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GUERRA D’ALGERIA

RIASSUNTISSIMO
L’Algeria è stata conquistata dopo una lotta sanguinosa intorno al 1830, e dopo la sua conquista, si
stabilisce in Algeria una numerosa colonia di popolamento. Nel 1954, vi lavorano e vivono da generazioni
quasi un milione di europei (anche chiamati pieds noirs) e la maggior parte di essi vive una vita modesta
rispetto agli abitanti della città.
La scoperta del petrolio e la scelta di servirsi del deserto del Sahara per l’avvio di ricerche nucleari o spaziali
sono ulteriori motivazioni di attaccamento a questa terra da parte della Francia.
La Francia manda così a combattere i suoi soldati in un territorio francese nel “sud” che rivendica
l’indipendenza, la quale sembra l’unico modo per superare questa contraddizione. Terminata la guerra, in
Francia non ci sarà nessuna commemorazione per celebrare il ricordo dei combattenti e attraverso una
serie di amnistie la stessa Francia cercherà di far dimenticare un conflitto vergognoso.
In Algeria, una frenesia commemorativa attribuirà, una legittimità militare al nuovo stato e metterà a
tacere i dissidi che erano esistiti tra i vari movimenti indipendentisti e all’interno del partito FLN.

IL MONDO PRIMA DELLA GUERRA


Nell’ottobre del 1954 la Francia vive la quarta Repubblica, la Francia è ufficialmente in pace e comincia ad
affrontare i problemi di una nazione che vive in pace e che inizia a conoscere un certo benessere. Ma
quante questioni irrisolte, nelle altre pari del mondo? In Urss i gulag, in Africa la decolonizzazione deve
ancora compiersi, in Asia miseria e sottosviluppo. Si comincia a disegnare queste aree povere del mondo
con la comune espressione di “terzo mondo”.

AVVENIMENTI

IL 1954
1° Novembre 1954 scoppia l’insurrezione in Algeria che a quel tempo rappresentava una grande fetta delle
colonie francesi (come afferma il ministro degli interni Francois Mitterand: “l’Algeria è la Francia”); incendi
e attacchi di gruppi ribelli rivelano l’esistenza di un movimento coordinato e preparato. Algeri ed altre città
sono colpite da una serie di attentati contro obbiettivi militari o di polizia. Mitterand, mette subito a
disposizione del governo algerino tre compagnie di Crs (un corpo d’elite della polizia nazionale francese).
Questi attacchi però non hanno l’esito voluto dagli organizzatori, i corpi speciali francesi smantellano
immediatamente la rete di ribelli, anche se gli stessi sulle montagne Aurès, sono riusciti intanto a
guadagnarsi l’appoggio di banditi d’onore, numerose centinaia di uomini abituati alla clandestinità sono
pronti a un’azione di lungo periodo. L’organizzazione dei Fln (Fronte di Liberazione Nazionale), sino ad
allora sconosciuta, rivendica tali attentati.

Il governo francese attua una politica repressiva. Il 5 novembre 1954 la principale organizzazione
indipendentista, il Mtld, è sciolta, i suoi responsabili arrestati, mentre entrano in clandestinità centinaia di
militanti, la maggior parte dei quali andrà ad infoltire le fila dei primi resistenti. Rinforzi militari vengono
diretti verso l’Algeria.

IL 1955
L’invio di rinforzi e le operazioni militari devono però accompagnarsi a profonde riforme, nel gennaio del
’55 il governo elabora un programma per l’Algeria:
- creazione, ad Algeri di una scuola di amministrazione per favorire l’accesso di algerini musulmani agli
incarichi di responsabilità nella funzione pubblica;
- riduzione del divario tra salari algerini e salari europei;
- realizzazione di grandi lavori infrastrutturali per sopperire all’assenza di infrastrutture pubbliche e per
rilanciare l’economia e fronteggiare lo stato di miseria generalizzato.
Tale programma però non verrà mai approvato perché il governo francese di Pierre Mendes viene
rovesciato. La destra, i comunisti e i centralisti esultano.
Arriva ad Algeri, nel pieno della crisi politica francese, il nuovo governatore d’Algeria, Jacques Soustelle, il
quale gode di una consolidata reputazione di uomo aperto al dialogo, liberale. All’inizio della sua esperienza
Soustelle cerca di comprendere i malesseri della popolazione musulmana: nei suoi viaggi all’interno delle
regioni scopre la mancanza di organizzazione amministrativa nelle regioni infiammate dai nazionalisti e
l’inutilità delle operazioni militari nei confronti dei ribelli. Per questa ragione invita il governo francese ad
attuare riforme alle esigenze di questa guerra, anche se di guerra non si vuole ancora parlare. Il 31 marzo
del ’55 il parlamento francese vota lo stato di emergenza, che rafforza i poteri dell’esercito esclusivamente
per la regione dell’ Aurés e organizza il raggruppamento delle popolazioni “contaminate” all’interno di
campi di accoglienza. Tali operazioni di rastrellamento si intensificano nel secondo semestre del ’55, ma
queste misure non indeboliscono la ribellione. l’autorità del Fln è testimoniata dalle elezioni amministrative
di aprile: l’invito all’aastensione che ha lanciato è seguito dal 60% degli aventi diritto al voto della regione
della Costantina. Jacque Soustelle promette riforme e integrazione, ma tutto precipita il 20 Agosto del ’55,
anniversario della deposizione del sultano del Marocco. Una “strana guerra” si conclude e inizia
ufficialmente la guerra d’Algeria.

Il 20 agosto del 1955 migliaia di contadini algerini insorgono e si lanciano all’assalto della città della regione
della Costantina, l’iniziativa spetta a Zighoud Youssef, successore di Didouche Mourad a capo del Fln, e al
suo vice, Lakhdar Ben Tobbal. È un esplosione di violenza, diverse migliaia di fellah (contadini, lavoratori
agricoli) penetrano in una trentina di villaggi, sono guidati approssimativamente da qualche soldato dell’
Aln (braccio armato del Fln) e si scagliano contro sedi della polizia, della gendarmeria e contro numerosi
edifici pubblici. Numerosi francesi ma anche musulmani sono massacrati a colpi di ascia, zaooa o coltello. Il
bilancio si chiude con 123 morti di cui 71 europei.
La repressione è terribile: entra in azione l’esercito, il bilancio ufficiale parla di un migliaio di vittime anche
se l’Fln dichiara una cifra di 12 mila vittime.
La Francia entra in guerra e richiama sotto le armi 60 mila uomini, Soustelle lascia carta bianca all’esercito.

