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Istituto comprensivo

SCUOLA- CITTÀ PESTALOZZI


Scuola sperimentale statale
D.M. 10.03.06 - ex art. 11 D.P.R. n. 275/1999
Scuola Laboratorio - Centro Risorse per la formazione docenti

"Strana scomparsa, quella della lettura a voce alta. Non si ha più diritto di mettersi le parole
in bocca prima di ficcarsele in testa? Niente più orecchie? Niente più musica? Niente più
saliva? Parole senza più gusto? Forse che Flaubert non se l'è urlata fino a farsi scoppiare i
timpani, la sua Bovary? Non è forse la persona in assoluto più adatta per sapere che
l'intelligenza del testo passa attraverso il suono delle parole da cui scaturisce tutto il loro
significato? E non è lui che più di ogni altro sa (...) che il significato si pronuncia? Cosa?
Testi muti per puri spiriti? A me, Rabelais! A me, Flaubert! Dostoevskij! Kafka! Dickens, a
me! Giganteschi urlatori di senso, accorrete! Venite a soffiare nei nostri libri! Le nostre
parole hanno bisogno di corpo!
I nostri libri hanno bisogno di vita!"
Daniel Pennac

IL POTERE EVOCATIVO DELLA PAROLA.


LA LETTURA
Leggere non è un'abilità innata: si comincia di solito ad esercitarla nel primo anno di scuola
elementare e la si acquisisce sempre più col passare del tempo, raffinandola maggiormente se la
si coltiva, disimparandola, purtroppo, se la si trascura.
www.scuolaedidattica.com/italiano/lettura.doc

UN LABORATORIO DI LETTURA ESPRESSIVA


6-14 ANNI
Anna Lucheroni
L'educazione alla lettura non può essere considerata come una competenza esclusiva
dell'educazione linguistica e dell'insegnante di lettere. É bene che diventi momento
trasversale a tutte le discipline attraverso l'incentivazione della motivazione a un leggere
che coinvolga i processi cognitivi e quelli affettivo - emotivi. Il piacere della lettura
comporta il raggiungimento, attraverso una naturale progressione nella competenza
personale, della capacità di comprensione, di confronto e di rielaborazione dei testi scritti,
l'affinamento della sensibilità estetica e del senso critico.

OBIETTIVI GENERALI
- Saper esprimersi sul piano affettivo - emotivo e relazionale.
- Acquisire competenze di tipo comunicativo, espressivo, logico.
- Acquisire competenze relative all'uso di linguaggi diversi.
- Acquisire il piacere per la lettura ad alta voce.
- Acquisire le capacità "comunicative" necessarie ad una lettura di un testo.
METODOLOGIA : Laboratorio di lettura espressiva
Il laboratorio, più che uno spazio fisico attrezzato, è da considerare come una metodologia in
grado di favorire la percezione del sé in quanto personalità integrata, in relazione costruttiva con
la realtà e con gli altri, che garantisce un costante collegamento tra motivazione e interventi
educativi, tra aspetti affettivi e cognitivi.
Inoltre, attraverso il lavoro di gruppo, questo laboratorio si pone lo scopo di accrescere la capacità
di comprensione ed interpretazione di un testo (prosa o poesia) anche di soggetti svantaggiati da
un punto di vista linguistico e/o intellettivo, in un costante processo di integrazione.
Finalità:
Considerare il teatro come momento aggregante e socializzante.
Scoprire il piacere della lettura “ad alta voce”.
Fasi del lavoro:
Giochi mimici.
- Ascolto di letture ad alta voce.
- Ascolto di letture drammatizzate.
- Esercizi di respirazione, rilassamento e controllo dell’emissione.
- Esercizi e giochi per:
A) cogliere le funzioni significanti del tono della voce
B) acquisire una miglior articolazione delle parole
C) acquisire una migliore dizione (riflessione su inflessioni e cadenze, vocali
"aperte" e "chiuse", accenti tonici e accenti fonici. ecc)
D) avere una conoscenza più consapevole dei segni di punteggiatura e delle
pause d’espressione.
- Giochi sul “suono, timbro, colore, potenza”.
- L’espressività nella lettura e nella narrazione: i colori delle parole. Le parole che creano
immagini (dalle onomatopee ai ritmi), gli stati d’animo, i sentimenti, i colori della
narrazione.
- I personaggi nella narrazione (ricerca delle caratteristiche vocali, di movimento, di mimica
facciale, di postura)
- Ricerca del testo.
- Lettura corale e interpretazione del testo scelto.
- Divisioni delle parti, lavoro sul personaggio e scelta delle intonazioni, dei gesti, delle
espressioni.
- Messa a punto degli elementi che si intende sfruttare (oggetti, immagini, video, foto, ecc.)
- Realizzazione di letture e mise en espace davanti a un pubblico.

