. A Guido restio spesso suggerivo che questi scritti avrebbero dovuti
essere accolti come materiale clinico per la psicoanalisi di un dolente gruppo sociale di
intellettuali sopravvissuti a caso in una città morente.
Per concludere questi scritti ci presentificano il dono fatto da Guido al suo gruppo di amici.
L'operazione con cui ristrutturava il nostro campo amicale introducendovi una funzione
analitica collettiva che ci permetteva di ricostruire nuovo senso, nuova coscienza, nuova
identità.
Guido ci partecipa e mostra un versante intimo del senso di esistenza di noi, fetta della
borghesia intellettuale napoletana, di cui faceva profondamente parte, attraverso i feedback di
"non sense" su cui questa struttura i suoi privati rituali conviviali di autoconferma. Lui non
usa il disprezzo della matita caustica di Grosz o lo spostamento surreale ed il senso di
inutilità di Bunuel. Usa l'affettuosa e tollerante autoironia di chi sa che lui stesso fa parte
profondamente di un gioco fine a se stesso.
Il risultato è permettere di riconoscere e legittimare la dimensione ludica come uno spazio di
crescita identitaria che, forse con tutti i nostri limiti, il gruppo dei suoi amici, quelli di questi
scritti, non è una forza sociale coagulata dalla missione di forte segno politico di imporre
egemonie politiche e culturali; ma che la nostra qualità si svela con la nostra capacità di
sognare ideali (presupposto fondamentalmente perché le utopie si trasformino in possibili
realtà permanenti). La nostra vera forza, che Guido evidenzia e restituisce finchè durerà, è
quella di sentire il reciproco calore dello stare affettivamente a sognare insieme, e con lui, per
continuare con tolleranza a giocare molto seriamente a prenderci in giro.