Il 24 agosto del ’55 60 mila uomini vengono richiamati sotto le armi. Parte di questi cercano di ribellarsi per
il ritorno in guerra, ma questa loro protesta non viene ascoltata dalla massa. I grandi partiti sono
decisamente più interessati alla vita politica interna francese: il 29 novembre del 1955 l’Assemblèe
nationale non concede la fiducia al governo guidato da Edgar Faure. Le elezioni legislative sono fissate per il
2 gennaio del 1956.

Il 30 settembre dello stesso anno la questione algerina viene iscritta all’ordine del giorno nell’assemblea
generale dell’Onu: gli indipendisti algerini sono riusciti a trarre l’attenzione del mondo sull’Algeria e a
questo punto il conflitto entra nella sua fase di progressiva internazionalizzazione. Intanto, il governo di
Parigi tenta di trovare una rapida soluzione per i protettorati del Marocco e della Tunisia: avvia quindi
trattative con i leader nazionalisti che erano stati esiliati dai governi precedenti, concedendo poi la
sovranità interna alla Tunisia (indipendenza nel marzo del ‘63) e l’indipendenza al Marocco nel novembre
del ’55.

IL 1956
La campagna elettorale si svolge sullo sfondo del dramma algerino: la sinistra invoca la pace in Algeria. I
socialisti e i radicali si coalizzano nel Fronte repubblicano che il 2 gennaio vince di misura. Il 1° febbraio il
parlamento vota la fiducia al nuovo governo. Mollet è il nuovo presidente del consiglio.
Soustelle, accolto con grande ostilità al Algeri dodici mesi prima, abbandona il 2 febbraio 1956 una città
sull’orlo della rivolta in cui più di 100 mila persone, in gran parte europei gli esprimono la loro riconoscenza.
Il 6 febbraio del ’56, i sostenitori dell’Algeria francese, organizzano una imponente manifestazione di
protesta contro il neopresidente, recatosi ad Algeri all’indomani della propria investitura, insultato e fatto
oggetto di un fitto lancio di ortaggi, questo episodio passerà alla storia come la giornata dei pomodori.
Profondamente impressionato dall’accaduto, il presidente del Consiglio decide di accantonare il suo
progetto volto alla pacificazione.

Il 9 febbraio del ’56 Mollet nomina ministro dell’Algeria Robert Lacoste, ex resistente ed esponente
socialista. Lacoste presenta un progetto di legge che autorizza il governo a mettere in atto in Algeria un
programma di crescita economica, di sviluppo sociale e di riforma amministrativa e che gli consente di
disporre di tutte le misure eccezionali per garantire il ritorno all’ordine, la protezione delle persone e delle
cose, la salvaguardia del territorio. L’Algeria viene quindi divisa in tre zone (zona di pacificazione, zona di
operazioni e zona vietata) in ciascuna delle quali si muoverà un corpo d’armata specifico. Nelle zone di
operazioni l’obbiettivo è l’annientamento dei ribelli, nelle zone di pacificazione è prevista la protezione
delle popolazioni europee e musulmane e l’obiettivo è quello di sopperire alle carenze amministrative. Le
zone vietate saranno invece evacuate, la popolazione sarà concentrata in campi di accoglienza e presa in
custodia dall’esercito. Il 12 marzo il parlamento approva questa legge sui poteri speciali, i quali
rappresentano la svolta decisiva di una guerra che la Francia vuole combattere sino in fondo.

Vengono richiamati decine di migliaia di soldati i quali si dirigono in Algeria. Il 16 marzo del ’56,i primi
attentati del Fln colpiscono Algeri, Lacoste impone il coprifuoco alla città. Intanto in Algeria la situazione
continua a deteriorarsi: il terrorismo si diffonde e si organizzano scioperi. La dispersione delle truppe
francesi e il loro mediocre addestramento le rendono vulnerabili alle imboscate.

In luglio e settembre del 1956, a Belgrado e a Roma, si aprono i negoziati segreti tra i delegati del Fln e della
Sfio (Sezione francese dell’internazionale operaia con presidente lo stesso Guy Mollet). La Sfio insiste
affinché vi sia una pausa dei combattimenti, attraverso la mediazione del sultano del Marocco e del leader
tunisino. Ma Lacoste e i vertici militari pongono Mollet di fronte all’impossibilità di proseguire il negoziato.
La popolazione europea di Algeri, ringrazia Lacoste per il suo decisionismo.

Intanto l’attenzione generale si sposta sulla spedizione anglofrancese di Suez del 5 e 6 novembre del ’56. La
spedizione di Porto Said ha come obiettivo quello di sottrarre il canale al controllo dell’Egitto e quello di
rovesciare il presidente egiziano Nasser, considerato come il sostenitore più attivo dell’insurrezione
algerina, ma seppur la vittoria militare anglo-francese con l’aiuto israeliano, americani e sovietici
impongono il dietrofront e le truppe francesi sono costrette a rimbarcarsi il 15 novembre.

Alla fine del ’56 la guerra d’Algeria ha preso una brutta piega, gli effettivi dell’esercito sono passati in due
anni da 54 mila a 350 mila. La repressione ha portato migliaia di giovani algerini a entrare nelle fila della
resistenza. L’Aln, alla fine del ’56, può contare su decine di migliaia di djounouds (combattenti). Il
deterioramento della situazione è generalizzato: alcune regioni costituiscono veri e propri feudi del Fln e la
maggior parte dei deputati musulmani si sono uniti alla causa nazionalistica algerina. Il 15 novembre Mollet
sceglie Roul Salan in sostituzione del generale Henri Lorillot, che non ha saputo fronteggiare la guerriglia.
Intanto l’Fln decide di cambiare strategia e di spostare il proprio raggio d’azione: nel gennaio del ’57 porta
la guerra nel cuore di Algeri, moltiplicando gli attentati e lanciando l’appello allo sciopero generale.
Il 27 dicembre 1956 Amédée Froger, attivo portavoce dei coloni europei e presidente della federazione dei
sindaci di Algeria, viene assassinato ad Algeri. Scatta così una vera e propria caccia all’uomo che provoca
numerose vittime tra i musulmani. Il governo generale, facendo ricorso ai poteri speciali, affida la
pacificazione al generale Jacques Massu.

