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Franco Damiani:

Carlo Cafiero nella


storia del primo
socialismo italiano

Jaca Book
«Meglio fare un sol passo con tutti
i compagni nella via reale della vita,
che rimanersene isolati a percorrere
centinaia di legh e... in astratto»

Le transizioni
socialiste e libertarie
16
Franco Damiani

Franco Damiani è nato nel 1946 a Margherita di Savoia (Fog­


gia) e si è laureato in materie letterarie all’università di Bari.
Questo è il suo primo lavoro, nato da quel bisogno di storia
e di politica, che ha caratterizzato la vita interna delle univer­
sità italiane negli anni sessanta.
Attualmente porta avanti, presso la biblioteca G.G. Feltrinelli,
nuove ricerche relative alla storia del movimento operaio e
contadino in Italia.
Le transizioni socialiste e lib ertarie n. 16
E d ito ria le d i co llan a

O gni ten d en za alla citazione, da parte di chi legge


od u sa u n te sto definendolo «classico», è deleteria e avvi­
len te se no n d ivien e confronto e verifica con la p ro p ria
esp erien za e la propria pratica.

I n q u e s ta collana non intendiam o ta n to p u b b li­


care te s ti sulle transizioni, q u an to testi p ro d o tti d u ra n te
p ro c e ssi d i tran sizio n e.
In o p ere antologiche po tran n o essere ra cco lti do­
c u m e n ti, testim o n ian ze, m ateriale epistolare e di in te rv e n ­
to p o litic o o sociale. Q uesto tip o di lavoro è spesso in u ti­
lizzabile p e r la fra m m e n ta rie tà del m ateria le e l'im p rec i­
sione d el co n testo .
A v o lte racco n ti con v enature letterario-biogra-
fìche p o sso n o avere in teresse ed u tilità m olto m aggiori di
ric e rc h e antologiche.
A nche o p ere storiche, o storico-geografiche, non
son o d a esclu d ersi, in p artico lare sc ritti in ed iti in anni
v icin i al p e rio d o tra tta to o d u ra n te lo svolgersi degli avve­
n im e n ti stessi.
R esta infine u n ’u ltim a possibilità, che è quella di
cui, in p a rte n z a , p resen terem o u n m aggior q u a n tita tiv o di
tito li. S i t r a t t a di lavori di c a ra tte re scientifico, o p iù sem ­
p lic e m e n te di stu d i e analisi, rig u ard an ti le p ro b lem a tich e
eco n o m ich e, p o litich e e pedagogiche p ro d o tte nelle tra n si­
zio n i e p e r la transizione.
N on in ten d iam o con qu an to ra p id a m en te esposto
r id u r r e q u e sta collana a biblioteca dei co sid d etti «classici»
d el p en sie ro so cialista o lib ertario . P o trà svolgere di fa tto
a n c h e q u e sta funzione, m a operando u n capovolgim ento
r is p e tto a d u n a tendenza, generalm ente eu ro p ea, m olto
p re s e n te a n c h e nella attu ale sinistra.
Ogni ten d en za alla citazione, da p a rte di chi legge
o d u s a u n te sto definendolo «classico», è d elete ria e av­
v ile n te se n o n diviene confronto e verifica con la p ro p ria
e sp e rie n z a e la p ro p ria pratica.
Se n o n si vogliono rid u rre i testi a d inutili b ra n i
le tte r a r i o a b a n d iere di schieram ento, il rife rim e n to ad
e ssi n o n p u ò che essere p ro d o tto di u n lavoro che h a alla
s u a o rig in e u n ’esperienza rivoluzionaria. Chi sceglie u n te­
s to e lo ad o p e ra, o gli attrib u isce u n p o tere taum aturgico,
rite n e n d o ch e la novità nasca d a u n o «schieram ento»,
o p p u re tro v a nel confronto la su a esperienza di uom o
nuovo, la m a te ria ed i c rite ri p e r la scelta.
L a n o vità (rivoluzionaria) e l’uom o nuovo non n a­
scono p e r in can to o p e r p ro g ram m a a u n pu n to d eterm i­
n a to p rev isto o prevedibile di u n pro cesso di liberazione e
rivoluzionario, m a sono aH’origine di qualsiasi processo
significativo.
L a p aro la tran sizione rich ia m a im m ediatam ente
gran d i e lim itatissim i p eriodi sto rici («socialism o di guer­
ra», n ep , K ro n sta d t, rico stru zio n e d ell’econom ia nordco­
reana), e la com plessa a ttiv ità all’in te rn o di ogni processo
(organizzazione politica e m ilitare, s tru ttu re p roduttive,
educative e fam iliari).
L a tran sizio n e non h a n u lla di ideale: rig u ard a ri­
sposte co n c rete a situazioni concrete.
L a p rim a im m agine che se n e h a è quella di ca­
povolgim ento d i p o tere e rico stru z io n e successiva.
M a il lavoro p e r la tran sizio n e inizia precedente-
m ente. C om incia con u n a decisione p o litica di uom ini che
m a tu ra n o sé, le loro elaborazioni e i lo ro program m i pog­
giandosi su u n ’esperienza e u n a consistenza, che è l’inizio
della rivoluzione.
È la d ialettica di q u e sta m a tu ra z io n e politica con
d e te rm in a te condizioni di singolo p ae se ed internazionali
che p e rm e tte alla tran sizione di a ttu a r s i. Anche la p re p a ­
razione a llo ra è già transizione, p e n a u n a rivoluzione che
non in izierà m ai.
Le o p ere che abbiam o c h ia m a to «di studio» non
in tere ssa n o in q u an to elaborazioni di «autori» p iù o
m eno co n o sciu ti, in teressan o com e in te rv e n ti ed elabora­
zioni d a leggere e giudicare sul p ia n o pratico, scientifico
e politico , n ella loro co m p ren sio n e della re altà e nella
cap acità di s tu d ia re u n ’alte rn a tiv a , e— eventualm ente—nel
loro te s tim o n ia re u n a novità realizzata.
I n q u esto senso n o n si lega l ’o p era né al successo
n é all’in su cce sso del suo a u to re , n é n ecessariam ente ai
m u ta m e n ti di posizione da lui a s s u n ti in seguito.
L ’o p e ra è d a vedersi in d ia le ttic a con tu tto il p ro ­
cesso d e lla tran sizio n e e co n le co n trad d izio n i vicine e
in tern a zio n ali in cui si svolge.
Franco Damiani:
Carlo Cafiero nella storia
del primo socialismo italiano

Jaca Book
1974

©
Coop. Edizioni Jaca Book, Milano
T u tti i d iritti riserv ati
I
Indice

11 In tro d u zio n e

11 1. P rem essa
13 2. Da B a rletta a Firenze; notizie sulla sua fam iglia,
sui suoi stu d i e i suoi p rim i in tere ssi politici
20 3. L ’am b ien te c u ltu ra le fiorentino. La p rim a fo rm a ­
zione del suo p ensiero

27 I.
In tern azio n ale e dem ocrazia borghese

27 1. I riflessi della C om une in Ita lia


29 2. Cafiero in Italia: rico stru zio n e della Sezione N apo­
letan a; polem ica col M azzini
37 3. A m biente Sociale Ita lia n o e B akuninism o
42 4. Il C ongresso di R om a
50 5. La polem ica con «II L ibero Pensiero»

65 IL
E ngels e Cafiero

65 1. Gli effetti della d isfa tta del P ro letaria to P arigino


in E u ro p a
68 2. M arx, B akunin e la C om une
70 3. Cafiero, E ngels e la lo tta di tendenze nell’AiL
87 4. La polem ica « au to ritaria -an tiau to ritaria » nel r a p ­
p o rto tra Engels e Cafiero
92 5. Il p erch é di u n a scelta
95 6. La C onferenza di R im ini
96 7. M arxism o e A stensionism o
104 8. Le posizioni di Cafiero, M arx ed Engels dopo i
congressi d ell’Aja e di S t. Im ie r

111 III.
Rivoluzione e reazione

111 1. S ituazione Ita lia n a e Rivoluzione


118 2. La C ritica d ell’A ttesism o
120 3. P rim i ten tativ i insurrezionali
123 4. La situazione politico-sociale italiana e lo s ta to
della classe lav o ra trice nelle corrispondenze di C a­
fiero al «B ulletin d e la F éd ératio n jurassienne»
8 Indice

132 Leggi speciali e passaggio alla clandestinità degli in­


ternazionalisti italiani

137 IV.
Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

137 1. Congresso di Firenze-Tosi


142 2. La p ropaganda del F atto
149 3. La situazione all’indom ani dei fa tti di S. Lupo
151 4. La riflessione di Cafiero e il «Com pendio del Ca­
pitale»
157 5. La svolta del Costa e il d ib attito tr a gli internazio­
nalisti italiani

165 V.
A narchia e comuniSmo

165 1. Il C ollettivism o-A ntiautoritario


169 2. Dal C ollettivism o al ComuniSmo
172 3. La polem ica fra Socialisti L egalitari (collettivisti)
e Socialisti Rivoluzionari (com unisti)
175 4. La relazione di Cafiero al Congresso di Chaux-de-
Fonds

183 VI.
Gli ultim i anni

183 1. L ’Azione
194 2. Il Congresso di L ondra
197 3. «Meglio fa re u n sol passo con tu tti i com pagni
nella via reale della vita, che rim an ersen e isolati a
p erco rre re centinaia di leghe... in astra tto »
204 4. Il triste rito rn o in Italia

209 Bibliografìa
Ai m iei genitori
a Giulia e M aria
A conclusione di q u esta m ia p rim a fatica,
non posso fa re a m eno di rico rd are in
q u esta sede i com pagni Vito e B eppe
che, con i loro continui consigli e il
loro co stan te incoraggiam ento, hanno
perm esso u n felice esito del m io lavoro;
il d ire tto re e il personale d ell'Istitu to
G.G. F eltrinelli presso il quale ho rep erito
la m aggior p a rte del m ateriale utilizzato,
e poi tu tti coloro che m i danno la
p o ssibilità di vederlo pubblicato.
Un pensiero p artic o la re a d Anna che,
n ell’ultim o periodo del m io lavoro, con
la su a d iscreta presenza, è sta ta u n
costante sprone.
Introduzione

1. Prem essa
Il pensiero politico del Cafìero non h a avuto sino
ad oggi u n a trattazio n e organica, salvo il breve saggio del
B o sio 1 di introduzione ad u n a racco lta di sc ritti del rivo­
luzionario pugliese d a lui cu rata, o il lavoro del Luca­
r e lli2, che p erò h a p iù u n c a ra tte re biografico che in ter­
pretativ o .
Gli a ltri scritti o si ferm ano all’analisi di qualche
suo sag g io 3, o risen to n o delle finalità contingenti che gli
au to ri si sono p roposti: p e r cui, q uando sono viziati da
schem i in terp retativ i di un p artico lare periodo storico,
com e nel R o m an o 4, p o rtan o l ’au to re nei continui rife ri­
m enti all’azione politica del Cafìero, a m etterla in cattiv a
luce e a farn e m otivo di confusione in quel periodo in cui
si iniziava la penetrazione del m arxism o in Italia; invece.

1 Bosio Gianni, «Carlo Cafìero», in Carlo Cafìero, Rivo­


luzione per la Rivoluzione, raccolta di scritti a cura e con
introduzione di G. Bosio, La Nuova Sinistra, Samonà e Savelli,
Roma 1970.
2 Lucarelli Antonio, Carlo Cafìero, saggio di una storia
documentata del Socialismo, De Vecchi, Trani 1947.
3 Tasca Angelo, «Révolution» di C. Cafìero, in appen­
dice a C. Cafìero, Rivoluzione per la Rivoluzione, op. cit.
4 Romano Aldo, Storia del Movimento Socialista in Ita­
lia, voi. I, il. III, Laterza, Bari 1966.
12 Introduzione

quando sono fru tto di u n p artic o la re avvenim ento, com e


la sua m o rte o gli anniversari di p artico lari m om enti del­
la sto ria deH’Internazionalism o Italian o che l’avevano avu­
to p e r p rotagonista, p o rtan o l’au to re ad esaltarne la figura
e a farn e u n «m artire» se non a d d irittu ra u n « san to » 5.
Im p o stan d o un lavoro in questo m odo «si finisce
(...) p e r dare spazio, sul piano storiografico, ad u n a con­
cezione m itico-idealistica dello sviluppo storico, p e r cui
esiste u n a v erità im m obile nel tem po a cui è possibile ri­
ch iam arsi p e r re n d erla operativa; politicam ente si com pie
u n a scelta b u ro c ratica e d o ttrin aria, cercando u n a risp o ­
sta ai problem i e alle difficoltà nuove che la re a ltà e le
contraddizioni di classe di volta in volta pongono rifu ­
giandosi nel p assato, chiedendo in definitiva a questo di
risolvere i problem i del p re se n te » 6.
U n’analisi del pensiero politico del Cafiero, che
p e rm e tta di individuarne il significato generale e i lim iti
specifici, può essere fa tta solo se rife rita al periodo sto­
rico in cui l’agitato re pugliese com inciò a teorizzare orga­
nicam ente e a o p erare politicam ente. Tale periodo si col­
loca agli inizi degli anni S ettan ta, all’indom ani della presa
di Rom a che, esaurendo la tem atica u n ita ria m azziniana,
pose con u n a certa d ram m a ticità agli occhi dell’opinione
pu b b lica italiana, la questione sociale; nel periodo in cui
la crisi del P artito d ’Azione e del m azzinianesim o, sem pre
p iù arro ccato su posizioni conservatrici e incapace di dare
u n a risp o sta adeguata a q uesti nuovi problem i, raggiunse
il suo apice, m en tre i fa tti di Parigi e la Com une del p ro ­

5 E. Zuccarini, «Carlo Cafiero», La Rivendicazione, Forlì,


23 aprile 1887.
C. Monticelli, «Carlo Cafiero (profilo biografico)», So­
cialismo Popolare, Venezia a. 1892 (i), 7 agosto (n. 3).
«La morte di Carlo Cafiero (Necrologio)», in La Ras­
segna Pugliese di scienze, lettere, ed arti, Trani 1892 (voi. ix),
10 agosto (nn. 15/16), p. 256.
G. Schiralli, Note su Carlo Cafiero, tip. del Foro Tra-
nese, Trani; E. Paganelli, 1892, p. 42. Per più ampi riferimenti
a scritti di questo genere si rim anda alla Bibliografìa curata
da G. Bosio e P.C. Masini, pubblicata in: C. Cafiero, Rivolu­
zione, cit., pp. 111/114.
6 De Felice Franco, Serrati, Bordiga, Gramsci e il pro­
blema della Rivoluzione in Italia 1919/20, De Donato ed., Bari
1971, p. 30.
13 Premessa

letaria to francese riuscivano, p u r fra ta n te contraddizioni,


a d in dicare alle m asse sfru tta te la nuova via p e r rag ­
giungere la loro reale em ancipazione.
Uno stu d io del pensiero politico del Cafìero, p u r
tenendo conto del p eriodo an terio re a q u esta d ata e quindi
dell’am biente (fam iliare, scolastico, sociale, cultu rale) in
cui egli fu in serito e in cui si può rilevare la genesi di
alcuni asp e tti del suo pensiero, deve n ecessariam ente p a r­
tire da questo p artic o la re m om ento della sto ria italiana
ed europea, e deve essere fa tto alla luce degli avveni­
m en ti che lo caratterizzarono: la crisi del m azzinianesim o
e la Com une di Parigi.
L’in tern azio n alista italiano perciò non può essere
analizzato se non nel q u ad ro dello sforzo di liberazione
della tradizione fallim entare del m azzinianesim o e di ap ­
propriazione di u n ’esperienza rivoluzionaria, quale quella
parigina, in ra p p o rto sem pre però sia alle condizioni po­
litico-sociali italiane di quegli anni, sia a quella lo tta di
tendenze che si sviluppò nell’Internazionale fra bakunini-
sti e m arxisti.
Solo così è possibile d are u n giusto significato al
suo p ensiero politico e rilevare la reale p o rta ta della sua
azione nella sto ria del p rim o socialism o italiano.

2. Da B arletta a Firenze; notizie sulla sua fam iglia, sui


suoi stu d i e i suoi p rim i interessi politici
P rim a di analizzare il periodo di a ttiv ità in tern a­
zionalistica del Cafìero è opportuno, in sede intro d u ttiv a,
ferm are l ’attenzione sulla sua a ttiv ità precedente, p e r cer­
care i m otivi che Io spinsero, ancor giovane, ricco e o r­
m ai avviato ad u n a b rillan te c a rriera diplom atica, a rifiu­
ta re la su a condizione di borghese b en estan te p e r a b ­
b racciare la causa del p ro leta riato e con essa tu tti i rischi
che gli derivarono dalla sua nuova condizione di m ilitan te
di classe.
Carlo Cafìero nacque a B a rle tta il 1° settem b re 1846
da F erdinando e Luisa A zzariti7. La fam iglia era origi­

7 Notizie m anoscritte da Francesco Vista, sulla sua fa­


miglia, si trovano nella Biblioteca Provinciale di Bari.
14 1ntroduzione

n a ria di M eta di S o rrento; il bisnonno di C arlo si era


tra sfe rito a B arletta nel 1763, com e ra p p resen ta n te di una
casa di com m ercio di quei tem pi, la «Venusio».
P raticando il com m ercio dei grani, egli in breve
tem po si arricchì, d iventando u n facoltoso p ro p rie ta rio
terriero .
Da P ietrantonio, u n o dei figli del bisnonno del
Cafiero, sposatosi con u n a sua conterranea, nacque F er­
dinando, p ad re di Carlo. Di lui si sa che professò idee
liberali; fu iscritto p rim a alla M assoneria, di cui B arletta
in quel tem po aveva u n a risp ettab ile L oggia8; poi nel
1821 si affiliò alla C arboneria ricoprendone il grado di
«M aestro».
Altre notizie del padre, che si hanno, sono del
1861 quando, insiem e al m archese Raffaele B o n elli9, «riuscì
a sedare u n tu m u lto suscitato dalla classe dei m arinai,
allo ra num erosissim a, a cui si erano u n iti non pochi m a­
lintenzionati, sco n ten ti e delusi del nuovo governo» 10.
Notizie si h an n o anche del fratello m aggiore di
Carlo, P ietrantonio, il quale fu esponente del P artito De­
m ocratico; nel 1860, stu d en te a Napoli, abbandonò gli
stu d i p e r co rrere a B arletta ove p artecip ò al m ovim ento
insurrezionale, stan d o alla te sta di «C om itati P atriottici».
Dopo l’unificazione dell’Italia fu capo della G uar­
dia Mobile, poi del 2° B attaglione della G uardia Naziona­
le, distinguendosi nella repressione di ten tativ i di rivolta
contadina scoppiati a M inervino M urge il 3 m arzo 1861 n.
Una fam iglia, dunque, di solido stam po borghese
in cui l’educazione im p a rtita ai figli rien tra v a nei canoni
della classe a cui apparteneva.
Carlo fece i p rim i stu d i in u n istitu to p rivato di
B arletta ten u to d a u n sacerdote di idee liberali, don Ni-
G. De Ninno, Le vendite dei Carbonari della Terra di
Bari nel 1820/21, Trani 1897.
Altro ricco possidente terriero con il quale i Cafiero
si imparentarono.
10 Cassandra Michele, Carlo Cafiero, nel primo centena­
rio della sua nascita. Barletta 1946. A proposito di questo
sciopero si sa che i dim ostranti volevano il ribasso del prezzo
dei generi alimentari, del vino e il divieto di esportazione del
grano.
11 Fu anche sindaco di Barletta e deputato al Parla­
mento per tre legislature la xvi, la xvn, la xxx.
15 Da Barletta a Firenze

cola S tra n ie ro n. Quelli superiori li continuò a M offetta,


nel locale Sem inario insiem e al tranese E m ilio Covelli,
al quale sin da allo ra fu legato da p rofonda am icizia; e
con Cataldo M alcangi, di C orato, che da radical-pro-
gressista, divenne poi internazionalista sacrificando, co­
m e Cafiero, tu tti i suoi beni p e r la ca u sa del p ro letariato .
La presenza di q uesti giovani, che saranno fra i
m aggiori protag o n isti della penetrazione e della diffu­
sione delle idee socialiste nella n o stra penisola d u ra n te
11 periodo che andiam o ad esam inare, non deve farci
pen sare a p artico lari ferm en ti che eventualm ente pote­
vano serpeggiare all’in tern o del Sem inario tr a i gio­
vani, né a pro fesso ri progressisti diffusori di idee d ’a­
vanguardia all’in tern o della stessa scuola. T antom eno si
pu ò pen sare a in teressi personali del Cafiero p erché ri­
cerche fa tte in ta l senso hanno dato esito n e g a tiv o 1213.
L’educazione im p a rtita ai giovani era dunque b a ­
sata sui p rincìpi religiosi; Cafiero poi riceveva in fam iglia
u n u lterio re com plem ento da quelle tra d iz io n i14 che i suoi
12 Paolillo Benedetto, Barletta nel 1860; (sta nella bibl.
com. di Barletta); lo Straniero, sacerdote della Chiesa di
Santa Maria, insieme al Dottor Luigi Italia, dopo l’attentato
di Angesilao Milano, l’8 dicembre 1856, accettò di essere il
rappresentante insurrezionale per Barletta nella Dieta Pro­
vinciale di Terra di Bari. In questo istituto privato il Cafiero
ebbe come compagno di studi Giuseppe De Nittis.
13 Nella Pinacoteca Comunale di Barletta si trovano
molti libri donati dalla famiglia Cafiero al Comune di que­
sta città. Molti di essi saranno stati certam ente letti da Carlo.
Cito i titoli dei libri più significativi:
a) Mauro Oronzo Valente (abate), Lezioni di Morale per
le scuole normali del Regno d ’Italia, Napoli 1863.
b) Cesare Malpica, Panorama dell'Universo, storia e de­
scrizioni di tutti i popoli, Napoli 1854.
c) Francois De Solignac, Les aventures de Télémaque
fils d ’Ulysse, Naples 1829.
d) Domenico Cavalca (frate), Volgarizzamento delle Vite
dei Santi Padri.
e) Feo Beicari, Del Prato Spirituale, Napoli 1850.
14 Cassandra M., Carlo Cafiero, cit., nota di p. 62. «Molti
membri della famiglia Cafiero erano attivi confratelli dell’Ar-
ciconfratem ita del Santissimo, e forse anche Carlo.
Un congiunto (...) assicurava che nella solenne pro­
cessione del Venerdì Santo, Carlo portava la croce dell’Arci-
confratem ita e andava a piedi nudi, come allora si usava».
16 Introduzione

si tram an d av an o e che contribuivano a d avvicinare Carlo


alla Chiesa e al suo culto esteriore, tan to che alcuni suoi
biografi, poco avvedutam ente, lo hanno considerato un
«semi—chierico» e con esagerazione u n «m istico».
La v erità è che era tu tto u n am biente sociale, da
quello fam iliare a quello scolastico, pieno di superstizioni
e false credenze, di fatalism i ed abbandoni passivi, a
costringere il Cafiero ad u n a sim ile vita.
Gli influssi di q uesti prim i m om enti non m anche­
ran n o di fa rsi sen tire nel successivo sviluppo della sua
personalità, tan to che lui stesso am ava definirsi u n «se­
m i—orientale» p ro p rio p e r evidenziare quell’asp e tto del
suo c a ra tte re che p iù risentiva dell’am biente in cui aveva
ricevuto la p rim a form azione.
Un am b ien te così chiuso ed oppressivo doveva
necessariam ente c o n tra sta re con la spiccata sensibilità
di Carlo p e r cui il n o stro una volta a N apoli, ove si recò
nell’au tu n n o del 1864 p e r seguire gli stu d i universitari, m a­
nifestò le sue p rim e espressioni di rifiuto di quell’am bien­
te, sia conducendo u n a v ita com pletam ente diversa da quel­
la passata, sia m an ifestando alla fam iglia l’intenzione di
non voler p iù rito rn a re a vivere a B arletta.
L ’am biente di città, coi suoi diversivi, insiem e a
quella lib ertà finalm ente acquisita, lo teneva p e r la m ag­
gior p a rte della g io rn ata lontano dallo studio; lui stes­
so in seguito, rico rd an do quei tem pi, si m eraviglierà pen­
sando che, nello stesso periodo, Covelli riusciva a re­
sta re sui lib ri p e r settim ane in tere senza u scire di casa.
Non si interessava di politica; N e ttla u 15 lo fece
a p p a rten ere «a quella grandissim a p a rte della gioventù
borghese della U niversità che non si occupa di politica,
di cui non si tro v a traccia negli am b ien ti avanzati che le
sono ignoti o indifferenti»; alcuni suoi am ici invece, ri­
cordando il p eriodo dell’università, definirono Carlo un
m oderato.
Se qu esto può essere valido p e r i p rim i tem pi del
periodo univ ersitario , ben p re sto il suo im pegno politico
aum entò, sia p e r u n a personale predisposizione; sia p er
la vicinanza dell’am ico Covelli, m olto a tte n to sin d'allora,
alla considerazione di problem i sociali; sia infine p e r la

15 Max Nettlau, Bakunin e L’Intemazionale in Italia, dal


1864 al 1872, Ginevra 1928, Roma 1970, p. 218.
17 Da B arletta a Firenze

m o rte del p adre, avvenuta nella p rim av era del 1865 16,
che allentando u lterio rm en te i legam i che lo vincolavano
alla fam iglia ed alla sua condizione borghese, gli pose,
anche se non in term in i dram m atici, il problem a del fu ­
tu ro inducendolo a g u ard arsi into rn o e a considerare una
re altà così densa di problem i sociali.
Nella N apoli di quel periodo in fa tti si riflettevano
tu tte le contraddizioni della società m eridionale; tu tti i
problem i irriso lti dai B orboni e p e r di più aggravati dal
nuovo S tato U nitario trovavano la loro espressione nella
com plessa società napoletana. F req u en ti erano gli scio­
peri e le dim ostrazioni; gli stessi dem ocratici partenopei,
p u r restan d o fedeli ai tem i rico rren ti dell’agitazione m az­
ziniana di quel p e r io d o 17, non erano insensibili a riven­
dicazioni di c a ra tte re sociale.
Anzi il loro lavoro politico 18 all’in tern o di Napoli,
fu teso a polarizzare l’interesse dell’opinione pubblica
sulla questione sociale, specie quelle frange di operai,
stu d en ti e piccoli artigiani più d irettam en te interessati.
M a anche le iniziative dei giovani furono im pron­
tate a desiderio di profondo rinnovam ento.
Il 2 settem b re 1865 uscì L ibertà e Lavoro, gior­
nale g ratu ito p e r l ’educazione dei popolo, su cui si di­
b attev an o nuovi p roblem i com e: l’em ancipazione della
donna, il lavoro dei fanciulli, il prezzo delle locazioni,
l’analfabetism o, l’em igrazione. C ontem poraneam ente, su
u n altro giornale, Il Popolo d ’Italia, ap p arv ero degli
a r tic o li19 che, p ren d endo spunto da u n a questione m orale,
si scagliavano co n tro la cosiddetta «m orale ufficiale» cri­
ticandone i concetti di Religione, A utorità e S tato, che ne
sono i cardini p rincipali, e opponendo posizioni ben de­
finite, n ette, avverse alle posizioni am bigue e concilianti

16 Vista F., cit., la m orte del padre avvenne il 18 aprile


1865.
17 Parteciparono infatti in seguito, nonostante il parere
contrario di Bakunin, sia alla guerra contro l’Austria, sia alla
spedizione di Mentana.
18 In questa attività si distinsero i vecchi amici di Pisa-
cane tra cui Giuseppe Fanelli, Attanasio Dramis, Saverio Fri-
scia, Alberto Tucci e giovani come Carlo Gambuzzi.
Questo gruppo diede vita a nuove associazioni; con­
vocò riunioni di studenti, di lavoratori; indisse meetings.
18 Introduzione

della m orale borghese.


Q uesti artico li non m ancarono di suscitare scal­
po re in u n am biente com e quello napoletano in cui,
com e rilevava in seguito Engels, «non solo Dio è onnipo­
ten te, m a anche bisogna tra tta re delicatam ente San Gen­
naro» 20.
E ran o iniziative politiche ed idee che in seguito
avrebbero fa tto p a rte in teg ran te del lavoro politico e del
pro g ram m a teorico degli internazionalisti italiani, m a che
allora erano lim itate a quel piccolo gruppo di ex am ici
del Pisacane ai quali si e ra avvicinato il ru sso B akunin
d u ra n te il suo soggiorno napoletano.
In quegli anni in fatti erano i m azziniani a pola­
rizzare gli in teressi dei giovani agitando, a ttra v erso la
loro «Falange Sacra», il problem a dell’em ancipazione di
R om a e Venezia p e r spingere il governo nel conflitto che
si andava profilando co n tro l’A ustria.
Nei m esi che p re ced e tte ro la g u erra fu u n fervido
susseguirsi di p rep arativ i; furono co stitu iti m olti «Comi­
ta ti P atriottici» a cui ad erì la m aggior p a rte della gioventù
studentesca; a N apoli anche Cafiero e Covelli ne fecero
p arte.
La guerra, sebbene si risolvesse con u n a v itto ria
finale e con l ’annessione del V eneto grazie alla decisive
vitto rie co n tro l ’A ustria dei n o stri alleati P russiani, fu se­
guita d a asp re polem iche co n tro gli alti com andi m ilitari
sia p e r le sconfitte s u b ite 19201 d all’esercito italiano, sia p e r
il m odo in cui la g u erra era sta ta im p o stata e p o rta ta
avanti.
Il discorso si allargò in seno alla stessa D estra e
rig u ard ò il m odo in cui si eran o affrontati i p roblem i dello
sviluppo sociale.
L’Italia in fatti, d a parecchi anni era trav ag liata
d a u n a crisi econom ica; all'inizio del '67 quasi tu tta la
penisola fu in v estita dalla fam e, dagli scioperi, dalla di­
soccupazione; in questo clim a di scontentezza generale

19 Questi articoli a firma «un francese» sono quasi cer­


tam ente attribuibili alla penna del Bakunin.
20 «Engels a Cafiero», Londra 28 luglio 1871, in A. Ro­
mano, Storia del Movimento Socialista in Italia, cit., voi. n i,
p. 124.
21 A Custoza e a Lissa.
19 Da Barletta a F i r e n z e

rinacq u e lo sp irito a u t o n o m i s t i c o dei siciliani, nostalgie


legittim istich e si r i a f f a c c i a r o n o a Napoli, il brigantaggio
au m en tò nel sud, m e n t r e a T o rin o bande di operai di­
soccupati assaltaro n o i p a n i f ì c i .
L’opinione p u b b l i c a , a n c h e nelle frange più re ­
trive, venne ad o r i e n t a r s i v e rs o la considerazione della
questione sociale.
Anche all’in te r n o d e l g ru p p o dem ocratico napole­
tano, esau rito si o ra m a i o g n i re sid u o di p atrio ttism o , eb­
b ero il sopravvento p r o b l e m i di qu esto genere.
E spressione d i q u e s t i n u o v i in tere ssi dei dem o­
c ratici n ap oletani fu il n u o v o circo lo che essi form arono
«G iustizia e Libertà», i l c u i p r o g r a m m a 22 p e r certi asp e tti
era espressione di id e e a v a n z a t e e risen tiv a di quelle in­
fluenze bakuniniane, c h e o r a m a i attra v erso quel piccolo
grup p o iniziale di a m ic i d e l ru sso , si erano sparse anche
fr a m olti esp o n en ti d e l l a b o rg h e s ia p ro g ressista napole­
tan a che facevano p a r t e d i q u e sto nuovo circolo.
Q uasi tu tta la g i o v e n t ù v en n e coinvolta da questo
processo che dalla t e m a t i c a u n ita ria li p o rtò ad interessi
di c a ra tte re sociale.
Anche il C afiero, d o p o l’esperienza m azziniana fa t­
ta nel «C om itato N a p o l e t a n o d ’Azione», passò a nuove
esperienze e a nuove c o n o s c e n z e .
Si sa che a n c o r a s tu d e n te fece am icizia con
fu tu ro in te rn a z io n a lista C a r m e lo S p a d a 23 di Acireale; in­
fine il Socci ci fa s a p e r e c h e nel 1867 Carlo si trovava a
Parigi a visitare con g li a m ic i Fanelli, F riscia e M artelli

Il program m a d i q u e s to circolo, pur rifacendosi alle


idee del gruppo di am ici d i Bakunin, era frutto di un com­
promesso fra questo g r u p p o e gli aderenti dell’ultim a ora
provenienti dalle file m azz in ia n e. Le rivendicazioni del pro­
gram m a si m antennero s u lle generali e se qualche pimto non
era poi tanto borghese, c iò e ra dovuto allo stato di disagio
in cui lo Stato aveva s p in to la borghesia terriera meridio­
nale. Non compariva i n f a t t i nessun punto eminentemente di
classe del pensiero p is a c a n ia n o e bakuniniano come: l’abo­
lizione dello sfru ttam en to d e ll’uomo sull’uomo; il godimento
del frutto del proprio la v o ro ; i mezzi di produzione in mano
agli stessi produttori. L o stesso tono moderato m ostrava il
«Manifesto Elettorale ». _
23 Lucarelli Antonio, Giuseppe Fanelli nella storia del
Risorgimento e del S o c ia lism o Italiano, Trani 1953.
20 Introduzione

la esposizione m ondiale che in quell’anno si teneva nella


capitale francese.
Gli in tern azio n alisti approfittavano di queste espo­
sizioni p er organizzare m eetings e fare opera di proseli­
tism o; fu p ro p rio d u ra n te uno di q uesti comizi, a detta
del Socci, che i q u a ttro am ici si im bevvero «di idee nova­
trici e tu tti se ne fecero araldi nei m odesti cenacoli degli
am ici più di cuore che di m e n te » 24.
Anche se n on è pensabile rid u rre, com e fa il Socci,
il loro passaggio al Socialism o a questo a tto di im prov­
visa fede, p u re bisogna rilevare com e la loro presenza a
Parigi fosse oram ai espressione di in teressi nuovi: non
p iù p atrio ttici, com e abbiam o detto, bensì sociali.
R ito rn ato in Italia Cafìero continuò i suoi studi e
nella prim a m età del ’68 si laureò in G iurisprudenza; nel­
l'au tu n n o dello stesso anno si recò a Firenze ove in tra ­
prese la ca rrie ra diplom atica in q u alità di ad d e tto di Am­
b asciata nella Legazione Italian a del Belgio.

3. L ’a m biente culturale fiorentino. La prim a form azione


del suo pensiero
L’am biente culturale fiorentino, negli anni in cui
Cafiero iniziò la sua ca rrie ra diplom atica, era ap erto al­
l ’influenza del p ensiero positivistico.
La diffusione di queste nuove d o ttrin e, dovuta ad
influenze venute dalla G erm ania, d all’In g h ilterra e in m i­
su ra m inore dalla F rancia, era in quegli anni avvenuta
in tu tta la penisola, e in p artic o la r m odo a Firenze
dove, chiam ato dal m in istro M atteucci, venne ad inse­
gnare all’istitu to di S tudi S uperiori il fisiologo tedesco
M aurizio Schifi. Qui, le u ltim e novità in fa tto di espe­
rim e n ti25 e teo rie scientifiche26, non m ancarono di scon­
tra rs i con la vecchia c u ltu ra sp iritu alistica e suscitarono

24 Angiolini Alfredo, Cinquant’anni di Socialismo in Ita­


lia, Firenze 1900.
25 Lo Schiff fondò un laboratorio di fisiologia in via
Capponi ed iniziò anche esperimenti di vivisezione sugli ani­
mali.
26 Fu anche introdotta, attraverso conferenze che susci­
tarono polemiche, la teoria deH'Evoluzione di Darwin.
21 La prim a formazione del suo pensiero

vive polem iche.


Ma q u esta o n d ata positivistica sarebbe rim a sta nel
chiuso cenacolo di d o tti studiosi se non si fosse incon­
tra ta con quell’esigenza di nuovi ideali, avvertita da più
p arti, in quel m om ento di crisi ideologica, avvenuta al­
l ’indom ani dell’u n ità d ’Italia.
Sarebbe lungo e difficile descrivere la fenom eno­
logia di qu esta crisi, p ro p rio p e r la sua com plessità e
co n trad d itto rietà; ne indichiam o solam ente i c a ra tte ri ge­
nerali, dicendo che essa com parve so p ra ttu tto fra le gio­
vani generazioni, che di q uesti fenom eni sono sem pre
l ’epicentro e i p ro tagonisti, e si configurò in u n atteggia­
m ento esprim ente u n rifiuto del m odo in cui la società
italiana era sta ta organizzata e d ire tta all'indom ani del­
l’u n ità; u n rifiuto che si allargò a quei valori, di deriva­
zione risorgim entale, su cui si reggeva la nuova società,
e in special m odo alla teologia m azziniana che aveva an i­
m ato gli sp iriti dei vecchi p atrio ti, m a che adesso si
m o strav a non all’altezza dei com piti nuovi e delle nuove
esigenze del giovane Stato.
Il distacco dal Mazzini si accom pagnava con l’av­
vicinam ento alle d o ttrin e positivistiche, che col loro voler
p ren d ere a guida l'esperienza, tenere il co n tatto con la
vita, a tten e rsi ai fa tti, m eglio corrispondevano a quella
esigenza giovanile di p o te r contare qualcosa; q u esta crisi
ideologica, s o p ra ttu tto tr a le nuove leve, si congiunse alla
lo tta p er l’annessione di R om a all’Italia, che i dem ocratici
e i liberali italiani stavano conducendo contro il P apato
e che perciò si colorò di anticlericalism o ed ateism o,
lo tta che ra p p resen tò uno dei m odi di rifiuto dei vecchi
valori. Luogo d ’obbligo di incontri e discussioni diven­
n ero i vari circoli razionalisti, che sorsero in quel periodo
in p iù p a rti d ’Italia, che si fecero p o rta to ri di nuove
d o ttrin e e diffusori di questo anticlericalism o im peran­
te. Venne allora fu o ri il costum e di definirsi «Liberi Pen­
satori» e II Libero P ensiero fu l'organo di stam p a di que­
sti circoli razionalistici.
Lo dirigeva Luigi Stefanoni, uno dei personaggi
p iù significativi della vicenda de II Libero Pensiero e uno
dei p ro tag o n isti p rincipali nella diffusione e circolazione
delle nuove idee.
L’im p o rtan za di questi circoli di «Liberi P ensa­
tori» e il prestizio dello Stefanoni erano dovuti al fatto
22 Introduzione

che, com e è stato scritto ultim am ente, «“Razionalism o e


Libero P en siero ” non furono soltanto sinonim o di an ti­
clericalism o spicciolo e pittoresco, benché è innegabile
che fossero anche questo: rap p resen taro n o , e spesso non
indegnam ente, d u ra n te il decennio precedente il 1870 e
la risoluzione della questione rom ana, l’avanguardia cul­
tu rale della dem ocrazia italiana, nel tentativo di p o rre
le b asi di u n a educazione laica e popolare m iran te al­
l’em ancipazione ‘in tellettu ale’ del p ro letariato e della pic­
cola b o rg h esia» 27.
E ra q uesto il legam e di fondo che univa gran p a rte
della gioventù im pegnata di quel periodo con questo m o­
vim ento e che faceva de II Libero Pensiero il portavoce
p iù diffuso e letto di queste istanze.
Fu n ell’am biente culturale fiorentino che Cafiero
venne a co n tatto con le idee più avanzate di quegli anni.
Q uesta p resa d ire tta con le idee positivistiche, questo
clim a cu ltu rale im p regnato di anticlericalism o, contribui­
rono a scuotere il tradizionalism o e il conform ism o che
gli provenivano d alla sua condizione borghese e, com e
abbiam o già visto, da usanze che la fam iglia si tra ­
m andava.
F req u en tato re assiduo del circolo razionalista, a t­
ten to u d ito re di conferenze, letto re in teressato del loro
organo di s ta m p a 28, se da u n a p a rte ebbe la possibilità
di d are u n p rim o assestam ento organico alle sue, an co r
confuse, idee politiche (im plicando l’adesione a quel m o­
vim ento un preciso im pegno politico), dall’a ltra sentì il
bisogno di au m en ta re il suo bagaglio culturale, seguendo
l ’esem pio deH’am ico Covelli che, lau reato si anch'egli in
legge, dopo u n a breve perm anenza a Firenze, si era re ­
cato in G erm ania p e r nuovi e p iù avanzati studi.

27 Marisa Barbera Veracini, «Carlo Cafiero e i ‘Liberi


Pensatori’» in Critica Marxista, anno 10 n. 1, gennaio/febbraio
1972, p. 189 nota 8.
28 II Cafiero era abbonato per l’anno ’68/'69 come di­
m ostra la lettera prim a pubblicata dalla Veracini in Critica
Marxista in cui il Cafiero afferma di essere «premuroso di
rinnovare il (suo) abbonamento al giornale col supplemento»
ed esprimendo allo Stefanoni gli auguri per il nuovo anno,
spera «che esso voglia segnare un passo di evidente pro­
gresso nella lotta del libero pensiero». Critica Marxista cit.,
p. 196.
23 La prima formazione del suo pensiero

La decisione di ab b an d o n are la sua ca rrie ra diplo­


m atica, da poco iniziata, fu presa dal Cafiero senza p er­
plessità; non facile fu in seguito convincere i suoi a m an­
darlo all’estero, se, dagli inizi del ’69, quando abbandonò
F irenze p e r B arletta, solo alla fine di questo stesso anno
p o tè lasciare il suo p aese p e r Parigi.
C ontribuì a ta rd a re la partenza del Cafiero, quasi
certam ente, l ’avversione p ro p ria delle classi borghesi di
quel tem po, e quindi dei fam iliari del nostro, verso le
nuove idee che venivano diffuse e in cui si vedevano ele­
m enti che potevano sconvolgere le credenze tradizionali
e diffondere nelle m asse principii pericolosi all’esistenza
stessa della società.
Né è im probabile che l’assenso al viaggio, infine,
fu dato solo p erch é Carlo decise di recarsi a Parigi dove
risiedeva il suo am ico di scuola e com paesano De N ittis,
p itto re in cerca di fo rtu n a nella capitale francese, m a del
tu tto alieno da im pegni politici.
E la vita del Cafiero in F rancia fu quella classica
del borghese sfaccendato, com e è dato rilevare dalle m e­
m orie del De N ittis 29. Passò le sue p rim e serate in com ­
pagnia dell’am ico a rico rd are i giorni della loro infanzia,
la scuola, i viaggi alle S a lin e 30. D urante il giorno se ne
stava ai bagni della G renouillière ove il suo fisico aitante
attirav a le attenzioni delle bagnanti; ebbe p u re in questo
periodo u n a relazione sentim entale con u n a m o d ista del
boulevard Saint-M ichael.
Q uesta sua v ita parigina spensierata, o ltre ad un
suo innegabile bisogno di svago, gli serviva a sincerare
l’am ico del conform ism o della sua azione; m a l ’assenza
del Cafiero dalla casa del p itto re p er tre giorni della s e tti­
m ana, ci fa pen sare a co n tatti avuti dal nostro, all’insa­
p u ta dell’am ico, con am bienti avanzati parigini.
Un giorno all’im provviso fece le valigie e p a rtì
senza lasciare indirizzo; «Vi scriverò appena saprò» disse
all’am ico accom iatandosi; la sua nuova m éta fu l'In ­
gh ilterra.
Cafiero giunse a L ondra con u n a form azione ideo­
logica ben precisa, d ato il suo precoce ed attiv o inte-

29 G. De Nittis, Taccuino 1870/84, Bari 1964.


30 «Saline», località a 12 km. a nord di Barletta; oggi
Margherita di Savoia.
24 In troduzione

resse p e r i p ro b lem i del razionalism o, e con la ferm a


decisione di ro m p ere definitivam ente i p o n ti con la sua
fam iglia.
Ne sono espressione i più m atu ri giudizi politici
che lui dava della g u erra Franco-Prussiana, in u n a lettera
al fratello Nicola, il quale vedeva ra llen tati i traffici del
grano da tale conflitto, e al quale il Cafiero esprim eva la
convinzione che la g u erra sarebbe sta ta lunga sebbene
avessero «incom inciato a b o m b ard are uno dei fo rti di Pa­
rigi»; e la pro m essa che faceva alla m ad re nella stessa
lettera, di riv ederla ogni anno p e r due m esi, «m a non a
B arletta» dove non intendeva ritira rsi «né o ra né mai».
Nella capitale b ritan n ica Carlo cercò im m ediata­
m en te di m ettersi in co n tatto con gli am bienti cu ltu rali
più avanzati, soddisfacendo in questo m odo a quel p re­
ciso im pulso che l’aveva spinto ad ab b an d o n are la sua
ca rriera diplom atica e l’Italia.
Su q u esta sua breve perm anenza in In g h ilterra e
sui suoi interessi cu ltu ra li testim oniano alcune lettere
scritte allo S tefanoni e in seguito dall’Italia ad Engels,
e da u n suo articolo di intervento nella polem ica, che
scoppierà in seguito tr a il Consiglio G enerale dell’AiL31 e
il «Libero Pensiero».
Da q u esti docum enti si deduce che Cafiero a Lon­
d ra era un assiduo freq u en tato re della «Hall of Science»;
in o ltre dato il suo profondo interesse p er il razionalism o,
en trò subito in co n tatto con esponenti del «m ovim ento
repubblicano» e conobbe personalm ente C harles Brad-
laugh, leader di questo m ovim ento e d iretto re della N a­
tional R efo rm er u n a riv ista radicale a c a ra tte re razio­
nalista.
Gli in teressi del Cafiero nei confronti del m ovi­
m ento del B radlaugh furono suscitati dal suo contenuto
anticlericale, «ritenendo la sua propaganda antireligiosa
em inentem ente u tile in mezzo al popolo»; p e r q uesti stes­
si m otivi vide delle affinità con il m ovim ento italiano del
«Libero Pensiero» ed organizzò uno scam bio tra il gior­
nale dello S tefanoni e la rivista del B radlaugh.
In o ltre com e egli in seguito scriveva «Mr. B rad­
laugh, nella su a p ro p aganda antireligiosa, non attac can ­
do p e r niente la causa del p ro leta riato universale, ra p p re ­
si Associazione Intemazionale dei Lavoratori.
25 La prima formazione del suo pensiero

sen tata d all’Internazionale, si aveva fra le file di q u esta


non pochi sim patizzatori ed anche caldi a m ici» 32.
F urono certam en te q ueste am icizie del B radlaugh
negli am bienti dell’In ternazionale, ad in tro d u rre Cafìero
nell’Associazione dei L avoratori.
Carlo, nel desiderio di m ettersi al co rren te dei
principali m ovim enti politici della capitale inglese, p ri­
m a di iniziare la sua m ilizia politica in Italia, fu e n tu ­
siasta di strin g ere ra p p o rti con ra p p re se n ta n ti di quel-
I’Associazione In ternazionale dei L avoratori che in quel
periodo andava decisam ente prendendo posizione a fa­
vore dei rivoluzionari parigini, guadagnandosi in tal m odo
le sim patie della gioventù p ro g ressista di tu tto il m ondo.
Nello stesso tem po, anche il giovane italiano, do­
veva giungere m olto g rad ito ai m aggiori esponenti del­
l’Associazione e cioè M arx ed Engels, che andavano in
cerca di u n p ro p rio em issario p e r diffondere l ’Associa­
zione dei L avoratori anche nella penisola italiana.
R itenuto p e r questi m otivi e p e r la sua viva in­
telligenza «persona grata» e raggiunto quasi subito un
accordo di m assim a, Cafìero rito rn av a in Italia p e r ini­
ziare il suo lavoro organizzativo.

32 C. Cafìero, «Le male arti del Signor Stefanoni», ne


Il Gazzettino Rosa, Milano 20 aprile 1872,
I.

Internazionale e democrazia borghese

1. I riflessi della C om une in Italia

La C om une di Parigi p ro d u sse all’in tern o del P ar­


tito di Azione u n a differenziazione n e tta fra le posizioni
politiche di M azzini e quelle di G aribaldi, coinvolgendo
tu tto l’arco d em ocratico nazionale.
Il com pleto distacco fra Mazzini e G aribaldi fu
l’ultim o a tto di u n processo che era iniziato m olto p ri­
m a ed aveva avuto la sua origine nelle divergenze poli­
tiche e ta ttic h e dei due nei co nfronti del problem a del­
l’U nità d 'Ita lia dal ’48 sino al '70.
Il dissenso fra i due m aggiori esponenti del P ar­
tito di Azione si e ra allargato anche fra gli stessi seguaci
dopo l ’an n essione di R om a all’Italia e la C om une di Parigi.
Già ab b iam o visto com e negli am bienti dem ocra­
tici m eridionali, su l p roblem a della questione sociale,
c’era stato u n p rim o allontanam ento dalle posizioni m az­
ziniane ed u n p rim o avvicinam ento, tra m ite B akunin,
alle idee d ell’Intern azionale. A bbiam o altre sì visto com e
q u esta differenziazione fosse rim a sta lim itata a delle
piccole fran g e m e n tre erano i m azziniani a polarizzare le
attenzioni d ell’opinione p ubblica agitando il problem a
della com p leta u n ità italiana.
Ma ra g g iu n ta questa, dopo la g u erra contro l'Au­
stria del '66 e la b re ccia di P o rta Pia del ’70, la questione
sociale, che si era rip ro p o sta all’attenzione pubblica ita­
liana coi m o ti del m acin ato del '69, rito rn ò attu ale dopo
28 Internazionale e democrazia borghese

la Com une di Parigi in cui si vide quella rivoluzione


econom ica e sociale di cui aveva bisogno l’Italia.
In definitiva la p re sa di R om a esauriva la funzione
sto rica del m azzinianesim o, m en tre la rivoluzione p a ri­
gina offriva ai d em ocratici italiani u n p ro g ram m a nuovo
a cui potevano dedicare le lo ro energie ideali e m ateriali,
u n p ro g ram m a che, com battendo il vecchio o rd in am en to
borghese, se da u n a p a rte si attirav a le sim p atie di chi
sentiva il bisogno di fa rla finita con il p assato , dall’a ltra
vedeva sch ierarsi co n tro le classi co n serv atrici che te­
m evano l’esp an d ersi d ell’esem pio francese a tu tta l’E u­
ropa.
L’opinione p u b blica nazionale fu in quei m esi n et­
tam en te divisa: da u n a p a rte i m onarchici, i conservatori,
i p artigiani d ell’ordine, i m o d erati, i cattolici, i reazionari
com pletam ente d 'accordo n ell’indicare i pericoli m ortali
di u n a insurrezione p ro letaria; dall’altra , le classi popo­
lari e su b altern e, gli scontenti, i delusi, che vedevano nei
com unardi il sim bolo di quella ribellione che desidera­
vano p e r se stessi.
La posizione che Mazzini assunse di fro n te a que­
sta divisione di opinione p ubblica fu tu tta p articolare;
all’inizio si preoccupò di sopire le preoccupazioni dei m o­
derati, m etten d o in evidenza la differente situazione so­
ciale italian a risp etto alla Francia. In seguito, m an m ano
che il p ro g ram m a della Com une veniva conosciuto e a u ­
m entava fra i giovani l’am m irazione p e r i fa tti parigini,
com inciò a criticarn e il p ro g ram m a p e r indirizzare infine
le sue invettive, dal m ese di m aggio in poi, co n tro l ’In ­
ternazionale che dei fa tti parigi era rite n u ta , a to rto , la
principale artefice, m a che dalla Com une aveva avuto u n
fo rte im pulso ad allargare la sua organizzazione in tu tta
l ’E u ro p a e che, p e r q uesti m otivi, veniva a m inacciare
l ’egem onia m azziniana tr a le società o peraie italiane.
L’atteggiam ento di G aribaldi al c o n tra rio fu deci­
sam ente a favore dei com unardi; la sua cam pagna nei
Vosgi in o ltre contrib u iva a polarizzare l’attenzione degli
italiani e di quella ala progressiva della dem ocrazia, su­
gli avvenim enti francesi.
Q uesti atteggiam enti d isco rd an ti ap riro n o u n a p ro ­
fonda fe rita nel m ovim ento dem ocratico italiano, e fu ­
rono i giovani in tellettuali, che si eran o n u triti di a n ti­
clericalism o e di ateism o nelle società dei L iberi Pensa­
29 I riflessi della Comune in Italia

to ri, a risen tirn e p iù p ro fo n d am en te gli effetti.


Cafiero, m olti anni dopo, in u n a corrispondenza
a lla «Plebe» così rico rdava i term in i di quella crisi: «Si
sentiv a che la R epubblica m azziniana non era u n orga­
n am en to , che potesse soddisfare i bisogni del secolo; si
ten tav a, si dom andava, si cercava. Q uando il Com une di
Parigi, finalm ente, ci p o rse occasione di stu d iare fenom eni
nuovi, e fu com e il p rin cipio della nuova via p e r la quale
dovevam o m etterci. Ciò c h ’era stato fin'allora “p resen ti­
m e n to ” in noi: (p arlo di “n o i”, generazione cresciu ta dopo
la costituzione del Regno d ’Italia), divenne “id e a ”—idea,
se voi volete, rud im en tale, m a tale, che ad isvolgersi pie­
nam en te a m atu ra n za abbisognava di elem enti, che non
potevano m ancarle» *.

2. Cafiero in Italia: ricostruzione della Sezione Napoletana;


polem ica col M azzini
In q uesto clim a com inciò l’o p era di penetrazione
in Italia dell’Internazionale, attrav erso l’azione organizza­
tiva del Cafiero il quale venne subito a tro v arsi nella n e­
cessità im pellente, p e r raggiungere u n certo successo, di
com b attere i d e tra tto ri della Com une e dell’Internazio­
nale, in prim o luogo Mazzini, partecip an d o attivam ente
alla polem ica fìlocom unarda e antim azziniana che in quei
m esi si andava sviluppando in Italia tra i m azziniani e
tu tto l’arco dei dem ocratici progressisti, fr a cui gli stessi
«Liberi Pensatori».
Di intelligenza e sensibilità superiore alla m edia,
razionalista p e r ab ito m e n ta le 12, si ap p restav a a com inciare
il suo lavoro politico con un m etodo positivo, razionale e
sperim entale; ad esam inare cioè la situazione con occhi
disincantati e a tra rn e delle logiche conseguenze, quali che
fossero.

1 «Il Socialismo in Italia», La Plebe, Milano 15 gennaio


1876, n. 15. (I tre articoli comparsi sotto questo titolo nei
numeri 14, 15 e 16 de La Plebe di quell’anno, sono da attri­
buire quasi certam ente al Cafiero).
2 Scriverà ad Engels nella sua lettera del 29 novembre
1871: «...Non so se ve ne siete accorto, io non sono che un
razionalista materialista».
30 Internazionale e democrazia borghese

I p rim i ap p ro cci organizzativi li ebbe a Firenze


con elem enti della locale Società D em ocratica, fra cui Ca-
stellazzo e Stefanoni, il p rim o conosciuto nel suo prim o
soggiorno fiorentino, il secondo tram ite corrispondenza e
p e r la «causa com une» del m ovim ento del «Libero Pen­
siero»; con loro discusse del progetto di u n fu tu ro con­
gresso avente lo scopo di unificare i diversi m ovim enti
p ro g re s s isti3.
Ma già dalla sua p rim a le tte ra ad Engels eviden­
ziava quale sarebbe stato il suo com pito principale: cer­
care di fo rm are q u an te p iù possibili sezioni dell’In te m a ­
zionale, convocare u n congresso e fo rm are u n C om itato
Italiano, al fine di organizzare su altre b asi le società
o p eraie italiane e togliere ai m azziniani il m onopolio del­
la lo ro direzione.
C om battere nello stesso tem po Mazzini che dalle
colonne de La R om a del Popolo si andava scagliando con­
tro le idee della Comune.
La critica al Mazzini p artiv a in n an zitu tto dalla con­
siderazione della inadeguatezza delle sue idee alle nuove
esigenze storiche:
«Il povero vecchio non vuole com prendere che egli
h a fa tto il suo tem po, che il suo concetto di u n ità e lib ertà
nazionale—grande al suo tem po—im pallidisce o ra com e la
luce di u n a candela innanzi alla luce del sole, venendo
paragonato al sublim issim o concetto della u n ità, o m e­
glio unione di tu tti i popoli nella nuova organizzazione so­
ciale che avrà p e r b ase l’uguaglianza conseguibile solo m e­
dian te l’em ancipazione del lavoro dalla T iran n ia del Ca­
pitale» 4.

L’inadeguatezza del pensiero m azziniano era avver­


tita anche dai suoi vecchi seguaci e si veniva a d eterm i­
n a re p e r ciò u n ab bandono del cam po m azziniano e u n
passaggio a quello internazionalista.
Di fro n te a q u esta situazione Cafiero riten ev a bene
di « am m ettere (nell’associazione) quegli operai n o ti p er
m azziniani (...) cercando poi di cancellare nel loro anim o

3 La proposta era stata fatta dal Castellazzo e dai de­


mocratici fiorentini nella primavera di quell'anno.
4 «Cafiero ad Engels», Barletta 12 giugno 1871, in A. Ro­
mano, Storia del Movimento, cit.
31 Cafìero in Italia: polemica con Mazzini

i p rin cip i vaghi del loro idealista m aestro p e r sostituirvi


i p rin cip i positivi della (...) associazione cercando di non
p erd ere m olti buoni elem enti solo p erch é sono u n poco
v iziati» 5.
Cafìero avvertiva quindi la necessità di lib erare la
classe o p eraia da quei vaghi principi m azziniani che l’ave­
vano c o stre tta al collaborazionism o di classe p e r tan to
tem po.
In polem ica con A lberto M ario, che sosteneva la
necessità delF unitarism o dem ocratico, u n m ese dopo dalle
colonne de II G azzettino R o s a 6 m etteva in evidenza com e
in Ita lia il conflitto fosse di classe.
In fa tti p arte n d o dalla considerazione della dispa­
rità di salari fra il n o rd e il sud, individuava in q u esta
differenza il m otivo d eterm in an te della lo tta di classe, e
avvertiva com e con l’industrializzazione del paese si avreb­
be avuto la proletarizzazione delle m asse popolari.
Ma agli inizi degli anni ’70 e ra ancora p re m a tu ro
p a rla re di classe operaia nel senso m oderno anche se erano
in corso m u tam en ti nell'econom ia e nella società italiana,
p e r effetto della form azione dello stato u n itario e dell’in­
serim ento dell’Italia, sia p u re in posizione su balterna, nel­
l ’area cap italistica più evoluta dell’O ccidente europeo.
N ella sostanza l ’Italia rim aneva ancora, dal p u n to
di vista economico-sociale, u n paese pre-capitalistico: le
poche in d u strie tessili, so rte specie nel S etten trio n e, erano
legate an co ra p e r m o lti fili col m ondo contadino, che
aveva la sua prevalenza specie nel Mezzogiorno.
P er q u esti m otivi, l ’intenzione del Cafìero di radi-
calizzare le posizioni della classe operaia e di so ttra rla
all’egem onia m azziniana, non si lim itava a quelle poche
frange di salariati delle in d u strie tessili, ai lavoratori u r­
bani dei vari m estieri, agli edili, ai ferrovieri, m a m olto
p resto fu rivolta ad u n te rre n o p iù difficile e com plesso
qual era quello contadino, specie m eridionale.
Il disinteresse di Mazzini p e r le m asse m eridionali
e contadine era d eterm in ato dal ruolo subalterno che que­
ste avevano nella sua elaborazione politica, elaborazione

s «Cafìero ad Engels», Napoli 28 giugno 1871, in A. Ro­


mano, Storia del Movimento ecc., cit.
6 II Gazzettino Rosa, Milano 15 luglio 1871, e segg., cit.
in A. Romano, Storia del Movimento... cit., p. 117.
32 Internazionale e democrazia borghese

che, p ro p rio p erch é era caren te di u n a ac u ta analisi della


re altà italiana, non riuscì m ai a saldare la é lite dirigente
e rivoluzionaria con le m asse contadine nei v a ri m o ti m az­
ziniani succedutisi.
Q uesto distacco delle m asse si era p r o tra tto anche
dopo l’u n ità quando il P artito d ’Azione, non ponendosi il
p ro b lem a della «questione agraria», aveva f a tto sì che le
m asse m eridionali divenissero p re d a delle ideologie re a ­
zionarie borbonico-vaticane, disinteresse d u n q u e che si
p ro traev a anche p e r succeduti m otivi e le tto ra li dal m o­
m ento che la ris tre tta legge elettorale c e n sita ria p erm e t­
teva solo al 2% della popolazione di v otare e quin d i fa­
ceva sì che le m asse dei contadini e dei d ise re d a ti m eri­
dionali avessero u n ruolo politicam ente irrilev a n te .
P assato d a Firenze a Napoli, dopo u n a brev e p u n ­
ta ta a B arletta, trovò la sezione p arte n o p ea d e ll'In te rn a ­
zionale nel p iù com pleto sfacelo.
La sezione n apoletana, fo n d ata tr a il m aggio 1868
e il gennaio 1869, dopo u n a rap id a fio ritu ra iniziale (rac­
colse in fatti qualche m igliaio di ad eren ti e m a n d ò il suo
p residente, il sarto Stefano C aporusso, q u a le delegato al
congresso di B asilea), fu sciolta nel fe b b raio d el ’70 dopo
uno sciopero di pellettieri, sostenuto dalla sezione, che
costò la prigione al C aporusso e a d a ltri c a p i insiem e a
p arecchi operai.
Dopo q u esti a rre sti la sezione cadde in crisi, crisi
acu ita da discordie, in tern e al gruppo, fra i m a g g io ri espo­
nenti C aporusso, Gam buzzi e lu c c i.
La sezione in oltre, p u r a p p a rte n e n d o a ll’AiL, non
aveva avuto m ai c o n tatti d ire tti con il C onsiglio G enerale
di L o n d ra 7, m en tre invece u n a fìtta c o rrisp o n d e n z a con
B akunin era te n u ta d a quegli esponenti d e lla sezione, che
erano stati am ici del russo, quando q uesti a v e v a soggior­
nato a Napoli.
L’influenza del rivoluzionario ru sso s u q u e sto g ru p ­
po aveva creato u n a «corrente ginevrina» a ll’in te rn o della
sezione, i cui esponenti, fra i quali G a m b u z zi a cui Ca-
fìero aveva consegnato u n a com m endatizia d i Engels, ac­
colsero l’in tern azio n alista pugliese in m o d o fre d d o cre­
dendo che p ro fessasse « tu tte le idee a u to r ita r ie della
7 Pare per una errata conoscenza dell’indirizzo del Con­
siglio Generale di Londra,
33 Cafìero in Italia: polemica con Mazzini

scuola socialista tedesca» e che fosse u n «accanito p a rti­


giano di M arx»8.
Dal canto suo Cafìero, p u r rilevando la funzione
disgregante delle co rren ti all’interno di u n qualsiasi gruppo
politico, non si m o strò re stio al dialogo, specie con Mala-
te sta e Palladino, che all’in tern o del gruppo si trovavano
in posizione m eno rigida.
In q u esta confusa situazione l'o p era di ric o stru ­
zione iniziata dal Cafìero con M alatesta e Palladino, e
che si avvalse della collaborazione del Gambuzzi, del Dio-
tiaiuti, del G iustiniani, dei fratelli S pada e Filicò, di Tito
Zanardelli e di Tom m aso S chettino, fu inizialm ente lenta.
C iononostante Cafìero e il suo gruppo avevano le
idee chiare e convinti com e erano che «non la m o rte m a
novella vita si ha dalla persecuzione governativa» inizia­
ron o u n lavoro su b asi diverse, decisi ad applicare inte­
gralm en te il pro g ram m a dell’Internazionale, senza cedere
a com prom essi di sorta.
La p iattafo rm a della ric o stru ita Sezione N apole­
tan a fu fo rtem en te influenzata dalla preesisten te «corrente
ginevrina» che con le sue ipotesi rivoluzionarie ben si a d a t­
tava al desiderio di azione di quei giovani che erano so tto
l’influsso del «m ito garibaldino» e dal costante im pegno
organizzativo del Cafìero, che, p ro p rio perché non veniva
m ai m eno alla visione com plessiva della situazione in cui
si trovava ad agire, finì col recepire gran p a rte delle istanze
bak u n in iste che trovavano il loro risco n tro nella realtà
m eridionale e parteg g iare p e r queste u ltim e nei conflitti
dell’Internazionale; la sua dim ensione politica però ebbe
un resp iro q u an to m eno nazionale poiché con la sua
tenace azione p e r e stirp a re l ’egem onia m azziniana dalle
società operaie può essere considerato uno dei più validi
pro p ag ato ri delle idee socialiste nella penisola.
La fondazione della Sezione N apoletana, fu il vero
e p ro p rio atto costitutivo a livello locale della fu tu ra «Fe­
derazione Italiana» d ell’AiL.
Le vicende successive dei m aggiori esponenti di
questo gruppo iniziale, fra cui Cafìero e M alatesta, stanno
ad indicare che la loro in tesa non ebbe u n significato epi-

Da una lettera di Carmelo Pailadino a II Grido del Po­


polo datata: Cagnano Varano 7 settembre 1881 e pubblicata
su questo giornale nel n. 21 del 18 settembre 1881, anno li.
34 Internazionale e democrazia borghese

sodico, m a funse da elem ento pro p u lso re alla diffusione


dell’Internazionale in Italia, e alla caratterizzazione poli­
tica delle sezioni che si form arono nella penisola, le quali
m an ten n ero la loro fisionom ia autonom a anche quando la
loro posizione n ell’Internazionale m utò radicalm ente. Non
a caso alcuni esponenti di questa sezione, fra cui Cafiero
e M alatesta, co n tin u arono p e r lungo tem po a com battere
insiem e le stesse battaglie.
La situazione napoletana e ra estrem am ente diffi­
cile; la com posita e lim itata classe operaia, che si era
fo rm a ta dopo l’U nità d ’Italia, era continuam ente p re sa dal
tim ore di ricad ere tra i larghi stra ti so tto p ro letari; ciò la
faceva essere priva della p u r m inim a coscienza di classe,
grazie anche al p aternalism o delle p ro p rie organizzazioni
e alle convinzioni religiose che la disarm avano psicologi­
cam ente. P er q u esti m otivi le m asse napoletane furono ini­
zialm ente sorde alla propaganda del Cafiero.
«Le più grandi difficoltà—scriveva ad Engels—le sto
trovando qui in Napoli, dove le grandi m asse dei sofferenti
giacciono in u no stato di b arbarie, inconsci di ogni um ano
progresso, ed accasciati sotto il giogo, nulla sapendo, cre­
dendo ten u am en te di essere nati p e r servire e soffrire su
qu esta te rra sperando di andare a godere poi nel paradiso
m ediante la m isericordia di Dio, l’intercessione della Ver­
gine S antissim a e la v irtù del sangue benedetto di S. Gen­
naro.
Nel loro stato di b arb arie, con la ragione sono
privi in p ari tem po di m orale, e quindi vilm ente vedrete
il discendente di M asaniello p ro stra to innanzi a chi paga
loro qualche soldo di m ancia.
(...) Su qu este basi p o trete proporzionare le con­
dizioni di civiltà della popolazione intera.
E quando non possiam o essere com presi dai soffe­
ren ti, ci p o tran n o forse p re sta re orecchio i gaudenti del
C apitale e della N obiltà?
Q uesta è, m io carissim o am ico, la condizione delle
provincie dell’Italia m erid io n ale» 9.
In qu este condizioni Cafiero sperava di cavar qual­
cosa da quelle frange piccolo-borghesi com poste da «po­
veri m aestri di scuola, infelici giornalisti, m odesti stu ­

9 «Cafiero ad Engels», Napoli 28 giugno 1872, in A. Ro­


mano, Storia... cit., voi. in .
35 Cafiero in Italia: polemica con Mazzini

denti » fra i quali contava «degli am ici di m erito, d ’idee


ed istruzione», senza p erò d istra rre le sue attenzioni dalle
m asse lavoratrici che eran o l’oggetto della sua azione em an­
cipatrice, convinto com ’e ra che gatta cavat lapidem.
Una iniziativa che si inseriva nella sua intenzione
em ancipatrice delle m asse m eridionali fu la creazione di
u n a scuola di c u ltu ra p olitica freq u en tata da q u aran tacin ­
que o perai associati all'Internazionale.
La progressiva penetrazione delle idee internazio-
naliste a N apoli preoccupò Mazzini; in u n suo articolo del
13 luglio su La R om a del Popolo vedeva nella c ittà cam ­
pana l'unico posto in Italia ove le idee dell’Internazionale
trovavano aderenti; m andò p e r questo alcuni suoi em is­
sari «a ten tare u na scissione (...) m a si ebbero quell’acco­
glienza che la loro te sta rd a intolleranza se tta ria si m e­
ritava» ,0.
Gli attacch i del Mazzini preoccupavano il gruppo
napoletano; in u n a sua le tte ra Cafiero inform ava Engels
che nella sezione n ap o letana si era «oltrem odo esacerbati»
p er gli articoli di M azzini contro l’Intem azio n ale e che
era loro intenzione organizzare u n a risposta.
Fu lo stesso Cafiero a m andare allo S tefanoni un
passo della lettera di Engels che riguardava Mazzini, p re ­
gandolo di pubblicarlo.
Q uesta iniziativa del Cafiero si inseriva in quella
polem ica sulla Com une e sull’Internazionale che si an ­
dava svolgendo sulla stam p a italiana in quei m esi e che
vedeva in quei giorni e n tra re in cam po u n altro valido
sostenitore delle tesi intem azionaliste o antim azziniane,
il ru sso B akunin che, nel supplem ento del 16 agosto de
Il Gazzettino Rosa, pubblicava la sua «R isposta di u n In ­
ternazionalista a G iuseppe Mazzini».
L’in teresse p rin cipale di Cafiero e del gruppo napo­
letano in q u esti m esi è, o ltre a quello organizzativo, quello
di com b attere ed estro m ettere dalla scena politica italiana
la figura tan to in g o m b rante di Mazzini.
Un u lterio re passo avanti fa tto dal Cafiero in que­
sta lo tta e nel ch iarire la sua posizione nei confronti del
m azzinianesim o è dato da un opuscolo co n tro Mazzini che
egli riuscì solo ad abbozzare, m a che, p er sopraggiunti 10

10 «Cafiero ad Engels», Napoli 12 luglio 1871, in A. Ro­


mano, Storia... cit., voi. ili.
36 Intem azionale e democrazia borghese

co n trattem p i, non riu scì a p o rta re a term ine.


