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Capitolo

03

Approcci e tecniche: un quadro complessivo




3.1 Disegni e pratiche

Il disegno d’indagine è l’insieme di approcci e tecniche che vengono impiegati durante lo svolgimento di una
ricerca per raggiungere gli obiettivi conoscitivi. Nessuno schema, anche fra i molti corretti, è in assoluto
“quello giusto”; piuttosto bisogna scegliere il più adatto al contesto in cui si opera.

Dopo avere fissato gli obiettivi conoscitivi, il ricercatore valuta se sia necessario effettuare una raccolta dati
oppure no.
§ In quest’ultimo caso verranno utilizzati materiali già realizzati contenenti dati raccolti in precedenza.
§ Se egli decide di raccogliere nuovi dati, invece, potrà agire in due modi.
- Raccogliere i dati direttamente dalle unità statistiche che compongono la popolazione.
- Ottenere dati per via indiretta, tramite soggetti (testimoni privilegiati) che hanno una particolare
conoscenza della popolazione.

Spesso si distingue tra popolazione di interesse e popolazione indagata: la prima è quella a cui si rivolge
l’interesse del ricercatore, mentre la seconda è quella a cui appartengono le unità statistiche effettivamente
contattabili. Talvolta le due coincidono, ma non sempre.

Il campione è un sottoinsieme della popolazione, che viene estratto mediante criteri statistici quando non è
possibile intervistate tutte le unità che la compongono. Nel caso di indagini su testimoni privilegiati, la scelta
dei soggetti avviene applicando criteri discrezionali (come il loro presunto livello di conoscenza) dunque
risulta più corretto parlare di gruppo di esperti, o panel.

L’intervista è il processo di acquisizione di dati/informazioni da parte del ricercatore presso l’unità statistica
presa in esame. I soggetti indagati vengono coinvolti in vari modi.
§ A volte sono intervistati singolarmente, altre volte si preferisce farli interagire tra loro.
§ Si va dall’intervista discorsiva, dove la conversazione è libera, a quella con questionario, nella quale
tutto il dialogo è mediato da precise domande e risposte appositamente studiate.
§ Il contatto può avvenire per mezzo di un intervistatore, faccia a faccia o telefonicamente; o mediante
questionario autocompilato, dove il contatto è solo cartaceo o telematico (web).

Il disegno di ricerca non si esaurisce con la raccolta dati; infatti, il ricercatore deve pensare anche a diffondere
i risultati. Progettare tutte le tappe fin dall’inizio assicura maggiore coerenza all’intera ricerca e permette
un’allocazione equilibrata delle risorse lungo tutto il cammino.

Altre variabili del disegno d’indagine:
§ Ricerca sperimentale, in cui il ricercatore interviene con una modifica sull’oggetto di studio per
studiarne le conseguenze; ricerca osservazionale, dove il ricercatore si limita ad osservare.
§ Dal punto di vista temporale ci sono osservazioni ripetute nel tempo o osservazioni retrospettive che
si basano su ricostruzioni “a memoria”.
§ Osservazione di uno stesso gruppo di individui oppure indagini condotte su campioni diversi.

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3.2 Fonti per la ricerca

Le fonti sono apparati informativi già esistenti, utilizzabili dal ricercatore in sostituzione o per integrare una
nuova raccolta dati. Fra i più importanti produttori di fonti quantitative troviamo quelli pubblici come l’ISTAT.

Solitamente le fonti vengono suddivise per:

a) Referente statistico (famiglie, individui, imprese…)

b) Intensità di approfondimento e cadenza
§ Indagini strutturali → tre censimenti effettuati a cadenza decennale, relativi a popolazione e famiglie,
commercio e industria, agricoltura.
§ Indagini correnti congiunturali → per cogliere le variazioni dei fenomeni tra spazi di tempo ristretti.
§ Indagini correnti non congiunturali → misurano i livelli dei fenomeni e hanno cadenza annuale.

c) Grandi classi di settori tematici (economico, demografico, sociale, sanitario…)

L’intervista è uno strumento di tipo stimolo-risposta che consiste in una conversazione tra individui, dove un
intervistatore pone domande, un intervistato risponde, ed entrambi si attengono a obiettivi e regole stabiliti
dal ricercatore.