IL 1957
Il 7 gennaio 1957, 8 mila parà entrano in città ha inizio la battaglia di Algeri. L’apice il 26 dello stesso mese:
due bombe esplodono nel centro di Algeri. Il 28 gennaio, il Fln indice uno sciopero generale, che però
l’esercito stronca. Il generale Massu, che dispone di poteri di polizia sulla città, ha l’incarico di smantellare
la zona autonoma di Algeri (Zaa), controllata dal Fln e situata principalmente all’interno della Casbah, la Fln
dispone di una vera e propria organizzazione, valutati attorno ai 5 mila uomini. Gli uomini di Massu
eseguono perquisizioni e arresti di massa, schedano ogni potenziale nemico e, all’interno dei centri di
transito e di identificazione, praticano la tortura. Gli attentanti cominciano a diminuire e la centrale di
comando del Fln è obbligata a lasciare la capitale e Massu ottiene una prima vittoria. Nel giugno del ’57
ricominciano gli attentati, riprende così la repressione, aiutata stavolta da militanti pentiti (blues de
chauffe), che permette l’arresto di diversi dirigenti della Fln. La battaglia di Algeri è finita. A questa vittoria
militare si accompagna però una profonda crisi morale a causa dei metodi utilizzati dal generale Massu e
dai parà.
Il dibattito sulla tortura dividerà la Francia. L’opinione francese scopre poco alla volta la vera natura di un
conflitto che, non ha più nulla a che vedere con il tanto proclamato mantenimento dell’ordine.

Il 16 gennaio 1957 l’attentato contro Salan aveva come obbiettivo quello di eliminare un generale
sospettato di avere idee liberali. Questo attentato riesce a risollevare la situazione militare. I metodi di
combattimento dei legionari e dei parà si rilevano fruttuosi. Malgrado l’incremento sensibile di perdite,
L’Aln si rafforza grazie alle armi e ai rifornimenti che essa riceve dal Marocco ma soprattutto dalla Tunisi,
dove mandava le proprie reclute a addestrarsi e armarsi. Per isolare l’Algeria il ministro della difesa Morice
decide di costruire una barriera fatta di reti elettrificate, filo spinato mine e batterie di cannoni per una
lunghezza di 320 km lungo il confine tunisino. Contemporaneamente Salan avvia una pacificazione sociale
ae manda ufficiali della Sas (Sezioni amministrative speciali) nell’entroterra: si da quindi vita, a efficaci
programmi di alfabetizzazione e di assistenza medica , che hanno l’obiettivo di contrastare la propaganda
antifrancese del Fln. Le campagne di raggruppamento delle popolazioni evacuate dalle zone vietate e
l’azione della Sas ostacolano il reclutamento, i rifornimenti e i collegamenti del Fln-Aln.
All’inizio del ’58 il comando francese ritiene che la guerra sia vinta, ma non si teneva conto della profonda
crisi politica e morale che attraversava la Quarta repubblica e nemmeno il peso acquisito dalla Fln la quale
confidava ancora nella vittoria progettando una strategia nella quale all’offensiva delle proprie truppe
rifugiatesi in Tunisia e Marocco si abbinava una pressione diplomatica in sede Onu, allo scopo di
internazionalizzare il conflitto.

Nel ’57 il conflitto si inasprisce in tutta l’Algeria. L’Onu chiede alla Francia di risolvere la questione algerina
in modo pacifico, democratico e giusto. Intanto a Parigi il governo Mollet, a causa anche di una pesante crisi
finanziaria dovuto al mantenimento della stessa guerra in Algeria, cade il 28 maggio ‘57. Gli succede
Maurice Bourges-Maunoury che tra le prime misure decide di sfruttare i giacimenti di petrolio scoperti nel
Sahara e chiede a Lacoste di preparare una legge quadro per costituire una nuova Algeria.
L’internazionalizzazione del conflitto oltre a scavare una frattura sempre più ampia tra i politici e i militari,
tra le metropoli e i pieds noir genera contemporaneamente una interpretazione repubblicana del Fln visto
come “simbolo di giustizia” e un’opposta che vede nel Fln il vettore di un “nazionalismo arcaico da
superare”. La rete più importante che da sostegno al Fln è quella animata da Francis Jeanson che, dopo
aver assistito ad una sinistra contraddittoria tra quello che dice e quello che fa, decide di aiutare
direttamente la Fln. Intanto Lacoste prepara la legge quadro all’interno della quale: si istituisce il collegio
unico, ponendo così fine alla disuguaglianza del voto tra i due collegi (il voto di un europeo corrisponde
valeva come quello di 7 algerini). Il 13 settembre questa progetto legge non ottiene l’approvazione dell’
Assemnlbée Nationale, il 30 settembre del ’57 il governo Bourges-Maunoury cade. Soltanto il 6 novembre
successivo, il parlamento da la fiducia al radicale Félix Gaillard, Lacoste, anche se ormai la sua credibilità è
compromessa, resta ministro dell’Algeria. La legge quadro, corretta profondamente in modo da ridurre il
peso dei rappresentanti musulmani, viene approvata il 29 novembre, ma la sua applicazione viene rinviata
alla fine della guerra.

IL 1958
L’11 gennaio 1958 una pattuglia francese cade in un’imboscata. Salan invoca il diritto di inseguire i ribelli: il
governo acconsente. Qualche giorno dopo, la marina ferma un cargo che stava trasportando armi destinate
ai campi di addestramento dell’Aln in Marocco. Molti paesi ormai sostengono il Fln compresi l’Inghilterra e
gli Stati Uniti che riforniscono di armi la Tunisia. La Francia, dopo diverse vicende disastrose che la vede
protagonista ( massacro del villaggio tunisino),si trova costretta ad accettare una missione di “buoni uffici”
angloamericana che ha come compito quello di studiare il problema della presenza francese in Tunisia. La
crisi del regime parlamentare, la paralisi che si viene a creare all’interno dell’amministrazione, il crollo del
franco legato alla perdita di prestigio della Francia, il deficit del commercio estero e il malcontento
nell’esercito accelerano la morte di una Quarta Repubblica che cade vittima della propria impotenza.
Dopo un mese che il parlamento è senza un presidente del consiglio, ad Algeri si protesta per un nuovo
governo, il presidente della repubblica, Renè Coty, disorientato, si rivolge per l’incarico di presidente del
consiglio, l’8 maggio al centrista Pierre Pflimlin (Mrp) il quale ha intenzione di aprire dei negoziati con l’Fln.
Intanto ad Algeri la situazione sfugge di mano a Lacoste, i comitati di difesa dell’Algeria francese, le
associazioni degli ex combattenti indicono allora una grandissima manifestazione il 13 maggio del 1958 in
memoria dei militari fucilati dal Fln e per imporre al di là del Mediterraneo un cambiamento di regime.
Questa giornata avrà conseguenze inimmaginabili: la folla della manifestazione si scaglia contro la
recinzione che protegge la sede del governo generale, la resistenza è assai blanda e i dimostranti penetrano
nell’edificio, anche gli stessi militari partecipano alla festa con i manifestanti. Salan, mentre nella
madrepatria si decide il blocco navale attorno all’Algeria, crea un Comitato di salute pubblica, presieduto
dal generale Massu. Questo Comitato aveva come obiettivo quello di facilitare il ritorno al potere del
generale Gaulle. Questo obiettivo è anche approvato dal presidente della repubblica Rene Coty, il quale si è
dichiarato disponibile a mettersi anche da parte. Il generale Gaulle appare ai più come la sola figura che
possa tirare fuori la Francia dal pantano algerino. De Gaulle si propone innanzitutto di ripristinare l’autorità
dello stato, attraverso la creazione di un nuovo regime, costruito su misura per se, dotato di un potere
presidenziale forte. Nella notte tra il 26 27 maggio la crisi arriva a una svolta: Pflimlin e de Gaulle si
incontrano, l’indomani Pflimlin si dimette e il generale de Gaulle informa di aver avviato il regolare
processo necessario alla formazione di un governo repubblicano. L’esercito e i pieds noir guardano
soddisfatti all’accadere dei fatti. Dal 4 al 7 giugno il generale compie un viaggio in Algeria. E’ la fine della
Quarta Repubblica e l’inizio della Quinta. Una nuova Costituzione, che attribuisce grandi poteri al
presidente della Repubblica, è proposta ai francesi: il capo dello stato nella nuova Carta può sciogliere
l’Assemblèe nationale e dispone di pieni poteri in caso di pericolo per la nazione. In questo testo l’esecutivo
si trova in una posizion di forza rispetto al parlamento che vede invece il proprio ruolo decisamente ridotto.
Il 28 settembre europei e musulmani votano a stragrande maggioranza in favore della Costituzione della
Quinta Repubblica. Il 21 dicembre de Gaulle è eletto presidente della Repubblica francese e della Comunità.
Il generale vuole riappacificare musulmani ed europei, il 23 ottobre del ’58 de Gaulle offre la pace, ma il Fln
che il 19 settembre del ’58 ha creato un governo provvisorio della Repubblica algerina (Gpra), rifiuta questo
appello e incrementa la sua azione. Tuttavia il ’58 si conclude con alcuni gesti di buona volontà: scambio di
militanti del Fln e militanti francesi.

