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STATUTI DI MILANO
V O L G A R I Z Z A TI

CON NOTE, E SPIEGAZIONI

A pubblica intelligenza , e utilità.

IN MILANO. MDCCLXXIII.
º

APPRESSO GIUSEPPE GALEAzzI REGIO STAMPATORE.


Con licenza del Superiori, e Privilegio.
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AP A O E AM V O.

ſº. Egli è vero, come è veriſſimo, che non vi


è Nazione, non Popolo alcuno, il quale
poſſa vivere bene, e felicemente ſenza la
ſcorta di quelle provvide Leggi, che dal
diritto delle Genti, e dal comun ſenſo degli uomini,
condotto dalla ragione, furono un tempo autorizzate
e introdotte, e che perciò Leggi comuni ſi appella
no; egli è vero altresì, che non eſſendo, nè poten
do eſſere eguale la condizione dei Popoli, e delle
Nazioni ſteſſe, e per diverſità di temperamento, e
di clima, e per la varia natura del coſtumi, e ſoprat
tutto non eſſendo, nè potendo eſſere ſempre eguali le
influenze del tempo, da cui l'eſperienza, grande mae
a 2. ſira
1V

ſtra del Mondo Politico, prender deve le regole più


accertate, e i dettami della pubblica, e della privata
Economia Civile; non ſi potrà perciò da alcun Po
polo, o Società d'uomini in particolare vivere bene,
e tranquillamente ; ſe oltre la ſcorta delle predette
Leggi comuni, non ſiano a ſufficienza provvedute le
ſocietà particolari di altre Leggi loro proprie, le
quali a differenza delle comuni, con un vocabolo da'
Latini derivato, Municipali ſi vogliono chiamare (a).
Non vi è infatti Città d'Italia di qualche nome,
la quale per lo vantaggio del ſuoi Cittadini non abbia
o più toſto, o più tardi promulgate, e ſtabilite ſiffatte
Leggi. La noſtra Milano, illuſtre capo della Inſubria,
fu certamente fra le prime , poichè incominciò a
reſpirare dalla lunga e barbara oppreſſione de' Goti
e de Longobardi , anzi nella ſcelta delle ſue Leggi
municipali ſeppe ella con tale e tanto ſenno, per
quanto comportava la condizione di que tempi,
accoppiare l'utile all'oneſto, ed alla giuſtizia l'equità,
che per teſtimonianza di graviſſimi Scrittori, parecchie
Nazioni dell'Italia ne imitarono l'autorevole eſempio,
e Ile

(a) I Municipi, benchè ſudditi della Romana Repubblica, avevano il di


ritto di poter vivere ſecondo le loro leggi. Le Colonie non godevano di
un tal privilegio.
v

e ne adottarono exiandio la norma ſteſſa, e lo


ſpirito di legislazione.
Or queſte Leggi municipali, che prima portavano
preciſamente il titolo di conſuetudini (a) furono già
promulgate in vari tempi, e ne differenti ſtati del
civile governo de Milaneſi, ora retto da Capitani,
ora da Conſoli, ora da Podeſtà, come per tutte le
Patrie Storie è dimoſtrato. Ma poichè dopo le tante
vicende, cangiò Milano il ſuo antico ſiſtema, e col
favore dell'Imperatore Enrico vi ſtabilirono i Viſconti
la loro precaria Signoria, dovettero le predette Leggi
ſottogiacere a varie mutazioni di tempo in tempo
accadute, e ſingolarmente ſotto il Dominio di Luchino
Viſconti, il quale nell' anno 1 3 5 1. fece di eſſe
compilare, e pubblicare una Riforma (b). Inſignito
poi del titolo di Duca di Milano Gioanni Galeazzo
Viſconti, e meglio ſtabilite, ed ordinate le coſe dell'
ampio ſuo Dominio, fra le altre opere degne di un
Principe grande e magnanimo, di cui reſtano tuttora
le glorioſe memorie, applicò l' animo ad una nuova
com

(a) Nella celebre Biblioteca Ambroſiana ſi conſerva un antico originale


manoſcritto del 12 i 6.
(b) Ciò ſi ricava dal Proemio della Riforma, premeſſo alla pubblicazione
del I 396.

l
Vi

coiattone delle mentovate Leggi , e annullate


alcune non bene purgate dalla barbarie Longobarda,
e riformate altre, le quali non erano compatibili
col ſiſtema di que tempi, ne autorizzò una nuova
pubblicazione, la quale accadde nell' anno 1396.
Eſtinta in Filippo Maria la linea de Viſconti, e
ſucceduti nel Ducato di Milano gli Sforzeſchi, Ludo
vico Maria, ſoprannominato il Moro, conoſcendo che
per il vantaggio e tranquillità pubblica era tuttavia
neceſſario il ridurle ad una più ordinata categoria, e
raccoglierle a pubblica notizia in un giuſto volume,
ſcelſe a tal uopo dal Senato uomini eccellenti nella
Giuriſprudenza, e dal Collegio de Giuriſconſulti i più
dotti ed eſperimentati (a) e coll' opera, e collo ſtu
dio di queſti valentº uomini riformando tutto ciò che
allora ſi credette o ſuperfluo, o incompatibile colle
circoſtanze del tempi, e riſchiarando ciò che negli an
tichi Codici ſi trovò di oſcuro, o di ambiguo, ne fece
pubblicare la prima Parte con ſuo Decreto firmato
l'anno 1498. Nè tardò di molto a perfezionarſi an
che la ſeconda, fu queſta pubblicata l'anno 15o2. con
Regio Decreto di Ludovico XII. Re Criſtianiſſimo,
nel di cui potere era venuto queſto Ducato.
Dalle
(a) Diploma di Ludovico Maria Sforza.
vij
Dalle memorate due Parti, o come altri chiamano
Volumi, viene formato il noſtro Codice delle Leggi
-
municipali, che abbiamo di preſente ſotto il nome
di Statuti. Or queſto Codice ſtatutario ſta ſcritto,
come a tutti è noto, in lingua latina; chi però non
vede che non può eſſere inteſo dal volgo, val a dire
dalla maggior parte di coloro, a quali ſono dirette le
Leggi che contiene ? Chi può negare in oltre che
queſto ſtile latino ſia rozzo, anzi che no, e involto
talora in un certo formulario ripieno di ſoleciſmi e di
barbariſmi; potrà egli forſe non diſpiacere a que dotti
noſtri Giureconſulti, a quali non è ignota quella ſchiet
ita, ed aurea eleganza, che con piacere ſi ammira
nella maggior parte delle Leggi Romane regiſtrate nel
Codice Giuſtinianeo ? Difetto fu forſe queſto, io nol
contendo, de tempi piuttoſto, che de Compilatori,
i quali o vollero, o dovettero accomodarſi alla capa
cità ed al guſto di quel ſecolo, in cui eſſi viveano:
ſecolo, in cui le Belle lettere e le Scienze non aveano
per anche del tutto ſcoſſa quella triſta e ſordida pol
vere, dalla quale furono per buon ſpazio di tempo
ingombrate, dappoichè le tante barbare Nazioni, le
une ſuccedendo alle altre, ſignoreggiarono queſta bella
parte di Mondo, dico l'Italia. -

Grande però, conviene pur dirla, fu a l'a-


CCIl
V Il

fie e la forza che la riſpettabile Antichità aver


ſuole, anche ne ſuoi difetti ſopra il genio e lo ſpi
rito degli uomini, avvegnachè non volgari. Io oſſervo
che le perſone del Foro, malgrado gl'incomodi tutti
che riſentono da una cattiva latinità , la quale tal
volta giugne a confondere per fino, e ad alterare lo
ſpirito ſteſſo della Legge (come ſi farà da me oſſer
vare nella ſerie dell' Opera) hanno nondimeno pro
feſſata una molto coſtante, e direi quaſi, ſcrupoloſa
venerazione verſo l'antico formulario, col quale fu
rono già ſcritte e regiſtrate queſte Leggi ſtatutarie;
non è perciò da meravigliarſi, ſe dopo il corſo di ol,
tre a tre ſecoli e mezzo, dacchè furono pubblicate,
non ſiaſi mai venuto nella lodevole , utile, anzi ne
ceſſaria determinazione di ripulirle e dirozzarle, nè
di ridurle a minor mole con togliere le molte ſuper
fluità, vizio ordinario delle Leggi popolari, nè di di
ſporle con ordine e categoria migliore ; perciocchè
egli è chiaro che queſte noſtre Leggi patrie per ſerie
de tempi, e non di materie furono anticamente regi
ſtrate. - -

Molto meno poi era da aſpettarſi, che in alcun


tempo ſi prendeſſe in conſiderazione quel grande van
taggio che ſi ſarebbe recato al pubblico, ſe queſta
ſteſſa materia ſtatutaria ſciolta dagl'inviluppi di una
egual
1X

egualmente rozza che oſcura latinità ſi foſſe portata


ad una più facile, più comune, e dirò così, popolare
intelligenza, mercè un chiaro e letterale volgarizza
mento; nè ciò deve ſembrar nuovo, dacchè altri Do
minj confinanti ce ne hanno dato e danno tuttavia
un aſſai chiaro ed illuſtre eſempio ; perciocchè altre
Leggi non propongono a Popoli, che ſcritte nella
patria lingua. -

Che ſe pregio dell' opera ſtato ſarebbe il mettere


ſotto gli occhi del Pubblico queſte ſue Leggi nella
forma che ho diviſata, molto più, e d'aſſai ſarebbeſi
recato giovamento alli non dotti, ſe oltre l'eſpoſi
zione ſemplice e chiara del teſto latino nel noſtro
volgare italiano, vi ſi foſſero aggiunte, ove il biſogno
lo richiedeſſe, le note e le ſpiegazioni. Per quanto
tutte le Leggi ſcritte, e regiſtrate in qualunque lin
guaggio debbano eſſere chiare, preciſe, e intelligibili,
e perciò nè tanto brevi nella loro eſpoſizione e conciſe
che involgano oſcurità, nè tanto proliſſe che apportino
confuſione, nol ſono però tutte in fatti, e ſoſtan
zialmente per l'imperfezione dell' umano intelletto.
Conoſcendo perciò la neceſſità di commentare ad uſo
del Foro queſte ſteſſe noſtre Leggi municipali, vi
s impiegarono due Giureconſulti, già da due e più
ſecoli ſcorſi, cioè Catelliano Cotta , e Orazio Car
pa
-

Codice, ſarebbe, ſe non erro, opportuna coſa il


precedere quelle definizioni che ſi chiamano di nome,
e lo ſpiegare quelle fraſi e formole legali, di cui è
ripieno; ſarebbe in oltre neceſſario il citare in più
luoghi quando il Teſto, quando la Gloſa della Legge
comune; perciocchè non ſolo, come ſi è di ſopra ac
cennato, queſti noſtri Statuti ſi riportano più volte
a ciò che diſpone il Gius comune, ma per univer
ſale ſentimento de DD., tutte le Leggi municipali
di qualunque ſiaſi Nazione ricevono da queſto ſteſſo
Gius comune la loro prima e naturale interpretazione,
e tanto più in quel caſi, che pur ſono moltiſſimi, ai
quali non avendo a ſufficienza provveduto le Leggi muni
cipali di un tale, o tal altro Paeſe, rimangano perciò
naturalmente nella diſpoſizione della Legge comune.
Quanto però fin qui ſi è detto non baſterebbe
per illuminare il Pubblico ſu di queſta per ſe vaſta,
e moltiplice materia. Dacchè gli Statuti riſtretti per
loro origine e natura alla ſola Città e Ducato di Mi
lano non ſi credettero col tratto del tempo, e col
notabile cangiamento di Governo ſufficienti per la
univerſale Economia Civile e Criminale; così furono
in ſeguito promulgate altre Leggi e altri Decreti col
nome di Nuove Coſtituzioni della Provincia e Do
minio Milaneſe.
b 2. Re
X1

Nei al poſſeſſo del Ducato di Milano gli Sfor


zeſchi, in vigore della celebre Pace ſegnata in Bo
logna l'anno 1529. , ebbe Franceſco II. Sforza
il penſiere di ordinarle, e ridurle in un ſol corpo;
ma prevenuto egli dalla morte, non potè perfezio
nare la diſegnata, anzi incominciata opera ; ebbe
però queſta il ſuo compimento ſotto il Dominio di
Carlo V. , a cui eſtinta in Franceſco II. la linea
Sforzeſca, fu devoluto il Ducato di Milano ; e
l'anno 1541. ſi pubblicarono le così dette Nuove
r
Coſtituzioni, confermate da Ceſareo Decreto.
Sono le Nuove Coſtituzioni tratte in buona parte
dagli antichi Decreti Ducali de Viſconti e degli Sfor
zeſchi, eſſe non ſolo in forza di Legge abbracciano
la Città e il Ducato di Milano, ma ſi eſtendono
ancora a tutto il Dominio e Provincia, e ſono rac
colte in un Volume diviſo in cinque libri ; Opera in
vero eccellente, e che ſi è meritata l'applauſo e l'am
mirazione de Valentuomini anche ſtranieri. Di queſte
convien pur dare contezza al Pubblico per quella in
trinſeca relazione e conneſſione che hanno con il Co
dice ſtatutario, o ſi conſideri la teorica, o ſi rifletti
alla pratica: niente meno per la ſteſſa ragione meri
tano di eſſere ricordati quegli Editti e Proclami Regi
(Gride comunemente ſi chiamano) che in vari tempi
ſono
- --

X11

ſono ſtati pubblicati e ſi vanno pubblicando in i.


Città e Dominio. Aggiunganſi i Decreti de due Ma
giſtrati (a), e ſopra tutto gli Ordini, le Sentenze,
e le deciſioni emanate dal Senato, al quale appartiene
la dichiarazione delle noſtre Leggi municipali quando
fi tratta di un dubbio rilevante, o in cauſe, nelle
quali cada queſtione ſopra la loro interpretazione, e
queſta debba aver forza di Legge univerſale: che ſe
ad ognuno del Popolo, o del Foro foſſe lecito d'in
terpretare a ſuo talento le Leggi ſcritte, chi non
vede che ciaſcuno le torcerebbe a ſuo vantaggio e ca
priccio ? Nè in fine ſeguendo l'ordine de tempi ſi
devono porre in ſilenzio tutte quelle recenti Ordina
zioni che in materia de pubblici carichi, e circa il
modo di ripartirgli ſono ſtate a noſtri giorni pubbli
cate col Nuovo Cenſo generale.
- Il formare a benefizio del Pubblico un' opera di
queſta natura ſecondo tutta la ſua eſtenſione, ſarebbe
ſtato ſenza dubbio impiego lodevole, e fatica degna
di un Profeſſore di Giuriſprudenza, de' quali in queſta
età molti ſono in numero, e commendevoli per valo
VC e

(a) Magiſtrato Camerale Ordinario, e Magiſtrato Straordinario. gueſto


ſecondo fu, per Decreto di Carlo V., ſoppreſſo l'anno 1541. Fu riſta
bilito l'anno 1563. per comando di Filippo II, - . -

- --

X1V

re. Non ſia però in diſgrado a queſti, ſe io, il quale .


non ſono Profeſſore, abbia voluto accingermi ad una
ſiffatta impreſa: l'infelice neceſſità, in cui, ed alcuni
miei amici, ed io pure mi ſono trovato parecchie
volte, di dovere ſollecitamente informarmi di un tale
o tal'altro Statuto per rapporto ſingolarmente a ra
gioni e diritti di Economia Ruſtica, mi ha finalmente
perſuaſo, eſſere diſdicevole e vituperoſa coſa ad un l
Cittadino l'ignorare anche a ſuo coſto le Leggi patrie.
Il motivo dunque di ſcrivere ſopra di queſta materia fu
per privata mia iſtruzione, fu per compiacere alle
replicate richieſte di un buon amico. Ma poichè
comunicai queſto penſiero a perſone di buon ſenno,
e fu creduta utile coſa al Pubblico, ſe queſta fatica
ſi foſſe data alla luce colle ſtampe ( coſa, da cui io
ero lontaniſſimo) mi convenne riteſſere l'opera, e
per formarne un giuſto volume, dovetti aggiugnere
altri Statuti della prima Parte, dacchè prima era il
numero riſtretto preciſamente a que ſoli contenuti nelle
Rubriche della ſeconda, ſiccome quelli appunto che
trattano di Economia Ruſtica, e di altre ſimili ma
terie ovvie e pratiche -
Io non farò qui molte parole ſopra le difficoltà
da me incontrate nel condurre a fine queſta Raccolta;
mi luſingo pur nondimeno, che tutti coloro, i quali
hanno
XV

ſhanno buona cognizione dell'uno e dell' altro lin


guaggio, latino e italiano, e che ſanno coſa voglia
dire Spirito della Legge, potranno prendere in buona
parte queſta mia qualunque ſiaſi fatica intrapreſa ad
unico fine di giovare al Pubblico ; anzi, perchè ſon
certo di non avere ſoddisfatto in tuttº i ſuoi punti ad
un oggetto così intereſſante, goderò ſommamente, e
mi recherò a pregio e onore ſingolare, ſe da altri
più di me illuminato colla ſcorta del pubblici, o
de privati Archivi (di cui io non ho potuto fare uſo
veruno) verrà ſupplito alle mie mancanze, e tanto più
ch' eſſendo l'indole e la natura di queſt Opera, in
cui ſi trattano e ſi ſpiegano Leggi di Civile Econo
mia, per ſe ſteſſa ampia, moltiplice, ed eſteſa; po
trà perciò ſempre eſſere capace e ſuſcettibile di nuove
rifleſſioni, note, ed aggiunte, portate dal tempo
e dalle vicende delle umane coſe.
Sebbene però nelle annotazioni, o per incidenza
dell' argomento, o per neceſſità della materia io abbia
in qualche luogo trattato di coſe forſe ſuperiori al bi
ſogno ed alla capacità degl'idioti, lo ſcopo principale
però è ſtato col tradurre dal latino nell'italiano buona
parte del noſtri Statuti, e col farvi ſopra alcune,
a mio credere, opportune rifleſſioni e ſpiegazioni,
di preſentare coſa utile e comoda alle perſone, le
- quali
xvj
quali non ſono nè letterate, nè dotte ſopra l'intelli
genza di una materia molto pratica e intereſſante,
e non bene, forſe, ancora riſchiarata.
Non dovranno pertanto ſembrare a taluno della
gente dotta e ſcienziata, ſe nelle mani per avventura
aveſſe queſta Raccolta , non dovranno, diſi, ſem
brare o pedanteſche le definizioni, o ſuperflue le ſpie
gazioni, o troppo trite e minute le annotazioni, o
inutili le patrie erudizioni, che tratto tratto ſi leg
gono in quella ſparſe; perciocchè, ſe io non erro,
tutte tendono a portare qualche lume in mezzo all'
oſcuro della infelice ignoranza, in cui vive la mag
gior parte del popolo, e di quello particolarmente,
che attende all' Agricoltura ; tendono a riſvegliare
la ſpenſieratezza e l'indolente inerzia ſulla domeſtica
economia di alquanti noſtri Concittadini; tendono in
fine a togliere molte falſe opinioni, e pregiudicate
o dal coſtume, o dalla educazione, o fomentate dall'
intereſſe e dalla emulazione.
Felice quel popolo, il quale è aſſiſtito da buone Leggi;
ma queſte devono eſſere immobilmente appoggiate a quel
due cardini, ſu de quali s'aggira ogni bene ordinata
Repubblica, ſecondo il noto detto del Savio (º).
O

(a) Puobus continetur Republica, premio & pani.


XV1

Io però parlo qui di quelle Leggi in perie -

le quali provvedono alla buona Economia delle Arti,


e ſopra tutto di quella, che io chiamo, e chiamerò
ſempre la ſovrana di tutte le Arti, voglio dire l'Agri
coltura. Noi non abbiamo certamente luogo a molto
deſiderare ſopra queſti due capi importanti altre nuove
Leggi, baſta il non ignorare, haſta l'oſſervare le an
tiche, che ſtanno regiſtrate nel ſecondo Volume del no
ſtro Codice ſtatutario: il punto ſta che la cognizione
di queſte Leggi non ſia tenuta per una ſcienza arca
na, perchè ſolo riſtretta alla profeſſione de Cauſidici
e de Giureconſulti; vuol eſſere, per così dire, una
ſcienza popolare per quanto ſia poſſibile. Le Repub
bliche Greche e Italiane (ſcrive un celebre moderno
Autore) fino a che le Leggi furono della comune
notizia, e imparate per educazione, furono coſtuma
te, e crebbero maraviglioſamente. In Atene, in Iſ
parta, nell'antica Roma, oltrechè le Leggi ſi face
vano in pubblico, ſcrivevanſi ancora in certe tavolette
che ſi pendevano nel Tempi e nelle Piazze, e ſcri
vevanſi nella lingua comune del Popolo (a). -

Dalla ſcienza delle patrie Leggi dipende la pub


blica e la privata tranquillità , e in fatti, per dire
- C - al

(a) Abate Genoveſi nelle Lezioni di Economia civile. Parte I, cap. XXII.
-

alcuna coſa del noſtro propoſito, a chi mai non ſono


note le conteſe che tutto di inſorgono o tra i Compoſ
ſeſſori per titolo di qualche ſervitù o urbana, o ru
ftica, per ſervirmi della fraſe de Giuriſti, o tra gli
Utenti delle acque per loro uſo e ragione? Chi non
ſa ancora le quante volte o per l'umore inquieto di
un cattivo vicino ſempre avido e intento ad acquiſta
re, o per la dappocaggine di un traſcurato Caſtaldo
ſi ſiano impegnati alcuni Capi di famiglia con gra
viſſimo diſpendio delle loro ſoſtanze a promovere, o
a ſoſtenere lunghe e rabbioſe liti per un muro diviſo
rio, per una ſiepe, per un acceſſo o ſtrada, per una
pianta, in ſomma per coſe di non grande momento
in ſe, ma fatte grandiſſime o per puntiglio, o per le
conſeguenze dannoſe che ne potevano derivare.
Tutti queſti diſordini, e infiniti altri di ſimil ſorta
che qui non accade annoverare, ſono pur noti a chic
cheſſia, ma non ſo ſe a tutti ſia egualmente manifeſta
la vera cagione onde derivano. Egli è chiaro che
procedono in parte dalla fina malizia di alcuni ſem
pre avidi di dilatare i loro confini, e in parte dalla
ignoranza e dall'inerzia di altri ſempre traſcurati, e
sfaccendati. Concioſiachè, ſe un Cittadino in villa,
ſe un di lui Caſtaldo, e diciamo anche, ſe un Bi
folco, il quale non ſia zotico al par di un a Q
- XIX

ſapeſſero quello che in vigore delle noſtre Leggi mu


nicipali compete, o non compete nel tale o tal altro
incontro o novità; non ſi laſcierebbono eſſi ciecamente
ingannare da cattivi ſuggerimenti di alcuni conſiglieri,
che mai non mancano per fomento delle liti ; nè ſi
laſcierebbono o dal vicino, o dal compoſeſſore paz
zamente pregiudicare ne' loro diritti e ragioni, e quando
pure ciò avveniſſe, farebbono opportuno ricorſo a quel
rimedi che ſomminiſtra la provvida Legge; in ſomma
coll' eſſere tali uni più ſolleciti, ed avveduti nel con
ſervare il proprio, e tali altri meno ſcaltritamente
arditi nell' uſurpare l'altrui, queſti moſſi dal timore
delle veglianti pene, quegli dall'amore de propri van
staggi, ſi conſervarebbe fra Cittadini quella tranquil
lità, che formar deve l'oggetto principale di ogni Le
gislazione. Non ſi creda però alcuno, che io mi lu
ſinghi di poter portare aſſolutamente un rimedio certo
agli accennati diſordini, i quali ſi poſſono conſiderare
come altrettante malattie, che infettano e guaſtano
la civile ſocietà; ſono troppo perſuaſo, che malgrado
tutte le Leggi e comuni, e municipali, quantunque
chiare, quantunque note, finchè tra gli uomini vi ſarà
quel Mio, e quel Tuo, val a dire, finchè il Mondo
ſarà Mondo, vi ſaranno ſempre abuſi, diſordini, liti
e conteſe; concioſiachè proprio ciò ſia della miſera
- - e gua
XX

e guaſta umanità ; mi ſia però permeſſo lo ſperare


(del che mi appello al giudizio pratico, che il Pub
ſblico farà di queſta Raccolta), che, qualora un di
ligente Capo di famiglia , od anche un Coltivatore
di terre, nelle varie occaſioni contingibili, ſi facciano
a leggere queſte Carte, potranno agevolmente ſcan
ſare molte liti importune, e moleſti diſpendi con ac
corgerſi di per ſe del torto e del diritto in materia
ſtatutaria, che ſe io potrò ottenere ciò, e recare al
Pubblico un tale benefizio anche ſolo in parte, cre
derò di aver conſeguito non piccol frutto da queſta
qualunque ella ſiaſi fatica.
Vuolſi in fine avvertire il diſcreto Lettore, ch'eſ
ſendoſi voluto riſtrignere la preſente Raccolta ad una
certa claſſe e numero di Statuti, per le ragioni che
ſi addurranno in più luoghi nella ſerie dell' Opera;
ſho perciò dovuto tenere neceſſariamente un progreſſo,
dirò così, ſaltuario. Per maggior comodo però di
chiunque voglia confrontare gli Statuti latini colla
traduzione italiana , ho creduto opportuno mettere
a capo di ciaſcun Statuto volgarizzato le prime pa
role iniziali che ſtanno nel teſto latino corriſponden
te; ritenendo nel reſto l'ordine e la ſerie numerica,
nella quale ſi trovano naturalmente collocati gli Sta
tuti del primo e del ſecondo Volume.

AV
j
A V V E RT E N Z E PR E L IM IN A RI.
Utto il noſtro Codice Statutario contenuto in due volumi, è
diviſo in Rubriche, queſte ſi ſuddividono in Capitoli, oſſia
Statuti , che con tal nome ſaranno chiamati in queſta Raccolta,
nome derivato dal latino verbo Statuo, che in ſoſtanza ſignifica ſta
bilire, decretare, ordinare in forza di legge.
Delle Rubriche poi ( così dette perchè fu antico coſtume di
ſegnarle a colore roſſo, e davano il titolo delle leggi ) altre ſono
generali e primarie, altre particolari, ſubalterne e ſecondarie.
Sono gli Statuti certe leggi particolari e proprie, che ciaſcun
Popolo ha formate per ſe ; ſi dicono leggi particolari perchè non
inducono, nè poſſono indurre obbligo di oſſervanza ſe non riſpetto
a quelle perſone ſoltanto, le quali ſono di quel Comune, oſſia di
quella Giuriſdizione e Territorio in particolare; perciò queſti Sta
tuti abbracciano la ſola Città di Milano e ſuo Ducato, e non ſi
eſtendono alle altre Città di Lombardia; v. g. a Pavia, a Cremo
na, a Como, a Lodi, perchè queſte hanno eſſe pure le loro leggi
particolari e Statutarie (a).
Non così ſi dovrà dire delle Nuove Coſtituzioni, perchè que
ſte ( come dichiara il titolo ſteſſo che portano ) non ſolo ſi eſten
dono alla Città e Ducato di Milano, ma a tutte eziandio le altre
Città della Provincia e dello Stato. Quindi è, che negli Statuti
poſſiamo, propriamente parlando, riconoſcere il noſtro Gius Muni
s cipale privato; e nelle N. C. il Gius pubblico, oſſia Provinciale di
queſto Dominio Lombardo Auſtriaco. Ciò ſi è voluto avvertire fin
da principio, affinchè il Lettore, ogni qualvolta nella ſerie delle
note, e delle ſpiegazioni ſopra gli Statuti ſi farà menzione di que
ſte N. C., abbia preſente queſta utile, anzi neceſſaria rifleſſione.
Alcuni de' noſtri Statuti ſono , e ſi dicono conformi al Gius
Romano, che per la ſua eccellenza e antichità diceſi anche il Gius
comune; altri non ſono conformi, perchè contengono qualche mo
dificazione, o ampliativa, o riſtrettiva; altri in fine ſono contrari
al predetto Gius comune , come a ſuo luogo ſarà fatto oſſervare.
Queſti Statuti medeſimi ſi poſſono diſtinguere in tre claſſi; cioè
I.º in

(a) Vedi le Note fatte ſopra lo Statuto 114.


11]

Si poſſono per tanto gli Statuti intendere, e ſpiegare in ſignifi


vato improprio ſe ſaranno in materia favorevole ; ſe conterranno
coſe, che riſguardino il bene e l'utilità pubblica, ſecondo inſegna
l'antico aſſioma de Legislatori (a); ſe ſaranno conformi alla diſpo
ſizione delle leggi comuni, dalle quali le noſtre Statutarie debbono
ricevere la prima e naturale interpretazione; e finalmente ſi potran
no ſpiegare in ſignificato improprio per evitare la ſuperfluità e l'in
congruenza, vizio ordinario delle Leggi Popolari, -

Terzo. Quando un tale, o tal altro Statuto ſarà oſcuro e am


biguo, la ſpiegazione potrà deſumerſi dagli Statuti o anteriori, o
poſteriori (ſecondo l'inſegnamento di Paulo Giureconſulto (b); potrà
deſumerſi dagli Statuti analoghi , e correlativi , e dalla mente
degli Statuenti, come in queſto propoſito inſegnò il Filoſofo nella
ſua Morale (c); e potrà in fine deſumerſi dalla pratica e dalla con
ſuetudine,
prete delle la quale, ſecondo la comune de' DD., è ottima inter
leggi. a

Quarto. Ogni e qualunque Statuto debbeſi intendere eſſere in


verde oſſervanza, benchè non ne ſia venuto il caſo; che ſe, venuto
il caſo, ſi ſarà praticato, o deciſo l'oppoſto, ſi dovrà dire , che
un tale Statuto ſia ſtato abolito , o riformato dalla conſuetudine,
ogni volta però che queſta ſia inveterata, e non pregiudichi al ben
pubblico; dacchè, generalmente parlando, le conſuetudini antiche,
che non ſono impeditive della utilità pubblica , hanno forza e vi
gore di legge (d).
Che ſe talvolta non foſſe legittima conſuetudine, ma piuttoſto
abuſo, apparterrebbe al Principe, o a que' Magiſtrati, i quali
tengono e rappreſentano l'autorità legislativa il redintegrare e re
ſtituire al loro primiero vigore ed oſſervanza quegli Statuti utili
* 2 e buo

(a) Salus Populi ſuprema Lex eſto. | tunc rectum eſt, ut qua omiſit Legisla
(b) Non eſt novum , ut priores Leges ad tor, 6 deficit in ſimpliciter loquendo,
poſteriores trahantur – ſed & il emendetur ommiſum , quod Legislator
ad priores pertinent, niſi contrarie ſint; | ipſe ſi adeſſet utique faceret. Ariſt. Ethic.
idque multis argumentis probatur. Paul. I lib. 5. cap. I 5.
in L. 26., & 28. ff. de Legib. (d) L. Lang. 148. Ut lunga conſuetudo, que
(c) Quando igitur Lex univerſaliter loqui- utilitatem publicam non impedit pro Lege
tur, C accedit quid preter unirſi, ſervetur.
i ;

1V

e buoni, che dal diſordinato amore di libertà mal ſofferente il freno


delle leggi, foſſero col tempo ſtati alterati e corrotti dal Popolo,
Siccome al Principe appartiene e la correzione, e l'abolizione degli
Statuti antichi, e la pubblicazione, e la ſurrogazione de nuovi,
ſecondo le circoſtanze de tempi e la qualità del coſtumi, è così ve
riſſima e generaliſſima regola, che non tutti i ſiſtemi poſſono a tutte
le coſe accomodarſi, nè in queſte noſtre operazioni della vita ſo
cievole e civile ſi ha da cercare quello che ſia ſemplicemente, e per
ſe ſteſſo bene, che ciò ſarebbe in vano ; ma diverſe coſe rieſcono
utili a diverſi fini, e a diverſe perſone , e debbono eſſere accomo
date alla condizione de tempi, e ad altri particolari accidenti.
Quinto . Gli Statuti, regolarmente parlando , non ſi poſſono
eſtendere da perſona a perſona, da caſo a caſo, cioè dall' eſpreſſo
al non eſpreſſo; a riſerva però di quelle perſone e di que caſi, in
cui concorra il medeſimo fine della legge, e l'identità della ragio
ne , perchè allora non ſi dee dire che ſi faccia eſtenſione, ma
ſibbene dichiarazione della legge, come inſegnano i Dottori (a).
Seſto. Il Senato ha l'autorità non ſolo d'interpretare le Leggi
Statutarie, e le Nuove Coſtituzioni, e di concedere le Diſpenſe;
ma di riformare gli Statuti, e le dette N. C. (b).
In qual tempo ſiano ſtate decretate queſte Leggi Statutarie,
perduta opera ſarebbe il volerne accertare l'epoca . Egli è certo,
che furono in una lunga ſerie d'anni ordinate, ſecondo le circoſtanze
de tempi, e pubblicate dal Supremo Magiſtrato, detto il Podeſtà,
Uficio che equivaleva a quello di Pretore preſſo de Romani. s
Senza che io riferiſca qui le antiche leggi, delle quali il Me
rula, ed altri Storici antichi fanno menzione all'anno i 1oo., Ber
nardino Corio nella ſua celebre Storia Milaneſe, Parte ſeconda all'
anno 12o 9. (c), così ſcrive, e ſono ſue parole: ». Il perchè per Al
, berto Fontana Podeſtà predetto nel medeſimo anno fu ſtatuito ,
» , c OI'-

(a) Ratio eadem ubi eſt, eadem debet i quaſcumque Diſpenſationes etiam contra
juris diſpoſitio, 6 ubi eſt eadem " Statuta, 3 Conſtitutiones & c. Vide tit.
non dicitur extenſio fieri, ſed declaratio. de Senat.
(b) Habeatque idem Senatus auctoritatem | (c) Vedi le pagine 78. e 79. Edizione del
Conſtitutiones Principis confirmandi, in- 1554. in Vinegia, per Gio. Maria Bonelli.
firmandi, 69 tollendi , ac enedini
i
V

», e ordinato da eſſere inviolabilmente oſſervato li infraſcritti Ordini


, e Statuti. Il primo che niſſuna Perſona minore di venticinque
», anni non ſi poteſſe obbligare ne anche alienare ſe non nei caſi
», della Legge Romana , e che maggior di 18. poteſſe litigare in
, giudizio ſenza Curatore, e che un minore di venti anni non ſi po
, teſſe emancipare, la quale emancipazione non permiſero che va
, leſſe mentre che ſteſſe con l'Aſcendente con le debite clauſole
, ſi contennero in eſſi ſtatuti. Secondo ſe alcuno repudiava il Feudo
2, ad inganno del Creditore, eſſo Creditore volevano che ſolamente
, ne' frutti ſi poteſſe intermittere ec.
Lo ſteſſo Autore riferiſce: , E l'anno 121 I. ſedente Innocenzio
, Pontefice, imperante Oto IV. , vivente Uberto Arciveſcovo, Gu
, glielmo di Lando Piacentino fu eletto Podeſtà di Milano per il
2, quale fu ſtatuto che i Borgheſi , e i Cittadini poteſſero venire
», a ripatriare, ed abitare nella Città di Milano (a) e che non foſ
2, ſero obbligati ad alcuna gravezza ruſticale, anzi doveſſero fruir
2, di privilegi de Cittadini, purchè a ſua mano non lavoraſſero
, Terra ne che ancora in fraude di queſto Statuto non deſſe colui
2, che uſufruiva lavorerio alcuno a Patre, Fratelli, 8 ſimili e che
2, fuor della Città non poteſſero abitare con le famiglie eccetto il
2, tempo de' raccolti al qual termine deputarono ſei ſettimane , Sc
», a queſto erano tenuti finchè per lo ſpazio di trenta anni aveano
, abitato nella Città . Vuolſe ancora che qualunque di qual giu
, riſdizione ſi voleſſe a Milano poteſſero abitare eccetto i Banditi.
2, Ancora ſtatuì che ciaſcuno Conſole delle Ville , o Borghi a ſuoi
, vicini poteſſe far ragione infino alla ſomma di venti ſoldi, e che
», aveſſero la facultà di judicare, e condennare in vigore di tale
2, Statuto, e le Ville diſtanti dalla Città per ſei mila paſſi in fino
, alla quantità di ſoldi dieci, ed erano chiamate le Fagie (b). Or
, dinò ancora che i Conſoli di Giuſtizia non foſſero per alcun
», tempo annullati (c) come erano quelli che reggevano la Repu
, blica nel modo predetto, e non aveſſero per cadauno più di libre
, do

(a) Ciò ſi dee riferire all'Epoca fatale del- (b) Nello Statuto 274. Vol. 2. , che ha
la diſtruzione della Città di Milano, ac- per titolo: DE CITATIONIBUS FA.
caduta l'anno 1162.. Dopo alcuni anni CIENDIS & c., ſi chiamano FANGIAE.
tornarono i Milaneſi diſperſi a ripatriare. | (c) Vedi le Note ſopra lo Statuto 95. Vol.1.
V1;

compilazione di queſte noſtre Leggi Municipali ſi debba piuttoſto ri


ferire all'Epoca del Secolo X., in cui Otone Magno accordò alle
Città di Lombardia il diritto di vivere ſecondo le loro leggi anti
che , e conſuetudini patrie , il qual diritto non fu che ratificato
e confermato da Federico nella riferita Pace di Coſtanza.
Avanti una tale Epoca erano in Italia, e per conſeguenza nella
noſtra Lombardia, a miſura che la ſoggiogarono, e la ſignoreggia
rono varie Nazioni, erano, dico, in uſo e vigore le Leggi Saliche,
Longobarde , Alemaniche, Bavariche , Ripuarie, e Romane, oltre
varie leggi non iſcritte, dette Conſuetudini.
Non baſtando però queſte a togliere gli abuſi e i diſordini por
tati dal tempo e dalle continue Fazioni, che travagliarono l'Italia,
e la noſtra Lombardia; nè potendoſi le antiche leggi adattare alle
circoſtanze de tempi, e al biſogno delle intere Provincie non ſolo,
ma delle Città e Luoghi in particolare, ſi cominciò nell'enunziata
Epoca del X. Secolo con maggiore accuratezza a unire , e a com
pilare in un corpo le leggi e le conſuetudini antiche, e a formar
ſene un Codice col nome di Statuti.
Dacchè non era ancora ſtata introdotta la maraviglioſa Arte
delle Stampe , arte , a cui dobbiamo il progreſſo delle ſcienze e
delle utili ſcoperte in ogni genere di facoltà liberali e meccaniche
(e che da Giovanni Guttemberg di Magonza, ſecondo la più co
mune tradizione, fu ritrovata verſo l'anno 144o.) era coſtume di
ſcrivere ſulle membrane, o ſia carta pecora; leggiamo perciò nello
Statuto 5o 1. del Volume ſecondo quella Ordinazione, che gli Sta
tuti del Comune di Milano ſiano raccolti in membrane, e mante
nuti a ſpeſe del Comune di Milano, e all' Uficio de' Governatori
degli Statuti. -

In propoſito di che, egli è da ſaperſi, che dal Proemio della


Riforma fatta degli Statuti l'anno 1351. a tempi di Luchino Viſcon
ti, il qual Proemio fu premeſſo nella pubblicazione fatta alcuni anni
dopo, cioè nel 1396 da Gio. Galeazzo Viſconti, ſi ricava, che foſſe
antico coſtume, che ſi regiſtraſſero negli atti pubblici da un deter
minato Notaro tutti gli Editti e Statuti, che di tempo in tempo
venivano pubblicati : che un tal Uicio fu dato a un certo Paga
nolo Panigarola; queſti era il Cuſtode, o ſia Archiviſta di tali re
giſtri, e perciò portava il nome di Governatore degli Statuti.
Nel libro 4 ed ultimo delle N. C. abbiamo un titolo intero,
che
V11,

che parla di queſto Uficio (a), il quale col tratto del tempo ſem
bra che molto perdeſſe dell'antico ſuo vigore. Ben è vero però,
che il Senato ſempre intento a rimettere nel primiero ſtato alcune
buone e utili coſtumanze, ha voluto provvedere anche in queſta
parte, mentre li 26 Aprile 1742 decretò che ſi doveſſero dare let
tere agli Abbati del Collegio de Notari di queſta Città, colle quali
s'ingiugneva, che faceſſero pubblicare un nuovo Editto per la ri
ſtaurazione di queſto Uficio, in cui ſi regiſtraſſero gl'Iſtrumenti di
Tutela e di Cura. E giovi il ſapere, che dagli Ordini antecedenti
fatti dal Collegio de Cauſidici, e Notari, confermati dal Senato
con ſuo Decreto de 2. Ottobre 1753., viene preſcritto quali Scrit
ture, ed Atti ſi debbano ricevere gratis da queſti così detti Gover
natori e loro Ufiziali, e coſa ſi debba pagare per le Scritture, per
le quali è a loro dovuta la mercede.
Per ultimo a qualche non inutile erudizione tornerà bene il
riflettere, che queſto noſtro Codice Statutario fu pubblicato la pri
ma volta colle Stampe di Paolo Suardi a 2o. Dicembre l'anno 148o.
Queſta edizione è aſſai rara, e nella Biblioteca Ambroſiana ſe ne
conſerva un eſemplare manoſcritto. Una ſeconda edizione, o riſtam
pa fu fatta in Bergamo l'anno 1594 da Comino Ventura colle an
notazioni del Cotta e del Roſſi; in queſta ho oſſervato eſſervi qual
che diverſità dal Codice commentato dal Carpano, ſe pure a lui
ſi debba queſta lode, come ho accennato nella Prefazione.
Queſto Codice commentato, è diviſo in due Volumi ſeparati,
e queſti ſortirono prima dalle Stampe di Gottardo Ponzio l'anno
1583., e ſucceſſivamente l'anno 1585. Furono in ſeguito riſtam
pati da Gio. Battiſta Bidelli l'anno 16o6., ed è da avvertirſi, che
la prima edizione è la migliore, e la più ricercata.
Premeſſe queſte rifleſſioni e notizie a maniera di preludi, ſe
guendo in ciò l'eſempio di altri Commentatori, vengo alle ſpie
gazioni, e alle note ſopra il teſto dello Statuto.

STA

(a) Tit. de Off. Gubern, Statut.


STATUTI DI MILANO
VOLUME PA IMO.
RUBRICA GENERALE DE' GIUDIZI.
Della ſicurtà, che ſi dee dare da quelli, i quali
non ſono della Giurisdizione di Milano.
(44) C A P. XL I V.

si QUIs NON SUPPOSITUs & c. –

º? Eriſdizione
rº.
alcuno (1),delilSig.
quale non è die Comune
Podeſtà, ragione ſottopoſto alla, Giu
di Milano (2) farà
º citare in Giudizio una perſona ſottopoſta alla ſuddetta
ssº Giuriſdizione , dovrà egli dare una idonea Sicurtà (3) di
reſtituire le ſpeſe della lite , in caſo che ſoccomba , di
pagare ogni pena , che poteſſe incorrere per la contumacia (4), e
inobbedienza, e di non declinare il Foro (5) per cauſa di dette ſpe
ſe, e pene . Che ſe il non ſottopoſto (6) alla Giuriſdizione ſarà ri
convenuto , preſentando il Riconventore il libello , e dando il giu
ramento (7), con cui proteſti di non fare una tale riconvenzione ,
con animo di calunniare , ſarà coſtretto il Riconvenuto a dare ,
come ſopra (8), la ſicurtà di ſtare al Giudizio, e di eſeguire quan
to ſarà giudicato in quella Cauſa ; altrimenti il non ſottopoſto alla
Giuriſdizione , di cui ſopra , non ſarà in verun modo aſcoltato
dal Giudice, nè potrà agire in giudizio . Ciò pure ſi dovrà oſſer
vare tanto da chi eſſendo ſottopoſto alla Giuriſdizione comparirà
in Giudizio per trattare cauſe di ſuo intereſſe, e per contraddire,
quanto da chi non eſſendo, come ſopra, ſottopoſto, prenda la difeſa
di qualche Reo . Lo ſteſſo avrà luogo riſpetto a qualunque per
ſona non ſottopoſta, la quale dimandi l'eſecuzione contra chi è ſot
topoſto avanti qualunque Giuſdicente, Uficiale, o Eſecutore ; e la
A pre
Vol. 1. St. 44. 3
Statuti ſi farà menzione di Giuriſdizione del Foro Milaneſe, contumace ſi dice quel
del Sig. Podeſtà, dovrà il lettore intendere lo, il quale non compare dopo la prima
parlarſi della Giuriſdizione che in oggi com Citazione, quand'anche di ragione doveſ
pete a Tribunali ſtabiliti, e reſidenti in ſero precedere tre Citazioni. Contumace
Milano, e nel Ducato. Diceſi in oltre Co parimente ſi dirà colui, il quale per elu
mune di Milano, perchè come ſi è accen dere il giudizio mandi un Procuratore non
nato ne' Preludj, gli Statuti non ſi eſten approvato, o inſufficiente ed incapace: Con
dono fuori della giuriſdizione del ſuo Co tumace in oltre ſarà quello, il quale ben
mune, cioè Città, e Ducato. chè compaja in Giudizio, o perſonalmente,
(3) Idonea Sicurtà ec. Se vi ſarà dubbio o per mezzo di Procuratore rieuſi ſenza
ſopra l'idoneità, ſi dovrà ſtare alla dichia cauſa ragionevole di riſpondere al Giudizio,
razione del Giudice; che ſe il Foreſtiere e agli Atti. Negli Statuti ſi fa frequente
non aveſſe pronta queſta tale Sicurtà volu menzione di Attore, di Reo, Foro, Giuriſ
ta dallo Statuto, potrà ſupplire con un de dizione, e ſimili ec. Non ſarà perciò inutile
poſito in danaro, o con equivalente da taſ, coſa, il dare al lettore una eſteſa cognizio
ſarſi dal Giudice, giuſta l'eſtimazione, o ſia ne di queſti termini legali, per una più fa
il valore della lite.
cile intelligenza.
Il Senato di Milano, a cui compete que (5) Di non declinare il Foro ec. Foro ſi
ſta autorità anche in vigore delle N.C. (a) chiama comunemente quel luogo deſtinato
ha talvolta diſpenſato nel caſo che la Sicurtà a promovere e decidere le cauſe vertenti
richieſta dalla Parte contraria non ſia ſtata
tra le Parti, una delle quali diceſi Attore,
data dal Reo convenuto al principio della l'altra Reo convenuto. Non vi è dubbio
lite. Il motivo di una tale diſpenſa è ap che ſia parola in origine latina, ſecondo al
poggiato all'equità; per non rendere, cioè, cuni così detta da forfaris, e fando, che
nulli gli atti, e il proceſſo fatto nella cau ſignifichi parlare, e ſecondo altri dal nome
ſa con grave pregiudizio del Foreſtiere; di di Foroneo Re, che il primo diede le leggi
chiarò pertanto il Senato che la Sicurtà ſi a Popoli della Grecia (b).
poteſſe di nuovo preſtare, e foſſe valido il Io però crederei, che più naturalmente
proceſſo, come ſi ha da un reſcritto del e ſemplicemente ſi poſſa derivare dal nome
medeſimo diretto al Vicario Pretorio l'anno
Forum, che ſignifica luogo pubblico, o ſia
1568., e dee notarſi che il Sicurtante nel Piazza pubblica, ove il Popolo concorre, e ſi
la cauſa principale, non è tenuto per rap raduna. Nel primi tempi dell'Antica Roma,
porto a ciò, che venga giudicato nella cau era coſtume che ogni nono giorno della
ſa di Appellazione. ſettimana venivano dalle Ville e dalle Cam
(4) Per contumacia ec. Secondo lo ſtile pagne circoſtanti i Plebei in Città; ciò tor
A 2 maVa

(a) Tit. de Senat. S. Habeata. | (b) C Forum Io, de verb. ſignif.


Vol. I. St. 44. 5
Il contratto, o quaſi contratto coſtitui che il Reo è ſtato prevenuto, quando da
ſce il Foro competente nel luogo, in cui un tal Giudice viene preoccupata la Giu
ſi ſia fatto (a) . Parimente ſe alcuno non riſdizione contro di eſſo, di maniera che,
avrà fatto il contratto in un tal luogo; in quella cauſa non poſſa ad altro Giudice
ma ſi ſia obbligato, ed abbia promeſſo di competere una tale Giuriſdizione. Due però
fare ivi il pagamento , potrà eſſere retta diverſe prevenzioni ſi aſſegnano dai Giuri
mente riconvenuto nel luogo della promeſ ſti. Altra è quella, di cui ſi ſervono nelle
fa (b), perchè ſi dee regolarmente inten cauſe di Foro miſto, e in quelle, la co
dere che ciaſcuno abbia ſtipulato il con gnizione delle quali compete a diverſi Giu
tratto in quel luogo, ove ſi obbligò a fare dici in concorrenza; eoſicchè il Giudice che
il pagamento (c). ſia ſtato prevenuto, non può in quelle cau
Anche il delitto, ſia grave, o non gra ſe intrometterſi ; altra è quella prevenzio
ve, viene a coſtituire il Foro competente ne, che coſtringe un Reo a ſtare ad un tale
in quel luogo, ov' è ſtato commeſſo ; sì determinato Giudizio , coſicchè, ſebbene
perchè in certo modo venga a purgarſi di poi mutaſſe il Foro, ciò non oſtante
lo ſcandalo, e coll'eſempio della pena s'in la cauſa debba terminarſi nel primo Tri
geriſca orrore al delitto ; sì perchè reſti bunale, avanti a cui fu da principio in
vendicata in certo modo l'ingiuria fatta trodotta ; e così , per cagion d'eſempio,
al luogo dal Delinquente ; sì finalmente un Cittadino Milaneſe convenuto, e ci
perchè ſul luogo ſteſſo ſi può più facilmente tato qui in Milano avanti un Tribunale,
praticare il Giudizio criminale (d). Quin ſarà tenuto a proſeguire la lite, quantun
di è, che un Delinquente, quantunque eſte que, durante eſſa, abbia altrove trasferito
ro, quantunque non ſuddito, ſarà ſoggetto il domicilio (f).
per cagione del delitto alla Giuriſdizione Naſce per ſecondo capo la competenza
di quel Territorio, in cui l'avrà com del Foro dalla perſona del Giudice : qua
meſſo (e). lunque volta un Giudice ſuperiore avoca
Si è detto in ultimo luogo, che per ra a ſe una cauſa dal Giudice inferiore, que
gione di prevenzione viene il Reo a ſor ſta avocazione, o, come altri parlano, evo
tire il Foro competente ; e allora ſi dice cazione della cauſa, è una traslazione della
lite

(a) C. fin. de for.com., l. haeres Aºſenſ 19. oportet.


S. 1. D. V. de Judic. (e) C. poſtulaſti i 4., & cap. ult. de for.
(b) L. 1. D. V. de eo quod certo loco. compet.
(c) L. contraxiſe 2o. D. N. de action., & (f) Propoſuiſti 19. de Foro compet., l. cum
oblig. l. quaero 1oo. D. N. deſolut. quedam Puella 19. D. V. de Juriſdic.,
(d) L. 1., & ibi DD., & Auth. qua in l. ubi acceptum 3e. D. V. de Judiciis.
Provincia, C. ubi de Criminalibus agi
6 Vol. 1. St. 44.
lite pendente avanti il Tribunale di un in 2.o Da coſa a coſa, quando cioè un Giu
feriore al Tribunale di un Giudice ſupe dice avente, per conſenſo delle Parti, Giu
riore, da cui abbia ricevuta la poteſtà di riſdizione in certa determinata cauſa, aſſu
giudicare, ſecluſa l'appellazione, e in quel me la cognizione anche di altre cauſe;
lo ſtato, in cui ſi trovava preſſo l'infe debbono però queſte avere qualche analo
riore (a), o perchè il Giudice è ordinario» gia, o ſia ſimilitudine fra di loro, e nel
o Delegato, o Compromiſſario, o avente loro genere; non dovendoſi ammettere pro
mero e miſto imperio, o perchè ſia proro roga dalle Criminali alle Civili, o vice
gata la di lui Giuriſdizione. verſa, ſtando la regola, che ove ſi richieda
Può però un Giudice, per ſe incompe una ſpeciale giuriſdizione, mancando que
tente, ex accidenti, (come parlano i Giu ſta , non vi può eſſere luogo ad eſtenſio
riſti), divenire competente ; e ciò accade ne (d).
per cauſa di una proroga neceſſaria, por 3.º Da luogo a luogo, e ciò accade quan
tata dall' autorità della legge a favore di do un Giudice delegato non potendo citare
un Giudizio già incominciato, coſicchè ſi le Parti fuori della Città , in cui è ſtato
poſſa riconvenire l'Attore in quel Foro, deputato, citandole, di conſenſo delle me
preſſo il quale egli direſſe le ſue azioni deſime ſi preſta alla cognizione della cau
contro del Debitore; benchè ivi da prima ſa (e).
non poteſſe l'Attore eſſere convenuto (b). 4.o Finalmente da tempo a tempo, e ciò
Può anche accadere per titolo di proroga ſi fa, quando le Parti, avanti che ceſſi il
volontaria, la quale è una eſtenſione di Giu tempo aſſegnato al Giudice, o dalla legge
riſdizione, portata dal conſenſo delle Parti comune, o dallo ſtatuto, o dalla pratica,
oltre i limiti, fra i quali dovrebbe eſſere o dal Giudice ſupremo a proferire la ſen
circoſcritta; e una tale eſtenſione può farſi tenza definitiva, di loro propria volontà
in quattro maniere, cioè: convengono per un termine ulteriore; poi
1.o Da perſona a perſona, quando cioè chè, paſſato il primo, ceſſa la giuriſdizio
i Litiganti con libero conſenſo ſi aſſogget ne, e per conſeguenza non vi è luogo a
tano a un Giudice, non avente per altro eſtenſione, od a proroga (f).
verſo di loro Giuriſdizione veruna (c). Si è detto di ſopra, che la competenza
del
º
(a) Textus & DD. in cap. ut noſtrum 56. | (o L. ſi conveneris 18. D, V. de Juriſdic.,
de appellat. l. Juditium ſolvitur 58. D. V. & l.ſi quis in conſcribendo 51. C.de Epiſc.,
de Judic. & Cler., l. penult. C. de pactis.
(b) L. qui non cogitur 22. D. V de Judit., i (d) L. ſolemus 61. in fin. D. V. de Judiciis.
c) l. cum Papinianus 14. Junct. Auth. ſeq. (e) C.Statutum i 1.S. in nullo de reſcript.in 6.
C. de Sententiis, C interlocutionibus om (f) Cap. de Cauſis 4o. de Offic. Deleg, l. 2.
mium Judicum & c. S. 2. D. V. de Judic.
Vol. I. St. 44. 7
del Foro ſi deſume in terzo luogo dalla regola trita, che il più degno trae a ſe
qualità della cauſa: di qui è , che ſe ſa il men degno ; così dichiarò il Senato
ranno cauſe eccleſiaſtiche, apparterranno li 14. Ottobre 1666. contro la Comunità
queſte al Tribunale Eccleſiaſtico. Le cauſe di Olegio.
poi, che ſi chiamano di Foro miſto, que Gli Eccleſiaſtici trattandoſi di un giudi
ſte ſi poſſono trattare tanto nel Foro eccle zio univerſale di concorſo del Creditori,
ſiaſtico, che nel laico, onde tra l'uno e l'al ſono tenuti a ſeguire il Foro del Giudice
tro Giudice v'è luogo alla prevenzione. ordinario ; diverſamente ſi dirà trattandoſi
Sarà qui opportuno il notare, che nell' di giudizi di azione perſonale : tale fu la
anno 1615. a 5. Giugno fu ſtabilita una deciſione del Senato del 29. Novembre
Concordia tra il Foro Eccleſiaſtico, ed il 1679. in cauſa vertente fra un Cavaliere
Foro Secolare di Milano, ratificata da S. M. Geroſolimitano e il Marcheſe Negroli.
il Re Cattolico, e da S. Santità di Paolo V. Un Giudice competente per ragione di
Ella è diviſa in quindici Capi, e ſi legge domicilio, e di origine, è preferito al Giu
impreſſa tra i Decreti, Ordini, e Dichia dice del luogo del commeſſo delitto, tanto
razioni del Senato (a). Nelle N. C. (b) più ſe il primo avrà prevenuto il ſecondo
eſpreſſamente viene ordinato, che niun De nella cattura del Reo, e nel ricevere la
bitore verſo alcun ſuddito di queſto Domi confeſſione del delitto ; così deciſe il Se
nio, poſſa in vigore di privilegio, o ſotto nato a 12. Dicembre 1671. in un caſo
alcun preteſto , eſimerſi dal Foro e dalla di controverſia fra due Pretori Feudali.
Giuriſdizione de Magiſtrati, e Giuſdicenti, Per deciſione del Senato de 27. Febbrajo
a quali è naturalmente ſoggetto riſpetto al 1669. l'Attore in qualunque ſiaſi Giudizio
debito contratto, e i beni poſſeduti, non può valerſi di quel genere di prove, che
oſtante la conceſſione del privilegio, o a lui ſono più in grado, nè può dal Reo
dignità. eſſere coſtretto ad attenerſi ad una tal ſor
Si ſtabiliſce in fine, che i Ceſſionari ta, e maniera di prove, anzi che ad una
sì per rapporto al Foro, come a tutte le tal altra.
altre coſe relative a quello , non poſſano Parimente per deciſione del ſuddetto Tri
valerſi di altra ragione, che di quella, la bunale del 18. Giugno 1674. l'Attore ha
quale competeva al Cedente. ſempre la facoltà di riconvenire il Reo o nel
Per deciſione del Senato del 6. Marzo "º. in cui eſiſtono i beni controverſi,
1662. un laico non è tenuto a ſeguire il o pure nel luogo, ove il Reo ha il ſuo
Foro Eccleſiaſtico, benchè il Correo ſia per domicilio.
ſona Eccleſiaſtica; nè qui ha luogo quella Quando ſi tratti di un' azione ipoteca
ria,

(a) Pag. 212. , e nel Gridario dell' anno (b) Tit. de Foro competenti.
1688., pag. 236. l
8
Vol. 1. St. 44.
ria, il Giudice competente ſarà quello del Imperatore Venceslao fu eretta in Ducato;
luogo, ove ſono ſituati i beni, e non di Galeazzo Viſconti fu il primo che portò
quel luogo, ove ſia ſtato fatto il contratto; il titolo di Duca; eſtinta la di lui linea
così deciſe il Senato a 28. Febbrajo 1679. in Filippo Maria, che morì ſenza diſcen
Per ultimo ſi noti , che la Chieſa , o denti maſchi, paſsò da Viſconti il Ducato
perſona Eccleſiaſtica, che voglia agire in a Franceſco Sforza Attendolo ; di queſta
giudizio in vigore di ceſſione, che princi linea Sforzeſca, l'ultimo Duca di Milano,
palmente, e non acceſſoriamente provenga fu Franceſco II., morto il quale ſenza di
da un laico , è tenuta a ſeguire il Foro ſcendenza maſchile, il Ducato jure Imperii
ſecolare. Queſta regola ſi ricava non tan fu devoluto all'Imperator Carlo V. di glo
to dalle ultime parole del titolo del Foro rioſa memoria, e da queſti fu trasferito a
competente nelle N. C. ſopra accennato, Filippo d'Auſtria ſuo figlio, Monarca del
quanto da un Capo della ſopra riferita le Spagne, per Diploma firmato in Ratiſ.
Concordia Giuriſdizionale (a). bona li 5. Luglio 1536. -

(6) Che ſe il non ſottopoſto. Lo Statuto Dopo tante e varie vicende, queſto Du
dichiara in ſoſtanza, che il Foreſtiere deb cato e ſua Provincia ripoſa felicemente ſot
ba dare la Sicurtà, o ſia egli l'Attore nel to il Dominio dell'Auguſtiſſima Caſa Au
la cauſa, o ſia il Reo convenuto; o agiſca ſtriaca.
perſonalmente, o per mezzo di Avvocati, (io) Separata, e limitata Giuriſdizio
e di Procuratori. ne ec. Queſto ſi riferiſce a Borghi, Terre,
(7) E dando il Giuramento. Quante ſia Caſtelli infeudati, che in vigore degli Or
no le ſpecie legali del Giuramenti, e quali dini Regi ſono ſoggetti al così detto mi
gli effetti, potrà il lettore vederlo nelle nor Magiſtrato. Io rimetto il Lettore alle
Note fatte ſopra lo Statuto 5o. Note fatte ſopra lo Statuto 4o8. del ſecondo
(8) Come ſopra. Pochi ſono gli Statuti, Volume, ove come in luogo ſuo proprio
ne quali non ſi ſcontrino queſte clauſole: ſe ne farà diſcorſo.
come ſopra, di cui ſopra, e ſimili. Egli è Da un ordine del Senato del 21. Agoſto
però da ſaperſi che queſte clauſole, che non 1668. viene ingiunto a Giudici Forenſi,
ſono poſte a caſo, hanno la forza di ripe ſotto il qual nome ſono compreſi i Pre
tere , e di richiamare tutte le precedenti tori Feudali, che debbano eleggere il loro
diſpoſizioni, dichiarazioni, e modificazioni. domicilio in Milano, ove poſſano eſſere
(9) In tutte le Terre del Ducato. Mila inteſi, e avviſati delle occorrenze relative
no e ſua Provincia fu prima data in Feu al loro Ufizio.
do col titolo di Vicariato Imperiale. Dall'

Della

(a) V. Cap. 8,
Della ſicurtà , che ſi dee dare dal Foreſtiere
citato in Giudizio.

(45) C A P. X L V.

si QUIs SUPPOSITUs & c.

E alcuno ſottopoſto alla Giuriſdizione del Comune di Milano


citerà , o vorrà citare in Giudizio nella Città di Milano un
qualche Foreſtiere (1) ne caſi dalla legge conceduti (2); il Giuſ
dicente, ſotto il quale ſarà ſtato convenuto il Foreſtiere, ſarà prima
di ogni coſa obbligato a coſtrignerlo a dare la ſicurtà (3) di ſtare
al Giudizio , e di pagare il giudicato , adoperando a tal effetto
tuttº i mezzi di giuſtizia (4) che meglio potrà : e queſta legge avrà
luogo, ſe il debito coſterà per Inſtrumento, o per Iſcrittura ſcritta,
o ſottoſcritta per mano del Debitore, e verificata, o per altra
guiſa il debito ſia chiaro e liquido. -

A N N O T A Z I O N I .

(1) Foreſtiere. Sebbene in ſenſo degli Sta ſarà in facoltà dell'Attore riconvenirlo in
tuti queſta parola foreſtiere comprendeſſe an nanzi quello, che più gli ſarà in grado.
ticamente tutti quelli, che non erano ſog (3) La ſicurtà ec. Queſta non ſi dee pre
getti alle Leggi Statutarie di Milano ; in ſtare per lettera, nè verbalmente, ma in
oggi però, non ſuſſiſtendo l'antico ſiſtema, iſcritto, ad eſfetto di conſeguire l'azione
queſta qualità di Foreſtiere ſi deve propria legale. Non è però alcuno obbligato a dare
mente riferire a quelli, che non ſono ſud una ſicurtà bancaria, nè per pegno, come
diti . Quello ſi dice non ſuddito che non eſpreſſamente diſpone lo Statuto 88. del Vo
ha nè domicilio , nè origine riſpetto alla lume ſecondo.
Città di Milano, nè alle altre Città di Pro (4) Tutt i mezzi di Giuſtizia ec. Que
vincia , che con Milano formano un ſolo ſta clauſola vuol dire che il Giudice può
Dominio. a favore del Creditore ordinare il precetto
(2) Ne caſi dalla legge conceduti ec. In immiſſivo ne beni del Debitore foreſtiere
tendi tanto comune, che ſtatutaria, ſtando citato, e convenuto giudizialmente, e ciò
ſempre la regola generale, che l'Attore in vigore anche degli Statuti 96., e 153.
è tenuto a ſeguire il Foro del Reo conve. poſti ſotto la Rub. Gen. delle eſecuzioni
nuto; e quando queſti aveſſe doppio Foro, di queſto primo Volume.
B A quee
IO Vol. 1. St. 45.
A queſto luogo ſi può ricordare oppor- borſare tutte le ſpeſe da farſi per occaſione
tunamente lo Statuto 172. del detto Vo- del ſequeſtro , che debba in oltre il non
lume, ove ſi diſpone, che non ſi debba i ſuddito ſottoporſi alla Giuriſdizione di quel
dal Giudice concedere verun precetto eſe-l Giudice, dal quale voglia impetrare il pre
cutivo ne beni e nella perſona di un ſud- | cetto eſecutivo, con rinunciare al privile
dito Reo convenuto in giudizio, ſe prima gio del Foro, ed eleggere l'abitacolo nella
il non ſuddito Attore non avrà data una Città di Milano, come viene ordinato in
idonea ſicurtà , la quale ſia ſuddita, e fa- | altri Statuti, e ciò ſotto pena di nullità
cilmente reperibile, coll'obbligo di rim-lde precetto, ſequeſtro, apprenſione ec.

Della ragione, che in certi caſi ſi dee fare


per via ſommaria.
(47) C A P. X L V II.

DOMINUS POTESTAS & c.

I Sig. Podeſtà, e qualunque Giuſdicente in tutte, e ciaſcuna


delle queſtioni, cauſe , e liti di alimenti (1) preſenti e futuri,
e di Legati Pii , potranno e dovranno aſcoltare, eſaminare,
conoſcere e definire per via ſommaria (2) , ſemplice e piana , ſenza
ſtrepito e figura di giudizio, laſciando tutte le ſolennità preſcritte
o dal Gius comune, o dagli Statuti, che appartengono all' ordine
di procedere. Le eſecuzioni in oltre delle predette coſe ſi potranno
fare in ogni giorno tanto feriato , che non feriato, eccettuate però
quelle Ferie (3), che ſono ſtate introdotte pel culto di Dio, e de'
ſuoi Santi; e ciò non oſtante qualſivoglia diſpoſizione che ſi ſia fatta,
o che ſi faceſſe in contrario in vigore degli Statuti, provviſioni, e
ordinazioni del Comune di Milano. Anche i non ſudditi alla giu
riſdizione di Milano potranno godere di queſto beneficio (4) ſtatutario,
purchè diano la ſicurtà a tenore degli Statuti (5). Queſta legge avrà
luogo in tutte le ſue parti in quelle cauſe, liti e queſtioni, in cui
ſi tratti dell' intereſſe de' Pupilli, di Vedove (6), di Orfani, di mi
nori di anni venti , e di perſone povere (7), con l'avvertenza , che
il preſente non s'intenda derogato allo Statuto de Sapientibus dandis (8),
Vol. 1. St. 47. I

nè agli Ordini Statutari ſopra i compromeſſi, quando la cauſa ol


trepaſſi il valore di cento lire Imperiali (9).
A N N O T A Z I O N I.

(1) Alimenti ec. La ragione degli ali- (3) Tanto feriato ec., quelle Ferie ec. Una
menti, da quali dipende la ſuſſiſtenza di tale denominazione deriva probabilmente
ciaſcuna perſona di qualſivoglia ſtato e con- dal coſtume degli antichi Gentili, i quali
dizione, è una ragione privilegiata. Vedi in certi determinati giorni dell' anno offe
le Note fatte ſopra lo Statuto 312. e ſe- rivano ſagrifizi alle loro Deità, col ferire,
guenti di queſto 1. Vol., ove reſta ſpie- o ſia immolare le vittime ; erano perciò
gato in quali caſi, e da quali perſone, e ſtai giorni ſacri e ſolenni, e dedicati al culto
in che modo ſi debbano per Legge Statuaria del loro Numi, de quali non era piccola
preſtare gli alimenti. la turba. Molte erano in numero tali Fe
(2) Per via ſommaria ec. In che conſiſta l rie, o ſian Feſte, nelle quali ſi ceſſava
queſta via ſommaria, e come ſi debba pra- dal Foro, ed erano contraddiſtinte con vari
ticare da Giuſdicenti nella cognizione, e nomi, che qui non accade riferire; per ciò,
deciſione delle cauſe, reſta ſpiegato nelle che torna al noſtro propoſito è da ſaperſi,
Note ſopra lo Statuto 121. del preſente che oltre le Ferie introdotte nella Catto
Volume. lica Chieſa pel culto di Dio e del ſuoi San
Con preſcrivere una tal via, ch'è la più ti , e oltre quelle, che per qualche voto
breve e sbrigativa, hanno voluto gli Sta- particolare della noſtra Città di Milano
tuenti provvedere a certe cauſe, che non ſono a notizia di tutti, nel Diario del Foro
ammettono dilazione. Una parte eſſenziale i Milaneſe, o con altro nome più uſitato
della Giuſtizia diſtributiva, (che dagl'In- nel Diutile vengono aſſegnate le Ferie, che
ſtituiſti viene definita eſſere una coſtante l corrono all' anno.
volontà di dare a ciaſcuno ciò, che di ra- Le Ferie così dette delle Meſſi, comin
gione gli appartiene ) è di amminiſtrarla ciamo quindici giorni avanti la feſta di San
prontamente; il farla aſpettare ſenza cauſa, Pietro Apoſtolo, e durano per giorni al
non è conforme ai dettami della vera giu- trettanti dopo , le Ferie dette delle Ven
ſtizia ; particolarmente trattandoſi di certi | demmie, cominciano quindici giorni avanti
caſi e di certe perſone, che ſono appunto la feſta di San Michele, e durano per al
le ſpecificate nel preſente Statuto, le quali | trettanti giorni dopo. Qui avverte il Car
ſi meritano certamente una pronta e ſpe Ipano che nel 1537. il Senato decretò, che
dita provvidenza. ini Ferie delle Vendemmie ſi poteſſe at
In altri molti caſi viene preſcritta queſta tendere al Foro in tutte le cauſe ne giorni
via ſommaria da noſtri Statuti , di che a l di Mercoledì, Giovedì, e Venerdì di cia
ſuoi luoghi propri ſi farà diſcorſo, ſcuna ſettimana, quando non veniſſe con
18 2 altri
I 2
Vol. 1. St. 47.
altri Ordini dallo ſteſſo Tribunale altri viene dedotta dalla regola generale non mai
menti comandato. Similmente nel 1574. abbaſtanza ricordata: Quod lex non diſtin
fu decretato riſpetto alle Ferie delle Meſſi guit, neque nos diſtinguere debemus. Ch'è
ad inſtanza del due Collegi de Giuriſperiti, quanto dire nella noſtra volgar favella, che
e del Notari. ove la legge non fa diſtinzione, non è in
(4) Potranno godere di queſto beneficio ec. noſtro arbitrio il farla.
Anche a non Sudditi adunque nelle cauſe (7) E di Perſone povere ec. In queſto
ſpecificate nello Statuto dovranno i Giuſdi luogo ſi poſſono opportunamente ricordare
centi fare giuſtizia nella ſteſſa maniera che que due Statuti, cioè il 93. e il 94 del
a Sudditi e Nazionali. L'equità eſige , ſecondo Volume, in cui da ſaggi Legisla
che ſe il Foreſtiere in qualità o di Attore tori vengono provvedute le perſone povere
in una cauſa, o di Reo convenuto e ob di Avvocati, e di Procuratori ſenza verun
bligato a ſtare a quella parte delle noſtre loro diſpendio. Una così lodevole provvi
Leggi Statutarie che ſono odioſe, e tali denza a noſtri giorni per Regio Ceſareo de
appunto ſono quelle che ne precedenti Sta creto è ſtata poſta in maggiore attività a
tuti gli vengono impoſte, debb'egli anche vantaggio delle perſone miſerabili.
godere di quella parte ch'è favorevole. Oltre gli Avvocati da eleggerſi per pa
Una tal regola di equità ſi potrà utilmen trocinare le cauſe del Poveri , a norma non

te applicare ad altri caſi ſimili. ſolo degli Statuti, ma ancora delle N.C. (a)
(5) A tenore degli Statuti. Intendi del pre gli Abbati del Collegio de Cauſidici ſono
cedenti, in vigore de quali il Foreſtiere è tenuti a deputare un Cauſidico, il quale
obbligato a dare la Sicurtà, e ad altre con attenda alle cauſe delle perſone miſerabili,
dizioni ivi eſpreſſe e replicate - e particolarmente delle Vedove, e degli Ore
(6) Di Pupilli, di Vedove ec. Due que fani, in vigore d'un legato di diciotto Scu
ſiti potrebbono qui farſi; il primo, ſe la di annui fatto dal J. C. Sindaco Fiſcale Foſ
ſteſſa legge avrà luogo, trattandoſi di una | ſati l'anno 1635.
cauſa vertente tra Pupillo e Pupillo, tra (8) Allo Statuto de Sapientibus dandis & c.
Vedova e Vedova. Il ſecondo, ſe non fa Queſto è lo Statuto 57. del preſente volu
cendoſi dallo Statuto veruna diſtinzione tra me, di cui gioverà il riferirne qui la ſo
un Pupillo ricco ed un povero, e tra una ſtanza; diſpone adunque che in qualunque
Vedova ricca ed una povera, valga perciò cauſa ordinaria e ſommaria, ſe da una del
la ſteſſa ragione, e la ſteſſa diſpoſizione le Parti verrà addimandato il conſiglio del
Statutaria. A propoſti queſiti ſi riſponde Savio, ſarà il Giuſdicente tenuto a com
con l'affermativa per molte ragioni, nè metterla ad alcuno del Collegio del Giudici
dee computarſi fra le ultime quella che di Milano. Aſſegna i termini di tempo,
e in

(a) Tit. de Adv. miſer. Perſon.


Vol. I. St. 47. I3
e in caſo di contravvenzione, intima al Conchiude infine che il Savio non potrà
Giuſdicente le pene, eccettuando infine al addimandare un Aggiunto, ma che egli ſolo
cune cauſe, in cui non dovrà aver luogo debba proferire il ſuo conſiglio, e che du
il riccorſo al conſiglio del Savio. rante la commiſſione, non corra l'iſtanza
All' enunciato Statuto 57. è correlativodella cauſa principale.
il ſeguente 58., in cui ſoſtanzialmente ſi Non ſi vuole qui ommettere una rifleſ
ordina che in tutte le cauſe Ordinarie, Stra
ſione che fa il Cotta nelle ſue poſtille ſo
ordinarie, e Sommarie, nelle quali ſi ſarà pra i due Statuti ſopra enunziati. Egli av
addimandato il conſiglio del Savio ſopra verte che quel Giudici, i quali vogliono
qualche articolo emergente, dipendente, o prima eſaminare ſe la cauſa ſia da commet
conneſſo, non debba il Savio proferire il terſi al conſiglio del Savio, non fanno il
ſuo conſiglio, quando non concorra la vo loro dovere; perchè gli Statuti comandano
lontà d'ambe le Parti, o che da quella che eſpreſſamente l'eſecuzione con quelle paro
domanda il conſiglio non ſi faccia il depo le -- teneatur ipſe Juſdicens; e ſoggiugne
ſito preſſo d'un Banchiere idoneo del ſa che ſebbene l'Eſecutore ſappia che la Sen
lario dovuto al ſuddetto, da taſſarſi dal Giu tenza ſia ingiuſta, egli è tenuto nondime
dice, avendo riguardo alla qualità della coſa no a farla eſeguire, adduce l'autorità de'
e delle perſone: che debba in oltre il Pe Dottori, e con quella del Bartolo conchiu
tente fare il depoſito di lire ſei Imperiali de dicendo, che fatta la petizione del con
da darſi alla Parte avverſaria in caſo di ſoc.ſiglio del Savio, il Giudice ha le mani
combenza, oltre la refezione delle ſpeſe legate.
e de danni: che ſe il conſiglio ſarà ſtato me Il conſiglio del Savio dee eſpreſſamente
gato a motivo che il Petente non abbia dimandarſi al Giudice, dimandato che ſia
ſoddisfatto alle ſopra eſpreſſe condizioni, dalla Parte, il Giudice non può proferire
non incorrerà il Giudice pena veruna, e il la Sentenza a pena di nullità, dee darſi in
proceſſo e gli atti della cauſa che ſi faran iſcritto, e non verbalmente, dee eſſere con
no in ſeguito, dovranno avere tutto il va cepito in termini chiari, e non equivoci,
lore ed effetto. Concorrendo poi la volontà e con piena cognizione di cauſa come di
d'ambe le Parti, o eſeguendoſi le condizio ſpongono le leggi e Comuni, e Statutarie.
ni, delle quali ſopra, ſarà tenuto il Giuſdi Il conſiglio del Savio ordinato in certi
cente a commettere l'articolo ad alcuno del
caſi da noſtri Statuti, e confermato dalle
Collegio del Giudici di Milano Confidente N. C. (a) ſembra imitato, e preſo dal co
delle Parti, il quale dentro il termine di ſtume de Romani, preſſo de quali erano
giorni quindici proſſimi conſecutivi proferirà in molto credito i così detti Reſponſa Pru
il ſuo parere ſopra gli articoli in queſtione. dentum, che ſono regiſtrati nel corpo della
Legge.

(a) Tit. de Judic. S. Poſſunt tamen .


I4 Vol. 1. St. 47.
Legge. In quali cauſe poi abbia, e non petizione poſſa aver luogo quando ſi tratti
abbia luogo la petizione del conſiglio del di una ſomma che non ſia maggiore di
Savio di ragione Statuaria, ciò ſi farà oſ ! lir. 3oo., la ſeconda, che non è admiſſibile
ſervare ne' luoghi ſuoi propri nella ſerie di l nelle cauſe pendenti avanti gli Arbitri; così
queſta Raccolta. Due coſe però ſi vogliono avendo deciſo il Senato ſuddetto li 27. Mag
qui ricordare a queſto propoſito; la prima i gio 1615.
che da un Senatus conſulto de 22. Agoſto (9) Di lire cento Imperiali ec. Vedi le
1686. è ſtato dichiarato che la ſuddetta | Note ſopra il ſeguente Statuto.

Che qualunque Giusdicente poſſa conoſcere


ſommariamente in certi caſi.

(48) C A P. XL V III.

gUILIBET EXERCENs & c.


Ualunque Giuſdicente nella Città e Ducato di Milano potrà
conoſcere , e definire ſommariamente , e di fatto , e come
ad eſſo lui ſembrerà meglio nelle cauſe di Mercedi, che non
eccedono il valore di 5o. lire Imperiali, come anche in altre cauſe,
delle quali il valore non ſia maggiore di 1o. lire Imperiali. Nelle
cauſe pure che non ſorpaſſano il valore di 25 lire Imperiali, ſi pro
cederà ſommariamente ſenza ſtrepito e figura di giudizio.
A N N O T A Z I O N I .

Nel preſente Statuto ſi ſcorge poco buon Paſſerò piuttoſto utilmente a far riflettere,
ordine nel Conteſto. Se bene o male poi | che le lire Imperiali, di cui ſi parla in que
ci ſtia dopo le parole In cauſis quell'ad- ſto e nel precedente Statuto, e in moltiſ
verbio verò in ſenſo dello ſteſſo sino, ſimi altri del primo e del ſecondo Volume,
io lo laſcerò conſiderare è decidere a buo- non ſono certamente le lire Imperiali de'
ni Gramatici. Nè io mi fermerò molto ſu noſtri tempi, onde graviſſimo errore ſareb
di queſti difetti di latinità, baſtandomi di be, ſe in oggi voleſſimo attenerci mate
dare, a mio credere, il vero e proprio ſen- rialmente alla ſomma delle lire Imperiali
ſo dello Statuto nella traduzione volgare. l enunciate nel Codice Statutario.
Per
Vol. 1. St. 48. I5
Per maggiore intelligenza adunque di lire e ſoldi di Terzioli, che pure in que'
queſta materia, illuminata dalle ſcoperte tempi ſi coſtumavano, e che valevano pre
de moderni Scrittori ſi vogliono premette ciſamente la metà delle lire e ſoldi Im
re alcune notizie ſopra le Monete, e il lor periali.
valore ſecondo il corſo che avevano verſo Se in oggi il valore dell'oro puriſſimo
e circa la metà del ſecolo decimoquarto, o come comunemente ſi dice di ventiquat
Epoca a cui ſi può riferire la pubblicazio tro caratti (di cui era formato l'antico
ne de noſtri Statuti; e ſebbene queſti ſia Ducato) è di lire cento diciotto per cia
no ſtati in una lunga ſerie di anni prece ſcun oncia (b), egli è chiaro che il Du
dentemente compilati, il calcolo però che cato antico, ch'era di peſo l'ottava parte
ſi farà delle Monete antiche in confronto d'un oncia, equivaleva a lire quattordici,
delle moderne può averſi a un di preſſo e ſoldi quindici.
per giuſto, dacchè l'alterazione delle Mo Nell'anno 136o il valore del Fiorino,
nete d'oro e di argento è ſeguita ſenza o ſia Ducato era di ſoldi trentadue, o ſia
dubbio ne ſecoli poſteriori alla predetta di una lira e ſoldi dodici Imperiali. Fatto
Epoca della pubblicazione degli Statuti. dunque il calcolo una lira Imperiale di
Egli è pertanto da ſaperſi, che il Fio quel tempo equivale a lire 9. ſol. 4 den.4 ;
rino, o ſia il Ducato d'oro in oro, come del noſtro tempo. Un ſoldo antico equi
anticamente chiamavaſi, era di peſo denari vale a ſoldi 9. dem. 2.; Un denaro antico
tre a peſo Romano; perciò otto Fiorini equivale a denari nove, e a un di preſſo a
venivano a peſare un'oncia. Il Fiorino o ſette trenteſime ſeconde parti di un denaro
ſia Ducato (erano amendue dello ſteſſo peſo di Moneta moſtra.
e valore) equivaleva a lira una e ſoldi Io. Dalla Tabella che qui inſeriſco potrà
Moneta Imperiale (a). agevolmente il lettore vedere in un colpo
Qui conviene avvertire che le lire Im d'occhio quale foſſe l'ecceſſo della Moneta
periali e ſoldi non ſi debbono confondere, antica ſopra la moderna.
come alcuni Scrittori hanno fatto, con le

Alle

(a) Vide Sitonum de Monetis, pag. 14. n.1o5. n. 5o., pag. 25.
Vide Argelatum de Monetis Italie, pag. 25 i (b) Vide Append ad Argelat, de Monetis, ſeu
vid Jaab Philip Cream e 18. Tom. IV, pag. 212.213,6 alibi.
I6 Vol. 1. St. 48.

Alle Monete dell' anno 136o, corriſponde la Moneta


de' noſtri tempi.

Moneta dell'anno 136o. Moneta del noſtri tempi.

lire ſoldi denari lire ſoldi denari

I OOO i - - - - - - - - - - - 92 18 15 i – - – - –
5oo | - - - - - - - - - - 46 o 9 7 6
2 OO l - - - - - - - - - - I | 1843 I4 I O

I OO l - - - - - i - - - - - 92 I 17 5
6o - - - - - - - - - - - 553 2 6
5O | - - - - - - - - - - 46o I8 9
4O I - - - - - I - - - - - 368 15 - - - - -
25 | - - - - - - - - - - 23 o 9 4 ;
2O I - - - - - i - - - - - 184 7 6
I O I - - - - - l - - - - - 93 3 9,
5 ! - - - - - - - - - - 46 I Io E
2 - - - - - - - - - - - I8 8 9
I l - - - - - l - - - - - 9 4 4;
- - - - - IO l - - - - - 4 I 2 2
- - - - - 5 | – - – - – 2 6 1 i
- - - - - 4 . – - – - – I I6 Io ;
- - - - - 2 l - - - - - O I8 5 i
- - - - - I - - - - - O 9 2i
- - - - - - - - - - - 6 o 4 7 ,
- - - - - - - - - - - 4 O 3 oi
- - - - - - - - - - - 3 o 2. 3 i
- - - - - - - - - - - 2. o I 6 ºa
- - - - - - - - - - - I O o 9,
Bernardino Corio nella ſua Storia Mila- , la Pretura “ ſono parole dell'Autore.
neſe all'anno 121 1. ſcrive: , Fu ancora l Convien dire, che col tempo veniſſe ac
, ordinato, che il Podeſtà aveſſe per ſuo creſciuto queſto ſalario, poichè negli Sta
, ſalario in ciaſcun anno duo mila " tuti ſteſſi ſotto la Rub. Gen. del Podeſtà,
, col carico di tenere ſei Giudici, e due e della di lui Curia ed Ufizio al cap. 6.
» Cavalieri a ſue ſpeſe venendo a torelche ha per titolo: Della elezione del Sig.
Po
Vol. 1. St. 48-49. - 17
Podeſtà e del ſuo ſalario, ſi legge come metto in tutto l'opinione di alcuni Scrit
ſegue: » Il Podeſtà di Milano avrà per tori, i quali aſſeriſcono che il prezzo delle
, ſuo ſalario lire due mila e quattrocento vittovaglie foſſe notabilmente minore di quel
, Imperiali moneta di Milano, da pagar lo che corra in oggi ; piuttoſto ammetterò
, ſegli ogni anno per intiero dal Duca che il modo di vivere di que tempi, dacchè
, le teſoro generale di Milano ogni tre non erano introdotte le tante ſuperfluità
, meſi ec. Il qual Podeſtà dovrà avere ſeco di vitto e di veſtito, che vengonci da paeſi
, quattro Giudici Dottori di Legge, cioè oltramontani , foſſe certamente più ſobrio
, il Vicario, ed altro Giudice al ſegno e più frugale di quello che in oggi ſi co
, del Cavallo, ed altro al ſegno del Gallo, ſtuma da noſtri Cittadini.
, e il Giudice Ducale, tre ſoldati , due Che ſe taluno mi dimanderà onde ſia
, Coneſtabili . Sarà tenuto detto Podeſtà provenuto queſto divario delle monete, io
, a fare le ſpeſe cibarie onorifiche, e te potrò riſpondere , che due ſono i motivi,
, nere alla ſua tavola propria gli detti come oſſervano gli Eruditi , da cui è de
» Giudici ec. rivato. -

Nello Statuto 4o1. Vol. 1., che ha per Prima che dal Colombo e dal Veſpucci,
titolo: Taſſa della mercede dovuta per la celebri Viaggiatori, ſi faceſſe la ſcoperta
eſplezione degl' Iſtrumenti, e Scritture pub delle Indie (ſcoperta di cui con fondamen
bliche, ſi legge: » Convenendoſi la mer to ſi può dubitare, ſe più di utile, o di
95 cede in grano, legumi, o vino, o mi danno abbia apportato all'Europa), que”
95 ſtura, per togliere ogni controverſia, per due prezioſi metalli, l'oro e l'argento,
99 adeguato di tempo, e di qualità, la mi atteſa la loro ſcarſezza e rarità erano di
25 ſtura ſi dovrà valutare lire due Imperiali maggior pregio nella opinione degli uomi
so al moggio, il formento ed i legumi lire ni, e di maggior valore nel commercio,
55 tre, il vino ſoldi trentadue alla brenta. ciò che diffuſamente ſi può leggere , e ri
Chiunque legge nel Corio l'aſſegno fatto cavare da quanto ha ſcritto Filippo Arge
del ſalario al Podeſtà, col carico di dover lati in quel libro, ove tratta delle Monete
fare le ſpeſe a Giudici della ſua Curia, e d'Italia (a).
negli Statuti la taſſa del prezzo fatta al Il ſecondo motivo ſi può dedurre dalla
formento e al vino, non avrà molto da pratica del Principi, che travagliati da lun
ſtupirſi, ſe conſultando la Tabella, e con ghe e diſpendioſiſſime guerre furono obbli
frontando il valore delle lire e ſoldi Im gati ad aſſegnare con vari Editti alle mo
periali antichi colle lire e co ſoldi del noſtri nete d'oro e d'argento un maggior prezzo,
tempi , oſſerverà il notabile ecceſſo che | o ſia valore non già reale,
ma, dirò così,
quelli hanno ſopra di queſti. Nè io am- apparente, e quindi ancora è provenuto che
C colla
-

(a) Tom. 2. pag. 4. 69 ſeqq.


18 Vol. 1. St. 48-49.
colla ſteſſa proporzione quaſi geometrica dovrà forſi dire, che le monete d'oro e d'ar.
dell' aumento eſtrinſeco delle monete, cre gento ſiano creſciute in oggi o di peſo, o
ſceſſe il valore, o ſia prezzo delle merci, d'intrinſeca bontà º no certamente. Dee
e delle vittovaglie. dunque dirſi che il valore delle noſtre lire
Quando io dico aumento eſtrinſeco delle e ſoldi è quello che ſi è ſminuito. La lira
monete, parlo di quello che dal Principe è ſminuita in fatti per la terza parte, il
viene fiſſato, o tollerato in vigore delle ſoldo ſimilmente . Ciò che abbiam detto
Gride ſopra tutte le ſpecie di monete, non del Filippo, ſi dee intendere di tutte le al
già di quell'enorme abuſo , che a giorni tre monete, poichè tra eſſe per legge co
noſtri ſi è introdotto dalla dannevole pra ſtante ſi dee ritenere una correſpetività di
tica di alcuni, i quali fanno un avaro ne proporzione. Se per tanto nel decorſo di
gozio ſulle qualità e ſulle ſpecie delle mo poco, oltre ad un ſecolo, il valore delle
nete, e con danno graviſſimo del pubblico, lire e de ſoldi ſi è ribaſſato per la terza
e de privati, eſtraendo dallo Stato le mo parte, ognuno comprenderà il calcolo del
nete buone Provinciali, ne introducono al decremento accaduto nella ſerie di molti ſe
trettante non buone con un traffico eſecra coli che ſono preceduti, e per conſeguenza
bile da paeſi eſteri e limitrofi. di quanto maggior prezzo e valore foſſero
Nell'anno 1637., (per accoſtarci a tem anticamente le lire e i ſoldi Imperiali in
pi noſtri ) il Filippo, moneta nota d'ar paragone delle noſtre lire e ſoldi.
gento (ch' e di peſo denari ventidue, e Tanto baſti avere qui fatto oſſervare ſo
grani diciotto) era del valore di ſole lire pra di queſta materia per quanto ha di con
cinque , come ſi può vedere nell'Editto meſſione colla intelligenza del noſtri Statuti,
del Marcheſe di Leganes, allora Governa e particolarmente di quelli, in cui ſi tratta
tore di Milano, pubblicato il giorno 8. di multe pecuniarie, o di mercedi, di ſalari ec.
Gennajo in detto anno. A noſtri giorni per le quali tutte coſe è da avvertirſi, do
il ſuddetto Filippo dello ſteſſo peſo e bontà verſi attendere la pratica e lo ſtile de'tempi
ha il valore di lire ſette e ſoldi dieci. Si preſenti. -

Del
I9

Del giuramento, che ſi dee dare dal Creditore


non oſtante la rinunzia ſolita a porſi
negl'Iſtrumenti.
(5o) C A P. L.

s1 QUIs coNFEssUs &e.


S alcuno avrà confeſſato di avere avuto, e ricevuto danaro (1),
od altra coſa, colla rinunzia all'eccezione del non numerato
danaro , o della coſa non ricevuta (la qual clauſula quaſi
ſempre ſi ſuole inſerire negl' Iſtrumenti) e dopo la fatta confeſſione,
di cui ſopra, negherà di aver ricevuto il danaro , od altra coſa;
dovrà il Creditore (2) del danaro, o della coſa, giurare in giudizio
di aver dato il danaro, o la coſa come ſopra, o pure potrà rifon
dere il giuramento in colui, il quale confeſsò, come ſopra la rice
vuta , dentro però lo ſpazio di due anni ſoltanto ; ſalvo il caſo,
in cui quello che dee giurare (3), come ſopra, poſſa deporre in
giudizio con giuramento che la cauſa ſia mutata a ſuo favore, col
farne la dichiarazione riſpetto le coſe da eſſa dipendenti, e conneſſe,
ſecondo la forma preſcritta dallo Statuto del giuramento.

A N N o T A z I o N I.
(1) Ricevuto danaro ec. Intendi a mu a di lui favore, non può per regola gene
tuo, nel qual caſo ſolamente ſi può dalla rale ritorcerſi a di lui carico. Il ſenſo pro
Parte opporre all' altra l'eccezione, di cui prio dello Statuto adunque è in queſti ter
parla qui lo Statuto , e non in altri con mini : ſe il Creditore vuole, potrà ſervirſi
tratti, meno poi in cauſa di depoſito o di di un mezzo deciſivo della Lite, e sbriga
pegno, ſtando a quanto viene diſpoſto dal tivo, cioè del giuramento, o col giurare
la ragion comune. eſſo ſopra la realtà del ſuo credito, o con
(2) Dovrà il Creditore ec. Sebbene lo deferire il giuramento al ſuo Debitore, che
Statuto dica qui dovrà , e in altro luogo ſta ſulla negativa. - -

dee, ſi avverta , che non perciò induce, (3) Giurare ec. Molte ſono le qualità ,
nè può indurre obbligo veruno riſpetto al molte le denominazioni , e gli effetti del
Creditore di giurare ; mentre dovendoſi giuramento; di queſto in più luoghi del pri
queſta legge ſtatutaria conſiderare per fatta mo e ſecondo Volume del noſtri Statuti ſi fa
C 2 neºme
2O Vol. 1. St. 5o-52.
menzione. Stimo pertanto utile coſa, anzi |te deferito dalle Parti nel giudizio Civile,
neceſſaria, il darne qui ſulle prime una di-ie ſi può ricuſare: con l'avvertenza però,
ſteſa cognizione, e tale, a mio parere, | che ſe una Parte ricuſerà il giuramento de
che poſſa ſervire a noſtri Lettori di lume | feritogli dalla Parte contraria ſarà in que
e di ſcorta ſufficiente per intendere ne' ſuoi | ſto caſo tenuta a rifonderlo, altrimenti per
vari punti, ed oggetti una materia molto derà la cauſa ſecondo inſegna la legge (c).
intereſſante non meno che pratica. iº" è, che tra il giudiziale e 'l volon
Il Giuramento viene comunemente defi- tario paſſa differenza, perchè riſpetto al pri
nito per un atto ſolenne, con cui s'invoca | mo può la perſona, a cui viene deferito
il nome di Dio in teſtimonio della verità. l anche ſenza cauſa ſcanſarlo col ricuſarlo;
Premeſſa queſta ſuccinta definizione, tre nè perciò ſarà tenuto a rifonderlo, o pure
ſono ſecondo la Scuola de Leggiſti, i ge la pagare; ma riſpetto al ſecondo, cioè giu
neri del Giuramenti, cioè Enunciativo, Con- ziale, colui al quale venga deferito e co
fermativo, e Deciſivo della Lite. Quello ſtretto indiſpenſabilmente a ſcegliere l'uno
ſi dice Giuramento enunciativo, che viene l di queſti tre partiti, cioè: o giurare, o ri
preſtato dal Vaſſallo in mano del Principe, fondere il giuramento, o pagare (d). Ciò
a cui ſi giura la fedeltà. Il Giuramento però ha le ſue limitazioni, potendoſi dare
Confermativo, o con altro nome Solidativo i alcune cauſe giuſte, per cui taluno venga
ha luogo nel contratti, che altrimenti non legittimamente ſcuſato dal ſubire la legge
ſarebbono per ſe validi. Il Giuramento poi del giuramento, e di queſte baſterà il ri
deciſivo della lite ſi è quello per lo cui mez- i ferire le principali.
zo ſi termina la controverſia, e queſto fu l Non ſarà in primo luogo tenuto alcuno
introdotto dalle leggi per abbreviare il cor- a giurare, quando ſi tratti di un fatto d un
ſo delle liti. terzo, atteſo il pericolo dello ſpergiuro;
Or queſto ſi ſuddivide in volontario, in così l'Erede non è tenuto a giurare ſopra
giudiziale, e in neceſſario (a). Il Giura- l il fatto del defunto, onde in queſto caſo,
mento volontario, o ſia convenzionale è l e ſimili dovrà l'Attore provare la ſua in
quello che viene deferito da una Parte all' | tenzione col mezzo delle ſcritture, e del
altra fuori del giudizio, e queſto ſi fa ſpon- teſtimonj (e). Potendo bensì l'Erede eſſere º
taneamente, però o ſi ricuſa, o ſi rifon- coſtretto al giuramento, che ſi dice de Cre
de (b). Il giudiziale è quello che con ap- dulitate ſopra il fatto del defunto.
provazione del Giudice viene reciprocamen- 2.o Nel caſo che l'Attore deferiſca il
giu

(a) L. 1. C. de jure ur. tit. 1. lib. 4. ibi gloſs. I lib. 12.


