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PAOLO SINISCALCO IL CAMMINO DI CRISTO NELL’ IMPERO ROMANO LATERZA In un libro divenuto classico, Paolo Siniscalco ripercorre il proceso actraverso cui si é compiuta la diffusione del cristianesimo nell’'area geopolitica dell’ Impero romano. Un processo in cui si distinguono nettamente due fasi: una prima che a da Gest a Costantino, ossia dal tempo nel quale un piccolo drappello di giudei, riconoscendo in Gesii il Messia annunciato dai Profeti, si muove da Gerusalemme per farne conoscere il messaggio, fino al momento in cui un imperatore pagano dichiara il suo favore verso il nuovo movimento, con atti che avranno immense ¢ durevoli conseguenze, e non solo sul piano religioso. Con la seconda decade del TV secolo si apre una nuova fase distinta dall’affermazione sempre pitt rapida det cristianesimo che, tuttavia, si deve confrontare con gravi problemi interni — creati da controversie dottrinali e disciplinari — econ drammatiche situazioni esterne — come le grandi migrazioni dei popoli del? Est ¢ del Nord che gitungono fino alle rive mediterrane. Vicende che costituiscono la preistoria dell’ Europa, analizzate in questo libro fino al secolo VII, tempo in cui, convenzionalmente, si pone il termine dell’eta tardo-antica, In sovraccoperta: Monogramma cristologico Chi ¢ Rho (XP) circondato da colombe. segnata dalla caratterizzazione ormai netta delle Chiese orientali rispetto alle occidentali ¢ dall’incombente conquista dell'Islam di una parte significativa dell’ mpero romano-cristiano, dalla Palestina. a cominciare Paolo Siniscalco ¢ professore emerito di Storia del cristianesimo presso P'Universita di Roma Ia Sapienza. Tra le sue opere si segnalano: Ricerche sul ‘De resurrectione’ di Tertulliano (Roma 1966); Mito e storia della salvezza (Torino 1971); Massimiliano, un obiettore di coscienza del lardo Impero (Torino 1974); Laici e laicite. Un profilo storico (Roma 1986); La vita cristiana dei primi secoli (Roma 1988); // senso della Storia. Studi sulla storiografia cristiana antica (Soveria Mannelli 2003); Le antiche Chiese Orientali. Storia ¢ letteratura (con contributi di altri autori, Roma 2005). Ha curato ¢ commentato opere di Apuleio, Minucio Felice, Tertulliano, Cipriano, Ambrogio, Egeria, Agostino, Gregorio Magno. © 1983, 1996, 2009, Gius. Laterza & Figli Nella «Collezione Storica» Prima edizione 1983 Nella «Biblioteca Universale Laterza» Prima edizione 1987 Seconda edizione tiveduta € aggiornata 1996 Nella «Biblioteca Storica Lacerza» ‘Nuova edizione ampliata 2009 Paolo Siniscalco Il cammino di Cristo nell’ Impero romano QD Etiori Laterza Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari Finito di stampare nel settembre 2009 SEDIT - Bari (Italy) per conto della Gius. Laterza & Figli Spa ISBN 978-88-420-9121-9 INTRODUZIONE ALLA PRESENTE EDIZIONE Nel 1983 usciva la prima edizione di I/ cammino di Cristo nel- l'Impero romano nella « Collezione Storica » della Laterza. Nel 1987 il medesimo volume veniva pubblicato nella « Biblioteca Universale Laterza »; nel 1996 vedeva la luce la seconda edizione riveduta e aggiornata, che avrebbe avuto fino al 2007 sei succes- sive ristampe. Ora l’Editore propone di pubblicare nuovamente il volume, restando la struttura e l’ampiezza del lavoro immutata ri- spetto alla precedente edizione. Mi é sembrato percid opportuno, se non necessario, redigere una Introduzione e una sia pur breve nota bibliografica aggiornata. In questa Introduzione, dopo avere fatto un cenno all’oggetto e al carattere del volume, mi chiedo quale significato abbia per l’oggi la conoscenza dei primi secoli della nostra éra, quale senso abbia il lascito che da quel tempo ci proviene, ed indico poi alcuni tra i maggiori temi dibattuti degli ultimi decenni, che sono in relazione con le questioni trattate nel libro. 