Sei sulla pagina 1di 10

Lingua e letteratura etiopica antica

Corso di laurea in Lingue e culture


Morfologia ge‘ez

Facoltà di Lettere e filosofia

anno accademico 2005/06


Nome
1. Formenominali

Alessandro Bausi 2005


Il nome ge‘ez consta delle tre consonanti radicali (più raramente due o quattro), di vocali su cui esse si ap-
poggiano, e talvolta di preformanti o afformanti; la disposizione delle vocali, e eventualmente il tipo di preformante

dell'Asia e dell'Africa
e di afformante, avviene secondo schemi fissi detti schemi nominali, che si suole indicare mediante numeri (1, 2, 3,
Università di Napoli

indicanti la prima, seconda e terza radicali) e mediante la radice esemplificativa qtl.


ESEMPI. – Schema tipo 1a¯2e3 (o qa¯tel): sòad¯ eq “giusto”, da¯hŠen “sano”, ecc.; schema tipo 1a22a¯3 (o qatta¯l): far-
ra¯h “pauroso”, gabba¯r “operaio” ecc.; schema tipo ma1a22e3 (o maqattel): makwannen “giudice”, mafakker
“interprete”, ecc.
In origine la maggior parte degli schemi nominali era legata ad un certo significato (colori, difetti fisici, in-
tensivi, ecc.), ma in ge‘ez spesso questo valore è perduto. Perciò è utile ricordare solo gli schemi seguenti:
"L'Orientale"

1a2a¯3i (qata¯li) participio attivo e nome d’agente della forma verbale di base (“uccisore”)
1e2u3 (qetul) participio passivo della forma di base (“ucciso”)
ma– preformante di molti sostantivi e participi delle forme verbali derivate
–a¯wi afformante che forma aggettivi da sostantivi (es. manfas “spirito” > manfasa¯wi “spirituale”)
2. Genere
Il maschile non ha segnale morfologico. Per il femminile, la –t comune a molte lingue semitiche è usata rego-
larmente in ge‘ez solo per participi e aggettivi (naga¯si “reggente”, f. naga¯sit; qata¯li, f. qata¯lit); nei sostantivi è rara,
e in essi in pratica il genere è desumibile solo dal dizionario. In ge‘ez, il più delle volte, un sostantivo può essere
trattato sia come maschile sia come femminile nell’accordo del verbo, dell’aggettivo e del pronome.
3. Numero
In ge‘ez esistono singolare e plurale; vi sono inoltre alcuni resti cristallizzati di duale.
Il singolare ha la forma dello schema nominale cui il sostantivo appartiene, e compare come tale nel diziona-
rio; ad esse si aggiungono le desinenze di flessione che vedremo sotto.
Il plurale può essere di due tipi:
(a) esterno
si forma aggiungendo al singolare un morfema (cui poi si aggiungono le desinenze di flessione). Tale morfema è:
(1) per i sostantivi: –a¯t (maschile e femminile)
NOTA. – Se il sostantivo termina al singolare in –a¯ , si aggiunge solo –t; se in –e¯ , si ha –e¯y a¯t (più di rado –eya¯t,
–aya¯t); se in –i, –iya¯t; se in –o, –owa¯t.
(2) per gli aggettivi e participi: m. –a¯n, f. –a¯t
NOTA. – Se il sostantivo termina in vocale (–a¯, –e¯, –i, –o), stessi fenomeni di cui sopra.

(b) interno (o fratto)


si forma senza afformante, ma modificando il vocalismo interno; talora si aggiunge preformante ’a–. Vi sono
molti schemi di plurali interni, ciascuno corrispondente ad uno o più schemi di nome singolare (e, viceversa, uno
stesso schema nominale singolare può avere più di una forma di plurale interno). Per ogni sostantivo, il dizionario
fornisce il plurale, esterno e interno, indicandone la forma; non occorre quindi imparare i vari tipi di plurali interni.
Si danno i principali a titolo di esempio:

sing. 1a2a¯3i (e altri tipi), pl. 1a2a3t es. qata¯li “uccisore”, pl. qatalt
sing. 1e23 (e altri tipi), pl. ’a12a¯3 es. lebs “vestito”, pl. ’alba¯s
sing. 1a23 (e altri tipi), pl. ’a1a¯2e3 es. bag‘ “pecora”, pl. ’aba¯ge‘
sing. 1a23 (e altri tipi), pl. ’a12e3t es. gabr “schiavo”, pl. ’agbert

pag. 1 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
NOTA. – Alcuni nomi (p.es. tutti i participi di tipo 1a2a¯3i) possono avere entrambi i tipi di plurale, esterno e in-
terno.