L’idea della p ro p o sta dell’opuscolo derivava dalla
necessità di c o n tro b a tte re le accuse m osse da Mazzini, nel
suo articolo «Agli o p erai Italiani», co n tro l’Internazionale,
u n ’associazione che m inacciava di falsare «nel fine, nei
mezzi (...) il m oto n o rm ale degli uom ini del lavoro», u n a
associazione che negava i sacri concetti di Dio, P atria e
P ro p rietà P riv ata, e alla quale egli opponeva il suo m utuo
soccorso, la sua cooperazione di consum o, di produzione
e di credito, il suo p ro g ram m a di una p a tria di liberi e
di eguali, n ella q u ale fossero riconosciuti al lavoro tu tti i
d iritti dovuti.
L’artico lo term in av a con u n invito agli operai ita­
liani a racco g liersi in u n Congresso a Rom a.
Q u esta so m m aria e lim itata esposizione dei p ro ­
gram m i d ell’In tern azio n ale m o strav a palesem ente l’inten­
zione di M azzini d i co m b attere a fondo I’ail, che trovava
in quei m esi u n a ra p id a diffusione in Italia; lo faceva op­
ponendo i su o i v ecchi concetti di P a tria e di Dio, sicuro
che sareb b ero b a s ta ti a p reserv are gli operai italiani dal
contagio di q u esta nuova associazione.
Cafìero, volendo d are nel suo opuscolo il giusto va­
lore all’«Indirizzo» m azziniano, si vedeva co stre tto ad
esporre dei fa tti rig u a rd a n ti il p a trio ta genovese.
R ivelava p e rc iò com e, nella sed u ta del 4 luglio
1871, il C onsiglio G enerale di L ondra avesse sm ascherato
com e spia d i B o n a p a rte e accusato pubblicam ente il m ag­
giore W olff, ex seg retario di Mazzini.
P assan d o p o i all’accusa di au to ritarism o fa tta dal
Mazzini al C onsiglio Generale dell’AiL, alla quale Mazzini
sin da p rin cip io aveva rifiutato il suo appoggio, Cafìero
spiegava co m e n o n fosse vera u n a sim ile afferm azione dal
m om ento ch e M azzini, tram ite il m aggiore Wolff, nella
riunione d e l 28 se tte m b re 1864, «presentò u n m anifesto
ed u n p ia n o di S ta tu ti (...) nel quale non solam ente non
si trovava difficoltà 'a governare diretta m en te una m olti­
tudine' ecc. (...), m a al contrario gli S ta tu ti eran o isp irati
ad u n a c e n tra liz z a ta cospirazione, dando p o te ri tirannici
al corpo c e n tra le .
Il m a n ife sto era nello stile solito del Mazz
d em o crazia b o rg h e se, che offriva ‘d iritti politici agli ope­
rai’, onde p o te r co n serv are in ta tti i ‘privilegi sociali’ del­
le classi m ed ie e s u p e rio ri» u .
37 Ambiente Sociale Italiano e Bakuninismo

Quindi la lo tta che Cafiero aveva iniziato a fare


contro Mazzini andava al di là di u n a sem plice rivendica­
zione di au tonom ia p e r le nascenti sezioni internaziona-
liste italiane, essa si rifaceva consapevolm ente alla critica
m arxiana dello S tato e degli istitu ti dem ocratico-borghesi
cui Cafiero re ste rà fedele nell’intero arco della sua espe­
rienza e che co stitu irà il nucleo fondam entale, il pu n to di
riferim en to co stan te delle sue valutazioni e prese di po­
sizione.
P er q u esti m otivi gli S ta tu ti m azziniani furono re ­
spinti, p er cui i suoi em issari abbandonarono l’associa­
zione. Da ciò sem brava evidente, continuava Cafiero:
« 1. che Mazzini (...) h a cercato fin dal 1864 di fare
della n o stra Associazione u n suo istru m en to . (...)
2. che fallito nel suo in ten to si diede ad a ttac carla
nella m an iera p iù violenta (...).
3. che Mazzini nel suo indirizzo agli operai rite n ta in
Italia il colpo già te n ta to in Londra, non essendo riuscito
ad im porsi sul p ro leta riato universale te n ta alm eno di im ­
p ad ro n irsi del p ro leta riato italiano» n.
E ssendogli d u nque chiara l ’intenzione m azziniana,
egli si p reparava a co m b atterla aspram ente e con ogni
mezzo.

3. A m biente Sociale Italiano e B akuninism o


C ontem poraneam ente alla lo tta contro i m azziniani,
Cafiero, attrav erso u n a a tte n ta analisi della situazione lo­
cale, continuava il suo lavoro organizzativo cercando un
pu n to di su tu ra tr a la p iattafo rm a internazionalista, la
posizione ideologica degli uom ini più rap p resen tativ i del
gruppo napoletano e il livello di m aturazione del p role­
taria to m eridionale, m aturazione che i m oti del m acinato
del ’69 e gli scioperi succedutisi dopo la crisi econom ica
del ’70 avevano notevolm ente accresciuto, m a che era an ­
cora lo ntana da una sufficiente autonom ia.
Sin dal suo arrivo a Napoli, Cafiero aveva inform ato
Engels dell’esistenza di u n gruppo che aveva co n tatti con

«Engels e Cafiero: abbozzo di un opuscolo contro Maz­


zini», in A. Romano, Storia... cit., voi. ili, p. 186.
12 A. Romano, op. cit., p. 188.
38 Internazionale e democrazia borghese

B akunin ed era so tto l’influenza delle idee del russo;


Engels, uno dei p ro tag onisti e p ro m o to ri della successiva
azione an tib ak u n in ista all'interno dell’Internazionale, con­
sigliò di ten ersi lontano da elem enti sim ili in quanto,
anche se in m odo velato, costituivano sem pre u n a setta
all’in tern o dell’AiL.
Q uesto consiglio di Engels e ra fru tto del piano
di azione contro B akunin che si andava p re p ara n d o in
seno al Consiglio G enerale a com pim ento di u n processo
di differenziazione che aveva p o rta to la com ponente m ar­
xiana a p ren d ere u n a decisione definitiva nei confronti
dei b ak u ninisti, u n a decisione che era fru tto di quegli svi­
luppi che aveva avuto il m ovim ento operaio internazio­
nale dalla form azione dell’AiL sino alla cad u ta della Co­
m une, sviluppi che influenzavano le decisioni degli espo­
n en ti del Consiglio G enerale e di M arx ed Engels in p a r­
ticolare (di questo p arlerem o nel prossim o capitolo).
Il m ovim ento operaio italiano solo allora faceva i
p rim i passi in un paese in prevalenza agricolo in cui grande
influenza avevano sulle m asse i m azziniani e i cattolici.
Cafiero, che non conosceva i term in i precisi di quel­
la lo tta di tendenze e che si trovava invece nella necessità
di scalzare le posizioni dei m azziniani a tu tto favore delle
nascenti sezioni d ell’Internazionale, non poteva p rescin ­
dere d all’aiuto organizzativo che gli poteva venire da quel
gruppo che aveva m o strato di avere coscienza e idee chiare.
P er cui, m etten d o da p a rte le idee di B akunin, cercò
di vedere la questione solo «dal pu n to di vista della As­
sociazione In ternazionale quale m em bro di essa che ne
desidera il p iù grande sviluppo, ed il più com pleto suc­
cesso».
L ’u n ica cosa che gli interessava, dunque, in questo
m om ento e ra diffondere l ’Internazionale in Italia e gua­
dagnare il più possibile uom ini dalla sua.
R ibadiva di essere co n trario ad ogni settarism o,
ricordava p erò che:
«Havvi (...) n ell’organizzazione dell’Internazionale un
doppio m om ento, com e in tu tte le um ane cose (...),
1° cioè m om ento spontaneo,
2° m om ento riflesso.
(...) Nel p rim o m om ento d unque l ’Internazionale
accoglie nel suo seno tu tti gli op p ressi del lavoro, senza
distinzione di colori, credenze o nazionalità, p erch é tu tti
39 Ambiente Sociale Italiano e Bakuninismo

concorrino coi loro sforzi riu n iti alla com pleta em ancipa­
zione di tu tta la loro classe.
Ma nel secondo m om ento quando riu n iti in asso­
ciazione noi com inciam o a riflettere sui mezzi necessari
p er o tten ere il n o stro scopo com une le opinioni, le cre­
denze ed i colori diversi devono assolutam ente venire ad
u n a lo tta tra loro.
E l’im portanza p arm i sta ap p u n to qui: che questa
lo tta cioè riesca proficua alla n o stra causa e non dannosa,
suscitando scissioni, e sp erp eram en ti di forze che devono
tu tte an d are verso u n solo fin e» 13.
P er prevenire un sim ile danno suggeriva al Con­
siglio G enerale di occuparsi solam ente di quelle sezioni
che erano iscritte aH 'Internazionale, lasciando però alle
stesse u n a c e rta autonom ia di azione, dal m om ento che
m olti esponenti dell’Internazionale italiana, p u r non p re­
tendendo che certi princìpi di ateism o, m aterialism o, abo­
lizione del d iritto di eredità, p ro p rie tà collettiva fossero
tra s c ritti in a ltre tta n ti articoli nel program m a dell’AiL,
p u re non sapevano esim ersi dal diffonderli tra gli iscritti
e questo p erch é i pregiudizi religiosi, com e sin dall’inizio
10 stesso Cafiero aveva m esso in evidenza, avevano larga
p re sa sulle m asse operaie e servivano a fiaccarne il po­
tenziale di lotta.
P er di p iù le continue infiltrazioni di spie e di p ro ­
vocatori, le persecuzioni crescenti della polizia, consiglia­
vano u n lavoro clandestino. In definitiva assicurava che:
«I n o stri uom ini in Italia, senza ap p arten ere a nes­
suna se tta speciale, vogliono ferm am en te la fine di tu tto
11 p resen te disordine di cose ed il principio dell’ordine
sociale che p e r essere tale deve avere p e r base l ’ugua­
glianza. È inutile il ten tarli ancora con delle astrazioni,
essi dim andano un p o ’ di concreto, astrazioni ne hanno
avuto ab b astanza dai signori borghesi, che in ricam bio
presero il loro sangue. E ssi non pretendono di d ettare que­
sto o quel piano di organizzazione sociale, m a vogliono sì
che l’ineguaglianza finisca, e che l ’u m an ità assisa sulle ro ­
vine del p asato liberam ente proclam i i principi del vero
ordine sociale» 14.

13 «Cafiero ad Engels», Napoli 12 luglio 1871, in A. Ro­


mano, Storia... cit., voi. n i, p. 3.
H Ibid., p. 112.
40 Internazionale e democrazia borghese

Il bakuninism o del gruppo napoletano non era una


passiva accettazione delle idee del russo, bensì u n a scelta
cosciente di u n a ideologia che b en si ad attav a alle condi­
zioni socio-econom iche dell’Italia degli anni '70, ed e ra u n a
prova tangibile che era s ta ta la n a tu ra sociale italiana a
com pletare in senso socialista il pensiero di B akunin du­
ra n te il suo soggiorno a Napoli.
M entre da u n a p a rte l’Internazionale dava u n p ro ­
g ram m a che rifacendosi all’analisi della società fa tta da
Marx, serviva ad elim inare quelle ingiustizie sociali che
si erano p e rp e tra te ed anzi aggravate dopo l ’U nità d ’Ita ­
lia; d all’a ltra il b ak uninism o offriva il mezzo: la rivolu­
zione, che p e r le m asse dei m eno ab b ien ti era l’unico
m odo p e r cam biare le s tru ttu re statali, dato lo stato
di p ro strazio n e econom ica e m orale in cui erano ten u ti
dalle classi denom inanti e d ata la ris tre tta legge elettorale
cen sitaria che p erm ettev a solo al 2% della popolazione,
agli esponenti cioè delle classi egem oni, di dirigere la
v ita politica italia n a attrav erso il voto; e p e r la gioventù
stu d io sa e desiderosa di azione rap p resen tav a u n nesso
di co n tin u ità con la tradizione insurrezionistica risorgi­
m entale, dalla quale, p e r questioni di tem po, era sta ta
esclusa m a che sentiva fo rte gli echi di u n a epopea che
erano ten u ti in v ita dalla perso n a di G aribaldi.
La vicenda di Cafiero in tu tto il periodo com preso
tra il suo arrivo in Italia e il congresso dell’Aja si iden­
tificò con la sto ria della sua progressiva p re sa di coscienza,
sca tu rita non da u n processo intellettuale, m a da u n a m ol­
teplice iniziativa p o litica ten d en te a diffondere l’In te rn a ­
zionale in Italia e a scalzare le posizioni dei m azziniani, e
dal co n tatto con la re a ltà in cui si trovò ad operare, una
re a ltà che p e r la su a d ram m a ticità im poneva u n a soluzione
rad icalm ente rivoluzionaria.
Si inizia d a questo m om ento l’azione politica li­
n eare e coerente del Cafiero, azione che, nonostante la
m aggiore co m plessità e ricchezza di tem i acq u isita via
via, no n seppe lib era rsi com pletam ente di q u esti stessi
d ifetti iniziali.
L’ap p o rto di Cafiero alla storia e all’esperienza del
m ovim ento operaio, o ltre che a livello p ra tic o p e r la sua
incessante o p era diffusiva iniziale e rico stru ttiv a dopo ogni
scioglim ento o rd in ato dalla polizia, va ricercato anche a
livello teorico sia p e r aver co n trib u ito a radicalizzare le
41 Ambiente Sociale Italiano e Bakuninismo

posizioni della gioventù stu d en tesca in lo tta con lo Stato;


sia p er aver co n trib u ito a staccare i nuclei artig ian i e
la nascente co m posita classe operaia italian a dal colla­
borazionism o di classe m azziniano p e r p o rta rli su posi­
zioni ap ertam en te rivoluzionarie.
Ciò non significa, ovviam ente, che egli sia rim asto
prigioniero della sua stessa lezione di coerenza e che que­
sta gli ab b ia im pedito un rip ensam ento e la ricerca di
nuove soluzioni in corrispondenza col m u tare delle situa­
zioni storiche; l’esem pio più indicativo è ra p p resen ta to
dall’abbandono della cieca fiducia nello spontaneism o del­
le m asse p e r suscitare u n a rivoluzione, fiducia che era
sem b rata u n a condizione sufficiente p e r la rivoluzione e
che gli aveva d ato la convinzione che bastasse u n esem pio
p o rta to da un piccolo gruppo cosciente p e r accendere la
scintilla, im pedendogli di scendere fra le m asse p e r com ­
pren d erle e lo tta re con loro anziché p e r loro. E il suo
«Com pendio del Capitale» di M arx è l ’abbandono di quello
sterile m odo di rivolgersi alle m asse, è la ricerca dei sem ­
plici mezzi espressivi che servissero a com unicare «il nuo­
vo vero, che dem olisce, strito la e disperde ai venti tu tto
un secolare edificio di e rro ri e di m enzogne (...) nell’in­
teresse della causa del lav o ro » 1S.
In ta n to si vedevano i p rim i fru tti della reazione
borghese che si era coordinata a livello internazionale e
che aveva il suo m anifesto p ro g ram m a nella «Circolare
Favre» del 6 giugno 1871. Già in giugno era sta ta sciolta
la sezione d em ocratica di Firenze; uguale so rte toccava
alla sezione di Napoli dopo u n paio di m esi.
Il 20 agosto, in fatti, la polizia irru p p e nella sala do­
ve si tenevano le assem blee, sequestrò gli archivi e p er­
quisì le case dei m aggiori esponenti, fra cui quella di Ca­
però, alla ricerca di m ateriale com prom ettente.
P resso q u est’ultim o trovò tre lettere di Engels che
p er il sem plice fa tto che erano scritte in inglese, lingua sco­
nosciuta ai q u esturini, furono rite n u te «docum enti com ­
prom ettentissim i».
Cafiero fu tra tte n u to in q u estu ra p er cinque giorni,
poi passò al carcere di S. F rancesco dove il 5 settem b re
uscì d ietro pagam ento di u n a cauzione di 2000 lire; appe-
Carlo Cafiero, «Compendio del ‘Capitale’», La Nuova
Sinistra, ed. Samonà e Savelli, Roma 1970, p. 8.
42 Internazionale e democrazia borghese

n a uscito, il 10 settem b re inform ò Engels dell'accaduto e,


dopo aver racco n tato i p artico lari dello scioglim ento, così
concludeva: «Qui il governo è in piena reazione, ed i m al­
contenti si aum entano di giorno in giorno con proporzio­
ne geom etrica, allargandosi la piaga della m iseria del p ro ­
letaria to in m odo spaventevole in mezzo alla ignorante
noncuranza dei gaudenti, che a m io vedere stanno p re p a­
rand o con la loro o p era la più terrib ile rivoluzione sociale
in Italia» lé.
Lo stesso concetto il Cafiero lo accennava chiuden­
do l’articolo «Una R ettifica Necessaria», pubblicata su II
Libero Pensiero del 19 o tto b re 71, in cui, dopo aver espo­
sto delle rettifiche ai fa tti che avevano accom pagnato lo
scioglim ento della sezione napoletana, prom etteva di ra c­
con tare in seguito lo svolgim ento reale delle cose, a ttra ­
verso il quale si avrebbe avuto m odo di co n statare che «la
Regione nella sua g u erra etern a contro l'A utorità conta le
sue v itto rie dal num ero delle battaglie, e che le prim e sono
tan to p iù strep ito se e proficue, in quanto le seconde sono
più acerbe e crudeli; e vi ricorderete, ch ’ei fu sulle fasi di
questa g u erra ad oltranza che il libero pensatore, m edi­
tan d o co n statò che 'le reazioni determ inano le rivolu­
zioni’» 167.
È questo il p rim o m om ento in cui Cafiero si pone
il pro b lem a della Rivoluzione, e già da questa p rim a fo r­
m ulazione si evidenzia quello che sarà il c a ra tte re distin­
tivo del suo co n cetto di Rivoluzione, cioè quello di u n a
legge n atu rale a cui n ecessariam ente è sottoposta l’urna,
n ità in tera.

4. Il Congresso di R om a
Il Congresso delle società operaie riunitosi a R om a
il 1° novem bre segnò u n a tap p a im p o rtan te p e r la diffusio­
ne deH’Internazionale in Italia a scapito dei m azziniani
e fu la p rim a riunione a c a ra tte re nazionale in cui Cafiero
svolse u n ruolo di p rim o piano.
E sso ebbe il c a ra tte re di confronto fra due ideolo-
16 «Cafiero a Engels», Napoli 10 settembre 1871, in A. Ro­
mano, Storia... cit., voi. ili, p. 130.
17 Carlo Cafiero, «Una Rettifica Necessaria», da II Libero
Pensiero, Firenze 19 ottobre 1871, p. 256.
43 Il Congresso di Roma

gie che cercavano la prem inenza sul m ovim ento operaio


italiano ed anche se in apparenza furono i m azziniani ad
avere la meglio, in realtà dopo questo congresso si ebbe
una scissione a sin istra del m ovim ento operaio italiano,
l’origine del nucleo del fu tu ro m ovim ento socialista e con­
seguentem ente l’inizio del declino dell’egem onia m azzi­
niana.
C ontro questo tentativo di Mazzini di im pedire u n a
penetrazione socialista nel m ovim ento operaio italiano si
erano schierati i garibaldini; in fatti il loro progetto di un
congresso nazionale di tu tte le società dem ocratiche ten ­
deva palesem ente a sab o tare il rad u n o m azziniano di Ro­
m a. Il congresso, che avrebbe dovuto aver luogo a R om a o
a Bologna in O ttobre, fu rinviato, su consiglio del Castel-
lazzo, alla p rim av era successiva.
V enuta m eno l ’altern ativ a dei garibaldini, tu tti gli
sguardi furono p u n tati sull’im m inente congresso di Roma.
Il gruppo napoletano era indeciso sulla o p p o rtu n i­
tà di m andarvi dei delegati nonostante il p arere di Cafie­
ro, deciso a p artecip arvi alm eno p e r «m ettere in m ora (...)
la borghesia, e d im o strare la im potenza del suo p ro g ram ­
m a e la pochezza dei suoi mezzi (..) e ad d u rre sotto il ves­
sillo della ‘In tern azionale’ quegli uom ini e nuclei di buona
fede» che seguivano l’idealism o m azziniano p erch é non
conoscevano il p ro g ram m a dell’AiL.
Fino alla vigilia del Congresso non si era raggiunto
u n accordo:
«Vari e cozzanti erano i p a re ri ventilati nella più
ag itata delle discussioni, quando uno (degli) am ici a rriv a
con uno scritto , era l ’assiem e dell’indirizzo agli operai di
Roma.
Alla nuova del Congresso, alla le ttu ra della lette ra
di Mazzini, B akunin aveva m esso insiem e quelle idee cri­
tiche che inviava a u n suo am ico, facendogli osservare la
u tilità di p u bblicarle p rim a del Congresso» 1819.
L’arrivo di questo scritto, trad o tto , o rd in ato e
stam p ato so tto fo rm a di indirizzo in u n a sola notte, «fece
decidere (gli) oppositori a riconoscere l’u tilità di an d are
a Roma» ’9.

18 «Cafiero a Engels», Napoli 29 novembre 1871, A. Ro­


mano, Storia... cit., voi. ili, p. 144.
19 Ibid., p. 144.
44 Internazionale e democrazia borghese

F urono delegati allora Cafìero dalla sezione di Gir-


genti, Tucci da quella di Napoli.
La presenza dei due internazionalisti a R om a m o­
strav a com e le persecuzioni poliziesche e i decreti di scio­
glim ento non avevano p e r niente intaccato le file organiz­
zative internazionaliste in tessu te da Cafìero in ogni p a rte
della penisola dal suo arrivo da Londra. Essi d u ra n te il
congresso si co m portarono com e dei ra p p resen ta n ti di una
associazione che aveva m esso delle profonde radici in Ita ­
lia, ben coscienti del loro program m a e degli obiettivi che
intendevano raggiungere.
«R im anem m o u n giorno nell’osservazione—scris­
sero poi nel loro resoconto alle sezioni di N apoli e Gir-
genti—studiando i p a rtiti del Congresso e cercando di rian ­
n o d are p e r forza di ra p p o rti personali, e propaganda i n u ­
clei dissidenti into rn o a noi. Sapem m o di sedute p re p a ra ­
to rie ten u te dalla m aggioranza, nelle quali si deliberò di
escludere i p rincìpi dell’In tem azionale da ogni discussio­
ne, e tenem m o sedute p re p ara to rie p e r forzare la m aggio­
ranza a d iscuterli e ad accettare la resp o n sab ilità del dis­
sidio fra le associazioni o p eraie» 20.
La p a rte iniziale del congresso venne dedicata al­
la discussone del ‘P atto di F ratellanza’, u n p atto che con­
sisteva di due p a rti distinte: «nella p rim a si enunciavano
in fo rm a di considerandi p rin cìp i elastici ed equivoci,
nei quali niente era afferm ato e niente negato, sicché di­
venivano accettabili p e r la reazione e p e r la rivoluzione,
p e r il socialism o ed il privilegio; nella seconda si organiz­
zava u n a specie di d itta tu ra centrale su tu tte le associa­
zioni ad erenti, la quale avrebbe determ inato la elasticità
del program m a, nel senso e giudizio degli uom ini eletti
dalla m aggioranza m azziniana, e sarebbe riu scita a p o rre
l’Italia, com e Mazzini voleva, cioè com e diga reazionaria
al m ovim ento socialista m o n d iale» 21.
I m azziniani volevano fa r p assare questo P atto sen­
za discussione, gli in ternazionalisti fecero rilevare l’in u ti­

20 «Carlo Cafìero, Alberto Tucci, Resoconto del Congres­


so Operaio di Roma alle Sezioni di Napoli e di Girgenti del­
l’Associazione Internazionale degli Operai», in Marx ed En­
gels. Corrispondenze con Italiani, 1848/1895, a cura di G. Del
Bo, Milano, Feltrinelli, 1964, p. 81.
2« Ibid., pp. 81/82.
45 Il Congresso di Roma

lità di qualsiasi «Congresso laddove u n sim ile precedente


fosse accettato».
M esse ai voti, fu a c cettata la seconda p ro p o sta e
si passò alla discussione del Patto.
Il p rim o obiettivo dei due delegati era raggiunto:
m ettere a confronto d iretto i differenti program m i che i
m azziniani e gli internazionalisti proponevano p er le as­
sociazioni operaie.
A pertasi la discussione, prosegue il resoconto, «si
pretese d ich iarare che le ad eren ti al P atto fossero non
solo le società operaie m a tu tte le associazioni dem ocra­
tiche, tu tti gli istitu ti che si proponessero il m iglioram en­
to delle classi operaie, e le associazioni (secondo P etroni)
degli o perai del pensiero».
Da p a rte in ternazionalista invece si m ise in evi­
denza «il pericolo di u n a larghezza nella definizione delle
associazioni che dovessero federarsi; e del nonsenso di
parecchie di qu este definizioni».
E si afferm ò in oltre «come u n Congresso O peraio
non dovesse lim itarsi che a d accogliere Società Operaie;
come la em ancipazione della classe p ro letaria non potes­
se aver luogo che p e r i suoi sforzi; com e gl’istitu ti che di
popolare n o n han n o che il nom e, cioè B anca del Popolo,
B anca A rtigiana ecc., siano nem ici della em ancipazione
e so stenitori del privilegio; com e la larghezza nella am m is­
sione potesse co stitu ire u n a m aggioranza fittizia ed av­
versa; e com e fosse nociva la fusione coi così d etti operai
del pensiero, cioè con quelli che si riservano pen sare pel
popolo p e r agire con la sua forza, a danno de’ suoi veri
in tere ssi» 22.
La differenza reale fra questi due program m i con­
tra sta n ti andava rice rca ta nel fa tto che, m en tre Mazzini,
non avendo rin u n ciato al suo disegno di repubblica b o r­
ghese, cercava di non inim icarsi le forze conservatrici ita ­
liane, la borghesia e i ceti m edi, assum endo u n atteggia­
m ento in terclassista e rinunciando al proposito di dare
un ca ra tte re decisam ente rivoluzionario al m ovim ento ope­
raio; Cafìero, insiem e a Tucci, cercò di dare u n a ca ra tte ­
rizzazione di classe alle società operaie, m ettendo in evi­
denza com e il collaborazionism o di classe m azziniano fos­
se nocivo alle stesse classi operaie.
22 lbid., p. 82.
46 Intem azionale e democrazia borghese

Im p o stato in q uesto m odo, il discorso doveva ne­


cessariam ente sviarsi sui b in ari delle opposte ideologie a
cui si rifacevano i program m i.
In fa tti i m azziniani, di fro n te alla decisa condotta
degli internazionalisti, decisero di uscire allo scoperto p re­
sentan d o u n o rd in e del giorno in cui veniva p ro p o sta u n a
esplicita adesione ai principi econom ici e sociali di Giu­
seppe Mazzini.
A questo p u n to il discorso degli internazionalisti
si fece p iù artic o la to e riguardò n ecessariam ente quegli
asp e tti ideologici di fondo che eran o stati alla base della
polem ica fra M azzini e i fa u to ri dell’Internazionale nei
m esi p recedenti.
«La differenza fra l’Internazionale e la dem ocrazia
borghese è, che q u esta vo rreb b e del popolo giovarsi p er
a ttu a re il suo p ro g ram m a politico e p e r accordare dall’al­
to concessioni p iù o m eno im p o te n ti a m igliorare sem ­
plicem ente le condizioni econom iche degli operai, e l ’In ­
tern azio n ale invece si propone la continuazione della gran ­
de rivoluzione, e vuole so stitu ita alla tan to v a n ta ta egua­
glianza giuridica (illu so ria e in esisten te) l ’eguaglianza eco­
nom ica delle classi e degli individui, e perciò la vera em an­
cipazione del p ro leta riato . Perciò, l'In tern azio n ale non è
c o s tre tta a ric o rre re al m isticism o religioso, m a p arla u n a
p a ro la che il p ro le ta ria to com prende, perché gli p a rla dei
suoi bisogni di o g g i» 23.
P osta q u e sta differenziazione di fondo che espli­
citam en te si rifaceva alla critic a della dem ocrazia b o r­
ghese p o rta ta av an ti da Marx, il discorso degli in tern a­
zionalisti co n tin u ò con la confutazione degli attacch i e del­
le accuse che allo ra venivano fa tte a ll’Internazionale: cioè
di v o ler la d istru zio n e di quegli is titu ti che erano alla b a­
se della società del tem po: la fam iglia, la p atria , la p ro ­
p rie tà .
La confutazione di q u este accuse venne fa tta chia­
re n d o il significato diverso che l’In tern azio n ale dava a que­
s ti istitu ti.
Q uesta d iv ersa form ulazione dei concetti di fam i­
glia, p ro p rie tà , p a tria , che eran o alla b ase del pensiero
m azziniano e d ella dem ocrazia bo rg h ese in genere, esp ri­
m eva quella c a rica innovatrice e q u el significato di rot-
23 Jhid., p. 84.
47 Il Congresso di Roma

tu ra ap p o rta to da Cafìero nella società del tem po a ttr a ­


verso la diffusione dell’Internazionale in Italia.
«La famigli^—replicava Tucci—u n fa tto fra le clas­
si operaie: uom ini di libertà, natu rale, non abbiam o che
a risp ettarla . Però, non possiam o risp e tta re le funzioni giu­
ridiche che h an fa tto della fam iglia scuola di servitù e de­
m oralizzazione. Non possiam o riconoscere la servitù e l'in­
ferio rità della donna ed il d iritto nel p ad re di dem oraliz­
zare o an n ien tare, p er ignoranza, il figlio. La fam iglia giu­
ridica è base e fondam ento del sistem a au to ritario , che ha
aggiogato l’im m ensa m assa de’ p ro leta ri a pochi gauden­
ti. Volendo, e dovendo m u ta r sistem a la fam iglia di oggi
non tro v erà posto n ell’organizzazione avvenire».
P assando poi al concetto di p atria , sosteneva che
anche «la p a tria è u n fatto, né si negano i fa tti. Però se
di questo fa tto vuol farsi una religione con p rofeti, che
in suo nom e rivelino le leggi del dovere, ed aspirino a p ri­
m eggiare sugli altri popoli, noi nem ici di ogni religione,
respingiam o qu esta religione della p atria , e in nom e del­
la solid arietà dei popoli rinunciam o ad ogni idea di p re­
valenza e di p rim ato. La p a tria p er noi è fo n d ata sul le­
gam e inevitabile, indissolubile, che la so lidarietà del be­
nessere e della lib ertà pone fra le genti che hanno m ede­
simezza di linguaggio e di costum i.
«Però la p a tria p e r noi si costituisce spontanea­
m ente, cessato l'attu ale stato di violenze, dal basso all'al­
to, ed esclude ogni idea di conquiste, e di forzate annes­
sioni».
Infine p arlan d o del principio di p ro p rie tà afferm a­
va che: «non vogliamo niente distruggere m a tu tto tra ­
sform are; ed anche la p ro p rie tà cangiandone la base, cioè
sostituendo all'individuo, la collettività degli individui, e
la giustizia al privilegio.
In breve vogliamo che la p ro p rie tà non possa de­
finirsi: il d iritto in pochi di u sare e di abusare delle co­
se, m a il d iritto in tu tti di usare delle co se» 24.
P arten d o da queste diverse form ulazioni, che e ra ­
no alla base del pro g ram m a delle sezioni dell’Internazio­
nale i due delegati cercavano soluzioni che erano in n etto
co n trasto con le posizioni equivoche dei m azziniani che,
pur parlan d o di progresso delle classi lavoratrici, rifuggi­
24 Ibid., p. 85.
48 Internazionale e democrazia borghese

vano dal p o rre in term in i n etti, la questione operaia, an ­


che in quel periodo in cui era «stata p o rtata sul cam po
delle lo tte cruenti».
C onstatato ciò bisognava, secondo gli internazio­
nalisti, che il Congresso dichiarasse se accettava o respin­
geva «l’em ancipazione delle classi operaie e la garanzia
degli stru m en ti di lavoro», se intendeva o no che gli operai
avessero «il capitale, o le m aterie prim e, e i contadini del­
la terra» perché era doveroso che le classi operaie italiane
sapessero quali fosero le reali intenzioni del congresso e
le classi operaie m ondiali se l’Italia fosse o m eno u n o sta­
colo al m ovim ento socialista.
Bisognava infine che il congresso dichiarasse «co­
m e l’em ancipazione del p ro letariato non debba venire p er
concessioni, o decreti, m a debba essere il risu ltato dell’a­
zione propria» in o ltre doveva essere afferm ato «che l’era
dei m ovim enti politici, p e r fine esclusivam ente politico e
borghese, sia finita; com e risolvere la questione sociale
sia il grande scopo cui devono tendere i n o stri sforzi, e
la questione politica n o n essere che uno degli ostacoli,
che dobbiam o rim uovere p e r raggiungerlo»25.
Le coordinate da cui Cafiero e Tucci ricavavano
l’altern ativ a al collaborazionism o di classe m azziniana era­
no sostanzialm ente due: l ’inefficienza di provvedim enti
p re si in m odo p atern alistico , dall’alto, dalla dem ocrazia
borghese e quindi, riafferm ato questo «antagonism o di
classe», la necessità da p a rte del p ro leta riato di raggiun­
gere la p ro p ria em ancipazione attra v erso u n ’azione p erso ­
nale, senza rico rrere ai «m ovim enti politici, p e r fine esclu­
sivam ente politico e borghese» dal m om ento che «risol­
vere la questione sociale» era diventato «il grande scopo
cui dovevano tendere» gli sforzi della classe operaia,
m en tre «la questione politica non (era) che uno degli
ostacoli» che bisognava rim uovere p e r raggiungere tale
scopo.
L’indicazione strateg ica non si esauriva in u n a
ped an te ripetizione di quei principi che eran o alla base
del pro g ram m a dell’AiL m a scaturiva d a constatazioni di
c a ra tte re socio-politico derivate da u n a a tte n ta osserva­
zione di quel m o m en to storico della società italiana.
In fatti quando Tucci nel suo intervento diceva che
25 Ibid., p. 86.
49 Il Congresso di Roma

la questione sociale non solo si e ra n ettam en te po sta


all’attenzione dell’opinione pubblica, m a era «stata anche
p o rta ta sul cam po delle lo tte cruenti» faceva un generico
riferim en to a quella che era la situazione italian a del
m om ento.
L’Italia risentiva allo ra su scala rid o tta degli squi­
lib ri del sistem a econom ico europeo in cui si era, dopo
l’unificazione di Rom a, p iù integralm ente inserita; il di­
sagio della classe operaia si faceva sem pre più profondo,
freq u en ti erano gli scioperi e le m anifestazioni di piazza,
qualche volta rep resse anche in m odo cruento dalla po­
lizia.
Se si pensa a q u esta situazione, la posizione degli
internazionalisti a R om a non solo investiva alla radice
la teo ria di Mazzini, m a tentava di d are u n a ideologia a u ­
ton o m a alle azioni spontanee che la classe op eraia ita ­
liana andava esprim endo in quel periodo, ideologia che
la avvicinasse alle posizioni più avanzate del p ro le ta ria to
europeo.
La verifica sto rica della validità della posizione
del Cafiero e del Tucci al Congresso di Rom a venne negli
anni successivi, quando nelle agitazioni e negli scioperi
che si ebbero, la classe operaia italiana m o strò di avere
una p ro p ria ideologia, che se fu confusa agli inizi, di­
ventò p iù consapevole m an m ano che lo sviluppo econo­
m ico e in d u striale del paese avanzava, raggiungendo così
quella em ancipazione dalla condizione su b altern a in cui
l’ideologia m azziniana l ’aveva precedentem ente relegata.
A Rom a Cafiero e Tucci non si lim itarono ad in­
tervenire d u ra n te i lavori, m a diffusero tra i delegati
l’opuscolo Agli Operai delegati al Congresso di R o m a in
cui si denunciava M azzini com e il peggior nem ico del
p ro letariato italiano.
R ito rn an d o al Congresso bisogna dire che in esso
fu accolta la p ro p o sta del T urchi di pro clam are «solen­
nem ente i prin cip i politici e sociali pro p u g n ati da qua-
ra n t’an n i da Mazzini, com e quelli che co n d u rran n o più
p ro n tam e n te ed efficacemente alla vera em ancipazione del­
l ’operaio»; m a accettata che fu q u esta p ro p o sta, i due
internazionalisti p resen taro n o u n a p ro te sta in cui si con­
dannava l'ideologia m azziniana e abbandonarono su b ito
dopo il Congresso insiem e al delegato di Livorno D.G. De
M ontel, polarizzando in questo m odo l’attenzione su di
50 Internazionale e democrazia borghese

sé, inducendo ad ab b andonare anche il M acchi26 e p ro ­


vocando infine nuove adesioni alle loro posizioni, anche
se non espresse al m om ento.
In definitiva la tan to agognata u n ità operaia sotto
la tu tela dell’ideologia m azziniana, te n ta ta dal p a trio ta
genovese, era an d a ta a m onte; Mazzini stesso lo ricono­
sceva, m en tre Cafiero, conscio del successo ottenuto, così
scriveva al Riggio:
«Se Mazzini avesse p o tu to prevedere tu tto il van­
taggio che da questo Congresso ne sarebbe provenuto alle
n o stre idee, certo non avrebbe m ai pensato a convocarlo.
R om a è n o stra e non pochi delegati a q u est’ora, hanno
già p o rta to nelle loro rispettive società il sacro fuoco
dell’In tern azio n ale» 27.

5. La polem ica con «Il Libero Pensiero»

L’illusoria afferm azione dei m azziniani al Con­


gresso di Rom a fu re sa evidente dagli avvenim enti che
si ebbero nei m esi successivi.
Le posizioni dei due internazionalisti a Rom a e ra ­
no state inequivocabili: l’incom patibilità fra gli interessi
delle classi operaie e quelli della borghesia e la p rio rità
d ata alla risoluzione della questione sociale, nei confronti
della questione politica, provocarono l’allontanam ento di
m olte società operaie dalla tu tela m azziniana, la nascita
di nuove associazioni isp iran tisi alle idee dell’In te rn a ­
zionale ed infine la ricostruzione di quelle che la persecu­
zione poliziesca aveva disciolte.
Nel q u ad ro di q u esta nuova azione organizzativa,
verso la fine di dicem bre del '71, nacque la «Federazione
O peraia N apoletana» in fo rm ata ai principi di em ancipa­
zione sociale. Nel gennaio del 1872 uscì il prim o num ero
de La Campana, organo della stessa federazione: d iretto
dal Tucci, aveva com e principale collaboratore il Cafiero.
Quella de La Campana fu u n a testim onianza esem ­
p lare nel qu ad ro del socialism o non soltanto italiano.
D urante la sua breve vita, il giornale fu in p ra tic a
l’espressione p iù co m p atta ed om ogenea, che si ebbe in
26 Subito dopo il conteggio dei voti.
27
«Cafiero a Riggio», L ’Uguaglianza, 19 novembre 1871.
51 La polemica con «Il Libero Pensiero

Italia, dell’opposizione classista al pro g etto di u n a coa­


lizione di forze dem ocratico-borghesi che si intendeva rea­
lizzare attrav erso u n congresso dem ocratico, e costituì un
tra m ite ideale con le posizioni radicali che i b akuninisti
andavano assum endo all’in ten to dell’AiL a livello europeo.
P er q u esti stessi m otivi, La Campana ra p p resen tò
u n a tap p a im p o rtan te della m aturazione delle idee in-
ternazionaliste in Italia, la testim onianza di u n m ovim ento
che andava allargando il suo raggio di azione e di in­
flusso p arallelam ente e p e r stim olazione reciproca, al
m a tu ra re di profonde m odificazioni nella società italiana.
In qu esta fase Cafiero riuscì ad assicu rarsi u n peso
politico che gli consentì di liberarsi dell’atm o sfera di
conventicole «per pochi eletti» che era stato il lim ite
delle poche sezioni dell’Internazionale esistenti in Italia
p rim a del congresso di R om a, e di raccogliere a tto rn o a
sé u n gruppo di m ilitan ti che costituiranno il nucleo di­
rigente della Federazione Italian a dell’AiL che sorgerà a
Rim ini.
Il rilancio del p ro g etto di un congresso dem o­
cratico, avente com e fine la coalizione delle forze dem o­
cratich e stesse, fu fa tto attrav erso u n m anifesto-program ­
m a b an d ito da Firenze il 24 gennaio e firm ato da M ario
Aldisio-Sam mito, Luigi Stefanoni, S alvatore B attaglia, Cel­
so C eretti e Luigi Castellazzo.
Q uesto Congresso avrebbe avuto anche le funzioni
di assem blea co stitu en te p e r u n a organizzazione nazio­
nale ch iam ata «Ragione» il cui scopo principale doveva
essere «l’affratellam ento di tu tti gli uom ini di cuore in
u n a m u tu a assistenza, col proponim ento di consacrare la
v ita all’attuazione dei grandi princìpi del vero e della
giustizia», organizzazione che si rifaceva alla «Società Uni­
versale dei R azionalisti» p ro p o sta nell’o tto b re del ’71 dal­
lo Stefanoni e il cui progetto, re d atto inizialm ente dal
razionalista fiorentino, fu m odificato da G aribaldi nel no­
vem bre dello stesso anno e presen tato , senza a ltri cam ­
biam enti, alla stam p a verso la fine del gennaio 1872.
Tale organizzazione prevedeva anche u n «Ufficio
C entrale provvisorio» con funzioni am m in istrativ e e fra i
nom i in seriti quali com ponenti com pariva anche quello
di Cafiero.
L'iniziativa dei dem ocratici, tesa ad occupare quel
nuovo spazio politico che si era venuto a creare in Italia
52 Internazionale e democrazia borghese

dopo lo sgretolam ento del p a rtito d ’Azione e la diffu­


sione delle idee internazionaliste, provocarono le reazioni
dei g ruppi socialisti p iù intransigenti fra cui quello di
N apoli e di Milano.
Sin dal novem bre 71, di fro n te alla p ro p o sta di
u n a «Società Universale dei R azionalisti» fa tta dallo stes­
so Stefanoni, l ’attenzione di Cafìero fu a ttr a tta dalla ne­
cessità di m ettere in evidenza le m atrici teoriche di que­
sta nuova associazione p e r giungere ad u n a n e tta deli­
m itazione fra la n a tu ra e i com piti della «Società» dello
S tefanoni e quelli dell’Internazionale.
Q uesta esigenza di chiarificazione era espressione
di quel processo di m aturazione e di approfondim ento a
cui erano state so tto p o ste le posizioni iniziali di «Libero
Pensatore» del Cafìero dalla sua d iu tu rn a, incessante a t­
tiv ità politica e dalla re a ltà sociale che gli si e ra p a ra ta
innanzi; e rispondeva altre sì alla necessità di differen­
ziarsi dalle posizioni evoluzionistiche a cui il Socialism o
dei «Liberi Pensatori» stava approdando.
N ell’introduzione abbiam o visto com e Cafìero si
fosse inizialm ente fo rm ato nell’am biente dei «Liberi Pen­
satori»; a q uesto p u n to credo opportuno sofferm arm i b re­
vem ente sulla posizione ideologica di q u esti circoli ra ­
zionalisti.
F ioriti nel periodo della più in ten sa diffusione del­
le idee positivistiche essi fecero p ro p ri m olti elem enti
del p ensiero dei prin cipali esponenti di q u esta corrente.
Dal «C atechism o del R azionalista» scritto dallo
S tefanoni e pu b b licato sull 'Almanacco del Libero Pensiero
del 1869, oggi introvabile m a certam en te conosciuto dal
Cafìero, ab bonato com e sappiam o a quel giornale, possia­
m o tracciare le linee essenziali del pensiero di q uesti Li­
beri P ensatori.
E sse sono essenzialm ente di derivazione feuerba-
chiana in quanto, com e il filosofo tedesco, tendono ad
u n a interp retazio n e n atu ra listica e m aterialistica dei fa tti
um ani.
Il fondam ento di tu tto è la m ateria in q u an to «i
sensi ci a ttestan o che la m ateria non nasce di nuovo,
né si distrugge, che q u esta si trasfo rm a incessantem ente
sotto l’azione delle sue stesse forze e che fluttuando come
in u na etern a circolazione, essa produce tu tta la v arietà
dei fenom eni che ci circ o n d an o » 28.
53 La polemica con «Il Libero Pensiero

Solo la m ateria perciò è im m ortale ed in fin ita *29.


Anche il pensiero filosofico trova la sua origine nella m a­
t e r ia 30 p e r cui le «idee che generalm ente si considerano
come so p ran n atu rali (...) appartengono al genere di tu tte
le altre idee; p arto n o cioè dalle sensazioni e p e r u n a rti­
colo di re tto ric a vengono poi allontanate dalla loro ori­
gine e cred u te com e p o rta ti di u n a rivelazione sovranna­
turale» 31.
Q ueste im postazioni di fondo p erm ettono u n a cri­
tica antireligiosa e anticlericale che era l’interesse m ag­
giore di q u esti circoli, d ata la p artico lare situazione po­
litico-sociale in cui sorsero e di cui abbiam o già detto.
In fa tti facendo derivare da u n a b ase m ateriale
ogni idea so p ran n atu rale si poteva considerare anche l’i­
dea della Religione com e u n p ro d o tto delle sensazioni
um ane:
«L’idea di Dio consta di tre elem enti positivi, dello
spazio, del tem po, della perfezione. O sservando che tu tte
le cose che ci circondano sono lim itate, im p erfette ed
hanno un principio ed u n a fine, noi ci siam o im m aginati
un essere che p e r “opposizione” a queste cose fosse p er­
fettissim o, im m enso ed e te rn o » 32.
La religione è quindi in sostanza il ra p p o rto del­
l’uom o con se stesso, in fatti essa non è altro che la raffi­
gurazione fa n ta stic a di quello che if credente stesso è,
e so p ra ttu tto di quello che vuol essere.
Ma quello che interessava ai liberi p en sa to ri in
quel m om ento era la considerazione del fa tto che «la m ag­
gior p a rte degli abusi sociali, dei privilegi di casta furono
e sono sanzionati dalle religioni. Fondandosi sulla rivela­
zione indiscutibile, esigendo u n a cieca fede, essi proclam a­
rono spesso dei prin cipi contro n atu ra , co n tra ri al p u b ­
blico b e n e » 33 p e r cui com pito del razionalism o era quello
«Catechismo del Razionalista», dall'Almanacco del Li­
bero Pensiero, a. 1869; riportato in appendice a E. Conti, Le
Origini del Socialismo a Firenze, ed. Rinascita, Roma 1950.
29 «Catechismo del Razionalista», cit., p. 253: «La ragione
quindi, sulla testimonianza dei sensi, non ripugna a credere
che una sostanza sia sempre esistita».
30 Ibid., p. 253: «tutte le induzioni della Ragione partono
dalla materia, sono quindi materiali».
31 Ibid., p. 252.
54 Internazionale e democrazia borghese

di «distruggere i pregiudizi, fondare la lib ertà del pen­


siero, instillare n ell’uom o i principi della to lle ran z a» 34.
E rano queste le idee principali dei «Liberi Pensa­
tori» i cui lim iti fu rono m essi in evidenza in seguito dallo
stesso Cafiero che inizialm ente le aveva fa tte sue.
Esse p erò furono espressione di u n a p rim a oppo­
sizione m aterialistica al sistem a idealistico m azziniano che
aveva im p ro n tato di sé tu tto il R isorgim ento italiano e,
attrav erso u n a nuova concezione dell’uom o inteso come
essere sensibile, n atu rale, reale, espressero u n nuovo tipo
di coscienza con la quale guardare con occhi disincantati le
vecchie istituzioni, su cui continuava a b asarsi la società
italiana, p er critica rla e su p erarla in u n a più nuova e più
giusta società.
Nel decennio ’6 0 /’70 i «Liberi P ensatori» vedevano
nel fa tto religioso il principale ostacolo ad u n a reale em an­
cipazione um ana, p ro p rio perché l’agitazione della que­
stione ro m an a e la p ro p aganda clerico-reazionaria, che ave­
va alim entato il fenom eno del brigantaggio, eran o i fa tti
salienti che attirav a n o l’attenzione dell’opinione pubblica
e inducevano erro n eam ente a pensare che le ingiustizie
sociali erano esclusivam ente fru tto di quello stato di p ro ­
strazione m orale in cui i popoli erano ten u ti dalle varie
religioni e non, se m ai, a considerare la religione com e
espressione di quel' m ondo che bisognava distruggere. Ben
p re sto però con la p re sa di Rom a, con l’esaurim ento di
q uesta tem atica anticlericale e con la conservazione del
precedente stato di disagio, insiem e all’esem pio del prole­
ta ria to parigino che individuava in ben a ltre s tru ttu re la
origine del p ro p rio sfru ttam en to , questo obiettivo iniziale,
che era riu scito a polarizzare l ’azione dei dem ocratici ita­
liani, v errà ab b an d o n ato o m esso in secondo piano.
L’insistenza su di esso da p a rte del «Libero Pen­
siero» se da una p a rte m o stre rà i lim iti di questo m ovi­
m ento, che p u re aveva avuto u n a sua specifica funzione
positiva, d all’altra evidenzierà il ruolo fren an te che esso
avrà nei confronti delle nuove idee socialiste espresse dal­
l’Internazionale.
Cafiero d u ra n te il suo soggiorno londinese, accet­
tando di e n tra re n ell’Internazionale e facendo p ro p rio il
33 Ibid., p. 255.
34 Ibid., p. 254.
55 La polemica con «Il Libero Pensiero

suo program m a, aveva capito che il problem a dell’em an­


cipazione um ana non poteva essere risolto, ove non si
fosse ten u to conto dell’asp etto econom ico; però quei vari
con ten u ti sociali del m ovim ento del «Libero Pensiero», in­
siem e alla convinzione dell’u tilità della pro p ag an d a a n ti­
religiosa in mezzo al popolo, l’avevano p o rtato a m an te­
nere s tre tti co n ta tti con gli esponenti del m ovim ento,
anzi a ten tarn e u n loro radicale integram ento n e ll'In te r­
nazionale, dal m om ento che la filosofia del «Libero Pen­
siero» non era altro che il m aterialism o; e a fare del loro
giornale l’organo dell'Associazione in Italia, avendo già
Stefanoni «tante volte pubblicato articoli di u n c a ra tte re
asso lu tam en te so cialista» 35.
Ma la p ro p o sta dello S tefanoni, all’indom ani del
Congresso di Rom a, fu considerata dal Cafiero com e u n
nuovo diversivo ten d en te ad allontanare ancora u n a volta
la classe lavoratrice dalla sua giusta collocazione nell’AiL
e a fare p e rd u ra re quella tu tela borghese contro la quale
tan to audacem ente il Cafiero si era b a ttu to al Congresso
di Rom a.
Di qui la n ecessità di u n a chiarificazione teoretica
fra in ternazionalisti e liberi p ensatori affrontata dal Ca­
fiero nella sua lettera allo S tefanoni del 16 novem bre 1871.
E ssa p a rte dalla considerazione degli obiettivi co­
m uni fra internazionalisti e liberi p ensatori (fine di ogni
A utorità, principio del Regno della Ragione, uguaglianza
fra gli uom ini) che p erò erano sfociati in organism i di
lo tta diversi: l’In ternazionale e la «Società Universale dei
Razionalisti».
Cafiero propendendo p e r l’Internazionale individua
quello che era stato il difetto p rincipale del «Libero Pen­
siero» e della sua concezione m aterialistica e cioè l’essere
p a rtiti «dall’elevatezza di u n p u n to razionale p e r venire a
u n piano p ratico »; l’avere in a ltri term ini risolto il m ondo
religioso nel suo fondam ento m ondano, individuando in
questo m odo in «Dio, l’origine della u m an a oppressione,
sotto tu tte le sue form e».
Cafiero invece, p arte n d o «dal piano pratico» p e r

«Cafiero a Stefanoni», Napoli 16 agosto 1871, in «Car­


lo Cafiero e i ‘Liberi Pensatori’», nuove lettere inedite a cura
e con introduzione di Marisa Barbera Veracini, in Critica
Marxista, a. 10, n. 1, gennaio/febbraio 1972, p. 198.
56 Internazionale e democrazia borghese

elevarsi «all’altezza razionale», attrav erso il suo difficile la­


voro organizzativo iniziale, le persecuzioni poliziesche, il
carcere, l'asp ro scontro al Congresso di Rom a, si accorge
com e la religione non va solam ente rid o tta all’essenza um a­
n a m a deve essere considerata com e l’espressione di de­
term in ati ra p p o rti sociali; in fatti «il libero pensatore, nel­
le sue m editazioni, scoprì che è il “C apitale”, invece, la
vera origine di ogni u m ana oppressione; il “C apitale”, che
crea e m antiene Dio, i suoi santi, i suoi angeli, i suoi preti,
i re, i ruffiani, e tu tto quel che segue».
P er di p iù «l’Intem azionale m o stra abbastanza nei
fa tti il suo ateism o. E d in ogni (...) a tto (...) rivela l’asso­
lu ta m ancanza o la negazione di ogni concetto divino»36.
Solo sup eran d o q u esta re altà sociale, esp ressa dal
C apitalism o, è possibile raggiungere l’em ancipazione u m a­
na; e ciò p o trà avverarsi solo rendendo «i m ezzi di vita
accessibili a tu tti gli uom ini, uscendo dall’individualism o,
ed en tran d o nel collettivism o, distruggendo l ’organizza­
zione politica p e r e n tra re nell’organizzazione econom ica.
«Alla voce di em ancipazione econom ica il p ro leta­
ria to accorre spontaneo (...) e si m ette di buon anim o sul­
la via della sua em ancipazione. Egli incontra su q u esta via
tu tti i possibili ostacoli, e fra questi Iddio, che egli rove­
scia con una sp o n tan ea franchezza, cred u ta sinora in lui
im p o ssib ile» 37.
In definitiva Cafiero, attrav erso il suo prim o con­
ta tto con le m asse, aveva capito com e il p u n to di vista
intellettu alistico dei liberi p ensatori era «non com preso,
difficile ed in sp irato re di diffidenza p e r il proletario», p er
cui riten en d o «il concetto dell’Intem azionale eccellente» si
g u ard a bene «dal p re sta re la (sua) o p era p e r u n a ltro piano
che avendo l’istesso fine, deve assolutam ente, p e r la sua
opp osta direzione, venire a creare ostacoli e difficoltà»38.
Un m ese dopo, u n ’a ltra sua lette ra allo Stefanoni
m o stra com e oram ai i suoi in teressi verso il «Libero Pen­
siero» si erano lim itati al suo contenuto anticlericale, m en­
tre p e r qu an to rig u ard ava i contenuti socialisti orm ai v’era
u n a grossa differenza:

«Cafiero a Stefanoni», Napoli 16 novembre 1871, in


Critica Marxista cit., p. 201.
37 Ibid., p. 201.
38 Ibid., p. 201.
57 La polemica con «Il Libero Pensiero»

«Noi siam o d ’accordo nel vostro ateism o, m ateria­


lismo, ecc.—scriveva—m a non così nel socialism o: o m e­
glio noi non siam o d ’accordo che su di u n a sola b ra n c a
della g ran quistione sociale, che è la religiosa.
P er tu tto il re sto la n o stra differenza è radicalis­
sima» 39.
O ram ai gli ap pariva chiaro che il p u n to di vista
dei «Liberi Pensatori» era la società borghese, m en tre il
pu n to di vista dell’Internazionale, e quindi suo, e ra la
società um ana; p e r cui poteva scrivere allo Stefanoni, con
un chiaro riferim en to al p ro g ram m a della sua «Società»:
«Voi volete fa re il socialism o con le persone (che)
si fanno u n a ered ità, con le persone culte, educate, ecc.,
io invece sono con la canaglia, coi diseredati, in u n a p a­
rola. Voi siete con gli oppressori, io con gli o p p re ssi» 40.
N onostante q u esta sensibile differenza egli p erò
non aveva accan to n ata l ’idea di tra sfe rire tu tte le frange
dem ocratiche so tto l ’ala dell’Internazionale.
A tal fine scriveva in quel periodo al Castellazzo:
«Perché non chiam iam o questo congresso “ Prim o
Congresso Nazionale Italiano dell’Associazione In ternazio­
nale degli O p erai”? Da esso ne p o treb b e p a rto rire la Con­
federazione italiana col suo consiglio fe d era le » 41.
Ma al di là di q uesti u ltim i tentativi bisogna os­
servare come, alla fine del ’71, Cafiero aveva m a tu ra to i
term ini di separazione tra l ’atteggiam ento riform istico del­
la «Società dei R azionalisti» e quello rivoluzionario del­
l'In tem azio n ale; la sua analisi critica risentiva, com e ab ­
biam o visto, della p u r breve esperienza internazionalista
e della lezione desu n ta dalla C om une parigina, e si poneva
quindi sulla stessa linea della polem ica antì-borghese e
classista che aveva p o rta to avanti al congresso di R om a
insiem e al Tucci.
Egli si lasciò in tal m odo dietro le spalle la possi­
b ilità che l’u lterio re diffusione dell’Internazionale in Ita ­
lia potesse avvenire in m odo sem plice, dopo aver m andato
a m onte il p ro g etto egem onico m azziniano a Rom a; le dif­

39 «Cafiero a Stefanoni», Napoli 9 gennaio 1872, in Cri­


tica Marxista, cit., p. 203.
40 Ibid., p. 203.
41 «Cafiero a Castellazzo», Napoli 26 dicembre 1871, in
Le Origini del Socialismo a Firenze, cit.
58 Internazionale e democrazia borghese

ferenziazioni, che si determ ineranno sul progetto del con­


gresso dem ocratico, d im ostreranno che questo processo
avrebbe richiesto u n a verifica assai più radicale della di­
sponibilità di quelle forze dem ocratiche che p u r si erano
m o stra te concordi con gli internazionalisti contro le prese
di posizione anti-com unarde e anti-internazionaliste del
Mazzini. Le sue prese di posizione contro il Congresso
non fu rono m ai d irette in prim a persona contro il ge­
nerale G aribaldi, che p u re era uno dei principali sosteni­
to ri del Congresso e di quel controllo borghese che si vo­
leva esercitare attrav erso la Società della Ragione sul na­
scente socialism o italiano.
La p resa di posizione del Cafiero a cui m olto p resto
si unì il Bizzoni da M ilano, finì p e r ra lle n ta re l’iniziale
entusiasm o delle varie società verso il Congresso; specie
le sezioni dell’Internazionale rifiutarono l ’adesione m et­
tendo in forse la riu scita dello stesso.
Lo S tefanoni vedendo fallire il suo progetto, il
quale «non aveva altro scopo che quello di applicare i
princip i giusti dell’In ternazionale senza i suoi difetti», ini­
ziò su II Libero Pensiero la pubblicazione di u n a serie di
articoli, ten d en ti a m ettere in cattiva luce i m aggiori espo­
n en ti del Consiglio Generale e a fare u n ’a sp ra critica del
P rogram m a dell’Internazionale.
I m otivi ad d o tti dallo S tefanoni sono quelli che già
abbiam o trovato nella tem atica dei L iberi P ensatori: in­
nanzi tu tto il considerare la em ancipazione religiosa com e
proped eu tica ad u n a em ancipazione econom ica:
«P retendere di fa re attecchire il socialism o su te r­
reno che non sia stato p rim a sgom brato d a ’ pregiudizi
religiosi, ci p a r lavoro inutile.
B isogna in n an zitu tto em ancipare l’in telletto dei no­
stri operai se vogliam o em anciparli nel lav o ro » 42.
Veniva rico n ferm ato dunque l'atteggiam ento de II
Libero Pensiero con tu tte le im plicazioni intellettualistiche
e i lim iti che già abbiam o rilevato.
Sin d all’inizio Cafiero seguì con attenzione q uesta
polem ica p e r divenire poi in terlo cu to re principale dello
Stefanoni.
Gli in terv en ti di Cafiero su La Campana e su II
G azzettino Rosa tendono a sm ascherare la vera n a tu ra
42 Il Libero Pensiero, Firenze 4 gennaio 1872.
59 La polemica con «Il Libero Pensiero:

della Società pro p u g n ata dallo S tefanoni e a giustificare


la sua azione che se p er un certo periodo si era sviluppata
collateralm ente al gruppo dem ocratico-razionalista e aveva
utilizzato il suo organo di stam pa, ciò era avvenuto nel­
la m isu ra in cui II Libero Pensiero si era fa tto «propugna­
tore del p ro letariato , nem ico del Capitale, collettivista, e
perciò stesso aveva riconosciuto com e unica base legit­
tim a della Società il lavoro», m en tre «ora, contraddicendo
a tu tto questo, pro p u g na u n a Società o meglio C onfra­
tern ita di razionalisti con capitali e organizzazione privi­
legiata» e m ira alla «costituzione di u n nuovo capitale
privilegiato, di u n a nuova se tta borghese, di u n nuovo
ordine religioso»43.
L’individuazione dei veri scopi di q u esta Società e
l’indicazione della sua vera n a tu ra borghese an tip ro letaria
derivano al Cafiero da u n a più chiara e m a tu ra visione
dei ra p p o rti sociali che gli p erm etto n o sia di considerare
la religione com e espressione di quei determ in ati ra p p o rti
sociali, sia di individuare nel C apitale privilegiato il vero
ostacolo ad u n a reale em ancipazione del proletariato:
«Né si dica che pel popolo sia più o m eno fu n esta
una Società C apitalista che creda in Dio o u n a che non
vi creda. Pel popolo la questione è una: abolizione del
C apitale privilegiato, e pel popolo, in fondo, il vero ed
unico Dio è il benessere, cioè l’uguaglianza, cioè la libertà,
cioè la giustizia, cioè il b e n e » 44.
Q uesta polem ica venne a d intrecciarsi con l’altra,
più strid en te, fra i g ruppi internazionalisti dopo la Confe­
renza di L ondra che in quel periodo stava prendendo le
prim e m osse; Stefanoni cercò di pescare nel torbido accu­
sando La Campana di essere u n organo del Consiglio Ge­
nerale; il gruppo napoletano non tard ò a rispondere cate­
goricam ente: «Noi dichiariam o di non essere organo di
nessuno e m olto m eno del Consiglio Generale, “il quale
p er noi non è che il delegatario delle deliberazioni prese
dall’Associazione ”.
Assai m eno ci preoccupiam o delle persone che com ­
pongono oggi questo Consiglio, e se Carlo M arx è calun­

43 C. Cafiero, «La Società Generale dei Razionalisti e


l’Economo Stefanoni», in La Campana, Napoli 14 gennaio 1872,
n. 2, p. 3.
44 Ibid., p. 3.
60 Internazionale e democrazia borghese

niato, com e p are da II Libero Pensiero, noi non potrem m o


che m e ttere a sua disposizione le n o stre colonne, com e
lo farem m o col cittad in o B akunin e con qualunque ateo,
socialista e rivoluzionario; senza dichiararci p e r questo
solidali con le loro p ersone e rinnegare la n o stra piena
lib ertà ed au to n o m ia» 45.
Si delineava o rm ai quella che sarebbe sta ta la po­
sizione degli In tern azio n alisti italiani nell’im m inente lo tta
di tendenze che si andava sviluppando in seno al Con­
siglio Generale: p u r conservando u n a incondizionata fe­
deltà al pro g ram m a dell’AiL essi in nom e della p ro p ria li­
b e rtà ed autonom ia d ’azione non tard eran n o , com e vedre­
mo, a ro m p ere con il Consiglio Generale che attra v erso
la C onferenza di L ondra tentava di im p o rre u n a p ro p ria
politica a tu tte le sezioni aderenti, a scapito quindi di
u n a au to n o m ia di azione delle singole sezioni o federazioni.
Un ultim o articolo del Cafiero apparso su La Cam­
pana dell’11 febbraio, p e r il suo ca ra tte re riassuntivo dei
m om en ti della polem ica, m ostrava u n a fe rm a intenzione
di volerla chiudere, non senza p rim a aver rib ad ito la p ro ­
p ria avversione al congresso dem ocratico.
Le posizioni del Cafiero venivano in quel tem po
sosten u te anche da a ltre sezioni internazionaliste; anzi la
torinese «E m ancipazione del P roletariato» fece di più lan­
ciando, attrav erso u n a circolare, la p ro p o sta di convocare
un Congresso in ternazionalista a livello nazionale.
Cafiero, scorgendo nella p ro p o sta torinese u n suo
vecchio progetto, ripubblicò la circolare su La C am pana46
facendola seguire da u n violento articolo che escludeva
qualsiasi possib ilità di conciliazione coi m azzin ian i47.
A questo p u n to Cafiero si rivolse contro i socialisti
rom agnoli dei Fasci O perai che avevano ad erito al Con­
gresso dem ocratico; conscio com ’era dell’im portanza delle
sezioni rom agnole p e r il fu tu ro sviluppo dell’In tern azio ­
nale in Italia, cercò, usando u n tono pacato, di p o rta rli
sulle sue posizioni, m etten d o in evidenza le im plicazioni
borghesi e controrivoluzionarie che u n ’adesione di quel
genere com portava.

