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Appunti filologia classica lezione 5/02/2018

Filologia classica  studi del mondo classico (definizione generale) in


tutte le sue sfaccettature. Filologia classica come scienza dell’antichità
vista nelle sue espressioni (storica,letteraria).
Definizione più specifica : filologia come disciplina che si occupa di
riportare le testimonianze del mondo classico alla loro forma originaria.
Concezione della filologia che risale alla fine del 700. Filologia come forma
di ricostruzione dei testi antichi attraverso l’analisi della loro trasmissione.
E’ un cammino che vuole essere un ‘ indagine a ritroso per arrivare il più
possibile alle testimonianze antiche e vicine nel tempo al testo originale.
(quella di cui si occupa il suddetto corso).
Lo strumento della filologia classica è la critica del testo, quella serie di
procedimenti necessari alla presentazione di uno scritto secondo quella
che doveva essere la forma originaria. (il più vicino possibile alle
intenzioni di chi lo ha composto).
Il testo non è un reperto monolitico, invariabile, come uno potrebbe
pensarae. Lo scritto può presentare problemi di verità, autenticità,
oggettività.
Il testo può subire variazioni in base all’impostazione ideologica
dell’editore. Il testo non è qualcosa di immutabile, ma bisogna avere
consapevolezza riguardo alla tradizione del testo e cosa comporta.
Un filologo terrà conto di cose diverse, piuttosto che della volontà di far
corrispondere il testo a propri interessi ideologici.
Bentley  filologo vissuto a cavallo fra 1600 e 1700  editore di Orazio.
Spiega come è arrivato a realizzare una nuova edizione dei testi di Orazio.
E’ uno studioso appassionato di testi classici, cerca un autore
rasserenante per l’ animo (Orazio), ‘’egli, sopra tutti gli antichi, è sempre
nelle mani e nel cuore di tutti’’ (Orazio ha avuto una fortuna mai
interrotta). Si occupa soltanto della correttezza e dell’esattezza dei testi,
non agli aspetti letterari / linguistici. Bentley parla del suo impegno nel
correggere Orazio nella prefactio ad lectorem. Spiega le motivazioni della
sua scelta. Una motivazione è che il testo di Orazio si era irrigidito in una
vulgata, che riproduceva in ogni edizione un testo simile.
Vulgata  termine generico, usato per indicare il testo in ‘’uso’’.
(vulgata può essere anche la traduzione in latino della bibbia di San
Gerolamo senso specifico).
Nei testi si ha un’edizione vulgata, che è quella normalmente conosciuta.
La vulgata di Orazio ai tempi di bentley è l’edizione di Lambinus datata
1571. E’ una vulgata che per molto tempo si è conservata con piccole
variazioni apportate dagli editori successivi.
Bentley introdusse circa 700 cambiamenti. (700 punti diversi rispetto alla
vulgata precedente).
Il mondo classico non ha originali.
Di Orazio possediamo circa 850 manoscritti. (Virgilio ne ha circa un
migliaio). Terenzio, pure un autore molto amato nel medioevo, 738. Di un
grammatico come Prisciano ne abbiamo 800. ( i grammatici furono autori
molto letti nel medioevo). Orazio ebbe la sua editio princeps (prima
edizione a stampa) nel 1470.
Le tre edizioni di Orazio (in fotocopia) appartengono alla collana
teubneriana.
Klingner divide i codici oraziani in tre famiglie : X, PSI (le due famiglie
principali), più una terza, che risente di entrambe le precedenti.
Borzsàk si è basato su una trentina di codici. Non ci dà precise indicazioni
riguardo i criteri seguiti. Mette in discussione la ripartizione delle famiglie
fatta da Klingner. Non usa più fare una distinzione per famiglie, ma
distingue per codici.Offre un apparato assai ricco, spesso fin troppo. Dà
poche informazioni riguardo alle congetture di altri studiosi. Non è
un’edizione molto apprezzata dagli studiosi, perché non ha portato delle
interessanti novità per quanto riguarda il testo. E’ un’edizione che si
caratterizza per un atteggiamento molto conservativo nei riguardi del
testo. Le opinioni degli studiosi che sono venuti dopo sono diverse 
Nisbet la ritiene una brutta edizione, piena di trivialità.