(b) L. jusjurandum 17. f. V. de jure ur. (d) L. Delata 9. C. de jureiur. tit. 1. lib. 4.
tit. 2. lib. 12. (e) L. Marcellus 1 1. S. qui rerum fſ inf. de
(c) L. Manifeſte 33. f. V. de jurejur, tit. al act. rer annot. lib. 25.
Vol. 1. St. 5o-52. 2I

giuramento al Reo, che ſia pronto a giu così detto, perchè vien deferito dal Giudi
rare, poi pentendoſi revochi il giuramento ce, e impone neceſſità, nè ſi può ricuſare
deferito, e ſi dica di volere provare le ſue ſe non con giuſta e legittima cauſa; e que
ragioni con teſtimoni e ſcritture; in tal ſto parimente ſi ſuddivide in tre ſpecie, in
caſo ſe l'Attore nel fare le prove ſoccom giuramento da Leggiſti detto Purgationis,
berà, non potrà eſſo di nuovo coſtrignere in litem, 6 ſuppletivum, di cui a parte a
la Parte contraria al giuramento, perchè parte ſe ne darà la ſpiegazione.
coll'antidetta revoca ha rinunciato al ſuo
Il giuramento Purgationis ſi è quello,
diritto. -

che viene dal Giudice deferito alla Parte,


3.o Non corre obbligo del giuramento che ſia ſoſpetta, v. g. di qualche delitto, ac
in giudizio, quando o la conſuetudine, o ciò ſi purghi del delitto, che gli vien im
lo Statuto diſpongono che le prove ſi fac putato, e dimoſtri la ſua innocenza.
ciano per mezzo del teſtimoni, e di ſcrit Il giuramento in litem è così detto, per
ture,
chè non ha luogo che nelle liti, e per oc
4.o E' ſcuſato dal giuramento il Reo con caſione di liti e controverſie; e ſi è quello
venuto, quando la cauſa abbia mutato ſi che non già al Reo, ma bensì all'Attore,
ſtema, o atteſa qualche innovazione ſi ſia non dalla Parte litigante, ma dal Giudice
cangiata la natura del contratto. viene deferito, non ad effetto di decidere
5.o E'inutile il giuramento quando l'At della lite principale, ma per valutare e ſti
tore ha provato in giudizio concludente mare la coſa, ſopra cui cade la lite, e la
mente il ſuo aſſunto. controverſia: Si dice perciò da Leggiſti un
6.o Non è tenuto il Reo a giurare, po tal giuramento: Litis eſtimatorium, perchè
tendo provare le ſue eccezioni col mezzo ſi ſuole deferire in giudizio alcune volte per
de teſtimonj, e delle ſcritture; perciocchè provare il prezzo ſingolare, che ſi dice prez
ſe queſto mezzo di provare è conceduto all' zo d'affezione congiunto con l'utile, nel
Attore, molto meno non ſi dee negare al qual caſo potrà il Giudice taſſare quella quan
Reo convenuto (a). tità e ſomma, ſopra cui ſi ſarà depoſto il
Per ultimo non ſarà tenuto il Reo a giu giuramento, oſſervando però la diſpoſizione
rare, ſe l'Attore, che a lui deferiſce un della legge (c), cioè che il prezzo ed in
tal giuramento , non avrà prima voluto tereſſe ſingolare non ecceda il doppio dell'
giurare de Calumnia, com'è di pratica (b). intereſſe, o ſia prezzo comune, come ab
Ritenuta la ſuddiviſione fatta di ſopra, biamo dalla legge (d).
reſta a vederſi del giuramento neceſſario, | Qui

(a) Cap. non licet 3o. de reg. Jur. in 6 tit. | reſt tit. 47. lib.7.
ultim. lib. 5. | (d) L. videamus 4. S. deferre ff. V. de in li
(b) L. iusjurandum 34. S. qui jusjurandum. tem juran, tit. 3. lib. 12. -

(c) L. unic. C. de ſent. que pro eo quod inte | -


22 Vol. 1. St. 5o-52.
Qui conviene avvertire, che acciò abbia è, che il giuramento ſupplettivo, è diffe
luogo queſto giuramento in litem ( come rente dal giudiziale legalmente per molti
parlano i Leggiſti) debbono concorrere due capi. 1. Perchè il giudiziale, quando ven
requiſiti; cioè primo, che ſi tratti d'un' ga deferito da una Parte, può l'altra Par
azione di quella ſpecie, che da Giuriſti ſi te contraria rifonderlo; non così parlandoſi
chiama di buona fede, benchè talvolta poſſa del ſuppletivo. 2. Perchè il giuramento
aver luogo anche nelle azioni di ſtretta ra giudiziale viene deferito dalle Parti liti
gione così comunemente chiamate, nel che ſi ganti in giudizio, il ſuppletivo dal ſolo
conforma la diſpoſizione del preſente Statuto. Giudice. 3. Perchè il giudiziale ſi deferi
Il ſecondo requiſito vuol eſſere, che il ſce alla Parte, la quale nol ricuſi, il ſup
Reo convenuto ſia in duolo, o pure in pletivo ha luogo eviandio ricuſandolo la
colpa lata (ciò che ſi ſpiegherà altrove) Parte. 4. Finalmente il giuramento ſup
non baſtando che intervenga la colpa leg pletivo ſi può ritrattare per mezzo d'iſtru
giere, a riſerva però dell' azione della tu menti e ricapiti nuovamente ritrovati e ſo
tela, come inſegna la legge (a). pravvenuti, non così il giudiziale, come
Il giuramento infine ſupplettivo, o ſup inſegna la legge (c).
pletorio è quello , che viene deferito dal Per conchiudere queſto argomento ſi dee
Giudice in ſupplemento di una prova ſemi notare, che molti ſono gli effetti legali
piena, val a dire non del tutto chiara, e del giuramento (intendi però del volonta
concludente a favore dell'Attore ; da cui rio e del giudiziale, non del neceſſario)
però ſi dee eſpreſſamente addimandare negli de quali gioverà riferirne alcuni, e ſono :
Atti ; ed ha luogo quando, per cagion che il giuramento ha forza di ſentenza giu
d'eſempio, l'Attore non può trovare, ed dicata : che convalida i contratti : che ha
avere tutt'i teſtimoni neceſſari, o ricapiti, forza di conteſtare la lite, e per conſeguen
e ſcritture per provare concludentemente il za d'interrompere la preſcrizione.
ſuo aſſunto (b). Potrà rifondere. Queſta parola rifondere,
Un tal giuramento ſi dice neceſſario tam ſiccome quell' altra deferire in fatto di giu
to per parte del Giudice, perchè dee di ramento, che hanno fra di loro relazione,
neceſſità imporlo tuttavolta che concorrano
reſtano ſpiegate ſotto la Rubr. Gen. del
que requiſiti, che ſono comunemente rife giuramento allo Statuto 1oo.
riti da Dottori, e che qui non accade de Dallo Statuto del giuramento. Queſto
ſcrivere, quanto per parte di colui, al qua è appunto l'anzidetto Statuto 1oo., di cui
le s'impone, nè può egli ricuſarlo; quindi a ſuo luogo ſi tratterà.
Della

(a) L. in astionibus 5. per tot. l.ſi tutor. 9. lib. 4.


f. V. de in litem jurando tit. 3. lib. 12. (c) L. admonendi 31. ff. V. de jureur. tit. 2.
(b) L. in bona fidei 3. Cod. de jurerand, tit. 1. lib. 12.
23

Della ſicurtà, a cui ſono obbligati coloro, i quali


non ſono della Giurisdizione di Milano.
(53) C A P. L III.

IN CAsIBUS QUIBUs.
E' caſi, ne' quali la perſona non ſottopoſta al Sig. Podeſtà
di Milano, darà e dovrà dare la ſicurtà nelle Cauſe Ci
vili e Criminali (I); tale ſicurtà idonea dovrà eſſere ſotto
poſta come ſopra; coſicchè di tutto, e in primo luogo, e principal
mente , e ſolidalmente poſſa eſſere riconvenuta ; benchè contro il
principale non ſi foſſe fatta veruna riconvenzione giudiziale, nè ri
ſpetto alla perſona, nè a beni, mediante l'eſcuſſione. Che ſe ac
caderà , che la perſona non ſottopoſta come ſopra, addimandi in
giudizio la reſtituzione integrale (2) per qualche ragione che gli com
peta contro qualche ſentenza interlocutoria in caſo di ſoccombenza;
ciò nondimeno la ſicurtà ſarà obbligata a tutte le ſpeſe (3), che ſa
ranno ſtate fatte dalla Parte ſoggetta alla Giuriſdizione per occa
ſione di quella ſentenza , non oſtante la pendenza della lite ſopra
la detta reſtituzione, e non oſtante che la perſona non ſottopoſta
alla Giuriſdizione non ſia ſtata nè riconvenuta, nè ſia ſeguita l'eſ
cuſſione ne' di lui beni.
A N N O T A Z I O N I.

Il preſente Statuto poteva meglio fuc come ſi è accennato nella Prefazione.


cedere immediatamente allo Statuto 45. Nel reſto il preſente Statuto è chiaro.
dacchè contiene la ſteſſa materia , ſenza Vuole in ſoſtanza che la ſicurtà , che dee
che ſi frammetteſſero ſette altri Statuti, che dare il foreſtiere, ſia idonea, e ſuddita; di
trattano di coſe di genere diverſo. Da qui ſpone in oltre, che non ſolamente nella cau
e da altri ben molti luoghi ſi conferma ſa principale, e ſentenza definitiva, ma an
ciò, che ſi è detto altrove, cioè che i no cora nelle ſentenze che ſi chiamano inter
ſtri Statuti ſono ſtati regiſtrati non per or locutorie, la ſicurtà del foreſtiere ſia ob
dine di materie; e ſi può quindi conoſcere bligata alle ſpeſe, quand'anche penda la
la neceſſità di ridurre a miglior ordine e ca lite ſopra la cauſa principale, e quand'an
tegoria tutto il noſtro Codice Statutario, che non ſia ſeguita nè riconvenzione for
male,
24 Vol. 1. St. 53-6c.
male, nè eſcuſſione ne beni del Principale. il Senato li 3. Ottobre 1668., e fu repli
(1) Criminali. Nelle Cauſe Criminali cato li 14. Giugno 1674.
ſi danno le ſicurtà di preſentare il Reo (2) La reſtituzione integrale . Queſta,
inquiſito. Queſte ſi debbono regiſtrare in regolarmente parlando , ſi dee addiman
libro da Notari Criminali, con l'eſpreſ dare dentro il termine di quattro anni, e
ſiva del titolo del delitto, del nome del non oltre.
Sicurtante, e della ſomma, per la quale (3) A tutte le ſpeſe. Dallo Statuto 56.
è ſtata data la ſicurtà ; tale fu l'ordine poſto ſotto la preſente Rubrica, ſi diſpo
del Senato del 9. Settembre 1573. Trat ne, che ſe alcuno ſarà ſtato condannato
tandoſi poi dell' intereſſe del Fiſco , non nelle ſpeſe, o colla riſerva di farne la taſ
ſolo ſi debbono ricevere ſicurtà , le quali ſa, o colla eſpreſſione della quantità, ſarà
ſiano idonee; ma queſte debbono eſſere avval dovere del Giudici ordinari per via ſom
late da altre ſicurtà parimente idonee , e maria, ſenza ſtrepito e figura di giudizio,
ciò in vigore della Grida Regia del 16. Mar coſtrignere e obbligare il Condannato a pa
zo 1673. gare al Vincitore della Cauſa le predette
I Notari Criminali non poſſono, ſe non ſpeſe taſſate, e ciò con tuttº i mezzi di ra
in cauſe graviſſime, mettere quella clau gione, ed anche colla cattura perſonale
fola : che i Rei non poſſano purgare la in caſo di renitenza.
mora, e ſi conſegnino in certi determinati A queſto luogo ſi può chiamare lo Sta
giorni; tale fu l'ordine del Senato del 12. tuto 139., poſto ſotto la Rubr. Gen. delle
Luglio 16o8., ed altro dello ſteſſo giorno, Appellazioni, il quale ſoſtanzialmente di
e meſe del 1618. ſpone, che tuttº i Commiſſari delle cauſe
I ſuddetti debbono, nel ricevere le ſicur e Giuſdicenti, ſiano tenuti ſotto pena pe.
tà, porre la clauſola obbligatoria anche cuniaria a due coſe: l'una a proferire in
degli Eredi, in vigore dell' ordine del Se iſcritto chiaramente e apertamente le loro
nato de 15. Aprile 1613., e debbono rice ſentenze ; l'altra a taſſare le ſpeſe della
vere dette ſicurtà ſotto la formola Rovi lite, i danni , e gl'intereſſi, in caſo che
diana, e leggerla in lingua volgare a Si una Parte del due Litiganti debba di ragio
curtanti e al loro Collaudatori; così ordinò ne eſſere condannata a pagarle.

Che
-

25
Che non ſi debba commettere una Cauſa a chi
è ſtato Avvocato di una delle Parti.

(61) C A P. L XI. -

ALICUI QUI FUERIT & c.

E alcuno ſarà ſtato patrocinatore di una lite, o cauſa , non


ſi potrà a quello commettere, nè in lui compromettere quella
cauſa, benchè vi concorra la volontà (*) delle Parti. Contravve
nendoſi a queſta Ordinazione, nè la commiſſione di quella cauſa,
nè il componimento, quantunque fatto per Iſtrumento, ſarà di al
cun valore, nè la ſentenza, o l'arbitramento avranno alcuna forza
ipſo fure.
A N N O T A Z I O N I.

Il preſente Statuto, concorda con la di debbano aſtenerſi dal votare in quelle cau
ſpoſizione di ragion comune. Queſta pure ſe, di cui ſia ſtato Avvocato il Figlio, il
proibiſce a chi fu Avvocato di una cauſa, Padre, il Suocero, il Genero, il Fratello,
che poſſa eſſerne Giudice; e preſſo tutt'i o il Zio. Il riferito Ordine Regio però
Dottori è ſentenza coſtante che gli Avvo dee prenderſi in ſenſo ſtretto, e perciò non
cati non poſſono aſſumere la qualità, e il ſi dee eſtendere a perſone, le quali non
carattere di Giudici nè in quelle cauſe, nè ſono in eſſo ſpecificatamente eſpreſſe, a
in quegli articoli da eſſa dipendenti, del norma di che giudicò il Senato con due
quali ſiano ſtati Patrocinatori. - ſuoi voti, l'uno de 9. Gennajo 1675., l'al
Per deciſione del Senato del 9. settem tro del primo Settembre 1678.
bre 1665. dee un Senatore aſtenerſi dal vo Quando doveſſe votare un Senatore, il
tare ſopra qualunque articolo di quella lite, quale altre volte in qualità di Avvocato
o cauſa, di cui eſſo ſia ſtato Avvocato. aveſſe ſcritto ſopra d'un articolo della me
Ciò che lo Statuto dice dell'Avvocato» deſima natura, ma in diverſa cauſa, e tra
s'intenda anche del di lui Figlio, il quale le altre perſone, non perciò ſarà rimoſſo
non potrà eſſere Giudice in cauſa pia pa dal dare il ſuo voto : così dichiarò il Se
trocinata dal Padre; così decretò il Senato nato li 18. Luglio 167o.
li 2o. Luglio 1726. Benchè un Giudice debba ſpogliarſi di
Da un Ordine Regio de 28. Maggio 16o4. ogni affezione, o parzialità, prevale però
confermato dal Senato con ſuo Decreto del ſempre, e prevalerà l'opinione degli Uo
9. Maggio 1645. abbiamo che i Senatori mini, che un grano, dirò così, di amicizia
D o di
26 Vol. I. St. 61.
o di parentela poſſa talvolta far chinare le ordine Regio del 16o4., per rapporto alle
bilance della Giuſtizia a favore più di una perſone in eſſo ſpecificate, ſembra che deb
Parte che d'un'altra. ba aver luogo anche nel caſo, in cui la
Si è perciò ſaggiamente dagli ordini Regi parte, la quale potrebbe allegarla a ſuo fa
de 17. Aprile 1581. impreſſi tra gli ordini vore, vi conſentiſſe : così dichiarò il Se
del Senato (a) provveduto ſu di queſto par nato li 18. Giugno 1616. nella cauſa ver
ticolare, collo preſcrivere ciò che ſi debba tente tra i Trivulzi, e gli Eſtenſi. Sopra
oſſervare da Senatori dati per ſoſpetti: così le citate parole notò il Carpano, che il
pure da un ordine dello ſteſſo Senato dell' Senato diſpenſa frequentemente che dalle
11. Agoſto 1616. (b) ſi ha ciò che ſi dee Parti litiganti concorrendo la loro volon
oſſervare da chi allega la ſuſpicione. tà, ſi poſſa commettere la cauſa negli Av
(*) Benchè vi concorra la volontà. La vocati in qualità di Compromiſſari.
proibizione portata dal ſoprammentovato

e -

Che i Giusdicenti foreſtieri non poſſano avere


la cognizione delle cauſe di perſone
delle loro Terre, e Provincie.
(62) C A P. L XII.

ALIQUIs FORESTERIUS.
S. alcuno Foreſtiere (1) eſercirà la Giudicatura o nella Città, o
nel Ducato di Milano, non potrà egli conoſcere contro la
\ volontà di alcuna delle Parti , quelle Liti o Cauſe, nelle
quali abbia intereſſe alcuna perſona nazionale di quella Città o Di
ſtretto, di cui egli ſia oriondo o abitatore. Lo ſteſſo s'intenda di
quella Comunità o Univerſità , a cui egli apparteneſſe per titolo
o di origine o di domicilio. Se il Giuſdicente non ſarà nazionale
della Lombardia (2) non potrà intrometterſi in alcuna queſtione,
lite, o cauſa , in cui abbia intereſſe alcuna perſona , o pubblico
di quella Provincia, di cui foſſe originario o abitatore , e tutto
C1O

(a) S. Più intendiamo. l (b) Qui Senatores.


Vol. I. St. 62, 27
ciò che ſi farà contro la preſente diſpoſizione non ſarà di alcun
valore. -

A N N O T A Z I O N I.

La diſpoſizione del preſente Statuto è ap Una tale oſſervanza pure fu ingiunta a


poggiata a quel principio che riſeuarda la ret Feudatari, riſpetto a loro Pretori, Fiſcali,
ta amminiſtrazione della Giuſtizia, e che ſi è e Luogotenenti Feudali in vigore degli Edit
accennato nelle note allo Statuto precedente. ti del Senato più volte rinnovati, e ſegna
(1) Se alcuno Foreſtiere. La qualità di tamente li 27. Novembre 17o2.
Foreſtiere non oſtava all'eſercizio di Giuſdi Talvolta il Senato, atteſe le circoſtan
cente; anzi il Supremo Magiſtrato, detto ze, ha diſpenſato ſu di queſto particolare,
in que tempi il Podeſtà, era una carica trattandoſi d'un Eſtero, ma Originario, e
eſercita per lo più da perſone Eſtere, come che aveva già da molto tempo fiſſato il
per tutte le Storie è dimoſtrato. ſuo domicilio nel Dominio Milaneſe; come
Le N. C. però, le quali hanno ſiſtemato per due Decreti, l'uno de'5. Dicembre 1665.,
il Governo nel Civile, e nel Criminale di l'altro de due Giugno 1668.
tutto il Dominio Milaneſe, preſcrivono (a) (2) Della Lombardia. Queſto noto nome
che gli Eſteri o Foreſtieri, i quali abitano di Lombardia deriva certamente da Lon
o ſiano per abitare nelle Città, o Terre di gobardi nazione Alemanna, la quale do
queſto Dominio, qualora la loro principale minò queſta parte dell'Italia per più di
origine venga d'altronde che da queſto Do anni 2oo. L'antico nome latino era Gal
minio , benchè in quello aveſſero abitato lia Ciſalpina, cioè Gallia di qua dalle
per lo ſpazio di ſeſſant'anni, e foſſero ſtati Alpi; ma più propriamente Gallia Ciſpa
ammeſſi alla cittadinanza; non poſſano con dana, cioè Gallia di qua da Pò. Ne ſe
tuttociò eſercire ufizj , che concernino gli coli poi meno rimoti fu anche chiamata
affari di quella Città o Terra, ove abita Inſubria. Non convengono gli Scrittori ſu
no, nè in quegli intrometterſi. l'etimologia, nè ſu l'eſtenſione topografica.
Da un Senatuſconſulto de 29. Febbraio Bernardo Sacco è d'opinione che Inſubria
1666., e da un Decreto del 16. Dicembre foſſe detto quel paeſe che principiando dall'
1671. ſi rileva che la riferita Sanzione deb Adda ſi diſtendeva dalla parte ſuperiore del
ba oſſervarſi per rapporto anche a Giuſdi Ticino verſo Novara (b). -

centi di minor Magiſtrato. Meglio però da Gaudenzio Merula (c)


D 2 è cir

(a) Tit. de Ojic., & jur. Div. Iudic. l Ticinum & Abduam, Padum & Alpes
(b) De Italic. Rer. variet., & elegant. lib. 2. clauditur Inſubria nominatur, potens, ut
cap, I, l inquit ille, armis atq. ubere gleba. V. lib.1.
(e) Quidquid Terrarum, 6 Urbium intrà | cap. 3. Antiquit. Gall. Ciſalp.
28 Pol. I. St. 62.
è circoſcritta la Lombardia per una parte lano della Schiatta Viſconti; travagliata
da Fiumi Ticino, e Adda , e per l'altra in ſeguito da molte guerre e fazioni ſotto
dal Pò, e dalle Alpi. Egli è certo, che i Duchi Sforzeſchi dovette ſofferire lo ſmem
queſta bella parte dell' Italia era un tem- bramento di alcune Città e Territori, che
po florida, ricca, e popolata particolarmen- in vigore del trattati di pace e di accomo
te ſotto la Signoria de Viſconti; il ſuo damenti furono ceduti ad alcune Repubbli
decadimento ebbe principio ſotto il domi- che, e Sovranità confinanti.
nio di Filippo Maria ultimo Duca di Mil

Di coloro, ai quali è proibito il fare le parti


di Avvocato, o di Procuratore.
(63) C A P. L XIII.

NULLA PERSONA & c.

Iuna perſona potrà eſercire l'Avvocatura (1), o la Procura


nelle cauſe che ſi fanno nella Città e Ducato di Milano,
ſe non ſarà ſottopoſta alla giuriſdizione del Sig. Podeſtà
di Milano, e non ſia maggiore di anni venti (2). Salvo che la que
ſtione, lite , e cauſa vertiſſe tra Foreſtiere e Foreſtiere, o tra un
Foreſtiere e un Suddito alla predetta giuriſdizione, ne' quali caſi
ſarà lecito al Foreſtiere ſia Reo, ſia Attore, avere Avvocati e Pro
curatori foreſtieri , e valerſi della loro opera per trattare quelle
cauſe, liti, e queſtioni.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Eſercire l'Avvocatura. Su di queſto di danaro ſopra la lite pendente, e ciò


propoſito gioverà notare, che nelle N. C. i ſotto pena pecuniaria , ed anche perſonale
viene eſpreſſamente vietato agli A" arbitrio del Principe e del Senato (a).
Cauſidici, Notari, e Sollecitatori delle cau- Per Decreto pure del Senato del 9. Mag
ſe il patteggiare col loro Clienti ilgio 168o. i Sollecitatori , che non ſono
aſcritti

(a) Tit. de penis S. ſi Advocati.


Vol. 1. St. 63-67. 29
aſcritti al Ruolo del Notari o Collegiati, alcuni ſi ſono dati per eſteſo, perchè erano
o approvati, non poſſono agire nel Foro, ſuſcettibili di qualche utile e pratica rifleſ.
ſe non avranno riportata l'approvazione dal ſione, baſterà di alcuni altri darne in com
Collegio de Cauſidici; non potrà in oltre pendio la ſoſtanza, con ſoggiugnere imme
perſona alcuna eſercire l'uficio di Solleci diatamente alcune Note.
tatore, ſe non avrà prima , per lo ſpazio Lo Statuto 64 diſpone, che le Donne
di due anni, fatta pratica nello Studio di aventi il Marito, e conviventi con eſſo,
qualche Cauſidico approvato, ed ottenuta ſe vorranno muovere una lite in giudizio,
l'approvazione dagli Abbati del Collegio debbano dare alla Parte contraria la ſicurtà
de Cauſidici ; così ordinò il Senato con di reſtituire le ſpeſe in caſo di ſoccomben
ſuo Decreto del 22. Agoſto 1686. Per to za; ſemprechè ſiano legalmente abili a dare
gliere poi gli abuſi e le corrutele , che ſi la detta ſicurtà, e in dubbio ſi dovrà ſtare
foſſero introdotte nel Foro per rapporto all' arbitrio del Giudice.
all'eſercizio e alla profeſſione de Cauſidici, E conviventi. Dicaſi lo ſteſſo, quand'an
Sollicitatori, Scrittori, e Attuary, prele il che il Marito foſſe aſſente dalla caſa per
Senato in conſiderazione il ben pubblico, attendere a negozi e agl'intereſſi della fa
e volle rinnovare il ſoprammentovato or miglia.
dine con altro replicato Decreto degli 11. La ſicurtà. Fra le altre ragioni, per le
Agoſto 1751. quali lo Statuto eſige la ſicurtà, ſi può ri
(2) Maggiore di anni venti. L'età ne. cordare anche queſta, cioè che in vigore
ceſſaria per eſſere aſcritto al Collegio de' dello Statuto 243. le Donne di buona fama
Notari e Cauſidici è in oggi di anni ven e qualità non poſſono eſſere carcerate per
ticinque . Il Senato diſpenſa talvolta in titolo di debito privato, o pubblico ; non
qualche caſo, concorrendo però le circo potendo dunque aver luogo contro le Donne
ſtanze di nota abilità ed altri requiſiti ; il rimedio accordato a Giudici per l'eſecu
così col voto degli Abbati del ſuddetto zione della condanna delle ſpeſe dallo Sta
Collegio diſpensò a favore del figlio di un tuto 56. poſto ſotto la Rubrica Generale
Cauſidico con ſuo Decreto del 18. Novem de' Giudizj, verrebbe a deluderſi la detta
bre 1665. Regolarmente però non ſuſſi condanna con grave pregiudizio della Parte
ſtendo qualche ragionevole e particolare mo contraria.
tivo , il difetto dell'età non ſi diſpenſa ; La diſpoſizione però di queſto Statuto
così decretò il Senato ſteſſo gli 8. Agoſto non avrà luogo, quando ſi tratti di una
1669., anzi li 22. Dicembre 1677. rigettò Donna, alla quale il Marito o preſente,
la richieſta fatta da taluno per ottenere la o aſſente abbia fatta nelle debite forme la
diſpenſa. - carta di procura, e quando ſi tratti di una
Gli Statuti, che ſono regiſtrati ſotto la Donna maritata, la quale voglia giudizial
preſente Rubrica appartengono propriamen mente ripetere la ſua Dote, che venga
te alla profeſſione del Cauſidici, ſe però diſſipata dal Marito, o dal Suocero: è da,
10
3o Vol. 1. St. 63-67.
notarſi incidentemente, che nelle cauſe de' gozio o lite ; la ſeconda è preciſamente
compromeſſi volontari , o neceſſari, non deſtinata per una tale determinata cauſa
ſi eſige la ſicurtà ; mentre, come riflette o lite in particolare. Due claſſi pure ſi dan
il Carpano, queſta diſpoſizione ſtatutaria no di Procure ; altre ſi coſtituiſcono per
ſi riferiſce alle forme preparatorie del Giu trattare gli affari domeſtici , i negozi di
dizio. traffico, o le aziende.
Lo Statuto 65. dichiara che il Procura Tali procure ſi poſſono rivocare dai Prin
tore, o Sindaco non ſi poſſano rivocare per cipali ſenza le ſolennità preſcritte dal pre
revoca tacita in pregiudizio della Parte con ſente Statuto, altre ſi coſtituiſcono per trat
traria ; ordina che la revoca ſia eſpreſſa, tare in giudizio le cauſe e le liti ; e di
e a notizia della Parte in forma eviandio queſta ſeconda claſſe intende parlare lo Sta
pubblica e ſolenne per Iſtrumento. tuto. Viene però in certo modo a ceſſare
Sindaco diceſi quello, il quale tratta le tacitamente la procura o per la morte na
cauſe di qualche Univerſità o Corpo pub turale di chi ha coſtituito il Procuratore,
blico. o per la morte, dirò così, civile, ſe di
Due ſorte ſi danno di Procure, l'una ſi venuto pazzo o furioſo, non poſſa rivocarla
dice generale, l'altra ſpeciale ; la prima eſpreſſamente.
ſi eſtende alla trattazione di qualunque ne

RUBRICA GENERALE DE' GIUDIZI


NEL REALE .

Che non ſi poſſa alienare la coſa, la quale ſia litigioſa.


(68) C A P. L X VI II.

gUOD LITE cONTESTATA .

Elle cauſe Civili, conteſtata, o quaſi conteſtata (1) che ſia


la lite, trattandoſi di azione Reale (2), o miſta (3), o ipo
tecaria , in caſo anche , in cui ſia lecito a taluno entrare
nei poſſeſſo, o in vigore de patti durante l'iſtanza della cauſa prin
cipale, o in vigore di appellazione, non potrà (4) il Reo convenuto
in detti caſi alienare la coſa, di cui ſi tratta in queſtione, nè farne
per atto tra vivi (5) , e di propria volontà contratto , o sitº 1
Vol. I. St. 68-8o. 3I
di ſorta alcuna con traslazione di dominio, e poſſeſſo , e contra
facendoſi alla preſente diſpoſizione , il contratto ſarà, ipſo jure,
come non fatto, e ſi avrà per nullo. Queſta legge avrà luogo an
che nelle cauſe da conoſcerli dall' Arbitratore o Arbitratori, o
Reviſori degli Arbitramenti . Avrà luogo anche prima della conte
ſtazione , o quaſi conteſtazione della lite , ſemprechè fatta avanti
di eſſa l'interrogazione avrà il Poſſeſſore riſpoſto ſopra la tenuta
e poſſeſſo de beni , od anche in contumacia dell' interrogato dal
Giudice, avrà queſti pronunciata l'interrogazione per confeſſata.
A N N O T A Z I O N I.

(1) O quaſi conteſtata. Sono formole del ſta proibitiva ſi dee deſumere dal pregiu
Foro; e voglion dire, che anche nel caſo, i dizio che ſi fa ad un terzo: ſarà pure proi
in cui il Reo convenuto in giudizio non l bita l'oppignorazione di una coſa che ſia
riſponda alla petizione ed agli atti della in lite, come in queſto luogo nota il Car
Parte contraria, non poſſa validamente alie- pano. Si eccettuano però alcuni caſi addotti
narſi la coſa, ſu di cui cade la queſtione, in queſto luogo dal ſuddetto, ne quali,
o lite. pendente ancora la lite, ſarà lecita e va
(2) Di azione Reale. Tre ſorte ſi danno lida l'alienazione, e ſono 1.o ſe pendente
di azioni giudiziarie, cioè reale, perſonale, la lite ſi ſarà fatta una tranſazione, ceſ
e miſta; la prima è diretta alla coſa v. g. ſando in tal caſo il vizio del litigioſo:
al fondo poſſeduto , la ſeconda è diretta | 2.º ſe l'alienazione ſi farà per titolo, e
alla perſona, v. g. l'azione della tutela, la e cauſa di dotazione, perchè da Leggiſti
terza è diretta alla perſona inſieme, ed alla tale alienazione non diceſi volontaria, ma
coſa. neceſſaria: 3.o ceſſerà il vizio del Litigioſo
(3) O miſta. Cioè a dire, quando ſi trat- in cauſa di Legato, ed anche a favore di
ta in giudizio una cauſa, nella quale le Parti Cauſe Pie, o di fedecommeſſo : 4.o ſarà
litiganti hanno un carattere miſto di At- valida l'alienazione trattandoſi dell'eredità
tore inſieme, e di Reo, v. g. nell'azione di un defunto, per cui convenga fare le
di dividere l'eredità del Padre fra più Fra- ſpeſe funerali, pagare i debiti dell' eredità,
telli, o Coeredi. ſomminiſtrare gli alimenti alla vedova, e
(4) Non potrà. Lo Statuto proibiſce in alla famiglia : 5.o quando ſi faccia l'alie
ſoſtanza l'alienazione di coſa mobile, o | nazione di una coſa univerſale comprenſiva
immobile, o ſemovente, durante ancora, i di molti capi mobili, e immobili, fra i
e pendente la lite, tanto nel petitorio, i quali ſia compreſa una tal coſa in partico
quanto nel poſſeſſorio (per ſervirmi della lare, ſoggetta al vizio del Litigioſo: 6.o nel
nota fraſe del Foro); e la ragione di que- | caſo che dal Principe ſia ſtata conceduta l'alie
na
32 Vol. 1. St. 68-8o.
nazione della coſa, ſopra cui pendeva la (5) Per atto tra vivi. Si notino queſte
lite, quando appaja che un tale privilegio l parole, che non ſono ſtate poſte a caſo.
ſia ſtato conceduto a buon diritto: 7.o ſarà | Per atto dunque di ultima volontà, o fa
valida l'alienazione, ſe la lite ſarà ingiuſta | per Teſtamento, non è dallo Statuto proi
e calunnioſa: 8.º ſe ſarà ſtata moſſa avanti i bita l'alienazione, con farne un legato,
un Giudice incompetente. od altro laſcito.

RUBRICA GENERALE DELLA ESIBIZIONE


DEGL'ISTRUMENTI .

Della eſibizione del libro de' Conti.


(S1) C A P. L XX X I.

AD POSTULATIONEM & c. -

º Lla richieſta di qualunque, il quale dimandi che ſia eſibita


qualche Scrittura , o Libro de' Conti (1), e giuri che tale
dimanda venga fatta per ſuo intereſſe, e non con animo di
calunniare (2), dovrà ciaſcun Giuſdicente o Arbitro, o Arbitratore
coſtringere (3) con tutt'i mezzi di ragione e di giuſtizia colui , il
quale ha il libro, ed il regiſtro de' Conti ( o che il poſſa avere,
ed avendolo poſſa eſibirlo) a produrlo ; ſi avrà però l'avvertenza
che detto libro, e ſcritture non ſi conſegnino ad altra perſona che
a quella ſola, dalla quale fu fatta la richieſta. Tale Scrittura pro
dotta ed eſibita come ſopra avrà in giudizio tutta la forza tanto
a favore, quanto contro il Poſtulante all'effetto di togliere ed eſclu
dere l'intenzione del ſuddetto. Che ſe alcuno doloſamente (4) ne
gherà di avere avuta tale Scrittura, o di non averla al preſente,
o di non poterla produrre , qualora dal Poſtulante venga provato
il contrario, ſarà egli condannato alla pena di cento lire Imperia
li , e ſarà ad ogni modo coſtretto dal Giudice a produrre detta
Scrittura, o libro de' Conti. La medeſima legge avrà luogo in
tutte le ſue parti nel caſo, in cui taluno voleſſe convincere la
Parte contraria colla ricognizione di qualche Scrittura, o libro de'
Conti prodotto dalla Parte ſteſſa, fatta o no che ſiaſi la richieſta.
- - AN
Vol. I. St. 81-85. - 33
A N N O T A Z I O N I.

(1) Libro de' Conti. I libri del dare, e di compromeſſo ſi poſſa, e ſi debba proce
dell'avere ſi poſſono chiamare col nome di dere giudizialmente, ſenza il predetto giu
Scritture private. Vedi le Note ſopra gli ramento, a riſerva che da qualche Statuto
Statuti 316. e 317. di queſto Volume. Ai venga eſpreſſamente diſpoſto il contrario;
libri de Negozianti, e del Banchieri la fede tale appunto è la diſpoſizione del preſen
e utilità pubblica eſige che ſi debba pre- te, in vigor del quale nel caſo e modo
ſtare credito generalmente parlando, a ri-i qui eſpreſſo, può il Litigante giurare di ca
ſerva però che tali perſone foſſero in cat- lunnia. Dee però avvertirſi che ſe un tal
tiva fama. giuramento può ſcuſarlo dalla calunnia pre
(2) E non con animo di calunniare. I ſunta, non mai però dall'evidente e ma
Egli è da ſaperſi che per correggere la te- nifeſta.
merità de' Litiganti, di quelli cioè, che | (3) Coſtringere. Sebbene di ragion co
promovono liti ingiuſte, e che recano alla i mune non ſia alcuno, regolarmente par
ſocietà pubblica un danno non indifferen-, lando, obbligato a produrre a ſuo mal
te, tre coſe ſtabilirono le leggi ei. grado una Scrittura privata e propria; con
1.o Che nelle cauſe ſi doveſſe dall'Attore tuttociò lo Statuto preſente coll'indurre la
preſtare il giuramento di calunnia, ad ef- coattiva tende allo ſcoprimento della veri
fetto di rettificare l'azione, ed in caſo di l tà unico, e ſolo fondamento della retta
rifiuto non ſolo doveſſe eſſere ripulſo dall' amminiſtrazione della giuſtizia ; provvede
agire nel Foro contenzioſo, ma foſſe ezian- in oltre con equità all'intereſſe d'ambe le
dio condannato ; anzi, dovendo prevalere | Parti; mentre una tale Scrittura o libro
alla volontà del Privati la pubblica utilità, | de' Conti prodotto in Giudizio viene a far
vollero che non foſſe lecito alle Parti liti- piena fede e prova a favore dello ſteſſo
ganti il rinunciare al predetto s" Scrivente, ciò che di ragion comune non
2.o Impoſero alcune multe pecuniarie. avrebbe luogo ; onde ſe per legge ſtatuta
3.o In certi caſi colla pena dell' inili è gravato lo Scrivente a produrre in
credettero d'imporre ſilenzio a ſiffatti li- Giudizio la Scrittura a petizione del Po
tigatori, veri nemici della pubblica tran- ſtulante, ne riſente nel tempo ſteſſo co
quillità; ſe bene, o male abbiano le leggi | modo e utile, qualora dalla Scrittura ſteſ
comuni ſtabilita queſta provvidenza, non ſa ſi manifeſti a ſuo favore la verità. La
è di me il deciderlo; queſto è certo che ili è fondata ſu quel principio , che
noſtri Legislatori Statutari per ovviare forſe chiunque domanda in Giudizio la pro
il pericolo dello ſpergiuro, in cui gli Uo- duzione di qualche Scritto, dee preſumerſi
mini facilmente potrebbono incorrere, i che abbia fondata la ſua intenzione ſopra
no voluto eſpreſſamente ordinare, che in di eſſo, e l'abbia per buonò ; in conſe
qualunque cauſa ordinaria o ſommaria, o guenza ſarà obbligato a ſtare allo Scritto
E o in
34 Vol. 1. St. 81-85.
o in tutto, ſe in tutto, o in parte, ſe iali e frivoli preteſti, che mai non man
parte ſarà ſtato richieſto, nè ſarà mai le icano a chi vuole ſottrarſi ai dettami della
cito al Poſtulante il proteſtare in contrario. | giuſtizia.
(4) Doloſamente, val a dire con mendi

RUBRICA GENERALE DELLE PROVE,


E DE' TESTIMONI.
Della ricognizione, che ſi dee dare al Teſtimonio
forenſe.

(86) C A P. LXXXVI.

CUM TESTIS JURAVERIT & c.

E un Forenſe (1), vale a dire colui, il quale abita fuori della


Città, o di quel luogo, ove dee deporre il giuramento, ſarà
chiamato in Giudizio , non potrà eſſere coſtretto a deporre
il giuramento, ſe prima non gli ſaranno compenſate le ſpeſe del
viaggio, e le opere (2) tralaſciate per motivo di quel giuramento,
il tutto da taſſarſi ad arbitrio del Giudice o del Notajo, in mano
di cui dovrà deporſi quel giuramento , avuta conſiderazione alla
qualità della perſona ; e queſta legge avrà luogo nelle Caſe Ci
vili (3), ed anche nelle Cauſe de' Danni dati (4).
A N N O T A Z I O N I .

(1) Nel Teſto latino ſi legge: ſi de Fo- (2) Le opere ec. Ad un Artigiano, Gior
renſibus fuerit . Il nome Forenſis in altri inaliero, Contadino, e ſimili perſone, l'equi
luoghi degli Statuti è adoperato per ſigni- tà vuole che ſiano pagate non ſolo le ſpeſe
ficare uno che ſia foreſtiere, val a dire del viaggio, ma ancora abbonate le opere
eſtero, e non ſuddito. Se qui non ſi foſſe ſervili e meccaniche, dalla ceſſazione delle
fatta, nell'enunciativa dello Statuto ſteſſo, i quali, atteſa l'aſſenza dalla loro caſa, ven
la ſpiegazione di queſto vocabolo, " a ſofferire danno per ragione del lu
aver luogo un equivoco. cro ceſſante, anzi lo Statuto vuole, e prov
A vede
Vol. 1. St. 86. 35
vede che prima di deporre il giuramento prendere l'argomento dal ſenſo contrario,
ſiano indennizzate da chi ſono ſtate chia particolarmente quando gli Statuti correg
mate a deporre il giuramento. Sembra però gono le diſpoſizioni di ragion comune.
che la ſteſſa ragione debba militare a fa E perchè queſta regola ſi può utilmente
vore di un Cittadino che ſia chiamato a dal diſcreto Lettore applicare ad altri caſi,
fare teſtimonianza in luogo poſto fuori del io mi ſpiegherò in termini più chiari : II
la Città. dire: lo Statuto accorda la compenſa delle -

(3) Nelle Cauſe Civili. Di ragion co ſpeſe al Teſtimonio nelle Cauſe Civili;
mune anche nelle Cauſe Criminali ſono dunque non l'accorda nelle Cauſe Crimi
dovute le ſpeſe al Teſtimonio. E' dunque nali, è un tale argomento, che non vale
a ſaperſi, ſe per quelle preciſe parole Cauſe punto.
Civili, ſi debba intendere, che lo Statuto (4) De' danni dati. Vedi a queſto pro
abbia voluto derogare alla anzidetta diſpo poſito le Note ſopra gli Statuti 364., e ſe
ſizione delle leggi comuni. Il Carpano ri guenti del Vol. 2. , e ſi avverta , che ſi
ſponde colla negativa, adducendo per ra può procedere contro i dannificatori non
gione, che in materia ſtatutaria non ſi dee ſolo per via Civile, ma anche Criminale.

Che il Teſtimonio di una Univerſità non ſi ammetta


a favore di eſſa.

(87) C A P. L XX X VI I.

NULLUs DE UNIVERSITATE & c.


Iuno, il quale ſia del corpo di qualche Univerſità (1) potrà
.N eſſere ammeſſo a favore di quella in qualità di Teſtimo
nio, e ſe ſarà ammeſſo , la di lui teſtimonianza ſarà ipſo
jure di niun valore, e momento. Queſta legge ſi oſſerverà anche
nel caſo che nella Curia Secolare (2) inſorga una lite appartenente
a qualche Collegio di qualſivoglia genere, e ſpecie, coſicchè co
lui, il quale è aſcritto a quel Collegio non potrà dal Giudice Se
colare eſſere ammeſſo a fare teſtimonianza a favore di detto Col
legio . Queſta legge però non avrà luogo nelle cauſe ſpettanti al
Comune di Milano (3). Se però alcuno dell Univerſità , o del Col
legio verrà prodotto in Teſtimonio contro l'Univerſità, o Collegio
E 2 ſud
36 Vol. 1. St. 87.
ſuddetto, potrà eſſere prodotto , e potrà rendere teſtimonianza
eziandio a favore, e ſarà valida.

A N N O T A Z I O N I.

(1) Univerſità. Queſto vocabolo che fre comune gli Eccleſiaſtici e le Perſone Re
quentemente ſi legge nel noſtro Codice Sta ligioſe ſono ammeſſe a far teſtimonianza
tutario, non altro vuol ſignificare che una per le loro Chieſe e Moniſteri, hanno vo
radunanza di molte perſone, le quali per luto appunto (come nota il Carpano) gli
patto ſociale o tacito o eſpreſſo vengono Statuenti eſprimerſi con quelle parole: Cu
a formare un ſol Corpo Civile e Politico; ria Secolare. Ho detto di ragion comune,
così i Cittadini coſtituiſcono la Città , poichè, come avverte il citato Aut., ſe
così gli ſcolari l'Accademia ; lo ſteſſo le Perſone Eccleſiaſtiche vorranno fare te.
ſi dica d'altri Collegi, o Congregazioni ſtimonianza nel Foro Secolare a favore del
per rapporto alle loro conſuetudini, di le loro Chieſe, non ſaranno ammeſſe di ra
ritti, prerogative, privilegi, v. g. de Cau gione ſtatutaria ; nè ciò dee parere ingiu
ſidici, de Notari, del Mercanti, degli Ar ſto, dacchè ſe gli Eccleſiaſtici vogliono ve
chitetti, Ingegneri, Agrimenſori; così de- | nire a parte del beneficio degli Statuti Laici,
gli Orefici e Fabbri per rapporto al loro debbono per conſeguenza ſoggiacere alle li
eſercizio ed arte, di che in più luoghi ci lmitazioni portate e preſcritte da medeſi
occorrerà di far menzione. mi. E queſta teoria ſi dee notare diligen
(2) Curia Secolare. Curia e Foro ſigni- temente per farne uſo ne caſi ſimili.
(3) Comune di Milano. E' queſto un for
trove. Sembra a prima viſta eſſere i
ficano la ſteſſa coſa, come ſi è ſpiegato al
mulario antico. Vedi le Note ſopra lo Sta
una tale preciſione, dacchè gli Statuti ſono tuto 98. di queſto Vol., e ſopra il 114 detto Vol.
diretti a ſoli laici ; ma ſiccome di ragion

Che
37

Che per mezzo de'Teſtimoni non ſi poſſa provare


il Bando, l'Emancipazione, l'Interdetto,
º
la Ragione Livellaria, nè altre coſe.
(88) C A P. L XXX VI II.

PER TESTES NON POSSIT & c.

P" mezzo de' Teſtimoni non ſi potrà provare nè il Bando,


nè l'Emancipazione , nè l'Interdetto dell' amminiſtrazione
de' Beni , nè la ragione de Livelli (1), e de Fondi , nè che
ſia ſtata proferita la ſentenza ſopra qualche cauſa , nè la generale
alienazione (2) di tuttº i beni , o di quota parte (3) di eſſi.
A N N o T Az I o N 1.
(1) Nè la ragione de Livelli . In caſo (3) O di quota. Vuol dire qualche parte
però che ſia ſtata ſmarrita l'Inveſtitura Li di eſſi Beni . Vedi ſopra queſta parola le
vellaria, ſi potrà dedurre la prova dal pa Note fatte ſopra lo Statuto 434. Vol. II.
gamento ſempre fatto, e praticato del Ca Avverte qui il Carpano, che la diſpoſi
none o ſia Cenſo. zione del preſente Statuto non ha luogo
(2) Nè la generale alienazione. Aggiungi in quel giudizi , ne quali ſi procede colla
ancora la donazione fatta tra viventi , la iſpezione della ſola verità del fatto; ciocchè
quale non ſi prova che con gl' Iſtrumenti. ci accaderà nel progreſſo dell' Opera di far
Vedi lo Statuto 324 , che ha per titolo: oſſervare a ſuo luogo. Vedi lo Statuto 125.
Delle ſolennità da oſſervarſi nelle dona di queſto primo Volume.
zioni.

Che
38
Che il Malloſſaro può eſſere Teſtimonio.
(89) C A P. L XX X IX.

PROXENEITA & c.

L Senſale (*), o ſia Malloſſaro può eſſere Teſtimonio, e potrà


eſſere coſtretto a deporlo in Giudizio , nè ſarà riprovato per
titolo di eſſere Senſale, o Malloſſaro.
A N N O T A Z I O N I .

(*) Il Senſale. Intendaſi di quel che ſono perſone e delle coſe.


aſcritti al Ruolo del Senſali approvati, e A queſto luogo ſi vuole opportunamen
che ricevono il ſalario ; e non di quelli, te ricordare lo Statuto 42 1. Vol. ſecondo,
che ſpontaneamente, e gratis s'intromet in cui ſi diſpone, che i Senſali, paſſato
tono nelle Compere e Vendite, che, ſe il termine di ſei meſi dal mercato fatto,
condo l'uſo comune di parlare, ſi chia non poſſano pretendere la mercede della ſen
ſaría , ſe dentro nel predetto tempo non
mano mezzani. ne avranno fatta l'iſtanza e la richieſta.
Queſto Statuto però non concorda col
E' da notarſi incidentemente, che i Sen
Gius comune, dal quale non vengono i Sen
ſali ammeſſi in Giudizio in qualità di Te ſali ſono tenuti alla reſtitu zione, ed inden
ſtimoni in cauſe ſpettanti al loro Ufizio, nizzazione pe' contratti illeciti , ed uſu
ed inſpezione, perchè molto diffida della rari , anche di ragione Civile, non che
loro integrità. Qual fede poi ſi debba loro Canonica, val a dire in coſcienza , come
preſtare, ſi laſcia all'arbitrio e alla pru tra gli altri avverte il celebre Menochio
denza del Giudice, il quale dovrà avere ſegnatamente nel libro ſecondo (a).
la debita conſiderazione alla qualità delle

ºgº ºa
3
-
Ts
º
è ºs;o
2. Se A. 72 º

Che

(a) Centur 5. Caſ 411. de arbitr.


39
Che il Teſtimonio fatto dal Venditore ad iſtanza
del Compratore non è valido.
(9o) C A P. X C.

VENDITOR AD INSTANTIAM ée.


L Venditore non potrà fare (*) Teſtimonio ad iſtanza del Com
I pratore, o d'altri, avente la cauſa da eſſo lui in quelle coſe,
che hanno relazione alla Vendita , benchè non ſi tratti del
ſuo intereſſe proprio. La ſteſſa legge ſi dovrà oſſervare in qualun
que altra perſona alienante in cauſa della coſa alienata, coſicchè
ad iſtanza dell'Acquirente, o di qualſivoglia altro avente la cauſa
da eſſo lui, non potrà fare teſtimonianza in giudizio , benchè ſi
provaſſe ch'egli non vi abbia intereſſe di ſorta alcuna.
A N N O T A Z I O N I.

(*) Non potrà fare ec. Deeſi però ſot Carpano, e diſtinguere alcuni caſi, e per
tintendere quando la Parte, o Parti con ſone, la teſtimonianza delle quali ſi può,
trarie ſi opponeſſero ; perocchè non vi eſ e ſi dee , o non ſi può , nè ſi dee am
ſendo oppoſizione, e venendo il Venditore mettere ne' Giudizi.
ammeſſo in Giudizio a fare teſtimonianza, Non ſempre per titolo di conſanguinità,
il detto, e l'aſſerzione di lui avrebbe il o di affinità è riprovato il Teſtimonio .
ſuo valore, come fra gli altri inſegna Ca Il Zio pel Nipote ; il Cugino pel Cu
telliano Cotta ne' ſuoi Memoriali ſopra gli gino poſſono fare idonea teſtimonianza.
Statuti. Così il Padre, la Madre pe' loro Figli, e
Queſto Statuto per altro concorda col Figlie, e viceverſa regolarmente parlando.
Gius-comune ; e la ragione che eſclude Non così il Marito, e la Moglie, nè pro,
il Venditore dal fare teſtimonianza in Giu nè contro l'uno dell'altro, non così il
dizio, è fondata ſu la preſunta mala fede, Fratello pel Fratello, che non vengono
ſtante quella naturale affezione, che d'or ammeſſi in cauſa criminale. Il Compadre
dinario ſuol avere ogni Uomo alle coſe per titolo di parentela ſpirituale; il Procu
che o ſono, od anche furono ſue. | ratore, e l'Avvocato a favore del Cliente;
In più altri luoghi del noſtri Statuti ſi il Giudice, Arbitro, e l'Arbitratore ſono
tratta di Teſtimoni. Non ſarà perciò inu- regolarmente eſcluſi dal teſtimonio nelle
tile a queſto propoſito lo ſpiegare col cauſe da eſſi trattate, conoſciute, o giu
di
4o
Vol. 1. St. 9o.
dicate. Sono parimente eſcluſi i Pupilli, trario nelle coſe favorevoli, e ad effetto di
ed i Minori per difetto dell'età, i Furioſi, provare l'innocenza più volte, non oſtante
ed i Pazzi per difetto di cognizione, i Cie il vincolo di parentela, ſono ſtate ammeſ.
chi in cauſa di coſe cadenti ſotto l'oculare
ſe perſone al teſtimonio.
iſpezione; così pure i Sordi, ec. Ho detto di ſopra, generalmente par
Sono in oltre eſcluſe le perſone infami, lando, perchè nel caſi, ne quali d'altronde
i Giudei contro i Criſtiani, gli Eretici, non ſi poſſano avere le prove, nè ricavare
gli Scomunicati. la verità del fatto ; e quando ſi tratti di
E' riprovato parimente il teſtimonio di cauſe gravi , o di delitti atroci, ſi debbo
un nemico capitale in cauſa del ſuo ne. no limitare le deſcritte qualità impeditive
mico; così non ſono generalmente ammeſſi dal fare teſtimonianza.
a fare teſtimonianza o a favore, o a pre Così in una cauſa criminale de due Fra
giudizio d'un terzo tutte le perſone, che i telli Barzaniga imputati d'incendio volon
ſiamo amiche, confidenti, famigliari, e do tariamente cagionato, il Senato di Milano
meſtiche per l'affezione naturale, e parzia permiſe che contro di eſſi foſſe eſaminata
lità per una Parte, come pure coloro, i la Madre, e ſopra le depoſizioni fatte da
quali hanno intereſſe in un negozio per eſſa furono proceſſati; e confeſſato il gra
motivo dell' utile e del comodo : così la
ve delitto, furono condannati alle forche -
ſicurtà pel debitore principale, così le per Si dee notare infine, che le qualità, le
ſone ſubornate e corrotte con danaro.
quali generalmente eſcludono in certi caſi
I Delatori del delitti non ſono ammeſſi certe perſone dal fare teſtimonianza in Giu
al teſtimonio contro i delinquenti, e quan dizio tanto Civile, quanto Criminale, ſi
to qui ſi è detto è di ragion comune tan chiamano da Leggiſti col nome di Ecce
to Civile, quanto Canonica; e regolarmen zioni. Queſte ſi oppongono da una Parte
te ſi pratica tanto nel Foro Laico, quanto contro dell'altra ad effetto di eſcludere il
nell'Eccleſiaſtico.
teſtimonio, e di renderlo di niun valore; e
Per regola generale nelle coſe odioſe non qualora le perſone, o perſona non abbia
ſi debbono da un accorto e prudente Giu alcuna delle ſopra riferite qualità eſcluſive,
dice ammettere a fare teſtimonianza in giu
queſte ſi dicono eſſere teſtimoni maggiori
dizio quelle perſone, fra le quali paſſa uno d'ogni eccezione.
ſtretto vincolo di parentela; per lo con

e Skocºkocº ha
e Aeºn S e
c ºn

Che
4I
Che i Coloni, e gl'Inquilini poſſono eſſere ammeſſi,
ed anche coſtretti a fare teſtimonianza tanto
a favore, che contro del Padrone.
(91) C A P. X CI.

COLONI & c.

I Coloni (1), e gl'Inquilini (2) poſſono eſſere ammeſſi, ed anche


coſtretti a fare teſtimonianza (3) tanto a favore, che contro
del Padrone.
-

A N N O T A Z I O N I.

Queſto Statuto, che non dice di più di quilini urbani, gli uni così detti, perchè
quello che dica il titolo, potrebbe meglio abitano in caſe, caſſine, o ſimili edifizi
aver luogo ſotto la Rubrica generale degli poſti in Villa, gli altri, perchè abitano in
affitti. Nel Vol. 2. a
caſe poſte in Città. Lo Statuto compren
(1) La parola Coloni, derivata dal latino de amendue, come nota il Carpano.
verbo Colo, che ſignifica coltivare, com (3) A fare teſtimonianza ec. Il Cotta
prende in generale tutte quelle perſone, le nelle ſue poſtille, e il Carpano ne' ſuoi
quali attendono all'Agricoltura, di che a commenti ſopra di queſto Statuto dichiarano
luogo ſuo proprio ci occorrerà fare più par che ſebbene tali teſtimonj ſi ammettano,
ticolare diſcorſo col diſtinguerne le varie non ſono però, nè ſi dicono maggiori di
claſſi. Di qui è venuto il nome pure di ogni eccezione; tanto più che di ragion
Colonia, e Colonie, poichè era coſtume comune non verrebbono ammeſſi, perchè
lodevoliſſimo de Romani di mandare ne' ſono conſiderati come perſone domeſtiche.
Paeſi di nuova conquiſta Famiglie a popo Sebbene poi in ragione Statutaria i Colo
lare, e coltivare le terre. ni, e gl'Inquilini vengano ammeſſi a fare
(2) Inquilini. Anche queſta, che nella teſtimonianza tanto a favore che contro
ſua origine deriva dal latino, vuol qui ſi del Padrone, ſi dovrà ſempre intendere
gnificare propriamente Pigionanti. Altri eccettuato il caſo, in cui per le eccezioni
però ſi chiamano Inquilini ruſtici, altri In altrove ricordate vengano legalmente eſcluſi.

F Della
42 -

Della prova della liberazione contro un pubblico


Iſtrumento.

(95) C A P. X CV.

SI DEBITUM & c.

E un debito ſarà ſtato ridotto a pubblico Iſtrumento, non


potrà il Debitore, nè altri (1) provare la liberazione per
mezzo di Teſtimonj, ſe queſti non ſaranno in numero di tre (2).
E ſe l'Iſtrumento del debito, che non ſia comune (3) ſarà preſſo il
Debitore, ſi dovrà preſumere che il debito ſia ſtato pagato, quan
do il debitore giuri di averlo pagato , trattandoſi del Debitore
principale, o di chi per lui aveſſe fatta ſicurtà; che ſe ſi tratterà
di un Erede o d'un Succeſſore anche ſingolare, baſterà che queſti
giurino di Credulità, che un tal debito ſia ſtato pagato.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Nè altri ec. Per queſte parole deb tempo naſca lite ſopra il prezzo pagato,
bono intenderſi i Procuratori, Cauſidici, o capitale reſtituito, o che che altro. Sem
e quanti altri compaiono in giudizio a di bra che il preſente Statuto ſoccorra alla
fendere le cauſe del loro Clienti. buona fede di coſtoro col minore diſpen
(2) In numero di tre ec. Avverto qui dio, accordando che poſſano provare il pa
col Carpano che baſtano anche ſoli due gamento fatto per mezzo di teſtimoni.
Teſtimoni, quando queſti due ſiano, come Talvolta ancora alcuni ſi contentano di
parlano i Leggiſti, maggiori di ogni ecce ritirare preſſo di ſe l'Iſtrumento di obbli
zione, e tanto più ſe vi ſaranno altri ad go, non curandoſi di far diſtendere la Scrit
minicoli. Il Senato ſuole ſu di queſto di tura di liberazione , e in queſto caſo di
ſpenſare, come in fatti diſpensò in cauſa ſpone lo Statuto che poſſano per mezzo
d'un certo Gio. Batiſta Cocis a 9. Mag del giuramento provare d'aver fatto il pa
gio 1534. al riferire del Carpano. gamento. A noſtri giorni per altro oſſer
Accade talvolta ne Villaggi tra i Con vo che i Notari di loro ſtile ſogliono ne
tadini che in occaſione o di compere, o di gl'Iſtrumenti eſpreſſamente dichiarare, che
preſtiti, o di negozi, per non avere il co quand'anche la Scrittura di obbligo ſi tro
modo de Notaj, o per non diſpendiarſi nel vi preſſo il debitore, non perciò ſi debba
far diſtendere gl'Iſtrumenti, col tratto del intendere e preſumere che il debito ſia ſta
tO
Vol. 1. St. 95. 43
to pagato. Con la qual clauſula introdotta plici e private, che tale è il ſignificato di
forſi per ovviare alle frodi, e diciamo an- | quelle parole (3) che non ſia comune, e
che agli ſpergiuri, viene a circoſcriverſi la non in quelle che ſono ridotte in forma
diſpoſizione del preſente Statuto; il quale pubblica.
però ha luogo ſoltanto nelle Scritture ſem
6

Delle ſcritture fatte, o ſottoſcritte per mano -

del Debitore.

(96) C A P. XC V I.

OMNES SCRIPTUR.AH & c.

- Ti le ſcritture (1) fatte, o ſottoſcritte (2) per mano de' Cam


biſti, o Mercanti di Milano, od altri Negozianti del loro
debito dovranno avere il loro valore, ſiccome tutte le al
tre ſcritture (3) da eſſi conſeguate a loro Creditori, e a queſte ſi
dovrà preſtar fede in giudizio con cauſa e ſenza cauſa in tutto
ciò che rileva il pregiudizio di coloro, che le hanno ſcritte o ſot
toſcritte, quantunque ſi dicano fatte o ſottoſcritte in aſſenza della
Parte. I Podeſtà, i Giudici, e Conſoli di Giuſtizia di Milano (4), e
della Camera de Mercanti (5) potranno, e dovranno obbligare i detti
Debitori al pagamento per via ſommaria (6) e breve ſenza ſtrepito
e figura di giudizio.
A N N o T A z I o N I.
(1) Tutte le ſcritture ec. Egli è chiaro | Greca adottata da Latini, che ſignifica
che queſto Statuto è ſtato fatto principal- ſcritto a mano). Lettera, e libro de' Conti;
mente per favorire il commercio, il di cui Regolarmente parlando tali ſcritture priva
fondamento è la buona fede. te non eſigono ſoſtanzialmente nè l'indi
Qui ſi tratta di ſcritture private, cioè zione, nè l'anno, nè il luogo. Ho detto
non ridotte a pubblico Iſtrumento. Di que- regolarmente perchè ne libri de'conti, cioè
ſte ſcritture private ſi diſtinguono tre ſpe- del dare e dell'avere ſi richiede il giorno,
cie, cioè Apoca, o ſia Chirografo (parola come avvertono alcuni Dottori, e fra gli
F 2 altri
44 Vol. 1. St. 96-97.
altri l'Alciato ſoſtiene, che una ſcrittura oggi in numero di ſei. Due ſono Dottori
che non ſia ſegnata coll'annotazione del del Collegio dei Giuriſperiti, e ſi chiama
giorno ſi rende ſoſpetta. no Aſſeſſori. Vengono eletti a tal Uficio
(2) Fatte o ſottoſcritte ec. Lo ſteſſo ſi quelli, i quali ſono ſtati Abati del detto
dovrà intendere anche nel caſo che la ſcrit Collegio, ſubito finito il bimeſtre dell'Aba
tura ſia ſtata ſottoſcritta non dal Mercan
dia, e un tal Uficio dura ſoltanto per
te, ma da tre Teſtimoni, i quali ricono meſi due. Gli altri quattro Conſoli vengo
ſcano, e confeſſino la loro ſottoſcrizione no ſcelti dal Collegio de Cauſidici e No
fatta a nome e commiſſione del debitore - tari ; il loro Uficio durava per due anni
Lo ſteſſo ancora , ſe il debitore, per non continui, come diſpone lo Statuto 55. del
ſapere egli ſcrivere, come accade frequen Vol. 2., ma per un decreto del Senato fu
temente nelle Terre e nelle Ville tra le per riſtretto ad un ſolo ſemeſtre, come notò
ſone ruſtiche, farà al piede della ſcrittura il Carpano. Dall' anno poi 17o7. ſino al
o ſegno o cifra, intervenendo però la pre preſente con approvazione del Governo il
ſenza de Teſtimonj, i quali atteſtino d'aver memorato Uficio fu prorogato ad un anno
veduto fare detto ſegno o cifra. intero, così inſtando il Collegio de Cau l
(3) Le altre ſcritture ec. Sotto queſte ſidici (a). -

i parole ſi poſſono intendere i conſeſſi, i va (5) E della Camera de Mercanti ec. In


glia, le polizze, ed altre tali ſcritture pri tendi degli Abbati del Mercanti , i quali
;
vate, o con altro nome legale, Chirogra in vigore anche di quanto diſpongono le
farie, che ſi conſegnano alla Parte per cau N. C. hanno l'autorità privativa di cono
zione del credito. Ed è da ſaperſi, che per ſcere, giudicare, e decidere le cauſe con
regola generale lo ſcritto prova ſempre con cernenti il traffico e il negozio.
tro l'Autore, val a dire contro di colui, Per dichiarazione fatta dal Senato a 28.
il quale ha ſcritto , e non mai a di lui Novembre 1591. ſono i predetti Abati
favore. Che ſe queſti negaſſe (come tal Giudici competenti nelle cauſe, nelle quali
volta accade) di avere egli ſcritto, o ſot ſi tratti di Lettere di Cambio, benchè le
toſcritto un tal obbligo o un tal confeſſo Parti, fra le quali verta la lite, non ſiano
di ricevuta o ſaldo di contro, dovrà allora Mercanti.
il Giudice ricorrere al confronto del carat Per deciſione fatta li 2. Luglio 1589.
tere per verificarlo, adoperando in ciò dal ſuddetto Tribunale , non avevano gli
l'opera de' Periti, com'è di pratica. Abati del Mercanti veruna giuriſdizione
(4) E Conſoli di Giuſtizia. Queſti Con fuori della Città, val a dire in Ducato ;
ſoli, de quali fanno in più luoghi men ma da una poſteriore dichiarazione del 12.
zione i noſtri Statuti, e le N.C. ſono in Agoſto 161 1. ſi rileva che la loro giuri
ſdi

(a) Baldin, in Colleian ora col cauſa verº. Conſales Juſtitia, pºs. 175.
Vol. I. St. 96-97. 45
ſdizione ſi eſtende in tutto il Ducato dialtrove in che conſiſta queſta via ſommaria,
|
Milano in cauſe concernenti la Mercatura. cioè che il Giudice dee decidere colla ſola
Lo ſteſſo fu dichiarato a 17. Settembre inſpezione della verità e del fatto, ſenza
1673., ed anche nel caſi, ne quali non fili le Parti ſiano tenute a fare la peti
tratti di Lettere di Cambio, come fu de- zione, come nelle altre cauſe ordinarie, e
ciſo dal detto Tribunale nell'anno 167o. I riſpondere a tutti gli Atti giudiziari, ſe
(6) Per via ſommaria. Reſta ſpiegato l condo la pratica e lo ſtile del Foro,

Della pena di colui, il quale ricuſa di fare


teſtimonianza,

(98) C A P. XC VIII.

si guls RECUSAVERIT & c.

S alcuno ricuſerà (1) di fare teſtimonianza in Giudizio , alla


quale poſſa di ragione eſſere coſtretto (2) in Cauſa Civile e Cri
\ - minale, incorrerà la pena di venti lire Imperiali (3) da appli
carſi per una metà a colui , a inſtanza del quale fu prodotto per
teſtimonio, e per l'altra metà al Comune di Milano (4), ed anche
ſarà punito più gravemente ad arbitrio del Giudice, avuta conſi
derazione alla qualità della cauſa e della perſona. Potrà ciò non
pertanto il Giuſdicente con tuttº i mezzi di Giuſtizia procedere
ex officio contro del Renitente , con farlo detenere perſonalmente (5),
e coſtrignerlo a deporre il teſtimonio, e condannarlo alla ſoprad
detta pena, in caſo di renitenza : nè ſi potrà interporre appella
zione, nè proteſtare di nullità.
A N N O T A Z I O N I,

(1) Se alcune ricuſerà ec. Non dee ſem- gono che ſi poſſano , in altri che ſi deb
brare dura queſta legge, perchè tende al bano fare le prove col mezzo del teſtimo
bene del Pubblico, o ſia della Società Ci- nj , così ſe foſſe facoltativo il ricuſarlo,
vile degli uomini. Siccome i noſtri Sta- cadrebbe a voto una tale diſpoſizione ſta
tuti in alcuni luoghi provvedono, e diſpon-l tutaria, quindi è che il preſente Statuto
irra
46 Vol. 1. St. 98.
impone una pena pecuniaria a renitenti. da ſaperſi, che paſſa differenza legale tra
(2) Di ragione eſſer coſtretto. Vuol dire le coſe che ſono, e ſi dicono comuni, e
tanto in vigore delle leggi comuni , che quelle, che ſi dicono di ragione del Co
delle ſtatutarie. Egli è però da avvertirſi, mune , o ſia di Univerſità ; mentre trat
che ſi danno certe perſone, le quali o ſono tandoſi di coſe comuni e pubbliche, queſte
legalmente ſcuſate dal fare teſtimonianza convengono all' uſo di tutti , almeno in
in giudizio, o eſpreſſamente rigettate. Ap quanto a un certo limite; per lo contrario
partiene però al Giudice l'ammettere, l'ap parlandoſi di quelle coſe, che ſpettano a qual
provare e l'eſaminare i teſtimoni tanto nel che Univerſità , queſte appartengono ſol
Civile, che nel Criminale (a). tanto alle perſone, che formano una tale
(3) In lire venti Imperiali ec. Queſta Congregazione o Radunanza ; e il dominio
pena pecuniaria non ſi dee prendere così è di tutti unitamente, non in particolare;
materialmente, non eſſendo in oggi atten che però corre la regola generale, che quel
dibili queſte ed altre tali penalità pecunia le coſe, le quali ſono dell'Univerſità, non
rie, atteſo il notabile divario che paſſa tra aſpettano a veruna privata perſona in parti
le lire Imperiali antiche e le moderne, colare, come inſegna il teſto della legge (c).
come ſi è fatto oſſervare ſopra lo Statuto 48., E quindi ſi può conchiudere, che quando
a cui rimetto il Lettore. Nelle N. C. (b) i noſtri Statuti (come appunto nel preſente
queſta pena fu ſtabilita nella ſomma di dieci luogo ) parlano del Comune di Milano,
ſcudi. Lo ſcudo che ſi può conſiderare una intendono eſſi parlare dell' Univerſità del
moneta immaginaria , preſſo di noi è va Cittadini , a beneficio di cui applicano le
lutato a lire ſei. multe pecuniarie, che s'impongono a Con
(4) Al Comune di Milano. Queſte pa travventori.
role, che nel noſtri Statuti ben ſovente ſi (5) Detenere perſonalmente. Anche le leg
leggono, debbono conſiderarſi per un for gi comuni accordano queſto rimedio al Giu
mulario antico, che aveva un tal ſignifi dice ; lo limitano però in vari caſi. Vedi
cato, che in oggi, cangiato il ſiſtema delle le Note ſopra lo Statuto 167. Vedi inoltre
coſe, non è molto attendibile. Egli è però le Nuove Conſtituzioni (d).

Si

(a) Vedi le Note ſopra lo Statuto 9o. Univerſit.


(b) Tit. de Juditiis S. Judices. i (d) Tit. de prohib., & conceſs, Execut. in
(c) L. ſicut S. ſi quid ff quod cujuſque princ.
47
Si dichiara, che il detto di un Teſtimonio
non vale in certi caſi.

(99) C A P. X CI X.

DICTUM TESTIS & c.

I detto di un Teſtimonio non ſarà di alcun valore, ſe depor


rà ſopra coſa che dica e confeſſi di avere udita in luogo
frammezzato da un Muro (*), o Aſſe, o Cortina, od altro ſo
migliante impedimento poſto di mezzo , e ciò venga provato per
depoſizione dello ſteſſo Teſtimonio, o d'altronde.
A N N O T A Z I O N E.

(*) Frammezzato da un Muro. Anche | Teſtimonio, perchè queſti dee eſſere real
nelle ultime volontà , o ſia teſtamenti di mente preſente, vedere ed aſcoltare il
ragion comune non vale la depoſizione del | Teſtatore.

SIegue la Rubrica generale


altro luogo ſiati trattato,
del Giuramento , di cui ſebbene in
gioverà nondimeno riferire qui alcu
ni Statuti ſotto di eſſa compreſi.
- Lo Statuto 1 oo. diſpone, che nelle Cauſe Civili, che vertono
innanzi il Giudice, od Arbitro, od Arbitratore, in cui in vigore
degli Statuti viene deferito il giuramento da una Parte all' altra,
ſi debba ſtabilire il termine a giurare , e queſto non ſarà minore
di due giorni; e al detto giuramento fi dovrà ſtare in tutto e per
tutto ; ſarà però in facoltà di colui , al quale venga deferito il
giuramento, deporlo prima del termine ſtabilito, col far però pre
cedere la citazione della Parte.
Che ſe dentro il tempo ſtabilito non verrà la Parte al giura
mento , in quel caſo la Parte contraria delatrice del giuramento
potrà giurare eſſa ſopra la verità, trattandoſi di un fatto ſuo pro
prio, o pure di credulità, trattandoſi di un fatto alieno; coſicchè
a tale giuramento dentro il predetto termine ſi dovrà ſtare tanto
in favore, quanto contro di chi l'avrà dato. -

Queſta
48 Vol. I. St. I co-Io2.
Queſta legge poi di deferire il giuramento non potrà aver luogo (*),
ſe a favore di colui, al quale è deferito, oſtaſſe l'eccezione di coſa
giudicata, o di tranſazione giurata , o che la formola dello ſteſſo
giuramento, che gli viene deferita , foſſe contraria , e oppoſta al
tenore, e all'effetto di un Iſtrumento ſolenne e giurato, e la detta
formola foſſe capzioſa , ed equivoca o in tutto , o in parte , nel
qual caſo potrà il Giudice ſteſſo moderarla o correggerla, od anche,
ſe così converrà, riprovarla in tutto, e rigettarla.
E quando accada che una Parte deferiſca il giuramento all' al
tra, e produca teſtimonj, od Iſtrumenti, o altre ragioni in cauſa,
ſarà nondimeno l'altra Parte tenuta a giurare, o pure a rifondere
il giuramento ſteſſo, con l'avvertenza, che riſpetto a colui, il quale
deferiſce il giuramento, s'intenda avere ipſo iure rinunciato ad ogni
e qualſivoglia prova fatta a ſuo favore, ad ogni effetto relativa
mente alla forma ſteſſa del giuramento, coſicchè non potrà mai ſuc
ceſſivamente fare alcun fondamento ſopra le predette prove, tanto
in Cauſa Civile, quanto in Cauſa Criminale, ſe la Parte, a cui
è ſtato deferito il giuramento avrà legittimamente giurato in giu
dizio . Pel preſente Statuto però non s'intenda derogato all' altro
poſto ſotto la Rubrica Generale del giuramento da darſi dal Cre
ditore, che comincia: ſe alcuno avrà confeſſato ec.
Lo Statuto 1 o 1. diſpone che ſe in vigore o di ſentenza, o di
precetto di Giudice, o di Arbitramento, ſi darà il giuramento, il
quale contenga o quantità, o tempo, o coſa , o fatto , od altro
di ſimil ſorta che ſia capace di diviſione, e di parte, potrà colui
che giura, preſtare il giuramento ſopra una parte ſoltanto, e ſopra
quella terrà il dato giuramento : e riſpetto a quella parte , ſopra
la quale non avrà giurato, ſi debba intendere, che il giuramento
venga a rifonderſi. -

Lo Statuto 1 o 2. dichiara , che ſe alcuno nelle Cauſe Civili,


di qualunque ſorta eſſe ſieno, avrà dato il giuramento in un fatto
ſuo proprio , e un tal giuramento venga poi dalla Parte contraria
convinto di falſo, o di non vero, o in tutto, o in parte ; coſtui,
come ſpergiuro, ſia condannato a pagare tutta l'importanza e il
valore della coſa, ſu di cui cadeva il giuramento, da applicarſi in
favore di quella Parte , a di cui pregiudizio quel giuramento ſi è
principalmenle dato. -

Dichiara in oltre, che nelle Cauſe Criminali la pena dello ſper


giuro
Vol. I. St. Io2» I I I. 49
giuro debba eſſere del doppio da applicarſi per una metà al Fiſco,
e per l'altra alla perſona danneggiata, e ciò oltre il valore Capi
tale da applicarſi in tutto alla Parte leſa. -

Vuole e diſpone che nelle Cauſe Civili e Criminali non ſi poſſa


dalla Parte leſa far riclamo, o moverſi querela ſopra la falſità del
giuramento, nè poſſa il Giudice procedere alla punizione di colui,
il quale abbia depoſto il giuramento falſo, ſe non dentro il ter
mine di un meſe continuo, da computarſi dal giorno del dato giu
ramento, con l'avvertenza, che ſe il Reo ſarà ſtato condannato in
cauſa di azione perſonale, non ſarà aſcoltato dal Giudice, ſe prima
non avrà fatto un reale depoſito preſſo la perſona da eleggerſi dallo
ſteſſo Giudice di tutta la ſomma capitale, in cui ſarà ſtato con
dannato in cauſa di azione reale , non ſarà come ſopra aſcoltato,
ſe prima non ſegua il ſequeſtro della coſa in queſtione preſſo di per
ſona idonea , da eleggerſi come ſopra per mandato del Giudice;
con l'avvertenza ancora, che, fatta nel giudizio la ſcelta della via
Civile, non ſi potrà da quella deviare, nè per conſeguenza proce
dere per via Criminale, e viceverſa.
1 -

A N N o T A z I o N I.
Voleſſe il Cielo, che tra le perſone dell' giurando, ſi commette uno ſpergiuro, pec
infima plebe non foſſero così frequenti i falſi | cato graviſſimo, che da tutte le leggi uma
giuramenti per occaſione del loro contratti ne e divine è ſeveramente punito. Nell'
e queſtioni. Quell'inſegnamento Evange antica Legge data da Dio alla Nazione
lico (a) ſembra fra alcuni Criſtiani del Ebrea, e regiſtrata da Mosè, i Rei di ſper
tutto dimenticato, non perchè il giurare giuro erano condotti fuori della Città , e
fia peccato, come riflette S. Agoſtino, ma ucciſi a colpi di pietre a furia di popolo.
perchè il giurare il falſo, è un enorme E per verità ſe qualunque oneſt' Uomo
peccato (b). Eſſi per leggeriſſime cauſe ſi chiamerebbe altamente offeſo qualora
vengono al giuramento, con iſcandalo de' veniſſe chiamato in teſtimonio d'una falſi
buoni. Col giurare ſi chiama Iddio il tà; non dobbiamo noi credere, che Iddio,
in teſtimonio della verità; ſe non è tale, il quale è la verità ſteſſa non ſi offenda
G infi
-

(a) Sit autem ſermo veſter eſt, eſt ; non, (b) Non quia jurare peccatum eſt ; ſed
non ; quod his abundantius eſt, a malo quia peſerare imane peccatum eſt. S. Au
eſi. guſt ep. 417.
-
5o Vol. I. St. 1 o 2-1 I I.
infinitamente, e non vendichi l'ingiuria, quanto particolari in certe cauſe per le de
che gli vien fatta dall'Uomo, qualora egli ciſioni giudiziali, debbono però i prudenti
lo chiama in teſtimonio del falſo, e che abu Giudici prendere in ſeria conſiderazione
ſa del giuramento a danno degli altri Uo le circoſtanze e le perſone; e non eſſere
mini? Piene ſono le ſacre Carte della in così facili nel valerſi di queſto rimedio le
dignazione Divina contro gli Spergiuri, e gale, ove ſi corra pericolo, anche ſolo
Mentitori; piene le ſacre e le profane Sto probabile dello ſpergiuro.
rie di memorandi gaſtighi. Gli Statuti parlano di fatto proprio e di
E ſebbene altrove ſi ſia trattato di que fatto alieno; convien dunque diſtinguere
ſta materia graviſſima, giovi però il ricor queſti due termini.
dare anche in queſto luogo, che due ſorte Quando una Parte giura in giudizio,
ſi diſtinguono di Giuramenti legali; l'uno per cagion d'eſempio, di avere pagato il
i"
ſi dice Aſſertorio, l'altro Promiſſorio. Dal all'altra Parte, o di averle reſti
le leggi de Romani venivano impoſte va tuita la roba data in pegno, o ad impre
rie pene a coloro, i quali giuravano il laio , queſto ſi dice giurare in fatto ſuo
falſo in giudizio, ſecondo la gravità delle proprio.
coſe, e la qualità delle perſone. Che ſe taluno depone in giudizio con
Se taluno, per cagion d'eſempio , giu ſuo giuramento, che la Parte contraria gli
rava per Iſtromento, e aſſeriva v. g. che abbia, per cagion d'eſempio, venduta una
il pegno foſſe ſuo , convinto di falſità era tal coſa per una tal altra, o che al tempo
mandato in eſilio ; tal ſorta di giuramen del contratto la coſa venduta foſſe realmen
to, giuſta l'accennata diſtinzione, ſi può te vizioſa, queſto ſi dice giurare ſopra il
chiamare Aſſertorio. Se tal altro in età fatto altrui, nel qual caſo può l'Attore fare
maggiore di anni 22. contravveniva a patti, giuramento di credulità, termine legale,
alle convenzioni, o alle tranſazioni da eſſo che ſignifica ch' egli crede coſtantemente
convalidate col giuramento, era egli no che la coſa ſia in verità così, o non così
tato d'infamia, e privato di azione, e per rapporto ad un fatto non ſuo.
queſto ſi può chiamare giuramento Pro (*) Su di quelle parole dello Statuto:
miſſorio. non potrà aver luogo ec. è da notarſi, che
I preſenti Statuti parlano propriamente per ſentimento del Carpano il Senato ſuole
del giuramento Aſſertorio, e impongono in queſta parte diſpenſare, anzi allega una
le pene, di cui ſopra, a coloro, i quali cauſa, in cui fu diſpenſato. Il Caroelli
depongono in giudizio il falſo. però (a) avverte, che non dee attenderſi
Sebbene poi il giuramento ſia ſtato in una tal dottrina del Carpano, e adduce
trodotto dalle leggi umane tanto comuni, le ragioni in contrario.

RU

(a) Ad Statut. & Novas Conſt. Mediol, pag. 7. 6 8.


- 51 -

RUBRICA GENERALE DELLE PRESCRIZIONI.


Che lo ſcritto fatto per mano del Debitore
ſi dee addimandare fra il termine
di dodici anni.

(1 12) C A P. C X II.

gUILIBET QUI HABET & c.


Hiunque (1) abbia , o da qui in avanti avrà uno ſcritto di
obbligo fatto per mano del Debitore, o da lui ſottoſcritto,
o fatto, o fottoſcritto da altri per di lui mandato, il qual
obbligo ſia puro, e non abbia eſpreſſo nè il giorno, nè la condi
zione della reſtituzione, dovrà dimandare il ſuo credito, e ricer
carlo in giudizio, o fuori di eſſo (2) dentro il termine di dodici anni,
che comincieranno a decorrere dal tempo della fatta ſcrittura. Se
dentro il predetto termine di tempo non avrà fatta alcuna iſtanza,
o dimanda come ſopra , quella ſcrittura non ſarà di alcun valore
e momento, di modo che ſi preſumerà (3) che il debito ſia ſtato pa
gato. In caſo anche che lo ſcritto ſia diverſo (4) da quanto ſi è detto
di ſopra, e ſiano paſſati gli anni dodici, dal tempo, in cui pote
vaſi agire, e fare la dimanda in vigore d'eſſo ſcritto, e 'l Credi
tore (5) non abbia agito, nè fatta la dimanda, come ſopra, quello
ſcritto ſimilmente ſarà di niun valore e momento.

A N N O T A Z I O N I.

Sebbene a prima viſta ſembri dura quel: impedire che le liti poſſano perpetuarſi
fa Legge ſtatutaria, e non ſia conforme in danno della Repubblica, val a dire della
alla Legge naturale, ella è però il" ſocietà degli uomini.
ſulla ragione del ben pubblico, che deel (1) Chiunque. Sebbene queſta parola ſia
prevalere al ben privato : in pena della per ſe comprenſiva d'ogni e qualunque per
negligenza di coloro, i quali ſono traſcu- ſona, dee però eccettuarſi il pupillo e'l mi
rati nel loro intereſſi s'impone dallo si nore di età, mentre contro di queſti, come
tuto la perdita del Credito , e così viene inſegna la Legge, non corre la preſcrizione,
G z. - n la
Vol. I. St. I I 2.
52
ma ſecondo la fraſe del Giuriſti, dorme ne ſino agli anni quaranta per inſegna
e ſta in ſoſpeſo (a), onde a pupilli e a mi mento del DD. ſopra la legge ſeconda (c),
nori compete ſempre il diritto della reſti ma anche quando il Creditore fuori del ter
tuzione integrale. mini giudiziali fa iſtanza al ſuo Debitore
E' da notarſi in oltre col Caroelli (b), pel conſeguimento del ſuo credito, viene
che queſta Legge Municipale induce la pre a interrompere la predetta preſcrizione, e
ſcrizione in termine di dodici anni nelle in conſeguenza non incorre la pena della
ſole ſcritture private; e per conſeguenza le perdita del ſuo credito.
Lettere di Cambio, le quali fra i Nego Tre dubbi poſſono cadere ſu di queſto
zianti non ſi hanno per iſcritture private, propoſito: il primo ſe la preſcrizione indotta
ma per pubblici Iſtrumenti, e per coſe giu dallo Statuto debba correre anche contro l'E-
dicate, non ſono compreſe ſotto di queſta rede del defunto Creditore. La riſoluzione
legge; poichè i Banchieri, o Negozianti ſi propoſto dubbio ſta per l'affermativa,
riſpetto a queſte loro Lettere ſi hanno per ſecondo il ſentimento del Dottori (d).
perſone pubbliche, ed eſerciſcono uficio pub Il ſecondo dubbio è: ſe per cagion d'e-
blico, e ſi paragonano a Notari, onde con ſempio un Debitore non avvertendo che a
fondamento il Carpano oſſerva non parlare ſuo favore ſia paſſato il tempo preſcritto
il preſente Statuto delle Lettere di Cam dallo Statuto, veniſſe al pagamento del de
bio, e queſto è vero, proſegue il citato iº
, poſſa egli dopo ripeterlo valendoſi
Caroelli, non ſolo per la ragione da eſſo di quella azione che dalle leggi ſi chiama
Carpano allegata della rinnovazione delle condićtio indebiti. Al propoſto dubbio ſi ri
Lettere ogni fiera; ma anche perchè, come ſponde con la negativa; la ragione è chia
di ſopra ſi è detto , queſte Lettere non ra, ed è queſta: ſebbene il Debitore, at
ſono ſcritture private, delle quali parla lo teſo il laſſo del tempo, venga in forza del
Statuto, ma pubbliche, anzi portando tali lo Statuto liberato dalla obbligazione ci.
Lettere ſeco l'ipoteca, non poſſono eſſere vile, che prima lo ſtrigneva a pagare il
preſcritte dagli Statuti, che ſi debbono in debito, rimane però egli tuttavia obbligato
tendere de'crediti, pe quali competiſce ſolo di obbligazione naturale, ſtante la quale
l'azione perſonale. ceſſa la ragione di ripetere ciò che ſi è pa
(2) In giudizio, o fuori di eſſo ec. Non Pato indebitamente in vigore di qualche
ſolo la conteſtazione della lite interrompe legge civile, particolare, come apertamen
la preſcrizione legale, perpetuandoſi l'azio te inſegna la legge comune (e).
Il

(a) L. ſicut C. de preſcript. 3o. annor. | (d) Ciriac. Controv. 179., Gratian. diſcept.
(b) Ad Statut., & Novas Conſt. Mediol.
pag. 266.
|lo " f. de conditi, indeb.
L. naturaliter
(c) L. 2. ſi rem Col. 2. de uſucap. pro empt.
Vol. I. St. I I 2. 53
Il terzo dubbio è . Un Debitore paga pale, benchè foſſero ſtate convenute nello
una parte del ſuo debito, tuttochè ſappia ſcritto.
di avere a ſuo favore la preſcrizione ſtatu Non è da ometterſi a queſto propoſito
taria, ſi dimanda ſe poſſa eſſere coſtretto una diſpoſizione particolare che abbiamo
a pagare l'altra parte, o reſiduo del de nelle leggi a favore del Debitore degl'in
bito. La legge decide a favore del Debi tereſſi: il caſo può eſſere pratico. Chia
tore con la negativa (a). mano i Leggiſti ad eſame il queſito pro
(3) Si preſumerà. Con queſta eſpreſſio poſto ſopra un tal Debitore riconvenuto
ne ſembra che lo Statuto tolga di mezzo dal ſuo Creditore, perchè a queſto aveva
la mala fede, ſtante la quale per comuniſ per qualche tratto di tempo pagati gl' in
ſimo inſegnamento del Dottori, non può tereſſi del capitale in minor ragione dello
mai militare la preſcrizione legale a favore ſtipulato nell'Iſtrumento, e con un teſto
di alcuno. -
chiaro e puntuale decidono a favore del
(4) Sia diverſo. In caſo che lo ſcritto Debitore (b). Dove è da notarſi che la
eontenga azione reale, come ſpiega il Car legge comprende in quella ſua deciſione
pano. - le perſone anche privilegiate nel loro cre
(5) E 'l Creditore. Se il Creditore non diti ; tale è appunto il ſenſo delle parole
dimandando il ſuo credito capitale dentro del teſto ſecundum quod & c., cioè a dire:
il tempo preſcritto dallo Statuto, viene ſecondo queſta deciſione ſi può difendere
a perderlo, con più forte ragione perderà la cauſa del Debitore contro eviandio i Pa
i cenſi, o ſia le uſure della ſorte princi trocinatori della Città ec.

Della

(a) L. non dubium, Cy Gloſs. ibi C. de ne. L. adverſus, C. de uſuris.


Teſtam. le gloſs. ibi : Mutuaſti mihi decem, &
(b) Adverſus Creditorem uſuras majores ex promiſi uſuras majores per ſtipulationem
ſtipulatu petentem, ſi probetur per certos | ſi per certos annos, minores recepiſti, in
annos minores poſtea conſecutus, utilis| majoribus tibi prejudicaſti quominus eas
eſt patti exceptio, ſecundum quod i petere poſſir. A

cauſam poteſlis etiam adverſus Defenſo- Quarit B. quod ſic , quaſi patto tacitº
res Civitatis majores petentes ex i ſuper uſuris minoribus interpoſito.
54

Della preſcrizione degli anni trenta. i


(I 13) C A P. C XIII.

UBI DE JURE COMMUNI & c l


Iº que caſi, ne' quali per diſpoſizione del Gius Comune corre
la preſcrizione (1) de dieci , o de venti anni a favore di chi
- poſſiede corporalmente (2) con titolo e buona fede (3), per diſpo
ſizione del noſtro Gius Municipale avrà luogo ſoltanto la preſcri
zione degli anni trenta; e il preſente Statuto avrà luogo ancora ne'
caſi, in cui ſi tratti di una ipoteca contro un terzo Poſſeſſore , il
quale poſſegga con titolo, e buona fede. -

A N N O T A Z I O N I.

(1) La preſcrizione. Ogni preſcrizione, facile intelligenza ſi danno qui nella noſtra
dicono i Leggiſti, è contraria all'equità lingua volgare ſoſtanzialmente , e ſono:
naturale; ed è un rimedio iniquiſſimo, Buona fede: titolo giuſto: che la coſa che
come molti Dottori inſegnano: ella è tut ſi vuole preſcrivere non ſia vizioſa : poſe
tavia ſtata introdotta dalle leggi comuni ſeſſo, e continuazione di tempo.
non meno che dalle leggi municipali, ad Di queſti requiſiti occorrerà in più luo
effetto di togliere e sbrigare le liti, che ghi della preſente Raccolta far menzione;
ſono un proſſimo male, come ſi è ricor ma particolarmente nel ſecondo Volume
dato altrove. ſotto la Rubrica delle Servitù, ove, come
Conviene in queſto luogo prenotare, e in luogo ſuo proprio e comodo, ſe ne darà
ricordare al Lettore quell'aſſioma legale, una diſtinta ſpiegazione.
che inſegna, che di ragion comune non (2) Corporalmente . Ciò ſi riferiſce alle
ſi può legittimamente preſcrivere cos al coſe, le quali cadono ſotto de ſenſi, v. g. il
cuna, ove manchino que cinque requiſiti, fondo, la caſa, il denaro, e ſimili coſe
che da Giuriſti furono raccolti e deſcritti reali, che fi poſſono toccare con mani, e
in tre verſi latini (a), e che per la più vedere con gli occhi , a differenza delle
coſe

(a) Non uſucapies niſi ſint tibi talia quinque,


Bona fides, juſtus titulus, res non vitioſa.
Quod res tradatur, C tempus continuetar.
Vol. 1. St. I 13. 55
coſe incorporali, che non cadono ſotto de' giano, il quale dentro il termine di tre
ſenſi , ma ſi percepiſcono con la mente, meſi riſpetto alle perſone preſenti, e ter
v. g. le ſervitù, le azioni, i diritti, le mine meſi ſei riſpetto alle aſſenti, non di
eredità, e ſebbene nelle eredità ſi com manderà la mercede o dell' opera, o della
prendano le coſe corporali, il diritto però fatica fatta, non ſia in maniera alcuna aſcol
di ſuccedere ſiccome il diritto di dividere tato. Tal Decreto fu ſaggiamente pubbli
l'eredità è incorporale. Quindi è che il cato ad effetto di provvedere agli abuſi,
poſſeſſo ſi riferiſce alle coſe cadenti ſotto ed alle frodi di certi Operari, i quali dif
de ſenſi, e il quaſi poſſeſſo fi riferiſce alle ferivano non ſolo a meſi, ma eziandio ad
coſe che ſono prive di corpo, ma ſono anni interi a dimandare il pagamento delle
l'oggetto dell'animo e della mente, come loro opere e fatture, anzi talvolta eſige
inſegna la Scuola degl'Inſtitutiſti. vano duplicatamente quella mercede, che
(3) Con titolo e buona fede. Queſti ſono già era ſtata loro pagata, poichè la lun
i due principali requiſiti per convalidare ghezza del tempo ch era decorſo, toglieva
la preſcrizione; ſebbene però lo Statuto bene ſpeſſo il comodo e i mezzi di pro
faccia ſolo di queſti due eſpreſſa menzione, vare il pagamento fatto , particolarmente
di tutti però i ſopraenunciati requiſiti, trattandoſi di eredi e ſucceſſori a perſone
(generalmente parlando) debb'eſſere fornita già paſſate all' altra vita.
una legittima preſcrizione. Sopra il qual ordine del Senato, oltre
Oſſerva in queſto luogo il Carpano, che le coſe notate nell' antecedente Statuto,
dal Senato di Milano fu talvolta derogato è da rifletterſi che ſe un qualche Creditore
a queſta preſcrizione ſtatutaria, com'è ac per una giuſta e ſcuſevole ignoranza non
caduto in una pubblica Udienza, ſentite domandaſſe il ſuo credito dentro il ter
le Parti l'anno 1557. in cauſa di un Chi mine prefinito dal ſuddetto Ordine, non
rografo di promeſſa a favore della Magnifica perderà egli perciò le ſue ragioni ; atte
Signora Lucrezia Barbavara, moglie del qu. ſochè venendo indotta dagli Statuti la per
Magnifico Sig. Pio Avogadri contro degl' dita del credito in pena della negligenza,
Illuſtri Fratelli Barbavara, decretando che conſeguentemente ne viene che il Credi
non oſtante non foſſe ſtato richieſto quel tore, il quale ignora il ſuo credito non
credito dotale per lo ſpazio di anni 3o., ne perda le ragioni, anche paſſato il ter
non poteſſe a detti Illuſtri Fratelli Barba mine preſcritto, perchè in queſto caſo non
vara ſuffragare queſta preſcrizione ſtatutaria. può dire negligente quello, il quale ragio
Si può qui ricordare quell' Ordine del nevolmente ignora il ſuo credito. La legge
Senato del giorno 28. Marzo 1546. , con inſegna (a), che all'ignorante non ſi può
cui dichiarò, che niun Operajo , o Arti imputare colpa ; la negligenza preſuppone
la

(a) L. argentum ff commod.


56 Vol. r. St. 113.
la ſcienza e la potenza di fare una tal coſa, e come in più luoghi ſi è ricordato, in
come parimente inſegna la legge (a). tendere nel ſignificato più ſtretto che ſia
Per ultimo ſi noti che le leggi ſtatutarie poſſibile, ove e quando ſi tratta di reſtrin
ſi devono ſempre, come avvertono i DD., Igere e di correggere le leggi comuni.

Che la preſcrizione non poſſa giovare ad alcuno


contro il Comune di Milano.
(114) C A P. C XIV.

CONTRA COMMUNE & c.

Ontro il Comune di Milano in quelle coſe, che appartengo


no alla giuriſdizione e agli onori del Comune di Milano,
non potrà ad alcuno giovare la preſcrizione nè pel tempo
paſſato, nè pel futuro, nè ſi ammetterà, nè potrà correre, ſtando
ſempre, e dovendo ſtare illeſi i Diritti del Comune di Milano (*) in
ogni tempo ; e per i preſenti Statuti e Ordinazioni non vengono
tolti, nè rivocati altri Statuti e Ordinazioni , che fanno menzione
di altre ragioni , onori e giuriſdizioni appartenenti al Comune di
Milano, ma detti Statuti e Ordinazioni ſiano ferme e valide.
A N N O T.

(*) I diritti del Comune di Milano º poi il titolo di Ducato.


Queſte parole del Comune di Milano, che i Nella ſteſſa maniera ogni altra Città di
tre volte replicate ſi leggono nel preſente Lombardia aveva la ſua giuriſdizione e ter
Statuto, è un vero formulario antico, che ritorio ſeparato, e diſtinto da quello di Mi
ſi dee riferire a que tempi, in cui la Città | lano, e così veniva a formare un Comune
di Milano ſi reggeva a foggia i "lº ſe , val a dire una Univerſità di Cit
blica ſotto la protezione de' Ceſari. Il Co- tadini ; perciò ſi diceva il Comune v. g.
mune di Milano comprendeva la Città con | di Pavia, il Comune di Cremona, di Como,
la loro giuriſdizione territoriale, ch ebbe | di Lodi ec. Che ſi governavano con alcune
leggi

(a) L. 1. ad fin. C. de annal. excep.