SI PUÒ INDIVIDUARE UN ITINERARIO CHE COLLEGA (dalla classe I della scuola


primaria alla classe III della scuola secondaria di primo grado)
MOVIMENTO/ SUONO/ SIGNIFICATO

La gestualità, il ritmo e l'uso consapevole della voce


Si tratta di un percorso ottennale e trasversale di teatro e lingua mirato a costruire la
consapevolezza che la comunicazione passa attraverso l'uso del corpo, della voce e dei
linguaggi verbali e non verbali, e che il linguaggio gestuale ed espressivo è imprescindibile
nella comunicazione. Il laboratorio ha le seguenti finalità:

1. comprendere i testi di diversa tipologia (teatro, prosa, poesia) attraverso l'esperienza con
codici diversi: gestuale, grafico, sonoro, drammatico;
2. produrre testi di tipo diverso attingendo a schemi e ritmi interiorizzati nell'esperienza
espressiva;
3. coltivare il piacere della lettura espressiva di testi propri e d'autore;
4. sviluppare la capacità di lavoro cooperativo, assumersi responsabilità all'interno del gruppo;
5. offrire a tutti, anche ad alunni svantaggiati, l'occasione di ricoprire un ruolo significativo
all'interno del gruppo perché possano arrivare alla comprensione del testo secondo il
proprio stile cognitivo.

1. Nel primo biennio (I e II classe della scuola primaria) si parte


dall'abbinamento parola/movimento.

Scelta una o più vie per la valorizzazione dei processi mimici, vengono proposte attività di
movimento e di drammatizzazione di storie narrate o lette dall’adulto. Gradualmente l’attività
mimica verrà accompagnata, in un processo spontaneo, da una vocalizzazione di suoni che man
mano si articoleranno in mormorii, ronzii, mugolii, gridi, sillabe, parole.
Finora la parola è legata a una immagine e parallelamente a un suono, piuttosto che al significato.
Per questo si suggeriscono parole che richiamino immediatamente nella mente del bambino
immagini emotivamente ricche.
“L'albero, mimato e rivissuto, la nuvola, il fiore, l'animale, la luna; l'acqua, la roccia, la
pioggia, il mare il vento (anche se invisibile) diventano esperienze interiori concrete. Tanto
che non solo possono manifestarsi in atti e forme, quasi danze, individuando i ritmi propri
di ogni oggetto, ma possono produrre modificazioni dell'apparato respiratorio e fonatorio
(che assume del tutto spontaneamente, in parallelo, le forme assunte esternamente dagli
arti) che diventa capace di emettere suoni strettamente analoghi, o meglio, riferibili, alle
forme esteriormente assunte”. (Lettera di Orazio Costa Giovangigli al nipote Nicola,
quaderno XVI, 29/8/66)
L'atto mimico quindi, se propriamente eseguito, consente di produrre suoni e parole che sono
analoghe (riferibili, come dice Costa) all'oggetto mimato. Da qui la necessità di "risvegliare l'istinto
mimico"; tale risveglio lo si attua con un periodo di ricerca e di mimazione degli oggetti naturali.
Non c'è limite alcuno agli oggetti che possono essere oggetto di mimazione: tutti noi possiamo
divertirci a mimare qualunque cosa...
http://www.cdrc.it/

2. Nel secondo biennio (III e IV classe della scuola primaria) il lavoro si


sposta maggiormente sul significato delle singole parole e di intere
frasi.
3.
Si comincia a lavorate su testi poetici, permettendo ai ragazzi di muoversi liberamente o di
assumere espressioni e posizioni, singole e di gruppo, suggerite loro dal suono delle parole e
dall’andamento dei versi.
“L'originaria stretta cooperazione tra apparato fonatorio e attività mimica (testimoniata dagli stati di
parossismo espressivo e dalle fasi infantili dell'attività fonatoria) per educazione plurimillenaria è
venuta meno, lasciando luogo a due indipendenti funzioni che solo eccezionalmente si riuniscono.
E' questa stretta cooperazione che il metodo mimico cerca di ripristinare per l'educazione e la
rieducazione del massimo sistema espressivo che è quello della parola - parlata.
La via per raggiungerla sperimentalmente è la persuasione di poter imprimere ogni configurazione
mimica (forma, tensione, intensità, innervazione coi suoi effetti di peso...) all'apparato fonatorio
quasi a far divenire tutto il corpo un grande strumento parlante modulabile mediante l'espressione
mimica stessa per ottenerne effetti vocali corrispondenti.” (GRUPPO MIM - CENTRO DI
AVVIAMENTO ALL'ESPRESSIONE. Seminari di divulgazione del metodo mimico. Seminario per
gli insegnanti della scuola materna e dell'obbligo.
3. Nel del terzo biennio (V classe della scuola primaria, I classe della scuola
secondaria di primo grado) inizia la riflessione sul ritmo della frase e del
verso.
Si fanno ascoltare ai ragazzi poesie con la richiesta di rappresentare graficamente, con segni non
descrittivi, il ritmo del verso stesso. Invitati a spiegare ai compagni il perché della scelta grafica,
spesso evidenziano come per loro, significato e ritmo siano interconnessi.
A partire da questa fase vengono ripresi periodicamente, adattandoli alle diverse fasce di età, gli
elementi introdotti nei primi anni (suono - movimento, significato - movimento.)
Gradualmente questa attività si trasforma e dalla ricerca di una espressività individuale si arriva al
tentativo di comunicare il risultato raggiunto agli altri.
Vengono affrontati, in questo periodo, anche testi di prosa e di poesia epica.

