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I Beni Culturali

Per “Beni Culturali” si intende tutto ciò che testimonia l'attività creativa dell'uomo,
tale da esprimere il pensiero e la vita nel corso della storia e cioè:
A) le cose mobili ed immobili di interesse artistico, storico, archeologico e
antropologico;
B) le cose immobili legate alle vicende storiche, politiche, militari, del progresso
tecnologico, dell'arte, della letteratura e della cultura in genere;
C) le collezioni di oggetti, anche archeologici, che rivestono particolare interesse
artistico e storico;
D) i beni archivistici privati o di Stati ed Enti pubblici, tali da rivestire notevole
interesse storico;
E) i beni librari raccolti nelle biblioteche pubbliche e private.

Sono considerati Beni Culturali anche:


stemmi, lapidi, iscrizioni, capitelli, tabernacoli e altri ornamenti di edifici storici, aree
pubbliche di valore storico-artistico-paesaggistico-ambientale, fotografie e filmati
prodotti da oltre 25 anni, beni e strumenti di interesse storico-scientifico realizzati da
oltre 50 anni.

Spesso nel nostro Paese testimonianze e reperti vengono ospitati in particolari


strutture architettoniche e ambientali di valore storico, inserite a loro volta in un
contesto territoriale.

In Italia è presente circa il 40% del patrimonio artistico mondiale.


Purtroppo il tempo e le calamità naturali, insieme all'indifferenza, agli atti di
vandalismo, ai furti e alla speculazione, hanno a volte gravemente danneggiato
monumenti artistici e opere d'arte.

Come la Legislazione italiana tutela i Beni Culturali ed Ambientali?


● Nel 1964 la legge L.26/04/1964, n. 310 istituì la Commissione “Franceschini”
per la tutela e la valorizzazione delle cose di interesse storico, archeologico,
artistico o del paesaggio; in questa occasione nasce il termine “Bene
Culturale”.
● Nel 1967 la legge L.06/08/1967, n. 765, detta “Legge ponte”, si occupò della
tutela del paesaggio e dei complessi storici, ambientali ed archeologici,
affidando ampi poteri sulle modifiche dei Piani Regolatori Generali per
assicurare la tutela del patrimonio.
● Nel 1974 fu istituito il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali che
raccolse le competenze che erano prima del Ministero della Pubblica
Istruzione.
● Nel 1972 il DPR 14/01/1972, n. 3, e il DPR 15/01/1972, n. 8, trasferirono alle
Regioni le competenze su assistenza scolastica, musei, biblioteche, urbanistica,
viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale.
● Nel 1977 il DPR 24/07/1977, n. 616, noto come “Legge sul decentramento”,

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devolse alle Regioni le regolamentazioni in materia di Beni Culturali,
rimandando però un maggiore dettaglio ad una nuova legge da varare entro il
1979.
● Nel 1985 la legge L.08/08/1985, n. 453, detta “Legge Galasso”, previde la
redazione di piani urbanistici territoriali o di piani paesistici da parte delle
Regioni.
● Nel 1990 la legge L.19/04/1990, n. 84 si interessò ad un piano di
inventariazione e catalogazione dei beni, con l'elaborazione di una “Carta del
rischio”, definendo limiti alla circolazione ed al commercio dei beni culturali.
● Nel 1993 la legge n. 4, nota come “Legge Ronchey”, aprì ai privati la gestione
dei servizi aggiuntivi nei musei statali (ristorazione, vendita cataloghi, libri,
ecc.).
● Nel 1997 la legge L.08/10/1997, n. 352 avviò una programmazione triennale
per l'emanazione di provvedimenti che favorissero la diffusione della
conoscenza del patrimonio artistico, con concessione di mutui ai privati e
stipula di convenzioni che coinvolsero le Associazioni di volontariato; si istituì
la SIBEC (Società Italiani Beni Culturali).
● Nel 1998 la legge L.30/03/1998, n. 88 diede disposizioni sulla circolazione dei
Beni Culturali, costituendo un valido strumento per la lotta contro
l'esportazione clandestina.
● Il D.Lgs.20/10/1998, n.368 modificò la composizione e la denominazione del
Ministero che diventò il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, definendo
funzioni e compiti amministrativi di Stato, Regioni ed Enti locali. Le
competenze furono estese anche allo sport e allo spettacolo, aprendo la
possibilità di collaborazioni anche con i privati.
Un primo importante risultato si è avuto nel 1999 con la stipula di un protocollo di
collaborazione tra il Ministero e le associazioni “Legambiente”, “Auser”, “Arci”,
“Archeoclub Italia”, che riconobbe ufficialmente il valore dell'intervento del
volontariato nella tutela dei Beni.

