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Evolversi

oltre il “piatto mondo” delle pratiche ordinarie.



Invecchiare significa perdere la complessità nel nostro sistema.
Cosa significa ciò? Cercare di fare cose sempre più semplici, diremo quasi “abitudinarie” ed evitare tutto ciò
che è nuovo e richiede uno sforzo di adattamento.
Vi siete mai chiesti come mai malgrado tutte le attività fisiche che fate soffrite comunque di dolori articolari
e di una riduzione del vostro raggio di movimento articolare?
Gli esperti chiamano ciò “accelerazione del processo di invecchiamento”. Questo concetto non deve essere
visto dall’aspetto cronologico. Atleti ancora giovani soffrono di dolori o lesioni articolari che normalmente
si ritrovano in persone anziane. Come mai accade ciò?
Letteralmente possiamo affermare che abbiamo l’età delle nostre articolazioni!
Trascurare la nostra mobilità, accelera il processo di invecchiamento articolare.
Come avviene ciò?
Semplicisticamente: Quando noi comprimiamo le articolazioni esse producono liquido sinoviale,
accumulando un deposito di calcio e sali che formano come della specie di “stalattite”, così quando ci
muoviamo andiamo a passare con un certo “dolore” attraverso queste formazioni. A questo punto, il nostro
tessuto connettivo dispone degli strati spessi per prevenire la perdita completa della mobilità articolare in
quella zona in particolare. Sfortunatamente quando ci muoviamo e causa un imprevisto movimento
usciamo dal sicuro raggio motorio prestabilito, subito si generano delle lesioni, ma ancora peggio di ciò,
giornalmente dobbiamo subire un continuo e sottile dolore sparso qua e là nel corpo, che conduce verso
quella bassa qualità di vita che noi cerchiamo di superare con un giusto programma di fitness
– fitness = essere in forma, stato in cui si “è” quando struttura, movimento e respiro interagiscono
insieme-. Ri-creare questo stato richiede un allenamento neurologico e non fisiologico come viene
proposto nelle palestre di fitness moderno dove “avere forma” è la meta primaria.

Per poter riacquisire la nostra mobilità articolare, dobbiamo “lavare” ogni singola articolazione in modo
scientifico e sistematico seguendo un percorso encefalo-podalico –dalla testa verso i piedi-, e
prossimo/distale – dal centro verso la periferia-. Per poter ottenere il risultato desiderato bisogna seguire
questa sequenza specifica così come gli scienziati russi hanno potuto scoprire e stabilire. Questa ricerca
nasce da ben oltre 70 anni di ricerca ed osservazione di tutte quelle pratiche, metodi, sistemi che sono stati
prodotti in quella grande area geografica che è la Russia, che si estende dalla Cina, fino a noi passando per
Tibet, India, Persia. Solo dopo accurate e profonde ricerche è stato possibile utilizzare questo “Sistema”
per gli astronauti –che hanno un grande problema legato alla gravità terrestre durante il loro rientro dallo
spazio e di come mantenere la propria struttura osteo-articolare quando si trovano nello spazio a gravità
zero!-. Si consiglia di praticare questo speciale tipo di mobilità articolare – Polozheniye, in russo,
Положение: Естественная Осанка, Структурное Выравнивание.- almeno una volta la settimana, se
possibile anche tutti i giorni!

Struttura didattica:

1. Periodo di recupero: Allenarsi durante questa fase risana la nostra naturale capacità di respirare,
allinearsi e muoversi. Meta principale di questo livello consiste nel riacquistare la nostra
malleabilità infantile (flessibilità), e restaurare la nostra naturale coordinazione (consapevolezza), e
forza.
2. Periodo di coordinazione: Allenarsi durante questo periodo coordinerà il vostro respiro con il
movimento, il vostro allineamento con il respiro e il movimento con l’allineamento. Meta di questo
livello è la completa integrazione del respiro/movimento/struttura .
3. Periodo di raffinamento: Allenarsi durante questo periodo sinergizzerà il vostro respiro, movimento
e allineamento. Meta finale: raffinare la completa coordinazione ed integrazione degli esercizi
imparati in movimenti che siano veramente efficaci.