Facoltà di Lettere e filosofia


4. Flessione

anno accademico 2005/06


(a) accusativo
è in –a se il nome termina in consonante; in –e¯ se termina in –i; è uguale al nominativo se il nome termina in

Alessandro Bausi 2005


altra vocale
(b) vocativo

dell'Asia e dell'Africa
’o– prefisso al nome (o anche suffisso); più spesso, però, senza niente
Università di Napoli

(c) rapporto genitivale


“la casa (be¯t) del re (negus)”
(1) be¯t–a negus: detto anche “stato costrutto” (come per l’accusativo, se il nome è in –i, passa ad –e¯; se in
altra vocale, resta immutato)
(2) be¯t za–negus (si adopera cioè il pronome relativo za–, che si accorda però col nome reggente)
(3) be¯t–u la–negus (si adopera cioè la particella la; il nome reggente ha pronome suffisso detto “di richia-
"L'Orientale"

mo”, accordato naturalmente col retto).

Verbo
1. Tempi, modi, forme nominali

Ogni verbo etiopico può avere tre tempi:


(a) compiuto (o perfetto) azione passata, o compiuta (anche nel presente)
(b) incompiuto (o imperfetto) azione presente o futura, o incompiuta (anche nel passato)
(c) gerundio azione precedente ad altra presente o passata o futura
possiede inoltre tre modi:
(a) indicativo (che si sviluppa nell’imperfetto, perfetto e gerundio visti sopra)
(b) congiuntivo (o iussivo) volontà, desiderio, proponimento, esortazione, invito, ecc.
(c) imperativo ordine; non può essere mai negativo, nel qual caso si usa il congiuntivo negativo
(cioè preceduto da ’i–)
e due forme nominali:
(a) participio (attivo e passivo)
(b) infinito

La flessione del verbo avviene mediante afformanti e/o preformanti, che si aggiungono al tema verbale, il
quale può variare secondo 12 forme verbali (vedi paragrafo successivo).
Gli afformanti e i preformanti (uguali per tutte le forme verbali) sono:
1sc 2sm 2sf 3sm 3sf 1plc 2plm 2plf 3plm 3plf

comp. –ku –ka –ki –a –at –na –kemu –ken –u –a¯


inc. ’e– te– te–i ye– te– ne– te–u te–a¯ ye–u ye–a¯
cong. ’e– te– te–i ye– te– ne– te–u te–a¯ ye–u ye–a¯
imper. Ø –i –u –a¯
ger. –eya –aka –aki –ó –a¯œ –ana –akemu –aken –omu –on

Le forme nominali hanno forme proprie a seconda del tema verbale a cui appartengono.
2. Le forme (o temi) verbali
Ogni verbo ge‘ez possiede una forma (o tema) base, che esprime il significato ‘normale’ della radice, fletten-
dolo secondo i tempi, modi ecc. visti ora: per far ciò utilizza gli afformanti e preformanti suddetti, e certi schemi di
vocalizzazione (uno per il perfetto, uno per l’imperfetto ecc.); inoltre l’imperfetto ha sempre la seconda radicale
geminata.

pag. 2 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
Il verbo ge‘ez possiede però anche altre 11 forme (o temi; quindi 12 in tutto), che flettono utilizzando gli
stessi afformanti e preformanti, ma modificano il tema rispetto a quello della forma-base, cioè presentano vocaliz-
zazione diversa, e/o raddoppiamento della seconda radicale (oltre all’imperfetto), e/o preformanti speciali (’a–, ta–,

Facoltà di Lettere e filosofia


’asta–); questo allo scopo di esprimere dei mutamenti semantici rispetto al significato della forma–base.

anno accademico 2005/06


Le 12 forme del verbo ge‘ez sono organizzabili nel modo seguente:
1. forma semplice (qatala “uccidere”)

