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Olofem. Il Sapere Femminile di Simona Oberhammer www.olofem.

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Benvenuta

Benvenuta, cara amica, in Olofem: la via femminile.


Voglio inaugurare la nostra amicizia con queste pagine tratte da un
mio incontro con le donne.
Ti faranno scoprire il sapere femminile, una capacità
importantissima che però le donne conoscono poco. Una volta
scoperto cos’è ti aiuterà tantissimo nella vita.

Buona lettura ,

Simona

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INCONTRO:

Il Sapere
Femminile
(di Simona Oberhammer)
Scopri come risolvere i tuoi problemi
e vivere meglio il tuo corpo

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UNA NUOVA POSSIBILITÀ


Ai problemi c’è una soluzione

Buongiorno a tutte.
Benvenute a questo incontro sul femminile.
La mia presentazione riguarda “il sapere femminile”, uno strumento
prezioso per risolvere i problemi delle donne e imparare a vivere meglio
il proprio corpo.
E’ anche la proposta di un percorso al femminile.
Per il lavoro che faccio, mi trovo a contatto con molte donne.
Le sento confidarsi durante i corsi che tengo, durante le consulenze o
quando scrivono sul mio sito, su facebook. Le donne mi raccontano i loro
problemi, le loro difficoltà, mi parlano dei loro disagi.
Nel tempo, ascoltandole, mi sono accorta di una cosa: spesso
emergono delle frasi simili che evidenziano un disagio simile.
Eccone alcune. Quelle più ripetute.

Frasi simili
«Dov’è la soluzione?»
• «Voglio trovare una
soluzione ai miei problemi,
ma non ci riesco»
• «Le ho provate tutte, ma
sono ancora qui, alle prese
con lo stesso problema»
• «Come posso fare? Invece
di ottenere risultati,

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peggioro»
• «Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema?
Non sono forse normale?».

Sapete una cosa? A queste frasi la risposta mi arriva più spesso è:


• «Non so che direzione prendere... ».
La conclusione più frequente invece è:
• «Non trovo una soluzione».

Problemi che ritornano


«Ma perché non si risolvono?»
Proprio a questo riguardo sento per esempio le donne dire:
• «Non trovo la soluzione al mio modo di gestire le relazioni di coppia:
cado sempre negli stessi errori»
• «Mi innamoro sempre degli uomini sbagliati»
• «Non mi sento ascoltata dal mio partner»
• «Ho paura di non piacere... ».
Oppure:
• «Vivo sempre gli stessi problemi con il mio corpo: seguo diete, faccio
palestra, mi trucco, mi vesto bene. Ma non mi piaccio mai. C’è sempre
qualcosa che non mi va bene. Mi sembra sempre di avere qualcosa in
meno delle altre».
E ancora:
• «Sono anni che mi sento timida ma non trovo mai il coraggio di
esprimermi»
• «Vorrei essere creativa, ma non riesco a decidermi, a fare qualcosa. I miei
progetti sembrano bloccarsi da qualche parte»
• «Sono piena di cose da fare. Trovare del tempo per me sembra ormai
quasi impossibile»
• «Faccio di tutto per essere perfetta, per piacere, per avere approvazione.
Vorrei preoccuparmi di meno del giudizio degli altri. Ma non ci riesco»

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• «Non mi sento mai sicura di me stessa».


Proprio qualche giorno fa una donna mi diceva:
• «Perché quando sto male l’unica soluzione è aprire il frigorifero e
divorare tutto quello che c’è dentro?».

Si impegnano le donne
«Ho provato di tutto»

A queste frasi che sento dire tanto spesso dalle donne ho una cosa da
aggiungere.
Si potrebbe pensare che queste donne non si impegnino abbastanza
per risolvere i loro problemi. Che li lascino lì, senza darsi da fare, senza
cercare di cambiare qualcosa.
Ma non è così.
Nella maggior parte dei casi le donne hanno davvero tentato di tutto
prima di dire a se stesse:
«Non ce la faccio»
«No, così è troppo»
«Non ci riuscirò mai».

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La realtà è che le donne si impegnano per il miglioramento. Si rivolgono


a specialisti, seguono terapie, trattamenti, prescrizioni, cure, leggono
riviste, libri, navigano in internet. Del resto è proprio dal mondo
femminile che proviene la maggiore utenza per quanto riguarda il
benessere. Non perché le donne stiano peggio degli uomini. Ma perché le
donne tendono a occuparsi di più della salute. Della loro e di quella delle
persone che amano.
Quindi, proprio nel tentativo di risolvere i loro problemi, le donne
tante volte modificano le abitudini, si adattano modellandosi su idee,
strutture che ritengono più giuste per loro. Cercano di non sentirsi
sbagliate, inadeguate, insufficienti.

Tutto rimane uguale


La soluzione non arriva
Ma c’è una realtà.
Che molto spesso, troppo spesso, la soluzione che cercano non arriva.
Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno le cose rimangono
uguali.

• I rapporti sentimentali rimangono sempre quelli, con il sogno


dell’uomo ideale con cui saranno finalmente felici.
• La relazione con il proprio corpo è sempre quella, insoddisfacente,
con la speranza di trovare la dieta ideale, la ginnastica miracolosa, il
trattamento estetico perfetto. Oppure c’è il miraggio della chirurgia
estetica che risolverà tutto.
• E poi ci sono le cose da fare: si moltiplicano anziché ridursi. E se
non si evadono, ci si sente anche in colpa verso tutti: figli, partner,
genitori, lavoro. E magari ci si sente anche in colpa per il fatto di
sentirsi in colpa.

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• Anche la creatività spesso rimane un sogno lontano. Le donne


dicono: vorrei dipingere, scrivere, fare qualcosa di carino in casa.
Ma i propositi rimangono lì, nel cassetto.

A furia di cercare succede che le donne finiscono per sentirsi:


deboli, anziché forti
in bilico, anziché in equilibrio
in distonia, anziché in armonia.

Una risposta c’è


Leggi quale

E ora una domanda: cosa manca?


Perché tanti tentativi e pochi risultati?
Cosa c’è che non va?
Durante questo incontro io vorrei proporvi una risposta.
Adesso voi potreste però giustamente chiedermi: «Su quali basi dr.
Oberhammer» – ma io preferisco Simona –, quindi «su quali basi Simona
ci proponi una risposta?».
Vi rispondo subito.
In base a un mio percorso al femminile.