45 La Campana, Napoli 28 gennaio 1872, n. 4, nella ru ­


brica «La lotta aH'intemo», p. 3.
46 Sul numero del 4 febbraio 1872.
47 La Campana, Napoli 11 febbraio 1872, n. 6.
61 La polemica con «Il Libero Pensiero»

«Voi, am ici carissim i,—diceva—siete involontariam en­


te d iventati stru m en to di equivoci ed avete offerto u n
te rre n o a ’ p o liticanti borghesi sul quale ogni dì di p iù si
avanzano e si organizzano a danno nostro.
(...) A derendo all’Internazionale voi avete afferm ato
l’eguaglianza degli individui, l’abolizione delle classi, e
questo è u n a tte n ta to all’esistenza dei rivelatori della legge
m orale, è uno schiaffo p er chi da q u a ra n t’anni p red ica a
voi religione di doveri e di sacrifìci, p e r chi non riconosce
in voi che solo u n d iritto di petizione al paese (paese che
non siete voi, m a la m inoranza borghese) il quale vi ac­
corderà, se saggi, un pochino di pane di più u n pochino
di vergogna di m en o » 4®.
Ma l’accusa fa tta a Mazzini, era u n ’accusa indi­
re tta anche allo stesso G aribaldi che con quella p ro p o sta
di Congresso, e con i fini che si proponeva, m ostrava com e
il suo internazionalism o non e ra altro che quella «ma-
sch e ratu ra u m an itaria con cui la borghesia si copre p e r
difendere i suoi in te re ssi» 4849.
Bisognava perciò differenziarsi da quelle co rren ti
dem ocratico-borghesi, l’alleanza con le quali poteva essere
u tile in a ltri tem pi, m en tre al p resen te non erano a ltro
che «un atte n ta to alla rivoluzione sociale, u n ’ingiuria san­
guinosa al p ro letariato d ’Italia, b istra tta to , tra d ito dalle
cento insurrezioncelle p o litich e » 50.
Q uesto invito al distacco venne quasi subito accolto
dai rom agnoli, anche p e r il c a ra tte re più rigido che l’Al­
leanza aveva assu n to col nuovo diretto re.
In u n a nota, che il P escatori dichiarò collettiva,
così si esprim evano i rom agnoli, ne II Fascio Operaio:
«Mazzini aveva ragione, i principi, le persone, p e r­
fino “l’a p o sto la to ” ci divide.
Ebbene, seguiam o ognuno la n o stra v ia » 51.
Segno di qu esta caratterizzazione più decisam ente
m azziniana dell’«Alleanza» fu la furiosa risp o sta al prece­
dente articolo anti-m azziniano de La Campana; Cafiero,
che in quella settim an a non potè u su fru ire delle pagine
de La Campana che non uscì, pubblicò u n articolo su II

48 La Campana,Napoli 18 febbraio 1872, n. 7.


49 Ibid.
50 Ibid.
51 II FascioOperaio, n. 9, 22 febbraio 1872.
62 Internazionale e democrazia borghese

Fascio Operaio in cui p o rtav a le testim onianze storiche


sulle afferm azioni co n tro Mazzini fa tte nel suo precedente
scritto.
L’o sp italità d ata dal giornale bolognese all’In te rn a ­
zionalista fece capire all’«Alleanza» che quel distacco dei
rom agnoli era o rien tato verso le posizioni dei napoletani.
Nel n um ero del 2 m arzo 1872 rip o rtav a u n articolo sul­
l’argom ento col titolo: «Il G iornale II Fascio Operaio si
fa paladino de La Campana», la cosa veniva com m entata
entusiasticam en te dallo stesso Cafiero nel num ero 8 de La
Campana che usciva il 3 m arzo 1872:
«Lasciateci dire a q uesta m assa di p ro leta ri affra­
tellati de II Fascio Operaio che i loro fratelli della Fede­
razione N apoletana (...) salutano col palp ito dell’am ore,
col sorriso della speranza il fascio operaio di codesta cara
B ologna»52, e la gioia di questo nuovo successo gli dava
la forza p er attaccare a fondo gli stessi m azziniani:
«Lasciaci dire agli uom ini ‘senza m acchia e senza
p a u ra ’ del p a rtito m azziniano che essi m eritan o la stim a e
l'affetto di quella borghesia, che guarda dall’alto in basso
il Popolo, che lo op p rim e coi privilegi, che alm anacca gli
ad u lteri e le seduzioni delle sue donne, che lo h a travolto
da u n secolo in espedienti politici sanguinosi ed inutili;
che essi m eritan o l’affetto del C apitale e del M onopolio,
la devozione dei p ad ro n i e capi fa b b ric a » 5354.
Questo irrigidim ento di posizioni a d e stra dei m az­
ziniani, a sin istra dei socialisti che si erano po sti sulle
posizioni di Cafiero, indussero G aribaldi a differire a tem ­
po in d eterm in ato la d ata del Congresso e «prim a di fissare
l’epoca, in ten d ersi b ene con la m aggioranza delle Associa­
zioni Italiane» M.
Il fallim ento del Congresso dem ocratico e le suc­
c e s s e prese di posizione dei rom agnoli nel loro congresso
regionale, fecero p erd ere allo S tefanoni ogni speranza p er
il fu tu ro della sua «Società»; fu q u esta a sp ra delusione
a riaccendere la sua polem ica co n tro il Consiglio Gene­
rale; l’occasione gli fu fo rn ita d a u n com m ento de La
C ampana 55 ad u n articolo del Libero Pensiero in m erito
52 La Campana, Napoli 3 marzo 1872, n. 8, p. 4 nella ru­
brica «La Lotta all’interno».
33 Ibicl.
54 Lettera a Ceretti, 20 febbraio 1872, citato da Richard
Hostetter, Le Origini del Socialismo Italiano, cit., p. 379.
63 La polemica con «Il Libero Pensiero

a p re su n te discordie all’in tern o del Consiglio G enerale fra


M arx e Mr. B radlaugh: il foglietto napoletano afferm ava
che il B radlaugh non aveva m ai fa tto p a rte dell’In te rn a ­
zionale p e r cui erano inam m issibili discordie fra lui e Marx.
Stefanoni allora, p e r d a r credito alle sue afferm a­
zioni, scrisse che lo stesso Cafìero, to rn an d o d a Londra,
gli aveva p arla to del B radlaugh com e di u n internazio­
nalista.
T irato di nuovo in ballo Cafìero intervenne dalle
colonne de II G azzettino Rosa e spiegò come, al rito rn o
da Londra, aveva sì p arla to del B radlaugh con lo S tefa­
noni p e r indicarglielo però non «come ‘il m iglior socia­
lista inglese’, m a com e 'Libero P ensatore’, invece, e re-
pubblicano, riten en d o la sua propaganda antireligiosa em i­
nen tem en te u tile in mezzo al po p o lo » *56.
Le m enzogne dello S tefanoni evidenziavano ancora
una volta il suo ruolo di sem inatore di discordie con
l’im plicito scopo di disgregare la nascente forza in te rn a ­
zionalista italiana; e Cafìero, reso fo rte da quel suo con­
tinuo co n tatto con la base, sicuro oram ai che solo l ’In te r­
nazionale poteva in te rp re ta re i reali bisogni delle m asse,
che solo il suo pro g ram m a poteva m obilitarle, poteva, a
chiusura del suo intervento, rivolgersi allo Stefanoni col
tono di chi orm ai si sente sicuro di sé e non tem e più
i colpi e le accuse che lo S tefanoni poteva continuare
a fare:
«Continui p u re—concludeva—a sfru tta re il Libero
Pensiero, ed il nom e in tem era to del generale G aribaldi;
continui p u re a reclam are il decentram ento nell’Interna-
zionale, m en tre com b atte la form ula ‘dal basso all’alto ’,
della quale non ne ha capito u n iota, (...) continui p u re che
tu tto ciò non fa rà né caldo né freddo, la so sp irata divi­
sione del p artito internazionale non l’o tte rrà » 57.
Ma era il tono, altresì, di chi orm ai non vedeva
più a ttu a lità in quella polem ica, una volta fallito il Con­
gresso dem ocratico; m en tre si facevano più appariscenti i
rilievi di quella lo tta di tendenze che rodeva oram ai la
vita in tern a dell’AiL.

La Campana, Napoli 10 marzo 1872, n. 9.


56 Carlo Cafìero, «Le Male Arti del Signor Stefanoni», da
Il Gazzettino Rosa, Milano 20 aprile 1872, p. 2.
57 Ibid., p. 2.
IL

Engels e Cafiero

1. Gli effetti della d isfatta del Proletariato Parigino in


Europa
N ella seconda m età del 1871 si ebbe il co n trac­
colpo della cad u ta della Com une di Parigi; il clam ore che
aveva su scitato in tu tta l’E u ro p a l’esperienza p ro leta ria
parigina polarizzò le attenzioni delle classi lavoratrici di
ogni nazione, dim o stran do loro com e la classe op eraia po­
tesse insorgere, difendersi eroicam ente contro la coalizione
di tu tte le forze co n servatrici e in sta u ra re u n nuovo tipo
di p o tere da cui potevano venire delle giuste soluzioni a
quei p ro b lem i che angustiavano u n p o ’ tu tte le società
europee agli inizi degli anni S ettanta.
«La Com une—scriveva M arx nella sua ‘G uerra Ci­
vile in F ran c ia’—è s ta ta (...) em inentem ente internazio­
nale. r
S otto gli occhi stessi dell’esercito prussiano, (...)
la C om une h a annesso alla F rancia il popolo lavoratore
del m ondo intero».
La questione sociale e ra il grande problem a che
affliggeva la società europea agli inizi degli anni settan ta.
La crisi econom ica che in quegli anni interessava
u n p o ’ tu tte le nazioni del vecchio continente, acuendo i
disagi in cui versavano in d istin tam en te tu tte le m asse po­
polari, pose in p rim o p iano d ap p e rtu tto il problem a del
lavoro co ntribuendo alla diffusione delle idee internazio-
66 Engels e Cafìero

naliste di cui la Com une a to rto era rite n u ta u n a deposi­


taria.
Anche i dem ocratici progressisti italiani accolsero
e inserirono nei pro g ram m i delle loro società quegli obiet­
tivi che suscitavano speranze nelle m asse popolari ed en­
tusiasm i nelle m asse studentesche e p e r la p rim a volta
nella sto ria italiana, ab bandonando gli idealistici pro g ram ­
m i m azziniani, parv ero indicare prospettive più concrete
e ravvicinate.
L ’atteggiam ento del Consiglio G enerale dell’AiL nei
confronti della Com une fu nettam en te favorevole, lo stesso
M arx vide nei fa tti p arigini una «rivoluzione contro il
Capitale» che assum endo asp e tti decisam ente rivoluzionari
era sfuggita al controllo della stessa Internazionale e si
era po sta al di fu o ri delle stesse analisi di M arx indu­
cendo il teorico tedesco ad affrontare problem i com ple­
tam en te nuovi.
M arx in fatti, analizzando i fa tti parigini, riconobbe
che la Comune, o ltre a co stitu ire u n ’an titesi risp e tto al
p o tere dello S tato, era anche «in sostanza u n governo del­
la classe operaia, il risu lta to della lo tta della classe p ro ­
d u ttric e con la classe u su rp atrice, la fo rm a politica final­
m ente scoperta, e in grazie della quale si poteva effettuare
l ’em ancipazione econom ica del lavoratore» '.
Capì in o ltre che la classe operaia con la Com une
aveva avuto com e obiettivo «l’annientam ento di quel po­
tere di S tato che si spacciava p er ra p p re se n ta n te au ten ­
tico» dell’u n ità nazionale, m en tre era soltanto «un’escre­
scenza parassitaria» ; ed aveva inteso m an d are «in fra n ­
tum i il p o tere m o derno dello Stato» p e r re stitu ire «al
corpo sociale tu tte le forze consum ate fino allo ra dallo
S tato p a ra ssita che si n u tre della società e ne in tralcia il
libero m o v im en to » 12.
Ma la reazione europea, dopo aver soffocato la Co­
m une nel sangue, si coalizzò ancora co n tro il diffondersi
dell’Internazionale. N ella sua fam osa circolare J. Favre in­
vitava i governi europei a preoccuparsi dell'Intem azionale,
«una società di g u erra e di odio» che h a «per b ase l’atei­
sm o e il com uniSmo, p e r scopo la distruzione del capi-

1 Karl Marx, La Guerra Civile in Francia, ed. «L’Unità»,


Roma 1945, p. 72.
2 Ibid., pp. 70/71.
67 Gli effetti della d isfatta del P ro letariato Parigino

tale e l ’an n ien tam en to di coloro che lo po ssied o n o » 3.


Q uesta circolare fu accolta m olto bene in Italia
non solo dai giornali conservatori, m a anche dal P arla­
m ento; il m in istro d ell’in tern o Lanza, rivolgendosi al p re ­
fetto di Napoli, c ittà nella quale e ra iniziata la diffusione
dell’Internazionale in Italia, lo invitava a vigilare p e r evi­
tare che «le società, co stitu ite a scopo econom ico e di
beneficenza» no n degenerassero e non diventassero «fo­
colai di agitazioni e di in testin e d isco rd ie» 4.
F ru tto di q uesto nuovo giro di vite degli organi di
polizia nei confronti delle associazioni operaie, fu lo scio­
glim ento della società d em ocratica fiorentina in giugno e
quella n ap o letan a in agosto.
La lezione che Cafiero trasse da questi avvenim enti
fu quella del suo graduale avvicinam ento all’idea di u n a
organizzazione clan d estina e alla necessità sem pre più im ­
pellente della rivoluzione quale unico mezzo p e r afferm are
i pro g ram m i dell’AiL.
Dopo la sua o ttim istic a previsione iniziale, seguita
allo scioglim ento della sezione fiorentina, in cui esprim eva
il convincim ento che «la persecuzione governativa sarà il
più p o ten te ausiliario della causa nostra» (com e scriveva
ad E n g e ls)5, u n a volta a co n tatto con l’am biente napo­
letano e conosciute le trav ersie della precedente sezione,
si convinse di non p o te r «concepire niente di positivo nel
successo finale della (...) Associazione senza il lavoro fa tto
com e suol d irsi «in thè back gro u n d » 6, infine, dopo lo
scioglim ento della sezione napoletana, giunse a q u esta con­
clusione: essendo «il governo (...) in piena reazione», au ­
m en tan d o «i m alco n tenti (...) di giorno in giorno con
proporzione geom etrica, allargandosi la piaga della m iseria
del p ro le ta ria to in m odo spaventevole in mezzo alla igno­
ra n te noncuranza dei gaudenti» questi stessi stavano «pre­
paran d o con la loro o p era la più terrib ile rivoluzione so-
3 La «Circolare Favre», fu inviata a tu tti i governi eu­
ropei il 6 giugno 1871 da Versailles, in A. Romano, Storia,
cit., voi. i, p. 549.
4 A.S.N., Prefettura, Gabinetto, Affari riservati (1871),
fascio 61, in A. Romano, Storia..., cit., voi. i, p. 550.
5 «Cafiero ad Engels», Napoli 28 giugno 1871, in A. Ro­
mano, Storia, cit., voi. ili, pp. 100/101.
6 «Cafiero ad Engels», Napoli 12 luglio 1871, in A. Ro­
mano, Storia..., cit., voi. in , p. 112.
68 Engels e Cafìero

ciale in Ita lia » 7.


Negli a ltri sta ti europei l ’in asp rirsi della reazione
borghese, provocò il riflusso del m ovim ento operaio.
In G erm ania fu organizzato u n processo p e r alto
trad im en to co n tro A. Bebel e W. Liebknecht, i quali furono
con d an n ati p e r aver p ro te sta to contro la g u erra e contro
la politica di B ism arck; in In g h ilterra le Trade-Unions si
orien taro n o sem pre p iù verso la lo tta econom ica e il ri­
form ism o; in Francia, dopo la cad u ta della Com une, l’In ­
ternazionale non aveva p iù u n a organizzazione ufficiale, e
pochissim i erano i gru ppi clandestini che continuarono la
loro azione specie nel m ezzogiorno.

2. Marx, B a ku n in e la C om une

T u tte le vicende che seguirono la cad u ta della Co­


m une riaccesero negli schieram enti in ternazionalisti quei
c o n tra sti in tern i che, se sem bravano sm ussati dall'unifi-
carsi degli atteggiam enti nei confronti della n a tu ra dello
S tato espresso dalla Com une, si acuirono b en p re sto col
diversificarsi delle posizioni nei confronti della conquista
del potere.
Gli esp onenti più rap p resen tativ i aH’in te m o del-
I’ail, B ak u n in e M arx, che da G inevra e L ondra influenza­
vano col loro p ensiero le m asse lavoratrici associate al­
l ’Internazionale, avevano tra tto , dall’esperienza della Co­
m une, differenti soluzioni riguardo ai m ezzi p e r co n d u rre
avanti la lo tta fra C apitale e Lavoro.
B akunin, analizzando la Comune, ne tra sse «questa
convinzione che nella Rivoluzione Sociale, diam etralm ente
opp o sta (...) alla Rivoluzione Politica, l ’azione degli indi­
vidui doveva essere qu asi nulla m en tre l’azione spontanea
delle m asse doveva essere tu tto .
T utto quello che gli individui possono fare, è ela­
bo rare, ch iarire e p ro p ag are le idee co rrisp o n d en ti al­
l'istin to popolare, e, inoltre, co n trib u ire coi loro sforzi
incessanti all’organizzazione rivoluzionaria della potenza
n atu ra le delle m asse, e niente più; tu tto il re sto non può

7 Cafìero ad Engels, Napoli 10 settembre 1871, in A. Ro­


mano, Storia.., cit., voi. ih , p. 130.
69 Marx Bakunin e la Comune

che essere fa tto dallo stesso popolo. A ltrim enti n e so rti­


rebbe la d itta tu ra politica, cioè la ricostruzione dello S ta­
to, dei privilegi, delle ineguaglianze, di ogni oppressione
statale, e si arriverebbe, p e r via in d ire tta m a logica, al
ristab ilim en to della schiavitù politica, sociale, econom ica
delle m asse p o p o lari» 8.
M arx invece, dopo aver rilevato il ca ra tte re em i­
nentem ente di classe della Com une, «rivoluzione in cui
la classe o p eraia fu riconosciuta ap ertam en te com e l’unica
classe che fosse an co ra capace di u n a iniziativa sociale»9,
spiegò com e la classe operaia non p reten d esse «nessun m i­
racolo dalla Comune» dal m om ento che era cosciente «che,
p e r elab o rare la sua stessa em ancipazione (aveva) da so­
stenere an co ra lunghe lotte, u n a in te ra serie di processi
storici, in forza dei quali gli uom ini non m eno delle cir­
costanze saranno com pletam ente trasfo rm ati» 10.
C ontinuando ad esam inare quelle g iornate eroiche
del p ro leta riato parigino, M arx cercò di individuare le
cause che avevano p o rta to alla cad u ta della Com une e le
trovò negli atteggiam enti del C om itato C entrale il quale
«si m an ten n e in u n a condotta difensiva, a dispetto degli
incitam en ti dell’Assemblea» rendendosi in questo m odo
«colpevole di u n erro re decisivo (...) nella sua opposizione
ad accettare la g u erra civile aperta» 11.
Concluse infine m etten d o in evidenza com e «dopo
la più violenta gu erra del tem po m oderno, l’esercito vinto
si unì al vincitore p er ab b a tte re d ’accordo il proletariato»
afferm ando «col fa tto il c a ra tte re internazionale del do­
m inio di classe» e gridando nel contem po «ferro e fuoco
co n tro l’Associazione In tem azionale O peraia—la co n tro o r­
ganizzazione internazionale del lavoro di fro n te alla m on­
diale cospirazione borghese del Capitale» n.
L’In ternazionale dei lav o rato ri e ra n ata «com e or-

8 M. Bakunin, La Commune de Paris et la notion de


l’Etat 1871, in D. Guerin, Ni Dieu ni Maitre, Anthologie de
l’anàrchisme, Maspero, Paris 1970, t. il, pp. 25/26 (traduzione
dell’autore); tr. it. Né dio né padrone, Antologia del pensiero
anarchico, voi. i, Jaca Book, Milano 1971, p. 283.
9 C. Marx, La Guerra Civile, cit., p. 48.
>o Ibid., p. 47.
70 Engels e Cafiero

gano com une dei sindacati inglesi e francesi, con la p a r­


tecipazione di un certo num ero di esuli di altri paesi eu­
ropei che in quel periodo vivevano a Londra.
(...) E ssa fu in origine u n organism o sindacale,
espressione della so lid arietà degli operai organizzati di
F ran cia e G ran B retagna, e non un m ovim ento politico» B.
Ma col p assa r del tem po, soggetta alle circostanze,
esposta agli effetti delle forze che agivano al di fu o ri di
essa, l ’In ternazionale subì u n a evoluzione che la fece di­
ven tare u n a organizzazione politica di interesse europeo.
In o ltre, con la progressiva centralizzazione dell’in-
d u stria il vecchio m ondo operaio, disunito e artigianale,
che costituiva il nucleo aderen te iniziale, cam biò com ple­
tam en te d ’aspetto; fu questo cam biam ento, questo proces­
so obbiettivo dello sviluppo del m ovim ento operaio che
generò queste nuove prese di coscienza e questi nuovi
orien tam en ti.
Da u n a p a rte B akunin concepiva la rivoluzione co­
m e rivolta istintiva dei gruppi sociali più oppressi e cal­
p estati; d all’altra M arx vedeva nelle m asse operaie le pro-
tagoniste degli avvenim enti rivoluzionari, cercava a ttra ­
verso la loro organizzazione di re n d e r le stesse attive, le
educava alle gran d i scelte.
Spinto da qu esta necessità organizzativa, M arx ini­
ziò all’in tern o del Consiglio Generale, nei m esi che se­
guirono la caduta della Com une, una politica attiv a avente
com e fine la trasform azione dell’AiL, sino a quel m om ento
am orfa, in u n a organizzazione di classe com battiva.
La susseguente C onferenza di L ondra del settem ­
b re ’71, la lo tta co n tro B akunin, l’invio di Cafiero in Ita ­
lia p e r cu rare la diffusione dell’Internazionale nella peni­
sola, sono iniziative che fanno p a rte di q u esta politica
dinam ica ten d en te a rifa re l’organizzazione su di u n a
base nuova di u n ità organica, politica e ideologica.

3. Cafiero, E ngels e la lotta di tendenze nell’ail


Cafiero, u n a volta in Italia, p u r essendo u n uom o
del Consiglio G enerale, fu u n osservatore a tte n to della
13 G.D.H. Cole, Storia del Pensiero Socialista, ed. La-
terza, Bari 1972, voi. Il, p. 99.
71 Cafiero, Engels e la lotta di tendenze nell’AiL

situazione napoletana.
L'esigenza di u n a autonom ia sezionale del gruppo
intern azio n alista p artenopeo, insiem e alle rip ercu ssio n i
della unificazione della penisola suH’o rien tam en to delle
m asse lavoratrici italiane e alla p o rta ta effettiva delle
m isu re repressive co n tro l’In tern azio n ale a d o tta te dalla
polizia, lo in dussero ad u n a riflessione critica che lo con­
vinse a non accettare supinam ente le valutazioni negative
nei confronti della « corrente ginevrina» e di B akunin
stesso, che gli venivano da Engels attra v erso la loro cor­
rispondenza.
Egli in fatti, deciso a «tenere sem pre lo n tan i i dis­
sidi e le scissure» dal m ovim ento operaio internazionale,
cercò di giustificare le posizioni degli internazionalisti n a­
poletani m etten d o in evidenza com e fossero le condizioni
oggettive dell’Italia a g enerare delle esigenze divergenti
dalla linea trac ciata dal Consiglio G enerale e giunse in­
fine egli stesso a p ro sp e ttare, d u ra n te il C ongresso di
Rom a, la necessità di u n a scelta astensionista.
La sua m otivazione e ra d eterm in a ta dalla indivi­
duazione della n a tu ra delle rifo rm e a p p ro n ta te dalla «de­
m ocrazia borghese, che (...) vorrebbe del popolo giovarsi
p e r a ttu a re il suo p ro g ram m a politico, e (...) acco rd are
dall'alto concessioni più o m eno im potenti a m igliora­
re (...) le condizioni econom iche degli o p e r a i» 14 nel m o­
m ento in cui la risoluzione della questione sociale era
d iv en tata il gran d e scopo a cui dovevano ten d ere gli sforzi
delle m asse lavoratrici.
P e r raggiungere p re sto q u esta m eta e p e r im p e­
dire che si p erp etu asse l’illusione della possibilità di ri­
solvere i problem i delle m asse lavoratrici attra v erso «con­
cessioni o decreti» elargiti con tono p atern alistico d alla
classe politica borghese, bisognava dichiarare «com e l ’era
dei m ovim enti politici, p e r fine esclusivam ente po litico e
borghese» fosse finita, dal m om ento in cui «l’em ancipa­
zione econom ica delle classi operaie (e ra d iv en tata) il
grande scopo al quale ogni m ovim ento politico (doveva)
essere subo rd in ato com e u n sem plice m ezzo»1S.
Con q u esta pregiudiziale astensionista Cafiero si
pose p e r la p rim a volta in ap e rto co n trasto con le scelte
14
«C. Cafiero, A. Tucci, Resoconto», cit., p. 83.
15
Ibid., pp. 86/87.
72 Engels e Cafìero

politiche che il Consiglio Generale aveva effettuato nella


fam osa Conferenza di L ondra del settem b re di quel­
l ’anno.
L 'astensionism o riuscì ad elim inare quelle u ltim e
diffidenze del gru p p o napoletano nei confronti del Cafìero
e funse quindi da elem ento coagulante aH’in tem o del
gruppo intern azio n alista m eridionale e di differenziazione
nei confronti della linea politica di Engels da p a rte del
Cafìero.
Q uando il Consiglio Generale, nella C onferenza di
L ondra del 17/23 settem bre, stabilì «che contro (il) p otere
collettivo delle classi possidenti il p ro leta riato può agire
com e classe so ltan to organizzandosi da se stesso in p a r­
tito politico d istin to da tu tti i vecchi p a rtiti fo rm ati
dalle classi possidenti e opposto ad e ssi» 16 la sezione
napoletana, im pegnata fino a quel m om ento a com battere
il tentativo di Mazzini di m onopolizzare il m ovim ento
operaio italiano attra v erso il Congresso di Rom a, a con­
gresso finito, reagì violentem ente.
Cafìero stesso inform ò Engels che a N apoli c ’era
sta ta «un poco di agitazione p e r (quella) (...) b en ed etta
conferenza. (...) Quella regola ix la si volle p ren d ere com e
u n a transazione del 3° considerando dei n o stri statu ti.
L’idea di un p a rtito politico, sebbene opposto ad
ogni altro borghese, scandalizzò, e si gridò al tra d i­
m ento» l7.
Il prestigio degli internazionalisti napoletani e di
Cafìero in p artic o la re era in ascesa: si era in u n a fase
di crescita del m ovim ento internazionalista in tu tta la
penisola grazie all’azione organizzativa che Cafìero e i
suoi com pagni nap o letani avevano p o rta to avanti in quei
m esi; egli stesso aveva da poco scritto ad Engels che
«l'Internazionale si è im possessata dell’Italia in tera, dal-
l ’Alpi all’estrem o scoglio della Sicilia, a T orino com e a
C atania sventola il (...) glorioso vessillo. Che se m olte pro-
vincie vi h a tra q u esti due strem i dove il nom e dell’In ­
ternazionale è solo p ro ferito con profondo senso di te r­
ro re dal vecchio cu rato, dal m edico condotto o d all’infa­
tu ato sindaco, no n vi è im p o rtan te c ittà dove q u esta non
Dalla Risoluzione xx della Conferenza di Londra.
«Cafìero ad Engels», Napoli 17 novembre 1871, in A.
Romano, Storia..., cit., voi. i t i , p. 135.
73 Cafiero, Engels e la lotta di tendenze nell’AiL

abbia m esso p iù o m eno p rofonde radici: G irgenti, C ata­


nia, Napoli, e i suoi contorni, Sciacca ed altre m olte b o r­
gate di Sicilia, Firenze, P arm a, R avenna, Pisa, m olte altre
c ittà m eno im p o rtan ti di Toscana e m assim e di Rom agna,
Torino, M ilano e Rom a, l ’u ltim a u n a che era rim a sta al
disfatto e del tu tto sgom inato esercito m azziniano, sono
in d istin tam en te invase dalTInternazionale» 18.
Da poco si era concluso a Rom a il congresso delle
società operaie con un successo di cui Cafiero e Tucci
insiem e al gruppo napoletano si potevano a buon d iritto
a ttrib u ire il m erito.
Ma n o n o stan te questo successo la lo tta contro
l’egem onia m azziniana nelle società operaie italiane con­
tinuava ancora.
D enom inatore com une di q u esta lo tta degli in ter­
nazionalisti italiani era il rifiuto di ogni collaborazionism o
di classe e la ricerca di u n a autonom ia p e r la classe ope­
ra ia attra v erso u n a p ro p ria azione politica che risolvesse
finalm ente l'an n o sa questione sociale.
La loro lo tta doveva necessariam ente essere p o r­
ta ta contro la classe borghese egem one che era riu scita
a co n q u istare le leve del com ando grazie al concorso de­
term in an te delle classi lavoratrici m a che, u n a volta al po­
tere, non solo aveva disatteso le speranze delle m asse non
risolvendo i problem i che più le angustiavano, m a li aveva
anche aggravati.
E spressione di questo stato di disagio delle m as­
se lavoratrici, in q uesto periodo, sono gli scioperi da que­
ste effettuati.
Dopo il '70 in fatti le astensioni dal lavoro si fecero
m olto più freq u en ti ed ebbero com e m otivo principale il
rialzo generale dei prezzi, avvenuto in quegli anni, che
determ in ò u n a dim inuizione notevole dei salari reali e
quindi u n peggioram ento delle già dure condizioni di
vita dei lavoratori.
Q uesto rialzo dei prezzi fu aggravato dalla svalu­
tazione m onetaria, uno dei ta n ti mezzi u sati dalla D estra
p e r risan are le finanze statali e la bilancia dei pagam enti
con l’estero, mezzo che p erò pesava sulle spalle delle

18 «Cafiero ad Engels», Napoli 18 ottobre 1871, in A. Ro­


mano, Storia..., cit., voi. n i, pp. 130/131.
74 Engels e Cafiero

m asse popolari.
L’intensificazione degli scioperi fu in sostanza un
mezzo con cui le m asse lavoratrici cercarono di reagire,
in m odo spontaneo, disordinato e quindi inadeguato, alla
politica econom ica della classe dom inante.
Questi scioperi furono, in u ltim a analisi, espres­
sione di u n odio istintivo verso lo S tato in cui si vedeva
la p rin cip ale fonte da cui scaturivano le m iserie delle clas­
si lavoratrici.
C’erano però dei m otivi obbiettivi che im pedivano
uno sviluppo cosciente ed organizzato del m ovim ento:
p rim a di tu tto l’in asp rirsi delle persecuzioni poliziesche
nei co nfronti delle sezioni dell’AiL, all’indom ani della Co­
m une, e poi la già ric o rd a ta legge elettorale che p er­
m etteva ad un ris tre tto num ero di privilegiati di d iri­
gere la v ita politica del paese.
Q uesto stato di cose p o rtò lo stesso Engels 19 a p a­
rag o n are la posizione degli in ternazionalisti italiani a
quella in cui, 25 anni prim a, si erano tro v ati loro in
G erm ania; au m en tò in o ltre i risen tim en ti e fece sì che si
facesse sem pre p iù s tra d a la convinzione che soltanto
u n a seconda rivoluzione anti-statale e sociale avrebbe
p o tu to realizzare u n a dem ocrazia integrale e p o rta re a
term in e l’o p era in te rro tta del R isorgim ento.
L 'u n ifo rm ità di q u esta convinzione era quindi al­
l ’origine del generalizzarsi di questa lo tta che im pegnava
la m aggioranza assoluta degli in ternazionalisti italiani.
Ma p ro p rio nel m om ento in cui Cafiero, a ttr a ­
verso la pregiudiziale classista ed astensionista, co n tri­
buiva notevolm ente a dare u n a c e rta autonom ia dalle
società operaie m azziniane alle nascenti sezioni d ell'In ­
ternazionale in Italia, la posizione espressa dal Consiglio
G enerale nella sua fam osa Risoluzione ix sconfessava q u a­
si l ’azione politica p o rta ta avanti da Cafiero e Tucci nel
Congresso di R om a e m etteva in serio im barazzo il lea­
d er dell’Internazionalism o italiano che poteva essere fa­
cile bersaglio dei m azziniani, attra v erso q u esta diversità
di posizioni.
Egli stesso in form ava Engels dell’«im passe» crea-

19 «Engels a Cafiero», Londra 16 luglio 1871, in A. Ro­


mano, Storia..., cit., voi. in .
75 Cafiero, Engels e la lotta di tendenze nell’AiL

tagli dal Consiglio G enerale, esprim endogli le sue perso­


nali riserve sul contenuto stesso della Risoluzione ix:
«Devo confessarvi—scriveva—che non ne sono sta­
to en tu siasta d a quella risoluzione ix che ci accosta in­
diavolatam ente ai m azziniani.
(...) T o rn are dalla pugna e trovare la C onferenza
che ci dice im p licitam ente di essere an d a ti tro p p o o ltre
nel tenerci stre tta m e n te legati ai n o stri sta tu ti è u n affare
che v eram en te dispiace. (...) Insom m a p re n d ete l ’affare
in seria considerazione, e m assim e, dopo aver letto la
n o stra relazione sul Congresso, m ettetevi nei pan n i no­
stri. (...) Istru itec i su questo affare (perché) vorrei ten ere
sem pre lo n tan i i dissidi e le scissu re » 20.
Alle sue personali riserve Cafiero accom pagnava lo
stato d ’anim o degli altri in ternazionalisti napoletani espres­
so in quella stessa lettera allorché riferiva che a Napoli
c’era « stata u n poco di agitazione p e r (quella) b en ed etta
C onferenza»21; riserve espresse in m odo deciso anche dal
Pailadino in u n a su a contem poranea le tte ra ad E n g e ls22.
Ma a q u esta p resa di posizione co m p atta degli in­
ternazionalisti napoletani contro la C onferenza di L ondra
e le sue risoluzioni corrispondeva u n a estrem a incertezza
politica rin tracciab ile nella contraddizione tra l’adesione
quasi plebiscitaria d ata all’Internazionale dopo la Comu­
ne da quegli s tra ti di lavoratori politicam ente più avver­
titi e dalla classe stu dentesca progressista, e la m ancanza

20 «Cafiero ad Engels», Napoli 17 novembre 1871, in A. Ro­


mano, Storia..., cit., voi. n i, p. 135.
« Ibid., p. 135.
22 «Palladino ad Engels», Napoli 13 novembre 1871, in A.
Romano, Storia..., cit., voi. I li, p. 164. «Cittadino Engels, (...)
ho letto in parte le decisioni prese dall’ultim a conferenza; e
debbo francamente dirvi che punto non le accetto; sia nel
modo come fu convocata la conferenza medesima, non certo
conforme delle prescrizioni dei nostri Statuti General i;_ sia
per la scarsezza dei delegati, che si hanno arrogato i diritti
propri di un Congresso Generale; sia infine pel tenore stesso
di tali decisioni, che a mio parere sono in aperta contraddi­
zione con i principi della nostra Associazione fissati nei nostri
generali Statuti. Io non so veramente come il Consiglio Ge­
nerale abbia potuto assumere la responsabilità di pubblicarle
raccomandandole alle diverse federazioni internazionali, come
norme legittime legittimamente emanate dall’Associazione».
76 Engels e Cafiero

di u n a capacità di analisi critica degli e rro ri che avevano


condotto la Com une a cadere, cosa che li avrebbe spinti
a ricercare stru m en ti e m etodi organizzativi a tti ad evi­
tare di m an d are allo sbaraglio la classe lavoratrice e di
farla diventare p re d a della reazione borghese.
La loro era s ta ta u n a adesione spontanea e nella
sp o n tan eità delle m asse degli s fru tta ti e dei d iseredati
essi fidavano p er a ttu a re in Italia u n a rivoluzione prole­
ta ria sim ile a quella parigina.
In re altà le so rti di u n a rivoluzione p ro leta ria a
livello in tem azionale erano scem ate p ro p rio dopo la ca­
d u ta della Comune; i governi borghesi europei vigila­
vano atten tam en te e intervenivano attrav erso le loro que­
stu re, i loro com m issari e poliziotti contro qualsiasi o r­
ganizzazione p ro leta ria che potesse m ettere in forse il
p o tere della m inoranza pad ro n ale egem one e i m etodi
di sfru ttam e n to che essa esercitava.
In Italia in o ltre i m azziniani, che p u re non ave­
vano rin u n ciato ai loro ideali repubblicani, non avevano
sap u to p ro p o rre u n p ro g ram m a che potesse in teressare
le m asse degli sfru tta ti, p e r di più erano co n tra ri al p rin ­
cipio di lo tta di classe ed avevano accettato di collabo-
ra re con la classe d irigente p e r raggiungere la com pleta
u n ità della penisola.
Né in Italia era pensabile u n ’azione di m assa com e
quella p o rta ta avanti dai parigini, che avevano p o tu to
co n tare su u n ricco e lungo passato di lo tte operaie che,
in u n paese industrializzato com e la F rancia, avevano vi­
sto la partecipazione cosciente delle m asse operaie ed
avevano in o ltre selezionato u n gruppo dirigente m olto più
p re p ara to di quello che stava venendo su in Italia e so­
p ra ttu tto avevano p o tu to d isporre di u n a organizzazione
m olto p iù ad eg u ata di quella che si stava costituendo in
Italia.
Il ca ra tte re tran sito rio della tendenza spontanei­
stica degli in ternazionalisti italiani aveva u n corrispettivo
im m ediato nella fisionom ia della classe operaia em ersa
dopo la breccia di P o rta Pia a seguito dell’increm ento
dato dallo S tato alla politica dei lavori pubblici, alle co­
struzioni ferro v iarie e di tu tte quelle altre in fra stru ttu re
necessarie ad u n m oderno decollo dello S tato italiano;
era anche essa u n a classe op eraia di transizione.
77 Cafiero, Engels e la lotta di tendenze nell’AiL

A livello politico l'unica esperienza insurrezionale


all’attiv o della classe lavoratrice erano sta ti i m oti p er
il m acinato del ’69 che riu n iro n o in quella lo tta contro
lo S tato borghese non solo i contadini, m a anche tu tte le
classi su b altern e delle cam pagne e dei paesi e cioè gli
artig ian i e i piccoli borghesi vittim e an ch ’essi dell’odiosa
ed im popolare tassa.
Alla m oderna stru ttu raz io n e del nuovo S tato uni­
tario aveva co rrisp o sto u n enorm e increm ento num erico
della classe operaia.
Q uesto processo era avvenuto m ed ian te la p role­
tarizzazione di vasti stra ti provenienti dall’em igrazione
agricola, d eterm in ata dalla crisi in cui versavano i pic­
coli p ro p rie ta ri e i salariati agricoli dopo l’introduzione
di quel nuovo balzello; questi nuovi operai erano quindi
sprovvisti di u n a salda e lunga tradizione industriale, sia
a livello dei ra p p o rti p ro d u ttiv i che dell’esperienza poli­
tica e sindacale.
E q u esti asp e tti si riscontravano anche in quel-
l’esiguo n um ero di o p erai che lavoravano nelle in d u strie
tessili poiché eran o legati, com e abbiam o già detto, p e r
m o lti fili col m ondo contadino da cui provenivano.
La giovane classe operaia italiana d ette prova, nel
periodo post-unitario, di u n ’enorm e disponibilità alla lo tta
m a la su a recente form azione fece sì che a q u esta com ­
b a ttiv ità non corrispondesse u n a p a ri capacità di rifiuto
di quelle form e di lo tta spontanee anche se unanim i, di­
sp erate anche se giuste, rifiuto che solo poteva derivarle
d a u n a lunga dim estichezza con la lo tta politica.
Engels forse rendendosi conto della p artic o la re si­
tuazione italiana, certam en te bisognoso di avere dalla sua
le sezioni italiane dell’Internazionale—di cui e ra segretario
corrisp o n d en te—nello scontro sicuro che si p ro sp ettav a
nell’im m inente congresso dell’Internazionale a l’Aja con
i b ak u n in isti, nella sua le tte ra a Cafiero del 7 dicem bre
accluse u n a copia dell’articolo pubblicato neW’Em ancipa-
cion di B arcellona dicendo che l ’in terp retazio n e d a ta da­
gli spagnoli e ra in « p erfetta arm onia» con le opinioni del
Consiglio Generale.
Cafiero fu «più che m ai contento di trovare in (...)
quella le tte ra u n soccorso inaspettato» e s’affrettò a scri­
vere u n artico lo di com m ento alla Risoluzione ix.
In esso Cafiero sottolineò la rispondenza con la
78 Engels e Cafìero

posizione p re sa dagli italiani al Congresso di R om a m et­


tendo in evidenza com e «gli ag itato ri internazionalisti
italian i p redicando fra i loro com pagni l’astensione poli­
tica com pleta, erano in p erfetto accordo con la riso lu ­
zione ix della C onferenza di Londra, perché essi dicevano
che il p ro letariato , inteso nella lo tta p er la sua com pleta
em ancipazione econom ica, non poteva avere niente di co­
m une con la politica dei borghesi, contro i quali essi
erano p e r l ’ap p u n to schierati.
F ra lo S tato Politico sostenuto dai borghesi, e
l’organizzazione economica, voluta dai p ro leta ri, n o n vi
poteva essere alcun punto di contatto. Egli era bene in­
teso p erò che i p ro letari, organizzandosi contro i loro
etern i sfru tta to ri, dovessero avere u n a politica tu tta p ro ­
pria, la quale tan to sarebbe sta ta diversa e c o n tra ria a
quella dei borghesi, tan to diversa e co n tra ria è l’organiz­
zazione econom ica allo stato p o litico » 23.
La posizione del Consiglio Generale, dunque, «lun­
gi dallo spingere il p ro letariato , in controsenso dello
sta tu to generale, a fa r causa com une coi p oliticanti b o r­
ghesi, m ira essenzialm ente a strin g ere i m em bri dell’In ­
ternazionale sovra u n a linea di co n d o tta tu tta pro p ria,
e p er conseguenza diversa e co n tra ria ad ogni a ltra poli­
tica e siste n te » 24.
Cafìero quindi poneva l ’accento sulla lo tta politica
ed econom ica organizzata, di m assa della classe operaia;
la sua condizione di lo tta politica vedeva nelle m asse
operaie le pro tag o n iste principali della loro em ancipa­
zione e q u esta sua concezione discendeva d irettam en te
dalla lo tta co n tro il collaborazionism o di classe m azzi­
niano che egli stesso aveva sostenuto nel Congresso di
Rom a.
Una in terp retazio n e di questo genere aveva la sua
n atu ra le rispondenza nella situazione italiana in qu an to
«m irava specialm ente a m e tte re i p ro leta ri in guardia
co n tro gli idealisti borghesi repubblicani, che, in Italia,
hanno l ’im pudenza di d im andare il sangue del p ro leta­
ria to p e r la soddisfazione della loro vanità d o ttrin a ria » 25.

23 Carlo Cafìero, «L’Internazionale», Il Gazzettino Rosa,


Milano 20 dicembre 1871, anno v, n.253, pp. 2/3.
24 Ibid., pp. 2/3 .
25 Ibid., pp. 2/3.
79 Cafìero, Engels e la lotta di te n d e n z e n e l l ’A iL

La m ancanza di u n a politica autonom a della classe


operaia nelle società di resistenza o unioni di m estieri
aveva perm esso in In g h ilterra «ai loro m em bri di essere
individualm ente, tories, whigs, o radicali» inducendo p e r
questo m otivo «l’affam ato p ro letario (...) a votare pel suo
candidato borghese, pron u n ciare calorosi discorsi in suo
favore, e fa rsi p ersino rom pere il capo dai suoi avversari,
operai com e lui, p e r in tro d u rre in p arlam en to u n ribaldo
p ro p rietario di terre, che nella preced en te cam pagna elet­
torale si era affrettato a pronunciare, nei diversi m eetings,
discorsi ripieni di frasi di vuota c a rità evangelica e cri­
stiana fratellan za alFindirizzo degli o p e ra i» 26.
«Ma se la p artico lare situazione inglese aveva con­
dotto il Consiglio Generale alla deliberazione di u n a riso­
luzione ten d en te a staccare le m asse operaie dagli in te­
ressi borghesi p o rta ti avanti dai p a rtiti tradizionali dan­
do in questo m odo sui nervi, già troppo irritati, della
im paurita borghesia, ciò non significava che dovesse
p ren d ere p a rte nelle lo tte elettorali (...) giacché in u ltim a
analisi solo si tr a tta di consigli che gli operai di ogni
paese p o tran n o accettare o respingere in ragione delle
circostanze e condizioni speciali della politica nel loro
rispettivo p a ese» 21.
Un rilievo di questo tipo conteneva im plicazioni
che andavano o ltre la sco p erta di quella convergenza fra
le posizioni espresse dal Consiglio G enerale nella Riso­
luzione ix e quelle degli internazionalisti italiani a Ro­
m a, im plicazioni che assum eranno u n a p a rte rilevante
nel successivo d ib attito internazionale.
L’atteggiam ento di Cafìero nei confronti della Ri­
soluzione ix della Conferenza di L ondra fu quello di ne­
garle u n valore universale e in ten d erla com e p u ro e sem ­
plice consiglio «che gli operai di ogni paese p o tran n o
ac cettare o respingere in ragione delle circostanze e con­
dizioni speciali della politica nel loro rispettivo paese».
M uovendo d a questo presu p p o sto , Cafìero rivendi­
cava l’au tonom ia d'azione degli in ternazionalisti italiani
p e r quelle «condizioni speciali della politica» del n ostro
paese che abbiam o già esam inate.
Si trattav a , in effetti, di d ati di fa tto incontroverti-
Ibid., pp. 2/3.
Ibid., pp. 2/3.
80 Engels e Cafiero

bili; essi conferirono al prim o socialism o italiano quelle


caratteristich e che gli furono proprie, consentendogli inol­
tre u n a notevole dose di autonom ia nel corso del succes­
sivo d ib attito internazionale.
P rim a dell’esperienza rivoluzionaria della Com une
parigina, p e r u n a serie di ragioni dipendenti so p ra ttu tto
dal fa tto che esistevano posizioni assai diverse tr a gli
stessi fo n d ato ri dell’associazione, il m arxism o no n era an ­
cora la concezione dom inante del m ovim ento operaio e
socialista.
Ma con la ca d u ta della Com une e con lo sposta­
m ento del «centro di gravità» del m ovim ento operaio in­
ternazionale dalla F rancia alla G erm ania l’equilibrio in­
tern o dell'In tem azio n ale fu a lterato a vantaggio di M arx
e del suo gruppo.
Le uniche federazioni nazionali che potessero van­
ta re delle sezioni in ternazionaliste non m ediate dall'in-
fluenza di M arx eran o quelle italiana, spagnola, belga e
della Svizzera rom anda; la federazione italiana, insiem e a
quella spagnola, fu quella che restò nelle file dell’In te r­
nazionale con u n atteggiam ento critico m olto coerente.
In fa tti la decisa p re sa di posizione degli svizzeri
del G iura, espressa nella fam osa circolare di Sonvilliers,
nei co n fro n ti del Consiglio G enerale accusato di a u to ­
ritarism o e di voler in tro d u rre n ell’Internazionale la sua
speciale d o ttrin a co n sisten te nella conquista del p o tere
politico da p a rte della classe operaia, costituì u n nuovo
elem ento che venne ad arricch ire la tem atica di quello
sco n tro ideologico che si andava sviluppando in seno
a ll’Internazionale.
In Italia Cafiero ne dedusse nuovi elem enti di cri­
tica nei confronti della Risoluzione ix, in fatti p u r avendo
egli «allontanato ogni pericolo di dissenso» a ttra v erso quel
suo articolo di com m ento, personalm ente egli era «dolen­
te di non p o te r (...) esp rim ere (ad Engels) il (suo) com ­
piacim ento al riguardo»; in fa tti secondo lui quella riso ­
luzione (e ra e sarebbe sta ta ) sem pre (un) p u n to vulne­
rabile, p erch é tu tti i (...) com m enti non (sarebbero giunti)
m ai a correggere com pletam ente lo spirito originalm ente
in fo rm ato re di e s s a » 28.

«Cafiero ad Engels», Napoli 29 novembre 1871, in A.


Romano, Storia.., cit., voi. in , pp. 145/146.
81 Cafiero, Engels e la lotta di tendenze nell’AiL

La stessa preoccupazione era avvertita dalla base


la quale pensava che «gli o perai inglesi e tedeschi (...)
non volessero la rivoluzione sociale p ro n ta e com pleta,
m a solam ente un m u tam en to della loro condizione dalle
lunghe e progressive riform e, o tten u te con il m ezzo di
sciopero, m eetings ed altri sim ili m ezzi»29.
Com inciò a delinearsi anche nel Cafiero e negli
in tern azio n alisti italiani quella contrapposizione fra rivo­
luzione ed evoluzione che fu il tem a cen trale del d ib attito
congressuale dell’Aja che p o rtò all’espulsione di B akunin
e G uillaum e dall’Intem azionale; allora l’irrigidim ento dei
m arxisti, p ro tesi com ’erano nella lo tta p e r elim inare Ba­
kun in e il suo gruppo dall’Internazionale, p o rtò alla cri­
stallizzazione delle posizioni, e non si capì «che l ’u n a so­
luzione non escludeva l’a ltra e che a ciascun paese è più
a d a tta l ’u n a soluzione a secondo del suo grado di svi­
luppo, del ra p p o rto di forze, dei co n tra sti interni, delle
tradizioni, del grado di coscienza»30.
Solo dopo la fine del Congresso delI'Aja, il trasfe­
rim en to dell’In tem azio nale in A m erica e il distacco dei
b ak u n in isti, M arx in u n discorso ten u to ad A m sterdam
afferm ò: «Noi non abbiam o affatto preteso che p er a r r i­
vare a questo scopo (cioè alla realizzazione del socialism o)
i mezzi fossero d ap p e rtu tto identici. Sappiam o quale im ­
p o rtan za abbiano le istituzioni, i costum i e le tradizioni
dei vari paesi, e non vogliam o negare che esistono dei
paesi (...) in cui i lav o ratori possono raggiungere il loro
scopo con mezzi pacifici. Se ciò è vero, dobbiam o però
riconoscere che, nella m aggior p a rte dei paesi del conti­
nente, è la forza che deve essere la leva delle n o stre rivo­
luzioni; è alla forza che bisognerà fa re appello p e r in­
sta u ra re il regno del lav o ro » 31.
Ma fino a quel m om ento M arx ed Engels, nei loro
sforzi tesi ad elim inare l’opposizione e a rafforzare Lail ,
m o straro n o di so tto v alutare l’influenza degli avversari e
di conoscere m ale il terren o sociale e politico dell’Italia
e della Spagna ove fu ingaggiata la lotta. Dalle lette re di

29 Ibid., p. 152.
30 Predrag Vranicki, Storia del Marxismo, Editori Riu­
niti, Roma 1971, p. 208.
31 Engels F., «L’Internazionale e gli Anarchici», in P. Vra­
nicki, Storia..., cit., p. 208.
82 Engels e Cafìero

Engels a Cafìero tra sp a re u n o ttim ism o che lascia sup­


p o rre com e egli n on avesse previsto né le conseguenze
della predisposizione all’anarchism o degli operai, né il
contraccolpo degli avvenim enti politici.
In questo stesso periodo, m en tre a livello in te r­
nazionale si avevano prese di posizione n e tte prò e con­
tro i d elib erati della C onferenza di Londra, Cafìero che
e ra stato da «l’assiem e dei fa tti (...) ad dolorato profonda­
m ente» giudicava co n tro p ro d u cen te «lavare i (...) panni
(d ell’AiL) in pubblico» p e r così « procurare u n q u arto
d ’o ra piacevole agli a tte rriti tira n n i del p ro le ta ria to ed
ai sconfìtti m azziniani» e questo «dopo sei m esi di assidue
ed incessanti fatiche, al m om ento di accerta re il fru tto
di tin lungo e paziente lavoro».
In qu este b revi considerazioni c ’era tu tta la delu­
sione di chi aveva speso ogni m inuto della su a g iornata
p er l’organizzazione e la diffusione dell’Internazionale in
Italia, di chi aveva affrontato il carcere, di chi era p ro n to
a m e ttere non solo la sua p erso n a m a anche i suoi averi
al servizio della causa del p ro letariato . Ma q u esta delu­
sione non p o rtò certam en te ad abbandoni passivi, a riti­
ra te im provvise, p e r Cafìero invece fu m otivo di m aggiore
im pegno, e servì anche a lib erarlo dalla tu tela ideologica
di Engels p e r im m etterlo, orm ai m a tu ro ideologicam ente
e con posizioni personali, in quel d ib attito che si andava
sviluppando in seno all’Internazionale a cui lo stesso Ca­
fìero d a rà u n a soluzione p rim a ancora dello stesso Con­
gresso dell’Aja.
Adesso, però, raccom andava ancora ad Engels di
«fare dei ten tativ i di accordo» ed egli stesso iniziava u n a
azione ten dente a sm ussare i m otivi di co n tra sto esisten ti
fra i m aggiori esponenti; spiegava ad Engels com e Baku-
n in avesse sem pre espresso «parole di p ro fo n d a stim a e
risp e tto p e r Marx» p u r avendo egli «un c a ra tte re im ­
possibile, che lo p o rta talvolta a ro m p ersi con gli am ici
suoi p iù cari.
In conclusione (...) se B akunin talvolta (...) arrec a
danno con qualche atto m al consigliato dalla sua ruvida,
e (...) qu asi selvaticam ente dissolvente n atu ra , questo co­
m e sem plice colpa gli si può ad d eb itare, non essendovi
nel suo agire alcun “anim us sceleris” (...), m a la p e rfe tta
convinzione invece di giovare alla causa co m u n e» 32.
Engels invece, tra sc u ra n d o le raccom andazioni di
83 Cafiero, Engels e la lotta di tendenze nell’AiL

Cafiero, pren d en d o sp unto da u n a sua polem ica contro


Mazzini, sconfessava p ubblicam ente B a k u n in 3233.
Cafiero considerò «quella dichiarazione u n atto
em inentem ente im politico» attra v erso il quale il Consiglio
Generale com m etteva «due e rro ri in uno»; il p rim o nei
con fro n ti di Mazzini dal m om ento che secondo Cafiero
non era «più il caso di avere polem iche d ire tte con Maz­
zini» al quale l’In ternazionale aveva già «risposto con
docum enti e non con ciarle da avvocati» e al quale gli
in tern azio n alisti italiani avevano fa tto in ten d ere «sino nel
suo Congresso di Roma» che essi non avrebbero «mai fa t­
to alcun caso della sua, com e di qualsiasi a ltra autorità».
Il secondo erro re era stato com m esso nei confronti
di B akunin verso il quale c ’era sta ta quella dichiarazione
giudicata da Cafiero un «grave errore» dal m om ento che
si e ra p reso «argom ento d a u n a n o ta inosservata al piede
di un articolo de La R om a del Popolo p e r tira re il prim o
colpo di u n a battaglia» di cui non si potevano prevedere
gli esiti. «Con quel docum ento—continuava Cafiero—m i
avete p ro p rio ro tto le uova in m ano, com e suol d irsi in
Italia. Con l ’aiu to degli u ltim i sch iarim en ti sulla R isolu­
zione ix io m i trovavo ab b a sta n za forte, e m i facevo già
a scrivervi com e io ero co n ten tissim o di essere stato
m esso da voi in condizioni di p o ter scongiurare u n a
terrib ile crisi in Italia.
(...) E d ecco che m i a rriv a II G azzettino Rosa col
fatale docum ento bello e stam p ato (...); fino all’arriv o de­
gli sch iarim en ti sulla R isoluzione ix io ero riuscito a
ten ere a b ad a tu tti i d issidenti confortando l’uno a voler
asp e tta re u n a m aggior luce sulla cosa, forzando l ’a ltro p er
affetto p ersonale a non p u b b licare u n violento articolo
sulla conferenza, le sue risoluzioni ecc.
R espingendo da u n a p a rte i p iù stra n i attacch i
co n tro il Consiglio G enerale la C onferenza ecc. (...) e di­
m o stran d o d all’a ltra agli o p erai com e essi avrebbero fa t­
to m olto bene a no n a rre s ta rsi in to rn o a queste pazze
discordie proseguendo sem p re innanzi nella loro organiz-

32 «Cafiero ad Engels», Napoli 29 novembre 1871, in A.


Romano, Storia..., cit., voi. in , pp. 146/147.
33 F. Engels, «Alla Redazione de La Roma del Popolo»,
Londra 5 dicembre 1871, in La Roma del Popolo, Roma 21 di­
cembre 1871.
84 Engels e Cafìero

zazione che ta n ta p a u ra facea alla borghesia m en tre le


discordie p iacere g ra n d issim o » 34.
L’esigenza quindi di u n a u n ità di base nel m ovi­
m en to operaio com e m om ento necessario p e r co n d u rre
av an ti vitto rio sam en te le lo tte contro lo sfru ttam e n to e
p e r u n nuovo sistem a sociale, era avvertita da Cafìero il
quale individuava invece, nelle divisioni interne, la causa
dell’inefficacia di tali lotte.
Solam ente qu indi la lo tta e l’organizzazione di­
scip lin ata p o rta il m ovim ento operaio, secondo Cafìero,
a d assu m ere sp o n tan eam ente u n a coscienza sem pre più
an tagonistica al regim e di sfru ttam e n to capitalistico. P er
questo la su a azione, d u ra n te il congresso di R om a tese
a rivendicare l’au tonom ia della clase operaia, autonom ia
che significava rice rca di m aggiore coerenza nella lo tta
co n tro i pad ro n i e che si m etteva quindi in an titesi
con la tendenza in terc la ssista che dom inava allora le so­
cietà operaie, e che era sta ta sostenuta, attra v e rso i m az­
ziniani, dalla borghesia che cercava di lim itare le lo tte
della classe lav oratrice en tro i lim iti di concessioni p a­
tern alistich e che i p ad ro n i elargivano dall'alto nella m i­
su ra in cui non veniva danneggiato il continuo aum ento
dei loro profitti.
Ma la sconfessione di B akunin da p a rte di Engels
aveva riscald ato an cora gli anim i m en tre «rum ori sordi
(...) indizi di pro ssim a bu rrasca» giungevano d a G inevra
e si sentiva « m orm orare di risposte, di attacchi».
Di fro n te a q u esta nuova situazione che poteva
d iv en tare esplosiva da u n m om ento all’altro, Cafìero fa­
ceva il p u n to sui possibili schiarim enti che si sarebbero
d eterm in ati in caso di scontro diretto, così p u r conside­
ran d o «Palladino (...) uno dei n o stri più sicuri am ici» ag­
giungeva che q u esti «seguirebbe B akunin anche contro di
noi e chiunque altro» m e n tre d a p a rte sua si considerava
«un razionalista m aterialista, m a il (suo) m aterialism o,
socialism o, rivoluzionalism o, anarchism o, e tu tto ciò che
lo sviluppo continuo del pensiero (...) p o trà d are in avve­
n ire e che sarà d a (lui) razionalm ente accettato , non
possono essere (p er lui) che delle m odalità em inentem en­
te soggettive allo sviluppo razionale. (Si sente e sa rà sem-

34 «Cafìero ad Engels», Napoli 29 novembre 1871, in A.


Romano, Storia..., cit., voi. in , p. 147.
85 Cafiero, Engels e la lotta di tendenze nell’AiL

p r e ) u n razio n alista, ecco tu tto .