Alessandro Bausi 2005


2. forma intensiva seconda radicale raddoppiata (qattala “trucidare”)
3. forma iterativa vocale a¯ dopo la prima radicale (qa¯tala “combattere”); indica durata, frequenza,
(e durativa) abitudine, e azione compiuta da molti

dell'Asia e dell'Africa
Università di Napoli
queste tre forme possono combinarsi con altre quattro:
I. semplice I.1 qatala, I.2 qattala, I.3 qa¯tala
II. causativo (’a– prefisso): far fare a qualcuno l’azione indicata nella forma semplice
II.1 ’aqtala “far uccidere”, II.2 ’aqattala “far trucidare”, III.3 ’aqa¯tala
III. riflessivo–passivo (t(a)– prefisso): III.1 taqat(a)la, III.2 taqattala, III.2 taqa¯tala
IV. causativo–riflessivo (’asta– prefisso): indurre qualcuno a compiere l’azione indicata dalla forma sem-
plice (es. keheda “abiurare”, ’astakeheda “far abiurare”); proclamare, dichiarare,
"L'Orientale"

ritenere qualcuno in possesso della qualità indicata alla forma semplice e in un so-
stantivo (es. bedòu‘ “beato”, ’astabadò‘a “proclamare beato”): IV.1 ’astaqtala, IV.2
astaqattala, IV.3 ’astaqa¯tala
AVVERTENZA. – La suddetta formalizzazione è quella della grammatica e del dizionario del Dillmann. Nella
grammatica del Conti Rossini si ha il raggruppamento inverso: I. forma semplice, II. intensivo, III. causativo;
1. semplice, 2. causativo, 3. riflessivo–passivo, 4. causativo–riflessivo. Poiché entrambi gli autori procedono
“per numeri romani”, la trattazione nelle rispettive grammatiche risulta invertita: il Dillmann tratta tutte le
forme semplici, articolandole in semplici (1), intensivo (2), e iterativo (3); poi le causative (II), articolandole al-
lo stesso modo, ecc.; il Conti Rossini viceversa.

Flessione completa della forma I.1


AVVERTENZA. – A differenza di tutte le altre forme, la I.1 distingue due tipi di verbi, il tipo qatala e il tipo ga-
bra, che si differenziano al compiuto, al congiuntivo e all’imperativo. Tale differenza formale corrisponde ad
una differenza semantica: il tipo qatala indica azione (ed è detto anche transitivo), il tipo gabra indica preva-
lentemente stato (ed è detto anche intransitivo). Ogni verbo appartiene di massima all’una o all’altra classe, ma
si possono dare casi di flessione promiscua.
compiuto incomp. congiuntivo imperativo gerundio

tipo qatala tipo gabra tipo qatala tipo gabra tipo qatala tipo gabra

qatalku gabarku ’eqattel ’eqtel ’egbar qatileya


qatalka gabarka teqattel teqtel tegbar qetel gebar qatilaka
qatalki gabarki teqatteli teqteli tegbari qeteli gebari qatilaki
qatala gabra yeqattel yeqtel yegbar qatilo
qatalat gabrat teqattel teqtel tegbar qatila¯

qatalna gabarna neqattel neqtel negbar qatilana


qatalkemu gabarkemu teqattelu teqtelu tegbaru qetelu gebaru qatilakemu
qatalken gabarken teqattela¯ teqtela¯ tegbara¯ qetela¯ gebara¯ qatilaken
qatalu gabru yeqattelu yeqtelu yegbaru qatilomu
qatala¯ gabra¯ yeqattela¯ yeqtela¯ yegbara¯ qatilon

participio attivo qata¯li passivo qetul


infinito qatil se usata assolutamente, qatilot se con suffisso possessivo, o se all’accusativo, o
se allo stato costrutto (–ot–a).

pag. 3 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
Schema completo delle forme verbali

Facoltà di Lettere e filosofia


I II III IV

anno accademico 2005/06


1. comp. qatala ’aqtala taqatla ’astaqtala
incomp. yeqattel ya¯qattel yetqattal ya¯staqattel

Alessandro Bausi 2005


cong. yeqtel ya¯qtel yetqatal ya¯staqtel
imper. qetel ’aqtel taqatal ’astaqtel
ger. qatilo ’aqtilo taqatilo ’astaqtilo

dell'Asia e dell'Africa
part. qata¯li, qetul ’aqta¯li taqata¯li mastaqtel, mastaqatel
Università di Napoli

inf. qatil, qatilot ’aqtelo, –ot taqat(e)lo, –ot ’astaqtelo, –ot

2. comp. qattala ’aqattala taqattala ’astaqattala


incomp. yeqe¯ttel ya¯qe¯ttel yetqe¯ttal ya¯staqe¯ttel
cong. yeqattel ya¯qattel yetqattal ya¯staqattel
imper. qattel ’aqattel taqattal ’astaqattel
"L'Orientale"

ger. qattilo ’aqattilo taqattilo ’astaqattilo


part. qatta¯li ’aqatta¯li taqatta¯li mastaqattel
inf. qattelo, –ot ’aqattelo, –ot taqattelo, –ot ’astaqattelo, –ot