1. L’oggetto e il carattere del volume. Come il titolo stesso suggerisce, il volume intende studiare ed esporre quale sia stato il processo tramite cui & avvenuta la pri- ma diffusione del movimento cristiano, con particolare attenzione all’area geopolitica dominata dall’Impero romano. Ma cosi facen- do si pone in luce una questione che risulta essere nuova per Y'antichita e che si rivela fondamentale per la storia successiva, os- sia per la formazione dell’Europa: il rapporto tra la res publica e la Chiesa, come @ stato vissuto da chi é appartenuto all’uno e al- altro di questi due « corpi » religiosi ¢ sociali. Il processo seguito si distingue nettamente in due fasi. La prima comprende il periodo che va dalla morte e dalla resurre- VI Introduzione alla presente edizione zione di Gest a Costantino, ossia dal momento in cui un pic- colo drappello di uomini e di donne, muovendo da Gerusalem- me, citta posta alla periferia dell’Impero, comincia a disperdersi nelle regioni circostanti per annunciare il messaggio evangelico, fino al momento in cui un imperatore dichiara il suo favore ver- so un genos che é pur sempre minoranza assoluta nell’Impero. La seconda fase é caratterizzata dal graduale affermarsi del nuo- vo movimento che, tuttavia, si trova a confrontarsi con gravi problemi al suo interno (prolungate e talvolta aspre controversie religiose) e con drammatiche situazioni esterne (le migrazioni sempre pid numerose e dirompenti dei popoli dell’Est e del Nord che dilagano fino alle rive del Mediterraneo). Vicende, queste, che costituiscono la preistoria dell’Europa e che sono fondamentali per comprenderne le vicende successive. E il tem- po in cui da una parte appare sempre pit netta la caratterizza- zione delle Chiese orientali rispetto alle occidentali, e dall’altra si profila incombente la conquista dell’Islam, a cominciare dalla Pa- lestina e da Gerusalemme. Da quanto si @ detto gia si desume quale sia il carattere del volume qui introdotto. Esso, anche per il periodo pit antico, non vuole prendere in considerazione le origini cristiane in sen- so specifico, non tratta propriamente della storia del cristianesi- mo o della storia della Chiesa, neppure vuole dare importanza preponderante — come spesso succede in molte trattazioni con- cernenti i primi secoli cristiani — ad una storia delle dottrine teologiche. Certo anche questo elemento non é trascurato, ma in funzione di cid che pitt interessa. Come scrivevo (cfr. infra, p. 35), V'intento perseguito @ « quello di indagare storicamente qua- le sia stata la risposta degli uomini dei primi secoli all’interroga- tivo ‘ chi é Gest: di Nazareth ’ e come tale interrogativo, postosi inizialmente a circoli ristretti della Palestina, abbia interessato cerchie sempre pid vaste di persone [...] e quali siano state le reazioni del potere politico e della pubblica opinione alla pre- senza di cristiani nella societa e quali gli atteggiamenti di questi ultimi di fronte al mondo pagano [...] ». Interessa dunque da un lato seguire la diffusione del cristianesimo, a cominciare dall’Im- pero romano, dall’altro discernere, nei limiti del possibile, la vi- ta, la fisionomia, la composizione sociale delle comunita cristia- ne, la molteplicita e diversita che le distingue, a seconda dei luo- ghi in cui si trovano, delle lingue che parlano, delle culture che Introduzione alla presente edizione VIL condividono (Fusco 1997, pp. 177 sgg.). Comunita protagoniste anche di un mutamento culturale, oltre che sociologico. Inizial- mente era diffuso il disprezzo con cui i pagani, che coltivavano convinzioni