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CHITARRA ELETTRICA: I PRIMI PASSI

(a cura di Luca Di Fiore)

La prima chitarra
Senza avere la pretesa di pronunciare insegnamenti profetici, qualche consiglio per partire con il
piede giusto...

Innanzitutto diciamo che, se anche il nostro obbiettivo è suonare la chitarra elettrica, comunque può
essere meglio partire con una classica o un'acustica. Questo semplicemente perchè l'acquisto di una
chitarra elettrica è sempre abbastanza oneroso, sia per il prezzo dello strumento in sè, sia per gli
accessori che richiede. Inoltre, comprando una chitarra elettrica senza avere una conoscenza
adeguata dello strumento potrebbe portare ad acquisti sbagliati: vi sono veramente infiniti modelli
che possono montare componenti molto diverse.

Allora, classica o acustica? In realtà la differenza per chi mette per la prima volta le mani su una
chitarra è minima: se davvero si vuole passare all'elettrica può essere meglio comprare un'acustica,
che con il suo manico stretto e bombato e con le corde metalliche si avvicina di più ad alle
caratteristiche dell'elettrica, ma per chi parte da zero cambia davvero poco.

Con questa nostra prima chitarra possiamo iniziare a prendere confidenza con lo strumento,
cominciare a metterci mano e capire le posizioni più adeguate ed i princìpi fondamentali del suo
funzionamento. In questa fase è fondamentale assimilare con calma la gran quantità di informazioni
basilari pratiche e teoriche che comunque sono indispensabili. Se non abbiamo nessun maestro a
guidarci i primi passi possono essere davvero difficoltosi in quanto non saremo in grado di ottenere
risultati apprezzabili prima di esserci lasciati alle spalle un bel po' di ore di pratica ma è molto
importante non lasciarsi mai prendere da eccessiva fretta: l'approccio dev'essere sempre graduale e
progressivo. Anche volendo studiare da auto-didatti, è sempre consigliabile avere a portata di mano
un amico che possa aiutarci in caso di necessità: potrà toglierci qualche dubbio e fornirci almeno le
dritte essenziali per cominciare a suonare.

Anche senza disporre di tutti i suoni che ci potrebbe dare un'elettrica la chitarra acustica (o classica)
è a tutti gli effetti uno strumento completo e non bisogna assolutamente sottovalutarlo: molto spesso
chitarristi rock vedono la chitarra classica come una specie di elettrica mancata, mentre in realtà è
l'oggetto di tecniche molto diverse dalla 'scuola jazz', quella del rock e degli accordi per intenderci.
Molti chitarristi iniziano ad interessarsi allo strumento proprio per il fascino della chitarra elettrica,
ma avere tra le mani per un po' di tempo un'acustica o una classica ci aiuterà a conoscere nuovi tipi
di sonorità e magari ci scopriremo più interessanti ad approfondire questo tipo di strumento prima
di correre a comprare un'elettrica.
La prima chitarra elettrica
Come sceglierla, cosa guardare, come evitare di fare un cattivo affare.

Dopo aver fatto un po' di pratica sulla chitarra acustica o classica (abbiamo fatto un po' di pratica,
vero?), se proprio il nostro strumento non amplificato ci ha stancati, possiamo cominciare a pensare
a comprarci una chitarra elettrica.

Essendo la nostra prima chitarra elettrica, non è detto che vogliamo spendere un capitale: con questa
premessa possiamo scegliere se comprarne una usata o una nuova ma poco 'prestigiosa'. Il mio
consiglio è di comprarne una usata. Certo, acquistando una chitarra di seconda (o terza, o quarta...)
mano dovremo stare bene attenti che non presenti problemi o difetti gravi, però ci basterà essere un
po' svegli per portarci a casa a poco prezzo uno strumento di qualità eccellente, con cui sarà tutto
più facile. Senza contare che una chitarra davvero di qualità può essere pressochè eterna.
Comprandone invece una nuova ma di marca ignota o quasi rischiamo, spendendo gli stessi soldi, di
avere tra le mani uno strumento di qualità mediocre, che non ci darà una mano nell'apprendimento e
che probabilmente dovremo cambiare quando saremo diventati bravi e sentiremo la necessità di
'qualcosa di più'.