3. comp. qa¯tala ’aqa¯tala taqa¯tala ’astaqa¯tala


incomp. yeqa¯ttel ya¯qa¯ttel yetqa¯ttal ya¯staqa¯ttel
cong. yeqa¯tel ya¯qa¯tel yetqa¯tal ya¯staqa¯tel
imp. qa¯tel ’aqa¯tel taqa¯tal ’astaqa¯tel
ger. qa¯tilo ’aqa¯tilo taqa¯tilo ’astaqa¯tilo
part. qa¯ta¯li, qutul ’aqa¯ta¯li taqa¯ta¯li mastaqa¯tel
inf. qa¯t(e)lo, –ot ’aqa¯t(e)lo, –ot taqa¯t(e)lo, –ot ’astaqa¯t(e)lo, –ot
Osservazioni

1. Sui tempi, modi e forme nominali del verbo


(a) l’incompiuto e il congiuntivo hanno in comune il fatto di essere forme a preformanti, contro compiuto e
gerundio; ma si differenziano fra loro per il fatto che l’incompiuto ha sempre (in tutte le forme) la seconda radicale
raddoppiata, il congiuntivo mai (eccetto che alla forma 2, dove tutti i modi e tempi ce l’hanno). Alla forma semplice,
differiscono anche per la vocalizzazione; alla forma 2, che ha sempre la seconda radicale raddoppiata, differiscono
solo per la vocalizazione (–e¯– contro –a–)
(b) l’imperativo ha sempre tema uguale al congiuntivo, perché si tratta di forme semanticamente simili
(c) il gerundio ha sempre vocali a ed i
(d) il participio ha sempre finale –a¯3i, eccetto che alla forma IV. In tutte le forme derivate può però avere al-
tre forme in ma–, di tipo vario; per quello della forma base, vedi sopra
(e) l’infinito delle forme derivate ha sempre finale –2(e)3o (la e compare se la seconda radicale è precedeuta
da altra consonante, cioè dalla seconda stessa geminata, o dalla prima: forma II.1 e IV.1, e forma 2); le forme in –o
si impiegano quando esso è usato assolutamente, quelle in –ot se seguito da pronome suffisso; per quello della forma
base, vedi sopra.
2. Sulle forme
(a) la forma 1 non ha segnali particolari
(b) la forma 2 è sempre caratterizzata dal raddoppiamento della seconda radicale
(c) la forma 3 è sempre caratterizzata da allungamento della vocale dopo la prima radicale
(d) la forma II è sempre caratterizzata da ’a–; al perfetto, si ha ’aqtala invece di *’aqatala; all’incompiuto e
al congiuntivo, la ’a– si fonde col preformante: *’e+’a– > ’a–, *te+’a– > ta¯–, *ye+’a– > ya¯–, *ne+’a– > na¯–
(e) la forma III ha al perfetto taqatla invece che *taqatala. Se la prima radicale del verbo è una sibilante o
una dentale, la t riflessiva si assimila ad essa, scomparendo dalla scrittura (la consonante radicale allora si pronun-
cia geminata)
(f) la forma IV ha in genere al perfetto ’astaqtala, ma esiste anche ’astaqatala oppure ’astaqatla.
All’incompiuto e al congiuntivo lo ’asta– si fonde col preformante, dando luogo agli stessi fenomeni della forma II.

pag. 4 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
Verbi irregolari
1. Di mediageminata (tipo 1a2a2a, es. nababa “parlare”)

Facoltà di Lettere e filosofia

anno accademico 2005/06


All’incompiuto e all’imperativo, e al congiuntivo nelle sole forme derivate, quando si ha afformante, e quindi
la successione –2e2V in fine di parola, si può avere caduta di e, e quindi –2e2V > –22V, con conseguente elimina-
zione grafica di un segno sillabico, es. yenabbebu §{mkké: oppure yenabbu §{ké:, nebebi }mkkï: oppure nebbi

