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DISSALAZIONE DELL’ACQUA DI MARE

(Ing. M. Rognoni – Febbraio 2009)

La crescente importanza delle tecniche di dissalazione dell’acqua di mare è dovuta a due fattori
principali, e cioè all’incremento demografico mondiale (specialmente concentrato in aree
geografiche aride e in via di sviluppo) e alla scarsità di acqua dolce (purtroppo drammatizzata anche
dai cambiamenti climatici in corso).

La popolazione mondiale è stimata oggi in crescita dell’ 1,6% annuo (saremo un miliardo in più nel
prossimo decennio), ma in alcune aree la crescita è superiore al 5% annuo, come nel Medio Oriente
e Nord Africa, dove si stima che gli attuali 230 milioni di abitanti cresceranno nel prossimo
decennio fino ad oltre 350 milioni. In questa regione le sorgenti d’acqua naturale sono già
completamente sfruttate e le esigenze della nuova popolazione non potranno che essere soddisfatte
da un maggiore impiego della dissalazione, per una capacità aggiuntiva di almeno 20 Mt/g, pari a
oltre un terzo dell’intero investimento mondiale nel settore.

La disponibilità naturale di acqua dolce sul pianeta è molto scarsa. Il 97% dell’acqua è salata,
mentre la gran parte del rimanente 3% si trova sotto forma di ghiaccio o comunque difficilmente
disponibile. Si stima che soltanto lo 0,3% dell’acqua del pianeta sia in forma facilmente
potabilizzabile, e comunque questa disponibilità è distribuita in modo così disuniforme da creare
zone di assoluta criticità.
E’ quindi evidente che una delle future fonti di acqua potabile
non potrà che essere il mare, attraverso impianti di 50

dissalazione.
Attualmente nel mondo sono
In Italia la dissalazione è natainalla
esercizio 12500
fine degli anniimpianti
’60, e daper 40
Capacità installata (milioni m3 /d)
3

una capacità produttiva totale di 45 milioni di m3/giorno,


allora sono stati realizzati 90 impianti principali, (capacità e le 30

nuove installazioni
complessiva sono in
di 430.000 numero
t/g) tale gestiti
per lo più da raddoppiare
da ENEL questa
e da
capacità ogni 10 anni. Gli impianti hanno una vita
ENI, in parte per proprio uso e in parte per conto di Enti media attesa 20

dipubblici
30 – 40 territoriali.
anni, e quindi La molte installazioni
produzione degli anni risulta
totale realizzata settanta 10

sono ora in via di decommissioning, ed


così costituita: 238,000 t/g da 36 impianti MSF, 99,000 t/geventualmente
sostituite da nuovi
da 35 impianti MED,impianti
83,000piùt/g moderni ed energeticamente
da 19 impianti RO. 0
1960 1970 1980 1990 2000 2010

più efficienti.
Questi dati sono aggiornati al 2006 e comprendono i soli Tempo (anni)

Gli investimenti
impianti nel mondo
di capacità unitariasono oggi pari
superiore alle a100
6 miliardi di
t/g, escludendo quindi dal censimento tutte le
€/anno, in crescita.
installazioni minori.
Di questi impianti alcuni fra i più vecchi (oltre 30 anni) sono stati decommissionati. In particolare
risultano oggi in pieno esercizio in Italia 22 MSF, 26 MED e 18 RO.
In Italia non è stato avviato fino ad ora alcun programma organico di investimenti significativi nel
settore, anche se i cambiamenti climatici in corso fanno temere la necessità di interventi consistenti,
specialmente in alcune regioni del mezzogiorno Attualmente si realizzano in media 2 o 3 impianti
all’anno di taglia superiore alle 100 t/g, spesso in combinazione con interventi di ristrutturazione
industriale.
.
I processi di dissalazione richiedono grandi consumi di energia, e ciò è dovuto a motivi
termodinamici, indipendentemente dalle tecnologie in uso. Il secondo principio della termodinamica
infatti enuncia che non può esistere un processo economico di dissalazione, essendo necessario
compiere un lavoro per effettuare una trasformazione verso un sistema a più basso contenuto di
entropia, qual è l’acqua dissalata rispetto all’acqua di mare di partenza.
E’ quindi evidente che la diffusione della dissalazione non potrà che passare attraverso la
razionalizzazione di un sistema più ampio che coinvolga anche la generazione di energia (elettrica o
termica).
I procedimenti di dissalazione possono essere raggruppati tecnicamente in due grandi famiglie, e
cioè i processi a Osmosi Inversa e i processi Evaporativi (o termici).
In ambedue queste famiglie sono in atto progressi tecnologici di notevole importanza, sotto la spinta
competitiva del mercato in espansione, mirati ad ottimizzare i consumi energetici e ad allungare la
vita attesa degli impianti.
ED MEEMVC
6% 4% 4%
a) RO
42%