Qualcuno si chiederà: "come può uno strumento aiutarci a suonare?". Può eccome: una buona
tastiera, dei buoni tasti, dei buoni pickup, la qualità dei legni e dei materiali...sono tutti elementi che
ci aiuteranno sia a migliorare la nostra tecnica, sia a ottenere buoni risultati. Spesso chitarre di
cattiva qualità richiedono una maggiore pressione sulle corde, presentano una tastiera più lenta e
offrono suoni meno apprezzabili.

A questo punto però bisogna chiarire che non tutte le chitarre sconosciute sono cattive chitarre e
non tutte le chitarre di buona marca sono buone chitarre: l'unico modo per individuare una chitarra
qualitativamente buona è provarla. Proprio per questo ci sarà d'aiuto aver suonato un po' sulla
chitarra acustica: sapremo capire subito se la chitarra che stiamo provando ha un carattere diverso
da quello che ci aspettiamo.

Ora ci resta da capire solo cosa deve avere la nostra chitarra. Tralasciando tutto ciò che riguarda
l'estetica che naturalmente non dipende da un giudizio oggettivo, possiamo dare un'occhiata alle più
diffuse soluzioni, agli 'optional' e alle dotazioni di ogni strumento tenendo sempre presente il genere
di uso che abbiamo in mente.

Per quanto riguarda l'elettronica è sempre bene tenere presente le differenze sostanziali tra i vari tipi
di pickup1, attivi e passivi2, single-coil e humbucker. In realtà con ogni buona chitarra elettrica si
può suonare qualunque genere, però avere sotto mano il materiale giusto ci aiuterà.

Un altro elemento da tener presente è il ponte mobile. Molte chitarre montano questo dispositivo: è
chiaro che diventa una complicazione inutile se ci interessa solo suonare basi punkrock, ma con
l'esperienza possiamo sempre imparare a farne buon uso e si può rivelare molto utile. Insomma,
comporta qualche problema in più nel cambio-corde e nell'accordatura, però probabilmente ci
tornerà comodo. A nostra discrezione, decidiamo in base al genere che abbiamo in mente, come già

1
Il pickup è un piccolo trasduttore: si tratta fondamentalmente di un magnete stretto in avvolgimenti di rame e collocato
sotto la corda.
2
I pickup attivi possiedono un segnale di uscita molto più alto dei normali pickup passivi, poichè dotati di un
preamplificatore alimentato da una batteria da 9v.
detto il ponte mobile non serve a molto se vogliamo suonare solo accompagnamenti o come chitarra
ritmica.

Diamo un'occhiata alla qualità delle meccaniche (meccaniche buone non richiedono alcuno sforzo
nell'accordatura), alla presenza eventuale del blocco corde prima del capotasto (delle viti che
fissano le corde affinchè non si scordino usando il ponte mobile), osserviamo il profilo del manico
per capire se soffre di lieve torsione, controlliamo che i tasti metallici siano adeguati alle nostre
esigenze e non richiedano troppo sforzo alle dita della mano sinistra.

Collegare chitarra, effetti e ampli


Rapida occhiata sui collegamenti fondamentali che dobbiamo creare tra il nostro strumento e
l'amplificazione.

Innanzitutto consideriamo i cavi: esistono svariati tipi di cavi, ma l'unica cosa di cui bisogna
davvero curarsi è che siano ben schermati. Ma un'altro fattore costitutivo dei cavi può essere
importante: la lunghezza.