Alessandro Bausi 2005


}kï:
2. Con w/y come radicale

dell'Asia e dell'Africa
Università di Napoli

(a) di prima w/y


Al congiuntivo e all’imperativo della forma I.1 si ha vocale a, e la w/y cade (es. walada “generare”, cong.
yelad invece di *yewled); talvolta si ha vocale e, e le due forme possono coesistere. Il resto è regolare.
(b) di media w/y
Alla forma I.1, il perfetto è sempre di tipo gabra sia per i transitivi che per gli intransitivi, con –aw–/–ay– >
–o–/–e¯–: mota “morire”, *s¢e¯t‚a “vendere” (la flessione è poi regolare: mot–ku, mot–ka ecc.). Il congiuntivo è yemut
"L'Orientale"

< *yemwet, yes¢it‚ < *yes¢yet‚. Tutto il resto è regolare, eccetto il causativo (forma II), che si forma sulla I.1, cioè ’a-
mota (e non *’amwata), e che talvolta viene “regolarizzato” in ’amata.
(c) di ultima w/y
Tutte le volte che si avrebbe –ew/–ey in finale, si ha –u/–i (es. 3sm incomp. yefattu < *yefattew, 3sm cong.
yeftu < *yeftew); tutte le volte che si avrebbe –aw– in fine di parola e sillaba (cioè a + w + cons.) si può avere –o–
(es. 2sm perfetto fannoka < *fannawka); quando si avrebbe –awa finale, si ha talvolta –o (es. 2sm hallawa o hallo
“essere”).
3. Con laringale (’ ‘ h hò hŠ) come prima, seconda e terza radicale

La laringale tende a modificare la vocale che precede


(a) laringale + a : vocale e precedente > a (e + lar. + a > a + lar. + a)
il caso più tipico è il preformante nei prima laringale, es. *yehòarres > yahòarres
(b) laringale + e/i/u : vocale a precedente > e (a + lar. + e/i/u > e + lar. + e/i/u)
es. media laringale *yemahòhòer > yemehò(hò)er
(c) laringale + Ø : vocale a precedente > a¯
es. terza laringale cong./imper. *yesma‘ > yesma¯‘, *sema‘ > sema¯‘.

Pronome

1. Pronome personale

(a) indipendente

si usa come soggetto, con valore enfatico e nella frase nominale


1c 2m 2f 3m 3f
s ’ana ’anta ’anti we’etu (acc. –a) ye’eti (acc. –a)
pl nehòna ’antemu ’anten we’etomu (’emuntu) we’eton (’ema¯ntu)
(b) suffisso

suffisso al nome: valore possessivo e di appartenenza (“il mio libro”, “la sua colpa” ecc.)
1c 2m 2f 3m 3f
s –ya –ka –ki –(h)u –(h)a¯
pl –na –kemu –ken –(h)omu –(h)on
osservazioni al pronome suffisso al nome
(1) alle terze persone, i “suffissi lunghi” (con h) si usano se la parola finisce in vocale (es. negus–u “il suo
re”, qata¯li–hu “il suo uccisore”)
(2) se il nome è al singolare, si danno casi diversi a seconda che:

pag. 5 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
(2a) termini in consonante: se tale consonante è uguale a quella inziale del suffisso, restano distinte con e in-
terposto: berha¯nena “la nostra luce”, non *berha¯n–na.
(2b) termini in vocale al nominativo: si aggiungono i suffissi lunghi alle terze persone, senza problemi gli al-

Facoltà di Lettere e filosofia


tri. Se però termina in –i, essa può cadere davanti al pronome di 1s (qata¯li > qata¯liya o qata¯leya)

anno accademico 2005/06


(2c) termini in –a accusativo: la –a cade davanti al pron. di 1s (neguseya, non *negusaya “il mio re”) e a
tutti quelli di 3s e 3pl, assumendo i suffissi brevi (negusomu, non *negusahomu) eccetto la 3sm, dove la –a,
dell’accusativo si contrae con la –u dando luogo a –o: *negus–a–u > neguso.

