Sei sulla pagina 1di 4

Guillaume Dufay, chanson-mottetto Lamentatio Sanctae Matris Ecclesiae Constantinopolitanae (1454) 33 (4)

sez. aurea del pezzo

entrata dopo 13 brevi


39 brevi = 117 semibrevi cadenza

sez. aurea della sez aurea emiola

entrata dopo 26 brevi


entrata dopo 26 brevi
1
La caduta di Costantinopoli (1453) fu all’origine di un vasto
movimento di opinione nell’Europa del tempo: molti
sollecitarono il Papa e il re di Francia perché si organizzasse una
crociata che liberasse la città. In questo movimento si inserisce
il mottetto Lamentatio Sanctae Matris Ecclesiae
Constantinpolitanae di Dufay, composto nel 1454. Sembra che
anche il dipinto Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca
sia da ascrivere allo stesso clima. Le due parti in cui è suddivisa
la tela presentano scene apparentemente indipendenti l’una
dall’altra, che sembrano svolgersi in tempi e luoghi diversi (la
luce inonda la scena di Cristo da destra, quella in primo piano
da sinistra). Le due scene presenterebbero un contenuto
simbolico riferito a questi eventi. Il personaggio di spalle che
ordina il supplizio è vestito alla turca ed è probabilmente da
identificare con il sultano turco. Pilato e Cristo
simboleggerebbero rispettivamente Giovanni VIII Paleologo,
ultimo imperatore di Costantinopoli, e la chiesa d’oriente. Sulla
destra sarebbero invece raffigurati personaggi di primo piano
del panorama politico-culturale quattrocentesco: forse: il
cardinale Bessarione (all’epoca il principale mediatore tra la
chiesa cattolica e l’impero bizantino), Tommaso Paleologo
(fratello di Giovanni), Niccolò III d’Este (che all’epoca era già
morto).
È singolare constatare che le due opere non condividono
soltanto l’argomento principale, ma la stessa tecnica costruttiva:
infatti la superficie del dipinto è scandita dalle proporzioni della
sezione aurea, mentre la articolazioni del mottetto sono dettate
dalla serie numerica di Fibonacci con modulo 13:

13, 13, 26, 39


39, 39 78, 117

L’uso del numero 13 (settimo della serie di Fibonacci) è


riferibile all’uso dell’epoca di considerare l’imperatore di
Costantinopoli come il tredicesimo apostolo.
2
78 brevi cadenza
Triplum

O tres piteulx de tout espoir fontaine, O pietosissima fonte di ogni speranza,


Pere du fliz don’t suis mere esploree, padre del figlio di cui sono la madre piangente,
Plaindre me viens a ta court souveraine, vengo a porgere e te il mio lamento nella tua corte
De ta puissance et de nature humaine, sovrana,
Qui ont souffert telle durte villaine della tua autorità e della natura umana,
Faire a mon filz, qui tant m’a hounouree; che hanno sofferto che così grave offesa
fosse inflitta a mio figlio, che tanto mi ha onorato;
Dont suis de bien et de joye separee, perciò sono stata separata da ogni felicità e da ogni
Sans qui vivant veulle entendre mes plains. gioia,
A toy, seul dieu, du forfait me complains, senza alcun vivente che ascolti i miei lamenti.
Du gref tourment et douloureulx oultrage, Con te, solo Dio, mi lagno del delitto,
Que voy souffrir su plus bel des humains del pesante tormento e della dolorosa offesa
Sans nul confort de tout humain lignage. che vedo il più giusto tra gli uomini soffrire,
senza alcun conforto dall’intero genere umano.
Tenor

Omnes amici ejus spreverunt eam; non est qui Tutti gli amici l’hanno tradita. Tra tutti i suoi amici
consoletur eam ex omnibus caris ejus. nessuno la conforta.

Il testo in francese cantato dal triplum, piuttosto enigmatico, si può interpretare in questo modo: la madre piangente è la
città di Costantinopoli. Essa deplora lo stato pietoso in cui versa la Chiesa bizantina, riferendosi ad essa sia come figlia
propria che come figlia del Papa, nonché come al «più giusto tra gli uomini».

Il tenor è tratto da un frammento della I Lettura (dal libro delle Lamentazioni, 1,2) del Mattutino della feria V in Coena
Domini (Giovedì santo), intonato sulla formula salmodica prevista dalla liturgia (nel mottetto l’ordine delle 2 frasi è
invertito):

La scelta del tenor è significativa: il testo è tratto dalla prima delle Lamentazioni in cui il profeta (secondo la
tradizione, Geremia) piange la miserevole sorte di Gerusalemme, ridotta in schiavitù da Nabucodonosor re dei
Babilonesi. Il testo biblico della Lamentazione esordisce «Ah! Come sta solitaria / la città un tempo ricca di
popolo! / È divenuta come una vedova, / la grande tra le nazioni; / un tempo signora tra le province / è
sottoposta a tributo» (Lam 1,1). Evidentemente Gerusalemme qui è metafora di Costantinopoli, che era caduta
nel 1453 sotto il dominio del sultano turco. Qui sotto è riportato uno schema che mostra alcuni dei rapporti
dimensionali presenti nel mottetto (S. A. = sezione aurea; c. f. = cantus firmus; i numeri si riferiscono alla
durata in semibrevi di ciascuna sezione)

emiola

3
Piero della Francesca, Flagellazione (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche)

Sezione aurea

Sezione aurea

Piero della Francesca, Flagellazione: ricostruzione della posizione dell’osservatore (veduta dall’alto e laterale)

 personaggio di spalle (forse il sultano turco


che ordina il supplizio; Pilato e Cristo
simboleggerebbero rispettivamente Giovanni
VIII Paleologo, ultimo imperatore di
Costantinopoli, e la chiesa d’oriente)

 personaggi nel proscenio (forse: Bessarione,


Tommaso Paleologo, Niccolò III d’Este)

 osservatore