Vol. I. St. 1 I 4. 57
leggi particolari, privilegio conceduto già favore tanto tempo, del di cui principio
da Otone Magno alle Città di Lombardia, non ſiavi memoria in contrario. Sopra la
e confermato poi da Federico Imperatore quale coſtituzione in materia di preſcrivere
ne ſolenni Trattati e Capitoli della Pace contro il Fiſco, o ſia Camera del Prin
di Coſtanza, celebrata l'anno 1183. cipe, benchè ſia graviſſima e di alta inda
Siccome poi le Città di Lombardia, ol gine, mi ſia permeſſo però il far oſſervare
tre le loro leggi e conſuetudini particolari, due coſe che riguardano la pratica.
avevano alcuni diritti e prerogative, di cui La prima che la norma di proporre e di
ne erano geloſe a ſegno che per difenderle provare una tal preſcrizione, comunemente
e ſoſtenerle venivano ſpeſſe volte le une inſegnata da DD. ſi è quella, che i Te
contro le altre ad aperte ſanguinoſe guerre, ſtimoni, i quali vogliano allegarla, deb
come leggiamo nelle Patrie Storie ; così bano deporre che hanno ſempre veduto,
il preſente Statuto diſpone che in ciò che e inteſo dire da altri, che ſi ſia prati
riguarda i privilegi e le prerogative del Co cato il contrario a ciò che pretende il Fi
mune di Milano, non debba aver luogo, ſco, che tale ſia l'opinione di tutti e co
nè correre a di loro qualſiaſi pregiudizio mune, e tale ſia al preſente e ſtata ſem
veruna preſcrizione. In oggi pertanto, che, pre per l'addietro, e che del contrario non
cangiato l'antico ſiſtema, queſte Città di vi ſia memoria.
Lombardia vengono a formare con Milano La ſeconda ſarà la cautela addotta dal
una ſola Provincia, o ſia Stato, non han Garone nel ſuoi Commenti ſopra la citata
no più luogo que motivi, che ne Secoli Coſtituzione, il qual dice doverſi avver-.
andati diedero occaſione a tante calamità tire coloro, i quali allegano la preſcrizione
portate da continue fazioni. contro del Fiſco a non produrre inſieme
Nelle N. C. (a) ſi diſpone che non ſi mente il titolo, perchè la preſcrizione non
poſſa allegare contro del Fiſco alcuna pre potrà loro ſuffragare ſe non tanto, quanto
ſerizione, ſe non quella che abbia a ſuo ſarà conforme al titolo e

RU,

(a) Tit, de jur, di privil. Fiſcia


58
RUBRICA GENERALE DEGLI ARBITRI,
ARBITRAMENTI, E COMPROMESSI.

Di coloro, i quali poſſono eſſere obbligati a fare


il Compromeſſo. -

(115) c A P. Cx v.
SI DE CAETERO & c.

S" da qui in avanti vi ſarà una cauſa, lite, queſtione, controver


ſia o diſcordia (1) tra un Aſcendente e il Deſcendente (2) o tra gli
Agnati o Cognati, o Affini di affinità preſente o paſſata, o
tra' vicini (3) della medeſima Parrocchia della Città di Milano,
o contro i Corpi Santi; ciaſcun Giuſdicente dovrà e ſarà tenuto ,
ſe a lui dentro dieci giorni continui dal giorno della lite conteſtata
o quaſi conteſtata ſarà ſtato richieſto il Compromeſſo da alcuna delle
Parti o dal Procuratore, il quale abbia il mandato generale per
trattare le cauſe, e ſe dallo ſteſſo poſtulante ſarà ſtato nominato
il ſuo Arbitratore (4), il quale ſia ſottopoſto alla giuriſdizione del
Podeſtà di Milano, o alla giuriſdizione di quel Giudice, avanti il
quale ſarà ſtata fatta la richieſta del Compromeſſo, ſarà quel Giu
ſdicente, dico, tenuto a intimare alla Parte contraria che dentro
tre giorni proſſimi (5) conſecutivi debba comparire innanzi lo ſteſſo
Giudice, e nominare negli atti il ſuo Arbitro o Arbitratore, ne'quali
così nominati dovrà il Giudice obbligare ambe le Parti a fare il
Compromeſſo dentro due giorni utili proſſimi conſecutivi unitamen
te, e di volontà concorde nell'Amico o Amici comuni e confidenti
nominati dalle Parti come ſopra, laici e ſottopoſti come ſopra ,
ad effetto di trattare delle ragioni di una e dell'altra Parte, e di tutte
le differenze che verteſſero fra di loro, e di comporle amichevol
mente anche per pubblico Iſtrumento; e paſſato il termine di dieci
giorni, quel Compromeſſo non ſi potrà più addimandare.
Che ſe ambe le Parti ſteſſe nel termine ſopraddetto avranno fat
to il Compromeſſo, ſi verrà alla ſpedizione della Cauſa dall' Arbi
tratore o dagli Arbitratori, ſenza che il Giuſdicente frapponga al
cun impedimento. Dopo che ſarà ſtato richieſto il Compromeſſo,
IlOIl
Vol. 1. St. I 15. -59
non ſarà lecito ad alcuna delle Parti il chiamare in giudizio l'al
tra Parte innanzi altro Giuſdicente per qualſivoglia altra Cauſa Ci
vile, pendente ancora l'iſtanza del Compromeſſo.
Che ſe una delle Parti ſarà negligente o renitente, e perciò
non avranno le Parti di animo concorde fatto il detto Compromeſſo,
in tal caſo ſarà il Giuſdicente obbligato ad ogni richieſta di alcuna
delle Parti o per eſſa del ſuo Procuratore, a ordinare la commiſ
ſione e il Compromeſſo di tutte le differenze, nel modo e forma co
me qui abbaſſo, e ciò ſi porrà negli atti dello ſteſſo Giuſdicente,
cioè farà citare colui che ſarà o negligente o renitente a comparire
dentro un certo termine a fare il Compromeſſo; paſſato il qual ter
mine e non comparendo, farà eſeguire il Compromeſſo dall'Arbi
tratore o dagli Arbitratori , nominato o nominati da una o da
amendue le Parti, o per eſſe dal Procuratore come ſopra, da cui
verrà fatta l'iſtanza pel Compromeſſo.
In detto Compromeſſo o Commiſſione non ſi potranno decidere
quelle coſe, che ſiano già ſtate deciſe o per ſentenza o per arbitra
menti fatti, che meritino eſecuzione, o per giuramento deferito, o
pure rifuſo dalle Parti in Giudizio, nè le coſe dipendenti da qual
ſivoglia ultima volontà non abolita, nè cancellata, nè in alcuna ſua
parte viziata o da altro contratto giurato, di cui appaja pubblico
Iſtrumento rogato da Notaro; e riſpetto al contratto giurato e iſtru
mentato come ſopra, s'intenda aver luogo la preſente diſpoſizione,
quando ſi agiſca con altro mezzo diverſo da quello che viene di
ſpoſto dallo Statuto che comincia: Si quis primà facie.
Potrà in oltre il Giuſdicente in quella commiſſione obbligare
le Parti vicendevolmente e tutti i loro Beni per l'oſſervanza ed eſe
cuzione degli Arbitramenti, e di quanto verrà in eſſi dichiarato con
imporre (6) anche quella pena pecuniaria , che gli ſembrerà conve
niente, avuta conſiderazione alta qualità delle Perſone e delle coſe;
coſicchè nelle commiſſioni di queſta ſorta, ſenz'altra eſpreſſione ſi
debbano ſempre intendere per appoſte quelle clauſole, che importano
una ſolenne, vicendevole e reciproca ſtipulazione e rinuncia, e circa
i patti eſecutivi e tutte l'altre formole, che ſi ſogliono apporre ne'
Compromeſſi. I detti Arbitramenti e Dichiarazioni ſi potranno fare
tanto ne giorni feriati, quanto ne' non feriati, a riſerva però di
quelli, che ſono dedicati al culto di Dio (7). E in quelle Cauſe tutti
gli atti, che occorreranno farſi, e gli ſteſſi Arbitramenti, e i di
RI 2 chia
a 6o - - Vol. 1. St. I 15.
chiarazioni ſi potranno rogare da qualunque Notajo non altrimenti
che i Compromeſſi ſi foſſero fatti giuſta il ſolito. Che ſe accaderà
in Cauſe di Compromeſſi, di cui ſopra, od anche di Compromeſſi
volontari, che ſi prenda un altro terzo Arbitratore (8) dalle Parti ,
in quel caſo i primi Arbitri o Arbitratori eletti o dal Giudice, o
dalle Parti non potranno più immiſchiarſi in quella Cauſa, ma ſol
tanto queſto terzo Arbitratore, e dalle Parti ſi dovrà ſtare alla
di lui autorità. A queſto terzo Arbitratore competerà tanto nel pro
cedere, quanto nel decidere, tutto quell'arbitrio e podeſtà che po
teva competere, e che di fatto competerà agli Arbitri o Arbitratori
eletti, o dal Giudice, o dalle Parti per tenore e diſpoſizione del
Compromeſſo, coll' inſiſtere ſu di quella via, ſu la quale que primi
Arbitri potevano inſiſtere. Non dovrà però il terzo Arbitratore pro
cedere, nè terminare ſecondo il rigore della ſtretta ragione, ſe ciò
non ſembraſſe ad eſſo lui conforme alla verità.
Gli arbitramenti che da queſto terzo ſi ſaranno fatti dovranno
avere tutto il valore e l'effetto, come ſe quel Compromeſſo e Com
meſſione della cauſa foſſe ſtata fatta in lui ſolo e non in altri; coſic
chè fatto che ſia il Compromeſſo ne modi e nelle forme ſopradde
ſcritte, non avranno le Parti, nè potranno avere per provare, ri
provare e produrre ſe non que termini di tempo, e non più oltre,
che ſono conceduti a tenore dello Statuto primo de' Giudizi , il
quale comincia : Statuitur & c. (9) Fatta che ſiaſi la petizione del
Compromeſſo, fino a tanto che non avrà avuto il ſuo effetto, non
correrà alcun tempo. Le coſe ſopraddette ſopra la petizione del Com
promeſſo non avranno però luogo in Cauſe di appellazioni o di re
viſioni di arbitramenti, nè di gravami, nè meno negli articoli emer
genti e incidenti, nè in cauſe delle Gride, che ſi fanno per la ven
dita de' Beni , ſecondo la forma di Provviſione ed Ordini del Co
mune di Milano, perchè in tali Cauſe non avrà luogo la petizione
del Compromeſſo. E ſi intendano obbligate a fare il Compromeſſo
quelle Perſone, le quali ſecondo la forma del preſente Statuto ſono
deſcritte, quantunque di volontà loro propria faceſſero detto Com
promeſſo, -

23:33e

ANNO
Vol. I, St. I I 5. 6I
A N N O T A Z I O N I.

Quanto ſia proliſſo nella ſua eſpoſitiva il Abati del Mercanti in vigore delle noſtre
preſente Statuto, ognun lo vede. Molte Leggi Municipali per rapporto a Cauſe at
ſono e inutili le ripetizioni, vizio non in tinenti alla Mercatura non è punto limi
ſolito delle Leggi Popolari; ciò non oſtan tata dalla diſpoſizione del preſente Statuto,
te ſi è voluto darne a diſteſo la traduzio anche in quel caſi, in cui ſi tratti di cauſe
ne, perchè ſi può conſiderare come la baſe e liti, che vertono fra Parenti ; l'altra
e il fondamento di tutta queſta materia de de 27. Maggio 1616. colla quale reſta de
gli Arbitramenti. Nel reſto, ſe ben ſi ri ciſo, che nelle Cauſe pendenti avanti gli
fletta, tutto il tenore e il contenuto ſi po Arbitri, non poſſa aver luogo la petizione
trebbe ridurre a poco più della metà di del conſiglio del Savio.
quanto ſi legge nel teſto latino, ſenza pun (3) O tra Vicini ec. Queſta qualità di
to togliere della ſoſtanza. Vicino non viene eſpreſſa nelle N.C., ma
Degli altri Statuti 116., 117. e 118. che quella ſoltanto di Agnato, Cognato o Af
vengono in ſeguito, nulla più ſi darà che fine (a).
un breve compendio. (4) Arbitratore ec. Tutti gli Statuti re
(t) Cauſa, lite, queſtione ec. Tutte que giſtrati ſotto queſta Rubrica, parlano indif.
ſte parole ſono ſinonimi e ſignificano la ſteſ ferentemente di Arbitratori e di Arbitri ,
ſa coſa, come eſpreſſamente viene dichia e non fanno alcuna diſtinzione fra gli uni
rato dallo Statuto 123. poſto ſotto la Rub. e gli altri. Lo ſteſſo ſi dica delle N. C.
Gen. de' Giudizi. I Leggiſti però oſſervano la legale differen
(2) Un Aſcendente e il Deſcendente ec. za, che paſſa fra i primi e i ſecondi, e ciò
Quali ſiano queſti e come ſi debbano com per molti capi ; io ne riferirò ſoltanto al
putare i gradi di parentela in ragione Ci cuni de più principali, e ſono. Primo per
vile, reſta ſpiegato nelle Note ſopra lo Sta chè gli Arbitri procedono per via giudizia
tuto 3oi. ſotto la Rub. delle ſucceſſioni ria a differenza degli Arbitratori: 2.o per
ab inteſtato. Anche il Pupillo e il Minore chè in caſo di diſparere fra gli Arbitri,
ſono compreſi in queſta legge ſtatutaria che poſſono le Parti Litiganti eleggerne un
obbliga a fare il Compromeſſo ; dee però terzo , non così trattandoſi di Arbitratori:
intervenire l'autorità del Tutore o Curatore. 3.o perchè le Parti ſono tenute a ſtare alla
Si notino a queſto propoſito due dichia dichiarazione e alla Sentenza dell'Arbitra
razioni fatte dal Senato, l'una del 3o. Lu tore, il che non ha luogo riſpetto ad un
glio 159o. dalla quale ſi rileva, che la Arbitro, dalla cui Sentenza la Parte può
privativa Giuriſdizione, che compete agli riclamare.
Ma

(a) Vedi il tit. de Arbit., & Arbitr. Lib. II. - - -.


62 -

Vol. 1. St. I 15.


Ma ſe i noſtri Statuti, ſe le N. C. non anche le N.C. quaſi colle medeſime parole
hanno fatta veruna diſtinzione, come ſi può dello Statuto (c).
vedere da tutto il teſto e il conteſto, non (7) Del culto di Dio. Lo Statuto non
dovremo noi pure fare una tale differenza dice qui, come altrove: di Dio e de ſuoi
fra gli Arbitri e gli Arbitratori, giuſta il Santi; ma preciſamente del culto di Dio;
noto Aſſioma legale (a). Per regola ge a cui è dedicato il giorno di Domenica, così
nerale non ſi dovrà intendere conferita agli detta perchè: eſt dies Domini.
Arbitri autorità maggiore di quella che ſarà (8) Un altro terzo Arbitratore ec. Le
ſtata loro accordata in vigore di Scrittura, N. C. diſpongono che aſſumendoſi un terzo
la quale di pratica ſi ſuole diſtendere e ſot Arbitro della Lite, non ſolo i primi Ar
toſcrivere dalle Parti, particolarmente trat bitri eletti o dalle Parti, o dal Giudice non
tandoſi di Compromeſſi volontari; e l'iſtan poſſano intrometterſi in quella, ma in oltre
za di tali Compromeſſi non corre, quand' ſe i primi avranno ricevuto ſalario o parte
anche non vengano intimate le proroghe, di eſſo, debbano farne la reſtituzione alle
ſemprechè nella ſcrittura del Compromeſſo Parti (d).
ſia ſtata inſerita quella clauſola: Et ex nunc (9) Statuitur ec. Queſto è lo Statuto 2o.
prorogaverunt & c. come ſi ha dallo ſtilato poſto ſotto la Rubr. Gen. de' Giudizi. Di
antico del Collegio de Cauſidici e Notari queſta Rubrica non ſi è creduto opportuno
di queſta Città de 19. Agoſto 155o. di tradurne nè in compendio, nè a diſteſo
alcun capitolo, sì perchè quegli Statuti ap
(5) Dentro tre giorni proſſimi. Nelle N.C.
non ſi prefiniſce queſto preciſo termine dipartengono alla cognizione del Signori Cau
tre giorni; ſi ordina bensì al Giudice, cheſidici, i quali non hanno certamente biſo
debba aſſegnare un termine competente alla gno di ricorrere a queſta noſtra Raccolta
Parte a nominare l'Arbitro e a fare il Com per ſapere a vantaggio del loro Clienti teſ
promeſſo (b), e aggiungono che tale Com ſere la tela Giudiziaria; sì perchè a comodo
promeſſo ſi faccia con pubblico Iſtrumen del Pubblico, come corre la voce, ſi pub
tO - blicherà forſe un nuovo Codice, che con
(6) Con imporre ec. Lo ſteſſo diſpongono terrà una Riforma del Foro.

Ce2 e Po

Lo

(a) Quod lex non diſtinguit, neque nos (c) Et inſuper paenam adjicere & c.
diſtinguere debemus. (d) Et ſi contingat priores Arbitros & s.
4b) Petitione, cº nominatione & c. ivi. .
Vol. I. St. I I 6-1 I 9. 63
O Stat. 1 16. che ha per titolo : che gli Arbitramenti non ſi poſe
ſano dire iniqui ; diſpone in ſoſtanza , che contro gli Arbitra,
menti fatti non ſi poſſa appellare, querelare, nè ſupplicare , ſalvo
che una delle Parti ottenga dal Principe o dal Senato la reviſione (1),
e la ricerchi nel termine di giorni quindici utili, da computarſi dal
giorno della ſcienza del fatto Arbitramento. Ottenuta la reviſione
ſarà obbligata la Parte dentro otto giorni continui farla commet
tere a Perſona di comune confidenza. Fatta la Commiſſione, s'in
tenderà fiſſato alle Parti per le prove il termine ſtabilito nello Sta
tuto ſeguente. Paſſato il ſuddetto termine, s'intenda ſtabilito altro
termine al Giudice della Cauſa di Reviſione di giorni dieci utili a
decidere e a terminare la Cauſa ; che ſe la Sentenza ſarà conferma
toria di quanto ſarà ſtato dichiarato nell'Arbitramento in quella
parte, in cui ſarà ſtata confermatoria, ſi dovrà mandare ad eſecu
zione, rimoſſa ogni appellazione, querela, eccezione ec.; che ſe il
ſecondo Arbitramento non ſi ſarà effettuato, ſarà fermo e valido il
primo. -

Lo Statuto 117. dichiara, che chiunque voglia in Giudizio dire


di nullità e di ingiuſtizia degli Arbitramenti fatti (trattandoſi di
Perſone non compreſe nello Statuto 115., e di Compromeſſo volon
tario e ſpontaneo) ſia tenuto dentro dieci giorni utili dal giorno
della Scienza, a portare le ſue ragioni e querele innanzi un Giudice
competente; paſſati i quali, s'intenda aſſegnato a chi voglia dire
di nullità, come ſopra, il termine di venti giorni utili per provare
il gravame (2) e l'ingiuſtizia dell'Arbitramento; con che però den
tro otto giorni utili prima del fine de giorni venti ſuddetti, pro
duca le ſue ragioni , diverſamente non potrà produrle dipoi, nè
ſi ammetteranno. - -

Il qual termine di venti giorni ſarà comune anche alla Parte


contraria per fare le ſue prove; ſcaduto il quale, la Parte che avrà
dimandata la Reviſione, e quella ancora contro di cui ſarà ſtata
dimandata, fra due giorni utili od anche di un ſolo in contumacia (3)
della Parte contraria ſarà tenuta a far commettere quella Cauſa.
Fattane la commeſſione, reſta aſſegnato al Giudice della reviſione
il termine di giorni dieci utili ad effetto di conoſcere e terminare
la Cauſa ; e ſe la ſentenza data da eſſo ſarà confermatoria degli
Arbitramenti, ſi dovrà eſeguire onninamente da qualunque Giuſdi
cente, adoperando tutti i mezzi di giuſtizia col mettere eziandio
1Il
64 Vol. 1. St. 1 I 6-1 19.
in poſſeſſo o in tutto o in parte, a tenore della Sentenza conferma
toria dell'Arbitramento; che ſe dentro del termine ſovraddeſcritto (4)
il Giudice della reviſione non avrà fatta alcuna dichiarazione con
trafia agli arbitramenti fatti, ſaranno queſti fermi e validi, e ſi
dovranno eſeguire con tutti i mezzi di giuſtizia (5) come ſopra. ..
Lo Statuto i 18. dichiara che riſpetto ai termini di tempo, di
cui ſi fa menzione ne preſenti Statuti, non debbano decorrere ſe non
nel caſo di ſcienza, val a dire che le dichiarazioni fatte dagli Ar
bitri ſiano a notizia delle Parti compromittenti,
A N N O T A Z I O N I.

(1) La Reviſione ec. Nelle N. C. chia alla Città e Ducato. Queſta rifleſſione dovrà
ramente ſi diſpone, che la Reviſione in averſi preſente dal diſcreto Lettore ogni qual
qualunque modo competa o ſi conceda, ſi volta nelle Note e nelle Spiegazioni degli
poſſa addimandare oſſervata la forma del Statuti ſi citano le Nuove Conſtituzioni.
Gius Municipale delle Città e Luoghi; e (2) Per provare il gravame. E' qui da
nel caſo, in cui non ſia preſcritta la detta notarſi che nelle N.C. ſi diſpone che il
forma, e la Reviſione ſi conceda per let Commiſſario della Reviſione poſſa a richie
tere del Principe o del Senato, ſia obbli ſta di colui contro del quale ſarà ſtata ad
gato il Petente prima di ogni altra coſa a dimandata (non atteſa la ratifica o tacita,
pagare alla Parte contraria tutta la ſomma, o eſpreſſa) conoſcere e moderare gli Arbi
in cui ſarà ſtato condannato negli arbitra tramenti, ſe queſti conterranno leſione, con
menti per occaſione delle ſpeſe della lite, l'avvertenza però, che ſe la preteſa leſione
e del ſalario. Sarà in oltre obbligato a ti non eccederà la ſeſta parte, non ſarà ſog
tolo di depoſito a dare ſicurtà di pagare le getta a modificazione (a).
ſpeſe da farſi in quella Cauſa di Reviſione, Per deciſione del Senato del 3o. Luglio
oltre la pena appoſta nel Compromeſſo. 159o. non ha luogo la petizione del Com
Si notino quelle parole: Oſſervata la for promeſſo neceſſario, cioè indotto per ne.
ma del Gius Municipale delle Città e Luo ceſſità della Legge Statutaria, nelle Cauſe
ghi. La ragione di queſta clauſola ſi è, vertenti tra Mercanti, benchè Parenti. Ac
perchè le N. C. non ſolo abbracciano la ciò abbia luogo in alcuno del Senatori, ſi
Città e il Ducato di Milano, ma tutte ricerca la diſpenſa del Senato, così dichiarò
ancora le Città della Provincia e dello Stato.
eſſo li 14. Maggio 1676.
Non così gli Statuti, che ſolo ſi eſtendono Se la cauſa ſarà già ſtata introdotta avanti
il

(a) V Commiſſarius reviſionis.


Vol. 1. St. I 16-1 I 9. -
a - a a- 65
il Senato, la diſpenſa di cui ſopra non ſi Foro Milaneſe
reſta ſpiegato nelle Note
concede, così fu deciſo li 18. Novembre ſopra lo Statuto 44. o ſia il primo della
1672. in cauſa della Marcheſa Rangoni Ari preſente Raccolta.
berta, e fu detto che oſtavano gli Ordini (4) Termine ſovraddeſcritto. Si noti col
Regi dell'anno 1629. . | Carpano, che queſto termine può eſſere
La Reviſione dell'Arbitramento, quan prorogato ricorrendo al Senato.
tunque fra le Parti ſi foſſe fatto il patto (5) Con tutti i mezzi di Giuſtizia. Que
di non addimandarla, ciò non oſtante de ſta formola vuol ſignificare, che il Giudice
ciſe il Senato li 12. Settembre 1669. in può devenire all' intimazione di multe e
cauſa Merlini e Calderari, che ſi poteſſe penalità coattive, non eſcluſa la carcera
annettere e zione, che di ragion comune è compreſa in
(3) In Contumacia ec. In che caſi ſi ve quella formola generale omnibus juris rer
rifichi la Contumacia ſecondo lo ſtile del mediis.

De tempi per l'iſtanza del Compromeſſo.


(12o) C A P. C XX. - ,

coMPROMISSA QUA: FIUNT & c.


Compromeſſi (1), che ſi faranno ſenza fiſſazione di termine, du
I reranno ſoltanto per lo ſpazio di 4o. giorni utili , eſcluſo il
giorno del fatto Compromeſſo. Che ſe ſi ſarà appoſto il ter
mine e ſi ſarà data la facoltà all'Arbitro od Arbitratore di pro
rogare il Compromeſſo, la detta proroga non ſi potrà fare paſſati
che ſiano i detti giorni 4o., e queſti dovranno incominciare a de
correre dal giorno del fatto Compromeſſo, il quale o ſia egli volon
tario (2), o ſia neceſſario ſi intenda di ragione e di fatto accettato
dall'Arbitro o dall'Arbitratore, o dagli Arbitri o dagli Arbitra
tori. Ciò però che qui ſi è detto non avrà luogo ne'Mediatori che
ſi prendono ſopra i contratti, la commeſſione de quali non dovrà
eccedere lo ſpazio di tre meſi. -

si 83;

I , ANNO
66 - Vol. 1. St. 12o.
A N N o T A z I o N I. - - -

(1) I Compromeſſi. E' da notarſi, che di lineº volontario (a differenza del neceſ.
ragione ſi poſſono obbligare gli Arbitri ei ſario, cioè che ſi fa in forza della Legge
i Compromiſſari a definire la cauſa, e a Statutaria) che dalle Parti ſpontaneamente,
proferire la ſentenza (detta comunemente, le d'accordo ſi fa in un Amico o in Amici
il Laudo) e queſta ſi dovrà eſeguire; così confidenti per terminare le vertenze in via
deciſe il Senato nella cauſa vertente tra la l amichevole.
Città di Tortona e un certo Vincenzo Liga. Nel reſto lo Statuto è chiaro, e però
(2) Volontario ec. Quello ſi dice Com- non fa di biſogno di ſpiegazione.

Che ſi poſſa fare avanti gli Arbitri, e gli Arbitratori,


e amichevoli Compoſitori tutto ciò, che ſi potrebbe
fare avanti il Giudice ordinario.

(121) C A P. CXXI.

POSSUNT PARTES & c.

E Parti e per eſſe le legittime Perſone (1) poſſono fare le poſt


- zioni (2), deferire i giuramenti e tutti gli atti di qualſi
voglia ſorta avanti gli Arbitri , Arbitratori ed amichevoli
Compoſitori, che ſi potrebbono fare avanti qualſivoglia Giudice or
dinario. Potranno pertanto i mentovati coſtrignere le Parti alle
poſizioni, e ſtabilire il termine a giurare e a rifondere il giuramen
to, e a fare ogni altra coſa che farebbe e potrebbe fare un Giudice
ordinario, anche nell' avere e nel pronunciare per confeſſate le po
ſizioni in quella guiſa che farebbe un Giudice ; coſicchè tutti gli
atti fatti avanti di eſſi Arbitri ſortiranno il loro effetto non altri
menti che ſe foſſero ſtati fatti avanti alcuno de' Giudici ordinari,
di maniera che le ſentenze e gli arbitramenti avranno il vigore e
l'effetto di ſentenza definitiva. -

Con queſta intelligenza però che per le predette coſe non ſi


debba intendere conceduta ad alcuno la facoltà di appellare dalle
- loro
-
vol. 1. si 121-124. 67
loro ſentenze o arbitramenti, o di contravvenire, ſe non in quanto
potrebbono ciò fare non atteſo il preſente Statuto.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Le legittime Perſone ec. Per queſte reviſioni degli Arbitramenti e Compromeſſi;
ſi debbono intendere i Procuratori, Sindaci, ma di queſto ſi è già parlato di ſopra, ſolo
Tutori, Curatori, Amminiſtratori, Economi ſi può aggiugnere per la pratica un decreto
e ſimili Perſone legittimamente coſtituite. del Senato del 16. Febbrajo 17oo., con cui
(2) Fare le poſizioni ec. Termine del Foro ha dichiarato che non ſi poſſa fare il Com
noto a Cauſidici. promeſſo di quelle cauſe che pendono avanti
Nello Statuto 182. del 2.o Volume, che il ſuo Tribunale, ſe non venga ottenuta
ha per titolo: Aggiunta e correzione di certi la diſpenſa opportuna a iſtanza delle Parti;
Statuti ec. viene preſcritta eſattamente la ſebbene una tale diſpenſa ſembri che a giorni
norma, che ſi ha da tenere ed oſſervare noſtri non ſi ſoglia concedere in vigore di
tanto dalle Parti, quanto dal Giudice nelle un Decreto oſtativo de'3o. Aprile 1726.
e -

RUBRICA GENERALE
DELLA SIGNIFICAZIONE DELLE PAROLE.

Si dichiarano queſte parole: in che maniera ſi debba


procedere ſommariamente, pianamente, e ſenza
ſtrepito, e figura di Giudizio.
(125) C A P. cXX v.
g U IA s.A PE & c.
Pi ſpeſſe volte negli Statuti ſi fa menzione, che in certi caſi (1)
ſi debba, e ſi poſſa procedere, e conoſcere pianamente, e ſenza
ſtrepito e figura giudiziale; volendo noi dichiarare queſte pa
role, ſi ordina che ogni qualvolta ſi leggeranno in alcuno degli Sta
tuti, ſi potrà conoſcere e procedere nella forma ſeguente , cioè:
l'Attore non ſarà tenuto a preſentare al Giudice il libello in forma;
ma baſterà che un tal quale Memoriale faccia la ſua petizione , e
I 2 queſta
e

68 Vol. 1. St. 125.


queſta ſi dovrà ſcrivere negli atti (2) alla preſenza del Giudice com
petente, e il detto Giudice procederà alla cognizione di quella cauſa
ſenz' alcuna conteſtazione (3) di lite. Ne' tempi però delle Ferie in
trodotte (4) per le umane neceſſità, non ſi dovrà procedere, ſe non
quando intervenga la volontà delle Parti o tacita , o eſpreſſa, o
pure ſe altrimenti verrà diſpoſto dalle Ordinazioni del Comune di Mi -

lano. Si dovranno in oltre accordare le dilazioni e le proroghe ne'


preſenti caſi, ſecondo che diſpongono gli Statuti. Se poi ne pre
meſſi caſi verranno oſſervate le ſolennità dell' ordine giudiziario o in
tutto, o in parte, e ciò ſenza contraddizione delle Parti , non ſi
dovrà intendere, che il Proceſſo debba eſſere nullo, e di niun va
lore; e per togliere ogni dubbietà, ſarà tenuto il Giudice ad ogni
richieſta a pronunciare ſenz' alcun ſalario , ſe ſi debba procedere
per via ſommaria, o per la via ordinaria; e le Parti dovranno ſtare
a quanto ſarà pronunciato dal Giudice, rimoſſa ogni eccezione, o
riclamo. Queſte Ordinazioni avranno luogo in ogni e qualunque caſo,
in cui, in vigore de noſtri Statuti, ſi può procedere ſommariamente.
a N N o T Az 1 o N 1.
(1) In certi caſi ec. Molti ſono i caſi, della lite . Stat. 96. contro i Debitori in
ne quali gli Statuti eſpreſſamente diſpon vigore di Chirografi. Stat. 157. nelle eſe
gono che ſi debba da Giuſdicenti procedere cuzioni delle ultime volontà teſtamentarie.
per la via ſommaria. Anche le N. C. a Stat. 272. Vol. 2. in cauſe di ſtrade e ponti.
provano una tal legge ſtatutaria (a), util Stat. 333. di fineſtre nuovamente aperte, o
mente introdotta per la sbrigativa di certe di ſtillicidio. Stat. 342. nel caſo del muro
liti e cauſe, che non ammettono dilazione. comune. Stat. 379. contro il Ricettore del
E ſebbene nella ſerie della preſente Rac Colono debitore a pagare il primo Loca
colta ſi faranno a ſuoi luoghi propri oſſer tore, o ad eſpellerlo dopo la denuncia.
vare i caſi eſpreſſi nel Codice ſtatutario; (2) Negli atti ec. Baſterà però che ſia
pure gioverà, cred' io, farne qui di alcuni ſcritta alla preſenza di un Notaio, ſenza
l'epilogo, e ſono. Nello Statuto 47. Vo che intervenga il Giudice, per commiſſio
lume primo in cauſe di Alimenti. Stat. 56. ne però e di lui mandato, come notò il
nella eſecuzione pel pagamento delle ſpeſe Carpano.
Con

(a) Vedi le Note ſopra la Rubrica genera- da eſſervarſi negl' Iſtrumenti.


le º che ha per titolo : Delle ſolennità i
-
Vol. 1. St. 125. 69
(3) Conteſtazione ec. Non ſi debbono per (4) Ferie introdotte. Vedi le Note ſopra
ciò oſſervare quelle ſolennità e periodi del lo Statuto 47., ove ſi è parlato della de
Foro contenzioſo, per evitare le maggiori nominazione delle Ferie e del loro periodo,
ſpeſe, e per abbreviare il ſolito noioſo ſecondo lo ſtile preſente del Foro Milaneſe,
corſo delle Liti.

Che il maſcolino comprende il femminino,


e in qual maniera.
(126) -
C A P. CXXV I.

IN CIVITATE, ET DUCATU & c.

N Ella Città, e Ducato di Milano (1) il maſcolino (2) comprende


il femminino in quelle coſe che ſono congruenti all' uno
e all' altro ſeſſo, ſalvo che nelle ſucceſſioni ab inteſtato (3),
nelle quali non avrà luogo queſta ſpiegazione ; perchè in quelle
ſi dovranno oſſervare le diſpoſizioni del noſtro Gius Municipale,
e in difetto di queſto ſi dovrà ſtare a quanto preſcrive il Gius Co
mune (4).
A N N O T A Z I O N I.

(1) Ducato di Milano. Potrà oſſervare Santi. Sotto il nome poi di Ducato ſono
il Lettore che qui ſolamente ſi fa per la compreſe tutte le Terre, Villaggi, Caſſi
prima volta eſpreſſa menzione di Ducato. ne, Caſtelli, e Borghi, che componevano
Per l'addietro ſi legge non con altro titolo altre volte il così detto Contado di Mi
che di Comune di Milano; conviene per lano, prima che foſſe eretto in Ducato;
ciò dire , che probabilmente queſto titolo e in oggi ſono diviſe in Pievi.
di Ducato vi foſſe aggiunto nella pubbli (2) Maſcolino. Anche nel Gius comune
cazione fatta nell' anno 1396. ſotto Ga regolarmente il maſcolino è comprenſivo
leazzo Viſconti, il quale ottenne il primo del femminino , quando ſi tratta di mate
il titolo di Duca di Milano. ria indifferente.
Sotto il nome di Città ſono compreſi (3) Salvo che nelle ſucceſſioni. In con
anche i Sobborghi poſti fuori del recinto formità degli Statuti poſti ſotto la Rubr.
-

delle mura, e quelli che ſi chiamano Corpi l Gen. delle ſucceſſioni inteſtate, di cui a
ſuo
7o Vol. I, St. I 26.
ſuo luogo ſarà trattato, i quali diſpongono a cui non abbiano provveduto le noſtre
che i maſchi eſcludano le femmine, e ciò Leggi Municipali, per comune inſegna
per conſervare i beni nell'agnazione, han mento del Dottori abbiamo da ricorrere
no voluto gli Statuenti accennare queſta alla diſpoſizione delle Leggi Comuni ; e
eccezione alla Regola generale ſopra ſta per queſta ragione nelle annotazioni e ſpie
bilita che il maſcolino, comprenda il fem gazioni fatte nella preſente Raccolta ſi è
n1n1mo - giudicato eſpediente citare, ove il biſogno
(4) Preſcrive il Gius comune ec. Quand' lo richiedeva per una maggiore intelligen
anche lo Statuto non aveſſe fatta una tale za, le Leggi Comuni, col regiſtrarne
ſpiegazione, già ſi è detto altrove e ſta eziandio il teſto.
bilito, che ogni qualvolta ſiamo in un caſo,
-

In qual maniera ſi debbano intendere queſte parole:


ab inteſtato, ovvero inteſtatus, e ſimili.
(127) C A P. C XX V II.

ITEM UBICUMQUE IN STATUTIs & c.


Pºi ſi ordina, che ogni qualvolta che negli Statuti e nelle
Ordinazioni del Comune di Milano ſi trovi qualche diſpoſi
zione fatta con queſte parole: ab inteſtato, o pure inteſtatus,
o inteſtata, o ſimili , le dette parole s'intendano di qualunque per
ſona, la quale ſia morta ſenza Teſtamento, o ſia ſtata abile a farlo,
O I]O ,
A N N O T A Z I O N I.

Egli è da ſaperſi, che legalmente ſi di- | Teſtamento, o perchè gli ſia mancato il
ſtinguono queſti due caſi. Morire inteſtato, i tempo o il mezzo di farlo, o perchè non
come parlano i Giuriſti, e morire inteſta- | abbia voluto farlo, o perchè non abbia
bie. Il primo naſce dal fatto, o dal di- l oſſervate quelle ſolennità , che preſcrivono
fetto di volontà; ma preſuppone la facoltà, le leggi, e per conſeguenza un tal Teſta
o ſia la capacità di teſtare. Il ſecondo na- mento ſia nullo e invalido, e come non
ſce unicamente dal difetto di capacità. Il fatto : il ſecondo ſi verifica in chi muore,
primo ſi verifca quando uno muore ſenza ſenza Teſtamento, perchè dalla legge non
gli
Vol. 1. St. 127-129. - 71
gli venga conceduta la facoltà di farlo: debbano intendere indiſtintamente tanto di
v. g. ſe pazzo, ſe furioſo, ſe pupillo, º chi ſia morto ſenza Teſtamento per difetto
figlio di famiglia ſotto la patria" di volontà, quanto di inabilità, o ſia in
In queſto Statuto pertanto ſi dichiara, capacità legale.
che quelle parole ab inteſtato, e ſimili ſi

Come ſi debba intendere la parola Ducato


- la P 9
poſta ne preſenti Statuti.
(13o) C A P. C XXX.
s
vBIcUMQUE IN PRAESENTIBUs &c.
Iº qualunque luogo de' preſenti Statuti ſi faccia menzione di Du
cato di Milano, s'intenda di que Luoghi e Terre, le quali al
tre volte erano del Contado di Milano, avanti che aveſſe il
titolo di Ducato ; però non ſi dovrà eſtendere ad altri Luoghi e
Terre (1) fuorichè a quelli e a quelle, le quali erano compreſe ſotto
il Contado (2) della Città di Milano.

A N N o T Az I o N 1.
Dopo che a Torriani fautori della Plebe, (1) Luoghi e Terre. Dal che ſi confer
prevalſero i Viſconti col favore di Enrico ma ciò che ſi è notato altrove che gli Sta
Imperatore, Matteo per ſoprannome il Ma tuti di Milano non ſi eſtendono fuori del
gno fu creato Vicario Imperiale dall'Impe ſuo Territorio giuriſdizionale.
radore Adolfo circa l'anno 1294. o ſecondo (2) Contado ec. Il titolo di Contado ,
altri l'anno 131o. (a) ; queſto titolo pure ſiccome di Conti, Viceconti, Marcheſi e
fu confermato da Carlo IV. a Barnabò Vi ſimili (titoli incogniti ne ſecoli antichi)
ſconti; ma Galeazzo ottenne dall'Impera furono introdotti nell' Italia poco dopo il
tore Venceslao il titolo di Duca circa l'an Regno de Longobardi, da quali ſi può
no 1395. riconoſcere l'Epoca de Feudi, e delle Leg
gl

(a) Gioan, da Cermenate Tom 9, pag. 897.


72 Vol. 1. st. 13e.
gi e Conſuetudini Feudali; come tra gli altro luogo ci occorrerà parlare.
altri oſſerva Giulio Claro (o di che al

Egue la Rubrica generale delle Appellazioni, che contiene ven


tidue Statuti; ſpiegano queſti in quali cauſe poſſa e debba aver
luogo l'Appellazione, aſſegnano il tempo, e preſcrivono il modo
di procedere.
A N N O T A Z I O N I .

Sebbene io mi diſpenſi di dare la tradu quello, a cui ſi appella; la ſeconda, cioè


zione volgare del predetti Statuti, rimet la eſtragiudiziale, ottiene i medeſimi effetti
tendone la cognizione a Giuſdicenti, e al che la prima, allora ſoltanto, quando viene
Cauſidici ; non ſarà però inutile coſa ac ammeſſa dal Giudice, al quale ſi appella.
cennare ſu di queſto propoſito alcune dot Due perciò ſono gli effetti principali dell'
trine generali tolte dalle Leggi Comuni, appellazione, l'uno riſguarda il devolutivo
e ſoggiugnere in fine alcune oſſervazioni della cauſa da un Tribunale inferiore ad
che riſguardano la pratica. un altro ſuperiore ; l'altro il ſuſpenſivo
Di due ſorte è l'appellazione, cioè giu tanto del giudicato, quanto della giuriſdi
diziale e ſtragiudiziale ; la prima s'inter zione del primo Giudice.
pone dalla ſentenza tanto definitiva, quanto L'appellazione adunque s'interpone quama
interlocutoria ; la ſeconda quando ſi tratta do una Parte ſi appella da un Giudice in
di un gravame fatto all'Appellante fuori feriore ad un ſuperiore per motivo di gra
di giudizio, per cagion d'eſempio, da uno» vame o fattogli, o che teme che gli poſſa
il quale ſia ſtato indebitamente carcerato eſſere fatto nella ſentenza o perchè ingiu
per titolo di debito, oſtando il difetto dell' ſta , o perchè nulla, ſebbene però parlan
età , od altra eccezione portata dagli Sta doſi di ſentenza preciſamente nulla, o per
tuti. Or queſta è la differenza che paſſa difetto di legittima podeſtà e giuriſdizione,
tra la prima e la ſeconda, cioè, che pen o per difetto dell'ordine giudiziale in coſe
dente l'appellazione giudiziale, benchè non ſoſtanziali, ſi ſuole opporre dalla Parte leſa
ſia ſtata ammeſſa, per ſervirmi della fraſe la nullità di ſentenza ; il qual rimedio è
de Giuriſti » dal Giudice ad quem , cioè più favorevole, poichè di ragion comune
a dire, da quel Giudice, al quale ſi ap. la nullità ſi può opporre ſino agli anni 3o.;
pella, ciò non oſtante, niente ſi può inno non così l'appellazione, che dee interporſi
vare dal Giudice a quo, val a dire, da dentro lo ſpazio di ſoli dieci giorni (b).
I noſtri
r

(a) Jul. Clar. S. Feudum. i (ò) De Luca de Judiciis diſc, 33, n. 3.


Vol. 1. St. 131-152. 73
I noſtri Statuti non fanno alcuna diffe l'appellazione dalla taſſa delle ſpeſe della
renza ſu di queſto particolare, e diſpon lite.
gono indiſtintamente che ſi poſſa nel me . Nelle N. C. viene eſpreſſamente ordi
deſimo tempo appellare, e dire di nullità mato, che l'Appellante dalla Sentenza de
della ſentenza ; diſpongono in oltre che gli Abati del Mercanti, tanto Attore che
l'appellazione ſi debba interporre nel ter Reo ſia tenuto nel termine di quattro
mine di giorni quattro dal giorno della in giorni a fare il depoſito di tutta la ſomma,
timazione della ſentenza, nel che ſi con in cui ſarà ſtato condannato, a pagare in
formano anche le N. C. (a). oltre tutte le ſpeſe fatte nella lite, e a fare
Qui dee notarſi 1.o che in alcuni caſi le il depoſito di quelle, che occorreranno farſi
noſtre Leggi Statutarie eſcludono eſpreſſa nel giudizio di appellazione; altrimenti que- -

mente l'appellazione, e di queſti ſarà par ſta non potrà aver luogo, dovendoſi met
lato a ſuo luogo : 2.o che dalle deciſioni tere in eſecuzione la ſentenza.
del Senato non vi è luogo alla appellazio Ciaſcun vede quanto ſia provvida una
ne: reſta ſolo queſto ultimo rimedio a chi tal legge, e quanto favorevole al Com
ha perduta la cauſa, che di nuovo queſta mercio, e utile alla Repubblica; tende eſſa
ſi proponga al medeſimo Tribunale, che a togliere di mezzo le liti ulteriori, tende
comunemente Reviſione della cauſa ſi chia a porre in ſicuro il diritto del Vincitore
ma, non ritardata però l'eſecuzione della della Cauſa, e ad aſſicurare il giudizio;
ſentenza già emanata : 3.o che per deci dacchè, come l'eſperienza c'inſegna, i Ne
ſione del Senato de 2. Giugno 1673. in gozianti e Trafficanti oggi ſono in caſo
cauſa Torti e Morona non ſi ammette di pagare, dimani non lo ſono.

Pº" di chiudere queſta Rubrica, di cui ſi è parlato compendio


ſamente, non voglio ommettere lo Statuto 153., il quale ſeb
bene non abbia veruna relazione e analogia alla ſuddetta , pure
ſi legge regiſtrato in eſſa, dal che ſi comprende, come ſi è fatto
oſſervare altrove, che gli Statuti non ſono deſcritti per ordine di
materie; e che perciò dovrebbero eſſere ridotti ad una migliore ca
tegoria. Diſpone in ſoſtanza il citato Statuto, che tutte le Terre
comuni eſiſtenti tra Milano e Pavia, e tra Milano e Lodi , ſiano
tenute alla oſſervanza degli Statuti del Comune di Milano in tutto,
e per tutto.
K Una

(a) Tit. de appellationibus, 3 Tit. de Off. Abb., & Conſ. Merc. Med.
74 Vol. I. St. 153-16.
Una tale diſpoſizione mi dà motivo di riflettere e di eſaminare
un punto di qualche importanza, e che può eſſere pratico: ſi di
manda ſe quelle Città, e lo ſteſſo ſi dica di quelle Terre e Borghi,
i quali hanno le loro proprie Leggi Municipali, ove queſte non ab
biano eſpreſſamente diſpoſto, e provveduto a qualche caſo partico
lare, debbano immediatamente ricorrere alle Leggi Comuni, oppure
alle Municipali della Metropoli o ſia Città dominante. Riſpondo
che la più fondata opinione de' DD, è quella che favoriſce il ricorſo
alle Leggi Comuni, in difetto delle Municipali, a riſerva che vi foſſe
la conſuetudine in contrario,

RUBRICA GENERALE DELLE ESECUZIONI.


Che il Creditore, a petizione degli altri Concreditori,
ſia tenuto a ricevere il pagamento
ſopra la coſa che poſſiede.
(163) C A P. C LX III.

si go1s c RE D IT o R & c.
E un Creditore poſſederà coſe che ſiano di ragione del ſuo De
bitore, ſarà egli obbligato a petizione degli altri Concreditori
o di alcuno di eſſi a ricevere il pagamento ſopra la coſa, di cui
è in poſſeſſo ſino alla ſomma del ſuo credito; e ciò che ſoprav
vanza ſi dovrà rilaſciare a ſuoi Concreditori. Il che ſi dovrà ſpe
dire dal Giudice ex officio ſenza libello e ſenza lite.
Queſta Legge avrà luogo in quelle coſe, le quali ſiano capaci
di comoda diviſione (1), perchè in caſo diverſo, ſarà egli obbligato,
fatta prima precedere la ſtima di ciò ch' egli poſſiede, ſoddisfare
agli altri Creditori, ſcontato prima il ſuo credito, oppure ſi farà
ne modi debiti la ſubaſta, e ſi venderà, e del prezzo ſi ſoddisferà
al Creditore poſſidente per la di lui contingente porzione, ſe ſarà
anteriore di tempo ; e il ſopra più ſi dovrà rilaſciare a benefizio
degli altri Concreditori, ſecondo l'anteriorità del tempo (2).
AN
º Vol. 1. St. 163. 75
A N N O T A Z I O N I.

E' da notarſi 1.o che per dichiarazione Secondo che eſſendo concorſo del Credi
fatta dal Senato li 22. Settembre 16oo. tori non ſono queſti tenuti a ricevere i Beni
avanti che il Debitore poſſa dare a ſuoi cre in paga ſe prima non ſi ſarà fatta la Suba
ditori i Beni immobili in paga , dee far ſta a norma del preſente Statuto; così pure,
vendita de mobili e procurare col ricavo deciſe il Senato in Cauſa Piatti e Marliani ,
di eſſi di ſanare i debiti; in caſo poi che l'anno 1635. -

non abbia mobili più di quello che porta (1) Comoda diviſione ec. Certamente ſe ſi
l'uſo neceſſario o che non baſtino a ſod tratterà per cagion d'eſempio di un Qua
disfare a Creditori, gli ſarà lecito in ſuſſi dro o che che altro mobile che non ſi poſſa
dio dare in paga a ſuddetti i Beni ſtabili dividere in parti, o pure di un ſemovente
a norma di quanto preſcrivono le N.C. (a). v. g. di un Cavallo ; ſe ne dovrà fare la
E in tal caſo ſarà tenuto il Debitore a vendita, e col ricavo del prezzo ſoddisfare
provare di non poter trovare ſovventore di a Creditori.
danaro e preſentare la nota de' Beni immo (2) Secondo l'anteriorità di tempo ec. Le
bili che poſſiede col loro riſpettivi Iſtru Statuto concorda con la diſpoſizione della
menti, potendo il Creditore ſcegliere tra i ragion comune, ſecondo il noto legale aſ
Beni ſtabili quelli che più gli ſiano in gra ſioma (b), il quale però in certi caſi pa
do; così dichiarò il Senato in Cauſa Vi tiſce le ſue eccezioni, come ſi dirà a ſuo
ſconti e Cuſana li 23. Maggio 16oo. luogo.

Sopra lo ſteſſo.
º i

(164) c A P. CLXIV.
S A LVO S I C RE D IT O R & c.
- .

Alvo il caſo, in cui il Creditore non poſſidente abbia maggiori


S e poziori ragioni, ed egli compaja e contraddica per ragione
- º del ſuo credito a qualche novità o fatta o che ſi voglia fare
dagli altri Concreditori o da alcuno di eſſi ſopra le coſe del De
bitore; perchè in quel caſo il Creditore contraddicente, ed avente
K 2 mi

(o Tit, de Bonis in ſolutum dandi, 1 (b) Qui prior tempore potior jure.
76 Vol. 1. St. 154-165.
migliori e poziori ragioni potrà a petizione de Concreditori eſſere
obbligato a ricevere in paga le ſoſtanze del comun Debitore per la
quantità del ſuo credito, fatta prima fare la ſtima, come ſopra,
ſe la coſa ſarà capace di comoda diviſione; e in quello che ſoprav
vanza non potrà impedire che ſiano ſoddisfatti gli altri Creditori,
e ciò ſi dovrà eſeguire; e in ciaſcuno de' ſopraddetti caſi, la detta
ricevuta e dato in paga ſi potrà fare e ſi farà dal Giudice compe
tente ſenza le ſolennità legali e de' Statuti di Milano ; perchè ſi se
faccia, come ſopra , la ſtima in preſenza della Parte od anche in
aſſenza quando preceda la debita citazione, a effetto di trasferire
il dominio delle ſoſtanze del debitore, ſenza però alcun pregiudizio
degli altri Creditori. Con queſta intelligenza ancora, che ſe il Cre
ditore poſſidente o contraddicente, come ſopra, vorrà rilaſciare ad
un altro Concreditore una tanta parte delle ſoſtanze del comun De
bitore per la ſomma a cui aſcende il di lui credito, ciò egli potrà
fare premeſſa la ſtima, di cui ſopra, e in quel caſo non potrà eſ.
ſere coſtretto a ricevere la coſa poſſeduta in pagamento. Negli altri
caſi poi, in cui dal Giudice ordinario o Delegato , o Arbitro, o
Arbitratore ſi farà il dato in paga ſopra le ſoſtanze del Debitore,
potrà queſti o il di lui Erede dentro lo ſpazio di un anno redimere
le ſoſtanze date in paga a quel prezzo medeſimo per cui furono
date ai Creditori, con che paghi le ſpeſe utili e neceſſarie fatte per
occaſione di quel dato in paga ; e durante lo ſpazio di un anno
non potranno quelle ſoſtanze eſſere danneggiate, nè deteriorate.

A N N o T Az I o N 1.
Sopra del preſente Statuto che nella ſua lie obblazione al ſuo Creditore di dargli
eſpoſitiva e diſpoſitiva è aſſai chiaro ſi vo in pagamento tanti Beni, e accettata que
gliono notare le coſe ſeguenti. Primo, che liobblazione, non gli è lecito il varia
il Senato nel concedere al Debitore queſto re, così fu deciſo dal Senato li 28. Feb
beneficio del dato in paga i Beni immobili |brajo 1671. in cauſa di Domenico Migli
ſuole conſiderare ed aver preſenti le circo- e Nicolò Luini: 3.o che le N.C. (a) pre
ſtanze de caſi che occorrono e l'equità: ſcrivono che dandoſi i Beni in paga ſi deb
2.º che fatta che ſia dal Debitore la giu-lba fare la deduzione della terza parte del
- giuſto
-

(a) Ti. de Boni, in ſolutum dandis,


Vol. 1. St. 164-165. 77
giuſto prezzo e valore (a) : 4.o che queſta facoltà il poter variare e ſcambiare.
deduzione della terza parte del vero valore Si noti che queſto dato in paga non avrà
de Beni ha luogo non ſolo nella conſtitu luogo trattandoſi di un Debitore per cauſa
zione o reſtituzione di dote a norma dell' e titolo di fitti o temporari o livellari, o
ordine del Senato del 1o. Gennaio 16o8., di pigione di caſa, o di ſcorta maſſerizia,
ma ancora, quando correndo riſchio di eſ come reſta ſtabilito e ſpiegato ſotto la Rubr.
ſere ſcoperta la Dote per mala condotta del Gen. degli Affitti.
Marito, viene conceduto alla Moglie, per Il diritto di offerire non ſolo competiſce
aſſicurarla, la immiſſione ne' Beni in forza ai Creditori poſteriori riſpetto agli anterio
di pegno e di ipoteca ; così deciſe il Se ri , ma ancora riſpetto a Compratori de'
nato li 15. Giugno 1689. a favore di An Beni del comun Debitore; a riſerva però,
gela Reina. come avverte il Carpano, che ſiano ſtati
Oſſerva in queſto luogo il Carpano ac venduti in forza di pegno.
cadere frequentemente in pratica, che le Dati che ſiano i Beni in paga ad un Cre
Donne ricorrano al rimedio di queſto Sta ditore anteriore, qualora un Creditore po
tuto contro il concorſo del Creditori del loro ſteriore coll' offerta del pagamento del cre
Mariti, collo traſmettere i precetti e ini dito pretendeſſe dall'anteriore il rilaſcio de'
bizioni ad effetto di non eſſere moleſtate Beni ſul rifleſſo che dopo il dato in paga
ne Beni e nelle Soſtanze de'Mariti da loro aveſſero col tratto di tempo acquiſtato di
appreſe e ipotecate pe loro crediti dotali prezzo ; non potrà il Creditore poſteriore
anteriori ; e avverte che ſe le Donne per conſeguire detto rilaſcio, ſemprecchè non
cauzione della Dote avranno ſcelta una tal offra all'anterior Creditore il ſoprappiù del
coſa in iſpecie, non ſarà in loro arbitrio e prezzo (b).

Che le coſe poſte in ſequeſtro ſi debbano vendere


a utilità del Debitore.
(166) c A P. CLXVI.
SI PLURES RES ROBAT. Ai (1) SINT & c.

S. verranno eſecutati, e poſti in ſequeſtro più capi di coſe,


o in una ſola, o in più volte, ſi venderanno (2) que capi ſol
tanto, il ricavo de quali ſia ſufficiente al pagamento del de
bito (computate anche le ſpeſe legittimamente fatte) ſe pure ſi po
tranno

(a) Dido tit. verſ. Dedutta tamen tertia parte, l (6) Per text. in l. 1, C.ſi antiquit, Creditº
78 Vol. 1. St. 166-1 67.
tranno dividere comodamente, e ſenza danno; e il reſiduo ſi dovrà
reſtituire al Debitore, nè ſi potrà vendere. Nel caſo poi che la coſa,
o coſe poſte in ſequeſtro non ſiano capaci di comoda diviſione, e ſi
vendano a maggior prezzo di quello che ſia il debito, il foprappiù,
dedotte le ſpeſe, ſi darà al Debitore. º

A N N o T Az I o N 1.
(1) Nel teſto latino leggiamo: Si plures | Debitore, il qual atto ſi chiama anche con
Res robate ſint: la parola Robate è bar- altro nome Eſcuſſione ne'Beni del Debitore.
bara e non vuol già ſignificare rubate, ma (2) Si venderanno ec. E queſta vendita
bensì eſecutate, cioè, quando da Fanti in ſi dovrà fare all'Aſta pubblica colle dovute
vigore di un precetto eſecutivo ſi mette ma- ſolennità, come diſpongono gli Statuti, e
no a inſtanza del Creditori alle ſoſtanze e il particolarmente il 243.

O Statuto ſeguente 167 diſpone che niun ſuddito di queſto Du


2 cato poſſa eſſere perſonalmente catturato, nè detenuto per ti
tolo di debito privato, ſe non ne caſi infraſcritti, cioè: per la con
danna delle ſpeſe della lite, che ſia paſſata in giudicato : pe' de
poſiti, anche non ſeguita la condanna: in cauſa di alimenti dovuti,
e non preſtati: di fitti non pagati da Maſſari e Pigionanti; e ſimil
mente per iſcorte maſſereccie; parimente pe' fitti livellari, purchè
non ſiano ſopra Beni livellati entro il recinto delle Fortezze, e pur
chè detti Beni non ſiano ſtati venduti dal Livellario , e ſucceſſiva
mente preſi a livello dal Compratore, in frode e pregiudizio del
vero Padrone diretto, quand'anche nell' Iſtrumento ſi foſſe appoſta
la clauſula, o ſia patto di redenzione.
Diſpone in oltre che i Maſſari e i Fittabili non poſſano ſervirſi
del beneficio accordato a ſeſſagenari: dichiara che non poſſa alcuno
della loro famiglia, il quale ſia maggiore degli anni 14., e minore
degli anni 18 , ſervirſi del beneficio ſtatutario de ſeſſagenari e de'
minori. Che lo ſteſſo ſi oſſervi in vigore della Legge Statutaria per
lo ſcarico della ſicurtà, e in tutte le altre cauſe eſpreſſe negli Sta
tuti, Decreti, e Ordini Ducali, in cui vi ſia proibizione in con
trario. Sono compreſi parimente que” Debitori, i di cui beni ſiano
ſtati appreſi dalle riſpettive mogli, o per mandato di eſſe, in vigore
delle ragioni dotali. . -
-
-
-
- -

AN
Pol. I. St. I 67. 79
A N N O T A Z I O N I.

A queſto Statuto 167. ſi poſſono chia co, o privato; lo diſpone lo Statuto 66. del
mare altre diſpoſizioni ſtatutarie, che vi Vol. 2. ciò che viene pure confermato dal
hanno relazione. Gioverà per tanto farne le N.C. (a). Per lo contrario: che gl'In
qui un compendio, e ſono: che colui, il quilini pel debito della pigione della Caſa
quale ſia ſtato rilaſciato dalla carcere a ti ſi poſſano far detenere quando ſenza licenza
tolo di carità , non poſſa di nuovo eſſere del Padrone votino la Caſa de Mobili,
detenuto, o carcerato per cauſa di quel de aſportandoli altrove, eſpreſſamente viene
bito ; eſpreſſamente lo diſpone lo Statuto diſpoſto dallo Statuto 417.
239. di queſto Volume: che coloro, i quali Per ultimo è da notarſi che quelli, i
ſono ſtati rilaſciati, non poſſano di nuovo quali hanno fatta la ſicurtà pe' Debitori
nello ſteſſo giorno eſſere catturati ; lo di non poſſono eſſere carcerati; oltredichè la
ſpone lo Statuto 241. : che alcuno non ſia lettera dello Statuto parla ſolo del Debi
detenuto, nè impedito in certi luoghi e in tore, e non della ſicurtà del Debitore,
certi giorni per debito pubblico o privato; ella è coſa certa nel Gius comune, che
lo diſpone lo Statuto 26o.: che niuno poſſa i detti non ſoggiacciono alla cattura, come
eſſere cavato a forza dalla ſua Caſa propria, fra gli altri oſſerva un dotto Giurecon
o dalla chieſa per titolo di debito pubblilfito (º).

Che per un debito, che non ſia liquido, nè il Giudice,


nè il Perito poſſano fare il dato in paga.
(168) C A P. C LX VI II.

NON POSSIT DE CATERO & c.

On potrà alcun Giuſdicente, nè Stimatore dare in paga al


Creditore alcuna coſa ſotto preteſto di alcun debito non
liquido, e contravvenendoſi, nè la ſtima fatta , nè il dato
in paga (*) ſaranno di alcun valore. -

AN

(a) Tit. de executionibus. l (b) Plot de in lit. jur. S. 48. n. 18.


8o Vol. I. St. I 68.
A N N O T.

(*) Dato in paga. Si è detto che le N.C. non viene prorogato, così più volte ha
accordano a debitori il diritto di poter re deciſo il Senato, e ſegnatamente il 18.
dimere dentro un anno (a) i beni venduti Luglio 1715.
all'Aſta e dati in paga per lo ſteſſo prez Se lo ſteſſo Tribunale con ſuo Decreto
'zo della vendita. E' però da notarſi che ſe de 29. Maggio 1681. accordò ad un De
nella Subaſta ſarà intervenuta leſione enor bitore la dilazione di cinque anni a redi
miſſima , non oſtante il laſſo del predetto mere i beni da ſubaſtarſi, e darſi in paga,
termine dell'anno, potrà eſſere allegata dal colla previa ſtima in ragione del cinque
Debitore per la reſciſſione; dacchè il ri per cento di cavata netta , trattandoſi di
medio di queſta , la qual compete ſempre reſtituzione di dote, ſu un caſo partico
per titolo della predetta leſione, non viene, lare, atteſo che avanti l'enunciata conceſ
nè può eſſere tolta dalle N. C.: così più ſione non aveva il Creditore acquiſtata al
volte ha deciſo il Senato, e ſegnatamente cuna ragione in vigore della ſubaſta, e
li 15. Settembre 1673., decretando eſſere dato in paga.
nulla la Subaſta e il dato in paga, e che Il diritto, di cui parliamo è ceſſibile,
i Compratori de beni foſſero tenuti alla cioè può acquiſtarſi per atto di ceſſione;
reſtituzione de frutti, pagandoſi però gl'in così dichiarò il Senato li 9. Marzo 1678.;
tereſſi decorſi, e fatta la deduzione de ca e in caſo che taluno in vigore di queſto
richi pagati. diritto acquiſtato per titolo di ceſſione re
Queſto diritto di redimere in oltre ha dimeſſe una Caſa , ſarebbe tenuto a ſtare
luogo quando i beni del Debitore ſono de alla locazione fatta dal Compratore ; così
liberati all'Aſta pubblica a taluno de ſuoi deciſe il Senato li 3o. Agoſto 1651.
Creditori, non già quando ſi vendono ad Il Senato con ſuo Decreto del 16. Lu
un terzo, che non ſia Creditore; di qui è glio 1753. deciſe che ſi doveſſe ammettere
che il Senato, trattandoſi di alcuni beni a vantaggio di un minore di età l'obblazione
ſituati nel Territorio d'Inzago venduti all' del ſeſto di più del prezzo, per cui erano
Aſta ad iſtanza di un Concorſo del Credi ſtate deliberate all'Aſta le ſoſtanze del ſud
tori, e comperati da un terzo Obblatore, detto propoſta dentro i 4o. giorni, ordinando
deciſe con ſua Sentenza del 16 Luglio 1737 , che ſi doveſſero eſporre di nuovo le Cedole.
che alla Moglie del Debitore non compe Per iſchivare le ſpeſe, che ſono indiſpen
teſſe il diritto nè di offerire, nè di redi ſabili , qualora ſi debba dare in paga un
mere i beni. Fondo in iſtima de Periti, viene accen
Il termine dell'anno, ſiccome legale, nata dal Carpano una cautela, cioè che
- fra

(a) Tit. de bonis in ſolutum dandis, aut ad haſtam vendendis.

l
Vol. 1. St. 168-2o5. 8I
fra gli altri patti eſecutivi che il Creditore di un tal pezzo di terra in iſpecie, e ſpe
vuole e intende, che s'inſeriſcano nell' cialmente obbligato al Creditore. Soggiu
Iſtrumento, non ſi ommetta il patto con- gne però che un tal patto non ſarebbe va
cepito in queſti, o ſimili termini: che non | lido, mancando la clauſola , che in quel
pagando il Debitore nel tempo "lº la vendita ſi faccia al giuſto prezzo.
s'intenda ora per allora fatta la vendita

Dº" il preſente Statuto ſeguono gli Statuti 169. 17o. e 171.,


in cui ſi tratta della elezione degli Stimatori, e del giura
mento, che debbono dare all' Uficio di Provviſione, con cui pro
mettono di rettamente e legalmente eſercitare le loro incombenze;
preſcrivono ciò , che da eſſi debba eſſere praticato e oſſervato nel
fare le ſtime; diſpongono, che dal Giudice venga eletto uno di eſſi,
che ſia confidente delle Parti , e che non concordando le Parti in
un ſolo, ſi faccia l'elezione di uno per Parte , e non convenendo
queſti nelle ſtime fatte, dal Giudice ſe ne elegga un terzo. Si pre
ſcrive il ſalario e la mercede per le ſtime, che ſi fanno dai Periti,
e s'impone la pena a chi contravverrà alla taſſa ec.
A N N O T.

Per gli Stimatori ſi debbono intendere | tori di acque, non poſſano pel loro ſa
quegli , i quali ſono ſtati approvati dall' | lario e mercede eſigere più di una lira, e
Uficio di Provviſione ; nè ſarà lecito ad i ſoldi 12. Imperiali per ciaſcuna giornata,
alcuno uſurparſi, ſenza la detta approvazio- l oltre le ſpeſe cibarie ; ma ſiccome le lire
ne, il carattere e l'eſercizio di Stimatore. e ſoldi Imperiali di quel tempo, raggua
A queſto luogo pure ſi può riferire lo gliate al corſo e valutazione moderna delle
Statuto 212. del Vol. II., che ha per ti- Monete, ſono di un valore maggiore aſſai
tolo : de Agrimenſoribus & c. ; nel quale, del corrente, così non ſono attendibili in
ſi ordina, che gli Agrimenſori e Livella- | pratica queſte Leggi Statutarie,

23&

L RU
82 - -

RUBRICA GENERALE

DELL' AJUTO , CHE SI DEE DARE DAI COMUNI,


E DALLE UNIVERSITA' AI FANTI PER FARE
LE ESECUZIONI,

Che i Conſoli, ed Uficiali delle Terre ſono tenuti


a preſtare aiuto a pubblici ſervitori,
per fare le eſecuzioni.
(2o6) C A P, CC VI,

sI QUIs SERVITOR &c.


Si alcun pubblico Servitore andrà col precetto di qualche Giuſ
dicente, o di altro, il quale abbia giuriſdizione per eſecutare,
e porre in ſequeſtro le ſoſtanze ed i beni di alcuno in qualche
Borgo, Terra, o Territorio del Ducato di Milano, i Conſoli e gli
Uficiali di quel Borgo, o Terra, od altri di eſſi, ſe a ciò ſaranno
dimandati, o richieſti dal Fante, ſaranno tenuti a comparire , ed
accompagnarlo con buona fede, ed indicargli la caſa e l'abitazione
di quella perſona, contro i beni della quale , ſe ne ha, ſi voglia
fare l'eſecuzione, in quel Borgo, Terra, o Territorio; il che non
facendo, incorrerà il Conſole nella pena di lire venti Imperiali, e
il Comune del Borgo, come fopra , la pena di 25. lire Imperiali,
e 'l Comune del Luogo di lire 1o. Imperiali d'applicarſi al Comune
di Milano. - -

Saranno in oltre i Comuni de' Borghi, Luoghi, od altre Uni


verſità, in cui abitino Famiglie dalle quindici in ſu, ſotto le ſteſſe
pene, tenute a preſtare effettivamente favore e aiuto al detto Fante
a richieſta del medeſimo, col fare aprire le porte e l'uſcio, e coll'
eſeguire , e far ciò che quel Fante avrà per mandamento del Giu
dice da eſeguire, ſopra la qual richieſta ſi dovrà ſtare alla relazione
del Fante, quando non venga provato il contrario. -

Coll' intelligenza, che andando il Fante per fare il ſequeſtro,


ſe il Conſole da lui chiamato e richieſto , ricuſerà o traſcurerà di
accompagnarlo , e d'indicargli come ſopra i beni , de cui frutti
C TCIl
Vol. 1. St. 2o6-229. 83
e rendite ſi voglia fare il ſequeſtro, coſicchè per colpa del Conſole
non ſi poſſa fare la derobazione e la ſtima de' frutti e de redditi
da porſi in ſequeſtro, in quel caſo ſia facoltativo al Fante di fare
egli la ſtima, e alla di lui relazione ſi dovrà ſtare, ogni qualvolta
dentro di un meſe dalla fatta relazione non venga provato il con
trario; e allora ſi ſtarà alla verità provata, e il Conſole incorrerà
nella pena, di cui ſopra. -

Saranno per tanto incaricate le Comunità ogni anno nel meſe


di Gennaio, dopo la pubblicazione de preſenti Statuti, a far de
ſcrivere all' Uficio degli Statuti del Comune di Milano il nome e il
cognome del loro Conſole, ſotto egual pena, di cui ſopra, nè i Go
vernatori degli Statuti potranno eſigere alcuna onoranza a titolo
della ſopraddetta deſcrizione. -

A N N O T.

Il preſente Statuto è troppo chiaro, per- ſotto queſta Rubrica ſi darà ſoltanto una
ciò non ha biſogno di ſpiegazione: ſi può compendioſa notizia, sì perchè non con
ben notare ſopra quelle parole all'Ufficio tengono coſe notabili, e appartengono alla
degli Statuti, che ciò non è in pratica oſ | provincia de Signori Cauſidici, del Procu
ſervato, ma ſi fa in oggi all'Uficio de Notaj | ratori, e de Notaj, sì perchè ſi vuole re
Criminali, o ſia alla Banca Criminale, ſtrignere queſta Raccolta a quelle materie,
alla quale ſi paga per la raſſegna un tenue che intereſſino quelle perſone, a beneficio
onorario, delle quali ſi è fatta.
Della maggior parte degli Statuti poſti
-

Ello Statuto 2o7. ſi ordina, che tutte le Comunità, e i loro Con


ſoli, e Uficiali ſiano obbligati a indicare, e propalare non ſolo
i beni immobili, ma ancora i frutti pendenti e i raccolti, in oc
caſione che dal Fante vengano richieſti, e ciò ſotto le pene ſopra
eſpreſſe.
N. Nello Statuto 2o8. ſi ordina, che niuna perſona ſingolare (1) poſ
ſa eſſere contro ſua volontà coſtretta a ricevere in depoſito le ſo
ſtanze ſequeſtrate, ſotto pena della nullità del depoſito.
Nello Statuto 2o 9. ſi ordina, che nel Ducato di Milano in oc
caſione, che dal Fante ſi faccia la cattura di un uomo, e queſti
L 2 IlOſl
84 Vol. 1. St. 2o6-229.
non venga conſegnato alla Terra, o Comunità, o Conſole di eſſa
legato a dovere, e nelle Carceri di quella Comunità, o pure in
qualche caſa idonea, o ſtanza, e alla preſenza del Conſole, od al
tro Uficiale di quella Comunità, o Terra, non ſaranno queſte reſ
ponſali per la cuſtodia del Catturato. . -

Che ſe la conſegna ſi farà ne' modi debiti , le Comunità ſa


ranno obbligate alla cuſtodia per lo ſpazio di ſei giorni proſſimi
conſecutivi al più, e al farne la conſegna, ſe per mandato del Giu
dice dentro il detto termine verrà loro comandata , e ciò a ſpeſe
di chi avrà fatta fare quella cattura, e paſſato il tempo ſopra eſ
preſſo, non ſaranno le Comunità e le Terre tenute alla cuſtodia
del Carcerato , nè ſarà a loro carico il darne conto.
Lo Statuto 2 Io. ordina, che le Terre e le Comunità non ſa
ranno tenute a fare la riconſegna delle coſe poſte in ſequeſtro, e
preſſo loro depoſitate fuori del loro Territorio; dovranno bene cu
ſtodire , e riporre le coſe poſte in ſequeſtro a ſpeſe delle ſoſtanze
medeſime, e farne la riconſegna a colui , a petizione del quale ſa
ranno ſtate ſequeſtrate, o del Procuratore a ciò ſpecialmente deputato (2),
il quale abbia il precetto e la licenza del Giudice per riceverle.
Lo Statuto 21 1. diſpone lo ſteſſo che l'antecedente 2o 9., con
poca variazione di parole. -

Lo Statuto 2 12. vuole che le Terre e le Comunità , durante


la contraddizione, non ſiano tenute a rilaſciare le ſoſtanze poſte in
ſequeſtro; ceſſata la quale contraddizione, e paſſati i quindici gior
ni, ſi farà da eſſe la conſegna, ſecondo che verrà ordinato dal Giuſ
dicente.
Lo Statuto 2 13 ordina che la Parte, ad iſtanza della quale
ſarà ſtato fatto il Sequeſtro a pregiudizio di perſona, che abiti nel
Luogo della giuriſdizione di quel Giudice, per mandato di cui ſi è
fatto il ſequeſtro, ſia tenuta ad intimare a detta perſona, e a man
darle copia del ſequeſtro medeſimo perſonalmente, o alla caſa di ſua
abitazione: che ſe il Sequeſtro verrà fatto de'beni ſituati in Luogo
non ſottopoſto alla Giuriſdizione di quel Giudice, ſi dovranno man
dar le copie in que Luoghi, in cui ſi poſſono fare le citazioni, ſecondo
la forma preſcritta nel ſecondo Statuto ſotto la Rubrica ſpeciale
delle Citazioni di colui, ch' è aſſente ; e non oſſervandoſi le coſe
predette, il Sequeſtro ſarà di niun valore, ed effetto.
Lo Statuto 214 diſpone che i Notaj debbano fare nel margine
, i - della
Pol. I. St. 2o6-2 29. - 85
della Relazione del Sequeſtro l'annotazione, e la memoria della
contraddizione, ſotto pena di lire 1o. Imperiali. -

Lo Statuto 215. diſpone, che ſe alcuno avrà fatto fare il ſe


queſtro, e depoſito preſſo di qualche Comunità, o Conſoli, o Ufi
ciali di qualche Univerſità, debba uſare delle ſue ragioni ad effetto
di conſeguire detto depoſito, dentro il termine di ſei meſi (3), paſſato
il quale, ſe ſarà ſtato negligente 3 e non avrà fatte le ſue incom
benze preſſo la Comunità , e Conſoli, ed Uficiali Depoſitari, non
ſarà aſcoltato; ma ſalve ſaranno le ragioni di colui, a pregiudizio
del quale ſarà ſtato fatto quel depoſito, e ſequeſtro.
Lo Statuto 216. ordina , che le coſe mobili eſecutate ſi deb
bano ſtimare capo per capo con buona fede, e che della ſtima
ſi debba fare menzione nella Relazione del Fante. -

Lo Statuto 217 diſpone, che ſe alcuna perſona riceverà ſpon


taneamente in depoſito le coſe poſte in ſequeſtro, di ciò ſe ne faccia
Iſtrumento, o Scrittura ſottoſcritta di mano propria del Depoſitario
alla preſenza di due Teſtimoni almeno; nè ſi dovrà ſtare alla fede
del ſolo Fante , che il depoſito ſia ſtato accettato ſpontaneamente
da alcuno. - -

Lo Statuto 2 18. diſpone, che i Nobili ſiano tenuti a ricevere


i depoſiti, ſoltanto di quelle coſe, che ſono ſtate ſequeſtrate a pre
giudizio de Nobili ; lo ſteſſo s'intenda de Vicini riſpetto a loro
Vicini.
Lo Statuto 223. ordina, che gli Oſti , e per eſſi i loro fami
gli e garzoni, che nelle loro Oſterie, Taverne e Bettole riceveranno
in conſegna le Beſtie poſte in ſequeſtro, non poſſano, nè debbano
dare alcuna mercede , o onorario al Fante, o ad altri per la con
ſegna di dette Beſtie ſequeſtrate; nè il Padrone delle Beſtie, nè al
tra perſona ſarà tenuta a rimborſargli ; e contravvenendo a queſta
Ordinazione, potranno eſſere da qualunque Giuſdicente coſtretti
a pagare la multa di ſoldi venti Imperiali per cadauna Beſtia.
Non potranno parimente nè ſopra dette Beſtie ſequeſtrate, e con
ſegnate, nè ſopra qualſivoglia altro pegno morto ſomminiſtrare al
cun cibo, o bevanda, nè dare, nè ricevere danaro a preſtanza, nè
a mutuo, nè fare qualſivoglia ſorta di contratto; e contravvenendo,
non competerà loro alcuna azione, nè ritenzione ſopra de' pegni ſe
queſtrati, e depoſitati a titolo di loro avere, o credito.
Lo Statuto 225 diſpone, che facendoſi fare il ſequeſtro di al
-
r . Cllſl3
86 Vol. I. St. 2o6-229.
euna Beſtia, o Animale, qualora il Padrone faccia il depoſito preſſo
perſona idonea, da eleggerſi dal Giudice, del valor capitale della
Beſtia poſta in ſequeſtro, o in danaro, o con altro equivalente, il
Sequeſtrante ſarà tenuto a farne il rilaſcio e la reſtituzione. La ſtima
ſi dovrà fare dal Perito eletto dal Giudice; e la preſente Ordinazione
non avrà luogo nel caſo che la Beſtia ſia ſtata venduta dopo la de
nunzia fatta nei modi legittimi ; e lo ſteſſo s'intenda nel caſo, in
cui la Beſtia detenuta ſia caduta in commeſſo.
Lo Statuto 226. ordina, che niuno chiuda o la porta, o l'uſcio
della caſa, e impediſca in qualche maniera che ſi facciano le eſecu
zioni dal Fante, od altro, ch' egli debba eſeguire per mandamento
del Giudice; e contravvenendo, ſarà punito ad arbitrio del medeſi
mo, ſecondo la qualità della perſona e del fatto. E ſe l'eſecuzione
ſi farà in Città, ſi dovrà ſopra di ciò preſtar fede al Fante con un
Teſtimonio degno di fede della Contrada vicina; e ſe ſi farà nel Du
cato, potrà eſſer Teſtimonio un Sacerdote, o il Conſole, od altra
perſona di buona condizione, che abiti in quella Terra, dove ſi farà
l'eſecuzione, o in quella Caſcina, o nel Luogo contiguo a quella
Terra, o Caſcina. -

Nella ſteſſa maniera ſarà punito colui, contro del quale ſi vorrà
fare l'eſecuzione, nel caſo che ſi trovi la porta della caſa, o l'uſcio
della ſtanza chiuſo, e non ſi voglia aprire; eccettuato però il caſo,
in cui l'Attore ſia d'accordo col Reo, dentro dieci giorni da com
putarſi dalla fatta Citazione. Potrà però bene il Giudice, paſſato
quel giorno, a richieſta dell'Attore, concedere un nuovo precetto
eſecutivo, ad effetto che vengano rimoſſi tutti gl'impedimenti , di
qualſivoglia ſorta, acciò ſi poſſa fare la eſecuzione.
Lo Statuto 227. ordina, che ſe alcuno leverà a forza di mano
del Fante le coſe legittimamente eſecutate, incorrerà la pena di dieci
lire Imperiali, e maggiore ancora ad arbitrio del Giudice. Lo ſteſſo
s'intenda per rapporto a colui , a pregiudizio del quale ſarà ſtato
fatto il Sequeſtro, ed anche a qualunque perſona che ſia della ſua
famiglia. Parimente nel caſo, in cui le robe ſequeſtrate e depoſitate
in un luogo, e preſſo di qualche perſona, vengano altrove aſpor
tate, e trasferite ſenza licenza del Giudice , o di chi ha fatto fare
il Sequeſtro ; e ſopra di ciò ſi dovrà credere alla perſona, preſſo
della quale ſarà ſtata ripoſta la coſa ſequeſtrata , con giuramento,
o con un Teſtimonio idoneo; e colui, che avrà altrove fatto il tra
ſporto,
Vol. 1. St. 2o6-2 29. 87
ſporto, ſarà tenuto all' indennità di chiunque avrà ſofferto danno
in quell'occaſione. -

Lo Statuto 228. , ed ultimo della riferita Rubrica diſpone,


che ſe alcuno dalle mani del Fante, o della famiglia leverà a forza
una perſona, che ſia ſtata catturata e detenuta legittimamente per
qualche debito privato, o contumacia privata, incorrerà nella pena
di venti lire Imperiali , e più , o meno ad arbitrio del Giudice:
ſarà in oltre tenuto a farne la conſegna dentro d'un meſe, dal tem
po che gli ſarà ſtata fatta la richieſta, o pure a pagare tutto il de
bito, pel quale ſarà ſtato detenuto il Debitore; lo che farà ſpedito
per uficio del Giudice, ſenza ſtrepito e figura di giudizio.
"A N N O T A Z I O N I.
(1) St. 2o8. Perſona ſingolare ſi dice quel Ducato di Milano con la maggior parte o
la, che non è obbligata per Legge Statu con tutta la Famiglia, potrà, per qualun
taria a ricevere anche contro ſua volontà que debito pubblico o privato, o per Azio
le robe eſecutate, a differenza del Conſoli ne meramente Reale o miſta, eſſere citato
ed altri Uficiali, i quali ſono tenuti ex officio alla Caſa, dove abitava avanti che s'aſſen
a riceverle, e vi poſſono eſſere anche con taſſe; e ſe non avrà Caſa, al ſito in cui
tro loro volontà obbligati. ſoleva abitare, e pubblicamente nella con
(2) St. 21o. Procuratore a ciò ſpecial trada, nella quale era la Caſa di ſua abi
mente deputato, nota che non baſta che il tazione ; e in oltre alle Scale del Palaz
rilaſcio venga intimato ai Depoſitari , ma zo del Comune di Milano, con aſſegnare
conviene in oltre che per ricevere le ſo lo ſpazio di giorni otto al citato, e fatta
ſtanze poſte in ſequeſtro, ſi preſenti Per nei modi e luoghi come ſopra, la citazio
ſona, la quale ſia munita di uno ſpeciale ne, ſarà queſta valida e legittima, e validi
Mandato; così diſpone quello Statuto. In ſaranno il Proceſſo e gli Atti.
fatti, come in queſto luogo nota il Car In caſo poi, che il Citato non ſiaſi aſ
pano, è accaduto, che eſſendo ſtata conceduta ſentato dalla Città e dal Ducato, ma la
un Eſecuzione e in ſeguito intimato il Ri porta della Caſa ſi trovi chiuſa, la prima
laſcio al Conſole di Lomaniga, non eſſen citazione o ſia il primo atto giudiziale ſi
do comparſa alcuna Perſona legittima a ri farà nella maniera ſeguente, cioè: s'inti
cuperare quel depoſito, fu rivocata la ſur merà alla Caſa o alla porta la citazione,
riferita Eſecuzione il giorno 9. Ottobre 1553. con aſſegnare il termine di giorni tre al
per ſentenza del Vicario Pretorio. Citato a comparire, e il Fante dovrà por
-

St. 213. Il citato Statuto diſpone, che ſe tare una copia di detta citazione al Parro
alcuno ſi ſarà aſſentato dalla Città e dal co della Parrocchia di eſſo Citato, e di tutte
fare
88 Vol. 1. St. 2o6-229.
fare la Relazione nello ſteſſo giorno o nel lir. 3. per ogni centinaio, a norma del Pro
ſeguente giuridico ; e tale Citazione ſarà clama pubblicato li 2o. Novembre 17o2.
valida e legittima. Sopra lo Statuto 223. è da avvertirſi,
E nota ancora, che da un'Ordinazione che non s'intende perciò proibito agli Oſti
fatta dal Collegio de Notai, in cui anche e agli Stallieri l'eſigere la mercede dovuta
ſi diſpone come ſi debba procedere riſpetto per la cuſtodia e pel paſcolo ſommini
a coloro, i quali ſi aſſentano da quelle Ca ſtrato alle Beſtie poſte in ſequeſtro, come
ſe, dove hanno eletto l'abitacolo, abbiamo eſpreſſamente diſpone lo Statuto 197. del
che ſia valida e legittima la Citazione fatta Vol. II.
di colui, che poi ſi ſia aſſentato, con farla Sopra lo Statuto 225. è da ſaperſi che
alla porta o porla nella feſſura purchè non allora ſi cade in commeſſo, quando ſi fac
ſia citazione perentoria. – cia frode a qualche Gabella Regia, con non
(3) Sopra lo Statuto 215. alle parole: pagare il Dazio. Vedi a queſto propoſito le
dentro il termine di ſei meſi: è da notarſi Nuove Conſtituzioni (a) di che altrove a ſuo
che in caſo di contraddizione detto tempo luogo ſi farà menzione.
InOn corre, Fra le varie Gabelle, che ſi pagano in
Nota ancora che le Comunità non ſono queſto noſtro Stato e Provincia ſi può in
tenute a dar conto del fitti e frutti del Fondi
queſto luogo ricordare quella, che ſi chia
e Beni appreſi e ſequeſtrati dagli Eſecutori ma Dazio della Dogana, impoſta ſopra il
della Regia Camera, ſe non in ragione di Contratto delle Beſtie e ſopra la Macellatura,

TRU

(a) Tit, de Publicanis & Vettigalibus,


89
RUBRICA GENERALE

DELLE CONTESTAZIONI , SEQUESTRI , CATTURE,


DENUNCIE, ED ALIENAZIONI DE' PEGNI.

Del ſequeſtro de' frutti pendenti, che ſi può fare


a petizione del Padrone. -

(23o) C A P. C C XXX.

AD PETITIONEM LOCATORIS & c.

º D iſtanza del Locatore, che dà la Poſſeſſione a fitto di parte


de frutti o a danaro o a qualſivoglia altro fitto, e de' ſuoi
Eredi ſi potrà fare il ſequeſtro de' frutti pendenti ſul Fondo
dato a fitto, in pregiudizio del Maſſaro, Colono, Pigionante e In
quilino, come anche del Creditore o Creditori dello ſteſſo Maſſaro
e come ſopra ; il che ſi potrà fare col bando e ſenza bando (*).
A N N O T.
Le parole del teſto latino poſſono eſſere importi il retto uſo del termini latini.
equivoche, atteſa la cattiva latinità, che (*) Bando e ſenza bando. Bannus &
confonde il vero e proprio ſenſo. Dopo la bannum, ſono parole Latino-barbare, ed
parola Locatoris, che propriamente ſignifica hanno molti e vari ſignificati: talvolta ſigni
il Padrone del Fondo, ſieguono quelle due ficano impoſizione di tributo (a); talvolta
Partiarii vel Fictabilis, che propriamente pena e multa ſtatutaria (b); talvolta bando
dinotano il Colono, e qui è certo che il o ſia eſilio; in più luoghi ſignificano decre
titolo dello Statuto parla a favore del Pa to, legge, proclama; in altri pubblicazione
droni e non de loro Fittabili. Se ſi foſſero e intimazione, come appunto nel preſente
tradotte letteralmente le parole dello Sta Statuto; nel qual ſenſo anche ſi dice ban
tuto latino, non ſi ſarebbe potuto evitare dire una legge, cioè pubblicare, intimare
un manifeſto aſſurdo: e da queſto e da altri una legge.
luoghi potrà il Lettore comprendere quanto
M Che

(a) Judices quoque prefecit ſingulis Civi (b) Idem Conrad. Et nequis contra illud
tatibus Lombardia, qui ex parte Impe attentet venire, Bannum ideſt panama
ratoris Banna ſupradićta reciperent. Con pecuniariam conſtituit,
rad. Uſperg. in Friderico I.
!

9e

Che non ſi poſſa fare eſecuzione pel debito,


che ha il Maſſaro, o Fittabile, o Colono,
o Inquilino, o Pigionante, o Livellario,
a pregiudizio del Padrone.
(231) C A P. CC XXXI,

PRO DEBITO & c.


Ni ſi potrà , nè ſi dovrà fare alcuna eſecuzione pel de
bito, anche in contumacia, di alcun Fittabile, Maſſaro ,
Colono, Inquilino, Pigionante o Livellario nella proprietà,
o ſopra di eſſa, che ſia di ragione del Padrone del fondo; coſicchè
queſti venga privato od in qualche maniera pregiudicato nel ſuo
poſſeſſo e in quelle ragioni di dominio, che ad eſſo lui competono
e competevano avanti tale eſecuzione ; e queſta legge avrà luogo
anche nel caſo, in cui contro detto Fittabile o Maſſaro foſſe già
ſtata data la ſentenza e fatto il proceſſo, ſenza però, che precedeſſe
la legittima denunzia ; e tutto ciò, che ſarà ſtato fatto contro la
preſente Ordinazione, e a pregiudizio del poſſeſſo e ragioni del Pa
drone, ſarà di niun effetto e valore.
A N N O T.

E' da vederſi a queſto propoſito lo si di , a prelazione d'altri Creditori, de' Fit


tuto 379. poſto ſotto la Rubr. Gen. degli itabili e Maſſari per diverſo titolo. Vedi
Affitti, e il ſeguente 232., in cui vengono ancora lo Statuto 398. , in cui reſta ſpie
ampiamente ſpiegati i Privilegi, che gli gato come e quando ſi debbano fare le de
Statuti moſtri accordano ai Padroni del Fon-lnuncie in materia di affitti.
;
91

Che ſi poſſano fare lecitamente le eſecuzioni


ad iſtanza del Padrone contro
il ſuo Maſſaro.

(232) C A P. CC XX XII.

L IC IT'UM S IT & c.

Si lecito a chiunque, il quale abbia data una Poſſeſſione od


altro Predio ruſtico, poſto fuori dei Redefoſi della Città di Mi
lano (1), o a Maſſaro, o a Terzo, o ad altra qualſivoglia quota
parte, o a fitto, e in ſua vece al ſuo Agente o Procuratore, o Erede (2),
apprendere e ſequeſtrare di propria autorità, ſenza precetto del Giu
dice e ſenza proceſſo, i frutti e le rendite provenienti dalla Poſſeſ
ſione data a fitto, come pure tutte le coſe mobili e le ſemoventi,
cioè le Beſtie, che ſervono al lavorerio delle terre, e gli utenſigli,
cioè carro ed altri attrezzi maſſarizj, che il Maſſaro aveſſe o poſſe
deſſe, per cauzione del credito, che egli aveſſe verſo il ſuo Maſ
ſaro o Fittabile, ed altro della Famiglia, che ſia maggiore (3) di anni
14., per titolo di fitti e de' frutti a lui dovuti.
Lo ſteſſo s'intenda per le granaglie date per ſemente, o ſom
miniſtrate a Maſſari e loro Famiglia per loro alimento, e pel
denaro ſpeſo e ſovvenuto pel legname neceſſario per le viti e per
le zappature e lavorio ; come pure pel fieno, ſtrame , graſſa, e
per la pigione del ſedime o ſia Caſa data a fitto, e per tutto ciò
che di ſcorta ha avuto e ricevuto il Maſſaro per la Poſſeſſione,
non oſtante lo Statuto (4), che comincia: Nulla beſtia aratorie, plauſtra,
aratra & c., nè le coſe contenute in eſſo, nè in altro Statuto, nè
alcuna ragione, nè ordinazione, la quale parli in contrario, ſalva
però ſempre la ragione del Terzo, il quale provi avere il dominio
e la ſocietà.
E in tutte le predette ſoſtanze mobili e ſemoventi, e come
ſopra, che il Maſſaro o il Fittabile, od altra Perſona a di lui nome
avrà o poſſederà, od anche alcuno della ſua Famiglia maſchio, e
maggiore d'anni 14. ; il Padrone o ſia Locatore ſarà ſempre e dovrà
eſſere preferito ad ogni altro e qualſivoglia Creditore, benchè foſſe
anteriore di tempo (5) o per qualunque altro titolo privilegiato d'ipo
M 2 - teC3 »
92 Vol. 1. St. 232-24r.
teca, e ſenza. Del qual credito e avere del Padrone verſo il ſuo
Maſſaro o Fittabile, ſi dovrà ſtare al giuramento (6) del Padrone o
de' ſuoi Eredi contro del Maſſaro ſteſſo, e qualunque altra terza Per
ſona (7) ſino alla ſomma di lire 5o. Imperiali. Nè alcun Maſſaro o
Conduttore, nè altra terza Perſona, nè alcuno della Famiglia (8) dello
ſteſſo Maſſaro maſchio, maggiore come ſopra, ſarà aſcoltato dal
Giudice, ſe muovera alcuna accuſa, denuncia o notificazione o que
rela ſopra le predette coſe. Ma dal Giudice ſaranno onninamente
rigettate, e qualunque proceſſo ſi faccia , ſarà di niun valore e
mOmCntO , -

A N N O T A Z I O N I.

(1) Fuori dei Redefoſi della Città di diſtinguere il caſo del Creditore, che non è
Milano. Per queſte parole vengono com Padrone; dal caſo del Creditore, che è Pa
preſe tutte le Terre, Caſſine e Borghi del drone della Maſſarſa.
Ducato, come nota il Carpano. (5) Benchè foſſe anteriore di tempo. Gli
(2) O Erede: lo Statuto dice Erede ſol Statuenti hanno con ragione voluto eſpri
tanto ; non deve dunque dirſi compreſo il mere queſta circoſtanza, ſtantechè di ragion
Ceſſionario, dacchè nello Statuto non viene comune l'anteriorità di tempo giova al
eſpreſſa, che la ſola qualità di Padrone o Creditore, giuſta il noto legale Proverbio (b)- .
ſia Locatore, proprio e vero, e non di Cre (6) Si dovrà ſtare al giuramento. (E que
ditore ſemplicemente. ſto da Dottori ſi chiama rimedio ſuſſidiario
(3) Che ſia maggiore. Vedi le Annota in mancanza di altre prove.) Di quante
zioni ſopra lo Statuto 167., e aggiungi , ſorte di giuramento ſi diano, e quale ſia il
che le N. C. (a), ordinano, che le Perſo ſuo valore, vedilo a ſuo luogo, cioè negli
ne , che ſono della Famiglia del Maſſaro Statuti poſti ſotto la Rubr. Gen. del giu
o Fittabile non poſſono eſſere detenute, nè ramento, ove diffuſamente viene trattata, e
carcerate pe' debiti della Maſſaria o Fit ſpiegata queſta importante materia.
tarezza, ſe non hanno l'età maggiore di (7) E qualunque terza Perſona. Se ciò
anni Vent1 , non foſſe ſtato eſpreſſo dallo Statuto, non
(4) Non oſtante lo Statuto. Ha voluto ſi dovrebbe per regola di ragion comune in
far menzione di quello Statuto, che proi tendere compreſo il Terzo; e nota ancora,
biſce a coloro, i quali non ſono Padroni che il giuramento può aver luogo anche
della Maſſaria, il ſequeſtrare i Buoi e gli contro gli Eredi del Conduttore o ſia Fit
attrezzi, che ſervono all'Agricoltura; per tabile, perchè la ragione è tranſitoria atti
vamente

(a) Tit. de prohibitis executionibus S.Coloni. l (b) Qui prior tempore potior jure.
Vol. 1. St. 232-24I. 93
vamente e paſſivamente, val a dire tanto Sentenza del Giudice nel poſſeſſorio, ſalve
a favore, quanto a pregiudizio, e contro le ragioni del petitorio.
gli Eredi riſpettivi e del Padrone, e del Maſ Furono anticamente nei giudizi e nel foro
ſaro, come inſegnano i Dottori. introdotti gl' Interdetti, particolarmente ove
Nota in fine per la pratica, che l'auto ſi trattava di cauſe e liti di mero poſſeſſo,
rità accordata dagli Statuti al Padrone del co' quali il Pretore interponeva il Man
fondo o della caſa, di apprendere i frutti dato, con cui comandava, o vietava il rila
tanto pendenti o ſia non raccolti, quanto ſcio della coſa poſſeduta, o che non veniſſe
“ſeparati dal ſolo o ſia raccolti, e i mobili, moleſtato e turbato l'attuale Poſſeſſore.
e i ſemoventi, val a dire il beſtiame, ſi Erano tali Interdetti concepiti con un pre
dee ſempre intendere aver luogo, quando ciſo formulario di termini e parole, che in
le predette ſoſtanze ſiano tuttavia eſiſtenti oggi non è più in uſo. Salviano poi ſi dice,
ſu del Fondo o nella Caſa propria del Pa o perchè fu da un certo Salvio Pretore Ro
drone abitata dal Fittabile, perchè ſe il mano introdotto un tal Interdetto, o per
Maſſaro o Pigionante abbandonaſſe la Poſ chè ne concepì egli, e ne dettò la formola.
ſeſſione o la Caſa, e aſportaſſe ſu il Fondo Compete adunque il così detto Salviano
o nella Caſa di un altro Padrone, dette Interdetto (parlo ſecondo la diſtinzione le
ſoſtanze mobili o ſemoventi, in quel caſo gale del diretto) a favore di tutti i Loca
il primo Padrone non potrà apprenderle e tori di qualunque fondo o ruſtico o urbano
ricuperarle di ſua propria autorità, potrà contro del riſpettivi Conduttori, ad effetto
bene eſſo ricuperarle col benefizio dell'In di acquiſtare le ſoſtanze introdotte, e por
terdetto Salviano, il che avrà luogo anche tate ſu del fondo o Caſa preſa in affitto.
quando le dette ſoſtanze ſieno ſtate aſportate Parimente il mentovato Interdetto (e parlo
e ripoſte in altro qualſivoglia luogo terzo, dell'utile) compete a qualſivoglia terza Per
come col Baldo inſegnano i Dottori (a). ſona, la quale poſſedeſſe, ed aveſſe nelle ſue
Si è detto qui ſopra col beneficio dell' mani le ſoſtanze,come ſopra, portate ſul fondo
interdetto Salviano. Per intendere il ſigni o Caſa per qualſivoglia titolo e mezzo (b).
ficato di queſte parole convien ſapere, che (8) Nota ancora che per quelle parole
interdictum è, come ſpiegano i Leggiſti : dello Statuto od altro della famiglia, non
quaſi interim dictum, che vale lo ſteſſo che ſolamente ſono compreſi i Figli , ma an
un detto interinale, ſi definiſce quel detto cora i Nipoti e Cugini ec. tutte in ſomma
e quella ſentenza, che viene pronunziata quelle Perſone che vivevano in comunione
dal Giudice non a perpetuità, ma ſolo a e che lavoravano la Maſſaria, per quella
tempo, ſalva la ragione della proprietà della ragione che tutte erano ſolidalmente e per
coſa, ſu di cui cade la lite e la queſtione, ſonalmente obbligate verſo il Padrone pe'
o pure, ſe così piace, e più brevemente: fitti della Caſa e fondi.
Di

(a) Ad l. Creditores ad fin. C. de pignor.