Il suono generato da pickup1 passivi infatti risente particolarmente di cavi troppo lunghi. Problema
inesistente invece per i pickup attivi2, visto che il suono di questi ultimi parte dallo strumento già
pre-amplificato. Per questo stesso motivo le elettroniche attive tollerano anche di più una cattiva
schermatura dei collegamenti, poichè eventuali ronzii e disturbi che di solito vengono amplificati
insieme al suono si avvertono di meno.

Solitamente, con un piccolo ampli domestico il collegamento più facile ed intuitivo è il chitarra-
effetti-ampli. Tutto facile, funziona. In realtà però è un tipo di collegamento piuttosto riduttivo,
soprattutto nel momento in cui abbiamo a disposizione una buona preamplificazione: possiamo ad
esso collegare gli effetti almeno secondo due sistemi, a cascata (tutti gli effetti tra pre e ampli) o in
send/return (pre-effetti-pre-ampli).
Accordare la chitarra
Oltre ad essere un'abilità che dobbiamo forzatamente possedere, è anche un pratico esercizio per
affinare l'orecchio: vediamo come accordare la nostra chitarra.

Quando si è agli inizi accordare la chitarra può essere davvero difficile, molto più difficile che
suonare qualche accordo. Ci servirà un bel po' di esercizio per riuscire ad accordare con disinvoltura
le sei corde, ma soprattutto ci servirà molta pazienza: dobbiamo assolutamente resistere alla
tentazione di utilizzare un'accordatore elettronico.

Prima di iniziare però dobbiamo sapere quali sono le note che dobbiamo ottenere da ciascuna corda:
l'accordatura standard è detta EADGBe. Questa strana sigla ha in realtà un significato molto
semplice da comprenderle, ma per poterne parlare dobbiamo fare un salto indietro e vedere la
siglatura internazionale delle sette note:

DO = C; RE = D; MI = E; FA = F; SOL = G; LA = A; SI = B

Un modo migliore per memorizzare e ricorrdarli la terminologia internazionale è quella di partire


dal LA con la scala e cioè (LA,SI,DO,RE,MI,FA,SOL) e andare in ordine alfabetico partendo dalla
lettera A e cioè (A,B,C,D,E,F,G). In questo modo basta ricordarsi che la lettera A corrisponde alla
nota LA il resto viene seguedo la scala normale delle note.

Se siamo abituati ai nomi tradizionali delle note ci troveremo un po' in difficoltà a memorizzare
queste sigle, ma sono veramente fondamentali per suonare la chitarra, pertanto meglio impararle
bene fin da subito. Avevamo detto che l'accordatura si dice EADGBe: ora questa sigla assume un
senso. Indica infatti le sei note generate dalla vibrazione a vuoto (senza premere nessun tasto) delle
sei corde, partendo dalla corda più grave (la più spessa). Quest'ultima pertanto, suonata a vuoto,
dovrà generare un E, ossia un MI. La seconda corda un A, ossia un LA, e così via. L'ultima corda,
la più sottile, viene indicata da e: la lettera minuscola ci ricorda che si tratta di un MI inferiore di
un'ottava a quello della prima corda. Un piccolo schema per chiarire ulteriormente:

e (mi) -------------------------------------------------
B (si) -------------------------------------------------
G (sol) -------------------------------------------------
D (re) -------------------------------------------------
A (la) -------------------------------------------------
E (mi) -------------------------------------------------

Ecco le sei corde con le rispettive note. Finalmente possiamo passare all'accordatura vera e propria.

Per accordare lo strumento ci serve forzatamente un parametro esterno, ossia un suono da usare
come confronto: tale suono dev'essere sicuramente noto, quindi dobbiamo conoscerne la nota con
certezza. La nota universalmente utilizzata è il LA a 440Hz, con frequenza naturale definita da un
numero intero e corrispondente alla quinta corda (D'ora in poi le corde vengono lette in senso
opposto e cioè la prima corda corrisponde al Mi sottile, la seconda al Si e cosi via).