ragionate, guardavano ai cristiani come a gente di fe- de cieca. Successivamente il contrasto radicale tra pistis e logi- smos viene a scemare, anzi in certo modo le posizioni si capo- volgono: come ricorda in un capitolo dedicato al dialogo tra pa- ganesimo e cristianesimo Eric R. Dodds (1970, p. 120), un in- dubbio conoscitore della cultura antica e tardo-antica, mentre « Origene e i suoi successori stavano tentando di integrare |’au- torita con la ragione, la filosofia pagana tendeva sempre piti a sostituire la ragione con l’autorita, e non solo con l’autorita di Platone, ma con quella della poesia orfica, della teosofia ermeti- ca, di oscure rivelazioni come gli Oracoli caldei ». Ora, se & ve- ro che protagonisti di questi mutamenti sono dei leaders indi scussi, é altrettanto vero che questi non nascono come indivi- dualita separate e solitarie, ma trovano la base delle loro intui- zioni e delle loro proposte nel terreno fertile di comunita di cui spesso sono responsabili, alle quali predicano e alle quali inse- gnano come episcopi, presbiteri o didascali. In epoca postcostantiniana la diffusione del nuovo messaggio si estende con maggiore rapidita anche perché é favorita da una situazione che risulta profondamente mutata. Si pud cominciare a parlare di una « societa cristiana »; @ riconosciuta la funzione so- ciale della nuova religione; sono concessi privilegi alle chiese. Da parte sua |’autorita imperiale si riserva di usare i propri mezzi, anche di costrizione, perché sia diffusa la fede € sia rimosso ogni ostacolo che la danneggi. Cid che preme é la sottomissione alla legge e non la conversione interiore delle coscienze. Come é sta- to notato, gli imperatori assumono cosi pienamente la linea di tendenza tipica della romanita. Ben pit Jentamente e in modo mai definitivo il messaggio di Cristo penetra nell’intimo degli uomini per diventare poi operante nel tessuto della societa. Per di pid, dopo la morte di Teodosio I e dopo I’assunzione dell’ imperium da parte dei suoi due figli, Onorio ¢ Arcadio, l’ancor grande or- ganismo civile e politico di Roma comincia a dividersi sempre pit nettamente. In Occidente le comunita cristiane, anche per |’urto devastante dei popoli migranti, soffriranno molto, riducendosi non di rado in poverta. Ma non si pud dimenticare che proprio le pitt antiche, insieme ai loro pastori, in qualche modo accolgo- VI Introduztone alla presente edizione no « barbari» pagani o ariani che siano, e gradatamente facilita- no la loro assimilazione nel contesto romano-cristiano, per poi as- secondare la loro conversione alla Grande Chiesa, con una tena- ce opera di acculturazione. In Oriente, per quanto possiamo sapere — le fonti a questo proposito sono assai avare —, il popolo partecipa alle dispute teologiche, almeno in ambiente urbano — in special modo nelle sedi dei patriarcati di Antiochia, di Alessandria d’Egitto, di Co- stantinopoli (cfr. infra, pp. 292 sgg.). E noto il passo che ci ha tramandato Gregorio di Nissa (cfr. Patrologia Greca 46, 557) in relazione al periodo in cui fervevano le controversie ariane: « Se ti informi (da un cambiavalute) sul denaro, quegli ti fa una dis- sertazione sul ‘ generato’ ¢ sull’ ingenerato’; se chiedi il prezzo del pane (da un venditore di cibarie), ti risponde che il Padre é maggiore e il Figlio & soggetto. Se chiedi se @ pronto il bagno, quello sentenzia che il Figlio deriva dal nulla ». E Gregorio com- menta: « Non so come si debba chiamare questo male: frenesia, pazzia, una forma di epidemia che travolge le menti ». D’altro la- to non si deve tacere che quelle stesse comunita che nel corso del V secolo disputano intorno al monofisismo e al nestorianesimo in rapporto ai concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451) sono le medesime che generano missionari capaci di percorrere le strade del Medio e¢ dell’Estremo Oriente per recare il messaggio di Cri- sto in Persia, in India e perfino in Cina (al proposito, alla diffu- sione del cristianesimo in Oriente ho dedicato un altro libro dal titolo Le antiche Chiese orientali. Storia e letteratura, a cui hanno contribuito parecchi specialisti [Siniscalco 2005]). L’avere parlato dell’oggetto ¢ del carattere di questo volume facilita in certo modo la scelta di alcuni grandi temi dibattuti cri- ticamente nei decenni scorsi. Tuttavia chi scrive si rende ben con- to che Pimpresa cui si accinge é impossibile a realizzare nelle po- che pagine che seguono. Si tratterebbe di segnalare i progressi 0, se si vuole, gli esiti a cui le ricerche nel campo dei primi secoli cristiani sono giunte in questi ultimi decenni. In proposito Ia bi- bliografia @ davvero sterminata, come numerosissime sono le pro- poste avanzate — non di rado contrastanti tra di loro — che spesso riprendono, riformulandole, precedenti opinioni, sulla ba- se anche di scoperte o di interpretazioni recenti. Indicherd alcu- ni argomenti che sono stati particolarmente dibattuti, senza mira- Introduzione alla presente edizione ix re ad essere esauriente, rimandando per gli opportuni approfon- dimenti alle indicazioni bibliografiche, che a loro volta riportano ulteriore bibliografia, anche perché un carattere messo in luce dalle ricerche recenti @ quello della « complessita » delle que- stioni approfondite. Pertanto tengo a dichiarare subito che il mio proposito @ limitato e si basa su una scelta fatta in relazione alla prospettiva indicata. Se dovessi riscrivere I/ cammino di Cristo nell’Impero romano certo terrei conto delle tematiche di cui sto per dire e natural- mente degli esiti delle ricerche specialistiche in continua evolu- zione. E cid per approfondire cenni fatti di sfuggita o per aprire discorsi di maggiore attualita e vivi nella sensibilita di oggi pid che in quella di un ieri, sia pure a noi vicino. Nondimeno, riten- go che il filo del libro e la sua struttura di fondo abbia ancora una validita, tanto da potere essere proposti al lettore. 2. 1 primi secoli e Voggi. Quale interesse ha per noi, che viviamo in Europa all’inizio del III millennio, la conoscenza di quei primi tempi della nostra éra? Si sa che nell’elaborazione della conoscenza storica l’interven- to attivo dello studioso, del suo pensiero, della sua personalita, della sua visione del mondo ha un posto decisivo. La storia @ inseparabile dallo storico (Marrou 1997, p. 43); 0, per dirla di- versamente, 1a storia non é@ in grado di spiegare, nel senso che non pud dedurre e prevedere; le sue spiegazioni non rinviano ad un principio che renda I’avvenimento intelligibile, ma forniscono solo il senso che lo storico presta al suo racconto (Veyne 1973, p. 149). Questo per mettere in luce un fatto a tutti noto: lo stes- so evento pud essere, e in concreto molto spesso é, diversamen- te interpretato da differenti soggetti, essendo qualsiasi interpreta- zione determinata in buona parte dai « presupposti con i quali si affrontano i testi e i documenti, dalla precomprensione che si ha del loro contenuto, del loro valore, nonché dai mezzi e dai metodi analitici adottati » (Vouga 2001, p. 12). Una « neces- sita » a cui, come é ovvio, neppure queste pagine sfuggono. Non deve quindi stupire se, per illustrare il tema in questione, sce- glierd due posizioni emblematiche, tra loro lontane, citando sol- x Introduzione alla presente edizione tanto poche espressioni di due studiosi, nell’impossibilita di se- guire le loro ben pitt ampie ¢ complesse argomentazioni. La pri- ma posizione @ rappresentata da Aldo Schiavone, docente di Di- ritto romano all’Istituto italiano di Scienze umane di Firenze, il quale afferma con tutta chiarezza che tra Roma antica — la cui storia comprende evidentemente anche i primi secoli della nostra éra — e l’Occidente moderno vi @ una frattura decisa e incol- mabile: « Da un lato l’antichita conclusa e definita dei caratteri umani nella vita di relazione: |’eterno teatro della storia e del potere, un’anatomia elementare della ‘ natura’ della politica. Dal- Yaltro la modernita aperta e illimitata delle scienze, delle tecni- che, del lavoro continuamente trasformato ». Da un lato lirresi- stibile tendenza antica a immaginare la storia come ciclo, se non rielaborazione — quasi metafisica — dell’idea dell’insuperabilita del bordo, del limite, del concluso. Per cui, « una volta aperta- si la crisi, P'incapacita di pensare altri orizzonti e un altro futu- ro, fuori del mondo che crollava, avrebbe assunto aspetti psico- logicamente devastanti. L’apocalittica protocristiana e gnostica si radicd proprio su questa mancanza; le sue risposte avevano sé- guito proprio perché riuscivano a oltrepassare il piano degli eventi, e fondavano la salvezza dei credenti nel suo completo an- nientamento. Era l’attesa spasmodica della fine, del naufragio in Dio, poi cosi diffusa nelle mentalita del desolato Occidente al- tomedievale. Sarebbe stato l’uomo nuovo uscito dalle citta euro- pee dopo I’XI secolo, e pitt tardi le generazioni del Rinascimen- to, a sapere ritrovare un significato, un valore per la propria sto- ria, scoprendo fondamenti e prospettive impensabili per le civilta antiche ». Dall’altro lato, appunto, « la modernita come infinito che si fa storia [...]; 0 come produttivita del lavoro e dell’intel- ligenza umani, nella situazione resa possibile dal nuovo corso; 0 anche come crescita illimitata dei bisogni, dei desideri ¢ delle in- dividualita, che rende |’inappagamento una ragione e una ban- diera » (Schiavone 2002, pp. 216, 212, 213). Un abisso separa qui l’antichita dalla modernita. La seconda posizione é quella proposta da Rémi Brague, do- cente di Storia della filosofia medievale presso l’Universita Panthéon-Sorbonne di Parigi, che vede nel modello romano la salvezza dell’Europa. Il suo discorso @ assai complesso, ricco di osservazioni e di citazioni di autori antichi e moderni, non solo cristiani, ma anche ebrei ¢ mussulmani. Qui ne proporré un bre- Introduzione alla presente edizione XI ve scorcio in relazione a cid che mi interessa. Brague (2008, p. 47 ¢ passim) individua |’atteggiamento romano come |'atteggia- mento di chi &@ chiamato a rinnovare l’antico, la cultura romana come cultura tesa tra cid che si trova a monte e cid che si tro- va a valle; cosi egli propone la tesi secondo cui « essere roma- no significa avere alle spalle-un classicismo da imitare e davanti a sé una barbarie da sottomettere ». Accanto a questa prima, Brague avanza un’altra tesi secondo cui « questa struttura roma- na @ la struttura stessa della realta cristiana » (ivi, p. 63). Ora lo studioso francese vede proprio nella storia dei primi secoli un momento basilare per comprendere l’essenza dell’Europa, che cosa sia nella sua sostanza. « [Il cristianesimo] sa di essere se- condo rispetto al? Antica Alleanza. Questo ancoraggio all’ Assolu- to da a tale secondarieta un’importanza unica, non senza modi- ficarla ». Se infatti l'idea di creazione ad opera di un Dio buo- no riconosce la bonta delle realta sensibili, evento dell’incarna- zione da all’umanita una dignita che é@ la stessa di Dio. In tale senso la polemica protocristiana contro il marcionismo (inteso come atteggiamento culturale che pretende una rottura totale con il passato) e