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È quello che ho vissuto attraverso un’esperienza personale,


un’esperienza con una donna che considero la mia guida, la mia Maestra.
E poi in base a un metodo che ho successivamente elaborato: il suo
nome è Olofem. È stato applicato per anni questo metodo, in Italia e
all’estero, con moltissime donne che hanno partecipato ai corsi Olofem.

E ora ecco la mia risposta al perché molto spesso la soluzione che le


donne cercano non arriva. Al perché ricadono negli stessi errori. Al
perché certi problemi si presentano e ripresentano.
La risposta è: perché le donne seguono dinamiche che non sono le
loro.

Le donne si comportano,
agiscono, pensano e sognano
con modalità che non
appartengono al mondo
femminile, alla loro vera
essenza, alla loro natura
profonda.

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Le donne è come se remassero controcorrente, è come se dovessero


entrare in un vestito che non è della loro taglia, è come se dovessero
camminare con delle scarpe che sono troppo strette.
Le donne sono distanti dalla loro vera natura femminile, il luogo dove
possono trovare le risposte adatte a se stesse.

Come fare?
Alla ricerca della natura femminile

Allora adesso forse c’è un’altra domanda.


«Come fare per scoprire la propria natura femminile?».
E ancora.
«Ci sono dei modi per conoscerla e poterla usare a proprio favore?».
La mia risposta è: «Sì, ci sono».
Per darvela parto da un concetto che ho elaborato nel metodo Olofem.
Si chiama matrice biologica.
Ci serve per scoprire qual è la nostra direzione.
Ora vi spiego cos’è.
Vi chiedo una cosa: di fare attenzione, perché la matrice biologica è il
primo elemento fondamentale per comprendere perché noi donne – se
vogliamo vivere bene, se vogliamo risolvere i nostri problemi, se

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vogliamo ottenere risultati – dobbiamo scegliere certe direzioni piuttosto


che altre.

LA MATRICE BIOLOGICA
La pasta di cui siamo fatti

Bene, cos’è quindi la matrice biologica?


Semplificando, si può affermare che la matrice biologica è la pasta di cui
siamo fatti.
Gli ingredienti di cui siamo composti.
Non sono gli stessi, questi ingredienti, per gli uomini e per le donne.
Potremmo dire che è come se fossimo due dolci diversi.
C’è l’impasto femminile.
E c’è l’impasto maschile.
Questa ricetta speciale che ci contraddistingue ha una caratteristica. Ci
indirizza verso determinati comportamenti, orientamenti e forme di
pensiero.

Scopriremo che la matrice biologica:


• ci guida nel modo di
amare le persone
• ci fa scegliere gli
obiettivi da realizzare
• ci dice “Vai da questa
parte”, “E ora da
quest’altra”, “Scegli la
destra”, o “Scegli la sinistra”
• ci fa dire “Questo mi piace” e “Questo non mi piace”.

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È la matrice biologica che ci fa percepire la realtà in un modo oppure in


un altro.
È proprio in base alla matrice biologica che noi – donne e uomini –
impostiamo il nostro modo di essere nella vita.

La Matrice Biologica delle Donne


e degli Uomini
Siamo molto diversi

Per comprendere meglio la matrice biologica vi porto ora l’attenzione


su un aspetto che la evidenzia.
L’apparato genitale.
Provate a pensare a un corpo
nudo femminile.
E poi provate a pensare a un
corpo nudo maschile.
Sono proprio gli organi genitali
che creano la fondamentale differenza. che ci fanno dire «Questo è un
uomo; questa è una donna».
Ed è proprio a questa differenza che sono collegate funzioni molto
specifiche per l’uomo e per la donna.
Quali sono queste funzioni?
Le funzioni della matrice biologica femminile sono: il menarca, cioè la
prima mestruazione, il ciclo mestruale, che contraddistingue la vita fertile
della donna, la gravidanza, il parto, l’allattamento e la menopausa.
Le funzioni della matrice biologica maschile invece sono: l’erezione, la
spermatogenesi e l’eiaculazione.

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Lasciamo ora per un attimo i termini su questo schema, senza una


spiegazione che li colleghi alle problematiche femminili.
Ve la darò tra poco.
Ciò che voglio prima di tutto sottolineare è che questi eventi fisiologici
influiscono profondamente sul nostro corpo. Ma influiscono
profondamente anche sul nostro modo di essere.
Scopriremo infatti che creano dinamiche diverse nell’uomo e nella
donna.
Perché sottolineo questo?
Perché la matrice biologica ci servirà per capire che i maggiori problemi
delle donne risiedono nel fatto che vivono e si comportano secondo
principi e andamenti che non sono i loro. Molto spesso sono quelli
maschili.

Se il corpo delle donne agisce secondo la matrice biologica femminile,


il loro comportamento segue invece la matrice biologica maschile.
È un contrasto molto doloroso, che causa grandi problemi.

E ora rendiamo pratica questa differenza.

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Per aiutarvi nella comprensione vi parlerò dell’impronta della matrice


biologica.

L’Impronta
Cerchi per le donne, linee per gli uomini

L’impronta della matrice biologica è: circolare nelle donne e lineare


negli uomini.
Perché?
È la nostra fisiologia a darci una risposta.
Partiamo dalla donna.

La circolarità femminile. Perché l’impronta femminile – abbiamo


detto – è circolare?
Perché il corpo delle donne è caratterizzato da cicli: c’è il ciclo della
fertilità (menarca-gravidanza-menopausa) ma soprattutto c’è il ciclo
mestruale.

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Per lunghi anni il ciclo mestruale scandisce la vita delle donne. Si


muove come un cerchio: ogni mese inizia e si completa. Per poi
riprendere.
Vi faccio però una precisazione sul termine “ciclo mestruale”. Con
questa parola spesso si fa riferimento alla mestruazione vera e propria, cioè
al momento del sanguinamento. Ma con il termine ciclo è sbagliato
intendere solo questa fase. Si intende invece “tutto” il periodo, cioè quello
che va dalla fine di una mestruazione fino alla successiva: dura all’incirca
un mese. Con questo termine si comprendono quindi 4 fasi del ciclo: la
fase pre-ovulatoria, la fase ovulatoria, la fase pre-mestruale e la fase
mestruale.