Dunque ci serve uno strumento in grado di restituirci con certezza un LA a 440Hz: abbiamo
diverse possibilità. A tale impiego si prestano infatti ottimamente diversi strumenti, primo tra tutti il
diapason: costituito da 2 barre metalliche, messo in vibrazione genera un LA perfetto. Il problema
è che questo LA risulta essere un'ottava più alto di quello che ci serve per la seconda corda della
chitarra (un LA appunto): dovremo avere buon orecchio. Si possono acquistare anche accordatori a
fiato, ossia particolari 'fischietti' che generano proprio il LA che interessa a noi. Oppure possiamo
affidarci a strumenti dall'accordatura più salda, come ad esempio un pianoforte.

Una volta che sappiamo dove reperire questo famoso LA, possiamo iniziare ad accordare la
"quinta" corda della nostra chitarra: la suoniamo senza premere nessun tasto e confrontiamo il
suono ottenuto con il LA di riferimento. Se la nostra corda emette un suono più grave dovremo
tenderla ulteriormente attraverso la chiavetta (meccanica) corrispondente, se il suono è troppo acuto
dovremo invece renderla meno tesa intervenendo sempre sull'apposita meccanica. Quando i due
suoni ci appariranno identici (sempre tenendo conto del diverso timbro dei due strumenti...)
potremo procedere ad accordare le altre corde.

La quarta corda (D), la possiamo accordare prendendo come riferimento proprio la corda che
abbiamo appena accordato: premendo quest'ultima al 5° tasto otterremo il Re della quarta corda.
Lavoriamo confrontando i due suoni come fatto prima.

Il suono della terza corda (G) si ottiene in modo analogo, al 5° tasto della quarta corda. Invece la
seconda corda (B) corrisponde al 4° tasto della terza corda, mentre la prima corda (e) la otteniamo
dal 5° tasto della seconda.

Ci manca solo il MI della sesta corda: anche la prima corda è un MI, quindi possiamo lavorare
confrontando le due, ricordandoci sempre però che la prima corda è di un'ottava superiore. Oppure
possiamo accordare la sesta corda sapendo che il suo 5° tasto corrisponde alla quarta corda, al LA.

Decisamente complicato, vero? In realtà con un piccolo schema è molto più intuitivo: vediamo ora
le varie corde affiancate al loro suono di riferimento.

VI E = al 5° tasto è uguale alla V


V A = LA 440 (diapason, accordatore, pianoforte...)
IV D = V corda al 5° tasto
III G = IV corda al 5° tasto
II B = III corda al 4° tasto
I e = II corda al 5° tasto

Dunque si tratta fondamentalmente di confrontare un suono di riferimento con la corda che


dobbiamo accordare suonata a vuoto.

E' facile capire come ci voglia un orecchio ben allenato per svolgere con la dovuta precisione il
lavoro di confronto tra suoni: proprio per questo è un esercizio utilissimo e direi fondamentale. Il
mio consiglio è di cominciare a usare gli accordatori elettronici solo dopo aver affinato l'udito ed
aver imparato ad accordare con velocità da soli: l'accordatore può essere utile per velocizzare la
accordature ma non va considerato come una scorciatoia per imparare ad accordare.

Infine bisogna sottolineare che alcuni chitarristi utilizzano accordature diverse dalla standard
EADGBe: tali variazioni possono essere utili per semplificare le diteggiature volendo ottenere
particolari suoni, o semplicemente per sperimentare nuove sonorità. Si parla in particolare spesso di
"dropped C" o "dropped D": in questi casi la prima corda viene ribassata a C o D. Dunque le
accordature corrispondenti saranno DADGBe e CADGBe, ma le variazioni possibili sono infinite.
Di solito all'inizio di ogni tablatura o spartitura troviamo indicata l'accordatura in uso.
Accordare con ponte mobile
Impariamo ad accordare una chitarra che monta ponte mobile: una procedura piuttosto semplice, ma
che è opportuno tenere bene a mente.