l’affermazione dell’identita del Dio dell’Antico Testamento con quello del Nuovo diventa per Brague « l’evento fondante della storia dell’Europa come civilta, in quanto fornisce la matrice del rapporto europeo con il passato » e Ireneo di Lione, che di quella polemica é stato un protagonista fin dal II secolo, diviene per lui non soltanto uno dei Padri della Chiesa, ma anche uno dei Padri dell’Europa (ivi, p. 119). Lungo questa via la tesi sostenuta é che « il cristianesimo, rispetto alla cultura europea, non é tanto il suo contenuto quanto la sua forma » (ivi, pp. 179 sg.), rappresentando insomma la forma stessa del rap- porto europeo con I’eredita culturale. Cosi il cristianesimo @ con- siderato « parte integrante della cultura europea, della quale co- stituisce un elemento accanto ad altri, quali sono, principalmen- te, l’eredita antica o ebraica ». E continua chiedendosi « se og- gi la modernita non sia minacciata giusto da una forma di mar- cionismo, se cioé la modernita sia inseparabile dall’idea di pro- gresso che permetterebbe di dare un congedo definitivo a un Passato ritenuto oscuro » (ivi, p. 187). In altra prospettiva e se- guendo un percorso storico, I/ cammino di Cristo, come il letto- re potra giudicare, va nella medesima direzione delle osservazio- ni di cui or ora si é@ detto. pa Introduzione alla presente edizione 3. Le origini cristiane e il giudaismo del Secondo Tempio. Molti studi hanno posto in luce l’ambiente storico-culturale in cui il messaggio di Cristo si é inserito e fin dall’inizio si é diffuso. Certamente ha grande rilievo l’ambiente greco-romano (gli scritti del Nuovo Testamento per la maggior parte nascono fuori della Palestina e sono redatti in greco) (Jossa 2004, p. 51). E questo un elemento che, non di meno, era stato gia da molto tempo ed a lungo considerato. Ben maggiore attenzione, in anni a noi vicini, é stata dedicata al mondo giudaico e alle correnti che quel mondo hanno animato (Filoramo-Gianotto 2001) prima della venuta di Cristo e nei decenni successivi alla sua morte. Taluni critici per il- lustrare gli inizi della storia cristiana hanno preso le mosse da mol- to lontano, dal 587 a. C., ossia dall’anno in cui Gerusalemme ca- de sotto il dominio di Babilonia (Frend 1984, pp. 12-52), o dal 538 a. C., dall’anno del ritorno degli ebrei da Babilonia (Lupieri 1997, pp. 7-53; cfr. Siniscalco 2001, pp. 57-39; Siniscalco 2006b, pp. 78-79). Ha scritto Paolo Sacchi (2004, p. 17): « Se la novita cristiana, considerata sotto il punto di vista degli elementi fondan- ti, é assoluta, sul piano della predicazione di Gest, tale novita & spesso la presa di posizione di Gest in mezzo ad idee dibattute da tutta una societa. I concetti fondamentali per capire le idee dei primi cristiani sono caratteristici della cultura ¢ della religione ebraiche ». E infatti un dato sempre pitt chiaro che le correnti giudaiche erano in quel tempo molto numerose: accanto ai farisei, vi erano i sadducei, gli zeloti, ma anche i sadociti, gli enochici, i qumranici. Importante @ stato dunque collocare la figura, l’opera e il messaggio di Gest sulla scena del mondo di allora: ne é bal- zata evidente la sua ebraicita. E, secondo alcuni critici, pit: anco- ra: ne @ balzata la figura di un Gest che é sempre rimasto all’in- terno della religione ebraica né ha avuto alcuna intenzione di fon- dare una nuova religione (Gianotto-Norelli-Pesce 2008, p. 112). 