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Henrik Ibsen: Drammaturgo e poeta norvegese (Skien 1828-Cristiania 1906).

Nacque a Skien in Norvegia nel 1828 da


una famiglia di agiati commercianti che cadde presto in miseria. Dopo studi irregolari fu costretto a lavori modesti, che
però non lo distolsero dall'approfondire la sua cultura e dall'amore per il teatro. Fra il 1849 e il 1851 si fece apprezzare
come giornalista e nel 1851 fu nominato direttore artistico del teatro nazionale di Bergen con l’incarico di scrivere
ogni anno un lavoro drammatico. Dal '57 fu direttore artistico del teatro di Cristiana (l'odierna Oslo) e iniziò a scrivere
opere innovative che dessero lustro alla letteratura norvegese. Dal 1864 al 1868 visse in Italia dove compose i primi
capolavori, Brand (1865) e Peer Gynt (1867), poco apprezzati nella sua patria, dove Ibsen non tornò definitivamente
che nel 1891, preferendo alternare soggiorni a Dresda, Roma, Monaco. Nel 1900, a Cristiana dove si era stabilito, fu
colto da una paralisi che lo annientò fisicamente e psicologicamente. Morì dopo sei anni, nel 1906. Oggi Ibsen è
considerato il padre del teatro moderno e il fondatore del cosiddetto teatro delle idee.

Edvard Hagerup Grieg: Musicista norvegese (Bergen 1843-ivi 1907). Formatosi al conservatorio di Lipsia, G. viene
considerato il più genuino musicista dell’anima nazionale norvegese. I suoi brani testimoniano una notevole
inclinazione per le alterazioni armoniche, che combinate con maestria ed efficacia anticipano stilemi che saranno
propri di B. Bartòk. Ammiratore di Verdi, G. limitò la composizione per il teatro alle musiche di scena per il Peer Gynt
di H. Ibsen, riuscendo a realizzare quadri di grande efficacia espressiva, al punto che le due suites (op. 46 e 55) che ne
trasse sono considerate il suo capolavoro sinfonico. Lo stesso Concerto in La minore per pianoforte e orchestra op. 16
è più una successione di brevi situazioni espressive che non un’opera compatta e monolitica. Le altre sue composizioni
si riducono a una sonata giovanile per pianoforte, tre sonate per violino, una per violoncello e un quartetto. I 66 Pezzi
lirici per pianoforte e ca. 150 Lieder costituiscono la parte più tipica e più felice della produzione di G. Molti di quei
pezzi ebbero successo nei salotti grazie a un sentimentalismo facile; essi non cadono tuttavia mai nella banalità a
causa della costante imprevedibilità dell’armonia.

Il Peer Gynt è un poema drammatico di H. Ibsen scritto in versi e pubblicato a Copenaghen il 14 novembre del 1867;
questa prima edizione ebbe un gran successo e vide stampare 1250 copie e fu seguita da una ristampa di 2000 copie
dopo solo 14 giorni. Fu così che, sull’onda del successo del poema, Ibsen chiese a Grieg di musicarlo per una
rappresentazione teatrale. La prima del Peer Gynt si tenne a Oslo nel 1876. Le musiche di Grieg ebbero moltissimo
successo e iniziarono a essere conosciute indipendentemente dal dramma musicale stesso, l’autore decise così di
ricavarne due suites articolate in quattro episodi ciascuna:
Op. 46 - Il mattino, La morte di Åse, La danza di Anitra, Nell'antro del re della montagna
Op. 55 - Lamento di Ingrid, Danza araba, Il ritorno a casa di Peer Gynt, Canzone di Solveig
Trama: Gli episodi salienti del dramma tracciano un quadro simbolo dell'esistenza di Peer Gynt: Peer Gynt vive in
povertà con sua madre Åse a causa del padre Jon, alcolizzato che li ha abbandonati dopo aver perso tutti gli averi.
Peer sogna di recuperare l’onore e la ricchezza perduti dal padre e vive costantemente in una dimensione fantastica
che spesso confonde con la realtà. Dopo aver preso parte a una rissa durante un matrimonio, il protagonista diventa
un ricercato e decide di fuggire dal suo paese abbandonando Solveig, una ragazza che ha conosciuto proprio durante
la festa del matrimonio. Fuggito dal villaggio natio Peer s'imbatte nella figlia del Vecchio di Dovre, il re dei troll o trold,
gli spiriti delle foreste. La principessa vuole sposare Peer e lo porta nel mondo dei troll dove Peer, allettato dalla
prospettiva di potere, onori e ricchezze, sta per accettare di divenire troll a sua volta. Ma ci ripensa e riesce a fuggire.
Muore la madre tra le sue braccia e Peer inizia a vagabondare per tutta la terra, rifiutando anche l'amore sincero che
gli offre la dolce Solveig. I suoi viaggi lo portano nei paesi più remoti; si cimenta nelle più diverse esperienze e incontra
personaggi misteriosi (di evidente significato simbolico, come il "fonditore di bottoni", il moralista che lo condanna).
Alla fine Peer ritorna in patria, ma è giunto all'ultima parte della sua vita. Il Vecchio di Dovre gli dice che ha vissuto da
troll, non da essere umano. Ma Peer ha un rifugio: Solveig che, ormai vecchia, lo ama ancora e lo ha sempre atteso,
fedele. Accanto a lei, che lo culla teneramente, e gli canta una dolcissima nenia, Peer muore sereno.