IL 1959
Nel corso del 1959, de Gaulle incita l’esercito a effettuare uno sforzo ulteriore nei confronti dell’Aln, con
l’obiettivo di obbligarla a negoziare alle condizioni fissate dalla Francia. Intanto Salan viene sostituito dal
generale Challe. Challe, forte del numero imponente dei suoi uomini, lancia una serie di operazione di
grande portata contro i militanti dell’Aln. I suoi commando speciali ottengono ottimi risultati e sbaragliano
varie katiba importanti. La guerra è terribile per gli algerini: più di due milioni di contadini vengono
allontanati dalle loro terre.

La sera del 16 settembre 1959 il generale de Gaulle appare sugli schermi della televisione ed offre agli
algerini una scelta tra l’associazione e la secessione. Pronuncia la parola tabù: autodeterminazione. In altre
parola il presidente della Francia lascia intravedere un’apertura di un negoziato con il Fln e lascia il diritto di
decidere il destino dell’Algeria alla popolazione musulmana. I sostenitori dell’Algeria francese gridano al
tradimento e sostengono di essere stati ingannati. In seguito a questo discorso in Francia si aprono svariate
battaglie politiche mentre l’unico partito che appoggia completamente le intenzione di de Gaulle è il
movimento repubblicano popolare (Mrp). L’esercito non vuole sentire parlare di negoziati e vuole
proseguire la guerra fino alla vittoria. Il Gpra, pone la questione dell’indipendenza come pregiudiziale a
qualsiasi negoziato e i nazionalisti algerini indicano come rappresentanti nel negoziato con la Francia
Ahmed Ben Bella e i suoi compagni di prigionia. La Francia respinge tale proposta.

IL 1960
Nel gennaio del 1960 la guerra d’Algeria entra in una nuova fase, quella di uno scontro franco francese nel
quale alcuni saranno disposti a morire per l’Algeria.
Il 18 gennaio 1960, un giornale tedesco pubblica un’intervista nella quale il generale Massu dichiara che
l’esercito non comprende più la politica algerina di de Gaulle. Massu subito dopo questa dichiarazione verrà
sostituito dal generale Jean Crèpin.
I pieds noirs sanno di essere spacciati se la Francia li abbandona: il 24 gennaio gli attivisti si scontrano con i
gendarmi del servizio d’ordine. È la settimana delle barricate. Il delegato generale in Algeria, lancia il 28
gennaio un appello all’esercito, ai musulmani e agli europei, domandando loro di restare fedeli al generale
de Gaulle, mentre lo stesso generale condanna formalmente in televisione tutti i rivoltosi. Il 1 febbraio,
persa ogni speranza e profondamente demoralizzati gli attivisti dei pied noirs si arrendono e abbandonanao
le barricate. Il 2 febbraio, l’Assemblèe nationale concede al governo i poteri speciali per un anno per il
mantenimento dell’ordine. Ma la settimana delle barricate ha mostrato esitazioni e complicità nella catena
di comando e de Gaulle. La questione algerina lascia progressivamente emergere le avvisagli di un
drammatico scontro franco-francese.
Il 2 giugno 1960 svariati movimenti giovanili assumono per la prima volta una posizione comune,
esprimendo la ferma volontà di vedere conclusa la guerra.
Il 25 giugno del 1960 de Gaulle ha già avviato i negoziati con i politici del Fln a Melun, questi si
concluderanno con un fallimento ma la pace e il rientro dei militari sembrano vicini.
Il 4 novembre de Gaulle annuncia un referendum sul principio di autodeterminazione in Algeria.
IL 1961
L’8 gennaio del 1961 la politica algerina del generale de Gaulle è sottoposta a referendum: il sì ottiene il
75% dei suffragi espressi in metropoli, il 69% di quelli espressi in Algeria. E’ in questo momento che il
generale Salan ritiene arrivato il momento dio guidare una sorta di controrivoluzione con il sostegno dei
vertici dell’esercito, frustrati per l’inutilità dei loro sforzi e degli europei in preda al panico. Avvia così la
creazione dell’Oas (Organisation armèe secrète).
Dopo aver riconfermato l’intenzione della decolonizzazione da parte della Francia nei confronti dell’Algeria,
anche perché le spese di questa guerra e la guerra stessa cominciava ormai da tempo a essere un fardello
anche per l’economia e un rallentamento alla modernizzazione della madrepatria, alcune tra le massime
autorità dell’esercito francese decidono di organizzare un colpo di stato contro la repubblica per il
mantenimento dell’Algeria francese: venerdì 21 aprile 1961 a mezzanotte i berretti verdi del 1° Rep,
capeggiati dal generale Challe (reggimento paracadutisti stranieri, della Legione) marciano su Algeri. De
Gaulle decide allora per l’applicazione dell’articolo 16 della Costituzione, che conferiva al presidente della
Repubblica i pieni poteri. Interviene in televisione e mediante la sua allocuzione legittimia la resistenza dei
soldati che si opponevano ai loro superiori golpisti e spinge i coscritti all’opposizione al putsch. I militari di
leva seguono gli ordini impartiti dal capo dello stato e il putsch fallisce. Il 28 aprile iene istituita un’Alta
corte militare, incaricata di processare gli insorti. A questo punto rimane soltanto l’Oas, la quale prende in
mano la situazione. All’indomani del fallimento del putsch, viene costituito un comitato direttivo dell’Oas.
Al genearle Salan fuggito dopo il mancato colpo di stato è attribuito il comando supremo. Gli obiettivi sono
semplici: restare fedeli allo spirito del 13 maggio del ’58, resistere alla politica dell’abbandono dell’Algeria
da parte di de Gaulle, costruire una nuova Algeria francese e fraterna. Al momento però l’unico obiettivo è
quello di preparare le insurrezioni popolari ad Algeri e Orano per far saltare i negoziati avviati il 20 maggio a
Evian. Nel negoziato tra Fln e governo francese si entra nella fase più dura e difficile del conflitto. L’Fln, che
vuole avviare il negoziato in una posizione di forza, moltiplicale azioni militari. Nello stesso periodo l’Oas
inizia le sue azioni terroristiche su vasta scala. L’autunno del ’61 è il momento della peranza per l’Oas, nelle
grandi città algerine la quasi totalità della popolazione europea appoggia e partecipa alle attività dell’Oas.
La repressione continua, in questa fine d’anno 1961, in particolare per gli algerini residenti in Francia: è
imposto loro il coprifuoco dalle ore 20. A questo punto 17 mila algerini scendono per le strade a protestare,
la repressione è selvaggia.
Il 2 ottobre de Gaulle annuncia l’istituzione dello stato algerino sovrano e indipendente attraverso
l’autodeterminazione e ammorbidisce le proprie posizioni sul Sahara e sulle basi militari francesi in Algeria.
La questione del Sahara, in particolare, aveva lungamente ostacolato i negoziati, presentando, nel corso
stesso della guerra, un duplice interesse per la Francia: rappresentava il luogo scelto per le prime
sperimentazioni nucleari e un terreno ricco di idrocarburi.
Sul finire di questo anno, la Quinta Repubblica sembra incontrare ostacoli sempre maggiori
nell’applicazione della politica che ha deciso di intrprendere, i negoziati con il Fln si arenano sulla delicata
questione del Sahara e devono essere momentaneamente sospesi.