(b) L. I • ibi utile interdictum reddi f. 77e de Sal, int, tit. 32s lib, 23s
94

Di coloro, i quali non poſſono eſſere catturati


per ragione dell' età.
(243) C A P. C C XL III.

MINORES ANNIS & c.

I Minori di anni 18., i maggiori di anni 6o. (1) e le Donne di


buona fama non potranno eſſere detenuti, nè carcerati per alcun
debito pubblico (2) o privato, e queſto Statuto ſia oſſervato pre
ciſamente, ſalvo che ſi trovi una ſpeciale deroga, e non avrà luogo
quando da preſenti Statuti ſi trovi diverſamente diſpoſto, o in vi
gore di Decreti Ducali.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Di anni 6o. Si può in queſto luogo valide e ſoſtenibili, quando lo Statuto ab
domandare, ſe poſſa alcuno rinunziare al bia per oggetto o la pubblica oneſtà o la
beneficio di queſto Statuto, al che ſi riſpon- pubblica utilità, come avvertono i Dot
de negativamente, avendo così dichiarato | tori. Nelle N. C. (a) abbiamo che qualun
il Senato Eccellino l'anno 1617., e pari- que pubblico Mercante o Negoziante Ma
mente a 14. Novembre 1663. in cauſa di tricolato, il quale falliſca doloſamente e pren
un certo Borrano. da la fuga da queſto Dominio per ſottrarſi
Si dimanda in oltre, ſe tale rinuncia ſia da Creditori, da quali abbia preſe ſomme
valida, nel caſo che ſia dedotta in patto di denaro per farne traffico, venendo nelle
d'Iſtrumento, e convalidata da giuramento. forze della Giuſtizia, ſia condannato alle
Queſto punto è ſtato deciſo da una dichia- forche o alla galera perpetua, ad arbitrio
razione del Senato del 5. Giugno 1589. in però del Principe o del Senato, non oſtante
caſo di Martino de Martini, il quale non " età , benchè oltre ſeſſagenaria -
oſtante la rinuncia fatta con giuramento, Queſta pena però non avrà luogo ſe il Mer
fu ammeſſo al beneficio del preſente Sta lite fallito dentro lo ſpazio di tre meſi,
tuto. Ed è da avvertirſi a queſto propoſito da computarſi dalla pubblicazione, che ſi
che, generalmente parlando, le rinuncie, | farà dalla di lui fuga e fallimento, veniſſe
che ſi fanno da privati a qualche beneficio, la compoſizione col ſuoi Creditori a nor
che competa per ragione ſtatutaria, non ſono l ma degli Statuti del Mercanti. L'età ſeſſa
genaria

(a) Tit. de Off. Abb. & Conſ. Mer. Med. S. Quicumque.


Vol. 1. St. 243-246. 95
genaria gioverà per altro al Mercante qua- | il voto degli Abati del Mercanti.
t lora non ſia notoriamente doloſo. Così i I Fittabili però, Maſſari e Livellari noa
deciſe il Senato a 13. Dicembre 1667. a godono del privilegio dell'età. Così eſpreſ.
favore di Criſtoforo Gallo, non oſtante I ſamente diſponendo lo Statuto 167. di que
l'oppoſizione del Creditori. Lo ſteſſo ſi dica ſto primo Volume.
per debito proveniente da lettere di cam- (2) Debito pubblico. Nota che il Senato
bio, non oſtante i privilegi de Mercanti; | l'anno 1592. dichiarò che queſto Statuto
così pure deciſe il Senato a favore di un l non poteſſe giovare ai Debitori del Fiſco,
certo Ceriano il primo Luglio 1669., veduto | come avverte il Menochio (a).

Che i Pegni poſti in ſequeſtro non ſi poſſano


addimandare paſſati i due anni.
(247) C A P. CC XL V II.

SI QUIs ELAPSIS & c.


Aſati i due anni dacchè i Pegni ſaranno ſtati ſequeſtrati e de
-
P poſitati, non potranno eſſere richieſti nè dal Fante, nè da
quello, a petizione del quale ne ſarà ſtato fatto il ſequeſtro (2),
quand'anche o il Principale, o in vece ſua una Perſona idonea com
pariſſe pronta a sborſare, o effettivamente sborſaſſe il prezzo del
valore capitale di detti pegni, o giuraſſe di averne già compiuto e
ſaldato il debito capitale, e di avere ſoddisfatto al Creditore.

A N N O T A Z I O N I .

(1) Paſſati i due anni. Nota che du- dizio di Perſone Eccleſiaſtiche ſi ha da un
rante la contraddizione, il corſo del tempo lº"
del Senato de' 23 Luglio 16o9.
non potrà pregiudicare al Debitore ſopra E' da notarſi in propoſito di ſequeſtri e
la ragione dei Pegni. lai pegni, che i Fanti non poſſono dal luo
(2) Il ſequeſtro. Ciò che ſi debba pra-lgo della fatta eſecuzione aſportare i pegni
- ticare circa le intimazioni del ſequeſtri che ſotto qualſivoglia titolo o preteſto, anche
vengono fatti a iſtanza de Laici a pregiu-ldi mercede a loro dovuta, dovendo eſſi in
- COn
96 Vol. 1. St. 247.
conformità di quanto diſpongono le N.C.(a), ragione e di pratica; ſopra di che abbiamo
far il depoſito del pegni, acciò dal Giudice i due Ordini replicati del Senato, l'uno del 18.
della cauſa poſſano eſſere rilaſciati come di | Novembre 1694 , l'altro de'3. Luglio 17o6.
-

t - a

Della denunzia de Pegni vivi e morti,


e come ſi poſſano alienare.
(248). C A P. CC XL VIII.

DENUNCIATIONES PIGNORUM & c.

I E denunzie dei Pegni vivi (*) dovranno durare per dieci giorni
continui, e le denunzie delle altre coſe mobili, che ſi poſº
ſono conſervare, dovranno durare per trenta giorni continui.
Le denunzie di coſe cibarie, e di vittovaglia, e che non ſi poſſono
conſervare oltre i giorni dieci , ſi facciano di licenza di qualche
Giuſdicente , e durino ſecondo che verrà dal Giuſdicente ordinato
al Denunziante, o al Notaio, o al Fante, paſſati i quali termini,
e non altrimenti, avute le debite proporzioni e relazioni, ſarà le
cito al Denunziante, o a chi avrà fatta fare la denunzia, il vendere
e l'alienare con buona fede le ſoſtanze denunziate : ſopra di che
ſi dovrà ſtare al ſuo giuramento, e del prezzo ricavato dalla ven
dita, ne darà conto eſatto al ſuo Debitore, e di ciò che, dedotte
le ſpeſe legittime, e il Capitale del ſuo Credito, ſopravvanzaſſe,
dovrà farne la reſtituzione al Debitore ; e queſta denunzia ſi potrà
fare tanto nel caſo di mutuo, quanto di altra qualſivoglia cauſa.
A N N O T.

(*) Pegni vivi. In queſto Statuto ſi di- per la ragione delle ſpeſe, che ogni giorno
ſtinguono i pegni vivi da pegni morti ; e i vanno a carico del Debitore per la cuſtodia
riſpetto ai primi il tempo è più il pel paſcolo delle beſtie ed animali poſti
in

(a) Tit. de execut. & famul. Juſdic.


Vol. 1. St. 248. 97
in ſequeſtro; ſpeſe che vanno dedotte dal tuto 197. del Volume II.
valor capitale, quando ſiano legittimamente i E' da notarſi, come avverte il Carpano,
fatte : qual pagamento poi ſi debba fare che la diſpoſizione dello Statuto ha luogo
per la cuſtodia e paſtura delle beſtie agli º nel pegno Pretorio, o ſia Giudiziale, non
ſtallieri, ed ai Depoſitari , vedi lo Sta- lgia nel pegno Convenzionale.

Della denunzia dell'Animale pignorato.


(249) C A P. CC XL IX.
SI QUIs PIGNORARI &c.
S alcuno avrà fatto fare a pregiudizio del ſuo Debitore un ſe
queſtro di un cavallo, o di altra beſtia, ſeguita la denunzia,
potrà eſſo farne la vendita, paſſato il termine di dieci giorni,
non inter venendo contraddizione ; e il prezzo che ſi ricaverà dalla
vendita della beſtia ſi dovrà compenſare nel debito, dedotte le ſpeſe
legittime (”).
A N N O T.

(*) Dedotte le ſpeſe legittime. Intendi | vedi lo Stat. 197. del Vol. II. Per iſpeſa
fra le altre ſpeſe la mercede, che ſi deb- legittime ſi debbono anche intendere quelle,
be ai depoſitari delle beſtie poſte in ſeque- che ſi fanno in occaſione degli atti giudic
ſtro, per la paſtura e cuſtodia, ſopra di che | ziari tanto criminali, che civili.

N Sopra
!

Sopra lo ſteſſo.
Che il Creditore ſia tenuto alla Vendita,
paſſato il termine della denunzia.
(25o) - C A P. CC L.

SI QUrs DENUNCIAVERIT & c.


4 alcuno avrà denunziato al ſuo Debitore un cavallo, od altro
animale, ſarà tenuto, paſſato che ſia il termine di dieci giorni
è- º dalla fatta denunzia, ad alienare detto cavallo, od altra be
ſtia . Che ſe il Creditore non avrà fatto ciò nel modo, e tempo
deſcritto, non ſarà in quel caſo il Debitore tenuto a ſoccombere
alle ſpeſe fatte dopo il tempo della denunzia: così pure ſarà tenuto
il Creditore, dopo che gli ſarà fatto il rilaſcio (*), denunziare,
come ſopra, dentro cinque giorni, altrimenti il Debitore non ſarà
tenuto alle ſpeſe.
A N N O T.
(*) Il rilaſcio. A norma dello statuto legittimo contradditore, o difenſore, ſi deb
233., in cui ſi diſpone, che i pegni ſeque-ibano col precetto del Giudice rilaſciare a
ſtrati debbano ſtare per quindici giorni preſſo favore di chi ha fatto fare il ſequeſtro.
il Depoſitario, e non comparendo alcuni
99
RUBRICA GENERALE
CONTRO QUALI COSE E PERSONE SIANO PROIBITE
LE ESECUZIONI.

Che le Beſtie aratorie, e gli Utenſigli inſervienti


al lavorerio delle Terre non ſi poſſono porre
in ſequeſtro.
(251) C A P. CC L I.

NULLA BESTI AE & c.

N" Beſtia de Ruſtici, nè Aratri, Carri, Zappe, Badili,


nè altri Utenſigli ruſticani ſi poſſano o debbano porre in ſe.
queſtro per alcun debito pubblico o privato, nè in vigore
di precetto di alcun Giuſdicente, nè di patti, nè per alcun Dazio,
o Gabella, benchè di forma. In caſo di contravvenzione, il Seque
ſtrante incorrerà la pena di dieci lire Imperiali, e il Fante di 25.,
le quali ſe non pagherà dentro il termine di quindici giorni , ſia
fuſtigato. E ſe alcun Rettore, Uficiale (1), o ſtipendiato, o ſoldato
contravverrà a queſta Ordinazione, ſotto preteſto di pagamento
di qualche carico o debito comunale, ſarà cadauno d'eſſi condan
nato a pagare lire 25. Imperiali . In caſo di violenza ſi potranno
offendere impunemente ne beni e nella perſona, a riſerva però dell'
omicidio, e ſi potrà far loro reſiſtenza, non oſtante che alcuno ſia
Uficiale, o aſſeriſca di eſſerlo. Saranno inoltre ſenza dilazione per
uficio del Giudice reſtituite le coſe ſequeſtrate, a ſpeſe del Seque
ſtrante ; e in qualunque precetto che ſi dia di deſcrivere e di ſe
queſtrare, ſi avverta a mettervi parole, che effettivamente ſpieghino
la proibizione voluta e ordinata dagli Statuti del Comune di Mi
lano di deſcrivere e di ſequeſtrare le coſe ſopra eſpreſſe ſotto pena
al Giudice di lire 25. Imperiali, ed altrettante al Notaio che avrà
ſottoſcritto il precetto, e la metà delle pene ſuddette ſi applicherà
al Comune di Milano, e l'altra alla perſona dannificata; oltre l'ob
bligo ſolidale del Giudice e del Notaio di tenerla indenne e ſolle
vata da ogni ſpeſa e danni ; ſopra di che amendue potranno eſſere
N 2 ſinda
I oo Vol. 1. St. 251.
ſindacati anche durante, non che finito l'Uficio; e ſopra le pre
dette coſe, e loro oſſervanza ſaranno tenuti il Sig. Podeſtà, e ſuoi
Giuſdicenti, e ciaſcun altro a invigilare in vigore del loro Uficio,
e provvedere nei caſi, in cui verrà loro fatta qualche denunzia.
Le predette ordinazioni però (2) non avranno luogo riſpetto a co
lui, il quale ſpontaneamente deſſe le beſtie, od alcuna delle coſe
ſopraddeſcritte e che foſſero in ſua proprietà; nè avranno luogo riſpetto
al Padrone di dette coſe e beſtie, nè al Padrone, o ſia Locatore,
che avrà dato a fitto le Terre per ragione del debito che il Maſſaro
aveſſe, e foſſe tenuto a pagare in vigore d'Iſtrumento, o d'Inveſti
tura per conto de' fitti e redditi della Maſſaria, o che detto Pa
drone voleſſe vindicare, e ritenere preſſo di ſe dette beſtie, e coſe.
Non avranno parimente luogo riſpetto al Mercante, o a chi fa traf
fico di beſtie, e che abbia ricevuto danaro ad effetto di far negozio
di beſtiame, ne quali caſi e in cadauno d'eſſi ſi potrà fare, e ſarà
lecita l'eſecuzione in qualunque tempo, benchè privilegiato, ſe le
beſtie ſi ſaranno date a ſoccido , ed anche nel caſo, in cui i beni
ſiano ſtati pubblicati, e ſi vendano all'Aſta. -

A N N O T A Z I O N I.

Dallo ſpirito delle eſpreſſioni adoperate e ſimili. I Buoi ſono , propriamente par
nel conteſto della prima Parte del preſente lando, le beſtie atte al lavorerio delle Ter
Statuto, chiaramente ſi raccoglie quanto re; la ſteſſa ragione però potrà avere luo
premeſſe a que noſtri antichi ſaggi Legi go ne' Cavalli, maſſime ne'tempi de Riſi,
slatori, che non veniſſero impediti i mezzi come in fatti dichiarò il Senato in cauſa
e gli ſtromenti neceſſari per la coltivazione del Conte Piatti , date lettere al Podeſtà
delle Terre, nè moleſtate le perſone deſti di Novara il giorno 2o. Settembre 1668.
nate all' Agricoltura. dacchè il fine proibitivo delle eſecuzioni e del
A queſto luogo ſi può richiamare lo Sta ſequeſtri delle beſtie del Contadini, in ſenſo
tuto 185. del II. Vol., in cui ſi dichiara degli Statuenti fu che non veniſſe, come
e ſi ſpiega, che nel preſente quelle parole: già ſi è detto da principio, impedita l'A-
miſune beſtie de Ruſtici, ſi debbano inten gricoltura, dalla quale dipende l'opulenza
dere delle beſtie aratorie. In vigore adun de Paeſi, e la felicità del Popoli ; onde
que di queſta Dichiarazione non ſono com ſe in un tale o tal altro Paeſe, o per
preſe quelle beſtie e quegli animali , che mancanza di Buoi , o per coſtume ſi ſer
non ſervono preciſamente per l'aratura: viſſero i Contadini v. gr. di Muli o di
v, gr. le Pecore, Capre, Porci, Montoni, l'Aſini per la coltivazione delle Terre, va
lerà
I o I
Vol. I. St. 25 t.
lerà ſempre la ſteſſa legge proibitiva di porre adunque così : » Nel caſo che ſi proceda
in ſequeſtro tali beſtie, ſecondo il noto alla detta eſecuzione, non ſi potranno
py

proverbio legale (a). 55 pignorare i Buoi, nè gl' iſtromenti ara


(1) Ufficiale ec., o ſoldato ec. Sotto que 39 torj ne tempi proibiti, cioè da mezzo
ſti nomi ſi poſſono intendere i Commiſſari po Febbrajo a tutto Marzo, e da mezzo
e gli Eſattori delle Taglie e Carichi ; e 32 Giugno a tutto Luglio, e da mezzo
ſembra che anche il Senato abbia voluto 99
Settembre fino a S. Martino; e negli
confermare queſta Legge Statutaria; mentre 9) altri tempi non ſi potranno pignorare
nel 1632. 11. Aprile, a petizione del Mar 95 i detti Buoi, o iſtromenti aratori, ſe non
cheſe Acerbi , dichiarò che non ſi doveſ po in ſuſſidio, cioè in mancanza di altri pe
ſero dagli Agenti ed Eſecutori del Com 95 gni ſufficienti a cautelare l'Eſattore; ſic
miſſario de Carichi Ducali , nè da altri 35 come anche dopo fatta l'eſecuzione ſi do
Eſecutori del Capitano di Giuſtizia, o ſuo 39 vranno rilaſciar ſubito al Debitore, ſem
Vicario, oppignorare le beſtie aratorie; e 33 prechè offeriſca la ſurrogazione di altri
ſebbene per ordine del Magiſtrato del 24. 9) pegni ſufficienti.....
Marzo 1565. ſia ſtato precedentemente per » Fatta che ſia l'eſecuzione, potrà l'E-
meſſo agli Eſattori di potere per titolo de' 9 ſattore di propria autorità denunziare la
Carichi oppignorare i Buoi in certi deter 99 vendita del pegni con termine di giorni
minati meſi dell' anno ; nondimeno da di 35 quattro a redimerli, ſe ſi tratterà di pe.
verſi replicati Ordini del Senato de 21. Mar 99 gni vivi ; e di giorni otto, ſe ſaranno
zo 1634., de 19. Novembre 1637., e da po pegni morti, con l'eſpreſſione del luogo
altri che non accade riferire, ſi deduce, 39 e del tempo, in cui ſi dovranno incan
che anche per debiti contratti per titolo 35 tare e vendere, e paſſati i detti termini,
de Carichi, ſuſſiſta la legge proibitiva del 35 e non venendo i Debitori a redimere
Sequeſtro. 55 i pegni ſuddetti, potrà l'Eſattore farli
Qui però ſi vuole avvertire, che nel 35 vendere al pubblico Incanto a chi farà
Codice Cenſuario ſono ſtate preſcritte al po miglior condizione a benefizio de Debi
cune leggi ſu di queſto particolare ; e ſic tori medeſimi , tenendo nota a chi tali
come non tutti poſſono avere il comodo 55 pegni ſaranno venduti, e del prezzo di
di leggere detto Codice; così ſarà, credo, 55 eſſi , per darne conto a chi vi avrà in
utile coſa il regiſtrare qui a diſteſo, e colle 93 tereſſe (b).
ſteſſe parole quanto ivi viene ſtabilito; dice Si noti a queſto propoſito una deciſione
fatta

. (a) Finis legis, eſt anima legis. cembre 1755., che ha per titolo: Degli
(b) Vedi il Capo IX. della Riforma al Go- | obblighi, e privilegi degli Eſattori Co
verno, e Amminiſtrazione delle Comu munali al n. 187, e 188. -

nità dello Stato di Milano de' 3o. Dil


v

I o2 Vol. 1. St. 251.


fatta dal Magiſtrato Ordinario de 21. Ago della Maſſaria, che vada creditore del Co
ſto 164o., con cui dichiarò che le grana lono per titolo di fitti convenuti, e non
glie deſtinate per la ſeminazione, non poſ. pagati, e ciò a norma dello Statuto 232.
ſono eſſere oppignorate neppure per debito del Vol. II. Parimente ſe i Buoi ſaranno
contratto a titolo de Carichi, o dell' An ſtati dati a ſoccido, e non ne ſia ſtato pa
nata. Egli è chiaro, che il motivo di una gato il prezzo, o in tutto, o in parte, e
tale proibizione ha avuto per oggetto l'A- vi ſiano le polizze del debito. Non avrà
gricoltura, da cui dipende la ſuſſiſtenza del luogo parimente queſta legge proibitiva
Coloni, e de Poſſeſſori de' Fondi. del Sequeſtro, quando ſi faccia a pregiu
(2) Le predette Ordinazioni però ec. In dizio di un Mercante, o d'altri, che fac
queſta ſeconda Parte dello Statuto ſi eccet cia traffico di beſtie, perchè in queſto caſo,
tuano dalla legge proibitiva del Sequeſtro non militando la ragione e il favore dell'
alcuni caſi, cioè, ſe il Sequeſtrante ſarà Agricoltura, ceſſa perciò la legge proibi-r
il Padrone ſteſſo delle beſtie date al Con tiva ſuddetta del Sequeſtro.
tadino per iſcorta Maſſarizia, o Padrone

Che le coſe, che ſervono ad uſo del Molino,


e gli Utenſigli per macinare
non debbano impedirſi.
(252) C A P. C CL II.

NON POSSINT IMPEDIRI & c.


-.

T" le coſe che ſervono ad uſo del Molino e per macinare


non potranno impedirſi, detenerſi, ſequeſtrarſi nè moleſtarſi
per alcun debito pubblico o privato, anche particolare del
Molinaro. A riſerva però del caſo in cui il Molinaro non reſtituiſſe
il grano datogli a macinare, e che foſſe debitore verſo il Padrone
ſteſſo del Molino.
Per tanto i contravventori alle coſe predette incorreranno nelle
pene contenute nel precedente Statuto da applicarſi come ſopra.

AN
Vol. 1. St. 252. I o3
A N N O T.

Il favore della pubblica utilità ha dato sonº negli Statuti.A queſto propoſito
motivo a queſta legge ſtatutaria. º" poſſono vedere le note fatte ſopra gli
le N. C. diſpongono il medeſimo, anzi ac- Statuti 24o. e 241. del 2.o Volume.
creſcono in caſo di contravvenzione le pene -

Che certi Libri, Carte, e Scritture non ſi poſſono


- pignorare. -
-

(253) C A P. CC L III.

LIBRI ECCLESIARUM & c.

I Libri delle Chieſe (1), del Gius Canonico o Civile, de' Conti,
ed altre tali carte e ſcritture per niuna maniera ſi potranno
pignorare nè deſcrivere ſotto preteſto di debito o di contuma
cia, quand'anche intervenga il precetto del Giudice (2) di far ſequeſtro
de Beni, o in vigore de patti, ſotto pena al Fante di lire 25. Im
periali (3) da applicarſi per la metà al comune di Milano, e per
l'altra alla Perſona danneggiata. -

E ſe accaderà che delle predette coſe nel farſi i faſci o gli


involti per isbaglio ſiegua in qualche modo la oppignorazione, o
per occaſione che ad alcuno ſia dato il poſſeſſo di una Caſa; tali
carte e ſcritture non ſi dovranno dare all' oppignorante, ma ſi
dovranno conſegnare al Giudice a di lui richieſta e comando o pure
ſi riporranno in luogo ſicuro ſuggellate con farne la nota.
, Queſta ordinazione però non avrà luogo quando dal Giudice
ciò ſarà ſtato ſpecialmente comandato e precettato come pure trat
tandoſi di Mercanti e Venditori di Libri (4), e di quelle altre coſe
ſopraddeſcritte. a - -

A N N o T Az I o N 1.
(1) I libri delle Chieſe ec. L'oggetto del culto Divino non debbono eſſere impedite
preſente Statuto tende al ben pubblico e nelle loro ſacre funzioni; parimente le Pér
privato. Le Perſone deſtinate all' etnolis, le quali profeſſano ed eſercitano le
- - - arti
I o4 Vol. 1. St. 253.
arti liberali, e i Mercanti nel loro traffici
(3) Di lire 25. Imperiali ec. Si è detto
e negoziazioni di commercio non debbono altrove, che ſarebbe errore, ſe in oggi ſi
ſoggiaccere a moleſtie. Se poi queſta leg voleſſe in ſimili caſi di penalità pecuniarie
ge debba valere anche per le arti mecca ritenere materialmente la ſomma eſpreſſa
niche, coſicchè non ſi poſſano oppignorare negli Statuti, ſtante il notabile divario che
o ſequeſtrare gli ſtromenti delle arti, ſeb corre fra le lire Imperiali antiche e le mo
bene lo Statuto non lo dica, ſembra però, che derne. Per regola generale adunque ſi ſta
eſſendo il fine della legge l'anima della legge biliſca, che in materia di multe pecunia
ſteſſa, come ſi è detto altrove, debba per con rie; ſi dee attendere lo ſtile e la pratica
ſeguenza aver luogo la medeſima diſpoſizione. del noſtri tempi.
(2) Il precetto del Giudice ec. Parla del (4) Di Mercanti e Venditori di Libri ec.
precetto concepito con le formole generali; Ceſſando in queſti caſi il fine e il motivo
onde ſi eccettua il precetto ſpeciale, cioè dello Statuto, ceſſa perciò la ragione proi
quando dal Giudice ſi concede in qualche bitiva del ſequeſtro, come di ſopra ſi è
caſo particolare l'oppignorazione delle coſe notato riſpetto ai Mercanti che fanno traſ
ſopraddeſcritte con farne ſpeciale ed indivi fico di Beſtiame.
dua menzione.

Che non ſi poſſano pignorare le Veſti delle Donne,


- e certe altre coſe.

(254) C A P. C CL IV.

VESTES MULIEBRES & c.

L"ſi potranno porre in ſequeſtro (1) nè in depoſito per qualſivo


Veſti delle Donne (ſalvo il caſo di cui qui abbaſſo) non
glia debito pubblico o privato, nemmeno per titolo della pigio
ne della Caſa, ſemprecchè la Donna od altra perſona idonea in ſua
vece giuri che tali veſti ſiano a di lei uſo proprio corporale. Lo
ſteſſo s'intenda del Letto piantato ad uſo proprio della Donna o
ad uſo promiſcuo di lei e di ſuo Marito, o della Donna e ſuoi
figliuoli o ſia dotale o non ſia. Lo ſteſſo s'intenda delle caſſe ,
caſioni ed altri ſimili mobili dotali o ſponſalizj o parafernali (2) ;
ſalvo però il caſo, in cui ſi tratti di un debito proprio della Moglie
da lei contratto o per titolo di ftto di Caſa (3) preſa da lei a pi
gione, o per ſomminiſtrazione di alimenti, AN
Vol. 1. St. 254-261. I o5
AN NO TAZ I O N I.

(1) Porre in ſequeſtro ec. Anche di ragion che vogliono dire egualmente, ſimilmente.
comune è proibita l'oppignorazione delle In qualunque ſignificazione però ſi prenda,
coſe, che ſervono a uſo di veſtire, ſe non queſta parola paraphernalia nel teſto latino
ſi faccia in ſuſſidio, val a dire in mancanza dello Statuto, viene a dinotare coſe atti
di altre ſoſtanze. Quanto diſpone il preſente nenti e acceſſorie alla Dote; e preſſo di noi
Statuto, viene confermato dalle N.C. (a). volgarmente diceſi ſcherpa.
Qui però riflette il Carpano che ſe il Ma (3) Di fitto di Caſa ec. Sembra a prima
rito avrà ſpontaneamente date in pegno al viſta che in queſte parole ſi contraddica lo
ſuo Creditore e di conſenſo della Moglie Statuto; dacchè ſul principio ſi legge: nem
le coſe di cui parla lo Statuto, non potrà meno per titolo della pigione della Caſa ec.
eſſa ripeterle in vigore di queſta legge Sta Col diſtinguere però due caſi, ſi concilia
tutaria, la quale parla del ſequeſtro e del facilmente la prima colla ſeconda parte dello
depoſito fatto giudizialmente. Statuto. Se la inveſtitura ſarà ſtata fatta
Debbonſi in oltre diſtinguere le Veſti ſolidalmente, quand'anche ſi dica che la
prezioſe dalle Veſti ordinarie e uſuali; le ſteſſa Moglie abbia fatta la ſicurtà, ciò non
prime, dice il citato Autore, ſi poſſono oſtante, perchè il debito della pigione della
pignorare, perchè ſono in dominio del Ma Caſa aſpetta propriamente al Marito , le
rito; non così le ſeconde le quali ſono pro veſti ed altre tali coſe nominate nello Sta
prie delle Donne, e di queſte parla pro tuto non potranno pignorarſi, perchè non
propriamente lo Statuto. ſi tratta di un debito proprio della Donna,
(2) Parafernali ec. Queſta è parola nella e queſto è il primo caſo. Che ſe l'inveſti
ſua origine Greca, adottata da Latini e tura ſarà ſtata fatta nella perſona della Don
dagl'Italiani. Ella è compoſta da para na o perchè vedova, o anche maritata per
fuxtà, val a dire appreſſo, e da Pherne che chè viva ſeparata dal Marito, nè interven
ſignifica dotem latinamente, cioè dote; l'av ga il di lui conſenſo o obbligo per la pi
verbio però iuxtà ha vari ſignificati, ed ora gione della Caſa , avrà luogo il ſecondo
equivale all'avverbio poſt, che vuol dire caſo, e in conſeguenza la diſpoſizione dello
dopo, ora agli avverbi aquè, o ſimiliter Statuto, -

O RU
r- -- “.

'(a) Tit. de prohibitis executionibus,


I o6

RUBRICA GENERALE DELLE FRODI


DA RIMOVERSI. -

Dell'alienazione fatta in frode del Creditore.


(262) C A P. CC L XII.

s1 QUIs DE ce ETERO REPERIATUR &c.


A quì in avanti (1) ſe alcuno ſi troverà al poſſeſſo o quaſi poſe
ſeſſo (2), o nella tenuta di una coſa immobile , o d'una
ragione da lui venduta, ovvero alienata, potranno nondi
meno dopo la vendita o alienazione (3) i Creditori, ch'egli aveva avanti
che vendeſſe o alienaſſe , addimandare e conſeguire con effetto la
detta coſa o ragione, i frutti, i proventi e gli altri acceſſori, che
ſi poſſedeſſero, o quaſi, o ſi teneſſero dal Venditore come ſe non foſſe
ſtata fatta (4) l'alienazione, oſſia vendita ; e in queſto caſo avrà il
Compratore il regreſſo contro il ſuo Datore. La ſteſſa legge avrà
luogo vendendoſi o alienandoſi il diretto Dominio ſoltanto. Non
avrà però luogo, quando il venditore o alienatore ſarà ſtato fuori
del poſſeſſo e della tenuta de'detti Beni alienati per anni tre (5) proſſimi
conſecutivi alla fatta vendita o alienazione, ed anche quando colui,
il quale ha venduto o in altra forma alienato, ſi trovi, dopo la
vendita e l'alienazione, nel poſſeſſo e nella tenuta de' Beni venduti
d alienati come ſopra in tutto o in parte , in vigore di qualche
Inveſtitura temporale o livellaria, che ſia ſtata fatta a di lui favore
dal Compratore, oſſia Acquirente, e anche quando l'Alienante poſ
ſegga, e tenga la coſa alienata in vigore di uſufrutto (6), o di go
dimento, o di uſo (7), o di abitazione (8), che ſiano ſtate riſervate
in quella alienazione,
A N N G T A Z I O N I.

(1) Da qui in avanti, Parole che co- generalmente parlando le Leggi Statutarie
riſpondono a quelle del teſto latino de ce i non obbligano che pel tempo ſucceſſivo,
tero; la qual clauſula ſi dee generalmente i cioè a dire dopo la loro pubblicazione.
ſottintendere in tutti gli Statuti , perchè l (2) Al poſſeſſo o quaſi poſſeſſo. Il poſ
- ſeſſo
Vol. I. St. 262. - 1 o7
ſeſſo ſi riferiſce alle coſe corporali, che ca- aſſegnarſi ai Creditori (c).
dono ſotto i ſenſi, e che di loro natura i Coſa ſia l'uſufrutto , come ſi definiſca
poſſono toccarſi e vederſi, v. g. una Caſa, da leggiſti; quali ragioni e quali obblighi
un Fondo e ſimili. O quaſi poſſeduta ſi ri- porti ſeco; e quando venga a ceſſare, vedi
feriſce alle coſe, che non hanno corpo, e le Annotazioni fatte ſopra lo Statuto 315.
che per conſeguenza non cadono come le dove diffuſamente ſi tratta di queſta materia.
prime ſotto de ſenſi, ma conſiſtono nella (7) O di uſo. Il nudo uſo, ſi definiſce
ragione e nell'intelletto, v. g. le azioni, i da Giuriſti, un diritto di ſervirſi delle coſe
crediti, i cenſi, le Decime e ſimili, alle altrui (ſalva la loro ſoſtanza) a uſo coti
quali coſe ſi riferiſce il quaſi poſſeſſo, di diano (d). -

cui parla lo Statuto. Si dice, ſalva la ſoſtanza, perchè l'uſua


(3) Dopo la vendita o alienazione. Non Irio, non altrimenti che l'uſufruttuario dee
ſolo ſi comprende la vendita, ma ogni ſorta i reſtituire la proprietà, ceſſata la ragione dell'
di alienazione v. g. di donazione, di ceſſio- uſo; ed è tenuto a dare la ſicurtà. Paſſa
ne e ſimili, che importano traslazione di però differenza tra l'uſo e l'uſufrutto per
Dominio. E nota incidentemente, che nei molti capi.
contratti di vendita e di compera debbono 1.o All' Uſufruttuario appartengono in
intervenire tre requiſiti, e ſono il conſen-i proprietà tutti i frutti, non ſolo neceſſari
ſo, la coſa e il prezzo. pel ſoſtentamento della ſua perſona e fa
(4) Come ſe non foſſe ſtata fatta. La ra- miglia, ma ancora tutti i frutti, che ap
gione ſi è perchè tali vendite o alienazioni portano maggior comodo, utile o piacere;
ſi ſuppongono finte e ſimulate, e in con- non così l'Uſuario, a cui aſpettano ſoltanto
ſeguenza fatte in frode de Creditori. i frutti neceſſari, non gli utili.
(5) Per anni tre. Perchè allora ceſſa la l 2.o L'Uſufruttuario può liberamente afº

; qualità preſunta di frode, ſecondo inſegnano fittare, vendere e donare il comodo di


alcuni Dottori; ſebbene di ragion comune percepire i frutti a chi più gli piaccia, anche
ſi debba rimettere all'arbitrio del Giudice. I ſenza il conſenſo, anche contro volontà del
(6) Uſafrutto. Può però queſto uſufrut- Proprietario; il che non ſi può fare dall'
to, riſervato per patto nella vendita, ap- | Uſuario, ſe non in caſo che per cagion
plicarſi ai Creditori, come inſegna la leg- d'eſempio egli foſſe contento di una piccola
ge (a) a riſerva che foſſe un uſufrutto i porzione di una Caſa grande, e ne affittaſſe
ſtrette ai ſoli alimenti (b) che non poſſono le altre parti.
O 2 3.o L'Uſu

; (a) L. in venditione ff. de boni aut. Judie. | (c) L. pen. num. 1. ff que in fraud. Credit
poſſid.
(b) Per textum in l. ſi habitatio S. ſed ſi
(d) ff. v. lib. 7. tit. 8. de uſu, 6 habite
l. 1. & 2,
f de uſu, & habitat.
A

1 o8 Vol. I. St. 262.


3.o L'Uſufruttuario fa ſuoi propri i frutti queſta a favore degli Eredi , a cui non è
naturali ed induſtriali. L'Uſuario ſoltanto traſmeſſibile in quella maniera che non ſi
i primi. L'uſufruttuario è tenuto alle ſpeſe traſmette agli Eredi l'uſo e l'uſufrutto.
ordinarie e occorrenti riſpetto ai Fondi e In queſto però l'abitazione è diverſa dall'
delle Caſe, ſopra cui cade la ragione dell' uno e dall' altro, perchè viene coſtituita
Uſufrutto. ſolo nelle Caſe ; l'uſo però e l'uſufrutto
L'Uſuario non è tenuto, ſe non in caſo ſi eſtendono ancora alle altre coſe mobili;
che il Proprietario non veniſſe a percepire finalmente l'abitazione non viene a perderſi
frutto veruno ſopra la coſa, ſu di cui ſia per il non uſo, nè per la morte che da'
ſtato coſtituito l'uſo a favore di un altro; Legiſti ſi chiama civile, il che non ſi
nel reſto le ſpeſe appartengono egualmente verifica riſpetto all'uſufrutto e all'uſo come
tanto a chi ha la ragione dell'uſufrutto, quan inſegna la Legge (b).
to a chi ha la ragione del nudo e ſempli Il preſente Statuto, che ſi è riferito a
ce uſo. - diſteſo e commentato, ſe ſi vogliono con
(8) o di abitazione. Si definiſce queſta ſiderare le parole del teſto latino, è uno
eſſere una ragione di abitare nella altrui Caſa, di quelli che ſembrano a prima viſta chiari
ſalva la ſoſtanza della Caſa ſuddetta ; queſta ed intelligibili ; ma che non lo ſono in
è una ſpecie particolare di quelle ſervitù , realtà, le frequenti e ripetute clauſule con
che ſi chiamano perſonali ; il che può ac fondono non poco il ſenſo; l'uſo poi non
cadere in tre modi, cioè, col laſciare l'uſu retto che talvolta ſi fa di quelle particelle,
frutto della Caſa, ed allora l'abitazione ha che i Gramatici chiamano congiuntive e
la natura dell'uſufrutto, o col laſciare il diſgiuntive, rende talvolta difficile la ver
nudo uſo della Caſa, ed allora ha la na ſione del teſto latino.
tura di uſo, o finalmente col laſciare l'abi Della medeſima natura ſono i quattro
tazione della Caſa, ed allora partecipa in Statuti ſeguenti; queſta ed altre ragioni che
ſieme dell'uſo e dell'uſufrutto, come in ſi ſono adotte in più luoghi della preſente
ſegna la Legge (a). Ritenuto adunque che Raccolta mi hanno conſigliato a laſciare la
l'abitazione conviene e diſconviene in al ſuperfluità delle parole, col riferire ſoltanto
cune coſe con l'uſo, e con l'uſufrutto, per la ſoſtanza in compendio del ſeguenti Ca
chè ſi conſtituiſce colle medeſime maniere, pitoli Statutari, e ſupplire con opportunº
ed ha le medeſime limitazioni; non paſſa rifleſſioni, e Note.

Lo

(a) D. l. de uſu, cº habitat.


(b) D. l. 1. de uſu, & habitat. Oinot. h. t. in princ. n. 3. C ſeq.
Vol. 1. St. 263. Ic9
O Statuto 263. che ſiegue, diſpone che ſe un Figlio di Fami
glia emancipato conviverà col ſuo Aſcendente (1) , qualunque
aſſegno de' beni o acquiſto che nel Figlio emancipato (2) poſſa in
qualche altra maniera pervenire non dovrà pregiudicare ai Creditori
preſenti e futuri dell'Aſcendente, coſicchè i detti Creditori , o
ſiano Ipotecari o non ſiano, potranno ripetere detti beni e acquiſti
da qualunque Poſſeſſore, non oſtante la contraddizione de Credi
tori dello ſteſſo Figlio di Famiglia emancipato, convivente e coa
bitante col Padre , o ſia Aſcendente; a riſerva però che tai beni
e ſoſtanze foſſero pervenute nel Figlio per altro titolo (3), che della
linea Paterna , cioè o per ragione di ſuccedere , o di Legato, o
di coſa giudicata.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Aſcendente.Lo Statuto non ſolo ſi (2) Emancipato. In quale età concedane
ſerve del nome di Padre , ma ancora di le noſtre Leggi Municipali che ſi facciano
Aſcendente; queſto è un termine generico 5 le emancipazioni, e che ſolennità preſcri
che comprende non ſolo il Padre, ma an vano, acciò ſiano valide, potrà il Lettore
cora l'Avo, ſotto la di cui podeſtà è le vederlo nelle Annotazioni fatte a ſuo luogo
galmente coſtituito il figlio di famiglia; proprio, cioè ſopra lo Statuto 326. del
non comprende però i 2ii, nè i Prozii, Vol. II.
val a dire i Fratelli del Padre, o i Fratelli (3) Per altro titolo. Vuol dire lo Sta
dell'Avo, perchè a queſti non compete tuto, per titolo, che non proceda, nè di
una tale podeſtà legale. penda dalla ragione Patrimoniale come tale.
i , -

- -

O Statuto 264 dichiara tre coſe; la prima, che quanto qui nel
precedente Statuto ſi è diſpoſto, debbaſi in tutto e per tutto
oſſervare anche nel caſo, in cui il Figlio emancipato viveſſe ſepara
tamente dal ſuo Aſcendente, e foſſe minore di anni venti (1); la ſe
conda, che ſe foſſe maggiore di anni venti, e non conviveſſe con
l'Aſcendente riſpetto a beni, che gli ſaranno ſtati aſſegnati, e gli
acquiſti fatti nelle ſoſtanze dell' Aſcendente, potranno i Creditori
del detto Aſcendente abbiano o non abbiano ipoteca, precedente
però quell'aſſegno, o acquiſto, non oſtante la emancipazione , po
tranno, dico, dimandare in giudizio, e conſeguire i beni aſſegnati,
od
I I O s Vol. 1. St. 26.4.
od acquiſtati, come ſe foſſero propri dello ſteſſo Aſcendente ; con
queſta intelligenza in oltre, che ſi dovrà ſupporre, che l'Emanci
pato conviva coll' Aſcendente, ogni qualvolta non venga provato
il contrario: la terza, che queſta legge non avrà luogo nella proprietà
de' Feudi (2), che anzi ſe un Debitore ripudierà il Feudo in frode
de Creditori, potranno queſti conſeguire i frutti del Feudo, vita
durante del Debitore.

A N N o T Az I o N I.
(1) E foſſe minore di anni venti. Fa qui cedente conſiſte in due coſe; la prima che
il Carpano una molto opportuna rifleſſione: | nel precedente ſi comprendono anche gli
dice che la diſpoſizione del preſente ſembra acquiſti fatti dal figlio di famiglia emanci
contraria a quella dello Statuto 326. , in | pato indipendentemente dal ſuo Aſcendente
cui ſi ſtabiliſce che neſſun figlio di famiglia, in vigore di quelle parole, poſſa in qual
il quale ſia minore di anni venti, poſſa eſ | che altra maniera pervenire, nel preſente
ſere validamente emancipato, ſe non ſi vo- l Statuto però ſi parla degli aſſegni fatti dall'
glia dire, o che il preſente Statuto parli | Aſcendente al figlio, e di beni alienati,
delle emancipazioni, che foſſero ſtate fatte oppure obbligati dallo ſteſſo Aſcendente
avanti la pubblicazione di queſte Leggi Sta- a favore di altre perſone, ſotto il qual nome
tutarie (mentre di ragion comune anche vengono i Creditori. -

un figlio che ſia nella infanzia può eſſere | La ſeconda differenza conſiſte in queſto,
emancipato) o che ſi ſupponga riportata | che nello Statuto precedente ſono eſpreſſa
la diſpenſa dal Senato, o dal Prencipe de- mente nominati i Creditori futuri, e in
rogatoria allo Statuto, queſto Statuto ſi parla di Creditori ſempli
Il figlio di famiglia adunque, in vigore lcemente, onde dee dirſi, che non ſiano
del preſente Statuto, quantunque legitti- compreſi i futuri, come nel precedente.
mamente emancipato, e in età di anni ven- (2) Nella proprietà de' Feudi. Oltre il
ti, benchè viva ſeparato dal Padre, o dall' preſente Statuto, in altri tre luoghi ſi fa
Avo, ſarà ciò non oſtante compreſo nella menzione del Feudi nel Vol. primo del no
legge dello Statuto precedente in tutto e per ſtro Codice Statutario.
tutto. La ragione può eſſere, perchè nell' Nello Statuto 88., ove ſi dichiara che
età minore non può veroſimilmente un figlio certe coſe non ſi poſſano provare col mezzo
di famiglia fare degli acquiſti di qualche de' Teſtimonj , fra le altre comprende le
entità, vivendo ſeparato dal Padre; e però coſe appartenenti a Livelli, e a Feudi.
ſi dee preſumere, che ſiffatti acquiſti ſiano i Nello Statuto 267. ſotto la preſente Ru
ſimulati in frode del Creditori. brica s'impone la pena di cento lire Im
La differenza di queſto Statuto dal pre- periali a chiunque, il quale per titolo di
vaſſal
Vol. I. St. 264. I l I

vaſſallaggio obbligaſſe ſe e i ſuoi beni ia valente con la traslazione dell' utile Do


frode di alcuno, a riſerva che tal obbligo minio, ritenutane però la proprietà, con
ſi faceſſe per rapporto al Principe. l'obbligo della fedeltà e del ſervigi da pre
Nello Statuto 273. ( in cui con poco ſtarſi.
divario ſi ripete il contenuto nel preſente Queſta è la definizione, che più piace
264. ) ſi dichiara , che un vaſſallo, o il al celebratiſſimo Giureconſulto Giulio Claro,
di lui erede non poſſa alienare, ed obbli da cui nel Libro quarto delle Sentenze,
gare il Feudo in frode del Creditori; ſi di ricevute abbiamo un pieno ed erudito Trat
chiara nullo un tal contratto; ſi aſſegnano tato ſopra la materia de Feudi.
i frutti al Creditore, ſalva però ſempre L'epoca de Feudi, o ſia il tempo, in cui
la ragione del Padrone diretto del Feudo. originalmente eſſi furono introdotti in Ita
Nel Vol. II. poi delle noſtre Leggi Sta lia, ſebbene da alcuni ſi voglia riferire all'
l
tutarie al titolo della Giuriſdizione del Giuſ Impero di Carlo Magno, il quale viſſe
dicenti del Ducato di Milano Cap. 96., nel Secolo nono di noſtra ſalute, da altri
ſtanno regiſtrati que Borghi e quelle Pievi però con maggior fondamento ſi riferiſce
del Ducato ſoggette alla predetta giuriſdi al Regno de'Longobardi, Popoli della Ger
zione (ove anche viene eſpreſſa, riguardo mania, i quali vennero già un tempo nella
ad alcuni luoghi, una più ampia qualità noſtra Italia, e la ſignoreggiarono per lo
di Giuriſdizione, e, riguardo ad alcuni alt ſpazio di oltre a due Secoli, e che dal ſud
tri, una più riſtretta); e in fine di detto detto Carlo Magno furono debellati e ſcac
Regiſtro, che atteſi i vari cangiamenti, col ciati ; anzi ſi riflette dagli Eruditi, che
tratto del tempo accaduti, non può conſi queſto nome ſteſſo di Feudo, che deriva
derarſi adattato al ſiſtema del noſtri tempi certamente dalla parola fede, o fedeltà,
preſenti, ſi leggono le ſeguenti parole: che il vaſſallo dee giurare, e preſtare al
, nelle Terre poi infeudate avranno i detti ſuo Sovrano, e i molti vocaboli, di cui
,
|
Giuſdicenti quella Giuriſdizione, che loro ſono piene le Leggi e le Conſuetudini Feu
, compete in vigore di Privilegi; coſicchè dali, derivano anch'eſſi dalla lingua Teu
, però ſi oſſervi il Decreto del maggior tonica (a).
, Magiſtrato ne caſi compreſi in detto De Colla introduzione de Feudi, che, come
» creto - ſi è detto, riconoſcono la loro origine da'
Il Feudo viene comunemente definito Longobardi, e che poi da Carlo Magno
. eſſere una benevola, libera, e perpetua furono qualificati, e in ſeguito da Lotario,
conceſſione di una coſa immobile, o equi l da Corrado, da Federigo, e da altri Im
pera

(a) Da Uberto dell'Orto, e Gerardo Cata- diſtribuita in due Libri inſeriti nel Corpo
piſto Giureconſulti Milaneſi fu fatta del Gius Civile.
a
la prima Raccolta degli Uſi Feudali,
I I 2
Vol. 1. St. 264.
peratori, s'introduſſero in Italia i titoli tato Giulio Claro: io mi diſpenſerò dal ri
per l'addietro incogniti di Conti, Vicecon ferirne il lungo catalogo, e annoverarne
ti, Baroni, Marcheſi ec. le differenti claſſi, baſtandomi ſolo a qual
Molti erano, e vari i generi e le qua i che erudizione di chi legge queſta Raccolta,
lità de Feudi, il che ſi può vedere preſſo | l'avere riferite le coſe ſoſtanziali.
gli Autori, e particolarmente preſſo il ci.
i

| | O Statuto 265. diſpone, che ſe un Aſcendente da qui in avanti (1)


obbligherà ſe, o le coſe ſue (2), o farà contratti con alcuno de'
ſuoi Diſcendenti, tali obblighi, e tai contratti non dovranno punto
pregiudicare ai Creditori dell'Aſcendente, i quali avranno ſempre
- la prelazione, quantunque poſteriori di tempo (3), o inferiori di pri
vilegio,
A N N O T A Z I O N I.

(1) Da qui in avanti. Nel Teſto lati |de Leggiſti) il Padre e il Figlio ſi repu
no ſi legge l'avverbio amodò; in altri luo |º una, & eadem perſona.
ghi ſi ſervono gli Statuti dell'avverbio de Queſta proibizione però viene limitata in
satero, che ſignifica la ſteſſa coſa; cioè da molti caſi, che ſono comunemente ſpiegati
qui in avanti, o pure per l'avvenire ; la da Dottori, e che qui non accade tutti
ragione di queſte clauſule o ſimili ſi è ac riferire. Non è però da ignorarſi che la
cennata altrove. Donazione fatta dal Padre al Figlio ſi ſo
(2) Obbligherà ſe, o le coſe ſue. La pri ſtiene, quando venga convalidata e confer
ma parte ſi riferiſce a quegli obblighi, che mata colla morte. Queſta che tutto ſcioglie,
ſi chiamano Perſonali; la ſeconda ſi riferi ſcioglie parimente quella podeſtà legale,
ſce agli obblighi Reali propriamente par che ha il Padre ſopra il Figlio, il quale,
lando; ſi comprendono però gli uni e gli lui vivente, viene dal Gius Comune, come
altri ſotto la medeſima legge. diſſi, conſiderato come una ſteſſa perſona
Una ſpecie di contratto fra gli altri è la col Padre a vari effetti legali.
Donazione; ed è da notarſi che di ragion Si è detto, che, regolarmente parlando,
comune (e quando dico ragion comune, in è proibito al Padre il donare al Figlio
tendo Leggi comuni) è proibito al Padre il non emancipato; però queſta proibizione
donare al Figlio non emancipato, e per con non ſi eſtende al Figlio legittimamente
ſeguenza tuttavia coſtituito ſotto la di lui lirio ; anzi le coſe donate in pre
podeſtà, e in queſto ſtato (ſecondo la faſelmio della emancipazione, vengono a farſi
proprie
Vol. 1. St. 265-267. I 13
proprie del Figlio, come tra gli altri in- del tempo, debba eſſere preferito agli altri
ſegna il Menochio, dottiſſimo Giurecon- | Concreditori nella ragione del ſuo Credito.
ſulto (a). Una tale diſpoſizione non può dirſi in que
(3) Poſteriori di tempo. Il preſente Sta- | ſto caſo che fondata ſulla frode ſuppoſta,
|
tuto viene a derogare chiaramente a quella data la quale lo Statuto conſidera a favore
regola generale, la quale inſegna, che co de Creditori per nulli , e per non fatti
lui, il quale ha a ſuo favore rateiciali obblighi, e contratti.

Lº Statuto 266, proibiſce ai Diſcendenti di ricevere le ragioni,


o le azioni contro de loro riſpettivi Aſcendenti viventi (*) ſopra
i debiti, ch' eſſi aveſſero contratti con altre perſone . Dichiara,
che tali ceſſioni dovranno indiſtintamente eſſere di niun valore, e che
perciò non potranno pregiudicare a Creditori dell' Aſcendente.
Eccettua però due caſi. Il primo, ſe il Diſcendente ſi foſſe obbli
ato o unitamente allo ſteſſo Aſcendente , o a favore di eſſo , nel
qual caſo diſpone, che una tale ceſſione debba eſſer valida per quella
ſomma, e non più del debito, che riſulterà dall' Iſtromento di ob
bligazione. Il ſecondo caſo, ſe il Diſcendente, fatto già maggiore
di anni 2o. vivrà ſeparato dal Padre, e la ceſſione ſi faceſſe per ti
tolo oneroſo, cioè, o per la difeſa di quanto gli foſſe ſtato dato
ed aſſegnato in ſua porzione, o di quanto acquiſtaſſe de beni dell'
Aſcendente , ritenute però ſempre le limitazioni e le proibizioni
eſpreſſe ne precedenti Statuti.
A N N O T.

(*) Viventi. Ciò ſi è voluto eſprimere dente ſi difenda dagli altri Creditori, il
dallo Statuto, per ovviare alle frodi e alle che non può aver luogo dopo la di lui
colluſioni, potendo accadere che l'Aſcen- morte,

e votº

P Del

(a) Conſ. 85. num. 115.


-

i 14 Vol. I. St. 268.

Dºlevaſeguente Statuto 267. ſi è detto quanto baſta, onde non ri


farne la ripetizione.
Lo Statuto 268, diſpone, che l'Iſtrumento della ricevuta della
Dote, fatto dopo i due anni del contratto matrimoniale, non poſſa
pregiudicare a Creditori del Marito.
A N N O T. .

Una tal Legge Statutaria venne poi cor i DD., o diſponga la ragion comune, ad
retta dallo Statuto 5o I. del Vol. II., onde durrò per la riſoluzione del queſito una
per la regola generale, fin da principio dichiarazione fatta dal Collegio de Signori
ſtabilita, che gli Statuti poſteriori dero Giuriſperiti di Milano, regiſtrata nel Vo
gano agli anteriori, dovrà attenderſi quan lume del loro Ordini, ed è la ſeguente.
to viene preſcritto nell'enunziato Statuto , L'anno 1546. il giorno di Martedì
5o1. Stabiliſce adunque, che ogni qual , a 6. Luglio, congregato e convocato
volta la Dote ſia ſtata coſtituita dopo i due , ſecondo il ſolito il Collegio, fu propo
anni, e che il Coſtituente giuri che tal , ſto, che dagli Agenti della Signora Ca
dato in Dote non ſi faccia per malizia, , terina Verderia veniva richieſto il ſud
nè in frode di alcun Creditore futuro, nè , detto Ven. Collegio di una fede, la
di altro chi che ſia, e che tal Dote ſia , quale atteſtaſſe eſſervi conſuetudine nella
vera, non finta , nè ſimulata , ſemprechè , Città di Milano, che così ſempre ſi foſſe
l'Iſtrumento venga rubricato all' Ufizio de , oſſervato, e giudicato che la Dote con
gli Statuti, tale coſtituzione dotale poſſa , feſſata riporti e ritenga i medeſimi pri
e debba pregiudicare a Creditori futuri a 39 vilegi, che di ragione competono alla
favore del Coſtituente da quel giorno in yo Dote veramente numerata. Fu pertanto
avanti. Legalmente parlando, altro è Dote 93 ordinato, che ſe le faceſſe il richieſto
numerata, val a dire, quando realmente atteſtato, con la diſtinzione però , che
35
ſi sborſa e ſi conta; ed altro è Dote con po ſe la Dote era ſtata coſtituita dentro il
feſſata, cioè quando nell'Iſtrumento ma , biennio del Matrimonio, aveſſe i pri
trimoniale ſi confeſſa la Dote per ricevu , vilegi come ſopra, ſe dopo il biennio
ta, benchè effettivamente non ſia ſeguito , aveſſe parimente i detti privilegi, con
lo sborſo. Ciò ritenuto, potrebbe alcuno , che però ſi oſſervaſſero le ſolennità ſta
interrogarmi ſe militi la ſteſſa legge e , tutarie, ed anche col giuramento. Tale
ragione ſtatutaria tanto per l'una, come , fu l'atteſtato del Collegio de DD di
per l'altra nel caſo, di cui ſi tratta. Io, » Milano, e il ſuddetto giuramento ſi è
laſciando da parte ciò che ſopra di queſto n quello, che ſi ricerca in vigore dello
punto hanno ſcritto con varietà di opinioni l, Statuto 5o1. Vol. II.

E' no
Vol. I. St. 269. II5
Notabile lo Statuto 269., di cui però baſterà regiſtrarne la So
ſtanza : diſpone che tutti gli acquiſti fatti e gl' impieghi di
denaro dalla Donna, vivente il Marito, s'intendano acquiſtati al Ma
rito, nè alla ſuddetta poſſa ſuffragare veruna proteſta, o rinunzia
fatta a di lei favore dal Marito ſteſſo, benchè convalidata da qua
lunque giuramento; coſicchè i Creditori con ipoteca, o ſenza (ſalva
tra eſſi la ragione della poziorità) potranno dimandare in giudizio,
e conſeguire detti acquiſti, ragioni, ed impieghi fatti dalla Donna,
a riſerva della Dote e de beni parafernali, e a riſerva di ciò, che
dalla Moglie ſi provi eſſere in lei pervenuto o per titolo di dona
zione fatta ne' modi legittimi, o di ſucceſſione, o di legato, o in
vigore di coſa giudicata, o che foſſe ſua propria avanti il contratto
matrimoniale. Nel reſto ſtabiliſce che gli acquiſti fatti dalla Moglia,
o per titolo di ceſſione, o di donazione, e gli obblighi con lei con
tratti dal Marito non poſſano pregiudicare a Creditori.
A N N O T.

Il fine dello Statuto, come porta il ti- chè, ſcrive, non vengano i Conjugati per
tolo della Rubr., è di ovviare alle frodi, l'affetto ſcambievole a ſpogliarſi, e ſembri
potendo dunque accadere, che le Mogli º che la concordia maritale ſi concigli co
valendoſi del privilegi a loro competenti, i donativi, e ſia venale.
ſe ne abuſino in pregiudizio del Creditori A queſto propoſito ſi dimanda ſe ciò che
de loro riſpettivi Mariti, diſpone, che a alle Spoſe ſi dona da Parenti, dagli Affini,
riſerva della Dote, del beni parafernali, e e da Cognati per occaſione di nozze, ſi
de beni ſtradotali propri della Moglie, debba intendere donato a contemplazione
tutti gli altri acquiſti non poſſano pregiu dello Spoſo, oppure della Spoſa. Il citato
dicare a Creditori, perchè tali acquiſti ſi deb Autore diſtingue con dire: o che queſti
bono ſupporre fatti colle ſoſtanze del Marito. donativi ſono ſtati fatti da Parenti del Ma
Egli è da ſaperſi incidentemente, che rito, e in tal caſo ſi debbono ſupporre fatti
le donazioni tra Marito e Moglie regolar a contemplazione del medeſimo; o da Pa
mente non ſono valide, come diſpongono renti della Spoſa, e allora ſi ſuppongono
le Leggi Comuni. La ragione ſi deſume fatti a di lei contemplazione, nè una tale
dal Teſto della Legge , e viene adotta diſtinzione ſarà inutile in pratica
dal Claro nel ſuo celebre Trattato (a) per E venendo al particolare, può cadere
P 2 que

(a) Tit. Donatio,


I ſ6 Vol. 1. St. 269-271.
queſtione ſopra le veſti, anelli, gemme, che hanno ricevuto in Dote. -

e perle, ed altre tali coſe, che da Cauſi Se il motivo addotto dal Claro ſia mag
dici ſi chiamano con un vocabolo generico giore divenuto nel preſente, in paragone
poco latino Jocalia, ſe queſte ſi debbano del Secolo, in cui egli ſcriveva, ciaſcuno
riputare donate, o pure ſoltanto date a uſo può accertarſene ; queſto io ſo bene, che
e ornamento? Il citato Autore diſtingue: il carico delle ſpeſe eſorbitanti, che per
o queſte veſti, e giocali ſono di poco va una certa fatal legge di non bene inteſo
lore, e a uſo cotidiano, e ſi debbono cre decoro , ſi fanno a giorni noſtri per occa
dere donate alla Spoſa, o ſono di prezzo, ſione di Nozze e di Matrimonj , ritrae ,
e non ſi debbono avere per donate, ma molta nobile gioventù dall'ammogliarſi.
ſoltanto concedute ad uſo e ornato; e ſog Or ripigliando il propoſito, ſe morto il
giugne eſſere comune opinione del Dottori, Marito naſcerà queſtione tra la Moglie ve
che le veſti feſtive date dallo Spoſo alla dova e i di lui Eredi ſopra le veſti e ſimili,
Spoſa non ſi debbano intendere donate ; ſi dirà , che , o conſta che il Marito ha
dacchè noi vediamo, ſcrive eſſo, che i Ma voluto concederle ad uſo ſoltanto, e in quel
riti e gli Spoſi fanno fare dette veſti e or caſo ſaranno proprie della Moglie, perchè
namenti piuttoſto per ſoddisfare alla moda una tale donazione non fu rivocata, anzi
e al luſſo, che in grazia e benefizio delle colla morte del Marito fu confermata ; o
loro Mogli; e da queſta opinione, proſie pure ſiamo in dubbio, e allora le veſti ne
gue egli a dire, non ci dovremmo ſcoſtare ceſſarie e uſuali reſteranno alla Moglie,
in pratica, particolarmente in queſti tempi, le altre ſaranno di ragione degli Eredi del
in cui i Mariti, per non contriſtare le am Marito premorto , e queſta è la comune
bizioſe loro Mogli, ſpendono talvolta più opinione (a). -

d'aſſai nel veſtirle e nell'ornarle di quello

O Statuto 27o. diſpone, che, morto il Marito, gli acquiſti fatti


dalla Madre, la quale abita co'Figli e colle Figlie, vadano a di loro
favore ; lo ſteſſo s'intenda dell'Avola a favore de' Nipoti e delle
Nipoti , colla prelazione de maſchi alle femmine , e in mancanza
de primi a favore delle ſeconde ; con l'intelligenza ancora, che ſe
la Madre, o l'Avola avranno più Figli e più Nipoti, e convivano
con un ſolo, gli acquiſti nondimeno vadano a favore di tutti.
Lo Statuto 271. diſpone, che ſe una Donna paſſerà alle ſeconde
nOZZC »

(a) Jul. Clar, quaſi to, S. donatio in fin


-

Vol. 1. St. 271-275. I 17


nozze, laſciati Figli del primo Matrimonio, non poſſa dare al ſe
condo Marito la Dote con patti e modi che vengano in qualche
maniera a pregiudicare a Figli del primo Matrimonio.
- Queſti due Statuti, che potevano avere la ſua ſede ſotto la Ru
brica ſeguente, accennano due coſe, di cui la detta Rubrica tratta
diffuſamente, cioè la prelazione de maſchi alle femmine, e l'egua
glianza tra i figli. - -

E' notabile lo Statuto 272., il quale diſpone che niuno poſſa


eſſere Erede col beneficio della Legge e dell'Inventario; e qualora
taluno ſia in dubbio di andare al poſſeſſo di qualche Eredità (1)
debba riſolvere ne' termini di tempo (2) preſcritti dallo Statuto pri
mo poſto ſotto la Rubrica Generale delle Interrogazioni.
A N N O T A Z I O N I.
(1) Eredità. Intendi tanto teſtata, quan ſcrive il citato Autore che il Senato abbia
to inteſtata; che ſe in parte l'Eredità con- diſpenſato, cioè l'anno 1571. nell'Eredità
fiſteſſe in Beni ſituati in Territorio eſtero, Foſſati; e a 4 Giugno 1572. nell'Eredità
ſi dovranno attendere gli Statuti di detto Ter- di Tommaſo Marini.
ritorio; così al riferire del Carpano fu di- (2) Termini di tempo. Il termine di tem
chiarato dal Senato in Agoſto 1553. nella | po ſtabilito dallo Statuto 75. riſpetto a
Cauſa Somaglia e Trivulzia, e con Decreto i maggiori di età è di un meſe; riſpetto a
Governativo a 25. Settembre 1565. Contro | pupilli e a minori di età è di meſi tre.
la diſpoſizione però del preſente Statuto ,l
e

O Statuto 275. diſpone che ſe uno o più Fratelli faranno la


- diviſione de Beni Paterni, o di porzione di eſſi, una tal divi
ſione non potrà pregiudicare alle ragioni de Creditori precedenti
la detta diviſione, coſicchè potranno eſſi dentro un anno vindica
re, addimandare ed eſigere la proprietà e i frutti de' Beni diviſi
er la loro riſpettiva contingente de'crediti come ſe non foſſe ſtata
fatta alcuna diviſione; ben inteſo, che un Fratello avrà la ragione
del regreſſo contro dell' altro Fratello, e queſta Legge ſi dovrà oſe
ſervare ancora riſpetto al Zio e il Nipote in tutte le ſue parti.

AN.
Vol. 1. St.275-277.
A N N O T.

Della ragione di dividere l'Eredità Pa- tale o tal altro fondo, in quel caſo quello
terna, che nelle Leggi è chiamata Actiol de'Fratelli, a cui ſarà toccato nella diviſione
familia herciſeunde, ſe ne parlerà nelle quel tal fondo da rilaſciarſi, avrà la ragione
INote ſopra lo Statuto 484. vol. II. Po del regreſſo contro gli altri Fratelli per la
tendo poi accadere, che dopo fatta la di compenſa o ſia per il bilancio e coadequa
viſione ſi debba rilaſciare a Creditori un zione delle parti. .
- - - - - - i

O Statuto 276. diſpone che ſe taluno farà donazione di tutti


i ſuoi Beni o della metà di eſſi, o di altra porzione ſotto no
me di Quota, che comunemente ſi chiama ſpoglio ; quantunque in
detta donazione ſi faccia ſpecial menzione di alcuni Beni, non per
ciò potrà pregiudicare a Creditori preſenti o futuri, ſalvo che ven
ga letta tre volte in tre pubbliche adunanze immediatamente conſe
cutive, nel qual caſo una tal donazione potrà pregiudicare a Cre
ditori, i quali contraeſſero per l'avvenire col detto Donatore.
A N N O T.

Per ovviare alla frode di coloro, i quali veglia e non chi dorme. -
ſotto preteſto di una donazione irrevocabile Può incidentemente qui ricordarſi , che
tra vivi facendo, o per meglio dire, fin le N.C. eſpreſſamente diſpongono (a) che
gendo di fare donazione di tutti o parte ſe da taluno verrà fatta una o più dona
del loro Beni venivano a ingannare i Cre zioni de' ſuoi Beni o parte di eſſi, che non
ditori, hanno voluto gli Statuenti provve ſia minore della metà, e dopo la fatta do
dere colla Legge preſente, preſcrivendo al mazione commetta fra due anni un delitto
cune pubbliche ſolennità, acciò il Pubblico per cui in vigore delle noſtre Leggi Mu
venga diffidato, che ſe taluno non oſtante nicipali debba incorrere la confiſca, una
la diffidazione vorrà contrattare e perderà tale donazione ſarà di niun valore e mo
le ragioni de ſuoi crediti, potrà imputarlo mento ; coſicchè i Beni donati, verranno
a ſua colpa ; mentre le Leggi , come al non oſtante ſotto la confiſca come ſe di eſſi
trove ſi è detto, favoriſcono e aſſiſtono chi non foſſe ſeguita donazione di ſorta alcuna.
Segue

(a) Tit. de jur. & priv. Fiſci.


Vol. 1. St. 278-285. II9
S" la Rubrica Generale che ha per titolo: Delle Succeſſioni In
teſtate. Contiene queſta Rubrica molte e importanti diſpoſizioni
ſtatutarie, ſopra la ragione di ſuccedere ne' Beni e nelle eredità.
Queſta è la più ampia, la più pratica e frequente materia che ſi
tratti nel Foro e ne' Giudizi Civili; a queſta ſi riducono le liti più
intricate, più lunghe e per conſeguenze più diſpendioſe; sì perchè
ſe ne eccitano delle nuove, sì perchè le antiche ſi vogliono ridurre
a nuovo eſame. Tutto il punto ſta nella interpretazione di queſte
noſtre Leggi Municipali ; ma ſiccome (giuſta l'aſſioma del celebre
Giureconſulto Milaneſe Salvio Giuliano (a) che fiorì a tempi dell'
lmperadore Adriano) non vi è Legge così eſteſa, la quale provve
der poſſa a tutti i caſi e circoſtanze, e a tutte le varie e moltiplici
combinazioni, dalle quali riſultano i caſi miſti; così non è da ma
ravigliarſi, ſe nell' urto delle varie oppoſte opinioni, e nella folla
delle autorità non conformi de' DD. queſta ſteſſa interpretazione
abbia talvolta cangiato il ſuo ſiſtema ; coſicchè ſi troveranno ſen
tenze non conformi emanate dallo ſteſſo Tribunale nella medeſima
Cauſa, o articolo, che fu altre volte in queſtione; di che un eſem
pio ci occorrerà di far oſſervare a ſuo luogo.
Sebbene però la cognizione di queſta materia appartenga pro
priamente alle Perſone del Foro; per ſoddisfare nondimeno al genio
del diſcreto mio Lettore, ſi darà qui un compendio degli Statuti con
tenuti ſotto la citata Rubrica, tale però a mio credere, che tolte
le ſuperfluità delle parole del Teſto latino, poſſano le Perſone an
che non dotte rilevare la ſoſtanza della ſtatutaria legislazione.
- Lo Statuto 278. ſtabiliſce che nelle ſucceſſioni agli Aſcendenti
per linea maſchile morti ab inteſtato (1), i Maſchi ſiano preferiti
non ſolo alle Femmine nate da quello o da altro Matrimonio, ma
ancora a quelle Femmine che foſſero nate dal Diſcendente Maſchio
premorto al ſuo Aſcendente per linea maſchile della di cui eredità
ſi tratti. Obbliga in tal caſo i Maſchi ad aſſegnare alle Femmine,
dentro per lo meno i diciotto anni compiuti , una dote congrua (2)
o temporale, o ſpirituale, ſecondo la qualità delle Perſone e le for
ze del Patrimonio, dal quale ſono ſtate eſcluſe; e durante il tempo
che precederà la dotazione dovranno i Maſchi preſtare alle Femmine
gli
(a) Nulla lex tam latè patet, ut ad anni, pertingat,
-1,2O Vol. 1. St. 278-285.
gli alimenti decenti. Se dentro il ſovraeſpreſſo termine di tempo
le Femmine non ſaranno ſtate dotate come ſopra, avranno eſſe la
ragione ſopra la terza parte di quelle ſoſtanze, che loro toccherebbe
di Gius Comune, e la potranno conſeguire ne' Beni dell'Eredità
dell'Aſcendente, e per riſpetto alla detta terza parte non dovrà pre
giudicare alle Femmine nè la vendita che ſi foſſe fatta di detti Beni,
nè le Gride pubblicate a tal effetto. Sarà ad ogni modo, dentro
il termine di tempo di cui ſopra, in facoltà delle Femmine non
dotate eleggere una congrua dote piuttoſto che la detta terza parte
de' Beni. In caſo che la dote già sborſata veniſſe a mancare per
la morte de' Mariti , ſaranno i Maſchi tenuti ad alimentar le Ve
dove, e volendoſi queſte collocare o temporalmente o ſpiritualmente
a dotarle nuovamente, computato però quel tanto che foſſe reſi
duato della prima dote. Dentro il termine di ſei meſi da compu
tarſi dal giorno in cui verrà fatta la richieſta dalle Femmine in oc
caſione di maritarſi o di abbracciare lo ſtato Religioſo dovrà sbor
farſi da Maſchi la dote ; paſſato il termine ſopra eſpreſſo, ſaranno
le Femmine meſſe in poſſeſſo, e nella tenuta di altrettanti Beni dell'
Eredità, da cui ſono ſtate eſcluſe, pel valore del doppio della
prima dote, computato però quanto ſopra ; e ſaranno mantenute
nel poſſeſſo di detti Beni fino a tanto che verrà loro pagata per
intero la dote, e i frutti che ricaveranno dal godimento de' Beni
non dovranno computarſi nella ſorte principale (3). Nel caſo pure che
i Mariti di tali Femmine eſcluſe da Maſchi come ſopra, perveniſ
ſero a povertà, e non aveſſero d'altronde il ſoſtentamento, ſarà ob
bligo de' Maſchi ſuddetti il preſtar loro gli alimenti. -

Lo Statuto 279. tratta della ragione di ſuccedere agli Aſcen


denti per linea femminina morti ab inteſtato; e ripete in tutta la
loro eſtenſione le medeſime diſpoſizioni a favore de'Maſchi, eſpreſſe
nel precedente Statuto. Dichiara che eſiſtendo Diſcendenti dell'uno
e l'altro ſeſſo nati dal primo, e Diſcendenti dell'uno e l'altro ſeſſo
nati dal ſecondo od altro Matrimonio, in tal caſo le Femmine re
ſtino eſcluſe da Maſchi dello ſteſſo Matrimonio ; faranno però eſſe
parte a prò de'Maſchi (4) che le eſcludono per rapporto ai Diſcen
denti d'altro Matrimonio; ſpiega in fine, che, qualora eſiſtino ſole
Femmine nate da un tal Matrimonio del Diſcendente per linea fem
minina, e da un tal altro Matrimonio eſiſtino Maſchi, in tal caſo
le dette Femmine verranno a parte dell'Eredità in concorſo de'
Maſchi. Lo
Vol. 1. St. 278-285. Il 2 I

Lo Statuto 28o. ritenuti i due caſi eſpreſſi come ſopra, in cui


ſi tratti della ragione di ſuccedere agli Aſcendenti tanto per linea
maſcolina, che femminina, preferiſce ſempre i Maſchi alle Femmine,
benchè queſte foſſero in grado più proſſimo all'Aſcendente, e queſti
aveſſe fatto teſtamento; non potranno pertanto le Femmine nè i Maſchi
diſcendenti da eſſe, eſiſtendo i Maſchi diſcendenti per linea maſco
lina pretendere in vigore di teſtamento del comune Aſcendente,
non più di quel tanto che queſti teſtando poſſa aver loro laſciato,
dovendogli baſtare che ſiano decentemente alimentate e dotate, co
me ſi è dichiarato di ſopra ; il che ſi verificherà, ogni qualvolta
l'Aſcendente per atto di ſua ultima volontà abbia a di loro favore
diſpoſta qualche ſomma o fatto altro laſcito, e queſto ſia pervenuto
alle loro mani, nè ſi poſſa imputare all' Erede il difetto del pa
gamento.
Lo Statuto 281. diſpone che ſe una femmina vivente il ſuo
Aſcendente Maſchio per linea maſcolina ſarà ſtata collocata in Ma
trimonio, e dotata (5) nè con Beni ſuoi propri , nè con Beni di
Perſona eſtranea, dalla quale a di lei contemplazione (6) le ſia ſtata
aſſegnata la dote, e ciò conſti (7), tal Femmina ſi dovrà intendere
di aver conſeguita una dote " per rapporto anche alle facoltà
e beni della Madre o Ava, foſſero queſte o non foſſero ſuperſtiti.
Lo ſteſſo ſi dica ſe la Femmina o in vita del ſuo Aſcendente , o
dopo avrà conſeguito quel tanto che il ſuddetto Aſcendente avrà
diſpoſto a di lei favore a titolo e in nome di Dote, di cui i Maſchi,
da quali ſono eſcluſe, ſiano pronti a fare l'effettivo pagamento.
Lo Statuto 282. preferiſce il Fratello alla Sorella nella ragione -
di ſuccedere a qualunque Aſcendente, il quale ſia morto con teſta
mento o ſenza, ſecondo la forma preſcritta nell' antecedente Statu
to 278. ſemprechè il detto Fratello abbia dotata (8) la Sorella tem
poralmente o ſpiritualmente a norma del citato Statuto. -

Lo Statuto 283. diſpone che ſe una Femmina ſarà ſtata mari


tata per lo ſpazio di dieci anni, e durante queſto tempo non avrà
fatto riclamo ſopra la Dote, ſi debba preſumere che ſia ſtata do
tata ; a queſto effetto (9) però ſolo, e non altrimenti, che come do
tata venga eſcluſa da Maſchi dalla ſucceſſione.
Lo Statuto 284. conſidera come naturalmente morte quelle
Perſone, le quali abbracciando lo ſtato Religioſo ſi reputano morte
civilmente (1o) al Secolo per riſpetto al far parte (11) o aver "
- nelle
-

I 2- Vol. 1. St. 278-285.


nelle Succeſſioni. Una tal Legge non ſi eſtende però a quelle Per
ſone, le quali per motivo di qualche delitto ſi reputano come morte
legalmente.
Lo Statuto 285. diſpone che ſe una femmina entrerà in Reli
gione ſi debba preſumere che avanti l'ingreſſo abbia conſeguita una
idonea dote, coſicchè ſarà eſcluſa dalla ragione di ſuccedere a qua
lunque ſuo Aſcendente.
A N N oT A Z I O N I. - :
i -

In tutta la ſerie di queſti Statuti, in vi conſulto Triboniano; l'Imperatore Giuſti


gore de quali i Maſchi ſono preferiti alle niano per fare coſa grata alla Moglie pub
Femmine nella ragione di ſuccedere alle blicò quella rinomata Legge, la quale co
Eredità tanto Paterne che Materne, ſi ſcor mincia per quelle parole: Maximum vitium
ge manifeſtamente il favore del ſeſſo maſco colla quale tolta di mezzo la differenza del
lino e della agnazione per la conſervazio ſeſſo furono indiſtintamente ammeſſe alla
ragione di ſuccedere tanto le Femmine,
ne de Beni in eſſa. Provvedono però nello
ſteſſo tempo al bene delle Femmine con che i Maſchi. Queſta nuova Legge ebbe
obbligare i Maſchi che le eſcludono ad ali il ſuo ſeguito, e particolarmente nelle Pro
mentarle e a dotarle decentemente. vincie e nelle Città di Allemagna ove tutt'ora
Nel Capo vigeſimo ſettimo de'Numeri dura queſto coſtume di una eguale ragione
abbiamo nelle Sacre Carte l'ordine di ſuc di ſuccedere a Beni Paterni e Materni tra
cedere ſtabilito nella antichiſſima Legge Mo i Maſchi e le Femmine; ma altre Nazioni,
ſaica (a). Il favore della agnazione e della ed in particolare gl' Italiani amarono me
maſcolinità fu pure preſſo gli antichi Ro glio di ritenere l'antico ſiſtema, quindi è
mani, in conformità delle Leggi delle XII. che nelle loro Leggi Municipali ſtabilirono
Tavole che preſero da Greci; e queſta eſpreſſamente, che nelle ſucceſſioni agli
Legge di preferire nelle ſucceſſioni i Maſchi Aſcendenti tanto per linea maſchile, quan
alle Femmine ſi mantenne per aſſai lungo to per linea femminina, tanto teſtati, quan
tempo ſotto gl'Imperadori; ma poichè Teo to inteſtati foſſero ſempre preferiti i Maſchi
dora Moglie di Giuſtiniano (come è nar alle Femmine, che è quanto dire, i Maſchi
rato) fece del ſuo partito il celebre Giure eſcludeſſero le Femmine. .

r
Da
- - 2 - -

(a) Homo cum mortuus fuerit abſque filio, dabitis Hereditatem Fratribus Patris ejus,
ad filiam eius tranſibit Hereditas. Si ſin autem nec Patruos habuerit, da bitur
Filiam non habuerit habebit Succeſſores Hareditas his qui ei proximi ſunt.
Fratres ſuos, Quod ſi Fratres non fuerint
Vol. 1. St. 278-285. - I 23
Da quanto ſin qui ſi è detto ſi poſſono (3) Sorte principale. E' lo ſteſſo che dire
ricavare due regole, la prima che trattan che i frutti percetti non ſi dovranno ſcon
doſi appunto di Leggi particolari o ſia Sta tare dalla ſomma Capitale della Dote a
tutarie, dalle quali in queſta materia delle loro dovuta, perchè i frutti tengono luogo
Succeſſioni viene corretta la diſpoſizione di di alimenti, e a queſti hanno le Femmine
ragion comune, la loro intelligenza ſi dovrà diritto jure natura, come dicono i Leggiſti.
circoſcrivere, che è quanto dire colla fraſe de Nel Teſto latino dello Statuto 279. ſi
Leggiſti, queſte Leggi Statutarie ſi dovranno leggono in principio quelle parole: In ſuce
ſpiegare nel ſenſo più ſtretto e rigoroſo, e ceſſionibus verò. Quanto male ci ſtia que
per conſeguenza non ſi potranno eſtendere ſto avverbio verò, trattandoſi di una diſpo
da un caſo, e da una Perſona , ad altro ſitiva analoga allo Statuto antecedente, anzi
caſo e Perſona non eſpreſſa. La ſeconda continuativa, ognun lo vede i parimente
che dato e ſuppoſto un caſo a cui non ab nel Teſto latino ſta per errore la parola
biamo le Leggi Statutarie provveduto, que Deſcendens, e in vece ſi dee leggere : Si
ſto dovrà rimanere nella diſpoſizione di ra verò Aſcendens.
gion comune, dalla quale gli Statuti debbono (4) Parte a pro de'Maſchi. Il fare o non
Prendere la loro prima e naturale interpre fare parte in ſenſo del Dottori, è lo ſteſſo
tazione, come in più luoghi ſi è detto, e che dire eſſere o non eſſere computato nel
come per comuniſſimo ſentimento de'Dot numero de Figli a queſto effetto o di ac
tori è ſtabilito. creſcere, o di ſminuire la legittima, la quale
Ciò prenotato gioverà a maggiore ſchia creſce in proporzione del numero, cioè ſe i
rimento fare alcune rifleſſioni ſu le parole Figli ſaranno quattro o meno di quattro,
del teſto. la legittima ſi calcola alla terza parte dell'
(1) Ab inteſtato. Come ſi debbano in Aſſe Paterno, ſe più di quattro ſi calcola
tendere queſte parole in ſenſo del noſtri Sta alla metà. Reſta dunque ſtabilito, che le
tuti, reſta ſpiegato allo Statuto 127. di que Femmine eſcluſe dalla ſucceſſione a favore
ſto Primo Volume. de Maſchi fanno numero, e parte nella
(2) Dote congrua. La Dote in vigore legittima, e l'accreſcono a comodo del Maſchi
del noſtri Statuti non tiene luogo della Le eſcludenti, quantunque la Dote non ſucceda
gittima. Tale è l'opinione del Dottori , in luogo della legittima, come altrove ſi è
che hanno ſcritto ſul punto di queſta diſpo detto, e queſta ſi debba alle Femmine in
ſizione ſtatutaria, e ſono citati dal Caroel vigore del Noſtri Statuti ; e il Caroelli fa
li (a). La ragione che adducono ſi è, che oſſervare il groſſo errore del Carpano, il
la eſcluſione delle Femmine dalla ſucceſſione quale inſegna, che ſtante lo Statuto eſclu
in concorſo del Maſchi, precede la coſtitu ſivo delle Femmine, non ſi debbano eſſe
zione della Dote. Q. 2 at

(a) Diſquiſ Jurid, ad Stat. 69 Nov. Conſt. Mediol. pag. 2o. & 21. n. 6.7. & ſeq4.
I 24 Vol. 1. St. 278-285.
attendere per rapporto all' impinguare la (3) Dotata. Vedi le Note ſopra lo Sta
legittima del Maſchi, perchè oltre il Senatus tuto 288. -

Conſulto de 5. Settembre 1668. decide aper (9) A queſto effetto. Una tale preciſione
tamente in contrario la verità e l'oſſervan era giuſta e neceſſaria; poichè non ſi toglie
za per le coſe giudicate - alle Femmine il diritto di conſeguire la
La prelazione del Maſchi alle Femmine Dote qualora non ſia ſtata pagata, o il ſup
nella ragione di ſuccedere agli Aſcendenti plemento di eſſa qualora non ſia ſtata pa
che ſiano morti ſenza teſtamento, voluta gata per intero.
ed eſpreſſa ne'due Statuti antecedenti, viene (1o) Morte civilmente. Due coſe ſi poſ.
ripetuta in tutta la ſua eſtenſione nello Sta ſono notare ſopra lo Statuto 284. 1.o che
tuto 28o., trattandoſi di ſuccedere agli Aſcen l'eſcluſiva dal venire in parte della Eredità,
denti in vigore di Teſtamento. Se per ca e del far parte in eſſa, comprende egual
gion d'eſempio (come eſemplifica in queſto mente i Religioſi dell'uno e dell'altro Seſſo,
luogo il Carpano) il Teſtatore diceſſe: il che ſi prova anche in forza di quelle
Inſtituiſco i miei Figli, così in genere; o prime parole del Teſto latino. Illa Perſona.
pure diceſſe: Inſtituiſco i miei Figli, e Fi 2.o che non diſtinguendoſi dallo Statuto quel
glie ec. ciò non oſtante i Maſchi ſaranno le Religioni che per loro Iſtituto ſono in
ſempre preferiti alle Femmine, e queſte capaci di poſſedere, e di godere Beni in
non avranno altra ragione che di conſeguire comune v. g. gli Ordini Regolari Mendi
quel tanto che avrà diſpoſto l'Aſcendente canti, da quelle, le quali o per loro Iſti
per ultima ſua volontà, cioè o qualche ſom tuto, o per conceſſione Pontificia ſono ca
ma in pecunia numerata, od altro laſcito paci de' Beni in comune v. g. i Monaci e i
in iſpecie, per cagion d'eſempio, di un fondo Cherici Regolari, dee dirſi che in queſta
(5) E dotata. Appartiene al Padre il Legge Statutaria ſiano compreſe indiſtinta
dotare la Figlia col proprio patrimonio, mente tutte. Così fu dichiarato dal Magi
per titolo di ſangue, e non per titolo di ſtrato Straordinario nella Cauſa Mandelli
patria podeſtà. L'Avo non è tenuto a do contro le Monache di S. Lazzaro, la qual
tare la Nipote, ſe non ſe in ſuſſidio; val Sentenza fu confermata dal Conſiglio Se
a dire quando il Padre ſia inabilitato a do creto il 9. Maggio 1671. , come riferiſce
tarla. il Caroelli (a). Per Sentenza pure del Se
(6) A di lei contemplazione : perchè in nato de 9. Giugno 1681. fu dichiarato che
queſto caſo l'Aſcendente è tuttavia obbli le Femmine che hanno Profeſſato in una
gato a dotarla del proprio. Religione benchè capace de Beni in co
(7) E ciò conſti. Perciò vi vogliono prove mune, non facciano nè numero nè parte.
chiare e concludenti, nè baſteranno le ſole (11) Far parte. La conſeguenza è troppo
preſunzioni o conghietture. chiara.
r

(a) Diſa. Jurid. pag. 15. n. 23.


-
-

Vol. 1. St. 278-285. I 2 S.


chiara. Se il noſtro Statuto conſidera in E' inutile la queſtione che ſi fa da al
tutto e per tutto come morte naturalmente cuni (ed è accennata anche dal Carpano)
ſul punto delle ſucceſſioni quelle Perſone, in propoſito di queſto Statuto e altri di
le quali abbracciando lo Stato Religioſo ſimil natura con eſaminare ſe ſiano in odie
ſono dalle Leggi conſiderate come morte dello Stato Religioſo, e leſivi della libertà
civilmente al Secolo, dunque lo Statuto le Eccleſiaſtica, per trarne quindi argomento
conſidera come ſe non foſſero nel numero di eccezione ſu la loro validità ; mentre
de viventi; dunque come tali non potran ſarà ſempre della Pubblica Economia, che
no nè venire a parte delle Eredità, nè di i Beni ſi conſervino nelle Famiglie de'Laici.
quelle far parte alcuna.

O Statuto 286. che ſiegue per ordine numerico diſpone, che


morendo ab inteſtato il Maſchio, dal quale a tenore degli Statuti
precedenti è ſtata eſcluſa la Femmina, e non ſopravvivendo nè Di
ſcendenti , nè Aſcendenti Maſchi legittimi (1) per linea maſcolina ,
nè Fratelli paterni legittimi, la Femmina eſcluſa, qualora ſia ſu
perſtite debba eſſere ammeſſa in capita (2) alla ſucceſſione ne' Beni del
Defunto unitamente alla Femmina o Femmine diſcendenti dal De
funto medeſimo ſino a quella ſomma, che preciſamente corriſpon
derà a quella porzione de Beni dell'Aſcendente, da cui fu eſcluſa;
computata però la Dote e i Beni parafernali, ſe quella e queſti ſa
ranno ſtati coſtituiti dall'Aſcendente o da altri a di lui contempla
zione (3).
Lo Statuto 287. diſpone, che morendo tal uno ab inteſtato, e
non ſopravvivendo alcun Aſcendente paterno, nè Diſcendente Maſchio
o Femmina, ſe ſaranno ſuperſtiti da un lato i Fratelli congiunti al
Defunto per parte ſolo di Padre, o i Figli di queſti, e dall' altro
lato eſiſteranno i Fratelli congiunti al ſuddetto per parte di Padre
e di Madre o i Figli di queſti, le dette due linee ſuccederanno
egualmente, riſpetto a que Beni però che non provengano dall'
Aſcendente per Linea Femminina (4). Lo ſteſſo ſi dovrà intendere
anche nel caſo che al Defunto ſopravviva l'Aſcendente Paterno; e
la ſteſſa Legge avrà luogo riſpetto alle Sorelle morte ab inteſtato e
quelle che foſſero ſuccedute al Fratello (5) o Sorella. º

Lo Statuto 288. eſclude (6) la Sorella dalla ragione di ſucce


dere al Fratello morto ab inteſtato ſenza Aſcendente Maſchio per
linea
I 26 Vol. 1. St. 286-288.
linea maſchile e ſenza Diſcendenti d'amendue i Seſſi, e gli prefe
riſce il Fratello ſuperſtite e il di lui Figlio maſchio i ſalvo però
ſempre l'obbligo della Dote e degli Alimenti che incombe agli eſclu
denti, e in caſo di inadempimento ſalva la ragione alle Femmine
eſcluſe di eſſere ammeſſe a quella parte dell'eredità ſecondo la
forma preſcritta dallo Statuto 279., e in caſo di dubbio ſopra la
congruità della Dote, o la ſufficienza degli alimenti ſi dovrà ſtare
alla diſcuſſione ed arbitrio del Giuſdicente. Spiega in fine che l'eſclu
ſiva della Sorella dalla ſucceſſione al Fratello morto ab inteſtato avrà
luogo anche in queſti due caſi, cioè in concorſo dell' Aſcendente
Maſchio e del Fratello del Defunto o de di lui Figli Maſchi ſu
perſtiti, e in concorſo del ſolo Aſcendente Maſchio che foſſe ſuper
ſtite al Fratello del Defunto e a di lui Figli Maſchi.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Maſchi legittimi. Sono compreſi an nimento fu aſſegnata a ciaſcuna la contin


che i legittimati pel ſuſſeguente Matri gente porzione. -

monio; non però gli adottivi, come notò Debbono notarſi quelle parole ab inteflato,
il Carpano. dalle quali taluno ha preteſo di rilevare
(2) Ammeſſa in capita. Sarà dunque vero motivo di dubitare ſe alla Sorella eſcluſa
che i noſtri Statuti non danno una aſſoluta dal Fratello in vigore degli Statuti prece
e perpetua eſcluſiva alle Femmine nella denti competa in vigore del preſente la re-,
ragione di ſuccedere , ma ſoltanto condi dintegrazione in quella porzione della Ere
zionata e temporale, cioè in concorſo de' dità, da cui fu eſcluſa dal Fratello, qualora
Maſchi; ceſſando l'eſiſtenza di queſti, ceſſa queſti ſia morto ſenza Figli dell'uno e l'al
il favore della Agnazione, ceſſa per conſe tro Seſſo, e abbia fatto teſtamento diſpo
guenza il motivo di eſcluderle. nendo della Eredità. Il Senato, come ri-,
Può naſcere un dubbio ſu di quelle pa feriſce il Caroelli (a) ha deciſo ſu di que
role in capita, ſe nel caſo di più Sorelle, ſto punto, con dichiarare che non competa
ciaſcuna di eſſe ſi debba ammettere per te una tale redintegrazione, ed eſſere in fa-,
ſta, oppure ſe tutte inſieme facciano nella coltà del Maſchio il poter diſporre o per,
ragione di ſuccedere una ſol teſta; il Car atto tra vivi, o per Teſtamento dell'Ere-,
pano riferiſce che una tal queſtione non fu dità del ſuo Aſcendente.
deciſa per Sentenza ; ma che per compo (3) A di lui contemplazione. Perchè in
queſto
-

(a) Diſa. Jurid. pag. 33. n. 3o.