L’edizione di Shackleton Bailey esce a distanza di un anno, per la stessa
collana  è una collana che esce in Germania, durante il periodo della
divisione, in cui c’erano due sedi che operavano diversamente. Ha
risentito del particolare storico-politico. Shackleton Bailey è inglese, figlio
di una precisa scuola filologica, che discende da Bentley, di cui è un
estimatore. Shackleton Bailey ha preso in considerazione un numero
inferiore di codici, una quindicina,presenta un apparato molto essenziale,
tende a registrare le congetture sia degli antichi sia dei moderni  si
caratterizza per una lettura molto critica del testo e tende a portare
cambiamenti, talvolta anche solo a definire la punteggiatura.
L’edizione di Shackleton Bailey si inserisce in un filone ben definito della
critica letteraria in ambito testuale. E’ un’edizione che ha il merito di aver
sottoposto il testo di Orazio ad un vaglio critico, che lo ha portato ad
evidenziare aporie. E’ un’edizione che rischia di essere ipercritica, va usata
con molta cautela.
L’edizione critica è dotata di un apparato critico.
Marsi faber  Marsi è la congettura di Faber, autore del seicento.
Secondo Faber il termine ‘mauri’, che indica una popolazione del nord
africa, era inadatto. I mauri erano conosciuti per essere dei cavalieri, non
dei ‘’pedites’’. I marsi erano pedites romani -> reparti di fanteria
romana quindi è una congettura che si basa su considerazioni storiche.
Mauri X PSI  Mauri è quello che si legge in tutta la tradizione
manoscritta. (l’aspro volto del soldato mauro contro il nemico cruento)
Bailey cita Bentley (B) per avvalorare l’ipotesi di Marsi anziché mauri.
Codd P.  codices P= Porfirione.
Wodrig = Maurum aggettivo riferito a ‘hostem’  contro il soldato mauro

Hor carm 3,1


Bailey corregge cum famulis con tum famuli allora gli schiavi e il
signore insofferente della terra salgono (scandunt). E’ una congettura
poco felice, perché fa precedere al padrone gli schiavi.
Esempio dell’eccessivo razionalismo con cui Bailey tratta il testo oraziano.
Hor carm 3,2
Per Bailey ‘’amice’’ è un elemento irrisolvibile (inserisce le cruces
desperationis)
Hor carm 3,27,21 ss
carmen propempticon; Orazio augura ai nemici quelli che potrebbero
essere i pericoli del mare
Borzsak segnala qualche piccola variante (sentient). Il testo di Borzsak
coincide con quello di Kingler. Shackleton Bailey introduce una variante, al
posto di ''verbere rivas'' troviamo ''verbere costas''. Bailey ci dice che
''gementis'' è una proposta di Bentley.
Cf = confer (confronta) con Epodo,10,3. Aggiunge però che la tradizione è
univoca (ripas codd.P).
E' un altro esempio di quella tendenza ipercritica/iperazionale di
Shackleton Bailey, che tende a negare quella che potrebbe essere una
licenza poetica.
Epodo 10,3 = Orazio celia con il poeta Melo e fa riferimento all'Austro che
colpisce con orrendi colpi i lati della nave. (costas).
E' interessante come un editore possa andare a incidere sul testo che
andiamo a leggere.
Carm 4,5
ode dedicata ad Augusto. Chi ha vissuto l'angustia delle guerrie civili
guarda ad Augusto come un salvatore.
Bailey ''tecta scipsi'' (confronto con Virgilio, Georgiche, libro 4) al posto di
''ad vina''. Inserisce nell'apparato critico la congettura di Faber, ''nomen''
al posto di ''numen''.
''vina'' suggerirebbe un'immagine ridicola del beone che torna alla sua
vigna (Bailey).
Timpanaro ''per congetturare bisogna che ci siano le condizioni''.
Serm 1,3 : satira contro la volubilità delle persone
''sit mihi mensa tripes'' = che io abbia per mensa uno sgabello (è la mensa
del povero).
Bailey interviene a modificare il testo nel penultimo verso, dove utilizza
invece che ''puri'' -->''pura''--> l'aggettivo viene attribuito alla concha →
Borzsak (più conservativo) espunge 7 versi, Bailey 14, Klingner 19.
C'è una diversa sensibilità degli editori nei confronti di quelle che sono
considerate interpolazioni.
Nella prefazione l'editore ci dà le informazioni in merito alla trasmissione
manoscritta e perché è arrivato a determinati risultati. C'è una prefazione,
le indicazioni riguardo a tutta la tradizioni manoscritta, ai codici che sono
stati utilizzati, quando è possibile viene inserito uno stemma codicum,
che ci dà ragione di alcune scelte.