IL 1962
Intanto l’Oas deve fronteggiare la repressione delle forze dell’ordine oltre a dover fronteggiare l’azione
delle reti di polizia parallela dei servizi segreti e del Fln: agendo spesso in collaborazione essi furono
responsabili di numerosi omicidi mirati, rispondendo al terrore con il terrore. Tale dinamica porta ben
presto l’Oas a vedersi ridurre progressivamente le proprie forze combattenti. Anche ad Orano seppur in
ritardo rispetto ad Algeri, le forze dell’Oas cominciano a lanciarsi in attività terroristiche. L’organizzazione
effettua anche trasmissioni radiofoniche pirata e pubblica un falso numero di un quotidiano. L’Oas sa che la
strada tracciata da de Gaulle non è negoziabile, esiste una sola possibilità: l’insurrezione armata che, forse,
dando vita a una situazione rivoluzionaria, impedirà la conclusione del negoziato con il Fln. Aumenta così il
numero degli attentati anche nella stessa Francia, de Gaulle precisa senza mezzi termini che è necessario
sconfiggere e punire gli attivisti dell’Oas.
L’8 febbraio le organizzazioni di sinistra organizzarono una manifestazione, per denunciare il
comportamento dell’Oas. Il prefetto di polizia, Papon, diede l’ordine di reprimere la infestazione. I
manifestanti tentarono di rifugiarsi nell’ingresso della metropolitana che era stato però chiuso enella calca
morirono soffocate 8 persone.
Il 5 marzo possono avviarsi i negoziati di Evian con il Gpra divenuto l’unico interlocutore. Proprio in questa
fase finale, la direzione del Fln implode: lo stato maggiore generale accusa il governo provvisorio della
Repubblica, che conduce il negoziato con la Francia, di volerlo escludere. Nonostante queste divisioni, la
determinazione della maggioranza degli algerini per il conseguimento dell’indipendenza è crescente.
Quando si apre la nuova conferenza per Evian, i commando dell’Oas aumentano la violenza sul territorio
algerino.
19 marzo 1962 è proclamato il cessate il fuoco in Algeria. Finalmente è la pace. A Evian i negoziatori del
governo provvisorio della repubblica algerina hanno fatto qualche concessione relativa ai diritti degli
europei , allo statuto del Sahara e alle basi militari. Come contropartita la Francia si dichiara disponibile a
offrire il proprio sostegno economico e finanziario all’Algeria indipendente, in primo luogo proseguendo la
realizzazione del piano di Costantina, lanciato nel ’58, che prevedeva la concessione di nuove terre,
creazione di grandi impianti metallurgici e chimici, costruzione di edifici e abitazioni che avrebbero ospitato
un milione di persone, creazione di nuovi posti di lavoro stipendi e pensi equiparati a quelli delle metropoli
e scolarizzazione.
Tuttavia la firma degli accordi di Evian non segna la fine della guerra d’Algeria, all’indomani del cessate i
vertici dell’Oas affermano che le forze francesi sono considerate come truppe di occupazione e il quartiere
di Algeri si trasforma in un campo di battaglia. Il 26 marzo l’Oas indice uno sciopero generale ad Algeri.
Nell’aprile dello stesso anni gli europei ad Algeri cominciano ad abbandonare in massa la loro terra natale
in direzione della metropoli. L’8 aprile un nuovo referendum viene indetto e lo scrutinio favorevole
conferisce al presidente della Repubblica il poter di stipulare accordi e di prendere decisioni governative
riguardanti l’Algeria. L’Oas si lancia in una serie di azioni estreme, la cosiddetta politica della terra bruciata.
La mattina del 24 aprile, a Orano, l’Oas fa esplodere una clinica, le bombe al plastico e sparatorie iniziano a
susseguirsi con un ritmo infernale. Nonostante gli ordine dell’Oas agli europei di non lasciare l’Algeria, inizia
un esodo verso la metropoli mentre gli attentati continuano. Ad Orano è terrore puro, i musulmani si
barricano in casa e si proteggono come possono. I responsabili del Fln incontrano crescenti difficoltà a
tenere a freno una popolazione musulmana esasperata e assetata di vendetta. Il 7 giugno la politica della
terra bruciata raggiunge uno dei suoi momenti culminanti: ad Algeri vien bruciata la biblioteca mentre ad
Orano vengono bruciate scuole, il municipio e la biblioteca.
Preoccupato per il rischio di una paralisi generale del paese Farès, presidente dell’esecutivo provvisorio
algerino, decide di negoziare con l’Oas. Il 25 26 giungo i commando degli Oas commettono le ultime azioni
criminali prima di scappare.
I grandi dimenticati di questo precipitoso esodo sono i musulmani filo francesi, coloro che saranno
ribattezzati genericamente harkis. La prima harka (movimento) era costituita sulle montagne dell’Aures nel
novembre del ’54. L’esodo degli harkis verso la madrepatria, però purtroppo, non è acconsentito dalla
stessa madrepatria che in una direttiva del ministro degli affari algerini dice che gli ausiliari sbarcati sul
territorio metropolitano senza essere stati inseriti all’interno del piano generale, saranno rimandati in
Algeria. Gli harkis sono reparti ausiliari nati da gruppi civili di auto difesa e a volte trasformati in veri e
propri commando speciali. I musulmani filofrancesi, la cui maggior parte di essi è rappresentata da
contadini, hanno come obiettivo quello di proteggere la propria terra indipendentemente se essi si
arruolino nell’esercito francese o nell’Aln. A termine del conflitto decine di migliaia di loro saranno
massacrati in Algeria dopo l’indipendenza, altri incontreranno difficoltà enormi per integrarsi nella società
francese.
Il periodo che segue il cessate il fuoco mostra paradossalmente la debolezza dell’ Aln-Fln all’interno del
paese. I resposabili locali della Fln non riescono a controllare le transazioni finanziari, nel momento in cui
una massa considerevole di terre e di proprietà viene venduta nella fase dell’esodo massiccio dalla
minoranza europea. La crisi del Fln esplode in modo evidente in occasione del congresso di Tripoli che si
ottiene il 7 giugno 1962. Una corrento riunita attorno a Ben Bella e soprattutto allo stato amggiore generale
dell’Aln, diretto da Boumedienne, si oppone ai dirigenti del Gpra proponendo di trasformare il Fln in un
partito. Il 28 giugno il colonnello Boumedienne ordina ai suoi uomini dell’Aln di prepararsi ad entrare in
Algeria. L’alleanza tra Boumedienne e Ben Bella si rivelerà il fattore decisivo nella conquista del potere. Il
primo prenderà il potere, allontanando il secondo con un colpo di stato, il 19 giugno del 1965.
Il 5 luglio 1962 a Orano è il dramma: dai quartieri musulmani la folla invade la città europea. Nelle strade
improvvisamente vuote, inizia la caccia l’europeo, che dura per tutta la giornata. Si concludono così le
ultime tragedie, anche se con l’avvento di Ben Bella ad Oriano comincia una nuova battaglia, quella che
riguarda il potere in Algeria.