Ciascuna intervista ha un diverso livello di:

§ Standardizzazione → Riguarda le domande poste dall’intervistatore.
- Se lo strumento è standardizzato tutti gli intervistati ricevono gli stessi stimoli, cioè rispondono
alle stesse domande, nello stesso ordine e con le stesse regole.
- Se lo strumento non è standardizzato, l’intervistatore è libero di scegliere le domande adatte.

§ Strutturazione → Ha a che fare con le risposte fornite dagli intervistati.
- Se lo strumento è strutturato l’intervistato deve scegliere la propria risposta tra le alternative
offertegli dall’intervistatore (domande a risposta chiusa).
- Se lo strumento non è strutturato, l’intervistato può formulare una risposta in modo discorsivo
(domande a risposta aperta).

Le domande a riposta chiusa generano dati adatti alla thin description, ossia informazioni di spessore limitato;
mentre quelle a risposta aperta si prestano maggiormente alla thick description, cioè forniscono informazioni
complesse e profonde.

La strutturazione rinuncia alla specificità del singolo intervistato per poter confrontare le posizioni di molti
intervistati simili, riducendo l’informazione raccolta alla parte comune e più semplice. Ad esempio,
rispondendo “sì” o “no” alla domanda “sei legato sentimentalmente ad un/una partner?” vengono omessi
dettagli come se la coppia convive, è sposata, oppure in procinto di separarsi.

Dal punto di vista del ricercatore, le domande a risposta aperta risultano onerose in fase di analisi, invece
quelle a risposta chiusa lo sono nel momento in cui vengono create.

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3.3 Disegni di campionamento

Costruire un campione significa selezionare una parte (= campione) di un tutto (= popolazione), rispettando
procedimenti e regole affinché la prima rappresenti gli aspetti essenziali del secondo.

Si tratta dunque di estrarre singole unità da un insieme più vasto, in modo che ciascuna di esse abbia la stessa
probabilità di entrare a far parte del campione. Inoltre, tali unità devono essere rappresentative della
popolazione totale al fine di poter generalizzare le osservazioni effettuate su di loro.

Unità statistica → unità elementare portatrice dei caratteri di interesse per l’indagine.

Popolazione → insieme di tutte le unità statistiche portatrici dei caratteri di interesse per l’indagine.

Disegno di campionamento → scelta del tipo di campione da studiare, in base alle finalità della ricerca.

Strategia di campionamento → tecnica di estrazione delle unità statistiche campionarie dalla popolazione.
§ Campionamento casuale semplice
§ Campionamento stratificato (può essere proporzionale o ottimale)
§ Campionamento a stadi

Stima → approssimazione della misura delle caratteristiche di una popolazione, ottenuta attraverso
l’indagine campionaria.

Errore campionario → deriva dall’osservazione della realtà studiandone solo una parte, cioè il campione.

Errore non campionario → dipende dal disegno d’indagine: lista non corretta delle unità statistiche,
strumenti di rilevazione contenenti errori…


Campionamento casuale semplice

È la strategia probabilistica più semplice, basata su un principio: ciascuna unità statistica ha la stessa
probabilità di poter essere estratta dalla popolazione. Affinché questo avvenga sono necessari:
§ Una lista completa di tutte le unità statistiche appartenenti alla popolazione in esame
§ Un criterio di estrazione che garantisca l’equiprobabilità

Nel primo caso, dunque, è importante evitare casi di sottocopertura (la lista non è completa); sovracopertura
(la lista contiene unità statistiche non estranee alla popolazione studiata); duplicazione (la stessa unità
compare ripetutamente).

Sul secondo aspetto, la soluzione tutt’ora ottimale è data dall’impiego della selezione casuale attraverso le
tavole di numeri casuali. Questo significa che ad ogni unità statistica viene associato un numero progressivo
da 1 a ! (= numerosità della popolazione). Si estraggono " (= numerosità del campione) numeri casuali, con
un valore compreso tra 1 e !. La probabilità di estrazione di ciascuna unità statistica è pari a " !.

Un’alternativa è la selezione sistematica delle unità statistiche campionarie:
§ Viene stabilito il passo di campionamento, o modulo, attraverso il rapporto ! " = $
§ Estrazione del primo numero casuale % compreso nell’intervallo 1 ≤ % ≤ $
§ Estrazione dei successivi numeri casuali secondo la regola %; % + $; % + 2$; … % + " − 1 $
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Campionamento stratificato

Questa strategia di campionamento viene adottata quando sussistono due condizioni aggiuntive rispetto alla
precedente:
§ Si dispone di informazioni più dettagliate, oltre alla lista, sui caratteri delle unità statistiche
§ Partendo da tali caratteri è possibile suddividere la popolazione in strati omogenei al loro interno

Innanzitutto ciascuna unità viene assegnata ad un solo strato, dopodiché si procede all’estrazione delle unità
campionarie dai vari strati mediante campionamento casuale semplice. Infine i campioni vengono combinati,
ottenendo così il campione globale.