Quanti sono i Musei e le Gallerie in Italia?


Nel 1992 l'ISTAT ne contò 3.554 e nel 1996 erano 4.144; la metà si trova al Nord, il
30% al Centro e il 20% al Sud.
I proprietari sono per il 13,4% lo Stato, 2,1% le Regioni, 1,9% le Province, 42,1% i
Comuni, 6,0% le Università, 13,0% gli Enti ecclesiastici, 17,2% i privati, 4,3% altri
Enti pubblici.

Chi opera per la tutela dei Beni Culturali?


Il principale soggetto della tutela del patrimonio culturale italiano è lo Stato con il
Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, che attraverso le 21 Sovrintendenze,
tutela il patrimonio e si occupa di far rispettare le leggi.

La Catalogazione viene eseguita al fine di censire l'intero patrimonio nazionale per


facilitare le attività di ricerca e consultazione, per contrastare i furti e le alterazioni
delle opere a tutela della loro conservazione.

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Alla tutela dello Stato, ancora insufficiente, si affiancano varie associazioni private:
Italia Nostra, Touring Club Italiano, Fondo per l'Ambiente Italiano, Archeoclub,
ecc.. Queste associazioni pubblicano libri e opuscoli che insegnano ad apprezzare gli
enormi tesori che abbiamo ereditato e lottano contro le speculazioni e gli interventi
poco rispettosi dei valori ambientali.

La nascita di Associazioni come “Amici dei Musei” hanno dato a questi un impulso
positivo, grazie alla loro disponibilità sia di tempo che nell'acquisizione di opere.

È molto importante che una parte sempre più vasta della popolazione si renda
conto della necessità di rispettare e proteggere ciò che rappresenta un
preziosissimo bene collettivo.

L'Italia è un Paese dallo straordinario patrimonio artistico e culturale; si tratta di un


tesoro dall'inestimabile valore che abbiamo avuto il privilegio di ricevere in eredità
dai nostri antenati nel corso dei secoli. Questa fortuna è risultata ancora maggiore
avendone potuto godere gratuitamente per nove giorni, dal 9 al 17 aprile. È quello
che è successo durante la Settimana della Cultura, giunta alla XIII edizione, che ogni
anno apre gratuitamente le porte di musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche
statali, per una grande festa diffusa su tutto il territorio nazionale.
In tutta Italia, oltre 2.500 appuntamenti tra mostre, convegni, aperture straordinarie,
laboratori didattici, visite guidate e concerti hanno reso ancora più speciale
l'esperienza di tutti i visitatori italiani e stranieri.

“L'Italia – ha dichiarato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo Galan


– è il frutto della millenaria stratificazione delle numerose civiltà che si sono sviluppate sul suo
territorio. Ognuna con i suoi caratteri originali, ognuna con le sue peculiarità ha contribuito a
plasmare il paesaggio, a edificarne i centri abitati, a organizzarne gli insediamenti rurali. Tutte
hanno avuto un ruolo determinante nel forgiare il nostro essere italiani, arricchendo al contempo il
nostro patrimonio artistico con opere e strutture civili e religiose. La settimana della cultura è
un'ottima occasione per tutti i cittadini di riappropriarsi di questo patrimonio, visitando musei, siti
archeologici e monumenti, e riscoprendo nel centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, il senso
profondo della propria appartenenza alla comunità nazionale”.

Italia “patria dell'arte”, “capitale mondiale della cultura” e “museo diffuso” sono
espressioni talmente inflazionate da rischiare di divenire luoghi comuni, cioè
rappresentazioni stereotipate, acriticamente accettate, per le quali risulta difficile
risalire alle ragioni che le hanno generate e che le giustificano. In effetti trovare un
riscontro oggettivo, possibilmente quantitativo, a tali definizioni è estremamente
difficile. Inoltre, quando ci si riferisce al patrimonio culturale di un Paese nel suo
complesso, è arduo non solo individuare i parametri di misurazione sulla base dei
quali effettuare comparazioni internazionali, ma addirittura definire l'oggetto stesso di
osservazione e di analisi.
Certamente la vastità, l'importanza e la capillarità del patrimonio storico e artistico
del nostro Paese sono percepibili “a occhio nudo”, ma non esiste tutt'oggi un elenco
esaustivo ufficiale dei beni culturali, né è stato mai realizzato un lavoro sistematico di