Bibliotheca oxionensis = collana che si occupa di filologia, insieme alla
teubneriana.
Terza collana : Belles lettres. E' partita da un punto di vista filologico più
tardi (1921); è di grado inferiore, perché ha un atteggiamento più
divulgativo---> la prefazione c'è, ma non è in latino, bensì in lingua
moderna (francese). Poi è presente la traduzione.
LEB--> ha un catalogo estremamente ampio (molti autori), ma dal punto
di vista del testo critico è molto scarna.....l'apparato critico è pressoché
inesistente.
Come la collana delle belles lettres tende più alla traduzione. Presenta un
traduzione in inglese, perché pubblicata in ambito anglosassone.
Collana paraviana (ormai chiusa)
collana pubblicata da mondadori con il nome di ''fondazione valla'', da cui
escono opere di un certo pregio, orientata ultimamente più verso i testi
della latinità cristiana.
Tipologia dell'apparato critico : l'editore ci dice le sue scelte, ma si adegua
ad una tendenza della collana stessa. Non è solo l'editore a decidere (ha
un'importanza notevole), ma si adegua anche a quelle che sono le scelte
della collana in cui pubblica.
L'apparato dell'oxoniense è abbastanza scarno → apparato negativo.
Apparato negativo ---> tende a riportare le cose diverse rispetto a quello
inserito nel testo.
Un apparato positivo tende a presentare la situazione di tutta la tradizione
manoscritta.
Il testo classico ha la peculiarità di non avere un testo originale → non si
danno autografi di un testo antico.
C'è una certa tipologia di testi, che sono poco inquadrabili e definibili in
relazione all'immagine dell'autore → come per i testi drammatici, si pensi
a Plauto.
Virgilio è stato fin da subito inserito nel canone degli autori classici,
studiati a scuola ---> questione della fortuna dei classici.
Ciò è stato determinante per la conservazione dell'opera. Tutto quello che
è rientrato nell'ambito dei classici si è garantito una sopravvivenza.
Sia di Virgilio sia di Orazio abbiamo una tradizione manoscritta sterminata.
I copisti, nel copiare il testo, lo filtrano. Tendono ad intervenire.
Già Cicerone si rendeva conto delle difficoltà di trasmissione del testo.

Appunti 7/02
Gli errori di copiatura possono essere legati alla sbagliata interpretazione
di forme compendiate Venere (col trattino lungo sulla e) che sta per
''Venerem''
Nell'antichità si scriveva con la scriptio continua (l'interruzione con lo
spazio è un fatto moderno). Un errore molto comune legato
all'interpretazione della scriptio continua, esempio codice
mediceo/Virgilio ---> troviamo una forma “ invenere “, ma in altri codici
leggiamo ''in venerem''. Nel mediceo chi ha trascritto non ha diviso bene
le parole; evidentemente la ''m'' non c'era nel manoscritto da cui ha
copiato, perché c'era una forma compendiata ''venere'' (con il trattino
lungo sopra la e).
Epistulae ad atticum
scripsi multa → qualcuno ha interpretato invece ''sciprimus tanta' ---> è
una lezione inaffidabile, l'editore ha cercato di adeguare l'errata
comprensione del testo a motivo di un 'errata divisione delle parole. E'
buona la congettura che è tanto più rispettosa/vicina alla tradizione
manoscritta.
Nel frammento di Aristofane (le nuvole) v.1089 1094
C'è un errore di omissione, dovuto alla presenza di elementi uguali nel
testo → è un errore di vista. Salto da un membro ad un membro (du
mede au meme, in francese).
Viene trascritto due volte ''euruproktOn''.
Errori dovuti al dettato interiore
il copista ripete mentalmente quello che va a scrivere e spesso il copista
può scrivere condizionato dalla pronuncia della parola.
In ambito tedesco ''fetus'' anziché ''vetus''.
Un'altra tipologia di errore è quello che tende a sostituire una parola con
un 'altra → tendenza alla semplificazione → ''lectio facilior''
In un manoscritto di Cicerone si legge galilea invece di ''gallia''.
Libanus (pasticciere) viene corretto con librarius (lectio facilior)/tendenza
alla semplificazione.
Errori di copiatura a causa di scambio di termini simili, come
''nomen/numen''.
Errori di inversione delle sillabe. In Pro.Quinctio di Cicerone l'editore
propone ''hoc quaeso'' con una congettura, modificando la lezione ''hoc
se quo'', che non ha senso e che è dovuta forse ad un errore di inversione
delle sillabe.