Alessandro Bausi 2005


(2d) termini in –e¯ accusativo: tale –e¯ resta solo con le 2.e persone, altrimenti passa a –i (qata¯le¯, “occisorem”
> qata¯liya “occisorem meum”).

dell'Asia e dell'Africa
(3) se il nome è al plurale: si aggiunge sempre –i– fra nome e suffisso; se il nome è all’accusativo (–a), cade
Università di Napoli
la –a.
pronome rafforzato
(a) lali + pron. suff. = pronome personale soggetto rafforzato: laliya “io stesso”
(b) kiya¯ + pron. suff. = pronome personale oggetto rafforzato: kiya¯ya “me stesso” (accusativo)
(c) zi’a (m.), ’enti’a (f.), ’eli’a (pl. com.) + pron. suff. = pronome possessivo (senza idea di rafforzamento).
Se usato in senso attributivo, il nome a cui si riferisce può stare in stato costrutto o essere unito da za: “la mia casa”
"L'Orientale"

be¯ta zi’aya o be¯t zazi’aya.


suffisso al verbo: i pronomi suffissi al verbo sono uguali a quelli del nome, eccetto:
1s –ni (invece di –ya), 3sm –o (invece di –u).
Inoltre, la consonante iniziale del suffisso risulta quasi sempre geminata se la forma verbale termina in –a
oppure in –e (< –i, vedi sotto).
osservazioni al pronome suffisso al verbo
(1) se la forma verbale termina in consonante si inserisce una –a– davanti al suffisso (es. yeqattel–a–nni); al
congiuntivo tale –a– c’è solo col suff. di 1s (es. yeqtel–a–nni), mentre con le altre persone non c’è alcuna vocale di
legamento (es. yeqtelka); se è la 2plf –ken, col suff. di 3a persona (s / pl, m / f) si ha –ken–a¯–hu (–kena¯ha¯ ecc.) op-
pure –ka¯–hu ecc.; se la forma verbale termina in k/q/g, tale consonante si assimila alla –k dei suffissi di 2a persona.
(2) se la forma verbale termina in vocale
(2a) –a
– (3sm del perfetto): la –a cade e si assumono i suffissi leggeri –o, –a¯, (qatal–o)
– (altre persone): si ha –a > –a¯ davanti al suffisso (es. *qatalna–hu > qatalna¯hu)
(2b) –i
– (di flessione, es. 2sf incomp. teqatteli): > e (es. teqattel–e–nni); però con i suffissi di tutte le persone si usa
il tipo leggero, davanti al quale si sviluppa una y, dando luogo a –yo, –ya¯, –yomu, –yon; la –i resta, e viene scritta e,
pronunciata però, per il suo contatto con y, come [i]: es. teqatteliya¯ o teqatteleya¯ “tu (f) la uccidi”
– (radicale, es. nei verbi di 3a radicale y): resta sempre
(2c) –u
– radicale o no, si comporta come la –i non radicale coi suffissi di terza persona: –u–w–o, –u–w–a¯, ecc.
(scritta e oppure u, sempre pronunciata [u]); con gli altri suffissi, resta sempre.
2. Pronome dimostrativo

“Questo”
(1) ms nom. ze fs nom. za¯ pl.m. nom. ’ellu pl.f. nom. ’ella¯
acc. za acc. za¯ acc. ’ellu acc. ’ella¯
(2) ms nom. zentu fs nom. za¯tti pl.m. nom. ’ellontu pl.f. nom. ’ella¯ntu
acc. zanta acc. za¯tta acc. ’ellonta acc. ’ella¯nta
“Quello”
ms nom. zekku fs nom. ’enteku pl.m. nom. ’elleku pl.f. nom. ’ellektu
nom. zektu nom. ’enta¯kti
acc. zekka acc. ’enta¯kta acc. ’elleku acc. ’ellekta
3. Pronome relativo
s.m. za– s.f. ’enta pl.c. ’ella (tutti prefissi alla parola cui si riferiscono)

pag. 6 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
4. Pronome interogativo
“chi ?” mannu acc. manna

Facoltà di Lettere e filosofia


“che cosa ?” ment acc. menta

anno accademico 2005/06


“quale ?” sing. ’ay acc. ’aya
plur. ’aya¯t acc. ’aya¯ta
“quanto ?” sing./pl. esfentu acc. esfenta