Queste quattro fasi cicliche hanno una particolarità: sono caratterizzate


da una continua oscillazione ormonale: il livello degli estrogeni e del
progesterone – i due più tipici ormoni femminili – infatti sale e scende.
Come un’onda.

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La donna vive quindi in una continua oscillazione ormonale.


Il ritmo femminile si muove con un decorso ciclico: non è mai costante
e non è mai uguale a se stesso.
È importante anche sottolineare che questo ritmo ciclico caratterizza la
vita delle donne non solo nell’età fertile ma anche in menopausa. Il ciclo
mestruale infatti ha accompagnato la donna per tanti anni della sua vita:
quindi l’impronta ciclica fa parte di lei.
Fa parte del suo modo di essere.
Nessuna donna può vivere al di fuori della ciclicità.
Anche se non partorisce bambini.
Anche se il suo ciclo mestruale si interrompe.
Anche se il flusso ormonale risente di grandi variazioni.
Anche se è in menopausa.
Il ciclo, la natura circolare, è proprio una caratteristica del femminile.

La linearità maschile. E ora: se l’impronta del femminile è ciclica,


circolare, qual è invece quella dell’uomo?
La matrice biologica ha definito per l’uomo un’impronta lineare.
Perché?
Perché il corpo dell’uomo, diversamente da quello della donna, non è
scandito da un ciclo.
L’uomo vive con
livelli ormonali più
costanti.
Non salgono e
scendono. Non seguono
un ritmo che si ripete
più e più volte.

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Nei testicoli la spermatogenesi è continua. Una linea senza fine.


C’è differenza con le ovaie. Nelle ovaie la preparazione dell’ovulo è
periodica: l’ovulo matura, viene spinto fuori dal follicolo e intraprende la
sua discesa. Nel frattempo un altro ovulo ha già iniziato il processo.
Come un cerchio continuo.
Anche nell’età senile il flusso ormonale maschile segue un percorso
lineare: il testosterone cala gradualmente.
Il flusso ormonale femminile invece si interrompe in un periodo più
breve: in menopausa gli estrogeni si riducono piuttosto drasticamente.
L’andropausa, il climaterio maschile, è quindi una discesa costante e
graduale.
La menopausa è invece come un vero e proprio rito di passaggio ad
una nuova fase.

Concludendo... In conclusione possiamo dire quindi che l’impronta


– lineare o circolare – determina grandi differenze nell’uomo e nella
donna:

• determina differenze a livello fisico: la fisiologia delle donne –


abbiamo visto – è molto diversa da quella degli uomini

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• ma determina differenze anche a livello psichico: con le forme di


pensiero, cioè i “modi di pensare” al femminile e al maschile.
Adesso vi spiego cosa sono.

Le forme di pensiero
Lei pensa in modo diverso da lui
La matrice biologica determina diverse forme di pensiero. Nel mio
libro Olofem “Femminile sconosciuto” ne descrivo sei tipologie. Adesso
vi parlerò – in modo molto riassuntivo – di due forme di pensiero. Ci
servono per il tema di questo incontro.
SPECIFICA. Prima però faccio una specifica. Le diverse forme di
pensiero appartengono a tutti: ciascuno di noi si esprime con un modo di
pensare “al femminile” e un modo di pensare “al maschile”. Ciò che
cambia sono le proporzioni: la donna è più predisposta verso un modo di
pensare “al femminile”, l’uomo invece è più predisposto verso un modo
di pensare “al maschile”.
Vediamo ora due di queste forme pensiero.

L’analisi e la sintesi. Il pensiero lineare maschile è analitico: cioè


suddivide tutto in settori e poi passa da un punto all’altro.
Il pensiero circolare femminile è invece sintetico: cioè interconnette i
vari dati e crea reti di collegamento.
Facciamo un esempio: abbiamo un problema.
Il pensiero maschile cosa fa? Lo scompone in tante parti e ne affronta una
parte alla volta. Il pensiero femminile invece lo valuta nel suo contesto
generale, considerando gli intrecci tra i vari aspetti.
Se vogliamo descrivere questo tipo di pensiero con una metafora
potremmo dire che gli uomini vedono i singoli alberi e le donne vedono il
bosco.

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La definizione e le sfumature. Per comprendere la differenza


proviamo a pensare alla realtà vista alla luce del sole. E poi a pensare alla
realtà vista alla luce della luna.
C’è una grande differenza.

Sole. Sotto i raggi del sole tutto è chiaro come lo vediamo.


“Il bianco è bianco e il nero è nero”.
La realtà è “questa” o “quella”.
È la visione solare maschile: la ricerca delle cose esatte e dettagliate,
definite pezzo per pezzo.

In questo tipo di visione predomina la mente conscia.


La visione della realtà è come una fotografia molto nitida: la messa a
fuoco è perfetta, i dettagli sono bene in vista, tutti i profili ben delineati.

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Non ci sono spazi ignoti in questo tipo di visione.

Luna. E adesso invece proviamo a pensare alla realtà vista alla luce
della luna.
La visione non è chiara e definita. Ma è fatta di chiaroscuri.

Di spazi visibili e di spazi invisibili.


È la visione lunare femminile. Più che il singolo particolare si coglie
l’insieme. Predomina la mente inconscia.
Così è la visione femminile: ricca di sfumature.
In questo tipo di pensiero viene esaltata la percezione, l’intuizione. Conta
molto l’aspetto emozionale dei fatti, degli altri, della realtà in generale. Si
coglie l’atmosfera di un luogo, la sensazione su una persona, un accaduto.
Il pensiero femminile non è quindi l’informazione chiara e definita di
un messaggio che ci arriva da una comprensione logica, intellettiva.
È piuttosto come una voce interiore che ci parla.
Più dei particolari ci offre il senso delle cose.
Se il pensiero lineare l’abbiamo paragonato a una nitida fotografia, il
pensiero circolare è come se fosse un’immagine ondeggiante, di quelle

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riflesse sulla superficie dell’acqua: ci suggerisce qualcosa di misterioso,


oltre il conosciuto.
Se riprendiamo l’esempio del problema è tipico delle donne entrare
nelle sfumature e spaziare in ogni diverso aspetto. Per gli uomini è invece
più importante andare al nocciolo della questione. Quindi la donna,
quando valuta le diverse sfumature di una situazione, ha la sensazione di
comprendere meglio le cose. Per l’uomo invece addentrarsi in tanti
dettagli spesso significa complicare la situazione.
«Vai al dunque» dicono spesso gli uomini parlando con le donne.