Le due varianti principali del campionamento stratificato sono il proporzionale e l’ottimale.

Proporzionale → il numero di unità campionarie dipende dalla dimensione dello strato, secondo la regola:

/ /
". = 0 ∙ " dove 0 = 2.
/ /

". numerosità campionaria per lo strato 3
" numerosità campionaria totale
!. numerosità della popolazione nello strato 3
! numerosità totale della popolazione

Ottimale → si estrae un numero maggiore di unità da quegli strati che presentano una più elevata variabilità:

2. ⋅ 5.
". = ∙ "
Σ. 2. ⋅ 5.

5. variabilità nello strato 3 della variabile oggetto di studio


Campionamento a stadi

Questa strategia di campionamento viene utilizzata in caso di
§ indagini su ampi territori
§ elevata numerosità della popolazione
§ mancanza di una lista completa della popolazione

Si procede per campionamenti progressivi su “popolazioni diverse”, ciascuna contenente quella successiva
e, sempre, quella finale. Ad esempio: intenzione degli studenti di tutte le quinte superiori italiane di iscriversi
all’università. In questo caso si effettuerà un campionamento tra le 93 province, estraendone 30; quindi
entro le sole 30 province selezionate si provvederà a fare un campionamento di alcuni istituti scolastici. Entro
questo campione si individueranno classi campione, ed entro queste ultime potranno essere considerati tutti
gli studenti presenti o un campione per classe.

Bisogna sempre rispettare il principio di equiprobabilità di estrazione delle unità finali. Nell’esempio, dunque,
l’estrazione delle 30 province deve avvenire in modo che ciascuna di esse abbia una probabilità di estrazione
proporzionale al numero dei suoi studenti (e non la probabilità di 30/150).

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La numerosità campionaria dipende da tre fattori fondamentali:
§ Variabilità del fenomeno esaminato
§ Errore campionario che si accetta di commettere
§ Livello di fiducia delle stime finali

Nel caso del campionamento casuale semplice con reimmissione, la formula per determinare la numerosità
campionaria è:

5 7 ∙ $87
7
"=
97

5 7 varianza della variabile osservata nella popolazione, da sostituire con una stima adeguata
$ valore che sulle tavole della distribuzione normale standardizzata esclude a destra e a sinistra
dell’intervallo una frequenza pari ad : 2
9 errore che si accetta di commettere

Nel caso di campionamento casuale semplice senza reimmissione:

"
"′ = "
1+
!

Esistono anche strategie di campionamento non probabilistiche, fra cui:
§ Campionamento per quote → campione e popolazione devono avere quote uguali di unità che
presentano un determinato carattere.
§ Campionamento a scelta ragionata → il ricercatore, in base alle sue conoscenze, sceglie le unità
statistiche che ritiene rappresentative della popolazione (es. sceglie delle città per studiarne il tasso
di inquinamento, partendo dalla conoscenza del loro livello di attività industriale).
§ Campionamento a cascata → Si basa sul passaparola. Partendo da alcune unità statistiche facilmente
raggiungibili ed attingendo alla loro rete di conoscenze, vengono contattate “a cascata” altre unità
fino a raggiungere la numerosità desiderata.

L’errore non campionario viene definito come la discrepanza tra indagine progettata ed indagine realizzata.
Dipende da alcuni fattori, fra i quali:
§ Scelta di unità statistiche non adatte all’obiettivo dell’indagine
§ Lista della popolazione contenente errori
§ Errori nello strumento di rilevazione
§ Risposte mancanti o errate
§ Errori in fase di registrazione o di revisione dei dati

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Capitolo 04

Tecniche di rilevazione e di analisi




4.1 Intervista discorsiva

L’intervista discorsiva è una conversazione finalizzata a raccogliere informazioni.

I vantaggi offerti da questo strumento di rilevazione sono:
§ Genera dati articolati e approfonditi.
§ Naturalezza, dal momento che tutti sono abituati a sostenere conversazioni.
§ Flessibilità, infatti lo sviluppo dell’intervista può essere adattato al contesto e all’interlocutore.
§ Coinvolgimento diretto del ricercatore quando egli decide di porre le domande in prima persona,
senza delegare tale compito a intervistatori terzi.

