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Il doping nello sport

In   epoca   moderna   ha   iniziato   a   fare   sempre   più   scalpore   l’argomento   del   doping   nello
sport, causando controlli sempre più ferrei e in generale aumentando lo stigma sempre più
forte verso chi ne fa uso.

Il doping  è un metodo per poter aumentare le proprie capacità sportive. Letteralmente
dall’inglese   “to   dope”,   “drogare”:   vengono   assunte   sostanze   in   grado   di   rendere   le
prestazioni migliori sia da un punto di vista fisico che mentale, ma danneggiando in modi
anche gravi l’integrità dell’atleta.

Storia del doping
Il 1800 e i primi casi di doping

I primi utilizzi delle sostanze dopanti si ebbero anche prima nell’800, quando si scoprì
l’efficacia di alcune droghe nel miglioramento delle prestazioni. Nell’antichità si usavano
erbe, unguenti  o bevande basate su alcol,  ma  il  loro utilizzo era  considerato  comune e
quindi   non  condannato.   Ma  ciò  che   portò  alla  luce   un  fenomeno  sempre  più   diffuso  fu
quello   che   successe   nel   1886:   un   ciclista   morì   dopo   l’ingestione   di   un   mix   di   cocaina,
caffeina e stricnina, dopo aver avuto un esaurimento. In seguito si scoprirono altri atleti
facenti uso di sostanze, ma non fu fatto molto oltre che la loro espulsione dalle gare. (non
esisteva ancora una legge contro il doping)

1924: Il caso Tour de France

Nel 1924, durante un intervista ad un giornale al vincitore dell’anno precedente – Henri
Pelisser, raccontò il modo in cui gli atleti superavano il Tour.

“Non hai idea di cosa sia il Tour de France. È un calvario. E come se non bastasse, [..]
soffriamo dall’inizio alla fine. E sai come facciamo ad andare avanti? […] Questa è cocaina,
per i nostri occhi. Questo è cloroformio, per le nostre gengive… e questo, è liniment per
scaldarci le gambe. E le pillole… Vuoi vedere delle pillole? Ecco delle pillole.” (tirando fuori
tre scatole piene di pillole)

“La verità è che noi andiamo avanti a dinamite. La sera non dormiamo, ci muoviamo e
siamo   irrequieti   […],   c’è   meno   carne   sul   nostro   corpo   che   su   uno   scheletro,   e   quando
finalmente la gara finisce la nostra pelle è bianchissima e il nostro corpo svuotato dalla
diarrea.”

Henri ritirò le sue dichiarazioni in seguito dicendo si trattasse tutto di uno scherzo, ma
cosa ancora più incredibile fu il fatto che l’edizione del tour dell’anno dopo (1930) non solo
il doping fu consentito, ma fu persino specificato che “non sarebbero state fornite [droghe]
dagli organizzatori” ma era necessario che ogni atleta se le procurasse da se.

Il ventesimo secolo

L’utilizzo di sostanze dopanti esplose nella metà degli anni 90 specialmente da parte dei
paesi dell’est. Le più comuni erano ormoni maschili somministrati in modo da aumentare
forza e muscolatura. Gli effetti a lungo termine erano chiari: le donne si trasformavano in
forti “uomini” con peluria e barba ma scomposti e con corporatura distorta. Diffuse nei
paesi più avanzati furono anche le anfetamine (stimolanti).

Uno dei  casi  più  incredibili   di   utilizzo di  stimolanti   fu quello in  Germania. Durante il


periodo del terzo reich si vide un utilizzo sfrontato del Pervitin sia nello sport che nella
vita   di   tutti   i   giorni:   venduto     come   un   normalissimo   integratore   a   bambini,   donne   e
anziani (famose le barrette di cioccolato “antidepressive e energizzanti” con pervitin) era in
realtà niente di meno che metanfetamina. Ovviamente da questo scaturì che anche gli
atleti tedeschi furono (a maggior ragione) più dopati di altri (un caso famoso fu quello di
Heidi   Krieger,   pesista   tedesco,   che   dovette   cambiare   sesso   a   causa   dei   dopanti   che
assumeva).

Anni 90

Negli   anni   ‘90   il   fenomeno   venne   preso   seriamente   dalle   istituzioni   e   assieme   ad   un
aumento dei controlli venne stilato da parte del CON (comitato olimpico nazionale) un
elenco delle sostanze proibite, continuamente integrato con le nuove droghe. In Italia dal
2000   i   farmaci   che   potrebbero   risultare   positivi   in   esami   antidoping   necessitano
dell’apposito bollino e l’utilizzo di una qualsiasi sostanza di questo genere (durante una
gara, ovviamente) consiste in un reato penale.

Nonostante il contrasto il doping continua con metodi e tecniche sempre più avanzate: uno
dei casi moderni più famosi è quello del ciclista Lance Armstrong. Nel 2012 gli vennero
revocate   7   vittorie   consecutive   nel   tour   de   France   (dal   1999   al   2005)   e   tutti   i   suoi
riconoscimenti, e fu bandito permanentemente dal ciclismo internazionale.

Il doping non esiste solo nel grande sport: solo in Italia crea un giro di affari di più di 600
milioni di euro, distribuiti soprattutto nello spot dilettantistico e amatoriale.

I controlli
Lo sport dovrebbe, teoricamente, essere neutrale e non favoreggiare nessuno rispetto agli
altri.   Una   delle   conseguenze   del   doping   è   causare   esattamente   l’opposto:   cioè   favorire
alcune persone a danno di altre. È per questo che i controlli sono già obbligatori da tempo,
in particolare quello delle urine.

Prima di ogni gara gli atleti consegnano ad una commissione due campioni di urine. Uno
dei campioni  dei vincitori, uniti  ad altri atleti  estratti  a  caso,  viene analizzato in sede
privata   per   la   presenza   di   sostanze   dopanti.   In   caso   di   esito   positivo,   viene   chiamato
l’atleta e eventuali suoi allenatori e si procede ad una analisi “pubblica”, per poter evitare
eventuali ricorsi.

Se alla fine l’atleta è risultato realmente dopato, vengono revocati record, medaglie e ciò
che avrebbe potuto ottenere in stato di doping.

Nel   caso   gli   “atleti”   fossero   invece   animali   (in   caso   di   sport   con   cavalli,   cani   o   altro),
vengono solitamente prelevati e analizzati campioni di saliva.

Tipi di sostanze proibite:

• stimolatori psicomotori (anfetamine, cocaina)

• ammine simpatomimetiche (efedrina)

• stimolatori del sistema nervoso centrale (aminofenazolo, stricnina)

• narcotici e analgesici (eroina, morfina)

• steroidi anabolizzanti (anabolica)

Queste droghe hanno l’effetto di migliorare prestazioni e cognizione a breve termine. Con il
tempo,   tuttavia,   iniziano   a   sentirsi   gli   effetti   collaterali:   irritabilità,   irrequietezza,
depressione o psicosi tra le più comuni dal punto di vista mentale – disequilibri ormonali,
malattie cardiache, morte invece quelli fisici.
Inutile specificare che sono evitati assolutament anche sostanze come alcol e sedativi, e
spesso persino caffè e diuretici.

Un altro tipo di doping molto pericoloso  è l’emodoping, ovvero la trasfusione di sangue.
L’atleta va ad allenarsi in altitudine in modo da stimolare la produzione di ossigeno nel
sangue. Al termine, questo viene conservato fino al giorno della gara, dove verrà trasfuso.

La quantità aumentata di ossigeno causa effetti stimolanti ed euforia, anche se i problemi
cardiovascolari derivanti da questa tecnica sono molto gravi.