Conclusione. In base alla matrice biologica possiamo quindi


affermare che:

il femminile (pensiero circolare) è connesso al corpo, all’inconscio, alle


emozioni, all’intuito, agli istinti e alla creatività

il maschile (pensiero lineare) è connesso alla mente, al conscio, alla


ragione, alla logica e all’analisi.

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LA VIA DEL CORPO


Una via al femminile

Da questa conclusione emerge un aspetto importante.

• Il pensiero maschile è la via della mente.


Il suo sapere è intellettivo (è detto anche “pensiero di testa”).

• Il pensiero femminile è la via del corpo.


Il suo sapere è fisico, viscerale (è detto anche “pensiero di pancia”).

È proprio accedendo al sapere femminile, al sapere corporeo, che le donne


possono trovare la risposta ai loro problemi.

Vediamo meglio ora cosa sono il sapere intellettivo e il sapere


corporeo.
È sempre la matrice biologica a fare la differenza.
Per spiegarvelo vi descrivo molto brevemente i due emisferi cerebrali.

I due emisferi
Per lui il sinistro, per lei il destro

Il cervello umano è costituito da due emisferi: l’emisfero destro e


l’emisfero sinistro.
Sia l’uomo che la donna li utilizzano entrambi.
L’uomo utilizza però maggiormente quello sinistro e la donna quello
destro.
Ma qual è la differenza tra i due emisferi? E quando li utilizziamo?

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L’emisfero sinistro
Il maschile si esprime
Usiamo, per esempio, l’emisfero sinistro quando interpretiamo
correttamente una mappa stradale, o facciamo un calcolo, o analizziamo
una situazione, o definiamo un concetto teorico.
L’emisfero sinistro – quello utilizzato dal sapere maschile – è infatti
collegato all’analisi, alla razionalità, al ragionamento, al calcolo, al
realismo, a una visione oggettiva della realtà e all’astrazione.

L’emisfero destro
Il femminile si esprime
Quando utilizziamo invece l’emisfero destro?
Lo utilizziamo per esempio, quando facciamo una sintesi, quando siamo
intuitivi, quando decidiamo d’impulso di seguire un percorso anziché un
altro, quando giungiamo all’improvviso alla soluzione di un problema.
Oppure quando siamo creativi.
L’emisfero destro – quello utilizzato dal sapere femminile – è infatti
collegato alla sintesi, alle emozioni, all’intuito, all’immaginazione, alla
fantasia, alla creatività, all’impulsività, a una visione soggettiva della
realtà e alla concretezza.

Concludendo...
Sia il sapere maschile che il sapere femminile ci portano alla
conoscenza.
Però non nello stesso modo.
• Il sapere maschile ci porta a una conoscenza analitica, astratta e
teorica.
• Il sapere femminile ci porta invece a una conoscenza emotiva,
esperienziale e pratica.
Il primo passa dalla mente.
Il secondo passa dal corpo.

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E ora, dopo questa spiegazione sulle differenze tra il maschile e il


femminile, andiamo a conoscere meglio il sapere femminile.

VISSUTI FEMMINILI
Ho sentito che...

Una donna, quando “pensa”, contemporaneamente sente


intensamente. È un processo che accade in lei in modo del tutto
spontaneo: emozioni, percezioni e sensazioni sono utilizzate ai fini della
conoscenza.
Questo è il sapere femminile.
Questo è il “sentire” delle donne.
Un apprendimento attraverso l’esperienza dei sensi.
La conoscenza è collegata prima di tutto al corpo.
Alle percezioni.
All’intuito.
Agli istinti.
Il corpo sente e quindi conosce.
Non è un sapere “di testa” quello femminile.
Non è razionale.

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Non è logico.
Non è analitico.
È un sapere fisico, di visceri, di pancia.

Del resto il mondo femminile ha molta più dimestichezza con i segreti


del corpo di quello maschile. Le donne vivono molto più intensamente la
loro fisicità. Da subito con il sangue mestruale. Poi, con la gravidanza e il
parto. E ancora con la menopausa.
La donna conosce la trasformazione nel suo corpo di un essere in un altro
essere.

Non so perché, ma so che è così


Hai mai detto questa frase?
È questo sapere fatto di sensazioni e percezioni che fa dire tante volte
alle donne:
«Non so darti una spiegazione ma sento che è così».
Succede spesso.
Non si sa spiegare il motivo. Ma poi le situazioni confermano che si è
nel giusto.
È la conoscenza corporea, viscerale. È l’inconscio che parla.
È il sapere femminile che si esprime.

Però c’è un problema


Non ti credo
Quando accade questo tipo di conoscenza c’è però un problema: la
nostra cultura tende a considerare “inferiore” un approccio alla realtà che
non sia logico e razionale. Privilegia le funzioni intellettive e mentali e
considera secondarie e inaffidabili le funzioni corporee e viscerali. I
pilastri della nostra cultura sono l’intelletto e la logica: dare ascolto a un
sapere che non proviene da canali razionali spesso è qualcosa di
inammissibile.

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Cosa succede allora?

Succede che il sapere femminile viene relegato in un angolo, viene


considerato inaffidabile e spesso fantasioso.
E le donne?
Si adeguano. Dicono “no” alle loro sensazioni.
Pensano: «Ciò che sento non ha un fondamento, non posso provarlo,
chissà da dove è scappato fuori. Come lo motivo?».
Il “no” è ancora più deciso quando entra in campo la scienza.

La verità inconfutabile della scienza


Allora sono io che sbaglio?

Prendo un esempio da un passato piuttosto recente: riguarda il latte


materno.
La scienza – non troppi anni fa – diceva:
«Il latte materno? Sostituiamolo! Meglio quello in polvere. Più
igienico. Più sicuro».
Molti medici davano scrupolosamente questo consiglio alle neo-
mamme. Non era solo una questione commerciale. Erano in tanti ad

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essere davvero convinti che il latte in polvere fosse più adatto: perché
le ricerche scientifiche “dimostravano” la nuova scoperta.
Le donne si sentivano ovviamente disorientate.
Il loro corpo, il loro istinto diceva “no, non è vero”. Ma siccome lo
affermava la scienza – nella nostra cultura la massima autorità in
merito al sapere – le donne si adeguarono.
Pensarono «Sicuramente sono io che sbaglio. Le mie sensazioni
sono irrazionali. Non hanno un fondamento».
Ma il sapere femminile è proprio questo.
Irrazionale.
Perché non attinge alla mente, alla ragione.
Ma attinge al corpo.
È una voce interiore. Un messaggio di sensi.
Fu proprio quella voce, che tante donne sentirono a suo tempo, ad
essere confermata vera tanti anni dopo, con la nuova rivelazione della
scienza.
«Il latte materno è il nutrimento migliore per il bambino».