Tuttavia, non mancano nemmeno degli svantaggi:
§ L’intervista discorsiva contiene informazioni implicite che vengono date per scontate e ignorate;
§ presenta elevata variabilità, a seconda delle condizioni in cui viene realizzata (es. un’intervista rivolta
alla stessa persona ma condotta da due intervistatori diversi non produrrà dati identici).
§ Più il ricercatore è coinvolto nell’interazione, minore sarà il suo controllo su di essa.

La conversazione segue una “scaletta” chiamata traccia di intervista, a cui l’intervistatore si attiene in modo
più o meno scrupoloso. Per la sua preparazione è importante rispettate alcune linee guida:
§ Identificare in modo chiaro i concetti chiave da esaminare.
§ Scegliere le domande in base al grado di strutturazione desiderato.
§ Includere suggerimenti di probing, cioè richieste di approfondimento o conferma utili per analizzare
a fondo gli argomenti trattati.

La selezione dei soggetti da intervistare dipende soprattutto dalla conoscenza che il ricercatore già possiede
circa il campo d’indagine. Generalmente le alternative sono due:

a) Quando viene esaminato un campo abbastanza conosciuto, si estrae un campione non probabilistico per
quote non proporzionali, rifacendosi ad alcune caratteristiche note delle unità statistiche.
» Per studiare la mobilità in un’azienda, possiamo sapere dall’inizio che è strutturata in tre posizioni
(dirigente, quadro, impiegato) e in tre divisioni (produzione, amministrazione, marketing).
» Verrà estratto un certo numero di dipendenti per ciascuna posizione e divisione, i quali andranno a
costituire il campione.
» Più alto sarà il livello di differenziazione, maggiore sarà il numero di interviste da realizzare (min. 3).

b) Se la conoscenza della popolazione è molto bassa, viene seguita la procedura di selezione a cascata.
» Iniziamo intervistando alcune persone, per poi continuare grazie al “passaparola”.
» Ci si ferma quando l’ultima intervista non aggiunge nulla alle informazioni già raccolte.

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L’intervista discorsiva non permette solo di ricavare informazioni, ma anche di osservare altri aspetti:
§ Struttura argomentativa → i legami tra le varie parti di ciò che viene raccontato.
§ Narrazione → il modo in cui chi parla si colloca rispetto a quello che dice (la mamma/mia mamma).
§ Emozioni dell’intervistato.

Esistono numerose varianti di intervista discorsiva, in riferimento a due dimensioni: livello di strutturazione
e numero di intervistati coinvolti.
§ Interviste in profondità e storie di vita: si rivolgono ad un solo soggetto e sono abbastanza libere.
L’intervistatore inizia con una domanda generica, poi si limita a controllare la conversazione affinché
vengano toccate tutte le questioni rilevanti.
§ Interviste semi-strutturate: c’è un solo intervistato, le domande vengono scelte in precedenza e può
essere previsto un ordine per rispondervi.
§ Interviste di gruppo: riguardano più soggetti e sono molto strutturate.
§ Focus group: vi partecipano numerosi attori; non prevedono domande a cui rispondere quanto
piuttosto stimoli per la discussione.
Uscendo da questa classificazione, le interviste a testimoni privilegiati interessano persone che, in virtù della
loro esperienza e collocazione sociale, sono viste come una preziosa fonte di informazioni per la ricerca.

Dopo le interviste, il ricercatore trascrive fedelmente ciò che gli è stato raccontato. Il corpus di trascrizioni
rappresenta l’insieme dei dati raccolti, che vengono analizzati dividendo i testi in varie parti e confrontandole
con gli argomenti chiave oggetto della ricerca.

4.2 Questionario e question wording

Il questionario è uno strumento di rilevazione standardizzato di tipo stimolo-risposta. Due suoi aspetti sono
molto importanti: formulare correttamente le domande* e scegliere alternative di risposta adeguate.

Durante la fase di question wording* bisogna prestare particolare attenzione per evitare di incorrere in errori
non campionari dovuti allo strumento di rilevazione. A questo scopo viene osservata una sequenza di regole
su come somministrare il questionario.

1) Contatto con l’intervistato e presentazione dell’indagine.