Abbiamo capito il funzionamento del ponte mobile: ora non ci resta che capire come accordare
una chitarra che monta tale dispositivo usando le manopole per l'accordatura fin. Se non sappiamo
cosa sono andiamo a riprendere un paio di schemi:

Le viti di cui stiamo parlando sono indicate nel primo dalla lettera E, nel secondo dal numero 10.
Dunque, per iniziare ad accordare dovremo allentare il morsetto che si trova dietro al capotasto (A
nel primo schema): così con le meccaniche potremo accordare normalmente le corde.

Una volta accordate tutte e sei le corde, serriamo le viti del morsetto: così facendo isoliamo le
meccaniche, bloccandone l'accordatura.

E' ora di intervenire sulle viti per l'accordatura fine: ciascuna vite funziona come una piccola
meccanica e ci consente di ottenere velocemente un'accordatura precisa. Usando queste viti
possiamo quindi accordare velocemente la chitarra per ovviare a lievi scordature dovute all'uso del
ponte mobile.

Le meccaniche in questo modo saranno usate piuttosto raramente, ossia quando dovremo cambiare
le corde oppure nel caso in cui dobbiamo suonare con accordature stravaganti: le viti per
l'accordatura fine infatti non consentono grandi passaggi di tono, avendo un'escursione limitata,
pertanto per passare ad esempio da E a C dovremo probabilmente svitare il morsetto e usare la
meccanica.

Ripassiamo:

1. Allentiamo il morsetto
2. Accordiamo normalmente usando le meccaniche
3. Serriamo il morsetto
4. Perfezioniamo l'accordatura con le viti

Alcuni appunti: innanzitutto, le viti per l'accordatura fine si chiamano viti, ma in realtà non sono
tali! Si tratta di piccole manopole che si manipolano tranquillamente con le dita. Meglio specificare,
per non confonderci con altre viti (ad esempio quelle usate per regolare l'action delle corde...!).

Infine, ricordiamoci che il morsetto che sta dietro al capotasto NON regge da solo la tensione delle
corde! Dunque, anche quando è serrato, le meccaniche non possono essere spostate, perchè
l'accordatura si perderebbe comunque!
Introduzione agli effetti per chitarra elettrica
Distorsione, overdrive, tremolo, chorus, flanger, wahwah, delay, cry, limiter, compressor, doubling,
step, pitch shifting: gli effetti per chitarra sono tantissimi ed è sempre difficile conoscerli tutti ed
orientarsi nel loro utilizzo.

Nella maggior parte dei casi per suonare bene la chitarra elettrica non è sufficiente avere una buona
tecnica: bisogna conoscere i vari effetti che possono essere applicati al suono e per fare ciò è di
grande aiuto sapere anche come essi intervengono.

A livello fisico di "hardware" gli effetti si possono presentare in forme diverse, senza contare che
ormai quasi tutte le testate in vendita possiedono diversi canali e diversi effetti installati.
Naturalmente i vari moduli possono essere collegati tra loro per avere a disposizione una più ampia
gamma di effetti tra cui scegliere.

Per quanto riguarda invece l'effetto vero e proprio, si tratta sempre di una modificazione attuata sul
segnale sonoro in arrivo dalla chitarra. In base al tipo di cambiamento che l'onda subisce, si hanno
diversi tipi di effetto, ma bisogna tener presente che per ogni modello di modificazione dell'onda
(ossia per ogni effetto) esistono diverse possibili regolazioni: i suoni riproducibili sono dunque
davvero infiniti, se consideriamo il numero di effetti, tutte le loro regolazioni e le loro possibili
combinazioni.

Quali effetti compro?


Gli effetti sono sul mercato sotto diverse forme: quali scegliere? Quali sono le differenze? Brevi
indicazioni per orientarsi..