Alessandro Bausi 2005


5. Pronomeindefinito
mannu, ment (= interrogativo), spesso + –hi e –ni.

dell'Asia e dell'Africa
Università di Napoli

Pronuncia tradizionale.
Bibliografia di riferimento: Marcel Cohen, “La prononciation traditionnelle du guèze (éthiopien classique)”, Journal
Asiatique, 17 (1921), pp. 217-269 (con bibliografia precedente ragionata, pp. 238-247); Eugen Mittwoch, “Die traditionelle
Aussprache des Aethiopischen”, Mitteilungen des Seminars für Orientalischen Sprachen, 28 (1925), pp. 126-248; Id. (Abes-
sinische Studien Heft 1, Berlin und Leipzig: Verlag von Walter de Gruyter & Co., 1926): rec. di Marcel Cohen, Journal Asia-
tique, 210 (1927), pp. 176-181; Id., Bulletin de la Société Linguistique, 27 (1926-1927), pp. 176-177; Pontus Leander, Zei-
"L'Orientale"

tschrift für Semitistik, 7 (1929), pp. 110-112; Ignazio Guidi, “Die traditionelle Aussprache des Aethiopischen”, Deutsche Li-
teraturzeitung, Neue Folge, dritter Jahrgang (1926), pp. 1903-1908; Carl Brockelmann, “Zur Kritik der traditionellen Aus-
sprache des Aethiopischen”, Zeitschrift für Semitistik, 7 (1929), pp. 205-213; Edward Ullendorff, The Semitic Languages of
Ethiopia. A Comparative Phonology (London: Taylor’s (Foreign) Press, 1955), pp. 29-34; Makonnen Argaw, Matériaux pour
l’étude de la prononciation traditionnelle du guèze (Études éthiopiennes Mémoire 44, Paris: Éditions Recherche sur les Civi-
lisations, 1984): rec. di David L. Appleyard, Bulletin of the School of Oriental and African Studies, 50/1 (1987), pp. 142-144;
Luigi Fusella, Rassegna di Studi Etiopici, 31 (1987 [1988]), pp. 277-278.

Principio generale: sono da considerarsi importanti, perché più rilevanti e più antichi, tutti i tratti non comuni
alla lingua standard. Il raddoppiamento delle laringali è questione molto dibattuta: cfr. rec. di M. Cohen a E. Mit-
twoch; C. Brockelmann.
Raddoppiamenti nel verbo: la –t della III sing. femm. del perf. davanti a vocale di legamento del suffisso; wa-
ladat–takka; II sing. m.: nagar–kk–anni (non sempre obbligatorio); II sing. femm.: –ki è meno regolare; II plur. m.
perf.: nagarkkemu; la forma femminile è meno regolare; III sing. m. si raddoppia davanti a suffissi: yeqtel–lo; non è
obbligatoria con i pronomi di III plur.; indipendente dai pronomi è qatalkkemu.
Raddoppiamenti nel pronome: I sing.: si raddoppia se termina in vocale (anche con la a di legamento) a meno
che il verbo termini in –a¯ e –u; II sing. m. e femm. si raddoppiano anche con –u e in certi casi anche con –a¯ (se la a¯
è al perfetto: non all’incomp.); II plur. m. e femm. sempre raddoppiate.
Accento: non è mai sulla terzultima; nello stato cs. il regens è proclitico, ma ha un accento secondario; sono
atone le particelle ed il pronome relativo; verbo: sempre sulla penultima (ma II plur. femm. qatalkén e m. qatalké-
mu). Eccezioni: pron. suffissi: III sing. è tonico: –ó, –á (nagára, ma nagaró, nagara¯›); II plur. femm. nagarkén; III
plur. femm. nagarón. Eccezione alle eccezioni: con i pron. di III sing. non c’è accento sul pronome se la forma ter-
mina in –i e –u (nagaru–wo, nagarki–ya¯); con il verbo ad imperativo e congiuntivo non c’è accento sul suff. di III
pers.: yengérr-o, negérr-o.
Nome: ha l’accento sempre sull’ultima; con i pron. suffissi è spostato sulla penultima, eccetto: suff. di III
pers. sing. –ú, –a¯›; II pers. plur. femm.; III pers. plur. femm.
Pronome: pronomi personali: ’ána, ’ánta, ’ánti, we’étu, ye’éti. – Dimostrativi: zentú, za¯ttí, ma l’accus. è ri-
tratto. – Plur. sempre sull’ultima; anche il dimostrativo lontano è sull’ultima. – Il relativo è atono; interrogativo
mánnu.