E d è la ragione che (lo) m enò tr a le file del p ro ­
le ta r ia to , com e non cesserà m ai di g u id a rlo ) attra v erso
l ’in fin ita serie delle sue estrinsecazioni, com presa quella
d i p e tro lie r e col quale titolo accade spesso (agli in tern a­
z io n a lis ti) di v en ir designati dai (...) b o rg h esi» 35.
D opo tali prem esse rico rd a ad Engels quello che
gli av ev a già detto all’inizio della loro corrispondenza e
cioè c h e n on lo tro v erà «m ai pregiudicato p er individuo,
p a r tito o scuola alcuna» m en tre le sue parole saranno
«la p iù e s a tta e fran ca esposizione delle cose e del (suo)
c o n c e tto ra zio n ale» 36.
D a qu esto m om ento Cafiero, p u r continuando la
su a lo tta ai m azziniani e ai dem ocratici progressisti che
te n ta v a n o di dare u n ’im p ro n ta m oderna al n ascente so­
cialism o italiano, divenne u n a tte n to o sservatore della
situ azio n e che si andava sviluppando in seno all’In te rn a ­
zio n ale avendo com e obbiettivo fondam entale quello di
d e d u rre d all’osservazione della re a ltà sociale in cui si tro ­
vava a d esp letare il suo lavoro politico e dall’a tte n ta ana­
lisi d elle posizioni ideologiche che si andavano ca ratteriz­
zan d o in seno all’In ternazionale, alcune leggi generali che
p e rm e tte sse ro l’acquisizione di canoni strategici utilizza­
b ili p e r l’afferm azione deH’Intem azionalism o in Italia.
In q uesto stesso periodo com inciò l’azione di p e­
n etra zio n e del bakuninism o in Rom agna; il ru sso sfru ttò
ab ilm en te l’antim azzinianesim o dei rom agnoli e parago­
n an d o la d o ttrin a di M azzini a quella di Marx, p o rtò un
deciso attacco contro l’ideologo tedesco e l’au to ritarism o
del Consiglio Generale in nom e del principio di au to n o ­
m ia vigente n ell'In tem azio n ale la quale inoltre non am ­
m ettev a «né dogm a ortodosso, né teoria ufficiale, né go­
verno centrale, (essendo) tu tta fo n d ata sull'autonom ia,
sullo sviluppo spontaneo, sulla lib ertà delle opinioni, e
sulla federazione lib era delle associazioni o p e ra ie » 37.
C ontem poraneam ente venivano le prim e adesioni
alla linea dei dissidenti giurassiani; da Milano «un gruppo
di internazionalisti» in d ata 27 dicem bre, in u n a loro

33 Ibid., p. 150.
36 Ibid., p. 150.
37 «Bakunin a C. Ceretti», Ginevra 15 dicembre 1871, in
A. Romano, Storia.., cit., voi. il, p. 223.
86 Engels e Cafiero

dichiarazione, p u b b licata insiem e alla «C ircolare di Son-


villier» su II G azzettino Rosa, afferm avano «che il p rin ­
cipio dell’autonom ia delle sezioni e delle federazioni re ­
gionali e nazionali costituisce la vera forza dell’Interna-
zionale; (e) che lo sviluppo della grande associazione spe­
cialm ente nei paesi latini è dovuto a questo principio
vivificatore»38 e aderivano in o ltre alla p ro p o sta giuras-
siana di convocare un Congresso Generale.
Negli stessi giorni L ’eguaglianza di G irgenti, ade­
ren d o alla su ccitata iniziativa giurassiana, afferm ava che
«l’Internazionale, b asa ta su ll’autonom ia più assoluta, è
nem ica irreconciliabile della gerarchia, del dogm a, del­
l ’au to rità» .
All'inizio del 1872 in tu tta la penisola si ebbe u n a
proliferazione di sezioni dell’Internazionale, la m aggior
p a rte delle quali si schieravano a favore della federazione
rom anda; anche a N apoli si costituì la Federazione Ope­
ra ia N apoletana, con u n p ro p rio organo— La Cam pana—
che, certam en te p e r ispirazione del Cafiero, si m antenne
pro g ram m aticam en te in posizione n eu trale nel dissidio
M arx-Bakunin; in fatti a p roposito dell’iniziativa svizzera di
convocare un Congresso G enerale, q u esta era vista d all’o r­
gano intern azio n alista napoletano «con interesse, m a sen­
za preoccupazioni», e sperava esso stesso di p o te r m ettere
«una p aro la calm a e fratern a» nel conflitto.
Q ualche settim an a dopo in un altro articolo veniva
rite n u ta «nociva qualcuna delle deliberazioni p re se (a
L ondra) e pericoloso il sistem a inaugurato dal Consiglio
Generale».
C ontem poraneam ente le tesi cafierane ten d en ti a
spezzare quel fro n te dem ocratico, (abbastanza vasto da
co m prendere i due estrem i ossia i m azziniani assoluta-
m ente o rto d o ssi e gli internazionalisti, pro g etto che e ra
p o rta to avanti dalle società dem ocratiche), p e r co stitu ire
u n a federazione delle sezioni socialiste italiane, p e n e tra ­
vano anche nell’Italia centro-settentrionale.
Abbiam o già visto com e attra v erso la polem ica
con II Libero Pensiero Cafiero fosse riuscito a m an d are
a m o n te il p ro g etto di u n congresso delle società dem o­
cratich e e q u esta azione era servita anche a p o rta re su
posizioni più rivoluzionarie i rom agnoli. Dal 17 al 19
38
Citata da A. Romano, Storia..., cit., voi. n , p. 233.
87 La polemica «autor itaria-antiautoritaria

m arzo 1872 fu ten u to il congresso di tu tte le sezioni della


R om agna a cui p arteciparono anche delegati di M antova,
M irandola, Genova e Napoli; prevalsero le tesi astensio-
niste dal m om ento che si riten e v a che «qualunque go­
verno a u to rita rio è o pera di privilegiati a danno delle
classi diseredate» p e r cui, o ltre ad opporsi allo S tato, i
socialisti av rebbero dovuto co n l’astensione dalla p oliti­
ca, p riv arlo dei mezzi p er sostenersi.
F ino a questo m om ento Cafìero non aveva p reso
posizione nel conflitto che si an dava sviluppando in seno
all’In tern azio n ale ed aveva cercato in tu tti i m odi di
evitare scissioni sia in cam po nazionale che internazio­
nale, re sta n d o fedele al Consiglio G enerale d a lui alacre­
m ente difeso dagli attacchi de II Libero Pensiero m a nel
contem po non rin u nciando ai p rin cip i di au to n o m ia se­
zionale, al suo sp irito a n tia u to rita rio che d a M arx e dal
Consiglio Generale lo allontanavano p e r avvicinarlo a
B akunin.
M a gli sch ieram enti che si andavano delineando
sia in cam po nazionale che in quello in tem azio n ale gli
fecero nascere l’esigenza di u n a scelta p re cisa p e r cui
«incalzato d all’appro ssim arsi del Consiglio G enerale, irto
di p ungenti quistioni, dalla lo tta, che (...) in d u b b iam en te
(scisse) (...) l’In tem azio n ale in due cam pi, (si decise) a
stu d iare atten tam en te la quistione, onde p o ter(si) fo r­
m are u n giudizio esatto al rig u a rd o » 39.

4. La polem ica «autorit aria-antiautoritaria» nel rapporto


tra E ngels e Cafiero
La diffusione delle idee so cialiste in E u ro p a su­
b ito dopo l’esperienza rivoluzionaria del p ro le ta ria to p a ­
rigino del m arzo 1871 aveva posto, aH 'interno del m ovi­
m ento stesso, l ’esigenza di d are alla classe lavoratrice
u n a organizzazione politica che, com e a b b iam o già visto,
fu concretizzata attra v erso la fam o sa R isoluzione ix del­
la C onferenza di L ondra del se tte m b re dello stesso anno.
S areb b e tro p p o com plesso v ed ere com e le idee so­
cialiste dell’Internazionale fu ro n o a c q u isite nei singoli
38 «Cafiero ad Engels», Milano 12 giugno 1872, in A. Ro­
mano, Storia..., cit., voi. n i, p. 155.
88 Engels e Cafiero

paesi europei alla luce della polem ica « au to ri taria-anti


au to ritaria» che seguì alla C onferenza di Londra.
Volendo fare u n a distinzione som m aria, si po­
treb b e dire che q u este furono acquisite in due versioni
essenziali.
La p rim a è quella che si ebbe nei paesi in cui il
processo di industrializzazione era in fase avanzata, le isti­
tuzioni dem ocratiche in a p e rta evoluzione, il d iritto di voto
allargato alla m aggioranza dei cittadini, la lib ertà di stam ­
p a e il d iritto di associazione u n fa tto o rm ai conquistato,
cose che avevano notevolm ente dim inuito la tensione po­
litica in tern a e p erm ettevano ai lavoratori di p o rta re avanti
le loro lo tte rivendicative con m ezzi pacifici; la seconda
fu invece quella tipica dei paesi più o m eno «sottosvilup­
pati», com e l ’Italia e la Spagna, in cui i problem i insoluti
delle classi m eno ab b ien ti e le p artico lari condizioni in­
tern e riducevano al m inim o la possibilità d ’azione e con­
tribuivano nel contem po a m an ten ere all’interno u n a e stre­
m a tensione sociale che lim itava al solo fa tto rivoluziona­
rio i mezzi p e r p o rta re avanti le lo tte rivendicative da
p a rte dei lavoratori.
Ci lim itiam o quindi a p ren d ere in esam e il proble­
m a specificam ente dell’Ita lia senza discostarci dal p en ­
siero politico di Carlo Cafiero che fu il principale diffusore
di tali idee nella n o stra penisola.
Abbiam o visto com e Cafiero, essendo stato m enato
dalla «ragione (...) tra le fila del proletariato», avesse ac­
colto con entu siasm o la p ro p o sta di Engels di organizzare
in Italia delle sezioni dell’Internazionale, p e r conto del
Consiglio Generale di Londra, e p u r m antenendo fede al­
l’im pegno preso, non avesse disdegnato un esam e in tere s­
sato e a tte n to delle condizioni socio-econom iche in cui si
trovava ad esplicare la sua opera organizzativa, ravvisando
sin d all’inizio della sua corrispondenza con Engels, nei
consigli che il tedesco gli dava, quei p u n ti di divergenza
che avrebbero tro v ato sistem azione nella sua fu tu ra ela­
borazione politica. Il d ib attito accesosi nelle file internazio-
naliste dopo la Conferenza di L ondra e l’ap p ro ssim arsi del
Congresso dell’Aja in dussero Cafiero ad u n a più a tte n ta
valutazione dei problem i che la C onferenza londinese aveva
posto in seno al m ovim ento internazionalista. P er questo
m otivo decise di avere uno scam bio di vedute con B akunin
e p e r qu esto si p o rtò a L ocam o il 20 m aggio insiem e a
89 La polemica «autoritaria-antiautoritaria»

Fanelli.
La sera del giorno successivo si poteva leggere sul
diario di B akunin: « tu tta la g iornata con Fanelli e Ca­
fiero; alleanza p erfettam en te co m p iu ta » 40.
L ’im m ediatezza con cui fu raggiunto l’accordo fr a
i due intern azio n alisti ci conferm a com e Cafiero fosse o r­
m ai giunto d a solo, nei m esi precedenti, a m a tu ra re quelle
posizioni. Il co ntenuto della le tte ra che egli invia a d Engels
da M ilano il 19 giugno, p e r an nunciare la defezione delle
sezioni italian e dal Consiglio G enerale, ra p p resen ta v a il
pu n to di ap p rodo cui era giunta la sua riflessione politica
d u ra n te quei m esi di lavoro politico in Italia p e r conto
del Consiglio G enerale, riflessione che si avvicinava m olto
alla teo ria b a k u n in ia n a 41: abolizione im m ediata dello S ta­
to attra v erso la Rivoluzione Sociale, collettivizzazione im ­
m ed iata dei mezzi di produzione, di contro alla teo ria di
M arx che proponeva u n a conquista, da p a rte del p ro leta­
riato, del p o tere statale e il graduale processo di estinzione
dello stesso e di collettivizzazione dei m ezzi di produzione.
A q u esta definitiva elaborazione politica del Cafiero
avevano notevolm ente concorso la sua iniziale form azione
ideologica razionalista e l ’analisi obbiettiva della situazione
socio-econom ica italian a che egli aveva avuto m odo di os­
servare di p ersona in quei m esi di solerte im pegno poli­
tico, situazione italia n a alla quale le soluzioni politiche
p rop o ste da M arx nel suo «M anifesto», che Cafiero aveva
avuto m odo di leggere p resso B akunin, non sem bravano
congeniali.
In fa tti, p u r «ritenendo il C apitale la sorgente di
ogni privilegio, oppressione, im p o stu ra ecc..., e convenendo
sulla necessità di rid o n are il capitale alla collettività, la
questione sorge ap p u n to sul m odo com e o p erare questo
trasm u tam en to ».
«Il C apitale (secondo Cafiero) è là, circondato dallo
S tato, dalla Chiesa, e da tu tta la m agna caterva di istitu-

40 Citato da R. Hostetter, Le origini..., cit., p. 417.


41 «Cafiero ad Engels», Milano 12 giugno 1872, in A. Ro­
mano, Storia..., cit., voi. n i, p. 155, così si legge: «Dopo pochi
minuti di conversazione ci accorgevamo entram bi di essere in
una completa medesimezza di principi. Eppure erano quegli
stessi principi che io andavo propagandando da un anno in
Italia, nulla sapendo quanto essi fossero diversi dai vostri».
90 Engels e Cafìero

zioni m inori, che d a queste principali procedono, desti­


n ate ad assicu rare l’esclusivo godim ento ai privilegiati»42.
S tabilito quindi che lo S tato, com e p e r Marx, è
u n a istituzione del dom inio di classe, «un organo di op­
pressione di u n a classe da p a rte di u n ’altra» (Lenin) e
che la classe lavo ratrice p e r raggiungere la sua em anci­
pazione, p e r lib erarsi dall'oppressione della classe egem one
deve elim inare la causa di q u esta oppressione, deve «con­
quistare, o meglio, rivendicare il capitale alla collettività»,
le differenziazioni all’in tern o dell’Internazionale sorgono
sul m odo com e o p erare q u esta conquista del Capitale.
«Gli au to ri del p ro g ram m a com unista tedesco ci
dicono, su questo p u n to, che essi p erv erran n o alla m eta
m ediante la con q u ista del p otere politico da p a rte del
p ro letariato ; cioè m ediante la costituzione di u n nuovo
S tato, che (...) dovrà essere abbastanza forte, che comin-
cerà an zitu tto d all’im p arare a leggere agli analfabeti, com ­
b a tte re il brigantaggio e la cam o rra ed educare il popolo,
che o tte rrà poi g rad atam en te attra v erso gli anni l’uso di
quel capitale tan to sospirato; m en tre lo S tato, com piuta
così la grande o p era em ancipatrice, v erreb b e m an m ano
facendosi in u n nuovo S tato sui generis; S tato econom ico,
con tu tta la sua centralizzazione u n ita ria e le sue arm ate
ind u striali, m assim e agricole.
(...) Gli altri avvisano di a b b a tte re tu tti insiem e
ogni ostacolo e di im possessarsi collettivam ente, di fatto
di quel capitale, che si vuole assicurare p er sem pre p ro ­
p rie tà co llettiv a» 43.
Cafìero si sch iera con i secondi p e r il fa tto che la
sua form azione ideologica razionalista lo p o rta a respin­
gere qualsiasi fo rm a di au to ritarism o , di sopraffazione
borghese e di dogm atism o ra p p re se n ta to dallo S tato e
dalla Chiesa avendo egli «in o rro re lo S tato al p ari della
Chiesa, com e istituzione tro v ata nel privilegio, c reata da
chi voleva assicu rarsi l’esclusivo docum ento del C apitale»44.
Q uesto an tistatalism o di derivazione razionalistica lo p o r­
tava a no n co m prendere il significato del nuovo S tato
preconizzato da M arx nel suo «M anifesto», il quale, come
M arx stesso spiegherà, significava soltanto questo: «Visto

42 Ibid., pp. 153.


43 Ibid., pp. 153/154.
44 Ibid., p. 155.
91 La polemica «autoritaria-antiautoritaria»

che il p ro letariato , nel periodo della lo tta p e r l’a b b a tti­


m ento della vecchia Società, agisce ancora sulle basi della
vecchia società, e perciò d à al vecchio m ovim ento delle
form e politiche, che più o m eno le corrispondono in questo
periodo di lotte, esso n o n h a ancora raggiunto la sua orga­
nizzazione definitiva, e applica p e r la sua liberazione dei
mezzi che dopo la liberazione diventano su p erflu i» 45.
Cafiero d u nque non riusciva a com prendere la que­
stione relativa allo S tato di Classe, oppressore in qu an to
tale, e no n so ltan to in qu an to S tato, p e r cui d etestando
egli «l'autorità» ne voleva «la distruzione nelle sue p iù
p o ten ti estrinsecazioni, la C hiesa e lo S tato, che vietano
al popolo la rivendicazione del C apitale»46.
Ma o ltre a qu este considerazioni di c a ra tte re ideo­
logico, altre considerazioni di c a ra tte re storico lo p o rta ­
vano ad op p o rsi alle idee espresse da M arx nel suo «Mani­
festo».
Q uesta «opera em ancipatrice» del nuovo S tato, que­
sta graduale collettivizzazione del C apitale, facevano assu ­
m ere alle idee di M arx u n asp e tto p atern alistico quasi si­
m ile a quello delle idee degli ag itato ri borghesi i quali
nel 1860 «prom ettevano ai n o stri contadini del m ezzodì,
la divisione delle te rre dem aniali», m a n o n m antenendo
le loro prom esse dopo l’U nità «...i (...) borghesi hanno reso
i co n tad ini assai p iù rivoluzionari di q u an to p o treb b e ro
rend erli tu tti (...) i discorsi», p e r cui concludeva, rife re n ­
dosi ad Engels, «provatevi o ra di venire loro a p ro m e t­
tere tu tto quello che volete e vedrete che m uso vi fa ­
ranno» 47.
A voler fa re u n a ra p id a sintesi dell’elaborazione
politica a cui era giunto Cafiero a questo punto, bisogna
dire che p u r confondendo egli, p e r la sua form azione ideo­
logica razionalista, lo «S tato proletario» so rto dalla lo tta
di classe co n tro il C apitalism o, con lo S tato borghese, vero
stru m en to in m ano alle classi borghesi egem oni p e r op­
p rim ere le classi lav o ratrici, aveva in tu ito che l ’abolizione

45 Karl Marx, «Appunti sul libro di Bakunin ‘Stato e


Anarchia’», in Marx-Engels, Marxismo ed anarchismo, Editori
Riuniti, Roma 1971, p. 123.
46 «Cafiero ad Engels», Milano 12 giugno 1872, in A. Ro­
mano, Storia..., cit., voi. n i, p. 155.
« Ibid., p. 155.
92 Engels e Cafiero

d ell’ap p arato statale creato dalla classe dom inante, ra p ­


presen tav a la condizione indispensabile p e r l ’em ancipazione
econom ica del p ro leta riato e che u n sim ile obbiettivo in
am b ien ti socio-economici a rre tra ti com e quello italiano
(specie m eridionale da cui traeva la sua analisi), degli
an n i ’70, poteva essere raggiunto solo attra v erso la rivo­
luzione.
In q uesto m odo egli anticipava Lenin, che in un
am biente sottosviluppato com e quello russo del prim o
novecento (m olto sim ile a quello italian o m eridionale) teo­
rizzava che «la liberazione della classe operaia oppressa
è im possibile senza u n a rivoluzione v io len ta» 4®, e, affer­
m ando che «i n o stri borghesi hanno reso i contadini (...)
rivoluzionari», la tesi dello stesso G ram sci p e r il quale
«i co n tad in i poveri m eridionali pensavano allo ‘sfascio’
m olto p rim a che il cervello di B akunin avesse escogitato
la teo ria della ‘p an d istru zio n e’» 4849, d im ostrando perciò co­
m e fosse sta ta la stessa situazione m eridionale a suggerire
a B akunin le sue tesi. Il suo lim ite può rilevarsi nell’aver
affidato la possib ilità di u n a rivoluzione sociale allo spon­
taneism o delle m asse contadine, cosa che non gli fa rà ri­
cercare un effettivo legam e con quelle «m asse» sulle quali
fidava p e r la rivoluzione in Italia e che p o rte rà inevita­
b ilm ente i ten tativ i insurrezionali degli in ternazionalisti
italiani ad u n sicuro insuccesso e lo stesso Cafiero ad un
rip en sam en to di q u esta sua p rim a elaborazione.

5. Il perché di una scelta

La critica delle idee m arxiste contenute nel «Mani­


festo», che Cafiero aveva p o tu to leggere p resso B akunin,
com portò u n a scelta p recisa in quella lo tta di tendenze
che si era an d a ta sviluppando in seno all’Internazionale
dopo la fam osa C onferenza di Londra.
Come abbiam o visto, le altern e vicende che ave­
vano accom pagnato la p rim a pro p ag an d a socialista del
Cafiero in Italia, l ’im pegno che egli aveva p ro fu so nella

48 Lenin, Stato e Rivoluzione, Feltrinelli, Milano 1970,


p. 54.
49 A. Gramsci, Scritti Politici, a cura di P. Spriano, Ro­
ma, p. 738.
93 Il perché di una scelta

lotta, co n tro i m azziniani p rim a e i dem ocratici p rogres­


sisti poi, avevano dato poco spazio ad u n a sua chiarifica­
zione ideologica, s o p ra ttu tto p e r quanto riguardava u n
ra p p o rto col Consiglio G enerale che non si esaurisse in
u n a fan atica adesione e che avrebbe dovuto necessaria­
m ente fa r affiorare i term in i precisi e le riserve m entali
im plicite a q u esta sua adesione.
Consapevole di q u esta situazione, all'ap p ro ssim arsi
di scadenze internazionali, quali il Congresso dell’Aja, Ca-
fìero fece le sue scelte precise:
«Illum inato dal ‘M anifesto del P artito C om unista
Tedesco’—scriveva ad Engels nella sua u ltim a le tte ra —
io ho p erfettam en te com preso tu tto il significato della Ri­
soluzione ix della C onferenza di Londra. (...) B akunin e i
dissidenti del G iura no n hanno m ai avuto in m en te di
so stitu ire le loro idee al p ro g ram m a largo d e ll'In te m a ­
zionale; essi h an n o sem pre rite n u to che il g ra n m erito
dell’In ternazionale s ta a p p u n to nella larghezza del suo p ro ­
gram m a, solo capace di raccogliere la gran m assa del p ro ­
letaria to nella m edesim ezza di uno scopo finale: la lotta
econom ica per la sua com pleta em ancipazione; deside­
ran d o bensì di lasciare alle sezioni e federazioni diverse
la cu ra di risolvere le diverse questioni dei m ezzi o della
ta ttic a da a d o ttarsi in ciascun paese.
La C onferenza di L ondra h a veram ente in tro d o tto
delle d o ttrin e speciali, im ponendo u n a ta ttic a U niform e a
tu tta l’Internazionale, che è quella svolta nel M anifesto co­
m u n ista tedesco.
(...) P resa cognizione del M anifesto com unista te­
desco e della n a tu ra della p ropaganda rivoluzionaria, che
oggi si va facendo in Italia, in Ispagna, in Francia, nel
Belgio, in u n a p a rte della Svizzera ed anche fra i popoli
slavi, si può convenire che il solo equivoco può fa r sup­
p o rre u n a com unanza d ’idee fra i rivoluzionari di questi
paesi ed i sosten ito ri del M anifesto com unista tedesco. (...)
In conclusione osserverò, che se io potessi tro v arm i nel­
l’ord in e di idee sviluppato nel M anifesto com unista te­
desco, e tan to chiaram ente com m entato nella v o stra ul­
tim a lettera , considerando la m ia posizione sociale, non
m e ne stare i a p erd ere il tem po nelT Internazionale, m a,
con assai più p raticism o, m i darei a b a tte re tu tt’a ltra via.
(...) Io stim o v eram en te che, accettan d o il vostro p ro ­
gram m a, non avrei p o tu to fa re niente di meglio, che farm i
94 Engels e Cafiero

stra d a sino al P arlam ento del Regno d ’Italia, com e avvo­


cato del P ro letariato.
(...) Credo ora di avervi espresso n ettam en te tu tto
il m io pensiero sulla quistione. Amico di Platone, m a più
am ico anco ra della verità. (...) P er o ra finisco, asp ettan d o
v o stra risp o sta p er rip re n d ere la m ia corrispondenza o r­
dinaria, colla quale m i propongo d ’inform arvi dello svi­
luppo dell’Associazione Internazionale dei L avoratori in
Italia, senza m enom am ente più e n tra re in questioni di
principi, sui quali credo che ci siam o bene in te si» 50.
Cafiero dunque, p u r avendo u n a chiara visione
dello sviluppo storico della società e del co n tra sto delle
classi, non riesce a su p erare il lim ite ra p p resen ta to dalla
su a concezione razionalista che lo p o rta, nell’Internaziona­
le p rim a, p ro p rio p erché vede negli S ta tu ti dell’Associa­
zione (e in special m odo nel i n C onsiderando) afferm ato
il «principio» dell’«em ancipazione econom ica» che p e r lui
è una «verità eterna», anzi la sola (e solo in q u esta iden­
tifica il fine d ell’AiL) che gli p e rm e tta di p o rre fine a quelle
ingiustizie sociali, a quell’ordinam ento «non razionale» che
si era p ro tra tto in Italia anche dopo l ’unità; e nel cam po
b ak u n in ista poi, perché, attra v erso l’afferm azione del p rin ­
cipio di autonom ia, egli, non solo aveva la p ossibilità di
ap p licare quei mezzi p iù congeniali alla re a ltà socio-eco­
nom ica italiana p er raggiungere la collettivizzazione del
C apitale e quindi l’em ancipazione econom ica degli sfru tta ti
e dei diseredati, m a aveva altresì la possibilità di p re se r­
vare, attra v erso l’afferm azione di quel principio, la sua
«autonom ia di pensiero» da qualsiasi im posizione a u to ri­
taria.
S ubito dopo q uesto distacco ideologico da Engels,
seguì la ro ttu ra di ogni suo ra p p o rto personale col Con­
siglio Generale; lo an nunciò egli stesso in u n p o scritto
della sua le tte ra ad Engels del 12 giugno; citando p e r la
p rim a volta la circolare p riv ata del Consiglio G enerale e
non tenendo conto dei suggerim enti di B akunin che aveva
sconsigliato u n com pleto distacco così continuava:
«L 'Italia accoglierà con gioia la m o rte del Consiglio
G enerale, il quale (...) h a dato, p e r qu an to era possibile,
tu tte le prove di u n governo forte, rispondente, a chi at-
50 «Cafiero ad Engels», Milano 12 giugno 1872, in A. Ro­
mano, Storia..., cit., voi. ili, pp. 153/159.
95 La Conferenza di Rimini

taccava i suoi p rincipi, con l’insinuazione, la calunnia,


e tu tta la sequela di in trig h i personali, che form ano la
qu intessenza della politica fo rte di uno S tato m odello»51.

6. La C onferenza di R im in i
Il distacco dal Consiglio G enerale, non significò
certo l ’abban d o n o d ell’In tern azio n ale perché, com e spie­
gava in u n a sua le tte ra il Costa, «il Consiglio G enerale (...)
non è l ’In ternazionale; e se noi abbiam o ro tto con lui, af­
ferm iam o d ’a ltra p arte , an co ra u n a volta, la solidarietà
econom ica con tu tti i lav o rato ri del m o n d o » 52.
Da q u esto m om ento anzi gli sforzi degli internazio­
n alisti italian i, fu rono tesi alla creazione di u n a F edera­
zione Ita lia n a d ell’AiL.
Il 14 giugno il Fascio O peraio di B ologna decise
di convocare im a conferenza nazionale: tale decisione fu
re sa p u b b lica verso la fine dello stesso m ese.
Il C ongresso si a p rì (so tto la presidenza del Ca-
fìero e con C osta seg retario ) il 4 agosto a R im ini nella
sala de II Fascio Operaio e si chiuse due giorni dopo.
E ran o p re sen ti i ra p p re se n ta n ti delle Sezioni di N a­
poli, Sciacca di Sicilia, M antova, Siena, Ravenna, Bologna,
Firenze, R im ini, Im ola, R om a, Lugo, Fusignano, S. P otito,
M irandola, S. G iovanni in P ersiceto, Fano, Ferm o, Senigal­
lia, S a n t’A rcangelo, Forlì, e della provincia dell’U m bria.
II p ro g ra m m a della federazione italiana d e ll’AiL, che
ne venne fu o ri, esponeva in sintesi tu tta la tem atica che
gli in tern a zio n alisti italiani, e Cafiero in p artico lare, ave­
vano elab o rato nel corso di quell’anno d ’esperienze.
E v id en ti eran o gli influssi di quella lo tta di tendenze
che si era sv ilu p p ata n ell’Internazionale, dopo la Confe­
renza di L o n d ra, e dell’elaborazione politica a cui e ra
giunto Cafiero (lo stesso an d am en to del discorso ricordava
m olto da v icino quello dell’u ltim a lette ra di Cafiero ad
Engels); la p ro sp e ttiv a p re scelta era quella, tipicam ente
m arxiana, d el C apitale com e sorgente di ogni oppressione
sociale, in te lle ttu a le e p olitica, m a si sviluppava lungo la

5' Ibid., p. 161.


A. Costa, «Al Comitato Federale Giurassiano», Imola
24 agosto 1872, in Archives Bakunine, t. n , p. 402.
96 Engels e Cafìero

d irettrice razio n alista che vedeva nell’« em ancipazione eco­


nom ica» il solo scopo dell’Internazionale e nello S tato
l ’espressione d ell'au to ritarism o . Si rib ad ì il rifiuto della
d o ttrin a dei com unisti a u to rita ri, considerata com e «la ne­
gazione del sen tim en to rivoluzionario del p ro leta riato ita ­
liano» 53.
Lo spazio m aggiore di questo p ro g ram m a venne
riserv ato al «R egolam ento» che doveva organizzare la vita
stessa della Federazione, la quale venne ad assum ere le
stesse c a ratteristich e di un m oderno p a rtito politico, m en­
tre i com piti degli in ternazionalisti venivano indicati «nel­
l ’em ancipazione econom ica del lavoratore» a cui doveva
essere subo rd in ato , com e sem plice mezzo, qualsiasi m o­
vim ento a c a ra tte re politico; perciò diveniva incom pati­
bile ogni p artecipazione agli istitu ti ra p p resen ta tiv i b o r­
ghesi e ogni collaborazione con «coloro i quali p e r prin-
cipii a u to rita ri, che professano, non possono m ai volere
la rivoluzione»54, fin allora fallita «per m ancanza di soli­
d arie tà fra i lavoratori» p e r cui si accettavano gli scioperi
perch é «fecondissim i a svolgere il sentim ento di solida­
rie tà nella lo tta del lavoro co n tro il C ap itale» 55.

7. M arxism o e A stensionism o
L’an tip arlam en tarism o non fu in q u esti anni (com e
del resto fu am p iam ente d im o strato nel Congresso del-
l’Aja) p atrim o n io esclusivo degli in ternazionalisti italiani;
fu, invece, u n a tendenza largam ente diffusa in E u ro p a e
so sten u ta s o p ra ttu tto da coloro, com e C ésar De Paepe e
lo stesso Cafiero, i quali, p u r accettando l ’analisi m arx ista
della società e la necessità di collettivizzare il C apitale
p e r elim inare le gravi ingiustizie sociali, rifiutavano i m ezzi
p ro p o sti da M arx nella C onferenza di L ondra e rivendica­
vano u n ’autonom ia che desse la possibilità, alle sezioni
d ell’AiL d a loro ra p p resen ta te , di scegliere, p e r raggiun­

53 «Associazione Internazionale dei Lavoratori, i Confe­


renza, Risoluzione», in La Federazione Italiana dell’Associa­
zione Internazionale dei Lavoratori. Atti Ufficiali 1871/1880,
a cura di P.C. Masini, Milano, ed. «Avanti!», 1963, p. 36.
54 Ibid., p. 43.
55 Ibid., p. 34,
97 Marxismo e Astensionismo

gere il com une fine, quei m ezzi derivanti dall’analisi delle


condizioni geografiche, storiche, sociali, politiche, cultu­
rali delle nazioni in cui si trovavano ad operare, dim o­
stran d o in questo m odo, che non «c’è dogm a viaggiatore,
non c’è strateg ia rivoluzionaria indipendente dalle condi­
zioni di luogo e di tem po e tu tto è da rein v en tare ogni
volta sul p o s to » 56.
La tendenza asten sio n ista ebbe ram ificazioni in
Belgio, Spagna, Svizzera rom anda, Olanda, Italia, m a la
sua fo rtu n a tra le m asse venne m eno nella m isu ra in
cui avanzò il processo di industrializzazione di quei paesi
e di proletarizzazione di quelle m asse.
T uttavia l’astensionism o non fu u n ’esperienza infe­
conda: il rifiuto di quegli stru m en ti di lo tta borghese,
contrib u ì, specie in Italia, a scavare un solco profondo fra
le m asse lavoratrici e i p ad ro n i e a m u tare il patern alism o
dei loro ra p p o rti in u n a lo tta di classe, o tten u ta attrav erso
la progressiva elevazione di quel senso di disagio delle m as­
se a coscienza di classe, coscienza generata anche d a que­
gli a tti che violavano m olto spesso la legalità borghese e
portavano l’opinione pu bblica a m ed itare seriam ente.
Volendo analizzare con u n m inim o di attenzione
la breve sto ria della tendenza asten sio n ista e dei suoi ra p ­
p o rti con le posizioni che in quel periodo andavano esp ri­
m endo M arx ed Engels, bisogna te n e r p resen te che tali
ra p p o rti si in seriro n o in u n a fase estrem am ente critica del
m ovim ento operaio internazionale, fase contrassegnata dal
fallim ento della esperienza rivoluzionaria del p ro leta riato
parigino e dalla convinzione, m a tu ra ta in M arx ed Engels,
che si potesse o tten ere in m odo più concreto la diffusione
del socialism o in E u ro p a, ricalcando lo schem a dei social-
dem ocratici tedeschi.
In G erm ania, l’estensione del suffragio universale
m aschile a tu tto il Reich, aveva ap erto le p o rte del Reich-
stag a u n gruppo crescente di socialisti, inducendo in tal
m odo M arx a p ro sp e tta re la necessità di fo rm are u n p a r­
tito politico dei lav o ratori che si servisse della lo tta p a r­
lam en tare specialm ente nei m om enti di riflusso politico,
p er poi m etterlo d a p a rte quando era possibile a ttu a le

56 R. Debray, La Lezione dei Tupamaros, del Movimento


di Liberazione Nazionale Uruguaiano, Feltrinelli, Milano 1972,
p. 61.
98 Engels e Cafiero

form e dì lo tta più efficaci.


Q uesta presa di posizione di M arx «qui com e sem ­
p re (...) è il bilancio di u n ’esperienza, bilancio illum inato
da u n a pro fo n d a concezione filosofica del m ondo e da u n a
larga conoscenza della s to ria » 57, che l’aveva p o rta to ap ­
p u n to a concepire la possibilità di utilizzare anche «la
stalla del p arlam en tarism o borghese» (Lenin) nel m om en­
to in cui era m anifesto che la situazione non fosse rivo­
luzionaria, spingendolo nel contem po a ro m p ere defini­
tivam ente con i b ak u n in isti che non accettavano questo
e a com piere operazioni chirurgiche sul corpo dell’In ­
ternazionale p e r o tten ere una m aggiore m alleabilità.
D’altro canto il rifiuto della ta ttic a p ro p o sta da
M arx da p a rte di elem enti com e Cafiero e De Paepe non
era certam en te fru tto di u n a m ancanza di realism o poli­
tico, erano invece le condizioni obbiettive della situ a­
zione storica, geografica, politica, culturale e sociale dei
loro paesi a d eterm in arn e il rifiuto.
Non p erd ere di vista questi due asp e tti si rende
necessario p er capire l ’atteggiam ento b ru talm en te au to ­
rita rio assu n to da M arx ed Engels verso gli astensionisti
della P rim a Internazionale, e p e r spiegarsi perché, anche
dopo il Congresso dell’Aja, la v itto ria di M arx ed Engels
e il trasferim en to della sede del Consiglio G enerale in
America, la m inoranza astensionista riuscì a rico stru ire
l'In tern azio n ale sulla b ase del com pleto decentram ento
p e r cui aveva fino a quel m om ento lottato.
P rim a di allora M arx aveva analizzato la lo tta p a r­
lam en tare in tu tti i suoi lim iti: «La Com une doveva es­
sere non un organism o parlam en tare, m a di lavoro, le­
gislativo ed esecutivo allo stesso tem po (...). Invece di
decidere u n a volta ogni tre o sei anni quale m em bro della
classe dom inante doveva ra p p resen ta re e opprim ere il
Popolo in P arlam ento, il suffragio universale doveva ser­
vire al popolo co stitu ito in Com uni così com e il suffragio
individuale serve ad ogni a ltro im prenditore privato p e r
cercare gli operai, i sorveglianti, i contabili della sua
azien d a» 58.
T anto è vero che essa era stata concepita com e

Lenin, Stato e Rivoluzione, p. 73.


Marx-Engels, Il Partito e l’Internazionale, Roma, ed.
Rinascita 1948, p. 178.
99 Marxismo e Astensionismo

una soluzione esclusivam ente congeniale nei paesi in cui


«la classe o p eraia non è ancora p ro g red ita nella sua o r­
ganizzazione tan to da p o ter in trap re n d ere u n a cam pagna
decisiva co n tro il p o tere collettivo, cioè co n tro il p o tere
politico, delle classi dom inanti, essa deve a ogni m odo
essere p re p a ra ta a ciò da un'agitazione perm an en te con­
tro l’atteggiam ento (ad essa) ostile nella politica delle
classi dom inanti. A ltrim enti rim ane u n giocattolo nelle
loro m a n i» 59.
P er rin trac ciare esem pi storici recen ti da cui ri­
sultasse l’im p o rtan za di u n a presenza in P arlam ento biso­
gnava risalire al periodo della g u erra franco-prussiana
quando, co n trariam en te ai lassalliani di Schw eitzer, Liebk-
necht rifiutò di v o tare a favore dei cred iti di g u erra e si
m ise alla te sta di coloro che si opponevano all’annessione
dell’Alsazia-Lorena scontando poi il suo gesto con u n
processo p e r alto trad im en to e u n a condanna a due anni
di fortezza.
Q uando il 28 settem bre 1864 venne fo n d ata a Lon­
dra la i Internazionale, il p rim o atteggiam ento di M arx
fu isp irato alla necessità di a n tep o rre la form azione del­
l’Associazione In ternazionale dei Lavoratori, cem entata
dalla adesione alla lo tta di classe e alla necessità di an­
dare al di là delle rifo rm e e soluzioni di tipo coopera­
tivo e di non dare eccessiva im portanza agli elem enti di
divisione ra p p re se n ta ti dalle posizioni diverse esistenti
fra gli altri m em bri che avevano fondato l’associazione.
In u n a le tte ra del 4 novem bre dello stesso anno
indirizzata ad Engels, che si trovava a M anchester, spie­
gava com e in quel m om ento si fosse preoccupato di u n i­
ficare le diverse co rren ti del m ovim ento operaio, dal
m om ento che «era difficilissimo co n d u rre la cosa in m odo
che il n o stro p u n to di vista ap p arisse in u n a fo rm a la
quale lo rendesse acceptable all’attu ale pu n to di vista
del m ovim ento operaio. (...) O ccorre tem po prim a che il
m ovim ento rid estato consenta l’antica audacia di p a­
rola» 60.
Non p e r questo accettava le posizioni degli altri

59 «Marx a Bolte», Londra 29 settem bre 1871, in Marx-


Engels, Marxismo ed Anarchismo, Editori Riuniti, Roma 1971,
p. 128.
60 «Marx ad Engels», Carteggio IV, p. 249.
100 Engels e Cafiero

gru p p i m a «sino a che—com e spiegava a Bolte—le sette


hanno u n a giustificazione (storica), la classe operaia non
è an co ra m a tu ra p e r u n m ovim ento storico indipen­
dente» 61.
Come m aggiori artefici dell’Internazionale, M arx ed
Engels insiem e a quel gruppo di ra p p resen ta n ti del Con­
siglio Generale m olto vicini al loro pensiero politico, si
trovavano s tre tti in u n a contraddizione consistente, da un
lato nella n ecessità di allargare il più possibile l’area del
m ovim ento internazionale dei lavoratori stim olandone tu t­
te le istanze che contribuissero alla form azione di nuove
sezioni dell’Internazionale, dall’a ltro nel pericolo di crea­
re nell’In ternazionale u n a s tru ttu ra in cui, ad una ade­
sione form ale delle sezioni internazionaliste avrebbe cor­
risp o sto u n a sostanziale autonom ia di azione.
La re a ltà di questo pericolo derivava sia dalla p er­
sistenza nelle vecchie società operaie di s tru ttu re e con­
su etu d in i che si erano fossilizzate attra v erso i tem pi,
sia dal p artic o la re am biente sociale in cui tali sezioni
venivano a nascere, am biente sociale che, com e nel caso
dell’Italia, p erm ettev a solo form e radicali di lotta; ciò
avrebbe p o tu to provocare, e di fa tto provocò, la scelta di
mezzi dissim ili in sezioni che, p e r i m otivi suddetti, erano
com pletam ente differenti dal m odello preconizzato da
M arx ed Engels.
L ’atteggiam ento di Engels, nel periodo in cui Ca­
fiero aveva da poco iniziato la sua p ropaganda internazio­
nalista in Italia, rispecchiò le oscillazioni dovute a tali
contraddizioni.
In u n a lette ra a Cafiero, del novem bre 1871, si
congratulava con Cafiero, p er l’indirizzo «Ai delegati al
Congresso di Rom a» lim itandosi a rilevare la funzione
antim azziniana di quel docum ento, senza preoccuparsi di
indagare in che m isu ra questo indirizzo riflettesse la linea
politica del Consiglio Generale e invece q u an te im plica­
zioni bak u n in ian e contenesse. Ma, n o n o stan te l’esplicito
richiam o fa tto in questo senso da C afiero62, Engels si
61 «Marx a Bolte», Londra 29 novembre 1871, in Marxismo
e Anarchismo, cit., p. 125.
62 «Cafiero ad Engels», Napoli 29 novembre 1871, in A. Ro­
mano, Storia..., cit., p. 144 si legge: «Voi vi congratulate per
l’indirizzo ai delegati al Congresso di Roma. (...) Ma egli è con
Bakunin che voi dovreste congratularvi e non con me».
101 Marxismo e Astensionismo

rendeva conto che l’adesione al Consiglio G enerale delle


sezioni italiane dell'In ternazionale poteva risolversi in un
fa tto form ale; p u rtu tta v ia era cosciente che la p en e tra­
zione delF Internazionalism o in Italia poteva avvenire solo
a spese del m azzinianesim o p e r cui appoggiava qualsiasi
azione del Cafìero in questo senso cercando di correg­
gere, nella loro co rrisp ondenza privata, le deviazioni ba-
kuniniane di q u est’ultim o.
In fa tti q u an d o questo processo di penetrazione
com inciò a d are i p ro p ri fru tti, m en tre si era fa tta più
se rra ta la lo tta di tendenze in seno all’Internazionale,
dopo le esplicite adesioni delle sezioni italiane dell'AiL
alla circolare di Sonveillier, Engels com inciò a porsi in
posizione critica nei confronti dell'Internazionalism o ita ­
liano.
In u n a le tte ra a Cuno del 24 gennaio 1872, dopo
aver esposto criticam en te le teo rie bakuniniane, osserva­
va che in Italia suoi avam posti sono «i giovani avvocati,
d o tto ri e giornalisti che si spacciano d ap p e rtu tto com e
portavoce degli o p erai italiani (...) m a se si va in fondo,
si vede chiaram en te che essi non hanno m o lta gente die­
tro di loro, p erché alla fin dei conti la grande m assa dei
lavo rato ri italiani è an cora m azziniana e lo rim a rrà fino
a quando l’In tern azio n ale si identificherà con l"astensio-
n e ’ p o litica » 63.
Fu, q u esta di Engels, u n a delle p rim e p rese di
posizione co n tro l’«astensionism o», culm inante con la con­
dan n a co n ten u ta nel suo scritto D ell'Autorità e in quello
di M arx L ’In d ifferenza in m ateria politica e con l’espul­
sione d all’In tern azio n ale di B akunin e G uillaum e al Con­
gresso dell’Aja.
Q ueste prese di posizione però, p e r la situazione
pre-industriale di g ran p a rte dei paesi europei e p er la
m ancanza quindi di u n p ro leta riato cosciente della p ro ­
p ria funzione sto rica, insiem e alla om ogeneità m o stra ta
dagli esponenti della tendenza asten sio n ista al Congresso
dell’Aja, poco valsero al tentativo di elim inare gli asten ­
sionisti dall’Internazionale.
Cafìero, in fatti, p e r rivendicare l ’autonom ia d ’azio­
ne delle sezioni in tern azionaliste italiane dalla linea tra c ­

63 «Engels a Cuno», Londra 24 gennaio 1872, in K. Marx-


F. Engels, Il Partito e l’Internazionale, pp. 212/213.
102 Engels e Cafiero

d a ta dal Consiglio Generale, adduceva com e m otivo le


tris ti condizioni socio-econom iche in cui le m asse ita ­
liane erano ten u te dalla borghesia cosa che p o rtav a al­
l’aum ento del loro potenziale rivoluzionario, alla scelta
di m ezzi rad icali p e r co n d u rre la loro lo tta em ancipativa
e alla identificazione della situazione italiana con quella
di paesi in cui la p artic o la re s tru ttu ra politico-sociale
era quasi sim ile a quella italiana.
«Qui in Italia—scriveva Cafiero ad Engels—siam o
p erfettam en te d ’accordo con la Spagna, ne conosciam o lo
sp irito rivoluzionario, tu tti i suoi organi, la sua fo rm i­
dabile organizzazione e le profonde aspirazioni, ta n to iden­
tiche alle nostre. Sappiam o q u an ta com unanza di sentire
abbiam o con la F ran cia rivoluzionaria, col Belgio, con
le m ontagne del G iura, coi popoli slavi (...); (...) non posso
nascondervi (...) che ho visto non pochi operai della no­
s tra Federazione n ap o letana rid ere di cuore, leggendo
certi discorsi d ell’ultim o congresso tedesco di Chem nitz
(...) tan to sem bravano loro paradossali certe idee e certe
platoniche aspirazioni.
P ure ho in teso concludere da alcuni: (...) ‘Che
ognuno ten ti la via che m eglio crede p e r an d are al fine
com une’» M.
P er q u an to rig u ard a poi gli astensionisti, d a u n a
testim onnanza del G uillaum e sappiam o che q uesti al-
l ’Aja si co m p o rtaro n o com e una vera e p ro p ria tendenza
organizzata; il Congresso dell'Aja, ap erto si il 2 settem ­
bre, doveva discu tere le questioni di politica socialista
rim aste in sospeso d all’ultim o congresso di B asilea del
'69 e invece si m u tò subito in u n o sco n tro decisivo fra
quelle tendenze che nel fra tte m p o nell’AiL avevano ac­
centuato il loro distacco.
In dissero perciò riunioni p er concertare la ta ttic a
congressuale, cercarono di m e ttere insiem e tu tte le fede­
razioni ostili a qu ell'accentram ento di p o te ri nelle m ani
del Consiglio G enerale e favorevoli al principio di au to ­
nom ia in seno all’AiL; Cafiero, che si trovava all'A ja com e
sem plice osservatore, p artecip ò attiv am en te a q uesti in­
co n tri p r i v a t i f u tro v ato infine u n accordo i cui ter-

64 «Cafiero ad Engels», Milano 12 giugno 1872, in A. Ro­


mano, Storia..., cit., voi. n i, pp. 158/159.
Da una nota di Joukovski (cfr. Archives Bakounine,
103 Marxismo e Astensionismo

m ini fu ro n o espressi in u n a dichiarazione che la m ino­


ranza lesse al congresso.
Chiuso il congresso con l’approvazione di alcune
risoluzioni che rafforzavano i p o teri del Consiglio Gene­
rale e con la decisione di sp o stare le sede del Consiglio
stesso a New Y ork, i ra p p re se n ta n ti della m inoranza, fra
i quali G uillaum e, Farga-Pellicier, Alerini e Cafiero, sta­
bilirono su b ito ra p p o rti più d ire tti con gli olandesi e i
belgi e insiem e decisero di rico stru ire, nel congresso di
St. Im ier, l’In ternazionale sulla base del più com pleto de­
centram ento.
La tem atica sviluppata nelle risoluzioni di questo
congresso si fondava sulla im possibilità di p o te r d ettare
al p ro leta riato u n a linea di co n d o tta o u n program m a
politico u n iform e nel m om ento storico in cui esso si
ap p restav a a raggiungere la com une em ancipazione eco­
nom ica; conseguentem ente, poiché u n a tale valutazione
sp ettav a solo alle singole federazioni, la scelta dei mezzi
p e r raggiungere questo com une scopo era dem an d ata alla
loro iniziativa autonom a.
Q uanto agli scioperi, p u r se riten u ti im potenti
p e r raggiungere lo scopo prefisso, venivano rite n u ti «un
mezzo prezioso di lotta» e accettati «com e u n p ro d o tto
dell’antagonism o tra il Lavoro e il Capitale, avente ne­
cessariam ente com e conseguenza il ren d ere gli operai sem ­
p re di più coscienti dell’abisso che esiste tra la B orghe­
sia e il P ro letariato , di fortificare l’organizzazione dei
lav o rato ri e di p re p ara re, attrav erso delle sem plici lo tte
econom iche, il P ro letariato alla grande lo tta rivoluzio­
naria e definitiva che, distruggendo qualsiasi privilegio e
distinzione di classe, d arà all’operaio il d iritto di u su ­
fru ire del p ro d o tto integrale del suo lavoro, e di là i
mezzi p e r sprigionare nella collettività tu tta la sua forza
in tellettuale, m ateriale e m o ra le » *66.
Bakounine et les conflicts dans VInternationale, Leida 1963,
p. 470), presero parte alla messa a punto della dichiarazione
della minoranza i seguenti internazionalisti: Schwtzguébel,
Coenen, Eccarius, Farga-Pellicier, Parselan, Cafiero, Alerini,
Guillaume, Splingard, Eberhardt, Brismée, Herman, Morago,
Sexton, Joukovski, Sauva, Gerhard, West, Roach.
66 Dalle «Risoluzioni del Congresso di St. Imier», in Ar-
chives Bakounine, M. Bakounine et les conflicts..., cit., p. 142
(traduzione dell’autore).
104 Engels e Cafiero

A congresso finito, Cafiero, insiem e a M alatesta,


Fanelli, Pezza e N abruzzi tornò in Italia, m en tre Costa
rim ase an co ra presso B akunin p e r m e ttere a p u n to un
«P rogram m a oggetto della Federazione Italiana» e p re p a­
ra re in o ltre il giornale La R ivoluzione Sociale che doveva
essere organo della Federazione Italian a da diffondersi
clan d estinam ente nella penisola.

8. Le posizioni di Cafiero, M arx ed E ngels dopo i con­


gressi dell’Aja e di St. Im ie r

Il 1872 fu l’anno in cui il declino della i In te rn a ­


zionale divenne un dato di fa tto p e r tu tti i paesi che
facevano p a rte dell’Associazione e che erano sta ti im pe­
gnati in quella lo tta di tendenze che si era sviluppata in
seno ad essa; in q u est'anno si videro anche sfum are i
pro g etti di alcuni esp onenti del Consiglio G enerale e in
special m odo dello stesso Marx, ten d en ti ad u n a radicale
trasform azione dell'Associazione conform e al m odello o r­
ganizzativo e al p ro g ram m a politico della social-dem o­
crazia tedesca.
In seno all'Internazionale, dunque, in quegli otto
anni di esistenza, invece della nascita di u n p ro g ram m a
teorico com une alle differenti correnti, che avevano con­
corso alla form azione dell’Associazione, si d eterm in a una
cristallizzazione di quelle tendenze che, attra v erso il cre­
scente sviluppo in d u striale di alcune nazioni e il p ersi­
sten te sottosviluppo in altre, si riducono sostanzialm ente
a due: quella an archica e quella social-dem ocratica, espres­
sioni delle differenti prese di coscienza e o rien tam en ti
determ in ati da quel dissim ile sviluppo.
Sbocco di q u esta situazione furono, com e abbiam o
visto, i congressi dell’Aja e di Sonveillier; p e r cui se vo­
gliam o rin trac ciare u n a chiave in te rp re ta tiv a u tile a com ­
p re n d ere lo sviluppo successivo del m ovim ento in tern a­
zionalista in Italia, i suoi lim iti e le ragioni del fallim ento
della sua ipotesi rivoluzionaria, dobbiam o utilizzare le
lezioni tra tte dagli in ternazionalisti italian i e specie da
Cafiero, che era stato testim one a tte n to e in teressato dei
due congressi, cercando di esam inarle sia alla luce della
situazione socio-econom ica dell’Italia di quei tem pi, sia
tenendo conto delle p rese di posizione teoriche che Marx
105 Le posizioni di Cafiero, Marx ed Engels

ed Engels andavano assum endo nei confronti degli a n ti­


a u to ritari.
Il tentativ o di allineare sulle posizioni dei m arxisti
tu tte le federazioni o p eraie ad e ren ti alla i Internazionale,
m esso in a tto nel Congresso Internazionale dell’Aja, viene
da Cafiero rico n d o tto all’«egoism o ingenito nel cuore
um ano» che p o rta «alcuni uom ini (...) chiam ati alla d ire­
zione di u n a società qualsiasi» a vagheggiare «la dire­
zione su p rem a della so cietà» 67.
S ubito dopo il Congresso dell’Aja, in u n articolo
app arso su La R ivoluzione Sociale egli si schiera contro
quel tentativ o di «inform are l'Internazionale ai principi
di u n a scuola a u to rita ria » 68.
Secondo Cafiero a p a rtire dal Congresso di B àie il
Consiglio G enerale, che p rim a aveva solo funzioni di cen­
tro di corrispondenza e di S tatistica, aveva grad atam en te
acquisito nuovi p o teri tan to da so stitu ire all’Aja le teorie
di M arx al largo p ro g ram m a dell’Internazionale.
Cafiero rip ro p o n e quindi in questo articolo i p u n ti
che d a questo periodo saranno oggetto di discussione fra
i m arx isti e gli anarchici.
Analizzando la fam osa Risoluzione ix in cui si af­
ferm a che: «nella lo tta contro il p o tere collettivo delle
classi posseditrici, il P ro letariato non può agire com e clas­
se che costituendosi egli stesso in p a rtito politico distinto,
opposto a tu tti gli an tichi p a rtiti delle classi posseditrici»,
Cafiero nega la validità di qu an to in essa afferm ato, p er­
ché secondo lui «il proletario, m osso da istin ti feroci
e d a egoism o di classe, co rro tto dalla corruzione stessa
dei suoi p adroni, p erd endo di vista l ’u m an ità e quel di­
sinteresse che lo facea am m irabile, si fa pro p u g n ato re e
so sten ito re di u n a g re tta politica, stra p p a alla borghesia
quel p o tere ch ’essa avea tolto u n giorno ai nobili e al
clero, ed insozzandosi necessariam ente de’ suoi vizi, ne
segue le vicende, e diventa necessariam ente alla sua volta
tiran n o e sfru ttato re .
(...) La lo tta no n è più econom ica, m a politica, dac­
ché p e r avere quella si u sa questa: dopo la em ancipazione
del q u arto sorgerà un quinto stato: ecco l’abolizione delle

67 C. Cafiero, «Il Congresso dell’Aja», da La Rivoluzione


Sociale, settembre 1872.
«s Ibid.
106 Engels e Cafìero

classi!
Se, anziché u na questione politica, la borghesia,
ribellandosi, avesse risolto u n a questione econom ica, essa
non sarebbe in lo tta col proletariato: o r il proletariato,
che co n q u ista il p o tere politico, sarà alla sua volta sog­
getto a quelle vicende cui soggiace o ra la b o rg h esia» 69.
L'opposizione di Cafìero viene però d e tta ta dalla
sua im postazione ideologica che lo p o rta a costruzioni
dello sp irito , certam en te ingegnose, m a quanto m ai p re ­
carie; e dalla su a sola conoscenza degli uom ini che lo
p o rta ad im m aginare che qualsiasi classe, anche il p ro ­
letariato , u n a volta al p otere cerca di m antenere i suoi
privilegi a spese di a ltre classi e tra m ite u n nuovo Stato,
fosse anche quello Popolare; inoltre l’internazionalista p u ­
gliese non va al di là di u n a argom entazione che insista
sul co ntenuto reale della teoria di M arx (questo però non
p e r causa sua, m a p e r la lim itata conoscenza delle opere
p reced en ti di M arx); né fa u n a analisi profonda della si­
tuazione p e r d eterm in are in senso storico e sistem atico
la differenza che esiste fra la lo tta politica borghese e
quella che si voleva p e r il p ro letariato attrav erso la Ri­
soluzione IX.
Il co n tra sto tra m arxism o ed anarchism o scoppia­
to nell’Internazionale, dopo la caduta della Comune, si
e ra m an ten u to sino a questo m om ento sul piano «della
polem ica p ersonale e contingente».
L’im pulso che m osse M arx ed Engels a «prendere
in esam e l’anarchism o sul terren o dei p rin c ip i» 70 derivò
dalla situazione del m ovim ento operaio europeo, dopo il
Congresso dell’Aja.
Specialm ente in Italia si era verificata u n a presa
di posizione a favore dei b akuninisti p rim a ancora del
congresso olandese e ciò era stato dovuto alla p artic o ­
lare situazione italiana, in cui «il m ovim ento di libera­
zione nazionale era in corso, la rivoluzione dem ocratico­
borghese non era stata p o rta ta fino in fondo.
Si tra tta v a di u n a situazione in cui u n a p a rte della
m edia e piccola borghesia urb an a, aveva u n a ideologia ri­
voluzionaria, da rivoluzione dem ocratico-borghese; si par-

69 Ibid.
70 K. Marx, F. Engels, Scritti Italiani, a cura di G. Bosio,
cit., p. 71.
107 Le posizioni di Cafìero, Marx ed Engels

lava di libertà, di indipendenza, di u n ità nazionale» idee


che si inserirono anche tr a le m asse «poiché si fondevano
con dei com piti della rivoluzione dem ocratico-borghese
verso la soluzione dei quali la m assa ten d ev a » 71.
Q uesta predisposizione rivoluzionaria della m edia
borghesia u rb an a, che si rifletteva sulle m asse, anche p e r
le lim itate p o ssibilità di partecipazione di q ueste alla vita
politica del paese, p o rtav a al rifiuto di ogni adesione po­
litica; nel caso del n o stro poi, tale rifiuto e ra m otivato
dalle im plicazioni « autoritarie» che quel tipo di lo tta
politica, p ro p o sta da Marx, com portava: p u r definendosi
un «razionalista-m aterialista», p u r avendo cioè p re so co­
noscenza del « ca rattere di “v ero ” razionalism o del m o­
vim ento internazionalista, in qu an to esso accoglie e r i­
solve im plicitam ente “nei f a tti” le sollecitazioni del libero
pensiero, di cui costituisce insiem e l ’integrazione e il p o ­
tenziam ento» 72, non sa p erò liberarsi co m pletam ente delle
c a ratteristich e di q u esta ragione che sta alla b ase della
sua form azione, ragione che aveva u n a funzione antidog­
m atica e a n tia u to rita ria e che lo p o rtav a al rifiuto di ogni
in q u ad ram en to e di ogni tipo di obbedienza.
P artendo da q uesti p re su p p o sti che eran o la ca­
ra tte ristic a peculiare degli internazionalisti italian i, così
ben riflessi nella com plessa p erso n alità del Cafìero, M arx
ed Engels attrav erso due differenti artic o li cercaro n o di
d im o strare com e l’astensione da q u alsiasi attiv ità p o litica
andava ad unico vantaggio delle forze retrive, e che la
classe o p eraia p e r em anciparsi, doveva tro v are « tu tte le
arm i p er co m b attere (...) nell'attu ale società, (...) p erché
le condizioni fatali di q u esta lo tta h an n o la disgrazia di
non ad a tta rsi alle fan tasie idealiste, che q u esti d o tto ri in
‘scienza sociale’ han n o innalzato a divinità, so tto i nom i
di ‘L ibertà, A utonom ia, A narchia’» 73.
Dovendo cioè le m asse tro v are nella società le
«arm i p e r com battere» p e r la loro em ancipazione, veniva
qui afferm ata la necessità di utilizzare tu t ti i m ezzi dispo­

71 P. Togliatti, «Gli Anarchici», in Rinascita, a. 29, n. 33,


venerdì 25 agosto 1972, p. 14.
72 M.B. Veracini, Carlo Cafìero e i «Liberi Pensatori»,
cit., p. 193.
73 K. Marx, «L’indifferenza in M ateria Politica», in Mar­
xismo ed Anarchismo, cit., p. 86.
108 Engels e Cafiero

nibili allo scopo di p assare d a u n a società a regim e capi­


talistico ad u n a società a regim e socialista.
P arlando poi del «Principio d ’autorità» Engels di­
m o stra, con calzanti esem pi, che: «da u n a p a rte c e rta au­
to rità, delegata non im p o rta com e, e dall’a ltra c e rta subor­
dinazione, sono cose che, indipendentem ente da ogni orga­
nizzazione sociale, si im pongono a noi.
La n ecessità dell’a u to rità e di u n a a u to rità im pe­
riosa, non si può tro v are più evidente che so p ra u n navi­
glio in alto m are. Là, al m om ento del pericolo, la v ita di
tu tti dipende d all’obbedienza istan tan ea e asso lu ta di
tu tti alla volontà di uno so lo » 74.
Veniva affacciata a questo pu n to la tesi, svilup­
p ata poi da Lenin, che poneva un deciso accento sulla
necessità di u n p a rtito organizzato che potesse essere
guida sicu ra del p ro leta riato nella rivoluzione, tesi che
si opponeva n ettam en te a quella anarchica che insisteva
tro p p o sulla sp o n tan eità e sulla iniziativa rivoluzionaria
delle m asse e trasc u rav a com pletam ente il m om ento o r­
ganizzativo.
L’a u to rità è in sita a qualsiasi tipo di società, «è
du nque assu rd o —continuava Engels—p a rla re del principio
d ’au to rità, com e di u n principio assolutam ente cattivo, e
del principio di au to n om ia com e di u n principio assolu­
tam en te buono. L’a u to rità e l’autonom ia sono cose rela­
tive, di cui le sfere variano nelle differenti fasi dello svi­
luppo sociale. Se gli autonom isti si lim itassero a dire che
l ’organizzazione sociale dell’avvenire re strin g e rà l’a u to rità
ai soli lim iti, nei quali le condizioni della produzione la
rendono inevitabile, si p o treb b e intendersi; invece essi
sono ciechi p e r tu tti i fa tti che rendono necessaria la cosa,
e si avventano co n tro la p a ro la » 75.
L’a u to rità e l’autonom ia dunque non sono altro
che delle categorie storiche, il p ro d o tto cioè dello svi­
luppo storico.
Solo con la conoscenza e col dom inio di determ i­
n ate leggi che condizionano la sua vita l’uom o può sen­
tirsi m eno vincolato, più libero dalle stretto ie di u n a
a u to rità da cui si sente oppresso, a u to rità che, p ro p rio

74 F. Engels, «Dell’Autorità», in Marxismo ed Anarchismo,


cit., pp. 79/83.
109 Le posizioni di Cafiero, Marx ed Engels

perché fa p a rte del sistem a in cui l’uom o è inserito, può


essere elim inata solo ab b a tte n d o il sistem a che la fa esi­
stere; l’a u to rità «in p arole povere, può trasfo rm arsi, m u­
tare asp etto o a d d irittu ra scom parire soltanto dopo la con­
quista del p o tere da p a rte del p ro le ta ria to » 76.

76 G.M. Bravo, Introduzione a Marxismo ed Anarchismo,


cit., p. 25.
III.

Rivoluzione e reazione

1. Situazione Italiana e Rivoluzione


La presa di posizione n e tta contro il Consiglio Ge­
nerale degli in tern azio nalisti italiani a R im ini e quella
personale di Cafìero, nella sua u ltim a le tte ra ad Engels,
furono dovute come abbiam o visto al ten tativ o del gruppo
m arx ista del Consiglio G enerale di im p ro n tare l’azione
politica delle federazioni ad eren ti dell’AiL alle loro p a rti­
colari teorie.
Cafìero e gli internazionalisti italiani non si m o­
straro n o disposti a rin u n ciare al principio di autonom ia e
all’astensionism o p erch é convinti che la re a ltà italiana di
allo ra poteva essere cam biata solo attra v erso la rivolu­
zione. Q ueste loro convinzioni riecheggiavano nel Pro­
gram m a oggetto della Federazione Italiana in cui non si
riconosceva « altra p a tria che la rivoluzione universale»
rivoluzione che aveva com e scopo «la distruzione di tu tte
le istituzioni religiose, politiche, giuridiche, econom iche e
sociali che costituiscono l ’attu ale ordine borghese e la
organizzazione sp o n tan ea ed assolutam ente libera delle
m oltitu d in i um ane».
In o ltre gli In ternazionalisti italiani si dichiaravano
«nem ici (...) di ogni p retensione alla direzione ufficiale del
popolo, e p er conseguenza di tu tto ciò che appellasi dit­
ta tu ra rivoluzionaria o governo provvisorio, convinti che
(...) le rivoluzioni si fanno dal popolo e n o n possono ri­
siedere che in lui», p e r cui, avendo «fiducia negli istin ti
112 Rivoluzione e reazione

delle m o ltitudini popolari», utilizzavano com e «mezzo ri­


voluzionario» lo «scatenam ento di ciò che chiam ansi le
'passioni b ru ta li’ e la distruzione di ciò che nel m edesim o
linguaggio borghese appellasi ‘ordine pubblico’» *.
Da queste posizioni che erano p ro p rie di tu tto il
m ovim ento intern azio nalista italiano, e quindi del Cafiero
stesso, bisogna p a rtire p e r rico stru ire la sua concezione
della rivoluzione, il tu tto deve essere fa tto però tenendo
p resen te l ’epoca sto rica in cui tale concezione viene a
svilupparsi, gli avvenim enti che la contraddistinguono e
gli influssi che da q u esti stessi provengono, all’ulteriore
sviluppo del p ensiero politico del Cafiero.
Il tem a fondam entale che è alla base della rifles­
sione del Cafiero è la necessità oggettiva della rivolu­
zione: nel p rim o B ollettino del C om itato p er la R ivolu­
zione Sociale, re d atto all’inizio del gennaio 1874, veniva
afferm ato che: «se (...) le condizioni (...) dell’attu ale so­
cietà non ci m o strassero la rivoluzione sociale necessaria,
noi vorrem m o oggi ro m pere la penna e g ettare le arm i e
coprirci la faccia p e r vergogna»12.
Alcuni m esi dopo, quando il m ovim ento in tern a­
zionalista italiano attra v erso ì tentativi insurrezionali del­
le Puglie e delle R om agne aveva conosciuto le sue prim e
sconfitte, Cafiero riafferm ava senza esitazione lo stesso
concetto: «Oggi le forze rivoluzionarie sono più vive, m e­
glio organizzate e p iù num erose di prim a; esse form ano
u n a re te che avviluppa sem pre più tu tta l ’Italia. (...) L’Ita ­
lia rivoluzionaria (...) continuerà a seguire la via scelta
com e la sola che p o ssa condurre al suo fine ultim o, al
trionfo della Rivoluzione S ociale»3.
Affermazioni di questo genere sono im p o rtan ti spe­
cialm ente p e r chi voglia stu d iare nella sua sostanza la
sto ria iniziale del m ovim ento operaio italiano e il pen­

1 «Programma oggetto della Federazione Italiana», in A.