Vol. 1. St. 286-288. 127
queſto caſo conſiderandoſi la Dote come eſcludere la Sorella uterina, nè il Figlio
data dallo ſteſſo Aſcendente, ſi deve perciò d'altra Sorella uterina premorta.
computare come una porzione dell'Eredità (5) Succedute al Fratello. Si dee ſottin
dell'Aſcendente, e per conſeguenza ſi dee tendere : ſuccedute in mancanza di altri
conferire in comune nella diviſione, e que Fratelli, o Agnati del defunto Fratello;
ſto a differenza del caſo eſpreſſo nello Sta altrimenti il preſente Statuto contraddirebbe
tuto 281. a tutti gli altri antecedenti e ſuſſeguenti. -
. (4) Per linea femminina. Due ſono i Pa (6) Eſclude. Non ſolo nel caſo eſpoſto
trimonj, che lo Statuto conſidera nel Fra dallo Statuto la Sorella viene eſcluſa dalla
tello che muore, l'uno cioè proveniente ſucceſſione, di cui ſi tratta in concorſo del
dalla Madre, l'altro proveniente dalla li Fratello, ma ancora in concorſo del Ni
nea agnatizia maſchile: per riſpetto al pri pote e del Zio.
mo lo Statuto non vuole che il Fratello Siccome poi tre ſono i gradi di fucce
conſanguineo ſucceda egualmente che il Fra dere ſtabiliti dalle Leggi Comuni; il primo
tello congiunto per parte di Madre, e di cioè de' Diſcendenti agli Aſcendenti v. gr.
Padre al defunto Fratello; perciocchè aven del Figlio al Padre; il ſecondo de Colla
do chiamato il conſanguineo alla ſucceſ. terali, cioè di un Fratello all' altro Fra
ſione del Fratello egualmente che il con tello; il terzo degli Aſcendenti a loro Di
giunto per parte di Madre, e di Padre ne' ſcendenti, perchè talvolta pervertendoſi l'or
beni del defunto Fratello provenienti d'al dine naturale, premuore il Figlio al Padre
tronde che dalla linea materna coll' inclu o alla Madre, o il Nipote al Zio ; così
dere che fece una tale ſpecie di beni, e coll' avendo gli Statuti precedenti provveduto
eſcludere l'altra, ſi dee dire, che ſe l'ha al primo ordine di ſuccedere, con eſempli
chiamato alla prima, l'ha eſcluſo dalla ſe ficare vari caſi, ſebbene con poca catego
conda, per la regola generale dettata dalla ria, vengono ora al ſecondo, cioè de Col
legge (a), cioè che ne beni materni venga laterali: con queſto nome ſono chiamati
preferito quello che è nato da quella Ma i Diſcendenti nati o da due Fratelli, o da
dre, al nato da diverſa Madre. Il Senato due Sorelle, o da un Fratello, e da una
nella Cauſa Boncriſtiani e Borri con ſua Sorella; gli uni però ſi chiamano Collate
Sentenza del 1674. in Settembre dichiarò rali Agnati, gli altri Cognati; ciò premeſſo.
che nei beni materni l'Agnato non poſſa

LO

(a) Paterna, paternis, materna matºri ſcitis 3. C. de bonis, que lib, tit. 6o. lib. 6.
ſucceſſoribus bena devolvantur. L. quod
-
I 28 Vol. 1. St. 289.
Lº Statuto 289. nella ſucceſſione di un Agnato Collaterale morto
ab inteſtato , preferiſce l'Agnato maſchio al Collaterale Co
gnato, e alla cognata (1); lo preferiſce in oltre all'Aſcendente per
linea materna, per cagion d'eſempio all' Avo materno e all'Ava
materna ſino al ſettimo grado di Agnazione da computarſi ſecondo
il Gius Civile; ritenuta nel reſto la diſpoſizione dello Statuto, che
comincia con quelle parole: nulla mulier aſcendens (2). -

Lo Statuto 29o. in concorſo dell'Agnato maſchio eſclude tutte


le femmine dalla ſucceſſione del Collaterale che ſia morto ab inte
ſtato , e non abbia laſciato nè Diſcendente , nè Aſcendente legit
timo; ſalvo il caſo , in cui il Defunto, o la Defunta abbiano la
ſciata la Sorella, la quale dovrà ſuccedere di ragion comune uni
tamente a quello o quella , co quali ſuccederebbe in forza della
diſpoſizione della ragion comune ſuddetta , ſalvi però i caſi com
preſi nello Statuto 288., a riſerva pure che l'Agnato ſi trovi col
Defunto o colla Defunta nel quarto grado di Agnazione incluſiva
mente, nel qual caſo la Sorella ſarà ammeſſa con l'Agnato ſud
detto nella forma ſeguente, cioè: ſe ſarà una ſola, la diviſione dell'
eredità coll' Agnato ſi farà per la metà; ſe le Sorelle ſaranno più
di una, delle tre parti dell' eredità le due toccheranno alle Sorelle
da dividerſi fra di loro, e la reſtante terza parte toccherà all'Agnato
predetto; in caſo poi che foſſe premorta la Sorella del Defunto, o
Defunta , e ſopravviveſſe la Zia o la Nipote, ſaranno amendue
ammeſſe alla detta terza parte ; e quell'Agnato, il quale ſarà in
grado più proſſimo di agnazione con l'ultimo Defunto, ſino però
al ſettimo incluſivamente ſarà ammeſſo alle altre due parti dell'ere
dità : ben inteſo però, che l'Agnato non ſia tale , che in vigore
de precedenti Statuti debba totalmente eſcludere la femmina; paſſa
in fine lo Statuto a dichiarare, che ſe oltre le femmine ſpecificate,
ſopravviveſſe altra femmina non compreſa in detta ſpecificazione, e
perciò eſcluſa , avrà eſſa la ragione della Dote , e degli Alimenti
a norma del già diſpoſto in altri Statuti, e laſcia al di lei arbitrio
l'eleggere o la Dote, o gli Alimenti.
A N N O T A Z I O N I,

In più luoghi del noſtro Codice" Aſcendenti e Diſcendenti, di Agnati


tario, e qui ſingolarmente ſi fa menzione le Cognati di linea Maſcolina e Femmini
Da º
-- - -

- -- - -
I 28 Vol. 1. St. 289.
O Statuto 289. nella ſucceſſione di un Agnato Collaterale morto
ab inteſtato , preferiſce l'Agnato maſchio al Collaterale Co
gnato, e alla Cognata (1); lo preferiſce in oltre all'Aſcendente per
linea materna, per cagion d'eſempio all' Avo materno e all'Ava
materna ſino al ſettimo grado di Agnazione da computarſi ſecondo
il Gius Civile; ritenuta nel reſto la diſpoſizione dello Statuto, che
comincia con quelle parole: nulla mulier aſcendens (2).
Lo Statuto 29o. in concorſo dell'Agnato maſchio eſclude tutte
le femmine dalla ſucceſſione del Collaterale che ſia morto ab inte
ſtato , e non abbia laſciato nè Diſcendente , nè Aſcendente legit
timo; ſalvo il caſo, in cui il Defunto, o la Defunta abbiano la
ſciata la Sorella, la quale dovrà ſuccedere di ragion comune uni
tamente a quello o quella , co quali ſuccederebbe in forza della
diſpoſizione della ragion comune ſuddetta , ſalvi però i caſi com
preſi nello Statuto 288., a riſerva pure che l'Agnato ſi trovi col
Defunto o colla Defunta nel quarto grado di Agnazione incluſiva
mente, nel qual caſo la Sorella ſarà ammeſſa con l'Agnato ſud
detto nella forma ſeguente, cioè: ſe ſarà una ſola, la diviſione dell'
eredità coll' Agnato ſi farà per la metà; ſe le Sorelle ſaranno più
di una, delle tre parti dell' eredità le due toccheranno alle Sorelle
da dividerſi fra di loro, e la reſtante terza parte toccherà all'Agnato
predetto; in caſo poi che foſſe premorta la Sorella del Defunto, o
Defunta , e ſopravviveſſe la Zia o la Nipote, ſaranno amendue
ammeſſe alla detta terza parte ; e quell' Agnato, il quale ſarà in
grado più proſſimo di agnazione con l'ultimo Defunto, ſino però
al ſettimo incluſivamente ſarà ammeſſo alle altre due parti dell'ere
dità: ben inteſo però, che l'Agnato non ſia tale, che in vigore
de precedenti Statuti debba totalmente eſcludere la femmina; paſſa
in fine lo Statuto a dichiarare, che ſe oltre le femmine ſpecificate,
ſopravviveſſe altra femmina non compreſa in detta ſpecificazione, e
perciò eſcluſa , avrà eſſa la ragione della Dote , e degli Alimenti
a norma del già diſpoſto in altri Statuti, e laſcia al di lei arbitrio
l'eleggere o la Dote, o gli Alimenti.
A N N O T A Z I O N I.

In più luoghi del noſtro Codice Statu- | di Aſcendenti e Diſcendenti, di Agnati


tario, e qui ſingolarmente ſi fa menzione le Cognati di linea Maſcolina e Femmini
Da º
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formato giuſ

col LAT E RAI TA e ATER NA


inquigranzi 256.
Quattrigranzie 256. IX
Quattrigranzii 128.
oinaiº I28. re
VIII.
Figli 256. Trigranzii 64.
Figlie 256. Trigranzie 64.
IX, vſi.
Figlj 128. Atgranzii 32.
Figlie 128. Atgranzie 32.
X Vi
Nipoti 256. ri",
iglj 64. Abgranzii 16.
Nipoti 256. Figlie 64. Abgranzie 16.
IX. V
Nipoti 128. Figli 32. Progranzii 8.
Nipoti 128. Figlie 32. Progranzie s. r-–
X VIII. VI IV.
Pronipoti 256. Nipoti 64. Figli 16. Granzii 4.
Pronipoti 256. Nipoti 64. Figlie 16, Granzie 4. l
- IX. VII. V.
º Pronipoti 128.
rionigi I 28,
Nipoti 32.
Nipoti 32.
Figli 8.
Figlie 8.
Z
Zi
VIII. VI. I
Abnipoti ºss. Pronipoti 64. Nipoti 16. Figi
Abnipoti 256. Pronipoti 64. Nipoti 16. Figl
IX VII. V
23 Abnipoti I 28. Pronipoti 32. Nipo
3.
Abnigi I 28. Pronipoti 32. Npc
VIII.
º,º
º2
Atnipoti 256. Abnipoti 64. Protip
Atnipoti 256. Abnipeti 64. Proſip
ºa Iv Ul

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Vol. 1. St. 289. I 29
na, di Gradi di Agnazione e di Cogna in ſecondo grado; perciochè Mevio è ſtato
zione. Egli è dunque preciſo che per for generato da Tizio comun Padre, eccoti
mare una idea, dirò così, chiara e diſtinta di un grado, Tizio pure ha generato Sempro
queſti termini, che non ſono a tutte le Per nio, eccoti un altro grado; per queſta ra
ſone egualmente noti, ſe ne faccia in queſto gione il Figlio di Mevio, e la Figlia di
luogo come ſuo proprio un particolardiſcorſo. Sempronio ſono fra di loro in quarto grado.
In primo luogo, quando i noſtri Statuti Nel Gius Canonico ſi computano le gene
parlano di Aſcendenti e Diſcendenti per razioni da un lato ſoltanto Diſcendendo
linea Maſcolina, intendono di parlare di dallo Stipite o ſia dall'Aſcendente comune
Padre, di Avo, di Proavo, da quali di alla perſona generata, e da queſta Aſcen
ſcendono il Figlio, il Nipote, il Proni dendo al predetto Stipite comune; quindi è
pote, e colla medeſima regola e propor che i Fratelli e le Sorelle in ragion Ca
zione ſi dica della linea Aſcendente Fem nonica ſono in primo grado, e in ſecondo
minina. Ora queſte due linee l'una Agna i Figli de' Fratelli e delle Sorelle. Ineren
tizia, l'altra Cognatizia, vanno di fianco do adunque nel propoſto eſempio, Tizio
due altre che ſi chiamano Coilaterali, cioè ha generato Mevio e Sempronio; ſia Me
la Collaterale degli Agnati, e la Colla ivio Padre di un Figlio, e Sempronio di
terale de Cognati , deriva la prima daiia una Fglia; ſe ſi prenderà da un lato la
linea Aſcendente Paterna, la seconda dalla linea Aſcenſiva, cioè dal Figlio di Me
linea Aſcendente Materna. vio a Tizio comun Padre, o la Dicenſi
2. Dacchè, molti ſono i gradi di Agna i va, cioè da Tizio al Figlio di Mevio, e
zione, ſi è perciò voluto dagli Statuenti cir- . dall'altro lato alla Figlia di Sempronio, ri
solcrivere il diritto di luccellione tra i Col- i ſulteranno due generazioni ſoltanto, e per
Nºc
laterali, dentro il tettimo grado , e ſicco- conſeguenza due ſi gradi. Eſſendo per
me paſſa differenza tra la Legge Civile, tanto diverſa nel ſuo principio, e nel pro
proir
f e la Canonica nella maniera di computare greſſo la maniera di calcolare i gradi, di
Prof
i gradi di Parentela, o ſia dell'Agnazio- verſa ſarà per conſeguenza la ragione di
ne, così era neceſſaria la preciſione, di regolare le Succeſſioni de'Collaterali, dal
cui ſi ſervono gli Statuti ſu di queto regolare le Nozze, che dal Gius Canonico
punto. Gioverà per tanto per mettere la coſa ſono vietate, fra Perſone le quali in linea
ne' ſuoi termini più chiari, ſapere che in Collaterale ſi trovino nel quarto grado di
ragione Civile quante ſono le generazioni, | Parentela. Acciò il Lettore poſſa agevole
tanti ſono i gradi. Per cagion d'eſempio, mente metterſi al fatto di quanto ſi è det
fi. Tizio Padre di Mevio, e di Sempro- l to gli preſento l'Arbore formato giuſto le
mio» quelti due, che ſono Fratelli, ſaranno i regole di Giulio Paolo (a), colla ſcorta
R di

(a) In L. Juri conſulius ff de grad. 6 Alfin.


13o Vol. 1. St. 289.
di eſſo potrà egli in un colpo dossie Sorelle e con la Madre del Defunto, en
apprendere i nomi propri che in lingua vol- | tro il quarto grado di Agnazione, può con
gare convengono alle ſingole Perſone, le correre con le ſuddette Femmine dentro
quali formano la linea Aſcendente Pater- | il ſettimo, ma fuori del quarto grado ; e
na, e la Materna la linea Collaterale " " " ";
i benchè ſia entro

gli Agnati e de Cognati, potrà in oltre il ſettimo grado di Agnazione non può
fiſſare con giuſto calcolo i gradi di Agna- eſcludere la Madre, ſtante ch'egli viene
zione e di Cognazione a computo della eſcluſo dalla Sorella in forza dello Statuto
ragion Civile, coſe tutte non che utili , 29o., a cui non deroga lo Statuto 3o2.,
ma neceſſarie eviandio per ben intendere lo ſiamo nel primo caſo, cioè del quarto
la Statutaria legislazione in materia di Suc grado, e parimente non può l'Agnato eſclu
ceſſione. Reſtano ora a notarſi alcune coſe dere la Madre da quelle porzioni di Ere
ſu le parole del teſto del due Statuti. dità, da cui è eſcluſo in vigore del detto
(1) E alla Cognata. In ſenſo dello Sta Statuto 29o., e che ſono deferite alla So
tuto ſotto queſto nome generico di Cognata rella, o Sorelle ; eſclude bensì la Madre
ſi comprendono anche la Madre e l'Ava» da quella porzione ch è riſervata in vigo
dalle quali viene a fermarſi la linea co re del detto Statuto 29o., e in queſta ma
- gnatizia. niera ſi conciliano i tre nominati Statuti.
(2) Nulla mulier aſcendens. E' lo Sta Spiega in ſeguito il Caroelli, ciò che ha
tuto 3o2. che comincia con le citate pa ſcritto il Carpano ne' ſuoi commenti ſopra
role, ove ſono ammeſſe all'uſufrutto la i citati due Statuti 29o. e 3o2., e con
Madre e l'Ava nel caſo ivi eſpreſſo. ſultando in una Cauſa, in cui ſi trattava
Per maggiore intelligenza gioverà av di ſuccedere all'Eredità di uno il quale
vertire col Caroelli (a) , che in vigore era morto ab inteſtato , ed avea laſciato
dello Statuto 29o. l'Agnato concorre bensì ſuperſtite l'Agnato Maſchio, cioè il Fra
- con la Sorella, ſe ſarà entro il quarto tello del Padre, o con altro nome più
grado; ma ſe l'Agnato ſarà fuori di detto uſitato il Zio, la Madre, e quattro So
grado, ſarà dalla Sorella eſcluſo ; la Ma relle, conchiude, che di detta Eredità due
-
dre poi in vigore de due citati Statuti, parti toccavano alle Sorelle del Defunto,
cioè 289. e 3o2., ſarà eſcluſa in concorſo e la terza al Zio , col carico però di
dell'Agnato, ſemprecchè queſti ſi trovi en laſciare l'uſufrutto alla Madre per quella
tro il ſettimo grado. Ciò ritenuto in due porzione che gli ſarebbe toccata ab inte
differenti caſi ſi può dare che concorrano ſtato, che nel caſo, di cui ſi trattava, ſa
la Madre, la Sorella e l'Agnato del De rebbe ſtata la quinta parte di tutto il Pa
funto. Può l'Agnato concorrere con le trimonio, e in prova di queſta ſua opinio
ne,

(a) Ad Star. & Novas Conſtit. Mediol., pag. 44. num. 14., & ſegg.
Vol. 1. St. 289-292. I3I
ne, accenna la Sentenza emanata del Se- Non accade riferire ciò che le Leggi
nato nel 1651. in una Cauſa ſimile per " diſpongouo ſu di queſto partico
l'Eredità Torti. lare anche in concorſo degli Aſcendenti,
Oltre i memorati tre ordini di ſuccedere | e de'Collaterali, a favore dei Mariti e delle
ſtabiliti dalle Leggi Comuni, cioè de Di- | Mogli ſuperſtiti. Le noſtre Leggi Munici
ſcendenti, de' Collaterali, e degli Aſcen- l pali, di cui baſterà riferirne in compendio
denti, vi è un quarto ordine di ſuccede- il contenuto, provvedono con equità a vari
re, e di queſto parla la Legge (a) in vi- i caſi, in cui il Marito ſopravvive alla Mo
gore della quale il Marito ſuccede alla glie o la Moglie al Marito.
Moglie ab inteſtato, e queſta a quello. -

O Statuto 291. diſpone che morendo il Marito ſenza Diſcendenti


Maſchi, o Femmine di quel Matrimonio, od altro per linea
maſchile, debba reſtituirſi la Dote alla Vedova ſe ſarà ſtata dota
ta, che in oltre la Vedova guadagni tutto ciò che a contemplazione
di quel Matrimonio ſarà ſtato apparecchiato, compreſo anche tutto
quello che ſarà ſtato a lei dato, e donato tanto prima che dopo
la traduzione alla Caſa del Marito. Se queſti avrà dono morte la
ſciati Diſcendenti o dell' uno e dell' altro Seſſo, la Vedova gua
dagnerà come ſopra tutte le coſe che a di lei contemplazione ſono
ſtate prerarate, a riſerva però della Veſte Nuzziale, ed altre pre
zioſe coſe, cioè gemme, collanne d'oro e d'argento, ed altri or
namenti prezioſi di ſimil ſorta ; a riſerva a che del Letto Nuzziale
e de' ſuoi paramenti e finimenti, le quali coſe tutte eccettuate come
ſopra dovranno reſtare nell' Eredità del Defunto Marito. Nel caſo
che da altro Matrimonio abbia laſciati D, ſcendenti Maſchi o Fem
mine, la Vedova, delle tre parti delle coſe eccettuate come ſopra,
acquiſterà la ſomma delle due ſoltanto, a cui montaſſe il capitale
della ſua Dote, e il reſiduo dovrà reſtare agli Eredi del Marito.
Lo Statuto 2 o 2. diſpone che la Vedova guadagni le Veſti da
lutto, le quali però ſarà tenuta a reſtituire agli Eredi del Marito,
in caſo che paſſi alle ſeconde Nozze, e in quello ſtato in cui ſi
troveranno in quel tempo.
R 2 Lo

(a) L. 1. C. undè vir, & uxor. tit. 18. lib. 6.


I 32 vol. 1. St. 293-298.
Lo Statuto 293. dichiara che circa le ſpeſe fatte nel veſtire ed
ornare la Moglie ſi debba ſtare a quanto ſarà dichiarato dall'Aſcen
dente, coſicchè il Marito ſarà tennto, ſopra i Beni che gli toc
cheranno in ſua parte, farne l'opportuno ſcarico, e tener ſollevati
per rapporto a dette ſpeſe, e indennizzati i ſuoi Fratelli e Coeredi.
Lo Statuto 294. dichiara che di tutte le coſe Sponſalizie e Pa
rafernali, ſe queſte foſſero ſtate vendute dal Marito o da altri per
utile e comodo di lui, ſi debba del prezzo e valor capitale di dette
coſe alienate avere quella ragione che competerebbe come ſe foſſero
eſiſtenti tanto a favore, quanto contro il Marito in ogni evento.
Gli tre Statuti ſeguenti 295., 96., 67. dichiarano che il Marito
non poſſa laſciare in via di teſtamento alla Moglie più della quarta
parte de' ſuoi Beni incluſivamente , computato però il valore dell' -
uſufrutto e degli alimenti, e di quant'altro che a lei abbia laſciato.
Dichiarano ancora, che la Moglie non poſſa pretendere di più di
quanto reſta eſpreſſo, e che la quarta ſi debba intendere di netto,
cioè dedotti i debiti e le ſpeſe funerarie. Può cadere il dubbio ,
ſe queſta Legge Statutaria comprenda anche i Beni poſti fuori del
Ducato. Il Carpano riferiſce l'opinione affermativa, ma poi riſolve
il dubbio con la negativa, che dice confermata da una Sentenza
del Senato del 14 Gennaio 1579 , con la quale fu decretato che
la Moglie del fu Conte Franceſco Trivulzio ſi doveſſe continuare
nel godimento di un legato fatto a di lei favore dal Marito de'
Beni ſituati fuori del Ducato, non oſtante che dagli Eredi veniſſe
oppoſta la diſpoſizione del preſente Statuto.
Queſta Legge in oltre, che è una diſpoſizione, come parlano
i Leggiſti di Gius poſitivo, può eſſere derogata dal Principe, a pe.
tizione però del Marito vivente, il quale dee nel Supplicato (come
avverte il citato Carpano) fare menzione eſpreſſa di queſta Legge
Statutaria per ottenerne la deroga eſpreſſa. Soggiugne che il Senato
in queſte diſpenſe ſuole di pratica procedere con particolar eſame
delle circoſtanze, e de caſi, e con accertata cognizione di cauſa ;
e riferiſce che a 12. Novembre 1572. ſu accordata la diſpenſa che
ſi poteſſe laſciare dal Marito la metà de' Beni alla Moglie, non
oſtante che foſſero ſuperſtiti un Figlio adottivo del detto Marito,
ed un Nipote figlio legittimato dal Fratello.
- Lo Statuto 298. diſpone che il Marito guadagni la Dote data
o promeſſa nel caſo che premora la Moglie, dopo che ſarà ſtata
tra
Vol. 1. St. 298-3 co. I 33
tradotta in ſua Caſa o conſumato il Matrimonio , non eſiſtendo
Figlj o Figlie nati di quel Matrimonio. Riſpetto poi agli altri Beni
che la Moglie poſſedeſſe avanti la conſumazione del Matrimonio
provenienti dalla Caſa del Marito o del Suocero, eſiſtendo o non
eſiſtendo diſcendenti ſaranno di ragione del Marito e de' ſuoi Eredi.
Salva però ſempre la ragione, che compete ai Figli di altro Matri
monio, eſiſtendo i quali, il Marito avrà la ragione di ſuccedere in
parte alla Dote della Moglie premorta, e far teſta co' predetti
Figli, ritenuta la prelazione del Maſchi alle Femmine, e non eſi
ſtendo Maſchi, ſuccederanno le Femmine per teſta. La ſteſſa Legge
avrà luogo riſpetto ai Nipoti e alle Nipoti, comunemente Abiatici
e Abiatiche, i quali e le quali avranno la ragione come ſopra alla
Dote come rappreſentanti la perſona del loro riſpettivo Padre e
Madre.
In vigore dello Statuto 299. il Marito ha la ragione di ſuc
cedere alla Moglie che ſia premorta ſenza teſtamento, e non abbia
laſciati nè Aſcendenti, nè Diſcendenti, nè Fratello, nè Sorella, nè
Zio, nè Nipote nato di Fratello. Ne' caſi poi in cui il Marito non
abbia ragione di ſuccedere, ſi diſporrà della Eredità e de' Beni della
Moglie premorta, ſecondo che in altri luoghi viene ordinato da'
preſenti Statuti; e quando queſti non abbiano provveduto, ſi dovrà
oſſervare quanto viene diſpoſto dalla ragion comune.
E' da notarſi che quand'anche nel preſente Statuto non foſſe ſtata
eſpreſſa queſt'ultima clauſola, ſi dovrebbe nondimeno ſottintendere per
la regola generale altrove ſtabilita ſecondo l'aſſioma de'Leggiſti (a).
Nello Statuto 3oo. viene dichiarato di quali coſe poſſa o non
poſſa teſtare la Moglie ſenza il conſenſo del Marito. Si eccettua la
Dote (1) e le ragioni Dotali ; e riſpetto a Beni parafernali (detti
volgarmente Scherpa) non potrà , non avendo Figli, dentro un de
cennio (2) da computarſi dal giorno del Matrimonio o contratto, o
conſumato, diſporne per via di teſtamento o codicillo a titolo di do
nazione o legato nè in tutto, nè in parte, ſalvo che a beneficio
di cauſe pie.

AN

(a) Caſus ommiſi remanent in diſpoſitionem Juris Comunis.


-

I 34 Vol. 1. St. 3oo-3o2.


A N N O T A Z I O N I.

(1) Si eccettua la Dote, e "gmentº poi venga a rivocarſi la precedente di


Dotale, perchè a norma dello Statuto 298. iſpoſizione Teſtamentaria; mentre le ultime
premorendo la Moglie, cedono a lucro | volontà ſono per loro natura revocabili an
del Marito ſuperſtite. Che ſe una Donna che tacitamente non che eſpreſſamente come
dopo avere per Teſtamento iſtituiti Eredi dettano le Leggi.
i Figli del primo Matrimonio ne ſuoi Beni, (2) Lo Statuto prefiniſce il decennio, per
paſſata alle ſeconde Nozze, portaſſe i pre- | chè oltrepaſſato queſto termine di tempo,
detti Beni al ſecondo Marito in Dote, i ſuppone che la ſcherpa ſia ſtata conſunta
dovrà dirſi che in vigore di quel dato il fuſo.

O Statuto 3o 1. ſpiega opportunamente, e diſtingue, che quan


do negli Statuti ſi parla in generale di Agnati, ſi debbano in
tendere quelle Perſone, le quali hanno lo ſteſſo cognome di paren
tela ; ma che nella materia delle Succeſſioni , di cui ſi tratta ne'
preſenti, ſotto il nome di Agnati, ſi debbano intendere quelle per
ſone, le quali ſono nel ſettimo grado di parentela col Defunto
giuſta il computo de gradi in ragion Civile.
Per l'intelligenza di queſto Statuto io rimetto il Vettore alle Note
fatte ſopra lo Statuto 288. e all'Arbore de gradi dell'Agnazione che qui
non occorre replicare. -

Lo Statuto 3o2. che nel Teſto latino comincia con le parole:


Nulla Mulier Aſcendens, e che in buona Categoria doveva ſuccedere
immediatamente a quel precedenti Statuti, che trattano del ſecondo
ordine di ſuccedere ſtabilito dalle Leggi, cioè de'Collaterali, eſclude
la Madre dalla Succeſſione alla Eredità del Figlio che ſia premorto
ab inteſtato in concorſo degli Agnati Maſchi fino al ſettimo grado
incluſivamente, e alla Madre laſcia ſoltanto l'uſufrutto di quella
porzione de Beni e dell'Eredità del Figlio premorto, che a lei ſpet
terebbe in vigore delle Leggi comuni ; dichiarando che per queſto
uſufrutto non viene ad eſſere conſiderata per Erede.

AN
Vol. 1. st. 3 o 1-3 o 3- I 35
A N N O T. -,

Egli è da notarſi, che in vigore di queſta | l'altro del 1716., in vigore de quali fu ac
diſpoſizione Statutaria viene la Madre eſcluſa i cordata la ragicne della legittima alla Ma
dalla legittima del Figlio premorto ab in- dre, quantunque paſſata a ſeconde Nozze.
teſtato ; d'altra parte niuno nega che di l Se queſte deciſioni abbiano tolto in perpe
ragion naturale ſia dovuta alla Madre la tuo agli Agnati il diritto di eſcludere la
legittima, la quale da noſtri Statuti viene Madre dalla legittima, il tempo lo potrà
ridotta al ſemplice uſufrutto. Non è di decidere, o fors'anche l'avrà deciſo. Queſto
mio propoſito il fare ſu di queſto argomento ſarà certamente uno di quegli articoli, di
Diſſertazioni ; gioverà bensì il ricordare cui ſi è fatta menzione nelle prime rifleſ.
due Senatus-Conſulti l'uno, cioè del 1714., lſioni fatte ſu la preſente Rubrica.
s -

Lº Statuto 3o3. diſpone quattro coſe: primo comprende nella


eſcluſiva ſopra eſpreſſa anche l'Avo (1), od altro Aſcendente
per linea Materna. 2.º Priva dell'Uſufrutto la Donna qualora paſſi
a ſeconde Nozze. 3.º Dichiara che ne caſi, in cui gli Aſcendenti per
linea materna Maſchi e Femmine ſono eſcluſi in vigore degli Statuti (2),
ſi debba diſporre dell'Eredità del Defunto, come ſe tali Aſcendenti
eſcluſi non foſſero mai ſtati nel numero de viventi (3). 4.º Conchiude
che in mancanza degli Statuti diſponenti ſopra tale materia, ſi debba
ſtare al Gius Comune (4).
A N N o T Az 1 o N 1.
(1) Anche l'Avo. La prima parola dello quo tamen uſufruttu. Non ſi può negare
Statuto nel Teſto latino è Idem. Ogni che le proliſſe enunciative, e le ſuperflue
qual volta queſta ſi legge, ci dee avvertire | ripetizioni che ſi leggono nel noſtro Co
che gli Statuenti intendono di ripetere tut- dice Statutario, e particolarmente negli Sta
te, e ſingole le qualità eſpreſſe nel prece- tuti poſti ſotto la preſente Rubrica che
dente Statuto. Se però bene ſi rista, ille ſucceſſioni, apportino bene ſpeſſo
di queſti due Statuti ſe ne poteva comoda- | qualche confuſione e oſcurità; e general-º
mente formare un ſolo; baſta oſſervare la mente parlando biſogna accordare, che la
poca conneſſione che ſi ſcorge nel conteſto molta povertà della latina lingua, a cui
delle parole ex linea Materna, e di quelle | erano ridotti que Secoli, ne' quali ſi regi
che ſi leggono in ſeguito immediatamente ſarono le leggi Patrie, dovette moltipli
Carc
136 v. Vol. 1. St. 3o3-3 o 5.
care ſenza neceſſità il numero de' apitoli altrove, è riprovato dal Caroelli.
Statutari. | (4) Al Gius Comune. Reſta dunque ſem
(2) In vigore degli Statuti. Intendi par- pre più provata la regola generale già ſo
ticolarmente del 278. e 29o. liſtabilita, che in materia di ſucceſſioni
(3) Nel numero de viventi. Da queſta li caſi ommeſſi dagli Statuti debbano rima
eſpreſſione ha ricavato il Carpano, che le nere nella diſpoſizione delle Leggi comu
Femmine eſcluſe non debbono nè " , e che ove e quando tacciono quelli,
far parte a profitto degli Eſcludenti per i debbano parlare queſte. -

rapporto alla legittima; ma come ſi è detto -

Sono notabili i due Statuti 3o5. e 3o6. , i quali preſcrivono


una perfetta eguaglianza tra i Figli; o ſia con termine più gene
rale, tra i Diſcendenti. Si vogliono perciò regiſtrare a diſteſo con
l'aggiunta di alcune Note per la più facile intelligenza de caſi
miſti. -

Che gli Aſcendenti non poſſono migliorare


la condizione de' Diſcendenti; coſicchè
le Stirpi debbono eſſere eguali.
(3o5) C A P. C C C V.

A S C E N D E N S NO N PO S S IT & c.

On potrà l'Aſcendente (1) migliorare la condizione de maſchi


diſcendenti per linea maſcolina nè direttamente, nè indiret
tamente per via di alcuna diſpoſizione (2) , o tra vivi (3), o
per ultima volontà (4), di maniera che le ſtirpi non ſiano eguali;
il che dovrà oſſervarſi o ſiano eſſi Diſcendenti coſtituiti ſotto la
di lui podeſtà, o non lo ſiano (5); la ſteſſa legge avrà luogo riſpetto
alla Femmina o Femmine (6) Diſcendenti dal Figlio o Figli maſchi,
i quali ſiano premorti al detto Aſcendente.

Sopra
137
Sopra lo ſteſſo.

(3o6) C A P. C CC VI.

IDEM ETIAM HABEAT LOCUM & c.

Lº ſteſſa Legge avrà luogo nelle Femmine diſcendenti (7), ſe l'Aſcen


dente non avrà laſciato Figlio o Figli Maſchi che diſcendano
per linea maſcolina. In caſo poi che l'Aſcendente abbia la
ſciati Figli e Figlie il preſente Statuto avrà luogo riſpetto a ſoli
Maſchi (8) diſcendenti per linea maſcolina, e non riſpetto alle Fem
mine. Che ſe accaderà (9), che l'Aſcendente abbia migliorata la
condizione di uno o d'altri de' ſuoi Diſcendenti contro il diſpoſto
dal preſente ſtatuto, coll' aſſegno di altrettanti Beni del comune
Aſcendente quando queſti eſiſtano, e ſi trovino nel di lui Patrimo
nio, ſi dovrà ſupplire ; in difetto il Diſcendente o Diſcendenti, la
condizione de quali ſarà ſtata migliorata, dovranno eſſi ſupplire con
altrettanti beni loro propri , ad effetto che ſi oſſervi ſempre, e ſi
pratichi una perfeta eguaglianza (1 o) tra i detti Diſcendenti.
A N N O T.

Per una più facile intelligenza di queſti Statuti, e per mettere la coſa in termini
più chiari, diſtinguerò quattro caſi, che preſento qui ſotto l'occhio del lettore, e ſono
I. CASO.

PIETRO
l
A l
MARco ANTONIO

|
– –º.
|
FRANCEsco VINCENZo 1PIETRO

Pietro è l'Aſcendente comune, o ſia Padre di Marco e di Antonio. Da Marco di


ſcende Franceſco, e forma una linea o ſia Famiglia, o ſecondo la fraſe dello Statuto
una Stirpe. Da Antonio diſcendono Vincenzo e Pietro, e formano un' altra linea o
ſia ſtirpe; diſpone adunque lo Statuto che Pietro, il quale è l'Aſcendente comune
non poſſa per alcun modo migliorare la condizione più di Marco che di Antonio
S ambi
138 Vol. 1. St. 3o6-3 o 9.
ambi ſuoi Figli e Diſcendenti di primo grado, e lo ſteſſo s'intenda di Franceſco Fi
glio di Marco, di Vincenzo e Pietro Figli di Antonio Diſcendenti di ſecondo grado;
coſicchè la ſtirpe o ſia linea di Marco, quanto quella di Antonio, dovranno eſſere fra
di loro eguali, ed egualmente dividere il Patrimonio e l'Eredità di Pietro loro comune
Afcendente.
II. CASO,

PIETRO
l
f l
MARco ANTONIo
che ſi ſuppone premorto
premorto al Padre al Padre
| |
LUCREZIA TERESA

Da Pietro comune Aſcendente diſcendono due Figli Maſchi Marco e Antonio, i quali
ſi ſuppongono amendue premorti al Padre; da queſti però diſcendono due Figlie, cioè
da Marco Lucrezia, e da Antonio Tereſa. In queſto ſecondo caſo diſpone lo Statuto
che riſpetto a queſte due Figlie diſcendenti da Marco e da Antonio, ſi oſſervi quella
ſteſſa Legge di eguaglianza, che ha ordinata riſpetto ai Diſcendenti Maſchi nel primo
caſo. -

III. CASO.

PIETRO
l
º
r - -

| l | |
MARIA LUCREZIA TERESA

Pietro non ha Figli Maſchi, ma ſoltanto Femmine qui deſcritte col nome di Ma
ria, Lucrezia e Tereſa; non eſiſtendo adunque Diſcendenti Maſchi, diſpone in queſto
terzo caſo, che non poſſa il Comune Aſcendente far migliore la condizione più di
una che di un'altra delle tre figlie.
Coſa poi debba dirſi nel caſo che delle tre Figlie foſſe ſuperſtite ſola Lucrezia e che
delle altre due Maria e Tereſa premorte reſtaſſero le Figlie; ſe queſte ſuccedano in
luogo delle loro Madri nella Eredità di Pietro, e ſiano compreſe nello Statuto, che
preſcrive l'eguaglianza, ella è coſa chiara, e così fu più volte giudicato per l'afferma
ilV2 ,

IV,
Vol. 1. St. 3o 6-3o 9. I 39
IV. CASO.

PIETRO

l
f l
MARIA MARco TERESA ANTONIo

Da Pietro comune Aſcendente diſcendono Maſchi e Femmine. In queſto caſo lo


Statuto dichiara che la Legge proibitiva di migliorare la condizione de' Diſcendenti
abbia luogo ſoltanto riſpetto a Maſchi, e non alle Femmine, perchè queſte in vigore
-
degli antecedenti Statuti ſono eſcluſe da Maſchi, e debbono eſſere contente delle loro
Doti.

. Tre Statuti che ſeguono, cioè il 3o7. , 3o8. e 3o 9. provve


dono ad alcuni caſi particolari colla ſempre ordinata Legge
di una perfetta eguaglianza tra i Diſcendenti tanto del primo, che
del ſecondo grado ; val a dire tanto de' Figli riſpetto al Padre ,
quanto de Nipoti o ſia Figli de'Figli riſpetto all'Avo comune Aſcen
dente. Diſpongono pertanto che ſe il Padre farà la diviſione o l'aſ
ſegno de' Beni tra i Figli emancipati o non emancipati, e dipoi gli
naſca un altro Figlio, potrà morto il Padre ripetere la ſua contin
gente del patrimonio da ſuoi Fratelli , coſicchè dovrà aver parte
| eguale ne' Beni e nella Eredità del Padre. .
Dichiarano in oltre che la ſteſſa Legge ſi debba oſſervare nel
caſo in cui dal Figlio nato dopo fatta la diviſione o l'aſſegno, na
ſceſſero altri Figli; coſicchè queſti potranno ripetere la loro porzio
ne de' Beni in quella ſteſſa maniera e ragione, con cui, e perchè il
Padre loro avrebbe potuto conſeguirla.
Lo Statuto 3o 9, dichiara che la medeſima Legge di eguaglianza
debba aver luogo nel caſo in cui l'Avo abbia fatta la diviſione
e l'aſſegno de' Beni o tra i Nipoti ſoltanto, o tra i Figli o Figlio,
o tra i Nipoti e Nipote, coſicchè ſempre riſpetto ai nati dopo
la morte de' loro riſpettivi Padri (che poſtumi ſi chiamano) le ſtirpi
o ſia le linee debbano conſeguire eguali porzioni nel patrimonio del
comune Aſcendente.
4 o Vol. I. St. 3o6-3o9.
A N N O T A Z I O N I.

In tutto il conteſto del ſoprarriferiti Sta plificato, da Pietro comune Aſcendente,


tuti fi ſcorge eſpreſſamente una Legge aſſai diſcendono Marco, e Antonio, e queſti for
coſtante di perfetta eguaglianza tra i De mano due rami o ſia linee o ſia ſtirpi, ſe
ſcendenti Maſchi del primo e ſecondo gra condo la fraſe adoperata dagli Statuti. Da
do, e in difetto del Maſchi nelle Femmine Marco diſcende Franceſco , da Antonio di
parimente. ſcendono Vincenzo e Pietro, e formano due
Se queſta legge di eguaglianza, che dal altre linee, o ſia ſtirpi. Diſpone adunque
Gius Civile Romano è conſigliata bensì, lo Statuto 3o5. che Pietro non poſſa far
ma non eſpreſſamente voluta, e comandata migliore la condizione più di Marco, che
come dal noſtro Gius Municipale, ſia poi di Antonio ſuoi Figli, coſicchè queſte due
nelle ſue conſeguenze conducente al bene linee debbano avere porzioni eguali nella
privato delle Famiglie, e a quella ſubordi Eredità di Pietro Padre comune.
nazione e riſpetto che i Figli per ogni Legge La ſteſſa Legge di eguaglianza debbe aver
Divina ed umana debbono profeſſare verſo luogo riſpetto a Franceſco, che diſcende da
de loro Maggiori, io laſcerò che ciaſcuno Marco, e che forma un' altra linea , che
il conſideri da ſe, e conſulti ſopra di ciò riſpetto a Vincenzo e Pietro che diſcendono
l'eſperienza. Farò piuttoſto riflettere che da Antonio, e che formano un'altra linea,
altre Città della Lombardia non hanno coſicchè parimente queſte due linee debba
ſtimato bene di uniformarſi ſu di queſto pun no dividere per eguali porzioni l'eredità di
to, accordando a Padri di Famiglia la fa Pietro Avo comune.
coltà di poter prediligere un tale o tal al Queſta diviſione però non ſi dee fare
tro de' Figli per qualche maniera. per teſta , ma per famiglia o ſia ſtirpe ;
Or queſta eguaglianza perfetta voluta da onde tanto dividerà Franceſco ſolo, quanto
noſtri Statuti non ſi dee prendere in ſenſo Vincenzo e Pietro, perchè tanto forma una
materiale, coſicchè debba correre in pro ſtirpe il primo, quanto i due ſecondi no
mlnati -
porzione Aritmetica; e mi ſpiego. Paſſa
differenza tra 'l dividere egualmente per La regola di diviſione per teſta avrebbe
capita, ſecondo dicono i Leggiſti, e'l di luogo nel caſo in cui Franceſco figlio di
videre egualmente per ſtirpes che vale quan Marco, Vincenzo e Pietro figli di Anto
to a dire per famiglia; queſta parola ſtir nio, oltre i Beni del comune Aſcendente
pes è tolta per una ſimilitudine metaforica Padre e Avo , doveſſero dividere i frutti
dall'Albero ; e in quella guiſa che da un colonici raccolti ſu de fondi lavorati in
ſol ceppo o ſia tronco di una pianta ſi for comune; allora non dovendoſi fare la di
mano e ſi dividono per cagion d'eſempio viſione per famiglia, ma bensì per teſta ,
due rami, i quali poi ſi ſubdividono in altri, (come eſpreſſamente diſpone lo Statuto 4o 1.
così, ritenuto il primo caſo di ſopra eſem poſto ſotto la Rubr. Gen. degli affitti) una
por
Vol. 1, St. 3o6-3 o 9. I4I
porzione ſola toccherà a Franceſco, e due gato ſi doveſſe con eguali porzioni dividere
faranno diviſibili tra Vincenzo e Pietro. fra tutti i Nipoti del Teſtatore a norma
(1) Non potrà l'Aſcendente ec. Sotto que dello Statuto 3o5.
ſta parola ſi debbono intendere il Padre, e (3) o tra vivi. Cercano i Dottori ſe i
l'Avo. Gli Zii o ſia i Fratelli del Padre, Beni donati in vita dal Padre al Figlio per
i Prozii o ſia i Fratelli dell'Avo non ſono, promoverlo agli Ordini Sacri ſi debbano
nè ſi dicono Aſcendenti, ſono e ſi dicono conferire in comune tra i Fratelli, acciò ſi
propriamente Agnati; perciò non ſono com oſſervi fra di loro l'eguaglianza. Diſputano
preſi ſotto queſta Legge Statutaria; poſſono in oltre ſe per le ſpeſe fatte dal comune
eſſi pertanto migliorare la condizione de Aſcendente per cauſa degli ſtudi a favore di
loro Nipoti o Pronipoti con iſtituire pri uno de Figli o Nipoti, ſi debba intendere
mogeniture o ſecondogeniture a favore di migliorata la condizione. Un dotto Giu
un tal o tal altro Nipote o Pronipote. reconſulto tra gli altri ſoſtiene la negati
(2) Per via di alcuna diſpoſizione ec. Fu va (a). In propoſito di che, ſcrive l'Al
propoſta in Senato una lite inſorta ſopra ciato (b) ſeguitato da altri Dottori, che que
il teſtamento di Gioanni Borri. Aveva que ſti Statuti non tolgono che i libri comperati
ſti fatto un laſcito a ſua Moglie di lir. Io5oo. dal Padre al Figlio Dottore debbano farſi
con l'obbligo di paſſarle a quel Figlio o | propri del Figlio, eſſendo tale pure la diſpo
Figli maſchi nati di Franceſco ſuo Figlio, ſizione di ragion comune, anche in quel caſi,
che al tempo della morte di detta ſua Mo i in cui le Leggi conſigliano l'eguaglianza.
glie foſſero viventi. Morì queſta, e a Fran | (4) O per ultima volontà ec. Può inci
ceſco figlio del Teſtatore reſtò un ſol figlio dentemente aver luogo un queſito 5 cioè
per nome Antonio Maria. Paſsò in ſeguito ſe il Padre poſſa per teſtamento ordinare
detto Franceſco a ſeconde Nozze , da cui i un Fedecommeſſo reciproco tra i Figli, in
ebbe altri figliuoli ; pretendevano queſti di caſo che l'uno premuoja all' altro ſenza
dividere con Antonio Maria il legato delle Diſcendenti maſchi, ritenuta la circoſtanza
lire Io5co. , allegando di eſſere Nipoti del l che nel tempo del teſtamento fatto dal Pa
comune Aſcendente, o ſia Avo teſtatore, | dre l'uno de' Figli aveſſe ſucceſſione maſchi
e che ſecondo il diſpoſto dallo Statuto, di ile, e l'altro no? Non convenendo ſu di
cui ſi tratta , la loro condizione " queſto articolo i Dottori, e potendoſi alle
eſſere eguale col predetto Antonio Maria. gare molte ragioni per l'una parte e per
Il Senato, ſentite le ragioni delle Parti, lira, la riſoluzione del queſito potrà at
e diſcuſſa maturamente la cauſa, deciſe l'ul tenderſi da qualche deciſione che poſſa farſi,
timo di Giugno 1576. che il memorato le o che forſe già fatta, non è a mia notizia.
(5) O

(a) Calvin. de equit. lib. 1. cap. 37. n. fin. l (b)Tratt.de preſumpt.,reg. primà praſumpt.7.
Idem lib, I. cap. 96. n. 5o. i per tot.
--
I 42 Vol. 1. St. 3o6-3og.
l
(5) o non lo ſiano. Intendaſi in vigore ſarà ſtato pregiudicato potrà impugnare il
dell emancipazione, di cui a ſuo luogo ſi teſtamento del Padre o dell'Avo, benchè
parlerà. ſia loro Erede, nè perciò potrà dirſi che
(6) Riſpetto alla Femmina o Femmine ec. contravvenga al fatto, come parlano i Giu
Queſte parole ſi debbono intendere in queſto riſti, del Defunto; come con altri molti
ſenſo, cioè, che anche le linee delle Fem Autori oſſerva un dotto Giureconſulto (b).
mine Diſcendenti da Maſchi premorti al (1o) Perfetta eguaglianza ec. Queſta deb
comune Aſcendente debbono avere parti be aver luogo quand'anche ſi ſia fatta la di
eguali nella Eredità dell' Avo, il che viſione del Comune Aſcendente, e naſca
reſta eſemplificato nel ſecondo Caſo ſopra un Figlio o Figli, dee pure aver luogo a
eſpoſto. Queſta ſpiegazione è appoggiata benefizio de' Poſtumi , come ſi è già det
alla pratica del Foro, e alla conſuetudine to, e come più individualmente diſpongono
di decidere, come prova diffuſamente il gli Statuti 3o7. e 3o8.
Biumi (a), il quale adduce una deciſione Tre coſe ſi debbono qui notare per ul
del Senato in cauſa Modrona. timo diligentemente. La prima che queſta
(7) Nelle Femmine Diſcendenti ec. Non Legge di perfetta eguaglianza, proibitiva di
eſiſtendo Maſchi (da quali per Legge già migliorare la condizione de' Diſcendenti non
ſtabilita ſono eſcluſe le Femmine dalla ſuc ſi eſtende oltre i Diſcendenti del primo e del
ceſſione) ſi fa luogo alle Femmine Diſcenſecondo grado, perchè a queſti compete di
denti, e tra queſte pure debbe il comune ragion naturale il primo luogo e diritto di
Aſcendente oſſervare la Legge della egua ſuccedere egualmente alla eredità del Padre
glianza, come ſi è eſemplificato nel terzo o dell'Avo. La ſeconda, che non ſi eſtende
Caſo. -
agli Aſcendenti per linea Femminina, v. g
(8) A ſoli Maſchi ec. Per non replicare i all'Avo Materno; il che oltre l'autorità
inutilmente, veggaſi il quarto Caſo fopra de Dottori, ſi conferma con varie deciſioni
eſpoſto. del Senato, e particolarmente di una de
(9) Che ſe accaderà ec. Accadendo che i 1o. Dicembre 1612. in caſo di primogeni
dal comune Aſcendente Padre ed Avo ve tura coſtituita a favore del Diſcendenti della
niſſe per qualche maniera migliorata o per Marcheſa Livia Caſtalda. Lo ſteſſo fu de
diſpoſizione tra vivi, o per ultima volontà ciſo a 12. Agoſto 1726. in cauſa vertente
o direttamente, o indirettamente la cendi tra Raimondo Delfinone e Giovanni Magi
zione o de Figli, o de Nipoti ( che Abia ſtretti Fratelli Uterini e figli di Marina Ce
tici con altro nome ſi chiamano) più degli riana. Si trattava in quella cauſa della va
uni, che degli altri, contro il diſpoſto da lidità dell'aumento dotaie fatto da Giovanni
queſti Statuti, quel Figlio o Nipote che l Ceriano Padre di detta Marina in occaſione
del

(a) Conſ. 262. Vol. 3. l(l) Caſtiſ. de meliorat-bon-lib.2.cap.13 n.zr


Vol. 1. St. 3o6-3 1 1. I 43
del di lei ſecondo Maritaggio con Marco perchè detta Luigia aveva nel ſuo teſtamen
Delfinone, col patto che quella porzione to preterito Bernardo ſuo Nipote allora
di Dote, che le era ſtata accreſciuta a con vivente, e Padre del mentovato Gio: Ba
templazione di queſte ſeconde Nozze do tiſta Erede univerſale, il quale non aveva
veſſe alla morte di detta Marina cedere tutta riclamato, nè impugnato un tal teſtamen
a vantaggio di detto Marco o de di lui to; onde coll'iſtituire che fece la detta Lui
Figlj. Morì Giovanni Ceriano, morì pure gia erede univerſale detto ſuo Pronipote
la di lui Figlia Marina, laſciando un figlio Gio. Batiſta, ed avendo preterito il di lui
avuto dalle ſeconde Nozze per nome Rai Padre Bernardo, gli venne a dare il pri
mondo. Venuto il caſo della diviſione della mo grado di ſucceſſione, e perciò ſi doveva
dote e della eredità di detta Marina, fu di oſſervare l'eguaglianza tra i Fratelli pure
ſputato ſopra la validità della diſpoſizione di detto Gio: Batiſta, a quali competeva
o patto ſuddetto, impugnandone la ſuſſi lo ſteſſo grado e diritto di ſuccedere.
ſtenza Giovanni Magiſtretti Figlio del pri La terza finalmente che queſta Legge proi
mo Matrimonio e allegando che ammetten bitiva della predilezione o ſia di poter mi
doſi a favore di Raimondo Fratello Uterino gliorare la condizione de' Diſcendenti non
la prededuzione di quella parte di Dote, cade ſopra que Beni che ſono ſituati in
che era ſtata accreſciuta dall'Avo Materno, altre Città e Provincie fuori del noſtro Du
veniva a migliorarſi la condizione di Raj cato quando dagli Statuti particolari di altre
mondo, contro la diſpoſizione degli Statuti. Città, come lo è in fatti, ſia conceduta agli
Il Senato però deciſe che foſſe valido il Aſcendenti queſta facoltà di poter predili
mentovato patto, e che vi foſſe luogo alla gere più l'uno, che l'altro de' Diſcendenti.
prededuzione addomandata dal Delfinone. Il Radanaſco riferiſce che così ha più volte
In altro caſo diverſo il Senato deciſe con i deciſo il Senato (a), e lo ſteſſo Autore dice
ſuo voto de 4. Settembre 1671., che la Dote che anche i Foreſtieri, o ſia i non Sud
e l'Eredità di Luigia Puſterla ſi doveſſe per diti ſono compreſi in queſta Legge Statu
eguale porzione dividere tra i Fratelli di taria riſpetto a quel Beni che poſſeggono
Gio: Batiſta Pronipote iſtituito erede dalla in Ducato, ſiccome anche i Cittadini creati
Prozia. La ragione di queſta deciſione fu per privilegio (b). -

Ei due Statuti che ſieguono per ordine numerico 31o. e 31 1.


non accade far la traduzione, baſti riferirne in compendio
il contenuto: in vigore di eſſi le Donne che ſi maritano fuori della
Giu

(a) Conſ 17. n. 4o. l (b) Conſ. 91.

l
I 44 Vol. 1. St. 31o-3 12.
2iuriſdizione del Comune di Milano (*) vengono private dalla ſucceſ
ione alle Eredità tanto inteſtate, quanto teſtamentarie, con alcune
modificazioni però ivi eſpreſſe.
A N N O T.

Se per quelle parole (*) Fuori della Giu Chiari morta nel Monaſtero della Madda
riſdizione del Comune di Milano, ſi vuole lena in queſta Città di Milano. Concor
intendere il Ducato in ſenſo degli Statuti; rendo per una parte alla Eredità la Madre
una tal diſpoſizione non è in oggi atten di queſta Regina la Marcheſa Druſilla paſ.
dibile; ſe poi ſi voglia intendere di quelle ſata a ſeconde Nozze col Marcheſe Guer
Donne che ſi maritano co' non Sudditi, rieri Mantovano e per l'altra la Zia Pa
la ſuddetta diſpoſizione avrà il ſuo luogo ; terna; il Senato deciſe che a queſta ſeconda
in propoſito di che io addurrò una deciſione ſpettaſſe l'Eredità in queſtione.
del Senato del 14 Marzo 1685. in cauſa Ma di queſto ſi dirà nell' ultima Rubri
di ſucceſſione alla Eredità di certa Regina ca che chiude il ſecondo Volume.

RUBRICA GEN E R A L E
DEGLI ALIMENTI, DE' TUTORI E CURATORI.

Della preſtazione degli Alimenti dovuta


alla Moglie del Defunto Marito.
(312) C A P. C CC XIII.

SI MULI E R & c.

Si la Vedova non avrà del ſuo con che poſſa ſufficientemente


alimentarti , dovrà eſſere alimentata (*) co' Beni del defunto
Marito, e a miſura delle Soſtanze laſciate dal Marito, benchè r

non foſſe ſtata dotata. Sarà parimente alimentata co' Beni del
defunto Marito quand'anche abbia la Dote , ſempre che non l'ab
bia conſeguita unitamente alle altre coſe che il Marito le avrà la
ſciato ſpontaneamente, e ſempre che perſiſta nello Stato vi",
ſi do
Vol. 1. St. 312. I 45
ſi dovranno però computare i redditi che la Vedova aveſſe prove
nienti da Beni ſuoi propri, e da Soſtanze non dotali.
A N N O T.

(*) Alimentata. Siccome in vigore dello E ſe i Beni del defunto Marito foſſero
Statuto 296. poſto ſotto la Rubr. Gen. delle confiſcati, non v'è dubbio che la Vedova
Succeſſioni ab inteſtato, la Vedova reſta potrà ripeterli dal medeſimo Fiſco, il quale
eſcluſa dalla ragione di addimandare la eſſendo in luogo di Erede ſarà tenuto a
quarta, la qual ragione a lei competerebbe preſtarglieli.
in forza delle Leggi Comuni, e a tenore Quattro coſe ſi poſſono notare per la
dell' Autentica (a), così pel preſente Sta pratica 1.o che ſpetta alla Vedova il provare
tuto in iſconto di detta quarta parte dell' in queſtione, ch'ella non abbia d'altronde
Eredità del defunto Marito, è provveduta con che ſufficientemente alimentarſi, avuta
di convenienti alimenti. però conſiderazione della perſonale condizio
Lo Statuto parla nel caſo, in cui la Don ne, e delle circoſtanze: 2.o che la Vedova dee
na ſia reſtata Vedova del Marito, e non dopo l'anno dalla morte del Marito inter
abbia laſciati Figli di quel Matrimonio, pellare i di lui Eredi, altrimenti verrebbe
nel qual caſo obbliga gli Eredi alla preſta a pregiudicarſi nella ragione, che in vigo
zione degli alimenti a miſura delle facoltà re dello Statuto le compete pel conſegui
laſciate dal defunto Marito. Nel caſo che mento degli alimenti. 3.o che dimandando
abbia laſciati Figli dee la Madre Vedova e ricevendo gli alimenti dagli Eredi del
eſſere da queſti alimentata, come preſcrivono Marito, non perde perciò le ragioni della
tutte le Leggi Naturali e Civili, Cano ſua Dote o numerata o confeſſata ch'ella
niche e Divine. Sotto il nome generico di ſia: 4.o che ſe la Vedova ricercherà, e ſpon
Alimenti ſono compreſi il vitto, il veſtito taneamente riceverà dagli Eredi del Marito
e l'abitazione. Che ſe la Vedova foſſe ali la Dote, e queſta ſia tale che co i frutti
mentata da ſuoi Parenti, cioè dal Padre poſſa decentemente vivere e alimentarſi, in
o da Fratelli, non perciò gli Eredi del tal caſo non avrà luogo la diſpoſizione del
defunto Marito ſaranno liberati dall'obbli preſente Statuto.
go di alimentarla a norma dello Statuto, l

Degli
(a) Pratereà C. undè Vir, C Uxor.
I 46 -

Degli Alimenti da preſtarſi agli Aſcendenti


del Defunto.

(313) C A P. CCCXIII.
gUILIBET FIAE RES & c.

Q" Erede o per Teſtamento ovvero ab inteſtato ſarà


tenuto a preſtare gli alimenti ſufficienti (1) a ciaſcuno Aſcen
dente del Defunto, ſe queſti non avrà altronde con che ali
mentarſi ; a riſerva però della Madre dell' Avola o Proavola, od
altra Femmina, la quale dopo la morte di quel Defunto ſia paſſata
alle ſeconde Nozze (2).
A N N O T A Z I O N I.

(1) Alimenti ſufficienti ec. In dubbio mine eſpreſſe ivi. La ragione ſi è perchè
dovranno eſſere taſſati dal Giudice; avuta lo Statuto ſuppone ch'eſſe ſiano ſtate dotate,
conſiderazione alla qualità delle Perſone coſicchè nel caſo delle ſeconde Nozze do
e alla quantità del Patrimonio ; e ciò ſi vranno gli Eredi reſtituire la Dote, e l'ac
dee ritenere per regola generale in tutti creſcimento Dotale, o con altro nome più
que caſi, in cui gli Statuti parlano della uſitato la Contraddote; e durante la mora
preſtazione degli alimenti. della detta reſtituzione ſaranno gli Eredi
(2) Alle ſeconde Nozze. Lo Statuto 3o3. obbligati a pagare l'intereſſe della ſomma
poſto ſotto l'antecedente Rubrica priva della capitale Dotalizia; queſto intereſſe, ſecondo
ragione dell'uſufrutto la Vedova che paſſa la pratica, corre in ragione del cinque per
alle ſeconde Nozze; il preſente priva an CentO •
che della ragione degli alimenti le Fem

Degli
I47
Degli Alimenti dovuti alle Femmine, che ſono ſtate
eſcluſe dalla Succeſſione.

(314) C A P. CCCXIV.

ILLE QUI Ex FORMA &c.


Olui, il quale in vigore delle noſtre Leggi Municipali eſclude
alcuno od alcuna dalla Succeſſione, alla quale di ragion co
mune (*) ſarebbono ammeſſi, ſarà tenuto ad alimentare le
Perſone eſcluſe, ſe queſte non avranno d'altronde con che alimen
tarſi, ſecondo la facoltà del Patrimonio e la qualità delle Perſone.
A N N O T.

II preſente Statuto è in ſoſtanza una mera | ferenza del ſeſſo (come abbiamo dal Co
ripetizione di quanto è già ſtato diſpoſto dice di Giuſtiniano) vengono indiſtintamente
negli antecedenti Statuti regiſtrati ſotto la | ammeſſi tanto i Maſchi, che le Femmine
Rubr. Gen. delle Succeſſioni ab inteſtato slalle Succeſſioni, come ſi è detto altrove ;
onde per queſto capo pecca di ſuperfluità - ma in vigore del noſtro Gius Municipale
(*) Di ragion comune. Nel GiusRomano, vengono preferiti i Maſchi alle Femmine,
che per la ſua eccellenza diceſi anco il Giusi per la conſervazione de Beni nella Agna
e ragion comune, eſſendo ſtata tolta la dif | zione.

Degli Alimenti coſtituiti dal Marito


alla Moglie.
(315) C A P. CCCXV.
SI UXOR A LI CUI U S & c.

E il Marito nell' ultima ſua volontà avrà coſtituita la Moglie


Padrona e Amminiſtratrice (1), ed Uſufruttuaria (2), o Padrona
ſemplicemente, o ſoltanto Uſufruttuaria, o ſoltanto Ammini
ſtratrice, o alternativamente, in caſo che eſiſtano Diſcendenti legit
T 2 timi
-

148 Vol. 1. St. 315.


timi di quello o d'altro Matrimonio, in vigore di tale diſpoſizione
avrà la Moglie la ſola ragione degli Alimenti, ſecondo la ſua con
dizione, e le facoltà ad arbitrio del Giudice.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Padrona e Amminiſtratrice. Nel Te facoltà di godere della proprietà e del bene
ſto latino leggeſi Dominam & Maſſariam , ſtabile, è differente dall'uſo, perchè chi ha
ſembra che corriſpondano quelle parole uſ facoltà di godere, ed è legittimamente ed
tate: Donna e Madonna. aſſolutamente Uſufruttuario di qualche fondo,
(2) Ed Uſufruttuaria. Viene l'Uſufrut può vendere ed alienare a ſuo beneplacito
to definito dalle Leggi, che importi un di tutti i frutti provenienti dal fondo ; all'
ritto di godere dei frutti provenienti da oppoſto l'Uſuario o ſia colui, il quale ha
Beni di ragione e di proprietà altrui, laſcian diritto dell'uſo ſolamente , ſi può ſervire
do ſempre in buono ſtato la ſoſtanza di eſſi dei frutti meramente pel ſuo biſogno e della
Beni (a). Sopra queſta definizione dell'Uſu famiglia, eſſendo (rigoroſamente parlando)
frutto, che ſi conſidera da Leggiſti per una obbligato a conſegnare al Padrone della
ſervitù, per cui uno ſtabile è ſoggetto alla proprietà quelli, che ſopravanzano (e).
Perſona,» ſi debbono ſpiegare
-so
eſattamente i Ora venendo alla ſpiegazione di quelle
le eſpreſſioni contenute nel Teſto latino parole rebus alienis eſpreſſe nella Legge,
della Legge per bene intenderne il ſignifi vogliono queſte ſignificare, che l'Uſufrut
CatO . tuario, è Padrone ſolamente dei frutti della
Primieramente ſi dichiara, che l'Uſufrut proprietà, e queſta appartiene ad altra Per
tuario abbia la facoltà di ſervirſi della pro ſona; onde ne riſulta che ad uno appartiene
prietà, della quale ſi debbe intendere che ſia il fondo nella proprietà, e ad un altro ap
ſtato coſtituito Uſufruttuario: cioè, utendi, partiene l'Uſufrutto del fondo medeſimo (d).
e ciò per dinotare la differenza, che paſſa Quanto al reſtante della definizione, cioè
tra queſti e le Perſone, che ricevono robe a quelle parole ſalva rerum ſubſtantia, ſi
in pegno, le quali non poſſono di quelle dee ritenere, che l'Uſufruttuario ha bensì
ſervirſi, nè farne uſo ſenza il conſenſo del un aſſoluto dominio di ſervirſi e di godere
Padrone, che loro ha affidata la roba (b). della proprietà, in maniera però che non
Può l'Uſufruttuario liberamente godere, venga deteriorata, altrimenti ſarebbe l'Uſu
che tanto importa la parola fruendi, e queſta fruttuario tenuto al riſarcimento.
Poſ.

Ca) Uſusfruttus ei jus utendi & fruendi, (b) L. 1. & 2. c. de pign. att.
-

rebus alienis, ſalva rerum ſubſtantia . (c) L. per Servum S. 1. ff eodem.


-

Text. in l. 1. & z. ff de uſufr. l (d) L. reciè dicimus ff de verb. ſignifi


-
Vol. 1. St. 315: I 49
Poſſono cadere varie queſtioni tra l'Uſu- l'Uſufrutto ſia molto pingue e che il peſo
fruttuario e l'Erede univerſale iſtituito , comodamente ſi poſſa ſopportare dall'Uſu
oſſia il Proprietario, particolarmente ſopra fruttuario; o che il Diſponente non abbia
i peſi, a cui ſono ſoggetti i fondi. Sopra veroſimilmente voluto l'alienazione o la
di che ſi dee ritenere la diſtinzione , o diminuzione del Capitale (5).
queſti peſi ſono annui v. g. Cenſi, Canoni, E' dalla Legge obbligato l'Uſufruttuario
Decime, Livelli ec., e queſti ſpettano ſen di dare la ſicurtà di godere del beni, di cui
za dubbio all'Uſufruttuario, perchè hanno abbia l'Uſufrutto, a maniera di buon Pa
la natura di frutti paſſivi, e queſti ſi deb dre di Famiglia, conſervando nel ſuo buon
bono pagare co frutti attivi, che ogni eſſere la proprietà, in quel modo che i
anno ſi ricavano dalla proprietà (a), poichè buoni e diligenti Padri di Famiglia godo
l'Uſufrutto della proprietà s'intende laſciato no, e coltivano i loro beni per la loro
in quel di più che avanza nel modo che ſucceſſiva conſervazione (c).
ſono i Beneficiati e i Rettori della Chieſa. Queſta ſicurtà viene dalla Legge ſtimata
Ma ſe ſaranno peſi, che abbiano la natura neceſſaria, a ſegno che (ſecondo l'opinione
di Capitali, queſti ſpettano all' Erede iſti forſe più ricevuta in pratica) neppure lo
tuito, benchè il pagamento per comodità ſteſſo Diſponente, il quale laſcia l'Uſufrut
fi ſia diviſo in più tempi e rate. to, poſſa diſpenſarne l'Uſufruttuario ; ſic
La predetta diſtinzione però viene limi chè una tale diſpenſa o rimeſſione della Si
tata dalla contraria volontà del Diſponen curtà porti ſolamente qualche moderazione
te, o ſia di chi ha coſtituito l'Uſufrutto, equitativa dell' obbligo rigoroſo e ſtretto
non ſolamente quando ſia eſpreſſa, ma an di darla con piena ſicurezza; maggiormente
cora quando ſia tacita, e che riſulti dalle quando ſi tratti di Beni mobili o ſemoventi,
circoſtanze e dalle conghietture ; poſciachè od anche di Stabili ſoggetti a notabile de
ſe il peſo foſſe grande e aſſorbiſſe tutto il terioramento.
frutto o la maggior parte di eſſo, in ma Queſta opinione però, la qual nega tale
niera che, avuta conſiderazione alla qualità libertà, e facoltà nel Diſponente (per giu
dell' Uſufruttuario, la diſpoſizione veniſſe dizio di alcuni Dottori ) dee conſiderarſi
a divenire inutile e fruſtranea, onde non ne della medeſima qualità e natura di quell'
riſultaſſe quell'effetto e quel fine, che ve altra facoltà del Teſtatori di liberare i Tu
roſimilmente ſi è voluto, e inteſo dall' In tori e gli Amminiſtratori dal rendimento
ftitutore dell'Uſufrutto; in tal caſo il peſo, del conti. Dicono eſſi che la volontà di
che abbia natura di proprietà, non toccherà chi diſpone non ſi dee attendere riguardo
all'Uſufruttuario ; diverſamente, quando ad una tale liberazione del conti di ammi
niſtra

(a) Card. de Luca nel Trattato della ſervitù (b) ff de Uſufruct quemad. quis utatur.
miſta, 6 L. ſi domus f eodem. -(c) L. I • & tot. tit.ff. de Uſufruel.
“ 15o Vol. 1. St. 315.
niſtrazione, quando ne poſſa naſcere quell' ſcurata; o che il non averla data a tempo
inconveniente conſiderato dalla Legge, cioè ſi poſſa aſcrivere a ſua colpa poſitiva; non
il rimettere il dolo de futuro, e così in già quando, trattandoſi particolarmente di
vitare a far delitto per la ſicurezza di non Perſone idiote , alle quali ſono del tutto
averne il gaſtigo; il che non ſoffre il pub ignote le ſottigliezze legali, ſi ſia operato i
blico bene. Onde (ſecluſa queſta ragione con qualche buona fede (a).
e motivo) non ſi capiſce per qual cauſa Potendo anche accadere, che per qual
un Teſtatore, il quale poteva laſciare la che motivo la Sicurtà idonea non ſi trovi,
ſua roba all'Uſufruttuario anche nella pro e che per la qualità della Perſona, la quale
prietà, e con piena ragione, non poſſa abbia il diritto dell'Uſufrutto, poſſa aver
laſciargli l'Uſufrutto, con liberarlo dal peſo luogo un dubbio ragionevole ſopra la dete
della Sicurtà, obbligandolo ſoltanto, finito riorazione per la mala coltura: in tal caſo
l'Uſufrutto, alla reſtituzione di quello che potrà il Giudice prudente rimediarvi con
potrà, e che gli reſterà, nella maniera che buoni eſpedienti di provvidenza, per eſem
ſi dice nel Libro decimo de' Fedecommeſſi, pio, o col dare a Perſona ſicura, e diligen
che al Fedecommettente non è vietato (ſe te, od anche allo ſteſſo Proprietario in afe
così gli piace) di gravare il Fedecommeſ fitto, o in amminiſtrazione i Beni, ſu di cui
ſario alla reſtituzione di quel ſolo, che gli cade l'Uſufrutto medeſimo; provvedendoſi
reſterà e ſi troverà in eſſere nel tempo della così all'indennità degli uni e degli altri.
ſua morte. Se l'Uſufrutto o per Teſtamento, o per
Egli è da ſaperſi che l'Uſufruttuario non Codicillo, o per altra diſpoſizione veniſſe
può fare ſuoi i frutti, ſe non dopo che ab laſciato a perſona ſotto alcune condizioni,
bia data la ſicurtà; anzi quei Giuriſti, che l'inoſſervanza di queſte porta di ſua natura
ſi attengono al rigore delle Leggi, e quegli la caducità con l'obbligo di reſtituire tutto
Scolaſtici, che vogliono decidere col ſenſo quello che ſia percetto.
letterale, e ſtretto delle medeſime, ſoſten Ciò accade per lo più in quelle diſpoſi
gono, che ſe l'Uſufruttuario aveſſe goduto zioni, che ſi fanno da Mariti a favore
l'Uſufrutto ſenza aver data prima la Sicur delle loro Mogli , ſotto la condizione di
tà, ſia obbligato a reſtituire il tutto; tut dovere ſtare nello ſtato Vedovile; in tal
|
tavia i Tribunali giudizioſi e diſcreti non caſo quando la predetta condizione ſia tal
ammettono queſto rigore, ſe non quando mente ne ſuoi termini concepita ed eſpreſſa,
ſi poſſa dire che l'Uſufruttuario ſia ſtato che contravvenendo porti ſeco la reſtitu
in una vera mala fede ; che ſia ſtato in | zione del frutti percetti, ne ſiegue che oltre
terpellato a dare la Sicurtà, e l'abbia tra- I la detta Sicurtà, che generalmente, come
ſi è

(a) Il Cardinal de Luca nel Trattato della | Uſufrutt. & quemad. quis utat.
ſervitù dell' Uſufrutto, C f. eodem de
Vol. 1. St. 3 15. I5I
ſi è ſtabilito di ſopra, ſi deve dare dagli coſtanze particolari del caſo, del quale ſi
Uſufruttuari, ſi richiede in oltre quell' al tratta, cioè dalla qualità delle Perſone,
tra ſicurtà, che da Giuriſti ſi chiama Mu dalla maggiore o minore dilezione ed af
ziana, così detta dal nome del Conſole fetto (parlando in generale) verſo il Le-,
o Tribuno, dal quale al tempo de' Romani gatario, che verſo l'Erede, o all'oppoſto;
( delle cui Leggi ci vagliamo noi pure) fu dall'uſo anche e coſtume più frequente del
promulgata: cioè di non paſſare alle ſeconde Paeſe e dalle altre circoſtanze.
Nozze, o in altro modo di non contrav E' da ſaperſi, che morto il Marito, la
venire alle condizioni preſcritte, e in caſo ragion comune diſpone, che la Moglie ſin
di contravvenzione reſtituire tutto quello tanto che non principia a godere dell'uſu
che ſia ſtato ricevuto (a). frutto debb'eſſere alimentata ne'e de Beni
In propoſito di queſte diſpoſizioni di Uſu Ereditari, come ſoſtiene il Baldo (b) ed altri
frutto , che dai Mariti ſi ſogliono fare a Dottori riferiti e ſeguitati dal Peregrin. (c),
favore delle loro Mogli, laſciandole Don ove così parla. » In ſecondo luogo ſi dee
ne e Madonne, e Uſufruttuarie, ſe vi ſa » avvertire che la Signora Iſabella (nome
ranno Figli di quello o d'altro Matrimonio » della Vedova uſufruttuaria) dopo la morte
(cioè della prima Moglie), è da notarſi » del Marito, fino a tanto che cominci a
che il preſente Statuto vuole e dichiara che » uſufruttuare della metà di tutti i Beni,
tali diſpoſizioni non importino un vero e » trattaſi nel caſo del Peregrino di un
formale Uſufrutto (di cui qui ſi è preſo a , uſufrutto riſtretto alla metà de' Beni Ere
trattare), ma che ſi debbano riſolvere negli , ditarj, debb'eſſere onorevolmente alimen
Alimenti; con qualche maggiore prerogati » tata co i Beni Ereditari, ſecondo la de
va però (ſoggiungono i Leggiſti) di quello che , ciſione del Baldo nella Legge finale....
abbia un ſemalice Alimentario, e (com'eſſi » onde debb'eſſere onorevolmente alimentata
dicono), con una preminenza Dominicale , colla metà del frutti ; e ſe queſti non
in caſa, che a mio giudizio vuol dire quel , baſtano (il che non è credibile), il
trattamento e continuazione di Stato ch'ella , Sig. Gio: Battiſta, queſti era l'Erede iſti
godeva in vita del Marito. Su di ciò (com'è » tuito, ſarà tenuto a ſupplire.
per altro di pratica e di conſuetudine) quan Dee adunque l'Uſufruttuaria ſino alla per
do venga dal Notajo ſpiegata la volontà cezione del nuovi, eſſere alimentata co frutti
e l'intenzione del Marito, non vi è molta ritrovati nella Eredità, anzi queſti non ba
difficoltà; ma in dubbio dipende la deciſione ſtando, il ſoprappiù dovrà ſomminiſtrarſi
dalla quantità e qualità dalle conghietture dall' Erede. Ritenuta per tanto l'obbliga
e dagli argomenti, e ſopra tutto dalle cir zione degli Alimenti a favore della Vedova
Uſu

(a) Il Cardinal de Luca ivi. Ariaſ Pinel.Surd. de alim. tit. 1.q.44.n. 11.
(b) Bald. in L.fin. C. de Bon. Mater. & ibi (c) Conſ. 65. n. 14. T. 3. -
I 52 - Vol. 1. St. 315.
Uſufruttuaria, fino a tanto che ſi faccia luo tenuto a fare l'Inventario; e queſto ſecondo,
go al godimento dell'Uſufrutto laſciatogli inſegnano i Dottori (c), ſi dee fare a nor
dal Marito, non dee per conſeguenza eſe ma delle ſolennità preſcritte dalla Legge
ſere obbligata a compenſare detti alimenti finale (d), ſe non venga rimeſſo dal Teſta
agli Eredi, ceſſata la ragione dell'Uſufrutto. tore; ed il teſto ſtabiliſce apertamente, che
Queſti Alimenti ſi debbono preſtare alla a detto Inventario ſi debba metter mano
Vedova nella maniera che ſoleva il Marito, e intraprenderſi dentro i trenta giorni dopo
come inſegna la Legge (a). Circa poi al adita l'Eredità, e perfezionarſi poi in altri
tempo, ſe l'Alimentario abita con l'Erede due meſi, quando la ſoſtanza del Defunto
obbligato agli Alimenti, queſti ſi paſſano ſia o dove abitano gli Eredi, o poco ri-.
dietim, cioè alla giornata quanto al cibo mota; ed eſſendo la medeſima o la di lei
ed alle coſe ſpettanti al Vitto; le Veſti maggior parte in diſtanza, vien conceduto
menta al principio di ogni riſpettiva ſta un anno intero dalla morte del Teſtatore
gione, ſe vive ſeparatamente. Riſpetto a in avanti alla conſumazione e perfezione
cibi ed a quelle coſe, che ricevono ſepara dell' Inventario.
zione e diviſione, e ſi poſſono conſervare Dove è da notarſi, che riſpetto all'Uſu
v. g. frumento, vino, olio, legna e coſe fruttuario il ſopraddeſcritto termine dee de
ſimili, ſi debbono corriſpondere di meſe in correre non ſubito, ma bensì dal giorno
meſe, e quelle che non ſi conſervano, di del preſo poſſeſſo in avanti; perchè l'Uſu
giorno in giorno ; quando gli Alimenti ſi fruttuario non è obbligato a dare la Sicurtà
paſſino in natura, e conſiſtendo in denaro voluta dal Gius Comune, nè a fare l'In
effettivo, di meſe in meſe o d'anno in anno. ventario ſino a tanto che non ſia entrato
La pratica però del giudicare è ogni tri al poſſeſſo de Beni concedutigli in uſufrut
meſtre o quadrimeſtre, come inſegna il Boſ to, ſecondo la tradizione del Dottori (e).
fio, ove largamente diſcorre di queſta ma Che ſe il ritardo della compilazione dell'
teria (b). Inventario proveniſſe dagli Eredi, e loro foſſe
Si è ſtabilito di ſopra che l'Uſufruttua imputabile, non potrà in alcun modo nuo
rio è, regolarmente parlando, obbligato a cere all'Uſufruttuario, ſecondo le notiſſime
dare la ſicurtà ; ora dee ſaperſi, che per regole di ragione (f) e ne preciſi ter
la ſteſſa ragione qualunque Uſufruttuario è mini, quando non iſtà per l'Uſufruttuario,
ma

(a) L. cum alimenta f. de alim. & lib. leg. (e) Cavalcan. cit. tit. n. 142. Socin. Conſ. 128.
& in L. ſi sui f. de ann. legat. n. 1. Col. pen. vol. 3. Gozadin. Conſ. 91.
(b) Boſs. de aliment. obligat. Cap. 12. per tot. & 95.
(c) Borgnin. Cavalcan. in ſuo Trattatu de (f) Alteri per alterum non debet iniqua
Uſufruct. Mulieri relitto. Conditio inferri. Culpa ſuos debet tenere
(d) L. fin. C. de Jur. delib. Auttores.
Vol. 1. St. 315. I 53
ma per l'Erede, che non ſi faccia quanto regola, eſſendo termini correlativi, ne quali
è dovuto, in tal caſo, che non debba l'ina milita la ſteſſa diſpoſizione (c).
dempimento, o ſia ritardo, apportare all' L'eſperienza ci dimoſtra, che tra gli Uſu
Uſufruttuario alcun pregiudizio, lo ſoſtiene fruttuari e i Proprietari, o tra gli Eredi
fra gli altri il citato Autore (a). di queſti, e gli Eredi di quelli, accadono
Il carico di fare l'Inventario viene co molte queſtioni e alterchi. Per bene illu
munemente da Leggiſti addoſſato all'Uſu minarſi ſu di queſta materia importante
fluttuario, non già agli Eredi, i quali e pratica, conviene diſtinguere due diverſi
però, ſiccome quelli, che vi hanno inte tempi, a cui ſi riducono tutte le que
reſſe, è giuſto che ſiano preſenti alla di ſtioni; cioè al tempo, in cui vive l'Uſu
lui coſtruzione, ſecondo anche ſi ricava fruttuario, e al tempo della di lui mor
dal teſto della legge finale (b) , le di cui te, che fa ceſſare l'uſufrutto . Ciò rite
ſolennità , come ſi è già di ſopra avver nuto, conviene ricordare quella definizio
tito, devono oſſervarſi nel detto Inventa ne legale, che abbiamo addotta ſul prin
rio. E ſiccome è conceſſo all' Erede iſti cipio; cioè che l'uſufrutto ſia un diritto
tuito, allorchè l'Uſufruttuario è negligente di uſare e godere del frutti provenienti da
nell'adempiere l'obbligo legale, che gli beni di ragione e proprietà altrui, ſalva
aſpetta per la formazione dell'Inventario, però ſempre la ſoſtanza ; e riflettere che
e la preſtazione della ſicurtà, di ricorrere il Teſto nella Legge decima, che tratta
al Giudice, acciò interlocutoriamente or dell'uſufrutto, e del modo di godere di
dini l'eſecuzione delle premeſſe coſe, ſe eſſo, ſi ſerve in primo luogo della clauſula:
condo diſpongono le leggi (lo che non boni viri arbitratù, val' a dire, che l'Uſu
eſeguendoſi dall' Uſufruttuario, viene que fruttuario dee godere dell'uſufrutto sì, ma
ſti a perdere i frutti); così del pari quando ad arbitrio di uomo dabbene, e poco dopo,
gli Eredi avviſati amichevolmente per l'in cambiata la fraſe, ſi ſerve di un altro ter
tervento alla formazione dell'Inventario, mine, e dice: quaſi bonum Patrem fami
vadano differendo oltre i termini del giuſto lias, cioè che l'Uſufruttuario dee fare nell'
e del dovere, può beniſſimo in tal caſo uſufrutto ciò che fa in ſua caſa e nelle coſe
l'Uſufruttuario, o l'Uſufruttuaria implo ſue un diligente Padre di famiglia; da che
rare l'uficio ed autorità del Giudice, per s'inferiſce, che la clauſula : boni viri ar
coſtringerli a comparire, per la ragione bitratù, ſignifica del tutto lo ſteſſo che la
che non debbono e l'Erede, e l'Uſufrut clauſula : quaſi bonum Patrem familias ,
tuario eſſere tra loro giudicati con diverſa e di fatti, ſi oſſerva che i Dottori per iſpie
U gare

(a) Cavalcan. cit. tit. de uſufructu mulieri igitur.


telicto n. 152. (c) Dec. in l. ſicut bonis n. 9. 6 ſeq. C. de
(b) L. final Cad de jur delib. S. cal in jus vocande.
I 54 Vol. 1. St. 315.
gare la prima ſi ſervono della ſeconda fraſe, incendio, che pregiudicaſſe la Caſa . Che
come fra gli altri ſi può vedere preſſo del ſe il pregiudizio e il deterioramento acca
Capicio nella ſua Conſultazione 112. alle deſſe con il concorſo e colpa dell' Uſufrut
parole arbitrio boni viri; cioè, dice queſt' tuario, dovrà egli riſarcire il danno, e non
Autore, che l'Uſufruttuario non deteriori ſolamente quando la colpa ſia poſitiva, per
per ſua colpa la coſa, e faccia tutto quello cagion d'eſempio, col tagliare alberi, di
(intendi riſpetto all'uſufrutto) che può fare ſtruggere edifizi, e cagionare altri danni;
un diligente Padre di famiglia. Tanto adun ma ancora quando proveniſſe da negligenza,
que nel caſo che ſi adoperi la prima fraſe, cioè col non fare quello ch' è ſolito farſi
quanto ſi uſi della ſeconda, non mai ſi dee da un diligente Padre di famiglia ne ſuoi
intendere che venga a ſcemarſi , o a cre Fondi e Terreni per conſervarli in buon
ſcere quella obbligazione legale, che ha ſtato e fruttiferi, cioè col ſurrogare e piantare
un Uſufruttuario nell'uſo e godimento dell' alberi e viti, che mancano, o s'invecchia
uſufrutto. no, e col fare le colture ſolite e neceſſarie
Ciò premeſſo e ritenuto, ſi deve per fon per mantenere i Poderi nel loro eſſere.
damento e maſſima generale ſtabilire, che Non è da traſcurarſi in queſto propoſito
tutto ciò che dall' Uſufruttuario ſi faccia, l'eſame ſu di un punto particolare : eſſo
o ſi ometta di fare, che non farebbe , o riguarda le piante, che ſono la dote de Fon
non ometterebbe di fare un diligente Padre di. E' neceſſario ſapere qual uſo e ragione
di famiglia, tutto ciò, dico, ripugna alla abbia in vigore delle leggi l'Uſufruttuario
legge e alla natura legale dell'uſufrutto. ſopra di eſſe.
Riſpetto adunque al tempo, in cui vive Le piante morte, durante l'uſufrutto,
l'Uſufruttuario, vengono in primo luogo appartengono all'Uſufruttuario, con l'ob
a conſiderarſi i Beni ſtabili, ſiano eſſi bligo di ſoſtituirne altre in luogo di eſſe;
Fondi ruſtici , o Fondi urbani , ſu di cui così apertamente decide la Legge (a). Se
cade l'uſufrutto. Riſpetto dunque a que poi ſono piante, che o per l'antichità e vec
ſti non può l'Uſufruttuario deteriorarli , chiezza, o per ſimile altro caſo occulte
altrimente ſarà tenuto a danni e al riſar vengono a poco a poco a decadere, appar
cimento, a riſerva che una tale deteriora tengono anche queſte all' Uſufruttuario,
zione proveniſſe da caſo impenſato, e ſenza il quale però è tenuto in luogo di quelle
ſua colpa, per cagion d'eſempio, da inon a ſoſtituirne delle altre, º

dazione, o da corroſione del fiumi, che Se le piante veniſſero gettate da venti,


pregiudicaſſe il fondo, o da rovina, o da o da altro violento caſo atterrate, non ſono
-
queſte
(a) L. 21. ff. de uſufrutt. & quemad. quis tuende ſunt , 9 priores ad fruttuariam
utatur. Ibi: Agri uſufruttu legato in lo l pertinent. -

cum demortuarum arborum, alia ſubſti


Vol. 1. St. 315. I 55
queſte dell'Uſufruttuario, ſecondo inſegna ma ſolo può reciderne i rami . Morendo
la Legge (a), la quale concede però al me queſte ſono ſue, come ſi è già notato,
deſimo di poterſene ſervire ad uſo ſuo, e con obbligo però di piantarne delle altre.
della Villa (b). Spiega poi ivi la gloſſa Le piante poi vive, e quelle particolar
quelle parole ad uſo ſuo, e dice che all' mente, che ſi dicono piante da cima,
Uſufruttuario è lecito ſervirſi del legno quand'anche l'Uſufruttuario voleſſe ſoſti
non atto a far lavoro, ma a far fuoco, tuirne delle altre nuove, non può ta
che è quanto dire de rami, non già della gliarle, perchè ciò dalla Legge gli viene
materia, ch'è lo ſtipe, o ſia tronco, atta apertamente proibito (e); anzi l'Erede iſti
a fabbricare, ſe non in quanto dello ſtipe tuito, o ſia il Proprietario, non ſolo po
delle piante ſi voglia ſervire per le ripara trebbe farlo decadere dal comodo e benefi
zioni neceſſarie ed occorrenti alle Caſe, zio dell'uſufrutto, ſe le piante foſſero in
come riflettono i Dottori (c). Ben è vero quantità e il danno notabile ; ma ancora
però, che l'Uſufruttuario non ſarà tenuto potrebbe intentar azione per l'intereſſe con
in luogo di eſſe piante, di cui ne abbia tro dell' Uſufruttuaria.
fatto uſo come ſopra, a piantarne altre, Si dee però avvertire e notare, che qua
come definiſce la Legge (d) in queſti ter lora il taglio delle piante, che ſi trovano
mini: le piante atterrate dalla violenza ſu del Fondi, portaſſe maggior utile e pro
de turbini e venti , e non per colpa fitto, o perchè infruttifere, o perchè coll'
dell'Uſufruttuario non ſi dovranno dal me
ombra recaſſero danno notabile ai campi
deſimo ſoſtituire; ed ivi la Gloſſa alla let e ai ſeminati, e queſto taglio ſi faceſſe
tera K ne dà la ragione della differenza a fine di piantarne altre più fruttifere, ed
in queſte parole: perchè le piante atterrate utili, in tal caſo, non oſtante le coſe dette
dal caſo, non appartengono all'Uſufrut di ſopra, ſarà un tal taglio di piante le
tuario in proprietà, come ſi è detto di ſo cito all'Uſufruttuario, mentre, come dice
pra, diverſamente parlandoſi delle morte, il Teſto della Legge (f) [e può ſervire
alle quali è tenuto a farne la ſoſtituzione. di regola generale in queſta materia dell'
Dal fin qui detto ſi ricava, che le piante, uſufrutto, e però ſi dee notare diligente
ſebbene ſiano in iſtato di decadenza , non mente], il Fruttuario [ vuol dire lo ſteſſo
poſſono dall'Uſufruttuario eſſere tagliate, che Uſufruttuario J non dee pregiudicare
luſ 2 e de

(a) Gloſ. in L. Proculus S. Si arbores f. eo (d) L. Arbores 65. f. eodem.


den litt. V in verbo vento . Unde non (e) L. 12. ff eod.
ſunt Fruttuarii. (f) L. Si uſufructus 16. ff de uſufrutt.,
(b) L. Arboribus ff eodem. & quemad. quis utat. S. Sed ſi inter
(c) Alba Mandel. conſ. 55. n. 7. duos.
156 - - Vol. 1. St. 3 15.
e deteriorare la cauſa della proprietà, può ſe ſi trattaſſe di riparare con ſpeſa notabile
bene farla migliore. E più abbaſſo ripete: una rovina di una caſa, o di altro edifizio,
e ſe forſe in ciò che ha fatto di nuovo ne cagionata o da vetuſtà, o da incendio, o
venga a riſultare maggior utile e reddito da altro ſimile violento caſo, in tali cir
che nelle vigne, nei boſchi e negli oli coſtanze non ſarà tenuto l'Uſufruttuario;
veti che vi erano , ſarà a lui forſe lecito come ſoggiugne la Legge nel citato titolo (c
ne preciſi termini. t
il gittarli ed atterrarli, perciocchè gli è per
meſſo il migliorare la proprietà (a). Ed è da notarſi in queſto propoſito, che,
Per evitare però ogni queſtione ed al occorrendo riparazioni, può l'Uſufruttuario
terco , molto facili ad accadere in queſto ſervirſi liberamente di quanto ſomminiſtrano
particolare, io conſiglierei l'Uſufruttuario i fondi , ſu di cui cade l'uſufrutto, cioè
a non far ciò di ſua propria autorità, ma legna d'opera, materiali, calce, pietre,
comunicato prima l'affare, e riportato l'aſ. e ſimili.
ſenſo dal Proprietario; conſiderata anche L'eſperienza ci fa vedere, che le mag
quella parola della legge Forſe. giori queſtioni e le più intricate difficoltà
In propoſito poi de' Beni ſtabili, ſu de' inſorgono nel tempo, in cui, ceſſata la ra
quali cade, propriamente parlando, l'uſu gione dell'uſufrutto con la morte dell'Uſu
frutto, vengono a conſiderarſi le riparazio fruttuario, ſi debbono dagli Eredi di lui
ni, o ſia riſtaurazioni; e qui conviene di reſtituire varie ſoſtanze di diverſa ſpecie all'
ſtinguere, o ſi tratta di riparazioni annue, Erede, o ſia al Proprietario. Per proce
occorrenti, e di ſpeſa moderata ; e queſte dere in queſto particolare con quell' ordine
ſenza dubbio ſono a carico di chi gode e chiarezza che ſi merita una tal materia
dell'uſufrutto per diſpoſizione della Leg pratica, conviene diſtinguere varie ſpecie
ge (b), poichè ſe l'Uſufruttuario gode il di Beni, che vengono ſotto l'obbligo di
frutto e l'emolumento, deve ſoſtenere an queſta reſtituzione , baſtando però riferire
che il peſo; o ſi tratta di riparazioni ſtraor quelle, che ſono le principali.
dinarie e gravoſe, e che riguardano la pro Una ſpecie di Beni è quella , che con
prietà , e importano una perpetua utilità ſiſte in denaro effettivo contante, ed in ciò
del fondo, come , per cagion d'eſempio, non cade dubbio, che l'Uſufruttuario, o
ſia
-

(a) Rot. Rom. deciſi noviſs. diverſor. Audit. heres refecerit paſſurum Fručluarium uti;
deciſi 717. n. 1. part. 1. unde Celſus de modo ſarta testa habendi,
(b) L. 7. f. de uſufruct. & quemad. quis querit ſi qua vetuſtate corruerunt reficere
utatur. - non cogatur. Modica igitur refectio ad eum
(c) L. 8. d. tit. ha tenus, tamen ut ſarta pertinet, quoniam & alia onera agnoſcit
tesia habeat, ſigua tamen vetuſtate cor uſufructu legato.
ruiſent, neutiquam cogi reficere, ſed ſi
Vol. 1. St. 3 15. -
I 57
ſia i di lui Eredi ſiano obbligati a reſti circoſtanze del fatto, dalle quali riſulti ſe
tuire l'equivalente, eccetto ſe nel medeſi l'equità debba aſſiſtere più al Proprietario
mo denaro identifico foſſe accaduto o furto, che all' Uſufruttuario (a).
cd altra diſgrazia per caſo fortuito ed im Un'altra ſpecie di beni è quella che con
penſato ; mentre, ſebbene i Giuriſti con ſiſte ne' nomi del debitori, o ſia crediti ,
i ſoliti loro rigori , dedotti dalla letterale ed azioni laſciate dal Teſtatore in uſufrutto,
intelligenza delle Leggi, vadino diſtinguen Circa queſti crediti, ſi deve dire lo ſteſſo,
do ſe ſia ſeguita, o no la miſtura, o con che ſi è detto di ſopra circa il denaro con
fuſione del denaro, di cui ſi tratta , con tante, in caſo che ne ſia ſeguita l'eſazione
altro denaro proprio, in maniera che ſia con la reſtituzione de Capitali; in caſo poi
paſſato in dominio dell'Uſufruttuario; (e che non ſia ſeguita l'eſazione, potrebbe
ciò per quella regola generale, che il pe naſcere il dubbio, ſe al Proprietario ſpetti
ricolo ſia ſequela del dominio, e però ſpetti l'azione contro l'Uſufruttuario, o ſia coa
a colui, il quale già ſia fatto padrone della troi di lui Eredi pel riſarcimento del dan
roba) nondimeno, quando conſti ed appa no, quando per la negligenza di non eſi
riſca, che la perdita e il mancamento non gere, il debitore, il quale in dato tempo
ſia ſtato colpevole per parte dell'Uſufrut era idoneo, ſi ſia dopo reſo impotente,
tuario, e che conſti dell' identità del de coſicchè ſi poſſa dire che il danno ſia aato
naro, almeno generica, cioè, per ſpiegarmi dalla negligenza dell' Uſufruttuario. Una
che in quel tal denaro, in cui ſia occorſo tale pretenſione ſi è veduta a promovere :
il caſo, vi foſſe anche denaro proprio, al ſembra però che non abbia tutto il fonda
lora ſembra coſa molto dura ed irragione mento; mentre ſe anche l'Erede gravato
vole uſare un tal rigore, mentre ſarebbe non è tenuto del proprio per i nomi del de
convertire un benefizio in malefizio; rite bitori non eſatti, molto meno dovrà eſſere
nuto però , che non poſſa giuſtamente il tenuto l'Uſufruttuario. -

Proprietario attribuire il caſo alla colpa La più frequente ſpecie cade ſu di quei
dell'Uſufruttuario, o a di lui mala e meno Beni , che di loro natura, e per neceſſità
diligente cuſtodia, o pure a traſcuranza uſata ſi conſumano con l'uſo, il quale non ſi può
nell' inveſtire detto denaro, come veroſi avere in altro modo che con il conſumo
milmente avrebbe fatto il Proprietario ſteſ ſteſſo, per eſempio, grano, vino, olio,
ſo, tenendolo (contro il ſolito ſtile di un ed altre coſe ſimili deſcritte nell'Inven
diligente Padre di famiglia) ozioſo, infrut tario; riſpetto le quali dee l'Uſufruttua
tifero, ed eſpoſto al pericolo. Su di queſto rio, o ſia i di lui Eredi reſtituirne l'equi
particolare però non ſi può dare una regola valente o in natura o nel prezzo, ſe ne ſarà
certa e generale, dipendendo il tutto dalle ſtata fatta la ſtima; e ciò che qui ſi dice,
- - ha
---
r

(a) Il Cardinal de Luca, 5 ff de uſufrutt ear rerum & c.


158 Vol. 1. St. 315.
ha luogo parimente riſpetto a quelle ſup zione, così dovrà ſurrogare nuove merci
pellettili di caſa, le quali con l'uſo di in luogo di quelle che ſi ſaranno eſitate
loro natura ſi conſumano. Riſpetto però per conſervare il negozio, e per reſtituirlo
a que mobili di caſa , che ſono di loro nel ſuo eſſere a chi di ragione, coſtituendo
natura di perpetua , o molta lunga dura l'uſufrutto nell'utile, che il traffico e il
zione, e che da Giuriſti ſi dicono di groſſa negozio porta, per il quale ſi ammettono
materia ; v. gr. i vaſi d'oro, d'argento , gl' intereſſi, ovvero i frutti, che da Leg
di bronzo, o di altro metallo : le ſtatue, giſti ricompenſativi ſi chiamano.
le pitture in quadri, i libri ec., coſe tutte Oltre i Beni ſtabili, e quelli che ſi di
che o per l'uſo, o per il tratto di tempo cono mobili, di cui l'Uſufruttuario, o ſia
ſi vanno bensì logorando, o invecchiando, i di lui Eredi, nelle forme ſopra deſcritte
e però diminuiſcono di valore, ma non debbono fare la reſtituzione al Proprietario,
ſono ſoggette al totale conſumo, ſarà ob vengono a conſiderarſi quelli, che ſi chia
bligo dell'Uſufruttuario, o ſia de di lui mano ſemoventi, e che formano un'altra
Eredi di farne la reſtituzione al Proprie ſpecie diverſa, e queſti ſono gli animali,
tario, il quale non potrà pretendere i dan di cui parimente conviene parlare in pro
ni, perchè tali coſe gli vengano reſtituite poſito di uſufrutto, che può cadere anche
o logore, o invecchiate; e lo ſteſſo ſi dica ſopra di queſta ſpecie di Beni. -

riſpetto le altre mobiglie, v. gr. i tappeti, Qui però conviene diſtinguere: o ſi tratta
gli arazzi di ſeta, o di panno, e quant'altro di quegli animali, che coſtituiſcono una
ſi comprende ſotto il nome generico di uten univerſità, cioè a dire gregge ed armento,
figli e di mobiglie di caſa, che non coſtitui atto alla durazione e alla perpetua conſer
ſcono univerſità (per parlare colla fraſe del vazione, mediante la ſurrogazione del loro
Giuriſti) e che non ricevono ſurrogazione. parti ed allievi in luogo de mancanti ; e
Di natura diverſa ſono , e ſi poſſono riſpetto a queſti ſi abbia per ripetuto colle
conſiderare i fondachi di panni , di ſete, debite proporzioni tutto ciò che di ſopra
di drogherie, e ſimili, che coſtituiſcono ſi è detto in riguardo del ſondachi , e di
univerſità . Ciò che ſi può dire anche altre mercanzie: oppure ſi tratta di ani
delle manifatture e di altre merci di traf mali, che non coſtituiſcono univerſità con
fico e del denari che ſono in negozio, e ſervabile con la ſurrogazione , o rinnova
che ſi dicono ragioni bancarie, i quali beni zione del loro parti, come ſono i bovi,
e ſoſtanze, ſu le quali può cadere l'uſu che ſervono alla coltivazione de terreni,
º
. frutto, ancorchè mobili ſiano, pure ſi di ed i cavalli di carrozze e di carri, e ſimili;
º cono avere la natura di ſtabili, o ſia di ef, e conviene parimente nuovamente diſtin
fetti fruttiferi per una certa finzione intel guere : o queſti ſemoventi ſono deſtinati
lettuale. Parlando adunque di queſti beni alla coltura e all' uſo del Poderi, de quali
ed effetti, ſiccome l'Uſufruttuario avrà l'ob ſi ſia laſciato l'uſufrutto ; o vengono con
bligo di una buona e diligente amminiſtra ſiderati per ſe ſteſſi per il loro uſo. Nel
primo
Vol. 1. St. 3 1 5. I 59
primo caſo, conſiderandoſi come iſtromenti della colpa, la quale verificandoſi, ſarà te
di quel Fondo e Podere, avrà l'Uſufrut nuto ai danni ed intereſſi.
tuario l'obbligo della ſurrogazione, ſecondo Per ultimo poſſono accadere nell'anno
l'uſo del paeſe, per laſciare i Poderi in ſteſſo, in cui viene ad eſtinguerſi l'uſufrutte
quello ſtato e con quelle ſcorte , con cui colla morte dell'Uſufruttuario, alcune dif.
gli ha ricevuti. Nel ſecondo caſo le opi ficoltà e diſpute ſopra l'eſigenza del frutti;
nioni del Dottori non ſono conformi; men ſe queſti ſiano dovuti o in parte, o in tutto
tre alcuni credono, che corra l'obbligo di agli Eredi dell'Uſufruttuario, oppure al
reſtituire il prezzo a ſomiglianza di quelle Proprietario. -

coſe mobili, che ſi conſumano coll' uſo; Per mettere in chiaro queſto punto, bi
ed altri ſoſtengono, che la reſtituzione vada ſogna diſtinguere in primo luogo frutti da
regolata conforme que mobili, che ſono frutti . Altri ſono naturali, che proven
di qualche durazione, che invecchiano e de gono dai Fondi; altri ſi dicono civili, v. gr.
teriorano , od anche col tratto di tempo i cenſi, le penſioni e ſimili . I frutti na
mancano ; di maniera che non corra altro turali non ancora raccolti, e ſeparati dal
obbligo all'Uſufruttuario, che di reſtituire ſuolo non appartengono agli Eredi dell'
quello che ſi trova, e in quello ſtato, in Uſufruttuario, ma sì bene al Proprietario,
cui ſi trova ; e queſta ſeconda opinione il quale, morto l'Uſufruttuario, e così
pare forſe la più probabile. In pratica però ceſſata la ragione dell'uſufrutto, viene in
crederei che la deciſione ſi debba regolare qualità di Erede e di Proprietario al poſ
dalla veroſimile volontà del Teſtatore. Si ſeſſo del Fondo, e con una medeſima azione
avverta però per regola generale, che trat ancora del frutti pendenti, cioè non ſepa
tandoſi di quelle robe e di que mobili, rati dal Fondo . Fanno però ſu di queſto
che l'Uſufruttuario, o ſia i di lui Eredi propoſito i Dottori una diſtinzione per de
ſono tenuti a reſtituire come ſi trovano cidere ſe l'Erede dell' Uſufruttuario debba
al tempo della ceſſazione dell'uſufrutto, participare del frutti a rata del tempo: di
e non al prezzo e valore che avevano quan ſtinguono eſſi tra l'uſufrutto, che ſi ottenga
do furono deſcritte nell'Inventario; ciò ſi per mera liberalità, e per cauſa lucrativa,
deve intendere nel caſo che l'Uſufruttuario e tra quello, che competa per cauſa one
ſi ſia ſervito di dette robe e mobili all'uſo
roſa e correſpettiva ; e conchiudono che
deſtinato , e con la dovuta moderazione in queſto ſecondo caſo abbia la participa
da buon Padre di famiglia, conforme ſi è zione per la rata del tempo, e non nel
detto di ſopra più volte per regola gene primo (a). - i
rale ; in maniera che il mancamento ſia Riſpetto poi a que frutti, che da Leg
effetto del caſo e dell' accidente, e non giſti ſi chiamano civili, e che maturano
º , - die
-

(a) Card. de Luca lib. 4. cap. 6. Delle ſervitù.