2) Domande introduttive generali: servono a entrare via via nell’argomento, cercando di mettere a proprio
agio chi risponde. L’ordine delle domande influenza il comportamento dell’intervistato che, fin da subito,
cerca di leggere tra le righe gli scopi (veri o presunti) dell’intervista e si adegua al contesto percepito.

3) Questioni centrali: si comincia con domande generali che diventano progressivamente più specifiche
(sequenza a imbuto) per esaurire tutte le dimensioni degli argomenti affrontati. Occorre prestare
attenzione all’effetto contesto, cioè al modo in cui le varie domande si contaminano reciprocamente,
influenzando così la risposta dell’intervistato. È anche possibile ripetere più volte nel questionario alcune
domande di controllo al fine di valutare la coerenza e l’attenzione del soggetto.

4) Questioni centrali problematiche: sono domande a proposito di temi delicati (legami affettivi, finanze,
storia personale…). Il meccanismo della desiderabilità sociale fa sì che gli intervistati non rispondano in
modo veritiero ma cerchino di dare un’immagine positiva di sé, poiché temono il giudizio altrui.

5) Domande conclusive. Gratificano l’intervistato per il lavoro svolto e, allo stesso tempo, hanno la funzione
di ottenere un feedback a proposito di ricerca e questionario.
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Un aspetto fondamentale del question wording è la neutralità: bisogna evitare di includere precisazioni inutili
e termini che diano una connotazione positiva o negativa alla domanda.
§ Se la domanda contiene troppi elementi che inducono l’intervistato a dare una certa risposta, allora
siamo in presenza di sovradeterminazione dello stimolo.
§ Viceversa, se mancano gli elementi necessari per formulare una risposta, si ha sottodeterminazione.
In alcune situazioni la domanda può volutamente presentare una certa polarità al fine di far emergere la vera
opinione dei soggetti.

Dopo aver scelto le domande del questionario, occorre predisporre delle alternative di risposta adeguate
tenendo presenti alcune regole:
§ Un questionario autocompilato deve riportare le indicazioni per la corretta compilazione.
§ Evitare l’effetto menù, vale a dire non fornire una gamma di alternative che suggeriscono la risposta
piuttosto che limitarsi a registrarla.
§ Inserire domande filtro prima della domanda vera e propria. Solo se l’intervistato risponde “sì” allora
verrà posta la domanda di interesse centrale.
§ Considerare l’effetto fuga, ossia come le alternative più delicate vengono scelte con difficoltà,
specialmente se sono a portata di mano risposte-scappatoia.
§ Prestare attenzione alla neutralità.
- Sovradeterminazione → presenza di riposte maggiormente attraenti.
- Sottodeterminazione → non esaustività delle alternative di risposta.

In generale il questionario deve rispettare tre criteri fondamentali:
a) Contenere domande unidimensionali, cioè ciascuna di esse affronta solo una dimensione del problema.
b) Le alternative devono essere esaustive in modo che ogni intervistato possa trovare una collocazione (è
anche possibile ricorrere a risposte residuali come “altro” e “non so”)
c) Le alternative di risposta non devono avere aree di sovrapposizione e dunque escludersi reciprocamente.
d) Oppure domande a scelta multipla.

4.4 Focus group (o gruppo di discussione)

Il focus group è uno strumento di rilevazione che prevede l’acquisizione di informazioni coinvolgendo un
gruppo selezionato di persone. È paragonabile ad un laboratorio dove i partecipanti reagiscono a vari stimoli
in modi diversi, seguendo un percorso regolato dal moderatore che conduce ad esiti poco prevedibili.

Questa tecnica presenta due vantaggi per la ricerca sociale: permette di intervistare contemporaneamente
più soggetti che hanno un’esperienza diretta sul tema in esame; e favorisce l’espressione di vari punti di vista
in un contesto fortemente interattivo.

Anche i benefici per i partecipanti ad un focus group non devono essere sottovalutati. Infatti, se la discussione
procede in maniera costruttiva si attiva un meccanismo di empowerment, vale a dire un rafforzamento ed
ampliamento delle conoscenze individuali.

Accanto a tali potenzialità, troviamo però alcuni limiti. Le persone invitate a partecipare di solito non sono
selezionate casualmente e non formano un campione statisticamente rappresentativo della popolazione,
dunque i risultati ottenuti non sono generalizzabili. In secondo luogo, non si può affermare con certezza che
i partecipanti esprimano il loro punto di vista definitivo durante l’incontro. Alcune persone, inoltre, provano
imbarazzo ad intervenire e declinano l’invito. Infine, la qualità delle informazioni raccolte viene influenzata
dall’abilità e dalle intenzioni del moderatore.