Quando le donne si affidano troppo alle informazioni esterne – alla


scienza, agli altri, agli esperti – senza ascoltare anche il loro sapere
interiore, non sanno più da che parte guardare.

Donne medicalizzate
Corpo, non mi fido più di te
Questo disorientamento diventa particolarmente evidente quando si
tratta di salute.
Oggi la medicalizzazione è in forte aumento: ci sono farmaci anche per
le condizioni naturali quali le mestruazioni, la gravidanza, la menopausa.
Sono in costante aumento gli esami, le diagnosi, i controlli da fare.
Però non lo è il benessere delle donne.

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Se una certa medicalizzazione può essere utile, il suo eccesso invece non
lo è.
Oggi le donne si sentono sempre meno sicure nel loro corpo, sempre
meno fiduciose delle loro percezioni, di poter essere sane, di poter
risolvere la malattia. Ad ogni segnale prenotano una visita dallo
specialista. Escludono a priori le loro sensazioni, relegando in un angolo
un sapere che potrebbe dare loro le prime risposte importanti riguardo allo
stare bene.

Una salute a pezzi


Il corpo frammentato
All’interno di un processo conoscitivo esclusivamente di tipo
maschile, il corpo viene suddiviso in tante parti: per essere studiato,
analizzato, monitorato. Questo approccio non è sbagliato ma ciò che
manca è una percezione più globale.
Manca la visione dell’intero che è tanto importante quanto quella
delle singole parti.
Una visione settorializzata del corpo spesso porta ad eliminare con
facilità parti del corpo. Sono sempre di più le donne che lasciano i loro

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organi femminili in sala operatoria: le isterectomie totali (cioè


l’asportazione di utero, tube e ovaie) sono molto frequenti.
E non sono sempre necessarie.
Alcuni organi potrebbero essere conservati. Ma la scelta medica spesso è
invece quella di asportare tutto.

Non mi piaccio
Una relazione estetica difficile

Le donne si allontanano dal loro corpo anche con la relazione estetica


che hanno con se stesse. Quante volte si ritrovano a dire: «Non vai bene»,
«Sei brutta», «Sei grassa», «Sei goffa», «Sei ridicola», «Sei invecchiata».

Corpo mio, non ti accetto


E non ti amo

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La realtà è che poche donne accettano il loro corpo. Quasi nessuna lo


ama.
“Non me lo sento, questo corpo” dicono le donne.
È una situazione che coinvolge un po’ tutte.
E in ogni condizione.
Le giovani non sono meno immuni dalle critiche al corpo di quelle meno
giovani. E nemmeno quelle belle da quelle meno belle.
Le donne belle addirittura vivono a volte una sofferenza maggiore.
Anche se sembra un
controsenso.
Ancora più di altre,
sono infatti abituate
a basare la loro
autostima e la loro
sicurezza
sull’apparire, sul
mostrare un corpo
che non sentono ma utilizzano solo come strumento e conferma di sé.
Ogni giorno le donne si soffermano davvero tanto sui loro difetti,
accompagnano le loro giornate con autocritiche martellanti.
Sempre, sempre c’è qualcosa che non va.
Che siano normali, carine, belle o bellissime.

Quando il piacere ti abbandona


Un corpo che non sente
Quando le donne
abbandonano il loro corpo,
succede anche che il piacere
abbandona le donne.

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Dicono le donne: «Non sono appagata sessualmente», «Il piacere che


provo è limitato», «Ho desiderio ma il mio corpo sembra non seguirmi,
come se fosse insensibile», «Raggiungo l’orgasmo difficilmente», «Il
piacere che provo con l’amplesso è limitato: vorrei molto di più».
Anche se è vero che la sessualità è una questione “di testa” è però
altrettanto vero che è attraverso il corpo che sentiamo. Con la pelle,
l’odorato, il tatto. Se non ci fosse il corpo non ci sarebbe nemmeno la
sessualità.
Una relazione positiva con il nostro corpo quindi è il primo passo per
vivere una sessualità appagante. Diversamente è difficile.
Non basta un uomo attraente. Non basta vestirsi con un abbigliamento
sexy. Non basta il luogo giusto. Non basta l’atmosfera adatta. Il piacere
rimane un sogno lontano, una realtà che si tocca solo qualche volta. In
certi casi, purtroppo mai.

Cibo ti odio
Mangiare è sempre più difficile
E poi c’è la relazione con il cibo che diventa sempre più problematica.
Sento dire le donne: «Ho il
terrore di ingrassare»,
«Quando mangio mi
abbuffo», «Sono sempre a
dieta», «Quando sono
nervosa mangio».
Il piacere di nutrire il
proprio corpo, di gustare il
cibo si è trasformato in una relazione di dipendenza e ossessione.

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Se non mi ascolti mi ammalo


La voce della malattia
C’è anche qualcos’altro che succede quando le donne si allontanano
dalla loro corporeità.
Quando il corpo è rifiutato, quando non è ascoltato, quando non è
vissuto, ha un solo modo per farsi sentire.
La malattia.
Quante volte le donne mi riportano frasi quali:
• «Nell’ultima ecografia mi hanno scoperto un fibroma. Così,
all’improvviso, e non so perché... ».
• «Questa candida mi perseguita e nonostante le cure sembra non
volersene andare».
• «Il mio intestino si rifiuta di funzionare: questa stitichezza è un
tormento».
• «Vedi questo eritema? Non è la prima volta che si forma. Mi invade
ciclicamente. Va e viene senza motivo... ».

Sento queste frasi durante i corsi Olofem, durante le consulenze. Oppure


le leggo scritte sul mio sito.