I 6o Vol. 1. St. 315,
dietim, val a dire di giorno in giorno, cembre, e così alla fine dell'anno, avanti
v. gr. cenſi attivi, fitti in denaro, non che ſcada il tempo del pagamento della
v'ha dubbio, che a rata del tempo devono Penſione, ſia queſta dovuta egli Eredi dell'
queſti appartenere all'Uſufruttuario, o ſia Uſufruttuario, oppure al Proprietario, per
al di lui Erede. eſſere maturato il tempo del pagamento
La difficoltà può conſiſtere in quelle pen dopo morto l'Uſufruttuario, e per conſe
ſioni, che ſi pagano in due o più rate dell' guenza eſtinto l'uſufrutto; o ſe pure ſi deb
anno, e che corriſpondono alla percezione ba dividere a rata del tempo. Il citato
de frutti provenienti da Fondi dati a fitto Teſto, trattandoſi di Penſione di quell'
in denaro. Un Teſto puntuale della Leg anno, allo ſcader del quale l'Uſufruttuario
ge (a) ci potrà mettere al chiaro; e la deci è morto dopo fatto il raccolto del frutti,
ſione ſu di queſto punto potrà ſervire di ſcor decide apertamente a favore dell' Erede
ta ſopra molti altri di queſta natura. Figuraſi dell' Uſufruttuario (b).
dunque, che un Teſtatore abbia laſciato ad Le Dottrine fin qui raccolte ſopra la ra
una perſona l'uſufrutto, e ad un' altra la gione dell'uſufrutto, non dovranno, cred'io,
proprietà di certo fondo affittato, con l'ob ſembrare ſuperflue, o proliſſe al diſcreto
bligo, che la Penſione in denaro debba Lettore, il quale ne voglia fare uſo, trat
pagarſi alle Calende di Marzo , e ſi di tandoſi di una materia molto pratica ed im
manda, ſe l'Uſufruttuario, morendo in Di portante, come la ſperienza ci dimoſtra.

Che

(a) L. Defunta 64. f. de uſufructu , e ſiones inferri debebant deceſſerit, an di


quemadmodum quis utatur. vidi debeat inter Heredem fructuarie,
(b) Fruttuaria menſe Decembri jam ril & Rempublicam, cui proprietas legata
bus fruttibus, qui in agris noſternal eſt, reſpondi Rempublicam quidem nul
menſe Ottobri per Colonos ſublatis, que lam actionem cum Colono habere, fru
ſitum eſt, utrum Penſio Heredi fruttua ttuarie vero Heredem ſua die, fecundum
ria folvi eleberet, quamvis Fruttuarius ea, qua proponerentur, integram Penſio
ante Kalendas Martias, quibus Pen nem percepturum,
Vol. I. St. 3 I 7. 165
capaci di amminiſtrare le proprie ſoſtanze, liberazione fatta dal Teſtatore, e che in
e le Tutele durano ſino a tanto che non detto inventario debba giurare con queſte
vengano i Pupilli ad acquiſtare l'età mag formali parole, il di cui tenore è il ſeguente:
giore, la quale diverſamente dalle Leggi Di avere fatto deſcrivere tutte le coſe, che
comuni viene prefinita, che dalle noſtre ſono a ſua notizia, che non ſa, nè crede,
Leggi municipali, come a ſuo luogº ſi par che ci ſiano altri beni e ſoſtanze di ragione
lerà. del Pupillo , le quali non ſiano ſtate de
sì gli uni, che gli altri ſono tenuti ad ſcritte. In fine diſpongono le dette N. C.
amminiſtrare i beni e le ſoſtanze affidate che i Notari ſiano avvertiti , che ſi pon
alla loro Cura, o Tutela, con ogni fe gano tutte le clauſole e le formali parole
deltà ed eſattezza: ſono tenuti a rendere in detto inventario , altrimenti la Tutela
conto della loro amminiſtrazione, finita non ſarà legittima, e quanto ſi ſarà fatte
la loro incombenza, quand'anche non ne dal Tutore non ſarà di alcun effetto.
vengano richieſti; a formare l'inventario; Per dichiarazione del Senato del 27. Feb
e ſebbene di ragion comune poſſano vali brajo 1669. la Madre Tutrice, o Curatrice
damente eſſerne diſpenſati dal Teſtatore, è tenuta a formare l'inventario di tutte
le N. C. però eſpreſſamente lo vietano (a), le ſoſtanze appartenenti a Figli minori,
diſponendo che il Tutore ſia tenuto a for quantunque il Marito nel ſuo Teſtamento
mare l'inventario, non oſtante qualunque l'aveſſe da ciò diſpenſata.

Che il Curatore e il Tutore, durante la Tutela 9e- - -

poſſono eſſere coſtretti a dare i conti.


(318) C A P. C CC XVIII.

gv 1 L 1B ET TvTo R &c.
Ualunque Tutore, o Curatore non ancora finita la Tutela potrà
eſſere obbligato a produrre i libri de conti, o ſia a dar ra
gione della Tutela, e della Amminiſtrazione de Beni de Minori
ogni qualvolta ciò ſia riputato eſpediente dal Giudice per il van
taggio de' Minori.
AN

(a) Tit. de Tutelis, S. Tutores,


I 66 Vol. 1. St. 318.
A N N O T.

Si può notare a queſto propoſito il De de 17. Maggio 167o., de 11. Febbraio 1675.
creto del Senato de 2o. Novembre 1578., Se taluno ſarà creditore per titolo di de
in cui a richieſta di Tullio Daverio ingiunſe naro preſtato ad un Tutore a nome del Pu
al Podeſtà di Milano di coſtringere l'Am pillo, non potrà riconvenirlo per la reſti
miniſtratore a dare i conti dell'ammini tuzione, ſemprechè non provi che il denaro
frazione, e di tutto ciò che aveſſe traſcu ſia ſtato impiegato a utilità del Minore,
rato in danno del Supplicante, non atteſa o Pupillo; anzi il pegno e l'ipoteca a cau
la liberazione, benchè in ampia forma, ri zione del credito ſtipulata dal Tutore,
portata dal Minore. Il ſuddetto Senato non ſarà valida, nè di alcun effetto, come
ha più volte obbligato i Tutori, e gli Am diſpone anche la ragion comune (a). Tanto
miniſtratori delle ſoſtanze pupillari al nuovo più ſe il mutuo non ſia gratuito, e ſi foſ
rendimento del conti, non oſtante la libe ſero convenuti gl' intereſſi; perchè il Mi
razione e la confeſſione replicata e giurata nore ſi preſume leſo, ogni volta che il Cre
del ſaldo del conti; così giudicò li 2. Set ditore non provi, che il denaro ſia ſtato
tembre 161 1. a favore del Tenente Colo convertito in di lui vantaggio. Queſta maſ
nello Egidio Carpani Melzi; così li 8. Lu fima appoggiata al Gius comune (b) fu con
glio anno ſuddetto in cauſa vertente tra fermata da una Deciſione del Senato li 4.
il Ven. Moniſtero della Stella e i Fratelli Marzo 1749.
Gallarani ; così per fine nello ſteſſo anno Per deciſione dello ſteſſo Tribunale del
primo Settembre detto anno, ſe un Tutore
nella cauſa vertente tra Pietro Ferrari ed An
gelo Riva. pagaſſe col proprio denaro un debito del Mi
Alcune volte, ſecondo le circoſtanze, nore, e riportaſſe per ſe la ceſſione otte
ha il Senato conceduta la Tutela, o Cura nuta collo sborſo di una minor ſomma del
de Minori , ſenza l'obbligo di dover dar debito vero, una tale ceſſione non ſarà va
conto de ommiſſis, 6 neglectis; val a dire lida, ſe non per quella data e preciſa ſom
di ciò che ſi foſſe ommeſſo dal Tutore, o ma, che realmente ſarà ſtata sborſata. Lo
dal Curatore, e fi foſſe traſcurato di fare ſteſſo ſi dica di un Procuratore generale
per lo maggiore vantaggio de Minori, o con ampia autorità coſtituito da una Madre
Tutrice per l'amminiſtrazione de beni del
Pupilli ; così per molte Deciſioni, e Se
natuſconſulti del 12 Gennaio 1661-, de Minore; così deciſe il Senato a 27 Giu
28 Marzo 1662., de 8. Giugno 1667 , gno 1749

Siegue

(a) Ad Text. in L. Si in rem 3- C. Quando (5) AaText. in l. 1 & 2. C.ſi ad eſcredit


res ex facto Tutor. vel Curatore
Vol. 1. St. 319-325. 167
Iegue la Rubr. Gen., che ha per titolo: Delle Solennità da oſſer
varſi negli ſtrumenti. Tra queſti vengono a conſiderarſi in primo
luogo quelle Scritture che fanno teſtimonianza delle ultime volontà
degli uomini, dette comunemente Teſtamenti.
Queſta materia è diviſa in quattro Capitoli, o ſia Statuti, ne'
quali in ſoſtanza viene preſcritto il numero de Teſtimoni, che de
vono intervenire nella fazione de'Teſtamenti di qualunque ſorta eſſi
ſiano, come pure ne Codicilli e Donazioni per cauſa di morte.
vengono in oltre ordinate le ſottoſcrizioni, e legalizzazioni con
altre formalità, le quali ſono della pratica de Notari.
Queſte formalità però vengono limitate, e circoſcritte in tre
caſi eſpreſſi, cioè de' Teſtamenti che ſi facciano tra figli, e a fa
vore di eſſi, o pure di cauſe pie, o in tempo di peſtilenza.
Siccome poi ſi danno alcune Perſone, le quali dalle Leggi Co
muni, o Municipali ſono conſiderate incapaci di fare teſtamento ;
quindi è che lo Statuto 319., dopo avere premeſſo, che a qualun
que Perſona ſia facoltativo fare il Teſtamento o in ſcritti e ſolenne,
o ſenza ſcritto o ſia nuncupativo, ſoggiunge toſto, a riſerva però,
che il ciò fare gli ſia vietato dal Gius comune, o Municipale.
A quattro capi ſi può ridurre la legale incapacità di far Te
ſtamento. -

Il primo per mancanza (ſervendomi della fraſe degl'Iſtitutiſti),


ſue poteſtatis; perchè eſſendo il Teſtamento di ſua natura un atto
libero, non può per conſeguenza dipendere dalla volontà altrui;
perciò un Figlio di famiglia coſtituito ſotto la podeſtà patria, non
può, regolarmente parlando, fare Teſtamento, quand'anche vi con
correſſe il conſenſo del Padre; ben è vero però, che il Figlio di
famiglia può diſporre a favore di Cauſe Pie, e in ſuffragio dell'
anima ſua, ed è vero altresì che può teſtare de' Beni caſtrenſi, o
uaſi caſtrenſi, di che altrove ſi parlerà -
Il ſecondo per difetto di mente, e di conſiglio ; perciò i Pu
pilli, e Minori di anni 14, i Pazzi, e i Furioſi non poſſono fare
Teſtamento, a riſerva che abbino de lucidi intervalli di mente ſana.
Quindi è che i Notari di pratica ſogliono inſerire quella clauſola:
Io tal de tali ſano di mente, e di intelletto, benchè infermo di corpo ec.
perchè ſe la forza della malattia riduceſſe il Teſtatore, come ſuol
accadere, al delirio, certa coſa è che in tale ſtato non può l'In
fermo teſtare, -

Il
-

-
- - -
168 Vol. 1. St. 319-325.
Il terzo per mancanza de' ſenſi neceſſari. I ſordi e mutoli
dalla natività non poſſono teſtare; che ſe la privazione dell'udito
e della favella, o dell'uno o dell' altro di queſti due ſentimenti
cagionata da qualche accidente, non impediſſe che ſi poſſa ſcrivere,
potrà farſi il Teſtamento in ſcritti.
Il quarto finalmente naſce dalla legge punitiva per motivo
della pena e della confiſca ; quindi è che i Rei di Leſa Maeſtà,
e i condannati alla pubblica vendetta colla morte , e confiſca de'
Beni, non poſſono teſtare.
Si è detto di ſopra che la mancanza de ſenſi neceſſari rende
l'uomo incapace a fare Teſtamento. Che dovrà pertanto dirſi di un
Cieco ? Lo Statuto 323. eſpreſſamente diſpone , che acciò che il
Teſtamento del Cieco ſia valido ſi debbano oſſervare le ſolennità
preſcritte dal Gius Comune. -

Le ſolennità ſoſtanziali ſono: 1.º Che il Cieco volendo teſtare


debbano intervenire ſette Teſtimoni, ed un Notaro, od un altro
ottavo teſtimonio non potendoſi avere il Notaro, alla preſenza de'
quali potrà fare il ſuo Teſtamento nuncupativo, o ſia per verbale
nominazione. 2.º Che dal Notaro, o in mancanza di queſti dall'
ottavo teſtimonio la volontà del Teſtatore ſia ridotta in ſcrittura.
3.º Che queſta ſia letta pubblicamente alla preſenza del Teſtatore
e de Teſtimoni, i quali dovranno ſottoſcrivere, e ſuggellare detta
ultima volontà.
Che ſe il Cieco ſarà Padre di famiglia, e vorrà fare Teſtamento
tra figli e a favore di eſſi o di Cauſe Pie , in tal caſo verrà di
ſpenſato dalle predette ſolennità legali, baſtando la preſenza di due
Teſtimonj, e di un Notaro, ritenendoſi preciſamente il Gius delle
Genti, come dettano le Leggi (a). -

Le N. C. diſpongono, che i Teſtamenti, Legati, e Donazioni


fatte per cauſa di morte ne' legittimi modi, ſi debbano da tutti i
Giudici competenti colla poſſibile ſpeditezza , e celerità mandare
ad eſecuzione ſecondo la mente del Teſtatore , laſciando del tutto
le cavilloſe e ſiniſtre interpretazioni; e che debbano in oltre pro
cedere ſommariamente ſemplicemente , ſenza ſtrepito e figura di
giudizio, rigettando le frivole eccezioni di chi voleſſe orrori -

er

(a) c. l. 6, tit.22. qui teſtam,6 l. 8.hac conſultiſſima: Gloſi in ditta l.8.conſult.ibi in addit,
I 61

Che il Debitore, ed anche il Creditore del Pupillo


-
poſſono eſſere Tutori teſtamentari.
(316) C A P. CCCX VI.

DEBITOR, ET CREDITOR & c.

L Debitore, come pure il Creditore del Pupillo potranno eſſere


dati per Teſtamento a Tutori del Pupillo; nè perciò potranno
I ſcuſarſi dall'Uficio della Tutela (*); ſaranno però eſſi tenuti, avanti
che ne aſſumano l'amminiſtrazione, a manifeſtare il loro credito in
preſenza di alcuni, od alcuno de più proſſimi parenti del Pupillo;
dovranno in oltre farne il regiſtro nell'Inventario , e ciò non fa
cendo perderanno le ragioni del loro Credito.
A N N O T.

(*) Della Tutela ec. Tre ſorti ſi danno e perciò Tutela legittima ſi appella.
di Tutela, l'una ſi chiama Teſtamentaria, L'Uficio della Tutela è Uficio pubblico,
cioè quando per ultima volontà del defunto e a riſerva di certe perſone, e caſi eſpreſſi
Padre, od altro Aſcendente, è coſtituito nelle Leggi, e comunemente riferiti da DD.,
un tale per Tutore di un Pupillo, o Pu niuno (intendi de Parenti del Pupillo) può
pilla. L'altra ſi dice Tutela dativa, cioè ſenza cauſa legittima ſcuſarſene. La ragione
quando in difetto della prima, da qualche fondamentale ſi deſume dal bene della Re
ſupremo Tribunale, o da un Giudice com pubblica, che vale lo ſteſſo che dire della
petente viene deferita ad alcuno degli Agna ſocietà civile degli uomini, la quale dee
ti, o Parenti in grado più proſſimo al Pu intereſſarſi per la conſervazione de Beni
pillo ; alla qual Tutela poſſono eviandio de Minori e de' Pupilli durante la loro età
eſſere legalmente coſtretti, nè ſenza ragione, pupillare, incapace per ſe ſteſſa di ammi
perciocchè ſe l'Agnato e il Parente godono niſtrare il ſuo.
il benefizio e il comodo di poter ſuccedere Lo Statuto parla preciſamente del Tu
alla eredità del Pupillo per titolo di pa tore aſſegnato per Teſtamento, a differenza
rentela, eſſi pure debbono avere il carico del Tutore dato dal Giudice, e del legit
e l'incomodo della Tutela. La terza è quel timo ſecondo la ſpiegazione fatta di ſopra.
la, che per un certo diritto naturale dalle A riſerva adunque del Tutore teſtamenta
leggi viene deferita, per cagion d'eſempio, rio, il quale, quantunque debitore o cre
alla Madre riſpetto a ſuoi Figli pupilli, ditore del Pupillo dovrà aſſumerne la Tu
X tela
I 62 Vol. 1. St. 316.
tela ne modi e forme deſcritte nello Sta ſe da loro foſſe ſtata ſpontaneamente ri
tuto; e aggiungaſi, a riſerva della Madre, chieſta ed accettata, o dal Giudice decretata.
la quale, benchè debitrice o creditrice, Terzo. Se taluno ſarà ſtato per diſpoſi
non ſarà perciò eſeluſa dalla Tutela del zione teſtamentaria dato a Tutore di un
ſuoi Figli legittimi e naturali; gli altri Tu Pupillo, il quale non ſia in alcun grado
tori o dalla Legge, o dal Giudice coſti nè di agnazione, nè di cognazione col Te
tuiti, ſe ſaranno debitori o creditori del ſtatore, non ſarà egli obbligato ad aſſumere
Pupillo, ſaranno eſcluſi dalla Tutela. il carico della Tutela; ma ſe verrà da lui
Molte coſe debbonſi notare ſu di queſto accettata, non ſarà più in di lui arbitrio
propoſito utili, e pratiche. il ricuſarla, ſenza cauſe legittime e giuſti
Primo. Che in concorſo della Tutela, ficate ; e qui ſi verifica quell' aſſioma le
gli Agnati debbono eſſere preferiti ai Co gale, che molte coſe da principio, e di
gnati per quella maniera e ragione, per loro natura ſono meramente facoltative
la quale i primi ſono preferiti a ſecondi ed arbitrarie, le quali di poi ſi rendono
nella ragione di ſuccedere ab inteſtato, in neceſſarie ed indiſpenſabili per vigore e ne
vigore del noſtri Statuti. ceſſità della legge, la quale deve provve
Secondo. Che volendo aſſumere gli Agna dere al bene della Repubblica.
ti o Cognati la Tutela, ſono tenuti per di Quarto. La Madre, come ſi è accennato
ſpoſizione delle N. C. (a) dentro lo ſpazio di ſopra, per un certo naturale diritto è le.
di quattro meſi dopo la morte del Padre, gittima Tutrice de ſuoi Figli pupilli, ben
od Avolo del Pupillo a interpellare la Ma chè non le ſia ſtata laſciata la Tutela per
dre, o l'Avola ſuperſtiti, ſe vogliono eſſe Teſtamento. Dovrà però eſſa rinunziare
accettare la Tutela 3 e queſte, o dentro alle ſeconde nozze, formare l'inventario
il termine di un meſe da computarſi dal e il libro de conti di amminiſtrazione per
giorno della fatta interpellazione riſpondono legittimare la Tutela, che intende di aſ
di volerla accettare, e a loro viene defe fumere.
rita ; oppure (ciò ch'è in loro facoltà ) Il Senato però ha più volte diſpenſato,
la ricuſano o tacitamente, o eſpreſſamente; permettendo la Tutela alla Madre, benchè
e in quel caſo ſi fa il luogo per la Tutela paſſata alle ſeconde nozze, ſemprechè però
a detti Agnati, e mancando queſti, a Co i di lei beni e del Marito reſtino obbligati
gnati più proſſimi del Pupillo. Anzi in vi per la reſa de conti ; e per non riferire
gore delle N. C. (b) sì agli uni, che agli le molte diſpenſe ſeguite nello ſcorſo ſe
altri, anche ſenza loro volontà, ſi dovrà colo, accennerò quella del 23. Dicembre
intendere deferita la Tutela ſotto generale 171o., con cui accordò alla Madre la Tu
e tacita ipoteca di tutt'i loro beni, come tela del Figli minori, ſenza l'obbligazione
ſoli

(a) Vedi le N.C. al tit. de Tat., & Cur, (b) Dicio tit. de Tut., & Cur. S. Quod ſi caſus e
Vol. 1. St. 316. 163
ſolidale de beni del futuro. Marito per la ſia paſſata a ſeconde nozze, reſtando ve
reſa de conti di Tutela (atteſe alcune par dova, poſſa di nuovo ripigliarla. Il Ga
ticolari circoſtanze), con la condizione però rone ne ſuoi Commenti ſopra il libro ſe
che di tre in tre anni ſi doveſſero rendere condo delle N. C. (b) riſponde, che eſi
i conti dell' amminiſtrazione, ſotto pena ſtendo Tutori legittimi, a queſti appartiene
della privazione della Tutela. la Tutela , e non eſiſtendo, ſi dee dare
Quinto. Il Senato pure ha diſpenſato dal Giudice, nè può la Madre ingerirſi,
dall'obbligo della ſicurtà, che le N.C. (a) e cita in prova la Legge (c) : ſoggiugne
eſigono dalla Madre coſtituita Tutrice per il citato Autore, che alla Madre viene dal
Teſtamento; reſtando però obbligata la di le Leggi comuni negata la ragione di ſuc
lei Dote e l'aumento dotale pel rendimento cedere ai beni del Figlio morto in età pu
de conti d'amminiſtrazione da darſi ogni pillare, o per titolo di ſoſtituzione o di
anno ; come decretò il ſuddetto con ſuo ſucceſſione inteſtata, ſe dopo avere aſſunta
voto de 2o. Marzo 1663. E in caſo che la Tutela legittima del Pupillo, paſſerà
la Madre non trovaſſe la ſicurtà , e la dia ſeconde nozze, prima di avere fatto coſti
lei Dote foſſe ſufficiente cauzione del Pu tuire Figlio pupillo un altro Tutore, e ſino
al
pillo e del Minore, deciſe che veniſſe am a tanto che non abbi ſcontato tutto il debito
meſſa alla Tutela , ſemprechè però la di contratto durante l'amminiſtrazione di quel
lei Dote reſti obbligata; così decretò li 3. la Tutela, come diſpone la Legge (d).
Febbrajo 1627. a favore di Franceſca Fer Ottavo. I Tutori legittimi e dativi, quel
nandez, con l'obbligo che ſi daſſero i conti li cioè che vengono dati per decreto del
ogni due anni. Giudice, non ſono ſcuſati dalla Tutela per
Seſto. La Madre Tutrice del Pupillo, motivo di liti pendenti col Minore, o Pu
o teſtamentaria ch'ella ſia , o legittima, pillo, in vigore di una Dichiarazione del
quand'anche non manifeſti il credito che Senato del 17. Maggio 1661.
ha della ſua Dote, non perciò perderà le ſue Nono. Se la Tutela legittima caderà
ragioni, eſſendo la Dote un credito, come in Perſona eccleſiaſtica, non verrà queſta
parlano i Giuriſti, privilegiato avanti il Ma ammeſſa, ſe non con la ſicurtà di dare
trimonio, durante eſſo, e dopo di eſſo; i conti, e di non declinare il Foro laico;
così pure deciſe il Senato in cauſa di Dote così avendo dichiarato il Senato li 12-Set
tra il Marcheſe Litta e il Conte Fabio tembre 1663. Per dichiarazione pure fatta
Viſconti l'anno 1678. dal ſuddetto de 18. Luglio 1664-, e de 16
Settimo. Cercano i Dottori, ſe la Ma Luglio 167o. i conti ſi dovranno dare avan- ,
dre, la quale abbia dimeſſa la Tutela, e ti un Giudice laico.
X 2 De

t (a) Dićto tit. de Tut., & Cur. (c) Si Mater 6. Cod. in quibus cauſis.
(b) Tit. 1. de Tutelis. (d) L. Omnem 6. Cod. ad Sen. Conſ. Tertul.
I 64 Vol. 1. St. 316.
Decimo. Dall'obbligo della ſicurtà non vale aſſai più il buon nome fondato ſu ſe
viene ſcuſato un Fratello, il quale aſſuma vere virtù , che non vagliano le molte
la Tutela del Fratello, o Fratelli minori; ricchezze.
così deciſe il Senato li 2. Marzo 1671. Duodecimo. Per Decreto del Senato de'
Undecimo. Se il Tutore, qualunque egli 2. Maggio 1662. non può un Tutore con
ſiaſi, o teſtamentario, o legittimo, o dativo, tinuare nella Tutela di una Pupilla, quan
ſi renderà ſoſpetto nella ſua amminiſtrazio do queſta abbia contratto il Matrimonio -
ne, dovrà eſſere rimoſſo dalla Tutela; cia Decimoterzo. Per ordine Regio del 29.
ſcuno può riclamare, ciaſcuno può legitti Marzo 1586. i Senatori non poſſono eſſere
mamente accuſarlo. La ſola povertà per al Protettori de Pupilli e del Minori, o aſ
tro non dee rendere ſoſpetto un Tutore, ſumere l'amminiſtrazione del loro beni.

Che ſi deve dar fede a Libri del Tutore


e del Curatore per le ſpeſe.
(317) C A P. CCCX VII.

FIDES DETUR & c.

ºs darà fede a libri del Tutore o Curatore (*) preſente, o paſſato


ſopra le ſpeſe fatte per il minore, ſalvo il caſo, e in quanto
le dette ſpeſe ſembrino al Giudice ſoſpette.
A N N O T.

(*) 0 Curatore ec. I Curatori, propriamen- | tornino a mente ſana, per la ragion pub
te parlando, ſono coſtituiti a coloro, i quali, i blica altrove ricordata (a) . Per Decreto
benchè ſiano maggiori di età, ciò non oſtan- del Senato de I 1. Luglio 1674. ad un Ma
te, o perchè furioſi, o perchè pazzi , o | rito fatuo fu data per Curatrice la Moglie,
perchè prodighi (ch è una ſpecie di pazzia) | coll'obbligo della ſicurtà, e di dare i conti
non ſono capaci di amminiſtrare le coſe ogni anno.
proprie per difetto di mente; e tali Cure | I Tutori ſono dati propriamente a co
durano fino a tanto, che i pazzi non ri-l loro , che per difetto dell'età non ſono
capaci

(a) Intereſt Reipublice nequis re ſua malè utatur.


Vol. 1. St. 319-325. I 69
Per deciſione del Senato de 16. Settembre 1673. i Legati Pii
ordinati dal Teſtatore in ſuffragio dell' anima ſua , devono prefe
rirſi agli altri Legati Pii, e ſi devono intieramente eſeguire, ſcon
tati i debiti. Giuſta lo ſtilato del Collegio de Cauſidici, e Notari
di Milano de' 9. Aprile 1636., vivente il Teſtatore, non ſi devono
dar fuori i Teſtamenti, ed altre ultime volontà ſe non al ſolo ſteſſo
Teſtatore, e non ad altra Perſona. -

Paſſando i Legislatori ad altre Scritture pubbliche diſpongono


nello Statuto 324. che niſſuna Donazione (1) di coſa immobile fatta
tra' vivi eccedente il valore di 25. lire Imperiali ſia di alcun valore
ed effetto, ſe non venga fatta coll' intervento e la preſenza di
qualche Giuſdicente, di tre Notari, e cinque Teſtimoni. Dichiarano
che le Donazioni non ſi poſſano provare che per Iſtrumento pub
blico, e che tanto il Donante, quanto il Donatario debbano affer
mare con giuramento, che tale Donazione ſia vera , non finta, nè
ſimulata , nè fatta in frode di perſona veruna , ma di ſpontanea
volontà, e con buona fede. Si eccettuano le Donazioni fatte a
Perſone aſſenti, o a Luoghi Pii (3), quand'anche per parte del Do
natario non ſi ſia dato il giuramento, e quelle in fine, il di cui
valore ſia minore delle lire venticinque Imperiali (3).
A N N O T A Z I O N I.

Le N. C. (a) a norma dello Statuto an tari e Ceſſionari toſto che avranno notizia
nullano qualunque Donazione fatta per atto di tali Donazioni, o Ceſſioni , debbano
tra' vivi di coſa immobile, ſe nell' atto nell' atto dell' accettazione giurare nella
della Donazione, o ceſſione tanto il Do forma, di cui ſopra: 2.o che le Donazioni
nante, quanto il Donatario non giureranno o di tutti, o di parte del beni, che non
nella forma ivi preſcritta. Privano in oltre ſia minore della metà, ſi debbano dentro
dell' Ufizio del Notariato quel Notari che un meſe pubblicare e preconizzare me luo- .
rogaſſero Iſtrumenti di donazione contro ghi ſoliti della Città per tre giorni di una
la forma di queſta Coſtituzione. ſettimana; e ciò ſotto pena di nullità, ed
Per rapporto poi alle Donazioni, o Ceſ invalidità.
ſioni che ſi fanno a perſone aſſenti, o a Queſta materia delle Donazioni era ne'
Luoghi Pii, diſpongono 1.o che i Dona tempi andati molto frequente nel Foro;
Y na

(a) Lib. III. de Donationibus.


17o Vol. 1. St. 319-325.
ma a' giorni noſtri (così
ſcriveva il dottiſ. ſono aſſai chiare per eſcludere ogni e qua
ſimo Giulio Claro ) da che l'avarizia ha lunque Donazione, e oſſerva il Carpano,
occupato le menti e i cuori degli uomini, che non ſolamente ſi eſcluduno le Dona
eſtinta quaſi del tutto la liberalità , non zioni ſemplici; ma ancora le Rinunzie e le
ha più luogo ne' Giudizi e nel Foro, come Ceſſioni del beni, ragioni, e ſimili. Non
coſtumavaſi anticamente. ſono però compreſe quelle Rinunzie , che
La Donazione, la quale è fondata ſu ſi fanno di una coſa, che in origine ſia
di quel naturale diritto, che ha l'uomo incerta, dubbia, e non liquida, nè quelle
di diſporre delle coſe ſue, ed ha per ſua Ceſſioni e Rinunzie, che da taluno ſi fan
ſorgente la virtù morale della liberalità no ad una lite, o ragione, o ipoteca , o
e della reciproca benivolenza, poteva eſſere uſufrutto; nè parimente nella rimeſſione
facilmente alterata nella ſua ſoſtanza, o delle offeſe o condonazione della pena, nè
viziata ne' ſuoi effetti. Per una parte la finalmente nelle uſure e intereſſi del debiti
volontà dell'uomo è ſoggetta a grandi e re capitali, come notò il citato Autore. Ag
pentine mutazioni. Conveniva dunque che giungaſi a queſto propoſito, che quelle
la legge per la pubblica e privata tranquil Donazioni, che ſi fanno a contemplazione
lità aſſicuraſſe al Donatario il diritto le delle nozze col nome di aumento dotale
gittimamente acquiſtato ſu la coſa donata. ( detto comunemente contraddote), non
Per l'altra, l'uomo ſempre avido di acqui ſono compreſe nella preſente diſpoſizione
ſtare, approfittando dell' altrui debolezza, ſtatutaria, nè nelle N. C. (a), e ſecondo
poteva a ſe procacciare le ſoſtanze collo ſpo lo ſtilato de'Cauſidici e Notari di Milano (b)
glio di un altrº uomo? era dunque indiſpen non ſi ricerca per queſte la inſinuazione,
ſabile, che la Legge toglieſſe di mezzo di cui più abbaſſo ſi farà parola.
le frodi, le violenze, e la mala fede , e , Lo Statuto parla di Donazione fatta tra
metteſſe i giuſti confini alla ſoverchia mal re vivi , e perciò non ſi eſtende alla Dona
golata liberalità di alcuni, ed alla ſtraboc zione che ſi faccia per cauſa di morte;
chevole avidità di tali altri. reſta però a ſaperſi coſa ſi debba giudicare
A queſto oggetto e gli Statuti, e le N. C. in dubbio. Queſta queſtione, dice il Claro,
hanno preſcritte certe determinate ſolennità, ella è di grandiſſima utilità ; perciocchè
cioè di preſenza del Giudice, Notari, e ſe ſarà Donazione per atto tra vivi, non
Teſtimoni, di giuramento, di pubblicazio ſi potrà rivocare (ed io aggiungo al noſtro
ne, annullando ogni e qualunque donazio propoſito quando ecceda la ſomma limitata
ne, la quale non ſia accompagnata dalle dallo Statuto, non ſarà valida ſenza le ſo
predette ſolennità. lennità preſcritte), diverſamente ſe ſarà
(1) Niſuna Donazione ec. Queſte parole donazione per cauſa di morte. Deve dun
que

(a) Tit. de Donationibus. l (b) Lib. 5. fol. 7o. & lib. 1o. fol. 3.
Pol. 1. St. 319-325. 171
que dirſi, col citato Autore, che ſe nella Statuto è al che ſi riſponde, che ſi dee
donazione non ſi ſarà fatta menzione di dire propriamente Donazione, perchè la
morte per relazione al tempo di quella condizione anneſſa, qualunque ella ſiaſi,
in queſto caſo, e in dubbio ſi dovrà tenere non è qualità che muti la ſoſtanza della
che ſia Donazione tra vivi ; e ciò dovrà coſa e dell' atto (a): 2.o ſe la Donazione
dirſi quando ſi faccia da un uomo, il quale reciproca ſi debba dire propriamente Dona
ſia ſano di corpo, o leggermente infermo; i rione ? ſi riſponde con la negativa per la
che ſe ſarà ſtata fatta da uno gravemente i ragione che avendo anneſſo peſo e obbligo
infermo, e molto più eſiſtente in articolo per la reciproca, non può dirſi vera e pro
di morte, eſſendo veroſimile, che abbia i pria Donazione, dando l'uno all'altro quan
penſato alla morte, benchè di queſta non to ſpera di avere dal Donatario (b), e quin
abbia fatta menzione nella ſteſſa Donazio- di s'inferiſce, che in queſte Donazioni
ne, come inſegna il Claro, anche in que- non ha luogo l'inſinuazione, come inſe
ſto caſo ſi dee giudicare, che una tal Do- gnano i DD. ; ma ſi deve dire piuttoſto
nazione ſia tra vivi; adduce egli l'autorità una permuta che una vera e propria Do
de DD., e ſoggiunge: purchè una tal Do- nazione, v. gr. ſe io donerò a te un Fondo,
nazione ſia fatta in forma di contratto; e tu nell'atto ſteſſo doni a me una Caſa (c):
che ſe foſſe fatta per Teſtamento, o co- 3.º ſe la Donazione rimuneratoria, o con
dicillando da una perſona inferma, e in ar- altro nome antidorale, ſia propriamente
ticolo di morte, crederei eſſer coſa più ſicura Donazione ? al che ſi riſponde con la ne.
il ſeguitare l'opinione contraria. Nel reſto lgativa con l'autorità del Claro ( il quale
ſe nella Donazione ſi farà menzione di mor- ha trattata queſta materia magiſtralmente),
te, in tal caſo ſenza dubbio ſi dee tenere perchè non può queſta dirſi mera Donazione,
che ſia Donazione cauſa mortis, e non già o mera liberalità ; e ſoggiunge che queſta
inter vivos. Avverte in fine, che non baſta concluſione è di grandiſſimo effetto, da che
che ſi faccia una tal quale menzione di mor-ne ſiegue, che tal Donazione non ha di
te; ma che ſi ricercano in oltre due coſe, biſogno di eſſere inſinuata, e che in oltre
cioè l'una che ſi faccia la detta menzione, non ſi revoca per la ſopravvenienza de Fi
l'altra che ſi riferiſca al tempo, e per il gli, e che vale anche tra Padre e Figlio:
tempo della morte, 4 º ſe il Padre poſſa donare al Figlio di fa
Altre coſe vengono qui incidentemente miglia, eſiſtente tuttavia nella di lui po
ad eſaminarſi: 1.º ſe la Donazione condi- i deſtà ? ſi riſponde, che, regolarmente par
zionale ſi debba dire propriamente Dona- llando, le Donazioni tra il Padre e il Fi
zione, onde venga compreſa nel preſente | glio di famiglia non ſono valide (d). Queſta
Y 2 Legge

(a) L. prima f de Donat. Gloſs. ibi. I (.) Vide Jul. Clar. lib. 4. S. Donatio.
(b) Ia L. Licet, verb. Mortis cauſa C. dei (d) L. actiones quas Parentes C. de Donat
pact. l inter vir., & uxor.
172 St. 319-325.
Legge però ha le ſue limitazioni, trattan qui parimente convien diſtinguere: o ſi cerca
doſi di Donazione ſemplice, val a dire di ſe il Figlio di famiglia poſſa donare teſtando
quella, la quale non ha anneſſa alcuna cau ſenza il conſenſo del Padre e da tutt'i DD.;
ſa, o titolo, fuorchè la pura e mera libe ſi riſponde, che non può donare nemmeno
ralità ; nel rimanente ſe la Donazione ſarà i beni, che ſi chiamano avventizi, e che
appoggiata a qualche titolo e cauſa, ſarà al Figlio di famiglia appartengono in pro
ſoſtenibile; quindi ſi ricava anche, che ſe prietà, e pieno dominio : o ſi dimanda
il Figlio avrà beneficato il Padre in qual ſe il Figlio poſſa donare con il conſenſo
che maniera, potrà il Padre donare al Fi del Padre, e ſi deve dire che poſſa; e que
glio in rimunerazione e ricompenſa de me ſta è la comune ſentenza , e abbiamo il
riti, e tal Donazione ſarà valida (a); ſi teſto nella detta Legge (d).
ricava in oltre, che ſe il Padre farà qual La ragione, che comunemente ſi adduce,
che Donazione al Figlio a titolo della eman ſi è, perchè il Teſtamento, o ſia l'ultima
cipazione, ſarà parimente valida, come in volontà dell'uomo, non può, nè dee di
ſegna la Legge (b): 5.º, ed ultimo, ſi di pendere dalla volontà e dall'arbitrio altrui.
manda ſe il Figlio di famiglia poſſa donare? Notiſi dunque, che nella Donazione fatta
al che riſpondo con il Claro, e diſtinguo dal Figlio di famiglia per occaſione di morte,
in queſto modo; o ſi cerca ſe il Figlio di acciò ſia valida, richiedeſi il conſenſo del
famiglia poſſa donare per atto tra vivi, e Padre, e queſto conſenſo dev'eſſere eſpreſſo,
in queſto caſo ſta la concluſione, che, re e interporſi eſpreſſamente , non baſtando
golarmente parlando, non può il Figlio di il conſenſo tacito, o preſuntivo.
famiglia donare per quella ragione, che Le ſolennità deſcritte nello Statuto, ad
avendo il Padre l'uſufrutto de beni del Fi effetto di convalidare la Donazione, che
glio, non può queſti in pregiudizio di detto ſi faccia tra vivi, chiamanſi con iſtile no
uſufrutto diſporre de' beni, con farne do tareſco inſinuazione. Quattro ſono le cauſe,
nazione ; e da qui ne ſegue, che avendo che ſi aſſegnano da DD., per cui le Leggi
il Figlio alcuni beni, ſopra i quali il Padre comuni e municipali eſigono queſta così
non abbia ragione dell'uſufrutto (c), in detta inſinuazione. La prima è, acciò tra
quel caſo potrà il Figlio farne Donazione l'atto della Donazione, e quello della in
tra vivi , anche ſenza il conſenſo del Pa ſinuazione poſſa il Donante deliberare e ri
dre ; e queſta, ſcrive il citato Autore, è flettere ſe gli convenga il perfezionarla,
comune ſentenza del Dottori. O ſi dimanda oppure rivocarla : la ſeconda, acciò con
ſe il Figlio di famiglia poſſa donare per cauſa l'atto replicato vieppiù ſi dichiari l'inten
di morte per Teſtamento o Codicillo ; e zione e la volontà del Donatore: la terza;
acciò

(a) Gloſs. in L. 3. ſi Donat. (e) Vedi le Note ſopra lo Statuto 416.


(b) L. ut liberis C. de collat. (d) L. Fil. fam.
Vol. 1. St. 319-325. 173
acciò venga tolta ogni ſoſpizione di frode liani, a ſegno , ch' eccitò lo zelo e l'at
e d'inganno; potendo talvolta la Donazione tenzione de Magiſtrati Politici a mettervi
avere origine e cauſa da motivi vizioſi, un forte riparo. Fecero eſſi conſiderare a
o perchè eſtorta con minacce, o perchè ſur Principi e Potentati ſecolari, che, fatti
retta con luſinghe e falſe promeſſe, o per i calcoli, le rendite del beni ſtabili già paſ
altri modi illegittimi: la quarta finalmente, ſate nelle Manimorte (ſotto il qual nome
acciò non poſſiao aver luogo le falſe pro ſi comprendono le Chieſe, i Cherici, i Mo
ve (a). - niſteri , ed ogni altro Luogo Pio ) erano
(2) Nello Statuto ſi eccettuano le Dona già aſceſi in alcuni Stati alla metà, in altri
zioni fatte a' Luoghi Pii . Queſte parole a poco meno di quelle che formano il man
mi danno motivo di riflettere così di paſ tenimento di tutto il reſtante de Domini
ſaggio, che una tale eccezione voluta da ſteſſi, che in viſta di così rapido progreſſo
gli Statuenti a favore de Luoghi Pii, poſſa di acquiſti, oltre le tante ſoſtituzioni fatte
dirſi fatta in ſequela di quella famoſa Legge a di loro favore, ſi poteva a ragione te
del pio Coſtantino Magno all' anno di no mere che tutto il corpo della Repubblica
ſtra ſalute 32 I., in cui permiſe che da chiun doveſſe in fine conſiſtere in due ſoli Ordini
que ſi poteſſe laſciare e donare ogni quan di perſone, cioè Eccleſiaſtici, e Padroni
tità e qualità di beni alle Chieſe e Luoghi delle Terre e Fondi , e dall'altra laici
Pii. Queſta Legge però, che fu pia e lo Affittuali, Cenſuari, e Lavoratori di Terre.
devole, ſe riguardiamo i tempi dell'antica Quindi è, che i Sovrani del riſpettivi Stati,
Chieſa, povera e perſeguitata, fu col pro in forza del diritto che loro compete, han
greſſo del tempo ritrovata pernicioſa al ben no fatta a noſtri tempi, per il buon go
pubblico. In fatti gl'Imperatori, che ſuc verno economico de' ſuoi ſudditi, pubblicar
cederono al prelodato Coſtantino, " Legge, con la quale con poca varietà di
che il troppo frequente paſſaggio de beni condizioni e di modi l'uno dall'altro, è
nelle Chieſe, e L. P. veniva a poco a poco ſtato in ſoſtanza proibito a qualunque per
ad aſſorbire una gran parte del patrimonio ſona nè per atto tra vivi, nè per cauſa
del loro ſudditi, con danno graviſſimo del di morte di dare, donare, o laſciare a Ma
la Repubblica, furono in obbligo di mo mimorte beni di cadauna ſorte più di una
derare e reſtringere l'uſo della predetta Leg certa limitata quantità ſenza eſpreſſa licenza.
ge, portata all'ecceſſo dalla liberalità non Per ciò che riſguarda lo Stato Lombardo-Au
ſempre regolata de' Fedeli. Un tal diſor ſtriaco, abbiamo il Diſpaccio di S. M. R. I. A.
dine ciò non oſtante crebbe col tempo, del 6. Agoſto 1767.
particolarmente ne' Dominj e Principati Ita (3) Si eccettuano dallo Statuto quelle
v
Dona

(a) Vedi le Aggiunte al Claro ſopra la que cumque Donatione Crc.


ſtione XV. S. Donatio, num. 1. in qua- i
174 - Vol. 1. St. 319-325.
Donazioni, che ſono minori della ſomma Iterialmente alla ſomma eſpreſſa nello Sta
di lire 25. Imperiali. Egli è da ſaperſi i tuto di lir. 25. Imperiali ; potrà pertanto
[ ſcrive ſu di queſto propoſito il Claro ! (a), il Lettore ricorrere alle Note fatte ſopra
che per diſpoſizione della Legge (b) fu già | lo Statuto 48. di queſto primo Vol. , e
ſtabilito, che in tutte le Donazioni, ch'ec- conſultare la Tabella ivi regiſtrata, per ve
cedevano la ſomma di trecento ſoldi, ſi do- nire in chiaro del valore e dell' ecceſſo
veſſero inſinuare, la qual ſomma fu poi i che hanno i ſoldi e le lire Imperiali, di
accreſciuta a ſoldi cinquecento (c). Sta dun- cui parla il noſtro Codice Statutario ſopra
que la regola, che in qualunque Dona- i ſoldi e le lire del noſtri tempi , potrà
zione, che oltrepaſſa la ſomma di ſoldi in oltre informarſi della pratica e dello ſtile
cinquecento ſia indiſpenſabile una tale inſi- che a queſto riguardo ſi tiene in oggi dal
nuazione, altrimente ſarà nulla , e queſti Foro Milaneſe.
ſoldi 5oo. in oggi fanno la ſomma di ſcudi i Or ſi faccia il caſo: Tizio, per cagion
7oo. ſecondo la comune opinione degl'In- d'eſempio, ha fatta tra vivi una Dona
terpreti. Sin qui il citato Autore. zione a Sempronio di mille ſcudi , e non
Ora deveſi notare con gli Autori, che ha praticata l'inſinuazione voluta dagli Sta
hanno fatte le Aggiunte al Claro, che il tuti ; ora ſi dimanda ſe una tale Dona
ſoldo, di cui egli parla , e ſu di cui ha i zione ſia nulla e invalida in tutto, oppure
formato il calcolo degli ſcudi ſettecento, i ſolamente per quella parte, nella quale ec
è quel ſoldo di oro puro, di cui ſi fa men- cede la ſomma prefinita dallo Statuto, o,
zione nelle Leggi (d), che equivaleva ad introdotta dalla pratica ? al propoſto que
uno ſcudo d'oro ; ma ſiccome (conchin- ſito ſi riſponde, che in quanto non eccede
dono queſti Autori) i noſtri ſcudi ſono di la ſomma preſcritta, una tale Donazione
peſo inferiore in confronto di quelli , de è valida : tale è la deciſione del Claro,
quali ſi fa menzione nel Codice di Giuſti- e adduce l'autorità della Legge (e).
miano ; così non è ancora ſciolta la que- Per ultimo è da ſaperſi, che di ragion
ſtione fino a qual ſomma di ſcudi ſi poſſa comune, e regolarmente parlando, la Do
fare la Donazione ſenza l'inſinuazione; lnazione fatta per atto tra vivi, è di ſua
ſopra di che, oltre il Claro, vari Autori natura irrevocabile, come ſi è accennato
hanno variamente ſcritto. di ſopra ; ho detto regolarmente, perchè
Già ſi è detto altrove, che ſarebbe errori anche queſta può per alcune cauſe rivocarſi,
grande di chi voleſſe in oggi attenerſi ma- e ſono : per titolo di vera ingratitudine
del

(a) Queſt. XV S. Donatio. tium; & in L. penult., & ult.ff. de in


tb) L. Sancimus, C. de Donat. | gus vocand- -

(c) L. penult. S. fin. C. de Donat. (e) Textus eſt in L. Sancimus in princ,


(d) In S. fin. Inſtit. de pacn. temerè al C. de Donat.
Pol. t. St. 319-325. R 75
del Donatario verſo del Donatore, per li 31. Marzo 1676 ; anzi per deciſione
l'inadempimento del patti e delle condizioni dello ſteſſo Tribunale, benchè premoriſſe
eſpreſſamente convenute nell'atto della Do- | la prole ſopravvenuta, non perciò verrebbe
nazione; per malvaggia volontà del Dona- | a ripreſtinarſi a favore del Donatario la si
tario ; finalmente per la ſopravenienza del | vocata Donazione, ceſſando in oltre tutti
Figli legittimi e naturali, che non eſiſte- gli effetti riſpetto a tutti i chiamati in eſſa,
vano al tempo della fatta Donazione; e come ſe non foſſe ſtata fatta; così decreto
per rapporto a queſta terza cauſa ha rili ſuo Voto del 24 Luglio 1693.
--
volte deciſo il Senato, e ſegnatamente -

Iegue lo Statuto 326. che ha per titolo: Delle Solennità da oſt


ſervarſi nelle Emancipazioni. Diſpone in ſoſtanza che niuno, il
quale ſia minore di anni venti poſſa eſſere emancipato ; e che in
qualunque Emancipazione ſi faccia, debbano intervenire ſette No
tari, compreſo quello che rogherà l'Iſtrumento; che in oltre ſiano
preſenti cinque Teſtimoni coll' intervento e preſenza di qualche
Giuſdicente ; altrimenti detta Emancipazione non ſarà valida, nè
legittima.
Il 327. dichiara che ſe taluno, dopo l'Emancipazione, giunto
all' età di anni venti avrà differito per lo ſpazio di ſei anni a
movere queſtione ſopra la validità della Emancipazione per titolo
dell'età minore; con tutto ciò ſi abbia per emancipato rettamente,
e validamente, nè poſſa riclamare ſopra la detta Emancipazione.
A N N O T.

Egli è da ſaperſi a qualche non inutile º i


Padri di famiglia un aſſoluto do
erudizione, che nel primi tempi della " ſu la vita e la morte del propri
mana Repubblica [ tempi in cui quel Po- Figli. Un tale diſpotiſmo veniva loro ac
polo naſcente, e deſtinato ad una nuova icordato dalle Leggi delle XII. Tavole (a),
e grande Monarchia , non altro fili il Popolo Romano preſe da Greci,
che ferocia marziale e conquiſtatrice ave lacute a queſti dal genio troppo ſevere
- di

(à) In liberos ſuprema Patrum autoritas Si Pater Filium ter venunduit


eſto, venundare, occidere liceto... Filius a Patre liber eſto.
176 Vol. 1. St. 326-327.
di Licurgo. Ridotti poſcia i Romani ad ris, val a dire, non ſoggetto al Padre.
una più civile polizia, fu riformato queſto Che ſe il Padre di famiglia, ſecondo
diritto diſpotico, e fu proibito a Padri di il Gius Romano antico poteva emancipare
famiglia che poteſſero di propria autorità il Figlio, quantunque impubere, o ſia mi
metter mano nel ſangue de propri Figli, nore di età, e perciò biſognoſo di tutore;
come ſi può vedere dalle Leggi pubblicate le noſtre Leggi municipali meglio provve
ſuſſeguentemente (a). dono al vantaggio del Figli , e in conſe
Molte erano , e per verità ridicole al guenza del ben pubblico; eſſe preſcrivono
quanto le ſolennità, che da Romani ſi co che niuno poſſa eſſere emancipato, che non
ſtumavano nelle emancipazioni, ſecondo ſia maggiore di anni venti.
che ci riferiſcono gli Storici , le quali ſi Alcune coſe vengono a notarſi ſu di que
eſeguivano con uno, dirò così, circolo vi ſto propoſito : 1.o che, regolarmente par
zioſo di triplicate fittizie vendite e com lando, non può il Padre di famiglia eſſer
pere. Tali ſolennità furono in ſeguito ab coſtretto a ſuo mal grado ad emancipare
rogate, e ſoſtituite altre da due Impera il Figlio, come inſegna la Legge (d); que
tori, Anaſtaſio (b) e Giuſtiniano (c), il ſta regola però ha le ſue eccezioni in alcuni
primo ordinò, che le emancipazioni ſi fa caſi (e), e tra gli altri quando un Figlio
ceſſero per reſcritto del Principe, il ſecondo di famiglia, atteſa la crudeltà del Padre
coram Magiſtratù, val a dire alla preſenza non poteſſe con eſſo convivere ; il Figlio
del Giudice, come appunto diſpongono que in tal caſo, impetrata prima la venia, come
ſti Statuti. parlano i Giuriſti, può coſtringere il Padre
L'effetto della emancipazione conſiſteva alla emancipazione, facendo opportuno ri
in queſto (come l'etimologia ſteſſa del ver corſo a Magiſtrati; e il Padre ſarà obbli
bo latino emancipare quaſi è manu capere gato a reſtituire al Figlio i beni materni,
ci dimoſtra), che per queſt' atto pubblico dotali, e parafernali della moglie: 2.o per
e ſolenne il Figlio di famiglia reſtava ſciolto l'oppoſto non può il Figlio di famiglia con
dal vincolo della patria podeſtà e dominio. tro ſua volontà eſſere emancipato dal Pa
Tale pure è l'effetto della emancipazione dre (f). Queſta Legge pure ha le ſue li
in vigore delle noſtre Leggi municipali; mitazioni, e non avrà luogo, per cagion
coſicchè un Figlio emancipato, oſſervate d'eſempio, quando il Figlio foſſe riſſoſo,
le ſolennità deſcritte nello Statuto, viene contumace, ingrato, e generalmente parlan
ad eſſere, come parlano i Giuriſti, ſui ju doſi, in tutti que quattordici caſi [ che ſono
COnu

(a) L. 2. ff ad Legem Corneliam de Sicariis. | (d) L. Avus, C. de emancip. liberorum.


L. 3. Cod. de Patria poteſtate & c, (e) Vid. Gloſs. in L. non poteſt, f. de adop.
(b) Lege 5. Cod. de emancip. (f) L. Jubemus C. de emancip. liberorum -
(c) Lege 6. Cod. eodem tit.
Vol. 1. St. 3 26-327. 177
comunemente riferiti da Dottori, e ſtanno gozi e di traffici ; ſi dovrà egli preſumere
deſcritti in quegli otto verſi latini (a), in emancipato o no ? riſpondo, che Flavio
cui il Padre di famiglia può legalmente diſe Torti nelle ſue Annotazioni ſopra gli Sta
redare il Figlio , può anche emanciparlo tuti di Pavia allo Statuto Ico., in cui ſi pre
contro la di lui volontà : 3.o anche dopo ſcrivono alcune ſolennità non molto diffe
l'emancipazione può il Padre di famiglia renti da quelle del noſtro Statuto, ad ef
ritenerſi la metà dell'uſufrutto ſopra i beni fetto che ſia legalmente valido l'atto della
già acquiſtati dal Figlio ; non può però emancipazione, dice che un Figlio di fami
aver ragione di ritenerſi l'uſufrutto ſu di glia quando abbia per un decennio abitato
que beni , che dopo l'emancipazione per ſeparatamente dal Padre, e alleghi queſta
veniſſero al Figlio per la ragione ſopra ad ragione, ſi preſuma emancipato, e adduce
dotta, cioè, che l'atto della emancipazione in prova l'autorità di alcuni Dottori ; ſog
rende il Figlio juris ſui : 4.o anche aſſente giunge però , e conchiude che ſtante che
può validamente eſſere emancipato il Figlio lo Statuto preſcrive e ordina certe forme
col mezzo del Notaio che ſtipuli in di lui e ſolennità per la convalidazione delle eman
nome ; ſi richiede bensì che di poi venga cipazioni, il ſolo corſo del tempo non poſſa
dal Figlio ratificata una tale emancipazione. per ſe indurre titolo ſufficiente e legale
Coſa poi dovrà dirſi nel caſo, in cui di vera emancipazione; tale crederei io pure
il Figlio di famiglia ſia ſtato lungo tempo che ſia la più fondata e ſicura opinione -
aſſente dalla caſa paterna per cauſa di ne

Iegue lo Statuto 328., il quale ha per titolo: Solennità da oſſer


varſi nelle alienazioni e obbligazioni che ſi fanno dalle Donne. Diſpone
in ſoſtanza che ne contratti che ſi fanno dalle Donne al di ſopra
del valore delle lire dieci Imperiali ſia neceſſario il conſenſo del Ma
rito. Se non avrà il Marito, o queſti ſia aſſente, o ſe il contratto
ſi farà collo ſteſſo Marito, in tutti queſti cali interverrà il conſen
ſo dell'Agnato. Facendoſi il contratto coll'Agnato, non ſarà ſuf
- Z, - ficien

(a) Bis ſeptem cauſis exh cres Filius cio Teſtarive vetet : ſe ſociatve malis
Si Patrem feriat: ſi maledicat ei. Si mimosſequitur; vitietque cubile Pa
Carcere concluſi ſi negligat, aut furiofum ternum ;

Criminis accuſet, vel paret inſidias. Non orthodoxus; Filia ſi meretrix.


Si dederit damnum grave; ſi nec ab hoſte
redemit ;
178 Vol. 1. St. 328-329.
ficiente il di lui conſenſo, dovendo intervenire quello di un altro
Agnato. Non avendo la Donna Agnati, o non volendo queſti pre
ſtare il conſenſo, potrà in tal caſo la Donna ricorrere all'autorità
del Giudice, ſemprechè e il Marito, e l'Agnato giurino, che tal
contratto, alienazione o rinunzia, cedano realmente a utilità della
Donna, diverſamente tale contratto ſarà invalido. Spiega infine,
che per Agnato s'intenda chiunque ha lo ſteſſo cognome di paren
tela, quand'anche ſia Figlio di famiglia o legittimo, o illegittimo,
Salvo che la Donna potrà coſtituire un Procuratore, o Procuratori
ad effetto di difendere le ſue ragioni, e agire contro il Marito,
e qualſivoglia altra perſona e di lei beni per conſeguire la dote (1)
e beni parafernali, e tutto ciò che avrà portato in caſa del Mari
to, e che a lei di ragione aſpettaſſe per titolo di qualche ſucceſ
ſione o di dote, o di legato, o di coſa giudicata , o di donazio
ne; lo che potrà fare anche ſenza il conſenſo del Marito, o dell'
Agnato, purchè intervenga la preſenza del Giuſdicente. -

- Lo Statuto 329. dichiara che la precedente Ordinazione non


debba aver luogo, quando ſi tratti di ultime volontà, o di dona
zioni fatte per cauſa di morte, e revocabili (2); nè parimenti nel
caſo, in cui ſia realmente pervenuta qualche ſoſtanza nelle mani
della Donna, nel qual caſo potrà eſſere riconvenuta per la reſti
tuzione, benchè non ſia intervenuto il conſenſo, di cui ſopra.
Che ſe la Donna aſſerirà con giuramento di non avere a ſua
notizia Agnato alcuno, il quale poſſa preſtare il conſenſo a norma
del diſpoſto, e non venga provato il contrario, in tal caſo ſi deb
ba ſtare al di lei giuramento; coſicchè anche ſenza il predetto
conſenſo potrà fare le coſe, di cui ſopra.
A N N O T A Z 1 O N I.

Le noſtre Leggi municipali, ſempre in- qualche grado di parentela, ma anche quel
tente al bene della Repubblica, hanno vo-ilo, il quale porta ſemplicemente il mede
luto con queſte provvidenze cautelare i con- ſimo cognome ſenz' alcun vincolo di pa
tratti, che ſi faceſſero dalle donne, e ſoc. I rentela. Il primo ha luogo quando ſi tratta
correre alla imbecillità del loro ſeſſo. delle ſucceſſioni inteſtate, a norma dello
|
Giovi il ripetere, che per Agnato non Statuto 3o1. poſto ſotto la Rubr. delle ſuc
ſolo ſi deve intendere quello, il quale ha ceſſioni, non che nel preſtare il conſenſo,
il medeſimo cognome di famiglia, ed è in | di cui parla lo Statuto ; il ſecondo non
ha
Vol. I. St. 329-342. 179
ha luogo nelle ſucceſſioni, può bene averlo anno mortis cauſa i ciò che reſta altrove
per la convalidazione del contratti delle don- | ſpiegato 1 ſono di loro natura, e ſi dicono
ne, col preſtarvi il ſuo conſenſo. revocabili, perchè , come dicono i DD.,
(1) Per conſeguire la Dote ec. Le Nuo- la volontà degli uomini è mutabile, e tali
ve Coſtituzioni (a) diſpongono, che alle Donazioni vengono confermate colla morte
contraddizioni alle Gride per cauſa di dote del Donante, a differeuza delle Donazioni
non ſi poſſa rinunciare dalle donne ſenza i che ſi fanno inter vivos, le quali di loro
l'autorità del Principe, o del Senato (b). | natura ſono e ſi dicono irrevocabili.
(2) E revocabili. Le Donazioni, che ſi
- -

5 - -
-
-

Iegue la Rubrica Generale, la quale ha per titolo: Degli Statuti


nuovi del Collegio de Notari. Contiene queſta molti Statuti, di
cui non accade farne la traduzione per due motivi. Il primo per
chè non appartengono propriamente al noſtro propoſito principale,
il ſecondo perchè quantunque detti Statuti ſi dicano nuovi, ſono
però ſtati in parte riformati e corretti da altri Statuti poſteriori,
e particolarmente dalle N. C. La Profeſſione del Notariato fu
un tempo eſercita dalle ſole Perſone nobili, e facoltoſe. Sono i
Notari i depoſitari della fede pubblica, e cuſtodi delle volontà
degli uomini, e delle ragioni e diritti acquiſtati per contratto.
Egli è del pubblico intereſſe che le pubbliche Scritture, e Docu
menti ſiano geloſamente conſervati ; a queſto fine fu anticamente,
come ſi è altrove accennato, ſtabilito l'Uficio de' Panigaroli;
ma poichè queſto è andato quaſi in una totale deſuetudine,
l'Auguſtiſſima Noſtra Sovrana , che ſempre veglia alla pubblica
felicità ha preſo in conſiderazione anche queſto importante ogget
to, coll' ordinare l'erezione di un pubblico Archivio, in cui ab
bianſi a ritirare e cuſtodire tuttº i Rogiti, e le Abbreviature de'
Notari defunti di queſta Città e Ducato, e ne reſtano già date a
tal effetto le preliminari provvidenze. Per ciò che rifguarda la
taſſa delle mercedi per la eſplezione degli Inſtrumenti e Scritture
pubbliche, di cui tratta lo Statuto 4o 1. di queſta Rubr., ſi deve
Z, 2 atten- -

(a)mulieres.
Tit. de Bon. ad Crid. pon. 5 Inſigne l| (b)Statuto
v,
Vedi a queſto
451. propoſito le Note fatte allo
I8o - Vol. I. St. 343-4o7.
attendere ciò che preſcrive il Reale Diſpaccio de' 4 Febbrajo 1762.
approvato dall' Eccmo Senato, e dallo ſteſſo Collegio de Notari,
pubblicato il giorno primo Aprile 1767. (a).
Siegue la Rubrica Generale delle coſe eſtraordinarie civili .
I tre Statuti 4o8. , 4o 9., e 41o. regiſtrati in eſſa portano il
medeſimo titolo, cioè della ceſſione de beni: è da notarſi ſingo
larmente il primo, il quale preſcrive una cotal forma che ſi deve
tenere preciſamente da chiunque faccia la ceſſione de beni a ſuoi
creditori: diſpone che coſtui debba a ſuono di campana comparire
in pubblico al luogo deſtinato a piedi ſcalzi, a capo nudo, e col
la ſola camiſcia indoſſo. Queſta forma (la quale è andata in una
totale diſſuetudine) è riprovata da Leggiſti, e chiamaſi forma pu
denda, per la vergogna e vituperio che in ſe contiene.
Gli Statuti di Pavia preſcrivono alcune formalità nell' atto
della Ceſſione, e ſebbene non ſiano così ignominioſe come le ſo
pradeſcritte, privano però eſpreſſamente di ogni onore e ufizio
pubblico quel chiunque, il quale abbi fatta la Ceſſione, e proibi
ſcono che poſſa eſſere Procuratore, o Curatore, o Sindaco, o At
tore, o Teſtimonio; in ſomma tali Perſone ſono conſiderate come
infami (b). -

A N N O T.

Molte rifleſſioni ſi potrebbono qui fare aſcoltarebbe a giorni noſtri così di frequen
ſul propoſito delle Ceſſioni, e ſingolarmen- te a danno graviſſimo della fede pubblica
te ſul modo, con cui ſi praticano in oggi; e privata quel fatal nome di fallimento.
ma queſte ci portarebbono ad un troppo l Vuolſi ancora ſapere, che facendoſi la
lungo eſame, e forſe alieno dal noſtro pro- ceſſione del beni nella maniera ſopradeſcrit
poſito; una ſola e breve rifleſſione però ta, veniva il Debitore a ſottrarſi dal peri
potrà farſi da ciaſcuno, ed è queſta : ſe icolo della cattura perſonale; un tal bene
non foſſe andata in diſſuetudine quella bel- fizio conſeguito da Debitori col mezzo
la ſcena, che per Legge ſtatutaria dovea- ignominioſo di ſiffatte Ceſſioni fu con ra
no i Debitori nell'atto della Ceſſione pre- gione chiamato nelle Leggi penultima, e
ſentare agli occhi del Pubblico, non ſi l finale (c) triſte, di miſerabile auxilium.
A no

(a) Intitolato: Noviſſime Taxationes & c. | & Cauſ. Mediolani.


ex Typographia Franciſci Bolzani Typo- i (b) Vide Rubr. 64. Stat. Pap.
graphi Nob., & Ven. Coll. DD. Not., | (c) Cod. qui Bon. ced. poſ.
Vol. 1. St. 4o8-412. 18 I
A noſtri tempi ſarebbe talvolta a deſide le Gride ſono introdotte a favore del De
rare, che la condizione di molti Creditori bitore, e non del Creditori ; ben è vero
che piangono non foſſe peggiore, e più però, che così volendo il Debitore, può
triſta della condizione ſteſſa del loro De di nuovo uno del Creditori eſſere ammeſſo
bitore fallito, che forſe ride. al benefizio della contraddizione, non oſtan
Tre coſe ſi debbono qui notare: la pri te che ripugnino gli altri Concreditori,
ma, che per deciſione del Senato dell'anno che hanno già contraddetto in tempo; così
1635. in cauſa Piatti e Marliani, eſſen dichiarò il Senato a 31. Gennaio 16o5.
dovi Concorſo del Creditori, non ſono que Ed è da ſaperſi, che il Vicario di Provvi
ſti tenuti a ricevere i Beni in paga, ſe ſione è Giudice competente , anzi ordina
prima non ſi ſarà fatta la ſubaſta a norma rio in cauſe delle così dette Gride provvi
dello Statuto 163.: la ſeconda, che accor ſioniali , deve però egli rimettere la deci
dando per convenzione la maggior parte ſione delle contraddizioni a Giuriſconſulti
del Creditori di rilaſciare parte del debito di Collegio a norma delle Nuove Conſti
al Debitore fallito e decotto , ſarà tenuta tuzioni ; come fu dichiarato dal Senato
la minor parte de Concreditori, quantum li 2. Settembre 1661., non oſtante il voto
que ipotecari, a ſtare al convenuto fatto contrario degli Abbati del Collegio de
dalla maggior parte; come ſi ha da due Notari.
Deciſioni del Senato, l'una del 11. Mag Per ultimo ſi dee avvertire, che dal be
gio 1674 , l'altra del 18. Aprile 1678. : nefizio della ceſſione de Beni ſono eſpreſ
la terza , che il Creditore, il quale non ſamente eſcluſe alcune perſone in vigore
contraddice in tempo alle Gride provviſio di altri Statuti, cioè i Mercanti, i Co
niali, concorre con gli altri Concreditori loni , i Maſſari, i Fittabili , e ciaſcuno
nel prezzo della vendita de' Beni del co della loro famiglia, perchè ſono ſoggetti
mun Debitore ; la ragione ſi è , perchè alla eſecuzione perſonale (a).

O Statuto 413 diſpone, che ad iſtanza e petizione di quello,


il quale abbia fatta la ſicurtà, ſia tenuto il Debitore princi
pale per mandato del Giudice a pagare il debito , o a ſollevarlo
dalla ſicurtà dentro il termine di trenta giorni conſecutivi. Che
ſe il Debitore principale dentro lo ſpazio di otto giorni o non
compaja alla citazione o non ubbidiſca al precetto del Giudice ſia
poſto nel Bando de Fidejuſſoria, e tal Bando abbia a durare ſino a
tantO
-

(a) Vedi le Note fatte agli Statuti ſotto la Rubr. Gen. degli Affitti,
182 - Vol. 1. St. 413.
tanto che o paghi effettivamente, o liberi la ſicurtà, e durante il
Bando non ſarà ammeſſo nel Civile ad agire contro veruna perſo
na, ſe non di volontà del Sicurtante ; e in oltre potrà eſſere pu
nito colla detenzione perſonale , e col ſequeſtro de beni, ſenza
altro proceſſo, o ſolennità. - -

Dichiara che queſta diſpoſizione non avrà luogo riſpetto a


quella perſona, la quale aveſſe fatta la ſicurtà per qualche Caſtel
lano, o altro Ufiziale, durante ancora la Caſtellania e Ufizio; nè
riſpetto alle ſicurtà fatte in occaſione di alienazione de Fondi per
la evizione; e lo ſteſſo s'intenda delle ſicurtà, che ſi fanno per la
preſentazione di alcuna perſona, la di cui fuga ſia ſoſpetta : di
chiara in fine, che al principale Debitore non poſſi ſuffragare l'ec
cezione dell'età ſeſſagenaria.
A N N O T.

E'ha ſicurtà un contratto, col quale taluno in ſeguito con ſua Legge (a) accordò a Si
ſi fa carico dell'altrui obbligo, e impegna curtanti il benefizio dell' ordine, o ſia del
la ſua fede, non meno che lo ſteſſo prin la eſcuſſione, in vigor del quale deve il
cipale, e un tal contratto non ſolo obbliga Creditore riconvenire prima il ſuo principal
il Sicurtante, ma ancora i di lui Eredi. Debitore, ed eſcutere le di lui ſoſtanze,
In vigore di una Legge Romana antica avanti di riconvenire il Sicurtante, a queſti
erano i Sieurtanti [ ſe più in numero 1 egual pure compete il benefizio, che nella Legge
mente tutti, e ſolidalmente tenuti verſo il ſi chiama cedendarum actionum (b), val
Creditore, e a queſti era facoltativo di ripe a dire, che quando uno de Sicurtanti ſia
tere il ſuo credito da qualunque de Sicur pronto a pagare al Creditore tutta la ſomma
tanti che a lui foſſe più piacciuto. Queſta del debito, potrà da queſti farſi cedere le
Legge però fu riformata dall'Imperadore ragioni e azioni ad eſſolui competenti con
Adriano, il quale con ſuo Editto obbligò tro gli altri Conſicurtanti non meno che
il Creditore a riconvenire ciaſcuno degli contro dello ſteſſo Reo , o ſia Debitore
obbligati in vigore della Sicurtà, il qual principale: egli è però da avvertirſi, che
foſſe ſolvibile al tempo della conteſtazione dalle noſtre Leggi Statutarie viene eſpreſ
della lite, e a ripetere le contingenti par ſamente tolto il benefizio dell'eſcuſſione,
tite del ſuo credito, e a rata ; e queſto come ſi può vedere nelle Note ſopra lo
ſi chiamò beneficium diviſionis. Giuſtiniano Statuto 239. Vol. 2.
Il

(a) Ex Novel. 4 Juſtin. cap. 1. l (b) Authent. Praſente, Cod. hoe tit.
-
Vol. 1. St. 41 3. 183
Il preſente Statuto parla delle ſicurtà, dote ; o il tempo di agire per la Cura
le quali ſi fanno ad tempus, cioè per un o Tutela, e, generalmente parlando, non
certo determinato tempo, e ſtabiliſce, che può aver luogo la preſente diſpoſizione ſta
ad iſtanza del Sicurtante debba il Debitore tutaria, quando ſi tratti di obblighi e con
principale o pagare il debito, o fare lo tratti, i quali ſi riferiſcano o a condizioni
ſcarico della ſicurtà , e aſſegna i termini “non ancora verificate, o a tempo non an
di tempo, imponendo , in caſo di contu cora venuto, o a perſone ſpecificate dallo
macia, o renitenza, al Debitore principale ſteſſo Statuto, perchè in queſti e ſimili
la pena della detenzione perſonale , e ſe caſi l'obbligo della ſicurtà non può ceſſare,
queſtro de Beni. ſe non ceſſata la cauſa ed il motivo.
Nella ſeconda Parte eccettua alcune ſicur L'eſperienza dovrebbe inſegnare a tutte
tà , per le quali non avrà luogo l'iſtanza le perſone, che il fare ſicurtà o per l'ami
per lo ſcarico ; e qui dee notarſi, che, co, o per il parente, non è un piccolo
oltre quelle ſicurtà, le quali ſi fanno per affare, ma di grandiſſima conſeguenza. Si
la libertà del Fondi, quando, cioè, taluno ſono veduti molti, particolarmente tra le
ſi obbliga a favore del Venditore, a man perſone di Contado, ridotti alle miſerie,
tenere indenne e ſollevato in ogni tempo unicamente perchè portati o da una mal
il Compratore da ogni moleſtia, ed altre regolata pietà, o dal deſiderio della propria
tali ſicurtà ſpecificate nello Statuto, ſaran eſtimazione, ſi ſono ciecamente preſtati
no pure eccettuate, come avverte il Car a fare ſicurtà per il compadre, o per l'ami
pano, quelle che ſi fanno per l'annua pre co . Egli è noto per altro il proverbio:
ſtazione, o di un fitto perpetuo, o di un Sicurtà paga, tanto più, ſe come in oggi
cenſo, e, generalmente parlando, in tutti ſi pratica, le ſicurtà ſi facciano in ſolidum,
quel contratti, i quali hanno anneſſo peſo a norma degli Statuti.
e obbligo perpetuo, e non temporale, v. gr. Per deciſione del Senato del 15. Novem
di Canoni, e Cenſi Livellari, e atteſta bre 1713. ſe taluno avrà fatta ſicurtà per
che così è ſtato deciſo dal Senato. il principale Debitore per titolo di cenſo,
Lo ſteſſo ſi dovrà dire di quelle ſicurtà, ſarà tenuto tra un breve termine da ſtabi
le quali ſi fanno per contratti condizionali, lirſi dal Giudice a indicare i Beni liberi
v. gr. di reſtituire l'uſufrutto agli Eredi del Debitore principale, ne quali ſi poſſa
iſtituiti dopo la morte dell' Uſufruttuario, fare l'eſecuzione per i cenſi maturati, al
o di reſtituire la dote, o di dar conto trimente l'eſecuzione ricaderà ſu de Beni
della Cura, o Tutela, perchè in queſti dello ſteſſo Sicurtante, nè avrà luogo l'ec
e ſimili caſi, quello il quale ha fatta la cezione, che poſſa egli allegare, ad effetto
ſicurtà, non può dentro i trenta giorni di di eſcutere il Debitore principale.
mandare la liberazione, prima che ſi ve. A queſto propoſito può aver luogo il que
rifichi la condizione, e ſia venuto il caſo ſito, ſe quelle perſone, le quali fanno la
o della reſtituzione dell'uſufrutto, o della ſicurtà, poſſano lecitamente ricevere alcuna
ner
184 Vol. 1. St. 413.
mercede, o gratificazione? riferire alla contumacia, ed è uno di quel
Flavio Torti ne' ſuoi Commenti ſopra Formulari antichi; e qui giovi il ripetere
gli Statuti di Pavia alla Rubr. 43., la qua per la pratica , che , ſecondo lo ſtile del
le diſpone ſopra queſta ſteſſa materia, dopo Foro Milaneſe, quello ſi dice contumace,
avere riferite le opinioni del Dottori, con il quale non compare dopo la prima cita
chiude coll' affermativa, e ſoſtiene , che zione, qnand'anche di ragione doveſſero
tali mercedi non ſi poſſono dire uſurarie, precedere tre citazioni. Contumace pari
atteſo il pericolo, a cui ſi eſpone il Sicur mente ſi dirà colui, il quale, per eludere
tante, a riſerva però che interveniſſe frode il giudizio, mandi un Procuratore o ille
o dolo; ed io aggiugnerei, a riſerva che gittimo, val a dire uon approvato, o in
il Sicurtante, come talvolta ſi coſtuma, ſufficiente ed incapace. Contumace in oltre
aveſſe in ſuo potere il pegno. -ſarà colui, il quale, benchè compaia, o
Quelle parole dello Statuto, che in caſo per ſe perſonalmente, o per mezzo di Pro
di renitenza e d'innobedienza al precetto curatore, ricuſi ſenza cauſa ragionevole di
del Giudice, ſia poſto il Debitore princi riſpondere al giudizio. -

Pale nel Bando de fidejuſſoria, ſi devono


l -,

- On ſi vogliono ommettere i due Statuti 414. e 415., che


per ſerie numerica, e non per ordine di materie ci preſenta
il Codice Statutario. Sono in eſſi regiſtrate alcune leggi e condi
zioni per chi dimanda di eſſere ammeſſo nel Collegio de' Signori
Giuriſperiti di Milano.
Nel primo ſi preſcrive, che niuno poſſa eſſere accettato nel ſud
detto Collegio, ſe non ſarà oriondo egli, o il di lui Padre della Città,
o del Ducato di Milano, e di antica Proſapia o Parentela della Città,
o Ducato ſuddetto. Spiega in oltre, che il Petente ſia nato di lei l
gittimo matrimonio. Eſclude le perſone coſtituite negli Ordini ſacri,
o ſotto qualche Profeſſione regolare, ed i Benefiziati.
Nel ſecondo ſi preſcrive, che niuno poſſa eſſere accettato nel
detto Collegio, ſe il Petente o il di lui Padre avranno eſercita
qualche arte vile e riprovata, e laſcia all' arbitrio de' Signori Giu
dici del Collegio il dichiarare quale ſia arte vile e riprovata.
«A A

- - - AN
Vol. I. St. 414-4 r 5. 185

A NN OT A Z I O N I .

A tutti è noto qual ſia il nobiliſſimo dubbio, ſe la naſcita accidentale del Pe.
Collegio de Signori Giudici, Conti, e Ca tente, e del di lui Padre fuori del Ducato,
valieri di queſta noſtra Città di Milano. pregiudicaſſe al Candidato; e per teſtimo
Collegio che fu decorato nell' anno 156o. nianza del ſuddetto Giaſone fu dal Colle
d'ampi privilegi da Pio IV. Sommo Pon gio deciſo per la negativa.
tefice. A tempi pure del Biumi (b) tale era ,
Per procedere però con qualche ordine e conforme la pratica del Collegio, quan
ſu di queſto argomento, premetterò alcune tunque il Petente [ a riſerva però del do
rifleſſioni ſopra il Teſto, e le parole di micilio principale J aveſſe e Caſa, e Beni
queſti due Statuti antichi; e ſoggiungerò fuori di Provincia, ed ivi aveſſe ſortiti i
quegli Ordini e quelle Dichiarazioni, che ſuoi natali.
poſteriormente furono pubblicate dal ſud Così pure a noſtri giorni ſi è praticato
detto Collegio, per informare il mio Let nelle Cauſe Puſterla, Silva, e Cavalchini.
tore della pratica , che in oggi ſi tiene E di antica proſapia. Queſta parola pro
per le Accettazioni. ſapia ſi dee propriamente riferire alla ſola
Se non ſarà oriondo . Per queſta parola Cittadinanza ; e ciò ſi prova dalle parole
oriondo viene a ſpecificarſi il requiſito del dello Statuto 218., poſto ſotto la Rubr.,
la naſcita, cioè che il Petente [ val a dire che ha per titolo - Di coloro, i quali ſono
quello, che dimanda di eſſere aſcritto al tenuti a ſoſtenere i Carichi : in cui ſpie
Collegio, e con altro nome chiamaſi anche gandoſi quelle parole: Cittadini di Mila
il Candidato l abbia ſortiti i ſuoi natali no ; toſto ſi ſoggiunge : cioè di proſapia
nella Città, o nel Ducato di Milano. Milaneſe per linea paterna ; e quelli, i
Si notino in primo luogo diligentemente quali avranno abitato nella Città di Mi
quelle due diſgiuntive. Eſſo , o il di lui lano per anni trenta continui.
Padre. Della Città, o Ducato di Milano. Nato di legittimo Matrimonio. Sopra
Baſterà dunque, che il Petente provi l'una di queſte parole ſi noti : primo, che i le
o l'altra parte delle due diſgiuntive. gittimati per lo ſuſſegnente Matrimonio
Si noti in ſecondo luogo, che la naſcita non vengono eſcluſi, perchè queſti per di
- accidentale fuori della Città, o Ducato ſpoſizione della Legge comune vengono in
di Milano, non dee pregiudicare al Petente. tutto e per tutto equiparati a figli nati
- Fino a tempi del celebre Giureconſul di legittime nozze: ſecondo, che il Senato
to (a) Giaſone del Maino, fu rilevato il diſpenſa talvolta al requiſito della legitti
A a mità
-

(a) Conſ. 77. num. 5. Vol. 3. l (b) Conſ. 5. num. 1o. lib. 1.
I 86 -

Vol. 1. St. 414-415.


mità del natali. Il Carpano nel ſuoi Com volmente ed utilmente nella Mercatura;
menti riferiſce che a ſua notizia tre volte e che queſt'Ordine di Cittadini portava il
ſi riportò la Diſpenſa dal Senato. titolo di Nobili Mercanti, e che da queſt'
Per quello poi, che riguarda l'eſcluſiva Ordine traggono la loro origine alquante
delle Perſone profeſſe in qualche Ordine ricche e nobiliſſime Famiglie, da cui a
Regolare, ciò è tuttora in pratica oſſervato; giorni noſtri viene illuſtrata queſta Città
non così riſpetto agli Eccleſiaſtici laici e be di Milano. Ma in propoſito del Lanificio
neficiati, ſebbene, come notò il Carpano, e del Serificio mi reſtringerò a regiſtrare
queſto Canone foſſe anticamente in oſſer qui a diſteſo il Regio Ceſareo Diploma
vanza , di maniera che il Senato diſpensò di S. M. I. R. A. noſtra vigilantiſſima,
bensì nella perſona del figlio del Senatore ed amantiſſima Sovrana.
Scipione Simonetta, a condizione però, , MARIA THERESIA , Dei gratia Ro
e con la clauſula eſpreſſa, che non poteſſe , manorum Imperatrix, Regina Hungariae,
eſercitarſi nelle cauſe del Foro. , Bohemia &c., Archidux Auſtriae, Dux
Nota ſopra le parole del Cap. 115., che , Mediolani &c. &c. &c. -

la deciſione ſe una tale , o tal altra ſia , » Carlo Conte e Signore di Firmian,
d non ſia arte vile e riprovata in ſenſo » di Cronmetz, Meggel, e Leopoldſcron,
dello Statuto, ſi laſcia all'arbitrio del Col , Gentiluomo di Camera, Conſigliere in
legio. Tanto, e meritamente ſi appoggia , timo attuale di Stato delle Loro Maeſtà
rono i Legislatori alla prudenza del ſuddetto , Imperiali, Generale ſopraintendente, e
illuminatiſſimo Collegio. - , Giudice ſupremo delle Regie Poſte d'Ita
Per queſto arbitrio però non ſi dee in , lia , Luogotenente e Vicegovernatore
tendere un arbitraria e illimitata autorità ; , delli Ducati di Mantova e Sabioneta
poichè trattandoſi di Nobiltà , e cauſe da , e Principato di Bozzolo, e Miniſtro Ple
lei dipendenti e conneſſe , che non ſono , nipotenziario di Sua Maeſtà Imperiale
certamente di una natura indifferente, ſuole , Regio Apoſtolica preſſo il Governo del
il Collegio procedere con tutta la cautela , la Lombardia Auſtriaca.
e circoſpezione, e con lodevoliſſima giu , Illuſtres, Magnifici, Speſtabiles & No
ſtizia diſtributiva. , biles = nobis dile&tiſſimi.
Potrebbe qui naſcere il dubbio , ſe la , Teniamo il Ceſareo Reale Diſpaccio
Mercatura, ed in iſpecie il Lanificio, e , abbaſſato al Sereniſſimo Amminiſtratore,
il Serificio ſi debbano comprendere, o no, , prima che foſſe nota a Sua Maeſtà Apo
ſotto quelle parole generali dello Statuto », ſtolica la di lui ultima partenza da que
Arte vile, e riprovata. , ſta Capitale del tenore ſeguente.
Io potrei dire in queſto luogo, che più , L'Imperadrice Regina Ducheſſa di Mi
volte ho letto negli antichi Annali e nelle , lano , Mantova ec. ec. ec., Sereniſſimo
Storie Patrie, che una buona parte de no , Duca di Modena noſtro amato Cugino,
ſtri Cittadini Milaneſi ſi eſercitava lode » ed Amminiſtratore del Governo e Capi
» tano
Vol. I. St. 41 4-4I s . 187
tano generale della Lombardia Auſtriaca, nobiltà competenti, di modo che non
durante la minor età di S. A. R. il Se lº3b poſſa eſſergli fatto oſtacolo alcuno ad eſ.

: reniſſimo Arciduca Pietro Leopoldo, nato


Principe d'Ongheria e Boemia.
, Intenta noi ſempre a facilitare beni
32

35

35
ſere ricevuto nei riſpettivi Collegi, e
goda tutte le prerogative, onori, e pre
minenze, che ſogliono godere gli altri
gnamente i mezzi conducenti a rendere no veri Nobili, non oſtante qualunque Sta
opulenti e felici coteſti noſtri amati ſud 55 tuto, ordine, e conſuetudine che ci foſſe
35 diti, al qual fine non può meglio con 39 in contrario, alle quali s'intenda colla
oº tribuirſi quanto con promovere le Ma so pienezza del noſtro Potere e della noſtra
5o nifatture interne, e fecondare il Com 5o ſovrana Autorità pienamente derogato.
3) mercio attivo cogli eſteri, tanto florido 3b Si compiacerà per tanto il Sereniſſimo
35 coſtì ne tempi paſſati, ed ora nella più 32 Amminiſtratore di abbaſſare i ſuoi ordini
deplorabile decadenza, la quale ſi crede 33 per la più pronta ed eſatta eſecuzione
55 poſſa in gran parte ripeterſi dall' arbi 35 di queſto noſtro Sovrano Diſpaccio, in
so trario Statuto, che ſenza notizia e ap so giungendone al Senato l'interinazione
5º provazione del Principe, fece nel 1593., 35 ed il regiſtro nei riſpettivi Collegi ed Ar
5b il Collegio de Nobili Giuriſconſulti di po chivi, e preghiamo Dio, che la conſer
99 Milano, ſeguitato poi dai Collegi delle 22 vi, Sereniſſimo Duca di Modena, per
altre Città dello Stato, in virtù del 5x gran numero d'anni. -

92 quale reſtano eſcluſi da detto Collegio , Vienna 29. Maggio 176o.


tutti quei Nobili, che abbiano avuto , Firmat. MARIA THEREEIA. Per co
99 qualche parte ne' negozi mercantili; mando di Sua Maeſtà Apoſtolica l'Im
5 inerendo Noi e rinnovando l'ordine già 5 peradrice Regina. -

- bo abbaſſato dal noſtro Auguſto Padre e Si , Du Beyne de Malechamps, il quale


sob gnore di ſempre glorioſa ricordanza col º» vi rimettiamo , affinchè reſtiate inteſi
55 clementiſſimo Diſpaccio de 28. Giugno 35 della clementiſſima Diſpoſizione di Sua
99 1713. per abolizione di detto Statuto, Maeſtà = Noſtro Signore vi conſervi.
o dichiariamo di moto proprio, e con tutte r- , Milano 17. Giugno 176o.
so le formole e ſolennità che richieggonſi » Firmat. il Conte di Firmian =, Vidit
nel caſo preſente, alle quali ci riferiamo, ºb Amor de Soria. .
- o, come ſe foſſero colla maggiore preciſione - ºp De Colla.

53 inſerte e ſpiegate in queſto Reale noſtro » In calce - Alla Città di Milano con
3) Reſcritto, che neſſuno de Nobili tanto 5nCeſareo Reale Diſpaccio di Sua Maeſtà,
55 della Città di Milano, quanto delle al- i » dichiarando che neſſuno de Nobili che
55
tre Città dello Stato, che voglia erigere, voglia erigere fabbriche, o prenda parte
5» fabbriche, o prenda parte e intereſſe nei , ed intereſſe ne' negozi o di Lanificio
35 negozi o di Lanificio, o di Serificio » , o di Serificio, s'intenda che deroghi alla
37 s'intendi che deroghi alla ſua nobiita, l, ſua nobiltà.
no nè perda alcuna delle prerogative alla l A a 2 » A
I 88 -
Vol. I. St. 414-415.
, A tergo - Illuſtribus, Magnificis, Spe Padre del Petente, e per conſeguenza i
, stabilibus, & Nobilibus Vicario, Sexa Nipoti vengano educati dall' Avo ſuper
, ginta, & Duodecim Proviſionum nobis ſtite, abbia perciò prudentemente il Col
, dilectiſſimis. - -
legio de Giuriſperiti decretato; e così pure
Vengo ora, come da principio mi ſono abbia il Senato deciſo, che ſi debba avere
propoſto, agli Ordini, ed alle Dichiara conſiderazione anche degli Avoli , di cui
zioni poſteriori, che in vari tempi furono recente ſia tuttora la memoria, acciò non
dal Collegio pubblicate, e che ſono in pra ſi dia il caſo, che i Petenti educati da loro
tica ricevute. riſpettivi Avoli impiegati tuttavia in arti
Si ha da un Ordine dell'anno 1575. , ed eſercizi vili, vengano promoſſi agli
che chiunque voglia eſſere ammeſſo nel Col Onori Civici.

legio, egli, o il di lui Padre ſia nato in Da un altro Ordine (d) del ſuddetto Col
Città, o Ducato di Milano, e tragga l'ori legio pubblicato l'anno 1586. abbiamo una
gine da un'antica, ed anticamente nobile Dichiarazione, la quale ſoſtanzialmente
Famiglia. Spiega in ſeguito il detto Ordine dice, che tanto in vigore dell' antico De
di quale antichità ſi debba intendere, e ſi creto, nel quale ſi richiedono le prove
debbano fare le Prove, cioè di oltre a cento che il Petente ſia di nobile ed antica pro
anni: e poco dopo ſi ſoggiunge (a): Reſta ſapia, o ſia parentela, quanto in vigore
in oltre ſtabilito per legge univerſale, che, del nuovo , il quale vuole che il Candi
nè il Petente, nè il di lui Padre abbiano dato provi con documenti di trarre la ſua
eſercita alcun'arte vile e riprovata; lo che origine da un'antica Famiglia, ed antica
pure ſi debba intendere detto dell'Avo mente nobile, ſia ſtato deciſo col Voto
del Petente, nel caſo che recente ſia la me di tutti gli eletti Delegati dal Collegio,
moria (b). che il Petente ſia tenuto a dimoſtrare ſe
Il motivo di queſta Legge nuova viene condo i termini di ragione, ch' eſſo , o
fra gli altri fatta oſſervare da un dotto per generazione, o per conſanguinità tragga
Giureconſulto (c), il quale argomentando la ſua origine da quella tale Famiglia, da
dallo Statuto, di cui qui parliamo, a quello cui come Nobile pretende di eſſere oriondo:
del Collegio de Signori Fiſici, dopo avere tale eſſere il ſignificato proprio di quelle
premeſſo e ſtabilito, che ſoltanto ſi com parole proſapia e parentela, ſecondo la co
prendano le perſone del Petente e del Pa mune deciſione del Dottori ; e in queſto
dre, ſoggiunge, che per altro, poichè tur ſenſo doverſi intendere gli Ordini tanto an
bato e ſconvolto l'ordine naturale della mor tichi, che nuovi.
talità, accade che gli Avi ſopravivino al Tale è ſoſtanzialmente il tenore di quella
Di

(a) Cautumque etiam ſit. (c) Dondeus Conſ. 27. 72. 28.
(b) Ord. Coll. Vol. Cap. 19. i (d) Inſpetto veteri Decreto &o.
Vol. I. St. 4 I 4-4 I 5. 189
Dichiarazione; perciocchè ſiccome per l'una di Nobiltà; coſicchè a provare preſuntiva
parte tutto il fondamento ſi deve prendere mente la Nobiltà ſpecifica , non ſolo ſi
dalle prove, che il Candidato ha da pro aveſſe conſiderazione de titoli, ma com
durre per l'ammiſſione nel Collegio, e per pleſſivamente ſi aveſſe riguardo ad altre
l'altra parte non fu ſpecificato di qual na preſunzioni, portate dalle antiche Soſtanze
tura ed entità doveſſero eſſere queſte pro e Patrimoni, dalle Affinità, da Matrimoni,
ve; così in vari tempi erano inſorte con dalle Doti, dagli Edifizi, ed altre tali cir
troverſie e diſpute circa il modo di farle; coſtanze.
per togliere dunque di mezzo tutte le dif. Queſto benefizio però, che fu accordate
ficoltà ſtimò bene il Collegio di fare la a Candidati per far prova della Nobiltà ſpe
precedente ſpiegazione. cifica, fu poi riſtretto in vigore di un'al
Queſta però poteva aver luogo ſoltanto tra Dichiarazione fatta dal Collegio nell'
in quel caſi, ne quali da Candidati non ſi anno 1593. (a), in cui fu decretato, che
poteſſe provare la Nobiltà ſpecifica, cioè, que Candidati, de'quali gli Aſcendenti tutti
ch'eſſi diſcendeſſero da quegli, che un tem aveſſero abitato fuori di Città, foſſero te
po furono tenuti e riputati per Nobili, po nuti a portare prove vere e non preſunti
tendoſi in detti caſi valere di prove pre ve, e lo ſteſſo ſi doveſſe intendere, ſe i
ſuntive. Candidati od alcuno de loro Aſcendenti ſi
Acciocchè pertanto foſſe ſtabilita qual foſſero in qualunque luogo e paeſe impie
che norma certa di tali prove preſuntive, gati in ufizi, eſercizi, e traffici, che ſeb
fu dichiarato dal Collegio, che per l'av bene di conſuetudine Patria non ſi reputino
venire non ſi doveſſe da ſeſſant'anni ad derogativi alla Nobiltà, pur nondimeno
dietro far conto alcuno de titoli di Signo nella comune opinione degli uomini fanno
re, di Spettabile, di Magnifico, e ſimili, preſunzione contraria; o certamente argo
a riſerva che ſi produceſſero Inſtrumenti menti non ſono, e indizi di vera e poſt
oltre gli anni ſeſſanta, che portaſſero ſimili tiva Nobiltà.
titoli con la continuazione di tempo. Riepilogando le coſe, e confrontando il
Non dovendoſi però, nè potendoſi, re teſto e la lettera del due Statuti antichi
ſtringere ad una ſola invariabile legge, e cogli Ordini poſteriormente fatti dal Col
norma le prove preſuntive; e potendo fa legio, è da rifletterſi; primo, che nello Sta
cilmente accadere col lungo tratto del tem tuto 414- non ſi parla che di Proſapia an
po, che ſi ſmarriſſero gl'Inſtrumenti di un tica ſemplicemente. Nell'Ordine del 1575.
tale o tal altro ſecolo; in difetto di que ſi parla di Proſapia antica non ſolo, ma di
ſti ſi concedette a Candidati di poterſi va antica e nobile eſpreſſamente; ſecondo, che
lere di altre prove atte a fare preſunzione nello Statuto 115. ſi eſclude dal Collegio
il

(a) Declaratum fuit & c.