pag. 7 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
Sillabario etiopico

Facoltà di Lettere e filosofia


@ @é Að A Aô B C

anno accademico 2005/06


ha hu hi ha¯ he¯ he ho
D Dê Dï E Dí F D÷

Alessandro Bausi 2005


la lu li la¯ le¯ le lo

dell'Asia e dell'Africa
G Gê Gï H Gí I J
Università di Napoli

hòa hòu hòi hòa¯ hòe¯ hòe hòo


K Ké Lð L Lô M N
ma mu mi ma¯ me¯ me mo
O Oé Pð P Pô Q R
"L'Orientale"

s¢a s¢u s¢i s¢a¯ s¢e¯ s¢e s¢o


S T U V W X Y
ra ru ri ra¯ re¯ re ro
[ [é [ï \ [ò ] ^
sa su si sa¯ se¯ se so
c cë cñ d cõ e f
qa qu qi qa¯ qe¯ qe qo
k ké kï l kò mk n
ba bu bi ba¯ be¯ be bo
o oë oñ p oõ q r
ta tu ti ta¯ te¯ te to
w wê wð x wó y m~
hŠa hŠu hŠi hŠa¯ hŠe¯ hŠe hŠo
{ {ê {ð | {ó } ~
na nu ni na¯ ne¯ ne no
„ „ê „ï … „í † ‡
’a ’u ’i ’a¯ ’e¯ ’e ’o
‰ ‰ê ‰ï Š ‰ò ‹ Œ
ka ku ki ka¯ ke¯ ke ko
‘ ’ “ñ “ “õ ‘é ”
wa wu wi wa¯ we¯ we wo
• •ê $ð $ $ó % ˜
‘a ‘u ‘i ‘a¯ ‘e¯ ‘e ‘o

pag. 8 di 10
Lingua e letteratura etiopica antica
Corso di laurea in Lingue e culture
™ ™ê ™ï š ™ò › œ
za zu zi za¯ ze¯ ze zo

Facoltà di Lettere e filosofia


¢ £ ¤ ¥ ¦ § ¨

anno accademico 2005/06


ya yu yi ya¯ ye¯ ye yo

Alessandro Bausi 2005


© ªê ªï ª « ©ö ¬
da du di da¯ de¯ de do

dell'Asia e dell'Africa
Università di Napoli

² ²é ²ï ³ ²ó ´ µ
ga gu gi ga¯ ge¯ ge go
8 8ê 8ï ¸ 8ò ¹ º
t‚a t‚u t‚i t‚a¯ t‚e¯ t‚e t‚o
"L'Orientale"

ÃÂ ÃÂê ÃÂï ÄÂ ÃÂí ÃÂö ÅÂ


pÁa pÁu pÁi pÁa¯ pÁe¯ pÁe pÁo
à Ãê Ãï Ä Ãí Ãö Å
sòa sòu sòi sòa¯ sòe¯ sòe sòo
Æ Æê Çï Ç Çó È É
dòa dòu dòi dòa¯ dòe¯ dòe dòo
Ê Ë Ì Í Î Ï Ð
fa fu fi fa¯ fe¯ fe fo
Ñ Ñî Ññ Ò Ñõ Ó Ô
pa pu pi pa¯ pe¯ pe po
cø cù cü c7 cÿ
q wa qwi qwa¯ qwe¯ qwe
w÷ wù wû w6 wÿ
hŠwa hŠwi hŠwa¯ hŠwe¯ hŠwe
²÷ ²ù ¶ ²6 ²ÿ
gwa gwi gwa¯ gwe¯ gwe
‰÷ ‰ù Šú Š6 ‰è
k wa kwi kwa¯ kwe¯ kwe

pag. 9 di 10
6
1

Ú
Õ

ã
60
]\:
Università di Napoli
„Gªê:

]©ö]oë:
"L'Orientale"
7
2
Ö

ä
70
20

[mk$:
%QV:
[mk•oë:
‹F„íoë:

Facoltà di Lettere e filosofia


Corso di laurea in Lingue e culture
8
3
×

à
Ü

å
80
30
OE\:

[L}¥:

pag. 10 di 10
OD]oë:

[L}oë:
Cifre e numerali

dell'Asia e dell'Africa
9
4

æ
Ø

90
40

o]$:

Lingua e letteratura etiopica antica


q]•oë:

„Xmk$:
„Xl%oë:

anno accademico 2005/06


5

ç
Þ
Ù

50
10

100
wM\:

M†q:
•OXoë:
wM]oë:

Alessandro Bausi 2005