L’FLN E LA SUA FORMAZIONE, IL CONGRESSO DI SOUMMAM, L’ALN, L’IMMIGRAZIONE


Inizia a formarsi in Algeria un sentimento nazionalistico abbastanza forte: numerosi quadri dirigenti della
corrente “attivista” del Ppa-Mtld provengono da importanti famiglie, colpite anch’esse dal declassamento
sociale, la maggior parte di questi inoltre ha ricevuto un certo grado d’istruzione. Studi che hanno dovuto
interrompere a causa della loro stessa entrata in politica e di conseguenza della loro entrata nella
clandestinità. Nelle campagne si rivela il passaggio, da un sentimento di resistenza allo straniero a una
coscienza nazionale di tipo moderno.
Consapevoli, grazie ai loro studi del potenziale trasformatore dell’azione e mossi dall’ambizione, poiché il
lento lavoro collettivo (scioperi, petizioni, manifestazioni) appare inefficace, i nuovi dirigenti attivisti si
emarginano dal Ppa-Mtld credendo, a differenza del Ppa-Mtld, che fosse inevitabile la lotta armata per
superare l’impasse coloniale. Nasce così il Fln. L’FLN è diretta da sei uomini tutti facente parte del partito
del popolo algerino- Movimento per il trionfo delle libertà democratiche (Ppa-Mtld), che combatte per
l’autonomia di una cultura ereditata da un lungo e glorioso passato.Tale partito lotta contro ogni forma di
particolarismo e promuove una strategia radicale, di rottura con la presenza francese. I suoi giovani
attivisti, sostenitori della lotta armata, sono in procinto di scontrarsi violentemente con il vecchio leader del
Ppa-Mtld, MessaliHadj, che nel dicembre del 1954 fonda il Movimento nazionale algerino (Mna). Lo
scioglimento del Mtld, deciso il 4 novembre 1954 dal governo francese porta all’arresto di diverse centinaia
e militanti di nazionalisti. Quelli che sfuggono all’arresto sono costretti a entrare nella clandestinità o a
unirsi alla resistenza. Il Fln approfitta dello scioglimento: crea strutte di accoglienza disseminate tra le
montagne per intercettare le migliaia di militanti disorientati, acquisizione delle riserve di armi di cui
disponeva l’Os (organizzazione paramilitare del Mtld), avvio di contatti con tunisini e marocchini. Il Fln,
inoltre, arruolerà tra le proprie fila un grande numero di immigrati arrivati tra le montagne per partecipare
alla lotta armata. Inizia a crearsi della confusione in Algeria, poiché le diversi correnti nazionalistiche, tra cui
anche lo stesso fln cerca di mettersi d’accordo con le altre correnti. La confusione è sovrana. Tuttavia, senza
pervenire a un accordo, tutte le anime del movimento riconoscono come unica struttuta militare la sigla Aln
(Armée de libération nationale). È necessaria però una chiarificazione politica che avverrà solamente nel
corso del ’55. All’inizio del ’55 il Fln riesce a garantirsi il sostegno della corrente centralista (ex membri del
Comitato centrale del Mtld), dell’ Unione democratica del Manifesto algerino (Udma), del movimento
riformista religioso fautore della rinascita dell’identità islamica dell’Algeria (Ulema) mentre i comunisti
algerini vengono integrati nell’Aln. Intanto però l’ Fln deve fare fronte anche l’Mna, la quale non crede che
solo grazie alla forza militare si possa risolvere la questione algerina: le due organizzazioni si
combatteranno duramente. Tra il ’55 e il ’62 l’Fln e l’Mna si affronteranno in una lunga e crudele guerra
fratricida, in cui tutto è lecito e l’emblema di questa lotta è il massacro da parte del Fln nei confronti del
villaggio di Melouza, sospettato di sostenere i massalisti (i sostenitori fedeli a Messali Hadj). Il massacro
spinge i combattenti del Mna a passare direttamente nella fila dell’esercito francese. In totale, tra Francia e
Algeria, il numero delle vittime raggiunge, all’incirca i 10 mila morti e i 25 mila feriti. L’Fln uscirà vittorioso
da questo conflitto.
I nazionalisti algerini si rendono conto della necessità di estendere i propri contatti e la propria visibilità a
livello internazionale per non dover fronteggiare da soli la macchina da guerra francese. L’obiettivo
principale è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale alla causa indipendentista algerina e di
mobilitare le organizzazioni internazionali quali l’Onu e la Croce Rossa.
Nel corso del ’56 delegazioni di Fln stabiliscono sedi all’estero. Due eventi accelerano ed estendono
l’internazionalizzazione del conflitto algerino: il dirottamento dell’aereo che trasportava i dirigenti del Fln il
22 ottobre 1956 e il bombardamento da parte dell’aviazione francese i un villaggio tunisino che provoca
numerose vittime tra cui molti bambini e provoca un moto di commozione unanime dell’opinione pubblica.
Nel corso della guerra contro la Francia, i nazionalisti algerini istituiscono una “diplomazia resistenziale”,
ovvero una vera e propria struttura diplomatica che continuerà a funzionare efficacemente anche dopo
l’indipendenza acquisita nel 1962.
L’Fln rappresenta il punto d’incontro di due grandi progetti: quello del movimento socialista e quello della
tradizione islamica. (a pag 53: la dottrina del Fln, non chiaro, provate a dargli una letta.)