1 9o Vol. 1. St. 41 4-41 5.
il Petente, quando eſſo o il di lui Padre Dal qual Ordine, e dalle Dichiarazioni
abbiano eſercita qualche arte vile. Nel ci. | fatte dal Collegio negli anni 1586. e 1593.,
tato Ordine del 1575. ſi eſclude il Peten- che ſopra ho riferite, ſi richiede in oggi,
te, il di cui Avo abbia eſercita qualche per una legge riſtrettiva degli antichi Sta
arte vile, ritenuta però la modificazione ituti, una Nobiltà più purgata per due capi,
ivi eſpreſſa, cioè, che ſia tuttora recente | cioè Nobiltà generica, e Nobiltà ſpecifica.
la memoria. - l
g -

Eguendo l'ordine numerico degli Statuti non deve ommetterſi il


416., in cui ſoſtanzialmente ſi diſpone, che ſe un Figlio di fa
miglia ſarà ſotto la Podeſtà del Padre o dell'Avo, e ſi obbligherà
per contratto in qualſivoglia maniera, ſenza la licenza del predetti,
o per Inſtrumento, od anche ſenza una tale obbligazione ſarà di niun
valore, coſicchè colui , il quale aveſſe fatta ſicurtà per detto Fi
iglio di famiglia, non ſarà tenuto a coſa alcuna , nè potrà eſſere
riconvenuto giudizialmente: Salvo però il caſo, che detto Figlio ſoſ
ſe Negoziante, o Banchiere pubblico , o Lavoratore di terre, o
Inquilino, o Colono; coſicchè il Padre, o l'Avo, i quali al tempo
del debito contratto ſaranno viſſuti inſieme col detto Figlio, po
tranno eſſere coſtretti con i mezzi di giuſtizia a pagare i Creditori,
con aſſegnare al Figlio la legittima a lui competente ne beni pa
terni, o in difetto ſi potranno ſequeſtrare i beni del Padre, o
dell'Avo, o di altro Aſcendente, come ſe queſti ſi foſſero obbli
gati per ſe ſteſſi, loro beni, e perſone proprie. -

A N N O T A Z I O N I.

Del Padre, o dell'Avo. Il Figlio di fa mitazione hanno voluto gli Statuti prov
miglia, morendo il Padre non perciò vie vedere alla buona fede, e per conſeguenza
ne ad eſſere di ſua ragione, ſui juris, come al bene pubblico, cioè della Negoziazione
parlano i Leggilii. Se vive l'Avo viene riguardo al Banchiere, e dell'Agricoltura
tuttavia coſtituito ſotto la di lui Podeſtà, riguardo al Colono, e all'Inquilino, nomi
nè da queſta viene a ſcioglierſi perchè ab tutti che eſprimono gli Affittuari e Colti
bia contratto il matrimonio; la ſola eman vatori di Terre ; conformemente diſpone -
cipazione è quella che in vigore delle leggi anche lo Statuto 38o. poſto ſotto la Ru
lo garantiſce dalla podeſtà patria. brica generale degli Affitti.
Salvo però il caſo. Con queſta ſaggia li La
Vol. 1. St. 4 I 6. I9 I
La ragione fondamentale, per cui que glio, per cagion d'eſempio, ſe il Padre
ſto Statuto diſpone , che i Figli di fami avrà dato al Figlio un Capitale da farne
glia, e chiunque abbia fatto la ſicurtà per traffico, o avrà laſciato qualche Negozio
eſſi, non s'inteudano obbligati legalmente da eſercire per cui, e da cui ne foſſe al
in vigore di quel contratti, che faceſſero Figlio riſultato utile e vantaggio. 7
ſenza il conſenſo del loro riſpettivi Aſcen Il ſecondo, cioè l'Avventizio altro non
denti Padre o Avo, ſi è, perchè viventi importa che un bene, che al Figlio di fa
queſti non hanno i Figli di famiglia alcu miglia provenga d'altronde che dalla ra
ma proprietà ne beni e nelle ſoſtanze pa gione paterna, e per titolo e cagione di
trimoniali. -

eſſa, v. g. per via della Madre, o della


Ho detto beni e ſoſtanze patrimoniali, Moglie, o di eſtranei, o di eredità, lega
poichè è da ſaperſi che dalla Legge civile, to , donazione, oppure anche opere mec
che ſi dice noviſſima, è ſtata fatta la nuo caniche, o caſo di fortuna, od altri ſimili
va introduzione del Peeulio. Codeſto vo mezzi (b).
cabolo viene ſpiegato da Profeſſori del Gius Per quanto appartiene al Peculio Caſtren
comuue, che voglia dinotare nella quan ſe, o quaſi Caſtrenſe la comune de Leg
tità di denaro, che ſiaſi acquiſtato dal Fi siſti aſſegna a Figliuoli di famiglia tutti
glio di famiglia, ritrovandoſi ſotto la pa beni, proprietà, ragioni, e diritti prove
tria podeſtà (a), e queſto Peculio ſi divide nienti da codeſto titolo: di modo che di
comunemente in Caſtrenſe, o quaſi, e in queſti beni e ragioni poſſouo i medeſimi
Paganico; venga alla ſpiegazione. diſporre per Teſtamento, Codicillo, Lega
Il Peculio Caſtrenſe comprende tutto ciò, to; perchè la Legge li dichiara Padroni
che abbia conſeguito il Figlio ſoldato in aſſoluti tanto nella proprietà, quanto an
occaſione di guerra, o ſia di milizia; l'al che nell'uſufrutto (c), onde riſpetto a
tro ſi dice quaſi Caſtrenſe, perchè ſi rife queſti beni non avrà luogo la diſpoſizione
riſce e riguarda quelle facoltà e quelle ſo del preſente Statuto.
ſtanze, che il Figlio abbia acquiſtate per Non così dovrà dirſi del Peculio profe
via di lettere e ſcienze, v. g. colla profeſ tizio, il quale appartiene intieramente al
ſione ed eſercizio di Avvocato, di Cauſi Padre di famiglia, non ſolamente nella
dico, di Medico, e aggiunſi anche d'im proprietà, ma eziandio nell'uſufrutto (d).
piego, e di eſercizio Eccleſiaſtico. Quanto poi al Peculio, che diceſi Av
II Peculio Paganico ſi ſuddivide in Pro ventizio, la mentovata Legge noviſſima
fetizio, e in Avventizio; il primo ſi deno rende capaci i Figli di famiglia alla ſuc
mina quello che proviene dal Padre al Fi ceſſione, e all'acquiſto del beni, così per
pro

(a) L. peculium ex eo ff de peculio. (c) L. fin. C. de inoffic. Teſtam.


(b) L ultim. C. de inoffic. Teſtam. (d) S Infra per quas Perſonas nob, acquir.
I 92 Vol. 1. St. 416.
propria induſtria, come pure per altra ma il conſenſo e l'autorità al Figlio a fare un
niera provenienti , riſervandone ſoltanto Contratto; benchè in quello lo ſteſſo Pa
l'uſufrutto al Padre di famiglia, finchè dre abbia intereſſe, purchè queſto intereſſe
vive (a) non può perciò il Figlio diſporre ſia incerto, caſuale, e che penda dalla
per Teſtamento di un tal Peculio vivente eventualità, come ſoſtengono alcuni Dot
il Padre, come fra gli altri notò il Ca tori (f).
roelli nelle ſue Diſquiſizioni giuridiche (b). 2.o Che le ſicurtà, che ſi fanno da Fi
Nello Statuto ſi parla ſempre, e ſi deve gli di famiglia a comodo e utilità del loro
intendere de'Figli di famiglia; cioè di quel riſpettivi Padri o Avi , ſi ſoſtengono ogni
li, che non ſono ſtati emancipati; poichè qualvolta intervenga la loro preſenza e con
l'emancipazione fatta ſecondo le ſolennità ſenſo; nè fa di biſogno alcun decreto di
preſcritte dagli Statuti, come ſi è detto Giudice (g).
altrove, ſcioglie la patria podeſtà; onde 3.o Che i Figli di famiglia ſono vali
propriamente non ſono gli emancipati, nè damente obbligati ſenza la parabola (ter
ſi poſſono chiamare Figli di famiglia. mine di ſtile Notareſco, che vuol dire li
Nota 1.o che volendoſi dallo Statuto per cenza e conſenſo ) de' Padri loro, quando
la convalidazione del Contratti, che ſi fan queſti concorrano nello ſteſſo Contratto,
no da Figli, l'autorità e il conſenſo de' come dichiarò il Senato con ſuo Ordine
riſpettivi aſcendenti Padre, o Avo per la de I 1. Luglio 16o6. - -

ragione di evitare il pregiudizio e la fro Per ultimo ſi noti incidentemente, che


de in danno di eſſi, ne ſiegue , che nel que' Figli di famiglia, i quali mentono
caſo, in cui il Contratto ſia di evidente e fingono doloſamente di non eſſere ſotto
utilità e vantaggio, non ſi eſiga un tal la podeſtà del Padre , per ingannare ne'
conſenſo, come inſegna la Legge (c), dove Contratti, ſono dalle Leggi puniti, come
anche ſi dice, che il Figlio di famiglia può rei di quel delitto, che da Dottori crimi
fare ſicurtà (d), e che poſſa eſſere ſicurtà naliſti ſi chiama Crimen ſtellionatus.
per lo ſteſſo Padre e viceverſa; e che poſ Queſta ſorta di delitto allora ſi com
ſa obbligarſi per altre cauſe, a riſerva del mette, quando da taluno ſi fa una tal coſa
mutuo, per cui non può obbligarſi (e). che ſia doloſa e frodolenta; ma che nelle
Può bene il Padre di famiglia preſtare Leggi non ha un nome ſpecifico di crimi
noſità,

co L. cum oportet . (e) Vedi la Gloſſa al Sen. Conſ. Macedo


(b) Ad Stat., & Novas Conſtit. Mediol., miano.
pag. 59. num. 8. (f) Inter alias Tondut. de prevent. Parte
(c) L. nullas res C. quod cum eo. prima, cap. 7. num. 14.
(d) L. ſi mandat., & l. ſi ex alio Contra (g) Peregrin, deciſi 51.
fium. Codice eod. -
Vol. 1. St. 416. - I 93
noſità, come per eſempio, ſe uno ſciente- l ſoſtantivo nome Stellio, che ſignifica la
mente venderà, oppure obbligherà per con- Tarantola. Egli è queſti un triſto anima
tratto o di pegno, o d'ipoteca una tal coſa letto, non molto diſſomigliante dalla lu
non ſua, oppure ſe ſcambierà la Moneta certola, ha ſul dorſo alcune macchie rilu
con alterarne o la qualità, v. g. dando rame centi a foggia di goccie ſtellate di vario
per argento; o la quantità dando dieci per le cangiante colore, ſecondo i vari aſpetti
venti, ed altre tali trufferie. La parola la- e rifleſſi della luce (a).
tima ſtellionatus deriva per metafora dal

Sette Statuti, che ſieguono in ordine, ed hanno il titolo del


Ritratto delle coſe paterne (b) , ſono diretti a favore degli
Agnati, a quali ſi concede il diritto di poter ricuperare, ed evin
cere i fondi paterni alienati. -

Queſto diritto legale, che da' Giuriſti ſi chiama Ritratto pre


lativo, a differenza di quell'altro Ritratto legale, ch' eſſi chiama
no coattivo (di cui a ſuo luogo converrà parlare) queſto diritto,
diſſi, può avere due iſpezioni, l'una per legge comune, l'altra per
legge particolare, o ſia municipale, in vigore de preſenti Statuti.
Per legge comune civile ſpetta ( per darne qui un eſempio),
la prelazione al Padrone diretto ne' Fondi enfiteutici, cioè livellati,
che dal Livellario ſi voleſſero vendere per ragione dell'utile Domi
nio; attefochè le leggi ricercano il conſenſo del Padrone, ad effet
to, che volendo ſia preferito a qualunque altro.
Per legge municipale queſto diritto di prelazione (con alcune
modificazioni però) ſpetta agli Agnati per la evizione delle ſoſtan
ze agnatizie.
Il primo Statuto è aſſai proliſſo, gli altri cinque ripetono le
coſe già enunciate nel primo con qualche limitazione, o ſpecifica
zione. Il ſettimo provvede con una legge particolare. Sarà perciò
ben contento il Lettore, che ſe ne dia di tutti contezza , ma in
compendio; e che in fine ſuccedano quelle rifleſſioni ed annotazio
ni, che ſi ſono credute opportune.
B b. Lo

(a) Ovid. lib. 5. Met. Fab. 7. Nomen habet, variis ſtellatus corpora
. . . . . . . Aptumque colori guttis.
(b) De re paterna luenda.
I 94 Vol. 1. St. 417-423.
Lo Statuto 417. concede la facoltà all'Agnato (1) di ricu
perare dentro il termine di un anno e un giorno (2) il Fondo pater
no agnatizio a prezzo eguale, per cui ſia ſtato venduto. Eſtende
ueſta facoltà anche riſpetto a quel fondo venduto, il quale non
" paterno, ma ſolo contiguo (3) al fondo dell'Agnato venditore, an
che comune con un altro. Eſtende la medeſima anche al fondo dato
in paga al Creditore. Specifica, e provvede al caſo, in cui ſi tratti
di molti Agnati, a quali competa queſta facoltà; e dichiara che
debba eſſere preferito quello, il quale ſarà ſtato il primo Obblato
re, pagando il prezzo per intiero oltre le ſpeſe (4) arbitrio boni
viri: e non conſtando dell'anteriorità della obblazione, e ſtante la
parità del grado, ſi dovrà ricorrere alla ſorte. i

Reſtringe il ſopra detto termine di un anno, e di un giorno,


al ſolo termine di giorni trenta, nel caſo che il Compratore avrà
fatta fare la denunzia ſolenne all'Agnato; il quale dentro i trenta
giorni da computarſi dalla fatta denunzia dovrà deliberare. Paſſato
il detto termine non gli potrà ſuffragare la ſcuſa o dell' età , o
d'altra che ſiaſi pel ritardo.
Ben inteſo però che il minore, o pupillo potranno avere il re
greſſo contro il Tutore, o Amminiſtratore, ſe queſti ſaranno ſtati
negligenti e traſcurati. - -

Dichiara che la predetta facoltà della evizione non avrà luogo


a favore dell'Agnato, benchè più proſſimo , nel caſo che ſi tratti
di un Agnato che vende, e l'altro ſimilmente Agnato che compra.
Comprende ſotto l'antidetta legge del Ritratto a favore degli
Agnati ogni qualunque alienazione (5), che ſi faccia o fra vivi, o per
eſecuzione di ultima volontà: e in tali caſi il Ritratto ſi farà al prez
zo ſtimato da Perito confidente.
Comprende altresì le vendite e l'alienazioni dell'utile dominio
che ſia di ragione paterna; ſalvo però il diritto del Padrone diret
to, e a riſerva che dall'Enfiteuta, o ſia Padrone utile, ſecondo la
forma del Gius-comune, veniſſe denunziato al Padrone diretto. E
queſti o non riſponda dentro i termini dalla legge preſcritti, o ri
ſponda di non volere acquiſtare detto Dominio utile:
Conchiude finalmente con dichiarare , che la facoltà retroat
tiva, dirò così , che compete agli Agnati ad effetto di ricuperare
i ſondi agnatizj , non dovrà aver luogo nel caſo che l'Agnato
ſteſſo, il quale abbia venduto , voglia dentro l'anno e un giorno
Il COIſl
Vol. I. St. 417-423. 195.
ricomperare il fondo alienato in vigore del patto di retrovendita.
Lo Statuto 418. dice che allora s'intenda fatta la vendita, e
l'alienazione, quando il Compratore abbia preſo il poſſeſſo del
fondo. - -

Nello Statuto 419. viene ſpecificato il caſo, in cui ſiegua la


vendita ad un tempo ſteſſo, e ſimultaneamente di due effetti, de'
quali l'uno abbia la qualità agnatizia, e l'altro no. Si dichiara
pertanto che riſpetto al primo debba avere luogo la legge del Ri
tratto. Si dichiarano in oltre due coſe, la prima che in tuttº i caſi
del Ritratto, la vendita a favore dell'Agnato ritraente dovrà eſſere
fatta nelle debite forme; e che diverſamente non ſarà tenuto allo
sborſo del prezzo. La ſeconda, che in caſo di renitenza per parte
di chi deve in vigore di queſta legge del Ritratto vendere al! Agna
to, colla obblazione del prezzo, e l'effettivo depoſito, ſi dovrà
intendere fatta la detta vendita a favore dell'Agnato.
Lo Statuto 42o. diſpone che un Fondo agnatizio che ſia ſtato
evinto e ricuperato in vigore de preſenti Statuti, non ſi poſſa dall'
Agnato ritraente alienare dentro lo ſpazio di anni dieci: in difetto
potrà colui , dal quale fu evinto , ricuperarlo da qualunque per
l'egual prezzo , computate anche le ſpeſe fatte ; e tale ricupera
ſi potrà fare fra lo ſpazio di un anno, e di un giorno, da com
putarſi dalla alienazione fatta da chi avrà evinto il fondo per la
legge del Ritratto.
Lo Statuto 42 1. provvede a un caſo particolare, in cui ſi
tratti della ragione di Quota ſopra qualche Edifizio, o Caſa, ri
ſpetto alla vendita del diretto, o pure dell' utile dominio; e vi
ſia il concorſo di due Agnati, de' quali l'uno abbia ſolo la qua
lità agnatizia, ad effetto di potere, in vigore degli Statuti, evin
cere la mentovata ragione di Quota; e l'altro, oltre la predetta
qualità, ma in grado più lontano, abbia una ragione di Quota.
Decide il preſente Statuto, e preferiſce queſto ſecondo del Concor
renti al primo, quantunque in grado più proſſimo di agnazione.
Lo Statuto 422. dichiara che la facoltà dell' evizione conce
duta dagli Statuti precedenti a favore degli Agnati, non avrà luo
go in caſo che il fondo ſia ſtato dato a enfiteufi; e che nella In
veſtitura livellaria ſia fiato riſervato il patto di liberazione, o a
danaro , o per contraccambio e permuta. Salvo però il caſo, in
cui l'enfiteuta compri il diretto dominio, e liberi ſe e il fondo
B b 2 dalla
I 96 Vol. 1. St. 417-423.
dalla preſtazione del fitto livellario; nel qual caſo potrà l'Agnato
dentro l'anno e un giorno, al prezzo da taſſarſi (6) dagli Stimatori
del Comune di Milano, o dagli amici comuni, farne l'evizione ; e
la vendita dovrà farſi in forma comune e di ragione, e lo ſteſſo ſi
dica riguardo alla coſa contigua al fondo agnatizio, la quale ſia
ſtata data a livello. -

Nello Statuto 423. con una legge particolare ſi diſpone che


fatta l'evizione a norma del preſenti Statuti, non potrà l'Agnato
dentro il termine di un anno e un giorno demolire alcun edifizio,
nè tagliare, od eſtirpare piante di cima o di frutto, nè fare verun
deterioramento; diſpone inoltre che ſe dentro il termine prenotato
ſi faceſſero nuovi edifizi ſu del fondo evinto , non ſi potranno ripe
tere le ſpeſe, e nel reſto ſarà tenuto ai danni nel caſo di deteriora
mento ſeguito.
A NN o T Az IoN I.
Sopra queſte Leggi municipali, preſe così nella famiglia; la ſeconda, che a capo di
in generale, ſi diſputa da Giuriſti, ſe ſi 5o. anni (da cui veniva a compierſi il così
debbano dire favorevoli, oppure odioſe, detto Giubileo) tutti gli abitanti ritornaſ
coſicchè meritino o una benigna e larga ſero al poſſedimento degli antichi poderi,
interpretazione, o per lo contrario una in poichè in quel preſcritto tempo venivano
telligenza ſtretta e rigoroſa. Nè una tale ad eſtinguerſi i debiti non pagati ; onde
diſputa , ſebben ſi voglia riflettere, deve le vendite s'intendevano eſſere come un
ſembrare inutile , o ſolamente aſtratta, e pegno redimibile, e con privilegio di non
accademica ; perciocchè dalla riſoluzione oltrepaſſare il predetto ſpazio di tempo,
di queſto punto dipende moltiſſimo la pra cioè di anni 5o. ; e ſebbene la Legge di
tica di decidere e di giudicare in quel caſi vina del vecchio Teſtamento data a Mosè
contingibili , a quali non abbia eſpreſſa da Dio in quel che riguarda la parte mi
mente provveduto la Legge municipale, o ſtica, o giudiziaria, reſti in gran parte eva
ſia ſtatutaria. cuata col miſtero della Redenzione, e per
Sappiamo che anche nella Legge antica, conſeguenza non ſia più obbligatoria come
Iddio medeſimo, fatta la diviſione del beni reſta obbligatoria la morale; nondimeno
ſtabili, che aſſegnò alle undici Tribù del è molto conſiderabile queſta circoſtanza,
Popolo eletto, per mantenerle nel poſſeſſo che la predetta Legge ſia così antica, ed
volle decretare due condizioni ; la prima ordinata coll'Oracolo Divino per meritarſi
che in tutte le vendite de beni , aveſſero di eſſere avuta in conto di ragionevole, e
i Parenti il diritto di farne il riſcatto, fondata nell' equità. In fatti, qual coſa
acciocchè in tal forma rimaneſſero detti beni più giuſta, che ad un eſtraneo ſia, per ca
gion
Voi. I. St. 417-423. I 97
gion d'eſempio, preferito un Fratello allo tempo ; dico, e conchiudo in ſecondo luo
ſteſſo prezzo nella compera di un fondo go , che queſta facoltà retro-attiva , che
patrimoniale che ſi voglia vendere dall'al compete agli Agnati per la evizione del beni,
tro Fratello? Il fine principale certamente non ſi deve eſtendere oltre le perſone, e caſi
tanto dell' antica Legge, quanto delle no ſpecificati dalla Legge ſtatutaria, appunto
ſtre municipali, nell' accordare il diritto perchè viene da eſſa limitata la diſpoſizione
del Ritratto agli Agnati riſpetto a beni della ragion comune. Ciò premeſſo, vengo
agmatizj, è la conſervazione delle ſoſtanze alle rifleſſioni da farſi in particolare ſopra
nelle famiglie. alcuni de riferiti Statuti. -

Tuttavia i Profeſſori del Gius comune (1) All'Agnato ec. Per queſta parola
appoggiati al rigore della Legge, la quale eſpreſſa nello Statuto 417., e replicata ne'ſe
concede a qualunque l'arbitrio, e piena guenti, non ſi ha da intendere quell'Agnato,
facoltà di vendere il ſuo a chi gli piace, il quale ha il ſolo medeſimo cognome della
e come gli piace (a), ſono di contrario famiglia; ma ſibbene quell'Agnato, il qua
parere ; nè può negarſi che abbia a ſuo le è in grado di parentela per linea maſcolina
favore qualche ragione naturale, che lo per ſino al ſettimo grado incluſivamente , ſe
ſuada , per il pregiudizio che riſulta alla condo il computo in ragion civile, come
naturale libertà dell'uomo e del commer reſta ſpiegato nelle Note allo Statuto 3or.
cio, come pure per il danno che può ri poſto ſotto la Rubr. Gen. delle ſucceſſioni
ſultare al Venditore nel prezzo minore; inteſtate, e ciò è chiaro per due ragioni;
mentre più facilmente ſi troveranno Com la prima ſi deſume dal medeſimo conteſto
degli Statuti, in cui ſi ſpecifica non ſolo
pratori, quando queſti ſiano certi di fare
una compera irretrattabile, che quando ab la qualità agnatizia maſcolina relativa al
bia luogo queſta Legge della evizione a fa Padre e all'Aſcendente; ma in oltre ſi fa
vore degli Agnati. eſpreſſa menzione del maggiore, o del mi
Io non intendo di aver propoſta qui una nor grado di proſſimità: la ſeconda, per
queſtione, come è coſtume di alcuni Com chè ſe per Agnati ſi doveſſero intendere,
mentatori moderni, a pompa piuttoſto di e foſſero compreſi tutti quelli, i quali portano
erudizione legale, che a ſchiarimento della il medeſimo cognome di parentela; queſta
propoſta materia. Perciò dico, e concludo facoltà del Ritratto attivo, oſſia dell'evizio
in primo luogo, che il Ritratto ſtabilito ne, che gli Statuti accordano agli Agnati,
dalle noſtre Leggi municipali a favore dell' ſi eſtenderebbe all'ecceſſo, ciò che ſarebbe
Agnazione, quantunque ſia limitativo del un manifeſto aſſurdo, oltre di che, come
Gius comune, non laſcia però di eſſere ſi è detto di ſopra, ſi tratta di una Legge
giuſto ed equo, atteſa la circoſcrizione del l particolare riſtrettiva delle Leggi comuni.
i
A que

(a) In re ſua quilibet eſt moderator & arbitrer. L. in re mand. C. mand.


I 98 Vol. 1. St. 417-423.
A queſto propoſito ſi dimanda , ſe un a ciò che qui ſi tratta per ciò che riſguarda
tale beneficio ſtatutario competa anche agli la così detta ragione di quota.
Eccleſiaſtici ? Riſpondo , che ſebbene fra (4) Oltre le ſpeſe. Quell'Agnato dun
gli antichi Dottori vi ſiano ſtate opinioni que, il quale voglia ſervirſi della facoltà
contrarie ſu di queſto punto, ed altri ab del Ritratto , deve pagare non ſolo il me
bino ſcritto per la negativa, altri, e meglio, deſimo prezzo capitale del fondo ſoggetto
|
per l'affermativa; a noſtri giorni è di pra alla Legge del Ritratto, o ſia dell'evizione;
tica, che gli Eccleſiaſtici ſecolari, ſiccome ma ſarà in oltre tenuto a riſarcire al Com
ſono capaci di qualunque ſucceſſione, alla pratore tutte le ſpeſe, che ſi ſaranno fatte
quale ſono chiamati gli Agnati, e tanto o per rogito d'Iſtrumento e Scritture, o
nel vendere a laici, quanto nel comperare per ſtima de Periti, o per mercede de mez
da eſſi, ſono ſoggetti alle Leggi ſtatutarie; zani e del ſenſali, ed anche di onoranze,
così pure ſono capaci di queſto beneficio o regali , che di conſuetudine ſi daſſero a
introdotto a favore dell'agnazione : così chi aveſſe facilitata la compera ; in ſomma
deciſe il Senato l'anno 1728. a 5. Maggio tutto ciò che utilmente e realmente ſi ſarà
nella cauſa Caſtigliona e Salier, non oſtante ſpeſo ; a riſerva però di quello , che per
la qualità di Eccleſiaſtico nella perſona del fraudare [ come talvolta è accaduto l la Legge
Conte Carlo Caſtiglioni, il quale voleva del Ritratto, ſi ſia finto ſotto nome di prez
evincere certi beni agnatizj alienati. zo, o di ſpeſa; poichè ſcoperta la ſimula
(2) Di un anno, e un giorno. Queſto zione, non avrà luogo queſt'obbligo del
è il termine preſcritto agli Agnati per va rimborſo , ſe non dentro i termini della
lerſi della evizione. Il Senato con ſuo De verità (a), come in ſimile propoſito inſegna
creto del 2o. Agoſto 1544. dichiarò che il un dotto Giureconſulto. Dovrà pure l'Agna
tempo ſtabilito dagli Statuti dell'anno e del to ritraente aſſoggettarſi a tutt' i peſi, ed
giorno, non ſi debba intendere, che co alle condizioni , a cui ſi era obbligato il
minci a decorrere, ſe non dalla ſcienza, primo Compratore, di maniera che la pre
val a dire, dal tempo , in cui ſia venuto lazione ſi dovrà ſempre intendere ſenza pre
alla notizia dell'Agnato la fatta alienazione giudizio alcuno del Venditore.
de beni agnatizj. Si è detto in altro luogo, che le N. C.
(3) Contiguo. Lo Statuto dice contiguo, diſpongono, che nel dato de beni in paga
non dice vicino. In che poi conſiſta que a Creditori , ſi debba fare la deduzione
ſta contiguità , io rimetto il Lettore alle della terza parte del giuſto prezzo. Orfac
Note ſopra lo Statuto 433. , che ha per ciaſi il caſo, che un Agnato del Debitore
titolo: De Fondi, in cui, e ne ſeguenti a norma del preſenti Statuti voglia redimere
ſi tratta di coſe, le quali hanno relazione i detti beni ; ſi dimanda ſe il lucro che ri
ſulta

(a) Card. de Luca nel Titolo della Enfiteuſi, Diſc. 12.


Vol. 1. St. 417-423. I 99
ſulta dalla deduzione della terza parte del queſte diſpute, che ſi poſſono vedere preſſo
giuſto prezzo aſpetti all'Agnato, oppure | gli Autori citati, farò riflettere utilmente
a Creditori ? Il Senato ha deciſo li 6. Mag al mio Lettore, che ſiccome queſta facoltà
gio 1559. a favore del ſecondi, dichiarando del Ritratto conceduta dagli Statuti agli
che l'Agnato ha ragione di evincere i beni Agnati dentro però i limiti di un certo de
agnatizj per il giuſto prezzo ſoltanto; uno terminato tempo, e de gradi di agnazione )
de motivi di così decidere, queſto fu fra è una facoltà meramente e aſſolutamente
gli altri, di ovviare alle frodi , potendo perſonale; quindi ne viene per conſeguen
il Debitore ſottomettere gli Agnati, per za, che l'Agnato non può valerſene in fa
fare a ſe un vantaggio in pregiudizio de vore e benefizio di un terzo; nè può ſimil
ſuoi Creditori. mente il Venditore in frode dello Statuto,
(5) Ogni, e qualunque alienazione ec. far coſa che pregiudichi alla ragione del Ri
Sotto queſte parole generali ſono compreſe tratto; eſſendo pur troppo vero, che, fatta
le Donazioni, le Ceſſioni, e ſimili ; non la Legge, ſi trova facilmente l'inganno.
è però compreſa la permuta e il cambio (a). Lo Statuto 42o. preſcrive lo ſpazio di
Che i beni ſtabili poi dati in pagamento dieci anni, dentro il quale non potrà l'Agnato
di Dote ſiano ſoggetti eſſi pure a queſta vendere il fondo evinto; in propoſito di che
Legge del Ritratto, non è punto da dubi ſi fa queſtione da Dottori, ſe ſtante una
tarſi, anzi aggiungo, anche nel caſo di un tale proibizione di alienare ſi debba inten
Iſtrumento dotale ſtipulato colla conven dere proibita anche l'Iſtituzione dell'Erede
zione dell' alternativa, cioè a dare e aſſe riſpetto al fondo evinto (e).
gnare i beni, o il valore, e il prezzo di eſſi. Lo Statuto 421. è relativo al 441. poſto
. Diſputano i DD. 1.o ſe nella vendita ſotto il titolo de Fondi; ove ſi diſpone
condizionale abbia luogo queſta Legge del che in concorſo di due , l'uno de quali
Ritratto (b): 2.o coſa debba dirſi nel caſo, ſia Agnato, ma ſenza la ragione di quota,
in cui il Ritraente ſi valga dell' altrui de l'altro non Agnato, ma con la ſuddetta
naro, ad effetto di eſercire la facoltà re ragione; queſto ſecondo ſia preferito al pri
troattiva (c) : 3.o ſe ſi debba preſumere mo: nel preſente Statuto ſi ſtabiliſce che
che un Agnato ſi abuſi di queſta facoltà in concorſo di due Agnati ſia preferito quel
in caſo che abbia preſo il denaro a preſtan lo, il quale abbia a ſuo favore la ragione
za, e ſia povero (d). di quota, benchè ſia in grado più rimoto
Io però , laſciato da parte l'eſame di di agnazione.
(6) Per

(a) Card. de Luca del Ritratto, Diſc. 13. (d) Giurba obſervat. 46.
(b) Giurba obſervat. 51. (e) Bart. in L. ſi ita quis, S. ea Lege col. 2.
(c) De Marin. Allegat. 127. n. 19. 6 ſeq. | de verb. oblig.: Borgnin.Cavalc.: Giurba.
tom. 3.
2 oO Vol. 1. St. 417-423.
(6) Per intelligenza dello Statuto 422. | il Livellario vorrà acquiſtarne, oltre il di
è da notarſi ſopra le parole: al prezzo da | retto, anche l'utile dominio; atteſa pertanto
taſſarſi ec., che nello Statuto 416. Vol. 2. queſta dichiarazione, non avrà luogo in
viene fatta una dichiarazione delle ſuddette queſto caſo, come ſi diſpone negli altri caſi,
parole; cioè, che nel caſo preciſo, di cui lil prezzo in ſtima o del periti, o degli
parla lo Statuto 422. l'Agnato, il quale amici.
voglia ritrarre il fondo debba pagarne il . Lo Statuto 423. è troppo chiaro, per
prezzo per intiero, ſe l'Enfiteuta , oſſia l non avere biſogno di altra ſpiegazione.

I Quattro Statuti che ſieguono per ordine numerico hanno per ti


tolo: Dell' Interdetto dell'amminiſtrazione de Beni. Preſcrivono al
cune ſolennità pubbliche per la validità dell' interdetto, che ſi
deve fare con cauſa conoſciuta ed approvata da qualche Giuſeicente -
Dichiarano che quelli, a quali ſia ſtato intimato l'interdetto
non poſſano nè citare, nè eſſere citati in Giudizio per caufa de'con
tratti, nè per titolo di ſicurtà, e che , durante l'interdetto, non
poſſa alcuno ammetterſi, nè eſercire ufizio pubblico. -

Che ſe la perſona, a cui ſarà ſtato intimato l'interdetto ſi


renderà capace di amminiſtrare le ſue ſoſtanze, con mente ſobria
e ſana, ſi farà la revoca dell' interdetto con cauſa conoſciuta per
mandato del Giudice: dovranno intervenire due Agnati, o Cognati ,
e ſe ne farà la pubblicazione ne' modi e luoghi ſoliti.
A N N O T.

Nota, che dalle Leggi delle XII. Ta- vigore della predetta Legge.
vole (a) veniva ipſo jure, come parlano | Ulpiano ſoggiunge poi , che fu intro
i Giuriſti, interdetta al prodigo l'ammini-ldotto il coſtume di aſſegnare al prodigo
ſtrazione de' ſuoi beni, e per conſeguenza lil Curatore per Decreto de Magiſtrati (b).
i contratti e gli obblighi fatti dal prodigo Nel noſtro Gius municipale però ſi diſpone
non erano di alcun valore, ed effetto in che l'interdetto dell'amminiſtrazione venga
- giudi

(a) Sotto il Decemvirato di Appio Claudio, (b) Ulpianus in l. 1. f. de Curat. furioſo,


e ſuoi Colleghi furono dalla Grecia por- i 3 aliis & c.
tate a Roma le Leggi delle XII. Tavole.l -
Vol. 1. St. 424-427. -
2O I

giudizialmente intimato; la formoſa antica, miſura, col vendere a prezzo viliſſimo qua
di cui ſi ſervivano i Pretori nell'intimare lunque ſiaſi coſa. -

l'interdetto, viene riferita da Paolo Giu Sono dalle Leggi i prodighi paragonati
reconſulto (a). ai furioſi, mentecatti, ed inſenſati, a quali
Se per tanto le noſtre Leggi preſcrivono eſſe provvedono parimente per il bene del
l'interdetto giudiziale, dovrà dirſi che i con la Repubblica (c), con deputare Economi,
tratti e le alienazioni, che ſi faceſſero da Curatori, ed Amminiſtratori.
un prodigo avanti l'enunziato interdetto, Di ragione comune il prodigo ravveduto,
ſono valide e obbligatorie; anzi può il me e il pazzo ritornato a mente ſana, ceſſa
deſimo fare Teſtamento, come ſoſtiene la vano di eſſere ſotto la cura degli Economi,
Gloſſa nella Legge, che parla del Teſta nè faceva di biſogno, che interveniſſe il
menti, comunemente approvata (b). Decreto del Giudice. I noſtri Statuti per
Inſegnano i Giuriſti, che le prove del maggiore cautela eſigono il predetto De
la prodigalità ſi hanno dalla pubblica voce creto; vogliono l'intervento e l'approva
e fama, e da teſtimoni, i quali depongano zione di due parenti, e preſcrivono in fine,
i fatti dimoſtranti la prodigalità di taluno, che venga pubblicata la notizia.
col giuocare ſenza riſerbo, col donare ſenza l
e -

S" lo Statuto 428. che ha per titolo: Grida da farſi per i Giuo
catori, diſpone che feda tre o quattro Agnati, o Cognati ver
rà notificato al Giudice, che un tal loro parente ſia Giuocatore di
Giuochi proibiti (*), detto Giudice ſia tenuto dentro i tre giorni a
far proclamare ne' luoghi ſoliti della Città dal pubblico Trom
betta; e gridare che il tal de' tali è Giuocatore; e che ſi avviſano
tutti dall' aſtenerſi di contrattare con eſſo lui. Conchiude in fine,
che in vigore di un tal Proclama, ſi abbia, e s'intenda il Giuoca
tore per legittimamente interdetto dall'amminiſtrazione.

C C: AN

(a) Paulus lib. 3. ſentent. tit. 4. (b) L. is cui 18. ff qui teſt. fac. poſs
guando tibi bona Paterna, avitaque i (c) Intereſt Reipublic e ne quis re ſua male
Nequitia tud diſperdis, liberoſaue | tºt di tir ,.

Tuos ad egeſtatem perducis, ob eam !


Rem tibi ere, commerciogue interdico.
2o2 Vol. 1. St. 428.
A N N O T.

Sarebbe a deſiderare, che queſta Legge di zara. Avverte però i Giuſiicenti, che
ſtatutaria foſſe a noſtri giorni nel ſuo vi coll' eſtendere oltre i termini della equità
gore ed oſſervanza. lo ſpirito delle Gride, e degli Editti pub
Anche nelle N. C. (a) ſi leggono varie blicati da Governatori di Milano ſu di
Ordinazioni, colla eſpreſſione delle pene a queſto particolare, non venghino a dare
coloro, i quali giuocano a giuochi proibiti; occaſione d'ingiuſte moleſtie. Riſponde alla
o che danno l'acceſſo, e permettono che Conſulta, e dice, che non eſſendoſi fin a
ſi giuochi nelle loro Caſe, ove s'impone quel tempo dal Senato pubblicato verun
la pena di tre tratti di corda a Contrav Decreto, approva però lo ſtile, e la pra
ventori. tica della Curia riſpetto a detti Giuochi,
E ſebbene nè il preſente Statuto, nè le e quella gli propone da oſſervarſi.
predette Conſtituzioni ſpecifichino di qual Nomina per Giuochi proibiti, e col loro
forta ſiano, e s'intendano eſſere tai giuo proprio nome volgare ſpecifica i ſeguenti,
chi proibiti, ſi poſſono però intendere ſot cioè: Giuoco di dadi, a toppa e tengo ;
to di queſto nome generico, tutti quel Giuoco di carte alla baſetta; trenta e gia
Giuochi, che comunemente ſi dicono di ranta ; crica e lanzichinech.
azzardo. -
Soggiugne infine, e dice, che ſe la ma
A queſto propoſito ſi vuol ricordare ciò lizia degli uomini introdurrà col tempo
che reſcriſſe il Senato al Podeſtà di Codo
gno, da cui era ſtato conſultato ſopra la ſiano differenti dagli ſopranominati, ben
qualità del Giuochi proibiti, o non proi chè nel nome, e nella forma diverſi , ſi
biti. riſerva ſopra di ciò a dare le opportune
Conianna il Senato in quel ſuo Reſcrit provvidenze. Tale Reſcritto ſta regiſtrato
to de 23. Dicembre 1614. que Giuochi tra gli Ordini del Senato al foglio 254.
generalmente, che dal volgo ſi chiamano

Tre Capitoli ſtatutari che ſieguono, cioè il 429., 43o., e 431.


ſono diretti all'Ufizio degli Avvocati, del Procuratori, Notari,
Sollicitatori, ec.
Anche le Nuove Conſtituzioni (l) con ulteriori provvide Leggi
ſu di queſto particolare ſi uniformano alle diſpoſizioni contenute
negli accennati Statuti. Nello

(i) Tit. de p.enis S. prohibitum eſt. (5) Tit. de p.enis S. Advacati.


Vol. I. St. 429-433. 2o3
Nello Statuto 432. ſi tratta della mercede dovuta al Procu
ratore, o Sindaco, ec.
Gli Statuti, che vengono in appreſſo, mi chiamano ad un più
eſatto e particolare eſame , perchè trattano di materie più ovvie
e pratiche.
De Poderi.
(433) C A P. C D X X X I I I.

SI QUIs PIA BUERIT & c.

Riſerva di que Poderi, ſu de quali ſono poſti Edifizi, ſe


taluno avrà fuori de Corpi Santi di Milano in pieno domi
nio (1) qualche Podere, o Fondo ruſtico (2), che non ecceda
la miſura di pertiche dieci (3), e che non ſia contiguo ad altro ſuo ſe
dime (4), e s'intenda eſſere contiguo benchè framezzi qualche Ac
ceſſio, ſe al detto Podere da quattro parti (5), o da tre, o almeno
da due, e dalla terza eſiſtente Strada pubblica, o qualche Acceſio (6)
faccia coerenza un altro Podere o Fondo che ſia di miſura in per
tiche venti o più, potrà chi poſſiede queſto Fondo con pieno do
minio, od anche ſoltanto utile (7) avere per ſe il Fondo delle per
tiche dieci , o meno per quel prezzo che ſarà ſtimato dal Perito
del Comune di Milano, premeſſa la denunzia al Poſſeſſore del
fondo delle pertiche dieci o meno come ſopra; coſicchè potrà ob
bligarlo a fargliene la vendita in forma comune, e alla ſtima come
ſopra anche con l'autorità del Giudice. Che ſe il Padrone del
fondo delle dieci pertiche o meno foſſe negligente, o renitente di
farne la vendita, in tal caſo fatta precedere l'obblazione e l'effet
tivo depoſito del prezzo, ſi dovrà tale vendita avere per fatta
ſolennemente ipſo facto, e di ragione rimeſſa ogni eccezione. Sarà
però facoltativo al Padrone del Fondo delle pertiche dieci o meno
ſcegliere il cambio con altro Fondo, a cui però non ſia contiguo
verun ſedime, e non abbia verun Edifizio (8) come ſopra. Se per
tanto colui, il quale vuole fare acquiſto del Fondo di minor per
ticato averà altro Fondo proprio e di pieno ſuo dominio diſtinto
e ſeparato in miſura di altrettante pertiche (9) dieci, od anche meno,
e nel medeſimo Territorio, ſi farà detto cambio ad arbitrio de'
Stimatori. Fatta che ſiaſi la ſcelta del cambio , ſe alcuna delle
C c 2 parti
2e 4 Vol. 1. St. 433.
parti o traſcuraſſe, o ricuſaſſe di effettuarlo , potrà il Perito ve
nire all'eſecuzione con le debite ſolennità non oſtante che le Parti
ricuſaſſero; coſicchè detto cambio ſi avrà per fatto di volontà
delle ſteſſe Parti, e da Giuſdicenti della Città e Ducato di Mila
no ſarà tenuto per fermo e rato in perpetuo.
A N N O T A Z I O N I.

Queſto Statuto, benchè in quella parte obbligato a vendere ciò che ha in ſuo do
che da Giuriſti ſi chiama eſpoſitiva ſia nel minio, comprende anche i Foraſtieri, e i
teſto latino alquanto proliſſo; non laſcia non Sudditi, i quali poſſeggano Fondi nel
nondimeno di farci deſiderare una maggiore noſtro Ducato; perchè queſta Legge ſi ri
chiarezza e preciſione. Se ſi foſſe tradotto feriſce al Fondo per la regola generale che
di parola in parola, poteva la traduzione gli Statuti cadono ſu le coſe Territoriali;
riuſcire alquanto oſcura, o confuſa atteſacomprende in oltre le perſone Eccleſiaſti
la ſuperfluità, e il non retto uſo delle fraſi
che riſpetto a Fondi laici da loro poſſedu
latine. Ecco la ragione, per la quale ſi èti, perchè queſti di loro natura ſono ſog
dovuta fare qualche traſpoſizione nel vol getti alle Leggi ſtatutarie. -

garizzamento, ritenuta però (come mi Sembra veroſimile che con queſta Legge
giova di credere) la ſoſtanza della ſtatu abbino gli Statuenti voluto provvedere alla
taria diſpoſizione. più facile e più ſpedita coltivazione delle
Il titolo che precede lo Statuto è nel Terre, la quale può in qualche modo eſ
teſto latino de Prediis, e ſebbene ſecondo ſere impedita o alterata dall' interſecamen
alcuni queſta parola ſia più eſteſa che quel to del Fondi; ſembra inoltre che abbino
la che io ho ſoſtituita del Poderi, non la penſato a togliere in parte le occaſioni di
ſcia per ciò al diſcreto Lettore (che non liti e diſcordie che di frequente occorrono
deve molto fermarſi ſu di certe inutili ſot fra i vicini Poſſeſſori del Fondi per motivo
tigliezze) di dare una giuſta idea della coſa di coerenze; e perciò ſi può dire che que
di cui ſi tratta; anzi ſi è voluto promi ſta Legge per queſto rifleſſo tenda al ben
ſcuamente adoperare la parola Podere , e pubblico. -

Fondo, che in ſoſtanza ſignificano la ſteſ La lettera del teſto dice: fuori dei Corpi
ſa coſa. Santi della Città. Ora ſi faccia il caſo,
La preſente diſpoſizione ſtatutaria, la che dentro i così detti Corpi Santi ſi dia
quale è per lo meno riſtrettiva di quella un Fondo di maggior perticato, a cui fac
legge comune che fondata ſu la ragione cia coerenza un altro Fondo di minor per
naturale ſtabiliſce che ciaſcuno ſia Padrone ticato, ritenuta la ſteſſa ipoteſi dello Sta
ed Arbitro delle coſe ſue, e che per conſe tuto; ſi dimanda ſe debba valere la mede
guenza non poſſa eſſere per legge coattiva i ſima Legge: riſpondo, che ſe vogliamo at
tenerci
Vol. 1. St. 433. 2o5
tenerci alla mera e nuda lettera del teſto, » go a qualche conghiettura ſi potrebbe
ſembra che ſi debba ſtare alla negativa; , dire, che non uſandoſi ai tempi degli
ma ſe, oltre la ragione del Correlativi, ſi , antichi Criſtiani il ſeppellire i Cadaveri
voglia riflettere alla veroſimile ſopra indi , in Città, e nè anche nelle Chieſe, ſe
cata mente degli Statuenti, che è lo ſteſſo » non che per alcuni pochi ragguardevoliſ
che dire al fine della Legge, che è l'ani » fimi o per dignità, o per merito, vi foſ
ma della Legge ſteſſa; e ſe ſi voglia riflet , ſe uno ſpazio fuori delle mura all'intor
tere che le citate parole del teſto non ſi » no di eſſe deſtinato a coſtruirvi i Cimi
devono prendere in ſenſo taſſativo, per par » teri, che abbiſognavano per collocarvi i
lare con i Giuriſti, ma bensì in ſenſo di » Cadaveri dei defunti Fedeli, il quale
moſtrativo, ſembra più fondata l'afferma , ſpazio ſi chiamaſſe col tempo Terra de'
tiva; oltredichè noi non potiamo ſapere di , Corpi Santi. -

quali Corpi Santi intendeſſero allora di Per ciò che a noi appartiene è da ſa
parlare i Compilatori degli Statuti , e di perſi, che queſti così detti Corpi Santi
qual natura ed eſtenſione foſſero di quel ſono formati da un circondario di Fondi,
tempo. Nè vale in contrario il dire che Caſe, e Caſſine or di minore, or di mag
quelle parole del teſto, Fondo Ruſtico ven giore eſtenſione al di fuori delle Porte del
ghino preciſamente a dinotare i Fondi po la Città, e che colla Città ſteſſa compon
ſti nel Ducato; mentre queſta denomina gono un ſol Corpo.
zione di Ruſtico non ſi deve prendere ſem “(1) In pieno Dominio. Intendi Dominio
plicemente dal luogo, ma bensì dall'uſo, utile e diretto. Un Fondo adunque, di eui
e dalla natura del Fondo ſteſſo per la re taluno abbia la tenuta per ſolo titolo uti
gola altrove indicata (a). le, cioè di Livello, non cade ſotto la di
Qual ſia poi l'etimologia del così detti ſpoſizione del preſente Statuto, perchè nel
Corpi Santi, ed onde ſia derivata queſta Livellario non ſi verifica il requiſito di
denominazione che ſuſſiſte anche a noſtri un pieno ed aſſoluto Dominio. Ecco la ra
giorni, fra la varietà delle opinioni, chi può gione, per la quale alcuni per ſottrarſi alla
accertarlo? Un erudito Storiografo (b) ſcri ſuddetta diſpoſizione ſtatutaria, e per non
ve: , Queſte Terre aggregate alla Città, eſſere in vigore di quella obbligati a ven
, e diviſe dalle Pievi in Milano addoman dere il loro Fondo al vicino, ſi ſono tal
, danſi Corpi Santi, del qual nome è dif. volta ſerviti della cautela accennata da'
, ficile il renderne una ragione, che com Giuriſti, e notata anche dal Carpano, col
» pitamente ci appaghi; pure ſe v'è luo vendere, cioè, il Fondo ad un amico, e
a poi

(a) Urbana, vel Ruſtica Praedia non locus, (b) Conte Giorgio Giulini. Memorie della
ſed finis facit. f. n. lib. 5c. de verb. ſi Città, e della Campagna di Milano ne'.
gnif tit. 16. Secoli baſſi. Part. 2. lib. XIV. pag. 429.
2 c6 Vol. I. St. 433.
poi riportarne da eſſo l' Inveſtitura livella- | leggono nello Statuto - pertiche venti o
ria, ceſſando così sì nell'uno, come nell' | più, meritano alcune particolari rifleſſioni;
altro il requiſito del pieno Dominio. poichè qui cadono le più frequenti contro
Non è però compreſo il caſo particola verſie, e le annotazioni qui fatte dal Car
re, in cui ſi tratti, che lo ſteſſo Padrone pano non mi appagano intieramente.
del diretto voglia e intenda in vigore del Dice adunque, e diſpone lo Statuto che
preſente Statuto obbligare il vicino Padro il Poſſeſſore del Fondo ( cioè di ſemplice
ne dell' utile a cedergli il Fondo , come e nudo terreno), che non ſia maggiore di
qui riflette il Carpano, e adduce in pro pertiche dieci, potrà eſſere obbligato a far
va una Sentenza emanata dal Senato l'anno ne la vendita al ſuo vicino Poſſeſſore di
1548., ſoggiugnendo che il motivo prin altro Fondo contiguo di pertiche venti, o
cipale di così giudicare, queſto fu fra gli più.
altri a ſuo parere: che non facendoſi nel Or poniamo due caſi, e per maggiore
caſo fovraeſpoſto verun pregiudizio al Pa preciſione e chiarezza chiamerò il Fondo
drone del diretto, con obbligarlo ad avere di minore riſpettivo perticato (e perciò ſog
a ſuo malgrado un tale , o tal altro per getto alla Legge coattiva ) Fondo paſſivo,
Livellario, viene perciò a ceſſare la ragio e quello del maggior perticato chiamerò
ne dello Statuto, poichè volendo il Padro Fondo attivo.
ne diretto avere il Fondo livellato, viene Sia il primo caſo di un Fondo paſſivo
a conſolidarſi, come parlano i Dottori, il eccedente le pertiche dieci , ma che colla
Dominio utile con il diretto. ſteſſa proporzione creſca la miſura del Fon
(2) Fondo Ruſtico. Altro è il dire Fom do attivo. Sia il ſecondo caſo di un Fon
do Ruſtico a differenza dell'Urbano; e al do attivo minore delle pertiche venti , in
tro è dire Fondo ſemplicemente. Un Fon confronto di un altro Fondo paſſivo , che
do, il quale non abbia veruno Edifizio, in proporzione ſia minore delle pertiche
ſi dice Ruſtico, benchè ſia poſto in Cit dieci. Queſti due caſi non ſono poſitiva
tà (a) così un tal Fondo, che abbia Edi mente ed eſpreſſamente diſpoſti dallo Sta
fizio, da Giuriſti ſi dice Fondo Urbano; tuto. Sembra che la deciſione dovrebbe
benchè ſia poſto in Villa; hanno perciò dipendere dall'eſame, cioè, ſe quelle cor
gli Statuenti per maggiore chiarezza al ſo relative quantità di pertiche venti per l'una
ſtantivo nome Fondo voluto aggiugnere parte, e pertiche dieci per l'altra ſpecifi
l'addiettivo Ruſtico, per dinotare il nudo cate dallo Statuto, abbiano ( per ſervirmi
e ſemplice terreno. "fraſe de Giuriſti ) qualità dimonſtra
(3) La miſura di pertiche dieci. Queſte tiva, o pure taſſativa.
parole, ſiccome le altre correlative, che ſi l La preſunzione di ragione, giuſta la qua
le

(a) Cepolla traci. Urban. gued, cap. 76. n. 1. cum ſegg.


Vol. I. St. 433. 2o7
le le parole ſi devono prendere in ſenſo turale interpretazione.
dimoſtrativo, anzichè taſſativo, pare che Venendo ora al ſecondo caſo. Dirà for
favoriſca la prima opinione; ma ſia in con ſe taluno: corre la medeſima proporzione
trario il rifieſſo , che qui ſi tratta di una tra le dieci pertiche e le venti, che corre
materia correttiva e riſtrettiva della ragion tra le dodici, per cagion d'eſempio, e le
COmulme e
ventiquattro, tra le tredici e le ventiſei;
Il primo però de due caſi ſopra eſpoſti, e volendo ſupporre colla autorità del Car
al dire del Carpano ſi vuole deciſo dal Se pano, che tali ſiano i caſi deciſi dal Sena
nato ; ecco le parole di lui: » Il Senato to, dimanderà ſe valga la ſteſſa proporzio
25 per l'ordinario è di parere che ſia lo ne viceverſa, cioè, nel caſo, in cui ſi tratti,
55 ſteſſo, trattandoſi di un Fondo, che ſia per cagion d'eſempio, di pertiche ſette ri
25 di maggiore quantità (intendi delle per ſpetto al Fondo paſſivo, e di pertiche quat
5) tiche dieci ) per una parte e per l'altratordici, che è il doppio, riſpetto al Fondo
55 di un Poſſeſſore di un Fondo di doppio attivo. Riſpondo, che il caſo in terminis,
ºb perticato, concorrendovi gli altri requi è ſtato deciſo dal Senato l'anno 1728. a'
, ſiti, dal che ſi vede che milita la ſteſſa 25 Giugno nella cauſa Viana, e Franzi.
» ragione. -
Si trattava di un Poſſeſſore d'un Fondo di
Soggiunge poi immediatamente: » Io pertiche quattordici. Pretendeva queſti di
5o però crederei, che ciò non ſi debba con obbligare un vicino Poſſeſſore d'un Fondo
55 cedere, perchè non milita la ſteſſa ra di ſole pertiche ſette. Quel Supremo Tri
55 gione, ſe il Fondo ſarà di maggiore quan bunale decretò non competere al primo il
, tità ; ſembrando che lo Statuto abbia benefizio ſtatutario.
, conceſſo queſto diritto, atteſa la madi (4) Non ſia contiguo ad altro ſuo ſedime,
, cità della coſa; e conchiude con quella Lo Statuto da queſta Legge coattiva non
55 regola generale, che ſe gli Statuenti aveſ. ſolo eccettua que Fondi, ſopra di cui eſi
» ſero ciò voluto, l'avrebbero ſaputo eſpri ſtano edifizi di qualcheſiaſi maniera; ma
3, mere. eccettua ancora que Fondi, che ſiano con
La ragione però radicale, e fondamen tigui a qualche Sedime; la ragione ſi è,
tale , crederei io, che ſi debba deſumere perchè atteſa una tale contiguità ſarebbe
da quella regola non mai baſtantemente coſa inconveniente, e contro l'equità na
ricordata, cioè, che quando ſi tratta, come turale, che un tal Sedime veniſſe privato
appunto nel caſo preſente, di una Legge d'un tal Fondo, a cui principalmente e uni
ſtatutaria limitativa del Gius comune, e camente ſerve, e in grazia di cui fu co
quando ſiamo in caſi o non eſpreſſi , op ſtruito; e deve notarſi, che la contiguità
pure ommeſſi dalla ſuddetta Legge , dob del Sedime non viene a ceſſare e a toglierſi,
biamo ſempre riportarci alle diſpoſizioni perchè di mezzo vi ſia e venga a formarſi
della ragione comune, da cui i caſi parti un qualche Acceſſio, e ſia Strada vicinale.
colari devono ricevere la loro prima e na (5) Da quattro parti ec. Fa qui il Car
pano
2 o8 Vol. 1. St. 433.
pano una non inutile rifleſſione. Dice, che » Richieſtoſi da Gaſpare Fagnano uno
da un accorto Contadino gli è ſtata ſugge » ſtilato da Signori Ingegneri di Collegio,
rita una cautela per ſottrarſi alla diſpoſi , come in occaſione di miſura che fanno
zione del preſente Statuto. Ella è in fo. , di qualche pezza di Terra in alcun Ter
ſtanza, che ſul timore che un tal vicino , ritorio di queſto Ducato di Milano,
voglia ſervirſi del benefizio della vendita » alla quale ſi vada per qualche acceſſio,
forzoſa; per eludere un tal diritto, potrà » da alcuni chiamata viazola, e da altri
il Padrone delle pertiche dieci farne una » ſtrada vicinale; ſe tale acceſſio, o come
vendita fiduciale ad una terza perſona per » ſopra, ſerve a più di ſette perutenti,
la metà di detto Fondo; e così tirando » mai ſi comprenda in tal miſura parte
una linea diviſoria non già retta, ma dia » alcuna di tal acceſſo , e come ſopra;
gonale, che è quanto a dire da una punta , atteſochè ſi ſtima eſſere fondo comune
di un angolo alla punta dell'angolo oppo » de Poſſeſſori del beni, a quali ſerve.
ſto a traverſo del Fondo, verrà così a to , Propoſto il queſito eſpreſſo nell'Avviſo
gliere la coerenza che prima aveva il vi. , per il preſente Collegio intimato, a voti
cino, e per conſeguenza ceſſando i requiſiti , concordi, e ſenza diſcrepanza fra di loro
voluti e ſpecificati dallo Statuto, verrà a , hanno detto eſſere il ſtile , e avere eſſi
ceſſare la Legge. Di queſta cautela pure, » Signori Congregati viſto ſempre prati
ſoggiunge il Carpano, potranno ſervirſi » care, e praticato loro medeſimi, ch eſ
due Fratelli, o Coeredi, trattandoſi di un » ſendo più di ſette Utenti, anzi più di
fondo indiviſo. Tanto è vero, conchiudo io, » cinque Utenti dell'acceſſio, o ſia via
quel comune proverbio : Fatta la legge, , zola, non ſi deve tale acceſſio, o via
trovato l'inganno. Sarebbe minor male, , zola miſurare , nè ripartire; e perciò
che un tal proverbio aveſſe luogo ſoltanto , ſe ne dia ogni opportuno Atteſtato.
in affari particolari, e tra privati, e non (7) Soltanto utile. Per non confondere
ſi eſtendeſſe eviandio alle coſe che riguar i termini e il ſenſo dello Statuto, conviene
dano l'intereſſe del pubblico bene. diligentemente avvertire, che acciò abbia
(6) Strada pubblica, o qualche acceſſio. luogo la Diſpoſizione ſtatutaria, ſi eſige
Quale ſia la ſtrada pubblica, quale la pri riſpetto al Padrone delle dieci pertiche un
vata, e la vicinale, e di quale larghezza pieno ed aſſoluto dominio del Fondo paſſivo;
debbano eſſere , ſarà ſpiegato altrove. In non così riſpetto al Padrone delle pertiche
propoſito però di acceſſio, gioverà inciden venti, ad effetto di potere obbligare il vi
temente notare per la pratica una Dichiara cino Poſſeſſore delle pertiche dieci alla ven
zione, che ſi ricava dal Libro, che ſarà da me dita, baſtando che queſti ſia padrone anche
citato in altri luoghi, che ha per titolo: ſoltanto utile per titolo livellario.
Ordini nuovi de Signori Ingegneri ec. ap (8) E non abbia verun Edifizio. Sotto
provati dal Senato Eccellentiſſimo di Mi queſta parola generale, e indefinita Edifizio -
- lano; ed è la ſeguente: viene compreſo qualunque Edifizio per pic
colo
Vol. I. St. 433. - 2o 9
colo che ſia . Il dubbio potrebbe cadere poſito il mio, direi, che trattandoſi di una
ſu di un Edifizio non finito, e tuttora in Legge coattiva, e perciò riſtrettiva di quella
forme. Il Carpano riferiſce che ſia ſtato naturale libertà, che in vigore delle Leggi
giudicato per l'affermativa, ad effetto di comuni compete ad ognuno riſpetto alle coſe
eſcludere il beneficio dello Statuto . Dice che ſono in di lui dominio; tutto ciò,
in oltre, che ſotto il nome di Edifizio ven che poſſa favorire queſta libertà, e non ſi
ga una caſa fatta di legno; ſiccome quella opponga direttamente alle Leggi munici
ch' è fatta ſenza calce, e ſi dice a muro pali, ſi debba prendere in conſiderazione
ſecco, oppure, come altri chiamano, a da un Giudice accorto e prudente -
muro morto. Se poi ſi comprenda anche (9) Di altrettante pertiche. S'intende
l'orto cinto di muro, il Carpano non ſpiega a miſura Milaneſe; poichè paſſa qualche diſº
ſu di ciò il ſuo parere, e riferiſce ſoltanto ferenza tra queſta miſura, e quella delle al
le contrarie opinioni del Dottori. tre Città di Provincia (a).
Se mi è lecito avanzare ſu di queſto frel

S" lo Statuto 434., di cui è frequente la pratica ; il teſto


u D latino ha per titolo : De habente Quotam , volente eam alienare.
Che è quanto dire (volendoſi tradurre letteralmente) di colui, il
quale ha la Quota, e ne voglia fare l'alienazione. Nel ſolo titolo
ſi ſcorge qualche confuſione, potevaſi eſprimere in ben molte altre
sforme più chiare e preciſe. - -

Queſta parola Quota, ſe ſi voglia ritenere la medeſima anche


nel linguaggio noſtro Italiano, come in fatti ſi ritiene, ed io pure
me ne ſervirò, deriva ſenza dubbio dai nomi latini addiettivi,
Quotus, Quota, Quotum, queſti non fuſſiſtono di per ſe ſenza il
loro ſoſtantivo; perciò alla parola guotam ſi deve aggiungere e ſot
tintendere neceſſariamente la parola o ſia ſoſtantivo Partem. I pre
detti addiettivi Quotus & c. ſi adoperano propriamente per eſprime
re, interrogando quantità di coſa, che ſia diviſibile in parti: così,
per eſempio, diciamo in latino interrogando alcuno Quota hora eſt?
Che ora è? Meglio adunque ſi poteva nel teſto latino del titolo
ſtatutario dire Aliquota , ſecondo le Leggi di una buona latinità,
ma ſiccome è inutile il volere aſpettarci una pura e ſtretta lati
- - D d nità

Q) Vedi le Note ſopra lo Statuto 35o, del II. Volume.


2I o Pol. I. St. 434.
nità dal noſtro Codice ſtatutario, quale abbiamo nella maggior
parte delle antiche Leggi Romane (come ſi è detto nella Prefazio
ne ) così non mi fermerò molto ſu di queſti difetti di latinità,
ſalvo però il caſo, in cui , come può accadere, da una cattiva
latinità venga a riſultare nella traduzione un ſenſo o pravo, o
oſcuro, o equivoco, da cui veniſſe alterato lo ſpirito della Legge
municipale. - - - -

Ciò premeſſo, ſiccome la proliſſità dello Statuto , nella ſua


prima parte eſpoſitiva non corriſponde alla chiarezza ; così crede
rei di poter mettere la coſa in termini più chiari col darne tutta
la ſoſtanza, e il contenuto, quantunque non mi attenga ad una
letterale e preciſa traduzione - -

Dice dunque , e diſpone il preſente Statuto, che tanto


in Città e ne ſuoi Sobborghi, quanto in Ducato (1), non poſſa al
cuno ſotto qualſivoglia titolo , o per qualſivoglia modo alienare,
anche in eſecuzione di ultima volontà colla traslazione di Domi
nio la maggiore, o la metà parte , o qualſivoglia Quota di una
Caſa , Oſpizio, o Sedime, o qualunque altro Edifizio, di cui ſi
trovi al poſſeſſo, in pregiudizio di colui , il quale abbia la
ragione di acceſſiare , o ſia di paſſare , andare o per dentro , o
ſopra detta Caſa, Oſpizio, o Sedime , o Edifizio ; coſicchè ſarà
tenuto a fare la denunzia , ed a interpellarlo , ſe voglia fare
acquiſto del diretto Dominio , e civile poſſeſſo di detta ſua
parte di Caſa a quel prezzo che viene offerto , oppure alla Szima
ai un Perito (2); gli accorderà in oltre il termine di trenta giorni
per deliberare e riſpondere ; che ſe la riſpoſta ſarà negativa, op
pure ſe laſcierà paſſare il detto termine ſenza farla , in quel caſo potrà
il Denunciante farne la vendita a ſuo arbitrio. Che ſe dentro il termine
ſopra eſpreſſo, il Denunciato riſponderà, e dirà di volere far la com
pra di detta porzione della Caſa, ſarà tenuto ad eſprimere ſe per il
prezzo della denunzia, oppure a quello della Stima del Perito; e fatta
che ſia la ſcelta dell' uno de due prezzi, non gli ſarà lecito il
variare . Annullata pertanto qualunque alienazione fatta contro
la diſpoſizione preſente, paſſerà il diretto Dominio della maggiore,
o metà parte , o qualſivoglia altra quota della Caſa , Oſpizio,
o Sedime , o Edifizio nel modo e forma ſopradeſcritta a favor
del Denunciato, che riſponde di volerne fare la compra , con che
Però paghi il prezzo o ſia realmente pronto a pagarlo nei modi
COImc
Vol. I. St. 434. 2 IL

come ſopra al Denunciante; e tale vendita ſi dovrà fare colle for


mole e clauſule ſolite apporſi ne Contratti di ſimil natura.
te --

A N N o T Az 1 o N I.
Queſta Legge ſtatutaria, la quale induce di comunione, di acceſſio, in ſomma di uſo
a favore del Conſorte, o ſia Compoſſeſſore poſſeſſivo di qualche porzione di caſa.
della caſa, o di porzione di eſſa, il bene Potrebbe qui rilevarſi un dubbio, ſe le
fizio del Ritratto [ come parlano i Giuriſti Terre comuni tra il Ducato, e qualche
forzoſo e coattivo, ſebbene ſia odioſo, e altro Contado, v. gr. di Como, di Lodi CC. ,
correttivo del Gius comune, ſecondo il ſen ſiano compreſe nella preſente Diſpoſizione:
timento di alcuni Dottori, o almeno limi il Carpano ſoſtiene che ſiano e debbano
tativo, ſecondo l'opinione di altri ; con eſſere compreſe, in vigore di quelle parole
tuttociò , ſebben ſi rifletta , apporta ſeco dello Statuto 153. da me a ſuo luogo ri
un non piccolo vantaggio ; mentre, to ferito, in cui ſi diſpone, che le Terre co
gliendo di mezzo la vicinanza, la comu muni debbano in tutto e per tutto oſſervare
nione, e la ſervitù delle caſe, viene altresì la diſpoſizione degli Statuti, e ſoggiunge,
a togliere i diſturbi, gl' incomodi , e le che così in fatti fu giudicato in una cauſa,
riſſe in fine, che frequentemente accadono di cui era egli Patrocinatore, ſopra la quota
per motivo di vicinanza, di comunione |di un Molino eſiſtente in Terra comune;
e di ſervitù. L'eſperienza continua c'inſe ſebbene la cauſa per altri motivi foſſe com
gna , che, quantunque l'uomo ſia ſocie poſta per via di tranſazione. Conchiude
vole, ama però egli di eſſere ſolo con la però in fine, che quando in una delle così
ſua famiglia in caſa, e che non mancano dette Terre comuni ſuſſiſteſſe una ſpecial
frequenti diſcordie, ove abbondano, in una conſuetudine contraria, non avrà luogo
caſa Vicini, e Compoſſeſſori .. queſta concluſione.
(1) Ducato. Sono adunque compreſe an (2) Stima del Perito. S'intende de' Pe
che le caſe poſte in Villa , e nota, che lo riti, ſiano eſſi Agrimenſori , o Architetti
Statuto, per togliere ogni dubbio, ha voluto deſcritti nel Ruolo, e Collegiati. Per la
eſprimere la medeſima coſa ſotto vari e di pratica ſi potrà in queſto luogo notare in
verſi vocaboli, cioè di caſa, di oſpizio, di cidentemente una Dichiarazione fatta dal
ſedime, di edifizio, per piccolo ch'egli ſia ; Collegio de Periti, la quale ſi potrà ap
non ſolo adunque le caſe de' Fittabili, plicare a tutti quel caſi, che ſono moltiſ
Maſſari, e Pigionanti; ma le caſe ſteſſe ſimi , in cui i noſtri Statuti diſpongono
che ſervono di propria abitazione a Pa che ſi debba fare la ſtima da Periti, e che
droni ſono compreſe nella preſente Diſpoſi a quella ſi debba ſtare dalle Parti. La Di
zione ſtatutaria, quando ſi verifichino le chiarazione è del tenor ſeguente:
qualità ivi eſpreſſe di ſervitù, del tranſito, » Eſſendo ſtato eccitato il Collegio de'
D d 2.
Si
21 2 Vol. I. St. 43 4.
, Signori Ingegneri dal Senato Eccellentiſ , convenienti, che puonno naſcere fra le
ſimo ſopra lo ſtile e la pratica da eſſi » Parti; e firmarono di propria mano que
tenuta di conſervare le Minute delle Sti , ſto Atteſtato.
me, e di non darle a Particolari, nè E' da notarſi , che per fondamento di
a Reviſori, convocato detto Collegio, queſta loro pratica apportarono queſta ra
atteſtò qualmente lo ſtile ſempre da loro gione; che i Periti nella loro perizia ſono
praticato, e viſto a praticarſi da loro in luogo di Giudice, e però non ſono te
Anteceſſori, era di non dar copia delle nuti a rendere ragione delle loro ſentenze.
Minute, che ſi fanno per le ſtime, at Il Senato non fece alcuna dichiarazione e
» teſochè queſte debbono ſervire ſolo per nè limitazione in contrario a detta pratica
, ſoddisfare il loro animo , e non altri de Signori Ingegneri, onde queſto loro ſtile
» menti, e anche per ovviare ai litigi e in può dirſi convalidato dalla conſuetudine (a)-

I Sette Statuti, che ſieguono in ordine provvedono con partico


lari diſpoſizioni , a vari caſi e circoſtanze particolari. Io ne
darò di tutti il contenuto in ſoſtanza, e ſoggiungerò in fine quel
le note ed oſſervazioni, che crederò opportune. -

Lo Statuto 435. diſpone, che volendoſi dare a Livello (1) la


quota parte di Caſa, di cui ſopra, nella coſtituzinne del fitto, e
della Inveſtitura livellaria ſi debbano oſſervare (2) le diſpoſizioni del
lo Statuto precedente colle debite proporzioni. º
-

Lo Statuto 436. propone due caſi; il primo di un Livellario,


che voglia vendere o dare a Livello una Quota parte, e diſpone,
che debba eſſere preferito il Padrone del diretto dominio ad ogni
altro; e che a lui ſi debba fare la denunzia ne' modi e forme
eſpreſſe nello Statuto 434. Il ſecondo caſo è in concorſo di un
Padrone diretto, e di un Padrone utile ſoltanto, cioè Livellario;
e ſi diſpone che ſe il primo, fatta che gli ſia la denunzia come
ſopra , non voglia fare acquiſto della Si parte ; ſi farà luo
go a favore del ſecondo ne modi e forme ſopra eſpreſſe.
Lo Statuto 437. ſtabiliſce per regola generale, che ogni qual
volta ſi voglia alienare una Quota parte in qualunque maniera di
contratto, contro il diſpoſto da preſenti Statuti, un tal contratto
- 1) O Il
-

ta) Vedi la pag. 3o. del Libro, che ha per titolo: Ordines novi & c.
Vol. 1. St. 435-441, - 213
non potrà pregiudicare al Condomino; o ſia Compoſſeſſore, che
abbia la ragione di Quota, il quale potrà, volendo quando che il
voglia farne l'acquiſto al prezzo (3) preciſamente (4) della stima.
Lo Statuto 438. ſpiega ancor più chiaramente quali vendite,
e alienazioni ſiano ſoggette alla Legge del Ritratto prelativo a favore
di chi ha la ragione di Quota; cioè anche nel dato in paga (5) fatto dal
Giudice, o Delegato, o Sotto-Delegato, dall'Arbitro, o Arbitra
tore, o in vigore della Legge, o degli Statuti; con queſta intel
ligenza però, che ſe il dato in paga, ſeguirà in vigore di provviſo
ni (6), pubblicate ſopra la vendita de beni immobili da venderſi,
un tal dato in paga dovrà ſortire il ſuo effetto; ſalvo però ſem
pre il diritto di chi ha la ragione di Quota , a effetto di potere
evincere quella da chi l'aveſſe avuta in pagamento o dal Giudice,
o dalla Parte al prezzo della Stima.
Lo Statuto 439. diſpone, che (a riſerva che la Quota ſi tra
sferiſca in chi abbia il diritto di ſuccedere ab inteſtato) non potrà
la traslazione di detta Quota, che facciaſi per via di qualſivoglia
ultima volontà pregiudicare alla diſpoſizione di queſti Statuti, nè
al benefizio del Ritratto, che ſarà ſempre eſercibile contro di chi
avrà fatto acquiſto di detta Quota , in vigore di ultima volontà
teſtamentaria, la quale però in tutte le altre ſue parti avrà il ſuo
valore (7). -

Lo Statuto 44o. propone due caſi, l'uno di più perſone, o


ſia Conſorti, i quali vogliano e poſſano ſervirſi di queſto benefizio
del Ritratto, competente per la ragione di Quota; e decide , che
venga nel Concorſo preferito quello, il quale ſia ſtato il primo
Offerente; il ſecondo è di più Perſone, che nello ſteſſo tempo ſi
preſentino e facciano l'obblazione ; e decide, che ſia preferito
chi dalla ſorte (8) venga preſcelto.
Lo Statuto 441. propone un altro caſo di due Concorrenti,
de' quali l'uno abbia la ſola qualità di Agnato (9), e come tale
voglia evincere in vigore degli Statuti il Fondo paterno e agnati
zio; l'altro, il quale abbia a ſuo favore la ſola ragione di Quo
ta, di cui qui ſi tratta; e decide preferendo queſto ſecondo Con
corrente al primo quantunque Agnato.

ANNO
2 14 Vol. I. St. 435-441.
A NN O TAZ I O NI.

(1) Dare a livello. Il Livellario, gene fine che la proibizione ſtatutaria, di


ralmente parlando, non può alienare il Do cui trattiamo, comprende anche il caſo del
minio utile, ſenza il conſenſo del Padrone dato in pagamento per ſubaſta, e dice,
diretto , come, oltre le Leggi comuni, che così ha giudicato il Senato più volte,
diſpongono le noſtre Conſtituzioni munici (6) Di provviſioni. Qui ſi fa menzione
pali, di che in altro luogo occorrerà par di quelle Gride provviſionali, preſcritte dalle
lare. N. C., e ampiamente dettagliate nel lib. 2.
(2) Si debbano oſſervare. Vuol dire, che ſotto il titolo : De Beni da metterſi alle
ſia tenuto a fare la denunzia al Compoſſeſ Gride, ove ſta regiſtrata la formola ſteſſa
ſore, il quale per titolo o del diretto, o dell'Editto, oſſia della pubblicazione. L'in
dell'utile Dominio abbia la ragione di quo tereſſe della pubblica tranquillità eſigeva,
ta, e interpellarlo ſe voglia eſſo prendere che eſſendo i beni ſtabili in un quaſi con
quella porzione di caſa a quel fitto livellario tinuo commercio di compra e di vendita
con altri convenuto, o in iſtima di Perito; tra i privati, ſi provvedeſſe con una Legge
come diſpone lo Statuto precedente riguardo coſtante alla indennità di chiunque fa acqui
la vendita. ſto di un fondo, non meno che di chiunque
(3) Al prezzo della ſtima. La ſtima ſi dee lo vende, col trasferirne in altri il dominio.
fare, avuto riguardo al ricavo, non al va- i Su di queſto propoſito ſi può notare, che
lore della coſa in ſe, nè al prezzo che di nel giudizio delle così dette Gride provvi.
ceſi di affezione, e ciò per regola generale. ſionali, il Vicario di Provviſione è Giu
(4) Preciſamente. Qui dee notarſi, che dice ordinario; egli però è tenuto a rimet
nel preſente Statuto non viene eſpreſſa l'al tere la deciſione delle contraddizioni a Dot
ternativa, cioè o del prezzo della vendita, tori di Collegio a norma delle N.C. (a),
o della ſtima , come nello Statuto 434-, coſicchè, ſe in virtù di Lettere del Senato,
e queſta preciſione ſi può dire indotta dallo e di forma egli giudicaſſe, non ſi dirà dele
Statuto in pena della contravvenzione. gato , nè potrà prorogare la limitata giu
(5) Dato in paga. Con queſta eſpreſſiva riſdizione, meno pretendere il ſalario in vi
e le ſeguenti viene lo Statuto preſente a gore della ſuppoſta Delegazione ; così di
togliere di mezzo quella controverſia, che chiarò il Senato con ſuo Voto de 2. Set
ſi fa da Dottori, cioè ſe ſotto una proibi tembre 1661. , non oſtante il parere con
zione generale di vendere, o alienare, ſiano trario degli Abati del Collegio de Notari.
compreſe quelle vendite, o ceſſioni che i (7) Avrà il ſuo valore. Per queſte pa
ſi fanno per cauſa neceſſaria. Il Carpano, role ſi dee intendere, che ſebbene il Te
ſta

(a) S. Multum, verſic. comparere coram Vicario Proviſioninm..


Vol. I. St. 435-44I. 2 15
ſtamento non ſi ſoſtenga in quella parte, no ſoltanto lo ſteſſo cognome di famiglia;
che riguarda l'alienazione della quota, alla per cagion d'eſempio de Viſconti, de Cat
quale oſta la preſente Diſpoſizione ſtatu tanei ec., ma non hanno grado veruno di
taria, debba però e poſſa un tal Teſta parentela; lo Statuto parla ſoltanto del pri
mento valere, e ſoſtenerſi in tutte le altre mi , e a queſti accorda il benefizio della
ſue parti, cioè inſtituzione dell' Erede, prelazione. -
ch è la prima , e principale di qualunque Che ſe accadeſſe, che uno de due Con
Teſtamento, così pure nelle ſoſtituzioni, correnti non ſolo aveſſe a ſuo favore la qua
fedecommeſſi, legati ec. lità agnatizia vera e propria; ma ancora
(8) Dalla ſorte. Queſto noſtro Statuto la ragione di quota, queſti ſarà ſenza dub
concorda con il Gius comune Civile e Ca bio preferito , ſecondo inſegnano i DD.,
nonico, da cui non ſolo non fu mai ri e ne adducono la ragione fondata ſulle
provato l'uſo delle ſorti ; ma introdotto Leggi (a).
e praticato in molti caſi: concorda ancora Sebbene poi queſti Statuti vadano nella
con il Gius naturale delle Genti , di che loro ſerie eſemplificando vari caſi partico
ſi potrebbono addurre molti eſempi e teſti lari, poſſono nondimeno darſi certi caſi tal
monianze tratte dalle antiche ſtoriche me mente complicati e nuovi, che convenga
morie tanto ſacre, che profane. confeſſare non eſſere a queſti provveduto.
(9) Agnato, Giova qui ricordare, che due Ciò ſuppoſto, ſi ſtabiliſca e ſi ritenghi per
qualità ſi danno di Agnati. Gli uni ſono regola e maſſima generale, che i caſi om
e ſi dicono con vero e proprio vocabolo meſſi rimangano aſſolutamente nella diſpoſi
Agnati, quelli cioè , che non ſolo hanno zione delle Leggi comuni, perchè da que
il medeſimo cognome di famiglia; ma che ſte debbono gli Statuti ricevere la prima
ſono in oltre in qualche grado di conſan loro e naturale interpretazione. E queſta
guinità . Gli altri ſi dicono con vocabolo ſarà una di quelle maſſime e regole non
improprio Agnati, quelli cioè, i quali han mai abbaſtanza ricordate.
-

-
go ri . -

-
i Che,
(a) Quia duo vincula potentius operantur. Argum. authent itaque, C, Communia de ſucceſs.
i ſi è a
2I6

Che il Poſſeſſore di una terza parte della Caſa


ſia obbligato ad affittarla a chi poſſiede
le altre parti.
(442) C A P. CD XL II.

s1 QUIs HA BvE RIT &e.


E delle tre parti di un Sedime, o Edifizio nella Città, o Sob
borghi di Milano taluno poſſederà almeno le due parti, facen
do in quelle la ſua ordinaria abitazione, quando un altro, il
quale abbia la terza parte o meno di detto Sedime non voglia
abitarla, ma affittarla a tempo; ſarà queſti obbligato, ogni qual
volta gliene venghi fatta la richieſta , affittare l'altra terza parte
o minore della Caſa a colui , il quale, come ſopra , è Padrone
delle altre due parti per quella penſione, la quale verrà taſſata
dal Perito, o Periti, o per quella che avrebbe ricavata da altri,
lo che ſarà in elezione del Padrone delle dette due parti.
A N N O T- -

La diſpoſizione di queſto Statuto è ap parti farà preventivamente il depoſito della


poggiata alla naturale equità, poichè a chiun pigione di un anno come ſopra taſſata,
que dee molto importare l'avere un buono, dovrà il Giudice, sitata la Parte, indurla
o un cattivo vicino. Anche le N. C. con e coſtringerla a quanto ſopra: il detto de
termini più ſpiegati ed ampi diſpongono poſito ſi farà ogni anno, fino a tanto che
fu di queſto particolare. Eſſe ordinano, vorrà abitare in detta caſa, ſemprechè però
che chiunque poſſiede la terza parte, od nel reſto non ſegua pregiudizio al Padrone
anche minore di una caſa, o ſedime, non della terza parte della caſa (a).
volendola abitare, ſia tenuto a darla in Prima di chiudere queſta Rubrica, e di
affitto a ſuoi conſorti per quel fitto, che paſſare ad altri Statuti, gioverà fermarci
ricaverebbe da un altro Fittabile da taſſarſi un poco ſopra il preſente titolo ſtatutario
o da due amici confidenti, o da due vi de Fondi, e farvi ſopra alcune, a mio cre
cini: in caſo che ricuſi di ciò fare ed eſe dere, non inutili rifleſſioni.
guire, ſe il conſorte poſſeſſore delle due Egli è da ſaperſi, che tutte queſte Leggi
-. - r
- ſtatu
- –

(a) Vedi il tit. de AEdificiis privatis.


Vol. I. St. 442-4so. lla ragione, male a vantaggio della pubblica navigazio
217
ſtatutarie, che " li n. ne ; o di condurre le acque pei Fondi di
che comunemente " con li ragione [ come a ſuo luogo ſi dirà 1 di
ione di quota , e da a - lla irrigazione e della agri
i,
Legge del
ſi poſſono richiamare a
Ritratto º
- che a
ri: comodo della irrigazi
" Per la ſteſſa ragione dee aver luogo que
- - C Oltura -
-,

prelativo [ di
te º" º da " ei
sui " " maſecondo
coat-iſta Legge del Ritratto forzoſo riguardo la
venieli vittovaglie in tempo di pe.
d

tivo, o ſia forzoſo : º - - - ſervigio della


i termini della Legge comune,
- - - i. " gola i Ria
nuria, o di, altro importante
ſecondo ſervig del Sa
l'inſegnamento
generale diſponga , che i" " affittare i vio (b); mentre non ſolamente coloro , i
a Cedere 5 - -

" i i. vi, dovendo eſ- i quali hanno grani, od forzati


a IO03 lu altro " all;
alla vendita : i

ſere queſti contratti di loro natura e ffetti i| annona, poſſono eſſere forza
- - -- Magiſtrati , o da - --

di una libera volontà (a); contuttociò


- - - dalle l ma eviandio ſi può dali Magiſtrati,
ona taſſare
medeſime Leggi comuni , o dal la conſue i .chi preſiede alla pubblica annhè di fatto
- -
»

tudine, o dalla comune intelligenza de Dot- | il prezzo, eº , benc


tori ſi ſono a favore dei ben
- " ºl "
aggiore, queſta Legge del Ritratto - -

trodotte alcune a " º:


| coattivo, o ſia forzoſo, quando così eſiga
regola generale in alcuni caſi. e - p
dell' ornato pub -

d'eſempio in caſo di guerra, o attuale,


- - le, o la ragione del decoro e edificare, o per
- lia - - -

ittà , e per di-I blico,


temuta per fortificare la Città - - r . cioè che uno voglia
d al s'. coſ
difizio -

fenderla da nemici, s - -

accade talvolta "" | "aree unil "


i de- palazzo, od altro e
i quale abbia qualche
molire qualche caſa, o " ". "
| o edifizio ignobile, ricuſi di venderlo
edifizio, o podere: e ſe il Pa i
ndita. la ino prezzo, od anche vantaggioſo, con
di vendere, ſi "º " " talvolta occorre per quella naturale
Anzi in queſti caſi della pubblic invidia, che paſſa tra i vi - -

ſicurezza e difeſa, ſi ſuole procedere di emulazione, od invidia, P " -

Lo ſteſſo a ſi " 1 e - º " "i,


perchè [ come più volte ſi è detto1
-

ſi tratti o di accomodare, o di amp - i diſpongono, che niuno ſia


le piazze pubbliche, o ſtrade. Lo ſteſſo, le Leggi comuni diſpongono,
- - dere il ſuo , ne - -

e con maggior ragione, quando - forzato


ue quindi, ins
a vendere
- , o caſi
a cede
di ſopra eſpreſſi, "" "
di fare un nuovo cavo , "" " di ſimile natura, ſi dee uſare mol i per
la piena di un fiume, o di un torrente, e non ſi può dare - 2 -- - -

che minaccia rovina; o di introdurre un si ta circoſpezione; e ſiccom ſopra


e

(a) In re ſua quilibet, eſt moderator, C . (b) Salus Populi ſuprema lex eſto.
arbiter. L. in re mand. C. mand.
2 18 Vol. I. St. 442-45o.
ſopra di ciò una regola certa e generale, o ſia la nuova fabbrica debba eſſere inſigne;
così dovrà il prudente Giudice regolare l'ar e che il prezzo della caſa ritraente ſuperi
bitrio colle circoſtanze del fatto, e ſopra per quattro volte quello della caſa ritraen
tutto colla perizia, e l'iſpezione del coſtu da, con doverſi ancora in queſto caſo dare
mi e delle conſuetudini del paeſi, e della un certo aumento maggiore di prezzo ; e
qualità del luoghi in particolare. ciò quando ſi tratti di ritrarre caſe, e non
In fatti in Roma in vigore di una Bolla già caſaletti, o vicoli , per cui baſta pa
di Gregorio XIII. per il ben pubblico dell' gare il prezzo corrente.
ornato di quella Città, viene conceduto il Ri Anche le N. C. al già citato titolo (a)
tratto coattivo, o ſia forzoſo, con alcuni ſaggi diſpongono eſpreſſamente, che chiunque in
regolamenti degni di eſſere riferiti, cioè, che alcuna delle Città di queſto Dominio vo
volendo un tale ridurre la ſua caſa in mi glia edificare lautamente, avendo contigua
gliore ſtato, di modo che ridondi in decoro una caſa privata, o corte, o area, od altro
e ornamento della Città, gli ſia lecito ob ſito, che in qualunque maniera poſſa eſſere
bligare il vicino a vendergli la ſua caſa, ad uſo della nuova fabbrica, ſia tenuto il
o ſito adiacente a giuſto prezzo da ſtimarſi Padrone di detta caſa, area, ſito ec. a farne
da Periti; con queſta differenza però, che vendita a quello che vuole e intende di fab
ſe la caſa ſarà ſolita tenerſi ad affitto, vi bricare lautamente, ſemprechè queſti ſia pron
ſi ricerchino minori requiſiti di quelli che to a pagarne il prezzo per il quarto di più
ſono neceſſari, quando non ſia ſolita ad af del giuſto valore; e in quel caſo i Giuſdi
fittarſi, ma tenerſi per uſo proprio, e propria centi gliene faranno la vendita con dargliene
abitazione; atteſochè nel primo caſo quat il poſſeſſo, conſultato però il Principe , o
tro ſono i requiſiti che ſi ricercano, e ſono : il Senato.
la vicinità, l'ornato pubblico, che da tal fab Sopra queſta ſanzione, la quale ha per
brica ſi preſenti alla piazza, od alla ſtrada oggetto l'ingrandimento e il maggior ſplen
pubblica; onde non ſi attenda l'ornato del dore non ſolo della Città Metropoli, ma
la parte di dentro della caſa, o di dietro, eziandio delle Città di Provincia, ſono da
o vicolo oſcuro ; e che la fabbrica debba notarſi le coſe ſeguenti: 1. che la riferita
cadere parte nella caſa ritraente , e parte Diſpoſizione municipale non ha luogo ri
nella ritratta. Nel caſo poi che la caſa ſpetto alle caſe poſte o ne Borghi, o nelle
; da ritraerſi ſerva al vicino di propria abi Ville, ma ſoltanto nelle Città ; così fu
tazione, oltre i deſcritti quattro requiſiti, deciſo dal Senato li 25. Giugno 1728. nella
ſi ricercano altri quattro, e ſono: che l'edi Cauſa Viani e Franzi: 2.o che ogni qual vol
fizio ritraente ſia già incominciato ; che ta il Padrone della caſa contigua voglia eſſolui
la coerenza ſia da due lati; che l'edifizio, | fabbricare lautamente, non ſarà obbligato
a Ce

(a) De Edificiis privatis, S. Quicumque.


Vol. 1. St. 442-45o. 2I9
a cederla ad altri ; così l'anno 1673. fu dato che foſſe il prezzo, doveſſe queſto ſuc
deciſo dal Senato nella cauſa Seccoborella cedere in luogo della caſa venduta, a cau
e Giuſſani : 3.o che alla predetta Legge è zione tanto del Creditori, quanto de'Chia
ſoggetta anche una caſa vincolata a fede mati in quel fedecommeſſo: 4.o che in caſo
commeſſo traſverſale, e il prezzo s'impiega di controverſia ſopra il giuſto prezzo, di cui
a benefizio dello ſteſſo fedecommeſſo, nè parlano le N. C. , inſorta fra due Periti,
in caſo di evizione vi ſarà luogo al regreſſo ha il Senato delegato un terzo Perito con
alla caſa venduta ; così dichiarò il Senato fidente delle Parti a fare di nuovo la ſtima;
li 21. Luglio 1692. nella cauſa Boſſi e Stam avendo poi queſto terzo Perito, contro le
pa. E in altra conſimile cauſa dichiarò il iſtruzioni dategli dal Senato, accreſciuto
Senato li 23. Agoſto detto anno, che po nella nuova ſtima il prezzo della caſa
teſſe il Supplicante valerſi del benefizio in queſtione, il Senato ſuddetto con ſuo
di queſta Coſtituzione municipale, non oſtan Decreto ne taſsò , e ne riduſſe il prezzo:
te l'aſſerito fedecommeſſo; e perciò ſi do 5.o che il quarto di più del giuſto valore
veſſe procedere alle ulteriori incombenze, non ha luogo riſpetto alle Chieſe, a favore
ad effetto di perfezionare il contratto della delle quali ſuole il Senato obbligare il viº
vendita della caſa al prezzo da liquidarſi cino a cedere il fondo, o area per la nuo
da un Ingegnere Collegiato, e che liqui va fabbrica per il giuſto prezzo ſoltanto -

Delle ſolennità da oſſervarſi dalle Donne, che


cedino le ragioni dotali, durante
il Matrimonio.

(451) C A P. C DL R.

ITE M Qvo D ée.


I ſtabiliſce in oltre che durante il matrimonio, benchè venga
il caſo di ripetere la Dote (1) per la ragione che il Marito (2),
o il Suocero amminiſtrino malamente le ſoſtanze , non poſſa
la Donna cedere alle ragioni della ſua Dote , ſemprechè nell'atto
della Ceſſione, oltre il conſenſo del Marito, che ſi ricerca in viº
gore degli Statuti nel Comune di Milano , non intervenga anche
il conſenſo di due Agnati più proſſimi (3), avendone in Città o in
Ducato di Milano. Avendo un ſolo Agnato, interverrà il di lui
E e 2 COIl
22 o Vol. 1. St. 451.
conſenſo, e in oltre di un Cognato de più proſſimi alla ſteſſa
Donna. Che ſe non avrà alcun Agnato nella Città o Ducato di
Milano, in tal caſo, oltre il conſenſo del Marito dovrà interve
nire quello de due Cognati più proſſimi ; e in difetto tanto di
Agnati , quanto de' Cognati, oltre il conſenſo del Marito come
ſopra, interverrà quello di due Uomini dabbene e di buona fama
del vicinato della ſteſſa Donna, e della ſteſſa Parrocchia. Queſti
Agnati, e Cognati (4), e Vicini in ciaſcuno de caſi predetti, colle
debite relazioni, ſaranno tenuti a giurare ſopra i Santi Evangelj,
toccando corporalmente colle mani le Scritture, che, credono in
verità che le predette coſe che ſi fanno dalla Donna cedano a uti
lità della ſteſſa, e che il danaro che ſi riceverà per cauſa della
Ceſſione che occorrerà farſi, ſi debba convertire nella compra de'
Fondi ſtabili, oppure riporſi in luogo ſicuro, coſicchè la Dote ſia
ſalva almeno durante il matrimonio. In caſo diverſo, e non oſſer
vandoſi la detta forma, la Ceſſione fatta ſarà invalida, nè potrà
pregiudicare alla ſteſſa Donna,
A N N O T A Z I O N I.

Tutt'i Legislatori hanno con opportune del Principe o del Senato; lo che però non
Ordinazioni provveduto per cautelare i con- | avrà luogo in caſo che dalle Donne ſi fac
tratti che ſi fanno dalle Donne, e parti- ciano contratti o diſtratti a nome , e per
colarmente ove ſi tratti della loro Dote.lione altrui (b). Può naſcere il dubbio,
Anche le Nuove Conſtituzioni in confor- ſe tali ſolennità volute dagli Statuti ſi deb
mità degli Statuti impongono eſpreſſamen- bano oſſervare, trattandoſi di contratti tra
te la pena del falſo, e la privazione dell'i due Donne, coſicchè non oſſervate le det
Ufizio e del Tabellionato a Notaj in caſo te ſolennità tali contratti ſiano invalidi.
d'inoſſervanza delle ſolennità volute dagli Flavio Torti ne' ſuoi commenti ſopra la
Statuti de Luoghi e Città facendoſi con- Rubrica 119. degli Statuti di Pavia ſoſtie
tratti, ne quali abbino intereſſe le Don- ne la negativa, e adduce l'autorità de'
ne (a). Anzi diſpongono che le Rinunzie | Dottori.
alle Gride, di cui parla lo Statuto il (1) Di ripetere la Dote. Di ragion co
non ſi poſſano fare da eſſe ſenza l'autorità mune quattro ſono i caſi, in cui la Don
ma

(a) Tit. de Notariis publicis cap. Nulli No-; (b) S. Hectamen.


tarii & ci
Vol. 1. St. 451. 221
na può ripetere la Dote durante il Matri- eſſe parlano di mala amminiſtrazione del
monio, come inſegna la Gloſſa (a), e ſono | Marito, la quale porta bensì in conſe
i ſeguenti. 1.o Quando il Marito, o il Suo guenza la povertà, ma per colpa e fatto
cero per la mala amminiſtrazione venghi del Marito ſteſſo, non parlano di povertà
no a diſſipare le ſoſtanze e a farſi poveri, che preceda il Matrimonio.
e queſto caſo reſta ſpecificato dallo Statu (3) Di due Agnati più proſſimi. Eſſen
to. 2.o Quando il Marito confiſcati i beni do ſtata a norma delle Nuove Conſtituzio
venga bandito, nel qual caſo la Donna mi conceſſa dal Senato la diſpenſa, ad eſ.
potrà dirigere le ſue azioni contro del Fi fetto che una Donna maritata poteſſe obbli
ſco per il conſeguimento della fua Dote, gare la Dote, coll' intervento però de due
e dell'aumento dotale. 3.o Quando il Ma Agnati più proſſimi , ſecondo il diſpoſto
trimonio ſia, e venga provato eſſere nullo. dal preſente Statuto, fu diſputato ſe, aven
4.o Quando non ſiaſi venuto alla effettua do la Donna due Fratelli e il Padre viven
zione del Matrimonio ſteſſo , e ſia ſtato te, ed eſſendoſi obbligata col conſenſo del
ſciolto. Nel reſto, regolarmente parlando, Padre, ed uno de due Fratelli, ſi foſſe adem
a riſerva de caſi ſovra eſpreſſi non può la piuta la condizione eſpreſſa nella diſpenſa
Donna durante il Matrimonio ripetere la oppure ſe ſi richiedeſſe il conſenſo de' i
ſua Dote; ed è da notarſi, che per avver Fratelli, non eſſendo propriamente il Pa
timento del Carpano, la Donna in vigore dre agnato, ma bensì Capo della agnazio
dell' ipoteca della ſua Dote non può du ne; fu deciſo per la negativa l'anno 17er.
rante il Matrimonio agire contro i Credi (4) Queſti Agnati, e Cognati ec. Per
tori del Marito , ſe prima non avrà fatta non ripetere le coſe notate ſopra lo Sta
l'eſcuſſione ne beni del Marito ſuddetto, tuto 3oI., in cui reſtano ſpiegati i gradi
il quale vada riducendoſi a povertà. di Agnazione e di Cognazione a computo
(2) Per la ragione che il Marito ec. Il in ragion Civile, a differenza della ragion
citato Torti ſopra lo Statuto di Pavia che Canonica, io rimetto il Lettore all'Albe
tratta di queſto ſteſſo argomento fa il que ro che ſta ivi regiſtrato.
ſito ſe la Donna poſſa di ragione ripetere E' da rifletterſi, che il conſenſo che in
la Dote, quando ſcientemente e di propria forza dello Statuto deve preſtarſi o dagli
volontà abbia contratto Matrimonio con Agnati, o Cognati, o Vicini deve inten
un Marito povero, e dopo avere riferite derſi di perſone di buona fama, e che pro
le contrarie opinioni del Dottori conchiude curino il bene della Donna in occaſione di
che la negativa ſia l'opinione più vera, e tali Ceſſioni ; che ſe ſaranno perſone ſo
più comune. Le parole del noſtro Statuto ſpette non ſi dovranno dal prudente Giu
non fanno dubbio ſu di queſto punto ; dice accettare, e che generalmente parlan
do,

(a) Ad l. 2. in princ. ff ſol. Matrim,


v,
222
Vol. 1. St. 451 .
do, non può l'Agnato nello ſteſſo Inſtru preſtare il conſenſo in qualità di Agnato,
mento, e per lo ſteſſo fine ed effetto le fare ſimultaneamente teſtimonianza.