Romano, Storia..., cit., pp. 367/368.
2 «1° Bollettino della Rivoluzione Sociale», in A. Luca­
relli, C. Cafiero, pp. 42/45. Ivi a p. 45 della nota (1) si legge
che «secondo le informazioni della questura questo bollettino
sarebbe stato scritto dal Cafiero».
3 II Comitato Italiano per la Rivoluzione Sociale ai Rap­
presentanti del Congresso Generale dell’Associazione Interna­
zionale dei Lavoratori in Brusselle (lettera scritta dal Cafiero).
In La Federazione Italiana dell'ail..., cit., p. 103.
113 Situazione Italiana e Rivoluzione

siero dei suoi p rim i teorici; solo i nessi organici, fra


l’azione di Cafiero e le condizioni oggettive in cui si svolse
di volta in volta la su a azione rivoluzionaria, possono
darle un senso storico: analizzando il suo pensiero è
facile evidenziare u n a c e rta corrispondenza con le condi­
zioni obiettive, sociali e politiche in cui esso veniva a
svilupparsi.
In fa tti all'indom ani del Congresso di St. Im ier,
m an m ano che si intensifica l’organizzazione4 e la p ro p a­
ganda in ternazionalista in Italia, diventa an co ra p iù ser­
ra ta la sorveglianza della polizia. Q uesta prese provvedi­
m en ti a tti a p ro ib ire il congresso internazionalista che si
doveva ten ere a M irandola nel M arzo del ’73 e, quando i
delegati, fa tti deviare a tem po dai M em bri della Com m is­
sione di C orrispondenza, si riunirono nel giorno previsto
a Bologna, intervenne a rrestan d o i principali esponenti
fra cui Cafiero, M alatesta e Costa.
Le persecuzioni poliziesche non si ferm aro n o a
Bologna, m a si estesero a tu tte le province ove l’ordine
del M inistero degli In te rn i di e stirp are alle radici la Fede­
razione Italian a fu integralm ente seguito, determ inando
così il passaggio all’a ttiv ità illegale e clandestina dell’In ­
ternazionalism o italiano.
Q uesta nuova situazione fece m atu ra re, d u ra n te i
m esi di carcere, in Cafiero e negli a ltri internazionalisti
italiani il p ro p o sito di m ettere in atto al p iù p re sto i
loro piani rivoluzionari.
Divenne attu ale, nella m ente del Cafiero, il proget­
to discusso alla fine del '72 con B akunin di co stru ire in
te rra elvetica u n cen tro rivoluzionario.
La m o rte della m adre, avvenuta nel febbraio di
q u e ll'a n n o 5, gli d ette la possibilità di e n tra re in possesso

4 Cade in questo periodo la espulsione dalla Federazione


Italiana del Terzaghi dopo un’inchiesta condotta dallo stesso
Cafiero.
5 Donna Luisa Azzariti morì a Trani, ove risiedeva con
la figlia Margherita, il 9 febbraio 1873; nel n. 9 de La Plebe
dell’8 marzo 1873 viene riportata una lettera di Benedetto Pao-
lillo, compaesano ed amico di Carlo, in cui si dice testual­
mente:
«Al cittadino Carlo Alfiero
Napoli
L’am ara perdita di vostra m adre mi muove a manife-
114 Rivoluzione e reazione

della sua p a rte di ered ità che egli intendeva m e ttere a


disposizione della rivoluzione sociale; perciò, u n a volta
uscito dal carcere, si recò su b ito a B arletta p e r rilevarla.
Le cose and arono p e r le lunghe perché i fratelli,
che conoscevano le sue tendenze politiche, m inacciarono
di farlo in terd ire, p e r cui Cafiero dovette p ro tra rre la sua
perm anenza e m o strarsi oram ai disim pegnato politica-
m ente p e r o tten ere quello che gli spettava.
In agosto finalm ente Cafiero p otè rie n tra re in Sviz­
zera con i soldi, p a rte dei quali furono im piegati p e r lo
acq u isto di una v illetta u n p o ’ m a la n d a ta 6 che doveva di­
v en tare centro nevralgico p e r i p re p ara tiv i rivoluzionari
che si effettuarono poi in Italia e luogo di rifugio p e r i
p erseg u itati politici c o stre tti all’esilio.
Infine un a ltro fa tto re intervenne ad accrescere
l’im pazienza rivoluzionaria degli in ternazionalisti italiani:
u n crack finanziario che aveva avuto il suo epicentro nel-
l’A ustria-U ngheria e in G erm ania si ripercosse anche in
Italia che aveva ra p p o rti com m erciali con queste nazioni;
il fenom eno della disoccupazione, orm ai endem ico, si ag­
gravò ancora; il pessim o raccolto di cereali dell’anno
p rim a aveva fatto au m en tare di m olto il prezzo di questi
elem enti indispensabili; m olte province setten trio n ali fu ­
rono in o n d ate p e r lo strarip a m en to dei fiumi; il Veneto

starvi la stima e l’affetto che ho per voi, dividendo con voi


medesimo il dolore che ne soffrite.
Se però qualcosa può valere a sollevarvi alquanto da
sì acerba cura domestica, vi conforti il pensare che l’Estinta
fu donna di egregie virtù, e che seppe dare al mondo un
figlio di ottime doti ed un cittadino caro a quanti lo cono­
scono. Voi intanto perseverate sempre di buon animo nel la­
vorare pel bene dell’umanità: giacché, il dico non per adularvi,
siete uno di quei pochi buoni che in mezzo ad una baraonda
di ‘venduti o m ascherati’, vegliano con amorosa sollecitudine
su destini dell’um ana famiglia, tutt'ora gemente fra l’igno­
ranza e la miseria.
Sarà questo il più bel degno onore che potrete rendere
alla memoria ed alle virtù dell’antica vostra madre.
Barletta, febbraio 1873
tutto vostro
Benedetto Paolillo»
6 La Baronata.
115 Situazione Italiana e Rivoluzione

fu in teressato da un terrem o to ; casi di colera furono rile­


vati in m olte province d ’Ita lia e questo m en tre lo S tato
Italian o non aveva p e r niente ceduto alle giuste p ro teste
popolari e si era m an ten u to sem pre su posizioni conser­
vatrici. N aturali quindi i m oti di piazza e gli scioperi che
com inciarono a svilupparsi agli inizi del nuovo anno.
Gli in ternazionalisti italiani, sentivano vicina la
rivoluzione: «La m iseria che aum enta con ravvicinarsi
dell’inverno—scriveva Costa sul B u lle tin 7—gli e rro ri e gli
a tti a rb itra ri del governo, la colpevole indifferenza dei fo r­
tu n ati della terra, accrescono lo scontento e le passioni
rivoluzionarie delle plebi affam ate. (...)
Nel m om ento in cui i n o stri avversari di ogni spe­
cie si credono più sicuri che m ai nelle loro posizioni di
privilegio, il p ro letariato italiano raccoglie le sue forze,
serra i suoi ranghi, ed atten d e la p rim a occasione p e r
p o ter m o strare alla borghesia che esso p u r sa fa re qual­
cosa».
F urono tu tti questi elem enti a convincere gli In ­
tern azio n alisti italiani che l'o ra dell’azione era arriv ata.
Ma già nella corrispondenza del C osta si denotano,
nell’eccessiva fiducia nelle istanze rivoluzionarie delle m as­
se, i lim iti delle loro fu tu re iniziative rivoluzionarie.
Ma non vogliam o an ticip are giudizi: ci p rem e sot­
to lineare com e da questa situazione Cafiero ricavasse la
conferm a della «necessità storica» della rivoluzione.
In questo stesso periodo Cafiero traccia quelle che
saran n o le linee della sua concezione storica, dalle quali
risu lta evidente la n ecessità della lo tta di classe, della
rivoluzione:
«La costituzione della società si fonda sull’antago­
nism o, che non riconosce altro principio che quello del­
l'egoism o m ors tua vita mea. (...) Quindi è che gli uni
lavorino e gli altri ne godano: quindi è che gli un i odiino
gli altri; quindi è che la b ase delle relazioni tr a gli uo­
m ini, sia la lotta, la g u e rra » 8*.

7 Lettera datata: Bologna 28 novembre 1873, pubblicata


sul numero del Bulletin del 7 dicembre dello stesso anno.
8 A.M.A., «Che cosa si vuole?», La Plebe, Milano, 21
maggio 1874, n. 41. Tutti gli articoli, siglati a questo modo,
comparsi su La Plebe dall’inizio del 1874 in poi, sono da noi
attribuiti al Cafiero.
116 Rivoluzione e reazione

Il principio dello sviluppo storico è quindi la rivo­


luzione, d eterm in ata dalle contraddizioni esistenti fra le
forze p ro d u ttiv e m ateriali e i ra p p o rti di produzione.
Una volta individuato questo principio anim atore
della storia, Cafìero cerca di specificarlo meglio; prim o *Il

Partendo da una testimonianza del Guillaume il quale


dopo aver letto un articolo de La Plebe («I tempi non sono
maturi») apparso su questo giornale sul numero del 26/27
novembre 1875, ricordava, nella sua opera principale (J. Guil­
laume, L ’Internationale. Documents et Souvenirs, citi), che
«era stato (...) lo stesso Cafìero a scrivere questo articolo»; e
dalla conferma che ci dà il Bosio di questo particolare quan­
do, nella introduzione al suo Carlo Cafìero, «Rivoluzione per
la rivoluzione» da noi già citato, scrive che «Cafìero chiedeva
e otteneva di pubblicare ne La Plebe uno scritto che rappre­
sentava una critica violenta dell’attendismo» (G. Bosio, op.
cit., p. 42), ho fatto ulteriori scoperte.
Sfogliando infatti tutta la collezione di questo gior­
nale ho scoperto nel n. 45 del 3 giugno 1874 pubblicato in
prim a pagina lo stesso articolo già citato, che ricompare co­
me abbiamo detto il 26/27 novembre 1875.
Il testo dei due articoli è uguale salvo che nel primo
non compare, per ovvie ragioni, il Repetita iuvant apparso
all’inizio della seconda pubblicazione, e nel secondo, forse per
ragioni di impaginazione, mancano alcuni brani finali. Dopo
la frase «perché tutti gli schiavi si fanno della partita», il
prim o articolo così continua: «perché essi formano le loro
falangi,—essi si intendono,—la ragione si diffonde—il voto
della um anità si compie—perché Satana risorge.
I tempi sono m aturi, io ve lo giuro, e la nuova gene­
razione ci perm ette più soavi speranze. Ch’essa abbia tutte
le cure di chi ama il progresso. Ella crescerà più forte della
passata, più morale, e dirà l'ultim a parola colla guerra nuo­
vissima della libertà degli umani». Poi, dopo «Prepariamo il
terreno che si vuol coltivare» si trova sul primo articolo: «La
gogna a chi mente, la gogna all’egoista, la gogna agli ipocriti,
la gogna ai servili.—Virtù di propositi e di coscienze, e la
vittoria è nostra.—I tempi sono m aturi, perché chi non ha
pudore di negare la giustizia, nega che il tempo della giu­
stizia sia per anco maturo. I secoli ci inseguono e si preci­
pitano l’uno sull’altro nell’abisso del passato;—il tempo son­
necchiò sulle rivoluzioni del creato;—intanto che un corallo
lavora un intiero continente non si cambia ivi una forma
sola» e si conclude infine allo stesso modo, però con la pre­
senza in calce della sigla A.M.A.
Da questo articolo e tenendo conto di questa sigla ho
117 Situazione Italiana e Rivoluzione

elem ento di q u esta specificazione sto rica è la tra sfo rm a ­


zione della classe v ittoriosa, dopo u n a rivoluzione, in clas­
se reazionaria:
«Dopo le splendide v itto rie rip o rta te dalla giusti­
zia sul privilegio, (...) ella si drizzò terrib ile contro il
passato, usò il d iritto di rappresaglia p e r difendersi» p e r
cui, «quando fu ro n o caduti i leoni della rivoluzione, ven­
nero le pecore e gli sciacalli della reazione. (...) Il vinci­
to re dell’ieri è il nem ico dell’oggi»*9.
La contraddizione fra «giustizia» e «privilegio», che
e ra alla base del p rincipio rivoluzionario, si fa più stri­
dente con lo sviluppo della borghesia a danno delle m asse
popolari; Cafìero continua:
«Ieri il popolo, com e sem pre, è sceso a com bat­
tere prodigo del suo sangue, generoso di tu tto quanto
possedeva ed h a vinto...
—E qual fru tto raccolse?...
—Chi è che produce?—Chi è che raccoglie?
(...) Chi è p iù utile?—E chi più gode?
Chi è che lavora?—E chi è che consum a?
(...) Chi p iù lavora?—E chi più guadagna?» 101
Cafìero individua quindi nelle forze p ro d u ttiv e la
classe p iù em inentem ente rivoluzionaria, u n a classe che
non è an co ra com pletam ente operaia, dato il lim itato svi­
luppo in d u striale italiano; u n a classe che non si fida più
di nessuno, dopo aver verificato che l’aiuto dato alla b o r­
ghesia si è sem pre rito rto contro se stessa.
«Il popolo non h a p iù 'fed e’, perché egli fu con­
tin u am en te ingannato: il popolo non vuole più capi o ra p ­
p resen tan ti, p erch é essi lo hanno sem pre trad ito : il po­
polo vuol ‘essere, p e r sé solo’, co’ suoi d iritti com e uom o,
com e ‘tu tti gli altri'. N ulla agli a ltri si vuol togliere in­
giustam ente, m a che nulla ci sia to lto del nostro.
Che ognuno abbia il fru tto del p ro p rio lavoro e
che questo sia libero, sicuro e possibile» n.

potuto attribuire al Cafìero tutti gli altri articoli in cui


compare la stessa sigla. Quanto all’articolo di questa nota,
bisogna dire che anch’esso riapparve sempre su La Plebe
numero 17 di m artedì 7 dicembre 1875.
9 Ibid.
10 Ibid.
11 A.M.A., «Che cosa si vuole?». La Plebe, Milano, 21
118 Rivoluzione e reazione

Solo considerando «le condizioni generali dello S ta­


to u n itario e i loro riflessi sulla form azione dello spirito
pubblico e più p recisam ente gli elem enti costitutivi della
coscienza popolare dello Stato», si può com prendere «per­
ché il socialism o si sia così a lungo sviluppato nelle form e
e nei m odi dell’anarchism o» (S antarelli).
Il m ito del «R isorgim ento tradito» p rim a an co ra
di diventare u n a fo rm u la in terp re tativ a di quel periodo
storico, era realm en te p resen te nelle coscienze di chi ne
subiva le conseguenze, di chi era passato «da u n a condi­
zione di sudditanza a una condizione di p roclam ata m a
non reale ed effettiva uguaglianza dinanzi alla legge» (S an­
tarelli).
«Cosa è delitto? (si chiedeva Cafiero)—La violazione
della legge.
Cosa è la legge?—L’espressione della volontà di chi
com anda.
E se chi com anda, com anda cosa ingiusta; che
cosa è il delitto?» n.
Sono qu este le condizioni e il tessuto ideale e so­
ciale su cui si sviluppano le istanze rivoluzionarie delle
m asse e i p ro p o siti insurrezionistici degli internazionali­
sti italiani.

2. La Critica dell’A ttesism o

Nel q u ad ro dei prep arativ i, in quei m esi fu anche


accarezzata l’idea di u n intervento dei garibaldini e dei
m azziniani nei m oti, p u r restan d o ferm i gli elem enti di
differenziazione ideologica fra questi e gli internazionalisti.
Da p a rte m azziniana fu rig ettato ogni ten tativ o di
com prom esso con gli internazionalisti sia dal p u n to di
vista ideologico che da quello pratico, m otivando q u e­
s t ’u ltim o rifiuto con la constatazione che «i tem pi non
erano an co ra m aturi» p e r la rivoluzione.
P arten d o da q u esta p re sa di posizione, Cafiero h a
m odo di rin novare le sue critiche ai m azziniani e ai re-
pubblicani in genere.
La critica ai dem ocratici p arte , p rim a ancora che

maggio 1874 n. 41.


*2 Ibid.
119 La Critica dell’Attesismo

dalla analisi del periodo storico e dal conseguente rilievo


della necesità della rivoluzione, dalla m essa a p u n to di
una pregiudiziale di principio che caratterizza gli in te r­
nazionalisti e li distingue dai dem ocratici:
«I m aggiori nem ici del progresso—scrive Cafiero—
sono i 'falsi lib erali’, i ‘m o d erati’.
E ssi che acconsentono alle n o stre idee, m a com e
‘idee’;—essi che am ano, com e lor piace di dire, ‘la giu­
stizia’ e ‘la lib e rtà ’, m a per proclam arle poi in fa tto ‘u to ­
pie’—che all’u ltim o raziocinio, all'ultim a p ie tra che cade
nella loro fortezza ci fanno la ca rità di u n ultim o consiglio,
e ci su ssu rran o :
I tem p i non sono m aturi» 13.
Cafiero d u nque rifiuta q u esta critica alla possibi­
lità della rivoluzione p ro p rio in considerazione dell’alte r­
nativa p a te rn a listic a p ro sp e tta ta dai dem ocratici p e r i
quali «u n a divisione tra la borghesia e le classi artigiane»
era « co n tra ria alle tradizioni storiche».
Quello ch e ap p aren tem en te sem brava u n giudizio
sulla situazione e sulla fase sto rica era invece u n rifiuto
del p rin cip io rivoluzionario e Cafiero ne individua m olto
bene i m otivi:
«I tem p i non sono m atu ri. P erché voi ‘non volete’
il p ro g resso , p erch é voi ‘non volete’ la lib ertà, p erch é voi
‘non v o lete’ la giustizia. P erché voi siete ‘b e a ti’, perché
voi u s u fru ite del privilegio, del m onopolio, della ingiustizia.
Voi d ite che ‘i tem pi non sono m a tu ri' p e r rita r­
dare an c o ra il m om ento della giustizia, perché in tan to
non vi si tocchi» 14.
L a pregiudiziale dei dem ocratici che condiziona
l’azione degli In tern azio n alisti allo studio delle situazioni
e delle co ntingenze nasconde quindi u n fine b en preciso
che è q u ello d i m an ten ere in altera ti i ra p p o rti di classe,
p e r cu i v a re sp in to perché:
« I tem p i sono sem pre ‘m atu ri p e r togliere l’ingiu­
stizia’, q u an d o ‘l’ingiustizia esiste’» 1S.
V iene q u i afferm ato dal Cafiero com e la p ro sp e t­
tiva riv o lu zio n aria deve essere u n elem ento caratterizzan te

13 A.M.A., «I tempi non sono maturi», La Plebe, Mi­


lano, 3 giugno 1874 n. 43.
14 Ibid.
15 Ibid.
120 Rivoluzione e reazione

l’azione del m ovim ento operaio in ogni m om ento e sotto


form e diverse di lotta; inoltre viene espresso u n giudizio
preciso sui m azziniani i quali, p u r m antenendo ancora la
direzione di alcune società operaie, erano com pletam ente
estra n ei agli in teressi degli operai, m a stavano a salvaguar­
d are gli in teressi della borghesia.

3. P rim i ten ta tivi insurrezionali

L’azione politica di Cafiero in q uesti m esi non co­


nobbe soste: all'inizio del ’74 si spostò continuam ente nel­
l’Italia setten trio n ale p er organizzare le forze locali, m en­
tre Costa e M alatesta, che in tan to era stato lib e ra to 16,
si occupavano delle sezioni dell’Italia centrale e m eridio­
nale. Il 18 m arzo p artecipò insiem e a G rassi al Congresso
strao rd in a rio di L ocam o col m an d ato di «appoggiare ca­
lo ro sam en te l’organizzazione delle bande arm ate»; agli
inizi di giugno poi si recò in R ussia p er sposare la sua
com pagna O lim pia K utuzoff e p erm e tte rle di to rn a re in
Italia 17 dove arriv aro no verso i p rim i di luglio, p e r stabi-

16 L’anno prima, durante il mese di luglio, allo scoppio


della Rivoluzione Spagnola, Malatesta era stato mandato da
Bakunin a Barletta dove si trovava Cafiero per rilevare la
sua parte di eredità. Bakunin aveva deciso di recarsi a com­
battere sulle barricate spagnole e per questo aveva bisogno
di fondi, che solo Carlo in quel momento poteva m ettere a
disposizione.
Ma, arrivato nella cittadina pugliese, Malatesta senza
un motivo plausibile fu arrestato. L’accusa, come al solito,
fu quella di «cospirazione contro lo Stato». Fu tenuto in car­
cere per sei mesi per poi essere liberato senza aver subito al­
cun processo.
Durante la sua detenzione vi fu una vibrata protesta
da parte internazionalista. La Plebe, in una nota di quei
mesi, così scriveva: «A maggior esecrazione dell’infame si­
stem a del carcere preventivo, noi abbiamo a levare la nostra
voce di protesta contro l’arbitrario ed ingiusto arresto e
detenzione nelle carceri di Trani dell’intem erato cittadino En­
rico Malatesta, che da più di tre mesi viene detenuto senza
procedimento, e per semplice sospetto che egli propugni i
principi del Socialismo. Questo governo che ha paura di
tutto e di tutti vuol dunque impedirci anco di pensare libe­
ramente!».
121 P rim i ten tativ i insurrezionali

lirsi poi a L ocam o.


In ta n to in Italia la situazione si faceva più grave;
l’intensificarsi delle dim ostrazioni contro il carovita, nel
m ese di giugno, fece ap p a rire im m inente lo scoppio della
Rivoluzione.
L’insurrezione doveva scoppiare la sera fra il 7 e
l’8 agosto a Bologna; la dinam ite, co m p ra ta da Ross in
u n a cava vicino a Locam o, e ra sta ta p o rta ta da L ip k a 178
in Italia, n asco sta sotto le vesti.
B akunin giunse a B ologna il 30 luglio, m a la sera
del 5 agosto l’a rre sto di Costa, toglieva ai rivoluzionari
uno dei p rin cip ali organizzatori.
N o n ostante ciò i p ro g etti furono p o rta ti avanti; m a
la polizia, av v ertita tem pestivam ente e oram ai sul chi vive,
com e avevano d im o strato gli a rre sti di villa Ruffi, in ter­
venne m etten d o in fuga parecchi internazionalisti e a r­
restan d o n e m olti altri. Uguale so rte toccò a M alatesta il
quale cercò di p o rta re avanti la sollevazione nelle Puglie
incitando i contadini alla rivolta con u n com izio a C astel
del M onte p resso Andria. L’intervento dei carabinieri, dopo
qualche breve scaram uccia e qualche sparo, fece disper­
dere anche questo secondo gruppo di internazionalisti.
M alatesta si rifugiò a Napoli da dove cercò di rip a ra re in
Svizzera, m a tra d ito o riconosciuto, fu a rre sta to a Pesaro.
M iglior so rte toccò a Cafiero, che riu scì a rie n tra re in
Svizzera, e allo stesso B akunin che, trav estito da p rete,
lasciò l ’Italia.

Il fallim ento dei m oti del ’74 costituisce u n a svolta


im p o rtan te nella sto ria dell’intem az.ionalism o italiano.
L’esigenza di u n a organizzazione rivoluzionaria clan­
destina, anche p e r la sproporzionata reazione del governo,
17 Cafiero e la Kutuzoff si erano uniti nel '73, senza for­
malità, alla Baronata, dove Olimpia era ospite con la so­
rella esule. Nel marzo del ’74 Olimpia aveva dovuto recarsi a
Pietroburgo per assistervi la m adre ammalata. Dopo la m or­
te della madre, aveva deciso di ritornare in Svizzera, m a la
polizia russa le negava il passaporto. Avvertiva Cafiero il
quale partiva per Pietroburgo e, davanti al console italiano,
legalizzava la loro posizione (27 giugno). Olimpia diventava
cittadina italiana e il governo russo concedeva il passaporto.
Ai prim i di luglio i due tornarono alla Baronata,
ts Lipka, diminutivo di Olimpia, la moglie di Cafiero.
122 Rivoluzione e reazione

si fece più viva negli internazionalisti.


Nel ra p p o rto inviato da Cafìero al Congresso di
B ruxelles p er conto del C om itato Italiano p er la Rivolu­
zione Sociale, la critica di fondo ai m oti del 74 non tocca
il pro g ram m a politico che è sem pre «il glorioso pro g ram ­
m a della Associazione Internazionale dei Lavoratori», né
le p ro p rie concezioni di lo tta che sono sem pre quelle di
«‘eseguire* con u n a previdente sollecitudine, non di ‘de­
c re ta re ’, di ‘com piere’ con efficace energia, non di ‘p ro ­
clam are’» gli a tti espressi dal suddetto program m a, bensì
è indirizzata co n tro la vecchia form a organizzativa dell’AiL
che «rendeva l'In tern azionale in Italia ‘una vasta cospira­
zione p re p ara ta alla luce del giorno’» con tu tto vantaggio
del Governo, p e r il quale era facile «seguire tu tti i suoi
passi e colpire al m om ento opportuno» 19.
Ciò che è m u tato nel giudizio di Cafìero, che fa
della nuova organizzazione rivoluzionaria clandestina un
m om ento im p o rtan te, è la valutazione globale della Fede­
razione Italian a dell’AiL: non si tra tta più di egem oniz­
zare le società operaie italiane a scapito dei m azziniani,
né di d iscutere an co ra con a ltri gruppi internazionalisti
sulla scelta dei mezzi, bisogna soltanto adeguare l’orga­
nizzazione della Federazione Italian a alla nuova situazione
della penisola.
Un giudizio di q uesto genere inoltre im plica la con­
siderazione che le contraddizioni fondam entali che p rim a
sono state individuate com e condizione della rivoluzione
si fanno più esplosive nel periodo che segue i m oti del 74,
p e r cui la necessità d ell’adeguam ento organizzativo della
Federazione Italian a p e r u n discorso rivoluzionario con­
cretam en te fondato, e p e r fa r sì che tu tto quello che suc­
cedeva in Italia avesse uno sbocco positivo.
L’azione politica del Cafìero, in q u esti anni, ten ­
derà p ro p rio a rian n o d a re le file della Federazione, m en­
tre le sue corrispondenze settim anali al B ulletin, a ttra ­
verso u n a scelta di arg om enti di classe, ten d eran n o a m et­
te re in evidenza l ’acu irsi delle contraddizioni tra le m asse

19 II Comitato Italiano per la Rivoluzione Sociale ai


Rappresentanti del Congresso Generale dell’Associazione In­
temazionale dei Lavoratori in Brusselle (Rapporto redatto
da Carlo Cafìero). In La Federazione Italiana dell'ail, cit.,
pp. 101/104.
123 Le corrispondenze di Cafìero al «Bulletin

p ro letarie e il governo borghese e saranno considerati,


com e è stato detto, «fra i docum enti p iù au ten tici del
m ovim ento italiano» e testim onieranno com e «l'organiz­
zazione della classe operaia, incipiente, rudim entale, im ­
p e rfe tta quanto si voglia, m a storicam ente d eterm in ata
com e p ro d o tto storico della società capitalistica, e perciò
irrefren ab ile ed inevitabile», faceva passi avanti.

4. La situazione politico-sociale italiana e lo stato della


classe lavoratrice nelle corrispondenze di Cafìero al «Bul­
letin de la Fédération jurassienne»
AlLindomani dei m oti internazionalisti, secondo la
stam p a borghese, «la situazione del p ro leta riato italiano
era la m igliore del m ondo; che l ’accordo più com m ovente
regnava tra qu esta classe e la borghese; che vi era in
Italia della lib ertà a sazietà e che i pochi che reclam a­
vano dei cam biam enti non eran o che pazzi o c re tin i» 20.
«A delle castro n erie di questo genere non si r i­
sponde» 21.
Così Cafìero com m entava quel quadro idilliaco tan to
superficialm ente tratteg g iato d a chi aveva interesse a ra s­
sicu rare l’opinione pubblica.
In fa tti la situazione ita lia n a di quegli anni era ben
altra. La crisi, che si era an n u n c ia ta negli anni precedenti,
aveva in questo m om ento ra g g iu n to il suo culm ine; essa
era p a rtita dai cattivi raccolti di quegli anni, che avevano
determ in ato tu m u lti an n o n a ri, e si era in trecciata con
delle crisi più generali quali quella d eterm in ata dal pas­
saggio dell’econom ia italia n a d a u n a base artigianale ad
u n a b ase in d u striale m o d ern a e quella più specifica-
m en te europea che aveva av u to la sua origine nel crack
determ in ato si in A ustria-U ngheria.
L’aggravarsi dello s ta to di disagio colpisce il p re ­
stigio dello S tato Italiano, che non aveva saputo elim inare
subito dopo l’unificazione con rifo rm e adeguate i m ali
cronici dell’ag rico ltu ra ita lia n a , ne m ette a nudo l’ineffi­

20 Gregorio (C. Cafìero), Corrispondenze al Bulletin, 11


ottobre 1874, riprodotte nella rivista II Pensiero, Roma a.
1907 (v), n. 22/23/24, a. 1908 (vi) n. 1/2/3.
21 Ibid.
124 Rivoluzione e reazione

cienza e p o rta al m assim o il m alcontento del popolo, su


cui spesso pesano le conseguenze di quelle m ancate ri­
form e.
Si e n tra in u n a fase di lo tta che sta p e r avere
quali p ro tag o n iste le grandi m asse popolari.
Gli scioperi diventano u n m etodo di lo tta sem pre
più diffuso:
«A C rem ona (inform a il Cafiero), gli operai delle
filature sono in isciopero da alcuni giorni p erché si vuole
dim inuire il loro salario; e sapete il perché? P er coprire
le spese delfillum inazione dei la b o ra to ri» 22.
E ssi sono sem pre in d ire tta dipendenza con quel
processo di trasfo rm azione dell’econom ia italiana che cam ­
bia il suo c a ra tte re da artigianale ad industriale, tra sfo r­
m azione che la borghesia italiana e il governo che la ra p ­
p re sen ta vogliono fare pagare alla classe lavoratrice dim i­
nuendo i salari, com e abbiam o già visto, o p p u re aum en­
tando l ’o rario di lavoro:
«A Genova, i carp en tieri della Società di Naviga­
zione R u b attin o si sono m essi in isciopero perché la loro
g io rn ata è sta ta p o rta ta da dieci a dodici ore, senza il
m inim o aum ento di sa la rio » 23.
Talvolta l ’introduzione delle m acchine determ ina
episodi di luddism o:
«(...) Il grande sciopero del giorno è quello degli
operai della fab b rica di sigari e tabacchi di Torino. Lo
sciopero è incom inciato alia fab b rica di sigari, ove le
operaie hanno chiesto u n a garanzia form ale che in seguito
all'introduzione delle m acchine non vi sarebbe s ta ta dim i­
nuzione di lavoro né di salario; non avendo p o tu to o tte­
n ere tale p rom essa, si sono tu tte sollevate, hanno ro tto
le m acchine e m esso tu tta la fab b rica so sso p ra» 24.
L’esasperazione degli operai tro v a la sua causa di­
re tta nella traco tan za dei p ad ro n i che im pongono le loro
leggi di sangue:
«(...)le operaie devono ricevere degli ord in i e non
fo rm u lare reclam i di nessun g en e re» 25.
In o ltre queste p rese di posizione p ad ro n ali sono

Gregorio, Bulletin dell’l l aprile 1875.


Gregorio, Bulletin del 18 ottobre 1874.
Gregorio, Bulletin del 27 dicembre 1874.
Gregorio, Bulletin del 3 gennaio 1875.
125 Le corrispondenze di Cafiero al «Bulletin

incoraggiate dal governo:


«T utti gli scio p eri in Ita lia finiscono con l’in car­
cerazione in m assa degli scio p eran ti o con u n a buona ca­
rica di tru p p e, a m eno ch e gli operai non siano, come
schiavi, rico n d o tti p e r fo rz a all’officina dai c a ra b in ie ri» 26;
e p ro te tte dalla legge: « Il trib u n ale di Monza ha condan­
nato in q u esti giorni a lcu n i contadini a parecchi giorni
di carcere, p e r aver d ich iarato al fa tto re dal quale dipen­
dono che volevano m e tte rs i in isciopero, se non aum en­
tava il prezzo della lo ro g iornata di lavoro, che è di
tren tacin q u e centesim i in inverno e di sessantacinque cen­
tesim i in e s ta te » 27.
La causa p rin cip a le di q u esta trasform azione so­
ciale, com e abbiam o accennato, fu la crisi agricola e la
crescen te m iseria del b ra c c ia n ta to ru rale; il disagio che
ne derivò nelle cam pagne fu m aggiorm ente avvertito nelle
zone m eridionali e in p a rtic o la r m odo nella Sicilia.
In u n m ondo con tad in o feudale, quale quello iso­
lano, la crisi agricola m e tte a nudo contraddizioni vecchie
e nuove determ in an d o sollevazioni a g r a rie 28, accom pa­
gnate com e sem pre da istanze autonom istiche e d a feno­
m eni di brigantaggio.
In una delle u ltim e corrispondenze del ’7 4 29, la ri­
volta della Sicilia, il fenom eno del brigantaggio vengono
in seriti in u n processo m olto più am pio che se h a p o r­
tato all’u n ità d ’Italia, col concorso d eterm in an te delle m as­
se popolari:
«(...) Il p ro le ta ria to siciliano, dal 1848 al 1860,
h a cooperato in grande p a rte al m ovim ento nazionale ita ­
liano» 30, h a anche d eterm in ato l’egem onia di u n a nuova
classe, la borghese:
«questa si è serv ita in p rim o luogo di quell’odio
ard en te co n tro ogni tiran n ia, che il siciliano succhia, p er
così dire, con il latte; e d in seconda linea delT inganno»31.
In fa tti le facili prom esse della vigilia, com e «quella
di sp a rtire le te rre dem aniali tra i p ro leta ri di ogni co­

26 Gregorio, Bulletin del 18 ottobre 1874.


27 Gregorio, Bulletin dell’l l aprile 1875.
28 Come quelle di Grammichele e Calatabiano.
29 Gregorio, Bulletin dell’l novembre 1874.
» Ibid.
3i Ibid.
126 Rivoluzione e reazione

m une», all’indom ani del plebiscito, caddero nel dim enti­


catoio e quando «alcuni contadini ingenui, stanchi di
asp e tta re la divisione tan to desid erata delle te rre del de­
m anio, si recarono u n bel giorno in m assa sui luoghi cogli
stru m en ti necessari, p e r eseguire essi stessi l'operazione,
(...) fu rono ricevuti da una vigorosa scarica di u n distac­
cam ento di ca ra b in ie ri» 32.
Le m asse contadine si accorsero com e i garibal­
dini p rim a e i piem ontesi poi, non fossero a ltro che dei
borghesi, dei nem ici di classe contro cui lottare; in fatti
con la coscrizione obbligatoria, con «le nuove im poste
p artico larm en te odiose», con le nuove leggi, la ro ttu ra di­
venne definitiva: «una volta incom inciata la lo tta non si
ferm ò p iù » 33.
L’origine del brigantaggio, secondo il Cafìero, è do­
vuta dunque alle p a rtic o la rità dell’am biente e all’e rra ta
politica sociale dei garibaldini p rim a e dei piem ontesi
dopo verso i contadini:
«m olti giovani che non volevano so tto m e tte rsi alla
coscrizione, non potendo più lo tta re nelle città, dovettero
rifug iarsi nelle cam pagne, e così si form arono tru p p e di
b rig an ti di u n a nuova specie. La forza governativa, da
p a rte sua, diveniva sem pre più violenta e cieca. (...) Il
carab in iere di V ittorio E m anuele divenne, agli occhi del
popolo, a ltre tta n to sgradevole, quanto lo sbirro dei B or­
boni» 34.
Anche p e r la rivoluzione di Palerm o del settem ­
b re 1866 gli elem enti di ro ttu ra sono, p e r il Cafìero, di
n a tu ra econom ica, sociale e politica; p er la p rim a volta
sia il brigantaggio che questo nuovo episodio rivoluzio­
nario vengono visti com e u n a grossa g u erra contadina:
«È a to rto che i borghesi hanno chiam ato clericale
o repubblicano questo sollevam ento; no, esso fu il m oto
spontaneo di u n a plebe affam ata ed ingannata. (...) La
plebe lo tta e lo tte rà sem pre, co’ suoi briganti, co’ suoi
se tta ri di ogni specie, in u n a parola, con tu tti i mezzi
che le suggeriscono la disperazione ed uno sp irito te r­
ribile» 35.
È il personaggio del m ondo subalterno delle cam-
32 Ibid.
33 Ibid.
34 Ibid.
127 Le corrispondenze di Cafìero al «Bullelin

pagne m eridionali che acq u ista c a rattere e fisionom ia:


«La rivoluzione si estese ai d intorni di Palerm o, e
p e r sette giorni e mezzo che durò, non ebbe alcun capo,
nessu n uom o, non d irò già notevole, m a neanche noto»
m a essa p re sen ta i suoi lim iti p ro p rio nella m ancanza di
u n a p recisa ideologia:
«Se qu esta rivoluzione avesse potu to fo rm u lare in
faccia al m ondo i p rincipi in nom e dei quali agiva istin ­
tivam ente, i sette giorni di Palerm o avrebbero p o tu to es­
sere citati come i due m esi della gloriosa C om une di Pa­
rigi» 37; la sconfìtta contadina, tuttavia, lascia nelle m asse
isolane u n a rad icata, anche se inform e coscienza di classe:
« quel sangue h a scavato u n solco, che nulla p o trà col­
m are, fra il p ro leta riato e la borghesia in S icilia» 38 e un
odio profondo co n tro lo S tato inteso oram ai, dopo le
an co r tris ti esperienze borboniche, com e «principio d ’au ­
torità»:
«La plebe (...) h a finalm ente com preso—conclude
il Cafìero—non essere il tale o il tal altro governo la causa
del m ale, m a il p rin cipio stesso d ’a u to rità » 39.
Le sollevazioni agrarie del ’74 in Sicilia, che Ca­
fìero ricollega d irettam en te al processo storico che h a p o r­
tato all’u n ità della penisola, contribuisce a definire que­
sto periodo della sto ria d ’Italia com e crisi generale del
liberalism o, sia com e crisi finanziaria sia com e p e rd ita
della direzione politica della d estra storica e p e rm e tte di
individuare i nuovi o rien tam en ti dell’opinione pubblica,
in d o tta o ra a co n cen trarsi sui problem i in te rn i e della
vita econom ica.
Cafìero stesso c ita in u n a sua corrispondenza «una
confessione preziosa rig u ard an te la Sicilia ‘p re sa ’ a p re­
stito da u n giornale conservatore»:
«Altra volta (...) non si parlava della Sicilia che a
lunghi intervalli, e solo q uando qualche fa tto im p o rtan te
veniva a richiam are sull’isola l ’attenzione del continente.
P er questo la situazione peggiorò sem pre, fino al m om ento
in cui il disordine dell’isola raggiunse u n grado tale che
33 Ibid.
36 Ibid.
37 Ibid.
38 Ibid.
39 Ibid.
128 Rivoluzione e reazione

non fu p iù possibile di chiudere gli occhi; oggidì la situ a­


zione dell’Isola è la preoccupazione principale dell’Italia
t u tta » 40, e in u n ’a ltra corrispondenza:
«A pro p o sito della Sicilia, i giornali borghesi hanno
testé fa tto u n a g ran d e scoperta. Uno di essi, che gode la
reputazione d ’essere u n organo ufficioso del governo, ha
dich iarato che ‘la causa vera, unica, fatale, dello stato
a ttu a le di cose in Sicilia, sono le im m ense p ro p rie tà agri­
cole e la m iseria p ro fo n d a del p ro le ta ria to ’.
Questi ipocriti raccom andano caldam ente alla com ­
m issione d ’in c h ie s ta 41 di stu d iare in m odo speciale la m a­
niera con cui la p ro p rie tà è suddivisa in Sicilia, com e se
non lo sapessero già» 42.
L’individuazione da p a rte di Cafiero di qu esto col-
legam ento fra la questione siciliana e la politica del go­
verno italiano nei co nfronti del m eridione, gli p erm e tte
di definire «l’agitazione siciliana» com e «l’agitazione di
schiavi avidi di uguaglianza», la quale «non p o trà ces­
sare che il giorno in cui avranno conquistato la loro com ­
pleta em ancipazione»43, p e r cui brigantaggio «non è altro
se non la g u erra di p arte» ed è «indubbiam ente uno dei
più p o ten ti mezzi di lo tta che possegga il p ro letariato
siciliano nella g u erra sociale che sostiene co n tro i suoi
o p p re sso ri» 44.
Altri fenom eni d irettam en te collegati alla crisi agri­
cola sono: l’em igrazione, che in questo periodò com incia
a diventare di m assa:
«L’em igrazione tradizionale di talune province m e­
ridionali, sulla quale furono scritte ta n te relazioni e tan te
lagnanze ipocrite, ben lungi dall’arre sta rsi, continua ancor
più di p rim a. Dalle province della B asilicata, si annuncia
la p arten za di tren ta d u e fam iglie dalla c ittà di Potenza
e la pro ssim a p arten za di duecento a ltre » 45, e la « tra tta
dei fauciulli», infatti:
«m entre l ’ipo crita borghesia fa tan to chiasso a p ro ­
posito della tr a tta dei negri, qui, in Italia—continua Ca-

40 Gregorio, Bulletin, 15 novembre 1874.


41 Quella Franchetti-Sonnino.
42 Gregorio, Bulletin 22 agosto 1875.
43 Gregorio, Bulletin, 15 novembre 1874.
44 Ibid.
45 Gregorio, Bulletin, 8 novembre 1874.
129 Le corrispondenze di Cafìero al «Bulletin

fiero—nelle provincie in cui la n a tu ra è più ricca, vi sono


cre a tu re tan to m iserabili, così profondam ente avvilite dal­
la serv itù econom ica, che son giunte a trafficare i loro
p ro p rii figli»46.
Se nel m eridione conseguenza im m ediata della crisi
sono il brigantaggio, l ’em igrazione e la « tra tta dei b am ­
bini», nelle a ltre p a rti della penisola:
«la m iseria co n tinua a m ietere inesorabilm ente le
sue vittim e: oggi è u n a povera donna che si g e tta sotto
un tren o ; ieri e ra u n contadino che m oriva di fred d o e di
fam e; a M ilano tre o p erai si sono suicidati in u n sol
giorno; a Rom a u n operaio va a cercar la fine dei suoi
giorni nel T evere»47.
In q uesto clim a di enorm e scontento e di p rofonda
m iseria p e r la penisola, si svolgono le elezioni del novem ­
46 Gregorio, Bulletin, 4 aprile 1875; in questa stessa cor­
rispondenza, sullo stesso argomento, così Cafìero continuava:
«(...) Dei bambini e delle bambine di cinque a sei anni, ven­
duti a speculatori e accompagnati dalla benedizione del prete
e da auguri di prosperità, sono trascinati lungi dal paese na­
tivo, e sottomessi a trattam enti tali che la borghesia stessa
ne arrossirebbe, se non avesse perduto ogni sentimento d’um a­
nità. Su tutte le piazze pubbliche di Parigi, di Londra, di
New York, s’incontrano dei piccoli calabresi, e sempre in cenci,
pallidi, m orenti di fame. Nelle ore avanzate della sera, nelle
tristi notti d’inverno, quando le vie fangose si riempiono di
neve, si vede nell’angolo di un portone od al piede di qual­
che colonna un ammasso informe di stracci. È un gruppo di
piccoli calabresi, strettam ente uniti per ripararsi dal freddo
e dall’umidità. Quando non possono raggranellare durante il
giorno il numero dei soldi che è loro prescritto, non osano
ritornare alla sera dai padroni, che li batterebbero crudel­
mente. Gli alloggi di questi padroni sono bolgie infette, dove
i fanciulli vengono ammucchiati senza tenere minimamente
conto delle condizioni più essenziali alla salute. Sono appena
nutriti, e sovente vengono anzi costretti a chiedere il loro
cibo alla carità pubblica. Per la minima mancanza, sono pu­
niti nel modo più barbaro. I padroni li impiegano come m er­
eiai o musicanti ambulanti, come modelli d ’artisti, oppure,
se sono ragazze, le destinano alla prostituzione. I fanciulli
esercitano or l'uno or l’altro dei suddetti mestieri, e sovente
anche due alla volta.
(...) Ecco ciò che la borghesia fa e lascia fare, m entre
rimprovera a noi d’essere i distruttori della morale».
47 Gregorio, Bulletin 6 dicembre 1874.
130 Rivoluzione e reazione

b re 1874.
«Alle elezioni dei deputati, il num ero dei votanti
è stato m inim o, m algrado i calorosi appelli della a u to rità
e l’iscrizione di m olti agenti di polizia e di im piegati sul­
le liste e le tto ra li» 48.
La ca n d id atu ra di m olti esponenti del m ovim ento
dem ocratico del R isorgim ento, che avevano abbandonato
la pregiudiziale rep u b blicana di Mazzini e di C attaneo ac­
cettando la m onarchia costituzionale e inserendosi così
nelle lo tte p arlam en tari, era sta ta co m m entata favorevol­
m ente da un giornale socialista belga, il quale così scriveva:
«G aribaldi e Saffi avranno l’onore di ra p p resen ­
ta re il p a rtito operaio al parlam en to ita lia n o » 49.
Il giudizio di Cafiero è com pletam ente opposto;
esso p a rte dalla considerazione della situazione oggettiva
dell’ord in am en to elettorale italiano che im pediva agli ope­
rai di avere u n a «propria» rap p resen tan za in P arlam ento:
«(...) È necessario di ricordare, p e r incom inciare,
che noi non abbiam o n ep p u re l’om bra di ciò che chia­
m asi suffragio universale p er fo rm are in Italia u n p a r­
tito operaio e le tto ra le » 50, p er poi analizzare il ruolo sto­
rico del personaggio G aribaldi il quale p u r avendo avuto
«un giorno la fa n ta sia di iscrivere il suo nom e illu stre fra
i nom i oscuri dei p ro leta ri della grande Associazione In ­
ternazionale dei L av o rato ri» 51, l’h a fa tto «senza tro p p o ca­
pire ciò che diceva», in fatti «lo ha p ro v ato in seguito
esponendo la su a opinione sulla Com une di Parigi, sul­
l ’In ternazionale e sul Socialism o. H a sostenuto il d iritto
di p ro p rie tà individuale e il d iritto di eredità. (...) Evi­
dentem ente G aribaldi voleva u n ’In tem azionale secondo il
suo cuore ed il suo cuore e ra p rim a di tu tto b o rg h ese» 52.
Ma il giudizio su G aribaldi non può prescindere
da quello sul periodo storico che l’h a avuto eroe indi­
scusso:
«Ciò che si è chiam ato il ‘R isorgim ento’ d ’Italia è
stato un grande d ram m a in u n due atti. Nel p rim o a tto
pieno di cospirazione, d ’insurrezioni, di guerre, ecc., l’eroe

Ibid.
Gregorio, Bulletin 14 febbraio 1875.
Ibid.
Ibid.
Ibid.
131 Le corrispondenze di Cafiero al «Bulletin»

leggendario è G aribaldi. Oggi la borghesia ra p p re se n ta il


secondo atto , cercando di godere il m eglio possibile i
beni che h a conquistato; dopo o tte n u ta l ’indipendenza,
essa h a fa tto sforzi giganteschi p e r assicu rarsi la felicità.
S trad e ferrate, canali, p o rti di m are, ponti e stra d e (...)
non ne finirei p iù se volessi en u m erare tu tto ciò che si
vede in q uesto secondo atto . O ra G aribaldi è venuto a
R om a p e r ra p p resen ta re nel secondo a tto com e nel prim o,
la p a rte di eroe. In mezzo a ta n ti p ro g e tti d estin ati ad
accrescere la felicità italiana, G aribaldi arriv a a su a volta
con u n p ro g etto eroico, (...) bonifica dell’Agro R om ano e
incanalam ento del Tevere, ecco il grande pro g etto di Ga­
ribaldi» 53.
G aribaldi d u nque è sem pre stato uno stru m en to
della borghesia, egli «ha consacrato tu tta la sua vita al­
l’o p era di liberazione della borghesia dal giogo della m o­
narch ia assoluta; è a q u an to si riduce in fin dei conti
l ’Indipendenza nazionale tan to v antata; è divenuto l’eroe
della borghesia, perciò n o n poteva, nei suoi ultim i anni,
sch ierarsi fra i nem ici di q u esta classe» 54.
T racciando il profilo storico del processo che h a
condotto all'u n ità d ’Italia, individuandone le conseguenze,
caratterizzan d o l'ideologia dei personaggi prin cip ali di que­
sto periodo, Cafiero, n on intende tan to fo rn ire u n a ana­
lisi specifica del R isorgim ento Italiano, del m odo con cui
la b orghesia si era afferm ata com e classe, qu an to so­
p ra ttu tto di individuare, attra v erso questo processo sto­
rico, l ’acuirsi dei ra p p o rti fra la classe borghese e il p ro ­
letaria to e i riflessi o p erativi che esso com porta.
Q uesto richiam o alla oggettività della situazione,
10 p o rta a co n sid erare le scelte m onarchico-costituzio­
nali e quindi p arla m en taristich e dei dem ocratici riso r­
gim entali, scelte essenzialm ente borghesi e quindi anti-
operaie, in u n m om ento in cui l ’acuirsi della crisi, ra g g ra ­
v arsi delle condizioni socio-econom iche del p ro letariato ,
la sua lim ita ta partecipazione politica indicavano com e
concreta n o rm a operativa la rivoluzione:
«Quali m ezzi restan o al povero (...) p e r o tten ere
11 d iritto di vivere, se non la cospirazione, la som m ossa e
l’im piego della forza b ru tale, sia colle rappresaglie indi­
53 Ibid.
54 Ibid.
132 Rivoluzione e reazione

viduali, sia con la rivoluzione?»55.

5. Leggi speciali e passaggio alla clandestinità degli inter­


nazionalisti italiani
Il passaggio alla clandestinità dell’organizzazione
intern azio n alista italian a è accelerato dalle leggi speciali,
che il governo della d estra a d o tta contro gli internaziona­
listi della seconda m età del 74, leggi che finiscono p e r
d are il colpo di grazia alla vecchia organizzazione legale.
Chi è so spetto di ap p arten ere all’Intem azionale
diviene conseguentem ente m eritevole dell’am m onizione.
«L 'am m onizione è u n a felice invenzione del go­
verno rip a ra to re e liberale del re 'galantuom o’, p e r mezzo
della quale u n individuo si trova m esso a discrezione della
polizia, giacché b asta la m inim a trasgressione alla ‘am ­
m onizione’ p e r essere condannati al ‘dom icilio co a tto ’ cioè
all’in tern am en to in u n a isola p en iten z ia ria» 56.
Vengono accresciuti i p o teri della polizia:
«Vi sarà il d iritto di m andare al dom iclio coatto
(cioè di d ep o rtare) senza bisogno di u n a am m onizione
preventiva; e qu esto d iritto sarà m esso, non nelle m ani
dei trib u n ali m a in quelle della polizia. Non sa rà del resto,
altro che uno dei casi in cui la polizia avrà il p otere di
condannare senza l’in terv en to del p o tere giudiziario. Inol­
tre, verrà, istitu ito u n certo num ero di com andanti m ili­
tari, m u n iti di pieni poteri, ognuno dei quali dovrà am ­
m in istra re u n a o parecchie p rovincie»57.
V ittim e di qu este nuove leggi divengono un in­
gente n um ero di persone:
«Il n um ero degli ‘am m o n iti’ in tu tta Italia è a t­
tualm en te di 152.888 e quello delle persone soggette alla
sorveglianza speciale della polizia è di 22.000»58.
Gli a rre s ti si susseguono con ritm o im pressio­
nante:
«La polizia è finalm ente riu scita a m ettere la m ano
sul ‘capo’ dell’In tern azionale a Firenze, F rancesco N atta,

Gregorio, Bulletin 11 aprile 1875.


Gregorio, Bulletin 18 ottobre 1874.
Gregorio, Bulletin 13 dicembre 1874.
Gregorio, Bulletin 27 dicembre 1874.
133 Leggi speciali e passaggio alla clandestinità

che è stato a rre sta to a Firenze la sera dell’l novem bre e


deferito all’a u to rità giudiziaria sotto l’accusa di cospira­
zione co n tro lo S ta to !» 59.
O ltre alle tradizionali spie e provocatori, la poli­
zia si serve anche di prove da lei stessa create p e r
coinvolgere la m aggior p a rte degli internazionalisti.
«Finora la polizia italiana aveva cercato di tenere
segreti gli a rre sti che operava, al fine di fa r cadere nelle
sue re ti gli in ternazionalisti che potevano essere in co r­
rispondenza con le persone che essa im prigionava. O ra
sem b ra che essa abbia ad o ttato , p e r a rriv are al m ede­
sim o scopo, u n a ta ttic a opposta, cioè di p arla re m olto,
di in v en tare le circostanze che essa trova utili, e di fab­
b ricare, al bisogno, gli accessori che le sono n ec essari» 60.
N onostante qu este proibitive condizioni, Cafìero
contin u a ad occuparsi della causa rivoluzionaria; col Pez­
zi, lo Z anardelli, M alon e N abruzzi, dalla Svizzera p ro ­
getta una nuova insurrezione arm ata; nell'aprile del '75
com pie un breve viaggio in Italia, m a poi di quel p ro ­
getto non se ne fa p iù niente.
N ella seconda m età di q u e st’anno sono celebrati i
processi co n tro gli in ternazionalisti im p u ta ti di cospira­
zione co n tro lo S tato, eccetto quello di Bologna; gli im ­
p u tati, p er la m aggior p a rte colpevoli, vengono assolti
perché, com e ricordava in seguito M alatesta, «allora la
borghesia, specie nel m ezzogiorno, non sentiva ancora il
pericolo socialista, e spesso bastava essere nem ici del
governo p e r uscire sim patici ai giurati».
Cafìero intan to , passato l’autunno in Svizzera, ver­
so la fine dell'anno, p a rtita la moglie p er la R ussia, si
stabilisce a M ilano facendo l’aiuto-f otografo; di qui p as­
sa, nel gennaio del ’76, a Rom a, ove insiem e a M alatesta
e B orghetti riorganizza la sezione locale com e «Circolo
Operaio».
Il 15 m arzo di questo stesso anno, inizia il p ro ­
cesso di Bologna che si conclude con un verdetto di «non
colpevolezza» e quindi con l’assoluzione del Costa. Una
volta in lib ertà l’im olese decide la ricostruzione dell’In ­
ternazionale su b asi legali, suscitando poco entusiasm o nel
Cafìero, il quale è dell’avviso di p erseverare nella organiz­
59
Gregorio, Bulletin 15 novembre 1874.
60
Gregorio, Bulletin 29 novembre 1874.
134 Rivoluzione e reazione

zazione clan d estin a che stava dando buoni fru tti.


Il ricorso all’oggettività della situazione è il m e­
todo rico rren te p er giustificare la sua p re sa di posizione;
già in gennaio criticando l’indirizzo operaistico, che si
ten tav a di d are alla federazione italiana dell'AiL da p a rte
di Gnocchi-Viani e della sezione del Ceresio, Cafiero af­
ferm ava che l’organizzazione dell’Internazionale, dopo il
Congresso di Bologna aveva favorito la nascita delle unio­
ni di m estieri, la com pilazione di statistich e, l’organizza­
zione di congressi, m a si chiedeva:
«che cosa possono tu tti questi provvedim enti quan­
do s’h a a co m b attere ogni dì con l ’a rb itrio e con la p re­
potenza, quando si sequestrano i vostri giornali, si sor­
prendono a rm a ta m ano i luoghi delle vostre riunioni, vi
si im prigiona, vi si am m onisce e vi si m an d a a ‘dom i­
cilio co a tto ’? » 61.
Una situazione del genere rendeva necessario l’ab­
ban d o n are la legalità e il « trasfo rm arsi in ‘m ilitan te’ e
‘co sp irato re’».
Ma subito dopo chiariva:
«(...) In ten d iam oci bene: non si im m aginino e giu­
ram en ti su pugnali e bende innanzi agli occhi e pistole
che n on scattano, e sim ili artifizi puerili: la cospirazione
p e r noi non era che il fa re individualm ente ciò, che dap­
p rim a si era fa tto collettivam ente; (...) quando si sa che
cosa si pensa e che cosa si vuole; si sa anche che cosa si
deve fa re » 62.
Un giudizio di questo genere faceva giustizia del­
l ’accusa di settarism o lanciata in quei m esi dai gruppi
in ternazionalisti dissidenti verso i ra p p re se n ta n ti del Co­
m itato p er la Rivoluzione Sociale e indicava com e da una
ch iara teo ria e q u indi da u n ben preciso scopo, viene
fu o ri sem pre u n a co ncreta linea politica; e più o ltre ag­
giungeva: «conchiudendo (...) crediam o (...) che p e r le
varie vicende p e r cui il Socialism o Italian o ebbe a p as­
sare, non fu ro n o se non il logico svolgim ento necessario
alla sua com pleta estrinsecazione, svolgim ento a cui cre­
diam o ogni idea debba assoggettarsi quando da uno stato
in d eterm in ato di esistenza voglia giungere a vivere di
p ra tic a vita e cercare in qualche m odo la sua attuazione.
61 «Il Socialismo in Italia», La Plebe, 16 gennaio 1876.
62 Ibid.
135 Leggi speciali e passaggio alla clandestinità

Il Socialism o Italian o h a u n asp e tto p ro p rio perché le con­


dizioni p artico lari in cui ebbe a svolgersi non potevano
non dargli u n a im p ro n ta speciale; m a neghiam o, che, p u r
facendo conto degli elem enti esistenti e adoperandoli al
suo oggetto, esso o dal m azziniane sim o accettasse lo o r­
ganam ento o si isp irassero a concetti m en che di ugua­
glianza fra i suoi m e m b ri» 63.
La teo ria perciò si chiarisce, tro v a u n a sua logica
conform azione p ro p rio a ttra v erso la conoscenza delle p a r­
tico lari s tru ttu re sociali, dei d eterm in ati ra p p o rti di clas­
se esistenti in quell’am bito in cui vuole «vivere di p ra tic a
vita»; a sua volta dalla teo ria vien fu o ri u n a linea poli­
tica che si riflette attra v erso le lotte, su quelle «condi­
zioni p a rtic o la ri» 64 da cui è sta ta d eterm in a ta la teoria
stessa.
«Ora—continua Cafìero—la ‘Lega U niversale’ ci p ro ­
pon e di rifa re ciò che già abbiam o fa tto di m e ttere in­
siem e unioni di m estieri, (...) di ‘tenere statistich e’. Noi
crediam o (...) che la ‘Lega delle C orporazioni op eraie’, (...)
fallirà, ove non voglia lim itarsi ad u n asfissiante m u tu o
soccorso o a d u n a g r e tta ’cooperazione»65, ove cioè voglia
so ttra rsi da quella ipoteca borghese a cui p e r m olto tem ­
po le società operaie eran o state sottoposte; secondo Ca­
fìero invece «Un’Associazione allora solo in ten d a il suo
oggetto quando non di soffocare, m a cerchi di svolgere e
di ap plicare al ‘fine’ i sen tim en ti e gli istinti, che essa
trov a già fo rm a ti» 66.
C om pito di u n a organizzazione dunque è quello di
fa r p assare dallo stato «spontaneo» allo stato «cosciente»,
di d are cioè u n a org an icità ed u n a p ro p ria autonom ia a
quei «sentim enti» ed «istinti» che essa trova negli ad e­
ren ti, di creare in u ltim a analisi u n a teo ria con u n p re ­
ciso fine verso cui quegli «istinti» e «sentim enti» siano
indirizzati.

63 Ibid.
64 Ibid.
65 Ibid.
66 Ibid.
IV .

Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

1. Il Congresso di Firenze-Tosi
Questo senso di sfiducia verso l ’effettiva funzione
delle organizzazioni legali si rifletteva anche verso il nuo­
vo governo di sin istra m o d erata che, insediatosi in quei
giorni, doveva g aran tirn e 1’esistenza.
«Abbiamo da alcuni giorni—inform ava Cafiero—
un nuovo m inistero. È la sin istra m o d erata con N icotera
che è salita al potere. Le cose erano arriv ate ad u n pu n to
tale, che non si poteva più evitare q u esta crisi. (...) Nella
paralisi p ro d o tta da u n a repressione insensata, la M onar­
chia ed il Governo erano m inacciati di asfissia, ci voleva
aria e m oto. (...) La m issione della sin istra sarà di darne
e di ren d ere la vita al cadavere dello S tato. Vi riuscirà?
Né p iù né m eno dei santi e dei ciarlatani invocati p er
salvare un am m alato abbandonato dai m edici» *.
In fa tti la sinistra, p e r togliere all’opposizione a r­
gom enti in vista delle elezioni generali del novem bre ’76
ricom inciò l’azione repressiva: M alatesta a rre sta to a Ro­
m a, fu risp ed ito a Napoli, dove anche Cafiero si trasferì;
uguale so rte toccò ai p rincipali esponenti del rom ano «Cir­
colo Socialista», co stre tti anch’essi a rito rn a re ai p ro p ri
paesi di origine.
In ta n to la ricostruzione legale della federazione
italiana procedeva m o m entaneam ente senza intralci; m a
1 Gregorio, Bulletin 9 aprile 1876.
138 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

quando si tra ttò di ten ere a Firenze il congresso generale


dell’Internazionale, la polizia intervenne a rrestan d o il Co­
sta, il N a tta e il G rassi e im pedendo di ten ere il congresso
nel luogo stabilito. I congressisti furono c o stre tti a rip a­
ra re p rim a a Pontassieve, poi nel villaggio appenninico di
Tosi e nel locale bosco, so tto la pioggia, ten n ero il 21 e
22 o tto b re la loro riunione.
Questo congresso p e r m olti versi h a u n significato
di «svolta» in seno al nascente socialism o italiano; in fatti
si accentuano le divergenze fr a i socialisti rivoluzionari e
le co rren ti legalitarie, co stitu itesi dopo i fa tti del 74,
esponenti di quel socialism o «sperim entalista», continua­
to re delle tendenze socialiste-dem ocratiche che nell’Alta
Italia non erano m ai del tu tto scom parse.
Ci occupiam o m om entaneam ente di questo asp e t­
to, che si riallaccia con la polem ica contro l’indirizzo ope­
raistico delle sezioni legalitarie che Cafiero aveva ini­
ziato recensendo u n libro dello Gnocchi-Viani; in fatti da
p a rte della sezione n apoletana vien posto al congresso
questo quesito:
«Se di fro n te alla nuova reazione che te n ta insi­
n u arsi nelT Internazionale, non fosse o p p o rtu n o em ettere
u n a fran ca form ulazione dei sentim enti rivoluzionari delle
sezioni ita lia n e » 2.
Il congresso riconosce «non p o tersi in alcun m odo
risolvere la questione sociale senza la Rivoluzione» ed h a
«parole severe di biasim o» p e r quei giornali «che dicen­
dosi socialisti, accolgono articoli, corrispondenze ecc. di
tu tte le gradazioni dell’iride della così d e tta dem ocrazia,
e che col p re te sto di fa r la p ropaganda graduale, e di
in sin u arsi in mezzo agli avversari, creano equivoci di
ogni s o rta » 3.
Alcune settim ane dopo la fine di questo congresso,
Cafiero sente la n ecessità di puntualizzare lui stesso la
situazione, e pubblica u n articolo m olto polem ico contro

«Associazione Internazionale dei Lavoratori, Federa­


zione Italiana, la Commissione di Corrispondenza a tutte le
Sezioni e Nuclei della Federazione medesima», in La Federa­
zione Italiana dell’ail, ... cit., p. 129.
3 «Il (m ) Congresso della Federazione Italiana dell’As­
sociazione Internazionale», in La Federazione Italiana del-
Z’ail, cit., p. 138.
139 II Congresso di Firenze-Tosi

la «tendenza gradualista» che si era conservata, com e ab ­


biam o detto, nel setten trio n e, e che allora si stava esten­
dendo ad altre sezioni della federazione italiana; e contro
l’idea che la rivoluzione sociale dovesse a ttu a rsi senza
«in alcun m odo co m prom ettere le conquiste dell’attu ale
civ iltà» 4, m a ottenendo nel tem po m iglioram enti continui.
L’articolo ap p a rso su II M artello col titolo «Poco
a poco» riafferm a an cora l ’a ttu a lità della rivoluzione e
la m otiva con le m isere condizioni in cui le m asse sono
co stre tte a vivere.
È p ro p rio questo il p u n to cruciale dell’articolo del
Cafiero:
«L’u m an ità (...) soffre profondam ente. Il lavora­
to re che tu tto p ro d u ce è privo di ogni mezzo di vita. La
n o stra p ro p ria m iseria, e quella an co ra p iù strazian te dei
n o stri fratelli, fo rm a l ’am biente nel quale siam o condan­
n ati a trascin are la n o stra triste esisten za» 5.
A ncora u n a volta si fa leva sul m alcontento p e r
scaten are una rivoluzione, m a con trariam en te ai m oti
del 74 si è decisam ente co n tro i m etodi cospirativi con­
vinti orm ai che p er «operare la rivoluzione sociale, com e
l ’in ten d e e vuole l'In ternazionale, (...) è m estieri diffon­
dere am piam ente i nuovi p rin cip i nelle m asse, o m eglio
svegliarli in esse, poiché già li hanno istintivam ente, ed
organizzare i lav o rato ri di tu tto il m ondo, affinché la ri­
voluzione Si com pia d a se stessa, dal basso all’alto e non
viceversa, p e r via di leggi e di decreti, o con la fo rz a » 6.

4 C. Cafiero, «Poco a poco», Il Martello, Jesi 19 novem­


bre 1876 n. 12.
Questo articolo fu indiscutibilmente scritto dal Ca-
fìero; lo testimonia una lettera scritta dal Pezzi al Costa (da­
tata: Firenze, li 7 aprile 1882) in cui commentando il passaggio
del Cafiero alle posizioni evoluzionistiche, così si esprimeva:
«(...) Carlo, parlando accademicamente avrà espresso delle
idee vaghe, ma non può aver detto essere necessario dare un
addio al vecchio programma rivoluzionario per accettarne un
nuovo evoluzionista.
Dopo i fatti del ’74, dopo il tentativo di Benevento,
dopo gli scritti suoi e massime l’articolo ‘A poco a poco’ su
Il Martello, dopo finalmente l’ultim a sua lettera al Valbonesi
e Moravalli, è impossibile, egli non può più ora accettare un
program ma evoluzionista».
5 Ibid.
140 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

D ate le specifiche condizioni italiane, queste nuo­


ve posizioni com porteranno, com e vedrem o, la scelta di
p artico lari m ezzi di propaganda.
Qui ci in teressa rilevare quello che Cafiero im puta
agli o p eraisti e leg alitari del suo tem po, «questi nuovi apo­
stoli della m oderazione, della conciliazione e dell’equi­
voco».
Egli afferm a che anche quando le classi dirigenti
sono co strette, dalle lo tte «per l'aum ento dei salari e la
dim inuizione delle ore di lavoro», a concedere qualcosa
alle m asse degli sfru tta ti, quando ciò si verifica, ne con­
segue che, p e r m an ten ere in altera ti i loro profitti, le classi
dirigenti, attrav erso il loro potere, riescono sem pre ad an ­
nu llare gli effetti delle loro concessioni, p e r cui «un tale
aum ento, ancorché o tten u to , a nulla approderebbe, do­
vendo avere p e r risu ltato u n conseguente aum ento nel
valore dei p ro d o tti necessari alla v ita » 67; in o ltre lim itare
la lo tta delle classi operaie all’a tto rivendicativo significa
cancellare il potenziale rivoluzionario delle stesse m asse,
«l’esem pio dell’In g h ilterra (...) paese classico delle unioni
di m estieri» è p ro b an te: «la lo tta p e r le ore di lavoro, e
sui salari hanno p o tu to p e rp e tu a re il m ovim ento operaio,
rendendolo in p a ri tem po stazionario ed innocuo quanto
u n giuoco da fa n ciu lli» 8.
È facile qu in d i individuare la funzione dei legali­
ta ri i quali, non volendo «in alcun m odo com p ro m ettere
le conquiste dell’a ttu a le civiltà, (...) so tto la fo rm a del
m ovim ento p u ra m e n te econom ico p er a rti e m estieri, essi
altro non predicano che la m oderazione. (...) D icendosi
socialisti, essi sono p iù pericolosi dei d ich iarati nem ici
della causa popolare. Il governo che ci a ttac ca e ci p erse­
guita, ci spinge Sem pre p iù decisam ente sulla via della
rivoluzione: m en tre essi col loro 'poco a poco’ cercano
ad d o rm en tarci nella m iseria e degradazione»9.
Si presen ta, sia p u re in term in i più com plessi, la
stessa situazione che Cafiero aveva dovuto affrontare qu an ­

6 Lettera aperta di un gruppo di internazionalisti a


G. Nicotera, (redatta quasi certam ente dal Costa); supple­
mento speciale a II Martello 25 gennaio 1877.
7 «Poco a poco», cit.
Ibid.
9 Ibid.
141 II Congresso di Firenze-Tosi

do il nem ico da b a tte re e ra il m azzinianesim o.