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Fibromi, candida, stipsi, eritemi e tante altre patologie parlano il


linguaggio del disagio.
Del resto la corporeità femminile porta noi donne – più degli uomini –
a filtrare tutto ciò che facciamo attraverso la nostra fisicità: è su questa
onda che ogni emozione, ogni sentimento, ogni pensiero, ogni dolore,
ogni sbaglio lascia tracce profonde sul nostro corpo.
Quando le donne non hanno una buona relazione con il corpo – e la
femminilità – tutti i disturbi si acuiscono incredibilmente. Si acuiscono i
disturbi ginecologici, la dismenorrea – cioè mestruazioni dolorose –
l’amenorrea – cioè assenza di mestruazioni – e la menopausa diventa
difficile.
Io sono naturopata e tratto queste condizioni con prodotti naturali e
bioterapie. Nel tempo – e con l’esperienza con tante donne – mi sono però
accorta che c’è un primo e importante passo da fare. Che rende marginali
gli altri.
È la concezione femminile di sé.
Se è negativa il nostro corpo rifiuta il ciclo mestruale. E rifiuta la
menopausa.
La sintomatologia a volte è più acuta ed insistente proprio quando non
c’è una relazione positiva con la propria femminilità.
Attraverso un percorso al femminile, in cui è presente un nuovo
rapporto con se stesse, si entra invece in un flusso diverso, che guarisce.
I disturbi spesso scompaiono spontaneamente.

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Corpi anestetizzati
L’amnesia del corpo

«La donna vive nel proprio corpo come in un paese straniero».


È un’amnesia del corpo: ricordi perduti, lasciati lontano.
I corpi delle donne spesso sono anestetizzati.
Chi ha sperimentato un’anestesia farmacologica sa cosa si prova. O
meglio, cosa “non si prova”.
Il corpo scompare.
C’è, ma è come se non ci fosse. È reso insensibile ad ogni forma di
sensazione dolorosa. Ma è reso insensibile anche ad ogni altra sensazione
piacevole.
Quando “anestetizziamo” il nostro corpo smettiamo di sentirlo. Ed
entriamo nella sofferenza.

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Corpi bloccati
Il rifiuto del corpo
Mi capita spesso di incontrare donne che non riescono più a dialogare
con il loro corpo. C’è qualcosa di doloroso nel modo di muoversi, nello
sguardo, nell’espressione del volto, nei loro gesti. Ma se il viso è teso, se i
gesti sono a scatti, se il corpo è rigido e si muove come un blocco unico
non ci può essere bellezza, non ci può essere armonia. Anche se la donna
è bella, c’è qualcosa di distonico, di sgradevole che lei emana.

Mi vengono in mente altre frasi che le donne lanciano verso se stesse,


frasi che le portano lontane da se stesse: «Voglio uccidere la donna grassa
dentro di me... », «Voglio trasformare la mia faccia in quella di un’altra
donna», «Non sopporto le mie cosce così grosse», «Odio questo corpo che
non sente il piacere», «Non voglio solo dimagrire, voglio scomparire»,
«Vorrei vomitare anche l’anima, non solo il cibo».

Quando il corpo è “anestetizzato” a livello percettivo diventa estraneo:


non dà piacere, non dà appagamento, si muove in modo disarmonico, si
ammala.
Non potrà mai piacere un corpo così!
Né a se stesse, né agli altri.
Il corpo delle donne diventa un nemico.
Quale allora la soluzione?
Ovvio: ritornare amiche del proprio corpo.
Riprendere il dialogo interrotto con il sapere femminile.
Ma come fare?
Come fare per non vivere il nostro corpo come un nemico a livello
estetico, a livello di salute, a livello di piacere sessuale? Come fare per
riconnetterci al sapere femminile corporeo, quello che può garantirci le
risposte giuste?
C’è un modo.

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Intraprendere un percorso che ci riporti in connessione con il nostro corpo.

IL PERCORSO OLOFEM
Sapere e poi fare esperienza

Il percorso Olofem è formulato in due aspetti: teorico e pratico.


Oggi, con questo incontro, siamo in una dimensione teorica. Ma è
necessaria anche una dimensione pratica.
Quindi c’è:
• la prima fase che ha
lo scopo di far
“sapere” che questo
sapere esiste. È un
gioco di parole ma è
la realtà: del sapere
corporeo femminile
nemmeno si conosce l’esistenza.

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• la seconda fase che è un


percorso esperienziale.
Con delle tecniche che ci
riportano verso la nostra
fisicità, verso il sapere
corporeo.

L’unico modo: vivere l’esperienza


Una drasticità necessaria
Questo, a mio avviso, è l’unico modo.
Dicendo “l’unico modo” mi sono permessa di essere piuttosto drastica.
Anche se la drasticità in linea di massima a me non piace e preferisco la
flessibilità. Ma in questo caso c’è una motivazione precisa.
Sono drastica perchè ho osservato – su di me e su tantissime donne –
che non ci sono altri modi.
Per un motivo molto ovvio.
Perché il femminile vuole la pratica, vuole l’esperienza. Non la teoria, non
l’intellettualizzazione tipica del maschile.
Ecco perché io tengo i corsi Olofem.
Perché solo attraverso tecniche esperienziali è possibile ritornare in
sintonia con il sapere viscerale e con il proprio corpo.
Diversamente, sarebbe come se qualcuno vi spiegasse durante una
conferenza, o attraverso un libro, come andare in bicicletta (o come
nuotare, o come sciare) e voi doveste impararlo. In questo modo ci può
essere insegnato perché fa bene andare in bicicletta, a cosa può servire
andare in bicicletta, o come è fatta una bicicletta.
Ma poi bisogna andare in strada e mostrare come si fa.

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E soprattutto provare.
È la differenza che c’è tra sapere e fare esperienza.

La mia esperienza
Una donna mi ha insegnato
Quando, a suo tempo, io ho sentito l’esigenza di lavorare sul
femminile, ho fatto tanti corsi in giro per il mondo. Viaggiavo per il mio
lavoro di ricercatrice e naturopata e abbinavo anche questo interesse.
Ma la realtà che riscontravo era sempre la stessa: si parlava di
femminile ma non si sentiva la sua energia, non si agiva al femminile.
Perché lo dico?
Perché quando ho incontrato la donna che io considero la mia guida, la
mia Maestra – si chiama Mila Raisse – lei aveva già diversi anni, e non
era nemmeno particolarmente bella, ma era talmente armonica, fluida e
intensa che affascinava tutti.
Lei era morbida e forte insieme.
Quando l’ho conosciuta mi sono detta: «Ecco, questo è un esempio di
femminilità».
Ho lavorato a lungo con lei sul femminile. E ho scoperto che poteva
essere contattato solo attraverso tecniche al femminile.
Pratiche corporee, esperienziali.
E ho anche compreso che questo era un modo velocissimo per ottenere
risultati.
«Ci vuole concretezza» diceva Mila. Se il nostro corpo ha bisogno di
conoscere la femminilità, o di guarire, o di diventare armonico, o
sensuale, ha bisogno di sentire come fare.
Capire non basta. È un primo passo. Ma non è sufficiente.
Sapete, una cosa positiva è che il corpo capisce in fretta se viene
risvegliato. Fa presto a diventare la nostra guida.