Dell'età legittima.
(452) C A P. CDL II.

gUILIBET CIVITATIs & c.


Iaſcuno della Città , e del Diſtretto (1) di Milano s'intenda
avere l'età legittima (2) compiuti gli anni 18. ne Giudizi;
e in tutti gli altri caſi compiuti (3) gli anni 2o. ; falvo che
nelle ultime volontà (4), riſpetto alle quali , ſi dovrà oſſervare la
diſpoſizione del Gius comune riſpetto all' età ſoltanto (5).
A N N O T A Z I O N I.

(1) Diſtretto di Milano. Vale lo ſteſſo (4) Nelle ultime volontà. Egli è dun
che dire Ducato di Milano. que da ſaperſi, che per diſpoſizione del
(2) L'età legittima ec. Val a dire quella Gius comune un Minore, il quale abbia
che rende capaci i Minori ad amminiſtrare l'età di anni 14. può validamente diſporre
le proprie ſoſtanze e patrimonio, a fare con nell'ultima ſua volontà, o ſia fare Teſta
tratti ec. L'età legittima ſecondo il Gius mento e
comune viene prefinita all'età di anni 25., E' da notarſi la diſtinzione, che ſi fa dal
dal noſtro Gius municipale, e ridotta agli lo Statuto tra i Giudizi e i Contratti; -

anni 2o. compiuti (3), ſopra la qual pa riguardo i primi ſtabiliſce la capacità di
rola, che nello Statuto viene replicata potere comparire in quelli nell'età di anni
mente eſpreſſa ſi può notare, che ſi è 18., riguardo a ſecondi preſcrive l'età di
voluto dagli Statuenti togliere ogni dub anni 2o. Le altre Città di Lombardia ſu
bio che poteſſe naſcere ſu di queſto pun di queſto particolare non convengono nè
to; perciocchè da Dottori ſi fa queſtione, fra di loro, nè con quella di Milano. Fra
ſe l'anno incominciato ſi abbia per com le altre, la Città di Pavia non fa alcuna
piuto (a). diſtinzione tra i Giudizi e i Contratti, e
abi

(a) Sopra la Legge 3. S. Minorem.


Vol. I. St. 452. 223
abilita sì agli uni, come agli altri i Mi ciullo foſſe commeſſo un omicidio non avrà
nori, ogni qualvolta ſiano ſtati giuridica luogo la Legge Cornelia (b), e per la ſteſi
mente dichiarati maggiori di anni diciot ſa ragione ſe ſarà ſtato da un infante in
to (a). ferito danno, non militerà la Legge Aqui
E' da notarſi parimenti, che ſe lo Sta lia (c) . In ſecondo luogo ſi può conſide
tuto reſtringe l'età legittima all' anno 20., rare quella età che all' infanzia ſuccede,
e abilita il Minore a poter fare contratti, ma che non arriva per anco agli anni del
e amminiſtrare le coſe ſue, non lo abilita la pubertà, la quale ha il ſuo compimen
però a potere validamente alienare le ſo to negli anni 14. Queſta età ſiccome è di
ſtanze immobili ſenza il decreto del Sena malizia capace, anzi, come l'eſperienza
to, e così fu dallo ſteſſo giudicato il 1o. ci dimoſtra, è aſſai inclinata a furti, a ſper
Febbrajo 1677. nella cauſa d'Adda. giuri, a bugie, ed altre tali ribalderie,
(5) Riſpetto all'età ſoltanto, di cui qui ella è perciò ſoggetta alle Leggi, alle pene,
ſi tratta, e non riſpetto alle ſolennità del ed a caſtighi, ſecluſa però ſempre la pena
Teſtamento, o ad altre coſe relative a di morte, o di mutilazione di alcun ment
quello, nelle quali ſi debbono oſſervare le bro del corpo; quindi è, che i noſtri Sta
diſpoſizioni del noſtro Gius municipale, tuti eſpreſſamente diſpongono, che i mi
queſto è il ſenſo delle parole ſtatutarie. nori di anni 14. non poſſano eſſere carce
Si è detto qui ſopra, che dallo Statuto ſi fa
rati ; e queſti minori nelle Leggi ſi chia
diſtinzione tra i Giudizi e i Contratti; mano Impuberes. In quale età poi, paſſata
deve però intenderſi de' Giudizi civili, el'infanzia, ſi poſſa dire aſſolutamente, che
non de criminali e penali, poichè riſpettol'uomo ſia capace di dolo, per ſervirmi
a queſti tutte le Leggi e antiche, e mo della fraſe legale, oppure di malizia, colla
derne ſoccorrono all'età, e al difetto di fraſe del volgo, non abbiamo alcuna Legge
cognizione. certa e poſitiva, dalla quale ciò ſia ſtato
Or ſiccome vari e diſtinti ſono i gradi definito; ora ſiccome non in tutti egual-.
dell' età , che precedono lo ſtato virile mente a miſura dell'età ſopravviene la ma
dell'uomo, non ſarà perciò inutile il con lizia, in chi più toſto, in chi più tardi,
ſiderarle a parte a parte ſeparatamente. ſecondo la qualità fiſica del temperamento,
In primo luogo viene a conſiderarſi l'In del clima, e della educazione; così, come
fanzia, la quale eſſendo mancante di di avvertono i Dottori, il prudente ed accor
ſcernimento e di cognizione, non è per con to Giudice dovrà deſumere il ſuo giudizio
ſeguenza ſoggetta alle Leggi e alle pene; dalle circoſtanze. In terzo luogo finalmen
onde ſe per cagione d'eſempio, da un fan te, per ciò che appartiene al noſtro pro
poſito

(a) Vide St. 23. ſº L.ſed etſi 5. ver, ſed ſi Infans.


(b) L. ſi Infans.
224 - Vol. 1. St. 452.
poſito vengono a conſiderarſi coloro, i quali | vengono preſcritte. Vero è però, che quan
hanno bensì paſſati gli anni della pubertà " ſi tratta di delitti atroci, e quando la
ma non ſono per anco giunti all'età legit- malizia ſupera l'età (come a giorni noſtri
tima, e per età legittima intendaſi quella, | vediamo accadere ), dal Senato di Milano,
di cui parla il preſente Statuto. Queſti con non meno che da altri Tribunali d'Italia,
altro nome ſono anche chiamati Pupilli, ſono ſtati i Minori condannati alla pena
e Minori, e da Latini Puberes. Di queſti ordinaria, anche di morte, nè ha potuto
parlando i Dottori di comune ſentimento i loro ſuffragare l'eccezione dell'età, come
ſtabiliſcono, che non ſi devono punire col- fra gli altri riferiſce il Garone nelle ſue
le pene ordinarie, val a dire con quelle, l oſſervazioni ſopra le Nuove Conſtituzio
che dalle Leggi o comuni, o municipali ni (a).
- N

Notabile il ſeguente Statuto 453. che vuole e dichiara , che


non ſi poſſa deferire il Giuramento a Minori, con che viene
a derogare eſpreſſamente alle Leggi comuni, e a quanto diſpone
l'Autentica ſopra i Giuramenti fatti da Minori . Lo Statuto an
nulla tutti gli atti e gli effetti anneſſi, e provenienti da tali Giu
ramenti; vuole che il Minore ſia reſtituito in integrum, non oſtante
che abbia giurato di eſſere maggiore di età : ordina in fine, che
tale Diſpoſizione ſtatutaria ſia pienamente oſſervata, imponendo a
Contravventori una penale , non oſtante qualunque altra Legge
o comune , o municipale.
A N N O T.

Il Carpano ſopra la validità, o invalidità | l'eſpoſitiva e la diſpoſitiva del preſente Sta


di queſto Statuto, fa al ſuo ſolito una molto i tuto, che ad ogni modo annulla e rende
diffuſa narrativa, col riferire le oppoſte e con- | inefficace il Giuramento de Minori, a che
trarie Sentenze del Dottori. Ma ſe il ci- | ſerviva queſta ſua diſſertazione ? So che il
tato Autore in tanti luoghi de ſuoi s" comune diſpone che il Giuramento
menti ſopra i noſtri Statuti dice e ripete, di un Minore, il quale abbia paſſata l'età
che gli Statuti ſi debbono oſſervare ad li nove anni ſia legalmente obbligatorio,
teram , ed è così chiara la lettera, oſſia quando un tal Minore, il quale giura, ſia
- capace

(a) Tit. 6. de penis,


Vol. 1. St. 453. 225
capace di dolo; ma ſo anche che le no- tentica (a), e la Legge (b) in propoſito
fre Leggi municipali poſſono validamente i di queſta reſtituzione integrale comunemen
derogare alle diſpoſizioni del Gius comu- inſegnano con diſtinguere così: o ſi trat
me, come in fatti ſu di queſto particolare i ta della reſtituzione, che compete ai Mi
hanno potuto e voluto eſpreſſamente de- mori di ragion municipale, o di ragion co
rogare. mune, v. g. per titolo di leſione enormiſ
Accordano anzi al Minore il benefizio ſima, o di timore, o di frode, e ſimili;
della reſtituzione integrale, non oſtante nel primo caſo non compete, dicono eſſi,
che giuraſſe di eſſere maggiore di età; ſo- a Minori il benefizio della reſtituzione,
pra di che però è da notarſi, che i Dot- bensì può loro competere nel ſecondo.
tori, i quali ſcrivono ſopra la citata au-l

Della coſtituzione della Dote.


(454) C A P. CD LIV.

SI QUIs AMODO & c.


E alcuno da qui in avanti prenderà Moglie, dovrà egli, e il
di lui Padre e ciaſcun altro (1), ſotto la di cui podeſtà ſi tro
- verà coſtituito, e tutti ſolidalmente quelli col conſenſo de' qua
li (2) o tacito, od eſpreſſo ſi ſarà contratto il matrimonio, fare
la ricevuta (3), oſſia la ſcritta di tutta la Dote (4) o data, o con
venuta; coſicchè il Marito, e il Padre, e ciaſcun altro , di cui
fopra, poſſa valerſi di quel danaro a ſuo arbitrio, ſenza però che
ſi poſſa fare alcuna dettrazione alla detta Dote.
A N N O T A Z I O N I.

I Compilatori delle noſtre Leggi muni- Avo, ſi confeſſino veri e reali debitori ſo
cipali ſapendo eſſere bene della"i lidalmente, e ſotto l'ipoteca del loro Beni
che le Donne non reſtino indotate, nè in della Dote data, o convenuta,
qualſivoglia maniera pregiudicate per conto È Anche le N. C. diſpongono che i No
della Dote, diſpongono che il Marito, e tarie i Cauſidici debbano uſare tutta la di
ciaſcun Aſcendente di eſſe, cioè Padre, o lligenza ed eſattezza nel diſtendere gl'Iſtru
- F f menti

(a) Auth. Sacramenta Puberum, l (b) Et in l. 1, Cod. Si adverſus vend


2 26
Vol. 1. St. 454.
menti di Dote, e nel far uſo delle clauſole quale ſi contiene la confeſſione del debito
ſolite apporſi in detti Iſtrumenti , acciò ſoddisfatto al Creditore. i

non ſeguino frodi, o colluſioni. (4) Di tutta la Dote. I privilegi della


-

(1) Padre, e ciaſcun altro ec. Per queſte Dote, come parlano i Giuriſti, riguardano
parole vengono ſignificate quelle perſone, tre tempi, cioè avanti il Matrimonio, du
ſotto la di cui legale podeſtà ſia coſtituito rante il Matrimonio, e dopo di eſſo. Fatta
lo Spoſo, o ſia Marito . Se però queſti, che ne ſia la reſtituzione, non più Dote,
oſſervata la forma preſcritta dallo Statuto ma propriamente ſi dice Patrimonio della
326., ſarà ſtato emancipato, potrà per ſe Donaa , del quale eſſa potrà liberamente
ſolo obbligarſi nell' Iſtrumento matrimo teſtare , laſciata però la legittima a chi di
niale, per la cauzione della Dote. ragione per titolo d'iſtituzione, nel caſo
(2) Col conſenſo del quali . Giovi inci che la Donna divenga madre di famiglia,
dentemente notare e che di ragione Cano o, come parlano i Leggiſti, ſui juris, val
nica non è neceſſario il conſenſo del Padre a dire non ſoggetta alla podeſtà altrui. Che
per contrarre validamente il Matrimonio, ſe in iſtato vedovile avrà tuttavia vivente
ſi richiede bensì di ragion civile ; in pro il Padre, ſarà ſoggetta a lui, e ritornando
poſito di che è da ſaperſi, che nelle N. C. (a) la Dote della figlia vedova nelle mani del
ſi ordina , che ſe una femmina minore di Padre , ſarà egli tenuto a conſervarla per
anni.2o. , la quale però non ſia vedova, il caſo delle ſeconde Nozze ; nè al Padre
e ſe un maſchio minore di anni 18. com ſarà lecito diminuirla, ſe non quando foſſe
traeſſero Matrimonio clandeſtino ſenza li deteriorato il di lui Patrimonio, come di -
cenza del Padre, o della Madre ancor ve ſpone la Legge (b). ,
dova, o di due Agnati, il maſchio perderà Dovendoſi fare la reſtituzione della Dote
il lucro della Dote, e la femmina perderà dagli Eredi del Defunto Marito, debbono
le donazioni fatte per occaſione di quelle eſſi procedere, per valermi della fraſe del
Nozze, e tutto ciò che dalle Leggi mu Cauſidici, ſervatis ſervandis, val a dire
nicipali le venga conceduto; che in oltre uſare le dovute riſerve e cautele. Di pra
gli intervenienti, cioè coloro, i quali avran tica interviene il Giudice e interpone il De
no avuto parte in tali Nozze, ſaranno pu creto; diverſamente ſe la Dote verrà pagata
niti in duecento ſcudi. e reſtituita incautamente, e perciò ſi di
- -

(3) Fare la ricevuta ec. Queſta in iſtile ſperda, tutto il danno e il pregiudizio verrà
notareſco latino ſi ſpiega colla parola Apo a ricadere ſopra gli Eredi del Marito; men
ca, vocabolo derivato dal Greco, che ſigni tre la Dote aon ſi dee pagare, ſe queſta non
fica, generalmente parlando, Scrittura, nella venghi aſſicurata in modo vantaggioſo, e po
ei
i. a -
. - -- - . . . . . . . -
i - ſiti
r
T

(a) ri. de paenis. | Act. 6 c., & tit, 13. lib. 5.


(b) Authent, ſed quanvis, Cod. de rei uxor, i
Vol. I. St. 454. 227
ſitivamente utile, come dettano le Leggi (a). nato per la dotazione della Figlia diſpen
Eſſendo conveniente, che le Figlie ſiano ſato per l'alienazione de'beni dotali della
collocate, e potendo la Madre dotarle in Madre, durante il Matrimonio , con ſuo
ſuſſidio del Patrimonio eſauſto, ha il Se-l Decreto del 3 Giugno 167o.

In che caſo ſi debbano intendere dati


i Beni in 1)ote.
(455) C A P. CDLv.
NON SIT & c.
- -

On ſia , nè s'intenda coſtituita la Dote , nè dati i beni in


Dote (*); ſe ciò non conſterà eſpreſſamente, o apparirà le
gittimamente.
A N N O T.

Queſto Statuto parla propriamente de'beni trove, che le N.C. (b) diſpongono, che
immobili, oſſia ſtabili, benchè non lo ſpe dandoſi in paga i beni, ſi debba dal vero
cifichi, e diſpone, che quando vengano prezzo di eſſi fare la deduzione della terza
dati e aſſegnati i beni in Dote, un tal parte. Sembra, che non venga compreſo
dato ed aſſegno debba conſtare legittima il caſo della Dote, poichè di queſta in iſpe
mente, cioè a dire per mezzo d'Iſtrumenti | cie non fanno menzione; anzi il Senato de
e di Scritture pubbliche. ciſe ſotto il giorno 7. Giugno 1574., che
Che ſe la Dote (come per lo più ſi co nelle reſtituzioni di Dote non aveſſe luogo
ſtuma fra le perſone di contado) ſarà ſtata la diſpoſizione delle dette N. C., e che
coſtituita o tutta, o in parte ſopra beni ſi doveſſero dare in pagamento i beni per
mobili, ſarà obbligo degli Eredi di farne il loro vero valore e ſtima. Dopo però aver
la reſtituzione alla Vedova del Defunto, fatte ſu di queſto punto più mature diſcuſ
o in difetto, del valore di eſſi mobili, ſal ſioni in ſimile cauſa di reſtituzione di Dote
vo però che ſi provi la mancanza di eſſi, vertente tra gli Eredi di Ottavio Reverta
o la conſunzione per fatto e colpa della ed Anna Coria, decretò il giorno 1o. Gen
ſteſſa Vedova. majo 16o8., in vigore di legge univerſale,
(*) Nè dati i beni in dote. Si è detto al che i Creditori della Dote ſi poſſano ſer
vire

(a) L. Fundum 83. ff v. de jur. Dot, tit. 3. | (b) Tit. de bon in ſolut. dand. verſ. Dedu
lib. 23. -
cià tamen tertià parte & c,
228 Vol. 1. St. 455.
vire del benefizio delle N. C., non oſtante paga ſi dovrà fare per il giuſto prezzo ſol
qualunque dichiarazione, che per l'addietro tanto : così fu giudicato l'anno 166o. dal
foſſe ſtata fatta in contrario. Capitano di Giuſtizia, e una tale Sentenza
Nel caſo però, in cui ſi debba fare la re fu nell'anno ſteſſo in grado di appellazione
ſtituzione della Dote, mediante il dato in | confermata dal Senato.
paga di tanti beni ſoggetti a fedecommeſſo i De ſei Statuti, ne quali ſi tratta della
aſcendente in vigore della Autentica (a), legittimazione de figli naturali, e di alcuni
e non ſi trovi il Compratore del detti beni, altri , che ſieguono per ordine numerico,
per reſtituirla in denaro contante, e ſi tratti e che chiudono queſto primo Volume, non
della Moglie, non dello ſteſſo Fedecommit ſe ne dà la traduzione , perchè non ſono
tente, ma della Moglie di uno degli Eredi del noſtro propoſito. -

gravati ; in queſto caſo, dico, il dato in l

(a) Reſque C. commun. de fideicomm.

Fine del primo Volume


229

STATUTI DI MILANO
VOLUME SECONDO.
R U B R I C A G E N E RA LE
DELLA GIURISDIZIONE, ED UFFIZIO DE' COMUNI
DEL DUCATO, E SUOI REGGENTI.

Che ciaſcun Borgo, Luogo e Caſſina poſſino creare,


ed avere i Conſoli, Sindaci, ed Uffiziali.
(94) C A P. X CI V,

s g UILIBET BURGUs dre.

si Iaſcun Borgo (1), Luogo e Caſſina ſeparata potranno eleggere


ed avere i Conſoli, Sindaci ed Ufficiali , che ſiano del
, Corpo delle ſteſſe Comunità ſecondo il ſolito; potranno
º in oltre aver Avvocati e Sindaci, che ſiano della Città
o Ducato di Milano; purchè le predette coſe non ſi fac
ciano in frode de Signori e Padroni di Milano (2), o del Comune
di Milano ; potranno in oltre eſigere le loro Taglie e Onoranze,
e coſtituire fra di loro i riſpettivi Campari, Canevari (3), ed
Uffiziali, e queſti eſerciranno il loro Uffizio ſecondo le conceſſioni
fatte da Signori di Milano, nè alcun altro potrà eſercitarlo oltre
la forma preſcritta dagli Statuti di Milano; e ciaſcun Giuſdicente
ad ogni richieſta ſarà tenuto a dare effettivamente aiuto a detti
Conſoli ed Uffiziali per l'eſazione de Carichi, e per il buon regola
mento delle Comunità (4) , acciò poſſino eſercire virilmente il loro
Uffizio.

G g As.
23 o Vol. 2. St. 94-172.
A NN O T AZ I O N I.

A queſta Rubrica, che è la terza di que munità, come per l'impoſta, e il riparto
ſto ſecondo Volume, precedono altre due. de Carichi, ed ogni altra funzione comu
La prima tratta della Elezione de Signori | nitativa, di che in appreſſo ſe ne darà conto.
Dodici di Provviſione, e del loro Uffizio. (2) De Signori e Padroni di Milano. In
La ſeconda tratta della Elezione del Sig. Po quel tempo era il Ducato di Milano venuto
deſtà, del di lui Uffizio, Curia, e Sinda in potere di Ludovico Re di Francia, di
cato; tratta in oltre de Conſoli di Giu queſto nome il Duodecimo. Governavaſi il
ſtizia. Ducato dal Cardinale d'Amboiſe in qualità
Delle enunciate due Rubriche non ac di Luogotenente Generale per S. M. Cri
cade farne la traduzione, sì perchè non ap ſtianiſſima ; era Gran Cancelliere Stefano
partengono propriamente al noſtro propoſito, Ponchere, e coll' autorità de prenominati
sì perchè a noſtri tempi, per ciò che riſ, due Regi Miniſtri fu nell'anno 15o2. pub.
guarda l'Amminiſtrazione Civica, e il Go blicato queſto ſecondo Volume degli Sta
verno politico dello Stato nel Civile e nel tuti, come chiaramente ſi rileva dal Regio
Criminale (come ſi è già detto nella Pre Diploma , che ſi legge a capo del detto
fazione e ne Preludi ). Sono ſtati ſtabiliti ſecondo Volume (a).
altri Regolamenti, come a tutti è noto . (3) Canevari. Nel Teſto latino leggeſi
Fcco il motivo, per il quale, ommeſſe ora Caneparius, ora Caneparius. Queſto
le due dette Rubriche, prende principio nome barbaro-latino ſignifica propriamente
queſto ſecondo Volume dalla terza , nella il Cuſtode della Caſſa del Pubblico, che
quale ſi contengono Statuti più adattati al noi comunemente chiamiamo Teſoriere;
noſtro propoſito. - così ſpiega il Ducangio nel ſuo Gloſſario,
(1) Ciaſcun Borgo. Dal conteſto di que e ne adduce in prova gli eſempi, così pure
ſto Statuto ſi può comprendere qual foſſe ſpiegaſi da altri Autori (b). Nè il Car
anticamente il governo economico delle Co paao avrebbe ſpiegato queſto nome per gli
munità; ma poichè forſe col tratto del tem Eſattori delle Taglie e de Carichi, ſe aveſſe
po s'introduſſero degli abuſi, fu a queſti
letto con attenzione nello Statuto 343.
provveduto colla pubblicazione della nuova
Vol. I., poſto ſotto la Rubr. Gen. , che
Riforma , eſeguita col Cenſo generale di ha per titolo : Statuti nuovi del Collegio
queſto Ducato, e Provincia. In oggi adun de Notari di Milano, quelle parole: Co
que ſi debbono oſſervare le leggi ſtabilite munitas Collegii Notariorum Mediolani ha
dal nuovo Codice Cenſuario, sì per quello i beat duos Abbates, ſex Antianos, unum
che riguarda le amminiſtrazioni delle cºl Canevarium, vel Theſaurarium C'e., ch'è
quan- ,

(a) Ludovicus Dei gratia & c. R. (b) Roſentalius de Feud Cap. 2, Brachton. lib. 2.
-. . . - Ae
Vol. 2. St. 94-172. 23r
quanto dire: la Comunità del Collegio di (4) Per l'eſazione de Carichi ec. Di que
Notari di Milano abbia due Abbati, ſei ſto ſi dirà a ſuo luogo a norma del nuovo
Anziani, un Canevario, o ſia Teſoriere ec.l Codice Cenſuario.

S" altra Rubrica, la quale ha per titolo: De Fabri , ed Ore


fici , e aella loro Scuola ed Arte : trattaſi ivi della Elezione
de' Sindaci, degli Abbati delle riſpettive Univerſità, così dette,
delle Arti, della Giurisdizione e Autorità degli Abbati ſuddetti,
e de' Conſoli ; delle pene che incorrono i Contravventori alle
leggi ſtabilite per il buon ſtato delle Arti e Manifatture. -

Della ſeguente Rubrica , che tratta delle Leggi , baſterà ri


ſerire alcuni Statuti in compendio, con ſoggiungere immediatamente
alcune rifleſſioni -
Lo Statuto 173. ſpiega che le Rubriche non diſpongono:
ſebbene però, come dice lo Statuto, le Rubriche non abbiano da
per ſe ſole la forza diſpoſitiva, come hanno gli Statuti compreſi
fotto di quelle; dalle Rubriche però, come inſegnano i Dottori,
ſi può deſumere la mente e il fine degli Statuenti. La Rubrica viene
così detta, perchè era ſegnata a color roſſo, e dava il titolo, o ſia
il proemio della Legge, e queſta era ſegnata a color nero, e quindi
è venuta quella deciſione de Giuriſti che ne caſi, ne' quali la Rubrica
ſia contraria al Teſto della Legge, ſi debba attendere il Teſto, e
non la Rubrica , come inſegna il celebre Giaſone del Maino (a).
Lo Statuto 174 diſpone che le parole degli Statuti ſi debbano
oſſervare letteralmente: ſebbene però in vigore di queſta diſpoſi
zione debba dirſi, che le parole ſtatutarie non ammettano veruna
interpretazione ; queſta nondimeno avrà ſempre luogo in que caſi
che ſi ſono accennati ne' Preludi in generale, e che ſi ſono in par
ticolare fatti oſſervare nella ſerie delle annotazioni , che perciò
dui non accade di ripetere - -

Lo Statuto 175. ordina che gli Statuti ſiano inviolabilmente


oſſervati in tutt i Luoghi e da tutte le Perſone ſoggette alla
G g 2 Giu

(a) Si autem Rubrum contrarietur nigro, I Jaſon. d. Rubr. de actionibus, n. 2o.


quod attendatur nigrum uti poſterius - , - -
232 Vol. 2. St. 273-187.
Giuriſdizione di Milano, non oſtante qualunque privilegio, con
ceſſione, immunità e prerogativa.
Queſta Ordinazione Statutaria però non toglie che in alcuni
Luoghi, Borghi e Caſtelli, ove ſiano in vigore certi particolari
Statuti legittimamente ſtabiliti e autorizzati, debbano queſti at
tenderſi e oſſervarſi, quantunque non foſſero uniformi a que” di
Milano; abbiamo di ciò un eſempio nell'inſigne Borgo di Monza,
tuttochè ſia compreſo nel Ducato di Milano.
In quelle Terre parimente, che ſono , e ſi chiamano Comu
ni, la predetta Ordinazione Statutaria ſi dovrà limitare, in pro
poſito di che ſi poſſono vedere le Note fatte ſopra lo Statuto 433.
Lo Statuto 176. dichiara che non ſi poſſa allegare la con
ſuetudine contro la legge ſcritta, ſe non in quanto ciò venga
eſpreſſo dalla ſteſſa legge. -

Sopra queſto Statuto è da rifletterſi , che per comune ſenti


mento de Dottori la conſuetudine è ottima interprete delle Leg
gi; e quando queſta non toglie e non impediſce il ben pubblico,
ſi deve attendere ed oſſervare, come eſpreſſamente leggeſi nelle an
tiche Leggi Longobarde (a). Tutte le Leggi , a riſerva di quelle
che ſono dettate dal Gius naturale primario (ſecondo la fraſe de
gli Inſtitutiſti), e che ſono di loro natura immutabili e invaria
bili, ſono ſoggette a mutazioni portate dal tempo e dalla eſpe
rienza maeſtra del Mondo Politico. -

Della ſeguente Rubrica, che ha per titolo: Delle coſe eſtraor


dinarie appartenenti a Giuriſdizioni , per i motivi più volte addotti
non ſe ne dà alcuna traduzione. Per ciò che riguarda lo Statuto 182.
poſto ſotto detta Rubrica , che porta il titolo : Aggiunta e corre
zione a certi statuti, ſe n'è parlato a ſuoi luoghi propri, onde non
accade farne la ripetizione,

Degli
(*) Ui lunga conſuetudo, que utilitatem publicam non impedit pro lege ſervetur.
Degli Anziani delle Parrocchie. -

(188) c A P. CLxxxxv III.


ELIGANTUR UNUS, VEL DUO & c.

1 dovranno eleggere da Parrocchiani uno o due Anziani di cia


ſcuna Parrocchia della Città di Milano e ſuoi Sobborghi , ſe
condo che eſigerà la neceſſità della ſteſſa Parrocchia o vicinato.
Fatta l'elezione, dovranno gli Eletti preſentarſi all'Ufficio di Prov
viſione del Comune di Milano, e all'Ufficio degli Statuti, e far re
giſtrare i loro nomi e cognomi ſenza obbligo di verun pagamento.
Detti Anziani eletti nel modo come ſopra avranno l'obbligo d'in
dicare al Giudice e ſuoi Ufficiali i Debitori e loro Beni ſituati
nelle riſpettive loro Parrocchie, e di fare tutto ciò a che ſono
tenuti i Conſoli de' Luoghi, Borghi e Terre del Ducato di Mi
1ano colle debite proporzioni, ſecondo la forma ſtabilita dagli Sta
tuti Civili ; nè i detti Anziani ſi potranno carcerare per alcun
debito della loro vicinanza.

A N N O T.

1.a pratica di creare gli Anziani, che in li, i quali ſono in età minore di anni venti,
eggi ancora ſi oſſerva, per ciaſcuna Parroc come preſcrivono anche le N.C. (b) in con
chia in Città , ſiccome i Conſoli per cia formità degli Statuti J è di denunziare i de
ſcuna Comunità in Villa , fu ſaggiamente litti commeſſi nella loro riſpettiva Parroc
introdotta per il buon governo e per la quie chia , o Comunità , e Territorio da loro
te e tranquillità pubblica. Parrocchiani e Terrieri. Che ſe tai delitti
La diſciplina de'Popoli, come laſciò ſcrit accadeſſero in luogo limitrofo , val a dire
to il ſavio e antico Legislatore de' Greci, ne confini tra l'uno e l'altro Territorio,
Solone, da queſte due coſe dipende princi la denunzia potrà farſi da amendue i Con
palmente, cioè dal premio e dalla pena (a). ſoli de'due Territori vicini; ſebbene qualora
L'Uffizio degli Anziani e del Conſoli [al prevenga l'uno , non potrà farſi carico di
quale Uffizio non poſſono eſſere eletti quel negligenza e di ritardo all'altro, ſe noa
avrà

(a) Duobus continetur Reſpublica, premio! (b) Lib. 4 tit. de accuſ & denunc, º
i
iſcilicet, C pana.
234 Vol. 2. St. I 88.
avrà denunziato dentro il termine, di cui | ſenti alle prove da farſi, e alle informazioni.
dirò in appreſſo. Dichiarano in oltre le N. C. che ſe al
La denunzia dovrà farſi al Giudice della | cuno farà delazioni, accuſe, o notificazioni
il
Giuriſdizione di tutti quel delitti [ de' falſe e calunnioſe, dovrà eſſere condannato
abbaſſo. ] che occorreſſero commetterſi dal nelle ſpeſe in ragione del doppio, da riſar
levare al tramontare del Sole, o almeno l cirſi alla Parte danneggiata e calunniata,
nel giorno proſſimo conſecutivo al delitto oltre le pene preſcritte dal Gius comune.
commeſſo, ſe ſarà in luogo della reſidenza Sopra le quali ultime parole dee rifletterſi
del Giudice, e ſe in altri luoghi diſcoſti, [come oſſervano il Boſſio e il Claro (a) l
la denunzia ſi farà dentro i tre giorni; che a tempi noſtri eſſendo andata in deſue
che ſe i delitti ſaranno ſtati commeſſi di tudine la pena del Taglione, perchè ſi co
nottetempo, il termine della denunzia ſarà nobbe per eſperienza, che ſpaventati i de
di dieci giorni. latori dal rigore di queſta pena, andavano
Le N. C. dichiarano, che nelle denun bene ſpeſſo impuniti i misfatti ; perciò il
zie vengano eſpreſſi i nomi e cognomi de' Giudice dovrà punire i calunniatori con pene
rei, complici, e teſtimoni, colla qualità, or miti ed or ſevere, avuta conſiderazione
del delitto e del tempo; impongono la pena alla qualità del delitto e delle perſone, come
di dieci Scudi a Conſoli ed agli Anziani, avverte anche in queſto propoſito il Meno
che mancaſſero in queſta parte al loro Uffi chio, con l'autorità di altri molti Dot
cio, e non eſſendo eſſi ſolvibili, la mede tori (b).
ſima pena s'incorrerà dalle riſpettive Co-l Con l'avvertenza ancora, che per punire
munità - e procedere contro de calunniatori, non
- I Giuſdicenti ſono incaricati a formare baſteranno congetture e preſunzioni, ma de
i Proceſſi , ed a proſeguirli ſopra le fatte vono eſſere prove chiare e concludenti, e
denunzie, e ciò ſotto varie pene, ed anche in dubbio dovrà il Giuſdicente pronunciare
maggiori delle preſcritte dagli Statuti, ad a favore del reo. -

arbitrio del Principe e del Senato. Deb Ho detto, che non baſteranno congetture:
bono in oltre, ſecondo la forma, il tempo, e preſunzioni, e qui non ſia diſcaro al Let
e l'iſtanza preſcritta dagli Statuti delle ri tore lo ſpiegare incidentemente le dette
ſpettive Città e Luoghi, ne quali eſerci parole, delle quali nelle Note ſopra gli Sta
ſtono la loro giuriſdizione, avanti la for tuti in qualche luogo ſi è fatto uſo. Parlo
mazione del Proceſſi ſino alla ſentenza de di quella , che da Giuriſti ſi chiama pre
finitiva incluſivamente, far citare gli Offeſi, ſunzione legale, di cui ſono diverſe le qua
o loro. Eredi perſonalmente, acciò ſiano pre-llità. Altra è, e ſi dice preſunzione della
per

(a) Boſs. tit. de prevaricationibus num. 8, (b) Menosh. de arbitrar caſ 322. n. 3.
Clar. S. fin l
Pol. 2. St. I 88. 235
perſona, o ſia dell'uomo, quella cioè che dagli Statuti, e dalle N. C. a denunziare
viene indotta non da Gius alcuno, ma che i delitti, che ſi foſſero commeſſi dalle ſo.
ſi deſume ſoltanto dalle perſone, e loro qua pra individuate perſone. Angelo Stefano
lità, la quale dev'eſſere regolata dal pru Garone, dopo avere riferite varie e oppoſte
denziale arbitrio del Giudice, in fatti, in ſentenze di alcuni DD. ſopra di queſto pun
molti luoghi le noſtre Leggi Statutarie ſi to, conchiude, che la ſentenza del Baldo,
eſprimono con quella clauſula: avuta però che inſegna non eſſere tenute dette per.
conſiderazione alla qualità delle perſone ec. ſone ſpecificate alla denunzia, a lui ſembra
iOn' altra ſorte di preſunzione ſi è quel la più plauſibile (a).
la, che diceſi di Gius ſoltanto, alla quale Si guardino però gli Anziani e Conſoli
fi appoggia la ragion comune; mi ſpiego: [ proſiegue il Garone 1 dal fare denunzie
dicono, per cagion d'eſempio, i Leggiſti, calunnioſe, perchè ſcoperta la falſità, ſa
che de jure [ termine latino, ma noto l ranno condannati nelle ſpeſe ; perciò deb
ciaſcun uomo ſi dee preſumere dabbene, ſe bono avvertire nelle denunzie che fanno,
non viene provato il contrario, cioè che ſia a riferire le coſe tali quali ſono a loro no
un mal uomo. Altra preſunzione ſi dice tizia, nè più, nè meno, ſenza punto altera
da Leggiſti juris, 6 de jure, la quale ri re la verità del fatto, o delle circoſtanze.
ſulta quando la ragione ſopra coſe incerte, 1.º , è da notarſi per la pratica, che avanti
preſume dalle congetture, o a favore, o in l'anno 1554 , inſorſe queſtione tra il Fi
disfavore, e ſu di tale preſunzione decide ſco e i Feudatari, da quali ſi pretendeva
e ſtabiliſce; diceſi juris, perchè è ſtata in che i Conſoli delle Terre infeudate non
itrodotta dalle Leggi, diceſi de jure, perchè foſſero tenuti a deferire i delitti al mag
ſopra di queſta appoggiate le Leggi o co gior Magiſtrato. Per provvedere ai gravi
muni, o municipali, ſono venute a decre diſordini, che potevano naſcere per cauſa
tare per il bene economico della Repub e motivo della riferita queſtione, il Senato
blica. - decretò , che tutti i Conſoli delle Terre
«Or ripigliando il propoſito delle denun e Luoghi, la Giuriſdizione de quali da anni
zie da eſeguirſi dagli Anziani e da Con 1o. allora paſſati, foſſe ſtata conceduta, o
ſoli, può naſcere il dubbio, ſe il Padre, alienata per qualſivoglia titolo, doveſſero
ſe il Fratello, ed altre tali perſone, che fare le denunzie del delitti a quel Giuſdi
in vigore della famoſa Legge Giulia non cente, a cui per ragione di maggior Magi
poſſono eſſere coſtrette dal Giudice a fare ſtrato foſſero ſoggetti avanti l'alienazione
teſtimonianza contro il Figlio, o Fratello, e conceſſione fatta ; e ciò ſi doveſſe onni
ſiano tenute ex officio in qualità di Anziani mamente oſſervare ſotto le pene contenute
o di Conſoli, e a tenore del diſpoſto, e nelle N. C. Si ſpecifica ancora in quel De
screto

(a) V. pag. 5. obſerv. ad N. C.


236 - Vol. 2. St. I88.
creto la qualità del delitti, ſopra de quali linquente viene offeſa la Parte, non meno
cade l'obbligo della denunzia, e ſono i ſa- | che la Repubblica; onde può bene la Parte
crilegi, le violenze, le rubberie, le inva- leſa, col far la pace, pregiudicare a ſe, ma
ſioni, i guaſti dati alle campagne, gli af | non alla Repubblica, nè a qualunque altro,
ſaſſini, gli omicidi, i rapimenti di donne che aveſſe la ragione di accuſare il Reo;
e di vergini, gl' incendi, i complotti, le quindi è, che in quei delitti, ne quali non
combricole, le ferite fatte con animo deli- ſi può procedere, ſe non ſe ad iſtanza della
berato, ed altre ferite e percoſſe, per le | Parte leſa; ſe queſta avrà accuſato il reo,
quali l'offeſo fia ſtato obbligato al letto, non è alla medeſima facoltativo, dopo l'ac
come anche gl'inſulti e gli aſſalti fatti con i cuſa fatta, togliere il diritto e la ragione
mano armata, e con animo deliberato e prodi- | che compete al Fiſco colla remiſſione dell'
torio: ed è da ſaperſi, che i termini di tem offeſa, come avverte il lodato Garone.
po, che dalle N. C. vengono come ſopra Quarto, le N. C. al Tit. delle Accuſe
aſſegnati agli Anziani e a Conſoli per fare e delle Denunzie, ſtabiliſcono che quando
le denunzie, non decorrono ſe non ſe dal ſi tratta del terzo furto, o ulteriore, la re
giorno della ſcienza, quando però non in miſſione della Parte non poſſa giovare a co
terveniſſe ignoranza craſſa o malizioſa, o lui, che ha commeſſo il furto; e in queſto
in qualſivoglia maniera colpevole. luogo oſſerva il Garone , che ſebbene il
Secondo, nel citato lib. 4. delle N. C. furto ſia un delitto privato, e però ſembri
i Giuſdicenti non poſſono in alcun modo che la remiſſione della Parte offeſa non
procedere ne caſi, in cui ſi debba condan ſi debba limitare per il terzo, contuttociò
nare il reo alla pena pecuniaria, quando in le N. C. con la predetta Legge hanno vo
tervenga la pace, o remiſſione della Parte luto provvedere al ben pubblico, coll' im
offeſa, o de' ſuoi eredi e ſucceſſori, eccet pedire che il ladro vada impunito, e ſi aſ
tuati ſolo quei caſi, ne quali è conceſſo ai ſuefaccia alle rubberie.
Giudici procedere ex officio ; e nota , che Coſa poi ſi debba dire nel caſo che il
ſebbene le remiſſioni ſi poſſano provare per primo furto foſſe di una ſomma conſidera
mezzo del teſtimoni, il Senato però ricerca bile, e ſe perciò debba paragonarſi al terzo
che queſte ſi eſibiſcano in forma autentica ; furto; benchè alcuni Dottori ſiano di con
e perciò in queſta Provincia ſi ſogliono ſo trario parere, adduce il citato Autore la pra
pra di queſte fare Scritture, come avverte tica appoggiata ad una Sentenza del Senato
il Garone nelle ſue Oſſervazioni (a). del 3. Marzo 1593. , in cui diede lettere
Terzo, ſono eccettuati alcuni caſi, ne' al Capitano di Giuſtizia, colle quali de
quali non può ſuffragare al reo la pace e la cretò, che foſſe liberato un certo Antonio
remitſione; per quella ragione, che dal de lMagherio reo di un furto fatto con altri
due

(a) Vedi la pag. 37. dell'edizione del 1627. -


Vol. 2. St. 188. 237
due Compagni per il valore di mille Ducati tale eircoſtanza la ſpecie del delitto ; così
a pregiudizio di Giulio Ceſare Cattaneo, avendo dichiarato il ſuddetto Tribunale
e ciò atteſa la remiſſione della Parte. In a 23. Luglio 1615., col Voto anche del
tervenendo però nella rubberia o rottura, Collegio Fiſcale in cauſa di Giambattiſta
o appoggio di ſcale, viene a mutarſi per Barzanò.

Che il Sicurtante fia obbligato ſolidalmente.


C A P. CL XX XIX.
(189)
FIDenveens Pro azio e
Hiunque faccia, o ſia obbligato a fare la ſicurtà (1) per un altro,
o ſi preſti tale ſicurtà in vigore di qualche diſpoſizione muni
cipale (2), o di contratto o quaſi, o di ultima volontà , o
per altro titolo (3), ſarà il Sicurtante tenuto alla obbligazione ſolidale
di tuttº i ſuoi beni (4), come ſe foſſe lo ſteſſo principale (5), coſicchè
il beneficio dell'eſcuſſione (6) non avrà luogo nella Città di Milano
e Ducato, nè in altri Luoghi ſottopoſti agli Statuti di Milano a .

A N N o T A z I o N 1:
(1) Chiunque faccia ec. Deve però inten ne Giudizi Civili.
derſi di quelle perſone, le quali non hanno (2) Diſpoſizione municipale. Molti ſono
alcuna eccezione, che in vigore delle Leggi gli Statuti , ch' eſpreſſamente eſigono la
le renda inabili a preſtare la ſicurtà , tali preſtazione della ſicurtà: il Lettore potrà
appunto ſono i pupilli, i minori, i fu a ſuo luogo ſcontrarli; io però da qui in
rioſi, e pazzi, e ciò per la regola gene cidentemente prendo motivo di riflettere,
sale, che chiunque non può legalmente obbli che il preſente Statuto, che non ha ve
garſi ex perſona propria , meno poſſa con runa relazione all'antecedente, nè analogia
trarre obbligazione legale a favore di un altro. a ſuſſeguenti, poteva avere la ſua ſede pro
Sembra che lo Statuto comprenda tanto pria in altre Rubriche del noſtro Codice
le ſicurtà che ſi fanno per atto libero della Statutario.
volontà dell'uomo, quanto quelle she ſi . A queſto luogo appartiene lo Statuto 88.
fanno per neceſſità delle leggi; tale è ap- l del Vol. II., il quale diſpone, che chiun
punto la ſicurtà, che gli Statuti 44 e 45. | que o in forza delle Leggi comuni, o mu
del Vol. primo preſcrivono al non ſuddito, nicipali è obbligato a dare una ſicurtà,
e lo Statuto 64. detto Vol, alla femmina | non poſſa eſſere coſtretto a darla o per Ban
H h chie
238 Vol. 2. St. 189-194.
chiere, o per pegno, baſtando che ſia ſicurtà zio, o il contratto. Egli è però da notarſi
di perſona idonea, e ſaddita. che il Sicurtante può giudizialmente diman
(3) O per altro titolo. Per cagion d'eſem dare lo ſcarico della ſicurtà fatta, come
ipio, ne Giudizi Criminali, la ſicurtà che eſpreſſamente diſpone lo Statuto 4o3. Vol. I.,
ſi preſta di preſentare il reo, o di ſubire a cui rimetto il Lettore. -º

la pena pecuniaria , non già la corporale (6) Eſcuſſione ec. Queſto è uno fra gli
per la regola dettata dalle Leggi (a). altri rimedi, che le Leggi comuni accor
(4) I ſuoi beni. In forza di che viene a dano a Sicurtanti, come ſi può vedere nel
coſtituirſi l'ipoteca ne beni del Sicurtante. le Note fatte ſopra il citato Statuto Vol. I.,
Due ſorti ſi danno d'ipoteche, l'una diceſi e il Carpano ſcrive , che anticamente vi
eſpreſſa e convenzionale, e queſta dipende foſſe un Decreto municipale, in vigore di
dall' atto libero della volontà dell'uomo; cui dovevano i Creditori eſcutere i princi
l'altra diceſi tacita, e queſta è indotta per pali Debitori ; avanti di riconvenire i Si
neceſſità della Legge; così, per cagion d'e- curtanti, egli riferiſce che tale foſſe il te
ſempio, i beni del Tutore, o del Marito nore delle Coſtituzioni pubblicate l'anno
ſono tacitamente obbligati a favore del Pu 1346. a 16. Novembre, e che in fatti ſi
pillo, o della Moglie (b) ; così i mobili ſoleva da contraenti rinunziare al detto be
ſono tacitamente ipotecati per la pigione nefizio dell'eſcuſſione nell' atto di ſtipulare
della caſa (c), . - gl'Iſtrumenti ; e conchiude, che l'enun
(5) Lo ſteſſo principale ec. Intendi il de ziato Decreto fu tolto e abrogato dal pre
bitore principale, o quella qualunque per ſente Statuto e dalle N. C.
ſona, a cui principalmente ſpetta il nego
- -
- -

' s .

Della pena che incorre colui, il quale nega º


il proprio ſcritto.
-: e, o, - - -- .
i (195) C A P. CX Cv.
- - s

sI QUIs IN JUD Ic Io & c.


E alcuno ſarà giudizialmente interrogato, ſe abbia ſcritto, o
ſottoſcritto, o fatto ſcrivere, o ſottoſcrivere qualche ſcrittura (1),
e ſtando eſſo ſulla negativa, venga provato e dimoſtrato (2) il con
. . tra

(a) Nemo eſt Dominus membrorum ſuorum. I tut. tit. 3o. lib. 5. -

(º) L. fin. Gloſ, in v. teneri, C. de legit. (e) Item quia inprint.n.17,6 ſeqaff depafi.
Vol. 2. St. 195-196. - 239
trario, caderà ipſo jure nella pena del doppio della ſomma (3) o del
valore (4) della coſa, o della ragione, contenuta ed eſpreſſa nella
ſcrittura. Il Giudice contravenendo alla preſente diſpoſizione in
correrà la pena di venticinque lire Imperiali, e queſta ſi applicherà
in tutto alla Parte, a pregiudizio della quale ſi ſarà fatta la me
gativa: nel caſo che dentro il termine aſſegnato dal Giudice l'in
terrogato non riſponda chiaramente, ſi avrà per confeſſo ipſo jure
in tutto ciò che riſguarda il maggior pregiudizio di colui , il quale
o non riſponde alla interrogazione, oppure riſponde con parole
equivoche ed oſcure. La ſteſſa legge avrà luogo qualora ſi tratti
di altre interrogazioni, alle quali l'interrogato ſia tenuto di ra
gione (5) riſpondere, coſicchè non riſpondendo ſi avrà in conto di reo
confeſſo (6), ſemprechè non venga diverſamente diſpoſto dagli Sta
tuti, e Decreti.
A N N O T A Z I O N I.

(1) Qualche ſcrittura ec. Intendaſi ſcrit tuti poſti ſotto la Rubrica delle Interroga
tura privata, o con altro nome uſato da zioni nel Vol. I., in vigore de quali ſo.
Notari, ſcrittura chirografaria. ſtanzialmente ſi diſpone, che qualora venga
(2) Provato, e dimoſtrato il contrario ec. taluno interrogato dal Giudice, o dal De
Cioè o con la verificazione della ſcrittura legato, o dall'Arbitro ſe poſſegga la coſa
ſteſſa, o con teſtimoni; che ſe taluno per in queſtione; ſe ſia, e non ſia erede per
ſiſteſſe in negare la propria ſcrittura, o la Teſtamento, o ab inteſtato; ſe voglia, e
ſottoſcrizione fatta di ſua mano, potrà il intenda di valerſi della ſcrittura prodotta
Giudice coſtringerlo a ſcrivere per fare l'eſpe in Giudizio, debba riſpondere chiaramente
rimento con il confronto del carattere, ado alle predette interrogazioni.
perando in ciò l'opera de Periti. (6) Di reo confeſſo ec. Si avverta qui con
(3) Della ſomma . Cioè di quantità di il Carpano, che il Senato ſuole ammettere
denaro. il Contumace a riſpondere, non oſtante
(4) O del valore della coſa. Cioè di una queſta confeſſione, di cui parla lo Statuto,
coſa in iſpecie o mobile, o immobile ch'ella quando però l'affare ſia nel ſuo primo ſtato,
ſiaſi. e ſi rimborſino le ſpeſe della contumacia,
(5) Di ragione ec. Cioè comune non meno .ſecondo lo ſtile e la pratica della Cancelleria e
che municipale. Tali appunto ſono gli Sta

H h 2 Del
24o a - -

Del pagamento da farſi alli Ricevitori, e Depoſitari


per la cuſtodia, e paſtura delle Beſtie.
(197) C A P. CX CV II.
sI ALIQUIs HospEs ére.
E alcun Ricevitore , o Depoſitario nella Città, o Ducato di
Milano, o Terre ſottopoſte agli Statuti di Milano avrà preſſo
di ſe in depoſito alcune Beſtie eſecutate, o ſequeſtrate , non
potrà pretendere nè conſeguire, per la cuſtodia e paſcolo delle
ſuddette, maggior mercede di quella che qui abbaſſo reſta ſtabilita
ſotto pena di ſoldi dieci imperiali per ciaſcun ſoldo che di più
aveſſe ricevuto : per ciaſcuna Beſtia groſſa la mercede ſarà di ſoldi
quattro Imperiali (*); a riſerva di un Cavallo, o Cavalla, per i quali
potrà avere ſoldi cinque imperiali per cadaun giorno, e notte; per
ciaſcun capo di Beſtia minuta non oltrepaſſerà un ſoldo, e denari
ſei per tutta la giornata, e la notte, ſemprechè cuſtodiſca, e dia
la paſtura a dette Beſtie.
- . Nel caſo che abbia in depoſito una Vacca da latte ſenza il
Vitello non potrà ricevere mercede alcuna per la paſtura, e in
compenſa potrà ſervirſi, e godere del latte; con l'intelligenza in
dltre che il Ricevitore, o Depoſitario non potrà far uſo di dette
Beſtie ſequeſtrate, e depoſitate ſotto pena di ſoldi venti Imperiali
per ciaſcun giorno, e per cadaun capo, oltre il rifacimento del
danno, che ſarà tenuto a rimborſare al Padrone di dette Beſtie.
1 - - e

A N N o T.
}

Il preſente Statuto, ſe ſi voglia conſi- Depoſitarius, che, ſebbene generica, pure


derare l'ordine delle materie, doveva avere i è più adattata che la prima al ſoggetto,
la ſua ſede nella Rubr., che ha per titolo: l di cui ſi tratta.
De' danni dati, e dell'Officio de Campari . Due ſorti ſi poſſono incidentemente con
Nel Teſto leggeſi la parola poco preci- ſiderare di depoſiti, l'uno può dirſi ve.
ſa, e latina Hoſpes, che ſignifica tutt'al- lontario, cioè quando un tale depoſita
tro. Il Carpano la ſpiega per Taverniere, preſſo di un amico una tal coſa o mo
o ſia Oſtiere, o Stalliere; ſiegue la parola | bile , o ſemovente , acciò la cuſtodiſca;
- e in
Vol. 2. St. 197-198. 2.41
e in tal caſo il Depoſitarie, a riſerva fue; ſarà egli perciò tenuto a compenſare
del dolo e della colpa lata, non è teau i danni cagionati da colpa leggiere, non
to a dar conto per titolo di colpa leg che da colpa lata o dolo, come inſegnano
giere, meno poi di colpa leggieriſſima, sì le Leggi (b).
perchè il depoſito ſi fa gratis, sì perchè (*) Di ſoldi quattro Imperiali. Il Car
ſi fa per comodo del Depoſitante, e a que pano notò a ſuoi tempi, che la taſſa pe
ſti ſarà imputabile, ſe avrà dato in cuſto cuniaria preſcritta dagli Statuti era accre
dia il ſuo ad un amico poco diligente (a): ſciuta di conſuetudine, atteſo l'accreſcimen
l'altro può dirſi depoſito neceſſario, perchè to del prezzo del generi. In oggi ſi puoi
comandato dal Giudice in forza di qualche fare rifleſſo al notabile divario delle monete,
Legge o comune o ſtatutaria. Il Depoſita e loro valore antico , in confronto delle
rio dunque delle Beſtie ſequeſtrate, il qual monete del ſecoli poſteriori, di che ſi è
riceve la mercede, deve uſare nella cuſtodia parlato nelle Annotazioni fatte ſopra lo Sta
tale diligenza, quale adoperarebbe nelle coſe tuto 48. del Vol. I.

Di quelle Perſone, alle quali, è lecito il giurare


per i loro Crediti. -

(199) C A P. CXC IX.

gUONIAM ALIQUI HABENTEs & c.


Oichè in vigore de noſtri Statuti (1), o di Ordini, o di Lette
re (2) viene conceduta ad alcune Perſone la facoltà di giurare
contro de loro Debitori ſino ad una certa determinata ſom
ma, coſicchè ſi debba ſtare al loro giuramento colla eſibizione de'
Libri, o di un Teſtimonio, e queſte Perſone potrebbono abuſarſi
di una tale facoltà contro la retta mente degli Statuenti ; perciò
ſi ordina, e ſi ſtabiliſce che tali perſone, le quali poſſono giurare (3),
fatto che abbino un tal giuramento non ſia più lecito nè a quelle
Perſone nè a loro Agenti, e Fattori ſervirſi del giuramento contro
quelli, o quello, contro de quali fu già dato, per qualunque par
tita de Crediti ammontati dal giorno del dato giuramento addie
tro, che dovrà avere il ſuo effetto per quella volta ſoltanto, e
per quella ſomma, e non più, per la quale ſi ſarà giurato in vi
l
1. gore

(e) L.1.5.Quod autem fin f depoſiti & c. (b) L guod Nerva 32.fv, depoſiti, tit.3 lib, 16.
-,
242 Vol. 2. St. 199.
gore della facoltà conceduta dagli Statuti, e dagli Ordini, o da
Privilegi, o da Lettere come ſopra, ſalva però ſempre la ragione,
che al Creditore compete di provare e di verificare, prefcindendo
dal giuramento, in altra guiſa, e con altri mezzi (4) il reſiduo del
ſuo credito della ſomma totale, per cui ha potuto giurare come
ſopra. Con l'intelligenza ancora che il giuramento dell' intereſſe
non è compreſo nella difpoſizione del preſente Statuto. r
e

A N N o T Az I o N 1. -

(1) In vigore de noſtri Statuti es. Tale rare ſopra il pagamento fatto del fitti decorſi
è lo Statuto 232. Vol. I., poſto ſotto la oltre del triennio, quando però il Padrone
Rubr. Gen. delle Conteſtazioni, Sequeſtri ec., non aveſſe dentro il triennio moſſa querela
in cui ſi diſpone, che ſopra i crediti del contro il Colono; ſebbene queſti due Sta
Padrone verſo il Maſſaro, o Fittabile, ſi tuti non eſprimino in queſti caſi la ſomma
debba ſtare al giuramento del Padrone ſteſſo preciſa, per la quale accordino una tale
ſino alla ſomma di lire cinquanta Imperiali; facoltà di giurare.
tale lo Statuto 36o. del detto Volume, ove i (2) o di Lettere. Per queſte ſi dovranno
ſi diſpone che ſi debba dar fede ai libri, e intendere i Reſcritti del Pi ipe, o del
alle liſte degli Speziali, che giurino di avere Senato.
date a minuto, ed a credenza le coſe della (3) Tali perſone, le quali poſſono giu
loro ſpeziaria e bottega fino alla ſomma rare. Alle coſe già dette in più luoghi, e
di lire ventidue Imperiali. A queſto luogo particolarmente ſopra lo Statuto 121. del
ſi poſſono chiamare altri Statuti del Vol. II., Vol. I., ove diffuſamente ſi è trattato del
cioè il 371., ove ſi diſpone che potendo na giuramento, delle ſue qualità diverſe, e del
ſcere queſtione tra il Padrone e il Colono ſuoi effetti, ſi aggiunga che in queſta ma
ſopra l'importanza del danno per occaſione teria, ch'è graviſſima, [ poichè intendo dire
di taglio e guaſto di piante, ſi debba ſtare dalle ſteſſe perſone del Foro per veriſſimo
al giuramento del Padrone ſino alla ſomma proverbio, che molti ſono i Giuriſperiti ,
di ſedici lire Imperiali, e creſcendo il va non molti i Giuriſprudenti ) ſarà bene che
lore del danno delle dette lire ſedici, valerà ſi pratichi molta circoſpezione, con aver
il detto giuramento, intervenendovi però riguardo alle circoſtanze e alle perſone.
un teſtimonio idoneo. Il 382. che diſpone (4) In altra guiſa, e con altri mezzi ec.
che ſi debba ſtare al giuramento del Pa Per queſti ſi debbono intendere le ſcritture,
drone per i danni, che dal Colono gli ve nel produrre le quali ſi potranno uſare quel
niſſero fatti nella raccolta del frutti. Final le cautele, di cui ſi è parlato nelle Note
mente il 387., il quale accorda anche al allo Statuto 81. Vol. I. - -

Colono e al Livellario la facoltà di giu l ) a - , - n

Che
Vol. 2. ss bo- 17. - - - º 243

i Che non ſi conceda alcun rilaſcio delle Robbe


- , poſte in ſequeſtro, ſe non coſtando i
r: del Credito.
-- - -- ! -

i (2oo) C A P. CC. vi - e ci , .
i 2 :
- ap rozzeNova ausus ee -

T) Er togliere gli abuſi, che ogni giorno ſi vanno introducendo,


º ſi ſtabiliſce, e ſi ordina, che niun Giuſdicente poſſa o debba
concedere alcun Rilaſcio, oſſia precetto di rilaſciare a favore
di chi ſi è fatta l'inſtanza del Sequeſtro, benchè ſia paſſato il ter
mine di quindici giorni, e non pendente alcuna contraddizione, ſe
non conſterà del credito, e della ragione di colui, ad inſtanza del
quale fu fatto il ſequeſtro, col prendere almeno le ſommarie infor
mazioni, e citata la Parte, in ſeguito di che ſi potrà procedere al Ri
“laſcio delle coſe ſequeſtrate. - . . . .. .
º ' ' - - . º .
i : º º - A N O T. - e
:: : - - - - a - l º - - - - -

i. A queſto propoſito ſi debbono ricordare fatto, e ordinato dal Giudice.


gli Statuti 187., 213., e 235. del Vol. I., Per ciò che riſguarda le mercedi dovute
i quali diſpongono ſotto pena di nullità, agli Anziani e Conſoli, per i ſequeſtri e ri
che il ſequeſtro debba eſſere intimato alla laſci delle coſe ſequeſtrate, rimetto il Let
perſona, in pregiudizio della quale ſarà ſtato | tore alla Taſſa già altrove indicata. -
r - | -- -

-. - -

S" Rubrica, che ha per titolo: De Carichi. Per la ragione


- che ſi addurrà in ſeguito nelle Annotazioni, baſterà che degli
Statuti contenuti ſotto queſta Rubrica, di alcuni ſoltanto ſi faccia
suna menzione in compendio. 2 e
º : Lo Statuto 2 18: diſpone che i Cittadini, i quali abitano nelle
“Ville nella Feſta di S. Martino, o negli otto giorni proſſimi prece
denti a detta Feſta colla loro Famiglia, o parte di eſſa, e lavora
no, o fanno lavorare più di pertiche 25. di Terreno, debbano con
correre con i Rurali al pagamento di tutt'i carichi, e che di ſti
r .
que
244 Vol. 2. St. 218-23g.
ſti ſe ne debba da Conſoli, ed Ufficiali delle Terre, e Ville fare il
Il 222 diſpone, che il carico idel ſale ſi debba ripartire per
TI pDartO - - - - -

una metà ſopra il Reale, e per l'altra ſopra il Perſonale che ſia
maggiore di anni ſette in quella Comunità, e Territorio, in cui abi
terà, quando altrimente non diſpongano gli Ordini Ducali, o la
conſuetudine fin ad ora oſſervata nelle Ville, Luoghi, e Terre del
Ducato di Milano. ..
Il 227. dichiara in generale, che trattandoſi della diſtribuzio
ne di altri Carichi non ſpecificati, e determinati negli Statuti pre
ſenti, cioè debiti comunitativi, ſpeſe, pagamenti di ſalari, e ſimili
sche occorrono farſi per diverſi titoli; di queſti pure ſe ne debba
fare il riparto avuto riguardo agli altri,Statuti che trattano della
materia de' Carichi.
Il 23o. diſpone, che ciaſcun cittadino di Milano poſſa andare -

- con ſua famiglia ad abitare in qualunque parte del Ducato , dove


ha i ſuoi Fondi, e Terre, e che poſſa ivi dimorare dalle Calende
del meſe di Maggio ſino alla Feſta di S. Martino. Nè ſarà perciò
tenuto a concorrere ad alcun contributo de Carichi ſpettanti ai
Rurali, ſemprechè non lavori , o faccia lavorare a mano più di
25. Pertiche di Terreno. Che ſe il Cittadino abiterà in Villa, oltre
il tempo ſopraddetto, o ſe farà lavorare a mano, come ſopra, farà
tenuto a concorrere con i Ruſtici; e s'intenda che abbia abitato
- in Villa, ſe avrà in quella laſciato in ſua aſſenza o il Figlio o Fi
- gli, od alcuno di ſua Famiglia, od anche la Moglie, o la Nuora.
Dichiara che il carico, a cui ſarà tenuto a concorrere il Cittadino
s'intenda eſſere per quella contingente, alla quale ſarebbe tenuto
un Maſſaro che lavoraſſe a ſua mano, o faceſſe lavorare a mano
d'altri la ſopra eſpreſſa quantità di terreno; ſalve però ſempre le ra
gioni (*), che competiſſero ad alcuno di non pagare, alle quali non
s'intenda pregiudicato dal preſente Statuto. i

si Il 236. dichiara, che tutte le Caſſine, Ville, e Terre debbano


concorrere al pagamento de Carichi, con quei Borghi, e Luoghi,
- neh di cui Territorio ſono ſituate, e in caſo di dubbio, debbano
concorrere con il luogo più vicino, ſalvo che alcuna Caſſina per lo
- ſpazio di dieci anni continui ſi foſſe mantenuta nel poſſeſſo, o quaſi
poſſeſſo di pagare i Carichi in altra Terra, e Luogo che non foſ
fe del ſuo Territorio; e ſe ſopra di ciò cadeſſe dubbio non poſſa
- 1. A

-
Vol. 2. St. 2 18-239. 245
in quel caſo eſſere moleſtata per titolo de Carichi, e ſalvo i patti,
e le convenzioni che alcuna Caſſina, o iPadroni di quella aveſſero
contratti con quel Comune, Terra, o Luogo, nel di cui Territo
rio foſſero ſituati, e con cui dovrebbono concorrere al pagamento
de Carichi in vigore degli Statuti. Queſta legge però non avrà
luogo riſpetto a quelle Caſſine, le quali foſſero ſtate ſeparate da
altri Territori, e ſolite a ſoſtenere i Carichi da per ſe ſole, e non
in concorſo di altre Comunità.
Il 238. ordina , che non s'imponga alcun Fodro, o Dazio , o
Carico, o Eſtimo di alcun' altra ſorta ſotto qualſivoglia titolo, o
preteſto dal Comune di Milano, ſe non in quanto dal Sig. Duca
ſarà giudicato utile e neceſſario.
A N N O T.
a
Il tenore di queſti Statuti, e di tutti Cavalli, fu introdotta in queſto Dominio
gli altri compreſi ſotto la preſente Rubrica, l'anno 1441. ſotto il Duca Filippo Maria
mi dà motivo di riflettere a due coſe ; la Viſconti, dal quale era ſtato inſtituito un
prima, che probabilmente non furono pub certo ordine di ſoldati a cavallo, che allog
blicati che al tempo di Galeazzo Viſconti, giavano nel Contadi, ed a ſpeſe di queſti
il quale ottenne il titolo di Duca di Milano. veniva loro ſomminiſtrato il fieno, la pa
Avanti di queſta Epoca, e quando la Città glia, la legna, l'olio, il ſale, e gli uten
di Milano, e le altre di Lombardia regge ſiglj minuti , la qual ſomminiſtrazione riu
vanſi in foggia di Repubbliche miſte ; e ſcendo aſſai gravoſa a Contadi , ſi venne
quando, dopo la Pace di Coſtanza, viſſero ad una convenzione, nella quale fu accor
ſotto la protezione degl'Imperatori, era dato il pagamento in cadaun meſe in ragio
ben diverſo il modo d'imporre i Carichi ne di ſoldi cinquanta per ogni ſoldato.
pubblici e i Contributi: la ſeconda, che ſeb Queſta contribuzione fu continuata ſu que
bene col tratto del tempo, ſino al preſente, ſto piede, finchè quell' Ordine di Caval
ſi ſia notabilmente variato il metodo d'im leria fu mantenuta nel Paeſe; tolto il qua
porre e di ripartire i Carichi, ad ogni modo le , ſi principiò dai Duchi ſucceſſori Sfor
però, benchè ſotto vari nomi differenti, zeſchi ad eſigere a utilità della Camera Du
ſi ſono ſempre ritenuti, e ſi ritengono tut cale ſotto il nome di Taſſe morte di Ca
tora ſotto la claſſe di reali, perſonali, e vallerſa; e l'anno 1559. governando queſti
miſti. Stati il Duca di Seſſa , le predette Taſſe
“ Non ſia diſcaro al Lettore, ſe io ne darò furono accreſciute del doppio, e vendute
qui a qualche erudizione una ſerie iſtorica. dalla Camera, acciò dal prezzo che ſi rica
Una ſpecie di Carico, detto Taſſa de' vaſſe foſſe pagato lo ſtipendio all'Eſercito;
I i la
246 Vol. 2. St. 2 18-239.
la quantità delle dette Taſſe ammontava la Taſſa di Scudi 5. per ciaſcun ſoldato di
a Scudi 55233. in cadaun anno. - Cavalleria groſſa. Il Marcheſe di Peſcara
Altro Carico, detto del Menſuale, ebbe poi nell'anno 156o. comandò che ſi pagaſſe
la ſua origine circa l'anno 1536., e a que la Taſſa di Scudi 2. per mantenimento del
fto diedero occaſione le urgenze e le ſpeſe la Cavalleria leggiere, e ſotto queſto nome
della lunga guerra, e la neceſſità di dover ſi pubblicò il Taſſo l'anno 1562. Sua Mae
ſoſtentar l'Eſercito fuori dello Stato. Que ſtà volle in ſeguito , che lo ſtipendio per
ſto Carico non eccedeva da principio la ſom la Cavalleria groſſa ſi doveſſe ridurre alla
ma menſuale di Scudi 12m. ; ma poi per ſomma di Scudi 7. e il Taſſo a Scudi 3.,
comando di Carlo V., ſotto il governo di ma il ſuddetto Marcheſe di Peſcara vi ac
Ferrante Gonzaga, fu nell'anno 1547. ac crebbe un altro Scudo per quelli, ch'erano
creſciuto ſino alla ſomma di Scudi 25m., eſenti coll'aggiunta di ſoldi 9o. , il quale
ſotto preteſto, che non ſi poteva con altro accreſcimento procedette perchè la Camera
mezzzo ſoſtentare l'Eſercito, che militava era tenuta al ſoprappiù di Scudi 1o. , che
fuori di Paeſe; e con promeſſa che tal Ca in ciaſcun meſe ſi pagava al Capitano per
rico ſi ſarebbe levato colla pubblicazione ogni ſoldato a cavallo. Parimente il Carico
della Pace, ceſſando perciò la cauſa, ed il de 14. Reali, che menſualmente ſi pagava
motivo di quella impoſta. per ciaſcun ſoldato a cavallo, tanto di Ca
Le due riferite ſpecie di Carichi apparten valleria groſſa, che di leggiere, fu impoſto
gono propriamente alla claſſe degli Straor l'anno 1574., e fu ſurrogato in luogo de
dinari, ſe conſideraremo la loro origine, mobili , che dai Provinciali ſi dovevano
ſebbene in effetto furono ſempre continuati fornire a titolo di alloggiamento, e ſom
in qualità di Ordinari. miniſtrazioni ai ſoldati di quartiere; e que
LJn altro Carico di una ſpecie diverſa, ſto Carico ammontò alla ſomma di Scudi
ſebbene non molto differente nel nome del zo299. Tutta queſta ſerie iſtorica de Ca
la prima, ſi vuole qui ricordare, ed ebbe richi è riferita dal Garone ne ſuoi Pre
principio nell'anno 1548. ſotto il governo lud; alle N. C. ſopra il titolo de oneri bus
del già nominato Don Ferrante, dal quale alla pag. 13. e ſeguenti.
fu iſtituita, o piuttoſto rinnovata, una tal E' da notarſi ſopra lo Statuto 218. , e
ſoldateſca a cavallo, col nome di Caval per correlazione ſopra lo Statuto 23o., che
leria groſſa, per il mantenimento della qua quanto in eſſi ſi diſpone è confermato dalle
le , oltre l'annuo ſtipendio di Scudi 87m. N. C. nel lib. 4. al citato tit. de oneri bus.
e lir. Io , fu aſſegnata la ſomma di lir. 12. Molte furono le cagioni, che induſſero i Le
per cadaun meſe in luogo delle Taſſe de' gislatori delle N. C. a ſtabilire in confor
Cavalli da preſtarſi dalla Regia Camera; e mità degli antichi Statuti queſta Legge,
il Duca d'Alba l'anno 1555. col preteſto la quale obbliga il Cittadino, che abita
che il Regio Erario foſſe eſauſto, comandò
in Villa, oltre il termine preſcritto a con
che dai ſudditi di Sua Maeſtà foſſe pagata | correre con i Ruſtici alla contribuzione de'
Ca
Vol. 2. St. 2 18-239. 247
Carichi; sì perchè non era giuſto, che chi anno 1556. furono aggiunti ſoldi venti, e
non abita la maggior parte dell'anno nella ſotto il Governo del Marcheſe Ferrante
Città , veniſſe a parte del privilegi citta Gonzaga nel 1559. altrettanti ; e gover
dimeſchi ; sì perchè non veniſſero alcuni nando queſti Stati per S. M. Cattolica il
a ſottrarſi indirettamente dal pagamento Marcheſe d'Innoioſa , furono accreſciuti
de Carichi; mentre collo ſtare aſſenti dalla altri ſoldi venti nell' anno 1614. Queſto
Città, ſcanſano il pagamento de Dazi, e Carico, che nella ſua origine era propria
nelle Ville ricuſano di concorrere con i Ru mente della claſſe de Carichi Perſonali,
ſtici, col preteſto di eſſere Cittadini. Per veniva diſtribuito in ragione di bocca , e
la qual ragione Sua Maeſtà comandò con ſi chiamava Cenſo del Sale ; ma da che
replicati Diſpacci ai Governatori di Milano, i Forenſi furono obbligati a venire in Città
che invigilaſſero ſopra l'oſſervanza di queſta a prendere il Sale, accreſciuto anche il prez
Coſtituzione. Fu ancora pubblicato dal Duca zo di eſſo, l'eſperienza dimoſtrò, che non
di Terra Nuova l'anno 1591. il giorno 29. ſe ne faceva il conſumo in quantità neceſ
di Luglio un Editto, in cui eſpreſſamente ſaria e determinata ; onde ſi conſultò che
s'ingiungeva a ſudditi l'oſſervanza di que ſi veniſſe alla deſcrizione di tutte le teſte
ſta Coſtituzione. de Forenſi, acciò, fatti i calcoli, fiſſare
Nella Riforma al Governo, e Ammini ſi poteſſe la quantità biſognevole ; e con
ſtrazione delle Comunità ec., da noi citata queſto mezzo ſi veniſſe ad eſigere da tutto
altrove, al Cap. 4-, che ha per titolo: lo Stato un certo e determinato invaria
Della formazione del Ruolo Perſonale, ed bile Cenſo, con fiſſarne il prezzo di lir. 3.
elezione e uffizio del Deputato della Taſſa per cadauno ſtajo. Fu adunque per ordine
Perſonale, al n. 78. leggeſi: dovranno ſimil di S. M. eſeguita la diſtribuzione della quota
mente deſcrivere [intende i Deputati dell' del Sale in tutto il Dominio e le Città
Eſtimo di ciaſcheduna Comunità, ovvero Provinciali, che componevano allora lo Sta
i loro Soſtituti l quei Cittadini, che abi to; ma per cagioni non del tutto ignote,
tano in Campagna, oltre il termine prefi e per le triſte condizioni de tempi , che
mito dalle N. C.; cioè que Cittadini, che ſuſſeguirono, accadde, che, travagliate da
abitano in Villa più di 2o. giorni continui guerre e da peſtilenze, e perciò ſpopolate
con la maggior parte della famiglia dalla alcune Provincie, vennero queſte a ſoffrire
feſta di S. Martino ſino alle Calende di in confronto delle altre nella diſtribuzione
Maggio ſeguente. di queſto Carico e di altri, un notabile
Si noti ſopra lo Statuto 222., che il Ca sbilancio; perciocchè quel Contributo, che
ſi doveva ſoſtenere fra molti per la variazione
rico del Sale ſi può contare tra i Carichi
ordinari. Fu queſto impoſto circa l'anno de tempi, e l'anzidetta ſpopolazione, venne
I534. ſotto il Duca Franceſco Sforza II., a ricadere con intollerabile aggravio ſu de
e ultimo della linea Sforzeſca. Conſiſteva pochi.
in ſoldi 4o. per ciaſcuno ſtaio ; ma nell' Queſto ed altro, che troppo lungo ſareb
I i 2 be
248 -
Vol. 2. St. 2 18-239.
be il riferire, diede finalmente occaſione Riforma al Governo, e Amminiſtrazione
a riclami, ed alle replicate ſuppliche umi delle Comunità, e Stato di Milano
liate al Trono di S. M. Carlo VI. per par pag. 196. num. 9o.
te di alcune Provincie dello Stato per il » In oltre, ſiccome Sua Maeſtà ſi con
ſollievo, e per l'eguaglianza colla compi , tenta di aſſegnare in dote delle ſpeſe co
lazione di un nuovo Generale Cenſimento. , munali, in primo luogo le Entrate or
Furono le dette ſuppliche benignamente , dinarie comunali, in ſecondo luogo la
accolte ed eſaudite da quel Sovrano colla , metà della Taſſa Mercimoniale a tenore
creazione di una Giunta l'anno 17 18., ma , dell'Editto del dì 19. Dicembre 1755.,
per litiggi inſorti, e per le guerre ſoprav , e in terzo luogo la metà della Taſſa ſo
venute procraſtinate, e poi interrotte nell' , pra le caſe, che ſervono di abitazione
anno 1733. le operazioni ; furono queſte , ordinaria ai propri Padroni, in vigore
ripigliate nell'anno 1749. dalla Giunta ri , dell'Editto del dì 22. Dicembre 1755.,
ſtabilita, dalla quale ſono ſtate in queſti , e in quarto luogo la metà della Taſſa
ultimi anni pubblicate le nuove Tavole del , Perſonale con dichiarazione , che ſe tali
Cenſimento generale creduto ultimo rime , Entrate non ſaranno ſufficienti, tutto il
dio in correzione di tutti quei mali, che , rimanente delle ſpeſe e debiti comunali
avevano dato cauſa agli atti fatti nei tem , ſi debba ripartire per via di ſovrimpoſta
pi antecedenti ec. come ſi legge nel Cap. 8. , ſopra l'Eſtimo Prediale, e che ſe vice
della mentovata Riforma. , verſa l'Entrate ſuddette ſi troveranno
Egli è da notarſi ſopra lo ſteſſo Statu , ſoprabbondanti al preciſo biſogno delle
to, che l'impoſta del Carico del ſale, e , ſpeſe e debiti comunali, s'alleggeriſca
degli altri Carichi ſi ripartiſcono in oggi , quanto conviene la predetta Taſſa Per
con un metodo uniforme ſu il Reale ; e , ſonale, come preſcrive l'Editto del 5.
che la Taſſa Perſonale ſi impone ſopra le , Dicembre 1755. Pertanto il Deputato del
teſte de ſoli maſchi viventi compiuti gli , la Taſſa Perſonale dovrà eſſere attento,
anni 14 ſino alli 6o., e la detta Taſſa è , perchè in quegli anni , in cui ſarà fat
ſtata prefinita in lire ſette per teſta, come º, tibile di godere qualche ſollievo a te
ſi preſcrive al num. 89. del Cap. 4 della » nore del S. 15. del predetto Editto del
detta Riforma. » dì 5. Dicembre 1755., reſti la detta Taſſa
Ma ſiccome non tutti quelli che legge , effettivamente mitigata, e non impoſta
ranno queſta Raccolta poſſono avere il co » per conſumarſi in ſpeſe ſuperflue.
modo del Codice Cenſuario, onde riſapere (*) Salve però le ragioni ec. E' da notarſi
le veglianti Leggi pubblicate nell'occaſio ſopra le parole dello Statuto 23o., che l'e-
ne del nuovo Cenſo Generale , così non i ſenzione da Carichi , che compete per ti
ſarà fuori di propoſito il regiſtrare qui a |ºlo de 12. figli, confermata anche dalle
diſteſo quanto al num. 9o. pag. 196. del i" C. , viene parimente privilegiata nel
citato Cap. 4. ſi preſcrive per rapporto alla l- Regolamento Cenſuario. Laſciati
così detta Taſſa Perſonale. per
Vol. 2, St. 2 18-239. 249
pertanto alcuni Decreti e Dichiarazioni fatte » liſſimo Stato di Milano dal giorno dell'
in vari tempi dal Senato, che qui ſi po , eſecuzione del nuovo Cenſimento in av
trebbero addurre, ſarà , credo, opportuno mo venire, l'Immunità ſuddetta competente
per la più facile e chiara intelligenza del by ai Padri di dodici figli, ſi regoli e ſi oſ.
diritti competenti a queſta eſenzione, che 9b ſervi con le ſeguenti Ordinazioni, le quali
intereſſa le perſone di Contado egualmente 95 dovranno aver forza di Legge perpetua
che i Cittadini , il regiſtrare in queſto luo so e generale, derogando la Maeſtà Sua
go l'Editto di S. M. del 15 Luglio 1757. (a), po a qualunque Legge, Statuto, o Con
in cui vengono capo per capo deſcritte le 99 ſuetudine in contrario.
Leggi e i Regolamenti per la detta Eſen , 1. L'Immunità conceſſa per il titolo
zione, o ſia Immunità, ed è del ſeguente 9o dei dodici figli ſi acquiſterà da ciaſche
tenore : 99 dun Padre, che ſi troverà avere nell'
» MARIA THERESIA, Dei gratia, Ro 9p iſteſs ora viventi dodici figli di primo
99 manorum Imperatrix, Regina Hungaria, grado tra maſchi e femmine, legittimi
so Bohemiae &c., Archidux Auſtriae &c., e naturali , e di legittimo Matrimonio
9o Dux Mediolani &c. &c. &c. nati antecedente, o ſuſſeguente.
» Avendo ſempre i Padri di dodici figli » 2. I figli potranno eſſere di due, o più
meritata la protezione dei Sovrani, il po Mogli, purchè ſiano nati dall'iſteſſo Padre.
favore delle Leggi , e l'aſſiſtenza dello , 3. Subito, che ſarà il ventre pregnan
Stato, ha perciò la Paterna cura di Sua on te del duodecimo figlio, potrà il Padre
Maeſtà comandato, nell' occaſione del 99 fare la petizione dell'Immunità, ma non
nuovo generale Cenſimento, che ſi ſot po avrà luogo la conceſſione, ſe non quan
toponga alla ſua ſpeciale conſiderazione 55 do quello , ch' è nell' utero materno
l'Immunità dai Carichi pubblici, che 53 venga alla luce vivo. E ben vero, che
detti Padri ſono ſtati ſoliti godere ſe po ſe pendente la petizione veniſſe a mo
condo le Leggi e conſuetudini di queſto 99 rire alcuno de figli preeſiſtenti, ſi acqui
Dominio, e ſecondo le particolari diverſe 95 ſterà non oſtante l'Immunità colla ma
pratiche di ciaſcheduna Provincia di eſſo; p ſcita del duodecimo,
e fatte le opportune rifleſſioni alle cir » 4. Verificati i detti requiſiti, il Padre
coſtanze del preſenti tempi, e alla quan by acquiſterà l'Immunità per ſe e per la
tità del correnti Carichi, ſi è degnata 52 Moglie , quando ella ſia Madre di al
ordinare e comandare, ſervendoſi della 99 cuno del predetti dodici figli già nati,
pienezza della ſua Suprema Autorità, 39 e per tuttº i figli che naſceſſero in fu
che per tutta l'eſtenſione del ſuo fede 99 turo dall'iſteſſo Padre.
» 5- Se
-
-

(a) Vedi la Raccolta degli Editti, Ordini, pata in Milano l'anno 176o. in fol, preſſo
Iſtruzioni ec. della Real Giunta ec. ſtam- i Giuſeppe Richino Malateſta,
25 o Vol. 2. St. 218-239.
» 5. Se il Padre premoriſſe, laſciando » i figli nel numero di dodici continuano
, il ventre pregnante del duodecimo figlio, » a ſopravvivere al Padre. Che il giorno
, l'Immunità ſi acquiſterà non oſtante alla » della morte del Padre, non trovandoſi
Madre, e a figli, quando il Parto ſia » viventi dodici figli, ſi conſervi l'Immu
, vivo. E nell' iſteſſo modo ſi acquiſterà » nità nei figli ſuperſtiti, relativamente
, l'Immunità quando il Padre laſciaſſe dieci » però alle porzioni di ciaſcheduno di eſſi;
, figli, e il ventre pregnante, da cui ſor » e relativamente alle porzioni dei figlj
, tiſſero due poſtumi vivi. - -
» predefunti l'Immunità ſi eſtingua, e ſi
, 6. I ſopraddetti figli debbono eſſe » conſolidi a favore del Cenſo. Che cia
, tutti di primo grado, ſenz'alcuna eſten » ſchedun figlio ſuperſtite goda nei Beni
» ſione ai Nipoti , nè altri Diſcendenti, » nella ſopraddetta guiſa pervenuti dal Pa
» e molto meno agli Aſcendenti del Padre, » dre la ſua riſpettiva porzione d'Immu
a, nè ad altri Collaterali. » nità, fino alla ſua morte naturale, ſenz'
, 7. Il Padre, acquiſtata che abbia la » alcuna condizione, nè riſervo, nè alcun'
» detta Eſenzione, ne deve godere fino » obbligo di vivere in comunione con gli
» alla morte, ſenz'alcuna diminuzione, , altri fratelli. Che morendo ciaſcheduno
» ancorchè la Moglie, o alcuno del figli , dei predetti fratelli ſuperſtiti, la ſua ri
» premoriſſe, o ancorchè premoriſſero tutti. , ſpettiva porzione ſi perda, e non ſi ac
» 8. Dopo la morte del Padre durerà , creſca a benefizio dei ſopravviventi. Che
» ſimilmente l'Immunità intiera nella di , un fratello cedendo la ſua rata di Beni
» lui Vedova, purchè queſta ſia Madre , all' altro, debba altresì paſſare inſieme
» di alcuno di eſſi dodici figli, e continui , con i Beni la ſua rata d' Immunità ,
» a conſervare vita vedovile. , della quale il Ceſſionario potrà valerſi
» 9. I figli ſimilmente dopo la morte , durante la vita del Cedente ; ma ſe
» del Padre dureranno a godere della ri , l'Alienazione ſarà fatta in altri, che in
» ſpettiva loro Immunità dalle Taſſe Per , un ſuo fratello, l'Immunità ſopra i Beni
» ſonali e Mercimoniali fino alla loro mor , alienati ſi eſtingua. Che i fratelli Reli
» te riſpettivamente, ſenz' alcuna varia , gioſi e le ſorelle Monache, o maritate,
3, ZIOne. , o i fratelli diſeredati, o altri , che per
» 1o. Riſpetto all'Immunità Reale, que , qualunque cauſa non ſuccedono nei Beni
» ſia la dovranno godere ſopra i ſoli Beni, , Paterni, o che per donazione, rinunzia a
» ov'era ſtata acquiſtata in vita del Padre, , tranſazione, o qualunque altro Attore
» quando tali Beni pervenghino dopo la , ſtano ſenza poſſedere alcuna porzione di
» morte del Padre in loro medeſimi, con , detti Beni Paterni, facciano non oſtante
n le ſeguenti condizioni, e dichiarazioni. , numero in comodo e benefizio dei fra
» I 1. Che ſi conſiderino dodici porzioni , telli poſſeſſori, i quali, nel Carico con
» dell'Immnuità Paterna, le quali ſi con , tingente a detti Beni ſi poſſino valere
a tinuino a godere per l'intiero, finchè » delle porzioni d'Immunità contingenti
32 al
Vol. 2. St. 218-239. 251
, ai fratelli e ſorelle finchè vivono. Ma , partita di ſpeſe impenſate, o di urgente,
, morendo i fratelli poſſeſſori, e paſſando , o di eſtrema neceſſità , ancorchè foſſe
» i Beni nei loro figli e diſcendenti, o , di quelle ſpeſe, che per legge, o per
o altri non compreſi nell' Immunità, ill, antica conſuetudine ſi ripartiſſero anche
92 privilegio ſi perda, e non poſſino in tal , ſopra gli Eſenti dei dodici figli, e in
99 caſo i poſſeſſori valerſi delle porzioni di , ſomma per qualunque cauſa, di cui foſſe
privilegio competenti ai fratelli e ſorelle, o biſognevole fare ſpeciale e individua men
che non poſſiedono, ſebbene tuttavia -po zione , niuna eccettuata, non ſi poſſa
2'
viveſſero- l pretendere ſopra l'Eſtimo di quei che go
99

» 12. La ſopraddetta Immunità, che ſi | dono la predetta Eſenzione intiera, che


39

ºº acquiſta dal Padre per cauſa del dodici figli, | undici ſoldi per lira di tutte le Taglie,
57

99 dovrà conſiſtere nella liberazione plenaria | , o Impoſte, che ſortiranno tempo per tem
9o e perpetua dalla Taſſa Perſonale per ſe, so
po, di modo tale, che ogni qual volta
25 e per tutti i ſuoi figli, che foſſero a detta py il Cenſito non eſente dovrà pagare una
, Taſſa obbligati: nella liberazione plena l, lira, il Cenſito eſente per detta cauſa
» ria e perpetua dalla Taſſa Mercimoniale |» de dodici figli non dovrà pagare che ſoldi
» per ſe e per la Moglie, e per tutt'i ſuoi |» undici, quando compete l'Eſenzione in
, figli, che foſſero ſimilmente alla predetta 55 tera; e dopo la morte del Padre, quan
, Taſſa obbligati : e nella liberazione di 55 do il numero de dodici figli non è com
» nove ſoldi per lira ſopra tutt i Carichi sob pleto, move denari per lira di più per
, Reali contingenti ai Beni ſtabili, che 55 ogni figlio che manca al numero di do
, per legittimo Decreto ſi troveranno com »o dici. -

» preſi in detta Immunità, la quale libe » 14- Non ſi potrà giammai per qua
2, razione in vita del Padre ſarà ſempre “po lunque cauſa fare veruna Impoſta parti
» coſtante, e dopo la morte di eſſo ſi di ob colare ſopra gli Eſenti del dodici figli,
2 minuirà proporzionalmente al numero de' » dovendo l'Immunità, come ſopra con
2, figli ſuperſtiti a tenore del Capitoli 1o. so ceſſa , avere in qualunque tempo il ſuo
35 e II» 59 pieno vigore, e in qualunque anguſtia
» 13. La predetta liberazione di 9. ſoldi op ſi trovaſſe lo Stato, dovrà ripararſi al
3, per lira ſopra tutt'i Carichi Reali, ſi 55 biſogno a ſpeſe comuni, ſenza ammet
m deve intendere nel ſenſo più amplo, e 55 tere duplicità, nè variazione di Riparti,
» più favorevole agli Eſenti, comprendendo 55 acciocchè ſempre nel contributo ſi con
n generalmente tutte le Impoſte Regie, so ſervi la dovuta proporzione tra il non
» e tutte le univerſali per ſervizio dello so, eſente, e l'eſente per una cauſa così
» Stato, tutte le Impoſte Provinciali, e 5o oneroſa al Padre, e così privilegiata e fa
» tutte le Impoſte Comunali, in modo tale 55 vorevole allo Stato, com'è queſta.
3, che per qualunque Carico Ordinario, o , 15. Quando il Padre ſarà in grado
» Straordinario , per qualunque titolo, o , di verificare i requiſiti neceſſari all'acqui
» ſto
2 52 Vol. 2. St. 218-239.
., ſto della predetta Immunità, dovrà pre , lati, o altri atti fraudolenti in colluſio
» ſentare alla noſtra Giunta, o dopo di eſſa , ne de pubblici Tributi.
, a quel Tribunale, che ſarà da Sua Mae , Acquiſtata che ſia la predetta Immu
, ſtà deſtinato a ſopraintendere all'Eſtimo, , nità Reale, e legittimata col predetto
, e al Riparto del pubblici Carichi, la , Decreto dimoſtrativo de Beni, non po
, nota de' Beni ch' egli ſi trova deſcritti » trà aggiungerſi alla medeſima alcun al
, in teſta propria nelle Tavole dell' Eſti » tro fondo, ſe non quelli che perveniſ
, mo, o deſcritti in teſta della ſua Mo » ſero nell'iſteſſo Padre, durante la ſua vita,
, glie, o di alcuno de ſuoi figli , e per » per Teſtamento, o per legittima ſucceſi
, detti Beni , di cui ſarà riconoſciuto le » fione, o per donazione degli Aſcendenti
, gittimo poſſeſſore , che reſteranno indi » sì paterni, che materni; intendendoſi
, cati e regiſtrati nel Decreto, acquiſterà
, ſempre di eſcludere gli atti ſimulati, e
, l'Immunità predetta , della quale non » fraudolenti: e avvertendo, che, quando
, potrà godere, nè fare alcun uſo prima » il Padre di dodici figli ha più fratelli,
» del predetto Decreto - , non deveſi verificare l'Immunità, che
, 16. In detto Decreto non ſi potranno » nella porzione per diſpoſizione degli Aſcen
, comprendere i Beni non deſcritti nelle , denti a lui direttamente contingente, eſclu
» Tavole dell' Eſtimo in teſta del preten » dendo le porzioni contingenti a fratelli,
, denti ; e nemmeno ſi potranno compren » o a traſverſali, ſebbene nel detto Padre
2, dere i Beni , che i medeſimi poſſiedono lº foſſero per conſolidarſi, o ſi foſſero con
» in luogo di pegno, come Creditori Sal » ſolidate.
, vianiſti, o come Amminiſtratori di un , 2o. Si potranno aggiungere ancora in
» Patrimonio altrui , ſebbene il caſo por » vita del Padre i Beni , che perveniſſero
, taſſe, che queſti foſſero deſcritti nelle , nel medeſimo per fedecommeſſi di colla
, Tavole dell' Eſtimo in teſta di eſſi pre » terali, o di eſtranei, quando il Padre
» tendenti. , ne abbia fatta petizione in Giudizio,
» 17. Non ſi potranno ſimilmente com , avanti di ottenere l'Immunità; e fimil
» prendere i Beni acquiſtati per lo ſpazio » mente i Beni , ch' egli otteneſſe in pa
» di nove meſi avanti il Parto del duo » gamento per la rata corriſpondente al
» decimo figlio, o riſpettivamente fratello , credito, quando il credito foſſe doman
» per qualunque vendita, donazione, tran , dato in Giudizio avanti di conſeguire
» fazione, o altro atto inter vivos. , l'Immunità. E finalmente ſi potranno
» 18. E ſimilmente non ſi potranno com » aggiungere i Beni, ch' egli acquiſtaſſe
» prendere i Beni , di cui non ſia ſtato , a titolo di Dote nel prendere un'altra
» pagato il prezzo, ſe non a rata della » Moglie, e gli foſſero conſegnati i Fondi
» porzione di prezzo effettivamente pagata; , ſtimati, o ſenza ſtima, eſcludendo ſem
, nè ſi potranno comprendere quelli, che » pre i Beni , ch'egli comperaſſe col de
» ſi dubitaſſero acquiſtati con contratti ſimu » naro dotale.
Vol. 2. St. 2 18 239. 253
, 21. L'iſteſſo privilegio del Padre ſi co 35 dente, o diſcendente, o collaterale, o
municherà anche alla Madre per tutti ro eſtraneo, nè per legittima ſucceſſione
35 gli acquiſti, che farà con le ſopraddette 35 di qualunque diſcendente, o collaterale,
condizioni durante la ſua vita , quando 55 nè per qualunque vendita , donazione ,
22 continui a ſtare nello ſtato vedovile. ro dote, o altro contratto, e atto inter
, 22. Anco i figli per i loro acquiſti, 35 vivos; in modo che il Regiſtro de' Beni
39 che faranno in vita del Padre, potranno py immuni ſi debba appreſſo di loro conſer

99 valerſi del privilegio dato al Padre ai Ca po vare tale quale ſi trovava alla morte
39 pitoli 19. e 2o., purchè ſiano fatti con 35 del Padre, e riſpettivamente della Ma

le condizioni ivi eſpreſſe. po dre, ſenza pretendere il minimo accre

, 23. In qualunque del predetti caſi di 35 ſcimento, ſalvo che nel caſo unico della

nuovo acquiſto , dovranno il Padre e la 22 ſucceſſione legittima agli Aſcendenti pa


99 Madre ſuddetti , o i figli , traſportare termi e materni. -

in teſta propria i Beni a loro devoluti, » 26. I ſopraddetti Decreti , riportati


e giuſtificare i requiſiti avanti il predetto dagl'Immuni col Regiſtro approvato de'
39 Tribunale, e riportarne un nuovo De Beni compreſi nell'Immunità, dovranno
2o creto dimoſtrativo dei Beni aggiunti al dai predetti Immuni inſinuarſi negli Atti
, Regiſtro ottenuto nella prima Eſenzio della Congregazione dello Stato, e delle
» ne, ſenza del quale non ſaranno ammeſſi riſpettive Provincie e Comunità, affin
» al godimento della medeſima. chè nelle Impoſte Comunali poſſino go
» 24. Qualunque altro acquiſto di Beni, »