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1.

L’antichità

La tradizione ricorda la fondazione di N.


da parte dei Cumani, ma conserva anche
traccia della fondazione
di Partenope(Παρϑενόπη) per opera di
Rodi. Secondo una plausibile
ricostruzione della primitiva storia di N.,
a un insediamento di Greci dell’Egeo, in
particolare Rodi, localizzabile nell’isoletta
di Megaride (Castel dell’Ovo) e nella
costa antistante, ne sarebbe seguito un
altro di Cumani (7°-6° sec. a.C.), che
incluse l’altura di Pizzofalcone; la città
così fondata sarebbe stata denominata
Palepoli (Παλαίπολις «Città antica»). Dopo
la sconfitta navale subita dagli Etruschi
per opera di Gerone (474 a.C.), fu dato
respiro allo spazio urbano con la
creazione di nuovi insediamenti (Neapolis)
sul declivio verso il mare. Implicata nella
seconda guerra sannitica e presidiata da
una guarnigione nolano-sannitica, N. aprì
le porte ai Romani che con essa
conclusero (326) un foedusaequum; rimasta
indenne durante la seconda guerra
punica, cominciò a decadere per
l’accrescersi dell’importanza
di Puteoli(Pozzuoli) come porto di Roma;
nel 90 a.C. fu ridotta a municipio. Per
aver parteggiato per Mario (82 a.C.), subì
la repressione sillana che causò
l’indebolimento ulteriore dei ceti più
attivi, la perdita del ruolo commerciale,
l’accentuazione dell’aspetto di luogo
di otia per l’alta società romana, attirata
dalla mitezza del clima, dal paesaggio e
dalla sua dislocazione ad anfiteatro sul
mare. Sotto l’imperatore Claudio divenne
semplice colonia.

2. Il Medioevo

Disputata fra Goti e Bizantini, dal 553


restò a questi ultimi, sotto il controllo di
un duca con potere militare e civile. Il
duca-vescovo Stefano II(755-800), di
fronte al tentativo di Bisanzio di riunire in
un solo temal’Italia meridionale, rese
autonomo il ducato di N., che oltre alla
città comprendeva Cuma,
Pozzuoli, Sorrento (poi indipendente) e
la Terra di Lavoro. Il duca era sostenuto
da un ceto mercantile che aveva garantiti i
propri commerci dalle lotte del duca
contro Longobardi e Saraceni. Nel 10°
sec. N. fu elevata a sede metropolitana.
Ma nello stesso secolo ebbe inizio la
decadenza del ducato, segnata dalla
temporanea sottomissione, nel 955, a
Bisanzio, e nel 1027-29 o 1030, ai
Longobardi di Capua. Sergio IV (1003 o
1004-1034) riuscì a riprendere il ducato,
aiutato dal normanno Rainolfo I
Drengot, al quale concesse il feudo
di Aversa (1030), inizio della signoria
normanna, ben presto minacciosa. Nel
1077-78 N. subì un assedio da parte dei
Normanni; nel 1137 il duca Sergio
VII (1120-37) dovette sottomettersi ai
Normanni.

Anche sotto il governatore normanno


(Compalazzo) N. conservò una relativa
autonomia e tornò a fiorire. La città si
oppose a Enrico VI di Svevia e perciò
ottenne privilegi da Tancredi, ma,
occupata definitivamente dal re svevo
(1194), ebbe demolite le mura.
Con Federico II, l’istituzione dello Studio
(1224), presto famoso, le conferì
prestigio, il che non bastò a guadagnare al
re svevo le simpatie dei Napoletani, ostili
al fiscalismo regio: di qui ribellioni, assedi,
distruzioni, esili, alternati a due brevi
periodi di reggimento comunale sotto la
tutela di papa Innocenzo IV.

Seguì poi il dominio angioino (1266-


1441), durante il quale, dopo i Vespri
Siciliani (1282), N. divenne anche, di
diritto, capitale del Regno, raggiungendo,
verso il 1340, i 60.000 abitanti, fra cui già
un grosso proletariato miserabile, prima
origine dei futuri lazzari; popolazione
rappresentata molto disparatamente (un
‘eletto’ del popolo contro cinque della
nobiltà) nei cosiddetti seggi riuniti nel
Tribunale di S. Lorenzo.