Una parte della tradizione è intervenuta modificando con ''obsecro'', che
pure non è affidabile in quanto ci sarebbe dovuto essere un complemento
oggetto (come te).
Errori di inserzione – dittografia o aplografia -
dittografia : scrivere due volte la stessa cosa.
Aplografia : semplificare una parola. (togliamo qualcosa di uguale), come
nei ''tristia'' di Ovidio
CIL = corpus iscriptionum latinarum → cura levata è testimoniata in
un'iscrizione, datata al II secolo d.C
La tradizione manoscritta, a cui ci affidiamo per la ricostruzione del testo,
presenta tutta soltanto ''mens relevata''. Dei due cura vicini il secondo è
stato eliminato e sostituito con 'mens' → il metro non avrebbe più
funzionato senza ''cura'', perciò è stato aggiunto mens.
Questo gioco di parole (cura- cura) in realtà è molto caro a Ovidio e trova
riscontro nei Remedia amoris. E' un espediente stilistico di Ovidio.
Errori polari :
troviamo la sostituzione di una parola con un termine agli antipodi, che
avviene spessissimo. Sostituzione di parole con una di significato opposto
sul piano semantico o culturale. ''bonum'' al posto di 'malum''.
Kalòs per ''kakòs''.
Gli interventi intenzionali hanno avuto conseguenze catastrofiche sulla
trasmissione dei testi, molto più degli errori casuali.
Tutti i testi destinati all'uso scolastico sono testi aperti → commenti,
lessici, grammatiche. I vari possessori dei manoscritti tendevano a
modificare i codici in loro possesso.
Esiste anche la categoria del 'lettore' → chi interviene non è soltanto un
copista.
I più pericolosi sono i lettori semi-dotti, perché hanno una presunzione di
capire il testo.
Diffusa può essere la sostituzione di parole antiche/arcaiche con altre più
moderne. In ambito greco si può trovare la sostituzione di parole rare con
quelle della koinè.
DI solito è intenzionale la sostituzione di un termine normale con uno
arcaico. L'altra cosa importante è l'alterazione ideologica → per trovare
sostegno ai propri errori.
Rufino scrive un libro ''De adulteratione librorum Originis'' → Origine
veniva accusato di idee non ortodosse, Rufino ne sosteneva l'ortodossia. Il
problema non era di Origene, ma di chi aveva modificato i testi per
dimostrare la mancanza di ortodossia. E' verosimile che ciò avvenisse.
Alcuni codici di basilio di cesarea vengono adulterati in occasione del
concilio di Firenze e Ferrata → siccome nel concilio si stava discutendo
l'unificazione delle chiese, orientale e occidentale, il problema che
animava la causa dell'unificazione era la disputa sul ''filioque''.
Appunti 13/02/2018
Errore commesso dell'autore → variante d'autore.
Definizione coniata da Giorgio Pasquali → il suo capolavoro va sotto il
nome di ''storia della tradizione e critica del testo'' → modifiche del testo
apportate direttamente dall'autore. Lo stesso Cicerone ci parla di variante
d'autore in una lettera ad Attico (6,2,3) → nel 'de repubblica' cicerone
aveva scritto scorrettamente ''fliuntos''; il testo del de repubblica era
conosciuto solo in parte fino al 1822, quando angelo mai scoprì un codice
palinstesto che lo conteneva.
Il codice era sbagliato; l'editore in rep, 2,8 ripropone nell'apparato critico
il lemma sbagliato che cicerone aveva utilizzato → fliunthios. La
correzione è avvenuta sulla base di quanto dice cicerone nella lettera ad
attico, dove ammette di aver sbagliato.
Cic. Epist. Att 12,16,1
la tradizione mantiene la lezione corretta → Aristophane. Non ci sono
codici con la lezione scorretta Eupoli, che però viene nell'apparato critico
da un editore “Eupoli primo scripserat Tullius” v. epist. Ad Att. 12,6,3
La tradizione manoscritta non ha risentito del primo errore di cicerone.
==
Mariotti in un saggio del 1995 lamenta che un'edizione importante come
quella oxionense mantiene la lezione sbagliata ''lucio corfidio'' (che
cicerone in una lettera ammette essere un proprio errore) → vedi cic.
Epist. Att 13,44,3
tanto la lezione sbagliata quanto quella corretta sono varianti riconducibili
a cicerone (→ variante d'autore).