MSF
44%

RO Riverse Osmosis
ED Elettrodialisi
RO EDMEE MVC MEE Multi Effect Evaporation
b) 18% 0% 6% 6% MVC Mechanical Vapor Compression
MSF Multi-Sstages Flash

MSF
70%

Figura 4 Percentuali di mercato delle diverse tecnologie di dissalazione:


a) tutte le applicazioni b )solo acqua di mare

I processi ad Osmosi Inversa (RO) richiedono normalmente investimenti iniziali più contenuti, ma
spesso la corretta gestione degli impianti richiede personale specializzato sia per l’esercizio che per
la manutenzione. L’utilizzo di additivi chimici è essenziale per la prevenzione delle incrostazioni e
per la pulizia delle membrane.
I consumi energetici degli impianti ad Osmosi inversa si sono ridotti considerevolmente negli ultimi
anni grazie alla messa a punto di membrane di qualità superiore, e al perfezionamento delle tecniche
di recupero di energia. Oggi si può produrre acqua dolce dal mare con consumi non superiori a 2,5 –
3,5 Kwh/m3 di dissalato. I consumi saranno anche inferiori qualora l’acqua grezza disponibile fosse
di minore salinità (salmastra).
Anche se ridotto, il consumo è però relativo ad una energia nobile come quella elettrica, ottenuta
attraverso processi di trasformazione con efficienza relativamente bassa (media statistica del 50%) e
in competizione con altri utilizzi di elettricità. Basti pensare che una comunità che consuma 1 m3/g
di acqua consumerà probabilmente anche 3 – 3,5 Kwh/g di elettricità. Il contenuto in energia
elettrica dell’acqua consumata è quindi mediamente uguale al consumo diretto di energia elettrica.
Per rifornire una comunità di acqua dissalata sarà quindi necessario raddoppiare la capacità di
produzione elettrica, per non cadere nel dilemma tragico di fornire alternativamente o l’acqua
oppure l’elettricità.
Comunque la facilità del rifornimento energetico via cavo rappresenta un vantaggio determinante
per la scelta dell’Osmosi Inversa nel caso di impianti stand alone, ubicati anche lontano da fonti di
energia.
I principali processi evaporativi sono il Multiflash (MSF)
ed il multiplo effetto (MED). Ambedue richiedono
investimenti maggiori, e consumi energetici maggiori
rispetto ai corrispondenti impianti ad Osmosi Inversa. La
migliore qualità del distillato e l’affidabilità degli impianti
è però tale da renderli preferiti nel caso di produzione di
acqua di processo o di alimento alle caldaie ad alta pressione (reintegro del ciclo). Per tali usi infatti
non sono in genere previste fonti alternative del distillato e, in mancanza di esso si rischierebbe la
fermata della centrale.
Gli impianti evaporativi garantiscono la continuità assoluta dell’esercizio.
Dissalatore RO (by Dow Chemical)
Nel caso di servizio potabile invece, il dissalato viene in genere alimentato ad una rete di
distribuzione e miscelato con acqua di altra fonte (pozzo e invaso), e quindi la regolarità del
rifornimento può essere compensata da una diversa ripartizione momentanea fra le diverse fonti.di
acqua. Inoltre, nel caso di servizio potabile saranno in genere programmabili soste per
manutenzione, anche lunghe, nelle stagioni di maggiore piovosità. Per questo motivo attualmente
l’Osmosi Inversa risulta la tecnologia più conveniente per la dissalazione per uso potabile nella
maggior parte dei casi.
L’energia richiesta per l’evaporazione è essenzialmente termica, e quindi di minor valore rispetto
all’energia elettrica. Inoltre il livello termico del calore di alimento al dissalatore può essere anche
modesto (si può operare industrialmente con temperature anche di 60°C e perfino inferiori).
L’utilizzo economico della dissalazione termica può quindi essere convenientemente previsto nei
casi in cui sia disponibile energia di recupero, e quindi in prossimità di complessi che consentano il
recupero energetico, quali raffinerie o centrali termoelettriche.
E’ da osservare che l’utilizzo del calore ai fini della dissalazione consente alle centrali
termoelettriche di acquisire livelli di cogenerazione altrimenti impossibili, con i vantaggi economici
e fiscali che ne conseguono (certificati verdi).
Gli impianti evaporativi non sono proponibili nella
forma stand alone, in quanto necessiterebbero di
dispendiosi impianti dedicati di produzione di calore,
ma risultano convenienti se integrati in sistemi
industriali più complessi, e idonei sia a generare acqua
sia per gli usi industriali interni che per generare un
adeguato surplus produttivo da alimentare alle reti di
acqua potabile.