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Amarsi
Come fare?

Quindi, per tornare amiche del corpo ci vuole un’esperienza pratica.


Dobbiamo “imparare” che lui c’è, che lui “esiste”.
Dobbiamo sentirlo, accoglierlo, ascoltarlo, conoscerlo.
Allora potremo amarlo.
Prima no.
Spesso sento dire dai terapeuti: «Devi amarti!». Ma poi succede che le
donne mi confidano: «Simona, sono piena di problemi e adesso mi sento
anche in colpa perché dovrei amarmi e non ci riesco».
La realtà è che le donne non riescono ad amare il corpo.
Sapete perché?
Perché non si può amare un vuoto, non si può amare un nulla.
Non si può amare qualcosa che non sentiamo, che non accogliamo, che
non riconosciamo.
Il corpo per le donne è un’assenza.

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Non è una presenza.

Se non lo incontriamo, il corpo, non possiamo nemmeno amarlo.


Come si fa ad amare qualcosa che non si conosce?
È come se qualcuno vi dicesse, «Ama quella persona» ma voi non
l’avete mai conosciuta.

Voglio fare qualcosa per me


Prima di tutto ci vuole una relazione nuova
In realtà ci sono delle volte in cui le donne provano a stabilire una
relazione con la propria fisicità. Le sento dire: «Voglio fare qualcosa per
me».
E allora vanno in palestra, vanno dall’estetista, si fanno un massaggio,
un bagno con le essenze profumate. Le riviste stimolano di continuo le
donne a tutte queste cose. In realtà sono tutti interventi positivi.
Ma non bastano.
Ci vuole prima di tutto una relazione nuova con se stesse.
Al femminile.

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Se non ci relazioniamo in modo nuovo – secondo le modalità a noi proprie


– non succede niente.
Ci si impegna ma le cose non cambiano.
Anzi ci si sente ancora più incapaci, perché non si ottengono risultati.

UN FEMMINILE NEGATO
Donne insicure, donne sbagliate

Quando le donne si allontanano dal sapere corporeo, dall’intuito, dalle


emozioni, da un sentire viscerale si trovano quindi disorientate, insicure.
Sento spesso le donne dire frasi quali: «Sono indecisa, non so cosa fare»,
«Se non chiedo consiglio a tutti, non ho il coraggio di fare una scelta»,
«Non so mai come
comportarmi con gli
uomini», «Le mie
decisioni mi sembrano
sempre sbagliate. Non mi
fido di me».
Manca la sicurezza,
manca una voce che

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indichi la strada. Manca il sapere femminile. Perché solo quello può


togliere dall’insicurezza, può indicare davvero cosa è giusto fare.
È proprio quando questo sapere manca che le donne si sentono
sbagliate.

Donne che si sentono sbagliate


Cosa c’è che non va in me?
Spesso le donne dicono:

• «Perché lui affronta i problemi così razionalmente e invece io mi


lascio prendere dall’emotività?»
• «Mi piace “guardare oltre alle cose” ma tante volte mi sembra di non
essere compresa»
• «Sento che è la decisione giusta da prendere ma non so spiegare
perché. E ho paura di essere derisa»
• «Mi piace sentire sulla pelle le cose che accadono. Ma dentro di me
penso che un approccio razionale sia migliore»
• «È dalla “pancia” che sento provenire i messaggi più chiari. Ma
penso che quelli che vengono dalla testa siano più sicuri».

Si sentono “sbagliate” le donne quando fanno queste condivisioni. Come


una pianta storta che andrebbe raddrizzata. La vorrebbero far crescere
secondo altre direzioni. Si allontanano allora da se stesse. Diventando
altro da se stesse.
Così fanno le donne.
Non è solo la società che le costringe a determinati comportamenti e modi
di pensare. Sono loro stesse per prime a voler deviare dalla loro natura,
dal loro sentire viscerale, dal loro pensiero di pancia.
• «No, così non va bene»
• «No, questo lo devo cambiare»
• «No, in questo modo non voglio essere».

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Ma le donne si prosciugano quando stanno troppo lontano dalla propria


dimensione. La vita diventa una mappa intricata. Le domande si
accumulano una sull’altra.

• «Chi sono davvero?»


• «È questo che mi piace?»
• «Quell’uomo è la persona che fa per me?»
• «Voglio un figlio oppure no?»
• «Ho studiato e mi sono laureata. Ma mi piace davvero quello che ho
scelto?»
• «Voglio diventare più creativa ma quali sono davvero le mie
passioni?»
• «Non sono sicura se questo lavoro è adatto per me»
• «Perché mi sento così confusa?»
• «Cosa voglio veramente dalla vita?».

Quando le donne sono lontane dal mondo femminile, sono smarrite e


spaesate. Le loro sensazioni tante volte diventano un groviglio di cui non
si trova il bandolo.
Si sente questo disorientamento.
Si palpa negli squilibri che le donne vivono rispetto al loro corpo, al loro
aspetto.
Si tocca nella difficile relazione con il cibo, che sfocia purtroppo
sempre più spesso nella bulimia o nell’anoressia.
Si osserva nella difficoltà sempre più evidente di instaurare una
relazione positiva di coppia.
Si respira nel senso di inadeguatezza e di insoddisfazione che molte
donne avvertono.
Si sente nelle nevrosi femminili in costante aumento.
Si vive nelle patologie sempre più aggressive che colpiscono le donne.
Quando il femminile è escluso c’è sofferenza.

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Insorgono disturbi fisici, psichici e spirituali.