L'effettistica può essere analizzata almeno sotto due punti di vista: il primo riguarda l'effetto in sè,
come manipolazione del suono. Il secondo invece prende in considerazione l'hardware, ossia
l'unità fisica che racchiude l'effetto (o gli effetti).

Quest'ultimo aspetto è importantissimo per stabilire di cosa abbiamo bisogno: il mercato infatti ci
presenta gli effetti in almeno tre forme.

La prima forma, che chiamiamo in causa e scartiamo subito, è l'unità rack. Le unità rack sono
quelle specie di cassettiere che vediamo ai concerti: unità in grado di gestire diversi effetti
contemporaneamente (compresi effetti 'esterni' come i pedali) e comandate da una pedaliera MIDI.
Comunque come già accennato, per il momento non ne parliamo troppo, visto che di certo non ci
sarà utile acquistarne una finchè non vorremo allestire l'impianto per un concerto di mano nostra.

A questo punto dobbiamo analizzare altri due sistemi: i singoli pedali ed i multi-effetto.

I multi-effetto si presentano fondamentalmente in due forme: da pavimento e da 'studio'. I primi


sono vere e proprie pedaliere, i secondi necessitano di essere collegati ad altre pedaliere per
consentire lo switch immediato tra gli effetti, che altrimenti vanno impostati a mano.
Tutti i multi-effetto, lo dice il nome, consentono di gestire una grande quantità di effetti diversi,
solitamente suddivisi in 'moduli'. In pratica abbiamo la possibilità di impostare un certo numero
di moduli diversi, applicando in ognuno di essi gli effetti che vogliamo e poi, mentre suoniamo,
possiamo passare da un modulo all'altro premendo i pedali.

Ogni pedale singolo, invece, contiene un solo effetto con relative regolazioni. A riguardo c'è poco
da dire: premendo il pedale attiviamo l'effetto, premendo nuovamente il pedale lo disinseriamo.

E ora rispondiamo: cosa ci conviene comprare?

Sulla carta i multi-effetto sono senz'altro vantaggiosi: con un prezzo tutto sommato ragionevole ci
possiamo portare a casa tutti gli effetti di cui avremo bisogno (ed anche di più). Va detto che spesso
i pedali singoli offrono risultati qualitativi più apprezzabili (=un miglior suono!) ed una maggiore e
più 'fine' regolazione dei parametri dell'effetto.

Una cosa è certa: all'inizio conviene scegliere un buon multi-effetto, magari a pedaliera, così da
poterlo usare tranquillamente anche su un palco. In questo modo, avendo a disposizione tutti gli
effetti esistenti, potremo davvero imparare a conoscerli e gestirli.

A questo punto possiamo decidere se continuare con una pedaliera multi-effetto o compiere quel
passo che molti chitarristi ritengono necessario, ossia la creazione di una personale pedaliera
composta da singoli pedali collegati tra loro. Questo passo ci consente di scegliere direttamente
quali effetti acquistare e integrare nella nostra pedaliera, con la certezza di avere sempre uno
standard qualitativo alto.

Bisogna dire che alcune pedaliere multi-effetto in realtà ci possono dare la stessa qualità dei pedali
singoli: a questo punto la valutazione è solo economica, tenendo presente che se ci creiamo una
pedaliera di effetti singoli spendiamo in proporzione al numero di pedali che compriamo, quindi al
numero di effetti che usiamo.
La mano destra
Molti dubbi attanagliano i neofiti: qual'è la posizione corretta della mano destra? Deve appoggiarsi
allo strumento o no? Facciamo chiarezza!

La posizione della mano sinistra non desta mai perplessità, perchè è definita dai tasti che dobbiamo
suonare.

Invece la mano destra, soprattutto agli inizi, ci fa impazzire: esistono tanti


modi per suonare e spesso ci troviamo ad avere le dita in posizioni
scomode. I problemi nascono dal fatto che abbiamo spesso la necessità di
appoggiarci in un punto fisso, sia per mantenere la mano destra più stabile,
sia per orientarci sulle corde.