4. Il qumranesimo. Tra tutte, la setta di Qumran, scoperta attraverso fortunosi e inaspettati ritrovamenti (il primo risale al 1947), ha provocato un numero ingentissimo di studi che si sono prolungati nei decenni successivi (Sacchi 2004, pp. 24 sgg.). Fino agli anni ’80 molti stu- Introduzione alla presente edizione diosi avevano presentato i rotoli di Qumran come contenenti ope- re di timbro cristiano; successivamente, avendo conosciuto molti altri manoscritti, dopo quelli scoperti nella prima grotta, ci si re- se conto che erano molto ebraici. Per cui oggi con Emanuel Tov, docente presso ]’Universita ebraica di Gerusalemme ed esperto di critica testuale — sia della Bibbia ebraica che greca — e dei ma- noscritti di Qumran, si pud dire che i rotoli del Mar Morto pos- sono essere compresi come base per lo studio del popolo ebraico negli ultimi due secoli prima di Cristo e nel primo dopo Cristo (secolo questo ultimo che vede i primi cristiani, in quanto ebrei) e solo in misura minore come base per lo studio del Nuovo Te- stamento (Tov 2009, p. 3). 5. Sulla figura di Gesit A questo punto sarebbe opportuno parlare della figura di Ge- su, del « Gesii storico », ossia del Gest costruito dalla ricerca storica, e del « Gest ricordato », ossia quel Gest che i testimo- ni hanno percepito e conservato nella memoria (Dunn 2006, p. 141; Meier 2001, pp. 31 sgg.). Al riguardo si vedano le osserva- zioni di Norelli (2008, pp. 20 sgg.). La questione ha ripreso vi- gore ultimamente in relazione a prospettive aperte in special mo- do da strumenti in parte rinnovati e affinati del metodo storico- critico. In altre parole, la domanda che, stando ai Vangeli cano- nici, @ gia di Gest stesso: « Chi credete che io sia? » si ripre- senta attualissima e continua a suscitare, almeno nel mondo occi- dentale, un grandissimo interesse, quale che sia la risposta che ne é data. Ne I! cammino di Cristo non interessa tendere a ricostrui- re la figura storica di Gesti (e percid qui non se ne apre la que- stione), ma interessa vedere come nel corso del tempo le comu- nita, che a lui si rifanno, vivano, si sviluppino, diano luogo a for- me di vita, a riti, a costumi, a tradizioni, a lingue, a Jetterature molto varie, secondo i luoghi e i tempi, diversita che tuttavia tro- vano nella Grande Chiesa un punto di unita sul piano della fede nel riconoscimento di quel nucleo storico del cristianesimo che & la crocifissione di Cristo e gli eventi ad essa connessi. In questo senso i] seguire il formarsi e il diffondersi della « regola di fede », che non @ un semplice fatto intellettuale, ma @ elemento costitu- tivo di una identita religiosa, che diviene poi anche sociale e cul- XIV Introduzione alla presente ediztone turale e che rappresenta un passo essenziale per comprendere |’i- nizio di quello che Erich Auerbach ritiene il « pid grande muta- mento interiore e esteriore [...] della nostra civilta » (cfr. infra, p. 6). « La regola di fede ci rappresenta uno scenario di assoluta li- nearita e semplicita, in cui essa appare come Ja discriminante in uno schema rigorosamente binario, che separa cid che é dentro da cid che é fuori, il vero dal falso, l’ortodossia dall’eresia » (Vi- sona 2006, p. 984). Le testimonianze letterarie incentrate su di es- sa tra la seconda meta del II secolo e la prima del III fanno pe- netrare nel cuore di quel « processo che, reagendo sia alle spin- te centrifughe rappresentate soprattutto dal marcionismo e dallo gnosticismo sia alla pid generale frammentazione che accompa- gnava il progressivo allontanamento dall’eta apostolica, trové for- ti principi di coesione attorno all’idea di una continuita storica della tradizione degli apostoli, che unitamente al canone delle Scritture diventava la garanzia di un legame diretto con la parola e la dottrina originarie di Gest » (ivi, p. 999). 