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ricognizione, inventariazione e catalogazione, nonostante la nostra Costituzione sia
una delle poche al mondo a prevedere, tra i “principi della Nazione” e tra i compiti
della Repubblica (art. 9), la tutela del “patrimonio storico e artistico della Nazione”,
ed una importante sentenza della Corte Costituzionale (151/1986) sancisca “il
primariato del valore estetico-culturale capace di influire profondamente sull'ordine
economico e sociale”.
A fronte di tale lacuna conoscitiva, una fonte di informazione autorevole in merito è
rappresentata dalla lista del patrimonio mondiale elaborata dall'UNESCO
(Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura), dalla
quale risulta che l'Italia è il Paese che detiene il maggiore patrimonio culturale del
mondo.
Il trattato internazionale sulla Convenzione per la protezione del patrimonio
mondiale, culturale e naturale, ratificato nel 1972 dalla Conferenza generale
dell'UNESCO e attualmente sottoscritto da circa 175 Stati membri , ha il compito di
definire il patrimonio mondiale formulando una lista dei siti di eccezionale valore per
l'intera umanità. Firmando la convenzione, gli Stati si impegnano a garantire la tutela
dei siti che possono essere riconosciuti come patrimonio mondiale: la loro
preservazione per le generazioni future diventa quindi una responsabilità condivisa
dall'insieme della comunità internazionale.
Secondo tale convenzione internazionale appartengono al patrimonio culturale
mondiale: i monumenti, gli insediamenti ed i siti aventi valore storico, estetico,
archeologico, scientifico, etnologico o antropologico; in particolare, per poter essere
iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale, questi devono presentare i requisiti
previsti dai criteri di iscrizione adottati dal Comitato. Inoltre, nel caso in cui un sito di
particolare rilevanza culturale sia seriamente minacciato, può essere iscritto nella lista
del Patrimonio Mondiale in pericolo e beneficiare di interventi e iniziative
internazionali per la sua tutela. Il Patrimonio Mondiale ha, infatti, accesso ad un
fondo, alimentato attraverso le contribuzioni obbligatorie degli Stati membri della
Convenzione, stabilite entro un tetto massimo dell'1% della loro partecipazione al
budget dell'UNESCO e attraverso le contribuzioni volontarie degli Stati o il prodotto
di attività promozionali nazionali o internazionali.

La conservazione del patrimonio culturale


risulta a volte anche essere un fattore non
ricambiato da parte dei visitatori. Come non
ricordare il tragico evento, lo sfregio della
Pietà di Michelangelo.
Il 21 maggio 1972 un geologo australiano di

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origini ungheresi di 34 anni, Laszlo Toth, eludendo la sorveglianza vaticana, riuscì a
colpire con un martello l'opera di Michelangelo per quindici volte in un tempo di
quindici secondi, prima che fosse afferrato e reso inoffensivo. Riconosciuto infermo
di mente, fu tenuto in un manicomio italiano per un anno e poi rispedito in Australia,
dove se ne persero le tracce. La Pietà subì danni molto seri, ma per fortuna non
irreparabili: i colpi di martello avevano danneggiato la Vergine, staccando il braccio e
frantumando il gomito, mentre sul volto il naso era stato quasi distrutto, come anche
le palpebre. Il restauro, a base di colla e polvere di marmo, fu eseguito alla perfezione
nei laboratori vaticani sotto la direzione di Deoclecio Redig de Campos e l'opera,
protetta da una speciale parete di cristallo, continua ad essere esposta pubblicamente
nella Basilica di San Pietro.

La cultura non è un semplice ornamento o una spesa, ma è l'investimento più


importante che possiamo fare per il nostro futuro. Questo concetto è tanto più vero
per un Paese come l'Italia, in cui la cultura non è uno fra i beni di cui disponiamo, ma
la forma stessa della nostra identità nazionale, il nostro capitale più importante. In
Italia si trovano il 72% dei beni artistici europei, il 50% dei beni artistici del mondo.
Ci sono più di 100.000 chiese e monumenti, 40.000 case storiche, oltre 1.000 teatri e
2.500 siti archeologici. Questo patrimonio deve essere valorizzato, per formare le
giovani generazioni e per attrarre turisti da ogni parte del mondo.

Marina Ferrentino
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