Finchè si tratta di suonare accordi, i problemi sono


contenuti: l'unica cosa che può destare qualche
preoccupazione è il palm-muting3, che ci richiede
di suonare con un gran lavoro di polso, vincolando
il fianco della mano al contatto con le corde. Se siamo soliti suonare con
ampi gesti dell'avanbraccio dovremo abituarci a cambiare velocemente
stile, poggiando la mano sulle corde e suonando con il polso: questione di
allenamento. I grossi dubbi vengono però quando dobbiamo suonare
singole corde o gruppi di corde distanti, nel pizzicato o negli assoli ad
esempio. Vediamo dove mettere questa mano!

Se dobbiamo suonare senza plettro solo le prime 3 corde (EAD) potremmo trovarci comodi
suonando come se si trattasse di un basso: appoggiamo il pollice sul bordo superiore del pickup e
con indice e medio andiamo a pizzicare le corde. Facile e rapido.

Se invece dobbiamo suonare solo le ultime corde possiamo tranquillamente appoggiarci, sempre
con il pollice, sulle corde superiori.

Ma quando dobbiamo pizzicare diverse corde con il plettro, come accade in quasi tutti gli assoli e le
scale? Qualcuno si trova comodo appoggiandosi con i mignolo sul body, un po' più in basso del Mi
cantino. Altri si appoggiano anche alla struttura del ponte con l'intero palmo, ma così finiamo per
suonare troppo vicini al ponte stesso, ottenendo suoni metallici e poco profondi.

Suonare in sospensione sulle corde non è poi così difficile: agli inizi, certo, ci sembrerà impossibile.
Sbaglieremo spesso corda, affonderemo male...ma il senso dell'orientamento spaziale sullo
strumento è un istinto che prima o poi bisogna affinare e la fermezza della mano destra è
indispensabile.

Quindi, esercitiamoci a suonare cercando meno appigli possibile!

E soprattutto ricordiamoci che possiamo sempre contare sulle corde che non suoniamo,
appoggiandoci su di esse non solo recuperiamo la posizione facilmente ma evitiamo anche di farle
vibrare innavertitamente!
3
Il Palm-Muting è una delle tecniche più importanti ed utilizzate: è molto semplice da imparare ma non è facile
padroneggiarla appieno. Consiste nell'appoggiare, mentre si suona, il palmo della mano destra sulle corde, smorzandone
così la vibrazione.
Come impugnare il plettro, come usarlo: basilari informazioni da
tenere presente.
Il plettro è fondamentalmente un sottile triangolo di plastica usato per mettere in vibrazione le
corde. Naturalmente ne esistono di diversi materiali e forme, ma la caratteristica che più ne
influenza la prestazione è il suo spessore, indicato in millimetri: un plettro più spesso è anche più
rigido e quindi non si fletterà a contatto con le corde. Ognuno si trova bene con un tipo di plettro
diverso, quindi è bene provarne diversi per trovare quello adatto al nostro stile: per suonare bene è
anche importante avere un buon feeling con il proprio plettro.

Di solito il plettro si stringe tra pollice e indice, ma si può anche impugnare tra pollice e medio. E'
necessario che il plettro sia ben saldo tra le nostre dita, tuttavia l'impugnatura dev'essere sciolta e
consentire un certo gioco al plettro, in modo da assecondare le sue reazioni a contatto con le corde.

Osserviamo il primo schema (è vero, le corde non hanno


tutte lo stesso diametro..chiedo scusa!). Possiamo suonare
inclinando il plettro in modo diverso rispetto alle corde: la
prima posizione solitamente si usa nelle pennate verso il
basso, per far sì che il plettro scorra più facilmente sulle
corde. La seconda posizione piuttosto neutra può essere
usata in pennate alternate o suonando poche corde
contemporaneamente. Infine, la terza posizione, si usa
solitamente per la pennata dal basso.