Ci sono tantissimi testi antichi, di cui conosciamo fasi di revisione o più
edizioni.
La variante di un' edizione antica più convivere con la variante di
un'edizione più recente.
Anche per cicerone sappiamo dell'esistenza di più redazioni. Uno dei testi
coinvolti in questo discorso sono gli accademica di cicerone → prima in
due libri in una prima edizione, in una seconda fu ampliato e arrivò a
comprendere quattro libri; inoltre nella 2 edizione i primi due libri furono
rimaneggiati. E' il carteggio con attico a darci informazioni.
La seconda edizione che cicerone manda in copia non soppiantò del tutto
la prima. C'è rimasto il 2'libro della I; il I libro della II edizione
Ov. Amores I = non ci sono rimaste testimonianze di una prima redazione
degli amores; possediamo soltanto la seconda, che è in 3 libri e non in 5
fasti Ovidio = siamo informati di un rifacimento dell'autore dallo stesso
autore, che nei ''tristia'' (II) fa un riferimento ai fasti. ''Sex ego
fastorumscripsi totidemque libelos, cumque suo finem mense volumen
habet, idque tuo nuper scriptum sub nomine, Caesar, et tibi sacratumsors
mea rupit opus''.
Possediamo soltanto sei libri dei fasti e non dodici come nel progetto
originario (ogni fasto doveva essere dedicato ad un mese dell'anno)
Anche gli antichi non conoscevano i fasti nella loro versione originaria.
La sciagura cui fa riferimento ovidio è l'esilio →
gli studiosi hanno ipotizzato rimaneggianti, possibili varianti d'autore nel
testo dei fasti.
Mart, epigr 10,2 :
è un autore che presenta delle varianti; nel II libro marziale ci parla di una
revisione del testo.
Sappiamo che marziale abbia pubblicato varie edizioni dei suoi
epigrammi; in qualche caso è andato a migliorare l'epigramma. Il libro
decimo fu pubblicato nel 98 (seconda edizione) → la prima edizione
risaliva al 95.
la teoria della variante d'autore, sopratt. Grazie a pasquali, ha avuto un
grande successo. Per un po' di tempo c'è stata la caccia alla variante
d'autore. Gli studiosi ora sono molto cauti e più scettici riguardo alla
possibilità di individuare le varianti d'autore.
Schneiderwin → 1842 → è il primo editore che si è basato su un ampio
esame della tradizione manoscritta usando criteri filologici che possiamo
definire moderni, liberando il testo da una grande quantità di congetture
umanistiche.
Schneiderwin aveva posto la questione della variante d'autore in modo
dubitativo.
Lindsay tratta la cosa in modo più articolato / scientifico; con una certa
fondatezza. Lindsay rispetto a schneiderwin ha ampliato il numero dei
testimoni; ci sono stati dei passi avanti nell'edizione del testo di marziale.
Già schneiderwin aveva riconosciuto che la tradizione manoscritta va
divisa in tre famiglie, che sono tra loro indipendenti e che presentano
delle discrepanze risalenti all'antichità.
Altro editore importante di marziale è Heraeus → 1925 → anche lui è
convinto che nella tradizione manoscritta di marziale ci siano tre
recensioni antiche → è più scettico sulla possibilità che ci siano delle
varianti d'autore. Schneiderwin divide le famiglie in tre; Lindsay è un
grande sostenitore della variante in marziale; hereus dice che le tre
famiglie risalgono all'antichità ma sono frutto di una recensione che non
appartiene all'autore stesso → non sono varianti d'autore, ma lezioni
''corrotte'' di copisti successivi ;
le discordanze tra famiglie rispecchierebbero le discordanze fra le edizioni
antiche di marziale che circolavano nel III / IV secolo. Alla base di tutte e
tre le famiglie potrebbe esserci un 'unica edizione antica curata dalllo
stesso autore.
Un'ipotesi di questo tipo rende meno probabile che i codici conservino le
varianti d'autore.
Nonostante tutte le divergenze, tutte e tre le famiglie presentano la stessa
successione dei libri; fatto che non è scontato; gli xenia e gli apophoreta
sono presentati in chiusura degli epigrammi in tutte e tre le edizioni;
questo fa pensare che derivino da un unico esemplare tardo antico
Citroni Mario → prima edizione di Marziale → per Citroni il testo di
Marziale deve avere avuto un'ampia diffusione; apparirà precaria la
possibilità di individuare varianti che risalivano direttamente all'autore.
Scorpo = partito verde
veneto = partito azzurro