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Capitolo 2

La gestione dell’azienda: capitale e


reddito

2.1 Il capitale
Il capitale (o patrimonio) rappresenta, unitamente al lavoro, uno dei due fattori
primigeni dell’attività produttiva. Esso può essere osservato sia sotto l’aspetto
qualitativo sia sotto l’aspetto quantitativo.

2.1.1 Il capitale sotto l’aspetto qualitativo


Sotto il profilo qualitativo, il capitale (di funzionamento) aziendale è definibile come
l’insieme coordinato e organizzato di beni economici (materiali, immateriali ecc.)
nella disponibilità – di diritto o di fatto – dell’azienda per lo svolgimento della propria
attività, e delle connesse obbligazioni verso terzi da estinguere, osservato in un
determinato momento. Si tratta, quindi, di un complesso finalizzato di condizioni
(utilità economiche), positive e negative, di produzione, complementari tra loro e
strumentali rispetto all’attuazione dell’attività produttiva.

Sotto il profilo qualitativo, sono molteplici i criteri di classificazione degli elementi


facenti parte del capitale di funzionamento.

Fattori produttivi generici e specifici


In relazione al tipo di utilità che i beni economici apportano all’attività aziendale, si
distinguono:

- fattori produttivi generici, che si identificano nel denaro (e nei mezzi ad esso
equivalenti), la cui cessione consente l’acquisizione di fattori specifici; i fattori
generici, quindi, cedono indirettamente la loro utilità all’attività svolta dall’azienda;
- fattori produttivi specifici, che si identificano nei beni e nei servizi che l’azienda
acquisisce da soggetti terzi (fornitori, lavoratori dipendenti, ecc.), dietro sacrificio di
denaro, al fine di impiegarli nello svolgimento della produzione; i fattori specifici,
quindi, cedono direttamente la loro utilità all’attività aziendale.

Fattori produttivi materiali e immateriali


In relazione al requisito della tangibilità (o corporeità o fisicità) si distinguono fattori
produttivi (specifici):
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- materiali, caratterizzati da tangibilità (fabbricati, impianti, materie prime, ecc.);
- immateriali, privi di tangibilità (diritti, oneri pluriennali, marchi, brevetti, ecc.).
Fattori produttivi a fecondità semplice e ripetuta
In relazione alle modalità di partecipazione al processo produttivo si distinguono:

- fattori produttivi (o beni) a fecondità semplice (o di consumo), i quali


partecipano, cedendo la propria utilità, a un unico ciclo produttivo (materie prime,
combustibili, imballaggi, ecc.);
- fattori produttivi (o beni) a fecondità ripetuta (o pluriennali), i quali partecipano,
cedendo la propria utilità, a più cicli produttivi, conservando inalterate le loro
caratteristiche fisico-tecniche (fabbricati, impianti industriali, autoveicoli, ecc.).

Immobilizzazioni e disponibilità
In base alla loro destinazione economica, ossia in ragione della funzione da essi assolta
nell’ambito dell’azienda, si distinguono:

- immobilizzazioni, che si identificano con l’insieme dei beni aziendali destinati a


restare durevolmente investiti nella struttura tecnico-organizzativa dell’azienda. In
generale, le immobilizzazioni sono fattori produttivi permanentemente avvinti
all’azienda e indispensabili allo svolgimento dei suoi processi produttivi; per tale
motivo sono detti anche fattori tecnici fissi; un’eventuale loro distrazione dai
compiti a essi attribuiti nell’ambito dell’attività aziendale potrebbe comportare
un’interruzione della stessa. Si distingue tra: immobilizzazioni materiali,
immobilizzazioni immateriali; immobilizzazioni finanziarie. Le immobilizzazioni
materiali e immateriali sono elementi del capitale che partecipano al processo
tecnico-produttivo (e che si distinguono tra loro in relazione alla sussistenza o meno
del requisito della tangibilità), mentre le immobilizzazioni finanziarie rappresentano
una forma di investimento finanziario. Tra le immobilizzazioni materiali si
annoverano: impianti e macchinari, attrezzature, imballaggi a uso durevole, mobili
e macchine da ufficio, automezzi, telefoni cellulari ecc. Tra le immobilizzazioni
immateriali si annoverano: diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle
opere dell’ingegno, concessioni, licenze ecc. Rientrano tra le immobilizzazioni
finanziarie, invece, i crediti che non hanno natura commerciale, i mutui attivi, ma
anche titoli con scadenza medio-lunga;
- disponibilità, che si identificano con l’insieme dei beni aziendali che non sono
destinati a restare durevolmente investiti nella struttura tecnico-organizzativa
dell’azienda, in quanto non sono indispensabili allo svolgimento dei suoi processi
produttivi; per tale motivo, sono denominati anche risorse o fattori tecnici correnti;
si tratta, quindi, di beni che possono essere agevolmente distolti dalla loro
destinazione economica, senza per questo comportare un’interruzione dell’attività
aziendale.