Il congresso della Soummam del 20 Agosto 1956, portò alla definizione di un programma, la strutturazione
di Fln-Aln e l’affermazione del primato del politico sul militare, dell’interno sull’esterno. Con questo
congresso la rivoluzione algerina cambierà volto. A questo congresso partecipavano sedici delegati delle
diverse regioni algerine. Tra le diverse deliberazioni di questo congresso, tre sono quelle principali:
- una valutazione delle forze materiali della rivoluzione: si denuncia un’insufficiente rifornimento di armi e
si constata un radicamento politico disuguale sul territorio.
- la redazione di una piattaforma politica articolata attorno ai principi di collegialità della direzione, di
preminenza del politico sul militare dell’interno sull’esterno.
- una riorganizzazione delle strutture dell’Aln: viene definita una precisa struttura gerarchica delle unità di
combattenti, dalla quale nascerà l’esercito, vero e proprio perno del futuro stato algerino.
Il congresso, inoltre, definisce gli obiettivi dell’azione internazionale del Fln: “sul piano esterno è necessario
cercare il massimo sostegno materiale, morale e psicologico e far si che gli altri governi esercitino pressioni
sulla Francia”. Il congresso segna inoltre, l’avvio della lotta per la leadership dell’organizzazione nazionalista
tra i suoi massimi dirigenti.

L’unità di base dell’Aln è la katiba, una sorta di piccola compagnia mobile, che può raggiungere i 100
uomini. All’interno dell’Aln vi è una disciplina severissima, i combattenti sono legati dal sangue versato,
dalla causa servita, dal pericolo costante che abita la loro esistenza e dalle origini comuni di questi uomini,
la maggior parte di questi proviene dalle campagne. Indipendentemente dal loro grado o ruolo: l’ufficiale
non è meno spartano del djoundi (soldato). L’equipaggiamento del combattente è ridotto al minimo. Non ci
sono ricambi. Gli spostamenti sono continui e la katiba deve essere presente in ogni luogo, a distanza
ravvicinata l’una dall’altra, per mostrare alla popolazione la propria efficienza e la propria forza. L’azione
propriamente offensiva esige sempre che la katiba si sposti di nascosto e rapidamente da un luogo all’altro,
giacché la guerriglia si fonda essenzialmente sul fattore sorpresa. Le marce per lo più si fanno durante la
notte. L’Aln ottiene i suoi maggiori successi tra il ’56 e il ’57 e questo grazie soprattutto al rifornimento
d’armi proveniente dal Marocco e dalla Tunisia. La situazione cambierà dopo la costruzione di sbarramenti
lungo la frontiera.

Nel dicembre del ’59 viene creato uno stato maggiore generale (Emg) dell’Aln, e mentre al governo
provvisorio della Repubblica algerina (Gpra) spetta il compito di conquistare appoggi sulla scena politica
internazionale, lo stato maggiore generale ha invece come obiettivo quello di riorganizzare l’Aln indebolita
dalle offensive dell’esercito francese e costretta a rifugiarsi al di là delle frontiere marocchine e tunisine.

Tra il ’54 e il ’62 nel corso della guerra l’immigrazione algerina in Francia è raddoppiata. La maggior parte da
uomini tra i venti e i quarant’anni. I raggruppamenti forzati organizzati dall’esercito francese, un alto tasso
di disoccupazione e una pressione demografica che aggrava il processo verso la disoccupazione porta
all’immigrazione. L’apparente paradosso del gran numero di algerini che emigrano verso un paese che fa
loro la guerra si spiega attraverso due ragioni: la necessità di sostituire i giovani francesi di leva impiegati in
Algeria e il rinnovamento della struttura sociale interna alla Francia. Il numero di militanti algerini in Francia
nel giugno del ’56 raggiunge gli 8 mila, ma grazie a uno sforzo nel reclutamento, questo numero quasi
raddoppia nell’anno successivo. Consapevoli che il successo di un progetto dipende strettamente dai mezzi
finanziari di cui dispongono, gli organizzatori della Fln concentrano i propri sforzi sullo sviluppo e la
moltiplicazione degli introiti finanziari. Riguardo a ciò, nei sette anni di guerra, per esempo, sono stati
raccolti 400 milioni di nuovi franchi dall’immigrazione francese mediante l’iscrizione annuale all’Fln.