Il lim ite dell’atteggiam ento sostenuto d a Catterò
e dal suo gru p p o sta nel fa tto che viene m a n te n u ta la
stessa intransigenza ideologica e gli stessi crite ri u sati con­
tro l’interclassism o vigente nelle vecchie società operaie.
Un ra p p o rto critico con uno Gnocchi-Viani, o con u n
B ignam i ed il gradualism o, era u n ra p p o rto con u n a bu o n a
p a rte del p ro letariato italiano che stava accettando le
posizioni della co rren te legalitaria; conseguentem ente la
critica alla funzione stabilizzatrice dei prim i, doveva ac­
com pagnarsi all’individuazione di mezzi a tti a recu p erare
le m asse lavoratrici ad u n ruolo positivo e p re p a ra rle più
convenientem ente al livello dello scontro con la borghesia,
scontro che, m u tan d o la situazione socio-econom ica ita ­
liana, esigeva nuovi e differenti m etodi di lotta.
In altri term in i lim ite essenziale della posizione di
Cafìero è stato quello di fe rm arsi alla critica della fu n ­
zione negativa di quegli stru m en ti organizzativi e o p era­
tivi quali le unioni di m estieri e gli scioperi rivendicativi
vedendone il lato tradeunionistico senza preoccu parsi di
capire la funzione rivoluzionaria che gli scioperi p ote­
vano assu m ere con lo sviluppo del p ro leta riato di fabbrica.
Ma Cafìero in questo periodo aveva solo p re sen ti le
m isere m asse dei contadini del sud e sullo svolgim ento
degli istin ti rep ressi di queste m asse di s fru tta ti faceva
leva p e r fa r scoppiare u n a rivoluzione.
L ’azione im m ediata di Cafìero v erte rà p ro p rio sulla
m essa in a tto di m ezzi nuovi p e r su scitare l’azione rivo­
luzionaria delle m asse contadine; m a il so tto m e tte rsi a n ­
cora allo spontaneism o delle m asse, senza preoccuparsi
del fa tto che la situazione esigeva invece u n alto grado di
coscienza n ell’attiv ità teorica, politica ed organizzativa da
p a rte degli internazionalisti, lo p o rte rà verso u n sicuro
insuccesso e ap p ro fo n d irà la sfa sa tu ra con i processi reali
delle m asse, con le loro esperienze, sia positive che nega­
tive, creando nel n o stro u n a situazione nuova a cui egli
re ag irà p rim a approfondendo gli asp e tti ideologici della
sua azione e dandoci i suoi scritti teorici p iù fam osi; e
poi, quando sen tirà ancora il bisogno di u n a m ilizia attiva,
accettan d o il p a rtito com e nuovo stru m en to di lo tta e la
via p arlam en tare, se non p ro p rio p e r sé, alm eno p e r gli
am ici p e r la riu scita dei quali si d a rà da fare.
142 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

2. La propaganda del Fatto

L’esigenza d i cercare nuovi m ezzi di propaganda


rivoluzionaria e ra sta ta p ro sp e tta ta dal gruppo in tern a­
zionalista napoletano del Cafiero, attra v erso il secondo
quesito p resen tato al congresso di Firenze-Tosi.
In esso testu alm en te si chiedeva:
«Oltre alla p ro p ag an d a e all’organizzazione, quale
specie di agitazione è p iù conform e al p ro g ram m a del
socialism o anarchico p e r o tten ere u n ’attiv ità, che, di gior­
no in giorno, segnando l ’avvicinarsi di fa tto al com pi­
m en to del pro g ram m a, trascini ad im pegnarsi fin d ’ora
nella lo tta le forze vive dell’um anità?» 101.
Una p rim a risp o sta a questo quesito, venne d ata
dallo stesso Cafiero e dal M alatesta che, dopo il congresso
di B erna a cui i due p arteciparono, in u n a « lettera agli
am ici G iurassiani» afferm arono:
«La Federazione Italian a crede che il ‘fa tto in su r­
rezionale’, destin ato ad afferm are con delle ‘azioni” il p rin ­
cipio socialista, sia il mezzo di p ropaganda più efficace ed
il solo che, senza ingannare e corrom pere le m asse, possa
p en e trare nei p iù p ro fondi s tra ti sociali ed a ttira re le
forze vive d ell’U m anità nelle lo tte che l’Internazionale
sostiene» n.
Veniva qui teo rizzata com e nuovo m ezzo la co­
sid d etta «propaganda del Fatto», che consisteva nell’inten­
zione di p re p ara re e «spronare» la rivoluzione non sol­
tan to con parole, m a con azioni ten d en ti a « p en etrare nei
p iù profondi s tra ti sociali e a ttra rre le forze vive della
u m an ità nella lo tta che l ’Internazionale sostiene».
L’idea della «propaganda m ediante i fatti» e ra già
a p p a rte n u ta al Pisacane e al B akunin e in seguito sarà
fa tta p ro p ria dal m ovim ento anarchico; essa non avrà
necessariam ente sem pre u n c a ra tte re violento, anche se
la le tte ra tu ra borghese h a avuto in tere sse a m ettern e
sem pre in evidenza l’asp etto terro ristico ; in fa tti accanto
ai ta n ti a tte n ta ti ed azioni terro ristic h e troviam o u n a va-

10 La Federazione Italiana dell'AXL, cit., p. 130.


11 E. Malatesta e C. Cafiero, alla redazione del Bulletin
de la Fédération Jurassienne, apparsa sullo stesso giornale
nel numero del 3 dicembre 1876. In La Federazione Italiana
ecc. cit., p. 147. (Traduzione dell’autore).
143 La propaganda del Fatto

ria n te dell’anarchism o: il tolstoianesim o che pred ica la


non-violenza.
Ma p iù che verificare l’effettivo valore politico di
azioni di questo genere nel tem po, ci p rem e rilevarne la
reale p o rta ta in quel p artic o la re periodo della sto ria del
m ovim ento operaio italiano.
L’azione che doveva sp ro n a re le m asse alla rivo­
luzione consisteva in u n a «insurrezione» p o rta ta avanti da
u n gruppo di intern azionalisti coscienti in u n am biente
in cui più acu ta era la situazione di ro ttu ra e più m atu ra
la volontà rivoluzionaria delle m asse.
P rim a di an d are avanti nell’analisi specifica dei
fa tti, è im p o rtan te p re m e tte re la definizione di « in su rre­
zione» d ata da M arx ed Engels:
«(...) L’insurrezione è u n ’arte, com e la g u erra e le
a ltre arti. E ssa è soggetta a norm e d ’azione determ inate,
le quali, quando vengono tra sc u ra te p o rtan o alla rovina
del p a rtito che le trascu ra» 12.
Da q u esto p u n to di vista il «tentativo di Bene-
vento» m o stra u n deciso passo avanti verso u n a m aggiore
consapevolezza politica da p a rte degli in ternazionalisti ita ­
liani, i quali abbandonano quegli ingenui conati di rivolta,
tip o 7 4 , e si im b arcano in u n a operazione di guerriglia
m inuziosam ente p re p a ra ta e con u n a finalità ben precisa
e lim itata. P recisato questo asp etto vediam o ora, utiliz­
zando gli scritti p reced en ti e successivi al tentativo, qual
è l’elaborazione p o litica a cui è giunto Cafiero con gli
a ltri in tern azio n alisti p rim a dell’insurrezione del M atese,
q u an d o o rm ai le s tru ttu re socio-econom iche della società
italia n a hanno su b ito u n a percettib ile anche se non p ro ­
fo n d a trasform azione e il p ro leta riato di fa b b rica com in­
cia a m uovere i p rim i passi in u n a re a ltà che conserva
an co ra in vastissim e zone gli elem enti del sottosviluppo.
Ad u n a siffatta situazione sociale, la risp o sta ope­
ra tiv a che Cafiero e i suoi com pagni danno nei prim i
m esi del 7 7 è, com e abbiam o detto, insurrezionale, u ti­
lizza la tecnica della g u erra p e r bande e si b asa su que­
ste considerazioni fondam entali:
1. Le m asse p o polari possono realizzare la loro rivo-

12 C. Marx, F. Engels, Rivoluzione e Controrivoluzione in


Germania, La Guerra Partigiana vista dai Classici del Mar­
xismo—Leninismo, Feltrinelli reprint, Milano, p. 38.
144 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

luzione se in possesso di u n a ideologia autonom a.


«Il tem po delle ‘Jacq u eries’ non è finito; invece è
o ra che com incia il tem po della grande ‘Jacq u erie’ dell’epo­
ca m oderna. ‘Jacq u erie’ che questa volta sarà feconda di
risu lta ti perché il Socialism o è venuto a dare coscienza
e lum i a q u esti grandi scoppi dell’ira popolare» 13
In q uesto senso l’insurrezione del M atese è un
p rim o tentativ o di d are alle m asse popolari u n a p ro p ria
coscienza di classe e un'organizzazione autonom a.
2. La «propaganda del fatto» può essa stessa provo­
care la rivoluzione senza dunque asp e tta re che ci sia una
congiuntura rivoluzionaria favorevole.
In fa tti no n vale, secondo gli in ternazionalisti ita­
liani, «dire, che la rivoluzione non p o trà avvenire p rim a
che le m asse abbiano acq u istato la coscienza dei loro
d iritti e dei loro doveri» 14.
La rivoluzione può anche avvenire «prim a che le
forze organizzate del p ro leta riato possano fa r credere
seriam ente alla possib ilità di u n a em ancipazione paci­
fica» 15.
3. La situazione di sottosviluppo dell’Italia indica co­
m e proficuo terren o di lo tta la cam pagna.
«C ontro i contadini, o anche solam ente senza i
contadini è possibile u n cam biam ento politico, m a non
la rivoluzione sociale, m assim e in u n paese com e l’Italia,
in cui l’elem ento ru ra le è in grande m aggioranza, ed in
cui non esistono an co ra che allo stato di eccezione la
gran d e in d u stria e le grandi agglom erazioni operaie» 16.
Le p rim e due considerazioni colpiscono d irettam en ­
te quei dem ocratici pseudo-rivoluzionari i quali giusti­
ficano il loro atteggiam ento d ’a tte sa con la fam osa frase
«i tem pi non sono m aturi»; e i socialisti legalitari i quali
sono p e r u n ’azione che si sviluppi «poco a poco» tra le
m asse, nell’attesa di u n a m eccanica com posizione di tu tte
le condizioni soggettive ed oggettive necessarie p e r la ri­
voluzione, senza preo ccuparsi di provocarle.

13 «P. Cesare Ceccarelli ad Amilcare Cipriani», marzo o


aprile 1881, in A. Romano, Storia ... cit., voi. n i, p. 413.
14 A. Costa (?), «Il Socialismo legale ed il Socialismo
Rivoluzionario», Il Martello n. 8, Bologna 24 febbraio 1877.
15 Ibid.
16 «Ceccarelli a Cipriani», cit., p. 412.
145 La propaganda del Fatto

La terza considerazione è di ca ra tte re m eram ente


strategico, che non vuole sottovalutare le lo tte delle m as­
se operaie organizzate, m a che invece si rifà ad u n a realtà,
quella italiana, an co ra p e r m olti versi sotto sv ilu p p ata e
fo n d ata sull’elem ento contadino.
T ralasciando altre considerazioni, che verran n o fuo­
ri in seguito dall'analisi degli avvenim enti, ci prem e qui
sotto lin eare il giusto rilievo della funzione rivoluzionaria
d ata alla m assa contadina, con la quale si dovrà fare
sem pre i co n ti ogni qualvolta sarà avanzata u n a p ro p o sta
rivoluzionaria, anche quando lo sviluppo in d u striale del
paese av rà co n trib u ito alla form azione di u n m oderno ed
organizzato p ro leta riato di fabbrica.
«Gli o p erai di officina e i contadini poveri—scri­
verà G ram sci—sono le due energie della rivoluzione p ro ­
letaria. (...) Sono la spina dorsale della rivoluzione, i fe r­
re i b attaglioni dell’esercito pro letario che avanza. (...)
Ogni lavoro rivoluzionario h a p ro b a b ilità di buona riu ­
scita solo in q u an to si fonda sulle necessità della loro vita
e sulle esigenze della loro cultura.
(...) Date le condizioni reali obbiettive della società
italiana, della rivoluzione saranno pro tag o n iste le c ittà
ind u striali, con le loro m asse com patte ed om ogenee di
operai d ’officina. (...) Ma con le sole forze degli operai
d'officina, la rivoluzione non p o trà afferm arsi stabilm ente
e diffusam ente: è necessario saldare la c ittà alla cam ­
pagna» 17.
N ell’occuparci più dettagliatam ente della in su rre­
zione del M atese p ren diam o il via da u n a considerazione
del Ceccarelli:
«(...) Se bisogna che i rivoluzionari diano l’inizia­
tiva, la scelta del m odo è questione di tecnica; dipende
dai luoghi, dai tem pi, dalle a ttitu d in i e dalle relazioni
degli uom ini che iniziano, dei mezzi di cui dispone, dallo
sp irito pubblico e dalle condizioni econom iche e politiche
di u n luogo e d all’altro nonché dai m ezzi di cui dispone
il nem ico e dalla d istribuzione delle sue fo rz e » 18.
Da questo p u n to di vista l’operazione m o stra p u n ti
a favore, m a anche lim iti che saranno alla b ase del suo

u A. Gramsci, «Operai e Contadini» in L’Ordine Nuovo


(1919/1920), Einaudi editore, Torino 1970, pp. 25/26.
i® Ceccarelli a Cipriani, cit., p. 411.
146 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

subitaneo fallim ento.


L'idea di u n nuovo tentativo insurrezionale bale­
nava nella m en te di Cafiero p rim ’ancora del congresso di
Firenze, m a fu dopo il congresso di B erna che com inciò
a pen sare seriam en te all’organizzazione di q u esta nuova
insurrezione arm ata. In Svizzera infatti, p e r re p erire fon­
di p e r la spedizione, ten tò p rim a di vendere la «B aro­
nata», poi visti in u tili q uesti tentativi riuscì a fa rsi finan­
ziare, a ttra v erso u n p re stito di q u attro m ila franchi, da
u na socialista rivoluzionaria russa, u n a c e rta m adem oi­
selle Sm etskaia; con q uesti fondi, in teg ra ti da altre cin­
que o seim ila lire o tten u te dalla fam iglia a to tale liqui­
dazione della sua porzione di eredità, Cafiero alla fine
del '76 to rn ò in Italia stabilendosi a Napoli.
I m esi iniziali del '77, furono im piegati p e r i p re ­
p arativ i del m oto; il ru sso K ravchinsky, u n dirigente po­
p u lista, p re p arò u n piano che prevedeva la form azione di
«una ban d a d 'in so rti d estin ata a provocare l ’insurrezio­
ne» 19, b an d a che p o teva contare soltanto n ell’entusiasm o
che avrebbe suscitato la «n atu ra del nuovo p ro g ram m a il
solo che p o ssa risvegliare u n ’eco sim patica nel cuore de­
gli o ppressi lav o rato ri della cam p ag n a» 20.
In u n piano b asa to sulla tecnica della guerriglia,
gran d e im p o rtan za h a la scelta del luogo su cui effet­
tu are le operazioni; la scelta in ternazionalista fu felice,
si p referì «il M atese perché è u n a giogaia che si tro v a al
cen tro del sistem a di m onti del Mezzogiorno, a tta p e r la
sua s tru ttu ra alla g u erra di banda, a b ita ta da u n a popo­
lazione b attag liera che d ette u n contingente fortissim o al
b rig an tag g io » 21; m a quando si vuole p o rta re d all’esterno
l'azione, è im p o rtan te fa re u n lavoro som m am ente se­
greto e delicato p rim a di u nire la p ro p ria azione a quella
del popolo, in o ltre anche la scelta degli uom ini è decisiva.
Gli in tern azio nalisti invece si affidarono a d u n cer­
to S alvatore F arina, vecchio garibaldino e conoscitore dei
luoghi in questione, il quale, dopo aver spillato denaro ai
rivoluzionari, soffiò, d ietro altro com penso, piani e nom i
al N icotera e scom parve dalla circolazione.
Un p rim o gruppo di internazionalisti, che orm ai
19
Ibid., p. 415.
20
Ibid., p. 411.
21 Ibid., p. 415.
147 La propaganda del Fatto

aveva raggiunto San Lupo, luogo di raccolta, vistosi sco­


p erto si trovò di fro n te ad u n a alternativa: «riunziare al
ten tativ o e rip a ra re all’estero, o (...) p re cip ita re le cose»
p e r non «essere a rre s ta ti senza aver fa tto nulla».
Scelsero la seconda ipotesi spinti dal loro desi­
derio d ’azione: decisi a «far a tto di propaganda, persuasi
che la rivoluzione bisogna provocarla, (fecero) atto di
provocazione» 22.
A llontanatisi d a San Lupo, dopo aver sp arato su
due carabinieri, ventisei uom ini iniziarono la loro m arcia
verso il Molise, sp erando nell'appoggio di quelle popola­
zioni; a Lentino, dopo aver dichiarato decaduto V ittorio
Em anuele, b ru ciaro n o gli archivi com unali; Cafiero nella
piazza principale spiegò le idee internazionaliste suscitan­
do «la p iù grande sim patia» dei p resen ti; fìnanco il p re te
che incitò il paese a d u n irsi ai rivoluzionari «veri apostoli
m an d ati dal Signore p e r pred icare le sue leggi divine»23.
P assati alla vicina Gallo scassarono il contatore
del m acinato, assicu rando che il tem po di pagare la odiosa
tassa era finito; m a la m assa, d estin ata a d essere scossa
da tu tti q u esti esem pi, tan to da fa re la rivoluzione, re stò
so ltan to incuriosita, al m assim o m om entaneam ente e n tu ­
siasm ata da q u esti giovani in trep id i e coraggiosi, com ple­
tam en te sconosciuti e così staccati dalla loro re a ltà quo­
tid ian a e p e r ciò incapaci di lib erare alcuna forza crea­
tiv a au to n o m a di quelle m asse contadine.
A ccerchiati o rm ai da u n fo rte contingente di tru p ­
pe, dopo aver vagato p e r due giorni p e r le m ontagne in
cerca di u n paese non p residiato dall’esercito, ripiegarono
verso Lentino.
V en titré di essi furono sorpresi dall'esercito in
u n a fa tto ria ab b an d o nata, orm ai sfiniti e non in grado di
o p p o rre resistenza; a ltri due furono c a ttu ra ti nelle vici­
nanze; a rre s ta ti fu ro no anche i p re ti di L entino e Gallo
«che, p er u n fuggevole m om ento, avevano visto la sal­
vezza dei loro p arro cch ian i al di q u a del p a ra d iso » 24.
Concludendo, ciò che si può im p u ta re a q u esta
avanguardia rivoluzionaria del m ovim ento popolare nella
sua funzione iniziatrice, non è di essere a p p a rte n u ti alla
22 Ibid., pp. 414/415.
23 Forni, L’Internazionale e lo Stato, p. 412.
24 R. Hostetter, op. cit., p. 547.
148 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

classe piccolo-borghese, con in teressi com pletam ente dif­


feren ti da quelli del p ro letariato , p erché com e rico rd erà
in seguito Lenin:
«La d o ttrin a del socialism o è so rta da quelle teo­
rie filosofiche, storiche, econom iche che furono elaborate
dai ra p p re se n ta n ti colti delle classi possidenti, gli intel­
lettu ali. P er la loro posizione sociale, gli stessi fondatori
del socialism o scientifico contem poraneo, M arx ed Engels,
erano degli in tellettu ali b o rg h esi» 25.
E nem m eno si può im p u tare di aver ten tato una
rivoluzione socialista in u n paese «in cui non esistono
an co ra che allo stato di eccezione la grande in d u stria e
le grandi agglom erazioni o p eraie» 26, in fatti l’esem pio stes­
so della rivoluzione ru ssa sm entisce questo ap p u n to ed
ino ltre anche «la Cina di Mao (...) pren d e consistenza
e inizia il suo m oto ascendente solo quando, dopo la gran­
de m arcia dello Yenan, si insedia nelle cam pagne e pone
a base delle sue rivendicazioni la rifo rm a a g ra ria » 27; e
an co ra la stessa «lo tta di Ho Chi Min in Indocina si b asa
sui contadini delle risaie oppressi dal giogo coloniale fra n ­
cese e con quella forza progredisce di m ano in m ano fino
a sconfiggere i co lo n ialisti» 28.
La critica che invece bisogna p o rta re loro, è quella
di non aver sap u to ottenere l’appoggio della popolazione
del luogo e questo perché, n o n o stan te la più m a tu ra con­
cezione del com pito di u n rivoluzionario, essi p e r scate­
nare gli istin ti rivoluzionari delle m asse, si servono di
esem pi, com e l’«autodafé» o l’abolizione del co n tato re del
m acinato, che colpiscono sem m ai «i mezzi» di cui il si­
stem a si serve p e r s fru tta re le m asse e non il sistem a
stesso, mezzi che, com e nel caso della tassa del m acinato,
possono anche essere so stitu iti senza che i vecchi ra p p o rti
di p o tere subiscano alcuna m odifica. Sono esem pi che si
riallacciano alle fo rm e prim ordiali di lo tta del m ovim ento
operaio, com e gli episodi di luddism o, dell’In g h ilterra del

25 Lenin, «Che Fare?», in Lenin, Sui sindacati, gli scio­


peri, l'economismo, Feltrinelli ed., Milano, dicembre 1969,
p. 41.
26 «Ceccarelli a Cipriani», cit., p. 412.
27 Ernesto «Che» Guevara, La Guerra per Bande, Mon­
dadori ed., 1967, p. 19.
28 Ibid., p. 19.
149 La situazione all’indomani dei fatti di S. Lupo

prim o ottocento, m a che al m assim o danno la sensazione


allo s fru tta to di aver risolto i p ro p ri problem i con l’eli­
m inazione di quegli stru m en ti di sfru ttam e n to , quando,
com e sem pre è successo, non danno p re te sti al p otere
borghese p e r elim inare tu tti i focolai di opposizione.
Una più p recisa analisi doveva fa r capire agli in­
tern azio n alisti che le form e di rivolta sociale, che si erano
verificate in quelle regioni dopo l’Unità, erano stretta-
m en te legate al p ro b lem a della te rra e alle peggiorate
condizioni socio-economiche.
O ra gli intern azionalisti sono p o rta to ri di u n p ro ­
gram m a, di u n a ideologia, m a si lim itano, nella lo ro p ro ­
paganda a dei fuggevoli esem pi, anche se eclatanti, senza
te n ta re di agganciarsi ai p iù im m ediati in teressi delle
m asse e fare in m odo che, rendendosi conto delle loro ele­
m en tari difficoltà quotidiane, prendano coscienza della
loro situazione di classe.
C onsiderazioni di questo genere, però, non ci deb­
bono spingere ad u n a collocazione negativa di questo epi­
sodio della sto ria del m ovim ento operaio italiano, di esso
si debbono accettare gli asp e tti positivi, e ce ne sono
tan ti, ed utilizzare sem m ai, com e esem pio, quelli negativi
nella critica di quei m ovim enti che ancora credono nella
funzione positiva della «propaganda m ediante i fatti» o
nella p iù m o d ern a «inform azione m ediante l’azione».

3. La situazione all’indom ani dei fa tti di S. Lupo


La sollevazione popolare, che la «propaganda del
fatto» avrebbe dovuto suscitare, non si verificò; in com ­
penso il Governo Italian o ebbe u n buon p re te sto p e r
nuovi provvedim enti contro l’Internazionale: ne m ise fuo­
ri legge l’organizzazione, sciolse le sezioni, a rre stò m olti
dirigenti, co ntribuendo in tal m odo a re n d ere p iù p ro ­
blem atica la riflessione che travagliò il m ovim ento in te r­
nazionalista italiano il giorno dopo l ’affare di S. Lupo.
Questo nuovo insuccesso acuiva i dissensi fra i le­
g alitari e i rivoluzionari inducendo questi u ltim i ad u n ’an a­
lisi critica dei fa tti p e r individuarne i m otivi e ricercare
a ltre vie p er su p erare gli ostacoli che si frapponevano ad
u n a com pleta afferm azione della rivoluzione.
I giovani rivoluzionari italiani, che si erano schie­
150 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

ra ti n ell’In tem azio n ale dopo la Comune, spinti dal desi­


derio di rip ete re le esperienze del p ro leta riato parigino
nella penisola italiana, si rendevano conto che il problem a
esigeva u n a consapevolezza m olto p ro fo n d a in qu an to la
rivoluzione p ro le ta ria è u n a re altà m olto com plessa p er
il fa tto che h a com e com pito l’abolizione delle classi p er
raggiungere il suo scopo principale che è il m u tam en to
dei ra p p o rti um ani. A bbiam o visto com e i m aggiori espo­
n en ti dell’Internazionale, su questa com une problem atica,
attra v erso l’esperienza accum ulata e il contesto storico
in cui si trovavano a d operare, avevano dato delle risp o ­
ste com pletam ente diverse che avevano creato delle divi­
sioni profonde n ell’In ternazionale p rim a a livello europeo
e poi nazionale, divisioni che si ten tav a di com porre
in quello stesso anno, attra v erso il congresso di Gand.
Dopo qu esto congresso, p e r q u an to rig u ard a l’Ita ­
lia, solo tem p o ran eam ente si ebbe u n avvicinam ento tra
legalitari e rivoluzionari perché poi si rip ro d u sse in m odo
profondo quella sp accatu ra che originò da u n a p a rte il
m ovim ento anarchico, che si chiuse sem pre p iù nella sua
lezione di coerenza rivoluzionaria, p erdendo così pro g res­
sivam ente quel ra p p o rto con le m asse, che p u re si sfo r­
zava di trovare; e d all'altra il m ovim ento socialista il quale
conservò nella su a sto ria quell’equivoco di fondo che si
era d eterm in ato con la conversione alla p ra ssi legalitaria
del Costa il quale, p u r n o n rinunciando alla sua «perso­
n alità rivoluzionaria», si integrò progressivam ente nel siste­
m a riform istico e p arla m en tare , im p ro n tan d o di sé il
socialism o italiano, che u n a volta organizzato in p artito ,
risen tì di qu esta im postazione iniziale re sta n d o rivoluzio­
n ario a parole, m a senza u n a effettiva strategia, n é una
parvenza di organizzazione centrale.
Q uesto m om ento di pau sa critica co n trib u ì inoltre
a riavvicinare Cafìero a M arx p rim a attra v erso uno studio
pro fo n d o del suo pensiero, fa tto in carcere, com pendiando
il p rim o volum e del «Capitale» (gli influssi di questo nuo­
vo avvicinam ento di Cafìero a M arx saran n o evidenti nella
organica e definitiva sistem azione del concetto di «Rivo­
luzione», di cui vedrem o appresso); poi, attra v erso l’ac­
cettazione della lo tta p a rla m en tare com e mezzo emanci-
pativo, una volta che, il suo in tran sig en te rivoluzionari-
sm o, lo p o rte rà al progressivo distacco dalle m asse e
dall’azione.
151 La riflessione di Cafiero e il «Compendio del Cap.»

Da questo m o m ento di riflessione critic a venne


fu o ri un elem ento fo n dam entale che accom unava la rispo­
s ta dei rivoluzionari e dei legalitari sul p roblem a specifico.
Secondo gli u n i e gli a ltri p e r fa r sì che le idee
socialiste p en etrassero in tu tti gli stra ti sociali della pe­
nisola, bisognava elim inare il principale ostacolo alla loro
diffusione, individuato nella superficiale conoscenza delle
idee da p a rte delle m asse:
«(...) È p e r ignoranza, forse più che p e r ogni a ltra
cosa, che i prin cip ii del socialism o sono rifiu tati p iù che
co m b attu ti, e che gli uom ini del socialism o, disconosciuti,
frain te si sono m al giudicati, re sp in ta derisi.
(...) Ignoranza è la n o stra più vera e fatale nem ica,
p iù della lega dei privilegiati fra loro, p iù an co ra della
loro m alizia.
Fino a tan to che il popolo non sia s o ttra tto alla
cappa di piom bo che gli im pone l ’ignoranza, egli non sarà
con noi, p erch é ci crede suoi nem ici, e crede am ici i suoi
‘p a s to ri’» 29.
La risp o sta o p erativa che deriva da q u esta consta­
tazione è u n a «propaganda a braccia aperte» in ogni am ­
b ien te in teressato ; «(...) bisogna che i socialisti dim o­
strin o , che discutano pubblicam ente la verità, che p iù non
lim itino la loro p ro p aganda fra coloro che vogliono redi­
m ere dal giogo b ru tale della m iseria, m a che la estendano
a tu tte le classi della società» M.

4. La riflessione di Cafiero e il «C om pendio del Capitale»


La riflessione cafieriana di questo m om ento si in­
serisce in q u esta p ro b lem atica generale del m ovim ento
in tern azio n alista ed è anche essa espressione di questa
«autocritica» a cui si sottopongono tu tti gli am bienti di
sinistra.
La risposta, che Cafiero dà, pone anch’essa in ri­
lievo com e il ruolo rivoluzionario delle m asse è in d ire tta
dipendenza col loro grado di consapevolezza e m a tu rità .
N ella prefazione al suo «Com pendio» dopo essersi

29 A.M.A., «Propaganda a braccia aperte», La Plebe, Mi­


lano 26 marzo 1878, n. 12.
» Ibid.
152 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

ra ttris ta to al pensiero «che questo libro era, e chi sa quan­


to rim arreb b e an cora sconosciuto in Ita lia » 31, spiega la
finalità del suo lavoro:
«(...) Q uesto p rim o libro del Capitale, (...) è o ra

31 Carlo Cafiero, «Compendio del Capitale», La Nuova


Sinistra, edizioni Samonà e Savelli, Roma 1970, p. 7.
Questo compendio del primo volume della più famosa
opera di Karl Marx venne fatto dal Cafiero durante la sua
detenzione nel carcere di S. Maria Capua Vetere, dopo i fatti
di S. Lupo.
Egli era in possesso di una versione francese curata
dal Roy ed edita a dispense dal Lachatre. (In una sua lettera
datata Locamo 23 agosto 1874 e diretta a Carmine De Martino,
suo parente, così, tra l’altro, si legge: «Prego di ritirare spe­
cialmente dalla posta e di spedirmi un fascicolo francese di­
retto al professor Carlo Cafiero che per la qualifica di profes­
sore appiccicatomi dal libraio, non era stato ritirato da Gigi.
Questo fascicolo mi interessa, essendo la conclusione di un’o­
pera che io già posseggo»).
Questo compendio fu elogiato dallo stesso Marx che
in una lettera a Cafiero datata 29 luglio 1879 così scriveva:
«Caro Cittadino,
Ringraziamenti sincerissimi per i due esemplari del
vostro lavoro! Tempo fa ricevetti due lavori simili, l’uno
scritto in serbo, l’altro in Inglese (pubblicato negli Stati
Uniti); m a peccano, l’imo e l’altro volendo dare un riassunto
succinto e popolare del ‘Capitale’ e attaccandosi, nel contem­
po, troppo pedantemente alla ‘forma’ scientifica dello svilup­
po. In tal modo, essi mi sembrano mancare più o meno al
loro scopo principale: quello di impressionare il pubblico al
quale i riassunti sono destinati. Ed è qui la grande superio­
rità del vostro lavoro (...)».
L’opuscolo del Cafiero apparve in Italia il 20 giugno
1879 edito dal Bignami. La sua uscita fu annunciata dalla
stessa La Plebe sul numero 10 del 16 marzo 1879, in questo
modo: «Quanto prim a pubblicheremo un interessantissimo
lavoro nelle nostre appendici.
Le cose ultimamente da noi pubblicate di Karl Marx
ci hanno procurato moltissime domande, che ci invitavano a
far conoscere le dottrine dell’illustre socialista tedesco molto
più di quello che lo sono oggi in Italia.
Queste insistenti domande rivelavano un bisogno, che
tosto ci siam dati attorno per esaudire, ed oggi possiamo dire
ai nostri lettori: ‘Il lavoro è trovato!’ Esso è l’opera 11 Ca­
pitale di Marx brevemente compendiata da un italiano, cioè,
da uno dei nostri più intelligenti e operosi compagni, di cui
153 La riflessione di Cafiero e il «Compendio del Cap.»

brevem ente com pendiato in italiano nell’in teresse della


causa del lavoro. Lo leggano i lavoratori e lo m editino
atten tam en te , p erch é in esso si contiene non solam ente
la sto ria dello ‘Sviluppo della produzione ca p ita lista’, m a
eziandio il ‘M artirologio del lav o rato re’» 32.
In o ltre la conoscenza del m eccanism o dell’accum u­
lazione capitalistica, del processo di progressivo im m ise­
rim en to delle m asse dei piccoli p ro p rie ta ri che esso com ­
p o rta , gli p erm e tte di rivedere quel ca ra tte re p u ra m e n te
p ro letario che egli aveva d ato alla rivoluzione e di p ro ­
sp e tta re u n ’alleanza tra le m asse lavoratrici e i piccoli
p ro p rie ta ri.
In fa tti alla fine della sua prefazione egli si rivolge
«ad u n a classe altam en te in tere ssa ta nel fa tto della accu­
m ulazione capitalista, alla classe cioè dei piccoli p ro p rie­
tari. Come va che q u esta classe, u n giorno tan to num e­
ro sa in Italia, oggi si va sem pre p iù restringendo? La ra ­
gione è m olto sem plice. P erché dal 1860 l’Italia si è m essa
a p e rco rre re con p iù a lac rità il cam m ino, che devono ne­
cessariam ente p erco rre re tu tte le nazioni m oderne; il cam ­
m ino che m ena all'accum ulazione capitalistica, la quale
h a in In g h ilterra raggiunto quella fo rm a classica, che
cerca raggiungere in Italia com e in ogni altro paese m o­
derno. M editino i piccoli p ro p rie ta ri sulle pagine della sto­
ria di In g h ilterra rip o rta ta in questo libro, m editino sul-
siam dolenti di non poter dire il nome, perché vuol m ante­
nere l ’anonimo.
È un lavoro fatto con la esattezza e con la coscienza
del più scrupoloso am m iratore e cultore del socialismo. La
diffusione di questo scritto, sarà non solo la più soda e mi­
gliore propaganda socialista, ma benanco un servigio popo­
lare reso alla scienza sociale e al vero.
Se ne avvedranno i lettori fin dalle prim e appendici.
La paziente opera del compagno nostro ha colmato una la­
cuna. Il grosso ed erudito volume del Marx, per la sua mole
e per la sua compagine riccamente vestita da tu tti gli ammi-
nicoli della scienza, aveva lasciato un vuoto nei giovani e
nella classe popolare, non essendo in quel modo ad essi ac­
cessibile. Ora Marx correrà colle nostre appendici nelle mani
dei giovani e degli operai, come scintilla che illumina e
scuote. Ne siamo convinti: se, come ben dice il nostro com­
pagno, il libro del Marx è tu tta ima guerra, il suo compendio,
diciamo noi, è tu tta una battaglia».
32 Ibid., p. 8.
154 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

l ’accum ulazione capitalista, accresciuta in Italia dalle u su r­


pazioni dei gran d i p ro p rie ta ri e dalla liquidazione dei beni
ecclesiastici e dei beni dem aniali, scuotano il to rp o re che
opprim e loro la m en te e il cuore, e si p ersuadano u n a
bu o n a volta che la loro causa è la causa dei lavoratori,
perché essi saran n o inevitabilm ente rid o tti tu tti, dalla
m o d ern a accum ulazione capitalista, alla tris ta condizione:
o vendersi al governo p e r la pagnotta, o scom parire p e r
sem pre fra le dense file del p ro le ta ria to » 33.
Cafiero individua m olto bene quella che sarà la
so rte fu tu ra dei piccoli p ro p rie ta ri terrie ri, come, ove
non sia avvenuta la loro proletarizzazione, si siano svilup­
p ate im m ense clientele che fanno da su p p o rto alla politica
dei vari «ras» locali.
In definitiva quindi com pito degli internazionalisti
era quello di sviluppare in tu tti i lavoratori la consape­
volezza dello sfru ttam e n to capitalista e la conseguente ne­
cessità e fa ta lità della Rivoluzione:
«È già da u n pezzo che lo sanno i lavoratori del
m ondo civile; non tu tti certam ente, m a u n gran num ero,
e questi p re p ara n o già i mezzi a tti a d istru g g erlo » 34; p er
fa r questo p erò bisognava elim inare le tradizionali idee
borghesi che attrib u iv an o lo sfru ttam e n to capitalistico ad
u n a fatale legge di n atu ra , assopendo così il potenziale
rivoluzionario delle m asse, p er porle in uno stato di pas­
siva accettazione della loro m iseria.
Secondo q u esti in fatti «la colpa di tu tte le o ppres­
sioni di tu tti gli sfru ttam e n ti, (...) devesi ap p u n to a ttri­
b u ire a q u esta inesorabile legge che ci im pone la rivolu­
zione, cioè la trasfo rm azione continua, la lo tta p e r re si­
stenza, l ’asso rb im en to dei più deboli da p a rte dei più
fo rti, il sacrificio dei tip i m eno p e rfe tti allo sviluppo dei

33 Ibid., pp. 8/9.


34 Ibid., p. 99. L’idea iniziale di far apparire il lavoro
del Cafiero in appendice a La Plebe fu ben presto accanto­
nata. Lo stesso giornale infatti sul n. 23 del 16 giugno 1879
riportava la notizia dell’uscita della stessa opera in un vo­
lumetto.
«Il 20 corrente sarà pronto il v volume della Biblio­
teca Socialista II Capitale di Karl Marx, compendiato da Car­
lo Cafiero. Un bel volume interessantissimo in 16, prezzo L. 1,
franco di porto per tu tta l’Italia. Siamo persuasi che gli
amici si affretteranno a farne acquisto».
155 La riflessione di Cafiero e il «Compendio del Cap.»

tip i p iù p erfetti. Se centinaia di lavoratori sono im m o­


lati al benessere di u n solo borghese, ciò avviene senza la
m enom a colpa di q u e sto » 35.
C onsiderazioni di questo genere evidenziano i ca­
ra tte ri d istintivi della rivoluzione borghese d a quella p ro ­
letaria:
«Anche la borghesia, com e ta n ti altri, invocò u n
giorno la rivoluzione, m a solam ente p e r so p p ian tare la
nobiltà, e so stitu ire al sistem a feudale del servaggio quello
più raffinato e cru d ele del sa la ria to » 36.
I borghesi con la loro rivoluzione lasciarono inal­
te ra ti i ra p p o rti u m ani m antenendo sem pre u n a distin ­
zione di classe e conseguentem ente lo sfru ttam e n to . E ssi
in fatti dopo la rivoluzione «(...) rito rn a ti (...) in loro stessi,
fa tti i conti, e tro v ato che i fa tti loro erano belli e ac­
com odati, si son d ati a g ridare a p iù non posso: ordine,
religione, fam iglia, p ro p rie tà , conservazione! È così che,
dopo essere giunti, con la strage, l ’incendio e la rapina,
a co n q u istare il p o sto di d om inatori e s fru tta to ri del ge­
nere um ano, credono p o te r ferm are il corso della rivo­
luzione; senza accorgersi, nella loro stoltezza, che a ltro
non fanno, con i loro sforzi che p re p a ra re o rrib ili guai
all’u m anità, e a loro stessi p e r conseguenza, con gli scoppi
im provvisi della forza rivoluzionaria pazzam ente da essi
re p re s s a » 37.
II ra p p o rto Marx-Cafiero si fa qui più concreto; l’in­
tern azio n alista italiano in tro d u ce il concetto, tip icam ente
m arxiano, che è la borghesia stessa, attra v erso lo sfru tta ­
m en to salariale, a p re p a ra re le condizioni della sua scon-
fìtta.
Balza q u indi evidente il ruolo creativo della rivo­
luzione p ro leta ria che distrugge i vecchi ra p p o rti di classe
p e r creare nuovi ra p p o rti um ani e sociali che, non più
fo n d ati sulle distinzioni in classi, elim ineranno ogni sfru t­
tam ento.
«(...) La rivoluzione, a b b a ttu to gli ostacoli m ate­
riali, che le si oppongono, e lasciata lib era al suo corso,
b a ste rà da sé sola a creare tra gli uom ini il p iù p erfetto
equilibrio, l’ordine, la pace e la felicità p iù com pleta, per-
35 IbicL., p. 100.
36 Ibid., p. 99.
37 Ibid., p. 101.
156 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

ché gli uom ini, nel loro libero sviluppo, non procederanno
a guisa degli anim ali b ru ti, m a a guisa di esseri um ani,
em inentem ente ragionevoli e civili, i quali com prendono
che nessun uom o pu ò essere veram ente libero e felice se
non nella lib e rtà e felicità com une di tu tta l’u m a n ità » 3S,
Ne deriva la n ecessità di rifiutare tu tte quelle posi­
zioni pseudo-rivoluzionarie di borghesi «che vanno b alb et­
tando la p aro la rivoluzione, al solo scopo di p o te r salire
l’albero della cuccagna, e agguantare il p o te re » *3940, e di
criticare quei m etodi di lo tta e quelle form e di organizza­
zione, com e la lo tta p arla m en tare e le organizzazioni p e r
a rti e m estieri, che im pediscono il n atu ra le defluire della
rivoluzione.
Già abbiam o visto qual era la posizione di Cafìero
riguardo a q u esti u ltim i asp etti; essa si m antiene coeren­
te anche in questo nuovo m om ento di riflessione.
Dal carcere di S. M aria C apua V etere Cafìero, che
insiem e ai suoi com pagni aveva co stitu ito u n a sezione del­
l ’Internazionale den o m inata «B anda del Matese», diede
m an d ato al Costa di ra p p resen ta rli al congresso in tern a­
zionale di V erviers e di «sostenere (...) le idee espresse
dall’ultim o congresso della federazione italian a e soste­
n u te dalla delegazione di essa federazione al Congresso di
Berna» 'w.

Ibid., p. 101.
39 Ibid.., p. 99.
40 Questa lettera apparve sul n. 5 de L ’Anarchia, Napoli
22 settem bre 1877 alla fine del resoconto del Congresso di
Verviers, con questa premessa:
«Stando al rapporto del Costa, la Internazionale in
Italia non è m orta né punto, né poco: benché la federazione
italiana non s’illuda intorno a ciò che ha fatto e le resta a
fare, essa può dare delle prove della sua vitalità, alcune sono
le seguenti: la pubblicazione di un giornale (L'Anarchia, Na­
poli) che sostiene le idee della federazione, una corrispon­
denzaregolare fra le sezioni, la pubblicazione di diversi scritti
socialisti, fra gli altri una dichiarazione pubblica di 112 so­
cialisti fiorentini, la formazione di nuove sezioni, e finalmente
—e questo è un documento curioso—il m andato che gli in­
sorti del beneventano, imprigionati a Capua, hanno dato al
Costa perché li rappresenti ai congressi come sezione del­
l’Internazionale.
Questo curioso documento, che gli imprigionati di
Capua, eludendo la vigilanza dei loro guardiani, sono riusciti
157 La svolta del Costa

5. La svolta del Costa e il dib a ttito tra gli internazionalisti


italiani

Il d ib attito vero e p ro p rio su queste u ltim e que­


stioni viene ap e rto da u n a le tte ra del Costa p u b b licata su
La Plebe il 3 agosto 1879.
Q uesta le tte ra testim onia quel processo di evolu­
zione politica che si e ra verificato nell’im olese dopo il Con­
gresso di Gand e dopo l’a rre sto e la sua detenzione in
F rancia; annuncia in o ltre quella che sarà la nuova d iret­
tiva ta ttic a ed o p erativa del m ovim ento in Italia.
Nella lette ra del Costa sono fa tte delle precise
p ro p o ste operative; esse si pongono com e co n trib u to a
quella esigenza di rinnovam ento del m ovim ento in tern a­
zionalista av v ertita in quel periodo da p iù p arti.
Al di là delle indeterm inatezze e degli equivoci che
contraddistinguevano tali proposte, esse p artiv an o da una
analisi critica del p assa to e testim oniavano u n a m aggiore
m a tu rità politica degli internazionalisti italiani.
È p ro p rio da questo p u n to di vista che Costa fa
delle osservazioni m olto in teressan ti;
«(...) Ci racchiudem m o tro p p o in noi stessi e ci
preoccupam m o assai p iù della logica delle n o stre idee e
della com posizione di u n p ro g ram m a rivoluzionario che
ci sforzam m o di a ttu a re senza indugio, anziché dello stu ­
dio delle condizioni econom iche e m orali del popolo e de’
suoi bisogni sen titi ed im m ediati. Noi trasc u ram m o così
fatalm en te m olte m anifestazioni della vita, noi non ci m e­
scolam m o ab b astan za al popolo: e quando, spinti da un
im pulso generoso, noi abbiam o te n ta to di innalzare la
ban d iera della rivolta, il popolo non ci h a capiti, e ci h a
lasciati so li» *41.
C osta individua m olto bene quella che e ra sta ta la
carenza m aggiore d ell’Internazionale in Ita lia e cioè quella
m an cata unione fra le avanguardie coscienti e le m asse;
però nel p assare alle p ro p o ste operative, p u r rilevando
l’inevitabilità della rivoluzione, p erché era d a ingenui cre­

a spedire al Costa, dimorante ora in Isvizzera, vai la pena


lo conoscano i (...) lettori».
41 A. Costa, «Ai miei amici di Romagna», la lettera che
portava la data del 27 luglio 1879 apparve sul n. 30 de La
Plebe, uscito a Milano il 3 agosto 1879.
158 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

d ere «che le classi privilegiate vogliano cedere d ’am ore


e d ’accordo i loro privilegi» e che perciò «la questione
tra la borghesia e il p ro leta riato (...) p e r fa ta lità storica
si risolverà violentem ente» dal m om ento che «la borghesia
stessa (...) p re p a ra la rivoluzione», e p u r afferm ando di
essere an co ra «rivoluzionario» abbandona l ’idea della «per­
m anenza» della rivoluzione:
«(...) E ssere un ‘p a rtito d ’azione’ non significa voler
l’azione ad ogni costo e ad ogni m om ento. La rivoluzione
è u n a cosa s e ria » 42.
Q uest’u ltim a constatazione non significa però p e r
lui ricerca di mezzi e stru m en ti utili a co stru ire u n effi­
ciente ap p arato rivoluzionario nell'Internazionale, né a
sviluppare la coscienza rivoluzionaria delle m asse, bensì
(e qui è l’equivoco di fondo del suo rivoluzionarism o da
u n a p a rte e d all’a ltra gli evidenti influssi m aloniani sul
suo pensiero politico), scelta dei «mezzi p ra tic i p e r far(si)
sem pre p iù largo tra il popolo»; della co n d o tta d a ten ersi
«sia verso il governo, sia verso gli altri p a rtiti politici»;
individuazione dell’im portanza da d arsi «alle rifo rm e po­
litiche, nella sp eranza delle quali si culla oggi gran p a rte
del popolo ita lia n o » 43, cose che m esse insiem e non signifi­
cano altro che accettazione di quella d ep recata «politica
borghese» e abbandono di u n a reale ipotesi rivoluzionaria.
Alla le tte ra del Costa seguono quelle del M erlin o 44
e del M o n ticelli45; q u e st’ultim o si dichiara sostanzialm ente
d ’acordo col Costa; l’intervento del prim o invece, p u r ac­
cettan d o «la necessità (...) di accostar(si) ogni o ra più al
popolo, di stu d iarn e i bisogni e le aspirazioni, in u n a p a ­
rola di im m edesim ar(si) in esso » 46 pone com e com pito
degli in tern azio n alisti cercare «la lib e rtà dalla rivoluzio­
ne, (una) rivoluzione politica e sociale, non rivoluzione di
p alazzo»47 e continua:
42 Ibid.
43 Ibid.
44 F.S. Merlino, «Lettera sul Caso Costa», datata Napoli
6 agosto 1879, apparve sul n. 32 de La Plebe, Milano 17 ago­
sto 1879.
45 C. Monticelli, «Lettera sul caso Costa», datata Mon-
selice 22 agosto, apparve su La Plebe n. 34, Milano 30 agosto
1879.
46 «Lettere di F.S. Merlino», La Plebe, cit.
47 Ibid.
159 La svolta del Costa

«(...) Nel cam po dell’azione s’intende che non pos­


siam o essere che 'rivoluzionari'. P resa q u esta p aro la nel
suo vero significato, essa esprim e esattissim am en te tu tti
i n o stri bisogni e le aspirazioni n o stre o meglio tu tti i
bisogni e le aspirazioni del p o p o lo » 4A
Il succo del discorso del M erlino è in tere ssa n te
p erch é delinea u n ’ip otesi di lo tta politica com pletam ente
diversa da quella accen n ata dal Costa; u n ’ipotesi che si
rivolge a tu tti gli s tra ti sociali poiché:
«Il socialism o deve p e n e tra re in tu tte le condizioni
sociali, m an ifestarsi sem pre e dovunque: i suoi p ro seliti
devono m oltiplicarsi e com parire da ta n ti p u n ti diversi,
m a tu tti rivolti alla stessa m ira » *49.
Ma lo fa con un linguaggio da neofita, m olto ge­
neralizzato che no n risolve in term in i concreti il p ro ­
blem a apertosi, con la nuova posizione del Costa, all'in ­
tern o dell’Internazionale.
È facile quindi, p e r il re d atto re della Plebe, nella
po stilla che accom pagnava la lettera, rilevare com e «Mer­
lino fida forse soverchiam ente nello sp irito rivoluzionario,
e perciò non è m olto propenso a m ettergli a fianco quelle
determ inazioni con cui la scienza crede conveniente di
p o te r oggi accom pagnarlo affinché possa sorgere e svolgersi
con certe n o rm e di p ra tic a b ilità » 50.
S arà p ro p rio sulle determ inazioni scientifiche, con
cui Costa e i legalitari volevano accom pagnare lo «spirito
rivoluzionario» e sulle conseguenze operative che ne deri­
vavano, che Cafiero m ancherà il suo dissenso sulla posi­
zione del Costa relativam ente alla nuova organizzazione,
ribadendo, m a con p iù chiarezza e specificità, la posizione
del M erlino.
Nella Circolare della C om m issione di C orrispon­
denza d atata: Napoli, 27 settem bre 1879, C afiero51 osserva
che essendosi «parlato di ‘riordinam ento del p a rtito ’ (...),
nessuno disconosce la necessità di questo riordinam ento;

« Ibid.
49 Ibid.
50 «Postilla alla lettera di F.S. Merlino», La Plebe, Mi­
lano 17 agosto 1879 n. 32.
51 Per la circolare e per l’attribuzione della sua reda­
zione a Cafiero, cfr. A. Romano, Storia... cit., voi. il, p. 673
nota n. 54.
160 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

m a nessuno può disconoscere neppure che questo rin n o ­


vam ento o rio rd in am en to debba venire 'nel senso del
prog resso ’» H.
Cafiero respinge le tesi del Costa, racchiuse negli
slogans: «‘ferm atevi, m ettetevi in carreggiata’ e fin qui
non ci sarebbe m olto m ale, m a subito (si) soggiunge:
‘noi dobbiam o ren d erci accetti al G overno’ (...), dobbiam o
‘con q u istare la to lleranza del G overno’» che in definitiva
significa trasfo rm azio n e degli in ternazionalisti italiani in
«socialisti ‘m o d era ti’, socialisti ‘governativi’, socialisti ‘le­
g alitari’» secondo l’esem pio dei tedeschi.
Sono q u este p ro p o ste operative che scoprono l ’equi­
vocità della nuova posizione del Costa:
«(...) Qual uom o m ai che si dica rivoluzionario po­
tr à p rescrivere agli a ltri di starsen e con le m ani alla cin­
tola, ed asp e tta re che a lui p aia venuto il m om ento di fare
qualche cosa? (...)»525354.
P er l ’in tern azio n alista pugliese invece riorganizza­
zione del p a rtito significa in nanzitutto puntualizzazione di
u n p ro g ram m a che indichi alle m asse u n concreto obbiet­
tivo politico:
«(...) V ogliam o rio rd in are il p a rtito con uno scopo
d ’azione p iù o m eno im m ediata».
Un pro g ram m a del genere caratterizza il p a rtito e
stabilisce i m odi e le form e dei ra p p o rti con le m asse:
«(...) N on vogliam o negare a chicchessia il d iritto
di fa re della p ro p ag an d a pacifica, anzi desideriam o di
farla, p e r qu an to è possibile anche noi. (...) La propaganda
allo ra solam ente è efficace quando si fa in nom e di un
p a rtito serio, operoso, che afferm a continuam ente la sua
esistenza: se no la p ro paganda ci m ena alle utopie» M.
«Il popolo non ci com prende quando noi parliam o
il linguaggio della scienza: ci com prende quando noi, in­
te rp re ta n d o i suoi bisogni e le sue aspirazioni, gli additiam o
praticam en te la via p e r soddisfare gli u n i e le a ltre im m e­
diatam ente» 55.

52 «Circolare della Commissione di Corrispondenza», Na­


poli 27 settem bre 1879, in A. Romano, Storia... cit., voi. ili,
p. 457.
53 Ibid., p. 457.
54 Ibid., p. 459.
55 Ibid., p. 459.
161 La svolta del Costa

L’altro tip o di p ropaganda invece «non ci accosta


al popolo, m a alla borghesia; il collettivism o lo accettano
dei borghesi della p iù p u ra bell’acqua, e non si troverebbe
difficoltà (...), ‘nel cam po a stra tto delle idee’, a fa re accet­
ta re a qualche uom o di sp irito il 'ComuniSmo anarchico’
quale ultim o ‘rem o tissim o’ (rem otissim o questo è l ’essen­
ziale) ideale cui tende l ’u m a n ità » 56.
«E allora?—si chiede Cafiero—avrem o guadagnato
o p erd u to in q u esta idillica concordia? (...) Ché torniam o
al beato tem po ‘del fascio degli o n esti’ di G arib ald i?» 57.
«M etodo e fine sono term in i reciproci», u n p ro g ram m a ri­
voluzionario cioè non può prescindere dall’utilizzazione di
m ezzi operativi rivoluzionari; deriva da q u esta co n stata­
zione l ’esigenza di m an ten ere, anche nei m om enti in cui
è possibile u n a pro p ag anda pacifica, u n a p p a rato rivoluzio­
n ario clandestino nel p a rtito ; è p ro p rio nei periodi facili,
in cui è allen tata la m o rsa della reazione, che bisogna
rinn o v arlo ed adeguarlo alle nuove esigenze; bisogna «pro­
fittare di qualche p eriodo di sosta delle persecuzioni p er
ap p restarc i a resistere a quelle che verranno» p e r cui
quando «si m an ifestano sintom i di tem pi grossi» allora
«l’esistenza di u n a solida organizzazione può determ in are
lo scoppio di u n a rivoluzione im ponente».
«Volgere le spalle a questo lavoro p e r darsi in
braccio alla p u ra pro p aganda, o alla legalità, è fa re un
passo indietro. (...) La p ropaganda disgiunta dal lavoro
segreto ci am m ollisce, ci ab itu a a p asc er di fra si e di
parole, a cullarci nella sp eran za » 58.
Vengono qui, con estrem a lucidità e chiaroveggen­
za, an n u n ciati quelli che saranno i d ifetti di fondo del p s i
d u ra n te il periodo dell’occupazione delle fabbriche, quando
l ’azione p ro leta ria faceva sp erare in u n a rivoluzione im m i­
nente; al rivoluzionarism o verbale dei m aggiori esponenti
del p s i , che aveva sp into tro p p o in avanti l'azione degli
operai, non era co rrisp o sta u n a adeguata p rassi rivolu­
zionaria del p artito , a tta a sostenere e indirizzare conve­
nientem ente la carica rivoluzionaria del p ro letariato .
«La Rivoluzione è u n a 'cosa seria’, ed ap p u n to p er
ciò deve essere l'o b ietto di tu tte le n o stre cure, di tu tti

56
Ibid., p. 459.
57 Ibid., p. 459.
58 Ibid., p. 460.
162 Dal Congresso di Firenze alla svolta del Costa

i n o stri sforzi. (...) Se il passato, a cui del resto dobbiam o


le n o stre p resen ti condizioni, h a avuto u n to rto , questo
è stato di non essersi saputo bene organizzare il p artito .
Facciam olo ora, am m ae strati dall’esperienza.
Q uesto solo è ‘rinnovam ento’: questo solo è ‘p ro ­
gresso’» 59.
Cafiero quindi individua bene i lim iti della nuova
posizione del Costa: essere rivoluzionari a parole senza
fa r seguire il rivoluzionarism o nei fatti, significava slittare
inevitabilm ente verso u n a concezione social-dem ocratica
della lo tta politica, fa tta di piccole conquiste giornaliere
che, se leniscono m om entaneam ente lo stato di disagio
delle classi lavoratrici, non contribuiscono p er niente a
risolvere radicalm ente la loro condizione di sfru ttati.
C’è u n abisso p rofondo fra la stra d a in tra p re sa dal
C osta e quella in d icata dal Cafiero, u n abisso racchiuso
in questo appello finale ai com pagni:
«(...) C erchiam o di fa r com prendere e di m o strare
coi fa tti che noi, noi soli vogliam o la ‘vera rivoluzione’,
quella che significa ‘rinnovam ento’ e non ‘rifo rm a ’ della
società.
(...) Compagni!
P onderate la risoluzione che sarete p e r prendere.
B adate che da essa dipende l’avvenire del n o stro p artito .
B adate che i n o stri principi, ai quali ognuno di
noi ha sacrificato qualche cosa, ed il n o stro onore, sono
d irettam en te im pegnati in q u esta q u estio n e» 60.
Il d ib attito sull’organizzazione si configura quasi
com pletam ente nelle prese di posizione di questi due espo­
nen ti dell’internazionalism o italiano. In v erità la posizione
di Cafiero, p er q u an to più in teressan te e coerente di quella
del Costa, m ostrav a anch’essa u n a c e rta carenza. La sua
p ro p o sta di dare u n a nuova organizzazione all’Internazio­
nale, coerente con le vecchie finalità e program m i e con
m ezzi adeguati a quei fini, il suo p roposito di ricercare
finalm ente un effettivo e d u ra tu ro collegam ento con le
m asse, potevano avere u n certo successo solo attra v erso un
reale lavoro tra di esse, lavoro che ne elevasse il livello
di coscienza e le educasse politicam ente p er affrettarn e la
dislocazione rivoluzionaria.

59 Ihid., p. 461.
60 Ibid., p. 460.
163 La svolta del Costa

V enuta a m an care q u esta direzione di lavoro ed es­


sendosi elevata nel fratte m p o la partecipazione delle m asse
all’azione politica attra v erso l’allargam ento della ris tre tta
legge elettorale, non rim ase che u n a differenziazione sui
prin cip i fra il Cafiero e il Costa.
R im aneva in u ltim a analisi da u n a p a rte la posizio­
ne del Costa che, p u r avendo in te rp re ta to con u n a certa
approssim azione la nuova re altà sociale italiana, vi entrava
col piede sbagliato in v irtù dell’equivoco di fondo del suo
m oderatism o operativo; d all’altra la posizione del Cafiero
che, p u r essendo p iù coerente coi p rin cip i internazionali­
stici, staccata com ’era da u n a im postazione più am pia che
investisse i m odi sto ricam en te dati del processo rivolu­
zionario, m o strava anch'essa la sua inadeguatezza, dando
l’im pressione di essere più in tere ssa ta alla in teg rità teo­
rica, che ad u n a effettiva influenza politica sulle m asse.
V.

Anarchia e comuniSmo

1. Il C ollettivism o-A ntiautoritario

Nel so ttolineare il significato di «svolta» d ato al


Congresso di Firenze-Tosi, dell’o tto b re 1876, non possia­
m o esim erci dalla considerazione di u n ’a ltra im p o rtan te
soluzione che gli in ternazionalisti italiani ad o ttaro n o sul
quesito relativo alla «collettività dei p ro d o tti del lavoro».
In m erito il Congresso all’u n an im ità afferm ò che
«(...) in u n a società veram ente solidale, le nozioni del ‘m io’
e del ‘tu o ’ non av ranno ragione di essere, e che la m eta
verso la quale cam m ina l’u m an ità si risco n tra nella fo r­
m ula ‘C iascuno secondo le p ro p rie forze; a ciascuno se­
condo i p ro p ri bisogni’» *, fo rm u la che veniva a so stitu ire
quella collettivista-an tiautoritaria, sino a quel m om ento
in uso, «da ciascuno secondo la p ro p ria capacità, a cia­
scuno secondo il p ro p rio lavoro».
P e r spiegarci i m otivi che d eterm inarono l’affer­
m azione del collettivism o-antiautoritario in Italia, biso­
gna rifa rsi alla considerazione dei m aggiori problem i che
angustiavano la società italiana a llln d o m a n i dell’Unità,
inserendoli n atu ra lm e n te in quel contesto socio-econo­
m ico in cui veniva a tro v arsi il giovane S tato Italiano.
Quel som m ovim ento economico-sociale, che seguì
n ecessariam en te al processo storico che p o rtò all’U nità 1
1 «Il (in ) Congresso della Federazione Italiana dell’As­
sociazione Intemazionale», cit., pp. 137/138.
166 Anarchia e c o m u n iS m o

d 'Italia, pose in term in i d ram m atici il p roblem a della te r­


ra da cui derivarono i profondi conflitti sociali, che an ­
gustiarono la società italian a di quel periodo.
Alla polarizzazione dei conflitti sociali sul proble­
m a della te rra contrib uiva l’asso lu ta m ancanza di a ttre z ­
zatu re in d u striali, cosa che im pediva di p o rre la questione
sociale nel giusto rilievo, di originare u n p ro leta riato m u ­
nito di coscienza di classe e di vedere le soluzioni di quei
conflitti in u n a società n o n p iù b asata sul liberism o eco­
nom ico, in an titesi qu indi col principio di p ro p rie tà p ri­
v ata e di iniziativa econom ica individuale, suoi necessari
com plem enti.
Fu a co n tatto di q u esta re a ltà sociale che si svi­
luppò l ’atteggiam ento socialista di B akunin ed an ch ’esso
rie n trò nei m odi che abbiam o precedentem ente d escritto;
in fa tti in u n a v asta t e s i 2 com posta p e r i suoi colleghi in
occasione del n Congresso della Lega p e r la Pace, svoltosi
a B ern a nel '68, individuava in queste p roposte, i m odi
p e r risolvere la questione sociale:
«(...) Organizzare la società in m odo tale che ogni
individuo, uom o o donna, trovi nascendo m ezzi il più
possibile eguali p e r lo sviluppo delle sue differenti facoltà
e p er l’utilizzazione di essa attra v erso il lavoro; orga­
nizzare u n a società che, rendendo im possibile p e r qua­
lunque individuo, chiunque sia, lo sfru ttam e n to di un
altro , p erm e tta a ciascuno di p arte cip are della ricchezza
della società—ricchezza non m ai p ro d o tta a ltrim en ti che
col lavoro—solo nella m isu ra in cui col suo lavoro h a con­
trib u ito a p ro d u rla » 3.
P er raggiungere q u esta «uguaglianza econom ica
delle classi e degli individui» B akunin voleva annullare,
attra v erso l’abolizione dello S tato, il d iritto ered itario da
quello g aran tito , affinché, dopo l'estinzione della genera­
zione borghese allo ra vivente, la sua p ro p rie tà andasse al­
la società.
In qu esto m odo egli voleva evitare che la colletti­
vizzazione dei mezzi di produzione avvenisse in m odo

2 Pubblicata in seguito col titolo Federalismo, Sociali­


smo e Antiteologismo.
3 Citata da G. Woodcock, L’Anarchia, storia delle idee
e dei movimenti libertari, Feltrinelli editore, Milano 1966,
p. 143.
167 II Collettivismo-Antiautoritario

violento.
Il problem a, così com e era im postato dal russo,
era m al posto, p erch é faceva del d iritto ered itario la cau­
sa e non, se m ai, l’effetto dei ra p p o rti di produzione b asati
sulla p ro p rie tà p rivata. Ma in quel m om ento di crisi, che
era essenzialm ente crisi ideale e m orale dell’individuali­
sm o borghese, espressione, a livello della coscienza, di
u n a p iù v asta crisi politica, sociale ed econom ica in cui
versava il giovane S tato italiano; nel m om ento in cui cioè
anche la piccola b orghesia com inciava a « p ro testare con­
tro la fo rm a essenzialm ente ingiusta della p roprietà» senza
voler p erò p erd ere la «lib ertà individuale» su cui si b a­
sava l ’econom ia borghese, la form ula collettivìstica-an-
tia u to rita ria p ro p o sta dal B akunin e ten d en te a ricercare
u n equilibrio fra la n ecessità di u n a generale solidarietà
econom ica, così p ro fo n d am en te in fra n ta dalla libera ini­
ziativa, e i d iritti dell’individuo libero, trovò la sua fortu n a.
I m ilitan ti internazionalisti italiani, in can tati dal
radicalism o an tistatale del p ro g ram m a di B akunin, non
si p reoccuparono di analizzare la form ula collettivistica-
a n tiau to ritaria , rig u ard an te l’asp etto sociale, e rilevarne
le sue im plicazioni borghesi, dal m om ento che faceva si
che si conservasse la stessa p ro p rietà.
Cafiero capisce che scopo dell’Internazionale è «l’a­
bolizione dei privilegi di ogni n a tu ra e l’em ancipazione
com pleta del p ro letariato da ogni dispotism o m orale e
m a te ria le » 4 e che «pel popolo la questione è una: aboli­
zione del capitale privilegiato, e pel popolo, in fondo, il
vero ed unico Dio è il benessere, cioè l ’uguaglianza, cioè
la lib ertà, cioè la giustizia, cioè il b e n e » 5, giungendo in
questo m odo a ren d ersi conto che u n fenom eno conco­
m ita n te com e la Religione può essere elim inato dal p ro le­
ta ria to d u ran te la lo tta p er la sua em ancipazione econo­
mica.
II p ro letariato in fatti «alla voce di em ancipazione
econom ica (...) accorre spontaneo (...): Egli in co n tra su
q u esta via tu tti i possibili ostacoli, e fra questi Iddio, che

4 La Campana, Napoli 28 gennaio 1872, p. 3 nella ru­


brica: «La Lotta all'interno».
5 C. Cafiero, «La Società Generale dei Razionalisti e
L’Economo Stefanoni», La Campana, Napoli 14 gennaio 1872,
p. 3.
168 Anarchia e comuniSmo

egli rovescia con u n a spontanea franchezza»6.