6. Il giudeocristianesimo. Molta importanza hanno assunto ormai da anni gli studi sui giudeocristiani, e sull’influsso che hanno avuto in rapporto alle dottrine, alla mentalita, alle usanze, alle immagini delle prime co- munita cristiane. Quale che sia la definizione dei giudeocristiani (secondo alcu- ni, per distinguerli, vale il criterio basato sull’origine etnica, se- condo altri il criterio basato sull’osservanza delle prescrizioni del- la Legge mosaica, secondo altri ancora il criterio deriva dall’ave- re assunto categorie del pensiero e delle dottrine giudaiche) (Le Boulluec 2000, 277 sgg.; Filoramo-Gianotto 2001, pp. 11-13; Pen- na 2001, pp. 68-94), € un fatto che essi costituiscono comunita — del resto, non monolitiche — che configurano modelli di cristia- nesimo distinti dal modello rappresentato da Paolo e dalle sue chiese. Essi sono stati oggetto di una serie di ricerche di non po- ca importanza anche per i rapporti che hanno avuto con gli etni- cocristiani. Notizie su di loro si desumono da Origene (Contra Celsum 5, 61-65), da Eusebio di Cesarea (Historia ecclesiastica IU, 5, 3) e da Epifanio (Panarion XXIX, 7, 8). Origene parla di due gtuppi di ebioniti, Epifanio distingue i nazorei dagli ebioniti e da- Introduzione alla presente edizione gli elkasaiti. I nazorei sono per l’eresiologo cristiani di origine giudaica che vivono nel suo tempo, dunque nella seconda meta del IV secolo, continuando ad osservare la Legge. In vero egli considera eretici coloro che a noi paiono essere i discendenti di- retti dei primi discepoli di Gest: (Mimouni 2001, p. 146). Fin dal- Vinizio, seguendo gli Arti degli apostoli (6, 1 sgg.), sappiamo del- Vesistenza a Gerusalemme di una pluralita di gruppi tra i segua- ci di Gest’ e di un contrasto che oppone gli « ellenisti » agli « ebrei ». Gli uni e gli altri formano infatti due gruppi linguisti- ci e culturali differenti: gli « ellenisti » sono giudeocristiani che, nonostante la loro origine, si sentono liberi rispetto alle istituzio- ni e ai costumi prescritti dalla Legge mosaica, gli « ebrei » sono giudeocristiani conservatori. Espulsi da Gerusalemme ad opera delle autorita giudaiche, gli « ellenisti » divengono i primi mis- sionari della tradizione cristiana. E il tempo in cui Paolo perse- guita i « discepoli del Signore » prima della sua conversione. Una crisi questa che avviene pochi anni dopo la morte di Gesii e toc- ca dunque la pit antica generazione dei suoi discepoli, tra il 30 e il 50 d. C. (Le Boulluec 2000, pp. 282 sg.). I suoi rappresen- tanti lasciano la Palestina per dirigersi in Siria e si fanno propa- gatori di un messaggio di rottura, nel nome del Cristo-Figlio del- T'uomo, il cui ritorno @ creduto imminente. Sono questi i primi passi di un movimento che ha certo avuto grande rilievo nel I se- colo d. C. e che gia intorno al 90 sara escluso dalle comunita giu- daiche e, per altro verso, avra rapporti non facili con la Grande Chiesa costituita in grande maggioranza di etnicocristiani. Lo stu- dio del fenomeno anche oggi continua a risultare di non facile comprensione. Del resto, gia oltre 50 anni fa Erik Peterson (1951, p. 708) osservava che per la sua ricostruzione occorre tenere pre- sente, oltre alle fonti specifiche, tutta la letteratura patristica con particolare attenzione all’area siriaca ove sarebbe da ricercare I’e- redita pit duratura del giudeocristianesimo dei primi secoli. Basti qui concludere, a proposito degli « ellenisti », con una notazione di Daniel Marguerat (2000b, p. 195) che si pone sulla linea di cid che ci interessa: se si ignora la storia del movimento « ellenista » dopo le prime vicende, si sa invece che immenso é stato il posto che ha tenuto nello sviluppo del primo cristianesimo: « Cid che si definisce il keygma, cioé l’enunciato della fede centrato sul dupli- ce evento della morte e della resurrezione di Cristo, risulta dal a- voro teologico degli ellenisti ».