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Edvard Hagerup Grieg: Musicista norvegese (Bergen 1843-ivi 1907). Formatosi al conservatorio di Lipsia, G.

viene
considerato il più genuino musicista dell’anima nazionale norvegese. I suoi brani testimoniano una notevole
inclinazione per le alterazioni armoniche, che combinate con maestria ed efficacia anticipano stilemi che saranno
propri di B. Bartòk. Ammiratore di Verdi, G. limitò la composizione per il teatro alle musiche di scena per il Peer Gynt
di H. Ibsen, riuscendo a realizzare quadri di grande efficacia espressiva, al punto che le due Suites (op. 46 e 55) che ne
trasse sono considerate il suo capolavoro sinfonico.

Il Peer Gynt è un poema drammatico di H. Ibsen scritto in versi e pubblicato a Copenaghen il 14 novembre del 1867;
questa prima edizione ebbe un gran successo e vide stampare 1250 copie e fu seguita da una ristampa di 2000 copie
dopo solo 14 giorni. Fu così che, sull’onda del successo del poema, Ibsen chiese a Grieg di musicarlo per una
rappresentazione teatrale. La prima del Peer Gynt si tenne a Oslo nel 1876. Le musiche di Grieg ebbero un ottimo
riscontro; e l’enorme successo – più di venticinque repliche in un solo anno – spinse Grieg a rielaborare la partitura
originale e a ripresentare il lavoro in forma di concerto. Naquero così le due Suites. In questi riadattamenti, l’ordine
dei brani non segue più la sequenza degli eventi del testo letterario: Grieg ha voluto, così, privilegiare l’equilibrio
espressivo musicale senza rispettare la continuità cronologica del dramma isbeniano.

Suite n.1 op.46 (1888)


Il Mattino (Allegretto pastorale)
Il brano di apertura della prima Suite è forse quello che più di ogni altro racchiude il successo di questa composizione
di Grieg: il nostro eroe approda presso le coste marocchine e rimane incantato dalla bellezza del panorama.
Aperto dalla dolce melodia esposta dai flauti e poi dagli oboi, il tema principale si espande in seguito a tutta
l’orchestra, prima di incontrare una pausa riflessiva (stacco ai violoncelli). Il motivo ritorna nuovamente, dapprima nel
timbro pastorale dei corni, poi esposto dai fagotti, oboi e violoncelli e infine affidato – in intervalli più dilatati – alla
voce sussurrata dei violini primi, sui trilli di flauti e clarinetti. Con un ultimo sussulto il lirico tema si chiude su un
aperto accordo finale.
La morte di Åse (Andante doloroso)
Il brano che rappresenta la morte di Åse, la madre di Peer, è interamente pervaso da un senso di malinconia e di
dolorosa angoscia. Il tema è affidato alla sola sezione degli archi e viene ripetuto in un continuo crescendo espressivo,
sottolineato unicamente dall’incremento dinamico che aumenta la tensione emotiva. Giunto al culmine dell’intensità
(fortissimo) il motivo inizia un processo di rarefazione e si spegne progressivamente fino a sfumare.
Danza di Anìtra (Tempo di mazurka)
Il nostro personaggio viene scambiato per un profeta arabo e fatto oggetto di mille festeggiamenti e della danza di
Anìtra, figlia di un importante beduino.
Anche in questo brano l’orchestra si limita alla sola sezione d’archi: il brioso tema, vagamente esotico, viene affidato
ai violini con sordina, sul lieve accompagnamento del triangolo, mentre il ritmo ternario viene suggerito dal continuo
arpeggio in pizzicato dei bassi.
La musica di tutto il pezzo fluisce omogenea, senza particolari sviluppi, fino alla fine, secondo l’alternanza dei due
incantevoli temi.
Nell’antro del re della montagna (Alla marcia e molto marcato)
L’ultimo numero della Suite ricrea l’impressionante atmosfera del regno dei Troll, nell’antro della montagna entro cui
Peer si rifugia.
Enunciato dapprima dagli strumenti con le sonorità più cupe dell’orchestra – contrabbassi, violoncelli e poi fagotti -, il
tema viene via via arricchendosi dell’apporto di tutto l’organico, fino alla accelerata esplosione finale, sugli strappi in
fortissimo rimarcati da piatti e timpani.

Suite n.2 op.55 (1891)


Canzone di Solvejg (Andante)
L’epilogo delle avventure di Peer Gynt si consuma tra le braccia di Solvejg, la donna che lo ha sempre amato e
aspettato fedelmente. Una lenta e dolorosa Introduzione, esposta all’unisono da viole e violini, lascia presto spazio
alla melodia di Solvejg – violini primi con sordina – che viene dolcemente accompagnata dall’arpa. Un fugace cambio
di umore (Allegro tranquillamente) dischiude una parentesi di serenità, interrotta dal breve ritorno del canto, ma
prontamente ripresa prima dell’episodio di chiusura affidato al tema introduttivo.

A cura di M. Spanio, C. Benedetelli e M. Sgorlon

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