E p u re individuando p e r questa via la n a tu ra re a ­
zionaria della Società dei R azionalisti dello Stefanoni, la
quale non aveva a ltro scopo, attrav erso questo statu to ,
che la «costituzione di u n nuovo capitale privilegiato, di
u n a nuova setta borghese, di u n nuovo ordine religioso»7
e p ropugnando p e r ciò che bisognava «rendere (...) il
C apitale, cioè tu tti i m ezzi di vita (...) accessibili a tu tti
gli uom ini uscendo daH’individualism o ed en tran d o nel
collettivism o, distruggendo l ’organizzazione politica, p er
e n tra re n ell’organizzazione econom ica»8, non si accorge­
va p erò di com e no n b astasse l’abolizione della p ro p rie tà
p riv ata dei m ezzi di produzione, dal m om ento che l’ap p ro ­
priazione individuale del p ro d o tto integrale del lavoro po­
teva rin novare nuovi ra p p o rti in cui i p ro d u tto ri eran o di
nuovo sep arati dal p ro p rio p ro d o tto e d eterm in are così
gru p p i sociali che p redom inavano sugli altri.
Non considerava in o ltre che la distribuzione se­
condo il p rin cip io della prestazione richiedeva la conser­
vazione del d iritto borghese, il quale se poteva essere elu­
so in quel m om ento afferm ando che il principio di soli­
d a rie tà sub ito dopo la collettivizzazione faceva si che nes­
suno pren d esse p iù di qu an to gli era dovuto, to rn av a a
p ro p o rsi quando lo sviluppo della in d u stria avrebbe reso
difficile distinguere il valore del lavoro di u n operaio da
quello di u n altro .
E la deficienza m aggiore, in quel m om ento, del Ca-
fiero e di tu tti gli in ternazionalisti italiani era p ro p rio
quella di non dare im p o rtan za allo sviluppo in d u striale e
alle p ro sp ettiv e che questo poteva a p rire alla soluzione
della questione so ciale9.

6 «Cafiero a Stefanoni», Napoli 16 novembre 1871, in


Critica Marxista, cit., p. 201.
7 C. Cafiero, «La Società Generale dei Razionalisti...
ecc.», cit., p. 3.
«Cafiero a Stefanoni», Napoli 16 novembre 1871, cit.,
p. 201.
9 Le posizioni degli internazionalisti italiani all’inizio
del 1872 su questi specifici argomenti e i limiti che abbiamo
rilevato si evidenziano nelle: «Dichiarazioni di principi della
Federazione Operaia Napoletana», (La Federazione Italiana
d e ll’atl, cit., pp. 225/226) che qui integralmente riportiamo:
«Nessun diritto senza dovere—Nessun dovere senza
169 Dal Collettivismo al ComuniSmo

2. Dal C ollettivism o al Com uniSm o

Ma con l ’inserim ento, sia p u re con u n a funzione


su b o rd in ata, della n o stra penisola nel sistem a capitalisti-
co europeo e con il conseguente processo di sviluppo da

diritto».
Federazione Operaia Napoletana
La Federazione operaia napoletana riconosce e pro­
clama i seguenti princìpi:
1. Tutti gli esseri che abbiano figura umana sono uguali,
e, poiché tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri non
v’ha «diritto senza dovere», non v’ha «dovere senza diritto».
2. Essendo necessità um ana il lavoro, tutti hanno il do­
vere di lavorare e tu tti il diritto di godere dell’intiero pro­
dotto del proprio lavoro.
3. Perciò stesso gli strum enti del lavoro e le m aterie
prim e appartengono a tu tta quanta l’um anità e tu tti hanno il
diritto di usufruirne nella sfera della propria attività.
4. Ogni individuo che nasce ha diritto ad essere alle­
vato, nutrito ed istruito tecnicamente, integralmente ed egual­
mente dalla collettività, cui trovasi associato, e questa colletti­
vità ha il dovere di garantire e m antenere la sua libertà di
scelta in ogni branca dello scibile.
5. L’unione, l’associazione e la federazione degli indi­
vidui e delle collettività debbono essere spontanee, dal basso
all’alto.
6. L'attuazione di tanto è per noi la vera Emancipazione
del Proletariato, che è il grande ed unico scopo, cui deb­
bono tendere tutti i nostri sforzi, diretti per ciò stesso non a
costituire nuovi privilegi, m a a stabilire eguaglianza univer­
sale di diritti e doveri.
7. Siccome la causa del lavoro non conosce frontiere,
non ha altra patria che il mondo, né può trionfare senza
l’unanime accordo di tu tti i lavoratori dell’universo, la Fe­
derazione Operaia Napoletana, fondata sul principio della
libertà ed autonomia, si fa solidale con tutti i nuclei e So­
cietà Operaie, che, su qualunque punto della terra, si prefig­
gano lo stesso scopo, pel quale essa si è costituita.
Il Segretario Federale
Enrico Malatesta, studente.
Per delegazione della Federazione:
Antonio Giustiniani, scultore in creta; Clementina Giu­
stiniani, sarta; Filippo Morrone, stipettaio; Tommaso Schet­
tino, ottonaio; Saverio Guardino, studente; Giovanni Speran­
za, pittore di stanze; Carlo Cafiero, studente; Luigi Filicò, ti­
pògrafo.
170 Anarchia e comuniSmo

cui l’Italia si vede investita, il quale p e r qu an to d isar­


m onico e rallen tato da num erosi ostacoli, p u re contribui­
sce a m ettere in crisi m olte aziende m an ifa ttu riere ed a r­
tigianali e a diffondere tra i lavoratori di esse disoccupa­
zione e m iseria, si riduce lo spazio della «libera iniziativa
econom ica» a cui q u esti piccoli p ro p rie ta ri e artigiani
erano legati; si accentuano gli squilibri sociali, si svi­
lu p p a la lo tta di classe.
Sono gli stessi p rin cìp i di sviluppo dell’econom ia
borghese, che gli in ternazionalisti italiani rifiutavano m a
a cui erano inconsciam ente legati dal collettivism o-anti-
a u to ritario attrav erso quell’esigenza di «indipendenza p e r­
sonale, (...) g a ra n tita d all’appropriazione individuale, cioè
dalla libera disposizione dell'equivalente di ciò che ognu­
no produce col p ro p rio lav o ro » 10, che, allargando la con­
correnza alle in d u strie straniere, finiscono col m an d are da
u n a p a rte in crisi le piccole p ro p rie tà ru ra li e m olte azien­
de m an ifa ttu riere che m ancavano di capitali sufficienti p er
quel processo di adeguam ento alle esigenze di m ercato
oram ai allargato; d all'altra a dire com e il sistem a colletti-
vistico-antiautoritario, che faceva suoi alcuni di quei p rin ­
cipi, non lasciava effettivam ente spazio a d u n a reale ed
integrale em ancipazione econom ica dell’uom o.
La vecchia form ula, che p u re aveva avuto suc­
cesso in quei p rim i anni, appare, ai più accorti e im pe­
gnati internazionalisti, insufficiente e il sistem a com uni­
sta, che p u re e ra stato rifiutato p erch é sacrificava «la
lib ertà (...) alla società nell’interesse di t u t t i » 11, si p re­
sen ta com e u n a scelta giusta.
Cade con la crisi del ’73 /’74, u n a di quelle crisi
cicliche a cui il sistem a capitalistico è so ttoposto, ogni
speranza di sviluppo della lib ertà u m an a affidato al p rin ­
cipio della lib era concorrenza a cui la fo rm u la colletti­
vistica, com e abbiam o già detto, lasciava u n certo m a r­
gine; si accentuano p erò in questo periodo le speranze
rivoluzionarie degli in ternazionalisti che sfociano, senza
fo rtu n a, nei m o ti pugliesi e rom agnoli dell’agosto '74.
Non ci si può nascondere com e il fallim ento di

10 Associazione Internazionale degli Operai - Federazione


Lombarda. Manifesto: «Agli operai, alle operaie, alla gio­
ventù d’Italia». In La Federazione Italiana dell’ail, cit., p. 261.
11 Ibid., p. 261.
171 Dal Collettivismo al ComuniSmo

quei m oti d eterm ini u n a p rim a fr a ttu ra nel cam po in­


tern azio n alista italiano che nel frattem p o , attra v erso quel
progressivo processo di proletarizzazione di vasti stra ti
artig ian ali e piccolo-borghesi, è riuscito a crearsi un
certo seguito di m assa e con questo, unito alla intensifi­
cata rep ressione borghese attrav erso la sua polizia, nuovi
problem i relativi al m odo con cui si era te n ta to di a ttu a re
sino a quel m om ento il socialism o in Italia e al m odo con
il quale si intendeva procedere, essendo oram ai m u ta te le
condizioni sia in tern e al cam po internazionalista, che e ste r­
ne relative alla p iù decisa intransigenza anti-internazio-
nalista del governo borghese.
Da q u esta p rim a crisi della co m p atta federazione
italiana, qual era u scita dalla C onferenza di Rim ini, si
generano le c o rren ti legalitarie che rifiutano il m etodo
operativo rivoluzionario e ricercano u n approccio trade-
unionistico con le m asse; questo tentativo di d are u n a
veste m o d erata all’internazionalism o italiano si intreccia
con le esigenze di m arc are in cam po econom ico il p ro p rio
distacco dal sistem a com unistico, che ta n ta p a u ra faceva,
specie dopo la Com une parigina, alla borghesia capitali­
stica; è p er q uesto che i legalitari rinnovano la loro ade­
sione al collettivism o-antiautoritario, che com e abbiam o
visto era accettato anche d a quella borghesia che tentava
di diventare socialista.
Senonché m en tre il capitalism o rivelava com e quel
tip o di lib ertà individuale im plica, com e M arx spiegava
nei Lineam enti, la soppressione della lib e rtà individuale
e l’asservim ento dell'individuo alle condizioni sociali, che
assum ono la fo rm a di p o teri oggettivi e di cose indipen­
den ti dagli stessi individui; la crisi sviluppatasi tra gli
in ternazionalisti e le soluzioni m oderate ricercate dai le­
galitari, in n etto co n trasto con la n a tu ra rivoluzionaria
della Federazione Italian a che era so rta a Rim ini, fanno
nascere nel vecchio troncone l’esigenza di differenziarsi
n ettam en te dalle posizioni assunte dalle nuove co rren ti,
cosa che p o rta, sia p e r quel che si è d etto prim a, sia
p e r q u esti nuovi m otivi, a d u n a revisione critica della fo r­
m ula collettiv istica-antiautoritaria su cui insistevano i
legalitari.
Sicché, p ro p rio q uando si crearono le p rim e fra t­
tu re in cam po in ternazionalista, si accrebbe fra i m ili­
ta n ti rivoluzionari l’esigenza di ap profondire l ’ideale so­
172 Anarchia e comuniSmo

cialista.
Cafiero già all’indom ani dei m oti del '74 si preoc­
cupò di esam inare p iù a fondo queste questioni; fu lui
stesso a chiedere a G uillaum e di scrivere u n opuscolo che
riassum esse le idee co rren ti sull’argom ento, poi lo tra d u s­
se in italiano e lo fece circolare nelle sezioni intem azio-
naliste della penisola, dando il via ad u n processo di re ­
visione che doveva culm inare nell’afferm azione della n u o ­
va fo rm u la co m unista al Congresso di Firenze-Tosi.
Nel suo o p u sco lo 12 il G uillaum e, p u r auspicando
u n a distribuzione com unistica dei beni, lasciava ai singoli
g ru p p i il com pito di regolarsi secondo le p ro p rie vedute.
In Italia fu il gruppo internazionalista napoletano,
cioè la frazione p iù in tran sig en te della federazione ita­
liana, e in special m odo Covelli, M alatesta e Cafiero a
co m prendere p er p rim o l’inscindibile legam e esistente fra
l ’assenza dell’a u to rità e la soddisfazione di tu tte le esi­
genze u m ane e ad ac cettare il concetto della distribuzione
co m unista dei beni sostituendo, al Congresso di Firenze-
Tosi, la fo rm u la collettivistica-antiautoritaria con quella
com unista: «Da ciascuno secondo le p ro p rie possibilità,
a ciascuno secondo il suo bisogno».

3. La polem ica fra Socialisti Legalitari (co llettivisti) e


Socialisti R ivoluzionari (co m u n isti)

Ma l’adozione del com uniSmo anarchico da p arte


del Congresso di F irenze re stò all’inizio quasi sconosciuta
alla gran m assa socialista; tu tta v ia originò ben p re sto u n a
polem ica fra i legalitari dé La Plebe e i socialisti rivo­
luzionari.
È in teressan te rip o rta re alcuni passi delle posizioni
che caratterizzaro n o le due p a rti nella polem ica, p e r re n ­
dersi conto di com e quel m om ento di ripensam ento, segui­
to ai m o ti del ’74 e al p iù recen te ten tativ o nel beneventano,
avesse p ro c u rato u n a p ro fo n d a differenziazione fra le due

12 Questo opuscolo fu pubblicato nel 1876 col titolo Idées


sur l’organisatìon sociale, in Daniel Guerin, N i Dieu, ni Maitre,
Anthologie de l’anarchisme, Maspero, Paris 1970, t. n , pp. 69/
93 (tr. it. Né dio né padrone, Antologia del pensiero anarchico,
Jaca Book, Milano 1971, voi. I, pp. 339/363).
173 La polemica fra collettivisti e comunisti

p arti, non solo dal p u n to di vista operativo, m a anche sul


m odo di in tendere la fu tu ra organizzazione sociale.
Su La Plebe, in u n a rtic o lo 13 del 6 agosto 1877 così
i legalitari in m erito:
«In breve volgere di anni—h a detto l’econom ista
F e rra ra nella sua introduzione alle opere di M althus—ho
visto nascere e m o rire m olte scuole, m a ho visto soprav­
vivere solo quelle che si fondavano sul risp etto all"indi-
viduo' e alla ‘p ro p rie tà ’.
O r bene: n essuna scuola sociale, secondo noi, ri­
sponde meglio a questo asserto del F errara, di quella che
chiam asi la scuola ‘collettivista’.
(...) Negare la p ro p rie tà com e principio non si può;
essa è sancita dalle leggi della n atu ra .
(...) Ora, v’h a u n a scuola socialista che non di­
strugge ‘l’individuo’ com e non distrugge la ‘p ro p rie tà ’, m a
arm onizza l ’uno e l’altra, e q u esta scuola è la ‘collettivista’.
E ssa non distrugge la p ro p rie tà m a la trasfo rm a e tr a ­
sfo rm andola la pone sopra le sue vere basi. Non am m ette
uno S tato onnipotente, m a riconosce la giustizia delle
‘collettività fe d era te’» 14.
B astano q u esti pochi riferim en ti p e r riconoscere
la china social-dem ocratica su cui i legalitari si erano
lanciati; la risp o sta dei socialisti rivoluzionari non tard ò
a farsi sentire p u re in quel m om ento di accanita re p res­
sione poliziesca: in u n m anifesto della Federazione Italia­
n a dell'AiL, regione pugliese, del m aggio 1878, re d atto
quasi certam en te dal Covelli, è facile individuare com e
quel lavorio teorico, a cui specie il gruppo napoletano si
era dedicato in quegli anni, fosse ap p ro d ato ad u n a so­
stanziale correzione della vecchia form ula e anche se non
si p a rla ancora di «comuniSmo» bensì di «collettivism o
dei p ro d o tti del lavoro» p u re in p ra tic a si è giunti ad
u n a quasi to tale liberazione da influenze che a d d irittu ra
insistevano sulla conservazione della p ro p rie tà p riv ata b o r­
ghese.
Si può leggere in fatti su quel m anifesto:
«(...) La soggezione del lavoratore al C apitale è la
fo n te di ogni soggezione m ateriale, m orale e politica.

13 «Il Socialismo non Collettivista» (non firmato), La


Plebe, Milano 6 agosto 1877.
» Ibid.
174 Anarchia e c o m u n iS m o

(...) Noi vogliam o il m assim o grado di felicità um a­


na possibile: ciò che crediam o si possa ottenere m ercè la
lib ertà di svolgim ento pieno ed intero di ogni um ana
facoltà.
(...) Il Socialism o è l’organizzazione sociale, è una
società di uom ini lib eri e eguali.
(...) T utto è di tu tti. M aterie prim e, forze natu rali
e sociali, stru m en ti e p ro d o tti del lavoro appartengono
alTum anità. Sono le fonti com uni della vita, il risu ltato
del lavoro sociale.
(...) La protezione delle persone e dei beni è il
p retesto , che serve all’a u to rità p er proteggere il m onopo­
lio e il privilegio. L’a u to rità sorge dall’individualism o: vi
ha chi com anda, p erché noi siam o divisi.
(...) Il C apitale è il m onopolio d e ’ mezzi di lavoro,
con cui, d ata l ’attu ale concorrenza, si specula sul lavoro
degli altri e se ne estorce il prodotto, salvo la p arte che il
cap italista lascia al p ro d u tto re p e r farlo vivere, quando
ne h a bisogno.
(...) La stessa concorrenza è tra i capitalisti: i
quali tan to m eglio im piegano i loro capitali, qu an to più
ne hanno. Quindi i piccoli capitalisti, scem ando sem pre
i loro profitti, si riducono a dover vivere del loro lavoro.
E il Capitale si concentra sem pre più in poche
m ani.
La piccola borghesia che reagisce a q u esta ten­
denza, raccogliendo i bricioli del gran capitale e aspirando
a governi a buon m ercato, che facciano u n ‘più equo ri­
p a rto ’ delle ricchezze sociali, non fanno che riten d ere la
crisi, che nella espropriazione collettiva d e’ pochi espro-
p riato ri, da p arte di m olti espropriati.
(...) L’u m an ità h a abolito la schiavitù e il servag­
gio: ab o lirà anche il salariato.
Alla p ro p rie tà individuale succederà la p ro p rie tà
collettiva: al capitalism o attu ale il socialism o.
(...) All’attuazione di questo ideale si oppongono
coloro che sono co ntenti del presente, perché a b itu ati alla
soddisfazione di certi bisogni che nella società avvenire
cesseranno.
(...) Il mezzo di attuazione è la rivoluzione. Ma la
rivoluzione non è u n a congiura che scoppia in u n giorno
e cam bia d ’u n tra tto la faccia del m ondo. E la lo tta con­
tinua, m ateriale, intellettuale, m orale, co n tro l’organizza­
175 La relazione di Cafiero al Congr. di Chaux-de-Fonds

zione esistente, p e r sostituirvi l'associazione libera.


Senza q u esta lo tta è vana ogni propaganda, p re ­
caria ogni organizzazione» 15.
Si avverte in questi pochi passi u n a m aggiore e
più m a tu ra capacità di approfondim ento dell’ideale so­
cialista da p a rte dell’ala rivoluzionaria dell’Internazionale
italiana; m a sarà la grande crisi agraria della fine del
decennio ’7 0 /’80 e il conseguente anche se m odesto svi­
luppo in d u striale italiano, insiem e ad u n a più d ire tta p re­
sa del m arxism o da p a rte del Cafiero con lo studio del
prim o volum e del Capitale di Marx, a d are u n a spinta
decisiva p er su p erare quelle prim e incertezze, d eterm i­
n a re u n a p iù p recisa configurazione di quelle idee e ac­
ce tta re in definitiva il p ro g ram m a com unista che doveva
essere anarchico p ro p rio p er elim inare quelle im plica­
zioni a u to ritarie che avevano ten u to lontani gli in tern a­
zionalisti da quelle idee.
Q uesto pro g ram m a, che ra p p resen tò u n fondam en­
tale testo teorico, quasi u n m anifesto della nuova cor­
re n te internazionalista, fu presen tato sotto form a di re­
lazione dal Cafiero al Congresso della Federazione Giu-
rassian a ten u to a Chaux-de-Fonds il 9 e 10 o tto b re 1880.

4. La relazione di Cafiero al Congresso di Chaux-de-Fonds


Per co m prendere l’im portanza sto rica di questa
relazione bisogna rifa rsi alla considerazione delle opinioni
che su questo p roblem a si avevano fra le varie correnti
socialiste agli inizi degli anni O ttanta.
Come si legge dal re so c o n to 16 del Congresso di
Chaux-de-Fonds il socialism o da qualche tem po era di­
v entato di m oda. T u tti coloro che am m ettevano la ne­
cessità d ’una qualsiasi m odifica nelle relazioni tra capi­
talisti ed operai, p e r quanto insignificante potesse essere,
si fregiavano dell’appellativo di socialisti. Si videro allora
socialisti di ogni so rta, riform isti, evoluzionisti, dem ocra-

15 «Associazione Intemazionale dei Lavoratori, Federa­


zione Italiana. Regione Pugliese. A tutti gli Internazionalisti,
Rivoluzionari, Anarchici». In La Federazione Italiana dell'Mi-,
cit., pp. 297/304.
16 Apparso su Le Révolté, Ginevra 17 ottobre 1880.
176 Anarchia e comuniSmo

tici, statalisti che si differenziavano tra di loro p e r la


diversa in terp retazio n e del term in e co llettivism o : p e r gli
evoluzionisti significava non la m essa in com une degli stru ­
m en ti del lavoro, bensì il possesso individuale del p ro ­
do tto integrale.
A ltri cercavano di lim itare persino il capitale so­
ciale da m ettere in com une e lo riducevano al solo te r­
reno, alle m iniere, alle foreste, alle vie di com unicazione
p ro n ti a difendere tu tto il re sto in ogni m odo da coloro
che avrebbero osato toccarlo p e r fa m e p ro p rie tà col­
lettiva.
Di qui la n ecessità di m ettere in evidenza le diffe­
renze esisten ti fra il p ro g ram m a di quelle tendenze so­
cialiste e quello dell’ala rivoluzionaria.
La Relazione del Cafiero si pone com e u n co n tri­
b u to m olto significativo, in questo processo di differen­
ziazione; analizzandola brevem ente balza evidente il fa tto
che egli abbia com preso l’inscindibile legam e fra l’assenza
dell’a u to rità e la soddisfazione di tu tte le esigenze u m a­
ne; p e r lui:
«‘A narchia’ e ‘ComuniSmo’ non fanno a pugni, stan ­
do insiem e, anzi, non so p p o rtereb b ero la lontananza, p e r­
ché q u esti due term ini, sinonim o di ‘lib e rtà ’ ed ‘ugua­
glianza’ sono i due term in i necessari e indivisibili della
Rivoluzione.
(...) Nella società fu tu ra A narchia sarà difesa, sarà
ostacolo al ristab ilim ento di qualsiasi au to rità, di qual­
siasi potere.
(...) Il ComuniSmo sarà il godim ento di tu tta la
ricchezza esistente, p e r tu tti gli uom ini e secondo il p rin ci­
pio: ‘da ciascuno secondo le sue facoltà, a ciascuno se­
condo i suoi bisogni’» 17.
Ma a qu esta fase non si giungerà im m ediatam ente;
in fatti poiché Cafiero concepiva lo sviluppo della società
com unista com e effetto della v itto ria del p ro leta riato a t­
trav erso u n a via rivoluzionaria nei paesi e nelle zone sot­
tosviluppate; la p rim a fase di questo processo di co stru ­
zione sarà co n tra d d istin ta dalla «presa di possesso» rivo­
luzionaria di tu tto il C apitale: la p rim a fase cioè non sarà
altro che «l'espropriazione degli e sp ro p riato ri d a p a rte

17 Carlo Cafiero, «Anarchia e ComuniSmo», in C. Ca­


fiero, Rivoluzione per la Rivoluzione, cit., p. 48.
177 La relazione di Cafìero al Congr. di Chaux-de-Fonds

degli espropriati».
E poiché qualsiasi espropriazione h a avuto sem ­
p re c a ra tte re violento, com e spiega lo stesso Cafiero nel
suo saggio sulla «Rivoluzione», anche q u esta «presa di
possesso» lo avrà; p e r cui, anche se non detto espressa-
m ente, q u esta prim a fase viene a configurarsi com e una
m isu ra coercitiva estrem am ente au to ritaria , è u n a vio­
len ta «presa di possesso degli espropriati» m olto sim ile
alla tan to avversata m arxiana « d itta tu ra del p ro leta ria­
to»; dice in fatti Cafiero:
«‘A narchia’, oggi significa attacco, significa g u erra
ad ogni au to rità, ad ogni potere, ad ogni ‘S ta to ’.
(...) Il com uniSm o attu alm en te, consiste ancora
n ell’attacco; non è la distruzione dell’au to rità, m a è la
‘p re sa di possesso’, a nom e della u m an ità in tera, di tu tta
la ricchezza che esiste sulla terra» ,8.
Cafiero è ben cosciente del fa tto che, presu p p o sto
im m ancabile p er la costruzione della nuova società co­
m u n ista, è la distruzione della vecchia società capitalisti-
co-borghese in tu tte le sue espressioni, p e r cui la vio­
len ta «presa di possesso» di ogni capitale e di ogni stru ­
m ento di produzione diventa u n m om ento necessario di
ogni nuovo tip o di società e quindi anche di quella co­
m u n ista; Cafiero chiarisce subito però com e questo non
sia l’unico m om ento, quello essenziale: p u n to centrale
p e r lui non è l’ap p ropriazione delle ricchezze com e tale
(ossia com e espressione di nuova p ro p rie tà e quindi di
nuovi p ad ro n i e nuovi sfru tta ti) m a l’utilizzazione d ire tta
dei mezzi di produzione e il godim ento dei p ro d o tti da
p a rte dei lav o rato ri nelle com uni:
«È necessario tu tta v ia sottolineare—egli continua
—(...) che l’appropriazione di tu tta la ricchezza e il godi­
m ento di q u est’ultim a, devono rig u ard are d irettam en te il
popolo.
(...) Gli ab itan ti di u n determ in ato paese utilizze­
ran n o la te rra , le m acchine, le officine, le case e ogni
altro bene di questo paese, e se ne serviranno tu tti in­
sieme. E ssendo u n a p a rte deH’um anità, essi eserciteran ­
no effettivam ente e d irettam en te il loro d iritto su una
p a rte della ricchezza um ana.
(...) Noi vogliamo che tu tta la ricchezza esistente
18 Ibid., p. 48.
178 Anarchia e comuniSmo

sia ‘p resa d ire tta m e n te ’ dal popolo, che il popolo la con­


servi nelle sue m ani forti, che sia esso a decidere l ’uso
p iù o p portuno, sia com e produzione che come consum o» 19.
Cafiero vede nella «Comune» la nuova fo rm a orga­
nizzativa im p o stata su ra p p o rti sociali socialisti, il cui
com pito storico essenziale consiste nel fa r p arte cip are di­
re tta m e n te le m asse popolari alla gestione di u n nuovo
organism o sociale non più costituito dall’«alto in basso»
e p e r ciò staccato dai reali in teressi delle m asse, m a vice­
versa dal «basso in alto» e p e r ciò espressione dei più
in siti desideri e bisogni delle stesse. La fu tu ra organizza­
zione sociale sarà, p e r il Cafiero, ca ratterizzata dalla «pie­
na e com pleta lib ertà dello individuo che, liberam ente
sp in to solo dai suoi bisogni, gusti e sim patie, si unisce
ad altri individui nel gruppo o nell’associazione; libero
sviluppo dell’associazione, che si unisce ad altre associa­
zioni nella com une o nel q u artiere; libero sviluppo delle
com uni che si uniscono nella regione, e così via: le re ­
gioni nella nazione; le nazioni nell’u m a n ità » 20.
È u n nuovo e p iù profondo tipo di dem ocrazia
su p erio re a qualsiasi a ltro tipo pro p o sto in quel m o­
m ento dalle altre b ran ch e del socialism o, dietro alle cui
p ro p o ste si nascondeva sem pre la concezione della dem o­
crazia borghese. Ma p e r realizzare q u esta nuova dem ocra­
zia bisognava fa r p arte cip are realm ente le m asse alla ge­
stione dei nuovi organism i sociali ed opporsi ad ogni con­
cezione b u ro c ratica nella condizione dei nuovi organism i
ed im pedire perciò che i b u ro c rati diventassero i nuovi
pad ro n i; in fatti in base alla considerazione che il popolo,
l'u m an ità, non sono degli individui singoli e quindi non
possono p ren d ere la ricchezza e stringerla nelle due m a­
ni, si è voluto concludere che è necessario istitu ire tu tta
una classe di dirigenti; di ra p p resen ta n ti e dep o sitari del­
la ricchezza com une. M a noi non siam o di questo parere.
N iente interm ed iari, niente rap p resen tan ti, che finiscono
sem pre col non ra p p resen ta re altri che se stessi! (...) Nien­
te sensali e gentili servitori, che finiscono sem pre col
diventare i veri p a d ro n i» 21.
Quello che bisogna sottolineare a questo pu n to è
19 Ibid., pp. 48/49.
20 Ibid., p. 48.
21 Ibid., pp. 48/49.
179 La relazione di Cafìero al Congr. di Chaux-de-Fonds

com e Cafìero non rid u ca gli asp e tti essenziali della nuova
società com unista solo all’attuazione di u n a più am pia
dem ocrazia e alla partecipazione d ire tta delle m asse alla
conduzione dei nuovi organism i sociali m a associ a questi
due asp e tti anche u n nuovo e più elevato sviluppo delle
forze p ro duttive.
Anzi, nel ten tativo di co n tro b a tte re le insinuazioni
della borghesia e degli intellettuali ad essa legati, che
vedevano irrealizzabile un sistem a com unista, egli fa del­
l’aum ento della p ro d u ttiv ità u n elem ento decisivo p e r po­
te r realizzare quel nuovo e più alto tipo di organizzazione
sociale.
In fa tti p arte n d o dall’analisi del sistem a capitali­
stico in cui la p ro d u ttiv ità è legata al principio individua­
listico «ognuno p e r sé e contro tu tti, e tu tti contro ognu­
no», da cui deriva sia lo sfru ttam e n to che u n a lo tta acca­
n ita fra capitalisti e capitalisti, m a anche fr a lavoratori
e lavoratori; dove la stessa introduzione delle m acchine
è sem pre in d ire tta dipendenza del profitto che può fa r
derivare al C apitale; dove infine gli stessi oggetti p ro d o tti
rispondono più alla citata esigenza di profitto e non ad
u n a loro in sita u tilità p er l’um anità, Cafìero fa derivare lo
sviluppo delle forze p roduttive e quindi la pro sp ettiv a
stessa del comuniSmo dalla m isu ra in cui la società fu tu ra
sap rà lib erare le forze p ro d u ttiv e dai vincoli dei ra p p o rti
di produzione capitalistici.
Le vie che p ro c u rera n n o questa liberazione dal
p assato sistem a e il passaggio al nuovo sono da Cafìero
individuate in q u este tre:
«1. A rm onia della cooperazione, nei diversi setto ri del­
l'a ttiv ità um ana, so stitu ita alla lo tta che attu alm en te si fa
a causa della concorrenza.
2. Introduzione di u n ’im m ensa scala di m acchine di
ogni tipo.
3. C onsiderevole econom ia delle forze lavoro e delle
m aterie prim e, realizzata so p ra ttu tto grazie alla soppres­
sione della produzione nociva o superflua»22.
P er cui, continua Cafìero nel suo saggio, «che p ro ­
digioso aum ento della produzione vedrem o sorgere, quan­
do invece tu tta q u esta forza, tu tte queste m aterie, tu tti
q u esti stru m en ti di lavoro saranno im piegati p e r l ’indu-
22 Ibid., p. 49.
180 Anarchia e comuniSmo

stria, la produzione di oggetti che serviranno essi stessi


alla produzione!
(...) P ro p rio grazie a q u esta abbondanza, il lavoro
p erd erà l’ignobile volto dell’asservim ento, e gli re ste rà
so ltan to il fascino di u n bisogno m orale e fisico, come
quello di studiare, di vivere con la natura» B.
Ma l ’aver so tto lineato i m om enti che renderanno
possibile l’avvento della nuova società non b asta, occorre
sottolinearne la necessità.
P er lui in fatti «afferm are che il comuniSmo è cosa
‘possibile’ non è tu tto : noi possiam o afferm are che è
‘necessario ’. Non solo ‘si p u ò ' essere com unisti: 'si deve
esserlo ’, altrim en ti non si può raggiungere l’obiettivo del­
la rivoluzione»24.
P er d im o strare questo stato di necessità, egli po­
lem izza coi sosten ito ri della vecchia form ula collettivista-
an tiau to ritaria , i quali sarebbero p e r l ’appropriazione in­
dividuale dei p ro d o tti del lavoro anche u n a volta che
viene raggiunta u n a fase p iù elevata della nuova organiz­
zazione sociale; tendenze di questo genere, che a d d irittu ra
auspicano «la trasm issione in ered ità di questi prodotti»,
fav o rireb b ero la conservazione del denaro, «quindi un 'ac­
cum ulazione di ricchezza più o m eno grande. (...) L'egua­
glianza sarebbe finita, p erch é colui che riuscisse ad avere
u n m aggior n u m ero di ricchezze, appunto p e r questo si
sarebbe già posto al di sopra del livello degli a ltr i» s ;
ino ltre «l’appropriazione individuale dei p ro d o tti ristab i­
lirebbe (...) l’ineguaglianza tr a i diversi generi di lavoro.
V edrem m o im m ed iatam ente riap p a rire il lavoro ‘conve­
n ien te’ e il lavoro ‘sconveniente’. (...) R inascerebbero (...)
il m erito e il dem erito, il bene e il m ale, il vizio e la
v irtù e, di conseguenza, la ‘ricom pensa’ da u n lato e la
‘punizione’ dall’altro , la legge, il giudice, lo sb irro e la
prigione».
Con l’attrib u zio ne individuale dei p ro d o tti del la­
voro in definitiva verrebbe a rico stitu irsi quel tip o di
ra p p o rto che assicura ad u n gruppo sociale il predom inio
su u n altro gruppo; di qui quindi l’esigenza di abolire
non solo la p ro p rie tà p riv ata dei mezzi di produzione, m a
23 Ibid., p. 51.
24 Ibid., p. 53.
25 Ibid., p. 53.
181 La relazione di Cafìero al Congr. di Chaux-de-Fonds

anche ogni altro ra p p o rto in cui i p ro d u tto ri siano sepa­


ra ti dai p ro p ri p ro d o tti; e questo perché, continua Ca­
tterò, sarebbe anche im possibile «sostenere q u esta idea
della attrib u zio n e individuale dei p ro d o tti del lavoro fa­
cendo leva sul sentim ento di giu stizia» 26 dal m om ento
che «col lavoro collettivo, im postoci dalla n ecessità di
p ro d u rre in grande e di applicare su larga scala le m ac­
chine» non «si p o treb b e stab ilire qual è la p a rte del p ro ­
d o tto dell’uno, e la p a rte del p ro d o tto dell’a ltro » 27.
In definitiva la tesi collettivistica, che distingue «va­
lo ri d ’uso e valori di produzione» e afferm a che «i p rim i
valori, che servono a soddisfare i bisogni dell’individuo,
(...) devono essere di attrib u zio n e individuale; m en tre i
secondi, quelli che servono a tu tti p e r p ro d u rre, devono
essere di attrib u zio n e collettiva, (...) h a o tte n u to (...) un
solo risu ltato : quello di sm ascherare il gioco di alcuni so­
cialisti che volevano a tte n u a re la p o rta ta dell’idea rivo­
luzionaria: così ci h a ap e rto gli occhi—conclude Cafìero—
e ci h a m o strato la necessità di dichiararci senz’altro co­
m unisti» 28.
È da qu esta sen tita esigenza di differenziazione
dalle teorie collettivistiche, e dalle im plicazioni borghesi
che esse contenevano, che deriva il lim ite p iù a p p a ri­
scente del nuovo p ro g ram m a enunciato dal Cafìero.
In fa tti q u esta estrem a necessità di ap p a rire diversi
dai collettivisti lo induce a volere l’applicazione del p rin ­
cipio di distribuzione com unista subito dopo la v itto ria
della rivoluzione. C ontrobattendo le obiezioni avanzate
dagli avversari i quali, p u r am m ettendo che si stava «an­
dando n ecessariam ente verso il comuniSmo», volevano che
«all’inizio, p e r la carenza dei p ro d o tti, (...) la d istrib u ­
zione dei p ro d o tti del lavoro (...)» fosse «basata sulla
q u an tità di lavoro» svolta da ognuno; Cafìero voleva che
«nella società fu tu ra , anche quando si fosse co stre tti a
fare il razionam ento, si dovrebbe re sta re com unisti; ciò
vuol d ire che il razionam ento non dovrebbe fa rsi secondo
i 'm e riti’, m a secondo i ‘bisogni’» 29.
Parole giuste, che p erò non tengono conto delle

Ibid., p . 54.
Ibid., p . 54.
Ibid., p p . 54 /55.
Ibid., p . 55.
182 Anarchia e comuniSmo

contraddizioni dello sviluppo della società socialista, co­


s tre tta ad edificarsi sulle s tru ttu re della vecchia società
ca p italista e perciò su s tru ttu re econom iche che non con­
sentono da u na p a rte di elim inare im m ediatam ente la di­
visione del lavoro e d all’a ltra tengono p er ciò in vita lo
stesso d iritto borghese e spesso a d d irittu ra il sistem a di
ra p p o rti borghesi.
Ma al di là di questi lim iti, p ro p ri di chi si trovava
a lo tta re quelle tendenze m oderate che si erano svilup­
p ate nel p rim o socialism o italiano (e perciò spinto p iù a
ca ratterizzarsi teo ricam ente senza cu rarsi di verificare nel­
la p ra tic a le p ro p rie teorie), re sta il fa tto che, anche se
u n p o ’ com plesse e contorte, le teorie del Cafiero signi­
ficarono un u lterio re passo avanti del prim o socialism o
italiano verso il m arxism o ed im pedirono al riform ism o
borghese di p ian tare le sue radici in Italia in m an iera
stabile.
Gli ultimi anni

1. L ’Azione
Agli inizi degli anni O ttan ta la Federazione Italian a
dell’Associazione In tem azio n ale dei L avoratori fu in tere s­
sata da u n a pro fo n d a crisi, che aveva avuto inizio all’in­
dom ani dei fa tti del ’74, che era sta ta allargata ed acce­
lera ta dal tentativ o in surrezionale della b an d a del M atese
del ’77 e dal passaggio del C osta al legalitarism o nel '79
e che trovava perciò le cause p iù im m ediate in quei con­
tra s ti che in teressaro no, sin da quel m om ento, i rivolu­
zionari e i legalitari.
Ma p er co m p rendere m eglio la crisi che travagliò
in q u esti anni gli internazionalisti italiani occorre so p ra t­
tu tto non p erd ere di vista quel p u n to di riferim en to es­
senziale che è la situazione politico-sociale italia n a e il
senso di sm arrim en to derivante dalle lim itazioni sem pre
m aggiori im poste all’iniziativa internazionalista, anche se
le idee socialiste erano orm ai p en e trate in larghi stra ti
della popolazione italiana.
Il fa tto è che il fallim ento dei m oti rivoluzionari
e l ’em anazione da p a rte del governo, di leggi speciali
co n tro l ’Internazionale, dopo l’atte n ta to del P assanante al
re U m berto i, com inciavano a ra p p re se n ta re u n grave o sta­
colo p e r l’u lterio re conservazione dei vecchi m etodi e s tru t­
ture. La repressione poliziesca, la disoccupazione, la m an ­
canza di mezzi, diede u n n u trito contingente internaziona­
lista a quel fenom eno che in quegli anni di crisi andava
184 Gli ultim i anni

caratterizzan d o la vita italiana: l'em igrazione che, come


dice il Conti, « tacitam ente favorita dalle au to rità, assunse
negli anni seguenti p roporzioni sem pre m aggiori» ’, p ri­
vando sem pre p iù l’In ternazionale di quelle avanguardie
espresse nella fase del p iù acuto conflitto sociale.
Ad aggravare la situazione contribuivano i progressi
com piuti dalle co rren ti legalitarie ed evoluzioniste, ra p ­
p re sen tate dai socialisti lom bardi; la decisa volontà di
evitare nuove scissioni in cam po internazionalista, in quel
m om ento critico, si traduceva nella rinuncia ad ogni a tti­
vità di classe d a p a rte di un certo num ero di m ilitan ti
attivi.
In o ltre abbiam o visto com e il rita rd o dell’ipotesi
rivoluzionaria, che aveva accom pagnato l’a ttiv ità politica
degli in tern azio n alisti italiani nel decennio ’70 /’80 e la crisi
organizzativa che travagliava la vecchia internazionale, in­
dussero il Costa a quel passaggio al legalitarism o, passag­
gio che, p u r con tu tti i suoi lim iti e difetti, ra p p resen tò
u n fa tto di decisiva im portanza, p e r i fu tu ri sviluppi del
socialism o in Italia. La svolta del Costa conseguì in fatti
il duplice scopo di rip o rta re l’organizzazione delle classi
su b altern e a livelli anche su p erio ri a quelli espressi nei
p rim i an n i di attiv ità internazionalista italiana, il cui
sbocco sarà la fondazione del P artito Socialista Italiano
nel ’92 a Genova; e nello stesso tem po m a n te rrà il con­
senso della classe lav oratrice ad u n ’organizzazione di clas­
se, allo ntanando la p o ssibilità che le m asse p ro letarie po­
tessero p erd ere la loro autonom ia dalla classe dirigente
borghese, autonom ia tan to faticosam ente co n q u istata sul
cam po dello scontro di classe.
La svolta del Costa significò quindi co n tin u ità fra
la vecchia In ternazionale e le nuove organizzazioni operaie
e scatu rì dalla consapevolezza dei condizionam enti ogget­
tivi im posti dalla situazione politica italiana di quegli anni
e dalla im possibilità di venirne a capo con u n m oto rivo­
luzionario violento.
La p ro sp ettiv a di Costa, in questo periodo della
sua a ttiv ità politica, era quella di elim inare i m otivi p rin ­
cipali di divisione che esistevano tr a la vecchia co rren te
rivoluzionaria dell’In ternazionale e quella legalitaria che 1
1 E. Conti, Le origini del Socialismo a Firenze, cit.,
p. 238.
185 L’Azione

si era an d a ta sem pre più sviluppando in quegli ultim i


tem pi; l ’im perativo di u n a m aggiore solidarietà tr a le co r­
re n ti socialiste non solo nazionali, m a anche internazio­
nali i2, indusse Costa a individuare in quello schem a rivolu­
zionario a s tra tto , nel settarism o cospirativo, nell’insurre-
zionism o a tu tti i costi della vecchia Internazionale il m o­
tivo p rin cip ale di quegli a ttriti e scissioni: elim inarlo avreb­
be significato la riunificazione di tu tte le «forze vive e
progressiste» di quella generazione.
Q ueste m isure, indicate dal Costa nella sua fam osa
lettera , p e r fa r fro n te alla esigenza di u n a riunificazione
socialista italiana, provocarono u n a serie di co n trad d i­
zioni in tern e al vecchio corpo internazionalista, rico n d u ­
cibili a quella fondam entale tr a le nuove posizioni del
Costa, che lo conducevano nel cam po fino a quel m om ento
avversato, e il ca ra tte re rivoluzionario-antiautoritario sia
dell’organizzazione dell’Internazionale italiana che e ra ve­
n u ta fu ori dal Congresso di R im ini, sia della teo ria che
aveva fa tto ro m p ere col Consiglio G enerale p rim ’ancora
del Congresso dell’Aja e che era s ta ta l ’anim a dell’In te r­
nazionale n ata a Rim ini.
Q uesta contraddizione rim ase laten te all’indom ani

«Costa a Vollmar», Bologna 12 aprile 1880.


«(...) Dopo essere partiti da punti di vista opposti, gli
‘Anarchici’ italiani e i 'Socialdemocratici' tedeschi si ritrovano
sullo stesso terreno per essere quasi completamente d’accordo.
Sia resa grazia ai nostri governi, che sono stati gli strum enti
inconsapevoli di questa riconciliazione. Le leggi eccezionali,
che noi avevamo previsto da parecchio tempo, vi hanno fatto
abbandonare il vostro completo legalitarismo; gli scarsi suc­
cessi, che noi abbiamo ottenuto attraverso i nostri tentativi
insurrezionali, ci hanno fatto m ettere da parte il nostro rivo-
luzionarismo ad ogni costo. Voi vi siete inoltre persuasi che
i governi e le classi privilegiate non si lasciano spogliare le­
galmente, per cui avete sentito il bisogno di trasform are la
vostra organizzazione, inizialmente pacifica, in organizzazione
rivoluzionaria; noi abbiamo visto che la partecipazione alla
vita pubblica può affrettare l’avvento del Socialismo, e noi
vogliamo parteciparvi: voi e noi, senza rinnegare alcun punto
del vostro programma, ci diamo la mano. Ciò che non ha
fatto il Congresso di Gand, l’hanno fatto i nostri avversari e
l’esperienza. (...)». In F. Della Peruta, Democrazia e Socia­
lismo nel Risorgimento, Editori Riuniti, Roma aprile 1965,
pp. 412/413 (traduzione dell’autore).
186 Gli ultim i anni

della pubblicazione della le tte ra del Costa, p ro p rio p e r le


indeterm inatezze denunciate dall’im olese sulla fo rm a nella
quale si sareb b ero dovute organizzare le forze rivoluzio­
n a r ie 3, m a affiorò decisam ente nell’ '81 quando Costa si de­
dicò attiv am en te a realizzare il proposito di co stitu ire il
p a rtito e dalle colonne dell’A v a n ti!4 sostenne ap ertam en te
la necessità di p arte cip are alle im m inenti elezioni p oliti­
che, dando inizio a quell’asp ra polem ica, contro di lui
so sten u ta dai m aggiori esponenti della vecchia In te rn a ­
zionale e dal Cafiero stesso.
La p rim a avvisaglia si ebbe, com e abbiam o visto,
nella le tte ra circolare della Com m issione di corrisponden­
za, re d a tta a N apoli il 27 settem b re del 1879, m a p e r avere
un q u ad ro p iù n itido della situazione bisogna asp e tta re il
C ongresso di C hiasso del dicem bre dell’ '80.
E sso registrò, so tto la presidenza del Cafiero, un
ultim o succeso della tendenza rivoluzionaria, che re sp in ­
gendo «le can d id atu re socialiste ed operaie (...) sia p a rla ­
m en tari che m unicipali, com e la peste del (...) p a rtito
riv o lu zio n ario » 56, riafferm ando ancora u n a volta la «rivo­
luzione» com e unico m ezzo di em ancipazione degli op­
p ressi ed esprim endo u n giudizio negativo sulle istitu ­
zioni p atern alistich e e sulla legislazione del lavoro dei go­
verni borghesi, fu u n a riafferm azione dei principi della
vecchia Internazionale, ed u n a im plicita denuncia della
eclettica posizione in quel periodo del Costa.
Il Congresso di Chiasso dunque, al di là dell’o
frire nuovi co n trib u ti a quel processo di riunificazione del­
le varie tendenze socialiste che era nei voti non solo dei
m ilitan ti di classe italiani, m a anche europei, rivelò re s i­
stenza di divergenze insanabili fra il gruppo rivoluziona­
rio e quello legalitario ivi convenuti. In fa tti dopo il rinvio
del comizio p e r il Suffragio U niversale, che doveva te­
n ersi a R om a il 27 gennaio dell’ ’81, e a cui il Congresso
di Chiasso all’u n an im ità aveva previsto la partecipazione
degli in tern azio n alisti a p u ro scopo agitatorio, rip ro p o ­

3 Indeterminatezze riscontrabili anche nella lettera ci­


tata nella nota precedente.
4 Nel n. 1 del 30 aprile 1881.
C. Cafiero, «Lettera agli Internazionalisti fiorentini,
6 dicembre 1880», in C. Cafiero, Rivoluzione per la rivoluzione,
eit., p. 59.
187 L’Azione

nendo la stessa tesi che il C osta aveva fa tto prevalere nel


luglio a R avenna e aveva applicato già nel novem bre alla
C onferenza di Bologna, venne a cadere l’unico argom ento
del Congresso, che poteva co stitu ire u n a p ia tta fo rm a p e r
im a fu tu ra azione com une; ne fu ro n o espressione le suc­
cessive p rese di posizione sull’argom ento da p a rte del Ca-
fiero e del Costa rilevabili nella le tte ra di p ro testa del
pugliese e del C ipriani indirizzata al p resid en te del Co­
m izio p e r il Suffragio U niversale6 e nell’articolo dell'im o-
lese «I Comizi e i Socialisti» pubblicato sul n. 2 del-
VAvanti! del 7 m aggio dell’8 1 67*Il.

6 «C. Cafiero, A. Cipriani, Al Presidente del Comizio per


il Suffragio Universale, a Roma.
Roma 28 gennaio 1881
Il Comizio del 27 gennaio, rinviato al 10 febbraio, è
un affronto fatto al popolo convocato e, d’accordo con il
nostro mandato, ci ritiriam o protestando.
Sostenere il Suffragio Universale per il Suffragio Uni­
versale, non è stato e non sarà m ai il nostro fine.
Con il Suffragio Universale si era parlato di Costi­
tuente e in term ini tali da farci giustamente credere che era
finalmente arrivata l’ora della liquidazione almeno della Mo­
narchia.
Soldati della Rivoluzione, rispondemmo a questo ap­
pello che noi avevamo scambiato per quello della Libertà.
Ci siamo sbagliati.
Il Comizio non sarà che un voto pacifico per il Suf­
fragio Universale, che allontanerà ancora di più il giorno
della Libertà per l’Italia, senza tener conto del solo mezzo
impiegato dal popolo per liberarsi dalla Schiavitù: la Rivolta.
Amilcare Cipriani
rappresentante delle Sezioni Rivoluzionarie di Parigi e Gi­
nevra e della Federazione Fiorentina dell’Internazionale; rap­
presentante del Circolo Rivoluzionario Anarchico di Padova.
Carlo Cafiero
rappresentante dei «Figli del lavoro» di Torino e del Gruppo
dei Rivoluzionari Italiani rifugiati a Lugano».
Questa lettera apparve su Le Révolté del 5 feb­
braio 1881.
A. Costa, «I Comizi e i Socialisti», Avanti!, Imola/Bo-
logna, n. 27, maggio 1881; l’articolo sem bra quasi essere una
risposta alla lettera del Cafiero e del Cipriani (riportata nel­
la nota precedente), risposta che contribuisce a scavare un
188 Gli ultim i anni

Ma al di là di questo m ancato accordo fr a rivolu­


zionari esuli e legalitari m ilanesi, a noi in teressa m ettere
in evidenza che la contraddizione di fondo che abbiam o
rilevato nella «svolta» del Costa, provocò ed espresse nel­
la vecchia ala in tern azionalista che aveva i suoi m aggiori
esponenti in Cafiero e M alatesta, u n a reazione che li p o rtò
ad irrig id irsi sulle loro posizioni d o ttrin a rie a scapito di
u n successivo sviluppo di u n reale organism o rivoluzio­
n ario della classe operaia e di u n loro proficuo lavoro tra
le m asse e p e r le m asse lavoratrici, ove non produsse un
effettivo distacco e la conversione a m etodi di lo tta indi­
viduali e terro ristici.
In questo stesso periodo si concretizzò il deside­
rio, da p iù p a rti sentito, di rico stru ire l’Associazione In ­
ternazionale dei L avoratori; p e r iniziativa dei socialisti
belgi, fu istitu ito u n com itato di cui G ustave B rocher era
il p resid en te e M alatesta u n m em bro attivo e come luogo
di inco n tro fu scelta L ondra. Q uesto Congresso fu convo­
cato in u n periodo critico p er il socialism o internazionale;
già abbiam o detto della repressione poliziesca in a tto in
Italia, m a p u re nella G erm ania B ism arck aveva da poco
fa tto ap p ro v are delle leggi antisocialiste, m en tre l’assas­
sinio dello Z ar A lessandro i ad o p era della «N arodnaja
Volja», sem brava indicare nuovi e p iù estrem i m ezzi di
azione efficienti.
Il m anifesto di convocazione, ap p arso nel n. 8 del

solco profondo fra le due parti, da cui sortirà l'aspra polemica


del giugno/luglio di quello stesso anno. In questo articolo in­
fatti si legge: «Alcuni, tenendosi stretti ai principi socialisti,
interpretandoli anzi, soggettivamente, avendo considerato che
l’agitazione politica del suffragio universale è agitazione poli­
tica e che il suffragio universale non può introdurre se non
modificazioni nella ‘forma’ delle attuali istituzioni governa­
tive, m a lascia come stanno i rapporti economici de’ cittadini
fra di loro, han pensato che non convenga ai socialisti parte­
cipare all’agitazione pel suffragio universale. (...)
Noi, e con noi moltissimi amici nostri, uomini pro­
vati alla dura scuola del lavoro e all’esperienza della rivolu­
zione, noi giudichiamo l’astensione dannosa ai Socialisti e al­
l’avvenire del Socialismo, e pensiamo di dover prender parte,
sebbene con criteri nostri, all’attuale agitazione, qualunque
risultato sia per dare, qualunque modalità possa assumere
il suffragio universale quando sia attuato (...)».
189 L’Azione

24 m arzo dell’ ’81 de II Grido del Popolo rilevava com e


«(...) in presenza della coalizione di tu tte le forze
borghesi è necessario co n tra p p o rre la coalizione di tu tte
le forze rivoluzionarie e ristab ilire l’Associazione In te r­
nazionale dei L av o rato ri» 8; esso proponendo u n a riunione
che doveva avvenire sulla base del com une interesse p er
la «Rivoluzione», co n trastava con la riflessione au to critica
che aveva in d o tto Costa, dopo i vari ten tativ i insurrezio-
nistici a n d a ti a vuoto, i successivi processi e detenzioni, a
ripiegare sul legalitarism o; e si allontanava sem pre più
dalle esigenze e dai c a ra tte ri obbiettivi che il m ovim ento
operaio stava avendo in Italia in quel periodo non solo
p e r la d u ra repressione poliziesca, m a specialm ente p e r
effetto di quella crisi agraria che, se da u n a p a rte dava
il via al fenom eno dell’em igrazione di m assa che in pochi
an n i doveva p o rta re allo spopolam ento delle cam pagne e
dei piccoli cen tri specie m eridionali (togliendo in questo
m odo il su p p o rto di m assa, su cui faceva leva la vecchia
Internazionale); d all’a ltra dava il via all’im piego dei capi­
tali, o rm ai disponibili sul m ercato, in investim enti più
p ro d u ttiv i n ell’in d u stria, dallo sviluppo della quale com in­
ciava o rm ai a v en ir fuori l’elem ento operaio su cui si b a­
seranno le fu tu re organizzazioni di classe italiane.
In questo qu adro Costa, dopo aver afferm ato che
p e r lui «(...) la Rivoluzione non è (...) com e p e r alcuni, il
bene ‘su p rem o ’, il ‘sole’, la ‘bussola’ e tan te altre belle
cose; m a un avvenim ento fatale che affrettiam o con tu tte
le n o stre forze, e cerchiam o di ren d ere cosciente» e che
d 'a ltro canto «(...) la legalità ad ogni costo non ci va a
sangue. L egalità finché si vuole, m a senza illusioni e senza
dogm atism o e p e r g ettarla via al p rim o ferm ento popo­
la re » 9, rivendicò l’esigenza di rico stru ire p rim a u n ’orga­
nizzazione nazionale e poi p artecip are ai congressi:
«(...) Oggi non abbiam o che associazioni locali sp ar­
se; e i ra p p re se n ta n ti che si recano a L ondra (...) non
possono se non esp rim ere le loro opinioni individuali, o,
al p iù al più, le opinioni dei pochi che li m andano. (...)
(...) Quelli, che stanno all’estero, non possono, se-

8 Nella rivista Volontà, n. 5, settem bre/ottobre 1972,


p. 445.
9 «Lettera aperta di A. Costa», in La Favilla, Mantova
9 giugno 1881.
190 Gli ultim i anni

condo noi, ra p p resen ta rci bene, perché non hanno p a rte ­


cipato al m ovim ento di questi ultim i anni» 101.
In o ltre n ell’articolo «I Comizi e i Socialisti», p re­
cedentem ente citato, si era espresso favorevolm ente p er
la partecipazione alle elezioni giudicando «l’astensione dan­
nosa ai socialisti e all’avvenire del Socialism o» u.
Affermazioni di questo genere u rtav an o con le teo­
rie rivoluzionarie che avevano caratterizzato l’Internazio­
nale italiana nel decennio ’70 /’80, e in special m odo con
l’elaborazione politica che, in quegli anni di crisi del m o­
vim ento, andava effettuando il Calìero.
Il suo dissenso dalla linea politica del Costa, rias­
sunto nei risu lta ti del Congresso di Chiasso, venne preci­
sato in u n articolo: «L’Action», pubblicato su Le R évolté
all’indom ani del Congresso s te s s o 12.
Sia i risu lta ti del Congresso che il successivo a rti­
colo del Cafìero fo rn iro no u n a valutazione diam etralm ente
opposta sui m odi di ristru ttu raz io n e dell’Internazionale in
Italia e sui suoi m etodi di partecipazione politica: i rivo­
luzionari, p u r riconoscendo che «l’u m an ità sarà, forse,
co stre tta dalla reazione, u n a o p iù volte, a delle stazioni
interm edie, nella sua m arcia verso l ’ideale», sostennero che
essi non potevano «farsi pro p u g n ato ri di queste difficoltà
e di queste tap p e e m anipolatori di pro g ram m i m inori e
pratici» essendo loro com pito «(...) p red icare e tendere
all’ultim o fine che risch iarirà abbastanza con la sua luce
la (...) stra d a sulla quale il p rim o passo deve essere la
distruzione dell’ordine presente, avendo p er solo m otto:
dem olire e distruggere sino al conseguim ento del fine» 13;
m en tre i legalitari, p u r individuando nella «Rivoluzione»
«il solo mezzo efficace p e r p ro d u rre u n rinnovam ento (del­
la Società) nel senso socialista» e rifiutando da questo
pun to di v ista l ’azione p arlam entare, p u rtu tta v ia l’accetta­
vano «unicam ente com e mezzo d ’azione e di propaganda,
in condizioni diverse» 14.

w Ibid.
11 A. Costa, «I Comizi e i Socialisti», cit.
12 A. Cafìero, «L’Action», Le Révolté, Ginevra 25 dicem­
bre 1880, in C. Cafìero, Rivoluzione per la rivoluzione, cit.
13 «Il Convegno di Chiasso sul resoconto de Le Révolté»,
da Le Révolté, Ginevra 11 dicembre 1880, in La Federazione
Italiana dell’Mh, cit., p. 218.
191 L’Azione

La posizione di Cafìero, sostanzialm ente sim ile a


quella dei rivoluzionari, di cui e ra certam en te l’ispiratore,
si qualificò com e n ecessità di ro m p ere con il passato del­
la sto ria italian a d om inato dalla classe possidente, spo­
stan d o la lo tta dal te rre n o delle com petizioni elettorali,
m olto favorevole alle classi possidenti, date le leggi elet­
to rali re strittiv e, a quello più p re tta m e n te pro letario della
lo tta di classe.
Nel suo saggio sulla Rivoluzione, è facile n o tare
com e egli racchiuda «lo sviluppo di tu tta l’u m an ità (...) nel­
lo sviluppo del p ro letariato : la classe che, em ancipandosi
essa stessa, è fatalm en te d estin ata a o p erare l’abolizione
di tu tte le classi, cioè a realizzare l’em ancipazione um a­
na» 15, p erò è a ltre tta n to convinto che, in questo periodo
di predom inio della borghesia, il p ro leta riato non è altro
che «una a rm a ta dell’in d u stria (...) devota al C apitale e
disciplinata, d a esso, com e se l’avesse c reata ed allevata
esso stesso», p er cui ritien e im possibile «ogni m igliora­
m ento intellettu ale ed econom ico del lavoratore nell’a t­
tu ale ordine b o rg h e se» 16. «I m iglioram enti in piccole dosi,
quando anche si strap p in o la m ercè dell’agitazione legale,
sono sem pre pregni di an tid o ti che ne neutralizzano gli
effetti» 17. La consapevolezza di u n a sim ile re a ltà com porta
la scelta di u n a via diversa dai legalitari e dallo stesso
Costa, p e r te n ta re di disgregare lo stato esistente.
«Dobbiam o giungere, o m andare i n o stri in P arla­
m ento?—si chiede Cafìero in un articolo pubblicato subito
dopo il Congresso di Chiasso—o al Consiglio m unicipale?
No, m ille volte no. Noi non abbiam o niente a che
fare con le m anovre dei borghesi. Non dobbiam o m ischiarci
al gioco dei n o stri oppressori, se non vogliam o p arteci­
p are alla loro oppressione» l8.
«(...) E sam iniam o o ra la questione dal p u n to di
vista del suffragio universale: tu tti i socialisti avrebbero
il voto, e p o treb b ero p u re eleggere qualche socialista come
deputato. Ma anche in questo caso sarebbe nostro inte­

u Ibicl., p. .218.
15 C. Cafìero, Rivoluzione, cit., p. 82.
16 «Il Congresso di Chiasso»,cit., p. 219.
17 «F.S. Merlino a Tancredi Liverani in Roma, 20 otto­
bre 1880», in A. Romano, Storia..., cit., voi. il, p. 678, nota 64.
18 C. Cafìero, «L’Action», cit.
192 Gli ultimi anni

resse di asten erci del tu tto poiché anche se due o tre,


q u a ttro o cinque socialisti siederanno nella cam era dei
dep u tati, i socialisti non ne avranno guadagnato niente,
m en tre la rivoluzione sociale ne avrà p erd u to qualcosa. E
il popolo? Il popolo nel suffragio universale sarà nelle
m ani dei p re ti, poiché i p re ti hanno m olto denaro, e il
popolo, dem oralizzato dalla fam e di sem pre, ac cetterà il
denaro dei p re ti e fa rà tu tto ciò che questi gli ord in e­
ranno» 19.
Il rifiuto del parlam en tarism o non nasce solo da
queste considerazioni negative sulFallargam ento del d iritto
di voto in u n periodo in cui il p ro leta riato non era altro
che uno stru m en to docile del C apitalism o; in Cafiero espri­
m e la necessità di essere p re sen ti al fianco del popolo nel
m om ento in cui questo si m uove p e r la sua vera em an­
cipazione:
«Certo che ci rifiutiam o di u n irci al popolo quando
sta in ginocchio davanti al suo dio, davanti al suo re, o
davanti al suo p adrone; m a sarem o sem pre con lui quando
sarà in piedi davanti ai suoi p o ten ti nem ici.
P er noi, l’asten erci dalla politica, non significa aste­
nerci dalla rivoluzione: rifiutarci di p arte cip are a qualun­
que azione p arlam en tare, legale e reazionaria, significa
votarci alla rivoluzione violenta e anarchica, alla rivolu­
zione della canaglia e dei p ezzen ti» 20.
Cafiero sa bene, e la sua teo ria rivoluzionaria ne
è la espressione, che il passaggio da u n a fo rm a di società
ad u n ’a ltra è p iu tto sto com plesso e lungo, p e r cui anche
il rovesciam ento della società borghese h a bisogno di tem ­
po e di u n grado di consapevolezza del salariato, che deve
essere nelle condizioni di «fare u n paragone tra le soffe­
renze del su o antico lavoro, eseguito sotto la oppressione
d ire tta e im m ed iata del c a p ita lista» 21; c’è bisogno cioè
dello sviluppo di u n a coscienza politica di m assa e questo
può essere o tten u to solo attrav erso delle reali esperienze
di lotta:
«Ai p rim i congressi dell’Internazionale, tra il p ro ­
letaria to francese erano pochi gli operai che ‘accettavano’

19 «F. Matteucci ad A. Kuliscioff, Genova 13 giugno 1878».