Capitale fisso e capitale circolante


In base alla loro capacità di trasformarsi in denaro (c.d. criterio finanziario o della
liquidità), gli elementi del capitale si distinguono in:
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- capitale fisso (o investimenti duraturi o immobilizzazioni in senso finanziario),


che è costituito dall’insieme dei beni aziendali che rappresentano impieghi in fattori
produttivi che saranno recuperati (ossia si convertiranno in denaro) in un lungo
arco di tempo, convenzionalmente stabilito in un periodo superiore a un anno; tali
beni hanno, quindi, un ciclo di realizzo (o ciclo di ritorno monetario) ultrannuale; il
suddetto recupero di risorse monetarie avviene in modo indiretto, ossia mediante la
vendita dei beni e dei servizi realizzati dai processi produttivi alimentati dai suddetti
fattori produttivi;
- capitale circolante (o investimenti a rapido rigiro o disponibilità in senso
finanziario), che è costituito dall’insieme dei beni aziendali che rappresentano
impieghi in fattori produttivi che saranno recuperati in un arco di tempo breve,
convenzionalmente stabilito in un periodo inferiore o uguale a un anno; tali beni
hanno, quindi, un ciclo di realizzo annuale.

Investimenti e finanziamenti
Dalla concezione del capitale sotto l’aspetto qualitativo si desume che esso, in base a un
criterio finanziario, risulta contemporaneamente composto da:

- investimenti (o impieghi), che rappresentano le forme di destinazione delle risorse


monetarie a disposizione dell’azienda; si tratta di beni materiali e immateriali,
disponibili per lo svolgimento dell’attività aziendale che, alla data di osservazione
del capitale, sono in attesa di recupero;
- finanziamenti (o fonti), che rappresentano le modalità di approvvigionamento delle
risorse monetarie necessarie a effettuare gli investimenti aziendali; i finanziamenti
si distinguono in capitale proprio e capitale di terzi.

Il capitale proprio (o capitale di rischio o di apporto) è costituito dalle risorse


monetarie conferite, all’atto della costituzione dell’azienda o in un momento successivo,
dal soggetto giuridico, ossia dal capitale sociale, nonché dagli utili conseguiti
dall’impresa e non distribuiti ai soci (riserve), i quali rappresentano il cd.
autofinanziamento. Non deve essere remunerato ad un tasso di interesse
predeterminato, ma la sua remunerazione è solo potenziale, in quanto strettamente
connessa all’andamento della gestione.
Il capitale di terzi è costituito dalle risorse monetarie fornite da soggetti terzi
all’azienda, ossia dai finanziatori esterni (banche, società di factoring, fornitori, ecc.). Il
capitale di terzi (o capitale di debito o di prestito) – che può essere erogato secondo
diverse modalità tecniche (mutui, sconto di cambiali ecc.) – fa sorgere in capo
all’azienda una specifica obbligazione di restituzione, ossia un debito (di finanziamento
o di funzionamento) verso terzi, a una scadenza prestabilita. Deve essere remunerato ad
un tasso di interesse contrattualmente predeterminato (alle scadenze pattuite),
indipendentemente dall’andamento della gestione.
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