LA TORTURA, LA CENSURA, LE PRIGIONI E I CAMPI


Utilizzata come una normale pratica di “pacificazione” durante la battaglia di Algeri la tortura rappresenta
la grande questione degli anni algerini. La tortura è praticata dai Dop (Detachement operationnel de
protection), unità speciali dell’esercito incaricata di interrogatori approfonditi. Numerose testimonianze
affermano di come la tortura nei confronti degli ospiti dei campi di accoglienza siano rudi e a volte possano
portare alla morte il torturato. Iniazia allora il dibattito che spaccherà l’opinione pubblica. Mlti ritengono
che la tortura possa diventare una pratica istituzionalizzata in ambito sia poliziesco sia militare. La
pubblicazione su giornali o riviste di estratti di opere segna l’inizio dell’impiego di molti intellettuali che
combattono contro la disinformazione e le violazioni dei diritti dell’uomo.
La guerra d’Algeria genera restrizioni significative: si ricorre alla censura in modo massiccio. La legge del 3
aprile del ’55, che dichiara lo stato di emergenza concede alle autorità amministrative, al ministro
delI’interno, al governo generale di prendere tutte le misure necessarie per garantire il controllo della
stampa e delle pubblicazioni di qualsiasi natura, così come quello delle trasmissioni radiofoniche, delle
proiezioni cinematografiche e delle rappresentazioni teatrali. A partire sempre dallo stesso anno, la polizia
e l’esercito invocano il ricorso al domicilio coatto per i militanti nazionalisti algerini. In seguito alla legge del
16 marzo del ’56 in Algeria, viene creata una serie di centri di detenzione: decine di migliaia di algerini si
trovano così reclusi in questi centri, senza essere stati nemmeno processati. Il domicilio coatto prevede la
reclusione in un centro di permanenza sorvegliato. A questi centri sono destinati quei militanti considerati
dai servizi di polizia come i più attivi della ribellione, il cui ritorno alla libertà rappresenta un pericolo. La
Quarta repubblica è anche il periodo dei processi in massa e delle condanne a morte.

L’OPINIONE PUBBLICA FRANCESE


I fatti d’Algeria hanno suscitato un vero e proprio dibattito nell’opinione pubblica, un paio d’anni dopo
l’inizio della guerra e le manifestazioni sono cominciate studentesche sono cominciate solamente dopo 5
anni dall’inizio del conflitto. Le inchieste fatte in quegli anni dimostrano di come la maggioranza dei francesi
non fosse attaccata al mantenimento dell’Algeria sotto l’autorità francese e la ragione di questo è che la
Francia non aveva mai fatto della colonizzazione un progetto collettivo che coinvolgesse in profondità la
dimensione sociale, ideologica e morale. La tesi è che vi sia una sorta di consenso passivo da parte dei
francesi verso la decolonizzazione. Ma questo stato d’animo non è forse spiegabile con con la scarsa
consapevolezza di ciò che, effettivamente, stava avvenendo in Algeria? Le cose si sanno, per via della massa
di soldati impegnati in questo conflitto: quasi due milioni. Però la società è come se rifiutasse di vivere in
uno stato di guerra; l’insieme dei francesi si nasconde dietro la certezza morale che il proprio paese non
potrebbe mai commettere atti di oppressione né macchiarsi di torture. La società sa, ma si limita a
condividere il segreto di una guerra non dichiarata. Nessuna cerimonia funebre, ne lapide sui monumenti
celebrerà i meriti di coloro che sono morti laggiù. La tendenza a cancellare, a nascondere la morte ha come
conseguenza inevitabile la rinuncia a riconoscere questa guerra.
Negli anni della guerra d’Algeria, la Francia vive la fase di più straordinario sviluppo che abbia mai
conosciuto. Entra repentinamente nella modernità. La mentalità contadina si ritrova completamente
trasformata; le generazioni si troveranno in disaccordo non soltanto sui metodo di produzione, ma anche
sui valori stessi di questa società. La gran parte dei figli delle famiglie contadine, che partono per la guerra
d’Algeria, ne ritornano profondamente cambiati. Da allora non si parlerà più di contadino ma di agricoltore,
una figura diversa che dovrà iniziare a ragionare in termini di produttività, investimenti, ammortamento
delle spese e non più semplicemente in termini di risparmio. La trasformazione che s’impone uccide i più
deboli: l’azienda agricola è obbligata a modernizzarsi o a morire.
Anche il paessagio urbano si modifica profondamente. La fine degli anni algerini si accompagna alla
costruzione di grandi superfici, all’estendi delle periferie e ai nuovi stili di vita. In questo contesto di
profonda trasformazione, come potevano farsi sentire coloro che combattevano tra le montagne
dell’Algeria?
Questa guerra funge anche da importante elemento rilevatore di ciò che sta nascendo, sotto la spessa
maschera dell’indifferenza, ossia l’ostilità verso l’uomo che viene dal Sud, questo “altro” misterioso che
resiste e vuole ottenere una nazionalità che gli appartenga in proprio, un uomo di cui non interessa
conoscere la vita, le speranze, la storia.

LE CONSEGUENZE
Il conflitto secondo le stime più attendibili ha causato quasi 500mila morti, la maggior parte dei quali
algerini. Nei mesi successivi all’indipendenza algerina, il massacro di decine di migliaia di harkis, i rapimenti
di europei, gli scontri interni per il controllo del potere hanno aggravato il bilancio già piuttosto pesante.

IN ALGERIA
Centinaia di migliaia di morti, esodo di milioni di contadini dalle campagne verso le città o la madrepatria,
distruzione dell’economia. Ha inoltre portato al potere il FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) che si è
presentato come l’unico erede del nazionalismo algerino: si è autoproclamato partito unico e ha negato per
una trentina di anni qualsiasi forma di pluralismo politico e culturale.
Nel momento dell’indipendenza centinaia di migliaia di contadini si riversano dalle aree nelle quali erano
stati raggruppati durante la guerra verso le principali città dell’Algeria,per insediarsi negli appartamenti
lasciati vuoti. La nuova Algeria è costituita dall’economia che sembra dominare la nuova realtà e la
modernizzazione sacrifica l’agricoltura, l’idraulica e le infrastrutture.
IN FRANCIA
Quasi due milioni di soldati hanno attraversato il mediterraneo, una generazione si è trovata coinvolta in
una guerra di cui non sapeva nemmeno i motivi, sul piano politico, il conflitto ha provocato la caduta di sei
presidenti del Consiglio e il crollo di un Repubblica. La fine della guerra in Algeria ha creato una profonda
crisi nell’esercito, ha diviso la chiesa, ha distrutto il consenso nazionale fondato sulla resistenza. La guerra
d’Algeria produce una crisi profonda del nazionalismo francese. Anche la sinistra esce molto indebolita
dalla guerra d’Algeria. Un governo di sinistra associato, nell’immaginario collettivo alla pratica della tortura
e della guerra; l’allontanamento di un’ampia schiera di intellettuali che , dalla liberazione in avanti, si erano
in grande maggioranza schierati a sinistra, annunciano una vera e propria ridefinizione dei suoi valori
politici. Questa crisi indebolisce le basi stesse dell’ideologia repubblicana, vero e proprio asse portante
della sinistra francese, socialista e comunista.
Ma come fa la società francese a dimenticare?
La società francese dimentica, a costo di sciogliere e interrompere il legame che collega il presente al
recente passato. Con il tempo, e con una serie di leggi, gli ex appartenenti all’Oas beneficiano della grazia
presidenziale, e le condanne vengono cancellate.

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