Nel primo periodo, è necessario imparare a muovere ogni singola articolazione separata da tutte le altre.
Così facendo si stimola al massimo la risposta neurofisiologica, anzi solo così il sistema risponde allo
stimolo-stress!

Nel secondo periodo si inizia a coordinare il movimento congiunto di più articolazioni, cosa che richiede una
attività sinaptica intensa e specifica, grazie alla quale si ri-formatta il nostro metacircuito neuronale di base.
Questo è l’aspetto più importante poiché rallenta il processo di invecchiamento del nostro cervello!

Nel terzo periodo, si cerca, non solo, di portare tutte queste migliorie nei movimenti della vita quotidiana,
ma di entrare in quello Stato Naturale di Libero Flusso corporeo, emotivo e mentale che ci permette di
vivere con qualità gli anni che ci restano da vivere. Non si tratta di vivere di più, ma meglio! A che serve
vivere ancora vent’anni di più in una condizione dolorosa o insana?

Nella prima parte della nostra pratica, come già detto, cerchiamo di muovere ogni singola articolazione in
modo indipendente dalle altre. Inoltre faremo degli esercizi mirati per eliminare quei” nodi” dal tessuto
connettivo profondo, evitando di fare quegli esercizi comuni di stretching che invece deformano
perennemente il nostro tessuto connettivo. Noi cerchiamo la viscoelasicità, cioè la capacità di un tessuto
di ritornare il più velocemente possibile nel suo stato naturale dopo l’avvenuto allungamento.
Allungarsi, come si intende comunamente, è un tipo di flessibilità controproducente poiché nel tempo,
come un elastico che viene sempre allungato, i tessuti, i muscoli e i legamenti si deformano in modo
permanente!!!

Sempre in questa prima parte, si faranno degli esercizi specifici per aumentare il tono muscolare grazie al
quale si può recuperare una completa mobilità osteo-articolare. Molto spesso noi siamo legati, tesi,
contratti non perché siamo duri, rigidi, ma perché la causa sottostante a queste perenne tensione è una
debolezza strutturale di fondo che il sistema nervoso centrale attraverso l’organo del Golgi cerca di
compensare inviando un cosiddetto “Riflesso da allungamento” che appunto contrae, accorcia i legamenti e
i muscoli. Se si vuole riacquisire la completa mobilità bisogna sapere come utilizzare questo risposta riflessa
del sistema nervoso a nostro vantaggio, e questo può essere fatto solo praticando in senso neurologico,
non forzando il corpo a superare fisicamente i suoi limiti, poiché così facendo per ogni euro guadagnato ne
pago poi dieci (medicine, terapie etc…) in futuro!
Mentre l’allenamento fisiologico pone l’attenzione sulla quantità del lavoro fatto –ripetizioni, serie, minuti
etc..-, la pratica neurologica pone l’accento sul COME quel lavoro è stato portato a termine.

Cosa si intende con “COME”?
Si intende che la valutazione della prestazione utilizza dei parametri “interni” come la fatica –Valutazione
Prestazione della Fatica, VPF-, il disagio con cui ho fatto quel lavoro –Valutazione Prestazione di Disagio,
VPD-, e la Valutazione Prestazione Tecnica, VPT, cioè la qualità tecnica con cui ho eseguito quel lavoro in
particolare. Brevemente: da 1 a 10, dove 1 è zero fatica-disagio e 10 e esausto-dolore massimo, una pratica
corretta non deve mai superare il livello 4-5, cioè fatica e disagio leggero, sopportabile. Per la valutazione
tecnica è invece valido il contrario: in una scala da 1, cioè bassa tecnica a 10 tecnica perfetta, non bisogna
mai scendere sotto 8. Tenendo presente questo schema, si pratica in modo che la fatica e il disagio non
superi mai 5, e la tecnica non scenda mai sotto 8. Questa modalità permette dei progressi neurofisiologici
senza dover poi pagare un prezzo in futuro, inoltre ci obbliga a allenarci con una qualità di Presenza ed
Intenzione che è di gran lunga più intensa e forte di ciò che si ha con una tipica seduta di meditazione,
yoga, Taiji o simili. Mantenere la Presenza sotto stress è qualcosa che tutte queste pratiche “interne” non
applicano più da molto tempo oramai, ma un tempo non era così….
La quiete nella quiete non è vera quiete. Solo la quiete durante il movimento è vera quiete –detto Zen-.
Questo punto è molto importante e vi pregherei di tenerlo sempre presente!