Riportata integralmente in E. Conti, op. cit., p. 269.
20 C. Cafiero, «L’Action», cit., p. 63.
21 C. Cafiero, Rivoluzione, cit., p. 82.
193 L’Azione

l’idea della p ro p rie tà collettiva. Ci è voluta la luce get­


ta ta su tu tto il m ondo dagli incendi della Com une, perché
l ’idea rivoluzionaria fosse vivificata e propagata, e perché
si giungesse al congresso di H avre, che, p e r bocca di
q u a ra n to tto ra p p resen ta n ti degli operai francesi, riconosce
com e scopo il com uniSmo lib e rta rio » 22.
L’accentuazione della possibilità di sviluppo e di
diffusione delle idee rivoluzionarie sul terren o dello scon­
tro di classe, no n fa altro che indicare con sem pre più
evidenza la s tra d a da seguire:
«La n o stra azione deve essere la rivolta p erm a­
nente, attra v erso la parola, attra v erso gli scritti, col p u ­
gnale, col fucile, con la dinam ite, e persino, a volte, con
la scheda eletto rale, quando si tra tta di v otare p e r B lanqui
o T rin q u et che sono ineleggibili»23.
Anche i legalitari riconoscevano nella rivoluzione
la via p e r raggiungere l’em ancipazione sociale, m a erano
stati, sin dai p rim i m oti del '74, sem pre p reoccupati dalla
idea di u n a azione rivoluzionaria «prem atura» del p role­
tariato .
«A ttaccare p rim a di essere p re p ara ti, significa espor­
si alla sconfitta» era il loro slogan abituale.
Cafiero invece, con delle sem plici considerazioni, dim o­
stra che q u esti p re m a tu ri attacch i del p ro leta riato sono
necessari e costituiscono un fa tto re m olto im p o rtan te che
crea delle condizioni adeguate p e r raggiungere la v itto ria
finale; perché, com e abbiam o già detto, il p ro letariato ,
solo in mezzo a d u re e lunghe battaglie, p o trà raggiungere
u n a m a tu rità e u n grado di consapevolezza u tili p e r lo
scontro decisivo.
«È p ro p rio l’azione rivoluzionaria che sviluppa le
n o stre forze, com e la ginnastica sviluppa la forza dei
m uscoli.
Certo, all’inizio i n o stri colpi non saranno m ortali;
può anche d arsi che farem o rid ere i socialisti gravi e
saggi, m a p o trem o sem pre risp o n d ere loro: ‘R idete di noi
p erch é siete sciocchi com e quelli che ridono di u n b am ­
bino che cade facendo i p rim i passi. Vi diverte chiam arci
bam bini? E bbene, sì, lo siam o, dal m om ento che lo svi­
luppo delle n o stre forze è a uno stadio an co ra infantile.
22 C. Cafiero, «L'Action», cit., p. 62.
23 Ibid., p. 62.
194 Gli ultim i anni

Ma provando a cam m inare, dim ostriam o ap p u n to che


cerchiam o di diventare degli uom ini, cioè u n organism o
com pleto, sano e ro b u sto, in grado di ‘fa re ’ la rivoluzione,
e non degli scritto relli re d a tto ri, invecchiati p rim a del
tem po, che rim asticano continuam ente u n a scienza, la
cui digestione non si com pie m ai e che p re p ara n o sem pre,
nei tem p i e negli spazi infiniti, u n a rivoluzione che si
p erd e nelle nu v o le» 24.
Cafiero quindi p u r essendo convinto che è lo stes­
so sviluppo del capitalism o a creare le condizioni del suo
tram o n to no n suppone u n a m eccanica v itto ria del p ro le­
ta ria to al di fu o ri e indipendentem ente da u n a lo tta di
classe.
«Dobbiam o essere p re sen ti dovunque si senta odo­
re di riv o lta e di polvere. P e r p re n d e r p a rte a u n m ovi­
m ento, non asp ettiam o che questo si presenti, con l’eti­
ch e tta del socialism o ufficiale. Ogni m ovim ento popolare
p o rta già in sé i germ i del socialism o rivoluzionario: bi­
sogna d u nque partecip arvi, p e r dargli più slan cio » 25.

2. Il Congresso di Londra

L’atteggiam ento di Cafiero fu, in questo periodo,


condizionato dalla necessità di salvaguardare i contenuti
teo rici e di p rin cip io rivoluzionari che erano sta ti l’ani­
m a della vecchia Intem azionale; m a oram ai la situazione
politico-sociale italia n a e ra b en a ltra da quella che, u n a
decina d ’anni p rim a, aveva perm esso l’afferm azione di quei
princìpi, p e r cui essi, privi di rispondenza nella re a ltà ita ­
liana di quegli anni, non gli p erm isero u n approccio più
specificam ente politico e p iù capace di com unicativa con
le m asse e lo p o rtaro n o ad u n a conversione che, nelle
circostanze in cui avvenne, assunse toni dram m atici, dan­
do ad ito a differenti in terp retazio n i a seconda che lo si
volesse «anarchico» o «socialista».
La sua preoccupazione fondam entale, che com e ab ­
biam o da poco detto era quella di applicare e pro p ag an ­
dare, no n senza u n a dose di rigidezza, i p rin cip i rivolu­
zionari, è ch iaram en te rin tracciab ile nella posizione che
24
Ibid., pp. 62/63.
25 Jbid., p. 63.
195 II Congresso di Londra

assunse rig u ard o al Congresso di Londra.


Secondo la sua opinione a questo congresso dove­
vano p arte cip are i soli rivoluzionari e si doveva «(...) fa r
astrazio n e ‘asso lu ta’ d a ogni elem ento reazionario» a qual­
siasi sfu m atu ra ap p artenesse; l’Internazionale, che egli
du nque auspicava, non e ra p iù in tesa alla m an iera di
quella n a ta a St. Im ier, e cioè com e som m atoria di fede­
razioni nazionali, che nel p ro p rio in tern o conservassero
u n ’autonom ia d ’azione, bensì com e u n organism o le cui
com ponenti fossero «perfettam en te d ’accordo sulla ne­
cessità de’ m ezzi violenti».
Collegando q u esti sp u n ti agli avvenim enti che in
quel periodo stavano caratterizzando il m ovim ento di
classe in cam po europeo, e cioè ai favorevoli risu lta ti dei
rivoluzionari ru ssi che «organizzati (...) in circoli indi-
p en d en ti l'uno d all’a ltro m a tu tti collegati dal fine com une
dell’azione» stavano dim o stran d o «com e il solo ordine
sparso, m anipolare possa (...) avere ragione dello S tato
il p iù tiran n icam en te colossale»; e di co n tro agli insuc­
cessi della social-dem ocrazia tedesca il cui «ordine com ­
patto » veniva « ro tto com e u n v etro (...) dal p rincipe di
B ism arck» con le sue leggi speciali, Cafìero elaborò una
nuova ta ttic a op erativ a im p ern iata non più, in senso clas­
sico, su «una grande concentrazione di forze (...) capace
di a ttac care e te n e r fro n te allo Stato» bensì su «un im ­
m enso dissem inam ento di forze», sulla «creazione di ster­
m inato n um ero di piccolissim i corpi o gruppi, fra i quali,
com e in una rete, (lo S tato) deve an d are fatalm en te ad
im p ig liarsi» 26.
Quindi: «Non p iù ce n tri (...), non p iù uffici di cor­
rispondenza, o di statistica, non p iù piani generali p re­
cedentem ente com binati.
Che ognuno cerchi fo rm are nella p ro p ria località
u n gruppo in to rn o a sé, co stru ire u n m anipolo che im pe­
gni senz’altro l’azione.
Dieci uom ini, sei uom ini possono com piere in una
c ittà fa tti che tro v eran n o u n ’eco in tu tto il m ondo.
In com inciata ap pena l’azione di u n gruppo, tu tto

26 C. Cafìero «In qual modo organizzare la violenza, Lu­


gano 27 giugno 1881», pubblicata su II Grido del Popolo, Na­
poli 4 luglio 1881, in C. Cafìero, Rivoluzione per la rivoluzione,
cit., p. 94.
196 Gli ultimi anni

il paese sarà to sto coperto di m anipoli, e l ’azione si fa rà


gen erale» 27.
Q uesto suo p ro g ram m a proponeva quindi u n a In ­
ternazionale p re tta m e n te rivoluzionaria ed escludeva, in
m odo esplicitam ente p o lem ico 2829, ogni possibilità d ’azione
com une con le altre co rren ti socialiste.
La posizione di Cafiero si rispecchiò, quasi com ­
pletam en te, nei risu lta ti del Congresso di Londra, al
quale, p e r ragioni di salute, il rivoluzionario pugliese non
partecipò.
I d elib erati di questo congresso, pronosticando un
periodo di grandi lo tte rivoluzionarie, esortavano all'ela­
borazione di m etodi incostituzionali e a d u n a v asta a tti­
vità di stam p a clandestina; incoraggiavano altre sì la p ro ­
paganda m ediante i fa tti e l’opera di agitazione fra le
popolazioni ru ra li a rre tra te .
Nel q u ad ro di queste iniziative si inseriva il nuovo
giornale L ’In su rrezio n e che doveva u scire a L ondra re ­
d atto d a Cafiero, M alatesta e Solieri.
L’indirizzo di questo nuovo periodico era isp irato
all’esigenza di p ro p ag are lo sp irito che aveva presied u to
alla ricostruzione dell’Internazionale.
Nel suo p ro g ram m a si rilevava in fatti com e «l’u­
m an ità trova, nelle istituzioni e nelle condizioni sociali,
un ostacolo che non p o trà su p erare se non con la vio­
lenza, un ostacolo che se non sarà a b b a ttu to con la forza
m ateriale, no n so ltan to bloccherà la stra d a a ogni fu tu ro
progresso, m a finirà anche col distruggere la civiltà esi­
sten te e col rig ettarci nella barbarie.
Perciò, la p rin cipale necessità della n o stra epoca,
la condizione indispensabile del n o stro progresso, è a p rire
con la forza u n a stra d a alla m arcia progressiva dell’u m a­
n ità, distruggere radicalm ente, attra v erso l ’insurrezione, le
istituzioni e le condizioni che la im pediscono e la re sp in ­
gono indietro» M.
Di questo giornale, il cui program m a com e si vede

27 IbicL., p. 94.
Ibid., p. 93, così scrive: «A questo Congresso i lega­
litari e parlam entaristi brilleranno per loro assenza».
29 Programma del giornale L ’Insurrezione, da Le Révolté,
Ginevra 6 agosto 1881, in C. Cafiero, Rivoluzione per la rivo­
luzione, cit., p. 97.
197 «Meglio fare un sol passo con tu tti i compagni...»

era com pletam ente isp irato alla teo ria rivoluzionaria del
Cafìero, non com parve alcun num ero, forse p e r i succes­
sivi sviluppi della posizione politica deH 'intem azionalista
italiano.
Ma rito rn an d o al Congresso di L ondra dobbiam o
rilevare com e le risoluzioni, fa tte p ro p rie dalla corrente
an arch ica italiana, co m portarono un suo n etto isolam ento
all’in tern o del m ovim ento della classe lavoratrice della
penisola, dando vita a ripensam enti di cui la p iù im m e­
diata v ittim a sarà il Cafìero.

3. «Meglio fare un sol passo con tu tti i com pagni nella


via reale della vita, che rim anersene isolati a percorrere
centinaia di leghe ... in astratto»

All’indom ani del Congresso londinese, la vita poli­


tica italiana fu ca ratterizzata da u n fa tto nuovo e m olto
im p o rtan te ra p p resen ta to dall’atteggiam ento del Costa
che, costituendo in un co n g resso 30 clandestino a R im ini
il «P artito S ocialista Rivoluzionario», e accettando quindi
la via p arlam en tare, si allontanò quasi com pletam ente
dal suo p assato anarchico.
Lo scontro tra Costa e la co rren te anarchica fu
inevitabile, ne venne fuori u n ’asp ra polem ica; Cafìero stes­
so lo accusò di essere «uno apostata, u n rinnegato della
fede rivoluzionaria del popolo; (...) u n ipocrita, che vuol
servirsi della reputazione da lui ac q u ista ta com e rivolu­
zionario p e r fo n d are in Italia u n p a rtito di socialism o
legale»31.

30 Svoltosi nell’agosto 1881.


31 C. Cafìero, «Lettera ai compagni delle Romagne», ap­
parsa su II Grido del Popolo, Napoli 21 luglio 1881, in C. Ca­
fìero, Rivoluzione per la rivoluzione, cit., pp. 95/96.
La polemica si inasprì in modo tale che il nostro ar­
rivò a rinnegare la vecchia amicizia che lo legava al Costa.
Infatti in un’altra lettera del 12 giugno 1881, così scri­
veva rettificando un’espressione apparsa in una sua lettera
pubblicata su La Favilla:
«Compagni redattori del Grido del Popolo,
nella mia lettera testé pubblicata dalla Favilla mi ha
sorpreso l’espressione: amico Costa. Ho subito m andato una
rettifica dichiarando che né politicamente, né personalmente
198 Gli ultim i anni

Ma la costituzione del « P artito Socialista Rivolu­


zionario» rom agnolo, concepito orm ai dal Costa com e lo
stru m en to di u n a lo tta «fra classe e classe», uno stru ­
m ento nuovo che lo p o rtav a a rip u d iare ap ertam en te il
p u ro ribellism o anarchico e, con esso, i mezzi cospirativi
e terro ristic i, non fu il solo fa tto nuovo che caratterizzò
la sto ria della classe lavoratrice italiana di quei tem pi; u n
m ese dopo in fatti nacque da u n congresso m ilanese la
C onfederazione O peraia L om barda.
Q uesti due fa tti nuovi, insiem e alla im m inente e
definitiva approvazione della nuova legge elettorale, che
allargava il d iritto di v o to 32, accentuarono il declino del­
l'influenza an archica sulle m asse lavoratrici.
In Isvizzera Cafiero, orm ai colpito dai p rim i sin­
tom i di quella m alattia che doveva p o rtarlo a d u n a p re­
coce m orte, appariva stanco e sfiduciato, deluso dalle
pieghe che andava prendendo il m ovim ento in Italia; sen­
tiva il bisogno di fuggire lontano, in u n luogo popolato da
«uom ini la cui lingua non fosse com presa da alcuno».
Il 4 settem b re 1881, d u ra n te la notte, fu a r r e s ta to 33
a R u v ig lian o 34 insiem e al com pagno rum eno Apostolo Pao-
lides e ad altri q u a ttro piem ontesi, poiché so sp ettato di
voler organizzare un convegno anarchico a Chiasso.
R ilasciato, all’inizio dell’au tu n n o abbandonò la
Svizzera p er recarsi a Londra.
In In g h ilterra si accorse certam en te che il m ovi­
m ento reale delle m asse lavoratrici italiane, p e r le quali
aveva lo tta to e dato tu tto se stesso, era orm ai non solo
tattic am en te m a anche realm ente lontano da lui.
Passava le sue g iornate in biblioteca perché voleva

10 potevo dare al Costa l’appellativo d’amico. Non essendo


stata pubblicata, vi sarei tenuto se voleste inserire la pre­
sente nel vostro giornale.
Ringraziamenti e salute.
Carlo Cafiero».
La nuova legge elettorale fu approvata dalla Camera
11 29 giugno e dal Senato il 20 dicembre 1881.
Il Grido del Popolo nel n. 4 del 5 settem bre 1881, così
commentava l’avvenimento:
«Dopo la espulsione di Kropotkine, contro la quale si
organizza un meeting di protesta, si prepara la espulsione di
Cafiero.
199 Meglio fare un sol passo con tu tti i compagni...»

« ritem p ra rsi a fo rti studi»; ra ra m e n te vedeva M alatesta;


a K ro p o tk in rivelava il suo rinnovato profondo interesse
p e r M arx; sentiva un fo rte desiderio di rito rn a re in Ita ­
lia, ad u n am ico italiano così scriveva:
«Se non fosse che p e r fa re alcuni m esi di carcere
chi sa an ch ’io d a q u an to tem po sarei to rn a to in Ita lia » *3435.
Q uesto fu certam ente u n periodo di riflessione cri­
tica p er il Cafìero; m en tre precedentem ente, e nei m esi
im m ediatam ente dopo la fam osa le tte ra del Costa ai suoi
am ici di Rom agna, la sua preoccupazione fondam entale
e ra s ta ta quella di applicare e propagandare rigidam ente
e con u n a ce rta in transigenza i principi rivoluzionari;
adesso, dietro la sollecitazione delle nuove esigenze po­
ste dalla situazione del m ovim ento in Italia e dal nuovo
atteggiam ento del Costa, la sua attenzione venne asso rb ita
dalla investigazione della re a ltà contem poranea; i suoi
sviluppi recen ti im ponevano l ’elaborazione di nuovi mezzi
che non si potevano rin tra c c ia re nelle p assate esperienze.
Come scrisse in quei tem pi Costa:
«Lo studio che egli h a fa tto (...) delle condizioni di
Italia gli ha fa tto veder chiaro che io aveva ragione; e
lealm ente lo h a rico n o sciu to » 36.
Ma com e già sul problem a dell’organizzazione, p ro ­
p o stosi all’indom ani dei fa tti di «San Lupo», abbiam o rile­
vato u n a differenziazione fra la presa di posizione del
Costa e quella del Cafìero, così nell’analizzare q u esta
svolta dell’in ternazionalista pugliese, svolta che lo p o rta
sulla via già in tra p re sa dal Costa e dalla m aggior p a rte
del vecchio troncone dell’In tem azionale italiana, si pos­
sono rilevare i c a ra tte ri distintivi di questo passaggio p e r
d edurne l’intrinseco significato e il suo effettivo valore.
Cafìero in fatti, in quel m om ento di autocritica, ave-
Quanto a Covelli egli fu chiamato dal direttore della
polizia ed invitato a scegliere fra l’espulsione e la cessazione
della pubblicazione de I Malfattori.
Dopo questi fatti è chiaro che la Svizzera ha cessato
di essere l’’asilo della libertà’ ed è diventata un’appendice del
territorio russo o italiano».
34 Comune di Castagnola in Svizzera.
35 In P.C. Masini, «Carlo Cafìero ed una controversia in­
torno alla sua ultim a posizione politica», Volontà, Napoli a.
1947 (i) 1 marzo, (n. 8/9) p. 76.
* Iòidi., p. 82.
200 Gli ultim i anni

va avvertito, come la m aggior p a rte degli internazionalisti,


l’inadeguatezza della vecchia Internazionale, ai nuovi com ­
p iti e la n ecessità di u n a nuova organizzazione che non
trad isse p erò quella lezione inizialm ente desunta dalla
C om une di Parigi, che aveva dato inizio alla diffusione
dell'Internazionale in Italia.
Suo e rro re p rin cipale era stato quello di aver con­
sid erato essenziale solo la caratterizzazione rivoluziona­
ria del pro g ram m a e del p a rtito e l’aver fa tto dipendere
unicam ente da questo la rivoluzione, giungendo in questo
m odo a teorizzare, alla vigilia del Congresso di Londra,
u n ’In tern azio n ale com posta p re tta m e n te da «Rivoluziona­
ri» il cui com pito doveva essere quello di «form are nella
p ro p ria località un gruppo into rn o a sé, co stituire u n m a­
nipolo che im pegni senz'altro l’azione»37, un m anipolo
di gente cioè che non doveva transigere sui princìpi rivo­
luzionari e che doveva offrirli com e linea di condotta agli
a ltri, dal m om ento che «dieci uom ini, sei uom ini possono
com piere in u n a città fa tti che troveranno u n ’eco in tu tto
il m ondo», p e r cui «incom inciata appena l’azione di u n
gruppo, tu tto il paese sarà to sto coperto di m anipoli, e
l’azione si fa rà g en erale» 38.
Di fro n te a q uesti suoi atteggiam enti ten d en ti a
p reserv are, attra v erso l’an tip arlam en tarism o , il m ovim en­
to delle m asse lavoratrici da quegli inquinam enti borghesi
a cui poteva condurlo la nuova posizione del Costa, c’era
tu tto un periodo di lo tte che erano servite (specie a ttra ­
verso i ten tativ i rivoluzionari e l’an tip arlam en tarism o del­
la vecchia In tem azio n ale italiana) a staccare le m asse la­
v o ratrici dal p atern alism o delle società operaie m azzi­
niane, a dare loro u n a p ro p ria autonom ia, ad arricch irle
di esperienze politiche eccezionalm ente preziose p e r il
fu tu ro ed infine ad o tten ere delle conquiste dem ocratiche
(com e l’allargam ento della ris tre tta legge elettorale) che
consentivano ad u n a lim itata avanguardia operaia di p o r­
ta re attra v erso il voto anche sul piano p arlam en tare la
p ro p ria lo tta co n tro lo S tato borghese.
Di fro n te c’era anche la sua concezione della rivo-

37 C. Cafiero, «Lettera alla redazione de II Grido del


Popolo datata Lugano, 27 giugno 1881», in C. Cafiero, Rivolu­
zione per la rivoluzione, cit., p. 94.
38 Ibid., p. 94.
201 Meglio fare un sol passo con tu tti i compagni...

luzione che affidava alle m asse degli sfru tta ti il ruolo di


pro tag o n iste nel processo di em ancipazione e che faceva
dell’associazione di queste m asse u n m om ento essenziale
di tale processo.
«Un ideale chiaro e preciso della Rivoluzione—ave­
va scritto —è form u lato solo da u n a ristre ttissim a m ino­
ranza, e se, p e r p artecip are alla lo tta, aspettiam o che
esso si p re sen ti così com e l’abbiam o concepito in cu o r
no stro, asp etterem o sem pre.
N on facciam o com e i d o ttrin a ri che chiedono la
fo rm u la p rim a di tu tto : il popolo p o rta nelle sue viscere
la rivoluzione vivente, e noi dobbiam o co m battere e m o­
rire con lu i» 39.
È p ro p rio questo pericolo di inazione, a cui la
su a intransigenza Rivoluzionaria poteva condurlo, che
spinge Cafiero ad u n a più p rofonda considerazione dello
sviluppo del m ovim ento in Italia.
Dallo scontro fra q u esta sua ossessione di purez­
za, che non rispondeva soltanto al tem peram ento dell’uo­
m o m a che e ra stata una n atu ra le reazione della gioventù
p ro g ressista e delle m asse lavoratrici contro l ’inganno su­
b ito all’indom ani dell’unificazione dell’Italia da p a rte della
borghesia e del nuovo S tato che la rappresentava; e gli
sviluppi a cui era pervenuto il m ovim ento delle m asse
lavoratrici e le p ro sp ettiv e che si aprivano davanti ad
esso; da questo scontro ne vien fuori u n a faticosa solu­
zione che è sem pre «per» le m asse e «con» le m asse lavo­
ra tric i p e r le quali tan to aveva d ato sia in azione che in
denari. _____
«Oggi il p a rtito —scriveva al M oneta—è decisam en­
te incam m inato p er q u esta nuova via; quelli che m eco più
ne dissentivano, hanno aderito. Quindi m i è parso che il
quesito si m ettesse in m odo preciso e decisivo: ‘sotto­
m ettersi o d im ette rsi’.
D im etterm i dalla difesa del d iritto popolare, non
m i piaceva; dunque m i sono sottom esso al p artito , ac­
cettan d o fran cam en te e pienam ente la sua nuova linea di
condotta.
(...) P er m e la m orale della favola è questa: meglio
fa re u n solo passo con tu tti i com pagni nella via reale
della vita, che rim an ersene isolati a p erco rre re centinaia
39 C. Cafiero, «L’Azione», cit., p. 63.
202 Gli ultim i anni

di leghe ... in astratto » *.


È s ta ta q u esta sua fran ca e piena adesione alla
nuova ta ttic a del m ovim ento a fa re pensare a m olti stu ­
diosi, che si sono occupati di lui, che q uesti suoi u ltim i
o rien tam en ti fossero fru tto di u n a m ente oram ai m alata.
Si è dim enticato com e dal Cafiero la via rivolu­
zionaria e quella p arlam en tare fossero sem pre state con­
sid erate com e dei sem plici «mezzi» che dovevano con­
co rrere ad u n unico fine: «l’em ancipazione della classe
lavoratrice» attrav erso u n a concezione generale della ri­
voluzione che affidava u n ruolo di prim o piano alle m asse
degli sfru tta ti e alla loro organizzazione: l’Internazionale
prim a, il P artito ora.
L’abbandono dei vecchi mezzi e l’accettazione della
nuova via esprim e perciò in Cafiero la necessità di essere
sem p re p resen te accanto al m ovim ento reale delle m asse,
di spingerlo avanti senza sep ararsi da esso.
C onsiderazioni di questo genere insiem e ad una
più p ro fo n d a conoscenza del pensiero di Marx, fa tta cer­
tam en te d u ra n te il suo secondo soggiorno londinese, gli
fanno venir m eno quelle im plicazioni au to rita rie che ave­
va risco n tra to nel pensiero del rivoluzionario tedesco, in­
ducendolo ad accettare pienam ente il nuovo program m a;
scriveva in fatti a La Plebe a proposito della ca n d id atu ra
B arbanti:
«Da circa o tto anni che ho conosciuto B arb an ti
personalm ente, l’ho sem pre saputo so stenitore del p ro ­
gram m a socialista, divergendo da noi solam ente sul te r­
reno della pratica.
Oggi il p a rtito , con u n a serie di a tti e non poche
solenni m anifestazioni, h a com piuto u n radicale m u ta­
m ento della n o stra tattic a. Esso vuole u n a ra p p resen ­
tan za in P arlam ento, p erché vuole o tten ere leggi ten d en ti
all’em ancipazione dei lavoratori; p e r conseguire la quale
sarà m estieri spingere i n o stri ra p p resen ta n ti sino alla
con quista del potere.
Tale è la nuova guerra che noi in trap ren d iam o e
(...) m i duole di non tro v arm i in Ita lia onde p o term i più
attiv am en te utilizzare p e r la riu scita del m assim o num ero 40

40 «C. Cafiero ad A. Moneta», aprile 1882, apparsa ne


La Favilla del 9/10 aprile 1882 n. 15 nell’articolo intitolato:
«L’Arresto di Carlo Cafiero».
203 «Meglio fare un sol passo con tu tti i compagni...»

dei n o stri am ici» 41.


Q uesto m aggior realism o politico, che gli derivava
dalla sua p rim itiv a form azione razionalista, lo p o rta anche
ad accettare le posizioni espresse dai socialisti del Pie­
m onte, L om bardia e V eneto nel Convegno tenuto a Mi­
lano il 5 e 12 m arzo 1882 in cui si decise di p arte cip are
alle elezioni ed in cui, a p roposito del giuram ento degli
eventuali d ep u tati socialisti eletti, prevalse la p ro p o sta
di B ignam i di considerare il giuram ento com e u n a p u ra
fo rm a lità e di p assare subito all’ordine del giorno.
Q uesta n ecessità di p arte cip are com piutam ente al­
le elezioni e all’attiv ità parlam en tare, che in Cafiero si
configura in u n a «nuova guerra» che il m ovim ento delle
m asse lavoratrici va in trap ren d en d o , insiem e alla inscin­
dibile n ecessità di «essere p re sen ti dovunque si senta odo­
re di rivolta e di polvere» e di «com battere e m orire» p e r
il popolo, sono i c a ra tte ri distintivi espressi dal nuovo
orien tam en to del Cafiero.
Esso esprim e u n m odo di im p o stare il ra p p o rto
tra il m ovim ento delle m asse lavoratrici e le istituzioni
borghesi, più adeguato ai nuovi sviluppi e alle nuove con­
qu iste che attrav erso a sp re lo tte i lavoratori avevano ot­
tenuto; un m odo che si differenzia dalle stesse posizioni
che in quel periodo andavano esprim endo il C osta e i so­
cialisti rom agnoli.
Q uesti in fatti, p u r decidendo di p arte cip are alle
elezioni, a p ro p o sito del giuram ento dei nuovi d ep u tati e
della necessità di co n d u rre la lo tta anche in P arlam ento
si espressero negativam ente giudicando che «coloro i
quali sono in P arlam ento, van p erd u ti o quasi p e r il po­
polo (...) e noi non abbiam p u rtro p p o , ta n ta ricchezza di
uom ini da p o ter p erm e tte rci il lusso di d are u n certo
num ero dei n o stri alle lo tte p arlam en tari, p e r lo più sem ­
p re ste rili» 42, posizione che, p u r essendo diversa dall’asten­
sionism o della vecchia Internazionale, credeva di risolvere
colla partecipazione a p u ro scopo agitatorio alle elezioni,
il p roblem a dell’eventuale contagio borghese che poteva
toccare i ra p p resen ta n ti socialisti in P arlam ento m a che
in re altà esprim eva an co ra u n a condizione di subordina-

41 Questa sua lettera apparve su La Plebe a. xv n. 15,


Milano 27 ottobre 1882.
42 Avanti!, a. il n. 6 del 18 marzo 1882.
204 Gli ultim i anni

zione psicologica alle istituzioni borghesi che divenivano


p u n to di riferim en to principale e condizionante.

4. I l triste ritorno in Italia

D u ran te la sua perm anenza londinese periodi di


crisi si erano a lte rn a ti ad a ltri di seren ità finché, rito rn ato
in bu o n a salute, nel m arzo dell’ ’82 rito rn ò in Italia e si
stabilì a M ilano p rendendo subito co n tatti col gruppo le­
g alitario del Bignam i.
Un m ese dopo fu an co ra u n a volta arrestato ; nel
carcere la m alattia si aggravò: credendo di aver p arlato
nel sonno e di aver trad ito i com pagni cercò il suicidio
svenandosi.
Fu poi lib erato e condotto alla fro n tiera svizzera,
in u n albergo di Chiasso si ferì ancora alle m ani e alla
gola con i vetri delle sue lenti; scrisse dunque u n a pie­
to sa le tte ra al suo am ico B ellerio il quale, accorso in suo
aiuto, lo tra sp o rtò nella sua villa assistendolo fra te rn a ­
m ente.
Il suo stato di salute andò via via m igliorando,
anche se p ersistevano delle crisi nervose; notizie sulle sue
condizioni sono rilevabili svilì’Avanti! e su La Plebe di
quel periodo e in u n a sua contem poranea lette ra al Ma-
latesta.
In ta n to si avvicinavano le elezioni politiche dell’o t­
to b re 1882 e Cafiero, la cui fam a era au m en tata dopo
quell’ingiusto arresto , venne p ro p o sto candidato in m olte
località della Penisola.
Egli p erò non si sentiva disposto ad accettare; scri­
veva in fatti VAvanti! in quel periodo:
«Il Com pagno Carlo Cafiero (...) non si sente di­
sposto ad accettare p er o ra la can d id atu ra, m a riconosce
che il P a rtito Socialista dovrebbe avere la sua ra p p resen ­
tan za anche in P arlam ento. N onostante q u esta dichiara­
zione è in ten d im en to di m olti am ici di p ro p o rre il Cafiero;
e noi ce ne rallegriam o, essendo questo il m iglior m odo di
p ro te sta re co n tro la sua am m onizione»43.

43 In G. Bosio, «Carlo Cafiero dal soggiorno di Locamo


al manicomio di S. Bonifazio», Movimento Operaio, Milano,
a. 1949 (i) ottobre (n. 1).
205 II triste ritorno in Italia

Il 13 o tto b re, com e riferisce La Plebe m andò la sua


adesione al Comizio di Livorno co n tro le leggi eccezio­
nali di ps .
In tan to continuavano a piovere p ro p o ste di can­
d id a tu ra da p iù posti: a Firenze il vecchio gruppo a n a r­
chico voleva pro p o rlo insiem e al N atta; a Forlì venne can­
d idato con C ipriani, Costa e Gnocchi-Viani; a Torino fu
p ro p o sto insiem e a Castellazzo e a due operai: A burra E n ­
rico e Paolo Daniele, a d d e tti alle officine ferroviarie.
N onostante queste m anifestazioni di stim a Cafiero
non accettò, p u r dandosi d a fa re in favore di a ltri can­
d id ati socialisti com e a ttestan o la le tte ra in sostegno di
B arb an ti e i cenni biografici del Covelli, ap p arsi sul prim o
n um ero del T ito Lezio.
D u ran te le elezioni il suo nom e apparve com unque
fra i candidati di vari collegi: a Firenze ottenne 193 voti,
a T orino 169, a C orato 113; in q u est’ultim o cen tro p u ­
gliese fu p o rta to candidato anche nelle elezioni supple­
tive di dicem bre; su di u n m anifesto di propaganda
m urale ap p arso nel su d d etto com une si poteva leggere:
«In mezzo a ta n ti candidati avidi di sedere in
M ontecitorio, (...) uno solo è degno di ra p p resen ta re con
decoro il n o stro collegio. Q uesto è indubbiam ento Carlo
Cafiero, il vero ra p p resen ta n te del popolo, Tum anitario,
l’onesto, il com pendiatore del ‘C apitale’ di Carlo Marx,
l’uom o dalla tem p ra d iam antina e dalla fede inconcussa
nel trio n fo della G iustizia S ociale»44.
O ttenne 400 voti, m a non furono sufficienti p er es­
sere eletto.
Di q uesto stesso periodo è l’introduzione all’opu­
scolo di B akunin Dio e lo Stato, sc ritta insiem e al com ­
pagno francese Elisée Reclus.
In q u esta introduzione, rilevando com e B akunin
« d im ostra l’in an ità della (...) credenza in quell’a u to rità
divina sulla quale si im perniano poi tu tte le a u to rità tem - i
porali; prova loro la genesi p u ram en te u m ana di tu tti i
gov ern i» 45, conclude ricordando com e « tu tti i p o teri sono

44 «Manifesto, gli elettori di Corato per Carlo Cafiero,


Corato 31 dicembre 1882», in P.C. Masini, Storia degli Anar­
chici Italiani, da Bakunin a Malatesta, Rizzoli ed., Milano 1969,
p. 320.
45 C. Cafiero, E. Reclus, «Introduzione» a Dio e lo Stato,
206 Gli ultim i anni

oram ai so tto p o sti ad u n a critica spietata» p e r cui «gli uo­


m ini, nei quali è n a to il sentim ento dell’uguaglianza, non
si lascian p iù governare, m a im parano a governarsi da
soli.
(...) Q uesta è la rivoluzione che si va com piendo.
Gli S ta ti si sfasciano p e r lasciar posto ad u n nuovo
ord in e di cose nel quale (...) la giustizia u m ana sa rà so­
s titu ita alla giustizia d iv in a» 4é.
A ppare orm ai chiaro com e il problem a della Rivo­
luzione in Cafìero si configuri senz’a ltro nella creazione di
«un nuovo ordine di cose» cioè in u n nuovo S tato in cui
venga abolito ogni privilegio e so stitu ita la giustizia di­
vina con quella um ana.
In terv en n e inoltre, verso la fine dell’ ’82, con u n a
breve lette ra p u b b licata su La P le b e 47, nella polem ica sor­
ta sulla «Teoria del Valore» in Marx, dopo la recensione
del C andelari del libro del De Laveleye Socialism o Con­
tem poraneo 4®.
F urono gli u ltim i sprazzi sereni di una m ente o ra­
m ai m alata.
In dicem bre si rinnovarono le crisi; pensò allora
di rito rn a re in Italia, m a la p ro sp e ttiv a di recarsi a B ar­
le tta ove poteva, non gli garbò; chiese allora alle a u to rità
italian e il p erm esso di recarsi a Firenze, m a p rim a ancora
di ricevere risp o sta, al colm o dell’im pazienza, abbandonò
la sua casa svizzera e prese il tren o p e r Firenze.
Qui giu n to si fece accom pagnare in carrozza in un

Valentino Marafìni editore in Roma, Reprint della Samonà


e Savelli, Roma 1971, p. 15.
48 Ibid., p. 15.
47 C. Cafìero, «Ai Compagni de La Plebe», Locamo 1
novembre 1882, pubblicata ne La Plebe n. 17 Milano 4 no­
vembre 1882.
48 La polemica non sfuggiva a Marx il quale il 4 dicem­
bre, dopo aver giudicato duramente il De Laveleye, Candelari
e Cafìero, così scriveva ad Engels:
«Ne La Plebe, circa la mia teoria del valore, la cosa
strana è che tutti e tre, il De Laveleye, Cafìero e Candela-
ri, ognuno di essi avversari l'uno dell’altro, dicono un sacco
di sciocchezze. Nella citazione dalla ‘Storia critica dell’econo­
mia politica’, che il Candelari porta a proposito della mia
teoria del valore, Malon supera in superficialità tutti: De
Laveleye, Cafìero e Candelari».
207 II triste ritorno in Italia

luogo isolato, ove p iù ta rd i venne sorpreso m en tre vagava


con la sola cam icia.
In te rn a to nel m anicom io di Firenze, dopo u n tra ­
sferim ento a quello di «San Bonifacio» ad Im ola, venne
dim esso qualche anno dopo e affidato alle cure della
moglie.
Nel maggio dell’ '89 to rn ò a B arletta e, convinto
dal fratello P ietroantonio, rito rn ò a vivere a casa sua,
ove venne assistito dal nipote F erdinando.
Le sue condizioni p erò si aggravarono ancora u n a
volta e fu così ricoverato al m anicom io di N ocera In fe­
rio re dove m orì a soli 46 anni, il 17 luglio 1392.
Bibliografia

La presente bibliografia è stata da me redatta te­


nendo conto essenzialmente di quella apparsa su: Carlo Ca-
fiero, Rivoluzione per la Rivoluzione, (raccolta di scritti a
cura e con introduzione di Gianni Bosio, La Nuova Sinistra,
Samonà e Savelli, Roma 1970), bibliografia a sua volta redatta
da Pier Carlo Masini e Gianni Bosio.
Questa nuova bibliografia è però arricchita da tutti
quegli scritti, di Carlo Cafiero o comunque a lui da me attri­
buiti, scritti scoperti su giornali e riviste dell’epoca durante
il mio lavoro di ricerca.

Scritti di Carlo Cafiero

1869
«Lettera a Luigi Stefanoni», Barletta, 25 dicembre 1869 (pub­
blicata da M. Barbera Veracini in: Critica Marxista,
anno 10, n. 1, gennaio/febbraio 1972).

1870
«Lettera alla madre», Londra, 28 dicembre 1870 (alcuni passi
sono riportati in: M. Cassandro, Carlo Cafiero nel i
Centenario della nascita, tip. Dellisanti, Barletta 1946).
«Lettera al fratello», Londra 1870, (segnalata da M. Cassandro,
op. cit.).

1871
Altre lettere a L. Stefanoni (pubblicate da M.B. Veracini in:
Critica Marxista, op. cit.) e datate:
Londra, 29 aprile 1871
Londra, 9 maggio 1871
Napoli, 16 agosto 1871
Napoli, 26 settem bre 1871
Napoli, 28 ottobre 1871
Napoli, 16 novembre 1871
Napoli, 30 dicembre 1871.
«Lettera allo Stefanoni», Napoli, ottobre 1871, apparse ne II
Libero Pensiero, Firenze, 19 ottobre 1871, col titolo:
210 Bibliografia

«Una Rettificazione Necessaria».


«Lettera a Luigi Castellazzo», Napoli 26 dicembre 1871, (in:
E. Conti, Le Origini del Socialismo a Firenze (1860/
1880), ed. Rinascita, Roma, 1950.
La Guerra Civile in Francia, di Carlo Marx (traduzione). Que­
sta traduzione apparve ne: L’Eguaglianza di Girgenti
nel n. 18 del 12 novembre 1871, nel 21 del 3 dicembre,
nel n. 22 del 10 dicembre 1871 e nel n. 24 del 27 di­
cembre 1871.
Cafiero ed Engels, Abbozzo di un opuscolo contro Mazzini, in:
A. Romano, Storia del Movimento Socialista in Italia
1861/1882, voi. in : Testi e Documenti 1861/1882, ed.
Laterza, Bari 1967.
«L’Internazionale», Gazzettino Rosa, Milano, 20 dicembre 1871
(firmato: un Internazionalista).
C. Cafiero—A. Tucci, «Resoconto del Congresso Operaio di
Roma, alle sezioni di Napoli e di Girgenti dell’Asso­
ciazione Internazionale degli Operai», in: La Corri­
spondenza di Marx ed Engels con Italiani, 1848/1895,
a cura di G. Del Bo, Feltrinelli, Milano 1964.
Conclusione dell’Indirizzo: «Agli Operai delegati al Congresso
di Roma» (attribuita da Max Nettlau a Cafiero: M.
Nettlau, «Bakunin e L’Intemazionale in Italia dal
1864 al 1872», Il Risveglio, Ginevra 1928).
«Lettere di C. Cafiero a F. Engels» (pubblicate da A. Romano,
op. cit., voi. n i), datate:
Barletta, 12 giugno 1871
Napoli 28 giugno 1871
Napoli, 12 luglio 1871
Napoli, 10 settem bre 1871
Napoli, 18 ottobre 1871
Napoli, 17 novembre 1871
Napoli, 27 novembre 1871
Napoli, 29 novembre/23 dicembre 1871
«Dichiarazione di ritiro dal Congresso Operaio di Roma», 1/5
novembre 1871 a firma Cafiero, Tucci, De Montel, in:
«Resoconto del xii Congresso Operaio». Pubblicazione
straordinaria de La Roma del Popolo, n. 3, 4 novem-
211 Bibliografia

bre 1871, p. 6 in folio.


«Frammento di lettera sul Congresso di Roma indirizzata ad
Antonino Riggio», L'Eguaglianza, Girgenti, 19 novem­
bre 1871, n. 19.

1872
Lettera a L. Stefanoni, Napoli, 9 gennaio 1872 (in: Critica
Marxista, op. cit.).
«La Società Generale dei Razionalisti e l’Economo Stefanoni»,
La Campana, Napoli, 14 gennaio 1872.
«Risposta all’articolo del Libero Pensiero», La Campana, Na­
poli, 4 febbraio 1872, nella rubrica «La Lotta all’In­
terno».
Dichiarazione di Principi della Federazione Operaia Napole­
tana. Un foglio di 4 pag. in 8°, gennaio 1872. (Firm ata
assieme a Malatesta, A. Giustiniani, C. Giustiniani, F.
Morrone, T. Schettino, S. Guardino, G. Speranza, G.
Felicò, L. Felicò).
«Risposta all’articolo del Libero Pensiero», La Campana, Na­
poli, 11 febbraio 1872, nella rubrica «La Lotta all’In­
terno».
«Commento alle notizie pubblicate dall’Alleanza del 1° marzo
1872», La Campana, Napoli, 3 marzo 1872, n. 8.
«Risposta a II Libero Pensiero», La Campana, Napoli, 10 m ar­
zo 1872.
«Le male arti del signor Stefanoni», Gazzettino Rosa, Milano,
20 aprile 1872.
«Stefanoni e l’Intemazionale», Gazzettino Rosa, Milano, 27
maggio 1872.
«Atti della i Conferenza delle sezioni italiane dell’AiL» (tenuta
a Rimini il 4 agosto 1872), in: La Federazione Italiana
dell’ail, Atti Ufficiali 1871/1880, a cura di P.C. Masini,
ed. Avanti!, Milano 1963.
«Cafiero ad Engels», Milano, 12 giugno 1872, in A. Romano,
voi. n i, op. cit.
«Il Congresso dell’Aja», La Rivoluzione Sociale, settembre
1872.
«Cafiero a C. Ceretti», Torino, 28 settembre 1872, in: A. Roma-
212 Bibliografia

no, voi. n i, op. cit.


«Cafiero a C. Ceretti», Torino, 17 ottobre 1872, in: A. Roma­
no, voi. n i, op. cit.
«Cafiero a C. Ceretti», 22 ottobre 1872, in: A. Romano, voi. n i,
op. cit.
«Lettera di C. Cafiero e L. Nabruzzi a C. Ceretti», Bologna, 18
febbraio 1872, segnalata da R. Zangheri nella Comu­
nicazione: «Celso Ceretti e la crisi dopo lTJnità», letta
al I Convegno del Comitato Provinciale dell’Istituto
per la Storia del Risorgimento, Ravenna, 8 agosto 1949.
«Lettera a J. Guillaume», 9 giugno 1872 (segnalata da M. Net-
tlau, op. cit., firmata assieme a Bakunin).
«Lettera a L. Nabruzzi», 11 giugno 1872 (segnalata da M. Net-
tlau, op. cit.).
«Lettera a C. Ceretti», 11 giugno 1872 (segnalata da M. Net-
tlau, op. cit.).
«Lettera a C. Gambuzzi», 11 giugno 1872 (segnalata da M. Net-
tlau, op. cit.).
«Lettera a Bakunin», ricevuta il 22 giugno 1872 (segnalata in
M. Nettlau, op. cit.).
«Lettera a Bakunin», ricevuta il 27 giugno 1872 (segnalata in
M. Nettlau, op. cit.).
«Lettera a Bakunin», ricevuta il 21 luglio 1872 (segnalata in
M. Nettlau, op. cit.).
«Lettera a Bakunin», Rimini, 6 agosto 1872, Bulletin de la
Fédération Jurassienne, 15 agosto 1872 (firmata: «Per
la Conferenza, il segretario A. Costa, il presidente C.
Cafiero»).
«Telegramma di Cafiero, Bakunin e Pezza a C. Ceretti», ago­
sto 1872; riprodotto da R. Zangheri, op. cit.
«Lettera di Cafiero e Bakunin a C. Ceretti», Svizzera, 25 ago­
sto 1872; riprodotta da R. Zangheri, op. cit.
«Lettera a Bakunin», ricevuta il 17 novembre 1872; segnalata
in M. Nettlau, E. Malatesta, Vita e Pensieri, New York,
Il Martello 1922.

1873
«Lettera a C. Ceretti», Bologna, 8 gennaio 1873, in A. Ro­
213 Bibliografìa

mano, voi. n i, op. cit.


«Lettera a Bakunin», 27 agosto 1873 (segnalata in M. Nettlau,
E. Malatesta, op. cit.).

1874
Bollettino della Rivoluzione, 1 gennaio 1874.
«Lettere a C. De Martino», pubblicate da M. Cassandro, op.
cit. e datate:
Locamo, 14 aprile 1874
Locamo, 17 aprile 1874
Locamo, 20 aprile 1874
Pietroburgo, 16 maggio 1874
Pietroburgo, 22 maggio 1874
Pietroburgo, 13 giugno 1874
6 luglio 1874
Locamo, 11 agosto 1874
Locamo, 23 agosto 1874
A.M.A., «Da Codogno», La Plebe, Lodi—Milano, 30 gennaio 1874.
A.M.A., «La carità legale», La Plebe, Lodi—Milano, 7 febbraio
1874.
A.M.A., «Rivista libera», La Plebe, Lodi—Milano, 2 aprile 1874.
A.M.A., «Rivista libera», La Plebe, Lodi—Milano, 11 aprile 1874.
A.M.A., «Gli scioperi ...in Inghilterra», La Plebe, Lodi—Milano,
19 aprile 1874.
A.M.A., «Che cosa si vuole?», La Plebe, Lodi—Milano, 21 mag­
gio 1874.
A.M.A., «Assassinio ignorato», La Plebe, Lodi—Milano, 30 mag­
gio 1874.
A.M.A., «I tempi non sono maturi», La Plebe, Lodi—Milano, 3
giugno 1874.
A.M.A., «Rivista a volo», La Plebe, Lodi—Milano, 5 luglio 1874.
«Una corrispondenza da Codogno» (firmata: G. Gregorio?), La
Plebe, Lodi—Milano, 9/17 luglio 1874.
A.M.A., «Rispettare le opinioni», La Plebe, Lodi—Milano, 28
luglio 1874.
A.M.A., «Lo spettro della storia», La Plebe, Lodi—Milano, 23
agosto 1874.
«Corrispondenze di C. Cafiero al Bulletin de la Fédération Ju-
214 Bibliografia

rassienne», riprodotte nella rivista II Pensiero, Roma


a. 1907 (v) n. 22/23/24; a. 1908 (vi) n. 1/2/3 e apparse
sul:
Bulletin dell’l l ottobre 1874
Bulletin del 18 ottobre 1874
Bulletin del 25 ottobre 1874
Bulletin dell’l novembre 1874
Bulletin del 15 novembre 1874
Bulletin del 29 novembre 1874
Bulletin del 6 dicembre 1874
Bulletin del 13 dicembre 1874
Bulletin del 27 dicembre 1874
«Bollettino del Comitato Italiano per la Rivoluzione Sociale»,
n. 4, in A. Romano, voi. ili, op. cit.
«Lettera alla Redazione del Bulletin», Bulletin Jurassien Chaux
de Fonds, 11 ottobre 1874.
«Il Comitato Italiano per la Rivoluzione Sociale ai rappre­
sentanti del Congresso Generale dell’Associazione In­
ternazionale dei Lavoratori in Brusselle», in: La fe­
derazione italiana dell’ail, op. cit.
J. Guillaume, Idee sull’organizzazione sociale, (traduzione di
C. Cafiero).

1875
Altre corrispondenze al Bulletin, in II Pensiero, op. cit., ap­
parse sul:
Bulletin del 3 gennaio 1875
Bulletin del 10 gennaio 1875
Bulletin del 17 gennaio 1875
Bulletin del 31 gennaio 1875
Bulletin del 14 febbraio 1875
Bulletin del 21 febbraio 1875
Bulletin del 28 febbraio 1875
Bulletin del 14 marzo 1875
Bulletin del 21 marzo 1875
Bulletin del 28 marzo 1875
Bulletin del 4 aprile 1875
Bulletin defi’l l aprile 1875
215 Bibliografia

Bulletin del 25 luglio 1875


Bulletin del 15 agosto 1875
Bulletin del 22 agosto 1875
Bulletin del 5 settem bre 1875
Bulletin del 12 settem bre 1875
Bulletin del 19 settem bre 1875
«Lettera a Bakunin», 29 agosto 1875.
A.M.A., «Venga don Alonso re di Spagna», La Plebe, Lodi—Mi­
lano, 27 gennaio 1875.
A.M.A., «I sognatori perpetui», La Plebe, Lodi—Milano, 10
marzo 1875. ,
A.M.A., «Rispettare le opinioni», La Plebe, Lodi—Milano, 31
maggio 1875.
«Lettera a Bakunin», 11 agosto 1875 (in: J. Guillaume, L’Inter-
nationale. Documents et souvenirs, P.V. Stock, Paris
1905, a voi.).
Lettera a Bakunin», 3 ottobre 1875 (in: J. Guillaume, op. cit.).
Lettera a Bakunin», 10 ottobre 1875 (in: J. Guillaume, op. cit.).
«I tempi non sono maturi», La Plebe, Milano, 26/27 novem­
bre 1875.
A.M.A., «Che cosa si vuole?», La Plebe, Milano, 7 dicembre
1875. Questo articolo e il precedente del 26/27 novem­
bre 1875, sono gli stessi apparsi su La Plebe (Lodi—
Milano), il 1° il 21 maggio 1874 e il 2° il 3 giugno 1874.

1876
Altre corrispondenze al Bulletin, in: Il Pensiero, op. cit., ap­
parse sul:
Bulletin del 6 febbraio 1876
Bulletin del 20 febbraio 1876
Bulletin del 4 marzo 1876
Bulletin del 9 aprile 1876
«Alla redazione del Vorwarts», Berna, 26 ottobre 1876 (apparsa
sul Bulletin del 5 novembre 1876).
«Lettera relazione sul m Congresso della Federazione Italiana
dell’Intemazionale», Bulletin del 22 ottobre 1876 (non
firmata).
«Lettera ad Antonio Serafini», Napoli, 20 settem bre 1876, in
216 Bibliografia

G. Bosio, Due Lettere inedite, Quarto Stato, Milano a.


1949 (iv) 28 febbraio/15 marzo (n. 4/5).
«Protesta», Il Martello, Jesi, 19 novembre 1876.
«Lettera alla redazione del Bulletin», Berna s.d., nel Bulletin
del 3 dicembre 1876.
«Dichiarazione sul caso Vaccari» (firmata assieme a Malate-
sta; riprodotta da J. Guillaume, op. cit.).
«Poco a poco», Il Martello, Jesi, 19 novembre 1876.
«Il Socialismo in Italia», La Plebe, n. 14/15/16, Milano, 14/15/16
gennaio 1876.
A.M.A., «Ascoltateci», La Plebe, Milano, 8 gennaio 1876.
A.M.A., «Hanno nulla da perdere! », La Plebe, Milano, 14 giu­
gno 1876.
A.M.A., «Disingannatevi!», La Plebe, 20 agosto 1876, Milano.
A.M.A., «L’emigrazione», La Plebe, Milano, 9 ottobre 1876.

1877
«Lettera a II Martello», Napoli, 6 marzo 1877, Il Martello, Bo­
lofina, 10 marzo 1877 (a proposito del caso riguardante
il prof. Gaetano Marini, direttore de L’Operaio di
Napoli).
«Lettera ad A. Costa», L ’Anarchia, Napoli, 22 settem bre 1877
(firmata assieme ad altri venticinque detenuti nel
carcere di S. Maria Capua Vetere).
F. Engels, nella lettera del 27 febbraio 1877 a Marx, attribuisce
a Cafiero l’articolo pubblicato da II Martello il 13
gennaio 1877, in risposta all'articolo de La Plebe, del
7 gennaio, dal titolo: «Tribunali».
L'articolo de La Plebe «Tribunali» a cui si riferisce
Engels, tratta del processo contro il questore Bignami, accu­
sato di prevaricazione a proposito di una perquisizione effet­
tuata a Torino, in casa di C. Terzaghi, direttore del Proletario.
Cafiero, che conosceva molto bene il Terzaghi sin dal 1872,
nell’articolo de II Martello del 13 gennaio 1877, da me non
ritrovato, sarà certam ente intervenuto su quest’affare. Sullo
stesso argomento ritornerà La Plebe in un altro articolo ap­
parso sul numero del 9 febbraio 1877.
«I socialisti reazionari» (non firmato), Il Martello, Bologna,
217 Bibliografìa

24 febbraio 1877, n. 8.
«A Benedetto Malon» (non firmato), II Martello, Bologna, 10
marzo 1877, n. 10. (È l’intervento di Cafiero nella po­
lemica apertasi tra i giornali II Martello e II Povero,
dopo un articolo dell’Ingegneros, apparso su quest’ul­
timo giornale, articolo che criticava duramente i ten­
tativi insurrezionali del 1874. AW’Ingegneros, i cui ar­
ticoli appaiono nei numeri 6, 7, 8 del 1877, risponde
dalle colonne de II Martello, molto probabilmente, il
Costa; poi intervengono da una parte, Benoit Malon, e
dall’altra, col suddetto articolo, Cafiero.

1878
«Lettera ad un amico ignoto» (segnalata in; L’opera più cele­
bre e rara di Carlo Pisacane», Pensiero e Volontà,
Roma 1926, 10 ottobre.
A.M.A., «Propaganda a braccia aperte», La Plebe, Milano, 26
marzo 1878.

1879
«Il Capitale di Carlo Marx, brevemente compendiato da Carlo
Cafiero», Biblioteca Socialista, n. 5, Bignami e c. edi­
tori, p. 128 in 16°, Milano 1879.
«Circolare della Commissione di Corrispondenza», Napoli, 27
settem bre 1879, in: A. Romano, voi. n i, op. cit.

1880
«Lettera ad ignoto» (da Berna 1880), E. Zuccarini, Carlo Cafie­
ro, La Rivendicazione, Forlì, 23 aprile 1887 (ne riporta
un brano).
«Anarchia e ComuniSmo», Le Révolte, Ginevra, 13 e 27 no­
vembre 1880.
«Lettera a F. Pezzi», Lugano, 20 novembre 1880; ora in: Carlo
Cafiero, Rivoluzione per la Rivoluzione, raccolta di
scritti a cura e con introduzione di G. Bosio, La Nuo­
va Sinistra, Samonà e Savelli, Roma 1970.
«Lettera agli Internazionalisti fiorentini», 6 dicembre 1880, in:
C. Cafiero, Rivoluzione..., op. cit.
218 Bibliografia

«L’Azione», Le Révolté, Ginevra, 25 dicembre 1880.


«Lettera a Serafino Mazzotti», Lugano, 23 dicembre 1880, ri­
prodotta da L. Del Pane, In memoria di Carlo Cafiero
nel primo centenario della morte (1846/1946), Ravenna
ster, dicembre 1946.
«Necrologio, Lugano, 30 dicembre 1880, La Plebe, Milano, 9
gennaio 1881.

1881
«Lettera a Serafino Mazzotti», Lugano, 6 gennaio 1881, ripro­
dotta da L. Del Pane, op. cit.
«Lettera a La voix de l’ouvrier», s.d., Le Révolté, Ginevra, 8
gennaio 1881.
«Al presidente del Comizio per il Suffragio Universale», Roma,
28 gennaio 1881.
«Rivoluzione», da La Révolution Sociale, Parigi, 20/27 febbraio,
6/13/27 marzo, 3/10/17/24 aprile, 1/8/29 maggio, 6/12/
19 giugno; 31 luglio 1881. Per le parti inedite di que­
sto saggio, di cui è stato rinvenuto il manoscritto
nelle carte della polizia svizzera a Berna da un gio­
vane studioso elvetico: Gian Carlo Maffei, vedi: Dos­
sier Cafiero a cura di G.C. Maffei, Biblioteca «Max
Nettlau» editrice, Bergamo 1972.
«Lettera alla Redazione del giornale Libertas», Lugano, 14 gen­
naio 1881, in: Dossier Cafiero, op. cit.
«Lettera alla redazione del Giornale II Moto», Lugano, 1 feb­
braio 1881, in: Dossier Cafiero, op. cit.
«Dialogo fra Crepafame e Suchiasangue» (un tentativo di ren­
dere popolare il Capitale attraverso la forma teatra­
le), in: Dossier Cafiero, op. cit.
«Lettera alla redazione de La Favilla», La Favilla, Mantova a.
1881, 4 giugno (n. 4), in: Rivoluzione per la rivolu­
zione, op. cit.
«Lettera alla redazione de II Grido del Popolo», Lugano, 12
giugno 1881, Il Grido del Popolo, Napoli, 20 giugno
1881 in: Rivoluzione per la Rivoluzione, op. cit.
«Lettera ai redattori de II Grido del popolo», Lugano, 27 giu­
gno 1881, da II Grido del Popolo, Napoli, 4 luglio 1881,
219 Bibliografia

in: Rivoluzione per la Rivoluzione, op. cit.


«Lettera ai compagni delle Romagne», da II Grido del Po­
polo, Napoli, 21 luglio 1881, in: Rivoluzione per la Ri­
voluzione, op. cit.
«Programma del giornale: L ’Insurrezione», da: Le Révolté,
Ginevra, 6 agosto 1881.
A prposito della aggiunta (b), comparsa sulla biblio­
grafia che si ritrova su: C. Cafiero, Rivoluzione per la rivolu­
zione, op. cit., si ha modo di pensare che l’edizione svizzera di
Scoppiettate poetiche a cui il Monticelli si riferisce, sia quella
intitolata: Alla Rivoluzione. Canti di Carlo Monticelli. Questo
opuscoletto a stam pa portava come data e luogo di edizione:
Londra, gennaio 1881, p. 20. Ma già nel rapporto del Consi­
glio di Stato del Canton Ticino al Dipartimento Federale di
Giustizia e Polizia in data 15 settembre 1881, rapporto seguito
alla perquisizione avvenuta in casa del Cafiero a Lugano il
5 settembre, si può leggere: «L’edizione apparirebbe aver avu­
to luogo a Londra ma il commissario ha ragione di credere
sia invece avvenuta in Lugano». In: Dossier Cafiero, op. cit.,
p. 21.

1882
«Introduzione» a Dio e lo Stato, V. Marafini, editore in Roma
1946, reprint de La Nuova Sinistra, Samonà e Savelli,
Roma 1971.
«Frammento di lettera ad ignoto» (del 1882) riprodotto in L.
Fabbri, op. cit.
«Lettera ad ignoto, da Londra», Il Popolo, Firenze, settem bre/
ottobre 1883.
«Lettera ad ignoto», Milano, 5 aprile 1882; in: E. Zuccarini,
op. cit.
«Lettera ad Alcibiade Moneta», La Favilla, Mantova, 3/10 apri­
le 1882.
«Lettera a C. Gambuzzi», 29 giugno 1882, segnalata da M.
Nettlau, Malatesta..., op. cit.
«Lettera a Malatesta e Ceccarelli», Prato Samico, 27 luglio
1882.
«Lettera a Carlo Monticelli», Tito Vezio, Milano a. 1882 (i),
220 Bibliografia

n. 1, 15 ottobre.
«Lettera da Locamo al direttore de La Plebe» (in sostegno
della candidatura dell’avvocato Barbanti), La Plebe,
Milano, 27 ottobre 1882.
«Lettera ad A. Costa», Locamo, 1 novembre 1882, riprodotta
da A. Schiavi, La Formazione del Pensiero Politico di
A. Costa, Nuova Antologia, maggio 1948.
«Lettera alla redazione de La Plebe», Locamo, 1 novembre
1882, La Plebe, Milano, 5 novembre 1882.
«Lettera ad un amico», 14 novembre 1882, segnalata da M.
Nettlau, Malatesta... op. cit.

1883
«Lettera alla legazione d'Inghilterra», Firenze, 7 luglio 1883.
Riprodotta da G. Bosio, «C. Cafiero nei manicomi di
Firenze e di Imola attraverso le carte personali ine­
renti e le cartelle cliniche», Movimento Operaio, Mi­
lano a. 1950, (n ) ottobre/novem bre (n. 13), a. 1951
(ili) dicembre/gennaio/febbraio (n. 14).
«Da una lettera inedita dal manicomio di Firenze», in: G.
Schiralli, Note su Carlo Cafiero, tip. del Foro Tranese,
E. Paganelli, Trani 1892.

1887
«Lettera alla segreteria degli Affari Interni», Imola, 13 settem ­
bre 1887. Riprodotta da G. Bosio, «Carlo Cafiero dal
soggiorno di Locamo al manicomio di S. Bonifacio»,
Movimento Operaio, Milano, anno 1949 (i) ottobre n. 1.
«Lettera ad Andrea Costa», Imola, 26 novembre 1887, ripro­
dotta da G. Bosio, «Carlo Cafiero nei manicomi...»,
op. cit.

1889
«Lettera ad Andrea Costa», Bologna, 5 gennaio 1889; riprodot­
ta da G. Bosio, Due lettere inedite, op. cit.

1891
«Lettera al Collegio di difesa», La Rivendicazione, Forlì a. 1891
221 Bibliografia

(vi) 22 agosto (n. 30) nell’articolo: «Piselli in visita


al manicomio di Nocera».
«Lettera ad ignoto», s.d. E. Zuccarini, op. cit. ne riporta un
brano.
«Lettera ad ignoto», s.d. E. Zuccarini, op. cit. ne riporta un
brano.
Carlo Cafìero nella storia del primo socialismo italiano

Introduzione: P re m e ssa /D a B a rle tta a F ir e n z e ; n o tiz ie s u ll a su a fa m i­


g li a , s u i s u o i s t u d i e i s u o i p r im i in t e r e s s i p o l i t i c i / L ’ a m b ie n t e c u lt u r a le
fio r e n t in o . La p r im a fo rm a z io n e del su o p e n s ie ro / /Internazionale e de­
mocrazia borghese: I r if le s s i d e l la Com une in Ita lia / C a fie r o in Ita lia :
r ic o s t r u z i o n e d e l la S e z io n e N a p o le ta n a ; p o le m i c a co l M a z z in i/A m b ie n te
S o c ia le I ta lia n o e B a k u n in is m o / Il C o n g re sso d i R o m a / L a p o le m i c a c o n
« Il L ib e ro P e n sie r o » / /Engels e Cafiero: G li e ffe tti d e l la d isfa tta del
P ro le ta r ia to P a r ig in o in E u ro p a /M a rx , B a k u n in e la C o m u n e /C a fie r o ,
E n g e l s e la lo t t a d i te n d e n z e n e ll’A i L / L a p o le m i c a « a u to r ita r ia -a n tia u to -
r ita r ia » nel ra p p o rto tra E n g e ls e C a fie ro /Il perch é di una s c e lta /L a
C o n fe re n z a di R im in i/ M a r x is m o e A ste n sio n ism o /L e p o s i z io n i di Ca­
f ie r o , M a r x e d E n g e l s d o p o i c o n g r e s s i d e U ’A j a e d i S t. Imiet//Rivolu­
zione e reazione: S it u a z i o n e Ita lia n a e R iv o lu z io n e /L a C ritic a d e l l ’A t -
te s is m o /P rim i te n ta tiv i in s u r r e z io n a li/ L a s it u a z io n e p o li t ic o - s o c i a l e it a ­
lia n a e lo sta to d e l la c la s s e l a v o r a t r i c e n e l l e c o r r is p o n d e n z e d i C a fie ro
al « B u lle tin d e la F é d é r a t i o n j u r a s s i e n n e » / L e g g i s p e c ia li e p a s s a g g io a lla
c la n d e s t i n it à d e g li in t e r n a z io n a l is t i ita lia n i//E W Congresso di Firenze
alla svolta del Costa: C o n g re sso d i F ir e n z e -T o s i/ L a p ro p a g a n d a d e l F a t-
to /L a s i t u a z i o n e a l l ’ in d o m a n i d e i f a t t i d i S . L u p o / L a r if le s s io n e di C a­
f ie r o e il « C o m p e n d io del C a p ita le » /L a s v o lta d el C o s ta e il d ib a ttito
tra g li in t e r n a z io n a lis t i it a li a n i //Anarchia e comuniSmo: Il C o lle ttiv i-
s m o -A n tia u to r ita r io / D a l C o lle ttiv is m o al C o m u n is m o / L a p o le m i c a fra
S o c ia lis ti L e g a lita r i (c o lle ttiv is ti) e S o c ia lis ti R iv o l u z i o n a r i (c o m u n is ti)/
La r e la z io n e di C a fie r o al C on gresso di C h a u x -d e -F o n d s/ /Gli ultimi
anni: L ’a z i o n e / I l C o n g r e s s o di L o n d r a /« M e g lio fa r e un sol p a sso co n
t u t t i i c o m p a g n i n e lla v i a r e a le d e lla v i t a , c h e r im a n e r e is o la t i a p e r c o r ­
r e r e c e n t in a i a d i l e g h e ... in a stra tto » /Il t r is t e r it o r n o in Italia//Biblio­
grafia.

Opere inerenti alla presente editate dalla Jaca Book;


D Guérin, Né dio né padrone, voi. i, 472 pagine, 2.500 lire
D Guérin, Né dio né padrone, voi. il, 428 pagine, 2.500 lire
C Talès, La Comune del 1871, 216 pagine, 900 lire
S Arcangeli, Errico Malatesta e il comuniSmo anarchico italiano,
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L Russi, Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49, 192
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V Serge, Gli anarchici e l’esperienza della rivoluzione russa,
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Cogestione, 224 pagine, 2.800 lire

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