Il paragone fra Osmosi Inversa e Evaporazione si


può riassumere in termini energetici come segue: Dissalatore MVC (by SWS)
1 m3 di acqua dissalata da Osmosi Inversa richiede
mediamente 22.000 Kj da combustibile per la generazione della necessaria energia elettrica.
1 m3 di acqua distillata da Evaporazione richiede un quantitativo variabile fra 10.000 e 100.000 Kj
a seconda dell’efficienza di progetto dell’impianto e del livello termico dell’energia disponibile.
L’ampiezza di questo intervallo risulta evidente qualora si consideri di utilizzare vapore di
contropressione di una turbina e qualora questo valore di contropressione fosse molto vicino al
valore di condensazione. In tal caso alla dissalazione dovrebbe essere addebitata la sola differenza
fra l’entalpia del vapore spillato e quella del vapore in condensazione. Questa differenza potrebbe
essere anche molto piccola, evidenziando così il vantaggio cogenerativo del sistema turbina e
dissalatore.
A scopo sia industriale che dimostrativo, nei primi anni ’90 è stato realizzato un impianto
evaporativi nella C.le ENEL di Piombino, in cui l’intero apporto energetico viene fornito dal calore
rigettato dai condensatori di turbina della centrale, senza modificarne la pressione di condensazione.
L’impianto lavora quindi fra le due temperature disponibili, e cioè quella ambiente e quella
rappresentata dall’acqua di mare in uscita dai condensatori (la differenza è non superiore a 8°C).
Ovviamente sono presenti i consumi energetici secondari per gli ausiliari (pompe, sistema a vuoto),
ma rimane la dimostrazione che il livello termico dell’energia alimentabile ad un dissalatore può
essere così basso che nessuna altra tecnologia potrebbe sfruttalo in modo conveniente. L’impianto
di Piombino è tuttora in esercizio e fornisce la totalità dell’acqua di reintegro del ciclo dei 4 gruppi
dell’ENEL. In 15 anni di attività non è stato richiesto alcun tipo di manutenzione (neppure
ordinaria), né di fermata (neppure breve). L’evaporazione a bassa temperatura assicura infatti un
grado di affidabilità e di economicità di esercizio superiore a qualsiasi altra tecnologia, sia alla
Osmosi Inversa che alla stessa Evaporazione a temperatura più elevata.
Questa tecnologia si sta diffondendo con successo in India, dove le due temperature di lavoro sono
fornite dai diversi livelli di prelievo dell’acqua di mare, più calda in superficie e più fredda in
profondità.

Attualmente si stanno sviluppando nel mondo interessanti sistemi ibridi per la produzione di acqua
in parte da Osmosi Inversa e parte da Evaporazione, con notevoli vantaggi sia economici che
gestionali e con una preziosa flessibilità operativa, specialmente in combinazione con centrali
termoelettriche. Questa tecnica consente di elevare la qualità dell’acqua prodotta (miscelando le due
produzione, eventualmente dopo aver prelevato la quota di distillato purissimo destinata all’uso
industriale), di ridurre il prelievo di acqua di mare (risparmiando sui costi di pompaggio), di
modulare il rapporto di produzione a seconda del carico della centrale (maggiore Osmosi Inversa
nelle ore di scarso assorbimento elettrico), e infine di ridurre l’investimento complessivo senza
rinunciare ai livelli di cogenerazione incentivati dalle leggi vigenti nei singoli paesi..

La conclusione di questa breve analisi è che la dissalazione dell’acqua di mare rappresenta un


elemento necessario di integrazione della disponibilità complessiva di acqua potabile, e sempre più
lo rappresenterà in futuro. La dissalazione sarà tanto più conveniente quanto sarà possibile
combinarla con sistemi di produzione di energia, prevedendo l’installazione dei dissalatori per
esempio all’interno di centrali termoelettriche, dove i recuperi energetici consentono di abbattere il
valore dell’energia consumata. Ciò ovviamente richiede una verifica delle infrastrutture di
distribuzione e la ottimizzazione dei sistemi di trasporto, in alternativa dell’acqua dissalata oppure
dell’energia necessaria a produrla.