Ora guardiamo il secondo schema: si tratta ancora di tre


diverse posizioni del plettro, ma questa volta vediamo
'l'affondamento' nelle corde: la posizione che causa una
maggior vibrazione della corda è senz'altro la C, con
l'intera punta del plettro tra le corde, ma in questa posizione è anche piuttosto difficile suonare
velocemente, cosa che invece ci riuscirà semplicissima con la posizione A, ossia sfiorando appena
le corde. Tornando per un istante al primo schema, possiamo infine notare che mantenendo il plettro
inclinato come in 1° e 3° posizione potremo suonare velocemente pur affondando come in
posizione C, perchè l'inclinazione del plettro ci aiuterà a scorrere tra le varie corde: si tratta di un
comodo compromesso e abbiamo ora capito perchè la posizione n°2 sia meno istintiva.
Il pollice (mano sinistra)
Dove mettiamo il pollice? Come lo posizioniamo sul manico? Togliamoci qualche dubbio evitando
pericolosi errori di impostazione.

Solitamente la posizione del pollice si trova istintivamente già dal primo approccio con lo
strumento. Tuttavia si rischia sempre di incappare in qualche errore di impostazione che può darci
problemi per il futuro: meglio dunque chiarire rapidamente questo dettaglio che può influire
parecchio sulla nostra tecnica e velocità d'esecuzione.

Naturalmente non esiste una regola universale: molto dipende dalle nostre abitudini, dalla nostra
comodità e dal genere che suoniamo. Ciascuno si avvicina alla chitarra in modo personale e non è
detto che una posizione del pollice inusuale sia necessariamente 'sbagliata' o porti a qualche
svantaggio.

Detto ciò, cerchiamo di capire quali sono, in linea di massima, le impostazioni più diffuse ed
istintive per quanto riguarda il pollice della mano sinistra: esse dipendono fondamentalmente da ciò
che stiamo suonando.

Nel momento in cui suoniamo tendiamo a premere con il pollice sul dorso del manico: tale
posizione ci consente di tenere le dita ben pigiate sulle corde. E' lo stesso principio di una pinza in
pratica, un gesto molto spontaneo e fondamentale: una giusta forza ed un giusto posizionamento del
pollice ci consentono di tenere la mano sinistra più 'ferma', dosando l'energia con cui premiamo le
corde. Senza contare che quando ci spostiamo lungo la tastiera è proprio il pollice che, esercitando
più o meno pressione, ci ferma la mano nella posizione che vogliamo.

Se suoniamo accordi 'normali' (per esempio


powerchords) il nostro pollice si porta dietro le corde
che suoniamo (nel caso del powerchord dunque, il
pollice finisce nella parte alta del manico, dietro le
prime 3/4 corde).
Se suoniamo invece in barrè la posizione cambia: sappiamo
bene che il dito più ciritico, in questo caso, è l'indice che
esercita la sua pressione su tutte le corde. Proprio per questo
il pollice va a posizionarsi orizzontalmente proprio
contrapposto all'indice e perlopiù al centro (in senso
verticale) del manico, così da aiutare a distribuire la
pressione su tutte le corde.

Tuttavia il pollice non è sempre relegato nella


parte posteriore del manico: può talvolta tornarci
utile anche sulla tastiera, per almeno due motivi.
Innanzitutto può mutare il Mi basso (la prima
corda, E), appoggiandosi su di essa senza
premerla.

Questa impostazione ci può risultare molto


comoda se suoniamo con un certa 'forza' e non
vogliamo fastidiose vibrazioni della prima
corda.

Ma se possiamo mutarla con una leggera


pressione...allora possiamo anche pigiarla! Ebbene
sì, raramente ci tornerà utile, però il pollice può
anche premere la prima corda

Posizione che ci può essere utile per qualche


virtuosismo, ma che è molto usata per il basso,
dove il manico è più stretto e risulta più agevole
portare il pollice sui tasti.