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L’obiettivo primario non è raggiungere il consenso tra i partecipanti, ma osservare le ragioni del disaccordo
e valorizzare i diversi punti di vista. Questa tecnica esamina in che modo gli orientamenti individuali vengono
condizionati, ed eventualmente modificati, dall’interazione con quelli altrui.

Il processo di realizzazione di un focus group segue tre fasi.

1) Progettazione della discussione
§ Vengono identificati l’argomento portante dell’incontro e le domande da porre.
§ La scelta dei partecipanti avviene in tre modi.
- Campionamento ragionato: persone coinvolte in base agli scopi della ricerca e al contributo che
da loro ci si aspetta.
- Campionamento casuale (come quello a cascata).
§ Bisogna prendere in considerazione alcune caratteristiche del gruppo selezionato.
- Omogeneità. Garantisce una migliore trattazione degli argomenti: i partecipanti si esprimono più
liberamente poiché non sono presenti attori con cui essi vivono rapporti asimmetrici.
- Eterogeneità: produce maggiore varietà di informazioni, grazie alla diversità dei partecipanti.
- Anche il grado di conoscenza reciproca influenza la discussione perché può “frenare” le risposte
degli individui.

2) Realizzazione della discussione
§ Il focus group è condotto da un moderatore che comunica gli obiettivi e le regole dell’incontro, e
favorisce l’interazione tra i soggetti coinvolti. Egli può avere un ruolo marginale o molto attivo.
§ Le domande sono aperte, in forma verbale o in forma visiva (es. disegni, foto, filmati) precisando che
non esistono risposte giuste o sbagliate ai quesiti proposti.
§ Nel momento finale di validazione, il moderatore riepiloga quanto discusso affinché sia confermato,
oppure modificato, dai partecipanti.

3) Analisi dei dati raccolti
§ Approccio sistematico: confronto tra le domande utilizzate e risposte date durante il dibattito.
§ Metodo narrativo-etnografico: ricostruzione della discussione analizzandone i flussi.

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Capitolo 06

Analisi, interpretazione e diffusione dei risultati




Per ricavare delle informazioni dai dati raccolti tramite lo strumento di rilevazione è necessario analizzarli,
interpretarli e renderli utilizzabili nei processi decisionali. Si tratta del passaggio “dal dato all’informazione”.

La scelta della tecnica d’analisi più appropriata dipende da tre elementi.

a) Obiettivi conoscitivi → Oltre all’obbiettivo specifico proprio di ciascuna ricerca, è possibile individuare
alcuni macro-obiettivi che determinano la scelta di una o dell’altra famiglia di tecniche d’analisi.
In tal senso, una distinzione importante è quella tra descrivere e fare inferenza, ovvero capire se si vuole
analizzare i dati raccolti per “offrire una fotografia” dei rispondenti, oppure se si vuole stimare il livello
di alcune variabili nella popolazione di riferimento.

b) Tipo di dati → Occorre domandarsi se i dati arrivano da un campione probabilistico o non probabilistico.
Infatti, la maggioranza delle tecniche statistiche inferenziali tipicamente si basa sul presupposto che i dati
provengano da un campione casuale semplice.
Sono disponibili tecniche d’analisi specifiche anche per quanto riguarda l’aspetto temporale, a seconda
che si tratti di dati ottenuti con misurazioni ripetute sulle stesse unità statistiche, o su unità statistiche
differenti (seppur appartenenti alla medesima popolazione di riferimento).

c) Tipo di variabili → Quantitative o qualitative.

L’interpretazione dei risultati dell’analisi deve avvenire in modo fedele e senza commettere alcuna forzatura,
ad esempio presentando dati parziali o arrotondando “ad arte” i numeri. Il lavoro svolto durante questa fase
non è una semplice lettura dei risultati, ma unisce la teoria, ossia quanto si conosce dell’argomento studiato,
alla metodologia, intesa come capacità di comprendere la portata dei risultati.

Gli obiettivi della ricerca, siano essi conoscitivi o abbiano finalità decisionali, non vengono raggiunti soltanto
attraverso l’analisi e l’interpretazione dei risultati, ma anche e soprattutto con l’utilizzo di questi.

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