4. Nell'arco del terzo e del quarto biennio affrontando la lettura sia di fiabe
o miti, sia di poesia epica o lirica (legata a temi intimi e quotidiani ma
anche a tematiche storiche e sociali), si lavora per comunicare a un
uditorio le impressioni e le emozioni suscitate dal testo.
Vengono lette fiabe e racconti ai più piccoli, programmate serate di poesia o letture di prose per un
pubblico adulto. Il modo di accostarsi al testo, in tutte le fasi del lavoro, favorisce la libertà nel
rapporto col testo stesso, senza che si debba ricorrere continuamente alle parafrasi e ai riassunti
che appesantirebbero la ricerca espressiva e renderebbero il lavoro più noioso e faticoso. La
comprensione sia del significato, sia della struttura linguistica diventa momento necessario per una
lettura espressiva e capace di comunicare. Si riprendono così indirettamente conoscenze già
trovate in altri ambiti, sviluppando ulteriori abilità. Si comunica anche indirettamente ai ragazzi che
l'analisi linguistica può essere arche uno "strumento di lavoro" e non solo un compito scolastico.
Inoltre, anche senza averlo inizialmente individuato come obiettivo, è sempre accaduto che,
parallelamente a questa attività, si sia sviluppato il gusto di provare a produrre testi, che
ripetessero schemi, ritmi, figure retoriche, confluiti spesso nella lettura agli altri.

ESEMPI DI LABORATORI nella Scuola Città Pestalozzi


Anno scolastico 2007 - 2008

1. Percorso di Lettura espressiva nella classe prima della scuola secondaria di primo grado

Insegnanti conduttori dell’esperienza: Donatella Mitolo (Lettere), Anna Lucheroni. (teatro).


Titolo: Quante storie questa sera

L’attività teatrale si è inserita nel programma di lingua della prima parte dell’anno che prevedeva lo studio di
fiabe, favole, novelle e leggende.
L’esperienza si è conclusa con una serata di lettura e movimento aperta al pubblico.

2. Percorso di Lettura espressiva nella classe seconda della scuola secondaria di primo grado

Insegnanti conduttori dell’esperienza: Cinzia Mondini (lettere), Federica Felici (sostegno), Anna Lucheroni
(teatro).
Il percorso è stato ideato e realizzato dall’insegnante di lettere di classe, l’insegnante di sostegno e
l’insegnante di teatro.
Titolo: Cattivi soggetti

Il progetto è stato articolato immaginando tre “aree” ben precise: l’area del FUOCO, l’area della TERRA,
l’area del CIELO E ALTRE VISIONI.
Il filo conduttore trovato ha permesso di approfondire la conoscenza di personaggi anche molto lontani fra
loro (Dante, Cecco Angiolieri, Boccaccio, Giovanna d’Arco, Savonarola, Lorenzo il Magnifico, Martin Lutero,
Tommaso Moro, Tommaso Campanella, Ludovico Ariosto, Galileo Galilei, Suor Maria Celeste (figlia di
Galileo), Alda Merini.
L’esperienza si è conclusa con una serata aperta al pubblico.
RECTO E VERSO DELLA LOCANDINA DELLO SPETTACOLO

La classe
Un sistema educativo deve Prima Media
aiutare chi cresce in una Ma che favole Presenta:
cultura a trovare un'identità mi racconti?
al suo interno. Se questa
identità manca, l'individuo Abito da fiaba.
incespica nell'inseguimento
di un significato. Diventar leggenda.
Solo la narrazione consente
di costruirsi un'identità e di La novella
trovare un posto nella propria non è bella…
cultura. Le scuole devono
coltivare la capacità narrativa, Sei un mito!
svilupparla, smettere
di darla per scontata.
Quante storie questa sera!
J. Bruner
Scuola -Città Serata di lettura
da 18 Dicembre 2007
Pestalozzi
"La cultura dell'educazione" ore 20,30
Corridoio Stanza Video Teatro
Storie in rima La Favola La Fiaba
“La strega della favola” “La volpe e l’uva” “Cappuccetto Rosso”
Interpreti: Anna, (di Carlo Collodi)
Metà pubblico sarà invitato Elisabetta, Ursula. Interpreti: Caterina, Niccolò,
a entrare nella stanza video, Carlotta,
l’altra metà in teatro. La Novella Arianna, Clara, Margherita.
Poi avverrà il cambio.
Le letture proposte “Ginevra degli Almieri”
La Leggenda
nelle due stanze Interpreti: Clara, Nicolas,
potrebbero non avere Sabrina Affortunati, “Il Ponte del diavolo”
la stessa durata. Sabrina, Tommaso. Interpreti: Alessio,
Nello spazio d’attesa, Caterina Cruciani,
la strega Federica ammalierà Il Mito David, Giovanni,
gli spettatori con il suo flauto. “Come Coniglio portò Nicola .
il fuoco agli Uomini”
Insegnanti: Interpreti: Anna,
Donatella, Stefania, Clara, Sabrina,
Federica, Anna. Tommaso.