Il disagio di questa negazione si avverte tutti i giorni.
Sono in tante a sentirsi sempre più spesso ansiose, sole, spossate, cariche
di impegni, oberate di responsabilità, prive di creatività, deluse, affrante
dai rimpianti, sfiduciate nelle proprie capacità, malate, stressate,
insoddisfatte.
Le sento dire:

• «Mi capita di sorridere mentre dentro vorrei urlare»


• «Corro come una pazza solo perché ho paura di fermarmi»
• «A volte sono gentile e cortese mentre vorrei spaccare tutto e
andarmene... »
• «Vorrei solo mangiare quando non posso sfogare la rabbia che ho in
corpo... »
• «Sono piena di cose da fare. Anziché ridursi si moltiplicano. E io non
so come fare».

Si dice che il mondo femminile soffra a causa del superlavoro, dello


stress. In parte è vero. Ma è vero anche che la sofferenza più grande è
quella interiore: esprimersi con modalità che non ci appartengono è come
procedere con dei macigni sulle spalle.

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LIBERE NEL FARE E


LIBERE NELL’ESSERE
C’è una grande differenza

La liberalizzazione femminile oggi ha reso le donne libere nel modo di


fare.
Ma non le ha rese libere in quello di essere.
La nostra società è tuttora impostata su una visione androcentrica. Dal
greco “andros”, uomo, con una visione del mondo e della vita dal punto di
vista maschile.
I problemi delle donne vengono affrontati per la maggior parte secondo
le modalità di pensiero maschile, considerando errato il pensiero
femminile.
La ragione è molto più apprezzata della percezione.
L’analisi dell’intuito.
Il sapere della mente del sapere del corpo.
I disagi delle donne hanno quindi spesso un’origine simile: una
femminilità non vissuta pienamente.
Quando una donna non è in contatto con il principio femminile c’è una
perdita di radicamento in sé. Non riconosce più il suo sentire, i suoi
bisogni. C’è confusione, mancanza di serenità interiore, insoddisfazione,
non c’è accettazione di sé, c’è senso di inadeguatezza, perdita di identità,
malattia, disagio.
Quando la donna non è libera di esprimersi nel suo essere le difficoltà
sono davvero tante.
Il principio femminile negato causa davvero molti problemi.

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LA VIA FEMMINILE
Una dimensione per le donne

Ma c’è anche un’altra realtà, ed è che le donne hanno voglia di fare


qualcosa.
Io lavoro tanto con le donne e mi sorprendo della vitalità che viene
fuori, spesso proprio nelle difficoltà.
C’è la voglia di migliorare.
E c’è la voglia di sentirsi.

Fame di se stesse
Ho voglia di qualcosa di più

Io dico che le donne hanno “fame di se stesse”.


È una fame che vuole appagamento. Da troppo tempo sono a digiuno le
donne.
Vogliono mangiare.
Vogliono cibarsi di un femminile che le nutra davvero.

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Le donne spesso intuiscono che è proprio quella fame che le spinge


verso relazioni amorose distruttive, verso il cibo ingurgitato o vomitato,
verso scelte controvoglia e poi sofferte.
È un altro cibo che vogliono le donne.
Un cibo sano.
Quello della loro anima femminile.

Fare qualcosa per sé


Abbraccia anche te stessa

Per ritrovarsi bisogna allora fare qualcosa.


Per se stesse.
Pensate a quanto facciamo per gli altri!
Figli, partner, lavoro, casa. Tutto viene prima.
È quindi necessario ritagliare degli spazi per sé.
Diversamente siamo comunque costrette a prenderceli: quando stiamo
male.
Come naturopata spesso dico: dedica del tempo al tuo benessere
altrimenti sarai costretto a dedicarlo alla tua malattia.

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Quando una donna non è in contatto con la sua essenza femminile,


quando non è in equilibrio, non è certo una presenza positiva. Nervosa
con i figli, irritata con il partner, lamentosa con le amiche, distratta sul
lavoro.
Le donne dicono di essere libere e indipendenti, cercano qualcosa per
stare bene ma si impegnano poco nel prendersi spazi per se stesse.
Loro stesse non vengono mai per prime.
Io alle donne propongo un corso.
Di un giorno.
Una immersione.
Così sono sicura che chi partecipa può avere risultati.
Le donne che vengono mi dicono: «Simona, ho fatto fatica a venire ma
ringrazio di aver fatto questa scelta. In questo tempo ho fatto molto per
me. Ma anche per le persone a me care, per la mia famiglia, il mio
compagno, i miei figli. Il risultato si vede».
Si vede, perché quando si creano le condizioni giuste, quando si attinge
al sapere femminile, le donne diventano libere nel modo di fare e libere
nel modo di essere. E i cambiamenti si sentono subito.

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• Si diventa più sicure, senza il bisogno di chiedere sempre conferme


agli altri.
• Si sviluppano le proprie potenzialità: diventa più semplice
raggiungere gli obiettivi che si desiderano.
• Si vive meglio il proprio corpo anche se non è perfetto, anche se non
è quello che vorremmo, anche se il tempo è passato. Impariamo a
sentirci bene nella nostra pelle, a essere noi stesse.
• Si impara a relazionarsi meglio con gli uomini: se siamo nel nostro
baricentro femminile interagiamo bene con il maschile. Diversamente
le donne usano gli uomini come conferma delle loro insicurezze.
• Si riequilibra il corpo e quindi migliorano notevolmente i disturbi
tipicamente femminili: mestruazioni dolorose, menopausa difficile,
problemi di peso.
• Si impara la creatività, un altro nutrimento fondamentale del
femminile.
• E si scopre la propria anima femminile: è una dimensione che le
donne spesso dimenticano ma che nutre profondamente la nostra
essenza.
• E in più, lo sottolineo, si ottiene tutto questo con facilità.

È facile
Agire in alleanza con il femminile

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Perché la via femminile è una via facile.


Non difficile.
Anzi è facilissima.
Sapete perché?
Perché operiamo in alleanza con la nostra natura profonda.
Non in discordanza, come siamo abituate a fare.
Ecco, concludo con una frase che mi diceva spesso Mila: «Solo quando
la donna si esprimerà attraverso il proprio modo di essere, attraverso la
propria natura femminile, sarà davvero libera. E allora potrà sapere cosa
vuole veramente: da se stessa, dagli uomini, dalla vita».

(Testo tratto da un incontro al femminile tenuto dalla dottoressa Simona


Oberhammer)

Copyright Simona Oberhammer gennaio 2012

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La via femminile

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