Quando parlo di “allenare il tono muscolare”, non intendo assolutamente un allenamento mono o
bidimensionale come viene fatto con pesi e macchine nelle palestre! Noi viviamo in un mondo
tridimensionale e i muscoli devono essere allenati in modo 3D. Questo limitato “raggio di azione”, allena i
muscoli in maniera isolata. L’isolamento è un mito di allenamento dell’era vittoriana che oggi non ha più
senso!

Brevemente:
Il corpo è composto come una rete interconnessa, costituito da due “sacche”. Il “sacco interno” contiene
ossa e cartilagini, e dove questa saccasi ”aggrappa avvolgendo” le ossa è detto: Periostio, mentre sulle
articolazioni è detta “capsula articolare”. Il “sacco esterno” contiene una “gelatina” elettrica detta
“muscoli” coperti a loro volta dalla “fascia”. Dove le due “sacche” si incontrano è detto “attaccamento
muscolare” o “punto di inserzione”. Le nostre ossa e articolazioni “galleggiano” in un mare di tensione
continua. Le ossa si comportano come “travi” che spingono verso l’esterno, mentre questa “rete” tira tutto
verso l’interno generando un sistema equilibrato di struttura tensile detta biotensegrità. L’elasticità dei
tessuti soffici, diminuisce con l’avanzamento dell’età, ed è la causa primaria delle lesione degli atleti o delle
persone anziane.
Muoversi su di un piano in 3D, “lavare” le capsule articolari con il giusto nutrimento e lubrificazione rompe
le “adesioni”, ammorbidisce i profili ossei (riducendo l’osteo artrite) e riduce l’osteoporosi.
L’allenamento classico con i pesi, non può fare ciò.
L’equipaggiamento di allenamento convenzionale, si focalizza su uno o due piani di lavoro sviluppando una
tensione corporea generale. Il nostro modo di praticare allena il nostro sistema nervoso in modo molto
efficiente perché si muove in 3D e nei “6 gradi di libertà motoria”. Questo vi permette di diventare più forti
ed agili allo stesso tempo.

Uno strumento che noi usiamo sono le “clave”, che esistono in tutte le culture dai tempi del paleolitico.
L’allenamento comune con i pesi, soprattutto se non insegnato in modo adeguato, comprime le
articolazioni. Maggiore la compressione articolare minore sarà la forza. Questa risposta del corpo si chiama:
Riflesso Artro-Cinetico. Le “clave” , proprio per la loro forma con un baricentro decentrato in avanti
producono una decompressione delle articolazioni e uno sviluppo in forza elastica dei tessuti, muscoli,
legamenti. Una “clava” di 15 kg. corrisponde ad un peso normale di 45 kg! Meno peso, maggior risultato….
L’allenamento con le “clave” è molto di più che 3D –piano sagittale, coronale e frontale-. Muovendo le
“clave” nei “6 raggi di libertà motoria”, viene allenata la catena fasciale attraverso tutta la “rete”, nel suo
massimale raggio di movimento libero! Questo aumenta l’elasticità dei tessuti piuttosto che traumatizzare
il corpo come avviene con l’allenamento bidimensionale con i pesi-macchine.


Maestri indiani di Yoga Integrale Sin dai tempi dell’Antico Egitto le clave facevano parte
con le clave –Gadajori-. dell’allenamento di un guerriero.