3. Dagli Aragonesi al 1860


Travagliata da assedi ed epidemie nelle
lotte fra i pretendenti angioini, nel 1441
passò sotto l’erede designato Alfonso
d’Aragona e rimase fedele a lui e ai suoi
successori. Raddoppiata la popolazione
(ca. 100.000 ab.) per l’affluirvi di
provinciali del Regno, mercanti italiani e
stranieri, gentiluomini, guerrieri,
funzionari, letterati, esuli bizantini, Ebrei,
la città visse il suo periodo più splendido.
Schiacciata dal dominio di Carlo
VIII di Francia, cadde dopo una
restaurazione aragonese sotto la Spagna
(1503), che ne fece il capoluogo di una
provincia sotto il governo di un viceré.
L’enorme addensarsi della popolazione,
specie per l’immigrazione di un numeroso
proletariato provinciale, impose già allora
il problema demografico ed edilizio, cui i
viceré cercarono di dare soluzione (nuove
strade, edifici pubblici ecc.); ma la
terribile pestilenza del 1656, che dimezzò
la popolazione, rinviò il problema.
Accanto alla vecchia e nuova aristocrazia,
veniva emergendo una nuova borghesia
di mercanti, appaltatori, funzionari, legali.

Seguì nella seconda metà del 17° sec. un


elevamento anche culturale della
borghesia (cartesianesimo), invano
osteggiato dagli ecclesiastici, mentre i
nobili appoggiavano l’idea di un regno
autonomo asburgico che si ebbe
effettivamente, dal 1707 al 1724, ma sotto
veste di dominio austriaco, finché
con Carlo di Borbone N. tornò capitale di
un regno autonomo. Carlo e il
successore Ferdinando IV diedero grande
impulso alla città, assecondati dal ceto
colto, che reclamava e otteneva riforme.
Ma, rottosi per effetto delle idee
rivoluzionarie francesi l’accordo fra ceto
colto e monarchia, N. vide la fuga della
corte borbonica davanti alle truppe di
Championnet, invano combattute dai
lazzari, e la proclamazione (24 gennaio
1799) della Repubblica napoletana,
vissuta fino al 13 giugno 1799 e seguita
da orribili repressioni, uccisioni,
condanne, esili, confische. Il 16 febbraio
1806, con il ritorno dei Francesi, il regno
passò a Giuseppe Bonaparte, poi
a Gioacchino Murat, rinnovandosi nei
monumenti civili, nelle istituzioni
politiche, economiche ecc.

Avvenuta la restaurazione borbonica


(maggio 1815), N. fu nuovamente
sconvolta dalla rivoluzione carbonara del
1820 e presidiata da reparti austriaci
(1821-27). Nel quinquennio 1815-20, e
fino all’avvento di Ferdinando II (1830),
si ebbe una ripresa del progresso
materiale della città; la frattura fra
monarchia e classe colta si approfondì
insanabilmente dopo la crisi del 1848.
L’entrata a N. di G. Garibaldi (7 sett.
1860) segnò la caduta della monarchia
borbonica.

4. Dopo l’Unità

Entrata a far parte dell’Italia unitaria, N.


conobbe una notevole ripresa culturale (la
scuola hegeliana, F. De Sanctis, i due
Spaventa, B. Croce) e una lenta ripresa
materiale, pur fra le piaghe, difficilmente
eliminabili, dell’affollamento urbano,
dell’analfabetismo, della delinquenza,
della camorra, delle epidemie; mali
combattuti e in parte sanati con
provvedimenti vari (sventramenti edilizi,
istituzioni popolari, acquedotti,
incremento del porto e delle industrie).
Durante la Seconda guerra mondiale la
città fu colpita da oltre 120
bombardamenti aerei e gravemente
danneggiata; fu occupata dagli Alleati il 1°
ottobre 1943, dopo che quattro giorni
d’insurrezione popolare (quattro giornate
di N.) avevano imposto la capitolazione
al presidio tedesco. Il 15 aprile del 1944 il
Prefetto, Francesco Selvaggi, nominò il
giurista Gustavo Ingrosso alla guida
dell'amministrazione cittadina, con il
beneplacito del Governo Militare Alleato.
Ingrosso, primo sindaco dopo la
liberazione della città, esponente del
Partito del Lavoro, fu scelto in virtù del
suo passato antifascista e per le sue
competenze di diritto amministrativo; si
dimise nel settembre 1944 quando fu
nominato presidente della Corte dei
Conti. Dopo le dimissioni di Ingrosso, si
manifestarono dei contrasti in seno ai
partiti del Comitato Liberazione
Nazionale che portarono alla nomina del
commissario Giuseppe Fucci. Un’intesa
fu trovata all’inizio del 1945 sul nome di
Gennaro Fermariello, del Partito
d’Azione, che svolgeva la funzione di
Presidente del CLN. La giunta
Fermariello, che era espressione di tutti i
partiti del CLN, si trovò ad affrontare
una drammatica situazione, dal punto di
vista sociale e urbanistico, a causa delle
conseguenze terribili della guerra, tra cui
la completa inagibilità del porto. Si iniziò
anche a progettare un nuovo piano
regolatore le cui linee furono però
completamente abbandonate dai primi
sindaci che scaturirono dalle elezioni
amministrative del 1946.

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