L’enorme successo – più di venticinque repliche in un solo anno – spinse Grieg a rielaborare la partitura originale e a
ripresentare il lavoro in forma di concerto. Naquero così le due Suites. In questi riadattamenti, l’ordine dei brani non
segue più la sequenza degli eventi del testo letterario: Grieg ha voluto, così, privilegiare l’equilibrio espressivo
musicale senza rispettare la continuità cronologica del dramma isbeniano.
Suite n.1 op.46 (1888)
Il Mattino (Allegretto pastorale)
Il brano di apertura della prima Suite è forse quello che più di ogni altro racchiude il successo di questa composizione
di Grieg: il nostro eroe approda presso le coste marocchine e rimane icantato dalla bellezza del panorama.
Aperto dalla dolce melodia esposta dai flauti e poi dagli oboi, il tema principale si espande in seguito atutta
l’orchestra, prima di incontrare una pausa riflessiva (stacco ai violoncelli). Il motivo ritorna nuovamente, dapprima nel
timbro pastorale dei corni, poi esposto dai fagotti, oboi e violoncelli e infine affidato – in intervalli più dilatati – alla
voce sussurrata dei violini primi, sui trilli di flauti e clarinetti. Con un ultimo sussulto il lirico tema si chiude su un
aperto accordo finale.
La morte di Åse (Andante doloroso)
Il brano che rappresenta la morte di Åse, la madre di Peer, è interamente pervaso da un senso di malinconia e di
dolorosa angoscia. Il tema è affidato alla sola sezione degli archi e viene ripetuto in un continuo crescendo espressivo,
sottolineato unicamente dall’incremento dinamico che aumenta la tensione emotiva. Giunto al culmine dell’intensità
(fortissimo) il motivo inizia un processo di rarefazione e si spegne progressivamente fino a sfumare.
Danza di Anìtra (Tempo di mazurka)
Il nostro personaggio viene scambiato per un profeta arabo e fatto oggetto di mille festeggiamenti e della danza di
Anìtra, figlia di un importante beduino.
Anche in questo brano l’orchestra si limita alla sola sezione d’archi: il brioso tema, vagamente esotico, viene affidato
ai violini con sordina, sul lieve accompagnamento del triangolo, mentre il ritmo ternario viene suggerito dal continuo
arpeggio in pizzicato dei bassi.
La musica di tutto il pezzo fluisce omogenea, senza particolari sviluppi, fino alla fine, secondo l’alternanza dei due
incantevoli temi.
Nell’antro del re della montagna (Alla marcia e molto marcato)
L’ultimo numero della Suite ricrea l’impressionante atmosfera del regno dei Troll, nell’antro della montagna entro cui
Peer si rifugia.
Enunciato dapprima dagli strumenti con le sonorità più cupe dell’orchestra – contrabbassi, violoncelli e poi fagotti -, il
tema viene via via arricchendosi dell’apporto di tutto l’organico, fino alla accelerata esplosione finale, sigli strappi in
fortissimo rimarcati da piatti e timpani.

Suite n.2 op.55 (1891)


Il pianto di Ingrid (Allegro furioso – Andante)
Il dolore della bella Ingrid, rapita da Peer con l’inganno e poi abbandonata, trova espressione nel primo brano della
seconda raccolta.
Dopo i due violenti interventi orchestrali si apre il canto del doloroso lamento della fanciulla, esposto dai violini sul
grave accompagnamento delle viole, violoncelli e contrabbassi. Il tema viene alzato di tono e nuovamente ripetuto,
questa volta con l’intervento dei fiati; l’incedere ritmico dei timpani porta a un progressivo rallentamento, seguito da
un improvviso crescendo fino alla ripetizione degli accordi iniziali, qui chiamati a suggellare la fine del brano.
Danza araba (Allegretto vivace)
Ancora una danza orientaleggiante, con accompagnamento di triangolo, tamburino, tamburo, grancassa e piatti.
Il primo tema, affidato all’ottavino, si sovrappone a un secondo motivo ritmico; enunciato dal tutti; le due frasi si
avvicendano fino all’apparire di un nuovo delicato spunto tematico, questa volta esposto dai violini sul controcanto
dei celli. Il ritorno della gioiosa atmosfera iniziale accompagna il finale del brano verso un inaspettato pianissimo.
Il ritorno di Peer (Allegro agitato)
Si tratta dell’episodio che vede il ritorno del nostro personaggio, ormai un vecchio viandante, nella terra natia, dopo
che un violento naufragio lo ha privato di ogni avere. Il tremolo degli archi, il battito del timpano, il richiamo degli
ottoni, la rincorsa di fiati e violini rappresentano l’incombere della tempesta che si sta abbattendo sull’imbarcazione di
Peer. I vari spunti tematici si uniscono e si sovrappongono fino all’esplosione finale, cui fa seguito un breve episodio di
quiete affidato ai fiati.
Canzone di Solvejg (Andante)
L’epilogo delle avventure di Peer Gynt si consuma tra le braccia di Slovejg, la donna che lo ha sempre amato e
aspettato fedelmente. Una lenta e dolorosa Introduzione, esposta all’unisono da viole e violini, lascia presto spazio
alla melodia di Slovejg – violini primi con sordina – che viene dolcemente accompagnata dall’arpa. Un fugace cambio
di umore (Allegro tranquillamente) dischiude una parentesi di serenità, interrotta dal breve ritorno del canto, ma
prontamente ripresa prima dell’episodio di chiusura affidato al tema introduttivo.